“C’è un piano di Vuitton per colpire il marchio Gucci”

04/12/2000



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4 Dicembre 2000Oggi in edicola Pagina 31
"C’è un piano di Vuitton
per colpire il marchio Gucci"

De Sole, numero uno della casa italiana, denuncia Arnault, patron di Lvmh: violata la concorrenza

di RINALDO GIANOLA


MILANO – "E’ un attacco disgustoso: il signor Arnault vuole destabilizzare la Gucci diffondendo falsità e mettendo in atto manovre anticompetitive. Gli andrà male anche questa volta". Domenico De Sole, avvocato, presidente di Gucci Group, è un uomo solitamente misurato. Poche parole, mai una polemica. Ma l’ultimo affondo di Bernard Arnault, patron di Louis Vuitton Moet Hennessy (LVMH), contro i vertici di Gucci e il nemico Francois Pinault, proprietario di PPR e azionista di riferimento della casa di moda italiana, costringe De Sole a replicare con durezza. Sospetti, congiure, accuse: anche nel mondo lustrini e miliardi della moda qualche volta volano gli stracci.
Negli ultimi giorni Arnault, che detiene il 20% del capitale di Gucci, è tornato alla carica. Ha accusato De Sole e il direttore creativo Tom Ford di aver ottenuto una segreta stock option da Pinault, il "cavaliere bianco" che nel 1999 difese Gucci dalla scalata di LVMH. Ha sollecitato la Sec (l’Autorità di controllo di Wall Street) a indagare. Ha chiesto al Tribunale del commercio di Amsterdam (Gucci è una holding di diritto olandese) di annullare l’aumento di capitale a suo tempo riservato a Pinault che oggi possiede il 40% delle azioni del marchio italiano. Pinault, che un è un tipo tutt’altro che arrendevole, ha denunciato penalmente Arnault a Parigi per "diffamazione criminale e diffusione di notizie false". Gucci ha citato LVMH per violazione delle regole della concorrenza. E non è finita. Dunque, nemmeno il presidente Chirac, che aveva chiesto ad Arnault e Pinault di evitare le risse così dannose per l’immagine dell’industria francese, è riuscito a calmare le acque. E adesso è di nuovo guerra.
Avvocato De Sole, mettiamola così: lei e Ford volete battere il record di Marco Tronchetti Provera delle stock option. Arnault dice che avete diritto a 8 milioni di azioni Gucci, cioè oltre 2000 miliardi di lire…
"Sono tutte balle. E’ completamente falso. E di queste menzogne il signor Arnault ne risponderà penalmente. La Gucci è un’ impresa trasparente, che fa profitti e cresce a ritmi sostenuti. Forse il successo di Gucci non piace ad Arnault".
Non glissiamo: quanti milioni di azioni potete acquistare lei e Ford?
"Noi abbiamo opzioni di acquisto, nessuno ci ha regalato azioni. Queste opzioni non sono 8 milioni, ma circa 5 milioni: 4 per Ford e 1,2 per me. Le opzioni sono esercitabili a determinati livelli di prezzo, cioè il cosiddetto strike price. Ci sono opzioni a 90, 110, 130 dollari".
Quante azioni acquisterete?
"Oggi il titolo Gucci è sotto i 100 dollari. E’ chiaro che se esercitassimo le opzioni a 110 o 130 dollari perderemmo un sacco di soldi. Solo se la società va bene, se crea valore per gli azionisti, se il titolo salirà allora potremmo acquistare le azioni".
Arnault parla di un accordo segreto tra voi due e Pinault.
"Tutto si è svolto alla luce del sole. I piani di stock option sono stati varati ben dopo l’ingresso di Pinault nel capitale. Inoltre le opzioni per Ford e me sono state decise dall’assemblea degli azionisti e dal Remuneration committee, l’organismo della società preposto a queste operazioni. Voglio ricordare che LVMH non votò contro, ma si astenne all’assemblea dei soci che approvò questo piano".

Avvocato, è sicuro che tutto sia regolare, che non ci siano intese non ancora rivelate tra i vertici di Gucci e Pinault?
"E’ tutto chiaro. Non c’è nulla di nascosto. Le accuse scomposte del signor Arnault sono finalizzate a destabilizzare la Gucci, ma sono iniziative destinate a fallire".
Scusi, ma Arnault possiede il 20% di Gucci, una quota che vale oltre 4mila miliardi di lire. Che interesse può avere ad attaccarvi così duramente?
"Questo proprio non lo so. Ma ha sempre sbagliato strategia con noi. Pensi che nel 1994, quando Investcorp uscì da Gucci, LVMH poteva comprare il controllo per soli 400 milioni di dollari. Non lo fece. La scorsa estate poteva uscire dalla Gucci con una plusvalenza di circa 1500 miliardi di lire. Ma rifiutò la mediazione con PPR. E adesso cerca di trovare qualche strada per danneggiarci".
Arnault dice che Gucci è "un’ azienda debole".
"Suggerisco al signor Arnault di confrontare i bilanci di Gucci degli ultimi anni con quelli dei grandi nomi della moda. Così avrà un’idea dei nostri successi riconosciuti dagli azionisti, dagli investitori indipendenti, dai nostri clienti. Posso capire, però, che Arnault sia preoccupato per la concorrenza di un gruppo come il nostro".
Perchè, cos’è successo?
"Fino a pochi anni fa il nostro fatturato era di 200 milioni di dollari. Quest’anno i ricavi della sola Gucci saranno di circa 1,5 miliardi di dollari. I nostri profitti sono buoni, il rilancio di Yves Saint Laurent procede bene, il mercato sembra apprezzarci".
Nuovi progetti?
"A breve faremo un annuncio importante. Abbiamo sempre molti progetti da seguire".
E con Arnault che cosa succederà?
"Per adesso abbiamo un appuntamento in Tribunale".