C´era una volta lo shopping

17/10/2002


GIOVEDÌ, 17 OTTOBRE 2002
 
Pagina 28 – Cronaca
 
Anno 2002: "la grande abbuffata" è finita, dicono gli esperti. Le famiglie selezionano i prodotti utili e scartano il superfluo
 
C´era una volta lo shopping
 
Dall´auto alle caramelle l´Italia consuma meno. Ecco cosa e quanto
 
 
Il sogno del lusso rimane vivo. Mentre al mercato si rinuncia persino alle primizie
Il consumismo non è morto. C´è soltanto una pausa forzata, in attesa del futuro
 
MARINA CAVALLIERI

ROMA – Dopo anni di shopping selvaggio e di mania degli acquisti, gli italiani voltano pagina e chiudono il portafoglio. Dopo l´euforia, le spese sbadate e senza pensieri tornano l´attenzione e la cautela nei consumi. Gli esperti la chiamano, preoccupati, «flessione». A volte si tratta di cifre minime con lo zero davanti, ma bastano per gettare l´allarme. Non siamo agli anni depressivi dell´austerity, non è ancora penitenza ma i grafici che tracciano l´andamento delle spese scendono sempre più malinconici verso il basso.
Nelle famiglie si fa strada una consapevole rinuncia: addio al televisore ultimo modello, neanche a pensare poi di comprare un´automobile, nelle case degli italiani entrano meno mobili, meno elettrodomestici. E dopo la grande abbuffata elettronica s´incomincia a risparmiare su computer e hi-fi. Gli italiani adesso selezionano, pensano prima di spendere: meno soldi per il tempo libero, meno per libri e giornali. Si tagliano qua e là shampoo e detersivi. E, quando si va al bar, meno snack e caramelle.
È una tendenza alla selettività e al rigore, dicono gli esperti, che studiano con la lente d´ingrandimento la propensione al consumo, si tratta di «attitudine al risparmio» ma c´è anche chi, senza giri di parole, annuncia una fase di vera e propria crisi. «È il settore dei beni durevoli che soffre di più perché è lì che si può avere un risparmio immediato», spiega Daniele Tirelli, vicepresidente della AcNielsen-Italia, società di ricerca. «Ma per tutti i beni di largo consumo siamo in una fase recessiva, negli alimentari si arriva al meno 2,6 per cento. Gli indicatori del clima sociale parlano di una preoccupazione diffusa. Nel maggio scorso c´era stata una ripresa dell´ottimismo dopo i fatti dell´11 settembre, poi dopo l´estate di nuovo una ricaduta. Ora con la questione Fiat si entra ufficialmente in un clima di crisi economica». Secondo una ricerca della Coop-Prometeia stiamo vivendo la prima vera flessione nei consumi dal 1993: «La contrazione è evidente non tanto nel settore alimentare quanto in quello dei beni durevoli: c´è una netta caduta di spese per i trasporti, gli elettrodomestici, l´elettronica, l´abbigliamento, le spese per la casa», commenta Enrico Migliavacca, presidente della Coop-Lombardia.
Questa è stata la prima estate, dopo molti anni, che non c´è stata l´incetta di saldi. Le cifre registrano il 30 per cento in meno rispetto all´anno precedente. Alla Confcommercio fanno i conti e le cifre sono in rosso: «Si rimanda la decisione di acquisti importanti a tempi migliori», spiega Carlo Mochi dell´ufficio studi della Confcommercio. «Le cause? Tante. Il cambio della moneta ha creato disorientamento, il consumatore non domina più i conti, la borsa ha falcidiato i risparmi, la conflittualità sociale ha portato a un aumento degli scioperi». Gli italiani risparmiano quindi, ma non smettono di sognare. Una ricerca Ipsos Explorer rivela che la prima spesa che sperano di fare è per un viaggio, al secondo posto nella lista degli acquisti ci sono le spese per la casa. Nessun interesse per gioielli e elettrodomestici, finiti agli ultimi posti.