Cgil, Cisl e Uil criticano la «riforma» di Berlusconi

12/01/2010

Berlusconi ha trovato consensi solo nella maggioranza: alla sua ultima sortita sulla riforma fiscale (la stessa presentata e abortita nel 1994) centrata solo su due aliquote (23 e 33 per cento rispettivamente per i redditi fino a 100 mila euro e per quelli oltre tale soglia) ha raccolto, infatti, valanghe di critiche dall’opposizione e dalle forze sindacali. Anche quelle solitamente tenere con il governo.
Cos’è che non va nel progetto di «riforma» che dovrebbe costare circa 30 miliardi di euro di minori entrate? Semplice: finisce per premiare eccessivamente gli alti redditi, mentre per i medio bassi cambia poco o nulla. Le critiche più pesanti sono arrivate dalla Cgil: «bisogna fare una riforma che abbia un senso: fare pagare le tasse a chi le evade e trasferire il prelievo fiscale», ha dichiarato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, durante la conferenza
stampa con la quale, a Corso d’Italia, il sindacato confederale ha presentato la sua piattaforma sulla riforma fiscale: «L’aliquota più bassa deve scendere al 20 per cento. Dopo, si possono rimodellare le altre aliquote in funzione delle detrazioni ». Per fare questo, tuttavia, «non si possono aspettare mesi o anni, bisogna agire subito».
La premessa dalla quale parte la Cgil è che i dati Istat diffusi ieri indicano una riduzione di 1,6 punti nel potere d’acquisto delle famiglie italiane. Insomma, secondo Epifani, «la crisi ha accentuato le disuguaglianze ». E, per il segretario della Cgil, la stima andrebbe rivista al rialzo, in negativo, in quanto «bisogna scorporare da quel dato un 10% di famiglie più ricche che ha mantenuto la sua capacità di spesa». A fronte di queste, «c’è il resto delle famiglie con reddito da lavoro dipendente o composte da anziani che hanno subito una riduzione ben più consistente nel loro potere d’acquisto».
Un dato, quello diffuso dall’Istat, che per Agostino Megale, della segreteria confederale, «spiega perché il 25 per cento delle famiglie, nel 2009, non ce l’ha fatta ad arrivare a fine mese». È per questo che la Cgil chiede un confronto serio al governo che abbia al centro la riforma del fisco con l’obiettivo, da raggiungere in primavera, di ridistribuire 500 euro alle famiglie meno agiate ». Epifani ha fatto sapere che la sua organizzazione ha recapitato «una lettera con cui trasmettiamo al Presidente del Consiglio il testo del nostro progetto sulla riforma fiscale e nella quale chiediamo di aprire immediatamente un confronto che deve essere stringente, una vertenza». Infatti il potere di acquisto delle famiglie è sceso e il fisco può allargare le diseguaglianze». Anche nel 2010 e nel 2011. «E le famiglie seguiteranno a perdere altri punti di reddito anche a causa del prelievo fiscale. «Il problema delle aliquote è secondario perché ci scordiamo di guardare la realtà, e la realtà ci mostra che in Italia i pochi ricchi sono per lo più lavoratori dipendenti che non possono evadere le tasse. Per questo motivo parlare di aliquote significa parlare soltanto di lavoratori dipendenti e mi sembra ridicolo», ha incalzato il segretario generale della Uil Luigi Angeletti da Palermo.
«In Italia – ha aggiunto- bisogna ridurre le tasse con altri sistemi come le deduzioni. Si deve cominciare a ridurre le tasse in maniera significativa per i figli, è una soluzione semplice ed efficace. Se in Italia ci fosse una riduzione di 5mila euro di tasse per ogni figlio avremo cambiato in modo significativo la realtà delle famiglie più povere».
Molto critica anche la Cisl. Per il segretario confederale Gianni Baratta «è fondamentale proteggere dal lato fiscale le situazioni reddituali che rappresentano la media del lavoro dipendente con grande attenzione ai carichi familiari«. »Di fronte a queste sofferenze – precisa il sindacalista – è urgente una vera e propria sterzata a livello di sistema fiscale perché così com’è non può più reggere e per le famiglie è una continua fonte di ingiustizia. Anche la Cisl «ritiene urgente aprire un confronto a tutto campo tra Governo e parti sociali, coinvolgendo anche l’opposizione per una riforma fiscale in grado di risollevare le famiglie». Anche l’Ugl prende le distanze e rilancia sul «quoziente famigliare» al centro dell’alleanza tra la Polverini e l’Udc nella regione Lazio».