C’è l’accordo, i farmaci saranno meno cari

12/12/2005
    Lunedì 12 dicembre 2005

      Pagina 6 – PrimoPiano

      SANITÀ BLOCCATI FINO AL 2007 I PREZZI PER QUELLI DI FASCIA C E SCONTI ANCHE DEL 20% PER I PRODOTTI DA BANCO. IL MINISTERO: MAI FAVOREVOLE ALLA VENDITA FUORI DALLE FARMACIE

        C’è l’accordo, i farmaci saranno meno cari

          Niente medicine al supermarket, consumatori in rivolta. Le Coop: da gennaio raccolta di firme

            Daniela Daniele

            ROMA
            Raggiunta l’intesa sul prezzo dei farmaci non a carico del Servizio sanitario nazionale. L’hanno firmata, venerdì scorso, il ministro della Salute, Francesco Storace, e il presidente di Federfarma, Giorgio Siri. Si rende, così, attuabile, dopo sette mesi di polemiche, il provvedimento approvato a maggio che prevede il blocco del prezzo dei farmaci di fascia C per due anni (fino al gennaio 2007) e la possibilità per le aziende di fissare il prezzo ogni gennaio degli anni dispari.

            Nella stessa legge anche quella parte che ha scatenato le più accanite proteste: per i farmaci da banco e i medicinali senza obbligo di prescrizione i farmacisti possono applicare uno sconto fino al 20%; mentre per i farmaci di fascia C con obbligo di prescrizione (nei casi in cui è possibile) il farmacista deve dire al cittadino che esiste un farmaco, analogo e meno costoso, cioè un generico.

            Celebrazione dell’evento nella maggioranza, ma insoddisfazione tra le associazioni dei consumatori per il «no» alla vendita nei supermercati. Burrascosi sono stati i sette mesi durante i quali s’è tentato di attuare il dispositivo. Ma ora gli ostacoli sembrano superati e si progettano iniziative per avviare il programma.

            In particolare, la federazione dei farmacisti si impegna a praticare lo sconto previsto dalla legge 149, nella misura massima possibile e su tutti i medicinali in vendita senza obbligo di prescrizione, dandone anche chiara informazione ai cittadini. Federfarma deve anche ricordare agli affiliati l’obbligo di proporre ai cittadini la sostituzione dei medicinali prescritti con farmaci equivalenti non «griffati». I farmacisti avranno, poi, il compito di promuovere una campagna d’informazione sulle misure previste, sul corretto utilizzo del farmaco «che non è equiparabile a un bene di consumo», sul sistema di garanzie offerto dalla farmacia (allerta per il ritiro immediato di medicinali/prodotti rivelatisi pericolosi, farmacovigilanza, monitoraggio dei consumi, tracciabilità delle confezioni, smaltimento dei farmaci scaduti). Infine, i responsabili delle farmacie dovranno comunicare ogni mese all’Aifa (l’Agenzia del farmaco) i dati sugli sconti.

            Il ministero della Salute ribadisce l’esigenza che i medicinali siano dispensati solo in farmacia («in nessuna occasione il ministro si è espresso favorevolmente sull’ipotesi di vendita dei farmaci nei supermarket», ha detto il portavoce) e preannuncia un tavolo di confronto con Federfarma, a cui sono invitati anche Farmindustria e i medici di medicina generale. I temi sul tappeto: quali sistemi di controllo dei prezzi mettere in atto per evitare che nel 2007, al termine del blocco, ci siano aumenti immotivati, ma anche come rafforzare le garanzie sui medicinali di automedicazione. Bisognerà, poi, approfondire il problema dei prodotti «borderline», al confine tra farmaco e integratore alimentare. Si pensa di introdurre il divieto di prelievo self-service, l’obbligo di ricorrere a una pubblicità informativa e non emozionale e di riportare sulle confezioni il nome del principio attivo accanto a quello commerciale. Il ministero garantisce, poi, tempi di pagamento più veloci da parte del Servizio sanitario.

            Un coro di complimenti è arrivato dalla maggioranza. «Accordo a tutela delle famiglie», dice il ministro dell’Agricoltura, Gianni Alemanno. Soddisfatti i sottosegretari alla Salute, Domenico Di Virgilio e Cesare Cursi. Positivo il commento del presidente della commissione Salute del Senato, Antonio Tomassini (Fi): «I farmacisti hanno compreso come valorizzare la propria professionalità».

            L’accordo non piace invece ad Adusbef e Federconsumatori: ritengono che l’intesa, oltre che essere difficilmente attuabile, sia sbagliata nel ribadire il divieto di vendita dei farmaci da banco nei centri commerciali, considerando che è un partita che vale un miliardo 300 milioni.

            «Apprezziamo l’accordo – si associa Codacons – ma non basta. E’ inevitabile arrivare a vendere i farmaci nei supermercati». E la Coop prosegue con la sua iniziativa: partirà a gennaio la raccolta delle firme per un referendum che liberalizzi la vendita dei medicinali di automedicazione anche fuori dalle farmacie.