Cgil, Cisl e Uil: no al taglio dei contributi per i neoassunti

07/03/2003





7 marzo 2003

Epifani, Pezzotta e Angeletti chiedono al governo e alle commissioni parlamentari un incontro urgente

Cgil, Cisl e Uil: no al taglio dei contributi per i neoassunti

I sindacati pronti alla mobilitazione per chiedere la revisione della delega sulla riforma previdenziale

      ROMA – Cgil, Cisl e Uil sono decise a non far passare la riforma delle pensioni del ministro del Lavoro, Roberto Maroni. Per questo chiederanno un incontro urgente al governo e alle commissioni parlamentari. E se non otterranno soddisfazione sono pronte a portare nelle piazze lavoratori e pensionati. In particolare, le tre confederazioni sindacali sono contrarie alla decontribuzione, cioè al taglio dei contributi (da tre a cinque punti) per i nuovi assunti previsto dal disegno di legge delega. Pensano infatti che il calo delle entrate e il conseguente peggioramento del deficit previdenziale provocherebbe futuri tagli delle pensioni. Ma anche la norma del provvedimento che impone il trasferimento dei futuri accantonamenti per la liquidazione (Tfr) ai fondi di previdenza integrativa suscita parecchie critiche nei sindacati, che preferirebbero lasciare liberi i lavoratori di decidere se tenersi la liquidazione o investire nei fondi.
      La decisione di fare fronte comune contro la riforma Maroni è maturata ieri in un vertice tra i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, che si trovavano ad Atene per un vertice della Ces, la confederazione europea dei sindacati. Nei prossimi giorni le confederazioni scriveranno a Palazzo Chigi. All’incontro col governo il sindacato vuole arrivare con un documento unitario che chiede di modificare in più punti la delega previdenziale in discussione al Senato. Per ora Epifani, Pezzotta e Angeletti hanno deciso di non proclamare iniziative di mobilitazione, ma queste diventeranno inevitabili se il governo non risponderà alle loro richieste.
      Le pensioni tornano quindi a rappresentare un fronte caldo nelle relazioni tra governo e sindacati e un terreno sul quale Cgil, Cisl e Uil ritrovano facilmente l’unità. L’accelerazione della vertenza è stata determinata dall’approvazione, giusto una settimana fa, della delega da parte della Camera, senza modifiche di rilievo rispetto al disegno di legge presentato da Maroni. Il governo si trova tra due fuochi. Da una parte il sindacato contrario alla decontribuzione, dall’altra la Confindustria che la difende perché rappresenta un risparmio per le imprese.
Enr. Ma.


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