CCNL Terziario – Relazione introduttiva di Gianni Rodilosso Uiltucs-Uil – 14 marzo 2007

RELAZIONE INTRODUTTIVA UNITARIA PER IL RINNOVO DEL CCNL DEL TERZIARIO, DELLA DISTRIBUZIONE E DEI SERVIZI di Gianni Rodilosso

Roma 14 marzo 2007

Con la riunione di oggi parte ufficialmente la discussione e il confronto tra Filcams, Fisascat, Uiltucs e Confcommercio per rinnovare il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Terziario, della Distribuzione e dei Servizi, il più importante contratto della nostra categoria, sapendo che, purtroppo, anche questo rinnovo viene a collocarsi in un periodo certamente non facile per il nostro paese, ma probabilmente più positivo, sia a livello politico che economico, rispetto a quello che abbiamo vissuto nella passata stagione contrattuale. Ricordiamo ancora tutti il precedente rinnovo, durato 18 mesi, tormentato e faticoso, con il Governo interessato quasi unicamente al fallimento della trattativa (con in testa l’ex Ministro del Lavoro Maroni), che remava contro, per non dire di peggio e che, fino all’ultimo, persino con dichiarazioni alla stampa, ha cercato di impedire una conclusione positiva della vertenza. Qualche deluso in giro per il mondo c’è ancora e, a giudicare anche da alcune recenti dichiarazioni, non ha ancora abbandonato del tutto i propositi vendicativi.

Il rinnovo del contratto precedente non è stato certamente una passeggiata, anzi! Questo, però, non ci ha impedito, in ogni caso, di concordare, innovando anche l’accordo del 23 luglio 1993, importanti risultati sia sul versante salariale (125 euro di aumento al 4° livello), sia sui diritti sindacali (chiarimento definitivo sulla questione della rappresentanza, RSA/RSU), sia sul potenziamento della bilateralità, sia sulle questioni relative al Welfare contrattuale (previdenza e assistenza integrativa, formazione continua), sia su alcune questioni di carattere normativo e sul mercato del lavoro (part-time, contratti a termine, apprendistato).

Sul mercato del lavoro abbiamo rimediato in parte ai guasti prodotti da una legislazione inutilmente prescrittiva e coercitiva dell’autonomia delle parti sociali, anche se su questo tema però resta ancora del lavoro da fare, soprattutto sulla questione relativa ai contratti a tempo determinato.

La nostra piattaforma rivendicativa, di cui affronterò solo alcuni dei punti più importanti, non poteva, quindi, non legarsi alle trasformazioni avvenute in questi anni nel mondo del lavoro, e alla necessità, vitale per il Sindacato, ma, pensiamo, anche per le aziende, di riappropriarsi del ruolo contrattuale a tutti i livelli, soprattutto sui temi relativi alla gestione della flessibilità e del mercato del lavoro, dell’orario e dell’organizzazione del lavoro. Su questi temi Filcams, Fisascat e Uiltucs non si sono mai tirate indietro, fin dal lontano 1971, dove, per la prima volta, abbiamo normato, anni luce prima delle leggi, in termini contrattuali, gli istituti del part time e del contratto a tempo determinato e non si tireranno indietro neanche adesso.

Tanta acqua da allora è passata sotto i ponti, e son passati anche dieci contratti nazionali, questo che ci accingiamo a Tanta acqua da allora è passata sotto i ponti, e son passati anche dieci contratti nazionali, questo che ci accingiamo a rinnovare, si spera in tempi non storici, è l’undicesimo, ma il nostro sindacato, il Sindacato del Commercio, Turismo e Servizi è sempre stato all’avanguardia, mantenendo ovviamente ferma la difesa delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, nelle proposte e nelle soluzioni organizzative innovative, sia sul tema degli orari, sia sul tema della flessibilità, sia su quella relativa all’organizzazione del lavoro. La sfida dei prossimi anni, però, secondo noi, consisterà, soprattutto, nel restituire piena dignità al lavoro e restituire dignità al lavoro non può essere legato solo alla problematica salariale, certamente importantissima, oggi, alla luce di quanto è avvenuto negli anni passati, restituire dignità al lavoro implica porre mano ad un’altra emergenza: il grado diffuso di precarietà che ha fatto irruzione nel nostro sistema economico.

La precarietà oltre a produrre effetti negativi sui consumi e sull’economia più in generale è l’opposto della cultura del lavoro, come risorsa, della qualità del servizio e della professionalità. Per noi precarietà significa lavorare alcuni mesi all’anno e altri no; significa non sapere se il contratto a tempo determinato sarà confermato; significa non poter programmare la propria vita, non poter decidere di mettere su famiglia e avere dei figli. Insomma, significa non potersi permettere la “normalità” e, in prospettiva, significa anche, in mancanza di una adeguata copertura previdenziale, maturare pensioni bassissime.

La mancanza di certezze, i ricatti a cui spesso le persone sono sottoposte (in particolare i part time che vorrebbero lavorare a tempo pieno), producono ansia, paura, insicurezza sul proprio futuro. Quando il disagio sociale diventa così forte, le ripercussioni anche sulla salute delle persone, e in particolare delle donne, possono essere altrettanto gravi. Tutto ciò non può essere sottovalutato. Gli effetti che tutto questo produce sulla società sono purtroppo pericolosi e devastanti.

Per questo motivo, come Filcams, Fisascat e Uiltucs abbiamo posto al centro della nostra piattaforma rivendicativa, l’obiettivo di ridurre la precarietà stabilizzando i rapporti di lavoro, essendo fermamente convinti che questo non può essere un problema di cui si deve fare carico solo il Sindacato, ma deve essere un tema di cui si deve fare carico tutta la società nel suo insieme.

Su questo argomento ognuno di noi deve fare la propria parte fino in fondo, il Governo, gli imprenditori e il Sindacato. Le parti sociali, insieme al Governo, attraverso la concertazione sulle politiche fiscali e del lavoro debbono sforzarsi di dare una prospettiva di carattere occupazionale alle migliaia di donne, di uomini e di giovani disoccupati, nonché di miglioramento, professionale e di qualità del lavoro e della vita alle lavoratrici e ai lavoratori del nostro come di altri settori, tornando a prediligere strumenti normativi volti all’incentivazione delle opportunità e possibilità di lavoro stabile e duraturo.

Va fatta, però, una distinzione tra flessibilità e precarietà, che non s Va fatta, però, una distinzione tra flessibilità e precarietà, che non sono la stessa cosa, così come è stato ribadito nella relazione del Convegno che Confcommercio ha tenuto il 28 febbraio scorso proprio in questa sala. Tra l’altro la flessibilità nei nostri contratti nazionali è stata, come dicevo prima, regolamentata già da molto tempo. Anche se va detto, per amor del vero, che c’è chi ne approfitta sfuggendo alle regole contrattuali e inducendo i giovani a firmare nelle lettere di assunzioni condizioni di massima flessibilità, compreso il lavoro ordinario domenicale, che nel CCNL del nostro settore non è stato normato.

Pensiamo, quindi, che sia possibile e doveroso stabilire in modo netto il confine tra precarietà e flessibilità. Per far questo, però, occorre agire su più fronti, magari ripristinando una legislazione sul part-time che tenga conto anche dei bisogni delle persone, così come abbiamo fatto nel contratto nazionale del terziario. Occorre rimettere mano agli appalti, affinché siano eliminati quelli al massimo ribasso, per quanto riguarda il nostro settore vedi, ad esempio, i call center e la vigilanza non armata. Ed infine dobbiamo fare in modo che il mercato del lavoro sia regolamentato da leggi che stabiliscono principi di garanzia e che demandino alle parti sociali la definizione di norme coerenti nei contratti nazionali.

Va dato atto però al Governo e al Ministro del Lavoro Cesare Damiano, che è intervenuto, insieme ai Segretari Generali di CGIL, CISL e UIL Epifani, Bonanni e Angeletti nell’interessante convegno organizzato da Confcommercio, che alcuni interventi fatti sul mercato del lavoro si stanno muovendo nella giusta direzione, anche se molto resta da fare sul tema degli ammortizzatori sociali.

Nella finanziaria vi sono, però, segnali apprezzabili in riferimento alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, ad esempio la trasformazione di contratti a progetto in lavoro dipendente; le norme di emersione dal lavoro nero; gli incentivi riconosciuti alle imprese solo a fronte di assunzioni a tempo indeterminato; e l’elenco potrebbe continuare. Ma il contrattacco contro questi provvedimenti, purtroppo, è già iniziato.

D’altronde, pensiamo, non basta solo chiedere con una mano, come spesso fa qualcuno, il rilancio dei consumi, attraverso politiche fiscali di sostegno, se, contemporaneamente, con l’altra mano, non si da’ il proprio contributo e non ci si muove verso il superamento di quella che è stata definita “la società dell’incertezza” che penalizza, ed è ormai un dato acquisito, lo sviluppo e l’occupazione, i consumi e il futuro delle giovani generazioni costretti a un part time o a un co.co.pro. o a un contratto a termine a vita senza nessuna certezza di un reddito adeguato e dignitoso.

Non penso, in tutta onestà, che il modello di società a cui aspiriamo o che vogliamo, sia un modello che penalizzi il lavoro e la sua dignità, invece di promuoverlo e valorizzarlo. Dobbiamo sapere con chiarezza tutti quanti che dal futuro che riusciremo a dare ai nostri figli dipenderà, molto probabilmente, anche il futuro della nostra società.

Queste sono le motivazioni che hanno spinto Filcams, Fisascat e Uiltucs ad inserire nella piattaforma rivendicativa, com’è giusto che sia, il tema della lotta al lavoro nero, all’evasione contributiva e contrattuale e alla precarietà come uno degli assi portanti di questo rinnovo contrattuale, rilanciando con forza le tematiche sulle garanzie occupazionali e di reddito per le lavoratrici e i lavoratori del nostro settore e chiedendo, quindi, di aumentare, con il consolidamento, le ore per il part time, di rafforzare il diritto di precedenza per i contratti a tempo determinato, rivendicando anche maggiori garanzie per gli apprendisti. Questa è la sfida comune che abbiamo di fronte oggi e a questa sfida, come parti sociali, dobbiamo avere la capacità di dare delle risposte, sia con l’iniziativa più generale, sia attraverso i rinnovi contrattuali.

Un altro tema rilevante della nostra piattaforma, riguarda la questione degli appalti e delle terziarizzazioni. Non abbiamo l’intenzione, come qualcuno pensa e, purtroppo dice, di mettere lacci e lacciuoli all’iniziativa imprenditoriale, abbiamo però l’obbiettivo di realizzare, attraverso l’introduzione di nuove norme e procedure contrattuali, intese che diano maggiori garanzie occupazionali ai lavoratori, attraverso appropriati confronti negoziali ai vari livelli. Con la stessa logica abbiamo previsto, inoltre, il potenziamento del secondo livello di contrattazione aziendale/territoriale, introducendo materie, come il calendario annuo delle aperture domenicali e festive , utili a un confronto serio su tutta la tematica dell’organizzazione del lavoro nel suo complesso, nonché di prevedere, per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla tipologia di impiego, che siano in straordinario oppure no, la maggiorazione del 30% per il lavoro festivo o domenicale.

La nostra Piattaforma si qualifica anche per le rivendicazioni sulla previdenza e l’assistenza integrativa . Sulla previdenza chiediamo che ognuno faccia la sua parte fino in fondo, a maggior ragione dopo gli ultimi provvedimenti governativi sul Trattamento di Fine Rapporto e sulla Previdenza Integrativa. Fon.Te. non può e non deve rimanere il fanalino di coda di quasi tutti i fondi di previdenza integrativa. Siamo convinti che nostra categoria, la categoria del Terziario, può e deve fare molto di più. Certamente più del poco che è stato fatto fino ad adesso. La richiesta contenuta nella piattaforma di allegare alle buste paga il modulo di iscrizione a Fon. Te. va in questa direzione.

Per l’assistenza sanitaria integrativa, nel sottolineare i lusinghieri risultati ottenuti dal fondo EST (abbiamo già raggiunto più di 700.000 lavoratori iscritti) chiediamo di fare un ulteriore sforzo estendendo i 10 euro previsti per il full time anche per i part time e per gli apprendisti, nonché di riadeguare, incrementandola, la quota a carico delle aziende per i quadri. Su queste materie, importantissime per le condizioni di vita dei lavoratori, il nostro settore può dare un contributo sempre più incisivo all’estendersi, così come veniva detto nella relazione Per l’assistenza sanitaria integrativa, nel sottolineare i lusinghieri risultati ottenuti dal fondo EST (abbiamo già raggiunto più di 700.000 lavoratori iscritti) chiediamo di fare un ulteriore sforzo estendendo i 10 euro previsti per il full time anche per i part time e per gli apprendisti, nonché di riadeguare, incrementandola, la quota a carico delle aziende per i quadri. Su queste materie, importantissime per le condizioni di vita dei lavoratori, il nostro settore può dare un contributo sempre più incisivo all’estendersi, così come veniva detto nella relazione introduttiva del convegno di Confcommercio, di una cultura della bilateralità al servizio delle imprese e dei lavoratori.

Non è un caso che nella nostra piattaforma sia infatti previsto un rafforzamento della bilateralità e un maggior coinvolgimento sia dei rappresentanti che delle Organizzazioni Sindacali anche sul tema della formazione continua, attraverso un monitoraggio dell’andamento dei percorsi formativi insieme alla richiesta di far inviare dalle imprese agli enti bilaterali il D.U.R.C. (Documento Unico di Regolarità Contributiva) che attesti gli avvenuti versamenti, nonché la dichiarazione di responsabilità dell’applicazione della Contrattazione Collettiva. In questo senso pensiamo sarà di estrema utilità anche un collegamento tra le banche dati di tutto il nostro sistema di bilateralità.

Ultima, ma non per importanza, la questione del salario. Abbiamo riflettuto molto al nostro interno avviando una discussione vera e democratica e alla fine della consultazione fra i lavoratori e della discussione nell’Assemblea Nazionale dell’11 e del 12 dicembre 2006, la proposta che è stata condivisa dalla stragrande maggioranza delle nostre strutture e dei delegati è stata quella di portare al tavolo contrattuale la richiesta, per il biennio, di 78 euro, riparametrati al 4° livello per 14 mensilità. Siamo convinti che la richiesta salariale da noi avanzata, sia una richiesta di estrema responsabilità, pienamente ricompresa da quanto previsto dall’accordo del 23 luglio 1993 e dai riferimenti sempre usati nei nostri rinnovi contrattuali, nonché dell’esigenza del recupero e della tutela del potere d’acquisto delle retribuzioni.

Nella Relazione di Francesco Rivolta “Scenari e prospettive del Terziario: mercato, consumi, lavoro”, che ha introdotto i lavori del Convegno di Confcommercio, insieme ad alcune cose interessanti, è stato anche detto che “questo rinnovo contrattuale dovrà rappresentare, prima di tutto, un momento di chiarimento sul ruolo e sulla cultura sindacale necessaria a guidare questa nuova fase” e si è poi aggiunto che “in passato ci sono state occasioni in cui Confcommercio, insieme a Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno saputo comprendere e cogliere i momenti decisivi e percorrere con coraggio strade innovative e non sembra, da una prima lettura della piattaforma, che questa esigenza sia stata colta”.

Cari amici di Confcommercio, sostenere la tesi di un sindacato del Commercio arroccato in difesa di chissà quali privilegi o contrario all’innovazione è come dire una bestemmia in chiesa. A meno che per modernità non si intenda, nei fatti, subalternità. Se per qualcuno essere moderni e innovativi significa questo, ci dispiace deludervi, ma preferiamo essere considerati dei conservatori. Ci teniamo, però, a ribadire un concetto: la nostra cultura sindacale non ha bisogno di esami, perché per noi parla la storia più che trentennale del Sindacato del Commercio, del Turismo e dei Servizi. Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno sempre trovato delle convergenze e delle intese con quelle aziende, e, per fortuna, sono Cari amici di Confcommercio, sostenere la tesi di un sindacato del Commercio arroccato in difesa di chissà quali privilegi o contrario all’innovazione è come dire una bestemmia in chiesa. A meno che per modernità non si intenda, nei fatti, subalternità. Se per qualcuno essere moderni e innovativi significa questo, ci dispiace deludervi, ma preferiamo essere considerati dei conservatori. Ci teniamo, però, a ribadire un concetto: la nostra cultura sindacale non ha bisogno di esami, perché per noi parla la storia più che trentennale del Sindacato del Commercio, del Turismo e dei Servizi. Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno sempre trovato delle convergenze e delle intese con quelle aziende, e, per fortuna, sono molte, e con quelle Associazioni, e Confcommercio è una di queste, che hanno intrecciato un dialogo e un rapporto costruttivo e di pari dignità col Sindacato e diciamo anche che non ci sembra molto corretto l’atteggiamento di alcune aziende che si appellano al senso di responsabilità del Sindacato, che c’è ed è tanto, e si ricordano delle “relazioni sindacali” solo nei momenti di crisi, quando è utile e si ricerca disperatamente qualcuno che governi il malessere sociale. Ognuno, se vuole, tragga le sue conclusioni.

Filcams, Fisascat e Uiltucs sono convinte di aver fatto un buon lavoro, costruendo una piattaforma rivendicativa moderna e al passo coi tempi, in linea con una cultura sindacale e imprenditoriale avanzata, che si è posta, certamente e come è giusto che sia, l’esigenza di un miglioramento della professionalità e di una maggior tutela delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro settore, che non può svilupparsi senza prevedere una stabilizzazione dei rapporti di lavoro, puntando però a un miglioramento della qualità complessiva del sistema e a un rilancio delle aziende del Terziario, della Distribuzione e dei Servizi.

Oggi si aprono quindi ufficialmente, come dicevo all’inizio della mia relazione, le trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e, siamo convinti, sarà interesse di tutti cercare di realizzare un clima di confronto sereno e costruttivo, pur in presenza, com’è ovvio che sia, di legittime diversità di opinioni sulle soluzioni da adottare anche rispetto ai problemi a cui, comunque, il rinnovo del CCNL dovrà cercare di dare delle risposte. La strada che dovremo fare assieme avrà certamente degli ostacoli e, forse, per usare un termine sportivo, dovremo pedalare anche in salita, ma, come sempre è accaduto in tutti i rinnovi precedenti, ognuno di noi, ne siamo certi, non farà mancare il suo contributo per un positivo rinnovo contrattuale.