Cgil, Cisl e Uil cercano nuovi rapporti con il mondo politico

12/01/2005

    mercoledì 12 gennaio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 17

    Cgil, Cisl e Uil cercano nuovi rapporti con il mondo politico
    Seminario dei confederali: con il bipolarismo rischio emarginazione

    LINA PALMERINI
    ROMA • Un seminario a porte chiuse iniziato ieri mattina e andato avanti fino al tardo pomeriggio. L’appuntamento tra i tre leader di Cgil, Cisl e Uil — e le rispettive segreterie — era in un albergo romano. Il tema, uno di quelli su cui i sindacati hanno litigato spesso, volentieri e con toni accesi: i rapporti con la politica. Un seminario voluto dalla Cisl, dopo le polemiche che scoppiarono nel sindacato a novembre, quando la Cgil inviò il suo programma a Romano Prodi prima che partecipasse a una delle riunioni romane del centro-sinistra. Spente le polemiche, ripreso un cammino insieme, si fissò l’appuntamento di ieri.

    La discussione aveva una premessa: il rischio di marginalizzazione del sindacato. Un rischio nato con il bipolarismo e con la volontà, dimostrata dalla politica, di voler essere autosufficiente nella gestione di governo. Cioè, di voler parlare direttamente con gli elettori, senza la mediazione con le forze sociali. E di mirare più all’unità nel proprio schieramento che al dialogo con il sindacato. È chiaro — per i sindacati — che questo nuovo linguaggio non appartiene solo al centro-destra ma è dettato dal bipolarismo che invita al corpo a corpo con gli elettori più che con le parti sociali.


    Fatta la premessa, le risposte sono state diverse ma non opposte. La Cgil continua a pensare che il sindacato deve avere una sua proposta su cui misurerà sintonie o dissensi con gli schieramenti politici. Al dunque, cioè al momento del voto, il sindacato dovrà fare la sua scelta e orientare i propri iscritti sulla base di queste vicinanze o distanze tra proposte.

    La novità è che la Cgil scongela un passaggio: le distanze registrate non diventeranno, poi, un «no» preventivo. Nel senso che il sindacato dovrà comunque negoziare con governi "amici" o "nemici". Per la Cisl il rapporto con la politica è inverso: è il sindacato che fa la sua proposta alla politica ma sono gli schieramenti che dovranno scegliere il sindacato. L’organizzazione non ha bisogno, quindi, di schierarsi e orientare i propri iscritti. Anche perchè negli schieramenti potrebbe contare su sensibilità sociali diverse. Su un punto Cgil e Cisl sono d’accordo: la pari dignità tra soggetti sociali e politica, un’eredità del pensiero cattolico.

    Un punto, invece, su cui dissente la Uil che riconosce un primato alle istituzioni e propone un’allenza sociale per cercare un’interlocuzione con la politica.

    A fine pomeriggio la discussione finisce con un risultato: il pluralismo sindacale è un valore. Arrivano i saluti e, poi, ci si dà appuntamento alle elezioni regionali per verificare se si è già capaci di fare una "proposta" alla politica.