Cgil, Cisl e Uil provano a disinnescare il caso Melfi

27/04/2004


27 Aprile 2004

Cgil, Cisl e Uil provano a disinnescare il caso Melfi
La Fiom non cede e proclama per domani 4 ore di sciopero generale
    Roberto Giovannini
    ROMA
    Strettissima la strada per risolvere il caso Melfi, dopo l’esplosione della protesta dei lavoratori della Fiat-Sata di Melfi, sostenuta dalla Fiom-Cgil, dall’Ugl e dallo Slai-Cobas. Sulla carta tra pochi giorni dovrebbe essere aperto un negoziato per affrontare le richieste di miglioramenti salariali e normativi, ma l’azienda (che ha firmato una sorta di intesa metodologica con Fim-Cisl, Uilm-Uil e Fismic) insiste nel chiedere preventivamente la fine del blocco ai cancelli della fabbrica. Una richiesta respinta al mittente dalla Fiom, che dopo le cariche della polizia ai presidi organizzati dai lavoratori in lotta ha proclamato per domani lo sciopero generale di tutti i metalmeccanici.
    Che la situazione rischi di sfuggire di mano, con conseguenze imprevedibili, appare ormai certo: la protesta di Melfi, cui aderiscono gran parte delle maestranze, è scoppiata nonostante la tradizione non certo «conflittuale» dei lavoratori dello stabilimento, dove peraltro la Fiom non gode di un peso di adesioni particolarmente ampio. La sensazione – anche dei leader delle tre confederazioni – è che sia bastata solo una scintilla a far infiammare il malcontento di lavoratori sottoposti a condizioni di lavoro e salariali peggiori di quelle del resto del gruppo. E dopo gli scontri ai cancelli di ieri mattina, il rischio di un’ulteriore radicalizzazione dello scontro è davvero forte.
    Di come tentare di disinnescare il caso Melfi hanno discusso ieri sera i tre segretari generali di Cgil-Cisl-Uil. Un incontro interlocutorio, rinviato a stamattina, cui Epifani, Pezzotta e Angeletti si sono presentati con problemi e obiettivi diversi. Epifani in questi mesi ha fatto di tutto per ricucire i rapporti con Cisl e Uil, e sta tentando di aprire un dialogo che porti a una nuova concertazione con la Confindustria di Montezemolo. Allo stesso tempo, la Cgil – che ieri a tutti i livelli ha espresso solidarietà alla Fiom e ai metalmeccanici – non può certo «abbandonare» il sindacato guidato da Rinaldini, che peraltro si trova a gestire una protesta che fa fatica a contenere e indirizzare. Pezzotta e Angeletti ce l’hanno con la Fiom e con il blocco della fabbrica che sta inchiodando la produzione Fiat, e vorrebbero che la Cgil facesse qualcosa per «moderare» i suoi metalmeccanici. Ma dopo le botte e i feriti di ieri mattina, non possono liquidare come «estremista» una protesta di massa che anche per loro non è infondata.
    Di qui la cautela e la preoccupazione manifestata durante e al termine del vertice. «Ci sono le premesse per andare avanti», ha spiegato il leader Cisl Savino Pezzotta. Per Angeletti, «stiamo ragionando su alcune ipotesi da approfondire per sbloccare la situazione». «Abbiamo un obiettivo – ha detto Guglielmo Epifani – provare a trovare un’iniziativa confederale che possa aiutare a uscire da questa situazione». Ma i problemi restano: la Cgil vorrebbe un passo da parte del governo, Cisl e Uil insistono: prima togliere il blocco ai cancelli. Intanto, oggi si fermano ancora tutti gli stabilimenti Fiat Auto, anche a causa del mancato arrivo dei componenti da Melfi. E la Fiom incassa la solidarietà delle principali categorie della Cgil, protesta con veemenza contro l’atteggiamento violento delle forze dell’ordine, e proclama 4 ore di sciopero generale di tutti i metalmeccanici per domani. Ieri, intanto, ci sono state astensioni dal lavoro in molte fabbriche del paese. E se il Fismic invita i lavoratori a non aderire allo sciopero della Fiom, per il segretario generale dell’Ugl Stefano Cetica «a Melfi non ci sono facinorosi, ma lavoratori costretti a difendere i propri diritti e la propria dignità».