Centinaia di badanti da «integrare»

06/05/2002

 


 
FERRARA
lunedì 6 maggio 2002, S. Giuditta
   
Un progetto di legge porterà alla luce le tante donne dell’est che seguono a domicilio molti anziani
Centinaia di badanti da «integrare»
Le clandestine devono essere inserite nella rete assistenziale
L’assessore provinciale: Il rischio? Figure poco professionali

di Stefano Ciervo

Sembra accelerare l’iter del disegno di legge sull’immigrazione, che giace da un mesetto sul tavolo della Commissione affari costituzionali della Camera. Dentro ci sono le norme che regolarizzano le posizioni delle badanti, le donne in maggioranza dell’est chiamate (in nero) ad assistere i nostri anziani. A Ferrara sono centinaia e l’improvvisa emersione si porterà dietro non pochi problemi.
Cominciano a pensarci seriamente, a come affrontare l’ondata delle badanti, anche gli enti pubblici. «Stiamo cercando di capire quante sono le badanti, anzitutto, basandoci sull’andamento dei contratti regolari di collaborazione domestica – dice Rita Lodi, assessore provinciale alla sanità – Stimiamo, molto a spanne, che non possano essere meno di 300, forse di più. Non potranno essere tutte assunte regolarmente, e comunque si aprono serie questioni di accoglienza e integrazione, sia sociale che professionale. Anche perchè questa legge è criticabile in molti punti». Secondo l’assessore, in particolare, l’imposizione di un trattamento molto differente, sotto il profilo economico e dell’orario di lavoro, tra semplici colf e badanti, indurrà i ferraresi a regolarizzare in massa con il contratto meno oneroso. «E così noi avremo difficoltà anche a professionalizzare, queste donne che svolgono mansioni di assistenza e infermieristiche senza averne, spesso, le competenze» si lamenta Rita Lodi.
In una realtà con i tassi di anzianità tra i più alti a livello mondiale, comunque, una risorsa come quella rappresentata da queste donne non può essere trascurata. E quindi prende forma una proposta, legata alla ormai prossima attivazione dei Piani sanitari di zona, per giungere a «una rete di servizi di assistenza domiciliare integrata degli anziani – così la chiama l’assessore – che consenta ai cittadini di scegliere il livello desiderato tra diverse opzioni. L’assistenza sanitaria oppure la badante, con un filtro rappresentato dal pubblico». Questo filtro potrebbe essere rappresentato da "Uffici di cittadinanza", una sorta di sportelli unici dei servizi alla persona, dove acquisire anzitutto informazioni sulle soluzioni possibili. «E’ chiaro che il pubblico non avrà mai la possibilità di far da tramite diretto tra famiglie e badanti, ma già indirizzare chi ha bisogno ad associazioni di volontariato, parrocchie ecc. che anni si occupano di queste cose, sarebbe un bel passo in avanti» è la convinzione della Lodi. Un altro piano sul quale intervenire è la mediazione culturale, dai semplici corsi di italiano alle più complesse questioni di comprensione delle condizioni e delle esigenze degli anziani.
Il primo passo del Castello sarà comunque una "mappatura" il più possibile precisa delle presenze di queste donne, partendo dall’attuale situazione di clandestinità. Il progetto è in fase di presentazione, e comprende il monitoraggio dei passaggi nelle strutture sanitarie, che sono un indice di clandestinità tra i più precisi. Negli ultimi tempi, infatti, si è registrato un aumento di questi passaggi, soprattutto tra le donne, che iniziano a mostrare maggiore confidenza e fiducia negli ospedali anche nel caso di problemi ginecologici.


L’ex centro per immigrati di via Tisi