“Cgil” Azzerare o ritoccare le leggi Cdl

04/03/2006
    sabato 4 marzo 2006

    Pagina 11 – Interni

      IL SINDACATO

        La Fiom contesta l�asse con Prodi: "Battere Berlusconi ma salvaguardare la nostra autonomia"

          Azzerare o ritoccare le leggi Cdl
          lo scoglio del "Patto di Rimini"

            Marigia Maulucci: quando Romano sar� premier non lo applaudir� pi�

              dal nostro inviato
              Roberto Mania

                RIMINI – �E� con grande piacere ed onore, e soprattutto, interpretando il desiderio di tutti, con l�augurio di vincere contro Berlusconi, per cacciare la destra dal governo del Paese, che do la parola a Romano Prodi�. Basta questa frase della segretaria confederale Carla Cantone, per comprendere come ieri il congresso della Cgil abbia accolto il candidato premier del centrosinistra. Ancor pi� della doppia standing ovation, prima e al termine del suo intervento. Un�accoglienza senza precedenti, come � inedita la scelta di schierarsi, con tale nettezza, nella campagna elettorale. Frutto del bipolarismo, ma in particolare della marginalit� politica alla quale � stato costretto il sindacato (non solo la Cgil) in questi cinque di governo della Casa delle libert�.

                Ora la Cgil, come Cisl e Uil, scommette sulla vittoria di Prodi. Da qui il "Patto di Rimini", dopo quello di Parma, nel 2001, tra Berlusconi e D�Amato. Un patto non tanto per avere un governo-amico, quanto perch� – come dice dal palco il segretario confederale Paolo Nerozzi, uomo-cerniera tra le varie anime politiche della confederazione – �quello in uscita � un governo nemico�. Concetto chiave per spiegare la sintonia, talvolta il ricorso alle stesse parole, tra il programma dell�Unione e le proposte della Cgil. Sintonie che non disturbano Corso d�Italia: �Non abbiamo assolutamente alcun imbarazzo�, sostiene Achille Passoni, membro della segreteria diventato una sorta di ambasciatore con i partiti della sinistra.

                �Io – dice allora Marigia Maulucci, cofferatiana non pentita – mi batto perch� Prodi diventi a Palazzo Chigi il mio interlocutore. Ma a quel punto non mi alzer� pi� per salutare il suo ingresso in sala�. A quel punto Prodi sar� il presidente del Consiglio, non un alleato del sindacato. Le strade dovrebbero dividersi. Lo sa bene lo stesso Professore quando nel ‘96, sempre a Rimini, trov� ben altra accoglienza al congresso della Cgil pronta alla sciopero contro un tasso di inflazione programmato troppo basso, considerato inadatto alla tutela del potere d�acquisto delle retribuzioni. Proprio l� Prodi accett� le richieste del sindacato. Erano gli anni della concertazione. Che potrebbe tornare ed essere aggiornata ai cambiamenti. L�ha detto Prodi, ma anche nella Cgil se ne torna a parlare: �Chiamatela come volete. Chiamatela "Pippo" ma quella � la strada� dice Nerozzi.

                Eppure le incognite ci sono, se non altro perch� � una partita in due tempi: prima quella contro Berlusconi, poi quella per la nuova concertazione. C�� un verbo – ad esempio – che Prodi non usa: �cancellare�. Di cui abusano, al contrario, i sindacalisti della Cgil. Gianni Rinaldini, leader dei duri della Fiom, lo pronuncia per la legge 30; Enrico Panini, segretario del sindacato della scuola, per le riforme Moratti; Nerozzi per la Bossi-Fini.

                Ma c�� anche chi si preoccupa della "fase costruens". Susanna Camusso, capo della Cgil della Lombardia, ricorda che cancellare la legge 30 non significa di per s� �dare una risposta per fare tornare nel mercato del lavoro gran parte dei lavoratori precari�; Valeria Fedeli, segretario generale della Filtea, chiede al �caro presidente Prodi� di �non dimenticarsi della crisi del tessile�.

                  Un sindacato di governo, come ha detto il diessino Pierluigi Bersani? Agostino Megale, presidente dell�Ires, dice di no e ricorda l�assunzione di responsabilit� della Cgil nei momenti pi� difficili della Repubblica. Ma c�� chi teme quella deriva. Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom con tessera di Rifondazione: �Non trasformiamo il congresso in un referendum di gradimento a Prodi. Certo che come sindacalista auspico un cambiamento profondo del quadro politico ma non identifico la mia posizione con il candidato premier del centrosinistra. Ci sono differenze tra le strade della politica e quelle del sindacato. I patti di legislatura li fanno i partiti, noi abbiamo altri strumenti: aprire le vertenze, mobilitarci, trattare, accordarci o andare al conflitto. L�autonomia e l�indipendenza del sindacato vanno salvaguardate�. Oggi la replica a Epifani che ha gi� ottenuto il primo successo: le conclusioni unitarie del congresso. Ma il futuro � legato al Patto di Rimini.