Cgil al governo: atto di ostilità se passa l’intesa con Confindustria

26/06/2001



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26 Giugno 2001Oggi in edicola Pagina 26
Cgil al governo: atto di ostilità
se passa l’intesa con Confindustria

Epifani sui contratti a termine. Domani il primo dei tre incontri tra esecutivo e parti sociali

RICCARDO DE GENNARO


Roma – Non si conoscono, ma nelle prossime due settimane governo e parti sociali avranno modo di vedersi tre volte. Il primo appuntamento è fissato per il tardo pomeriggio di domani. Tema: gli aspetti principali del programma di governo per i primi 100 giorni, come si legge nella lettera di convocazione che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha inviato ieri sera alle parti sociali: Berlusconi e i suoi vedranno la Confindustria alle 18, Cgil, Cisl e Uil – insieme – alle 19,30.
La predisposizione del Dpef sarà invece all’ordine del giorno di un secondo appuntamento, che cadrà inevitabilmente entro il 10 luglio, limite che il governo si è dato per il varo del documento. Nella lettera firmata da Letta, infatti, si legge infatti che «successivamente» sarà comunicata alle parti sociali la data dell’incontro che avrà come oggetto la presentazione del Dpef. Sempre a ridosso del 10 luglio – termine per il recepimento della direttiva europea sui nuovi contratti a termine – il ministro del Welfare, Roberto Maroni, i sindacati e le organizzazioni degli imprenditori si rivedranno una terza volta per uno scambio di vedute sul tempo determinato, che non dovrebbe andare al di là della pura formalità. Il governo, infatti, ha già deciso di fare proprio l’orientamento espresso da Confindustria, Cisl e Uil, senza la partecipazione della Cgil, e tradotto in un «articolato», che prevede la liberalizzazione, o quasi, dei contratti a termine per i giovani, i lavoratori con più di 55 anni, la fase di start up delle imprese, i contratti inferiori ai sette mesi (12 nel Mezzogiorno).
Se il governo procederà senza un suo coinvolgimento, la Cgil non starà a guardare: «Sarebbe un atto esplicito di ostilità nei nostri confronti», dice il vicesegretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Il quale precisa: «Abbiamo un ventaglio di ipotesi per contrastare quella decisione, il ricorso alla Corte di giustizia è una di queste. Valuteremo attentamente il da farsi». La confederazione guidata da Sergio Cofferati – che si è inutilmente battuta perché oltre ai limiti quantitativi per questo tipo di contratti fosse demandata alla contrattazione di categoria anche la definizione dei casi in cui vi si può ricorrere – sostiene l’esigenza di una proroga di un anno per il raggiungimento di un avviso comune tra le parti sociali.
Quanto all’incontro con il governo, Epifani sottolinea che «nell’ambito dell’incontro sul Dpef diremo la nostra sulla manovra: dovrà essere imperniata su sviluppo ed equità, ovvero un Fisco non a senso unico, agevolazioni per il Mezzogiorno, contenimento dell’inflazione». Quanto alle pensioni, la Cgil – con Cisl e Uil – ribadirà la sua opposizione all’inserimentro di tagli nel Dpef, come chiede invece la Confindustria. Cofferati esprimerà poi direttamente al premier la volontà di una forte opposizione della sua conferazione in caso di stravolgimento delle riforme della scuola e del sistema sanitario. Cisl e Uil non mancheranno di ricordare l’importanza della concertazione, che – se le parole hanno un senso – significa «adozione di strategie condivise per il raggiungimento di obiettivi comuni predefiniti». Il governo Berlusconi non si è mai dichiarato disponibile a qualcosa che vada oltre il semplice «dialogo sociale».
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