“Cena col premier? No grazie”

12/07/2002


VENERDÌ, 12 LUGLIO 2002
 
Pagina 6 – Interni
 
"Cena col premier? No grazie"
 
Cofferati rifiuta l´invito di Berlusconi e rilancia la sfida
 
 
 
Il leader della Cgil: "Incontri franchi e utili con i partiti del centrosinistra, ma ricucire con Cisl e Uil è difficile"
"Il Cavaliere ci accusa di fare politica perché non ha argomenti, io con lui preferisco fare il convitato di pietra"
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Ha preferito «pescare» dal libretto del Don Giovanni, piuttosto che dai fumetti di Tex Willer o dalla fantascienza del «suo» Philip K. Dick, che pure potevano prestarsi bene. Per respingere l´invito a pranzo rivoltogli da Silvio Berlusconi, il leader della Cgil, Sergio Cofferati, assume i panni non inconsueti del melomane e cita: «In questa vicenda sindacale sembra che io sia diventato il Convitato di pietra – dice Cofferati – per cui vorrei rispondere alle parole del Cavaliere con quelle del Commendatore: "Non si pasce di cibo mortale chi si pasce di cibo celeste. Altre cure più gravi di queste, altra brama quaggiù mi guidò". Ecco, la brama che mi guida è quella di far vincere la linea della Cgil».
Poi, per chi non sa, Cofferati precisa: «Il Cavaliere è Don Giovanni, il Convitato di pietra è il Commendatore». Ma è come dire: il Cavaliere, ovvero il «dissoluto punito» del melodramma, è Berlusconi; il Commendatore, che lo sprofonda all´inferno, sono io. A Berlusconi, tuttavia, Cofferati – che si dice sorpreso dall´invito dopo l´accostamento Cgil-terrorismo fatto dal premier in occasione delle letere di Marco Biagi – manda la sua «più sincera solidarietà umana» per come è riuscito, al Maurizio Costanzo show, «a difendere l´indifendibile». Lo fa nella conferenza stampa convocata per il consuntivo del giro di consultazioni avuto questa settimana con gli esponenti dell´opposizione, dove Cofferati ha incassato l´appoggio incondizionato alle iniziative della Cgil di Bertinotti e Di Pietro ed ha avuto, come egli stesso dice, «un confronto utile e franco» con i leader dei Ds e della Margherita. A questo proposito, protesta, «sono state attribuite a me e alla Cgil opinioni e valutazioni sull´operato di D´Alema e Fassino che non hanno fondamento».
Dopodichè Cofferati torna a definire «un pessimo accordo», che «non parla ai giovani», il «Patto per il lavoro» firmato venerdì scorso con il governo dalle altre parti sociali e che ha provocato una rottura con Cisl e Uil «molto pesante, totalmente diversa da quella dell´84 e difficilmente ricomponibile». Per Cofferati l´accordo è modesto: si modifica l´art.18 (una soluzione che definisce «incostituzionale»), si tolgono diritti «vitali per tante persone e quelli che non hanno nulla restano nella condizione precedente»; quella degli ammortizzatori sociali, infine, «non è una riforma». Cofferati, dunque, conferma punto per punto la strategia della Cgil che prevede la raccolta di cinque milioni di firme per le due leggi di iniziativa popolare e, quando i provvedimenti saranno in vigore, per i due referendum abrogativi dei decreti di riforma del mercato del lavoro.
Rilancia poi a Cisl e Uil la proposta di un referendum tra tutti i lavoratori sul «Patto» stesso («abbiamo fatto così nel ’93, nel ’95 e nel ’98, anche se mi pare che non ci sia disponibilità e interesse da parte degli altri»), sottolineando che gli scioperi della sola Cgil (l´ultimo ieri in Emilia Romagna) contro la modifica all´art.18 «sono stati enormi, con un´adesione anche superiore a quella registrata dagli scioperi unitari». La rottura con Cisl e Uil su strategia sindacale e ruolo del sindacato avrà ripercussioni nelle fabbriche? In autunno, quando scatterà la stagione dei rinnovi contrattuali di categoria, si assisterà al proliferare di piattaforme separate? «Spero di no», si limita a dire Cofferati.