Cgil, Cisl e Uil: questa è una presa in giro

21/05/2007
    sabato 19 maggio 2007

    Pagina 11 – Primo Piano

    RETROSCENA

      E Bonanni: governo attento,
      non si recuperano così i voti persi

        Cgil, Cisl e Uil: questa è una presa in giro. Il presidente di An chiama il leader Cisl

          di Sergio Rizzo

            ROMA — Guglielmo Epifani l’ha detto chiaro e tondo, ieri, ai ministri che lo ascoltavano: «Se non si fa questo contratto, allora è inutile parlare anche di altro». Materializzando, con questa frase, il fantasma che da settimane, ormai, aleggia su palazzo Chigi. I tavoli della «concertazione» che saltano uno dopo l’altro. Milioni di persone in piazza. E slogan contro un governo che conta nelle sue file almeno due ministri (Cesare Damiano e Paolo Ferrero) e tre sottosegretari (Giampaolo Patta, Rosa Rinaldi e Alfiero Grandi) che vengono dalla Cgil, ed è sostenuto da una maggioranza che ha mandato a fare i presidenti di Senato e Camera altri due ex sindacalisti del calibro di Franco Marini e Fausto Bertinotti. Davvero il colmo.

            Difficile dire quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, fino a trasformare la luna di miele fra il governo di Romano Prodi e il sindacato in una specie di incubo. Comunque, nei rapporti reciproci si è al minimo storico. La fiducia si è trasformata in sospetto. I sorrisi in smorfie di sarcasmo. E non è soltanto colpa, come tutti, nel governo e nel sindacato vorrebbero far credere, del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ancora una volta individuato come parafulmine delle tensioni. Il fatto è che non si salva nemmeno Prodi, al quale soprattutto Raffaele Bonanni ormai non perdona più nulla. Tanto che ieri, quando il premier ha definito «ricatto» lo sciopero minacciato dai sindacati, il segretario della Cisl ha sibilato: «Una cosa del genere non l’avrebbe detta nemmeno un governo di destra».

            Certamente le vicende del contratto degli statali sono risultate decisive nel deterioramento di un rapporto che all’inizio sembrava davvero idilliaco. Chi ieri ha incrociato Epifani insieme a Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, all’uscita di palazzo Chigi, non ha potuto non ascoltare il commento dei tre: «Questa è una presa in giro bella e buona». Il segretario generale della Cisl ricorda che all’inizio di dicembre dello scorso anno, era il giorno dell’Immacolata, fu costretto a rinunciare a una trasferta già programmata negli Stati Uniti, dov’erano anche Epifani e Angeletti, ritornando precipitosamente a Roma da Londra, dove il suo aereo aveva fatto scalo. E tutto per incontrare Padoa-Schioppa sul contratto degli statali.

            Da allora, però, la vicenda non si è ancora risolta. E il governo trema. Un importante ministro diessino non esita a definire «indigesta» la prospettiva di uno sciopero generale. Perché «uno sciopero, isolato, del pubblico impiego, si può sopportare, come anche uno sciopero, isolato, dell’Alitalia. Ma uno sciopero generale su tutto, come sarebbe questo, proprio no». Indigesta non soltanto per il governo, ma anche per il nascente Partito democratico. Perché darebbe fiato alla sinistra radicale, che contesta quella scelta dei Ds, e rafforzerebbe anche nella Cgil le componenti in sintonia con gli scissionisti.

            A palazzo Chigi, perciò, la preoccupazione è palpabile, come si può cogliere da alcuni segnali. Rutelli ieri è stato affrontato da Bonanni con queste parole: «Se il governo pensa di recuperare consensi elettorali colpendo il pubblico impiego, si sbaglia di grosso». Ma è un segnale politico da non trascurare, per la maggioranza, anche la telefonata che poche ore dopo il segretario della Cisl ha ricevuto da Gianfranco Fini, il leader di Alleanza nazionale che quando era al governo è sempre stato molto sensibile alle sirene statali. Dice lo stesso ministro diessino che parla a patto di non essere citato: «Qui si scherza col fuoco. Questo sciopero è un detonatore. Può disinnescarlo soltanto Prodi».