Censurato il rapporto Isfol, parlava bene dell’immigrazione

18/12/2002

              18 dicembre 2002

              Mandate al macero le 5mila copie già stampate e rinviata la presentazione della ricerca. Il personale «fortemente preoccupato» per l’autonomia dell’Istituto
              Censurato il rapporto Isfol, parlava bene dell’immigrazione

              ROMA. Fissare una data certa per la
              presentazione del Rapporto Isfol e
              diffonderlo «nella sua attuale versione».
              Lo chiede l’assemblea del personale
              dell’ente pubblico di ricerca che fa capo
              al ministero del Lavoro, personale «fortemente
              preoccupato per l’autonomia scientifica
              dell’Istituto». E proprio il titolare del dicastero,
              il leghista Roberto Maroni, viene
              chiamato in causa per quello che si fa
              profilando come un vero e proprio caso.
              Di censura. Che cosa c’è che non va nel
              rapporto Isfol di quest’anno? Una risposta
              precisa si avrà mettendo a confronto
              la versione del tomo già stampata in migliaia
              di copie – di cui è stata bloccata la
              presentazione e la divulgazione – e quella
              che verrà fatta conoscere prossima-
              mente alla presenza del ministro del Welfare.
              Pare infatti che Maroni – il quale
              tuttavia smentisce vibratamente – non
              abbia gradito il Rapporto nella parte dedicata
              all’immigrazione. La denuncia di
              Andrea Ranieri, responsabile Formazione
              e Ricerca dei Ds, segue quella dell’ex
              direttore dell’Isfol Alfredo Tamborlini,
              ed entrambe precedono la dura presa di
              posizione dell’assemblea dei lavoratori
              Isfol. Spiega Ranieri che il rapporto è
              «sotto tiro» per «la valutazione del fenomeno
              migratorio, di cui si evidenzia il
              carattere strutturale e positivo per il nostro
              Paese». «Per il nostro governo evidentemente
              la ricerca è obiettiva solo se
              corrisponde ai propri indirizzi, e gli indirizzi
              della Bossi-Fini mal si conciliano
              con una ricerca libera e obiettiva sugli
              effetti dell’immigrazione».
              La presentazione del tomo sulle politiche
              della formazione e del lavoro era
              stata fissata per il 16 e il 17 dicembre.
              Tutto era pronto, il rapporto era già stato
              stampato in migliaia di copie (lo conferma
              un comunicato dello stesso personale).
              È però arrivato lo stop: motivo
              ufficiale «sopravvenuti e inderogabili impegni
              istituzionali» avrebbero impedito
              al ministro Maroni di partecipare agli
              appuntamenti. Premettendo che l’assenza
              di un ministro alla presentazione
              «non è mai stato ostativo alla presentazione
              e divulgazione dei dati», il personale
              Isfol prende le distanze dal rinvio deciso
              dal commissario straordinario, il professor
              Carlo dell’Aringa, e parla di «attacco
              all’autonomia dell’Istituto», come del
              resto fanno i Ds e Tamborlini. Per l’ex
              direttore generale dell’Isfol il ministro
              «non solo ha ordinato di annullarne la
              presentazione, ma ha dato anche disposizioni
              a Dell’Aringa, di mandare al macero
              le 5mila copie e di ritirare quelle già
              spedite a giornalisti e relatori. Sembra -spiega
              - che non sia piaciuto il capitolo
              sull’ immigrazione che in pratica va riscritto».
              «Non ho mai letto il rapporto»,
              è la smentita di Roberto Maroni, «ho
              chiesto un rinvio solo per poter partecipare
              alla presentazione a cui tengo molto».
              Sul caso i deputati del Pdci hanno
              presentato un’interrogazione.
              fe.m.