CdS tipo A: Riduzione orario e principio di congruità

La riduzione dell’orario di lavoro può essere stabilita su base giornaliera, settimanale o mensile (art. 5, comma 1, del D.L. n. 148/1993,art. (art. 4, comma 2, D.M. n. 46448/2009) di conseguenza è esclusa la riduzione annuale.
L’INPS ha precisato che il CDS rimane comunque caratterizzato, nella sua struttura essenziale, dalla riduzione d’orario settimanale, pertanto deve sempre essere tradotta in termini settimanali anche in caso di retribuzione attuata con diversa periodicità.
La riduzione d’orario settimanale può essere attuata anche mediante alternanza di periodi lavorati a tempo pieno a periodi di sospensione totale (circ. INPS n. 212/94). Premesso che è sempre preferibile una riduzione dell’orario di lavoro giornaliero, è possibile anche la riduzione verticale dell’orario di lavoro (attività lavorativa sospesa per settimane o mesi interi), in questo caso gli accordi stabiliscono che la retribuzione, riparametrata in relazione alla riduzione d’orario, è dovuta in misura mensile invariata nel corso di validità del CDS, compreso quindi i periodi di sospensione dal lavoro. In tale ipotesi il trattamento di integrazione salariale è articolato sulle ore retribuite e non su quelle effettivamente lavorate nel mese.

La riduzione dell’attività lavorativa deve essere preventivamente comunicata ai lavoratori interessati. Non essendo previsti termini specifici né particolari formalità sarebbe opportuno indicarli nell’accordo.

Il contratto di solidarietà è considerato idoneo a perseguire il suo scopo quando la percentuale di riduzione di orario concordata tra le parti, parametrata su base settimanale, non superi il 60% dell’orario di lavoro contrattuale dei lavoratori coinvolti nel contratto di solidarietà (art. 4, comma 3, D.M. n. 46448/2009). Ciò sta a significare che il tetto massimo della percentuale di riduzione dell’orario può essere riferito alla media di riduzione dell’orario contrattuale della platea dei lavoratori interessati dal contratto di solidarietà per cui alcuni di loro possono essere coinvolti con una percentuale di riduzione dell’orario superiore al 60% ed altri con una riduzione inferiore (ML lett. circ. n. 3558/2010).

Può accadere che vi sia una ripresa, del lavoro e si renda quindi necessario ridurre il numero di ore del contratto di solidarietà. In questo caso l’accordo sindacale, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro lo deve prevedere esplicitamente
In questa ipotesi il contratto di solidarietà è ancora valido e il datore di lavoro ha l’obbligo di versare la relativa contribuzione e la retribuzione dovuta per le ore di lavoro effettivamente prestate.
L’azienda comunica l’avvenuta variazione di orario al competente ufficio del Ministero del lavoro, deve inoltre comunicare all’INPS le ore di lavoro prestate per le quali non scatta il diritto all’integrazione salariale e il lavoratore ha diritto a ricevere l’intera retribuzione (ML interpello n. 27/2012).

Qualora vi sia la necessità di procedere con un’ulteriore riduzione d’orario (ad es. l’accordo prevedeva una riduzione settimanale pari a 5 ore per lavoratore che deve essere portato a 8), è obbligatoria la stipula di un ulteriore accordo sindacale e la presentazione quindi di una nuova domanda.

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