C’è la crisi ma cresce il potere d’acquisto

20/06/2005
    lunedì 20 giugno 2005

      Pagina 28 – Economia

        L’INCERTEZZA DEGLI ITALIANI SUL FUTURO DELL’ECONOMIA. L’ISTAT: SI RISPARMIA DI PIÙ E SI CONSUMA DI MENO

        C’è la crisi ma cresce il potere d’acquisto

          Il governo studia se aumentare i biglietti dei treni

            ROMA
            Aumenti in vista per le tariffe Fs? A partire dal primo luglio potrebbe scattare il rincaro di circa il 4,15% congelato dal dicembre 2001. La misura – che in questi casi deve passare da una delibera del Cipe e dall’ok dei ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture – fu bloccata dall’allora ministro Tremonti perché preoccupato del suo impatto sui prezzi in pieno changeover lira-euro. Ora le Ferrovie e le Infrastrutture vorrebbero scongelare quella decisione che passò dal vaglio del Comitato per la programmazione economica e del ministero di Lunardi. Resta da capire quale sarà l’atteggiamento del Tesoro, anche perché non è mai stato chiarito se la decisione di Tremonti – ufficializzata con una lettera all’allora presidente Giancarlo Cimoli – avesse valore formale o meno. La decisione rientrava nell’ambito di una delibera sulla liberalizzazione tariffaria che permetteva aumenti fino al 3,5% oltre il tasso di inflazione nel triennio 2000-2003. L’unico rincaro andato in porto da allora è stato quello del gennaio 2000, pari a circa il 4,7%. In questo caso l’aumento toccherebbe soprattutto i passeggeri Eurostar, dove si potrebbero avere punte dell’8%.

              E’ dall’agosto dell’anno scorso che l’amministratore delegato Elio Catania chiede l’adeguamento nella speranza di poter innalzare in questo modo anche la qualità del servizio Fs che, soprattutto nelle tratte locali, resta basso. Dopo aver fatto i conti con la freddezza del governo, è tornato sull’argomento a maggio in un’audizione alla Camera: «Ho portato avanti le esigenze del gruppo di rivedere il quadro tariffario per fasce di utenza».

                Ma fino a pochi giorni fa alla domanda se il Tesoro fosse o meno d’accordo Catania rispondeva: «Ci stiamo lavorando».

                  Gli aumenti del 4,1% richiesti dalle Fs sono della stessa entità dell’aumento (nominale) del reddito disponibile delle famiglie calcolato dall’Istat nel suo ultimo rapporto sul 2004. Un incremento equivalente a quello registrato nel 2003, lievemente superiore rispetto al +3,9% del 2002, ma lontano dalla crescita segnata nel 2000 (+4,7%) e 2001 (+5%). Secondo l’istituto guidato da Luigi Biggeri cresce, anche se in maniera lieve, il potere d’acquisto depurato dall’effetto della variazione dei prezzi: passa dall’1,6% del 2003 all’1,8% del 2004. Un andamento che però non ha favorito l’aumento dei consumi. La spesa delle famiglie per consumi finali, nel 2004, è cresciuta meno dell’anno precedente (+3,2% contro +4%) e meno del reddito disponibile.

                    Sale invece, e di molto, il risparmio: del 9,3% a fronte del +5% del 2003. In poche parole gli italiani hanno speso meno e risparmiato di più: ai consumi è andato l’86,4% del reddito lordo disponibile contro l’87,2% dell’anno precedente, mentre la propensione al risparmio è passata dal 13,7% al 14,4%. Da notare che all’aumento del reddito disponibile delle famiglie hanno contribuito solo in parte le retribuzioni, la cui crescita è invece rallentata. A fronte di un incremento dello 0,5% dell’occupazione dipendente, i redditi da lavoro sono cresciuti del 3,6% rispetto al 4,6% di un anno prima. Le retribuzioni lorde, la componente delle entrate da lavoro che contribuisce effettivamente al reddito disponibile, sono cresciute del 3,7% contro il 3,8% del 2003. In lieve frenata le prestazioni sociali, che nel 2004 sono cresciute del 4,2% contro il 5% del 2003. Le pensioni e rendite di tipo previdenziale sono aumentate del 4,4%, quelle assistenziali dell’1,8%, mentre l’incremento degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione guadagni e indennità di disoccupazione) è stato del 10,3%. Complessivamente la quota delle prestazioni sociali sul totale del reddito lordo primario è rimasta ferma al 25,1%.

                  [a.b.]