Cesena. Barricate contro gli Iper

14/03/2006

    marted� 14 marzo 2006

    Barricate contro gli Iper
    Braccia aperte al centro

      CESENA – “La fase dell’espansione dei centri commerciali alle porte della citt� va chiusa. E non si pu� pensare ad aperture domenicali per tutto l’anno. E’ invece auspicabile un riequilibrio tra Iper e negozi del centro. Per rilanciare il ruolo fondamentale dei secondi si pu� anche ragionare sugli orari d’apertura. Per� sempre senza rinunciare alla cultura del limite: la legge Bersani consente gi� di aprire per un arco di 13 ore nella fascia dalle 7 alle 22. Ci pare pi� sufficiente per gli esercizi diversi da bar e affini. Anche perch� bisogna mettersi in testa che la crisi dei consumi � determinata dal fatto che la gente non ha i soldi e in queste condizioni tenere aperti i punti vendita per 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno non risolve i problemi”.

      La Cgil decide di prendere una posizione netta su uno dei temi caldi del momento. Lo fa adottando la strategia “della carota e del bastone”: barricate contro chi vorrebbe allargare oltre ogni limite le aperture domenicali degli Iper; apertura, invece, di fronte alle ipotesi di ripensamento dei tempi della rete commerciale collocata nel cuore della citt�.Pietro Bellucci, segretario della Cgil, annuncia di avere scritto una lettera ai sindaci di Cesena e Savignano, per ribadire un no secco a chi vorrebbe inseguire il centro “Le Befane” di Rimini sul terreno delle aperture continue anche di domenica. “La legge Bersani – sottolinea – � stata una buona legge perch� ha messo delle regole in un settore che prima non le aveva. Il problema sono le furbate di chi cerca di forzare quelle regole, spacciando per zone turistiche aree che non lo sono e quindi permettendo pi� aperture domenicali rispetto a quanto concesso solitamente, ossia otto all’anno pi� quelle di dicembre. Noi non ci stiamo. Sull’altare del consumismo e del profitto si stanno cercando di imporre stili di vita distorti. Nel poco tempo libero dal lavoro, ci vogliono intontiti dalla tiv� spazzatura o dalle luci artificiali del mega-centri commerciali. Questi, oltretutto, si stanno gi� trasformando in una fiera della precariet� del lavoro, per esempio facendo del part-time non pi� un’opportunit� ma un obbligo. E’ ora di dire basta e lo facciamo nonostante la Cgil, fino a pochi anni fa, abbia sostenuto l’apertura di centri commerciali. Il problema � che ora � davvero troppo. Rischiamo di avere una desertificazione delle citt�, sostituite con poli artificiali di aggregazione sociale. Serve un riequilibrio e perci� siamo pronti a sederci attorno al tavolo che il Comune vorr� istituire, senza pregiudizi anche di fronte a cambiamenti per rilanciare il commercio in centro. Ma sempre con una cultura del limite e tenendo presente che le condizioni di lavoro non sono una variabile che deve cedere davanti al mercato”.

      A Bellucci fanno eco Romano Fattini e Paolo Montalti, sindacalisti della categoria Filcams, che nel Cesenate conta 2.600 iscritti, di cui 1.200 nel comparto commercio (compresi un centinaio di addetti dell’Iper Rubicone e una trentina occupati all’Iper dello zuccherificio). “Poco importa – attaccano – che i dirigenti degli Iper ci abbiano proposto di usare per le domeniche studenti e pensionati. Non � questo il punto. Non � solo una questione di tutela dei lavoratori e di difesa contro il rischio di spaccature sociali dentro le famiglie. E’ un problema culturale. E poi la legge prevede aperture domenicali continuative solo per i servizi essenziali; i centri commerciali non lo sono”.

      Gian Paolo Castagnoli