“Censis” «Energie che non mettono in moto la società»

04/12/2006
    sabato 2 dicembre 2006

    Pagina 20 – Cronaca

    IL CASO

    L�analisi del Centro studi: vanno studiati meccanismi che trasmettano alla collettivit� le spinte positive

      "Quelle mille scintille d�energia
      non mettono in moto la societ�"

        Senza il traino delle strutture statali, le minoranze assumono sempre pi� peso nei processi inventivi e produttivi E il ceto medio � andato in frantumi

          ALESSANDRA RETICO

            ROMA – Un movimento forte e creativo, ma lo stato non se ne accorge. Peggio: occulta le energie vitali per mantenere privilegi e posizioni. A rischio quel "piccolo silenzioso boom" economico che dopo anni spunta come un�alba in Italia. E nella gente, malinconia e risentimento. Problematica, divisa, attraversata da umori e linguaggi diversi la situazione sociale nel Rapporto Censis 2006. Segni positivi si mischiano a malcontento, l�avanguardia a zavorre e resistenze conservative. Da una parte la crescita economica grazie al coraggio e alla capacit� di adattamento delle piccole e medie imprese. Dall�altra politiche incapaci di vedere le trasformazioni in atto: �Lo Stato lavora per maggioranze potenziali e non su dati reali dice� Giuseppe De Rita. Il segretario generale del Censis dice molte altre cose, una fa impressione: �La nostra societ� pu� evolvere se le sue minoranze sono allegre�. L�allegria come motore, come potere economico: le "minoranze" che inventano e producono, che intuiscono dove va il mondo, non durano se non sono sostenute da altre energie positive. Invece c�� distacco: chi innova � una minoranza, la societ� civile si organizza in nuove articolazioni, lo stato � lontano da entrambe, bloccato, fisso nel suo ego. Incapace di essere trainato dal progresso, radicato alla realt�.

            Eppure la gente lo dice qual � il suo reale: su temi come aborto, uso della pillola del giorno dopo, procreazione assistita e utilizzo di embrioni umani per la ricerca scientifica per esempio. La maggioranza delle donne � a favore di tutto l�elenco. O l�eutanasia: dalla perfetta spaccatura del campione del 2003 a una quota maggioritaria (57%) di favorevoli: �Affermazione estrema del primato del soggetto�.

            Ma anche su altri piani c�� contraddizione: si dice che il futuro � la scuola e i giovani, invece investiamo in istruzione meno della media dei paesi Ocse; welfare per tutti, eppure sussiste un sistema clientelare; gli ammazzamenti a Napoli e il bullismo sono solo una faccia della criminalit� (con Milano in testa) perch� la paura cresce in province marginalmente interessate dalle cronache; il lavoro aumenta, ma solo quello a bassa qualificazione. S�invocano le energie femminili, ma poi le donne sono ancora penalizzate, nel lavoro e nella politica, vittime di una cultura "postvelinistica". E di violenze, tante e molte in casa.

            Ai servizi che non funzionano, ma anche alle spinte creative, risposte deboli e stanche. �Con la Finanziaria ci siamo chiesti: sono sopra o sotto i 40mila euro, ricco o povero? Ci� � la devastazione dell�identit� collettiva�. Manca un senso di appartenenza, la gente fa fatica a trovare il suo centro emotivo, culturale. Ceto medio scomparso. E nella bulimia del virtuale, l�anoressia delle connessioni sociali: un "corpaccione", un corpo ingrassato dalle possibilit�, ma povero di verit�. Ricco di occasioni, mediatico, moderno, ma "Paese di single", di entit� isolate. E attorno un continuo disintreccio di piani: economia e politica non si parlano, cos� come economia e societ�. Mancano obiettivi collettivi. Per tornare insieme ci vuole una "nuova riarticolazione sociale": rimodulazione del sistema di imprese; puntare sul crescente valore economico di borghi e citt�; credere nel terziario dei servizi alle persone e alle comunit�. �� questa triade che, rompendo l�invaso e la cultura della cetomedizzazione, sta alla base della nostra ripresa attuale e della sua futura tenuta�. Forse il dovere civile dell�ottimismo, lo sguardo oltre.