C’era una volta la riforma «vera» e bipartisan

15/09/2003



      Domenica 14 Settembre 2003

      Viaggio nei Ddl sulla previdenza:
      da luglio 2002 una proposta ignorata alla Camera


      C’era una volta la riforma «vera» e bipartisan


      ROMA – Una riforma strutturale delle pensioni proposta dalla maggioranza, ma che piace anche all’opposizione. Eliminazione delle pensioni di anzianità, innalzamento immediato a 60 anni dell’età minima, contributivo per tutti, equiparazione totale tra fondi chiusi e aperti. Otto articoli che affrontano tutti i nodi della previdenza pubblica. È questo il cuore di un progetto di legge presentato l’8 luglio 2002 e mai discusso, neppure in commissione. L’iniziatava è del deputato azzurro Andrea Di Teodoro e di altri 14 parlamentari di entrambi gli schieramenti: sette forzisti (Di Teodoro, Bertolini, Cesaro, Di Luca, Falanga, Lainati, Taormina), quattro esponenti di An (Bellotti, Landi di Chiavenna, Maceratini, Raisi), il centrista D’Alia e i tre deputati della Margherita, Annunziata, Giachetti e Mazzuca. In realtà, questa proposta di legge faceva parte, originariamente, di un gruppo di 25 iniziative popolari predisposte dai «Radicali italiani» ed era stata sottoscritta da decine di migliaia di cittadini. Contributivo per tutti. L’estensione del sistema di calcolo contributivo a tutti i lavoratori dipendenti è prevista all’articolo 1. L’obiettivo è quello di eliminare la distinzione, introdotta dalla riforma Dini, tra coloro che alla data del 1° gennaio ’95 avevano maturato 18 anni di contributi, per i quali continua a valere il metodo retributivo, e quelli che non avevano ancora superato tale soglia, per i quali il contributivo già si applica. Cambia anche il metodo d’indicizzazione degli assegni, che viene ancorato esclusivamente all’inflazione e non più alle variazioni del Pil.
      Pensioni di anzianità. Drastiche le misure in materia di anzianità. Il documento ne dispone la totale eliminazione e la sostituzione con un nuovo meccanismo che miscela età anagrafica e anni di contribuzione. Per andare in pensione, dal 1° gennaio 2003, la loro somma deve essere 95, per poi passare a 100 dal 1° gennaio 2005. Questo per i lavoratori dipendenti. Gli autonomi, invece, devono totalizzare 100 da subito. Prevista anche la possibilità di cumulare pensione e redditi da lavoro part-time per i dipendenti che hanno già maturato 38 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. Il totale non può eccedere di oltre un terzo la retribuzione spettante al lavoratore che presta la sua opera a tempo pieno.
      Pensioni di vecchiaia. L’articolo 3 del progetto di legge prevede un’accelerazione dell’entrata a regime della riforma Dini. L’età minima per il trattamento di vecchiaia passa immediatamente da 57 a 60 anni. Perequazione automatica. I sottoscrittori del documento delegano il Governo ad adottare uno o più provvedimenti finalizzati ad agganciare i trattamenti pensionistici alla dinamica delle retribuzioni dei lavoratori attivi. All’Esecutivo viene offerta anche una serie di criteri da seguire: uniformità delle retribuzioni di riferimento; individuazione della percentuale di rivalutazione; gradualità dell’adeguamento al fine di favorire i trattamenti pensionistici più bassi.
      Pensioni minime. Il documento prevede un’altra delega al Governo per l’innalzamento generalizzato delle pensioni minime. La cifra viene aumentata fino a 516 euro, entro il 31 marzo 2003, ed è comprensiva di tutti i trattamenti previdenziali e assistenziali, ad eccezione delle prestazioni corrisposte in caso di handicap o invalidità. È previsto anche l’aumento delle pensioni sociali: 310 euro mensili per tredici mensilità, a partire dal 1° gennaio 2003, che arriveranno a 415 dal 2005.
      Enti di previdenza. Anche l’obiettivo del riordino degli enti pubblici di previdenza viene perseguito attraverso una delega all’Esecutivo. Entro due anni dall’entrata in vigore di questa legge, il Governo deve sopprimere o ristrutturare gli enti erogatori delle pensioni statali. La strategia da seguire è quella dell’eliminazione di duplicazioni funzionali e organizzative, del risanamento dei bilanci, della separazione dei compiti di indirizzo da quelli di gestione.
      Fondi pensione. Per assicurare al lavoratore maggiore libertà di scelta nell’ambito della previdenza integrativa, il progetto di riforma del sistema pensionistico prevede l’equiparazione tra fondi pensione «aperti» e «chiusi». I lavoratori che optano per un fondo «aperto» possono disporre integralmente delle quote di accantonamento annuali del Tfr, maturate dopo l’iscrizione al fondo.

      LUCIANA BARBETTI
      EUGENIO BRUNO