Cessioni d’azienda, prova diabolica

23/02/2001

Il Sole 24 ORE.com







 

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    Relazioni industriali
    L’aggiornamento della norma sull’informazione ai lavoratori crea un obbligo quasi impossibile da rispettare

    Cessioni d’azienda, prova diabolica
    La comunicazione va data 25 giorni prima di raggiungere l’intesa sul trasferimento

    Maria Carla De Cesari

    ROMA Precisato il "calendario" che deve essere seguito da cedente e acquirente per informare i lavoratori, nei casi di tasferimento d’azienda o di sue parti. Infatti, con il decreto legislativo 18 del 2 febbraio 2001 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 43 del 21 febbraio) il legislatore ha modificato l’articolo 47 della legge 428/1990, stabilendo che nei passaggi d’azienda il cedente e l’acquirente devono informare le rappresentanze sindacali «almeno 25 giorni prima che sia perfezionato l’atto da cui deriva il trasferimento o che si sia raggiunta un’intesa vincolante tra le parti».
    Dunque, il diritto di informazione — previsto dalla direttiva Ue 98/50 — trova nell’atto di trasferimento o nell’intesa vincolante i due parametri che delimitano la decorrenza dell’obbligo. Però il riferimento all’intesa vincolante, che è "strano" dal punto di vista giuridico, può provocare qualche difficoltà interpretativa e riaprire il dibattito all’interno della dottrina e della giurisprudenza circa il momento in cui sorge il "vincolo" di informazione.
    In questo senso il decreto legislativo 18/2001 potrebbe mancare l’obiettivo di definire senza ombra di dubbio quanto già previsto dall’articolo 47 della legge 428/1990, dove si utilizza una formula generica. L’adempimento, infatti, doveva essere assolto almeno 25 giorni prima rispetto a «quando si intenda effettuare (…) un trasferimento d’azienda». Un vuoto colmato dai giuristi e dai giudici, che generalmente hanno identificato il "momento impositivo" 25 giorni prima del perfezionamento del contratto davanti al notaio.
    Ora, il riferimento all’intesa vincolante rischia di portare all’indietro, in modo indefinito, le lancette che segnano l’obbligo di comunicazione. L’espressione, infatti, potrebbe quasi sembrare riferita alle volontà soggettive, così che qualsiasi "appunto" o protocollo per mettere nero su bianco le condizioni dell’azienda e della cessione potrebbero essere considerati successivi all’«intesa vincolante», che segna l’inizio della procedura.
    Va ricordato che la direttiva 98/50 Ce (di modifica della 77/187/Cee) prevede, in modo pragmatico, che il cedente «è tenuto a comunicare (…) ai rappresentanti dei lavoratori in tempo utile e in ogni caso prima che i suoi lavoratori siano direttamente lesi dal trasferimento nelle loro condizioni di impego e di lavoro». Agli Stati è stata riconosciuta la possibilità di fissare limiti temporali: da qui l’indicazione dei 25 giorni, già presenti nell’articolo 47 della legge 428.
    L’informazione — che è obbligatoria per le imprese con più di 15 dipendenti — concerne, prima di tutto, «la data o la data proposta del trasferimento». In questo modo il decreto legislativo 18 "istituzionalizza", rispetto alla vecchia legge 428, una notizia che comunque cedente e cessionario davano ai lavoratori per ragioni organizzative e per dare certezza circa i rapporti giuridici.
    Sono invece rimasti gli altri capitoli dell’informazione: i motivi del trasferimento, le conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori e le eventuali misure adottate nei loro confronti. Sono stati confermati anche tempi per la richiesta di confronto tra sindacati e controparti aziendali, così come è stato mantenuto il termine di dieci giorni per concludere la trattativa.
    È stata invece ampliata la portata delle sanzioni in caso di inadempienza da parte di cedente e cessionario in materia di informazione: la condotta antisindacale (articolo 28 della legge 300/70) viene infatti contestata non solo nel caso di mancato rispetto dell’obbligo di «esame congiunto» ma per gli "sgarri" in ogni fase della procedura.
    In modo conforme con la direttiva 98/50 il decreto legislativo 18/2001 stabilisce poi che l’obbligo di comunicazione e di esame congiunto va rispettato anche quando la decisione del trasferimento è assunta da un’«altra impresa controllante».
    I paletti fissati dal legislatore a carico di cedente e cessionario hanno come contraltare una misura di favore nei confronti del dipendente che a causa del trasferimento, nei tre mesi successivi, subisca una «sostanziale modifica» delle condizioni di lavoro. Le dimissioni si configurano come «recesso per giusta causa», secondo l’articolo 2119 del Codice civile.
    Venerdì 23 Febbraio 2001
 
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