Cgil, aria di fronda contro Epifani

17/06/2003


17 Giugno 2003

RETROSCENA
Fabio Martini

COFFERATIANI E RIFORMISTI: IL VERO ERRORE È STATO PARTECIPARE ATTIVAMENTE ALLA CAMPAGNA REFERENDARIA
Cgil, aria di fronda contro Epifani
Il segretario rilancia: questa non è una sconfitta
ROMA
UNA settimana fa, nel suo ufficio con vista su Villa Borghese, Guglielmo Epifani aveva fatto una scommessa con un collaboratore dello staff: «Io dico che andrà a votare il 25% degli elettori, tu che dici?». Risposta: «Io dico che almeno il 30% di affluenza ci sarà….». Il segretario della Cgil ha vinto la scommessa e perso il referendum sull’articolo 18. In una stagione politica e mediatica nella quale si misura tutto a vincenti e perdenti, l’”Harrison Ford” di Corso Italia rischia di vedersi affibbiata l’etichetta del perdente. Lui lo sa e per questo alle 6 della sera si presenta davanti ai cronisti con un foglio scritto, che legge dalla prima all’ultima riga, nella speranza di far passare con maggior nitore il messaggio che gli sta a cuore: «Il risultato del referendum non è una sconfitta per la Cgil, undici milioni di persone hanno detto sì all’estensione dei diritti: si tratta di un risultato importante», ora occorre «ampliare il fronte, dando ai lavoratori i diritti che si aspettano» e quanto ai referendum «ne avevamo criticato l’uso per estendere i diritti». Traduzione: il referendum non l’abbiamo voluto, ma ora che l’abbiamo sostenuto, possiamo ben dire che undici milioni di elettori ci hanno seguito.
Fin qui l’Epifani della conferenza stampa, ma ieri mattina, nelle segrete stanze della segreteria, erano partiti i primi colpi di assaggio degli amici di Cofferati, che 45 giorni fa erano stati presi in contropiede dalla decisione del nuovo segretario di schierare la Cgil sul fronte del «sì», anziché sulla meno impegnativa libertà di voto. I fedelissimi del Cinese – Passoni, Ghezzi, Maolucci – in queste ore attaccano duramente Epifani sulla scorta di quel che Cofferati ha ripetuto loro anche nelle ultime ore: «Sono più che mai convinto che sia stato un errore aver schierato la Cgil sul sì». Ma ufficialmente Cofferati, per una questione di stile, tace, non fa trapelare commenti informali, non ha alcuna intenzione di farsi prendere dalla sindrome dell’ex, si sta dedicando a tempo (quasi) pieno al suo trasloco politico a Bologna.
Anche perché Cofferati sa bene che la scelta di Epifani di schierare apertamente la Cgil è stato il frutto di un accordo interno con le componenti di sinistra, un autentico cambio di maggioranza: il nuovo segretario ha concesso il sì sul referendum, ottenendo in cambio il via libera a riprendere un rapporto con Cisl e Uil ma anche con Confindustria. Prova ne è che giovedì, la Cgil firmerà assieme a Cisl e Uil un patto assieme a Confindustria. Un accordo non banale, qualcosa che somiglia a una svolta per la Cgil: l’”Intesa per lo sviluppo” è il primo patto a due (sindacati-imprenditori) da 15 anni a questa parte ed è un accordo che anche simbolicamente inverte una tendenza, chiude la stagione della “splendida solitudine” della Cgil. Nell’Intesa sindacati e imprenditori chiedono assieme al governo più incentivi alle imprese e «la qualità come scelta strategica contro il declino». E ancora: questa mattina Epifani, Pezzotta e Angeletti firmeranno assieme e presenteranno un documento contro il terrorismo.
Ma la fronda interna che si è manifestata subito dopo lo spoglio elettorale non è destinata a spegnersi rapidamente. Contro Epifani e la nuova maggioranza in Cgil sono pronte a saldarsi due anime un tempo quasi inconciliabili: quella cofferatiana e quella riformista (vicina a D’Alema e Fassino) raccolta attorno al segretario della Camera del lavoro di Milano Antonio Panzeri. E la domanda che circolava ieri sera nei lunghi corridoi del palazzone di epoca fascista di Corso Italia era proprio questa: l’asse Fassino-Cofferati, che ha partorito la candidatura del Cinese a Bologna, avrà riflessi anche in Cgil? A medio termine Epifani rischia il posto? «No – dice il segretario dell’Inca-Cgil, il riformista Aldo Amoretti – non c’è un problema di fiducia nei confronti del segretario, ma un errore molto grave è stato quello di aver trasformato l’atteggiamento da “turiamoci il naso e votiamo sì” della prima ora, in un sostegno attivo da parte di troppi dirigenti. Questo ha esposto la Cgil ad una sconfitta».
Dice un altro riformista come il segretario milanese Panzeri: «Non era il nostro referendum ma in campo ci eravamo ed è stata una partita persa», ma «quel patrimonio di voti non deve essere disperso». La prossima partita interna dunque non riguarderà un attacco diretto ad Epifani (che in ogni caso resta il primo segretario di ascendenza socialista della Cgil), ma semmai il tentativo degli amici di Cofferati e di Fassino di spostare gli equilibri interni. Panzeri lo dice chiaramente: «E’ necessaria una capacità di lungimiranza, la Cgil deve indicare una linea di marcia, ricostruire l’unità della confederazione e ridefinire assieme un obiettivo».