Censis 2003: Voglia di provincia

09/12/2003


06 Dicembre 2003

IL RAPPORTO CENSIS PER IL 2003

Voglia di provincia
Gli italiani cercano la qualità della vita
Solidarietà e partecipazione: il nuovo valore è la «convivialità»
Cresce l’attenzione per il salutismo e l’alimentazione corretta

Raffaello Masci

ROMA
Basta con lo stillicidio delle notizie sullo sviluppo e sulla ripresa che ci sono o non ci sono. Basta anche con lo spauracchio della recessione e del declino che appaiono e scompaiono. Basta, insomma, con il valutare la vita collettiva unicamente con categorie economiche. L’Italia ha una sua forza «interiore» che la tiene coesa e vitale a prescindere dall’alternarsi delle stagioni di vacche magre o grasse. E’ questa l’antica novità che emerge dal Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, che è stato presentato ieri mattina a Roma. Quella Italiana – dice l’istituto, che ama il linguaggio creativo – «è una società disormeggiata che sembrerebbe voler vivere altrimenti che nello sviluppo e altrimenti che nel declino».
E quali sono – secondo il Censis – le forze su cui l’Italia sta facendo leva? Le realtà locali dei piccoli borghi. La «convivialità» e il «noi», cioè l’antica rete di solidarietà e di collaborazione. Gli «stili di vita virtuosi» che introducono un rigoroso (e prima sconosciuto) criterio etico nella nostra condotta.

VOGLIA DI BORGO. Da anni il Censis rilevava una propensione a lasciare le città per trasferirsi nei centri medio-piccoli, meglio ancora nei paesini. Quello che appariva prima come moda e poi come trend, è ora una sorta di valore acquisito: gli italiani puntano ad una vita di qualità, potremmo dire all’essere più che all’avere, e questa condizione si può ottenere meglio nelle piccole realtà urbane dove tutto (dai servizi ai costi) è più vantaggioso. Addirittura le grandi città – ha spiegato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita – stanno cercando di riproporre al loro interno dei nuclei urbani che somiglino ai piccoli centri: servizi di quartiere, valorizzazione del locale, recupero del «vicinato». Tutte realtà che il nostro giornale aveva già indagato in una serie di inchieste condotte da Luigi la Spina e che lo stesso De Rita ha voluto ricordare.

CONVIVIALITA’. Con questo termine, che potrebbe evocare un clima da festa con banchetto, il Censis sottolinea l’emergere dell’attitudine (molto italiana) «per la vita in comune e l’accoglienza». Questa risorsa, nel welfare – per esempio – si traduce «in strategie d’azione legate al territorio e al volontariato», ma anche in una «composizione sociale aperta agli immigrati», così come nello spontaneo impegno nelle associazioni dei consumatori, in quelle legate al territorio (pro-loco e simili) o in quelle ecclesiali e culturali. Nella vita economica, invece, «convivialità» vuol dire «partecipazione dei cittadini a nuove formule pubblico-privato», così come «social responsability» nella conduzione delle aziende.

STILI DI VITA. «Gli italiani stanno diventando dei lussemburghesi o degli scandinavi» ha ironizzato De Rita. In effetti il Censis ha rilevato come si stiano consolidando stili di vita «virtuosi» impensati prima. La tradizionale insofferenza per le regole, sta recedendo, tant’è che il nuovo codice della strada ha trovato buona accoglienza. Il «salutismo» è diventato una religione laica con sempre più seguaci, e lo testimonia il fatto che aumenta il numero di quanti fanno sport regolarmente. Le informazioni sulla sana alimentazione riempiono con successo le pagine dei giornali. Le politiche contro il fumo, l’alcol e le droghe trovano un uditorio più sensibile che in passato.

NUOVE ATTENZIONI. Al di là, dunque, del tradizionale binomio sviluppo-declino (e quindi benessere o ristrettezze) l’Italia esprime, secondo il Censis, «nuove attenzioni»: il problema principale non è più, come negli anni passati, il lavoro, ma la sicurezza collettiva. Il nemico non è la recessione ma il terrorismo, e la questione che collega questi elementi è «la politica dell’immigrazione» per la quale si richiede una armonizzazione tra accoglienza e rigore.

IDENTITA’. La coesione nazionale sta superando le divisioni politiche. Gli italiani si sono sentiti uniti nel lutto (i morti di Nassirya ma anche le scomparse di Agnelli o Sordi), nella bandiera, nel Capo dello Stato con i suoi simboli. C’è in definitiva – conclude il Censis – un che sta riemergendo e restituendo forza all’Italia, al di ogni possibile congiuntura.

I debiti non fanno più paura
Aumenta la spesa per hi-fi, computer tv, comunicazioni viaggi e tempo libero
«Neoborghesi», pronti a tutto per consumare
ROMA
Ecco i «neoborghesi», la nuova classe sociale italiana. Quelli che, secondo il Censis, ragionano per la prima volta fuori dalla dimensione del «riflusso», parola che negli ormai lontani anni Ottanta servì ad indicare la regressione dell’italiano nella dimensione privata, sancita dalla fine degli anni di piombo.
Le famiglie italiane, anche di fronte a minori disponibilità economiche, non rinunciano ai consumi e per questo si indebitano. Quasi una rivoluzione per un paese tradizionalmente risparmiatore: nel 2002 il volume del credito al consumo è cresciuto quasi del 6 per cento e nella prima metà del 2003 addirittura del 19. Si chiedono prestiti – dice il Censis – per comprare elettrodomestici, automobili e moto. Nel 2002 la spesa per tv, hi-fi e computer è aumentata del 2,3 per cento, quella per le comunicazioni quasi del 4 e quella per viaggi e tempo libero di un più modesto 0,7. Anche nella prima metà del 2003 la spesa per i beni durevoli è aumentata dello 0,3 per cento.
Crescono in modo quasi esponenziale gli investimenti nel mattone: solo nei primi cinque mesi del 2003 il Censis stima che le famiglie acquirenti di immobili siano aumentate del 31 per cento rispetto all’anno precedente, mentre la stabilizzazione nei mesi successivi porterà a fine anno al valore record di un milione e centomila compravendite di alloggi. Da cinque anni, inoltre, si assiste a un’evidente ricomposizione del portafoglio delle attività finanziarie delle famiglie, di riflesso alla fase declinante dei consumi, di recessione più o meno evidente e di pessimismo: nel 1999 il circolante rappresentava poco più del 25 per cento del risparmio finanziario delle famiglie, mentre ora si avvicina al 29 per cento e, egualmente, i titoli a reddito fisso, che costituivano nel 1999 il 17 per cento del portafoglio, attualmente si spingono fino al 21.
Secondo il Censis, l’inflazione, pur essendo dannosa per tutta l’economia, scarica i suoi effetti in maniera difforme tra le diverse categorie, penalizzando in particolare i percettori di reddito fisso. Considerando quattro tra le più rilevanti categorie di spesa (alimentari, abitazione, sanità e trasporti) e tre tipologie di percettori di reddito (imprenditori e liberi professionisti, operai e pensionati), le quattro categorie assorbono rispettivamente il 63,6 per cento della spesa complessiva delle famiglie di imprenditori e liberi professionisti, il 69,3 per cento di quelle degli operai e il 75,2 di quelle dei pensionati. Le stesse categorie di spesa hanno subito, inoltre, una crescita dei prezzi decisamente superiore al resto dei beni e servizi: un tasso di inflazione superiore al dato nazionale del 2,7 per cento è stato registrato nel 50,5 per cento dei beni compresi in queste categorie e nel 36,4 per cento di quelli che compongono il resto del paniere complessivo.