“Cgil” Chiedere senza dare (M.Salvati)

04/03/2006
    sabato 4 marzo 2006

    Pagina 1 e 36 – Opinioni

      Cgil

        Chiedere Senza Dare

          di Michele Salvati

            Il congresso della Cgil � in pieno svolgimento ed � prematuro esprimere un’opinione solo sulla base del documento congressuale, della relazione di apertura di Epifani e dei primi interventi. Forse le conclusioni saranno diverse dalla relazione iniziale e pi� incisive. Ma se si muoveranno sulla falsariga di questa, sar� inevitabile valutare il congresso come un’occasione persa.

            Sar� stato soltanto un grande spettacolo che non � servito a lanciare alcuna idea nuova e forte, un bel rito di una grande organizzazione inscenato prevalentemente ad uso interno.

            La Cgil � preoccupata per la situazione economica italiana, cos� preoccupata che il documento congressuale porta il titolo �Riprogettare il Paese�. Quando si va per� a cercare il nuovo progetto si trova un nutrito elenco di aspirazioni dalle quali � difficile dissentire, ma nessuna indicazione delle strategie per realizzarle. Migliorare le condizioni salariali dei lavoratori dipendenti, ridurre la precariet� del lavoro, tutelare il potere d’acquisto delle pensioni, arrivare ad una istruzione pubblica di alto livello, spingere l’industria italiana sulla via alta della competitivit� e non illudersi che la via bassa, con salari infimi e lavoro precario, sia sufficiente – e non procedo perch� l’elenco � facilmente immaginabile – sono tutte aspirazioni sacrosante. Sacrosante e per� costose, o in termini finanziari, o di risorse culturali e organizzative, o di consenso politico, perch� la loro attuazione comporta spesso scelte impopolari.

            A questa obiezione Epifani potrebbe rispondere: cerca le risposte nei programmi delle due coalizioni che si stanno fronteggiando, perch� � proprio dei partiti e del governo il compito di indicare le strategie di realizzazione. Troppo facile. La Cgil � un attore sociale cos� importante che non pu� scaricare su altri l’onere di trovare le risposte e limitarsi a fare domande. Se Kennedy ingiungeva ad ogni singolo cittadino �non chiederti quanto il Paese ti pu� dare, chiediti quanto tu puoi dare al Paese�, questo vale a maggior ragione per la Cgil. Un sindacato, oltretutto, che si � sempre fatto vanto di difendere gli interessi di tutti lavoratori e pensionati (di fatto una gran parte del Paese) e non soltanto dei suoi iscritti. Un sindacato che pu� adottare o non adottare strategie rivendicative e contrattuali che hanno grande importanza su cruciali variabili economiche. Se gli accordi del ’92 e del ’93 hanno contribuito non poco a domare l’inflazione, al prezzo di rallentare la crescita dei salari reali spostando la distribuzione del reddito a favore dei profitti – e di questo il sindacato rivendica il merito – che cosa pu� ora �dare al Paese� per aiutarlo a risollevarsi da una situazione che giustamente descrive come ancor pi� disastrosa dei primi anni ’90?

            Di concertazione – parola magica di quegli anni – non si parla se non per dire che il grado di accordo tra i sindacati dev’essere maggiore di quello che � ora per poterla fare. Al suo posto compare l’idea di un �patto fiscale di legislatura� per reperire le risorse necessarie a �riprogettare il Paese�. Di che cosa si tratta? In cambio, il sindacato che cosa d�? Moderazione salariale, come nel decennio scorso? Impossibile, perch� i redditi dei lavoratori dipendenti sono rimasti indietro rispetto agli altri redditi e sono veramente bassi. Una riforma della contrattazione per venire incontro alle esigenze delle imprese e adattare i salari ai diversi livelli di produttivit� territoriali? Ma no, il contratto nazionale � difeso a spada tratta. L’accettazione di un prolungamento dell’et� lavorativa, per estrarre qualche risorsa dal sistema della previdenza? Non se ne parla nemmeno. E allora di che �patto� si tratta?

              A Epifani e alla sua grande organizzazione non chiediamo di sposare le idee di Ichino, o di Nardozzi, o di Geminello Alvi o di qualcun altro tra i tanti che hanno scritto libri di ricette sull’economia italiana o sul sindacato. Ma solo di sposare una qualche idea, di dirci chiaramente che cosa la Cgil vuol dare al Paese, come ce lo disse, con grande sofferenza, tanti anni fa.