CES: Conferenza annuale sui CAE

L’annuale conferenza dell’Etuc sui Comitati Aziendali Europei si è aperta il 24 ottobre 2013. Tema portante: la sostenibilità, cosa significa nel contesto economico europeo odierno e cosa possono fare i rappresentanti dei lavoratori nei Cae per declinare questa tematica in azienda.
I lavori sono stati introdotti da D. Hexel, del sindacato tedesco DGB, il quale ha definito la sostenibilità come un’azione che deve essere “sufficiente, per tutti, per sempre”. Purtroppo, ha aggiunto, una crescente crisi di legittimità pervade l’Europa sia nei confronti del progetto politico di unità europea, sia nelle politiche economiche nel loro complesso. I CAE sono dunque chiamati a lavorare in un momento difficile, ma devono mantenere la schiena diritta e continuare a portare avanti il progetto di rappresentanza europea all’interno delle multinazionali. Attualmente i CAE in Europa sono 1016 e rappresentano complessivamente circa 18 milioni di lavoratori. Questi dati sono incoraggianti per proseguire verso la strada che conduce verso una reale capacità di contrattazione transnazionale, un obiettivo sempre più vicino, ma che ha bisogno di regole, ancora non scritte dal Parlamento europeo.
Quali sono le istanze da portare avanti in “stile” sostenibile? Innanzitutto una pressione continua perché le aziende producano, in modo ecosostenibile, cose “utili”, così come lavorare perchè gli ambienti di lavoro siano ispirati a sistemi organizzativi equi ed ecologici, compresi gli aspetti legati alla salute e sicurezza, alle pari opportunità, alla non discriminazione. Un altro obiettivo che i CAE devono perseguire è quello di lavorare per un accorciamento dell’orario di lavoro e un’omogeneizzazione della retribuzione.
La conferenza prosegue con la testimonianza del rappresentante del CAE dell’azienda ferroviaria francese Bombardier, J. Hauber, il quale sottolinea quanto il trasporto ferroviario sia un esempio ottimo di mobilità sostenibile, capace di innovarsi e di creare sviluppo.
L. Triangle, dell’azienda metalmeccanica Umicore (Belgio), continua parlando di come la sua azienda abbia trasformato la sua produzione da “brown” a “green” attraverso una stretta collaborazione con il CAE, e in ultimo R. Nedzynski, coordinatore per EFFAT di alcuni CAE tra cui quello di Accor,

multinazionale alberghiera, racconta della recente firma di un accordo congiunto, i cui punti salienti sono la definizione delle libertà sindacali e dei diritti dei lavoratori, una dichiarazione contro il lavoro minorile e una sullo sviluppo di processi produttivi in sintonia con la sostenibilità ambientale (ad esempio, l’uso consapevole delle materie prime quali cibo, acqua, delle fonti energetiche, etc.). Nedzynski sottolinea quanto questo accordo sia un risultato davvero importante per il CAE, in quanto apre la strada ad accordi simili in seno alle altre maggiori catene alberghiere.
La prima giornata di lavoro si conclude con un resoconto del ricercatore S. Vitols, dell’Istituto Sindacale Europeo, sui risultati ottenuti negli ultimi anni dalla collaborazione dei CAE con le rappresentanze dei lavoratori nei consigli di amministrazione (WBLR, workers on board level representation). Il ricercatore tedesco insiste sulla necessità della trasformazione delle imprese europee dal modello “stakeholder value” (ovvero decisioni prese sulla base di finanziatori e azionisti d’impresa) a quello “shareholder value”, ovvero un’impresa i cui processi decisionali sono basati sugli attori effettivi, tra cui troviamo i lavoratori. Guidare l’evoluzione dell’impresa verso tale modello è determinante per la realizzazione della sostenibilità, che in questo modo risulta applicata in modo multidimensionale, attraverso i meccanismi dei CAE, dei rappresentanti dei lavoratori nei consigli d’amministrazione, della contrattazione collettiva, della creazione di comitati consultivi che raggruppano i diversi attori dell’impresa.
Il CAE, dunque, possono e devono giocare un ruolo sempre maggiore nella transizione dall’impresa che punta sul mero valore azionario all’impresa sostenibile, proponendo istanze di sostenibilità e sostenendo le scelte aziendali in tale direzione.
Il dibattito che segue tra i delegati, provenienti da organizzazioni sindacali e CAE di tutta Europa, mette in evidenza tra le altre cose quanto queste tesi siano ancora poco comprensibili per i Paesi più indietro in materia di diritto del lavoro, libertà sindacali e cultura della responsabilità sociale d’impresa. Ancora una volta, è compito dei CAE, con la loro peculiare vocazione allo scambio di modelli economici e sindacali, fare in modo che queste istanze prendano piede e diano il via a iniziative di modernizzazione delle imprese europee meno avanzate.

La seconda giornata della conferenza si apre con un’interessante tavola rotonda che mira a dimostrare come i CAE siano strumenti importanti per lo sviluppo di buone “governance” d’impresa.
La prima testimonianza è di A. Breuil, delegato CAE di Chèque Dejeuner (impresa nel settore dei buoni pasto), il quale ricostruisce le tappe della costituzione del CAE e di ciò che ha significato per i lavoratori della sua azienda in termini di informazione e consapevolezza. Breuil rimarca anche come i CAE possano essere un utile strumento per quanto riguarda il dialogo sociale europeo, in un’ottica di reciproca influenza e scambio di buone prassi.
La tavola rotonda prosegue con G. Guglielmi, responsabile delle Politiche Internazionali della Filcams Cgil Nazionale e coordinatore del CAE di Autogrill, che presenta alla platea presente il progetto MUMMIA (Multisectoral Multinational Managing Information & Consultation Agreements), recentemente conclusosi nella sua prima parte: un tentativo di identificare i processi che possono favorire la costituzione di un CAE nelle multinazionali che operano in più settori. Guglielmi riporta l’esempio dell’avvio del Gruppo Speciale di Negoziazione per la costruzione del CAE del Gruppo Cremonini, in cui si è seguita l’impostazione scaturita dal progetto. Le aziende multinazionali e multisettoriali rappresentano una sfida per le organizzazioni sindacali nazionali e transnazionali, in quanto l’abitudine a lavorare nei propri rispettivi settori e territori deve essere abbandonata in favore di una continua ricerca di alleanze. Il progetto MUMMIA, il cui nome rappresenta l’immobilità delle organizzazioni sindacali in contrapposizione con la rapidità delle decisioni prese dalle aziende multinazionali, risponde dunque a questa sfida, mettendo in campo strumenti di lavoro, scambio di buone pratiche, reti di contatto e alleanze globali.
Nella seconda parte della giornata, si è dato ampio spazio al dibattito e allo scambio di impressioni sulle tematiche affrontate. In particolare, sembra molto interessante la questione del coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori nei consigli d’impresa: una sfida probabilmente da raccogliere ed esplorare, ma anche piena di difficoltà e problemi di applicazione nei vari stati nazionali.
La chiusura della conferenza è affidata a Claudia Menne, segretaria confederale CES, che si augura di aver offerto spunti di riflessione per chi si occupa di CAE e annuncia che gli atti della conferenza saranno pubblicati presto sul sito della CES.

A cura di Giorgia Evangelista