CES: serve una revisione completa della direttiva sui lavoratori distaccati

La CES rilancia: restano necessari una Clausola di progresso sociale e una revisione completa della direttiva sui lavoratori distaccati

Dal 2008, la Confederazione europea dei sindacati (CES) incita le istituzioni europee a intraprendere un’azione per superare le conseguenze – negative per l’Europa sociale – insite nelle sentenze della Corte di giustizia europea riguardanti  i casi Viking, Laval, Ruffert e Commmissione vs Lussemburgo. A suo avviso,  l’UE dovrebbe rivedere l’attuale quadro legale adottando una Clausola di Progresso sociale, che chiarisca le relazioni tra le libertà economiche e i diritti sociali fondamentali, e indirizzi  una revisione completa della Direttiva sul distacco dei lavoratori.

Quattro anni dopo, la Commissione Europea -  intraprendendo finalmente un’azione legislativa – sta per proporre:

    1.un Regolamento sulla base dell’art. 352 del  Trattato del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione) relativo alla relazione tra i diritti sociali fondamentali e le libertà economiche (il cosiddetto “regolamento Monti II”);
    2.una direttiva relativa alla messa in opera della direttiva sui lavoratori distaccati.

Con la sua Risoluzione “Realizzare progressi sociali nell’ambito del mercato unico: proposte riguardanti la protezione dei diritti sociali fondamentali e il distacco dei lavoratori” – adottata dal Comitato esecutivo del 7-8 dicembre 2011 -  la CES  manifesta il  timore che queste proposte non forniscono una risposta sufficiente alle sfide attuali.

REGOLAMENTO MONTI II -  La Ces ha già accolto favorevolmente il principio di un Regolamento Monti II  come un passo nella giusta direzione.
In effetti, nel suo Atto per il mercato unico, la Commissione europea ha annunciato  la sua intenzione di adottare un Regolamento – denominato Regolamento Monti II – che chiarisca l’esercizio della libertà di stabilimento e della libertà di prestazione di servizi nel quadro dei diritti sociali fondamentali, e in particolare del  diritto o  libertà di sciopero. Il Regolamento riconoscerà che  non c’è conflitto esplicito tra il diritto di intraprendere un’azione industriale e le libertà economiche. E evidenzierà il ruolo importante dei tribunali nazionali nell’applicazione del test di proporzionalità caso per caso, conciliando l’esercizio dei diritti sociali fondamentali e le libertà economiche.
“La proposta di un Regolamento Monti II -  sottolinea
ora la CES – non dovrà portare a un rafforzamento della giurisprudenza  UE, né interferire con le pratiche nazionali in materia di diritto di azione collettiva. In particolare, bisognerà trovare una soluzione per il test di proporzionalità” che si ritrova nella sentenza Viking.

Oramai i giudici hanno il potere di decidere se un’azione collettiva è un mezzo appropriato, il che rappresenta un intervento intollerabile nel diritto fondamentale all’azione collettiva.  Cosa – questa – già denunciata, tra l’altro, dall’Oil, ed incompatibile (tra l’altro) con  il prossimo accesso dell’Ue alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La CES spinge per trovare una soluzione europea a questo problema.
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Inoltre
– precisano i sindacati europei – il Regolamento  Monti II non sostituirà la richiesta della CES di un Protocollo sociale. Al contrario il Regolamento è una prima tappa per l’adozione di questo protocollo.
In altri termini, il Regolamento non implica la soppressione dall’Ordine del Giorno della  richiesta CES di una
Clausola di Progresso sociale, intesa quale Protocollo di Progresso sociale  da allegare ai Trattati europei, e dotata – quindi – del loro stesso valore giuridico. Questo – ribadisce la CES -  resta l’unico strumento per affrontare lo squilibrio attuale tra le libertà  economiche e i diritti sociali fondamentali.

Circa la proposta della Commissione Europea che mira a migliorare  l’applicazione della direttiva sui lavoratori distaccati – sottolinea la CES – questa non basta per far fronte a tutte le sfide lanciate dalle sentenze recenti della Corte di giustizia europea succitate. Una revisione completa della direttiva resta quindi indispensabile. La proposta attuale non risponde alle questioni relative al campo di applicazione della Direttiva sui lavoratori distaccati; ai meccanismi di sorveglianza; e  alla messa in opera della direttiva.

A cura di: Silvana Paruolo