C’e la ripresa, ma attenti all’inflazione

12/02/2007
    domenica 11 febbraio 2007

    Pagina 15 -Economia & Lavoro

    C’e la ripresa, ma attenti all’inflazione

      Padoa-Schioppa e Draghi al G7. Maggiori entrate in parte alla riduzione delle tasse

        di Bianca Di Giovanni/ Roma

        VIGILANZA I prezzi in Europa sono ancora bassi, ma presto potrebbero infiammarsi. Mario Draghi al termine del G7 di Essen conferma le preoccupazioni già anticipate da Jean-Claude Trichet sui rischi d’inflazione in Eurolandia. E dunque il prossimo aumento del tasso di interesseche i mercati prevedono verrà decisa nella riunione del Consiglio direttivo del prossimo 8 marzo. Occorre una «forte vigilanza» sui rischi a carico della stabilità dei prezzi, ha affermato Draghi, che siede nel Consiglio direttivo dell’Eurotower. Due parole-chiavi che indicano, nel linguaggio dei banchieri centrali, proprio l’intenzione di aumentare il costo del denaro. A influenzare le aspettative sui prezzi in primo piano il petrolio, che a fine anno potrebbe riprendere la sua corsa.

        In ogni caso l’economia tiene, anche nella Penisola. «La ripresa in Italia è in atto – sostiene il ministro Tommaso Padoa-Schioppa nella conferenza stampa congiunta – ma resta la sfida di trasformare questa ripresa in crescita». Una sfida globale, visto che il Paese «sta crescendo ma sta ancora perdendo quote di mercato – spiega il ministro – nonostante l’aumento delle esportazioni». Per questo la crescita italiana deve superare il proprio tasso potenziale: serve uno sprint per recuperarre terreno con i competitor stranieri. La crescita è necessaria anche per liberarsi dal fardello del debito pubblico. la pensa così il governatore di Bankitalia, che avverte: ci dev’essere un aumento della crescita potenziale e non una crescita drogata. Tradotto: non bastano piccole fiammate, alimentate magari da una politica monetaria favorevole, con tassi ancora bassi. Serve un vero cambiamento di rotta nel sistema produttivo, servono riforme strutturali. Solo così, insiste il ministro, un’economia si allarga e si trasforma. Quanto alle maggiori entrate registrate nel 2006 – fenomeno analogo a quello registrato anche in altri Paesei – andranno «in parte» al taglio delle aliquote fiscali, ripete Padoa-Schioppa, facendo riferimento anche al testo della Finanziaria che già indica quel percorso.

        Quanto al bilancio conclusivo della due giorni di Essen, per Padoa-Schioppa appare un po’ deludente. «Non sarà un G7 che passerà alla storia», ha dichiarato il ministro italiano all’uscita, riconoscendo comunque ai tedeschi l’ottima organizzazione. Il fatto è che non ci sono decisioni fondamentali da prendere: solo orientamenti da limare. Ma secondo il ministro dell’economia italiana l’ambiente e l’energia avrebbero dovuto occupare uno spazio maggiore nel comunicato finale, rispetto all’accenno minimo che vi si fa. Il fatto è – ammette Padoa-Schioppa – che su questi temi non esiste una politica comune. I due temi su cui l’attenzione internazionale era puntata alla vigilia erano: eventuali provvedimenti sugli hdge funds, i fondi ad alto livello speculativo su cui la Germania chiede maggiore vigilanza, e la «questione yen», ovvero un invito al Giappone di rialzare i tassi voluto soprattutto dall’Europa. Su quest’ultimo punto la vera sorpresa del vertice: nessun accenno allo yen, bensì l’invito esplicito (e duro) alla Cina di adeguare il tasso dello yuan. Pare che il Gaippone abbia informalmente assicurato ai partecipanti di adeguare il costo del denaro alla ripresa ormai consolidata. Sta di fatto che la sua esclusione dal comunicato finale suona tanto come una vittoria degli Usa e dell’Fmi contro le posizioni dell’Eurogruppo.