Cgil, Cisl e Uil ritrovano l’unità

11/03/2004



11 Marzo 2004

Cgil, Cisl e Uil ritrovano l’unità
«Situazione economica disastrosa, la priorità è la crescita»
    ROMA
    Un atto d’accusa verso una «fallimentare» politica del governo, la denuncia di una situazione economica e sociale del paese quasi catastrofico, con un sistema produttivo sempre più alla corda e un forte peggioramento delle condizioni di vita di tantissimi italiani. Questo, in sintesi, il contenuto del documento unitario messo a punto da Cgil-Cisl-Uil, che verrà illustrato nei prossimi giorni nel corso di migliaia di assemblee nei luoghi di lavoro, e che rappresenta la base della mobilitazione che parte con lo sciopero generale.

    LA CRISI DEL PAESE.
    L’obiettivo dei sindacati è quello di «ribaltare l’agenda delle priorità del paese». L’Italia, si legge nel documento, «ha urgenza di uscire dalle difficoltà di un’economia stagnante di un’occupazione che stenta, di investimenti che diminuiscono, di consumi bloccati, di peggioramento delle condizioni materiali dei lavoratori dipendenti e dei pensionati». Da questo punto di vista «si dimostra il fallimento della politica economica del governo fondata su ricette quali meno tasse, meno vincoli, tagli alle pensioni come soluzioni di tutti i problemi». Difficoltà aggravate dall’abbandono della politica dei redditi e della concertazione.

    POLITICA ECONOMICA.
    «Contro il declino industriale occorre un ruolo attivo del governo – è scritto nel documento – anche ripensando gli strumenti di indirizzo, per progettare un nuovo futuro per l’Italia, un modello che irrobustisca i punti di forza e di valore che restano nella grande impresa, rafforzi e trasformi, aiutandole a farsi sempre più sistema, le realtà della piccola e media impresa, specializzandole nelle funzioni strategiche e innovative». Occorre, a tal fine, «aumentare la spesa nazionale in ricerca e sviluppo e rendere operativa una politica per la ricerca e l’innovazione, che coinvolga parti sociali, imprese, utenti, territorio, pubblica amministrazione.

    MEZZOGIORNO.
    L’eterna questione meridionale si intreccia con l’allargamento dell’Unione europea ed il futuro spazio di libero scambio nel Mediterraneo. «La crescita del Mezzogiorno si è fermata nonostante le risorse straordinarie ingenti previste da Agenda 2000», ma il problema di fondo è che «gli impegni di spesa non si traducono, nei fatti, né in nuovi cantieri, né in investimenti, né in residui».

    POLITICHE DEL LAVORO.
    Per Cgil, Cisl e Uil occorre realizzare un sistema articolato di ammortizzatori sociali, per il quale prevedere la necessaria copertura economica. Ancora, bisogna ripristinare negli incentivi all’assunzione criteri di selettività per favorire gli strumenti che stabilizzino l’occupazione anziché il precariato. E «vanno raccordati i cambiamenti di lavoro fra formazione, sostegno a periodi di non lavoro e tempi di passaggio tra un lavoro all’altro».

    POLITICA DEI REDDITI.
    Per il sindacato è necessaria «una nuova politica dei redditi concertata, finalizzata alla crescita, allo sviluppo, al lavoro di qualità attraverso una politica fiscale equa e redistributiva, al governo delle dinamiche dei prezzi e tariffe al centro e in periferia, fornendo così un quadro di riferimento certo per la politica contrattuale». E qui c’è chiaramente l’indicazione della necessità di aumentare i salari, per «incrementare i redditi da lavoro dipendente». Serve poi un tavolo di concertazione con parti sociali, Regioni ed enti locali su prezzi e tariffe, per «disincentivare e sanzionare gli aumenti speculativi e migliorare la concorrenza».

    POLITICA FISCALE.
    Il sindacato boccia Tremonti, e chiede «una politica economico-sociale e coesa di piena garanzia di pari opportunità per l’esercizio del diritto di cittadinanza, per l’utilizzo intelligente della politica tributaria. Una politica fiscale fondata sulla progressività e che sceglie con le detrazioni, non con le deduzioni, gli obiettivi su cui orientare la solidarietà, soddisfare i bisogni, indirizzare i consumi».

    POLITICHE SOCIALI.
    Per la sanità, «in assenza di una netta inversione di tendenza nella politica economica del governo, si rischia il collasso. Invece di tagliare i finanziamenti, bisogna aumentare le risorse per la sanità e le prestazioni sociali, che sono investimenti produttivi, perché producono sviluppo e qualità della vita».

    PREVIDENZA.
    «La scelta fatta dal governo di intervenire sui requisiti richiesti per il pensionamento di anzianità al fine di tagliare la spesa previdenziale – conclude il documento sindacale – con la finalità di fare cassa è inaccettabile, nonostante i pur significativi risultati ottenuti sui restanti contenuti della delega che dimostrano la correttezza dei nostri rilievi e la validità delle nostre proposte».