Cgil, Cisl e Uil: l’unità sulla guerra non tiene

02/04/2003


          Mercoledì 2 Aprile 2003

          MOSSA TATTICA

          Cgil, Cisl e Uil: l’unità sulla guerra non tiene

          Sconvocati i direttivi unitari per evitare spaccature: divergenze su tempi ed esiti del conflitto

          di LUCIANO COSTANTINI

          ROMA — «Siamo uniti, ma non troppo», la spiegazione del sindacalista è anonima e fin troppo diplomatica. Non fotografa lo status attuale delle relazioni tra Cgil, Cisl, Uil. Che hanno manifestato unitariamente contro la guerra; che devono restare unite per esigenze immediate e concrete (per esempio, il prossimo confronto sulle pensioni e quello storico sull’articolo 18); che appena si muovono sul terreno squisitamente politico, tornano a dividersi come meloni. Il «nè con Bush nè con Saddam» di Guglielmo Epifani e l’auspicio per una guerra lunga formulato da Berlinguer e condiviso da Cofferati, hanno fatto rialzare la febbre a Pezzotta ed Angeletti che al «nè nè» della Cgil oppongono un «sì sì». Cioè «sì» ad una rapida conclusione del conflitto, «sì» alla cacciata di Saddam. Posizioni evidentemente inconciliabili che i tre leader, riuniti ieri mattina in segreteria, hanno pragmaticamente registrato al termine di un confronto «franco e cordiale». Niente unità, niente documento unitario. Però il sindacato non si poteva dividere sulla guerra dopo aver fissato la manifestazione del primo a maggio, dedicata alla pace, ad Assisi.
          Il risultato più naturale della riunione è stato quello di rinviare i direttivi, convocati per venerdì prossimo a Milano sul tema della guerra. «Mica potevamo spaccarci di fronte ai delegati, sarebbe stato traumatizzante», ammette adesso il nostro sindacalista. Ed allora? Allora meglio "sconvocare" i direttivi e "convocare" una segreteria unitaria per la stessa mattinata di venerdì e sempre a Milano. Nel chiuso di una stanza si potrà discutere e anche litigare meglio. Tanto i cocci resteranno in famiglia. E magari ci sarà tempo per rimetterli insieme. Poi, sempre nel pomeriggio di venerdì e sempre a Milano, scatterà la conferenza programmatica dei Ds: parleranno Fassino, Cofferati e sono stati «invitati a parlare» anche i segretari generali delle tre confederazioni. E lì, Epifani, Pezzotta ed Angeletti, potranno, se vorranno, manifestare i loro diversi e personalissimi punti di vista. Sulla guerra e sulla politica generale. Sicuri comunque: gli eventuali, anzi probabilissimi, screzi andranno a dissolversi all’ombra del presumibile scontro tra riformisti e "cinesi".
          Ma ieri mattina c’era da spiegare, in versione soft, le ragioni della riunione di segreteria unitaria. I tre "generali" sono usciti divisi (in questo caso fisicamente) dalla sede della Uil raccontando che il «clima era buono» (Epifani e Pezzotta) e che «non c’era stato il tempo di fare una discussione approfondita» (Angeletti). Si era parlato dei futuri aiuti all’Iran e di come organizzare il primo maggio. Per i segretario organizzativo della Cgil, Carlo Ghezzi, il «rinvio del direttivo milanese è dovuto solo a questioni tecniche». Dettagli, se non diplomatiche bugie per tenere insieme i pezzi delle confederazioni che, come si sa, non sono il massimo della robustezza. Poi, è chiaro, che le ragioni di Stato sono una priorità e si ricorre spesso all’attak dialettico. Solo che a tradire un po’ il racconto di una mattinata tranquilla, ostentato dai leader sindacali, ha pensato Giorgio Cremaschi, pasdaran dei metalmeccanici della Cgil, con una dichiarazione alle agenzie di stampa: «Se altre organizzazioni hanno cambiato posizione sulla guerra, la Cgil dovrà continuare da sola, come purtroppo avviene su tante altre questioni. Il rinvio della riunione propone con urgenza la nacessità di chiarire che il movimento sindacale, che ha già scioperato contro la guerra, non può abbandonare in nessun modo il no alla guerra, senza i se e senza i ma». Candido Cremaschi.