“Cgil” Che spina, la Carta!

04/03/2006
    venerd� 3 marzo 2006

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    NO CORRECT

      Che spina, la Carta!

        CARLA CASALINI

          Un tema davvero �scorretto�, visto che non brilla nel dibattito politico italiano, a destra come a sinistra, � la Costituzione. Per la verit� � addirittura la destra a ricordarsene di pi�, se non altro per i suoi burrascosi �patti interni�, come ha rimarcato Berlusconi: �Tutti i partiti della Cdl hanno firmato il programma� – compresa la rivendicazione della Lega sulla devolution con l’imposizione di una presa di posizione preventiva di tutti gli �alleati� del Cavaliere sul referendum che vorr� cancellare lo smantellamento della Costituzione varato dalla destra. Quel che stupisce � invece l’assenza sul tema dei partiti dell’Unione. Brucia ancora il precedente sconcertante del governo di centrosinistra che per un pugno di voti impose, nel suo finire, la prima manomissione costituzionale che andava proprio nella direzione che poi i berlusconidi imboccarono con ben pi� decisa baldanza? O resta nell’Unione il retropensiero di alcuni che in quella medesima direzione vorrebbero confermare – �ma se fatto da noi � diverso per definizione� – un sim �ammodernamento� della Costituzione?

            Ieri il congresso della Cgil non poteva essere sede pi� opportuna – proprio per l’impegno che il sindacato ha profuso nella campagna sul referendum – per la tavola rotonda che nel pomeriggio ha affrontato l’ingombrante tema �Costituzione� rispetto al soggetto �lavoro� e dunque alla sua rappresentanza tradizionale, �il sindacato�.

              Fra i partecipanti, a discuterne con Guglielmo Epifani, l’ex vicepresidente al senato di An, Domenico Fisichella, passato all’Unione nella formazione della Margherita, che insiste sulla rilevanza democratica della forma �contratto nazionale�, e invita il sindacato a difenderla e a rivendicare, pur nella riaffermazione della propria �autonomia�, una �dimensione politica�, nella battaglia contro il sentimento dell’�antipolitica�. Gustoso,al proposito,il commento in alcune agenzie di stampa che trovano �inaspettato� l’intervento di Fisichella, evidentemente ignare del suo pensiero (basti il suo intervento alla presentazione del libro dell’inglese Colin Crouch sulla �democrazia�).

                L’accento forte su cosa sia democrazia l’ha posto anche Mino Martinazzoli, secco nel richiamare che alla �democrazia� per essere pensata e esistere � essenziale non solo la �libert� ma insieme la tensione alla giustizia e l’�uguaglianza� – co-premesse della libert�, misura ineliminabile di quella democrazia – �che oggi � messa a rischio, e sarebbe bene saperlo� – dopo il ribaltamento prodotto dalla cosiddetta �riforma� del centrodestyra, una vera e propria nuova �costituzione� fatta �in modo surrettizio�. Ma per carit�, raccomanda Martinazzoli, dopo il referendum non ci si metta di nuovo il centrosinistra a �toccarla�.

                  Di Giuliano Amato, di come � intervenuto ieri rivolgendosi a Guglielmo Epifani, possiamo solo rilevare ancora una volta la sua complessione �metereopatica�. Infatti, trovandosi a casa della Cgil, nella sede del suo congresso nazionale, Amato ha scelto una difesa incondizionata del sindacato come �caposaldo�, nella Costituzione, della democrazia, invitandolo ad agire oggi, contro un �clima che tira nel senso di mettere in discussione il suo ruolo� non diversamente da come furono prese di mira le �associazioni intermedie dopo la rivoluzione francese�. Ironico nell’ascoltare l’ultima performance di Amato Giorgio Napolitano, che poi ufficialmente ha esordito, nel suo intervento, sulla terribile impressione dell’�ambiente degradato, decaduto� che gli ha fatto il parlamento quando, abbandonatolo nel 1996, vi � ritornato nel 2001.

                    Il filo forte di una tradizione che nella Costituzione nata nel dopoguerra ha affermato uno spirito e una lettera �rivoluzionaria� – �il capitale non � mai citato, il lavoro ne � pietra miliare� – l’ha tirato Luciana Castellina. Rimarcando il suo significato di critica pratica alla costituzione liberale (niente libert� senza uguaglianza) e il compito che consegna di nuovo alla pi� stretta attualit�, a una sinistra che in buona parte ha contribuito alla solitudine del �lavoro�, accettando come �ineluttabili� gli effetti della �globalizzazione�.