Cause di lavoro senza ticket fiscale

20/05/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Interpretazione «soft» per le novità di luglio 2002

    Cause di lavoro senza ticket fiscale
    G.Ne.
    ROMA Sembra destinato a rientrare l’allarme sul peso fiscale che potrebbe presto impattare sulle cause di lavoro. Almeno questo è il parere degli avvocati. Che, peraltro, sollecitano un intervento immediato del ministero della Giustizia per mettere una parola definitiva e fare chiarezza sulla questione. Ieri l’Oua (Organismo unitario dell’avvocatura) è scesa in campo per fornire un’interpretazione «letterale» della normativa in vigore, in grado di rappresentare, nelle intenzioni, un punto fermo irrinunciabile.
    Per gli avvocati sarebbe bastata una lettura attenta della normativa per evitare le preoccupazioni espresse sia da parte sindacale che politica. In discussione ci sarebbe l’attuale esenzione prevista dal nostro ordinamento giudiziario da qualsiasi peso fiscale per le controversie sia di lavoro che previdenziali.
    L’articolo 23 della legge 134/2001, che ha riformato le disposizioni sul gratuito patrocinio, ha abrogato invece a decorrere dal 1° luglio 2002, l’articolo unico della legge 2 aprile 1958 n. 319 (sostituito dall’articolo 10 della legge 533/73), che stabiliva, appunto, l’esenzione dalle imposte di bollo e di registro per il processo del lavoro.
    Di qui i dubbi e le incertezze che hanno mobilitato il mondo degli operatori del diritto. Le cause di lavoro, che rappresentano una buona fetta del contenzioso civile, sarebbero presto venute a costare molto per chi avesse deciso di intraprenderle e poi le avesse perse (non potendo contare sulla condanna al pagamento delle spese giudiziarie in capo all’altra parte). Con l’entrata in vigore del contributo unificato degli atti giudiziari, a partire dal prossimo luglio, una controversia del valore tra 10 e 50 milioni sarebbe infatti, venuta a costare 300mila lire (120mila per le cause di importo compreso tra 2 e 10 milioni).
    Ma l’abrogazione — sottolinea l’Oua — va letta invece nell’intreccio con la disposizione della Finanziaria per il 2000 che rivoluziona il prelievo sugli atti giudiziari introducendo il contributo unificato. L’articolo 9 della legge 488/99, al comma 8, stabilisce espressamente che non sono soggetti al contributo unificato i procedimenti già esenti (ed è il caso delle cause di lavoro), «senza limiti di competenza o di valore, dall’imposta di bollo, di registro, e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi spesa e natura».
    In sostanza, tutti i procedimenti che già fossero esenti alla data di entrata in vigore del nuovo contributo unificato, previsto dal prossimo 1° luglio, avrebbero continuato a essere "liberi" da tributi. La ratio dell’intera normativa — spiega l’Oua — è infatti quella di istituire un’unica legge che regoli tutte le spese degli atti giudiziari anche in vista del processo telematico che consentirà agli avvocati di svolgere parte della propria attività online.
    Venerdì 18 Maggio 2001
 
|

   
Copyright © 2000 24 ORE.com. Tutti i diritti riservati