Centomila fiaccole contro il terrore

28/03/2002


Centomila fiaccole contro il terrore
di 
Felicia Masocco


 Una risposta durissima alle calunnie, alle insinuazioni, ai veleni di chi «spara parole», di chi vive il sindacato come «un fastidio», a chi «irride» milioni di cittadini per aver esercitato il diritto a manifestare il proprio dissenso a politiche che smantellano tutele e mettono i padri contro i figli. Una risposta ferma a chi associa la piazza alle pallottole e ha «alterato le condizioni del confronto sociale. Ora ha il dovere di ripristinarle».
In una piazza Navona che riesce a contenere solo una piccola parte dei centomila manifestanti che ieri sera hanno risposto all’appello di Cgil Cisl e Uil contro il terrorismo, Sergio Cofferati, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti replicano senza fare sconti all’attacco sferrato al sindacato italiano da esponenti del governo a cominciare dal premier. È «inaccettabile» per Cofferati «l’accostamento tra funzioni della magistratura, iniziative di piazza e follie del terrorismo». Sono tesi che offendono il sindacato «che mettono in discussione una parte importante della nostra storia». «Il governo deve avere senso della misura, non può sparare parole in ordine sparso – aveva detto poco prima Pezzotta -. È intollerabile che alcuni suoi esponenti accreditino tesi calunniose che avvelenano l’opinione pubblica». Dove si vuole arrivare? Cosa significano queste insinuazioni provocatorie? si è chiesto il leader Cisl che non ha esitato ad affermare che «gli amici del terrorismo sono coloro che attaccano il sindacato e vogliono lo scontro radicale». Da sempre nel mirino, bersaglio di chi uccidendo vuole dettare tempi e merito di un confronto, come è avvenuto in questo caso, il movimento dei lavoratori, la sua rappresentanza «non hanno nulla da farsi perdonare», afferma Luigi Angeletti «nessuna giustificazione da dare a nessuno».
Migliaia di fiaccole, migliaia di bandiere mosse da una tramontana che non dà tregua. Bandiere diverse, ma di nuovo unite come non accadeva da tempo. Non solo quelle confederali, ma anche dell’Ugl, la sigla vicina ad An, quelle della Cisal. E sul palco il sindaco della città, Walter Veltroni, numerosi parlamentari dell’opposizione di centrosinistra e dell’Italia dei valori, i rappresentanti dell’Anpi, l’associazione dei partigiani. Presenti nel corteo anche due esponenti della maggioranza, il deputato dell’Udc Luca Volontè e Sergio D’Antoni. Decine le adesioni e i messaggi, tra gli altri viene letto quello del presidente della Regione, Francesco Storace (e parte una bordata di fischi). E quello dei presidenti di Camera e Senato che hanno preso le distanze da da altri esponenti delle istituzioni riconoscendo al sindacato un ruolo storico contro la violenza.
La lotta al terrorismo, l’attacco al sindacato accusato di «ambiguità», l’attacco ai diritti di coloro che il sindacato rappresenta: gli interventi conclusivi seguono una scaletta comune. Che in ogni caso parte, non potrebbe essere altrimenti, dal ricordo di Marco Biagi, il giuslavorista freddato dai terroristi a Bologna. Il primo applauso della piazza è per lui, «un uomo al servizio della Repubblica», «un uomo libero, ucciso per le sue idee», come già Ruffilli, Tarantelli, D’Antona. Un uomo la cui morte si tenta di strumentalizzare.
Cgil, Cisl e Uil non ci stanno. «Affermare che la violenza terroristica è frutto di un clima d’odio non è soltanto tesi priva di fondamento, ma è il tentativo di demonizzare la libertà di critica e la normale dialettica sociale», afferma Cofferati, che rivendica la «storia limpida del sindacato contro la violenza». E con chi ha chiesto «denunce, delazioni» ha voluto essere preciso: «Noi sosteniamo gli inquirenti e le forze dell’ordine. A loro e soltanto a loro forniremo le nostre valutazioni o eventuali elementi utili alle indagini, se e quando ne verremo a conoscenza». «Mai saranno oggetto di confronto con il governo nè con nessun altro», ha poi aggiunto riferendosi all’ordine del giorno (terrorismo e dialogo sociale) dell’ultima convocazione dei sindacati a Palazzo Chigi.
Un affondo dietro l’altro quello del segretario dell’organizzazione maggiore particolarmente presa di mira: «Le condizioni del confronto vanno ripristinate da chi le alterate. Noi condividiamo l’appello del Capo dello Stato, il governo dimostri concretamente di avere la stessa intenzione con i fatti e non solo con le parole».
Fatti. Anche Savino Pezzotta ne ha chiesti: «Bisogna assicurare i terroristi alla giustizia, è compito dello Stato e del governo che devono fare il loro dovere. Si devono colmare i vuoti di iniziativa che a partire dall’omicidio di D’Antona ci sono stati, e che sono troppi».

Fra prevalere la ragione, questo l’impegno preso in piazza Navona, «il sindacato sarà sempre unito nel riaprire gli spazio chiusi», ha detto Pezzotta. Senza rinunciare alle proprie di ragioni, perché – come affermato da Luigi Angeletti «in un grande paese democratico il governo e la maggioranza hanno diritto a governare, ma le organizzazioni sindacali hanno diritto di protestare se non sono d’accordo con le scelte che fa il governo». Le modifiche all’articolo 18 vanno stralciate, lo sciopero generale serve a questo. Il sindacato non cambia la sua agenda.
Anche così si combatte il terrorismo, e lo si combatte uniti. Le fiaccole di Bologna, Roma, Milano, Palermo, Genova e di tante altre città si sono accese per questo.