Cgil, Cisl e Uil: fondo Tfr per coprire

01/12/2003



1 Dicembre 2003

retroscena
Roberto Giovannini

PIANO ALTERNATIVO A QUELLO DEL GOVERNO. OBIETTIVO: MENO COSTI, MIGLIORARE IL WELFARE
Cgil, Cisl e Uil: fondo Tfr per coprire
la spesa previdenziale dopo il 2015

Sul tavolo anche una revisione delle aliquote degli autonomi e delle rendite

ROMA
UNA «fuga di notizie» ha svelato i progetti di Cgil-Cisl-Uil per il varo di una proposta alternativa sulla riforma delle pensioni. In realtà, per adesso si tratta soltanto di idee, messe a punto nel corso di incontri informali tra gli esperti delle tre confederazioni: la prossima settimana ci sarà un nuovo incontro, ma è assai improbabile che dalla manifestazione di Roma di sabato prossimo emerga la proposta vera e propria. E più in generale, appare poco plausibile che il governo la possa ritenere in qualche modo «compatibile» con lo schema di delega previdenziale depositata in Parlamento. Perché lo schema messo a punto dai sindacati prevede flussi di nuove entrate legati a ritocchi dei contributi del mondo del lavoro autonomo e ad aumenti del prelievo fiscale sulle rendite finanziarie; non prevede penalizzazioni per le regole sulle pensioni di anzianità; utilizza uno speciale fondo in cui confluirà il Tfr non versato ai fondi pensione per «coprire» gli sbilanci della spesa pensionistica. Oppure – almeno questa è la tesi della Cgil – perché l’Esecutivo non si può permettere di toccare davvero la sua proposta.
Vediamo in dettaglio i cardini della proposta sindacale. In primo luogo, l’obiettivo: mantenere inalterato il livello della spesa pensionistica, creare le premesse per un aumento della spesa per il welfare (oggi più bassa rispetto al resto d’Europa), evitare che la «gobba» della spesa previdenziale tra il 2015 e il 2030 (e non dal 2008, come dice il governo) faccia sballare i conti e renda il sistema insostenibile. Senza modificare le regole e le flessibilità contenute nella riforma Dini. Gli strumenti proposti per raggiungere questi obiettivi sono tre: uno speciale fondo in cui confluiranno le liquidazioni dei lavoratori che non vogliono aderire ai fondi pensione (ispirato a un’idea del premio Nobel Franco Modigliani), un ritocco delle aliquote dei lavoratori autonomi, una manovra sul prelievo fiscale che grava le rendite finanziarie. I primi due strumenti (fondo e aliquote) eviteranno gli squilibri dovuti alla «gobba», l’altro contribuirà a creerà risorse per gli ammortizzatori sociali dei lavoratori precari e a reddito basso.

IL FONDO TFR.
L’adesione ai fondi pensione (e il conferimento del Tfr ai fondi) resta volontaria, col sistema del silenzio-assenso. Secondo i sindacati, resterà in ogni caso una quota importante (circa il 40%, come in Gran Bretagna) di lavoratori che non vorranno saperne, e continueranno a ricevere la normale liquidazione. I flussi di Tfr accantonati per questi lavoratori non resteranno in azienda, ma verranno affidati a uno speciale fondo, che potrebbe essere affidato in deposito a Bankitalia, ma suddiviso in lotti e affidato alla gestione finanziaria di operatori privati, alla ricerca dei migliori rendimenti sui mercati finanziari. Gradualmente, diventerà un patrimonio molto grande. Una quota di questo rendimento servirà ad assicurare la rivalutazione delle liquidazioni, così come avviene oggi; il surplus servirà come «riserva» da utilizzare per coprire gli sbilanci futuri del sistema previdenziale. Secondo una stima prudenziale, a regime – ovvero nel 2030 – il «sovrarendimento» potrebbe valere circa lo 0,6-0,7% del Pil – quanto basta a ridurre o annullare la famosa «gobba».

LE ALIQUOTE DEGLI AUTONOMI.
Secondo i conti di Cgil-Cisl-Uil, sempre nel 2030 una buona fetta della «gobba» della spesa previdenziale (circa lo 0,5% del Pil) sarà dovuta alle pensioni dei lavoratori autonomi, commercianti, artigiani e coltivatori diretti, che pagano contributi del 17% ma ricevono pensioni calcolate con un’aliquota del 20%. Oggi la gestione degli autonomi è in equilibrio e «pesa» poco, ma nei prossimi quindici anni l’aumento di spesa sarà ingentissimo. Un aumento, anche graduale, di questa contribuzione verso il 20% garantirebbe importanti flussi di entrata, a regime 4,5 miliardi di euro. Altre misure di omogeneizzazione dei trattamenti riguarderanno le gestioni previdenziali «speciali».

LE RENDITE FINANZIARIE.
Attualmente sulle rendite finanziarie (titoli, obbligazioni, risparmio) pesa un prelievo fiscale del 12,5%, tra i più bassi d’Europa. Il progetto è di aumentare l’aliquota gradualmente verso il 18-19%. L’operazione assicurerebbe risorse per aumentare la spesa sociale italiana, oggi inferiore alla media Ue e potenziare il welfare, ad esempio pensando agli anziani non autosufficienti.

L’ETA’ PENSIONABILE E GLI INCENTIVI.
Per i sindacati non bisogna toccare nulla. Dentro le regole della legge Dini, dicono, ci sono già i meccanismi di automatico riequilibrio, e nel 2005 è prevista una verifica. Nel complesso, in tutta Europa, l’età di pensionamento di fatto sta salendo verso valori uniformi, anche se le età «legali» sono differenti. Vanno migliorati i meccanismi di incentivo a restare sul lavoro rispetto a quelli proposti dal governo: si deve poter pensare anche a un miglioramento della pensione, oltre che del salario. E ancora, progettare forme di part-time e pensione, per garantire ai lavoratori più anziani un’«uscita» flessibile dal mercato del lavoro.