Cemento e turismo di massa così il Mediterraneo muore

06/03/2001

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"Cemento e turismo di massa
così il Mediterraneo muore"

Berlino, l’allarme lanciato dal Wwf. "Stanno distruggendo la natura e l’ambiente"

ANDREA TARQUINI


BERLINO – Allarme Mediterraneo a causa del turismo di massa: centinaia di milioni di visitatori ogni anno, quindi un aumento abnorme dell’urbanizzazione, della costruzione di strade costiere e dell’inquinamento da discariche e rifiuti, sta mettendo in serio pericolo il bacino di mare in cui viviamo. La culla della civiltà è infatti mèta preferita del turismo internazionale, e ciò ha un impatto devastante. Ecco la denuncia resa pubblica dal World wildlife fund a Berlino, in occasione della Fiera internazionale del turismo in corso nella capitale tedesca. E insieme al monito, il Wwf lancia una sfida all’industria del turismo: urge inventare un nuovo modello di viaggi e vacanze per restaurare il rispetto della natura, arrestare il degrado e scongiurare l’estinzione di altre specie animali e vegetali dopo quelle già scomparse.
La distruzione della natura e dell’ambiente insomma non avviene solo con catastrofi come la marea nera che ha devastato il paradiso delle Galapagos. «L’industria del turismo deve assolutamente ridurre il suo impatto sulla natura, altrimenti non riusciremo più a salvare l’eredità storica e ambientale irripetibile del Mediterraneo», afferma Peter DeBrine, responsabile degli effetti del turismo all’ufficio per il Mediterraneo del Wwf. Dalla Sicilia alle coste tirreniche, dalla Spagna alla Croazia i paradisi già distrutti o minacciati di scomparire per sempre sono alle porte di casa nostra.
Le cifre sono impressionanti: i turisti che si recano nel Mediterraneo sono circa 220 milioni ogni estate. E’ un mercato che fa gola ai grandi operatori turistici: la regione assorbe circa il 30 per cento delle spese per vacanze di tutto il mondo. Le entrate turistiche nel Mediterraneo hanno raggiunto nel 1999 i 131, 8 miliardi di dollari. Due terzi dei quali sono finiti in tasca ai dieci maggiori tour operators dell’Europa settentrionale e centrale. Il flusso di turisti aumenterà a 350 milioni l’anno entro vent’anni. Con viaggiatori provenienti soprattutto da Germania e Gran Bretagna, Francia e Italia.
I ricchi popoli delle quattro maggiori economie europee insomma si preoccupano poco o nulla della natura che li circonda. Grazie all’urbanizzazione incontrollata – solo in Italia, oltre il 43 per cento della linea costiera è completamente urbanizzato, e meno del 29 per cento è libero da edifici – l’ecoequilibrio è stato profondamente alterato. Almeno cinquecento specie sono in pericolo, alcune, come la foca monaca, sono di fatto già scomparse, e paesaggi unici come le dune sabbiose costiere sono stati fatti scomparire per tre quarti. Il consumo di acqua e lo scarico di rifiuti in mare hanno raggiunto dimensioni allarmanti: basti pensare, afferma il Wwf, che un abitante della costa spagnola impiega o comunque consuma in media 250 litri d’acqua al giorno, contro i 440 del turista medio che salgono a 880 se si calcola il consumo delle piscine. Ogni anno, 10 miliardi di tonnellate di rifiuti industriali e urbani non depurati finiscono nelle acque del "Mare nostrum". La richiesta urgente del Wwf è passare a uno sviluppo sostenibile ed ecologico del turismo.