C’è un primo passo sul lavoro, stretta sui contratti a termine

29/02/2012

Più norme anti-abusi, via le regole sulle commesse-socie
ROMA — La sintesi del governo sullo sfoltimento della giungla contrattuale arriverà forse domani, a partire dalle 17.30, nella nuova riunione con le parti sociali convocata dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che ha come tema principale la riforma degli ammortizzatori sociali.
Fornero, di ritorno da New York, oggi pomeriggio dovrebbe illustrare il suo piano al premier Mario Monti. Ma intanto la tavola sinottica delle proposte delle parti, da lei sollecitata ieri nella riunione tra tecnici coordinata dal viceministro Michel Martone, si è riempita di contenuti: le proposte di Confindustria, Abi, Ania e Cooperative, quelle di Rete Imprese Italia, e quelle di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.
Un punto sta diventando sempre più chiaro: non ci sarà una vera e propria cancellazione di fattispecie contrattuali ma solo un riordino e una migliore regolamentazione. L’unica tipologia che potrebbe venire meno, perché considerata fonte certa di abusi, è l’associazione in partecipazione. Si tratta di quel tipo di contratti che oggi, ad esempio, consente ai commercianti di assumere le commesse fingendo che siano socie dell’impresa e così omettendo di pagare loro i contributi.
Per il resto, resteranno il lavoro a chiamata, i
voucher, il contratto di somministrazione e ovviamente ilpart time, sia pure sottoposti a norme più stringenti che consentano forme di controllo sugli abusi. Del resto Fornero l’aveva detto che si sarebbe proceduto attraverso incentivi/disincentivi più che con abrogazioni.
Così, ad esempio, sui contratti a termine da parte delle imprese industriali ci sarebbe la disponibilità a renderlo meno conveniente, rendendone più difficile la reiterazione, in cambio di una semplificazione delle causali. Un
do ut des che potrebbe pure piacere ai sindacati ma che trova la netta contrarietà di Rete Imprese Italia.
Quanto all’apprendistato, il contratto su cui c’è la convergenza di tutte le parti affinché diventi quello prevalente per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ieri sono emerse delle differenze. Nella tavola sinottica è apparso evidente che le parti sociali divergono circa la possibile durata del contratto che qualcuno, in particolare i commercianti e gli artigiani che ne fanno ampio uso, vorrebbe estendere oltre gli attuali tre anni, rinnovabili. Ma non è detto poi che l’impianto del contratto, che è stato appena sistematizzato da un Testo unico del precedente governo, venga ritoccato nelle sue linee essenziali.
Chi ha partecipato ieri all’incontro tra tecnici giura che al momento è impossibile individuare il punto di caduta della trattativa, perché non è chiaro quali siano le risorse a disposizione del governo soprattutto riguardo gli ammortizzatori sociali. L’altro «convitato di pietra» della trattativa resta la flessibilità in uscita: nessuna delle parti datoriali è disposta a cedere seriamente qualcosa fino a quando non sarà chiara la scelta del governo sull’articolo 18. I tempi per il varo della riforma, indicati dal governo, intanto corrono: l’obiettivo è realizzarla entro la fine di marzo, o comunque, come emerso dopo l’incontro di giovedì scorso, non più tardi della prima settimana di aprile. Più volte, sia Monti sia Fornero hanno sottolineato la determinazione ad andare avanti, auspicabilmente con l’accordo delle parti sociali, ma anche senza.
Per giovedì le organizzazioni datoriali e sindacali si attendono che il ministro renda più chiaro l’impianto della riforma degli ammortizzatori sociali, sapendo che comunque l’applicazione è rinviata al 2017, per superare l’attuale momento di crisi. Per ora si sa che il governo auspica una revisione dell’attuale sistema e una semplificazione su due pilastri: da una parte la cassa integrazione ordinaria, dall’altra la nascita di una indennità di disoccupazione unica che sostituirebbe anche la mobilità.