Cgil, Cisl e Uil: delega previdenziale da riscrivere

21/03/2003


              21/3/2003

              DOCUMENTO UNITARIO. LA PROPOSTA: RIDURRE IL COSTO DEL LAVORO A CARICO DELLE IMPRESE SENZA TOCCARE LA CONTRIBUZIONE
              Cgil, Cisl e Uil: delega previdenziale da riscrivere

              ROMA
              Nel giorno dell´avvio della guerra, i sindacati confederali hanno raggiunto un accordo in tema di pensioni, e hanno messo a punto un documento unitario che presenteranno al governo per chiedere una modifica – piuttosto importante – della delega previdenziale del governo, approvata dalla Camera e all´esame del Senato dal 27 marzo. Ieri mattina i tre segretari confederali «esperti» – Adriano Musi (Uil), Morena Piccinini (Cgil) e Pierpaolo Baretta (Cisl) – hanno apportato le ultime limature alla piattaforma le cui linee generali erano già state individuate negli incontri precedenti. Il documento, due paginette in tutto, ribadisce in particolare il «no» di Cgil, Cisl e Uil ad alcune norme contenute nella delega del governo: no alla decontribuzione, no al conferimento obbligatorio delle liquidazioni dei lavoratori dipendenti ai fondi pensione, no alla parità tra fondi pensione aperti e fondi chiusi. Su questi punti di rilievo, i tre sindacati avanzano una serie di controproposte. Per ridurre il costo del lavoro a carico delle imprese senza toccare la contribuzione previdenziale, si chiede una fiscalizzazione (sempre a carico dello Stato) di oneri sociali, in particolare per il lavoro a bassa qualifica oltre a una serie di oneri impropri. Ancora, c´è la necessità che i lavoratori esprimano la loro volontà di destinare il proprio Tfr ai fondi pensione. Infine, si chiede di privilegiare fiscalmente i lavoratori che scelgono di destinare il proprio tfr ai fondi contrattuali o di categoria. Difficile immaginare come il governo risponderà a queste richieste, che obiettivamente cambierebbero (se attuate) in modo radicale l´aspetto della delega su alcuni punti che il responsabile del Welfare Maroni ha sempre definito qualificanti e irrinunciabili. Certo è che i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil chiederanno un incontro al governo sulle pensioni, molto probabilmente la prossima settimana. Come dice il numero uno cislino Savino Pezzotta (che ha giudicato positivamente il lavoro svolto dagli «sherpa» confederali) «appena le rispettive segreterie lo avranno licenziato chiederemo subito un incontro al governo. Per adesso – ha concluso – il fatto positivo è che si sia raggiunto un documento condiviso attraverso il metodo dell’analisi e del confronto. Questo mi sembra il metodo giusto». Vero è che se la risposta del governo alle richieste unitarie fosse negativa, è difficile immaginare una «escalation» di mobilitazione unitaria con tanto di sciopero. Negli ultimi tempi i rapporti tra le tre confederazioni – sulle pensioni, ma anche sulla guerra e sulla crisi industriale – si sono molto ravvicinate; tuttavia molti manifestano dubbi sulla possibilità che sulle pensioni Cgil-Cisl-Uil possano concordare proteste o scioperi. Sull´altro piatto della bilancia, bisogna però ricordare che la previdenza fu (insieme all´articolo 18) uno dei temi su cui il 16 aprile 2002 venne proclamato lo sciopero generale unitario. E c´è sempre la possibilità che (prima o poi) nel governo prevalgano le voci di chi chiede una riforma «strutturale» (leggi tagli) delle pensioni. Molto cauta la reazione dell´Esecutivo al varo del documento sindacale: «È positivo che i sindacati entrino nel merito della riforma della previdenza – commenta il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi – vedremo la proposta che verrà fatta e ne discuteremo con quel metodo del confronto che abbiamo sempre sostenuto, e che funziona sempre con coloro che non hanno pregiudiziali nel confronto del governo». Intanto, al Senato prende il via l´esame della delega, che sbarcherà in aula non prima di maggio. Si partirà con una serie di audizioni delle parti sociali e degli enti previdenziali da giovedì della prossima settimana.

              Roberto Giovannini