Cgil, Cisl e Uil: «Misure immorali»

06/10/2003

    sabato 4 ottobre 2003
    Cgil, Cisl e Uil: «Misure immorali»
    Le tre confederazioni chiamano alla mobilitazione contro la riforma della previdenza

    Felicia Masocco
    ROMA È «immorale», è «un salasso sociale», è stato peggiorato «quel che era già pessimo». Poche ore dopo la riunione del Consiglio dei ministri che ha scelto la linea dura rendendo ancora più pesante per i lavoratori la riforma delle pensioni, Cgil, Cisl e Uil rincarano la
    dose delle critiche e si preparano a proclamare lo sciopero generale per il 24 ottobre avvertendo fin d’ora che non si fermeranno lì. Questa mattina alle 10 le segreterie delle confederazioni si riuniscono a Corso d’Italia, saranno passate al vaglio le ultime decisioni del governo e verrà definito un percorso di mobilitazione che verosimilmente ricalcherà quello
    del 1994. Allora oltre allo sciopero nazionale ci furono scioperi su base territoriale, una manifestazione a Roma e la proclamazione di un secondo sciopero generale rientrato in extremis dopo che il primo governo Berlusconi si decise a stralciare la riforma delle pensioni dalla legge Finanziaria e firmò con i sindacati un accordo che pose le basi per la riforma Dini. La Lega fece poi cadere il governo, ma questa è un’altra storia. La giornata continua in corteo, nel pomeriggio alle 14 l’appuntamento è in piazza della Repubblica a Roma con i sindacati dell’Unione, la manifestazione promossa per un’Europa in cui la «dimensione sociale» sia più forte diventa per Cgil, Cisl e Uil la prima vetrina della protesta con cui si intende accompagnare l’iter della riforma taglia-pensioni e quello di una Finanziaria fatta di una-tantum garantite, appunto, dalla scure calata sulla previdenza.
    Se l’argomento non avesse ricadute così pesanti sulla vita di chi lavora si potrebbe invocare la legge di Murphy quella secondo cui «se qualcosa può andar male, lo farà» o la settima variante di Zimurgy «quando piove, diluvia»: ieri in Consiglio dei ministri è andata così, come se non bastasse un’impianto di modifiche decisamente inviso ai rappresentanti dei lavoratori, la destra al governo ha aggiunto elementi peggiorativi, a cominciare dalla forte penale comminata a colpi di contributivo a chi lascerà il lavoro prima di aver raggiunto
    i 40 anni di versamenti. Misure «ancora più immorali di quelle che ci venivano presentate» afferma il leader della Cgil Guglielmo Epifani, «restano i 40 anni, da un giorno all’altro nel 2008; resta un impianto che a regime stravolge la riforma Dini. In più è stato aggiunto la possibilità, dopo il 2008 , di andare in pensione di anzianità ma con il calcolo contributivo
    il che significa che la pensione sarà dimezzata». E, oltre il danno la beffa, ieri è stato tutto un vortice di dichiarazioni (di Buttiglione, Alemanno, Maroni) che ancora insisteva sul «dialogo»
    con i sindacati, quel confronto a lungo invocato e puntualmente negato. L’ira del segretario della Cisl Savino Pezzotta: «È stato peggiorato quel che era già pessimo, sono sconcertato,
    ormai non capisco più quello che sta succedendo e come si sta giocando». «Quale dialogo? Non ci sono più le condizioni minime per ragionare», «non prendano scuse, dicano che vogliono fare soldi per coprire quello che in Europa non gli accettano, cioè le una tantum.
    Dicano che vogliono coprire le una tantum con misure strutturali che scaricano sui lavoratori di oggi e di domani una serie di effetti negativi». Pezzotta è furibondo, se la prende con i
    «soloni che ci hanno criticato, che ci hanno detto che eravamo conservatori», «la scelta dello sciopero è più che mai giusta». In casa Cisl non nascondono il fortissimo malcontento verso un governo con cui pure si era scelto di dialogare: «Tutto quello che ci è costato il Patto per l’Italia, i fischi, gli insulti, gli attentati alle sedi… Poi hanno fatto vincere Bossi e Tremonti che non vogliono il sindacato di mezzo». Sono critiche all’indirizzo dei centristi di Buttiglione, all’ala sociale di An, a chi insomma ancora cerca di accreditarsi come interlocutore di una qualche base sociale. E a Umberto Bossi che mentendo sapendo di mentire si ascrive il merito di aver salvato le pensioni, da Pezzotta poche parole: «A lui dico
    che le pensioni di anzianità con questa riforma non ci sono più. Non so cosa pensa di aver salvato. Ha fatto solo un pateracchio». Quanto agli industriali per i quali la riforma è ancora
    «insufficiente», l’invito a riflettere sul fatto che si sta parlando di persone che prendono 940 euro dopo aver lavorato 30-40 anni, «e di fronte a questo bisogna tacere». Anche dalla Uil la conferma dello sciopero generale, «il governo ha chiuso qualunque ipotesi di confronto
    sereno», ha detto il numero due Adriano Musi. Lo sciopero è «inevitabile» per l’Ugl, il sindacato di area An, e il Sincobas che lo ha già proclamato propone a tutto il sindacalismo di base e alla Fiom che ne ha uno in programma per il 17 ottobre di convergere il 24 per
    un’unica giornata di lotta.