C’è un Cuccia rosso che viaggia in seconda classe

18/01/2006
    19 gennaio 2006 – ANNO XLIV N.3
      Pagina 56 – Attualità

      VINCENTI - TURIDDO CAMPAINI, IL CAPO DELLE COOP TOSCANE

        C’è un Cuccia rosso che viaggia in seconda classe

          di Antonio Galdo

          Dice no alla scalata Bnl, sfida i notabili emiliani, disobbedisce al partito. La caduta di Consorte lancia un personaggio tanto potente quanto defilato. Che ha un sogno: unire tutte le cooperative, di sinistra e bianche
          Il Cuccia in riva all’Arno, il dominus della Toscana, uno degli uomini più potenti d’Italia, vive con lo stile di un diacono, immerso nella sua missione sacerdotale: guidare il popolo delle cooperative. Turiddo Campaini, 65 anni, è diventato un personaggio pubblico soltanto qualche giorno fa, quando è stato catapultato al vertice della Finsoe, la finanziaria che controlla il 50,2 dell’Unipol; eppure da 33 anni presiede la Unicoop, la più grande cooperativa di consumo italiana, un milione di soci, 7.500 dipendenti, quasi 2 miliardi di fatturato.

            Ogni mattina, poco dopo le 7, Turiddo esce dalla sua casa di Empoli, dove vive con moglie e madre, sale su una Audi 4, senza autista, oppure sul treno regionale, in seconda classe, e raggiunge l’ufficio nel centro di Firenze. Da qui, in tre decenni, il capo di Unicoop ha costruito una rete di alleanze che gli ha consentito di sfidare i cugini emiliani, innanzitutto il Giovanni Consorte che voleva trascinarlo nell’avventura della conquista di Bnl. «Io non ci sto, devi rassegnarti all’idea che non sono scalabile»: con queste gelide parole, l’estate scorsa, Campaini liquidò Consorte che tentava di convincerlo sulla utilità dell’operazione Unipol-Bnl. E dopo il gran rifiuto è arrivata la controffensiva, portafoglio alla mano. Giovanni scala Bnl e Turiddo acquista azioni del Monte dei Paschi di Siena, raddoppiando la partecipazione dell’Unicoop (oggi al 2,4 per cento); Consorte chiede soldi per il matrimonio romano e Campaini utilizza 20 milioni del suo bilancio per abbassare i prezzi nei 96 punti vendita della regione.

              A dire no, a prendere di petto i compagni emiliani, Campaini ha imparato dal suo maestro, il padre della cooperazione toscana, Duilio Susini, che nella seconda metà degli anni Sessanta fece infuriare i pezzi grossi del partito, il Pci, con quella sua idea di unire le cooperative del popolo e aprire dei grandi supermercati. Dopo di lui arrivò Campaini, figlio di un ceramista di Montelupo, diplomato in ragioneria, una breve carriera di consigliere comunale del Pci prima della conquista, nel 1973, della presidenza Unicoop.

                Diventato numero uno, Turiddo ha pensato sempre e soltanto ai toscani, fino a ignorare gli ordini nazionali della Lega delle cooperative. A Bologna le coop controllano la Granarolo? E in Toscana Turiddo vende solo il latte della Centrale di Firenze. Gli emiliani acquistano il pastificio Corticella? La Unicoop piazza negli scaffali spaghetti e penne con il marchio della Pasta Tosca.

                  Per non parlare della politica: no alla richiesta di diventare azionista dell’Unità; no all’offerta di cambiare mestiere accettando una candidatura blindata in Parlamento, o il posto di sindaco di Firenze. Alle sirene ds, sempre la stessa risposta di Campaini: «Voglio continuare a occuparmi di cooperative, la politica non mi interessa».

                    E oggi che Turiddo non ha più neanche la tessera degli eredi di Gramsci-Togliatti-Berlinguer, i suoi rapporti con l’establishment di via Nazionale sono puramente formali. Di stima a distanza.

                      Al contrario, l’unico riferimento nel partito, per il capo dell’ Unicoop, è Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, mentre tra i tanti gruppi diessini che baruffano nella banca di Rocca Salimbeni Turiddo ha scelto l’alleato più forte sul territorio, Giuseppe Mussari, numero uno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

                        Lo smarcamento del diacono di Empoli dalla rete emiliani-Ds trascina Campaini fino all’obiettivo più ambizioso: consegnare alla storia il dualismo tra cooperative rosse e bianche e fondere i due mondi in un unico universo.

                          «Questa distinzione non ha più senso, i nostri soci non la sentono più da anni e sanno che i vecchi steccati riguardano ideologie, a cominciare dal comunismo, ormai tramontate» dice il presidente Unicoop. «I tempi sono maturi, il Muro di Berlino è crollato da un pezzo, quindi è venuto il momento di una fusione tra la Lega delle cooperative e la Confcooperative. La nostra gente la vuole, e noi ci dobbiamo arrivare al più presto».

                            E, come al solito, Turiddo per i suoi disegni guarda alle sponde esterne più che ai giochi di potere degli apparati interni: sull’idea della fusione ha un patto di ferro con Luigi Marino, presidente della Confcooperative «soltanto» da 15 anni rispetto ai suoi 33 al comando dell’Unicoop. D’altra parte anche con i cattolici è stato il lavoro sul territorio a convincere Turiddo che la fusione è ormai matura. Lui già qualche anno fa è andato in processione, con un gruppo di fidati dirigenti Unicoop, a far visita al cardinale Silvano Piovanelli, popolarissimo arcivescovo emerito di Firenze.

                          Dopo l’incontro è stata messa in pista una macchina della solidarietà, made in Toscana, che non ha uguali in tutta Italia: cooperative, Arci e parrocchie. Risultato dell’ultimo anno: 6 mila adozioni a distanza, in una decina di paesi del Terzo mondo, e circa 2 milioni di euro spesi per costruire scuole e ospedali, dall’India al Brasile.

                            La toscanità di Campaini è curata perfino nei dettagli stilistici. In fondo, lui si considera un cooperatore perfezionista e l’unico errore che riconosce risale agli anni della culla: il padre, ammiratore delle opere del livornese Pietro Mascagni, voleva chiamarlo Turiddu, in onore del personaggio della Cavalleria rusticana, ma nel trambusto il bebè fu dichiarato all’ufficio dell’anagrafe con una vocale sbagliata, Turiddo.

                              I dettagli stilistici, riferisce la cronaca, segnalano che Campaini ama il calcio più della lirica, ma va allo stadio a vedere sia l’Empoli sia la Fiorentina. Tifa toscano, non cittadino. Il suo cellulare è un numero conosciuto solo ai familiari: è un telefonino personale, non aziendale.
                              I benefit sono cose da manager: Turiddo ha uno stipendio, secondo le griglie delle gerarchie della Lega coop, di circa 120 mila euro lordi l’anno.
                              E con gli amici che lo accompagnano in mensa, all’ora di pranzo, il presidente parla di musica: a partire dalle canzoni del Gianni Morandi di Monghidoro, provincia di Bologna, l’unica bandiera emiliana che Turiddo ama sventolare.

                              Se poi qualcuno azzarda una domanda sul futuro dei suoi rapporti con Pierluigi Stefanini, neopresidente dell’Unipol di via Stalingrado a Bologna, Campaini va giù diretto: «Abbiamo avuto opinioni molto differenti sulla scalata della Bnl, ma adesso troveremo un’intesa».
                              Un’intesa che per Turiddo significa cancellare dalla storia delle cooperative la pagina firmata da Consorte & soci.