Cgil, 5 milioni di firme per il Parlamento

05/12/2002

            5 dicembre 2002

            La raccolta ha superato l’obiettivo e proseguirà sino a metà dicembre.
            La battaglia in difesa dell’articolo 18 e per i diritti
            Cgil, 5 milioni di firme per il Parlamento

            Giovanni Laccabò

            MILANO Cinquemilionisessantaquattromilacinquecentotrentasette:
            sono «le firme» al conteggio aggiornato, destinate al Parlamento
            per sostenere la battaglia contro l’848 bis, il decreto delegato nel quale il
            governo – con una furbata presa sul serio solo da Pezzotta e Angeletti – ha travasato l’originale 848 che colpisce l’articolo 18.
            Intanto cominciano ad affluire alla sede nazionale Cgil anche i dati parziali sul tesseramento, con risultati lusinghieri.
            Quando i presidenti Casini e Pera le riceveranno, le firme saranno ancora più numerose, assicura il segretario confederale Cgil Carlo Ghezzi, che sovraintende alle operazioni: «La raccolta ha superato l’obiettivo, ma la campagna prosegue fino a metà dicembre: a nome della Cgil rivolgo
            un appello a far affluire altre firme presso le Camere del lavoro provinciali.
            Invito a proseguire con costanza tutti i luoghi di lavoro, le più disperse leghe, le associazioni di giovani che hanno lavorato con noi, i singoli cittadini che possono scaricare il modulo di adesione da Internet».
            La Cgil è più che soddisfatta: «Nessuno in Europa ha mai raccolto una quantità tanto enorme di firme, in soli tre mesi, e tutte certificate. Dapprima con il tour del Tir, poi nei luoghi di lavoro, uno sforzo straordinario di partecipazione senza uguali: la Cgil ha ringraziato a Napoli chi ha sottoscritto e chi ha raccolto».
            Si avvicina l’ora di tirare le somme: «All’inizio dell’anno prossimo faremo un bilancio, provincia per provincia, di questo straordinario sforzo per la democrazia. Come sempre, anche se l’impegno è stato eccezionale, è possibile che emerga qualche piccola zona d’ombra che va esaminata».
            Poi si dovrà organizzare l’afflusso delle firme alla Cgil nazionale, per poi consegnarle al legislatore per contrastare fisicamente «quei due provvedimenti che proprio non ci piacciono», che stravolgono il mercato del lavoro e l’articolo 18. E per chiedere, coi due «sì», un sistema più robusto di ammortizzatori e la estensione dei diritti a tutto il mondo del lavoro. Ghezzi: «Stiamo elaborando le due proposte. Il comitato direttivo sta discutendo l’impiantoi di base della riforma degli ammortizzatori da trasformare in un articolato di legge che diventerà la proposta di legge di iniziativa popolare. Stiamo lavorando anche sull’impianto di fondo
            della proposta per estendere i diritti. Così intendiamo influire sul dibattito parlamentare». Lo scontro sull’articolo 18 dovrebbe (condizionale d’obbligo) esplodere a fine gennaio: «Finora il governo non ha avuto
            il coraggio di farlo discutere, e poiché siamo certi che ci sarà una sacrosanta opposizione, in sintonia con molte altre forze sociali e culturali intendiamo ragionare sui diritti del lavoro e sui diritti di cittadinanza,
            compresa la devolution che minaccia i diritti universali».