Cgil, allarmante crisi dell’industria

12/01/2005


             
             
             mercoledì 12 gennaio 2005
             
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            Cgil, allarmante crisi dell’industria
             
            Lo rivela un’indagine condotta dall’Osservatorio.
             
            ´Sono sempre più allarmanti i dati sulle crisi industriali del nostro paese’. Così commenta la segretaria confederale della Cgil, Carla Cantone, i dati dell’indagine condotta dall’Osservatorio sulle crisi industriali della Cgil di recente costituzione. Sotto esame i decreti per Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) del 2004 rispetto 2003, sia nel numero sia nelle causali.
            Nell’attività manifatturiera i casi di Cigs sono cresciuti del 48,65%. Il settore metalmeccanico, che già rappresenta quasi il 50% dei decreti, cresce ancora raggiungendo il 142,80 rispetto al 2003, preceduto nella crescita rispetto al 2003 dal tessile calzaturiero che si attesta a +145,39, e il grafico a +152,68.
            Hanno rilevanza significativa i decreti nell’edilizia ove si passa da 22 a 144 casi (+ 654,55%).
            Unico caso di calo è il settore chimico-farmaceutico che passa dai 130 casi del 2003 ai 116 del 2004 (-11). Ma quel che più preoccupa sono le causali, per le quali viene concessa la Cassa integrazione straordinaria: crescono quelle per fallimento e/o amministrazione controllata, giunte al 30,25% del totale rispetto al 10,59 del 2003.
            Al totale si arriva con il 34,62% per crisi industriali, con il 21,02% per ristrutturazione e riorganizzazione e con il 13,45% per contratti di solidarietà. Rispetto alla dislocazione geografica lo studio registra un incremento dell’8,45% al Nord, dell’8,65% al Sud e un più modesto +1,4% al Centro. ´La situazione continua a peggiorare’, sostiene Carla Cantone, ´e il governo non può pensare di affrontare il tema della competitività come se ci trovassimo in un ordinario momento di crisi. Anziché rafforzare tutti gli strumenti necessari a far fronte alla crisi in atto, peggiora quel poco che resta, senza dare risposte né a ciò che serve al sistema produttivo né tantomeno agli strumenti per il sostegno al reddito per i troppi lavoratori coinvolti nel declino industriale’.