“Censis” «L’Italia è in ripresa»

04/12/2006
    sabato 2 dicembre 2006

    Pagina 20 – Cronaca

    "Un boom silenzioso, l�Italia � in ripresa"

      La radiografia del Censis: merito delle piccole aziende, ma non c�� guida politica

        Una minoranza vivace ed ottimista traina il resto del Paese
        Manca ancora una leadership che spinga i fenomeni in atto
        L�accelerazione dei settori di nicchia, eppure la societ� non tiene il passo
        Gli umori degli individui risentono dell�inefficacia mostrata dalle istituzioni. Una zavorra all�innovazione anche culturale

        LUISA GRION

          ROMA – C�� un paese che sta bene, che fa profitti, che vende all�estero, che tinge di rosa il suo futuro, che ha saputo trovare l�onda giusta per cavalcare l�impetuoso mare della globalizzazione. C��, ma � minoritario: � una punta avanzata e non compresa. Lo Stato, tutto intento com�� nel darsi un ruolo e a inseguire obiettivi prefissati non ha saputo intercettarla. E nemmeno la societ� ha ancora percepito il cambiamento di prospettiva che arriva da quella fetta di paese, tant�� che invece di prendere atto della ripresa in corso continua a sentirsi pessimista, malinconica, con una identit� in caduta libera. Ora, per capire come andranno le cose bisogner� vedere quale, fra le due, sar� la forza prevalente: �Ci giochiamo tutto in questi mesi invernali�.

          � proprio questa la prima frase della prima pagina del rapporto Censis sull�Italia del 2006, il quarantesimo della serie. La fotografia del paese che vi si delinea � nitida: c�� una minoranza ottimista e �trainate� che convive con una maggioranza depressa.

          Il quadro economico, spiega lo studio, negli ultimi dodici mesi � cambiato: quelle che l�anno scorso erano semplice �schegge di ripresa� sono ormai tendenze consolidate. Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, parla di vero e proprio boom. Un boom �selettivo�, perch� riguarda solo le aziende che hanno saputo aprirsi al mercato, e �silenzioso�, perch� pochi si sono accorti della sua esistenza. Ma ben definito: pur restando sotto la media europea, in Italia c�� una netta crescita del Pil e della occupazione. L�export, specialmente nei settori di nicchia, fa faville. Si sta ricostruendo la rete delle grandi imprese, sta aumentando il peso di quelle medie. Passi avanti che le aziende hanno saputo fare abbandonando la logica delle pesanti ristrutturazioni per dedicarsi invece alla comprensione del mercato. A costo di costruire il prodotto addosso alle esigenze del cliente. Le imprese, dopo tanto tempo, vedono rosa: secondo un sondaggio effettuato dal Censis stesso, fra quelle con oltre 20 dipendenti, quasi il 93 per cento ritiene di avere davanti a s� un futuro abbastanza o molto ottimista. Intuiscono d�aver trovato l�onda giusta e di poterla cavalcare e per questo sono fiduciose, quasi euforiche.

          Eppure questa loro energia non � in sintonia n� con la politica, n� con la societ�. Il giudizio che il Censis d� dell�esecutivo � molto netto e per nulla positivo. �Non accusatemi di essere contro il governo, ma effettivamente c�� un problema� ha detto De Rita. Quale? Il fatto che, in questi ultimi mesi, il dibattito politico si � tutto concentrato sulla triade �redistribuzione-riforme-difesa degli interessi�. Non c�� stata alcuna attenzione ai bisogni della ripresa e dello sviluppo. Non si � preso atto di come le cose fuori stavano cambiando.

          �Con la recente campagna sulle entrate – si legge nel rapporto – c�� il velenoso sospetto che il potere statale abbia pensato prevalentemente a se stesso in una sorta di egoismo statalista. Che abbia pensato pi� alla sua immagine esterna in materia di regole europee che a sostenere le dinamiche interne alla societ�; che abbia pensato ai suoi ministri, tesi comunque a strappar qualche denaro che ne certificasse l�esistenza. Che abbia pensato al suo personale (amministrativo, militare e insegnante) e al suo potere�. Ed � anche per questo che la spesa pubblica invece di essere corretta continua a lievitare, �� indomabile� commenta il Censis. Se l�obiettivo principale �tanto voluto da una parte della sinistra� � quello di puntare alla equit� redistributiva attraverso la riforma fiscale �la nuova minoranza trainante – ha detto De Rita – pu� essere vista addirittura come un nemico�. Ora �il s� non ha il senso della storia�, ricorda il rapporto Censis citando Benedetto Croce �proprio perch� chi � rinserrato in se stesso diventa disattento ai percorsi socioeconomici�.

          Ma questa chiusura, questa incapacit� a intercettare la realt� e cambiare i programmi � tutta colpa e responsabilit� della politica? No, precisa De Rita. � �la nostra stessa cultura a spingerci al pessimismo: da anni di dibatte sul ceto medio, termine dentro il quale abbiamo messo di tutto. Ora si dice che il ceto medio � in crisi e che quindi l�intero paese deve essere in crisi. Noi quest�anno abbiamo deciso di analizzare una cultura di minoranza�. Quella delle imprese che hanno vinto la sfida della globalizzazione, delle realt� locali che hanno saputo cercare lo sviluppo e della capacit� di una fetta del terziario di offrire servizi ad alto valore professionale. Piccole realt�. �Del resto – conclude De Rita – oggi una societ� non cresce pi� nella massa. Potremmo sbagliare, ce ne assumiamo il rischio. E poi a 40 anni, tanti ne ha il rapporto, si comincia una vita nuova�.