C’è la crisi, gli italiani mangiano meno

25/01/2005

    martedì 25 gennaio 2005

      C’è la crisi, gli italiani mangiano meno
      «Dieta forzata» per le famiglie. Le vendite di prodotti alimentari calate dell’1% in un anno

        Laura Matteucci

          MILANO Nuova gelata sui consumi. Gli italiani consumano sempre di meno, e stringono la cinghia soprattutto a tavola. Le vendite al dettaglio infatti scendono anche in novembre (-0,4%), sulla scia dell’ennesima flessione degli alimentari, che guidano il calo con -1%, e picchi del -8,1% per l’acqua minerale, del -6,1% per la birra e del -7,1% per condimenti come la margarina. «Se continuiamo così – commenta Marigia Maulucci della Cgil – il ministro della Salute non avrà ragione di fare una lotta all’obesità perchè lavoratori e pensionati stringono la cinghia per altre ragioni».

          Per l’Istat, che lo ha diffuso, si tratta di un dato «un po’ meno sfavorevole dei mesi precedenti», ma il quadro resta allarmante: nonostante l’inflazione all’1,9%, ai minimi del ‘99, anche in novembre i consumi sono rimasti al palo. Meno peggio quelli di non alimentari, che hanno registrato un -0,1%, grazie al buon andamento delle vendite di prodotti farmaceutici (+1,6% su novembre 2003), mobili ed arredamento (+0,8%) e utensileria per la casa e ferramenta (+0,1%).
          Negativo anche il consuntivo dei primi undici mesi dell’anno, con vendite di non alimentari in calo dello 0,7% (invariate quelle degli alimentari), sull’onda di libri e giocattoli, che perdono rispettivamente l’1,7% e l’1,3%.

          Unica nota positiva è l’incremento dello 0,2% realizzato dalle vendite su base mensile, dopo quattro mesi consecutivi di flessione. Perplessi sindacati ed associazioni di categoria. Per i primi è necessario che il governo si assuma le proprie responsabilità e prenda delle decisioni. Soprattutto, bisogna affrontare il tema della distribuzione della ricchezza perchè «la politica dei redditi è squilibrata, e a farne le spese sono i redditi più bassi di lavoratori e pensionati». Preoccupate anche le associazioni, che parlano di una «prolungata fase di stagnazione».

          «Un mercato che si sta pericolosamente avvitando», spia di un sistema che «non riesce a uscire da una preoccupante fase di stagnazione», è infatti il commento del Centro studi Confcommercio. Confcommercio invita forze politiche e parti sociali a riflettere sulla perdita di potere d’acquisto e di fiducia delle famiglie e sullo stallo di piccole strutture commerciali e grande distribuzione. «Oggi i veri problemi non sono dal lato dell’offerta – si legge nella nota – ma di una domanda di consumo che si sta sempre più visibilmente contraendo». E Confesercenti ricorda che non si profila alcun miglioramento della situazione nemmeno per il 2005.

          Per i consumatori la situazione è anche peggiore di quanto dichiari l’Istat: «Le statistiche ufficiali continuano ad edulcorare i dati così da non disturbare i governanti – dice Elio Lannutti per l’Intesa dei consumatori – Il calo dei consumi è più pesante di quanto l’Istat vuole far credere: la gente ha ancora più stretto la cinghia rispetto al passato, e questa tendenza non è stata colmata neanche e dicembre con l’arrivo delle tredicesime».

          Il -0,4% registrato in novembre è il quinto calo tendenziale consecutivo (-1,9% in agosto, -2% secco in settembre, -2,7% in ottobre). Alla base della flessione ci sono sempre gli alimentari. Secondo un’indagine diffusa dalla Coldiretti, peraltro, in tavola cambiano le abitudini degli italiani, che consumano sempre più formaggi grana, carne bovina, conserve di pomodoro e olio d’oliva.

          E cambiano anche le abitudini di acquisto, con le botteghe sempre più in crisi (nonostante nel 2004 i negozi siano rimasti aperti più a lungo rispetto all’anno precedente) e la grande distribuzione, in primis ipermercati e hard discount, a giocare la parte del leone nonostante in novembre si sia registrata una battuta d’arresto sempre per le vendite di alimentari (-0,9%).

          In un quadro negativo come quello registrato anche a novembre, i consumi risultano in crescita solo nel nord-ovest (+0,3% sia nel penultimo mese dell’anno sia nei primi 11 mesi), mentre è nel sud che accusano la flessione maggiore (-1% a novembre e -1,3% in gennaio-novembre 2004).