Cer: nel 2001 boom dei salari

04/05/2001

Il Sole 24 ORE.com






    Le retribuzioni lorde cresceranno del 3,5% – L’anno scorso differenziale record tra stipendi contrattuali e di fatto: 1,3% per i privati

    Cer: nel 2001 boom dei salari
    Tronchetti: applicare l’accordo del ’93 – Cofferati: sulla partita dei contratti le elezioni non c’entrano
    L.L.G.
    ROMA. Nel 2000, «una parte rilevante» dell’aumento delle retribuzioni lorde unitarie, salite del 3% nel settore privato, è stata determinata dallo "slittamento salariale". Cioè dal differenziale tra crescita delle retribuzioni di fatto e quelle contrattuali. In ambito privato, osserva il Cer nel suo primo rapporto del 2001, un fenomeno di tale consistenza non si registrava da anni.
    Le retribuzioni lorde unitarie, spiega ancora il Centro Europa ricerche, sono aumentate lo scorso anno del 3,1% per l’intera economia. Nel settore pubblico l’aumento risulta del 3,4%; in quello privato, appunto del 3 per cento. E, quanto ai privati, lo slittamento risulterebbe pari all’1,3%. Per i pubblici, si limiterebbe all’1 per cento. Ma, in questo caso, giocano le complessità contabili imposte dal trattato europeo. Anche se gran parte dei contratti non è ancora operativa, le norme di contabilità europee stabiliscono che le somme stanziate, anche se non erogate, siano segnate nell’anno di competenza.
    Ma torniamo al settore privato. Uno slittamento come quello del 2000 — ribadisce il Cer — non si verificava da parecchio tempo. Anzi, nel triennio ’97-’99 le retribuzioni di fatto avevano registrato crescite prossime o addirittura inferiori a quelle contrattuali. «La vivacità dimostrata dalle retribuzioni di fatto va, a nostro parere, interpretata come segnale di una maggiore tensione sul mercato del lavoro, sicuramente connessa alla riduzione dei tassi di disoccupazione».
    Tuttavia, sempre con riguardo al settore privato, il costo del lavoro per unità di prodotto «dovrebbe aver fatto registrare nel 2000 un aumento moderato». Data una crescita dei redditi unitari del 2,9% (del 3,2% nel comparto pubblico), il Clup "privato" sarebbe salito dell’1,4%, al di sotto del deflatore del Pil (2,2%) e del deflatore del valore aggiunto privato (3,3%). Questo grazie al buon andamento della produttività del lavoro che, nonostante l’espansione dell’occupazione, risulterebbe cresciuta dell’1,5 per cento.
    E il 2001? Le retribuzioni lorde dovrebbero salire di ben il 3,5 per cento. «Un aumento così consistente, un punto al di sopra del tasso d’inflazione previsto», sarebbe imputabile all’accelerazione delle retribuzioni private (3,3%) e di quelle unitarie nei servizi pubblici (4,3%). Quanto ai privati, l’aumento retributivo sarebbe compensato da un ulteriore incremento della produttività che il Cer stima nell’1,5% (come nel 2000) e dalla compressione del cuneo contributivo grazie all’ultima Finanziaria. Così, a fronte di un’accelerazione delle retribuzioni unitarie, i redditi unitari dovrebbero addirittura decelerare nel 2001, passando dal 2,9 al 2,7 per cento. In definitiva, il Clup salirebbe del solo 1,2 per cento.
    Nei servizi pubblici, l’aumento del 4,3% deriverà dalla corresponsione di parte dei rinnovi contrattuali stabiliti dalle ultime due leggi Finanziarie. Ma soprattutto la Finanziaria 2001 ha previsto stanziamenti aggiuntivi a integrazione degli aumenti stabiliti in precedenza, tali da colmare il divario degli ultimi anni anni tra inflazione programmata ed effettiva. Per il 2002 il Cer prevede una crescita delle retribuzioni unitarie del 3,7% nel settore privato e dello 0,8% in quello pubblico. Ma quest’ultima decelerazione risente di criteri metodologici. La produttività privata salirebbe dell’1,7%, dunque più dei due anni precedenti, ma il Clup aumenterebbe del 2,2 per cento.
    Nuove prese di posizione, infine, sulla vicenda contrattuale. Per Marco Tronchetti Provera, presidente della Pirelli, gli accordi del ’93 devono essere applicati. Accordi di cui, in alcuni casi, non si tiene conto nelle richieste sindacali. D’altra parte, siamo in campagna elettorale: a volte i toni sembrano allontanarsi dagli obiettivi comuni. E l’obiettivo è dare competitività al Paese, e questo si può ottenere proprio mantenendo stabili quegli accordi.
    «Il 13 maggio non c’entra nulla», è invece l’opinione di Sergio Cofferati, Cgil. «Qui c’è un problema serio che riguarda i rapporti tra sindacato e associazioni imprenditoriali. Le cose dette da Confindustria confermano l’intenzione di non applicare l’accordo del ’93 e dunque di ledere oggettivamente la politica dei redditi, che è stata uno degli strumenti di maggior coesione degli ultimi anni». A criticare gli industriali è stato anche il ministro del Lavoro, Cesare Salvi: «In questa fase Confindustria ha assunto, sui rinnovi contrattuali, una posizione contrastante con lo spirito e la logica dell’accordo del luglio ’93».
    Venerdì 4 Maggio 2001
 
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