Cesena e Modena. Arriva la mail del terrore

22/03/2002


1) Cesena: Sequestrati i computer della Cgil
2) Modena: E nel palazzo rosso arriva la mail del terrore



Sequestrati i computer della Cgil
 
Il documento di 27 pagine con cui le nuove «BR» hanno rivendicato l’omicidio di Marco Biagi sono state inviate anche nella sede della Cgil di Cesena, in via Plauto.
La rivendicazione è stata inviata in tutta Italia a 500 indirizzi di posta elettronica, tra questi quella della Fiom e della Filcams cesenati, due associazioni di categoria della Cgil.
Ieri mattina quando gli impiegati della Cgil cesenate hanno aperto il sito delle «e-mail» hanno fatta l’amara scoperta.
L’operazione è avvenuta praticamente all’apertura degli uffici, attorno alle 8.30. I responsabili hanno avvisato le forze dell’ordine, dopo di chè sono arrivati alcuni funzionari della Digos, il reparto della squadra politica, che hanno provveduto a sequestrare ben due computer dell’ufficio.
Procedimento questo inusuale, in altre sedi (vedi quella di Forlì) infatti non stati eseguiti sequestri. Probabilmente la Cgil di Cesena è stata una delle prime a denunciare il fatto.
Gastone Fiori, segretario del sindacato, è indignato per la scelta delle Br di inviare proprio alla Cgil la rivendicazione dell’omicidio: «La consideriamo una provocazione, da sempre siamo obiettivi e vittime del terrorismo: e questo lo sappiano anche gli esponenti dei partiti che compongono questo governo che si sono lasciati andare a dichiarazioni inopportune».
Intanto la Cgil ha organizzato la partecipazione in massa alla manifestazione di domani a Roma contro il terrorismo. Da Cesena partiranno ben 21 pullman. L’appuntamento è per le 2 di notti davanti allo stadio.






E nel palazzo rosso arriva la mail del terrore
 
Il segretario della Filcams Cgil ha sentito un brivido lungo la schiena quando ha acceso il computer e tra i messaggi in arrivo ha trovato in evidenza il documento delle Brigate Rosse che è stato poi giudicato attendibile e diffuso in rete: «Ero appena arrivato in ufficio, al mattino — racconta Giordano Fiorani (nella foto), sindacalista del settore commercio Cgil, organizzazione con oltre settemila iscritti tra Modena e provincia — e sono stato il primo ad avviare il sistema. Ero qui, seduto davanti al monitor, quando tra le righe ho notato qualcosa di strano, che suonava come una rivendicazione dell’attacco, ma sembrava incredibile. Sulle prime ho pensato a una presa di posizione generica per la morte del professor Biagi, quando ho riconosciuto il nome delle Br ho pensato addirittura a un pessimo scherzo. Un attimo dopo ho realizzato la situazione nella sua tremenda evidenza. Per motivi che non riusciamo ancora a capire, non c’è una spiegazione logica, l’indirizzo del nostro ufficio è entrato nella lista di distribuzione di un comunicato farneticante».
Oltre a Fiorani, il messaggio è arrivato ad altri cinque indirizzi di impiegati e funzionari della Filcams, che ha sede al nono piano del palazzo della Camera del Lavoro, in piazza Cittadella.
Ci sono stati momenti concitati. Quasi contemporaneamente, la mail delle Br si è palesata pure sul computer del segretario Fiom, Oscar Zanasi, e in una decina di terminali della sede del sindacato metalmeccanici Cgil di via Mare Ionio. Immediata la mobilitazione: «Ho avvertito il segretario Morena Piccinini — dice Fiorani — e poco dopo sono arrivati qui anche gli agenti della Digos».
La mail risulta inviata attraverso il provider inwind alle ore 22 di mercoledi. Nella lotteria degli indirizzi scelti dal «postino» dei terroristi, la scelta di Filcams e Fiom, a discapito di altre sigle, è difficile da comprendere: «Non c’è un nesso logico evidente — spiega Franco Zavatti, del sindacato universitari, che ha tenuto i contatti con la Digos — eppure la decisione di selezionare alcuni indirizzi, e l’omissione di altri non deve essere casuale. Leggendo il testo farneticante, per quando oscuro e a tratti pure involuto, sembra di scorgere i tratti della risoluzione politica. Ci sono riferimenti molto personali dell’ attività del prof. Biagi, un docente al quale eravamo legati da rapporti di collaborazione e sincera amicizia. Ci sono informazioni che si possono improvvisare trovare su Internet, segno che il testo era pronto da tempo, e l’autore dimostra di avere conoscenze molto approfondite. La Digos ci ha chiesto di non cancellare i messaggi, e di non inoltrare la mail».
di Alessandro Malpelo