Cgil, chi teme quelle tesi?

27/10/2005
    mercoledì 26 ottobre 2005

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      CAPITALE/LAVORO

      Cgil, chi teme quelle tesi?

        Rinaldini e gli altri Il segretario Fiom è preoccupato che le proposte alternative di cui è primo firmatario non siano presentate in modo equo. «Sul merito, no alle fazioni»

          ANTONIO SCIOTTO

            ROMA
            La Cgil non abbia paura del dibattito interno, le tesi alternative non sono fatte per dividere e creare odio – come purtroppo sta avvenendo – ma per approfondire alcuni temi «caldi». E’ questo, in sintesi, il messaggio lanciato ieri da Gianni Rinaldini e dai firmatari delle due tesi su contrattazione e democrazia (la numero 8 e la 9) alternative rispetto a quelle elaborate da Guglielmo Epifani. Il gruppo, presentando ufficialmente le due tesi, ha infatti manifestato preoccupazione verso «certi nervosismi» che si starebbero verificando nei primi congressi nei luoghi di lavoro, facendo intendere che, al momento, non sarebbe garantita la certezza di una presentazione equa di tutte le alternative in campo. «Eppure – spiega Rinaldini – quando abbiamo fatto la scelta di non puntare su un documento alternativo, fermandoci alle sole tesi, abbiamo voluto evitare il meccanismo delle conte, degli schieramenti precostituiti, per privilegiare il merito dei temi. Il fine – ha precisato il segretario generale Fiom – non è creare un’area programmatica, ma fare in modo che ciascun lavoratore non dica "con chi sto" o, peggio, "di chi sono", ma possa chiedersi "cosa penso", e dunque esprimersi».

            Il principio è chiaro, ma non per questo è meno esposto a veleni e colpi bassi. Dalle parole dei firmatari delle tesi alternative, emerge il timore che si voglia fare precostitutivamente terra bruciata intorno a loro, in modo da presentare a Rimini, il prossimo marzo, una compattezza solo di facciata. «Stiamo attenti – dice Rinaldini – perché magari a marzo appariremo uniti, ma poi le divisioni riemergeranno subito dopo, quando ci incontreremo con le altre organizzazioni per affrontare i temi che oggi si eludono». Non vengono fatti nomi, ma lo stesso Rinaldini si riferisce a «lettere che circolano, anche di partiti, che invitano a votare per una tesi o per l’altra».

              Il manifesto, nei giorni scorsi, ha denunciato l’esistenza di una inquietante lettera inviata dal Pdci lombardo ai propri iscritti, dove si invitava a non votare le tesi di Rinaldini: ispirate, secondo il partito, a Rifondazione comunista, tenderebbero a ricreare nel prossimo governo quella stessa frattura Prodi-Bertinotti che portò alla fine dell’esperienza del 1996. Insomma, i partiti starebbero facendo a gara per «spartirsi» i voti dei lavoratori, acquistandoli alle diverse tesi. Dall’altro lato, c’è l’altrettanto inquietante «patto dei 12», firmato dai segretari confederali, che di fatto congela gli equilibri al passato congresso: seppure i delegati verranno assegnati in base alle votazioni delle tesi, è anche vero che tale assegnazione non sarà automatica; si è concordato solo che verrà «tenuto conto dei risultati in un equilibrato rapporto». Il congelamento delle quote di «Lavoro e società», che rimane area programmatica pur non presentando un documento alternativo, resta dunque un pesante macigno rispetto alla trasparenza delle future assegnazioni, e tra l’altro sta creando non pochi attriti all’interno della Cgil.

                E’ d’obbligo, comunque, soffermarci sul merito: la prima tesi alternativa parla di contrattazione. Rinaldini ha spiegato che «una vera trattativa non si può fare su parametri semiautomatici e già stabiliti» e che dunque «non basta riformare il patto del `93 cambiando solo l’indice dell’inflazione programmata con quella reale». «Bisogna, al contrario, tenere conto del potere di acquisto delle retribuzioni, del fisco e del ridimensionamento della sicurezza sociale, puntando a una reale redistribuzione della ricchezza». Quanto alla democrazia (seconda tesi alternativa), «si deve affermare che il voto dei lavoratori, espresso attraverso referendum su piattaforme e accordi, è un diritto democratico: è importante che sia la legge a sancirlo, e la stessa Unione si dovrebbe pronunciare su questo punto, ma intanto nel confronto unitario non dobbiamo aspettare passivamente la legge». Il tema «si incrocia con la validità erga omnes degli accordi, e rompe con una parte di storia del movimento operaio: non decide solo chi lotta, ma la voce è data a tutti».

                  Sul resto delle tesi, sia Rinaldini, che Cremaschi, Greco, Baldini e Bassoli (tra i firmatari) hanno convenuto sugli «importanti passi fatti dalla Cgil dopo i fatti di Genova 2001 e negli ultimi 4 anni, su pace, legge 30, riforma Moratti, immigrazione: per questo impianto condiviso, si è preferito puntare solo sulle tesi e non andare ai documenti contrapposti». Certo, più difficili da gestire, ma c’è anche la possibilità offerta dagli emendamenti (se ne annunciano su pensioni, Europa, privatizzazioni). Dal fronte della Cgil, ha risposto il segretario confederale Mauro Guzzonato, che ha la delega alla organizzazione del Congresso: «Confermo – dice in una nota – che tutte le opinioni devono vivere nel dibattito sul Congresso, e così mi pare sia già adesso, per favorire dappertutto una partecipazione ampia e un pronunciamento democratico. Ci sono tutte le condizioni, le volontà e gli strumenti perché questo avvenga».