Cgil ancora indecisa sul referendum

12/02/2003




12 FEBBRAIO 2003
          I SEGRETARI
          Cgil ancora indecisa sul referendum

          «Prima la legge, poi si parla del voto». Singole adesioni, la decisione comune a marzo
          AN. SCI.


          Il 24 febbraio il direttivo Cgil si riunirà per decidere sulla proposta di legge che estende i diritti. Nelle settimane successive dovrebbe essere affrontato il nodo referendum. Nonostante le diverse posizioni, i segretari che abbiamo sentito al convegno sul declino sono d’accordo su un punto: prima vediamo se potrà passare la legge, dopo prenderemo una posizione comune. Si distingue la Fiom, unica categoria che ha già deciso per il sì, pur continuando a confrontarsi con il resto del sindacato. Già nei giorni scorsi abbiamo intervistato i segretari generali di Filcea (chimici) e Flai (agroalimentari): la prima categoria ha raccolto l’appello di Epifani («non possiamo stare con il no») propendendo per il sì, la seconda ha detto invece che la Cgil non dovrebbe schierarsi con il sì per non esporsi, e lasciare libertà di coscienza. Personalmente, comunque, i segretari Guzzonato e Chiriaco si sono detti favorevoli al sì nel caso che si andasse al voto. E’ importante non dimenticare, per completare il quadro, che in ciascuna categoria è presente la minoranza «Lavoro e società», promotrice del referendum, che ovviamente sta lavorando per portare l’intera confederazione a dire sì.

          Carla Cantone, segretario confederale, dice che è importante «decidere una cosa per volta: prima di tutto viene la proposta di legge, che per noi è prioritaria». Ma la maggioranza attuale la voterà mai? «Ne verificheremo la possibilità, ci sono posizioni trasversali su questo tema, e ciascun parlamentare deve rendere conto ai propri elettori. Ribadisco: la nostra priorità è la legge, e solo successivamente decideremo su un referendum, quello per l’estensione dell’articolo 18, che è proposto da un solo partito politico» (Rifondazione, ndr).

          Valeria Fedeli, segretario generale Filtea (tessili), non si pronuncia direttamente sul «non possiamo dire no» di Epifani, e dice che è «assolutamente fuorviante in questo momento dire sì o indicare altre posizioni». «Oggi siamo concentrati sull’estensione dei diritti attraverso la legge, ed è importante anche battersi contro le deleghe, che moltiplicano la precarietà. Gli stessi imprenditori del tessile ci hanno confermato che bisogna puntare su ricerca e innovazione di prodotto per restare sul mercato. E’ la stessa ricetta della Cgil, contro quella di governo e Confindustria, che puntano sul taglio dei costi».

          Fulvio Fammoni, segretario Slc (comunicazioni), dice di «essere personalmente per il sì», ma aggiunge che «è importante per il momento non affastellare singole posizioni e sensibilità, ma decidere a tempo debito unitariamente: concentriamoci sulla legge, utile anche se si andasse al voto, e dopo decideremo sul referendum. L’unità del sindacato è fondamentale in questo momento».

          «Certo, una legge che rispondesse davvero al quesito sarebbe importante e la Fiom direbbe sì – dice Gianni Rinaldini, segretario dei metalmeccanici – Ma vedo altamente improbabile la possibilità che l’attuale maggioranza, che sta votando per cancellare i diritti, scelga addirittura di estenderli. Dunque la Fiom voterà sì, come è noto, e nel dibattito interno alla confederazione lavorerà per spingere verso il sì».