Category Archives: ACCORDI INTERCONFEDERALI

Il Governo e le parti sociali firmatarie del presente accordo, con l’obiettivo dello sviluppo economico e della crescita occupazionale fondata sull’aumento della produttività, l’efficiente dinamica retributiva e il miglioramento di prodotti e servizi resi dalle pubbliche amministrazioni, convengono di realizzare – con carattere sperimentale e per la durata di quattro anni – un accordo sulle regole e le procedure della negoziazione e della gestione della contrattazione collettiva, in sostituzione del regime vigente.

Le parti fanno espresso rinvio agli accordi interconfederali sottoscritti al fine di definire specifiche modalità, criteri, tempi e condizioni con cui dare attuazione ai principi, di seguito indicati, per un modello contrattuale comune nel settore pubblico e nel settore privato:

1. l’assetto della contrattazione collettiva è confermato su due livelli: il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria e la contrattazione di secondo livello come definita dalle specifiche intese;

2. il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria:

- avrà durata triennale tanto per la parte economica che normativa;

- avrà la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale;

- per la dinamica degli effetti economici si individuerà un indicatore della crescita dei prezzi al consumo assumendo per il triennio – in sostituzione del tasso di inflazione programmata – un nuovo indice revisionale costruito sulla base dell’IPCA (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l’Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. L’elaborazione della previsione sarà affidata ad un soggetto terzo;

- si procederà alla verifica circa eventuali scostamenti tra l’inflazione prevista e quella reale effettivamente osservata, considerando i due indici sempre al netto dei prodotti energetici importati;

- la verifica circa la significatività degli eventuali scostamenti registratisi sarà effettuata in sede paritetica a livello interconfederale, sede che opera con finalità
di monitoraggio, analisi e raccordo sistematico della funzionalità del nuovo accordo;

- il recupero degli eventuali scostamenti sarà effettuato entro la vigenza di ciascun contratto nazionale;

- il nuovo indice previsionale sarà applicato ad un valore retributivo individuato dalle specifiche intese;

- nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali sarà demandata ai Ministeri competenti, previa concertazione con le Organizzazioni sindacali, nel rispetto e nei limiti della necessaria programmazione prevista dalla legge finanziaria, assumendo l’indice (IPCA), effettivamente osservato al netto dei prodotti energetici importati, quale parametro di
riferimento per l’individuazione dell’ indice previsionale, il quale viene applicato ad una base di calcolo costituita dalle voci di carattere stipendiale e mantenuto
invariato per il triennio di programmazione;

- nel settore del lavoro pubblico, la verifica degli eventuali scostamenti sarà effettuata alla scadenza del triennio contrattuale, previo confronto con le parti sociali, ai fini dell’eventuale recupero nell’ambito del successivo triennio, tenendo conto
dei reali andamenti delle retribuzioni di fatto dell’intero settore;

3. la contrattazione collettiva nazionale di categoria o confederale regola il sistema di relazioni industriali a livello nazionale, territoriale e aziendale o di pubblica
amministrazione;

4. la contrattazione collettiva nazionale o confederale può definire ulteriori forme di bilateralità per il funzionamento di servizi integrativi di welfare;

5. per evitare situazioni di eccessivo prolungamento delle trattative di rinnovo dei contratti collettivi, le specifiche intese ridefiniscono i tempi e le procedure per la presentazione delle richieste sindacali, l’avvio e lo svolgimento delle trattative stesse;

6. al rispetto dei tempi e delle procedure definite è condizionata la previsione di un meccanismo che, dalla data di scadenza del contratto precedente, riconosca una
copertura economica, che sarà stabilita nei singoli contratti collettivi, a favore dei lavoratori in servizio alla data di raggiungimento dell’accordo;

7. nei casi di crisi del negoziato le specifiche intese possono prevedere anche l’interessamento del livello interconfederale;

8. saranno definite le modalità per garantire l’effettività del periodo di “tregua sindacale” utile per consentire il regolare svolgimento del negoziato;

9. per il secondo livello di contrattazione come definito dalle specifiche intese – parimenti a vigenza triennale – le parti confermano la necessità che vengano incrementate, rese strutturali, certe e facilmente accessibili tutte le misure volte ad incentivare, in termini di riduzione di tasse e contributi, la contrattazione di secondo
livello che collega incentivi economici al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia ed altri elementi rilevanti ai fini del miglioramento della competitività nonché ai risultati legati all’andamento
economico delle imprese, concordati fra le parti;

10. nel settore del lavoro pubblico l’incentivo fiscalecontributivo sarà concesso, gradualmente e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ai premi legati al conseguimento di obiettivi quantificati di miglioramento della produttività e qualità dei servizi offerti, tenendo conto degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica;

11. salvo quanto espressamente previsto per il comparto artigiano, la contrattazione di secondo livello si esercita per le materie delegate, in tutto o in parte, dal contratto
nazionale o dalla legge e deve riguardare materie ed istituti che non siano già stati negoziati in altri livelli di contrattazione;

12. eventuali controversie nella applicazione delle regole stabilite, saranno disciplinate dall’autonomia collettiva con strumenti di conciliazione ed arbitrato;

13. la contrattazione di secondo livello di cui al punto 9, deve avere caratteristiche tali da consentire l’applicazione degli sgravi di legge;

14. per la diffusione della contrattazione di secondo livello nelle PMI, con le incentivazioni previste dalla legge, gli specifici accordi possono prevedere, in ragione delle caratteristiche dimensionali, apposite modalità e condizioni;

15. salvo quanto già definito in specifici comparti produttivi, ai fini della effettività della diffusione della contrattazione di secondo livello, i successivi accordi potranno individuare le soluzioni più idonee non esclusa l’adozione di elementi economici di garanzia o forme analoghe, nella misura ed alle condizioni concordate
nei contratti nazionali con particolare riguardo per le situazioni di difficoltà economico-produttiva;

16. per consentire il raggiungimento di specifiche intese per governare, direttamente nel territorio o in azienda, situazioni di crisi o per favorire lo sviluppo economico
ed occupazionale, le specifiche intese potranno definire apposite procedure, modalità e condizioni per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e
temporanea, singoli istituti economici o normativi dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria;

17. salvo quanto già definito in specifici comparti produttivi, i successivi accordi dovranno definire, entro 3 mesi, nuove regole in materia di rappresentanza delle parti nella contrattazione collettiva valutando le diverse ipotesi che possono essere adottate con accordo, ivi compresa la certificazione all’INPS dei dati di iscrizione
sindacale;

18. le nuove regole possono determinare, limitatamente alla contrattazione di secondo livello nelle aziende di servizi pubblici locali, l’insieme dei sindacati, rappresentativi
della maggioranza dei lavoratori, che possono proclamare gli scioperi al termine della tregua sindacale predefinita;

19. le parti convengono sull’obiettivo di semplificare e ridurre il numero dei contratti collettivi nazionali di lavoro nei diversi comparti.

Le parti confermano che obiettivo dell’intesa è il rilancio della crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l’aumento della produttività, anche attraverso il rafforzamento dell’indicazione condivisa da Governo, imprese e sindacati per una politica di riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, nell’ambito degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica.

PROGETTO MEZZOGIORNO

I protagonisti dell’economia e del lavoro
per lo sviluppo del Mezzogiorno

Roma, 2 novembre 2004

SOMMARIO

Progetto Mezzogiorno. I protagonisti dell’economia e del lavoro per lo sviluppo del Mezzogiorno*

1. Gli obiettivi del progetto5

2. Gli ambiti di intervento6

oUna impresa competitiva
oL’attrazione degli investimenti
oLa valorizzazione delle risorse

3. I fattori dello sviluppo9

    oLa fiscalità di vantaggio
    oLa revisione degli incentivi alle imprese
    oLe infrastrutture e la logistica
    oLe imprese e il credito
    oPromuovere centri universitari di eccellenza
    oUn piano per la ricerca e l’innovazione
    oLe altre condizioni di contesto

    4. Le risorse finanziarie15

    5. Le priorità d’azione nel breve periodo17

    6. Rilanciare la concertazione18

    * Hanno contribuito ai lavori: Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC), Ferrovie dello Stato, Sviluppo Italia.

    I protagonisti dell’economia

    per lo sviluppo

    del Mezzogiorno

    1. GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO

    Questo documento vuole modificare, in termini innovativi, la logica sin qui seguita nell’impostare i programmi di intervento nel Mezzogiorno: intendiamo, infatti, partire dai punti di forza di cui il Sud è dotato per:

    Þelaborare proposte condivise dalle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, anche al fine di contribuire alla definizione di impegni pubblici (dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali) compatibili con i vincoli di finanza pubblica;
    Þindividuare gli strumenti e le modalità di intervento più adatti;
    Þsuggerire gli interventi di contesto indispensabili;
    Þproporre i sei interventi chiave da realizzare nell’immediato;
    Þapprofondire gli esempi di progettualità, le buone prassi, le priorità di intervento e il ruolo che ciascuna delle parti coinvolte può svolgere;
    Þpromuovere il consolidamento del “capitale sociale”, ovvero delle relazioni tra i protagonisti dell’economia, come condizione per lo sviluppo economico.
    Þindividuare interventi per garantire condizioni di sicurezza del territorio e dell’esercizio delle attività economiche;
    Þpromuovere tutte le iniziative economiche e contrattuali che eliminino ogni fenomeno di concorrenza sleale e rafforzino il collegamento tra sostegni alle imprese e rispetto degli obblighi contributi e contrattuali.
    Þattuare politiche di sviluppo che contrastino il lavoro nero irregolare che nel Sud rappresenta un fenomeno molto diffuso, attraverso un rinnovato impegno nella elaborazione e nella definizione di idonee strategie.

    Le risorse disponibili
    Il presupposto da cui si intende partire è che le regioni meridionali, nonostante l’indubbio percorso di crescita conosciuto negli ultimi anni, sono ancora caratterizzate da un utilizzo insufficiente delle risorse più importanti:

    ·quelle naturali, ambientali e storico-culturali, che rappresentano potenziali fattori di attrazione di flussi turistici, di creazione d’impresa e di nuovi posti di lavoro, e, non da ultimo, di miglioramento della qualità della vita per la popolazione;

      ·le produzioni tipiche del territorio meridionale, prime fra tutte quelle dell’agricoltura, dell’industria agroalimentare e dell’artigianato, ancora poco presenti sui mercati nazionali ed internazionali: l’agricoltura meridionale rappresenta oltre il 40% della produzione agricola nazionale, ma il Mezzogiorno copre appena il 15% dell’export dell’industria alimentare;

      ·le risorse umane, caratterizzate da una rilevante presenza di profili professionali ad alto livello di scolarizzazione, ma anche da un tasso di occupazione tra i più bassi d’Europa (46,2% nel 2003), ben lontano dagli obiettivi di Lisbona (70% nel 2010), interessate da una consistente emigrazione verso il Centro Nord (circa 70 mila unità all’anno, con una forte presenza di giovani scolarizzati) che sottrae capitale umano al territorio meridionale;

      ·una maggiore vitalità imprenditoriale (nel 2003 il saldo tra le nuove imprese e quelle cessate è pari al 2,3% delle imprese esistenti al Sud, rispetto all’ 1,8% nel Centro Nord), frenata tuttavia dal peso eccessivo dei costi e dei tempi amministrativi e dalle carenze della strumentazione di sostegno;

      ·il posizionamento strategico al centro del bacino del Mediterraneo, non valorizzato dalla insufficiente dotazione infrastrutturale e logistica;

      ·la crescita di una rete di relazioni cooperative tra attori pubblici, privati, associazionismo diffuso (231 Patti territoriali siglati, 11 contratti d’Area, oltre 130 PIT) che raramente si è tradotta in una reale partecipazione ai meccanismi decisionali;

      ·le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dalla società dell’informazione, potenzialmente in grado di annullare l’handicap della perifericità geografica, ma relativamente meno diffuse nel Mezzogiorno: se l’Italia investe appena l’1,11% del Pil nella ricerca, la percentuale scende allo 0,75% nel Mezzogiorno; accedono ad internet appena un quarto delle famiglie meridionali, un terzo di quelle del Centro Nord;

      ·la disponibilità nel territorio meridionale di aree da destinare a nuovi insediamenti produttivi, vantaggio localizzativo che viene limitato dai problemi burocratici, autorizzativi e gestionali, in particolare delle ASI.

      2. GLI AMBITI DI INTERVENTO

      E’ su queste risorse che il Mezzogiorno può e deve contare al fine di raggiungere quegli obiettivi di crescita della ricchezza, dell’occupazione, di sviluppo sostenibile che i protagonisti dell’economia (le Associazioni imprenditoriali e le Organizzazioni sindacali) ritengono non solo possibili ma al tempo stesso necessari per la crescita economica dell’intero Paese.

      Tre sono le priorità strategiche che appaiono maggiormente in grado di utilizzare al meglio queste risorse per il raggiungimento degli obiettivi di crescita: il consolidamento di un tessuto imprenditoriale aperto alla innovazione e alla competizione; l’attrazione di nuovi investimenti nazionali ed esteri; la valorizzazione delle specificità produttive, culturali, ambientali del Mezzogiorno.

      Una impresa competitiva

      La principale priorità di intervento va individuata nel consolidamento di una industria manifatturiera e di un sistema dei servizi aperti ai valori della competizione e dell’innovazione a partire dalle proprie specificità produttive.
      Una industria di qualità, radicata nel territorio, è condizione fondamentale per lo sviluppo duraturo del Mezzogiorno.

      A fianco di una forte specificità territoriale in alcuni settori, prima di tutto nell’agroalimentare, l’industria meridionale risulta, infatti, penalizzata dalla forte incidenza di produzioni a basso livello tecnologico, sempre meno richieste dal mercato nazionale e internazionale. A ciò si aggiunge la prevalenza della dimensione d’impresa medio-piccola, accompagnata da una bassa remunerazione dei diversi fattori produttivi impiegati. L’altra faccia della forte natalità imprenditoriale, punto di forza indiscusso dell’industria meridionale, è infatti la difficoltà a crescere: non ci si può solo compiacere del fatto che tante imprese nascano nel Mezzogiorno, occorre che esse riescano a sopravvivere e a crescere. Sempre più diffusi sono stati infatti i fenomeni di crisi industriale, soprattutto nei comparti tradizionali.

      Per di più, le piccole imprese del Mezzogiorno non hanno ancora attivato – se non in un limitato numero di casi – quei sistemi di rete o di distretto che consentono alle imprese di dimensioni similari del Centro Nord di ottenere significativi vantaggi di produttività ed “economie di agglomerazione”.

      Un pacchetto di interventi per la competitività
      L’obiettivo prioritario deve essere pertanto quello di puntare al consolidamento e al rafforzamento, quantitativo e qualitativo dell’impresa meridionale, con l’obiettivo dell’incremento di competitività delle industrie tradizionali, della nascita di nuove imprese nei settori a più alta tecnologia e del superamento dei fenomeni di crisi.

      Le imprese del terziario, analogamente, vanno accompagnate verso gli obiettivi dell’innovazione e della competitività, che si perseguono con maggiore difficoltà a causa di pesanti vincoli esterni alle imprese.

      Per fare questo, è necessario un pacchetto di interventi per favorire la crescita dimensionale media delle imprese meridionali, per la creazione di reti e distretti d’impresa (agroalimentare, hi tech, terziario, ecc), per la diffusione di consorzi per la ricerca e l’export, per favorire l’innovazione di prodotto, di processo e organizzativa, per il rafforzamento della sinergia tra imprese, Università e centri di eccellenza sul territorio, per la valorizzazione di brevetti, marchi, licenze e, in generale, dei contenuti protetti dalle norme sulla proprietà intellettuale in relazione alle singole specificità produttive meridionali.

      Questi interventi devono essere contenuti in un provvedimento sulla competitività che accompagni la Legge finanziaria, per attivare nel breve periodo alcuni degli strumenti necessari, fra i quali:
      ·un premio fiscale per la crescita dimensionale delle imprese tramite processi di concentrazione, e la loro aggregazione;
      ·un credito d’imposta per i progetti di ricerca affidati dalle imprese alle Università ed ai Centri di ricerca e per l’innovazione diffusa.
      ·la deduzione fiscale delle spese sostenute dalle imprese per l’attività di promozione all’estero.

      L’attrazione degli investimenti

      Secondo gli ultimi dati disponibili (Fonte: banca Mondiale) i flussi di Investimenti Diretti Esteri (IDE) in entrata in Italia in % del PIL hanno a malapena superato l’1%, confrontandosi con il 17,16% dell’Irlanda, il 3,06% della Spagna, il 2,76% della Francia. Questi dati sottolineano la necessità di dare corpo ad una robusta politica di attrazione di investimenti nazionali ed esteri nel Mezzogiorno, che abbiano funzione di volano rispetto al consolidamento del tessuto imprenditoriale meridionale e che offrano nuove opportunità occupazionali.

      Tale politica va realizzata attraverso un quadro organico di interventi di sistema: le agevolazioni alle imprese, da sole, non sono infatti sufficienti ad assicurarne l’efficacia, se non si affiancano ad esse disponibilità di aree di insediamento, una fiscalità di vantaggio, procedure autorizzative rapide e semplificate, azioni di promozione e di scouting dei potenziali investitori, azioni di miglioramento del contesto insediativo.

      A tal fine, è necessario avviare da subito il Piano di attrazione degli investimenti articolato in 4 tappe:
      ·definizione dell’offerta territoriale attraverso la mappatura dei fattori localizzativi per l’attrazione e la individuazione dei diversi sistemi territoriali e della loro posizione competitiva;
      ·marketing territoriale basato sull’analisi del mercato, sulla comunicazione e sulla promozione delle opportunità;
      ·individuazione dei potenziali investitori;
      ·formalizzazione dell’investimento attraverso il Contratto di localizzazione.

      Rispetto all’obiettivo del consolidamento del tessuto imprenditoriale meridionale, Sviluppo Italia potrebbe rafforzare le azioni indirizzate alla valorizzazione e al sostegno delle reti imprenditoriali locali. Su obiettivi, strumenti e risultati di Sviluppo Italia le parti ritengono utile promuovere uno specifico confronto.

      La valorizzazione delle risorse meridionali

      Il deludente risultato dell’ultima stagione turistica si è concentrato sulle componenti più tradizionali, ma ancora maggioritarie, del turismo (il mare soprattutto), ma ha meno interessato le città d’arte e i turismi “nuovi”, legati alla fruizione dei beni culturali e ambientali, turismi che però rappresentano ancora una quota minoritaria del settore. Si tratta quindi di assecondare un riorientamento del settore in direzione delle preferenze già espresse dalla domanda, specie straniera.

      L’obiettivo di fondo dovrà essere quello della destagionalizzazione dell’offerta e di un rafforzamento delle reti turistiche meridionali, migliorando gli accordi con tour operator internazionali e promuovendo l’immagine delle diverse regioni del Mezzogiorno.

      Progettazione integrata e promozione turistica
      A tale scopo occorre puntare su progetti integrati, come i Sistemi Turistici Locali, finalizzati al recupero e alla valorizzazione dei beni culturali, storici, ambientali, attraverso l’innalzamento degli standard qualitativi dell’offerta turistica complessiva, il potenziamento dell’infrastrutturazione a supporto, la creazione di itinerari di interesse turistico, tali da rendere più sinergiche le iniziative di comunicazione e le politiche di promozione, il rafforzamento di servizi per il tempo libero organizzati secondo schemi a rete, attrazione di grandi investimenti dall’estero.

      Particolare importanza dovrà avere il coordinamento della politica turistica, superando la parcellizazione della promozione. È necessario perciò assicurare una sede di coordinamento della politica del turismo, da individuare a livello nazionale con tutti i soggetti istituzionali e socio economici interessati. Particolare rilievo dovrà assumere la realizzazione di un progetto di promozione e di sostegno alla commercializzazione, specificamente dedicato al Mezzogiorno.

      Per il rilancio del settore turistico è fondamentale l’utilizzo della leva fiscale, con priorità per la riduzione dell’IVA sulle imprese turistico-alberghiere ai livelli medi europei, e per le misure atte a favorire il processo di crescita dimensionale delle imprese anche nel settore turistico. E’ opportuno inoltre prevedere misure premianti per le imprese che ottengono la certificazione di qualità secondo gli standard internazionali e promuovere una più ampia tutela, normativa e contrattuale in tutte le fasi del processo produttivo, del lavoro regolare per gli addetti del settore. Ma occorrono anche interventi che perseguano maggiore efficienza ad ogni livello della scala dimensionale d’impresa.

      I centri urbani meridionali
      Nell’ambito della creazione di una rete di interesse turistico potranno assumere grande importanza progetti di riqualificazione urbana, sia dei centri storici sia dei quartieri maggiormente degradati, promossi dalle Associazioni di rappresentanza, contenenti interventi di recupero urbano, di ottimizzazione della mobilità passeggeri e merci, di integrazione tra produzioni locali, commercio e turismo, di creazione di opportunità di investimento e di occupazione nel settore dei servizi, della cultura, del turismo, degli interventi a finalità sociale.

      A tal fine, è opportuna la predisposizione di una legislazione mirata per la ristrutturazione urbana, una sorta di corsia preferenziale capace di garantire la certezza delle risorse e l’accelerazione procedurale necessaria, attraverso procedure e tempi vincolanti nei rapporti tra Comune, Provincia e Regione, nonché la partecipazione finanziaria dei privati.

      3. I FATTORI DELLO SVILUPPO

      Una politica di attrazione di investimenti nazionali ed esteri, così come una azione di consolidamento della base produttiva meridionale e di valorizzazione delle specificità e del patrimonio storico, culturale e ambientale del Mezzogiorno, devono poter contare su una serie di condizioni che ne facilitano, ne consentono e ne rendono possibile la realizzazione Tali condizioni possono essere individuate in :

      ·una fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno;
      ·la riforma degli incentivi;
      ·il completamento e l’adeguamento della dotazione infrastrutturale;
      ·un positivo rapporto tra banche ed imprese;
      ·una stretta cooperazione tra università, ricerca e innovazione d’impresa;
      ·il consolidamento di normali condizioni di esercizio dell’attività d’impresa, dal punto di vista della sicurezza, del funzionamento della giustizia civile, della semplificazione amministrativa;
      ·la disponibilità di risorse finanziarie adeguate.

      La fiscalità di vantaggio

      La tassazione del reddito d’impresa è una delle leve competitive che già altri Paesi dell’Unione Europea hanno sfruttato in passato e che i nuovi Stati membri si accingono ad utilizzare proprio al fine di attrarre investimenti sul proprio territorio. E’ noto il caso dell’Irlanda, che fissò nel 1980 l’imposta sulle società al 10% (poi elevata al 12,5%) portando in 20 anni il reddito pro capite al 125% di quella medio europeo: ma bassa tassazione sul reddito d’impresa possono vantare anche Cipro (10%), Lituania e Lettonia (15%), Ungheria (18%), Polonia (19%).

      Anche al di fuori dell’Europa, sono stati ottenuti risultati importanti in termini di sviluppo anche grazie all’utilizzo della leva fiscale.

      E’ necessaria pertanto una fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno, al fine di costituire reali condizioni di attrattività fondate sulla totale automaticità e su procedure che minimizzino i rischi connessi a scelte discrezionali.

      La revisione degli incentivi alle imprese

      Una delle condizioni in grado di favorire il consolidamento dei processi di sviluppo e il rafforzamento dei livelli occupazionali è individuabile in una riforma degli incentivi alle imprese (in particolare della Legge 488/92) orientata alla semplificazione delle procedure, alla certezza dei tempi e alla promozione degli investimenti innovativi .

      Un sistema di incentivazione, sia pure fortemente razionalizzato per evitare dispersione di risorse e fruibile da parte di tutti i settori economici ammissibili sulla base di una rigorosa valutazione di merito dei progetti di investimento, appare infatti necessario per lo sviluppo dell’economia meridionale perché:

        ·il miglioramento del contesto in cui si devono localizzare gli investimenti non è ancora avvenuto;
        ·rimane elevato anche il differenziale degli investimenti nell’area rispetto al resto del Paese, in conseguenza dei maggiori costi esistenti;
        ·le specifiche condizioni strutturali dell’economia meridionale influenzano significativamente il mercato del credito e dei capitali;

        In particolare, le ipotesi di modifica della Legge 488 dovrebbero salvaguardare:

        ·l’operatività delle modifiche a partire dal 2005 senza soluzioni di continuità tra il regime attuale e il nuovo regime;
        ·la non retroattività delle modifiche;
        ·il mantenimento del finanziamento in conto capitale, che rimane nella gran parte dei paesi europei la modalità più diffusa di incentivare gli investimenti;
        ·una premialità per gli investimenti più innovativi e/o a più ampio impatto occupazionale

        Si ritiene inoltre utile una verifica dell’efficacia di tutti gli strumenti di sostegno alle imprese, a partire da credito d’imposta e strumenti della programmazione negoziata, in un’ottica di riqualificazione e rilancio.

        Le infrastrutture e la logistica

        In base ai dati del Terzo Rapporto sulla coesione della Commissione Europea (2004), il Mezzogiorno presenta un indice di accessibilità potenziale di poco superiore al 50% della media dell’Unione a 27, sia a causa della posizione geografica che ne aumenta la perifericità, sia a causa del livello qualitativo delle infrastrutture. In particolare, l’indice sintetico delle dotazioni interportuali, fatto 100 il dato italiano, è pari a 5,8. Rispetto alle infrastrutture di trasporto, particolarmente deficitaria è la dotazione di linee ferroviarie elettrificate a doppio binario (50,5 contro 134,2 del Centro Nord).

        E’ fondamentale perciò un intervento urgente per la realizzazione, il completamento e la modernizzazione del sistema infrastrutturale meridionale, a partire dalla settore della logistica, che utilizzi in forma realmente integrata le diverse fonti finanziarie a disposizione del Mezzogiorno.(risorse comunitarie, risorse nazionali aggiuntive, risorse ordinarie).

        Le priorità
        In questo ambito, è prioritaria l’accelerazione ed il completamento del programma di infrastrutture strategiche definite nell’elenco delle priorità infrastrutturali Europee della rete TEN (Trans European Network) e nazionali con particolare riferimento a:
        ·dorsali autostradali e ferroviarie tirrenica e adriatica, capaci di collegarsi al Corridoio V e, in prospettiva, al corridoio VIII e costituire un nuovo “Corridoio del Mediterraneo”; che guardi ai Paesi del Nord Africa;
        ·snodi portuali, interportuali ed aeroportuali per la logistica integrata;
        ·sviluppo delle Autostrade del Mare;
        ·sistemi integrati dei trasporti delle aree metropolitane meridionali;
        ·schemi idrici e reti energetiche

        In particolare, è importante affrontare la questione idrica anche ai fini della sostenibilità ambientale e della tutela del territorio, facendo ricorso ad idonee forme consortili fra gli Enti Locali finalizzate alla attuazione del servizio idrico integrato.

        Al fine di promuovere la rapida realizzazione di tali interventi prioritari, si ritiene opportuna una interpretazione più flessibile del Patto di Stabilità nel rispetto di principi condivisi e del ruolo delle Istituzioni Comunitarie, in modo da riservare, nel calcolo dei deficit nazionali, un trattamento più favorevole alle spese per investimenti nelle grandi infrastrutture di interesse europeo.

        A fianco delle grandi reti di collegamento interregionale, per ciascuna regione meridionale (intendendo con esse tutte le regioni che usufruiscono della quota Mezzogiorno nel riparto delle risorse per le aree sottoutilizzate), possono essere individuate alcune priorità infrastrutturali

        In particolare, per quanto riguarda le risorse nazionali aggiuntive stanziate annualmente dalla Legge Finanziaria (per la parte destinata alle opere pubbliche) esse vanno prevalentemente concentrate su quei settori che continuano a mostrare i principali indicatori di divario: le interruzioni del servizio idrico e della fornitura di energia elettrica, la raccolta ed il trattamento dei rifiuti, la qualità dei servizi di trasporto (aereo, ferroviario stradale e marittimo) e dei loro nodi di collegamento e scambio.

        Lo sviluppo dell’intermodalità
        Il vero handicap logistico del Mezzogiorno, sul piano infrastrutturale, è individuabile nell’intermodalità, sia nel numero degli interporti sia in tutte le principali caratteristiche operative (superfici, capacità di movimentazione e binari ferroviari); gli indici sintetici di dotazione di tutte le regioni meridionali non superano infatti il 10% della media nazionale.

        Un programma interregionale di infrastrutturazione del Mezzogiorno deve essere perciò basato su logiche di rete e orientato ad una maggiore specializzazione delle strutture: in tale ambito è inoltre essenziale il rafforzamento delle strutture di servizio e di integrazione logistica, con priorità per i porti meridionali e l’intermodalità terrestre anche attraverso il potenziamento dei servizi di banda larga quale piattaforma di supporto.

        In questa direzione, una grande opportunità è costituita dal progetto comunitario delle “Autostrade del Mare” inserito nel piano generale delle Reti TEN-T (Trans- European Network-Transport) e finanziato con ingenti risorse (1,8 Miliardi di € tra Fondi europei, prestiti BEI e cofinanziamenti nazionali).

        A tale scopo, è necessaria la concentrazione delle limitate risorse finanziarie (del Fondo Aree Sottoutilizzate e dei Fondi strutturali) su un numero ristretto di interventi, essenziali alla loro integrazione logistica con le dorsali ed i corridoi intermodali tirrenico e adriatico, come i nodi di scambio e le tecnologie informatiche e operative.

        Di grande rilevanza è, in questo ambito, l’approvazione della legge di riforma sui porti, attualmente in discussione in Parlamento, con l’obiettivo della messa in rete del sistema portuale nazionale con l’intermodalità terrestre, della definizione delle specializzazioni dei singoli porti e di un più deciso riordino dei servizi.

        Il riordino delle ASI
        Nell’ambito del completamento infrastrutturale, e col prioritario obiettivo dell’attrazione degli investimenti, è inoltre opportuno favorire una riorganizzazione del ruolo dei consorzi per lo sviluppo industriale attraverso:
        a)la definizione di standard qualitativi comuni, che qualifichino in modo oggettivo il concetto di area “attrezzata”, anche a fini di attrazione degli investimenti e marketing territoriale;
        b)una ridefinizione della governance che assuma, per la gestione delle aree, modelli di natura privatistica;
        c)la disciplina del meccanismo della retrocessione dell’area, stabilendo un tempo massimo entro il quale l’investimento deve essere realizzato pena la revoca della concessione.

        Le imprese e il credito

        Il ruolo del sistema bancario, sia come fornitore di credito, sia come fornitore di servizi avanzati per le imprese (per l’internazionalizzazione, per il ricorso a forme di finanza innovativa) è fondamentale per lo sviluppo dell’economia meridionale soprattutto se si considerano gli incentivi, previsti anche da Basilea2, a migliorare da parte delle banche la misurazione e la gestione del rischio creditizio, per rendere in tal modo il mercato del credito più efficiente.

        Questa azione può essere agevolata se si creano le condizioni di effettiva competitività delle imprese operanti nel meridione, intervenendo in tempi rapidi su quelle condizioni d’ambiente capaci di innescare davvero un circolo virtuoso che può poi portare all’approfondimento delle relazioni banca-impresa che pure già vi sono e sono diffuse.

        Tra queste è altresì urgente adeguare il funzionamento dei principali Fondi di garanzia pubblici (Fondo Centrale di garanzia per le PMI, Fondo di garanzia per le imprese artigiane, Fondo Interbancario di garanzia) per renderli Basilea2 compliant.

        Al miglioramento dell’efficienza allocativa degli intermediari corrisponderebbe il rafforzamento della struttura produttiva nelle regioni meridionali e dunque l’avvio su basi più solide del processo di sviluppo economico e finanziario nell’area.

        Fare sistema nel Mezzogiorno significa anche rafforzare la collaborazione fra sistema bancario e sistema industriale, improntata ad una maggiore trasparenza reciproca e ad un rapporto che consideri la banca una “impresa tra le imprese”.

        Le modiche del contesto ambientale – individuate in precedenza e tendenti a ridurre nelle regioni meridionali il grado di rischio, i tempi delle procedure di recupero crediti, la frammentazione dei rapporti creditizi – e una maggiore trasparenza reciproca sono le condizioni per pervenire alla diffusione di forme di finanza innovativa (venture capital), al consolidamento di condizioni più sostenibili di indebitamento (passando dal credito a breve a quello a medio-lungo termine), anche attraverso i consorzi fidi e l’utilizzo del fondo di garanzia, al rafforzamento patrimoniale.

        In sintesi, sono le condizioni per indirizzare le imprese del Mezzogiorno verso forme alternative di finanziamento, preferibilmente a titolo di rischio, e renderne progressivamente meno fragile e più articolata la struttura finanziaria, che ancora oggi insiste stabilmente sulle banche, data la marginalità dei canali mobiliari e finanziari alternativi al credito bancario.

        Questo tuttavia è un problema di carattere nazionale che richiama alcune caratteristiche di fondo della struttura finanziaria italiana.

        Infine, un approccio di sistema deve riguardare anche le Organizzazioni di rappresentanza degli interessi, portando alla individuazione di punti di vista comuni sul migliore funzionamento degli strumenti di politica di sviluppo: riforma degli incentivi, prestiti agevolati, fondi di garanzia.

        Promuovere centri universitari di eccellenza

        Al fine di intervenire in maniera duratura sul modello di specializzazione produttiva meridionale, più debole nei settori ad elevato contenuto di innovazione, è fondamentale l’obiettivo di costruire un sistema integrato a rete, all’interno del quale le imprese, soprattutto quelle piccole e medie – associate o consorziate in relazione a comuni obiettivi di innovazione – possano trovare principalmente nelle università meridionali le risorse immateriali indispensabili per innovare prodotti, processi e organizzazione, e conquistare competitività.

        A tale scopo, è fondamentale la valorizzazione e la messa in rete dei centri di eccellenza del sistema universitario e scientifico meridionale, al fine di promuovere le relazioni Scienza-Tecnologia-Territorio-Mercato, e di collegare l’innovazione alla valorizzazione delle risorse presenti nel territorio e alle sue specificità. Un utile stimolo alla collaborazione tra imprese, Università e Centri di ricerca può venire dalla introduzione di un credito d’imposta automatico pari al 50% delle commesse di ricerca dalle imprese alle università e ai centri pubblici e privati di ricerca.

        Un piano per la ricerca e l’innovazione

        A fianco degli interventi di medio periodo rivolti al consolidamento dei centri di eccellenza universitari meridionali, è necessario da subito avviare un piano nazionale per la promozione di investimenti pubblici e privati nel settore della ricerca.

        L’obiettivo del piano è quello di raggiungere la massa critica necessaria per essere competitivi a livello nazionale ed internazionale (una strada può essere offerta dai Centri di Eccellenza creati in Campania, e dai Centri di eccellenza tecnologica, previsti per tutte le Regioni del Mezzogiorno nel Piano Operativo Nazionale 2002-2006 del Miur ed ancora da avviare) I Centri di eccellenza realizzati in Campania con fondi POR, sono la messa in rete di ricerca pubblica diretta a lavorare in stretto contatto con le imprese. I Centri di eccellenza tecnologica, previsti dal Pon Ricerca, sono più spinti verso l’innovazione industriale , e prevedono dall’inizio una partecipazione anche di imprese. Il piano dovrebbe essere così articolato:
        ·credito d’imposta pari al 10% delle spese totali di ricerca ed innovazione digitale per un periodo di 10 anni;
        ·eliminazione del costo del personale delle imprese addetto alla ricerca dalla base imponibile IRAP;
        ·scelta di 10 programmi strategici per il paese finanziati con contributi pubblici, di cui una parte significativa da localizzare nel Mezzogiorno;
        ·fiscalizzazione degli oneri sociali per gli addetti alla ricerca per le imprese in start-up;
        ·miglioramento del sistema pubblico di ricerca.

        Appare inoltre opportuno adottare specifiche iniziative a sostegno delle piccole e medie imprese che si consorziano per realizzare progetti di ricerca, per l’introduzione delle nuove tecnologie e per la formazione alle nuove professionalità, riprendendo e rafforzando le Strategie regionali per l’Innovazione promosse dal Quadro Comunitario di Sostegno dei fondi strutturali europei per l’Obiettivo 1 2000-2006.

        Al fine della piena valorizzazione di una delle principali risorse del Mezzogiorno, ovvero il capitale umano, è infine opportuno un più ampio rafforzamento dei processi formativi e di sviluppo delle competenze, anche attraverso una più ampia diffusione dei fondi interprofessionali per la formazione continua.

        E’ opportuno inoltre il finanziamento di un progetto di tirocinio in conto credito formativo presso le aziende di tutti gli studenti delle ultime due classi degli istituti professionali e di scuola media superiore.

        Gli strumenti operativi non mancano, ad esempio le misure previste nel Piano Operativo Nazionale e nei Piani Operativi Regionali. Utili anche i distretti tecnologici, anche se bisogna evitare il rischio di una loro proliferazione in assenza delle masse critiche di ricerca indispensabili per la loro nascita.

        Le altre condizioni di contesto

        Alcuni interventi sulle condizioni di contesto con le quali l’impresa meridionale è chiamata ad operare sono fondamentali per lo sviluppo:
        Þ il miglioramento delle condizioni di sicurezza del territorio meridionale, sia per quanto riguarda le aree industriali e le attività d’impresa, sia per le zone turistiche, le aree urbane e rurali, anche attraverso un migliore utilizzo delle risorse dei fondi strutturali dedicate a questo scopo;

        Þil consolidamento di normali condizioni di esercizio dell’attività d’impresa, dal punto di vista del funzionamento della giustizia civile e delle procedure concorsuali, del lavoro regolare, della cultura della legalità, del contrasto delle frodi e della criminalità, anche con il contributo delle organizzazioni economiche e sociali;

          Þla semplificazione amministrativa, attraverso un più ampio ricorso all’autocertificazione (con la cosiddetta Dichiarazione di Inizio Attività), all’autoregolazione dell’attività d’impresa, e un rafforzamento dell’operatività degli sportelli unici, con l’approvazione tempestiva del disegno di legge recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri;

          ÞIl contrasto all’economia e al lavoro sommersi, attraverso un rinnovato impegno nella elaborazione e nella definizione di idonee strategie, rafforzato da un clima di collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti in tale processo, per dare risposta a fondamentali motivazioni di natura etica (legate alla dignità del lavoro), economica (per limitare i fenomeni di concorrenza sleale) e finanziaria (al fine di incrementare il gettito fiscale).

          4. LE RISORSE FINANZIARIE

          La Legge Finanziaria per il 2005

          Per la concreta attuazione degli interventi definiti, è necessario assicurare la continuità, la disponibilità e soprattutto la certezza di un flusso di risorse pubbliche adeguato al raggiungimento degli obiettivi (di sviluppo, di crescita occupazionale, di incremento della spesa per investimenti, definiti anche nel recente DPEF e negli impegni assunti con la Commissione Europea).

          Da questo punto di vista, la Finanziaria appena varata, presenta rilevanti elementi di criticità, a causa della introduzione di un tetto alla spesa per investimenti nelle aree sottoutilizzate (6.550 Milioni di € per il 2005, di cui 1.750 per gli incentivi), che rischia di limitare fortemente il percorso di crescita delineato, e dello spostamento in avanti nel tempo dell’utilizzo delle risorse e, conseguentemente, del raggiungimento degli obiettivi programmatici. Lo stesso rifinanziamento del Fondo, che pure è in linea con quello degli anni precedenti (8 Miliardi di €), è infatti collocato quasi interamente alla fine del triennio (7.800 Milioni di € nel 2007).

          I Fondi strutturali europei

          Accanto alle risorse nazionali, priorità assoluta assumono le risorse dei fondi strutturali europei, sotto il duplice profilo dell’utilizzo efficace delle attuali risorse del QCS Obiettivo 1 (che ha a disposizione 50 Miliardi di € tra Fondi strutturali e cofinanziamento nazionale per il periodo 2000-2006) e della preparazione del periodo di programmazione 2007-2013.

          Anche se si sono registrati apprezzabili miglioramenti nella capacità di spesa dei fondi strutturali comunitari (a marzo 2004 la percentuale di spesa è pari al 25,1%), la cosiddetta “verifica di metà percorso” del QCS ob.1 ha riproposto alcuni tradizionali ritardi nella qualità degli interventi e nella loro adeguatezza rispetto agli obiettivi di crescita, in buona parte dovuti all’allentamento dei legami della programmazione con il territorio e il partenariato che il territorio esprime.

          La programmazione dei fondi strutturali deve dunque tornare ad essere, nel prossimo biennio, terreno di confronto politico, economico ed istituzionale, con il fine ultimo di migliorare la qualità degli interventi e l’impatto sui principali indicatori di divario: condizione essenziale ne dovrà essere il coinvolgimento delle parti economiche e sociali.

          Nel 2005 prende inoltre il via il negoziato sulle proposte di regolamento per i nuovi fondi strutturali post 2006 e sulle prossime “prospettive” finanziarie dell’UE. Per quanto riguarda il Mezzogiorno in particolare, la programmazione dei fondi per il periodo 2007-2013 dovrà tenere conto, fra le altre, delle seguenti priorità:

          ·rafforzamento della priorità per le regioni Obiettivo 1 in ritardo di sviluppo, dei vecchi come dei nuovi Stati membri, mantenendo fermo il parametro del PIL pro capite perché è quello in grado di tutelare meglio le regioni meridionali anche dopo l’allargamento;

            ·priorità, nell’ambito delle regioni in ritardo, per gli interventi rivolti all’innalzamento della competitività europea ed al conseguimento degli Obiettivi di Lisbona e Goteborg: grandi reti europee di comunicazione, sostegno a ricerca ed innovazione tecnologica, società dell’informazione;

              ·sostegno transitorio rafforzato per quelle regioni che dovessero uscire dall’Obiettivo 1;

              ·tutela delle regioni e zone interessate da handicap strutturali connessi con l’insularità, la montagna e la scarsa densità della popolazione;

              ·maggiore peso dell’indicatore di prosperità regionale rispetto a quello di prosperità nazionale nella ripartizione pro capite delle risorse per l’ob. 1.

              Per quanto riguarda le nuove prospettive finanziarie e il futuro bilancio dell’Unione, è opportuno che l’Italia confermi il proprio orientamento favorevole ad un tetto per le risorse proprie pari all’1,24% del PNL, in quanto tale soglia appare quella meglio in grado di tutelare le esigenze di rigore di bilancio con quelle dell’intervento nelle regioni più svantaggiate, dei nuovi come dei vecchi Stati membri.

              5. LE PRIORITA’ DI AZIONE NEL BREVE PERIODO

              Alcune azioni possono essere avviate già nell’immediato, al fine di costruire da Sud il clima di fiducia capace di far ripartire l’economia e la società italiana.
              I sei interventi chiave per il rilancio del Mezzogiorno, da attivare nel breve periodo, a partire dal collegato alla Finanziaria, sono:

              1)introduzione di una fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno; le parti firmatarie invitano il Governo ad aprire nel più breve tempo possibile il confronto con la Commissione Europea;

              2)semplificazione amministrativa per l’attività d’impresa: tutti gli atti amministrativi necessari per l’esercizio di attività economiche possono essere sostituiti con una Dichiarazione di Inizio Attività (DIA) e con autocertificazione dei requisiti necessari. Sono fatte salve le norme a tutela di rilevanti interessi nazionali, quelle relative all’urbanistica e all’ambiente e quelle concernenti strumenti di programmazione di settore;

              3)pacchetto di interventi sul turismo contenente: riduzione dell’IVA ai livelli medi europei sulle imprese turistiche; coordinamento della politica del turismo, che potrebbe essere assicurato dall’Istituzione di una sede di coordinamento di livello nazionale per l’indirizzo delle politiche di settore, facendo naturalmente salve le prerogative delle Regioni in materia; realizzazione di un progetto di promozione turistica mirata del Mezzogiorno;

              4)accelerazione procedurale per gli interventi di ristrutturazione urbana: formulazione di una legislazione mirata per le città, con l’obiettivo di semplificare le procedure e fissare tempi certi nei rapporti tra le Istituzioni coinvolte. Creazione di un fondo pilota per la ristrutturazione urbana, con una quota di interventi destinata al Sud;

              5)pacchetto di interventi per favorire la ricerca l’innovazione e la collaborazione tra imprese e centri di eccellenza universitari::
              ·credito d’imposta pari al 10% delle spese totali di ricerca ed innovazione digitale per un periodo di 10 anni;
              ·eliminazione del costo del personale delle imprese addetto alla ricerca dalla base imponibile IRAP;
              ·fiscalizzazione degli oneri sociali per gli addetti alla ricerca per le imprese in start-up;
              ·stimolo alla collaborazione tra imprese, Università e Centri di ricerca attraverso l’introduzione di un credito d’imposta per le commesse di ricerca affidate dalle imprese alle università;

                6)promozione delle produzioni e dei servizi del Mezzogiorno attraverso una deduzione fiscale delle spese sostenute dalle imprese meridionali per attività di promozione all’estero, sul modello delle spese di pubblicità.

                6. RILANCIARE LA CONCERTAZIONE

                Condizione essenziale per il rilancio del Mezzogiorno deve essere la ripresa e il consolidamento del principio della concertazione, vale a dire che ciascun soggetto interessato, all’interno di regole chiare e condivise, deve fare la sua parte per contribuire all’attuazione delle azioni delineate. In particolare:

                  Þle imprese dei diversi settori produttivi si impegnano a cogliere tutte le opportunità di investimento che verranno determinate dall’azione congiunta;

                  Þle organizzazioni di rappresentanza (delle imprese e dei lavoratori) promuovono la crescita della cultura dello sviluppo concertato e si impegnano ad affrontare, attraverso la concertazione, le scelte strategiche di priorità, di localizzazione e di attuazione dei progetti di sviluppo e di valorizzazione del lavoro;

                  Þle amministrazioni pubbliche (centrali, regionali e locali) potranno favorire la piena attuazione del progetto, rendendo possibili o migliorando le condizioni di contesto delineate.

                    Al fine della implementazione del proprio impegno per il Mezzogiorno, le organizzazioni firmatarie della presente intesa promuovono l’adozione del metodo concertativo anche a livello decentrato, attraverso accordi tra le parti sociali e con le Amministrazioni regionali e locali.

                    Verbale di stipula

                      Addì 9 giugno 2004

                    Tra

                    CONFINDUSTRIA, CONFARTIGIANATO, CONFESERCENTI, CNA, CONFAPI, CONFSERVIZI, ABI, AGCI, ANIA, APLA, CASARTIGIANI, CIA, CLAAI, COLDIRETTI, CONFAGRICOLTURA, CONFCOOPERATIVE, CONFCOMMERCIO, CONFINTERIM, LEGACOOP, UNCI

                    e

                    CGIL, CISL, UIL

                    [Testo dell'accordo]

                      visto l’accordo-quadro europeo sul telelavoro stipulato a Bruxelles il 16 luglio 2002 tra UNICE/UEAPME, CEEP e CES e realizzato su base volontaria a seguito dell’invito rivolto alle parti sociali dalla Commissione delle Comunità europee – nell’ambito della seconda fase della consultazione relativa alla modernizzazione ed al miglioramento dei rapporti di lavoro – ad avviare negoziati in tema di telelavoro;

                    vista la dichiarazione attraverso la quale le parti stipulanti l’accordo-quadro europeo sul telelavoro hanno annunciato che all’attuazione di tale accordo negli Stati Membri, negli Stati appartenenti allo Spazio Economico Europeo nonché nei Paesi candidati, provvederanno le organizzazioni aderenti alle parti firmatarie conformemente alle prassi e alle procedure nazionali proprie delle parti sociali;

                    considerato che le parti in epigrafe ritengono che il telelavoro costituisce per le imprese una modalità di svolgimento della prestazione che consente di modernizzare l’organizzazione del lavoro e per i lavoratori una modalità di svolgimento della prestazione che permette di conciliare l’attività lavorativa con la vita sociale offrendo loro maggiore autonomia nell’assolvimento dei compiti loro affidati;

                    considerato che se si intende utilizzare al meglio le possibilità insite nella società dell’informazione, si deve incoraggiare tale nuova forma di organizzazione del lavoro in modo tale da coniugare flessibilità e sicurezza, migliorando la qualità del lavoro ed offrendo anche alle persone disabili più ampie opportunità sul mercato del lavoro;

                    considerato che l’accordo europeo mira a stabilire un quadro generale a livello europeo;

                    le parti in epigrafe riconoscono che

                    1. il presente accordo interconfederale costituisce attuazione, ex art. 139, paragrafo 2, del Trattato che istituisce la Comunità europea, dell’accordo-quadro europeo sul telelavoro stipulato a Bruxelles il 16 luglio 2002 tra UNICE/UEAPME, CEEP e CES di cui si allega il testo nella traduzione in lingua italiana così come concordata fra le parti in epigrafe;

                    2. il telelavoro ricomprende una gamma di situazioni e di prassi ampia ed in rapida espansione. Per tale motivo le parti hanno individuato nell’accordo una definizione del telelavoro che consente di considerare diverse forme di telelavoro svolte con regolarità;

                    3. l’accordo, realizzato su base volontaria, mira a stabilire un quadro generale a livello nazionale al quale le organizzazioni aderenti alle parti in epigrafe daranno applicazione conformemente alle prassi e procedure usuali proprie delle stesse parti sociali;

                    4. l’applicazione dell’accordo non deve costituire valido motivo per ridurre il livello generale di tutela garantito ai lavoratori dal campo di applicazione dell’accordo medesimo. Peraltro, nel procedere alla sua applicazione si eviterà di porre inutili oneri a carico delle piccole e medie imprese.

                     

                    Tutto ciò premesso, le parti in epigrafe concordano:

                     

                    Art. 1

                    Definizione e campo di applicazione

                    1 Il telelavoro costituisce una forma di organizzazione e/o di svolgimento del lavoro che si avvale delle tecnologie dell’ informazione nell’ambito di un contratto o di un rapporto di lavoro, in cui l’attività lavorativa, che potrebbe anche essere svolta nei locali dell’impresa, viene regolarmente svolta al di fuori dei locali della stessa.

                    2. Il presente accordo riguarda i telelavoratori. Il telelavoratore è colui che svolge telelavoro nel senso precedentemente definito.

                     

                    Art 2

                    Carattere volontario

                    1. Il telelavoro consegue ad una scelta volontaria del datore di lavoro e del lavoratore interessati. Esso può essere inserito nella descrizione iniziale delle prestazioni del lavoratore ovvero scaturire da un successivo impegno assunto volontariamente.

                    2. In entrambi i casi il datore di lavoro provvede a fornire al telelavoratore le relative informazioni scritte, conformemente alla direttiva 91/533/CEE, ivi incluse le informazioni relative al contratto collettivo applicato ed alla descrizione della prestazione lavorativa. Le specificità del telelavoro richiedono di regola ulteriori informazioni scritte relative all’unità produttiva cui il telelavoratore è assegnato, il suo superiore diretto o le altre persone alle quali il telelavoratore può rivolgersi per questioni di natura professionale o personale, nonché le modalità cui fare riferimento.

                    3. Qualora il telelavoro non sia ricompreso nella descrizione iniziale dell’attività lavorativa e qualora il datore di lavoro offra la possibilità di svolgere telelavoro, il lavoratore potrà accettare o respingere tale offerta.

                    4. Qualora il lavoratore esprimesse il desiderio di voler lavorare come telelavoratore, l’imprenditore può accettare o rifiutare la richiesta.

                    5. Il passaggio al telelavoro, considerato che implica unicamente l’adozione di una diversa modalità di svolgimento del lavoro, non incide, di per sé, sullo status del telelavoratore. Il rifiuto del lavoratore di optare per il telelavoro non costituisce, di per sé, motivo di risoluzione del rapporto di lavoro, né di modifica delle condizioni del rapporto di lavoro del lavoratore medesimo.

                    6. Qualora il telelavoro non sia ricompreso nella descrizione iniziale della prestazione lavorativa, la decisione di passare al telelavoro è reversibile per effetto di accordo individuale e/o collettivo. La reversibilità può comportare il ritorno all’attività lavorativa nei locali del datore di lavoro su richiesta di quest’ultimo o del lavoratore.

                     

                    Art. 3

                    Condizioni di lavoro

                    1. Per quanto attiene alle condizioni di lavoro, il telelavoratore fruisce dei medesimi diritti, garantiti dalla legislazione e dal contratto collettivo applicato, previsti per un lavoratore comparabile che svolge attività nei locali dell’impresa.

                     

                    Art. 4

                    Protezione dei dati

                    1. Il datore di lavoro ha la responsabilità di adottare misure appropriate, in particolare per quel che riguarda il software, atte a garantire la protezione dei dati utilizzati ed elaborati dal telelavoratore per fini professionali.

                    2. Il datore di lavoro provvede ad informare il telelavoratore in ordine a tutte le norme di legge e regole aziendali applicabili relative alla protezione dei dati.

                    3. Il telelavoratore è responsabile del rispetto di tali norme e regole.

                    4. Il datore di lavoro provvede ad informare il lavoratore, in particolare, in merito ad ogni eventuale restrizione riguardante l’uso di apparecchiature, strumenti, programmi informatici, quali internet ed alle eventuali sanzioni applicabili in caso di violazione, come stabilito dalla contrattazione collettiva.

                     

                    Art. 5

                    Diritto alla riservatezza

                    1. Il datore di lavoro rispetta il diritto alla riservatezza del telelavoratore.

                    2. L’eventuale installazione di qualsiasi strumento di controllo deve risultare proporzionata all’obiettivo perseguito e deve essere effettuata nel rispetto del d.lgs. 19 settembre 1994, n. 626 di recepimento della direttiva 90/270/CEE relativa ai videoterminali.

                     

                    Art. 6

                    Strumenti di lavoro

                    1. Ogni questione in materia di strumenti di lavoro e responsabilità deve essere chiaramente definita prima dell’inizio del telelavoro in conformità a quanto previsto dalla legge e dai contratti collettivi, così come ogni questione in materia di costi, tenuto conto di quanto in tal senso previsto dal successivo comma 5.

                    2. Di regola, il datore di lavoro è responsabile della fornitura, dell’istallazione e della manutenzione degli strumenti necessari ad un telelavoro svolto regolarmente, salvo che il telelavoratore non faccia uso di strumenti propri.

                    3. Ove il telelavoro venga svolto con regolarità, il datore di lavoro provvede alla compensazione o copertura dei costi direttamente derivanti dal lavoro, in particolare quelli relativi alla comunicazione.

                    4. Il datore di lavoro fornisce al telelavoratore i supporti tecnici necessari allo svolgimento della prestazione lavorativa.

                    5. Il datore di lavoro, in conformità a quanto in tal senso previsto dalla legislazione e dai contratti collettivi, nonché in base a quanto concordato ai sensi del comma 1 del presente articolo, si fa carico dei costi derivanti dalla perdita e danneggiamento degli strumenti di lavoro nonché dei dati utilizzati dal telelavoratore.

                    6. In caso di guasto o malfunzionamento degli strumenti di lavoro il telelavoratore dovrà darne immediato avviso alle strutture aziendali competenti.

                    7. Il telelavoratore avrà debita cura degli strumenti di lavoro affidatigli e non raccoglierà né diffonderà materiale illegale via internet.

                     

                    Art. 7

                    Salute e sicurezza

                    1. Il datore di lavoro è responsabile della tutela della salute e della sicurezza professionale del telelavoratore, conformemente alla direttiva 89/391/CEE, oltre che alle direttive particolari come recepite, alla legislazione nazionale e ai contratti collettivi, in quanto applicabili.

                    2. Il datore di lavoro informa il telelavoratore delle politiche aziendali in materia di salute e di sicurezza sul lavoro, in particolare in ordine all’esposizione al video. Il telelavoratore applica correttamente le direttive aziendali di sicurezza.

                    3. Al fine di verificare la corretta applicazione della disciplina applicabile in materia di salute e sicurezza, il datore di lavoro, le rappresentanze dei lavoratori e/o le autorità competenti hanno accesso al luogo in cui viene svolto il telelavoro, nei limiti della normativa nazionale e dei contratti collettivi. Ove il telelavoratore svolga la propria attività nel proprio domicilio, tale accesso è subordinato a preavviso ed al suo consenso, nei limiti della normativa nazionale e dei contratti collettivi.

                    4. Il telelavoratore può chiedere ispezioni.

                     

                    Art. 8

                    Organizzazione del lavoro

                    1. Nell’ambito della legislazione, dei contratti collettivi e delle direttive aziendali applicabili, il telelavoratore gestisce l’organizzazione del proprio tempo di lavoro.

                    2. Il carico di lavoro ed i livelli di prestazione del telelavoratore devono essere equivalenti a quelli dei lavoratori comparabili che svolgono attività nei locali dell’impresa.

                    3. Il datore di lavoro garantisce l’adozione di misure dirette a prevenire l’isolamento del telelavoratore rispetto agli altri lavoratori dell’azienda, come l’opportunità di incontrarsi regolarmente con i colleghi e di accedere alle informazioni dell’azienda.

                     

                    Art. 9

                    Formazione

                    1. I telelavoratori fruiscono delle medesime opportunità di accesso alla formazione e allo sviluppo della carriera dei lavoratori comparabili che svolgono attività nei locali dell’impresa e sono sottoposti ai medesimi criteri di valutazione di tali lavoratori.

                    2. Oltre alla normale formazione offerta a tutti i lavoratori, i telelavoratori ricevono una formazione specifica, mirata sugli strumenti tecnici di lavoro di cui dispongono e sulle caratteristiche di tale forma di organizzazione del lavoro. Il supervisore del telelavoratore ed i suoi colleghi diretti possono parimenti aver bisogno di un addestramento professionale per tale forma di lavoro e per la sua gestione.

                     

                    Art. 10

                    Diritti collettivi

                    1. I telelavoratori hanno gli stessi diritti collettivi dei lavoratori che operano all’interno dell’azienda. Non deve essere ostacolata la comunicazione con i rappresentanti dei lavoratori.

                    2. Si applicano le stesse condizioni di partecipazione e di eleggibilità alle elezioni per le istanze rappresentative dei lavoratori dove queste sono previste.

                    3. I telelavoratori sono inclusi nel calcolo per determinare le soglie per gli organismi di rappresentanza dei lavoratori conformemente alla legislazione ed ai contratti collettivi.

                    4. L’unità produttiva alla quale il telelavoratore sarà assegnato al fine di esercitare i suoi diritti collettivi, è precisata fin dall’inizio.

                    5. I rappresentanti dei lavoratori sono informati e consultati in merito all’introduzione del telelavoro conformemente alla legislazione nazionale, alle direttive europee come recepite ed ai contratti collettivi.

                     

                    Art. 11

                    Contrattazione collettiva

                    1. Al fine di tener conto delle specifiche esigenze delle parti sociali interessate ad adottare il telelavoro, le stesse possono concludere, al livello competente, accordi che adeguino e/o integrino i principi ed i criteri definiti con il presente accordo interconfederale. Sono fatti salvi gli accordi collettivi già conclusi in materia.

                    2. La contrattazione collettiva, o in assenza il contratto individuale redatto con il lavoratore, deve prevedere, ai sensi dell’art. 2, comma 6, la reversibilità della decisione di passare al telelavoro con indicazione delle relative modalità.

                    3. Al fine di tener conto delle peculiari caratteristiche del telelavoro, si potrà far ricorso ad accordi specifici integrativi di natura collettiva e/o individuale.

                     

                    Art. 12

                    Applicazione e verifica dell’accordo

                    1. In caso di controversie relative all’interpretazione ed all’applicazione del presente accordo interconfederale le parti interessate potranno rivolgersi congiuntamente o separatamente alle parti firmatarie richiamate in epigrafe.

                    2. Ai fini della relazione da rendere ad UNICE/UEAPME, CEEP e CES circa l’attuazione in sede nazionale dell’accordo-quadro europeo ed alla sua eventuale revisione prevista per il luglio 2007, le articolazioni territoriali/categoriali aderenti alle Confederazioni di rappresentanza delle imprese così come le Federazioni nazionali e territoriali aderenti a CGIL, CISL, UIL, provvederanno a comunicare con periodicità annuale alle parti in epigrafe, la conclusione di accordi e contratti collettivi in materia di telelavoro ed ogni utile informazione circa l’andamento di tale modalità di svolgimento della prestazione lavorativa.

                    [Allegato]

                     

                    ALLEGATO

                    ACCORDO-QUADRO EUROPEO SUL TELELAVORO

                    - stipulato a Bruxelles il 16 luglio 2002 tra CES, UNICE/UEAPME e CEEP -

                    (Traduzione italiana concordata tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil il 20 gennaio 2004)

                    1. Considerazioni generali

                    Nel quadro della strategia europea per l’occupazione, il Consiglio Europeo ha invitato le parti sociali a procedere alla negoziazione di accordi diretti a modernizzare l’organizzazione del lavoro, includendo intese riguardanti la flessibilità sul lavoro, finalizzati alla produttività e competitività delle imprese sul mercato ed a garantire il necessario equilibrio tra flessibilità e sicurezza.

                    La Commissione delle Comunità Europee ha invitato le parti sociali, nell’ambito della seconda fase della consultazione relativa alla modernizzazione ed al miglioramento dei rapporti di lavoro, ad avviare negoziati in tema di telelavoro. Il 20 settembre 2001, la CES (unitamente al comitato di collegamento EUROCADRES/CEC), l’ UNICE/UEAPME ed il CEEP hanno annunciato di voler dare avvio a negoziati diretti al raggiungimento di un accordo alla cui attuazione negli Stati Membri nonché negli Stati appartenenti allo Spazio Economico Europeo, provvederanno i membri aderenti alle parti firmatarie. Con tali negoziati, le parti firmatarie si augurano di poter contribuire alla preparazione della transizione verso una società ed un’economia basate sulla conoscenza, conformemente a quanto deciso nel Consiglio Europeo di Lisbona.

                    Il telelavoro ricomprende una gamma di situazioni e di prassi ampia ed in rapida espansione. Per tale motivo le parti sociali hanno individuato una definizione del telelavoro che consente di abbracciarne diverse forme svolte con regolarità.

                    Le parti sociali vedono nel telelavoro, al tempo stesso, un mezzo per le imprese e gli enti pubblici di servizi che consente di modernizzare l’organizzazione del lavoro ed un mezzo per i lavoratori che permette di conciliare l’attività lavorativa con la vita sociale offrendo loro maggiore autonomia nell’assolvimento dei compiti loro affidati. Se l’Europa intende sfruttare al meglio le possibilità insite nella società dell’informazione, deve incoraggiare tale nuova forma di organizzazione del lavoro in modo tale da coniugare flessibilità e sicurezza, migliorando la qualità dei lavori ed offrendo alle persone disabili più ampie opportunità sul mercato del lavoro.

                    Detto accordo, realizzato su base volontaria, mira a stabilire un quadro generale a livello europeo al quale i membri aderenti alle parti firmatarie daranno attuazione conformemente alle prassi e procedure nazionali proprie delle parti sociali. Le parti firmatarie invitano inoltre le organizzazioni dei paesi candidati loro aderenti ad attuare il presente accordo.

                    L’attuazione del presente accordo non deve costituire valido motivo per ridurre il livello generale di tutela garantito ai lavoratori dal campo di applicazione dell’accordo medesimo. Nel procedere alla sua attuazione i membri aderenti alle parti firmatarie, eviteranno di porre inutili oneri a carico delle piccole e medie imprese.

                    Il presente accordo non pregiudica il diritto delle parti sociali di concludere, a livello appropriato, incluso quello europeo, accordi che adeguino e/o integrino questo accordo, al fine di tener conto delle specifiche esigenze delle parti sociali interessate.

                    2. Definizione e campo di applicazione

                    Il telelavoro costituisce una forma di organizzazione e/o di svolgimento del lavoro che si avvale delle tecnologie dell’ informazione nell’ambito di un contratto o di un rapporto di lavoro, in cui l’attività lavorativa, che potrebbe anche essere svolta nei locali dell’impresa, viene regolarmente svolta al di fuori dei locali della stessa.

                    Il presente accordo riguarda i telelavoratori. Il telelavoratore è colui che svolge telelavoro nel senso precedentemente definito.

                    3. Carattere volontario

                    Il telelavoro consegue ad una scelta volontaria del datore di lavoro e del lavoratore interessati. Esso può essere inserito nella descrizione iniziale delle prestazioni del lavoratore ovvero scaturire da un successivo impegno assunto volontariamente.

                    In entrambi i casi il datore di lavoro provvede a fornire al telelavoratore le relative informazioni scritte, conformemente alla direttiva 91/533/CEE, ivi incluse le informazioni relative ai contratti collettivi applicabili, alla descrizione della prestazione lavorativa, etc. Le specificità del telelavoro richiedono di regola ulteriori informazioni scritte relative all’unità produttiva cui il telelavoratore è assegnato, il suo superiore diretto o le altre persone alle quali il telelavoratore può rivolgersi per questioni di natura professionale o personale, le modalità cui fare riferimento, etc.

                    Qualora il telelavoro non sia ricompreso nella descrizione iniziale dell’attività lavorativa e qualora il datore di lavoro offra la possibilità di svolgere telelavoro, il lavoratore potrà accettare o respingere tale offerta.

                    Qualora il lavoratore esprimesse il desiderio di voler lavorare come telelavoratore, l’imprenditore può accettare o rifiutare questa richiesta.

                    Il passaggio al telelavoro, considerato che implica unicamente l’adozione di una diversa modalità di svolgimento del lavoro, non incide, di per sé, sullo status del telelavoratore. Il rifiuto del lavoratore di optare per il telelavoro non costituisce, di per sé, motivo di risoluzione del rapporto di lavoro, né di modifica delle condizioni del rapporto di lavoro del lavoratore medesimo.

                    Qualora il telelavoro non sia ricompreso nella descrizione iniziale della prestazione lavorativa, la decisione di passare al telelavoro è reversibile per effetto di accordo individuale e/o collettivo. La reversibilità può comportare il ritorno all’attività lavorativa nei locali del datore di lavoro su richiesta di quest’ultimo o del lavoratore. Le modalità di tale reversibilità sono fissate mediante accordo individuale e/o collettivo.

                    4. Condizioni di lavoro

                    Per quanto attiene alle condizioni di lavoro, il telelavoratore fruisce dei medesimi diritti, garantiti dalla legislazione e dai contratti collettivi applicabili, previsti per un lavoratore comparabile che svolge attività nei locali dell’impresa. Tuttavia, al fine di tener conto delle peculiari caratteristiche del telelavoro, si potrà far ricorso ad accordi specifici integrativi di natura collettiva e/o individuale.

                    5. Protezione dei dati

                    Il datore di lavoro ha la responsabilità di adottare misure appropriate, in particolare per quel che riguarda il software, atte a garantire la protezione dei dati utilizzati ed elaborati dal telelavoratore per fini professionali.

                    Il datore di lavoro provvede ad informare il telelavoratore in ordine a tutte le norme di legge e regole aziendali applicabili relative alla protezione dei dati.

                    Il telelavoratore è responsabile del rispetto di tali norme e regole.

                    Il datore di lavoro provvede ad informare il lavoratore, in particolare, in merito:

                    - ad ogni eventuale restrizione riguardante l’uso di apparecchiature, strumenti, programmi informatici, quali internet;

                    - alle sanzioni applicabili in caso di violazione.

                     

                    6. Diritto alla riservatezza

                    Il datore di lavoro rispetta il diritto alla riservatezza del telelavoratore.

                    L’eventuale installazione di qualsiasi strumento di controllo deve risultare proporzionata all’obiettivo perseguito e deve essere effettuata nel rispetto della direttiva 90/270/CEE relativa ai videoterminali.

                     

                    7. Strumenti di lavoro

                    Ogni questione in materia di strumenti di lavoro e responsabilità deve essere chiaramente definita prima dell’inizio del telelavoro, in conformità di quanto previsto dalla legge e dai contratti collettivi, così come ogni questione in materia di costi tenuto conto di quanto in tal senso previsto al successivo paragrafo 5.

                    Di regola, il datore di lavoro è responsabile della fornitura, dell’istallazione e della manutenzione degli strumenti necessari ad un telelavoro svolto regolarmente, salvo che il telelavoratore non faccia uso di strumenti propri.

                    Ove il telelavoro venga svolto con regolarità, il datore di lavoro provvede alla compensazione o copertura dei costi direttamente derivanti dal lavoro, in particolare quelli relativi alla comunicazione.

                    Il datore di lavoro fornisce il telelavoratore dei supporti tecnici necessari allo svolgimento della prestazione lavorativa.

                    Il datore di lavoro, in conformità di quanto in tal senso previsto dalla legislazione e dai contratti collettivi, nonché in base a quanto concordato ex paragrafo 1 del presente punto 7, si fa carico dei costi derivanti dalla perdita e danneggiamento degli strumenti di lavoro nonché dei dati utilizzati dal telelavoratore.

                    In caso di guasto o malfunzionamento degli strumenti di lavoro il telelavoratore dovrà darne immediato avviso alle strutture aziendali competenti.

                    Il telelavoratore avrà debita cura degli strumenti di lavoro affidatigli e non raccoglierà né diffonderà materiale illegale via internet.

                    8. Salute e sicurezza

                    Il datore di lavoro è responsabile della tutela della salute e della sicurezza professionale del telelavoratore, conformemente alla direttiva 89/391/CEE, oltre che alle direttive particolari, alla legislazione nazionale e ai contratti collettivi.

                    Il datore di lavoro informa il telelavoratore delle politiche aziendali in materia di salute e di sicurezza sul lavoro, in particolare in ordine all’esposizione al video. Il telelavoratore applica correttamente le direttive aziendali di sicurezza.

                    Al fine di verificare la corretta applicazione della disciplina applicabile in materia di salute e sicurezza, il datore di lavoro, le rappresentanze dei lavoratori e/o le autorità competenti hanno accesso al luogo in cui viene svolto il telelavoro, nei limiti della normativa nazionale e dei contratti collettivi. Ove il telelavoratore svolga la propria attività nel proprio domicilio, tale accesso è subordinato a preavviso ed al suo consenso.

                    Il telelavoratore può chiedere ispezioni.

                    9. Organizzazione del lavoro

                    Nell’ambito della legislazione, dei contratti collettivi e delle direttive aziendali applicabili, il telelavoratore gestisce l’organizzazione del proprio tempo di lavoro.

                    Il carico di lavoro ed i livelli di prestazione del telelavoratore devono essere equivalenti a quelli dei lavoratori comparabili che svolgono attività nei locali dell’impresa.

                    Il datore di lavoro garantisce l’adozione di misure dirette a prevenire l’isolamento del telelavoratore rispetto agli altri lavoratori dell’azienda, come l’opportunità di incontrarsi regolarmente con i colleghi e di accedere alle informazioni dell’azienda.

                    10. Formazione

                    I telelavoratori fruiscono delle medesime opportunità di accesso alla formazione e allo sviluppo della carriera dei lavoratori comparabili che svolgono attività nei locali dell’impresa e sono sottoposti ai medesimi criteri di valutazione di tali lavoratori.

                    I telelavoratori ricevono una formazione specifica, mirata sugli strumenti tecnici di lavoro di cui dispongono e sulle caratteristiche di tale forma di organizzazione del lavoro. Il supervisore del telelavoratore ed i suoi colleghi diretti possono parimenti aver bisogno di un addestramento professionale per tale forma di lavoro e per la sua gestione.

                    11. Diritti collettivi

                    I telelavoratori hanno gli stessi diritti collettivi dei lavoratori che operano all’interno dell’azienda. Non deve essere ostacolata la comunicazione con i rappresentanti dei lavoratori.

                    Si applicano le stesse condizioni di partecipazione e di eleggibilità alle elezioni per le istanze rappresentative dei lavoratori dove queste sono previste.

                    I telelavoratori sono inclusi nel calcolo per determinare le soglie per gli organismi di rappresentanza dei lavoratori conformemente alla legislazione europea e nazionale, così come ai contratti collettivi e prassi.

                    L’unità produttiva alla quale il telelavoratore sarà assegnato al fine di esercitare i suoi diritti collettivi, è precisato fin dall’inizio.

                    I rappresentanti dei lavoratori sono informati e consultati in merito all’introduzione del telelavoro conformemente alla legislazione nazionale ed europea, dei contratti collettivi e delle prassi.

                    12. Attuazione e successiva verifica

                    I membri dell’UNICE/UEAPME, CEEP e ETUC (unitamente al comitato di collegamento EUROCADRES/CEC) provvederanno ad attuare, nell’ambito dell’art. 139 del Trattato, il presente accordo-quadro europeo, conformemente alle procedure e prassi proprie delle parti sociali vigenti negli Stati membri.

                    Tale attuazione avrà luogo entro il termine di tre anni a decorrere dalla sottoscrizione del presente accordo.

                    Le organizzazioni aderenti riferiranno in merito all’attuazione del presente accordo ad un gruppo ad hoc costituito dalle parti firmatarie sotto la responsabilità del comitato per il dialogo sociale. Tale gruppo ad hoc provvederà alla stesura di una relazione congiunta in ordine alle misure di attuazione adottate. Detta relazione verrà redatta entro il quarto anno successivo alla data di conclusione del presente accordo.

                    In caso di controversie riguardanti il contenuto del presente accordo, le organizzazioni aderenti potranno rivolgersi congiuntamente o separatamente alle parti firmatarie.

                    Decorsi cinque anni dalla sottoscrizione del presente accordo le parti firmatarie procederanno alla sua revisione previa richiesta di una di esse.

                    Verbale di stipula

                     

                    Addì 11 febbraio 2004

                    tra

                    CONFINDUSTRIA, CONFCOMMERCIO, CONFAPI, CONFESERCENTI, ABI, ANIA, CONFSERVIZI, CONFETRA, LEGACOOPERATIVE, CONFCOOPERATIVE, UNCI, AGCI, COLDIRETTI, CIA, CONFAGRICOLTURA, CONFARTIGIANATO, CNA, CASARTIGIANI, CLAAI, CONFINTERIM, CONFEDERTECNICA, APLA [1]

                    e

                    CGIL, CISL, UIL

                      Note:

                    1 In data 12 febbraio 2004 la Confartigianato ha diffuso un comunicato con il quale viene fatto presente che le confederazioni dell’artigianato non hanno sottoscritto il presente accordo interconfederale. Successivamente in data 3 marzo 2004 le Confederazioni dell’artigianato (CONFARTIGIANATO, CNA, CASARTIGIANI e CLAAI) hanno provveduto alla sottoscrizione.

                     

                    [Testo dell'accordo]

                     

                    premesso che:

                    con il presente accordo interconfederale, cui concordemente viene attribuita efficacia transitoria e comunque sussidiaria della contrattazione collettiva, secondo i livelli e le titolarità attualmente previsti, le parti in epigrafe, ferme restando le norme di legge che disciplinano l’istituto, provvedono a definire gli elementi ritenuti essenziali per consentire ai datori di lavoro in tutti i comparti produttivi una fase di prima applicazione dei contratti di inserimento e di reinserimento previsti dal decreto legislativo n. 276/03, anche al fine di evitare che si determini una soluzione di continuità nei flussi di assunzione, specie delle cosiddette fasce deboli;

                    il presente accordo interconfederale, pertanto, avrà efficacia a decorrere dall’odierna data di sottoscrizione e fino a quando non sarà sostituito dalla apposita disciplina che sarà definita dalla contrattazione collettiva ai vari livelli;

                    con il presente accordo le parti in epigrafe convengono che in sede di contrattazione collettiva si affronti il tema dell’attribuzione del livello di inquadramento in correlazione alle peculiarità settoriali e/o a specifiche condizioni professionali del lavoratore;

                    le parti in epigrafe – nell’intento condiviso di ottimizzare la prescrizione legislativa che subordina la possibilità di nuove assunzioni mediante contratti di inserimento alla condizione che sia stato mantenuto in servizio almeno il 60% dei lavoratori il cui contratto di inserimento/reinserimento sia venuto a scadere nei diciotto mesi precedenti – convengono che, in sede di contrattazione collettiva e con particolare riferimento ai contratti di reinserimento, si ricerchino soluzioni atte a conseguire il mantenimento in servizio dei lavoratori, tenuto conto delle diverse specificità produttive ed organizzative e dei relativi necessari requisiti professionali, anche nell’ambito dei provvedimenti di incentivazione che dovessero essere emanati in materia;

                     

                    con le finalità ed alle condizioni descritte

                     

                    si conviene sulle seguenti modalità

                     

                    1. Il contratto di inserimento è un contratto di lavoro diretto a realizzare, mediante un progetto individuale di adattamento delle competenze professionali del lavoratore ad un determinato contesto lavorativo, l’inserimento ovvero il reinserimento nel mercato del lavoro.

                    2. In relazione ai soggetti che possono essere assunti con contratto di inserimento ai sensi dell’art. 54, comma 1, del d.lgs. n. 276/03 si intendono per "disoccupati di lunga durata da 29 fino a 32 anni", in base a quanto stabilito all’art. 1, comma 1, del decreto legislativo n. 181/2000, come sostituito dall’art. 1, comma 1 del decreto legislativo n. 297/2002, coloro che, dopo aver perso un posto di lavoro o cessato un’attività di lavoro autonomo, siano alla ricerca di una nuova occupazione da più di dodici mesi.

                    3. Il contratto di inserimento è stipulato in forma scritta e in esso deve essere specificamente indicato il progetto individuale di inserimento.

                    In mancanza di forma scritta il contratto è nullo e il lavoratore si intende assunto a tempo indeterminato.

                    Nel contratto verranno indicati:

                    - la durata, individuata ai sensi del successivo punto 5);

                    - l’eventuale periodo di prova, determinato ai sensi del successivo punto 7);

                    - l’orario di lavoro, determinato in base al contratto collettivo applicato, in funzione dell’ipotesi che si tratti di un contratto a tempo pieno o a tempo parziale;

                    - fermo restando quanto previsto in premessa, la categoria di inquadramento del lavoratore non potrà essere inferiore per più di due livelli rispetto alla categoria che, secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato, spetta ai lavoratori addetti a mansioni o funzioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali è preordinato il progetto di inserimento/reinserimento oggetto del contratto.

                    4. Il progetto individuale di inserimento è definito con il consenso del lavoratore e deve essere finalizzato a garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore al contesto lavorativo, valorizzandone le professionalità già acquisite.

                    Nel progetto verranno indicati:

                    a) la qualificazione al conseguimento della quale è preordinato il progetto di inserimento/reinserimento oggetto del contratto;

                    b)la durata e le modalità della formazione.

                    5. Il contratto di inserimento potrà prevedere una durata minima di nove mesi e massima di diciotto mesi, con l’eccezione dei soggetti riconosciuti affetti da grave handicap fisico, mentale o psichico, per i quali il contratto di inserimento potrà prevedere una durata massima di trentasei mesi.

                    Nell’ipotesi di reinserimento di soggetti con professionalità compatibili con il nuovo contesto organizzativo, potranno essere previste durate inferiori alla massima indicata, da definirsi in sede di contrattazione collettiva anche tenendo conto della congruità delle competenze possedute dal lavoratore con la mansione alla quale è preordinato il progetto di reinserimento.

                    6. Il progetto deve prevedere una formazione teorica non inferiore a 16 ore, ripartita fra l’apprendimento di nozioni di prevenzione antinfortunistica e di disciplina del rapporto di lavoro ed organizzazione aziendale ed accompagnata da congrue fasi di addestramento specifico, impartite anche con modalità di e-learning, in funzione dell’adeguamento delle capacità professionali del lavoratore. La formazione antinfortunistica dovrà necessariamente essere impartita nella fase iniziale del rapporto.

                    Le parti in epigrafe definiranno tutti gli aspetti utili per formulare il parere da fornire, come legislativamente stabilito, ai Ministeri competenti ai fini dell’attuazione dell’art. 2, lett. i) in tema di "libretto formativo del cittadino".

                    In attesa della definizione delle modalità di attuazione del citato art. 2, lett. i), la registrazione delle competenze acquisite sarà opportunamente effettuata a cura del datore di lavoro o di un suo delegato, tenendo conto anche di auspicate soluzioni che potranno essere nel frattempo individuate nell’ambito dei Fondi interprofessionali per la formazione continua.

                    Le parti, infine, si riservano di verificare, nell’ambito dei Fondi interprofessionali per la formazione continua, la possibilità di sostenere anche progetti formativi per i contratti di reinserimento.

                    7. Nel contratto di inserimento verrà altresì indicato:

                    l’eventuale periodo di prova, così come previsto dal contratto collettivo applicato per la categoria giuridica ed il livello di inquadramento attribuiti al lavoratore in contratto di inserimento/reinserimento;

                    un trattamento di malattia ed infortunio non sul lavoro disciplinato secondo quanto previsto in materia dagli accordi per la disciplina dei contratti di formazione e lavoro o, in difetto, dagli accordi collettivi applicati in azienda, riproporzionato in base alla durata del rapporto prevista dal contratto di inserimento/reinserimento, e comunque non inferiore a settanta giorni.

                    8. L’applicazione dello specifico trattamento economico e normativo stabilito per i contratti di inserimento/reinserimento, non può comportare l’esclusione dei lavoratori con contratto di inserimento/reinserimento dall’utilizzazione dei servizi aziendali, quali mensa e trasporti, ovvero dal godimento delle relative indennità sostitutive eventualmente corrisposte al personale con rapporto di lavoro subordinato, nonché di tutte le maggiorazioni connesse alle specifiche caratteristiche dell’effettiva prestazione lavorativa previste dal contratto collettivo applicato (lavoro a turni, notturno, festivo, ecc.).

                    9. Nei casi in cui il contratto di inserimento/reinserimento venga trasformato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il periodo di inserimento/reinserimento verrà computato nell’anzianità di servizio ai fini degli istituti previsti dalla legge e dal contratto, con esclusione dell’istituto degli aumenti periodici di anzianità o istituti di carattere economico ad esso assimilati e della mobilità professionale disciplinata dalle clausole dei contratti che prevedano progressioni automatiche di carriera in funzione del mero trascorrere del tempo.

                    [Allegato]

                     

                    Al Ministro del Lavoro e

                    delle Politiche Sociali

                    Roma, 11 febbraio 2004

                     

                    Si trasmette l’allegato accordo interconfederale con il quale le parti sottoscrittrici hanno provveduto a definire gli elementi ritenuti essenziali per consentire ai datori di lavoro in tutti i comparti produttivi una fase di prima applicazione dei contratti di inserimento e di reinserimento previsti dal decreto legislativo n. 276/03.

                    In quest’ambito ed in attesa della riforma degli incentivi all’occupazione di cui alle iniziative legislative in atto, le parti, considerata la transitorietà del regime di agevolazioni previsto per i contratti di inserimento/reinserimento, convengono di prospettare congiuntamente al Governo l’opportunità di destinare specifiche misure di incentivazione per le assunzioni con contratti di inserimento/reinserimento, con particolare riguardo alle prospettive della occupazione delle donne.

                    Convengono altresì di proporre congiuntamente al Governo ulteriori misure di incentivazione finalizzate al mantenimento in servizio dei lavoratori assunti con detti contratti.

                     

                    Con osservanza

                    Accordo interconfederale ai sensi dell’art. 86, comma 13, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276

                      Verbale di stipula

                      Addì 13 novembre 2003

                    tra

                    Confindustria, Confcommercio, Confapi, Confesercenti, Abi, Ania, Confservizi, Confetra, Legacooperative, Unci, Agci, Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Claai, Confinterim, Confedertecnica, Apla

                    e

                    Cgil, Cisl, Uil

                    visto il comma 13 dell’art. 86 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 che affida alle associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale la definizione di uno o più accordi interconfederali per la gestione della messa a regime del medesimo decreto anche con riferimento al regime transitorio e alla attuazione dei rinvii contenuti nel medesimo decreto alla contrattazione collettiva;

                    nel comune intento di continuare ad esercitare il ruolo svolto negli ultimi quindici anni sul piano della regolamentazione interconfederale degli strumenti legislativi miranti a promuovere e favorire tutte le occasioni di impiego regolare e tutelate offerte ai lavoratori ed in particolare ai giovani;

                    viste le titolarità che il decreto legislativo n. 276/2003 riserva direttamente ad accordi interconfederali;

                    ritenendo utile, anche sulla scorta dell’esperienza di prima attuazione della disciplina del lavoro temporaneo di cui alla legge n. 196/1997, definire intese transitorie e sussidiarie della contrattazione collettiva finalizzate a promuovere e favorire le occasioni di impiego offerte dalla nuova legislazione;

                    considerato l’alto numero di progetti di formazione e lavoro presentati agli organismi preposti alla loro approvazione prima della data di entrata in vigore del decreto n. 276/2003, a decorrere dalla quale è stata stabilita l’inapplicabilità del predetto istituto al settore privato;

                    considerato, altresì, che la previgente disciplina, nonché gli specifici accordi interconfederali intervenuti ai sensi dell’art. 3, ultimo periodo, della legge n. 863/1984, prevedono, di norma, un non breve arco temporale, successivo all’approvazione, nel corso del quale è possibile effettuare le assunzioni progettate;

                    considerato che tale periodo di tempo è funzionale allo svolgimento delle necessarie operazioni di ricerca e selezione del personale da assumere, e la mancata attuazione di tali attività propedeutiche inciderebbe in termini negativi sulla scelta aziendale di procedere alle assunzioni;

                     

                    tutto ciò premesso, si conviene:

                    Regime transitorio per i contratti di formazione e lavoro

                     

                    1. I contratti di formazione e lavoro stipulati, anche successivamente al 23 ottobre 2003, in base a progetti approvati entro tale data – ultimo giorno utile prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 – esplicano integralmente i loro effetti fino alla scadenza per ciascuno di esso prevista, conformemente alla disciplina previgente in materia di contratti di formazione e lavoro.

                    2. I progetti per contratti di formazione e lavoro il cui deposito risulti avvenuto entro il 23 ottobre 2003 – ultimo giorno utile prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 – possono proseguire il loro iter di valutazione secondo le modalità precedentemente in vigore per i diversi comparti produttivi e se approvati, saranno attivati esplicando integralmente i loro effetti fino alla scadenza per ciascuno di essi prevista, conformemente alla disciplina previgente in materia.

                    3. Le assunzioni saranno effettuate nell’arco di tempo previsto dalle delibere regionali o dalle intese interconfederali o settoriali che disciplinano la materia.

                    Alla luce di quanto esplicitato nelle premesse, le parti confermano che il presente accordo si configura come prima intesa funzionale alla messa a regime delle disposizioni del decreto legislativo n. 276/2003.

                    Il presente accordo interconfederale sarà immediatamente notificato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali a tutti i conseguenti effetti ivi compresi i necessari interventi di copertura finanziaria derivanti dalla salvaguardia dell’occupazione giovanile assicurata dal regime transitorio adottato per l’istituto dei contratti di formazione e lavoro.

                    Le parti intendono, altresì, proseguire il confronto, nel rispetto delle specificità delle diverse rappresentanze delle imprese indicate in epigrafe, sia sulle materie affidate dal legislatore alla diretta competenza del livello interconfederale, sia su altre materie nelle quali l’intervento negoziale è funzionale al comune intento di favorire e promuovere rapidamente le occasioni di impiego offerte dalla nuova legislazione.

                    Eventuali intese interconfederali avranno efficacia transitoria e, comunque, sussidiaria.

                    Le parti proseguiranno i lavori martedì 18 novembre alle ore 11.

                    ACCORDO INTERCONFEDERALE

                    CONFAPI – CGIL – CISL – UIL

                    Il giorno 17 luglio 2001

                    Tra
                    CONFAPI – Confederazione italiana della piccola e media industria privata
                    e
                    CGIL CISL UIL

                    è stato raggiunto il presente accordo relativo al

                    TELELAVORO

                    Roma, 17 luglio 2001

                    PROTOCOLLO D’INTESA
                    TRA
                    L’AGENZIA NAZIONALE PER LA PROTEZIONE
                    DELL’AMBIENTE E LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI
                    CGIL, CISL, UIL

                    L’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (di seguito denominata ANPA) con sede e domicilio fiscale in Roma, Via Vitaliano Brancati 48, C.F. e P.I. 04658061009, legalmente rappresentata dal Presidente Prof. Walter Ganapini

                    e

                    le Organizzazioni Sindacali: Confederazione Generale Italiana del Lavoro, con sede in Roma, Corso d’Italia, 25, rappresentata da Giuseppe Casadio, Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, con sede in Roma, Via Po, 2 1, rappresentata da Giovanni Guerisoli, Unione Italiana del Lavoro, con sede in Roma, Via Lucullo, 6, rappresentata da Guglielmo Loy

                    PREMESSO

                    ·che l’ANPA è un ente pubblico chiamato ad espletare attività nel campo della protezione dell’ambiente;
                    ·che, in questo ambito, essa è chiamata, in particolare, a svolgere le attività tecnico-scientifiche di interesse nazionale;
                    ·che ai sensi dell’art. 01 comma 3 della legge istitutiva del 21 gennaio 1994 n. 6-1/94, l’ANPA è tenuta a prevedere forme di consultazione delle associazioni imprenditoriali di categoria e delle organizzazioni sindacali nelle materie di cui al comma 1 del medesimo articolo;
                    ·che le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL hanno da tempo sviluppato proprie attività, elaborazioni e iniziative volte a conseguire un più elevato grado di sicurezza del lavoro e dei lavoratori individuando nelle questioni della qualità dell’ambiente e delle produzioni uno degli aspetti centrali per il perseguimento di tali obiettivi;

                    CONSIDERATO

                    ·che la vastità e la complessità delle problematiche ambientali richiedono sempre più un approccio integrato, di consultazione, concertazione e collaborazione tra pubbliche istituzioni e organizzazioni espressione della società civile;
                    ·che le istituzioni e le strutture tecnico-scientifiche preposte alla salvaguardia ambientale, e tra queste l’Agenzia Nazionale e le Agenzie Regionali e delle Province Autonome, sono chiamate a rafforzare il ruolo promozionale della cultura di prevenzione e valorizzazione della qualità ambientale dello sviluppo;
                    ·che pur in ruoli distinti, il sistema delle Agenzie ANPA-ARPA-APPA e le Organizzazioni Sindacali sono interessate a promuovere, sulle materie ambientali, confronti e informazioni che stimolino il superamento di letture parziali o strumentali, consentendo un confronto plurale;
                    ·che l’ANPA e le Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL e UILsono interessate a sviluppare i più ampi terreni di collaborazione nell’ambito e nei limiti delle rispettive funzioni e delle competenze presenti, al fine di promuovere la scelta strategica dello sviluppo sostenibile assunta dall’Italia nelle sedi internazionali, quale elemento di riconoscimento dei diritti delle generazioni future e di rafforzamento della coesione sociale;

                    SI CONVIENE E SI STABILISCE QUANTO SEGUE
                    ART. 1

                    Le premesse fanno parte integrante e sostanziale del presente accordo.

                    ART. 2

                    L’ANPA e le Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL e UIL, firmatarie del presente Accordo Quadro, nell’ambito dei compiti e delle funzioni attribuite loro dalle leggi, riconoscono la necessità di attivare tutte le sinergie disponibili al fine di perseguire gli obiettivi prioritari di seguito specificati e concordano di realizzare un sistema di relazioni strutturato e organizzato in raccordo ai programmi di avanzamento della attività istituzionali dell’Agenzia che si impegna a promuovere accordi e specifiche intese anche a livello regionale con le Agenzie Regionali.

                    ART. 3

                    Le parti convengono che costituiscono obiettivi prioritari comuni del presente Accordo:
                    · la diffusione e lo scambio di informazioni e dati riferiti alla situazione ambientale del paese e di singoli territori con particolare attenzione per le aree a rischio di crisi ambientale e quelle interessate da patti o accordi territoriali;
                    · il confronto sui programmi di miglioramento della qualità ambientale dello sviluppo, con particolare riferimento all’attuazione degli interventi previsti dai Programmi Comunitari, alla sicurezza ambientale e professionale nei luoghi di lavoro, alla riconversione di impianti o cicli produttivi particolarmente impattanti e sulla situazione ambientale delle aree soggette a bonifica;
                    · le azioni di promozione culturale, di formazione ambientale e divulgazione della conoscenza tecnico-scientifica in campo ambientale, soprattutto tra i rappresentanti dei lavoratori.

                    ART. 4

                    Gli argomenti di cui al precedente articolo 3 costituiscono indirizzo generale e nel loro ambito saranno individuate le attività di maggiore interesse delle parti e di condivisa priorità che potranno essere oggetto di specifici atti coi quali saranno definiti:
                    · il programma annuale degli incontri, le modalità di preparazione e i contenuti tematici specifici;
                    · i contenuti di sessioni annuali di confronto cui parteciperanno rappresentanti delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell’Ambiente, nonché delle sessioni di aggiornamento o di verifica semestrali degli argomenti strutturate a livello nazionale o regionale;
                    · scopi e finalità delle iniziative e l’eventuale periodicità degli incontri di approfondimento e di preparazione delle attività;
                    ·i soggetti di volta in volta coinvolti e le ulteriori collaborazioni con altri soggetti terzi;
                    · le eventuali risorse necessarie allo svolgimento delle attività e in tal caso le forme di finanziamento delle stesse, il riparto degli impegni tra le parti ivi compreso l’eventuale impiego d risorse professionali dell’Agenzia;
                    Per il primo anno il Programma si incontrerà in via prioritaria sulle problematiche indicate nell’allegato I.

                    ART. 5

                    Al fine di dare attuazione a quanto concordato con il presente Protocollo d’Intesa viene costituito un Comitato permanente d consultazione e di monitoraggio sulle attività formato da due membri dell’ANPA, uno per le ARPA e APPA e uno per ciascuna delle Organizzazioni Sindacali firmatarie; uno dei due rappresentanti di ANPA sovrintende al funzionamento organizzativo del comitato.

                    ART. 6

                    Alla scadenza di ogni anno, il Comitato predispone una relazione sullo stato di attuazione del presente Protocollo d’Intesa che sarà inviata a ciascuno dei firmatari.

                    ART. 7

                    Il presente Accordo Quadro entra in vigore alla data della sottoscrizione, ha durata triennale e, alla scadenza, le parti potranno concordare l’eventuale proroga.
                    ANPA OO.SS.
                    Il Presidente CGIL
                    Prof. Walter Ganapini Giuseppe Casadio

                    CISL
                    Giovanni Guerisoli

                    UIL
                    Gglielmo Loy

                    Roma, 25 gennaio 2001

                    ALLEGATO1
                    PROGRAMMA DI ATTIVITA’2001

                    Nell’ambito del Protocollo d’intesa che ne regola i rapporti di consultazione e collaborazione, ANPA e le Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL e UIL individuano come prime linee di attività e di intervento progettuale i seguenti temi:
                    1.Aree a rischio di incidente rilevante e a forte concentrazione di stabilimenti industriali, in applicazione della recente normativa comunitaria e nazionale.
                    2.Aree ad elevato rischio idrogeologico e siti da bonificare di interesse nazionale e attuazione delle disposizioni contenute nella legge n.267/98.
                    3.Problematiche connesse alla gestione dei rifiuti pericolosi e dei rifiuti industriali.
                    4.Attività promozionali connesse allo sviluppo e diffusione delle pratiche volontarie di certificazione ambientale dei cicli produttivi e dei prodotti.
                    5.Attività relative alla mobilità urbana sostenibile.

                    ACCORDO INTERCONFEDERALE

                    CONFAPI – CGIL/CISL/UIL

                    20 Dicembre 2000

                    Tra
                    CONFAPI – Confederazione italiana della piccola e media industria privata
                    e
                    CGIL CISL UIL

                    è stato raggiunto il presente accordo relativo a
                    CONCILIAZIONE E ARBITRATO

                    PREMESSA

                    Il presente accordo disciplina procedure stragiudiziali di conciliazione e arbitrato rispondendo alla necessità di fornire alle imprese e ai lavoratori strumenti alternativi, efficaci e più rapidi per la risoluzione delle controversie di lavoro.

                    L’iniziativa nasce dalle evidenti problematiche che le imprese ed i lavoratori incontrano nell’affrontare le controversie di lavoro. Quindi, nella prospettiva di contribuire al decongestionamento del contenzioso giudiziario in materia di lavoro ed in applicazione della normativa vigente, in cui il legislatore esplicita la volontà di inserire strade alternative, il ricorso alla conciliazione ed arbitrato rappresenta una opportunità, volontariamente scelta, per una rapida soluzione delle controversie e per una riduzione degli oneri per le parti e per la collettività.

                    CONFAPI e CGIL-CISL-UIL considerano necessario promuovere e sviluppare il presente accordo; pertanto si impegnano congiuntamente a:

                    qcostituire una Commissione tecnica con l’obiettivo di analizzare le possibili applicazioni degli strumenti informatici alle procedure di conciliazione e di arbitrato;
                    qintraprendere iniziative per la formazione dei tecnici che opereranno per la divulgazione e l’attuazione del presente accordo;
                    qpromuovere il recepimento nei contratti nazionali di lavoro di clausole che rimandino alle procedure previste dal presente accordo;
                    qrichiedere un incontro ai Ministeri interessati con l’obiettivo di promuovere il presente accordo e sostenere un processo di innovazione anche nella fase giudiziale ordinaria.

                    TENTATIVO OBBLIGATORIO DI CONCILIAZIONE
                    (D. Lgs. 31.3.1998, n. 80 e D. Lgs. 29.10.1998, n. 387)

                    Visti gli artt. 409, 410, 410 bis, 411, 412, 412-bis c.p.c., nel testo modificato dal D. Lgs. 31.3.1998, n. 80 e dal D.Lgs. 29.10.1998, n. 387;

                    tenuto conto che l’espletamento del tentativo di conciliazione costituisce condizione di procedibilità delle domande aventi ad oggetto i rapporti disciplinati dall’art. 409 c.p.c.;

                    considerato che tali disposizioni subordinano la procedibilità delle domande in giudizio, relative ai rapporti previsti dall’art. 409 c.p.c., all’esperimento di un tentativo obbligatorio di conciliazione da svolgersi o attraverso la Commissione di conciliazione costituita presso la Direzione Provinciale del lavoro o secondo quanto previsto dai contratti o accordi collettivi;

                    che la composizione delle controversie di lavoro rientra nei compiti istituzionali delle parti firmatarie del presente accordo

                    LE PARTI CONCORDANO QUANTO SEGUE:

                    Il tentativo obbligatorio di conciliazione viene attuato secondo la seguente procedura.

                    1.E’ costituita la Commissione sindacale di conciliazione (in seguito denominata Commissione), formata da due componenti, di cui uno designato da ciascuna API – Associazioni territoriali delle piccole e medie imprese aderenti alla CONFAPI ed uno designato dalle organizzazioni territoriali di CGIL-CISL-UIL, firmatarie del presente accordo, a cui il lavoratore/lavoratrice conferisce mandato.

                    2.La Commissione ha il compito di assistere le parti (impresa e lavoratore/lavoratrice) nel tentativo di composizione delle controversie in materia di rapporti di lavoro, di cui all’art. 409 c.p.c, alla stessa sottoposte ai sensi dell’art. 410 – 1° comma c.p.c., come modificato dall’art.36 del Decreto legislativo 31 Marzo 1998, n° 80.
                    La Commissione non svolge alcun compito di arbitrato.

                    3) La Commissione ha sede e si riunisce presso gli uffici delle API che assicurano le funzioni di Segreteria per i compiti previsti dal presente accordo; le parti, dopo una prima fase di valutazione circa il funzionamento della Commissione, potranno concordare l’eventualità di utilizzare, quali sedi di riunione, anche altri uffici o sedi preposte (comprese quelle territoriali degli Enti bilaterali), pur mantenendo centralizzata la funzione di Segreteria.

                    4) L’Organizzazione sindacale, che, su mandato di un lavoratore/lavoratrice, intende proporre una domanda nei confronti di un’impresa, relativa ai rapporti previsti dall’art. 409 c.p.c., comunicherà per iscritto alla stessa, oltre all’oggetto della controversia, la possibilità di avvalersi del tentativo di conciliazione anche presso la Commissione, istituita con il presente accordo.
                    L’impresa, entro sette giorni dal ricevimento di tale comunicazione, manifesterà per iscritto all’Organizzazione sindacale proponente, anche tramite fax, la propria disponibilità al tentativo di conciliazione presso tale Commissione.
                    L’impresa associata all’API si avvarrà della Commissione costituita con il presente accordo ed entro tale termine trasmetterà copia della comunicazione all’API stessa.
                    L’impresa non associata all’API, che intende avvalersi dell’assistenza di questa Commissione, prima di inviare la comunicazione all’Organizzazione sindacale proponente, deve chiedere ed ottenere dall’API conferma per tale assistenza; al fine di consentire l’espletamento di questo passaggio, il termine di sette giorni viene esteso, esclusivamente a favore delle aziende non associate, a dieci giorni con ciò non modificando il termine di cui al successivo punto 5).
                    Il mancato rispetto dei termini di cui al presente punto costituisce formale rifiuto al tentativo di conciliazione in sede sindacale.

                    5) Le API designano il proprio componente e trasmettono, anche tramite fax, all’impresa e all’Organizzazione sindacale proponente il nominativo dello stesso e la data di convocazione della Commissione, che dovrà svolgersi di norma entro sette giorni.
                    L’Organizzazione sindacale comunica per iscritto, anche tramite fax, il nominativo del proprio componente prima della data di convocazione.

                    6) La Commissione potrà decidere le formalità di procedura e le eventuali ulteriori riunioni cui potranno partecipare esperti individuati di comune accordo dai conciliatori. In ogni caso il tentativo di conciliazione dovrà essere espletato entro 60 giorni dalla data di ricevimento della comunicazione da parte dell’Organizzazione sindacale proponente, di cui al punto 3).
                    Eventuali irregolarità formali o di procedura non inficiano la validità della conciliazione.

                    7) Qualora la conciliazione riesca, si forma il processo verbale ai sensi dell’art. 411, 3° comma, del c.p.c.
                    Su richiesta di una delle Parti il verbale di avvenuta conciliazione è depositato presso la Direzione provinciale del lavoro, a cura della Segreteria, ai sensi dell’art. 411, 3° comma, del c.p.c..
                    Il verbale di conciliazione sindacale è sottoscritto dalle parti e dai componenti della Commissione ai sensi del citato art. 411 c.p.c..

                    8) Qualora la conciliazione non riesca, si forma processo verbale di mancata conciliazione, in cui siano indicati i rispettivi termini della controversia e l’indicazione delle ragioni del mancato accordo.
                    Ciascuna parte indicherà le proprie eventuali disponibilità transattive e prospettazioni.
                    Qualora il mancato accordo dipenda, anche parzialmente, da una divergente interpretazione sull’efficacia, la validità di una clausola di un contratto collettivo nazionale di lavoro o accordo collettivo nazionale, tale motivazione deve essere espressamente indicata nel verbale di mancata conciliazione.
                    Nel verbale le Parti possono indicare la soluzione anche parziale sulla quale concordano, precisando, ove possibile, l’ammontare del credito che spetta al lavoratore/lavoratrice. In quest’ultimo caso il processo verbale acquista efficacia di titolo esecutivo, osservate le disposizioni dell’art. 411 c.p.c.

                    9) Copia del verbale di conciliazione o di mancato accordo è rilasciata alle Parti, che ne facciano richiesta.

                    10) Qualora per una controversia in materia di rapporti di lavoro, di cui all’art. 409 c.p.c. le Parti avessero già individuato una soluzione, le stesse, se desiderano acquisire un definitivo assetto dei rispettivi interessi, possono chiedere alla Commissione il suo intervento ai fini ed agli effetti del D.Lgs. 31.3. 1998, n. 80 e del D.Lgs. 29.10.1998, n. 387.
                    In tal caso l’assistenza della Commissione è subordinata alla disponibilità dell’API e di una Organizzazione sindacale firmataria del presente accordo, che provvederanno a designare il proprio componente nella Commissione.

                    11)Eventuali questioni procedurali, relative allo svolgimento dei compiti della Commissione, saranno risolte in apposito incontro tra le Parti firmatarie del presente accordo in tempi tali da non interromperne l’attività.

                    12) Sono fatti salvi gli accordi territoriali esistenti in materia.

                    ARBITRATO IRRITUALE

                    1. Nel caso in cui il tentativo di conciliazione, di cui agli artt. 410 e 411 c.p.c., non riesca, o comunque sia decorso il termine per esperire il tentativo stesso, le parti interessate possono concordare di deferire la risoluzione della controversia alla decisione del Collegio arbitrale previsto dall’articolo 412 ter c.p.c.. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 412 ter, comma 1, c.p.c., le API – Associazioni territoriali delle piccole e medie imprese aderenti alla CONFAPI e le Organizzazioni territoriali di CGIL-CISL-UIL provvedono a costituire il Collegio arbitrale secondo i seguenti criteri, definendone altresì la sede.

                    2. Il Collegio è composto da un rappresentante sindacale designato dal lavoratore, da un rappresentante dell’API designato dall’azienda e dal Presidente. Il Presidente sarà scelto, nell’ambito di una lista territoriale concordata tra le organizzazioni territoriali di API e CGIL-CISL-UIL, successivamente alla manifestazione di volontà delle parti di cui al punto 4, o di comune accordo o in mancanza di tale accordo, seguendo il criterio della rotazione. La lista é revisionabile di norma ogni biennio e contiene i nominativi di giuristi e/o esperti della materia.

                    3. Non può essere Presidente del collegio arbitrale chi abbia rapporti di parentela o affinità entro il 4° grado con una delle parti.

                    4. Il ricorso al Collegio arbitrale:
                    a)deve contenere l’indicazione della parte istante, l’elezione di domicilio presso la segreteria del Collegio e l’esposizione dei fatti;
                    b)contiene l’eventuale dichiarazione esplicita di consenso delle parti alla sospensione del procedimento arbitrale nel caso in cui il verbale di mancata conciliazione evidenzi la necessità di una interpretazione autentica sull’efficacia e/o validità di una clausola di un contratto collettivo nazionale di lavoro o accordo collettivo nazionale ovvero nel caso in cui il Collegio ritenga che la definizione della controversia dipenda, anche parzialmente, dalla risoluzione in via pregiudiziale di una questione concernente l’efficacia, la validità o l’interpretazione di una clausola di un contratto collettivo nazionale di lavoro o di un accordo collettivo nazionale;
                    c)può contenere la richiesta delle parti del rispetto, nel giudizio arbitrale, delle norme inderogabili dei contratti collettivi di lavoro.

                    La richiesta sottoscritta dalla parte interessata deve essere inviata, a mezzo raccomandata A.R. o fax, alla segreteria del Collegio e alla controparte, tramite l’Organizzazione sindacale o l’API entro il termine di 30 giorni, che decorre dal giorno del rilascio del verbale della commissione di conciliazione o dal giorno di scadenza del periodo entro il quale poteva essere esperito il tentativo medesimo. La parte istante, entro i successivi 15 giorni, decorrenti dall’invio della raccomandata A.R. di cui al comma che precede, dovrà dare conferma scritta alla segreteria circa la volontà di adire il Collegio medesimo, inviando contestualmente copia dell’avviso di ricevimento della comunicazione trasmessa alla controparte. Ove la conferma non giunga entro tale termine, la richiesta di arbitrato si ritiene revocata. Qualora la controparte intenda aderire alla richiesta, dovrà darne comunicazione alla segreteria del Collegio, entro il termine di 15 giorni dal suo ricevimento. Richiesta ed adesione dovranno contenere la preventiva dichiarazione scritta delle parti di accettazione del Collegio giudicante composto ai sensi del punto 2, nonché del conferimento al medesimo Collegio del potere di decidere in merito alla controversia. L’accettazione da parte degli arbitri di trattare la controversia dovrà risultare per iscritto.

                    5. L’eventuale istruttoria della controversia deve svolgersi secondo le modalità fissate dal Collegio nella prima riunione.
                    Il Collegio sospende il procedimento, informandone le parti, nei seguenti casi:
                    a)quando il verbale di mancata conciliazione evidenzi la necessità di una interpretazione autentica sull’efficacia e/o validità di una clausola di un contratto collettivo nazionale di lavoro o accordo collettivo nazionale;
                    b)qualora, anche un solo componente del collegio, ritenga che la definizione della controversia dipenda, anche parzialmente, dalla risoluzione in via pregiudiziale di una questione concernente l’efficacia, la validità o l’interpretazione di una clausola di un contratto collettivo nazionale di lavoro o accordo collettivo nazionale.

                    In tali casi il Collegio convoca entro 10 giorni le parti stipulanti il contratto o accordo collettivo nazionale, chiedendone il pronunciamento congiunto che dovrà comunque essere fornito entro i 20 giorni dalla riunione conseguente alla convocazione.
                    In mancanza di tale pronunciamento o decorso inutilmente tale termine, il Collegio decide autonomamente.
                    Il Collegio potrà liberamente sentire le parti interessate, le persone che risultino informate dei fatti nonché esperti di fiducia. Nei termini perentori fissati dal Collegio, le parti possono depositare presso la segreteria la documentazione utile.

                    6. Il Collegio, fatta salva la sospensione di cui al punto 5, emette il lodo entro 60 giorni, a decorrere dalla data di ricevimento, presso la segreteria, della conferma scritta di cui al precedente punto 4. Ove la controversia presenti particolare complessità sul piano istruttorio, d’intesa con le parti, il termine può essere prorogato dagli arbitri non oltre i 120 giorni. In caso di ingiustificato ritardo protratto per oltre 30 giorni dalla scadenza dei termini suddetti, il Collegio arbitrale decade dal mandato specifico. La richiesta di arbitrato viene assegnata ad un nuovo Collegio che dovrà decidere, sulla base degli elementi già acquisiti, entro il termine perentorio di 60 giorni dal suo insediamento.

                    7. Le decisioni del Collegio, ivi compreso il lodo, sono assunte nel rispetto delle norme dell’articolo quattro e delle norme inderogabili di legge nonché sulla base dei risultati dell’istruttoria prevista dall’articolo cinque, comunque a maggioranza dei voti degli arbitri. Il lodo deve essere redatto per iscritto e contenere le motivazioni di merito e, tramite la segreteria, è comunicato alle parti in giudizio ed è esecutivo, previa osservanza delle regole stabilite dal secondo comma dell’articolo 412 quater c.p.c.

                    8. E’ a carico di ciascuna delle parti della controversia l’eventuale compenso per il proprio arbitro indicato nel Collegio. Al Presidente verrà riconosciuto un compenso la cui entità sarà stabilita secondo criteri determinati dalle Parti a livello territoriale. Le spese di segreteria saranno conteggiate e ripartite pariteticamente fra le Organizzazioni territoriali di CGIL-CISL-UIL e le API.

                    9. Il lodo arbitrale può essere impugnato per quanto previsto dall’art. 412 quater c.p.c. e in caso di violazione di quanto richiesto dalle parti ai sensi del punto 4 lettera c.

                    10. Nel corso del giudizio arbitrale, su richiesta congiunta delle parti, il collegio arbitrale può conciliare le controversie redigendo apposito verbale che deve essere sottoscritto dalle parti e dai componenti del collegio in veste di conciliatori. Al verbale di conciliazione si applica quanto previsto dal capitolo “tentativo obbligatorio di conciliazione” di cui al presente accordo.

                    DISPOSIZIONI FINALI

                    Il presente accordo, che decorre dalla data di sottoscrizione, ha durata annuale ed entra in vigore dal 1° gennaio 2001, si intende tacitamente rinnovato dello stesso periodo se non disdettato da una delle Parti firmatarie con lettera raccomandata a.r., da inviare alle altre parti almeno tre mesi prima della scadenza.
                    Entro un anno le parti procederanno ad un incontro di verifica di quanto previsto nel presente accordo.
                    In caso di disdetta, verranno portati a termine i procedimenti in corso o comunque avviati entro la scadenza del presente accordo.
                    Tutte le questioni concernenti l’interpretazione e/o l’applicazione del presente accordo sono devolute alla esclusiva decisione delle parti firmatarie del presente accordo.

                    Letto, confermato e sottoscritto.

                    CONFAPICGILCISL UIL

                    ACCORDO PER LA COSTITUZIONE DELL’ORGANISMO PARITETICO PROVINCIALE PER LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO
                    Di cui all’art. 20 del D.Lgvo 19.9.1994 n. 626 e successive modificazioni ed integrazioni

                    L’anno duemila, nel mese di ottobre, il giorno 30

                    TRA

                    L’Associazione degli Industriali della Provincia dì Caltanissetta di seguito denominata Assindustria Caltanissetta,

                    E

                    Le Segreterie Provinciali di Caltanissetta della:
                    Confederazione Generale Italiana dei lavoro, di seguito denominata CGIL Confederazione Italiana Sindacato Lavoratori dì seguito denominata CISL
                    Unione Italiana Lavoratori, di seguito denominata UIL

                    Preso atto dell’accordo interconfederale 22 giugno 1995 che da applicazione al Decreto Legislativo 626/94 e successive integrazioni e modificazioni
                    In considerazione

                    ·che nei luoghi di lavoro sì continuano a registrare un alto numero di eventi infortunistici e mortali e di malattie professionali, che tali eventi non registrano, nell’ultimo quinquennio, significative diminuzioni, suscitando un crescente allarme sociale;

                    ·della straordinaria evoluzione, quantitativa e qualitativa, della normativa che sovrintende alla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori;

                    ·dell’impegno crescente dei Governo Nazionale, con l’assunzione di Carta 2000, e delle istituzioni preposte alla sorveglianza, vigilanza e consulenza di ridurre il numero di eventi infortunistici che si registrano tra i lavoratori;

                    ·della necessità di dotare la nostra provincia dell’organismo paritetico provinciale per poter dialogare con le strutture di coordinamento istituzionale degli enti preposti alla sorveglianza, vigilanza e consulenza, ricercando con esse modalità di collaborazione;

                    ·che il decreto legislativo 626/94 e successive integrazioni e modificazioni l’accordo interconfederale 22/06/95 gli accordi settoriali delle categorie di riferimento delle parti sociali, i CCNL e il documento di impegni del Governo denominato Carta 2000 puntano a superare su questa materia i rapporti conflittuali per privilegiare rapporti partecipativi tra le parti sociali;

                    ·che le parti condividono interventi di informazione e sensibilizzazione tesi a migliorare la cultura della prevenzione;

                    ·che è obiettivo condiviso delle parti un deciso intervento per la riemersione dei lavoro nero, agevolando le aziende che manifestano la volontà di regolarizzare la propria posizione;

                    ·che Assindustria Caltanissetta e CGIL, CISL, UIL Caltanissetta ritengono indispensabile affermare la cultura della legalità nel senso del pieno rispetto delle norme e degli impegni contrattuali;

                    SI CONVIENE E SI STABILISCE

                    di costituire l’Organismo Paritetico Provinciale di cui all’art. 20 del Decreto Legislativo 626/94 e successive integrazioni e modificazioni secondo quanto appresso specificato:

                    ORGANISMO PARITETICO PROVINCIALE OPP

                    1.Costituzione e composizione

                    E’ costituito in Caltanissetta l’Organismo Paritetico Provinciale per la sicurezza sui luoghi di lavoro di seguito denominato OFIP di cui agli art. 18, 19 e 20 del Decreto Legislativo 19 settembre 1994 n. 626 e successive integrazioni e modificazioni nonché dell’accordo interconfederale 22 giugno 1995.
                    L’OPP è composto da sei componenti di cui:
                    ·Tre componenti effettivi designati dalle Organizzazioni CGIL, CISL, UIL
                    ·Tre componenti effettivi designati dall’Assindustria Caltanissetta

                    Per ogni componente effettivo è nominato un componente supplente.

                    2. Compiti

                    I compiti dell’OPP sono quelli di:

                    ·Informazione e sensibilizzazione dei datori di lavoro e dei lavoratori sui temi della salute e della sicurezza, con particolare attenzione alla prevenzione antinfortunistica, alle malattie professionali, alle malattie da lavoro, alle molestie morali (mobbing);

                    ·tenuta e aggiornamento dell’elenco nominativo dei Rappresentanti dei lavoratori per la Sicurezza, di seguito denominati RLS, eletti o designati nelle aziende produttive associate all’Assindustria Caltanissetta;

                    ·trasferimento con cadenza semestrale, all’Organismo Paritetico Regionale OPR dell’elenco degli RLS provinciali;

                    ·monitoraggio dell’attività formativa svolta, dei fabbisogni formativi connessi all’applicazione della normativa sulla sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;

                    ·composizione, in prima istanza, delle controversie in ordine all’applicazione dei diritti di informazione, formazione e rappresentanza, previsti dalle vigenti norme di legge e dai Contratti Collettivi in materia dì igiene e sicurezza del lavoro e ciò al fine di una gestione condivisa e non conflittuale della formazione e della rappresentanza in materia di prevenzione.

                    3.Modalità di convocazione e validità delle riunioni

                    Le riunioni dell’OPP sono convocate su richiesta di una delle parti firmatarie con preavviso agli altri componenti di almeno 10 giorni di calendario.

                    Esso si intende regolarmente riunito se è presente la maggioranza dei suoi componenti.

                    Delle riunioni è redatto verbale a cura della segreteria.

                    4.Segreteria e sede

                    I compiti di segreteria tecnica sono assunti dall’Assindustria Caltanissetta.

                    La sede dell’OPP è presso l’Assindustria Caltanissetta.

                    5.Censimento

                    Preso atto che la realizzazione dell’OPP avviene con ritardo rispetto a quanto previsto dal citato Accordo interconfederale 22/06/95, le parti convengono di avviare un immediato censimento dei RLS già eletti o designati nelle aziende associate all’Assindustria Caltanissetta.

                    L’OPP procederà ad inviare, entro e non oltre il 31 dicembre 2000, a tutte le aziende associate all’Assindustria il modello di rilevamento dei dati nominativi e delle informazioni occorrenti ad effettuare un primo monitoraggio sullo stato di applicazione delle norme di cui agli art. 18, 19, 21, 22 e dei titoli specifici.

                    6.Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

                    Fermo restando i contenuti della contrattazione collettiva per la determinazione del numero dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, di seguito denominati RLS le parti convengono che nelle aziende nelle quali non sono presenti le RSU o le RSA saranno eletti secondo i parametri appresso specificati:
                    -Nelle aziende fino a 100 dipendenti 1 RLS
                    -Nelle aziende da 101 a 300 dipendenti 2 RLS
                    -Nelle aziende da 301 a 500 dipendenti 3 RLS
                    -Nelle aziende da 501 a 1000 dipendenti 4 RLS
                    -Nelle aziende oltre 1000 dipendenti 6 RLS

                    7.Elezione dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza RLS

                    Nelle aziende aderenti all’Assindustria Caltanissetta, qualunque sia il limite dimensionale degli occupati, in presenza della RSU o della RSA, le Organizzazioni Sindacali qualora non abbiano designato o eletto i RLS procederanno all’immediata elezione del o dei RLS nel rispetto delle regole confederali e contrattuali vigenti.

                    Nelle aziende aderenti all’Assindustria Caltanissetta, qualunque sia il limite dimensionale degli occupati, in assenza della RSU o della RSA, le Organizzazioni Sindacali procederanno, come previsto dal citato Accordo Interconfederale 22/06/95, Parte prima, "Procedure per l’elezione o designazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza", lettera C, a convocare successivamente al completamento dei censimento, la riunione per l’elezione dei o dei RLS con le modalità previste dagli accordi di categoria e dai CCNL applicati e nei limiti di cui al punto 6 del presente accordo.

                    Per la determinazione del limite dimensionale e occupazionale dell’azienda e per stabilire conseguentemente il numero di RLS da eleggere si farà riferimento alle leggi in vigore e ai CCNL applicati.

                    La durata dei mandato per i RLS è di tre anni.

                    8. Attribuzioni del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

                    Sono quelle previste dall’art.19 del D. Lgvo 626/94 e successive integrazioni e modificazioni.

                    Per quanto riguarda l’accesso ai luoghi di lavoro si conferma il contenuto dell’accordo interconfederale 22 giugno 1995, parte prima, punto 2.1

                    Per quanto attiene alle modalità di consultazione si conferma il contenuto dell’accordo interconfederale 22 giugno 1995, parte prima, punto 2.2

                    Le riunioni periodiche di cui all’art.11 del D.Lgs 626/94, saranno convocate con un anticipo di almeno 5 giorni, su ordine scritto predisposto dall’azienda, della riunione sarà redatto processo verbale.

                    Le parti convengono di fissare in almeno due le riunioni periodiche che si svolgeranno nel corso dell’anno.

                    Per Informazione e documentazione aziendale si fa riferimento alla circolare del Ministero del lavoro n. 40 del 16 giugno 2000

                    Per la presenza in occasione delle visite ispettive degli enti preposti si fa riferimento alla Circolare Carta 2000 del 23 febbraio 2000

                    9. Strumenti e modalità per l’espletamento dell’incarico

                    Nelle aziende aderenti all’Assindustria Caltanissetta i RLS per l’espletamento dei compiti previsti dall’art.19 del D.lgs 626/94 potranno utilizzare permessi retribuiti pari a 40 ore annuali.

                    Per l’espletamento degli adempimenti previsti dai punti b), c), d), g), i), ed l), dell’articolo 19 citato, nonché per la partecipazione prima e durante le visite ispettive, non viene utilizzato il predetto monte ore.

                    L’RLS dovrà ricevere una adeguata formazione nei termini e con le modalità stabilite dall’art. 22 del D. Lgvo 626/94 e successive integrazioni e modificazioni.

                    10. Settore edile

                    Sono fatti salvi gli organismi Bilaterali e partecipativi previsti da accordi interconfederali di categoria sia nazionali che territoriali. Quindi per il settore edile le funzioni demandate agli organismi di cui all’art. 20 del D. lgvo 626/94 sono svolte dal Comitato Paritetico Territoriale per la Prevenzione Infortuni L’igiene e L’ambiente di Lavoro in Edilizia.

                    Pertanto il presente accordo non si applica al settore edile

                    Sono parte Integrante dei presente accordo:

                    Accordo interconfederale 22 giugno 1995
                    Decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626 e successive integrazioni e modificazioni
                    Documento governativo ‘Carta 2000"
                    Circolare Ministero del Lavoro n.40/2000 del 16.6.2000 prot. 21114/RLA5
                    Evoluzione normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro

                    Per l’Assindustria Caltanissetta il Presidente Sig. Ing. Pietro Di Vincenzo

                    Per la CGIL il Segretario Provinciale Sig. Nicola Masuzzo

                    Per la CISL il Segretario Generale Sig. Angelo Prizzi

                    Per la UIL il Segretario Provinciale Sig.Stefano Cacciatore.

                    Roma, 28 luglio 2000

                    Alle Segreterie Nazionali di:
                    -FP – SNS – SNUR
                    -Alle Cgil Regionali
                    -Alle Segreterie dei Sindacati Nazionali di categoria

                    Oggetto: accordo ARAN-OO.SS. su arbitrato e conciliazione

                    Care/i compagne/i,

                    vi trasmettiamo l’intesa raggiunta il 27.7 tra l’ARAN e le Confederazioni sulle procedure che riguardano il ricorso volontario all’arbitrato e alla conciliazione.

                    L’intesa è sicuramente positiva perché oltre la previsione già nella legge sulla conciliazione obbligatoria, introduce un nuovo strumento volontario con il quale sarà possibile contribuire ad evitare l’appesantimento delle strutture della giustizia.

                    Le soluzioni di merito concordate, prima fra tutte l’assoluta inderogabilità di leggi e contratti, contribuiscono ad isolare le posizioni che Confindustria ha portato avanti nell’analogo negoziato; la possibilità di ricusare l’arbitro rappresenta una garanzia per il lavoratore ricorrente; la cabina di regia, istituita con l’accordo, potrà funzionare non solo da stimolo per l’attivazione volontaria dell’istituto dell’arbitrato, ma anche per predisporre piani formativi con i quali garantire una adeguata preparazione degli arbitri.

                    Cordiali saluti.

                    p. il Dip.to Settori Pubblici
                    Michele Gentile

                    1

                    A RA N
                    Agenzia per la
                    Rappresentanza
                    Negoziale
                    delle pubbliche
                    amministrazioni

                    Ipotesi di contratto collettivo nazionale quadro in materia di procedure di conciliazione ed arbitrato ai sensi degli artt. 59-bis, 69 e 69 bis del D.lgs n. 29/1993 nonché dell’art. 412-ter c.p.c.

                    Il giorno 27 luglio 2000, alle ore ____ presso la sede dell’ARAN ha avuto luogo l’incontro tra:

                    -L’Agenzia per la Rappresentanza negoziale delle Amministrazioni nella persona del prof. Mario Ricciardi;

                    -ed i rappresentanti delle seguenti Confederazioni sindacali:

                    CGIL

                    CISL

                    UIL

                    CONFSAL

                    CIDA

                    CISAL

                    CONFEDIR

                    COSMED

                    RDB/CUB

                    Al termine della riunione le parti hanno sottoscritto l’ipotesi di contratto collettivo nazionale quadro in materia di procedure di conciliazione ed arbitrato nel testo allegato.

                    Art. 1
                    Principi e norme di organizzazione

                    Il presente accordo è attuativo dei principi di delega previsti dall’art. 11 comma 4 lettera g) della legge n.59/1997 e di quanto previsto dagli artt.412 ter e quater c.p.c , come modificati dai Dd.Lgs.n.80/1998 e 387/1998. In relazione a tali principi e disposizioni, il presente accordo introduce e disciplina procedure stragiudiziali di conciliazione e arbitrato quale fattore di decongestione e alleggerimento del circuito giudiziario in grado, altresì,di garantire ai lavoratori pubblici e alle amministrazioni una risoluzione celere ed adeguata delle controversie di lavoro, funzionale non solo ad una giustizia realmente efficace ma anche ad una riduzione dei costi sociali ed economici delle controversie stesse.
                    Le pubbliche amministrazioni e le organizzazioni sindacali promuovono l’utilizzo dell’arbitrato ed agevolano il ricorso alle procedure previste dal presente accordo. Le pubbliche amministrazioni, in particolare, ritengono utile, per le ragioni sopra esposte e in considerazione della sperimentalità dell’accordo , privilegiare tale strumento .
                    Allo scopo di assecondare e sviluppare l’attitudine dell’esperienza innovativa avviata dal presente accordo a consolidare l’intero edificio del diritto sindacale e del lavoro nel settore pubblico, le parti istituiscono presso l’Aran un gruppo di lavoro permanente in funzione di cabina di regìa e così convengono di denominarlo.
                    La cabina di regia dovrà sostenere l’avvio degli istituti definiti nel presente accordo nonché monitorare tutte le fasi attuative del medesimo.
                    Per la particolare rilevanza e novità della funzione arbitrale nell’ambito del contenzioso del lavoro, in considerazione anche dell’affidamento che le parti interessate ripongono in essa, la cabina di regia dovrà sollecitamente progettare percorsi formativi che garantiscano una adeguata preparazione degli arbitri . In via provvisoria, in attesa dell’attivazione e dello svolgimento dei predetti percorsi formativi, la cabina provvederà alla compilazione di una lista di arbitri per l’utilizzo immediato delle procedure di cui al presente accordo.
                    In ogni caso le liste regionali di arbitri, di cui all’art. 5, hanno carattere di residualità, nel senso che le parti vi ricorreranno nei casi previsti nell’art. 5 comma 4 in caso di mancato accordo fra le stesse sulla scelta dell’arbitro.
                    Lo statuto della cabina di regìa costituisce parte integrante del presente accordo.

                    Art.2.
                    Facoltatività dell’arbitrato

                    1.Restando fermo il ricorso all’autorità giudiziaria ordinaria, le parti possono concordare, in alternativa, di deferire la controversia ad un arbitro unico scelto di comune accordo, che deve appartenere ad una delle categorie di cui all’art. 5, comma 4, e non deve trovarsi in una delle situazioni di incompatibilità indicate nel comma 3 del medesimo art. 5. Per l’impugnazione del lodo arbitrale si applica l’art. 412 quater c.p.c., e il comma 12 dell’art. 4 del presente accordo

                    Art. 3.
                    Designazione dell’arbitro

                    1.La richiesta di compromettere in arbitri la controversia deve essere comunicata con raccomandata con a. r. contenente una sommaria prospettazione dei fatti e delle ragioni a fondamento della pretesa. La disponibilità della controparte ad accettarla deve essere comunicata entro 10 giorni, con raccomandata con a. r. Entro i successivi 10 giorni l’arbitro sarà designato dalle parti.

                    2.Entro lo stesso termine, in caso di mancato accordo l’arbitro sarà designato mediante estrazione a sorte, alla presenza delle parti, nell’ambito della lista dei designabili nell’ambito della Regione di cui all’art. 5, comma 2, a cura dell’ufficio di segreteria della camera arbitrale stabile, qualora una delle parti non si avvalga della facoltà di revocare il consenso ad attivare la procedura.

                    3.Ciascuna delle parti può rifiutare l’arbitro sorteggiato, qualora il medesimo abbia rapporti di parentela o affinità entro il quarto grado con l’altra parte o motivi non sindacabili di incompatibilità personale. Un secondo rifiuto consecutivo comporta la rinuncia all’arbitrato, ferma restando la possibilità di adire l’autorità giudiziaria.

                    4.L’atto di accettazione dell’incarico da parte dell’arbitro deve essere depositato, a cura delle parti, presso la camera arbitrale stabile entro 5 giorni dalla designazione comunque effettuata, sotto pena di nullità del procedimento.

                    5.Le parti possono concordare che il procedimento si svolga presso la camera arbitrale regionale di cui all’art. 5, comma 1, oppure, dandone immediata comunicazione alla medesima, presso l’amministrazione a cui appartiene il dipendente.

                    Art. 4.
                    Procedure di conciliazione e arbitrato.

                    1.Quando le parti decidano di ricorrere alle procedure di conciliazione e arbitrato disciplinate dal presente contratto, l’arbitro è obbligatoriamente tenuto ad espletare un tentativo di conciliazione che sostituisce e produce i medesimi effetti di quello previsto dall’art. 69 bis D.lgs. 29/93, salvo che questo non sia già stato espletato ai sensi del citato articolo.

                    2.Qualora il tentativo obbligatorio di conciliazione sia stato espletato anteriormente al ricorso all’arbitrato ai sensi dell’art. 69 bis del d. lgs. 29/1993, non si applicano i commi da 3 a 7 del presente articolo e la prima udienza deve svolgersi entro 30 giorni dalla data di accettazione dell’incarico da parte dell’arbitro. La parte istante deve depositare presso la sede dell’arbitro la documentazione contenente la completa esposizione dei fatti e delle ragioni poste a fondamento della pretesa, la parte resistente deve depositare la memoria difensiva con la quale prende posizione in maniera precisa sui fatti affermati dall’istante e propone tutte le sue difese in fatto e in diritto. Parte istante e parte resistente devono effettuare il deposito delle predette documentazioni rispettivamente entro il decimo giorno ed il ventesimo giorno dalla data in cui l’arbitro ha accettato la designazione.

                    3.Il tentativo è preceduto dal deposito presso la sede dell’arbitro della documentazione contenente la completa esposizione dei fatti e delle ragioni poste a fondamento della pretesa nonché della memoria difensiva con la quale l’amministrazione prende posizione in maniera precisa sui fatti affermati dall’istante e propone tutte le sue difese in fatto e in diritto. Parte istante e parte resistente devono effettuare il deposito della documentazione di cui sopra rispettivamente entro il decimo giorno ed il ventesimo giorno dalla data in cui l’arbitro ha accettato la designazione. La comparizione personale delle parti davanti all’arbitro avrà luogo non oltre il trentesimo giorno dalla data in cui l’arbitro ha accettato la designazione.Il tentativo di conciliazione deve esaurirsi entro 10 giorni dalla data di comparizione.

                    4.L’arbitro è tenuto a svolgere attività di impulso della procedura conciliativa e a porre in essere ogni possibile tentativo per una soluzione concordata e negoziata della controversia.

                    5.Se la conciliazione riesce, si redige processo verbale ai sensi e per gli effetti dell’art. 411, commi 1 e 3, c.p.c. L’atto deve essere tempestivamente trasmesso alla camera arbitrale stabile, a cura dell’arbitro. Tutti gli elementi utili alla definizione del contenuto dell’atto conciliativo rientrano negli obblighi di funzionamento di cui all’art. 4 comma 14.

                    6.Se la conciliazione non riesce l’arbitro, in funzione di conciliatore formula una proposta, comprensiva di ogni costo, con gli effetti di cui al comma 8 dell’art. 69-bis del D.lgs.n.29/1993.

                    7.Se la proposta non viene accettata, l’arbitro fissa la prima udienza per la trattazione contenziosa. La procedura conciliativa non comporta costi aggiuntivi oltre quanto stabilito nell’atto transattivo.

                    8.L’arbitro può dichiarare inammissibile la proposizione di fatti e ragioni ulteriori rispetto alle risultanze del processo verbale della mancata conciliazione, qualora ritenga che la tardività dell’atto non sia giustificata da circostanze sopravvenute oggettivamente documentabili.

                    9.Qualora l’arbitro ritenga che la definizione della controversia dipenda dalla risoluzione in via pregiudiziale di una questione concernente l’efficacia, la validità o l’interpretazione della clausola di un contratto o accordo collettivo nazionale, ne informa le parti e sospende il procedimento. Ove le parti non dichiarino per iscritto ed entro 10 giorni l’intenzione di rimettere la questione all’arbitro e di accettarne la decisione in via definitiva, il procedimento si estingue. L’estinzione del procedimento è immediatamente comunicata alla camera arbitrale stabile, a cura dell’arbitro.

                    10.Nel corso della procedura di conciliazione e arbitrato le parti possono farsi assistere, a proprie spese, da esperti di fiducia. L’arbitro può sentire testi e disporre l’esibizione di documenti .

                    11.Il lodo deve essere sottoscritto dall’arbitro entro 60 giorni dalla data della prima udienza di trattazione, salvo proroga non superiore a 30 giorni consentita dalle parti, e deve essere comunicato alle parti, entro 10 giorni dalla sottoscrizione, mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Esaurito il procedimento, i relativi atti devono essere tempestivamente trasmessi alla camera arbitrale stabile, a cura dell’arbitro.

                    12.Nel giudicare gli arbitri sono tenuti all’osservanza delle norme inderogabili di legge e di contratto collettivo.

                    13.La parte soccombente è tenuta alla corresponsione delle indennità spettanti all’arbitro.La cabina di regìa di cui all’art. 1 determina la misura delle indennità spettanti agli arbitri, anche per il caso di estinzione del procedimento ai sensi del comma 9 .

                    14.Tutte le attività di segreteria sono di competenza dalla camera arbitrale stabile o dell’amministrazione presso la quale si svolge il procedimento.

                    15.Nulla è dovuto all’arbitro in caso di inosservanza a lui imputabile dei termini fissati dal comma 11 nonché in caso di inadempienza degli obblighi di comunicazione alla camera arbitrale stabile stabiliti nel presente accordo.

                    Art.5
                    Camere arbitrali stabili.

                    1.Presso ogni Direzione regionale del lavoro è costituita una camera arbitrale stabile, per il cui funzionamento è responsabile il direttore della Direzione stessa o ad un suo delegato.

                    2.Presso ogni camera arbitrale stabile è depositata la lista dei designabili in ciascuna Regione come arbitri unici in caso di mancato accordo diretto tra le parti, articolata, ove possibile, per comparti o aree.

                    3.Gli arbitri da includere nella lista sono scelti dalla cabina di regìa di cui all’art. 1 in base a criteri che ne garantiscano l’assoluta imparzialità ed indipendenza.

                    4.Nella lista possono essere inclusi
                    a) docenti universitari e ricercatori confermati di diritto del lavoro e relazioni industriali;
                    b) liberi professionisti con un’esperienza di contenzioso del lavoro non inferiore a cinque anni;
                    c) esperti di metodi di composizione stragiudiziale delle controversie di lavoro che abbiano superato le prove conclusive dei corsi di formazione programmati dalla cabina di regìa di cui all’art. 1;
                    d) ex magistrati con esperienza almeno quinquennale come giudici del lavoro.
                    Le liste possono essere aggiornate in qualsiasi momento con le procedure di cui all’art. 4 dello statuto della cabina di regìa.

                    5.Ogni camera arbitrale dispone di un ufficio di segreteria incaricato di provvedere alla tenuta delle liste, ricevere le richieste di devoluzione ad arbitri delle controversie, effettuare il sorteggio dell’arbitro, assicurare la trasmissione degli atti e dei lodi concernenti arbitrati che si costituiscano presso camere stabili e conservare anche tutti gli atti concernenti arbitrati che si costituiscano in sedi diverse.

                    Art. 6.
                    Sanzioni disciplinari.

                    1.Le sanzioni disciplinari possono essere impugnate mediante richiesta di conciliazione e arbitrato ai sensi dell’art. 2 e seguenti. Durante la vigenza del presente accordo e con le medesime regole ivi previste, le sanzioni disciplinari possono essere impugnate davanti ai soggetti di cui all’art. 59, commi 8 e 9 del d.lgs. 29/93. Nel caso in cui il lavoratore si rivolga ai predetti soggetti non può, successivamente, ricorrere all’arbitro unico del presente accordo

                    2.In via sperimentale e fino alla scadenza del presente accordo, la richiesta di ricorso all’arbitro unico è vincolante per la p.a., salvo che l’impugnazione abbia per oggetto una sanzione risolutiva del rapporto, e soltanto il ricorrente, in caso di mancato accordo sulla designazione dell’arbitro, ha facoltà di rinunciare all’espletamento della procedura.

                    3.Le sanzioni disciplinari restano sospese fino alla definizione della controversia, salvo il caso di rinuncia di cui al comma precedente.

                    Norma transitoria


                    1.In considerazione del carattere sperimentale del presente accordo, i contratti collettivi di comparto e di area potranno individuare particolari tipologie di controversie non deferibili ad arbitri.

                    Art. 8.
                    Durata dell’accordo

                    1.Il presente accordo ha durata biennale ed entra in vigore a far data dal 31 gennaio 2001. Fino a tale data la cabina di regìa di cui all’art. 1 del presente contratto procederà agli adempimenti propedeutici all’applicazione della normativa.

                    All. 1

                    Statuto della cabina di regìa per l’orientamento dell’esperienza arbitrale e la formazione del relativo ceto professionale

                    1.Compiti

                    In considerazione del carattere sperimentale del presente contratto e della conseguente necessità di acquisire una collaborazione quanto più possibile ampia nella fase di avvio delle nuove regole la cabina di regia è composta dall’Aran e dalle confederazioni rappresentative. Gli stessi soggetti si riservano di ridefinire natura e funzione della predetta cabina sulla base delle indicazioni dell’esperienza nel frattempo maturata. Sono compiti prioritari della cabina di regia
                    - organizzare una rete di canali di comunicazione estesa a tutte le camere arbitrali stabili istituite a livello regionale per il monitoraggio del flusso delle conciliazioni e delle decisioni arbitrali;
                    – effettuare la selezione degli arbitri ai sensi dell’art. 4 del presente statuto ;
                    – predisporre uno studio di fattibilità concernente l’istituzione, al termine del biennio sperimentale, di camere arbitrali stabili a livello provinciale;
                    - definire la misura dell’indennità spettante agli arbitri, in relazione al valore, alla rilevanza e complessità della controversia nonché alla durata dell’opera prestata;
                    - progettare e programmare corsi-pilota interdisciplinari di formazione per l’esercizio dell’attività di arbitro, definendo i requisiti di accesso. Il finanziamento dei predetti corsi sarà a carico dei fondi per la formazione gestiti dal Dipartimento della Funzione Pubblica direttamente o per il tramite della Sspa o del Formez;
                    - elaborare uno studio di fattibilità in ordine alla costituzione di un Centro permanente per la formazione della professione arbitrale;
                    - predisporre entro il 30 ottobre 2002 una relazione di sintesi sugli esiti della sperimentazione formulando proposte per la revisione della normativa.

                    2.Composizione

                    Fanno parte della cabina di regìa una rappresentanza dell’Aran e un rappresentante di ciascuna delle confederazioni sindacali rappresentative. L’incarico di coordinatore è affidato all’Aran.

                    3.Funzionamento

                    L’interazione tra i membri della cabina di regia si svolge in un contesto cooperativo che valorizza la qualità del contributo di sostegno all’avvio dell’esperienza a cui sono tenute le parti firmatarie. Le modalità di funzionamento della cabina di regia saranno stabilite con apposito regolamento.

                    Art. 4. Selezione degli arbitri

                    Per ciascuna Regione, il numero degli arbitri da includere nella rispettiva lista sarà determinato tenendo conto del livello occupazionale complessivo delle amministrazioni insediate nel territorio e dell’andamento della vertenzialità locale risultante dalle più recenti indagini statistiche disponibili.
                    Gli appartenenti alle categorie di cui alle lettera a), b), d) del comma 3 dell’art. 5 del presente accordo interessati all’inserimento nelle liste arbitrali potranno presentare richiesta alla cabina di regia. In ogni caso l’inserimento nelle suddette liste è subordinato ad una dichiarazione scritta dell’interessato sulla propria imparzialità ed indipendenza.

                    DICHIARAZIONE CONGIUNTA

                    Le parti si impegnano a rappresentare e sostenere con forza , presso il Governo, l’esigenza che nella finanziaria 2000, anche in considerazione dei risparmi conseguibili attraverso la diffusione delle procedure di conciliazione e arbitrato previsti dal presente accordo, nonché dei risultati di deflazione del contenzioso giudiziario che questo accordo si prefigge, siano destinate adeguate risorse per il miglior funzionamento delle procedure stesse.

                    ACCORDO PER LA COSTITUZIONE DELLE
                    RAPPRESENTANZE SINDACALI UNITARIE

                    tra

                    FILCAMS – FISASCAT – UILTuCS

                    e

                    ANIVP – ASSVIGILANZA

                    Roma li 21 dicembre 1995

                    PREMESSA

                    Il presente Accordo assume la disciplina generale in materia di Rappresentanze Sindacali Unitarie, contenuta nel Protocollo stipulato fra Governo e Parti Sociali il 23 luglio 1993.

                    Esso soddisfatta l’esigenza di darsi un quadro di regole certe e praticabili cui tutti, in una situazione di “pluralismo” sindacale quale l’attuale, devono riferirsi, in ordine alla elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie ed alla legittimazione a concludere contratti collettivi in rappresentanza degli Istituti e dei lavoratori interessati.

                    L’andamento occupazionale del settore e le problematiche indotte richiedono una svolta culturale, contrattuale ed organizzativa.

                    In ogni caso le parti hanno inteso disciplinare il funzionamento delle rappresentanze sindacali nell’ambito delle vigenti relazioni sindacali. Pertanto la costituzione delle R.S.U. non potrà in ogni caso comportare un aggravio di costi per le imprese nè un aumento delle ore retribuite per i permessi sindacali rispetto al C.C.N.L. 1° marzo 1991.

                    Art. 1

                    Il presente accordo vale quale disciplina generale in materia di rappresentanze sindacali unitarie, per effetto di quanto previsto dal Protocollo sottoscritto il 23 luglio 1993 tra il Governo e le Parti sociali.

                    PARTE PRIMA

                    COSTITUZIONE DELLE RAPPRESENTANZE SINDACALE UNITARIE

                    (R.S.U.)

                    Art. 2

                    Ambito ed iniziativa per la costituzione

                    Negli Istituti e nelle unità operative che occupino più di 15 dipendenti, può darsi luogo alla costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie, sulla base di liste presentate ad iniziativa delle organizzazioni sindacali firmatarie del Protocollo 23 luglio 1993, nonché del presente accordo e del CCNL applicato.

                    Hanno altresì potere d’iniziativa a presentare liste le associazioni, diverse dalle organizzazioni sindacali suddette, purché formalmente costituite in sindacato con un proprio statuto ed atto costitutivo, ed a condizione che:

                    a) raccolgano il 5% delle firme sul totale dei lavoratori aventi diritto al voto;

                    b) accettino espressamente e formalmente il contenuto del presente accordo:

                    La costituzione delle R.S.U. nell’ambito delle unità operative, non ha alcun riflesso sulla possibilità di utilizzo dei lavoratori, compresi gli eletti nella R.S.U., in altre unità operative, poichè tale struttura non coincide con l’unità produttiva di cui all’art. 13 Legge 300/70; l’utilizzo dei lavoratori potrà avvenire nel rispetto delle specifiche normative dalla contrattazione collettiva del settore

                    Art. 3

                    Designazione liste

                    FILCAMS, FISASCAT e UILTuCS si impegnano, senza alcuna eccezione, a presentare sotto la propria sigla una sola lista elettorale nella quale ciascuna organizzazione sindacale totalmente si riconosce. Nel caso che lavoratori aderenti a una confederazione si presentino alle elezioni sotto altra sigla, la struttura della federazione interessata ne sconfesserà ogni appartenenza

                    Art. 4

                    Composizione delle R.S.U.

                    Alla costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie si procede per due terzi dei seggi, mediante elezione a scrutinio segreto, da parte di tutti i lavoratori aventi diritto al voto tra liste concorrenti alla competizione elettorale.

                    La parte riferita al rimanente terzo viene assegnata alle liste presentate dalle organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL applicato, ed alla sua copertura si procede in proporzione ai voti ricevuti nei due terzi.

                    Art. 5

                    Attribuzione dei seggi

                    Ai fini dell’elezione dei due terzi dei componenti della R.S.U., il numero dei seggi sarà ripartito – secondo il criterio proporzionale puro – in relazione ai voti conseguiti dalle liste concorrenti.

                    La quota del residuo terzo dei seggi sarà attribuita in base al criterio di composizione della R.S.U. previsto dall’art. 4, 2° comma, del presente accordo.

                    Qualora due o più liste ottengano lo stesso numero di preferenze e, attraverso il sistema di calcolo non sia possibile attribuire il seggio o i seggi, si procederà al ballottaggio con nuova votazione nel collegio elettorale e risulterà attribuito il/i seggio/i che avrà/avranno ottenuto il maggior numero di voti in base al criterio di cui al primo comma.

                    Qualora due o più candidati della stessa lista ottengano lo stesso numero di voti di preferenza, la designazione sarà data al candidato che abbia maggiore anzianità di iscrizione al sindacato presso l’Istituto.

                    Ove una delle tre federazioni confederali che abbia partecipato alla competizione elettorale non abbia un proprio rappresentante nella R.S.U., alla stessa è riconosciuto il diritto di partecipare all’attività sindacale aziendale con propri dirigenti esterni; possibilità comunque riconosciuta ad ogni Organizzazione Sindacale firmataria del CCNL applicato e che abbia propri esponenti in seno alle R.S.U..

                    Art. 6

                    Composizione delle liste

                    Le federazioni FILCAMS, FISASCAT e UILTuCS saranno impegnate, compatibilmente con le peculiari caratteristiche dei settori interessati, a garantire l’adeguamento della rappresentanza ai mutamenti tecnico – organizzativi e socio – professionali nei collegi elettorali.

                    Nella composizione delle liste sarà perseguita un’adeguata rappresentanza di genere, attraverso una coerente applicazione delle norme antidiscriminatorie.

                    Considerata la composizione occupazionale degli Istituti di Vigilanza , le organizzazioni sindacali definiscono collegi elettorali al fine di assicurare una corretta ed equilibrata rappresentanza ai ruoli tecnici – operativi ed amministrativi, compresi i quadri.

                    Art. 7

                    Numero dei componenti R.S.U.

                    Fermo restando quanto previsto dal Protocollo 23 luglio 1993, sotto il titolo rappresentanze sindacali, al punto b) vincolo della parità di costi per le aziende, il numero delle R.S.U. sarà così determinato:

                    a) 3 componenti per la R.S.U. costituita negli istituti e nelle unità operative che occupano fino a 200 dipendenti;

                    b) 3 componenti ogni 300 o frazione di 300 dipendenti negli istituti e nelle unità operative che occupano fino a 3000 dipendenti;

                    c) 3 componenti ogni 500 o frazione di 500 dipendenti negli istituti e nelle unità operative di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero di cui alla precedente lettera b).

                    In fase di prima applicazione e comunque per un periodo non superiore alla vigenza del presente accordo, il numero dei componenti le R.S.U. in ciascun istituto o unità operativa sarà determinato a titolo sperimentale nel seguente modo:

                    a) 3 rappresentanti da 16 a 50 dipendenti;

                    b) 4 rappresentanti da 51 a 90 dipendenti;

                    c) 6 rappresentanti da 91 a 120 dipendenti;

                    d) 8 rappresentanti da 121 a 200 dipendenti;

                    e) 9 rappresentanti da 201 a 300 dipendenti;

                    f) 11 rappresentanti da 301 a 600 dipendenti;

                    g) 13 rappresentanti da 601 a 900 dipendenti;

                    h) 15 rappresentanti da 901 a 1200 dipendenti.

                    Negli istituti e nelle unità operative che occupano più di 1200 dipendenti la R.S.U. è incrementata di 2 rappresentanti ulteriori ogni 1000 dipendenti.

                    Le parti si incontreranno alla scadenza del presente accordo per verificare l’opportunità della riconferma della fase sperimentale di cui al secondo comma.

                    Art. 7 bis

                    Fermo restando quanto previsto dal successivo art. 8 e ai sensi dell’art. 23 della legge 20/5/1970 n. 300, i componenti delle R.S.U. hanno diritto, per l’espletamento del loro mandato, a permessi retribuiti come previsto nel CCNL.

                    Il diritto riconosciuto al comma precedente spetta almeno a:

                    a) 3 componenti per la R.S.U. costituita nell’istituto o nella unità operativa che occupano fino a 200 dipendenti;

                    b) 3 componenti ogni 300 o frazione di 300 dipendenti negli istituti o nelle unità operative che occupano fino a 3000 dipendenti;

                    c) 3 componenti ogni 500 o frazione di 500 dipendenti negli istituti o nelle unità operative di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero di cui alla precedente lettera b);

                    salvo clausole più favorevoli dei contratti collettivi, eventualmente stipulati in epoca successiva all’entrata in vigore del presente accordo.

                    In ciascun istituto o unità operativa non possono essere superati i limiti previsti dal precedente comma per il contemporaneo esercizio del diritto ai permessi per l’espletamento del mandato.

                    Art. 8

                    Diritti, tutele, permessi sindacali e modalità di esercizio

                    I componenti delle R.S.U. subentrano ai dirigenti delle R.S.A. e dei C.d.A., laddove previsti dai contratti collettivi, nella titolarità dei poteri e nell’esercizio dei diritti, permessi e tutele già loro spettanti per effetto delle disposizioni di cui al titolo III della legge 300/70:

                    Sono fatte salve le condizioni di miglior favore eventualmente già previste nei confronti delle Organizzazioni Sindacali dal CCNL o accordi collettivi di diverso livello in materia di diritti, permessi e libertà sindacali.

                    Il monte ore delle assemblee va inteso come possibile utilizzo a livello esclusivamente di istituto o di singola unità e quindi non cumulabile tra diverse unità operative di uno stesso istituto.

                    Gli Istituti comunicheranno, su richiesta delle OO.SS., la situazione relativa all’utilizzo del monte ore.

                    Negli istituti e nelle unità operative con più di 15 dipendenti in cui è costituita la R.S.U. il monte ore per le assemblee dei lavoratori viene così ripartito: il 70% a disposizione delle R.S.U., il restante 30% sarà utilizzato pariteticamente da FILCAMS, FISASCAT e UILTuCS tramite la R.S.U..

                    Art. 9

                    Compiti e funzioni

                    FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS esercitano il loro potere contrattuale secondo le competenze e le prerogative che sono loro proprie, ferma restando la verifica del consenso da parte dei soggetti di volta in volta interessati all’ambito contrattuale oggetto del confronto con le controparti.

                    Le R.S.U. aziendali, rappresentative dei lavoratori in quanto legittimate dal loro voto e in quanto espressione dell’articolazione organizzativa dei sindacati categoriali e delle confederazioni svolgono, unitamente alle federazioni FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS, le attività negoziali per le materie proprie del livello aziendale secondo le modalità definite nel CCNL nonché in attuazione delle politiche confederali delle OO. SS. di categoria. Poiché esistono interdipendenze oggettive sui diversi contenuti della contrattazione ai vari livelli, l’attività sindacale affidata alla rappresentanza aziendale presuppone perciò il coordinamento con livelli esterni della organizzazione sindacale.

                    Art. 10

                    Durata e sostituzione nell’incarico

                    I componenti della R.S.U. restano in carica 36 mesi e possono essere rieletti nelle successive elezioni.

                    La R.S.U. uscente, provvederà ad indire le elezioni, mediante comunicazione da affiggere negli appositi spazi riservati all’attività sindacale che l’istituto metterà a disposizione delle R.S.U. e da inviare alla direzione aziendale.

                    Le elezioni di rinnovo dovranno avvenire entro i 30 giorni precedenti la data di scadenza di 36 mesi.

                    In caso di mancato rinnovo alla scadenza prevista, le strutture unitarie di categoria di grado superiore a quello territoriale interessato intervengono per promuovere il rinnovo stesso.

                    Entro un periodo di 30 giorni dalla scadenza dei 36 mesi si indicono le elezioni per il rinnovo delle R.S.U. sulla base delle modalità stabilite dal presente accordo e delle relative norme attuative precedentemente utilizzate. Trascorso tale termine la R.S.U. si considera automaticamente decaduta.

                    In caso di dimissioni di un componente la R.S.U. , lo stesso sarà sostituito dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista.

                    Le dimissioni dei componenti le R.S.U. non possono concernere un numero superiore al 50% degli stessi, pena la decadenza delle R.S.U., con conseguente obbligo di procedere al suo rinnovo, secondo le modalità previste dal presente accordo.

                    Art. 11

                    Revoca delle R.S.U.

                    A maggioranza assoluta (50% + 1) del collegio elettorale i lavoratori possono revocare il mandato a componenti o alla totalità delle R.S.U.. La revoca deve essere formalizzata con voto a scrutinio segreto in assemblea, ove partecipino almeno i due terzi dei lavoratori del collegio interessato. La convocazione dell’assemblea del collegio nei limiti del monte ore previsto dal CCNL deve essere richiesta da non meno di un terzo dei lavoratori componenti il medesimo collegio.

                    Art. 12

                    Clausola di salvaguardia

                    Le Organizzazioni Sindacali dotate dei requisiti di cui all’art. 19 legge 20.5.70 n. 300 e successive modificazioni che siano firmatarie del presente accordo o che, comunque, aderiscono alla disciplina in esso contenuta, partecipando alla procedura di elezione delle R.S.U., rinunciano formalmente ed espressamente a costituire R.S.A. e/o C.d.A. ai sensi della norma sopra citata e dichiarano automaticamente decadute le R.S.A. precedentemente costituite, al momento della costituzione della R.S.U..

                    PARTE SECONDA

                    DISCIPLINA DELLA ELEZIONE DELLA R.S.U.

                    Art. 13

                    Validità delle elezioni – Quorum

                    Le Organizzazioni Sindacali FILCAMS, FISASCAT e UILTuCS stipulanti il presente accordo si impegnano, entro i tre mesi successivi alla stipula dello stesso, a comunicarsi vicendevolmente le nomine delle R.S.A. ed a favorire la più ampia partecipazione dei lavoratori alle prime elezioni per le R.S.U.. mediante una adeguata campagna di informazione.

                    Per la validità delle elezioni è necessario che abbiano preso parte alla votazione il 50% + 1 degli aventi diritto al voto.

                    Nei casi in cui detto quorum non sia stato raggiunto, la Commissione elettorale e le Organizzazioni Sindacali assumeranno ogni determinazione in ordine alla validità della consultazione in relazione alla situazione venutasi a determinare nell’istituto o nell’unità operativa.

                    Art. 14

                    Elettorato attivo e passivo

                    Ha diritto di votare tutto il personale tecnico-operativo e amministrativo, ivi compresi i quadri, non in prova alla data delle elezioni, e con contratto a tempo indeterminato.

                    Ferma restando l’eleggibilità di tutto il personale non in prova, o a termine, di cui al comma precedente, possono essere candidati nelle liste elettorali anche i lavoratori non a tempo indeterminato il cui contratto di assunzione consente, alla data delle elezioni, una durata residua del rapporto di lavoro non inferiore a 6 mesi.

                    Non possono essere candidati coloro che abbiano presentato la lista ed i membri del Comitato elettorale.

                    Art. 15

                    Presentazione delle liste

                    Le Organizzazioni Sindacali che intendono concorrere alle elezioni, purché in possesso dei requisiti richiesti dal presente accordo all’art. 1, devono presentare le liste dei candidati al Comitato elettorale, almeno dieci giorni prima della data fissata per le elezioni.

                    Il Comitato elettorale avrà cura di portare a conoscenza dei lavoratori le liste dei candidati mediante affissione negli appositi spazi riservati all’attività sindacale.

                    Art. 16

                    Comitato elettorale

                    Al fine di assicurare un ordinato e corretto svolgimento della consultazione, viene costituito un Comitato elettorale. Per la composizione dello stesso ogni organizzazione abilitata alla presentazione di liste potrà designare un lavoratore dipendente, non candidato.

                    Art. 17

                    Compiti del Comitato elettorale

                    Il Comitato elettorale ha il compito di:

                    a) ricevere la presentazione delle liste;

                    b) immediatamente dopo la sua completa costituzione, deliberare su ogni contestazione relativa alla rispondenza delle liste ai requisiti previsti dal presente accordo;

                    c) verificare la valida presentazione delle liste;

                    d) costituire i seggi elettorali, presiedendo alle operazioni di voto che dovranno svolgersi senza pregiudizio del normale svolgimento dell’attività;

                    e) assicurare la correttezza delle operazioni di scrutinio dei voti;

                    f) esaminare e decidere su eventuali ricorsi proposti nei termini di cui al presente accordo;

                    g) proclamare i risultati delle elezioni comunicando gli stessi a tutti i soggetti interessati, ivi comprese le associazioni sindacali presentatrici di liste.

                    Art. 18

                    Scrutatori

                    E’ in facoltà dei presentatori di ciascuna lista di designare uno scrutatore per ciascun seggio elettorale scelto fra i lavoratori elettori non candidati. La designazione degli scrutatori deve essere effettuata non oltre le 24 ore che precedono l’inizio delle votazioni.

                    Art. 19

                    Segretezza del voto

                    Nelle elezioni il voto è segreto e diretto e non può essere espresso per lettera né per delega.

                    Art. 20

                    Schede elettorali

                    La votazione ha luogo a mezzo di scheda unica, comprendente tutte le liste disposte in ordine di presentazione e con la stessa evidenza. In caso di contemporaneità della presentazione l’ordine di precedenza sarà estratto a sorte: Le schede devono essere firmate da almeno due componenti del seggio; la loro presentazione e la votazione devono avvenire in modo da garantire la segretezza e la regolarità del voto. La scheda deve essere consegnata a ciascun elettore all’atto della votazione dal Presidente del seggio. Il voto di lista sarà espresso mediante crocetta tracciata sull’intestazione della lista. Il voto è nullo se la scheda non è quella predisposta o se presenta tracce di scrittura o analoghi segni di individuazione.

                    Art. 21

                    Preferenze

                    L’elettore può manifestare la preferenza solo per un candidato della lista da lui votata. Il voto preferenziale sarà espresso dall’elettore mediante una crocetta apposta a fianco del nome del candidato preferito nell’apposito spazio della scheda. L’indicazione di più preferenze date alla stessa lista vale unicamente come votazione della lista, anche se non sia stato espresso il voto della lista. Il voto apposto a più di una lista, o l’indicazione di più preferenze date a liste differenti, rende nulla la scheda. Nel caso di voto apposto ad una lista e di preferenze date a candidati di liste differenti si considera valido solamente il voto di lista e nulli i voti di preferenza.

                    Art. 22

                    Modalità della votazione

                    Il luogo e il calendario di votazione saranno stabiliti dal Comitato elettorale, previo accordo con la direzione dell’istituto in modo tale da permettere a tutti gli aventi diritto l’esercizio del voto, assicurando il normale svolgimento dell’attività. Qualora l’ubicazione degli impianti e il numero dei votanti lo dovessero richiedere, potranno essere stabiliti più luoghi di votazione, evitando peraltro eccessivi frazionamenti anche per conservare, sotto ogni aspetto, la segretezza del voto. Negli istituti con più unità operative le votazioni avranno luogo di norma contestualmente. Luogo e calendario di votazione dovranno essere portati a conoscenza di tutti i lavoratori, mediante comunicazione affissa all’albo, almeno otto giorni prima della data delle votazioni.

                    Art. 23

                    Composizione del seggio elettorale

                    Il seggio è composto dagli scrutatori di cui all’art. 5 e da un Presidente, nominato dal Comitato elettorale.

                    Art. 24

                    Attrezzatura del seggio elettorale

                    A cura del Comitato elettorale ogni seggio sarà munito di un’urna elettorale, idonea ad una regolare votazione, chiusa e sigillata sino all’apertura ufficiale della stessa per l’inizio dello scrutinio. Il seggio deve inoltre poter disporre di un elenco completo degli elettori aventi diritto al voto presso di esso.

                    Art. 25

                    Riconoscimento degli elettori

                    Gli elettori, per essere ammessi al voto, dovranno esibire al Presidente del seggio un documento di riconoscimento personale. In mancanza di documento personale essi dovranno essere riconosciuti da almeno due degli scrutatori del seggio; di tale circostanza deve essere dato atto nel verbale concernente le operazioni elettorali.

                    Art. 26

                    Compiti del Presidente

                    Il Presidente farà apporre all’elettore, nell’elenco dei votanti, la firma accanto al suo nominativo.

                    Art. 27

                    Operazioni di scrutinio

                    Le operazioni di scrutinio avranno inizio subito dopo la chiusura delle operazioni elettorali di tutti i seggi. Al termine dello scrutinio, a cura del Presidente di seggio, il verbale dello scrutinio, su cui dovrà essere dato atto anche delle eventuali contestazioni, verrà consegnato – unitamente al materiale della votazione (schede, elenchi, ecc.) – al Comitato elettorale che, in caso di più seggi, procederà alle operazioni riepilogative di calcolo dandone atto nel proprio verbale.

                    Il Comitato elettorale al termine delle operazioni di cui al comma precedente provvederà a sigillare in un unico plico tutto il materiale (esclusi i verbali) trasmesso dai seggi; il plico sigillato, dopo la definitiva convalida delle R.S.U. sarà conservato secondo accordi tra il Comitato elettorale e la direzione dell’istituto in modo da garantire l’integrità e ciò almeno per tre mesi. Successivamente sarà distrutto alla presenza di un delegato del Comitato elettorale e di un delegato della direzione.

                    Art. 28

                    Ricorsi al Comitato elettorale

                    Il Comitato elettorale, sulla base dei risultati di scrutinio, procede alla assegnazione dei seggi e alla redazione di un verbale sulle operazioni elettorali, che deve essere sottoscritto da tutti i componenti del Comitato stesso.

                    Trascorsi 5 giorni dalla affissione dei risultati degli scrutini senza che siano stati presentati ricorsi da parte dei soggetti interessati , si intende confermata l’assegnazione dei seggi di cui al primo comma ed il Comitato ne da atto nel verbale di cui sopra.

                    Ove invece siano stati presentati ricorsi nei termini suddetti, il Comitato elettorale deve provvedere al loro esame entro 48 ore, inserendo nel verbale suddetto la conclusione alla quale è pervenuto.

                    Copia di tale verbale e dei verbali di seggio dovrà essere notificata a ciascun rappresentante delle associazioni sindacali che abbiano presentato liste elettorali, entro 48 ore dal compimento delle operazioni di cui al comma precedente e notificata, a mezzo raccomandata con ricevuta, nel termine stesso sempre a cura del Comitato elettorale, all’Associazione imprenditoriale territoriale, che a sua volta, ne darà pronta comunicazione all’istituto.

                    Art. 29

                    Comitato dei garanti

                    Contro le decisioni del Comitato elettorale è ammesso ricorso entro 10 giorni ad apposito Comitato dei garanti. Tale Comitato è composto, a livello provinciale da un membro designato da ciascuna delle OO. SS. presentatrici delle liste, interessate al ricorso, da un rappresentante dell’Associazione imprenditoriale di appartenenza, ed è presieduto dal direttore dell’UPLMO o da un suo delegato.

                    Il Comitato si pronuncerà entro il termine perentorio di 10 giorni.

                    Art. 30

                    Comunicazione della nomina dei componenti della R.S.U

                    La nomina, a seguito di elezione di componenti della R.S.U., una volta definiti gli eventuali ricorsi, sarà comunicata per iscritto alla direzione dell’istituto per il tramite della Organizzazione imprenditoriale d’appartenenza a cura delle OO.SS:

                    Art. 31

                    Adempimenti della Direzione dell’Istituto

                    La Direzione metterà a disposizione del Comitato elettorale l’elenco dei dipendenti, previa richiesta da inviare alla stessa almeno 15 giorni prima delle votazioni.

                    Art. 32

                    L’intervento della legge

                    A conclusione del presente accordo, le parti, riconfermando il valore della libertà Sindacale e dell’autonomia negoziale, si considerano impegnate ad operare di concerto nelle sedi competenti affinchè eventuali interventi legislativi di sostegno, finalizzati all’efficacia erga omnes e all’eliminazione delle norme legislative in contrasto, non modifichino la sostanza del presente accordo.

                    Art. 33

                    Disposizioni varie

                    I dipendenti, componenti del Comitato elettorale, gli scrutatori, i componenti del seggio elettorale, i componenti sindacali del Comitato dei garanti, dovranno espletare i loro incarichi al di fuori dell’orario di lavoro, nonché durante l’orario di lavoro utilizzando in via eccezionale, previa richiesta, i permessi retribuiti di cui all’art. 23 legge 20 maggio 1970, n. 300.

                    Resta inteso che ai suddetti soggetti non sono riconosciuti i diritti, i poteri e le tutele già previste dalla legge e dal contratto collettivo nazionale di lavoro a favore dei dirigenti delle R.S.A., e ora trasferite ai componenti le R.S.U. in forza del presente accordo.

                    Art. 34

                    Clausole per la Provincia Autonoma di Bolzano

                    Il presente accordo è valido per tutto il territorio nazionale, con l’esclusione della Provincia autonoma di Bolzano, nelle parti riguardanti i sindacati extraconfederali, in base all’art. 5 bis della legge 236/93.

                    Art. 35

                    Clausola finale

                    Il presente accordo potrà costituire oggetto di disdetta ad opera delle parti firmatarie, previo preavviso pari a 4 mesi.

                    ACCORDO PER LA COSTITUZIONE DELLE
                    RAPPRESENTANZE SINDACALI UNITARIE
                    TRA
                    CONFEDILIZIA E FILCAMS-FISASCAT-UILTUCS

                    In Roma, addì 15 marzo 1995

                    tra

                    la Confederazione Italiana della Proprietà Edilizia (Confedilizia) rappresentata dal Presidente Avv. Corrado Sforza Fogliani, dal Dott. Massimo Tortora, dal Geom. Adolfo Gardenghi, dal Dott. Renzo Gardella, dal Dott. Dario Lupi e dal Cav. Tiziano Casprini;

                    e

                    - FILCAMS – CGIL, nella persona di Lionello Giannini;

                    - FISASCAT CISL, nella persona di Mario Marchetti;

                    - UILTUCS – UIL, nella persona di Parmenio Stroppa.

                    PREMESSA

                    Il presente Accordo assume la disciplina generale in materia di Rappresentanze Sindacali Unitarie, contenuta nel Protocollo stipulato fra Governo e parti sociali il 23 luglio 1993.

                    Protocollo che soddisfa l’esigenza di dare un quadro di regole certe ed esigibili cui tutti, in una situazione di "pluralismo" sindacale quale l’attuale, devono riferirsi, in ordine alla elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie ed alla legittimazione a concludere contratti collettivi in rappresentanza di tutte le aziende ed i lavoratori interessati.

                    L’andamento occupazionale e la diffusione dell’occupazione richiedono una svolta culturale, contrattuale ed organizzativa necessaria per far fronte alle nuove problematiche che si pongono.

                    In questa stessa ottica le parti si adopereranno per disciplinare, in occasione del prossimo rinnovo dei contratti collettivi nazionali, l’adozione di meccanismi preventivi di conciliazione capaci di agevolare la soluzione delle controversie concernenti l’interpretazione, l’applicazione ed il rinnovo degli accordi collettivi.

                    Art. 1 – Il presente accordo vale quale disciplina generale in materia di rappresentanze sindacali unitarie, per effetto di quanto previsto dal Protocollo sottoscritto il 23 luglio 1993 tra il Governo e le parti sociali.

                    PARTE PRIMA – Costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie (R.S.U.)

                    Art. 2 – AMBITO ED INIZIATIVA PER LA COSTITUZIONE
                    Negli enti e nelle aziende che occupano più di 15 dipendenti, può darsi luogo alla costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie a livello territoriale, sulla base di liste presentate ad iniziativa delle organizzazioni sindacali firmatarie del Protocollo 23 luglio 1993, nonché del presente accordo e del CCNL.
                    Hanno altresì potere d’iniziativa a presentare liste le associazioni, diverse dalle organizzazioni sindacali suddette, purché formalmente costituite in sindacato con un proprio statuto ed atto costitutivo, ed a condizione che:
                    a) raccolgano il 5% delle firme sul totale dei lavoratori aventi diritto al voto;
                    b) accettino espressamente e formalmente il contenuto del presente accordo.

                    Art. 3 – DESIGNAZIONE LISTE
                    FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS si impegnano, senza alcuna eccezione, a presentare sotto la propria sigla una sola lista elettorale nella quale ciascuna organizzazione sindacale totalmente si riconosce. Nel caso che lavoratori aderenti a una confederazione si presentino alle elezioni sotto altra sigla, la struttura della federazione interessata ne sconfesserà ogni appartenenza.

                    Art.4 – COMPOSIZIONE DELLE R.S.U.
                    Alla costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie si procede per due terzi dei seggi, mediante elezione a scrutinio segreto, da parte di tutti i lavoratori aventi diritto al voto tra liste concorrenti alla competizione elettorale.
                    La parte riferita al rimanente terzo viene assegnata alle liste presentate dalle organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL, ed alla sua copertura si procede in proporzione ai voti ricevuti nei due terzi.

                    Art. 5 – ATTRIBUZIONE DEI SEGGI
                    Ai fini dell’elezione dei due terzi dei componenti della R.S.U., il numero dei seggi sarà ripartito – secondo il criterio proporzionale puro – in relazione ai voti conseguiti dalle liste concorrenti.
                    La quota del residuo terzo dei seggi sarà attribuita in base al criterio di composizione della R.S.U. previsto dall’art. 4, 2° comma, del presente accordo.
                    Qualora due o più liste ottengano lo stesso numero di preferenze e, attraverso il sistema di calcolo non sia possibile attribuire il seggio o i seggi, si procederà al ballottaggio con nuova votazione nel collegio elettorale e risulterà attribuito il/i seggio/i alla/e lista/e che avrà/avranno ottenuto il maggior numero di voti in base al criterio di cui al primo comma.
                    Qualora due o più candidati della stessa lista ottengano lo stesso numero di voti di preferenza, la designazione sarà data al candidato che abbia maggiore anzianità di iscrizione al sindacato presso l’azienda.
                    Ove una delle tre federazioni confederali che abbia partecipato alla competizione elettorale non abbia un proprio rappresentante nella R.S.U., alla stessa è riconosciuto il diritto di partecipare all’attività sindacale aziendale con propri dirigenti esterni; possibilità comunque riconosciuta ad ogni Organizzazione Sindacale firmataria del CCNL ancorchè abbia propri esponenti in seno alle R.S.U..

                    Art. 6 – COMPOSIZIONE DELLE LISTE
                    Le federazioni FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS saranno impegnate, compatibilmente con le peculiari caratteristiche del settore, a garantire l’adeguamento della rappresentanza ai mutamenti tecnico-organizzativi e socio-professionali nei collegi elettorali.
                    Nella composizione delle liste sarà perseguita un’adeguata rappresentanza di genere, attraverso una coerente applicazione delle norme antidiscriminatorie.
                    Nella definizione dei collegi elettorali, al fine della distribuzione dei seggi, le Organizzazioni Sindacali terranno conto delle categorie degli addetti al settore per garantire un’adeguata composizione della rappresentanza.

                    Art. 7 – NUMERO DEI COMPONENTI LE R.S.U.
                    Fermo restando quanto previsto dal Protocollo del 23 luglio 1993, sotto il titolo rappresentanze sindacali, al punto b) (vincolo della parità di costi per le aziende), il numero dei componenti delle R.S.U. sarà determinato, in fase di prima applicazione e comunque per un periodo non superiore alla vigenza del presente accordo, ed a titolo sperimentale, nel seguente modo:

                    a) 3 rappresentanti a fronte di: min. 16 max 50 dipendenti;

                    b) 4 rappresentanti a fronte di: min. 51 max 90 dipendenti;

                    c) 6 rappresentanti a fronte di: min. 91 max 120 dipendenti;

                    d) 8 rappresentanti a fronte di: min.121 max 200 dipendenti;

                    e) 9 rappresentanti a fronte di: min. 201 max 300 dipendenti;

                    f) 11 rappresentanti a fronte di: min. 301 max 600 dipendenti;

                    Le parti si incontreranno alla scadenza del presente accordo per verificare l’opportunità della riconferma della fase sperimentale di cui sopra.

                    Art. 8 – Fermo restando quanto previsto dal successivo art. 9 e ai sensi dell’art. 23 della legge 20.5.70, n. 300, i componenti delle R.S.U. hanno diritto, per l’espletamento del loro mandato, a permessi retribuiti.

                    Il diritto riconosciuto al comma precedente spetta almeno a:

                    a) 3 componenti per la R.S.U. costituita nelle unità che occupano fino a 200 dipendenti;

                    b) 3 componenti ogni 300 o frazione di 300 dipendenti nelle unità che occupano fino a 3000 dipendenti;

                    c) 3 componenti ogni 500 o frazione di 500 dipendenti nelle unità di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero di cui alla precedente lettera b);

                    salvo clausole più favorevoli dei contratti collettivi, territoriali o aziendali, eventualmente stipulati in epoca successiva all’entrata in vigore del presente accordo.
                    In ciascuna unità non possono essere superati i limiti previsti dal precedente comma per il contemporaneo esercizio del diritto ai permessi per l’espletamento del mandato.

                    Art. 9 – DIRITTI, TUTELE, PERMESSI SINDACALI E MODALITÀ DI ESERCIZIO
                    I componenti delle R.S.U. subentrano ai dirigenti delle R.S.A. e dei C.d.A., laddove previsti dai contratti collettivi, nella titolarità dei poteri e nell’esercizio dei diritti, permessi e tutele già spettanti a questi ultimi per effetto delle disposizioni di cui al titolo III della legge 300/70.
                    Sono fatte salve le condizioni di miglior favore eventualmente già previste nei confronti delle Organizzazioni Sindacali dai contratti collettivi di diverso livello in materia di diritti, permessi e libertà sindacali.
                    Il monte ore delle assemblee va inteso come possibile utilizzo a livello esclusivamente di singolo territorio.
                    FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS convengono di valutare periodicamente l’andamento e l’uso del monte ore.
                    Nelle aziende e negli enti che a livello territoriale abbiano più di 15 dipendenti, nei quali é costituita la R.S.U., il monte ore per le assemblee dei lavoratori viene così ripartito: il 70% a disposizione delle R.S.U., il restante 30% sarà utilizzato pariteticamente da FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS tramite la R.S.U..

                    Art. 10 – COMPITI E FUNZIONI
                    FILCAMS, FISASCAT, UILTUCS esercitano il loro potere contrattuale secondo le competenze e le prerogative che sono loro propri., ferma restando la verifica del consenso da parte dei soggetti di volta in volta interessati all’ambito contrattuale oggetto dei confronto con le controparti. Le R.S.U. aziendali, rappresentative dei lavoratori in quanto legittimate dal loro voto e in quanto espressione dell’articolazione organizzativa dei sindacati categoriali e delle confederazioni svolgono, unitamente alle federazioni FILCAMS, FISASCAT, UILTUCS, le attività negoziali per le materie proprie del livello aziendale, secondo le modalità’ definite nel CCNL nonché in attuazione delle politiche confederali delle 00.SS. di categoria. Poiché esistono interdipendenze oggettive, sui diversi contenuti della contrattazione, fra i vari livelli, l’attività sindacale affidata alla rappresentanza aziendale presuppone perciò il coordinamento con i livelli esterni della organizzazione sindacale.

                    Art. 11 – DURATA E SOSTITUZIONE NELL’INCARICO
                    I componenti della R.S.U. restano in carica 36 mesi e possono essere rieletti nelle successive elezioni.
                    La R.S.U. uscente provvederà ad indire le elezioni, mediante comunicazione da affiggere negli appositi spazi riservati all’attività sindacale, che l’azienda metterà a disposizione della R.S.U.; tale comunicazione verrà altresì inviata alla direzione aziendale.
                    Le elezioni di rinnovo dovranno avvenire entro i 30 giorni precedenti la data di scadenza dei 36 mesi.
                    In caso di mancato rinnovo alla scadenza prevista, le strutture unitarie di categoria di grado superiore a quello territoriale interessato, intervengono per promuovere il rinnovo stesso. Entro un periodo di 30 giorni dalla scadenza dei 36 mesi si indicono le elezioni per il rinnovo delle R.S.U., sulla base delle modalità stabilite dal presente accordo e delle relative norme attuative precedentemente utilizzate. Trascorso tale termine la R.S.U. si considera automaticamente decaduta.
                    In caso di dimissioni di un componente la R.S.U. lo stesso sarà sostituito dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista.
                    Le dimissioni dei componenti le R.S.U. non possono concernere un numero superiore al 50% degli stessi, pena la decadenza delle R.S.U., con conseguente obbligo di procedere al suo rinnovo, secondo le modalità previste dal presente accordo.

                    Art. 12 – REVOCA DELLE R.S.U.
                    A maggioranza assoluta (50% + 1) del collegio elettorale, i lavoratori possono revocare il mandato a singoli componenti o alla totalità della R.S.U.. La revoca deve essere formalizzata con voto a scrutinio segreto in assemblea, ove partecipino almeno i due terzi dei lavoratori del collegio interessato. La convocazione dell’assemblea del collegio, nei limiti del monte ore previsto dal CCNL, deve essere richiesta da non meno di 1/3 dei lavoratori componenti il medesimo collegio.

                    Art. 13 – CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA
                    Le Organizzazioni Sindacali dotate dei requisiti di cui all’art. 19 della legge 20.5.70 n.300, che siano firmatarie del presente accordo o che, comunque, aderiscano alla disciplina in esso contenuta, con la partecipazione alla procedura di elezione delle R.S.U., rinunciano ad ogni effetto a costituire R.S.A. e/o C.d.A. ai sensi della norma sopra citata e dichiarano automaticamente decadute le R.S.A. precedentemente costituite, al momento della costituzione della R.S.U..

                    PARTE SECONDA – Disciplina della elezione della R.S.U.

                    Art. 1 – VALIDITÀ DELLE ELEZIONI – QUORUM
                    Le Organizzazioni Sindacali FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS firmatarie del presente accordo si impegnano, entro i tre mesi successivi alla stipula dello stesso, a comunicarsi vicendevolmente le nomine delle R.S.A. ed a favorire la più ampia partecipazione dei lavoratori alle prime elezioni per le R.S.U. mediante una adeguata campagna di informazione.
                    Per la validità delle elezioni è necessario che abbiano preso parte alla votazione il 50% + 1 degli aventi diritto al voto.
                    Nei casi in cui detto quorum non sia stato raggiunto, la Commissione elettorale e le Organizzazioni Sindacali assumeranno ogni determinazione in ordine alla situazione venutasi a determinare nell’unità.

                    Art. 2 – ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO
                    Hanno diritto di votare tutti i dipendenti non in prova, in forza alla data delle elezioni.
                    Possono essere candidati tutti i lavoratori non in prova, esclusi coloro che hanno presentato una lista ed i membri del Comitato elettorale.

                    Art. 3 – PRESENTAZIONE DELLE LISTE
                    Le Organizzazioni Sindacali che intendono concorrere alle elezioni, purché in possesso dei requisiti richiesti dal presente accordo all’art. 2, 1a parte, devono presentare le liste dei candidati al Comitato elettorale almeno dieci giorni prima della data fissata per le elezioni.
                    Il Comitato elettorale avrà cura di portare a conoscenza dei lavoratori le liste dei candidati mediante affissione negli appositi spazi riservati all’attività sindacale.

                    Art. 4 – COMITATO ELETTORALE
                    Al fine di assicurare un ordinato e corretto svolgimento della consultazione, nei singoli territori viene costituito un Comitato elettorale aziendale. Per la composizione dello stesso ogni Organizzazione abilitata alla presentazione di liste potrà designare un lavoratore dipendente, non candidato.

                    Art. 5 – COMPITI DEL COMITATO ELETTORALE
                    Il Comitato elettorale ha il compito di:

                    a) ricevere le liste;

                    b) immediatamente dopo la sua completa costituzione, deliberare su ogni contestazione relativa alla rispondenza delle liste ai requisiti previsti dal presente accordo;

                    c) verificare le validità delle liste presentate;

                    d) costituire i seggi elettorali, presiedendo alle operazioni di voto, che dovranno svolgersi senza pregiudizio del normale svolgimento dell’attività aziendale;

                    e) assicurare la correttezza delle operazioni di scrutinio dei voti;

                    f) esaminare e decidere su eventuali ricorsi proposti nei termini di cui al presente accordo;

                    g) proclamare i risultati delle elezioni comunicando gli stessi a tutti i soggetti interessati, ivi comprese le Associazioni Sindacali presentatrici di liste.

                    Art. 6 – SCRUTATORI
                    E’ in facoltà dei presentatori di ciascuna lista di designare uno scrutatore per ciascun seggio elettorale, scelto fra i lavoratori elettori non candidati. La designazione degli scrutatori deve essere effettuata non oltre le 24 ore che precedono l’inizio delle votazioni.

                    Art. 7 – SEGRETEZZA DEL VOTO
                    Nelle elezioni il voto è segreto e diretto e non può essere espresso per lettera ne’ per interposta persona.

                    Art. 8 – SCHEDE ELETTORALI
                    La votazione ha luogo a mezzo di scheda unica, comprendente tutte le liste disposte in ordine di presentazione e con la stessa evidenza. In caso di contemporaneità della presentazione l’ordine di precedenza sarà estratto a sorte. Le schede devono essere firmate da almeno due componenti del seggio; la loro presentazione e la votazione devono avvenire in modo da garantire la segretezza e la regolarità del voto. La scheda deve essere consegnata a ciascun elettore, all’atto della votazione, dal Presidente del seggio. Il voto di lista sarà espresso mediante crocetta tracciata sull’intestazione della lista. Il voto è nullo se la scheda non è quella predisposta o se presenta tracce di scrittura o segni di individuazione.

                    Art. 9 – PREFERENZE
                    L’elettore può manifestare la preferenza solo per un candidato della lista da lui votata. Il voto preferenziale sarà espresso dall’elettore mediante una crocetta apposta a fianco del nome del candidato preferito, ovvero scrivendo il nome del candidato preferito nell’apposito spazio della scheda. L’indicazione di più preferenze date alla stessa lista vale unicamente come votazione della lista, anche se non sia stato espresso il voto della lista. Il voto apposto a più di una lista, o l’indicazione di più preferenze date a liste differenti, rende nulla la scheda. Nel caso di voto apposto ad una lista e di preferenze date a candidati di liste differenti, si considera valido solamente il voto di lista e nulli i voti di preferenza.

                    Art. 10 – MODALITÀ DELLA VOTAZIONE
                    Il luogo e il calendario di votazione saranno stabiliti dal Comitato elettorale, previo accordo con la direzione aziendale, in modo tale da permettere a tutti gli aventi diritto l’esercizio del voto, assicurando il normale svolgimento dell’attività aziendale. Qualora l’ubicazione degli impianti e il numero dei votanti lo dovessero richiedere, potranno essere stabiliti più luoghi di votazione, evitando peraltro eccessivi frazionamenti, anche per conservare, sotto ogni aspetto, la segretezza del voto. Luogo e calendario di votazione dovranno essere portati a conoscenza di tutti i lavoratori, mediante comunicazione agli stessi, almeno otto giorni prima del giorno fissato per le votazioni.

                    Art. 11 – COMPOSIZIONE DEL SEGGIO ELETTORALE
                    Il seggio è composto dagli scrutatori di cui all’art. 6 e da un Presidente, nominato dal Comitato elettorale.

                    Art. 12 – ATTREZZATURA DEL SEGGIO ELETTORALE
                    A cura del Comitato elettorale ogni seggio sarà munito di un’urna elettorale, idonea ad una regolare votazione, chiusa e sigillata sino all’apertura ufficiale della stessa per l’inizio dello scrutinio. Il seggio deve inoltre poter disporre di un elenco completo degli elettori aventi diritto al voto presso di esso.

                    Art. 13 – RICONOSCIMENTO DEGLI ELETTORI
                    Gli elettori, per essere ammessi al voto, dovranno esibire al Presidente del seggio un documento di riconoscimento personale. In mancanza di documento personale essi dovranno essere riconosciuti da almeno due degli scrutatori del seggio; di tale circostanza deve essere dato atto nel verbale concernente le operazioni elettorali.

                    Art. 14 – COMPITI DEL PRESIDENTE
                    Il Presidente farà apporre all’elettore, nell’elenco dei votanti, la firma accanto al proprio nominativo.

                    Art. 15 – OPERAZIONI DI SCRUTINIO
                    Le operazioni di scrutinio avranno inizio subito dopo la chiusura delle operazioni elettorali di tutti i seggi dell’unità. Al termine dello scrutinio, a cura del Presidente di seggio, il verbale dello scrutinio stesso, sul quale dovrà essere dato atto anche delle eventuali contestazioni, verrà consegnato – unitamente al materiale della votazione (schede, elenchi, ecc.) – al Comitato elettorale che, in caso di più seggi, procederà alle operazioni riepilogative di calcolo dandone atto nel proprio verbale.
                    Il Comitato elettorale, al termine delle operazioni di cui al comma precedente, provvederà a sigillare in un unico plico tutto il materiale (esclusi i verbali) trasmesso dai seggi; il plico sigillato, dopo la definitiva convalida delle elezioni della R.S.U., sarà conservato, secondo accordi tra il Comitato elettorale e la direzione aziendale, in modo da garantirne l’integrità almeno per tre mesi. Successivamente a tale termine il plico sarà distrutto alla presenza di un delegato del Comitato elettorale e di un delegato della direzione.

                    Art. 16 – RICORSI AL COMITATO ELETTORALE
                    Il Comitato elettorale, sulla base dei risultati di scrutinio, procede alla assegnazione dei seggi e alla redazione di un verbale sulle operazioni elettorali, che deve essere sottoscritto da tutti i componenti del Comitato stesso.
                    Trascorsi 5 giorni dalla affissione dei risultati degli scrutini senza che siano stati presentati ricorsi da parte dei soggetti interessati, si intende confermata l’assegnazione dei seggi di cui al primo comma. Il Comitato Elettorale dà atto della mancanza di ricorsi nel verbale di cui all’art.15 1° comma.
                    Ove invece siano stati presentati ricorsi nei termini suddetti, il Comitato elettorale deve provvedere al loro esame entro 48 ore, inserendo nel verbale suddetto la conclusione alla quale è pervenuto.
                    Copia di tutti i verbali dovrà essere notificata a ciascun rappresentante delle associazioni sindacali che abbiano presentato liste elettorali, entro 40 ore dal compimento delle operazioni di cui al comma precedente e notificata, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, nello stesso termine e sempre a cura del Comitato elettorale, alla Confedilizia territoriale, che a sua volta ne darà pronta comunicazione all’azienda.

                    Art. 17 – COMITATO DEI GARANTI
                    Contro le decisioni del Comitato elettorale è ammesso ricorso entro 10 giorni ad apposito Comitato dei garanti. Tale Comitato è costituito a livello Nazionale.
                    Il Comitato sarà composto da tre rappresentanti nazionali delle OO.SS. e tre rappresentanti della Confedilizia.
                    Alle proprie riunioni il Comitato può ammettere i rappresentanti locali delle parti in causa per eventuali audizioni.
                    Il Comitato si pronuncerà entro il termine perentorio di 30 giorni.

                    Art. 18 – COMUNICAZIONE DELLA ELEZIONE DEI COMPONENTI DELLA R.S.U.
                    L’avvenuta elezione dei componenti della R.S.U., una volta definiti gli eventuali ricorsi, sarà comunicata per iscritto alla direzione aziendale, per il tramite della locale Organizzazione della Confedilizia, a cura delle 00.SS..

                    Art. 19 – ADEMPIMENTI DELLA DIREZIONE AZIENDALE
                    Dietro richiesta che dovrà essere inviata almeno 15 giorni prima delle votazioni, la Direzione aziendale metterà a disposizione del Comitato elettorale l’elenco dei dipendenti nel singolo territorio e quanto necessario a consentire il corretto svolgimento delle operazioni elettorali.

                    Art. 20 – L’INTERVENTO DELLA LEGGE
                    A conclusione del presente accordo tra FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS e la Confedilizia, le parti, riconfermando il valore della libertà sindacale e dell’autonomia negoziale, si considerano impegnate ad operare di concerto nelle sedi competenti affinché eventuali interventi legislativi, pur finalizzati all’efficacia erga omnes, non modifichino la sostanza del presente accordo.

                    Art. 21 – DISPOSIZIONI VARIE
                    I membri del Comitato elettorale, gli scrutatori, i componenti del seggio elettorale, i componenti sindacali del Comitato dei garanti, espleteranno i loro incarichi durante l’orario di lavoro, utilizzando previa richiesta, i permessi retribuiti di cui all’art. 23 legge 20 maggio 1970, n.300.
                    Resta inteso che ai suddetti soggetti non sono riconosciuti i diritti, i poteri e le tutele già previste dalla legge e dal contratto collettivo nazionale di lavoro a favore dei dirigenti delle R.S.A. e ora trasferite ai componenti le R.S.U. in forza del presente accordo.

                    Art. 22 – CLAUSOLE PER LA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO
                    Il presente accordo è valido per tutto il territorio nazionale, con l’esclusione della provincia autonoma di Bolzano, nelle parti riguardanti i sindacati extraconfederali, in base all’art. 5 bis della legge 236/93.

                    Art. 23 – CLAUSOLA FINALE
                    Il presente accordo potrà costituire oggetto di disdetta ad opera delle parti firmatarie, previo preavviso pari a 4 mesi.

                    <Protocollo sulla politica dei redditi, la lotta all’inflazione e il costo del lavoro>, firmato a Palazzo Chigi da Governo, Confindustria e sindacati il 31 luglio 1992.

                    A seguito dell’accordo tra Governo e parti sociali del 6 luglio 1990 e delle trattative avviate il 2 giugno 1992 in applicazione del Protocollo tra Governo e parti sociali del 10 dicembre 1991, e sulla base del comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri del 23 luglio 1992 è stato definito il seguente protocollo. In una situazione economica e finanziaria che rischia di aggravarsi ulteriormente, accentuando elementi già forti di debolezza e di instabilità , il Governo ritiene essenziali una immediata azione di freno dell’inflazione e una significativa riduzione del disavanzo statale. L’obiettivo non è solo quello di riconvergere verso i parametri del trattato di Maastricht. E’ – e appare oggi – quello di salvare le nostre potenzialità di sviluppo, di non cadere in una spirale incontrollabile che metterebbe a repentaglio, per lungo tempo, quanto ha costruito in questi decenni il lavoro italiano e le prospettive di sicurezza economica di larga parte della comunità nazionale. Appaiono dunque necessarie, e non eludibili, coerenti politiche del Governo e comportamenti degli operatori economici e sociali che consolidino l’efficacia della svolta da compiere per uscire dalle difficoltà attuali, riprendere un sentiero di sostenuto sviluppo economico e occupazionale, recuperare piena credibilità sul piano internazionale, in un clima di certezze. In nome di questa prospettiva ardua, ma ancora possibile, il Governo assume gli impegni che seguono e rivolge alle parti sociali un fermissimo e responsabile appello. L’azione di politica dei redditi sarà correlata ai parametri di riferimento per la politica economica e di bilancio, approvati nel Documento di programmazione economico-finanziaria per il triennio ’93-95 e, in particolare, ai seguenti: prodotto interno lordo 1,6% nel ’93, 2,4% nel ’94 e 2,6% nel ’95; prezzi al consumo 3,5% nel ’93, 2,5% nel ’94 e 2% nel ’95. Il Governo ha inoltre ritenuto necessario attivare misure immediate di risanamento economico-finanziario e abbassare quanto più possibile il tasso tendenziale di inflazione alla fine del 1992. Auspica, pertanto, che le intese tra le parti abbiano anch’esse immediata efficacia e risultino coerenti con tali indirizzi. Il Governo ritiene che, per conseguire apprezzabili risultati nell’abbattimento dell’inflazione, rafforzare la competitività dei nostri prodotti sui mercati internazionali e garantire la stabilità del cambio, occorra rendere coerente le dinamica delle retribuzioni unitarie e del costo del lavoro con l’inflazione programmata. Le parti sociali prendono atto delle dichiarazioni del Governo sulle scelte di politica economica e condividono l’obiettivo di ricondurrel’inflazione al 2% a fine 1994. Le parti esprimono consapevolezza della necessità che le imprese recuperino competitivita’; assumono l’obiettivo di un adeguato rilancio occupazionale con particolare riguardo alle aree del Mezzogiorno. Le parti riconoscono il valore determinante dei loro comportamenti rispetto all’attuazione di una politica di tutti i redditi che assuma come obiettivo centrale la drastica riduzione del tasso d’inflazione. Tale valore determinante è altresì ricondotto dal Governo – così com’è scritto nel Programma su cui esso ha avuto la fiducia del Parlamento – <all’obiettivo del mantenimento del valore reale delle retribuzioni e dei trattamenti pensionistici>. Conseguentemente, al fine della gestione delle dinamiche salariali per il 1992 e il 1993, le parti concordano sui seguenti punti:* in riferimento all’accordo del 10 dicembre 1991, la definitiva presa d’atto dell’intervenuta cessazione del sistema di indicizzazione dei salari di cui alla legge 13 luglio 1990, n. 191, già scaduta il 31 dicembre 1991;* l’erogazione di una somma forfettaria a titolo di elemento distinto dalla retribuzione, di lire 20.000 mensili per 13 mensilità , a partire dal mese di gennaio 1993, a copertura dell’intero periodo 1992-93, che resterà allo stesso titolo acquisita per il futuro nella retribuzione;* adesione all’invito del Presidente del Consiglio a non procedere,durante il medesimo periodo, a erogazioni unilaterali collettive e ad altre a esse assimilabili nonche’ a negoziati a livello d’impresa, fatte salve le procedure relative a crisi o ristrutturazioni aziendali, dai quali negoziati possano derivare incrementi retributivi per le imprese. Il Governo assume coerentemente l’impegno di non proporre particolari erogazioni a dipendenti delle Pubbliche amministrazioni non convenute nell’ambito di accordi di comparto. L’erogazione forfettaria da definire per il pubblico impiego costituirà contenuto necessario degli accordi di comparto. Il Governo e le parti sociali, a seguito degli incontri tenutisi presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ritengono che il negoziato sulla revisione degli assetti contrattuali a regime e sulla riforma del salario possa concludersi, come indicato nel comunicato della Presidenza del 23 luglio 1992, entro il prossimo 15 settembre. Il negoziato si svolgerà intorno ai seguenti principi guida, bisognosi di approfondimenti sia nei loro contenuti sia nelle loro reciproche relazioni: *previsione di livelli contrattuali non sovrapposti e distinti e perciò da definire in relazione alle materie, ai tempi, alle procedure; * previsione di una parziale difesa del potere d’acquisto dei salari per i tempi di prolungata discontinuità contrattuale, che valga anche come incentivo al normale svolgimento delle trattative. Il Governo svolgerà un ruolo attivo al fine di portare le parti alla positiva conclusione del negoziato. In relazione all’obiettivo concordemente assunto di produrre gradualmente l’omologazione formale e sostanziale del lavoro pubblico con il lavoro privato (secondo i principi convenuti nell’ambito delle intese del 29 gennaio u.s.), si conviene di promuovere le condizioni più idonee per una ampia disciplina contrattuale dei rapporti di lavoro riferiti alle Pubbliche Amministrazioni. A tal fine il Governo promuoverà dal mese di settembre una sede di confronto e negoziazione con le confederazioni sindacali maggiormente rappresentative avente quali obiettivi la disciplina dei tempi e dei modi di transizione alle regole del diritto comune, la delegificazione funzionale alla apertura di spazi contrattuali, la struttura della retribuzione, l’organizzazione dei livelli della contrattazione in relazione anche alle componenti della retribuzione stessa. Contemporaneamente a quanto sopra, la ripresa o l’avvio delle trattative relative ai diversi comparti assumerà l’obiettivo di definire, oltre agli aspetti retributivi in coerenza con i vincoli posti dalla politica dei redditi, con riferimento anche ai tempi di erogazione, contenuti di ammodernamento delle pubbliche amministrazioni – con particolare riguardo alla essenziale riqualificazione della gestione delle risorse umane – in linea con gli obiettivi generali individuati nella sede avente ad oggetto il complesso delle Pubbliche Amministrazioni. Il Governo conferma la decisione di dare effettivo corso ad una politica di tutti i redditi mediante le seguenti aree di intervento: 1) Interventi su prezzi e tariffe – Nei limiti consentiti dalla normativa comunitaria, il Governo indica la necessità di impostare una politica tariffaria per i pubblici servizi coerente con gli obiettivi di disinflazione, predeterminando, in un quadro di recuperi di produttività e miglioramento della qualità dei servizi offerti , la dinamica delle tariffe su base pluriennale, anche attraverso specifici contratti di programma. Ulteriori misure di contenimento e di controllo saranno assunte per il complesso dei prezzi pubblici anche per quanto riguarda quelli sottoposti a competenza regionale e locale. Quanto ai prezzi liberi, il Governo promuoverà , d’intesa con le categorie interessate alla formazione dei prezzi, un programma di monitoraggio e autoregolamentazione. Impartirà inoltre le opportune direttive alle Amministrazioni dello Stato in modo da evitare l’acquisto di servizi e beni i cui incrementi di prezzo non siano in linea con i tassi programmati di inflazione, per conseguire con maggiore facilità l’obiettivo indicato, dovranno essere rimossi tutti gli ostacoli alla concorrenza tra fornitori, anche in coordinamento con l’Autorità anti-trust. Anche le autorità locali saranno impegnate in una politica diretta ad accrescere la concorrenzialità nel settore dei servizi, attraverso snellimenti delle procedure, garantendo il prioritario ruolo degli operatori presenti sul mercato. Per questi compiti il Governo si avvarrà della segreteria del Cip che, opportunamente riordinata, predisporrà mensilmente, e renderà pubblica, una relazione sull’andamento dei prezzi. Nel caso in cui i fenomeni osservati siano ritenuti di carattere eminentemente speculativo, il Cip ne informerà il Cipe per eventuali proposte di passaggio del bene o servizio in argomento dal regime libero a quello di sorveglianza e, nei casi più gravi e in via eccezionale , all’amministrazione del prezzo per un periodo di tempo limitato. 2) Politica fiscale e contributiva – Il Governo intende mantenere nel suo insieme costante la pressione fiscale, a parità di servizi erogati, nel 1993 e opererà per il recupero della base imponibile evasa o erosa. L’intervento normativo sarà finalizzato alla semplificazione e al riordino in pochi Testi unici di quella che appare una vera e propria giungla fiscale; ad una drastica riduzione del numero e dei livelli delle agevolazioni fiscali, secondo scale di priorità che terranno ovviamente conto della diversa rilevanza e qualità degli interessi coinvolti; alla maggiore responsabilizzazione di Regioni ed Enti locali sotto il profilo delle entrate. Il processo di razionalizzazione del sistema tributario deve subire, pertanto, una decisa accelerazione per il raggiungimento dei predetti obiettivi, nel quadro di una equa distribuzione del prelievo sulla generalità dei cittadini, espungendo dal sistema stesso aree di elusione e contrastando efficacemente i comportamenti evasivi. Linee di forza di questo processo sono: a) la revisione delle agevolazioni, tenendo conto delle finalità di incentivazione delle attività economiche in particolari settori e aree, e la riconsiderazione delle deduzioni dall’imponibile per assicurare ai contribuenti una equilibrata fruizione dei benefici; b) la rimodulazione delle discipline tributarie delle piccole imprese e del lavoro autonomo, in un quadro di più adeguati livelli di imposizione, associati alla semplificazione degli oneri e degli adempimenti formali, attraverso l’attività dei Centri di assistenza fiscale; c) lo sviluppo e il potenziamento della attività accertatrice, anche attraverso l’affinamento dei coefficienti presuntivi di reddito che rendano piu’ immediato lo svolgersi dell’azione dell’Amministrazione. Il sistema contributivo sanitario dovrà subire una profonda ristrutturazione prevedendo, ad esempio, l’armonizzazione delle aliquote entro un’ampia fascia di reddito eguale per tutti i lavoratori pubblici, privati ed autonomi; nell’ambito di tale ristrutturazione potrà trovare ulteriore sviluppo il processo di revisione degli oneri impropri di malattia. Il sistema fiscale e contributivo sarà anche utilizzato per la correzione di andamenti dei redditi difformi dagli obiettivi antinflazionistici.3) Interventi per l’occupazione e per il mercato del lavoro – Il Governo, per affrontare la nuova fase di ristrutturazione dell’economia italiana e le negative ripercussioni sul mercato del lavoro, intende adottare un programma accelerato di piena e mirata attuazione della recente legge n. 223/1991 riguardante la Cassa integrazione e la mobilità , anche apportando ad essa eventuali necessarie integrazioni. Le linee guida di tale programma, con la partecipazione attiva delle parti sociali, saranno le seguenti:* ruolo attivo del ministero del Lavoro nel promuovere opportunità di nuova occupazione, anche giovanile, con la messa a punto, la gestione e/o il controllo di strumenti innovativi, anche da definire legislativamente, di rapporto di lavoro flessibili in sintonia conquanto già avviene negli altri Paesi comunitari;* ruolo attivo del ministero del Lavoro per il raggiungimento di intese sindacali nei processi di ristrutturazione, riorganizzazione o gestione di crisi, valorizzando la funzione della Cassa integrazione, promuovendo l’uso flessibile del lavoro, al fine di contenere le riduzioni di personale;* adozione degli opportuni provvedimenti affinchè le Regioni realizzino il dettato legislativo in materia di formazione professionale per i lavoratori in mobilità , studiando l’opportunità di destinare a tale scopo quota parte del Fondo sociale europeo;* potenziamento e indirizzo delle attività delle agenzie dell’impiego, per concretizzare, in sinergia con le forze sociali, le opportunità previste dalla legge per una mobilità da posto a posto (passaggio alla pubblica amministrazione, contratti di reinserimento, assunzioni a termine agevolate, lavori in opere e servizi di pubblica utilità , intrapresa di lavoro autonomo). Il Governo ritiene inoltre che sia indispensabile porre mano alla riforma del sistema di formazione professionale, in modo che esso sia effettivamente posto in grado di realizzare un servizio di formazione permanente, non ripetitivo dell’istruzione di base, bensì capace di sintonizzarsi con le innovazioni organizzative e tecnologiche. Infine, nell’ambito della Presidenza del Consiglio, sarà creata una apposita "task force” per interventi a sostegno dell’occupazione e a tutela del patrimonio professionale nelle aree più toccate da crisi. Nel quadro dei suoi compiti, che saranno messi a punto di concerto con le parti sociali, la predetta struttura dovrà realizzare il coordinamento e l’effettivo utilizzo integrato delle risorse e delle agenzie disponibili a livello nazionale per la creazione di posti di lavoro. 4) Politiche a favore degli investimenti – Il Governo richiama gli impegni già assunti nel programma a favore di una più diretta e diffusa canalizzazione del risparmio verso gli investimenti, promuovendo il ricorso al capitale di rischio e adottando a tal fine gli strumenti necessari a dare maggiore solidità e respiro alla Borsa: più elevato pluralismo, promozione di investitori istituzionali quali i fondi pensione, fondi chiusi, borse locali, in vista di più ampie possibilità di accesso diretto al risparmio soprattutto per le piccole e medie imprese. Nell’ambito delle future allocazioni di bilancio avranno carattere prioritario gli stanziamenti per l’innovazione tecnologica, la ricerca e sviluppo. 5) Procedure di verifica e controllo – Le parti concordano di stabilire, quali momenti sistematici di verifica degli interventi e delle politiche delineate, due incontri annuali, prima della elaborazione del Documento di programmazione economico-finanziaria e prima della elaborazione della Relazione previsionale e programmatica e della legge finanziaria.

                    Patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione

                    1. Premessa

                    1. Con la piena adesione all’Unione Economica e Monetaria Europea, la significativa riduzione delle dinamiche inflazionistiche ed il contenimento della spesa pubblica, gli obiettivi principali del Protocollo sulla politica dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo del 23 luglio 1993 sono stati in tutto o in parte conseguiti. Successivamente con il Patto del Lavoro del settembre 1996 si è raggiunto un accordo tra Governo e parti sociali volto al perseguimento di obiettivi di sviluppo e di promozione adempiendo all’impegno di modificare il quadro normativo in materia di gestione del mercato del lavoro e crisi occupazionali, in direzione di un governo attivo delle dinamiche dell’occupazione.

                    2. Il modello e le procedure messi in atto dal Protocollo del 23 Luglio 1993 hanno reso stabile e continuo il confronto tra Governo, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali. La responsabilità dei comportamenti degli attori sociali derivata dal Protocollo si è rivelata una condizione essenziale per garantire la modernizzazione del Paese e per determinare il passaggio verso una condizione economica che pone oggi l’Italia in condizione di maggiore competitività nella sfida della globalizzazione, garantendo il mantenimento di condizioni sociali adeguate.

                    3. Il Governo e le parti sociali nel mentre ribadiscono l’importanza del modello, delle procedure e degli indirizzi indicati nel Protocollo del 1993 sottolineano la necessità di definire nella continuità e nel rispetto delle prerogative e dei diritti costituzionalmente garantiti una nuova fase di concertazione finalizzata a conseguire obiettivi di sviluppo economico e di crescita occupazionale attraverso:
                    · una politica dei redditi orientata alla promozione dell’occupazione e all’allargamento della base produttiva, mediante azioni di intervento coerenti a tutti i livelli di governo (nazionale, regionale, locale);
                    · un rafforzamento della concertazione ed un assetto delle regole che assicuri l’autonomia e la responsabilità alle parti sociali nonchè garantisca meccanismi procedurali certi e trasparenti;
                    · un consolidamento del legame tra variabili di carattere macro-economico, variabili di carattere micro-economico, mercato del lavoro, al fine di garantire processi di sviluppo e di promozione di nuova occupazione anche a livello locale.

                    4. Il Governo e le parti sociali sono convinti della necessità di una strategia integrata tra politiche macroeconomiche, politiche del mercato del lavoro, politiche dell’occupazione, come già avvenuto in occasione del Patto del Lavoro del settembre 1996. Governo e parti sociali ribadiscono l’obiettivo di contenimento dell’inflazione e di controllo del deficit pubblico nel rispetto dei criteri di convergenza determinati dalla partecipazione all’Unione Economica e Monetaria Europea. La riduzione della disoccupazione e la promozione dell’occupazione sono possibili solo in presenza di sane politiche macroeconomiche che permettono una crescita non inflazionistica capace di ampliare le opportunità di lavoro. Su questo fronte, l’impegno del Governo è quello, nel definire gli obiettivi di inflazione programmata, di riferirsi ai livelli medi dei paesi dell’Euro.

                    5. Pertanto, viene confermato l’obiettivo di garantire un maggior raccordo tra il livello centrale della politica dei redditi ed il livello decentrato, al fine di accelerare il processo di sviluppo e di creazione di occupazione, con priorità nel Mezzogiorno e nelle aree deboli, e di evitare effetti destabilizzanti sulle variabili macroeconomiche.

                    6. Ugualmente, si confermano le due sessioni di politica dei redditi previste nel protocollo del 1993 nonchè l’impegno affichè esse si svolgano in tempi coerenti con i processi decisionali della politica economica. L’adesione alla Unione Economica e Monetaria Europea pone la politica dei redditi in rapporto con i processi decisionali che avvengono a livello europeo. Tali processi non riguardano solo le decisioni per il mantenimento delle condizioni di convergenza macroeconomica ma si estendono anche, dopo le decisioni del Consiglio Europeo Straordinario di Lussemburgo del novembre 1997, alle politiche dell’occupazione e del lavoro. A tal fine nell’ambito delle sessioni annuali di politica dei redditi, o anche prevedendo una apposita sessione comunitaria sull’occupazione, saranno identificate le politiche di intervento, gli effetti sull’occupazione e gli stanziamenti di bilancio richiesti sulla base delle politiche indicate nel Piano Nazionale d’Azione per l’occupazione. Le parti sociali firmatarie del presente accordo, d’intesa con il Governo, parteciperanno pienamente all’elaborazione di tale Piano, al monitoraggio degli effetti conseguiti e alla sua implementazione per le azioni che toccano direttamente la loro responsabilità.

                    7. Il contesto politico, economico e sociale è peraltro oggi profondamente diverso da quello del 1993. Non solo perché diversa è la situazione del Paese, caratterizzata oggi da un quadro macroeconomico stabile e sano nei suoi elementi fondamentali. Ma soprattutto perché diverse sono le prospettive del Paese dopo il raggiungimento dell’obiettivo dell’Unione Monetaria Europea. Il conseguimento di quell’obiettivo permette infatti di riproporre oggi il tema di una iniziativa europea per l’occupazione che sfrutti i margini di manovra disponibili a seguito del completamento dell’Unione Monetaria e che attribuisca al lavoro una centralità pari a quella assunta negli ultimi anni dal risanamento finanziario. Sotto questo profilo il recente Consiglio europeo di Vienna ha rappresentato un significativo mutamento nella qualità dell’impegno europeo nei confronti dello sviluppo e dell’occupazione. In quella sede si sono, infatti, poste le basi per un patto europeo per l’occupazione nel quadro del processo di Lussemburgo. In questo ambito, il Governo italiano assumerà nei prossimi mesi le iniziative opportune perché l’Unione Europea affronti con decisione a livello sovranazionale la sfida imposta dalle nuove relazioni internazionali e dalle nuove tecnologie.

                    8. A sua volta, un diverso atteggiamento dell’Unione Europea nei confronti dei problemi del lavoro sarà certamente reso più agevole dalla diffusione di modelli concertativi in Europa e dall’adozione – a livello dell’Unione – di pratiche omogenee al modello concertativo. Valga per tutte, oltre al definitivo accoglimento nel Trattato di Amsterdam dell’Accordo sulla politica sociale, che applica il metodo concertativo alle iniziative della Comunità in materia sociale, la scelta del Consiglio Europeo straordinario del 21 novembre 1997 con la quale si è stabilito che – due volte l’anno – le riunioni dei Consigli Europei siano precedute da incontri con le parti sociali sui temi oggetto delle riunioni.

                    9. Un vantaggio decisivo per la realizzazione degli obiettivi del nuovo patto è rappresentato dai primi risultati già conseguiti e da quelli in via di conseguimento con la profonda trasformazione della pubblica amministrazione avviata con le recenti leggi di riforma. Il Governo, come parte contraente, manifesta la ferma intenzione di proseguire nella direzione dell’ammodernamento, della semplificazione e dell’innovazione organizzativa dell’attività delle pubbliche amministrazioni. In particolare, il Governo intende imprimere una forte accelerazione al lavoro di predisposizione dei regolamenti di semplificazione di procedimenti amministrativi già autorizzati dalle leggi 59 del 1997 e 191 del 1998 (dei 122 regolamenti previsti, molti dei quali relativi ad attività economiche, 21 sono stati approvati in via definitiva), e alla redazione dei regolamenti previsti dalla “Bassanini quater” in corso di approvazione (61 nuovi regolamenti di semplificazione), anche attraverso una struttura dedicata per la delegificazione, la semplificazione e la valutazione dell’impatto della regolamentazione, istituita presso la Presidenza del Consiglio. Il Governo intende, inoltre, assicurare un costante impulso e monitoraggio delle misure di implementazione delle semplificazioni, per esempio mediante programmi di formazione del personale degli sportelli unici per le attività produttive (già finanziati per la prima tranche di 49 mld.). Il Governo intende, infine, agire in prospettiva lungo tre direttrici fondamentali: (i) il proseguimento dell’azione di delegificazione, semplificazione e razionalizzazione normativa e amministrativa anche attraverso la riorganizzazione in testi unici della normativa vigente, (ii) l’assunzione di iniziative per valutare e migliorare la qualità delle regolamentazioni, per misurare le ricadute delle stesse sui cittadini e sulle imprese e per analizzarne la fattibilità e la “copertura amministrativa”, (iii) il proseguimento ed il completamento della riorganizzazione del sistema amministrativo, l’attuazione delle riforme avviate in materia di federalismo amministrativo con la piena attuazione del principio di sussidiarietà e di lavoro pubblico, il potenziamento e l’attuazione dei programmi di informatizzazione e di riqualificazione tecnica e professionale delle amministrazioni in modo da realizzare un significativo miglioramento della qualità dei servizi e delle prestazioni pubbliche. Tempi e modalità dell’azione del Governo in questo campo sono indicati nell’All. 1.

                    10. Il patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione – con particolare attenzione alle pari opportunità – disegna un percorso temporale che richiede, in ogni sua fase, il pieno rispetto degli impegni assunti da tutte le parti firmatarie sottoscrivendo il presente protocollo e gli allegati che ne costituiscono parte integrante. Spetta al Governo, come garante del patto, fare in maniera che tale coerenza di comportamenti si realizzi per tutta la durata del presente accordo. Spetta al Governo, inoltre, come parte firmataria, garantire il massimo coordinamento e l’unità di azione dei diversi responsabili politici e dei diversi livelli di governo. Spetta, invece, a questi ultimi prendere piena coscienza del nuovo ruolo delle istituzioni regionali e locali ed assumere le corrispondenti responsabilità. Al fine di ottemperare pienamente al proprio ruolo, oltre alle procedure di verifica con le parti sociali di cui oltre, il Governo istituirà presso la Presidenza del Consiglio una sede formale di monitoraggio per controllare nel tempo, con puntualità e regolarità, l’attuazione degli impegni assunti dal Governo stesso, dai singoli Ministeri e dalle parti sociali firmatarie nel presente documento e dei risultati del patto, in termini di occupazione e accumulazione, distribuzione del reddito e competitività del sistema. Alla luce di questa valutazione, il Governo si riserva di interrompere il corso, di mutare l’intensità e/o la destinazione settoriale delle politiche per lo sviluppo e l’occupazione, ed in particolare delle misure di carattere contributivo e/o fiscale.

                    2. Il metodo della concertazione

                    1. Un’efficace politica dei redditi non può essere disgiunta da un quadro stabile di concertazione. Il rafforzamento e lo sviluppo anche a livello locale della concertazione sono necessari sia per la crescita dell’occupazione sia per garantire il rispetto dell’autonomia e l’esercizio della responsabilità che si esercitano nel territorio in forma autonoma e con poteri crescenti.

                    2. La scelta concertativa espressa dal Protocollo del 23 luglio 1993 deve divenire una forte procedura di coinvolgimento volta a stabilizzare e potenziare le scelte di politica economica e sociale. L’ingresso nella Unione Economica e Monetaria Europea impone di individuare un assetto delle regole coerente, trasparente e che offra certezza, anche sulla base dei processi decisionali individuati nel quadro comunitario.

                    3. Ne consegue una struttura della concertazione così delineata:
                    · per le materie di politica sociale che comportino un impegno di spesa a carico del bilancio dello Stato, il Governo procederà ad un confronto preventivo con le parti sociali, stabilendo anche termini temporali per la formulazione di valutazioni ed eventuali proposte correttive;
                    · per quanto attiene, invece, alle materie che incidono direttamente sui rapporti tra imprese, loro dipendenti e le rispettive organizzazioni di rappresentanza e non comportino un impegno di spesa a carico del bilancio dello Stato, ovvero per le parti normative di provvedimenti che, pur comportando indirettamente tali impegni di spesa, riguardino le medesime materie, incluse le relative discipline comunitarie, sarà definito un sistema di regole che indichi un percorso temporalmente regolamentato, atto a sviluppare i rapporti bilaterali delle parti sociali nella ricerca ed individuazione di soluzioni coerenti con gli scopi e gli obiettivi della concertazione.

                    4. In particolare, sulle materie appena richiamate:
                    · il Governo avvierà un confronto preventivo con le parti sociali sugli obiettivi generali dell’intervento in oggetto. Sui contenuti di tale provvedimento e sugli effetti di carattere sociale ed economico le parti sociali esprimeranno le loro posizioni sul merito. Il Governo terrà conto delle osservazioni pervenute, valuterà l’opportunità di procedere a tale intervento e le soluzioni normative coerenti;
                    · nella suddetta fase di confronto, le parti sociali potranno decidere, di comune intesa, di disciplinare, interamente o in parte, i contenuti dell’intervento attraverso un accordo tra di loro. In tal caso, esse richiederanno al Governo di fissare un termine prestabilito di durata ragionevole, entro cui le parti potranno concluderlo;
                    · in questo caso, ove l’accordo sia concluso nei tempi prestabiliti e sia coerente con gli orientamenti precedentemente espressi dal Governo ovvero si traduca in un patto concertativo trilaterale, il Governo stesso si impegnerà a promuoverlo e sostenerlo nelle sedi parlamentari, anche utilizzando forme di consultazione permanente con le stesse parti.

                    5. L’assetto procedurale sopra indicato deve ritenersi valido anche nell’ipotesi in cui l’iniziativa di intervento nelle materie suddette sia esercitata congiuntamente dalle parti sociali, previa fissazione degli obiettivi con il Governo.

                    6. La concertazione riguarderà anche la trasposizione delle direttive comunitarie in relazione alle quali le parti sociali hanno rilevanti responsabilità per espressa previsione dell’Accordo sulla politica sociale, ora incorporato nel Trattato di Amsterdam. Le intese tra le parti sociali costituiscono lo strumento prioritario affinché Governo e Parlamento adempiano agli obblighi comunitari, soprattutto in riferimento a direttive che siano state emanate a seguito del dialogo sociale. Il Governo assicurerà alle rappresentanze del mondo del lavoro e delle imprese che non prendono parte al dialogo sociale a livello comunitario un’adeguata sede di informazione e raccordo con gli svolgimenti del dialogo sociale medesimo.

                    7. In ogni caso, nei rapporti con il Parlamento, il Governo assicurerà una costante informazione e adeguate forme di coinvolgimento delle rappresentanze parlamentari della maggioranza e dell’opposizione in ogni fase della concertazione, in modo tale da promuovere, nel rispetto delle prerogative del Parlamento, la convergenza tra i risultati della concertazione e la produzione legislativa

                    8. La concertazione dovrà essere estesa e coinvolgere più direttamente Regioni, Province e Comuni. Il vasto trasferimento di compiti e funzioni fino ad oggi esercitate dallo Stato, trasferimento che assegna agli enti locali leve amministrative e risorse cruciali per la concertazione territoriale (dal mercato del lavoro ai settori produttivi ed alle politiche sociali, al territorio e all’ambiente) necessita di adeguate forme di coordinamento con i governi regionali e locali, in modo tale che gli accordi ci concertazione impegnino anche i diversi livelli di governo e di amministrazione interessati.

                    9. Di conseguenza, il Governo si impegna a promuovere un apposito Protocollo, sottoscritto dalle istanze rappresentative delle Regioni, delle Provincie e dei Comuni e dalle parti sociali, nel quale dovranno essere concordate le forme ed i modi della partecipazione delle istituzioni regionali e locali alla concertazione nazionale e all’attuazione, a livello locale, degli obbiettivi del patto e degli impegni successivamente assunti in sede di sede di concertazione nazionale nonché i principi e le materie della concertazione territoriale negli ambiti di competenza dei governi locali.

                    10. La concertazione dovrà essere consolidata anche per politiche riguardanti specifici settori, prevedendo eventualmente apposite sedi di approfondimento. Il Governo e le parti sociali considerano di particolare importanza che il metodo della concertazione si rafforzi nel campo dei servizi di pubblica utilità, anche attraverso l’attivazione di sedi di confronto, regole e istituzioni specifiche, in particolare laddove si registrano un tasso di conflittualità elevato e forti esternalità verso il sistema economico sociale.

                    11. Infine, sarà previsto che la concertazione accompagni il processo di delegificazione e semplificazione normativa attualmente in atto attraverso la costituzione presso il Ministero del Lavoro di un comitato consultivo permanente per seguire le fasi applicative della legislazione primaria e della normativa secondaria in materia sociale e del lavoro.

                    12. Per rafforzare la concertazione come metodo di condivisione di obiettivi, il Governo ritiene necessario dare maggiore rilievo alle sedi di verifica, rispetto a quanto e’ avvenuto nell’attuazione del protocollo del 23 luglio 1993, e in particolare alla sessione di verifica preventiva prevista in primavera. La sessione di primavera coincide con due rilevanti atti programmatici del Governo, la presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria al Parlamento e la presentazione del Piano nazionale d’azione per l’occupazione all’Unione europea, secondo gli impegni presi dal Consiglio di Lussemburgo sulla convergenza delle politiche dell’occupazione in Europa. Nell’ambito di questa particolare sessione, il Governo e le parti sociali valuteranno, tra l’altro, le implicazioni dirette e indirette delle linee di azione concertate sulla realizzazione di pari opportunità tra donne e uomini non solo nelle occasioni di lavoro e di sviluppo professionale, ma anche di iniziativa imprenditoriale. Nella sessione di settembre dovrebbero formare oggetto di confronto le misure attuative degli obiettivi concordati da trasporre nella legge finanziaria e negli altri atti della manovra di finanza pubblica.

                    13. Nel quadro delle valutazioni comuni che precedono e degli sviluppi del metodo concertativo sopra concordati, il Governo e le parti sociali confermano l’assetto contrattuale previsto nel Protocollo del 23 luglio 1993.

                    14. Nella sessione di verifica di primavera, il Governo e le parti sociali effettueranno il relativo monitoraggio e la verifica sulla evoluzione della competitività internazionale del Paese, del volume degli investimenti, dello sviluppo dell’occupazione e della salvaguardia del salario reale. In questo ambito sarà costituita una specifica sede di monitoraggio fra Governo, parti sociali, Regioni ed Enti locali sullo sviluppo del Mezzogiorno.

                    3. Le politiche per lo sviluppo e l’occupazione

                    1. Il ruolo positivo che il Protocollo del 23 luglio 1993 ha avuto all’interno del processo di risanamento dell’economia italiana è ormai ampiamente riconosciuto. Non altrettanto positivo è stato invece il bilancio per quanto riguarda il rilancio delle politiche di sviluppo e di crescita dell’occupazione. E ciò nonostante gli obbiettivi dello sviluppo e dell’occupazione fossero stati ritenuti centrali tanto nel Protocollo del 23 luglio 1993 quanto nel successivo Patto per il lavoro del settembre 1996.

                    2. Da un lato, l’accumulazione di capitale fisso è proseguita a ritmi non particolarmente sostenuti ed è stata in particolare intesa ad incorporare nuova tecnologia piuttosto che ad allargare la capacità produttiva. Dall’altro, l’assenza di coordinamento tra dicasteri diversi, e tra questi e le istituzioni di governo regionali e locali, la presenza di meccanismi procedurali farraginosi e l’insufficiente attenzione posta al miglioramento di efficienza delle Pubbliche amministrazioni hanno impedito a lungo l’attuazione degli interventi programmati ed hanno concorso a renderli scarsamente efficaci, penalizzando in primo luogo il Mezzogiorno. Penalizzando cioè l’area che nei prossimi anni – segnati dal processo di integrazione europea – può rivelarsi un volano di crescita per tutto il Paese purché lo Stato sappia e voglia fare la sua parte per rilanciare una prospettiva di sviluppo sostenibile.

                    3. Anche per ovviare a queste carenze, nel giugno 1998, sono stati istituiti quattro gruppi di lavoro – allargati ai rappresentanti degli Enti locali – con il compito di (i) verificare il sistema degli incentivi e delle convenienze valutandone l’efficacia e avanzando proposte di eventuali adeguamenti, (ii) semplificare le procedure autorizzative in relazione alla erogazione degli incentivi, alle infrastrutture ed alla realizzazione di nuove attività produttive, (iii) valutare gli strumenti messi in campo per il lavoro, con particolare riferimento alle iniziative per l’emersione ed ai lavori socialmente utili, (iv) individuare i punti di raccordo fra le amministrazioni per consentire l’accelerazione ed il miglioramento delle procedure necessarie alla piena utilizzazione dei fondi strutturali europei. Anche sulla base del lavoro svolto dai tavoli quadrangolari, il Governo si è impegnato e si impegna a rafforzare l’iniziativa per il rilancio dello sviluppo e dell’occupazione.

                    4. In primo luogo, ci si è mossi in questa direzione introducendo, nel disegno di legge finanziaria e nei provvedimenti collegati, ipotesi normative coerenti con gli obbiettivi sopra indicati ed utili al fine di garantirne il raggiungimento. Alcuni interventi riguardano l’area dell’investimento diretto pubblico – associato alla canalizzazione di capitali privati – e la realizzazione di infrastrutture, materiali ed immateriali. Sotto questo profilo il disegno di legge collegato alla finanziaria contenente disposizioni in materia di "investimenti, incentivi all’occupazione, Inail, Enpals e materia previdenziale" prevede importanti norme relative (i) all’attività di progettazione preliminare sia delle opere a cura delle Amministrazioni statali che di quelle a cura delle Amministrazioni regionali e locali, (ii) alle attività di programmazione, valutazione e monitoraggio degli investimenti pubblici, (iii) alla risoluzione di alcune criticità inerenti l’attuazione del decreto "sblocca-cantieri", da un lato, ed alcuni aspetti giurisdizionali in materia di opere pubbliche, dall’altro. Lo stesso disegno di legge individua, inoltre, particolari norme procedurali per l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e per la cosiddetta Pedemontana Veneta ed apre così la strada all’adozione di procedure ulteriormente semplificate per un numero limitato e selezionato di opere di interesse nazionale in settori strategici. Al fine di rafforzare e accelerare il ciclo di programmazione di nuove opere sono state destinate risorse per le aree depresse – specificamente alla realizzazione di studi di fattibilità – così da creare un parco progetti sui quali orientare rapidamente gli investimenti. Al tempo stesso, si è avviata – sempre con risorse destinate specificamente alle aree depresse – una selezione di progetti già disponibili al fine di avviare sia dall’aprile 1999 il completamento di opere sinora non funzionali.

                    5. Al fine di garantire, attraverso incentivi, forme di compensazione degli svantaggi di minore produttività e di maggiore costo del capitale, la legge finanziaria per il 1999 prevede, infatti, la proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali per il Mezzogiorno per il 2000 e 2001, a seguito di un nuovo accordo raggiunto con la Commissione. La stessa legge prevede, inoltre, sgravi contributivi triennali per i nuovi assunti – incrementali rispetto ai dipendenti a tempo indeterminato preesistenti negli organici delle singole aziende (ivi inclusi i nuovi soci lavoratori) – nel Mezzogiorno e per i giovani che avviino un’attività di lavoro autonomo e l’introduzione di un credito d’imposta di 1 milione per ogni lavoratore nuovo assunto a tempo indeterminato nelle zone "cuscinetto”.

                    6. Sempre nei disegni di legge collegati alla finanziaria hanno trovato posto, inoltre, alcuni interventi rilevanti in materia di politiche per il lavoro, fra cui (i) i provvedimenti in tema di emersione, (ii) la delega al Governo per il riordino degli incentivi all’occupazione, (iii) la delega al Governo per la riforma degli ammortizzatori sociali, (iv) la delega la Governo relativa al riordino della tematica dei lavori socialmente utili. A questi interventi si aggiunge, la delega al Governo per la ridefinizione dell’assetto normativo della materia dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. In questo campo, l’impegno del Governo e di tutte le parti firmatarie sarà inteso – nel rispetto del metodo della concertazione – a garantire l’esercizio di tutte le predette deleghe.

                    7. A seguito degli emendamenti introdotti dal voto parlamentare per ottemperare alla normativa europea, le norme previste dalla legge finanziaria per il 1999 a sostegno della pratica dei contratti di riallineamento per l’emersione dal lavoro nero risultano inadeguate e insufficienti rispetto agli impegni precedentemente assunti. Perciò il Governo si impegna ad avviare immediatamente le necessarie interlocuzioni con l’Unione europea al fine di superare ogni obiezione alla concessione di benefici contributivi previsti dalla finanziaria anche alle imprese che abbiano praticato il percorso di emersione. In caso ciò non si renda possibile, il Governo è comunque impegnato a concertare con le parti sociali altre forme possibili di sostegno tali da ripristinare condizioni di effettiva convenienza.

                    8. Nel campo dell’intervento pubblico per la promozione di iniziative a sostegno dello sviluppo locale, delle aggregazioni economiche e produttive e degli accordi fra soggetti privati ed amministrazioni locali attraverso l’attivazione degli strumenti esistenti della programmazione negoziata, il Governo ha operato per attuare gli impegni assunti nel Patto per il lavoro del 1996 e le sue successive verifiche e nel Documento di programmazione economico-finanziaria. Per quanto riguarda i patti territoriali, è stata data una prima attuazione ai 12 patti già approvati, è stato costruito un bando di gara (ancora assai parziale nel merito dei criteri) per la selezione trasparente e programmatica dei nuovi patti da finanziare, è stato approvato dalla Commissione europea il Programma multiregionale “patti per l’occupazione” con altri 9 patti territoriali. Per quanto riguarda i contratti d’area, ne sono stati sottoscritti 7. Per altri è in corso la procedura di valutazione. Per quanto riguarda i contratti di programma sono stati chiusi alcuni vecchi contratti e si è proceduto a recuperare il ritardo nelle erogazioni. Questi primi risultati positivi andranno rafforzati (i) da una sede permanente di concertazione con le parti economiche e sociali che, avvalendosi anche di un monitoraggio sullo stato di avanzamento delle iniziative, affronti le priorità programmatiche nell’attuazione di questi strumenti, (ii) da ulteriori semplificazioni e da un miglioramento qualitativo delle procedure, (iii) dall’adozione di criteri di valutazione ex-ante dei progetti che consenta un miglioramento della qualità dei bandi di gara.

                    9. A quanto ottenuto in queste due direzioni di intervento, va aggiunto il riordino delle strutture con compiti di promozione e di sostegno al sistema produttivo nazionale e l’istituzione della società "Sviluppo Italia" con funzioni di coordinamento, di riordino, di indirizzo e di controllo delle attività di promozione dello sviluppo imprenditoriale e dell’occupazione. Il Governo si impegna a rispettare ed a far rispettare le scadenze indicate nel Decreto legislativo relative alla costituzione di Sviluppo Italia spa ed al completamento delle attività di riordino.

                    10. Tutto ciò premesso, il Governo riconosce come gli impegni assunti nell’ambito del Patto per il lavoro siano, in parte, ancora inevasi e ritiene quindi, in primo luogo, di doverne garantire il pieno rispetto, ponendo in essere le necessarie condizioni, laddove queste ancora manchino, o rivedendone il contenuto – nel rispetto del metodo della concertazione – , laddove esse si siano dimostrate inefficaci. Ciò attiene tanto alle modalità dell’intervento pubblico, in particolare nel Mezzogiorno, quanto alla evoluzione delle politiche del lavoro.

                    11. Nel campo degli investimenti pubblici, l’impegno del Governo è diretto, in primo luogo e per la sua parte, all’approvazione delle intese istituzionali di programma, e cioè dello strumento attraverso cui le scelte di investimento pubblico possono essere rese più aderenti ai fabbisogni del territorio e quindi accelerate. Si prevede, in particolare, (i) l’approvazione – entro il 15 febbraio 1999 - delle intese istituzionali di programma e dei primi, relativi, Accordi quadro con le Regioni Lombardia, Toscana, Umbria, Marche e Sardegna, (ii) l’approvazione – entro il 30 aprile 1999 – delle intese istituzionali di programma con le restanti sette Regioni meridionali, e (iii) nello stesso periodo, l’avvio e lo sviluppo del confronto per la definizione delle intese istituzionali di programma con le restanti regioni. Il conseguimento di tali obbiettivi è subordinato alla rapida attuazione da parte delle singole Regioni degli adempimenti procedurali individuati nel corso della negoziazione con il Governo e necessita del rafforzamento da parte di ogni Regione di tavoli di confronto con le forze sociali.

                    12. Sempre nel campo degli investimenti pubblici, il Governo si impegna, inoltre, (i) ad identificare, all’interno delle intese istituzionali di programma, le specifiche opere di completamento e ad allocare – entro il 30 aprile 1999 – le risorse finanziarie di competenza e di cassa ex l. 208/1998 di cui alla delibera Cipe del 9 luglio 1998, con priorità per quelle del cd. decreto sblocca-cantieri collocate nelle aree depresse, (ii) ad accelerare l’attuazione del ciclo di programmazione dei fondi strutturali comunitari 1994-1999 al fine di centrare l’obbiettivo di almeno il 70 per cento dei fondi erogati entro il 1999 nelle aree dell’obbiettivo 1, e (iii) a concludere – entro il luglio 1999 – con la presentazione della documentazione alla Commissione la prima fase del processo di programmazione per il ciclo di investimenti pubblici da realizzare con i fondi comunitari 2000-2006, secondo le linee descritte nell’All. 2. A tal fine, il Governo si impegna ad attuare, per la sua parte, con celerità gli impegni di cui all’All. 2 e, in particolare a realizzare una sede permanente di partenariato con le parti sociali in tema di programmazione e monitoraggio dei fondi strutturali comunitari che sia caratterizzata da operatività e responsabilità delle parti. Occorrerà, infine, completare il quadro normativo introdotto dalla legge “Merloni-ter” per il finanziamento su base project financing ed accelerarne l’applicazione attraverso una rapida emanazione del relativo regolamento.

                    13. Nel campo della promozione imprenditoriale, l’impegno è quello di una revisione – in sede amministrativa ed entro il gennaio 1999 – delle procedure della programmazione negoziata al fine di accelerare i tempi di approvazione e finanziamento, le modalità di erogazione e la qualificazione delle iniziative. Nello stesso intervallo temporale saranno attivati i contratti di programma per distretto economico e produttivo ed attivate le modifiche imposte ai contratti di programma dall’elevata obsolescenza degli impianti.

                    14. Nel campo delle politiche del lavoro, il Governo considera essenziale pervenire all’effettiva attuazione della riforma dei servizi per l’impiego entro il primo semestre 1999. A tal fine si impegna a realizzare le misure di sua competenza diretta nonché, in accordo con le Regioni, a porre in atto tutte le iniziative necessarie per l’operatività della riforma. Saranno inoltre assunte le opportune sollecitazioni perché, in ogni caso, nei termini previsti i cittadini possano usufruire nel territorio di adeguati servizi per l’impiego.

                    15. Istruzione, formazione e ricerca. Rimane peraltro evidente che i ritardi, le contraddizioni e le inerzie nell’attuazione del Protocollo del 23 luglio 1993 e del Patto per il lavoro del settembre 1996 hanno riguardato, in particolare, i temi – fondamentali per il futuro dell’economia e della società italiana – della scuola, della formazione e della ricerca.

                    16. Un modello sociale equilibrato e una capacità competitiva elevata nel nuovo contesto europeo e internazionale si basano su un crescente ruolo della creazione e diffusione di conoscenza, e, quindi, sul ruolo del sistema di istruzione, formazione e ricerca. Il ritardo accumulato dal nostro Paese (e, sia pure in misura diversa, in Europa) in questi campi è particolarmente grave e rischia di minacciare la collocazione dell’Italia e dell’Europa stessa nell’economia mondiale.

                    17. Il Governo conferma come suo impegno fondamentale l’organizzazione di un’offerta integrata di istruzione, formazione, ricerca e trasferimento tecnologico. Lo sforzo programmatico non può però fermarsi alle previsioni normative. Nel settore dell’istruzione, della formazione e della ricerca è necessario proseguire nel riequilibrio tendenziale del rapporto fra spesa pubblica e PIL, già avviato con la Legge finanziaria per il 1999, nonché della composizione interna di detto rapporto verso i livelli medi europei. Il Governo si impegna a presentare prima del Documento di Programmazione Economico-finanziaria 2000-2002 un Piano pluriennale (Master Plan) delle attività, dei tempi e delle risorse necessarie a realizzare gli obiettivi di riforma e modernizzazione del sistema dell’istruzione, della formazione professionale e della ricerca, in una logica di sviluppo e di governo integrato del sistema. Al fine di assicurare il costante coordinamento delle iniziative volte alla realizzazione di tali obbiettivi, sarà istituito presso la Presidenza del Consiglio – entro il gennaio del 1999 – un comitato con la partecipazione dei Ministeri interessati, della Conferenza Stato-Regioni e delle parti sociali. Comitati con le stesse finalità saranno istituiti a livello regionale.

                    18. La formazione (non solo quella professionale, ma quella che altrove è nota come education) occupa un posto centrale nella ridefinizione dei meccanismi di welfare. Solo attraverso un investimento in questo campo si può passare dalla redistribuzione della ricchezza esistente alla produzione di nuova ricchezza. Tale formazione deve avere caratteristiche di flessibilità e deve essere in grado di fornire a tutti i giovani quelle conoscenze, competenze e capacità che sono indispensabili in un mercato del lavoro e in un sistema produttivo in incessante trasformazione. Ciò significa una durata del percorso scolastico e formativo che sia, in linea di principio, uguale per tutti e che consenta a tutti i giovani di 18 anni di conseguire un diploma di scuola secondaria o la certificazione delle competenze corrispondenti alle professionalità richieste dal mercato del lavoro. E che sia, contemporaneamente, garante delle possibilità di rapide riconversioni professionali. E’ ormai condiviso, infatti, che solo una formazione di base ampia ed articolata (e comunque quantitativamente e qualitativamente maggiore dell’attuale obbligo) consente di realizzare senza danni per il lavoratore e senza costi per il sistema Paese quei processi di mobilità professionale (ed eventualmente territoriale) che sono e saranno sempre più frequenti

                    19. A tal fine, il Governo si impegna ad attuare gli interventi in grado di riformare la scuola sui seguenti versanti: (i) completamento dell’autonomia scolastica introdotta con l’art. 21 della legge 59/97 mediante i regolamenti attuativi ancora occorrenti, (ii) definizione di un sistema nazionale di valutazione, autonomo e indipendente rispetto all’Amministrazione, (iii) approvazione in via definitiva del disegno di legge sull’elevamento dell’obbligo scolastico nella prospettiva dell’elevamento della durata dell’obbligo a 10 anni e dell’introduzione dell’obbligo formativo a 18, (iv) rapida ridefinizione, alla luce anche delle nuove norme sull’obbligo, del disegno di legge sul riordino dei cicli scolastici, (v) impegno per una efficace e innovativa azione per il diritto allo studio dei giovani studenti e degli adulti in condizioni svantaggiate.

                    20. Il Governo intende dare piena attuazione e sviluppare le scelte contenute nell’Accordo per il lavoro del 24 settembre ’96. In questo quadro, al fine di potenziare la crescita culturale e professionale dei giovani, si impegna a istituire, con una norma da inserire nel collegato alla legge finanziaria per il 1999 recante misure in tema di "investimenti, incentivi all’occupazione, Inail, Enpals e materia previdenziale" l’obbligo di frequenza ad attività formative fino a 18 anni. Le competenze acquisite mediante la partecipazione ad attività formative saranno certificate e avranno valore di crediti formativi, secondo quanto previsto dal Regolamento attuativo della l. 196/97. Il Governo, d’intesa con la Conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali e le parti sociali, provvederà a definire con gli opportuni provvedimenti normativi, prima del Dpef 2000-2002, tempi e modalità dell’attuazione dell’obbligo di frequenza, nonché del suo raccordo con l’obbligo di istruzione.

                    21. Con l’istituzione dell’obbligo di frequenza ad attività formative a 18 anni, il Governo e le parti sociali intendono realizzare una riforma dell’offerta formativa, ovvero dell’intero sistema di istruzione e formazione, in grado di interpretare le nuove domande di formazione di qualità già presenti nelle nuove realtà del lavoro; di rispondere alle domande di senso dei giovani per una formazione civile e il conseguimento di competenze professionali spendibili sul mercato del lavoro. Il Governo si propone di incrementare sensibilmente il numero di diplomati, di contrastare e ridurre i fenomeni di abbandono e dispersione scolastica, di aumentare le opportunità formative per i giovani di ogni condizione sociale.

                    22. La formazione per gli apprendisti sarà intensificata ed estesa. Per la realizzazione di questo obiettivo Governo, Regioni ed Enti locali assicureranno la necessaria offerta formativa da parte delle strutture della formazione professionale e della scuola, integrate tra loro.

                    23. Il Governo concorda sulla necessità di estendere i tirocini formativi in tutti i percorsi di istruzione e formazione, come strumento indispensabile di raccordo tra formazione e lavoro, secondo le modalità stabilite dall’art. 18 della l. 196/97 e relativo decreto attuativo (progetti formativi concordati tra strutture formative e aziende, tutoraggio, coinvolgimento di istituzioni e parti sociali).

                    24. I lavoratori ad alta qualificazione rappresentano in tutti i paesi più sviluppati una parte crescente, per dimensione e per ruolo, del mondo produttivo e dei servizi, coinvolta in rapidi e profondi mutamenti dei profili e dei contenuti professionali. Il Governo ritiene che l’offerta formativa destinata ai giovani e ai lavoratori, occupati e non occupati, deve quindi riqualificarsi e ampliarsi su due versanti, sulla base di orientamenti ed esperienze consolidate in ambito europeo ed internazionale: (i) pieno coinvolgimento del sistema universitario e (ii) costruzione di un sistema di Formazione superiore Integrata (FIS) e, al suo interno, del nuovo canale di Istruzione e Formazione tecnico-superiore (IFTS).

                    25. Il Governo si impegna, nel campo dell’alta formazione universitaria, a ricercare tutte le forme e gli strumenti capaci di elevare la partecipazione all’istruzione universitaria, contenere la durata dei corsi di diploma e di laurea, contrastare l’alto tasso di dispersione, superare la crescente discriminazione sociale negli accessi, aprire l’Università al territorio e assicurare la coerenza dei corsi di studio con le esigenze di nuove professionalità emergenti dal tessuto economico-produttivo e sociale del paese. Su tali temi, il Governo conferma le modalità di concertazione con le parti sociali e l’esperienza del tavolo quadrangolare.

                    26. Il Governo procederà in tempi rapidi alla costituzione della Fondazione per la formazione continua, secondo le modalità definite dal Regolamento di attuazione della L. 196/97. La Fondazione sosterrà la realizzazione di interventi di formazione continua, previsti da piani formativi aziendali e territoriali concordati tra le parti sociali, che saranno rivolti, oltre che ai lavoratori dipendenti – operai, impiegati, quadri e dirigenti – e ai soci lavoratori delle imprese cooperative, e – con risorse specifiche – ai piccoli imprenditori, ai titolari soci e coadiuvanti delle imprese artigiane, del commercio e dei servizi. Il Governo si impegna a presentare, entro il mese di gennaio 1999, d’intesa con le Regioni e le parti sociali, il piano di ripartizione delle risorse, stanziate nella legge finanziaria per il 1999 per la formazione, tra gli interventi di formazione continua, l’apprendistato, e gli eventuali altri capitoli della formazione professionale.

                    27. Il Governo intende sollecitare le parti sociali a concordare meccanismi contrattuali che finalizzino quote di riduzione di orario alla formazione dei lavoratori, attraverso l’utilizzo delle 150 ore, l’utilizzo delle banche ore annuali previste dai CCNL, e ulteriori strumenti per consentire ai lavoratori di accedere pienamente alle attività di formazione continua e di educazione degli adulti. Il Governo impegnerà una parte delle risorse del Fondo per la riduzione degli orari per sostenere gli strumenti contrattuali individuati dalle parti sociali che finalizzino quote di riduzione di orario alla formazione continua dei lavoratori.

                    28. Il Governo, le Regioni e gli Enti locali si impegnano a riservare quote definite di risorse pubbliche alla formazione dei lavoratori per ogni progetto di intervento pubblico, in particolare nei patti territoriali, nei contratti d’area, nei contratti di programma di distretto. Ciò servirà a sostenere patti formativi locali tra istituzioni e parti sociali, finalizzati alla professionalizzazione e all’occupabilità dei lavoratori, sia in funzione della creazione di impresa che dell’inserimento nelle strutture produttive esistenti.

                    29. Il Governo intende connettere fortemente e rendere coerenti le scelte indicate precedentemente per la formazione integrata con le politiche attive del lavoro. Attraverso il riorientamento delle risorse, il consolidamento della collaborazione con Regioni e Enti locali, la concertazione con le parti sociali, il Governo intende realizzare il decentramento disegnato con il decreto legislativo 469/97, e assicurare standards minimi di qualità dei servizi all’impiego, in linea con le migliori pratiche a livello comunitario.

                    30. Il Governo, infine, si impegna a realizzare rapidamente tutte le misure necessarie a: (i) elevare la qualità dei sistemi formativi, a partire dalla ristrutturazione degli Enti di formazione, (ii) raccordare l’attività dei nuovi servizi per l’impiego con gli interventi formativi, (iii) consolidare il ruolo nevralgico delle Regioni e degli Enti locali per la programmazione dell’offerta formativa, (iv) costituire e rafforzare, a livello nazionale e decentrato, le sedi della concertazione tra istituzioni e parti sociali sulle politiche formative e sulla loro integrazione con quelle dell’istruzione e dell’Università, (v) incrementare la percentuale del FSE impegnata nella programmazione per gli anni 2000 – 2006, tenendo conto della proposta comunitaria di riforma del FSE, (vi) promuovere un’offerta formativa qualificata per la valorizzazione dei beni culturali, (vii) riqualificare l’edilizia scolastica pubblica, in particolare nelle aree di maggiore sofferenza, e sviluppare l’edilizia universitaria.

                    31. Per fare in modo che la scienza, la tecnologia, la disponibilità di risorse umane qualificate possano costituire elemento decisivo per lo sviluppo, la competitività e la modernizzazione del Paese, occorre puntare ad una significativa qualificazione della domanda e dell’offerta di ricerca. In particolare, il Governo si impegna a (i) attivare immediatamente gli organismi di coordinamento, programmazione e valutazione della politica nazionale della ricerca previsti dal recente decreto legislativo n. 204/98, (ii) razionalizzare il sistema pubblico della ricerca, (iii) rivedere, integrare e coordinare gli strumenti di intervento a sostegno della ricerca nei diversi settori economici, (iv) favorire l’internazionalizzazione delle iniziative di ricerca imprenditoriali.

                    32. Le esigenze di riorganizzazione e di ristrutturazione del sistema scolastico, della formazione professionale, dell’università e della ricerca – riconosciute dal Governo e dalle parti sociali – sono elencate in dettaglio, accanto agli impegni che ne derivano tanto per il Governo quanto per le parti sociali, nell’All. 4.

                    33. I processi di riforma amministrativa in atto, la semplificazione dei procedimenti e l’innesto nel settore pubblico di strumenti gestionali propri del settore privato creano le premesse per migliorare i livelli di efficienza e per far assumere alle amministrazioni pubbliche, statali e locali, un ruolo di promozione dello sviluppo e dell’occupazione. Il Governo intende accompagnare il processo di riforma amministrativa con interventi per la valorizzazione e la riqualificazione delle risorse umane, rientranti in più vasti programmi formativi e di assistenza che favoriscano la diffusione delle esperienze di eccellenza e l’introduzione, anche in via sperimentale, di sistemi e procedure di funzionamento innovative, dando esecuzione all’impegno assunto nel Protocollo sul lavoro pubblico del marzo 1997, di incrementare progressivamente le risorse destinate alla formazione dei dipendenti nei bilanci delle Amministrazioni pubbliche, fino a giungere, nel triennio, alla soglia dell’1 per cento del monte salari del settore pubblico. Il Governo si impegna a presentare alle parti sociali entro il mese di aprile 1999 un piano straordinario sulla formazione del settore pubblico che raccolga le varie proposte e linee programmatiche, e a procedere al riordino del settore anche con l’attuazione della delega relativa e con la riorganizzazione della Scuola superiore di Pubblica amministrazione. In questo quadro, il Governo si impegna a dare attivazione immediata ai progetti previsti e finanziati nella programmazione pluriennale straordinaria del Dipartimento della Funzione Pubblica e coordinati dal Formez, di cui all’All. 4.

                    34. Gli oneri contributivi e fiscali. Tanto il lavoro quanto le imprese scontano oggi le conseguenze negative dei vincoli derivanti da un carico contributivo complesso, da un lato, e da un carico legislativo ed amministrativo, dall’altro, fuori linea rispetto alla media europea.

                    35. Sul fronte dei vincoli di carattere amministrativo connessi alla incentivazione di investimenti produttivi, – oltre a quanto già detto – l’attenzione riservata alle procedure amministrative consentirà in tempi brevi di attivare una mole consistente di investimenti: gli impegni prevedibili nel primo trimestre 1999 assommeranno a ca. 6.000 mld. e consentiranno di attivare investimenti per ca. 20.000 mld. Il Governo è impegnato a dare piena attuazione alla riforma del sistema di incentivazione pubblica agli investimenti di cui al d. lgs. 123/1998. E’ intenzione del Governo assicurare la stabilità delle condizioni incentivanti alimentando – con periodicità e ripetitività – lo strumento agevolativo dato dalla l. 488/1992 che – entro il primo trimestre 1999 – dovrebbe essere esteso al settore del turismo e – entro il 1999 – al settore del commercio. Nel campo del vincoli amministrativi, l’impegno primario del Governo riguarda, inoltre, la concreta attuazione – e quindi anche il relativo finanziamento ove occorre e, in particolare, nel Mezzogiorno- dello sportello unico delle attività produttive (di cui all’All. 1, 4 e, per alcuni provvedimenti minori, all’All. 5).

                    36. L’azione del Governo ha già recentemente affrontato anche gli aspetti contributivi. Da un lato la legge finanziaria ha previsto la eliminazione degli oneri impropri che gravano sul costo del lavoro pervenendo ad una riduzione complessiva è pari allo 0,82 per cento. Dall’altro lato, il regolamento governativo sugli insediamenti produttivi ha unificato i vari procedimenti amministrativi in uno solo, istituendo lo sportello unico delle attività produttive, in modo da consentire all’impresa di avere un unico interlocutore cui rivolgersi per ottenere le autorizzazioni alla localizzazione, realizzazione, ampliamento, ristrutturazione e riconversione di impianti produttivi e tempi di rilascio certi e notevolmente più brevi rispetto all’esistente. Ancor più recentemente, è stata varata la riforma della normativa sui centri di assistenza fiscale per le imprese.

                    37. Ulteriori provvedimenti nelle direzioni accennate appaiono possibili ed urgenti. Alla luce della legge 626/94, il Governo e le parti sociali firmatarie si impegnano, in primo luogo, a rivedere i premi pagati dalle imprese all’Istituto Nazionale per gli Infortuni sul Lavoro anche riconsiderandone gli aspetti settoriali e gestionali .

                    38. Sul fronte del carico contributivo – premesso che tanto il Governo quanto le parti sociali firmatarie ritengono che in prospettiva vada ridotta la dispersione implicita nell’attuale struttura delle aliquote contributive e delle basi imponibili – la riduzione ulteriore degli oneri sulle retribuzioni richiede che si prenda in considerazione una riduzione del carico contributivo equivalente in tutti i settori dell’economia. In particolare, il Governo e le parti sociali firmatarie concordano sulla opportunità che, con la necessaria gradualità, la riduzione del carico contributivo si realizzi attraverso lo spostamento sulla fiscalità generale di funzioni che afferiscono alla cittadinanza sociale, a partire dalle garanzie di reddito in caso di maternità (rapportate alla retribuzione in godimento) e per seguire con gli assegni al nucleo familiare. La revisione del suddetto istituto dovrà avvenire nel rispetto delle prestazioni oggi assicurate ai lavoratori dipendenti e nel rispetto delle funzioni redistributive da esse esercitate. I provvedimenti attuativi saranno opportunamente concordati con le parti sociali.

                    39. Il Governo si impegna ad attuare – nell’ordine sopra indicato – questo proposito anche emendando opportunamente il disegno di legge collegato alla finanziaria contenente disposizioni in materia di "investimenti, incentivi all’occupazione, Inail, Enpals e materia previdenziale". Il Governo si impegna altresì all’attuazione dell’art. 2 del decreto legge 67/1997 convertito con l. 135/97. E’ intenzione del Governo fare ricorso, a questo proposito, alle risorse derivanti dall’applicazione dell’art. 8 del disegno di legge collegato alla finanziaria recante disposizioni in materia di “stabilizzazione della finanza pubblica”.

                    40. Il processo di risanamento della finanza pubblica ha contribuito a far sì che in passato tanto le scelte lavorative quanto quelle imprenditoriali non trovassero incentivi adeguati nella struttura del sistema fiscale. Anche sotto questo profilo i progressi dell’azione di Governo sono stati rilevanti. La recente riforma fiscale italiana costituisce una riforma strutturale di grande rilievo che va nella giusta direzione, come riconosciuto anche in sede internazionale. Essa ha consentito: (i) una rilevante semplificazione; (ii) una maggiore neutralità; (iii) l’avvio della riduzione del carico fiscale delle imprese. La Dit consente la graduale riduzione del prelievo sugli utili dal 37 al 27 per cento in circa dieci anni – e quindi al ritmo di un punto percentuale circa all’anno – anche in presenza di un mix di finanziamento invariato rispetto al passato (ovvero in assenza di aumenti del capitale sociale). Un incentivo ulteriore è previsto nella legge finanziaria per il 1999 la quale prevede che la Dit sia potenziata, il che, a sua volta, consente una rapida riduzione dell’incidenza media effettiva dell’Irpeg, valutabile in circa un punto percentuale all’anno. Nel disegno di legge collegato alla finanziaria recante disposizioni in materia di "perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale", art. 2, una norma di delega provvede infine alla eliminazione degli effetti distorsivi della progressività del prelievo Irpef sul reddito d’impresa delle ditte individuali e delle società di persone, rispetto alle società di capitali.

                    41. Nel nuovo contesto dell’Unione monetaria sarà inevitabile una graduale convergenza dei sistemi fiscali degli Stati membri. Le parti convengono sul fatto che un certo grado di concorrenza fiscale può risultare opportuno in quanto elemento di flessibilità per l’evoluzione delle legislazioni nazionali. Tuttavia sono anche consapevoli che la concorrenza fiscale dannosa rappresenta una distorsione grave alla concorrenza soprattutto per Paesi, come l’Italia, che presentano un maggior grado di rigidità del bilancio pubblico a causa dell’elevato indebitamento passato; una certa convergenza fiscale in Europa rappresenta un interesse fondamentale per il Paese. Per queste ragioni si ritiene valido il cosiddetto pacchetto Monti. In prospettiva diverrà necessaria una convergenza dei regimi di tassazione delle imprese, pur mantenendo un certo grado di concorrenza fiscale tra gli stati. Si ritiene quindi utile la proposta di stabilire un regime comune di definizione della base imponibile che le imprese possano adottare in alternativa a quelli nazionali, mantenendo la fissazione delle aliquote in capo agli Stati membri.

                    42. Le parti convengono altresì nel riconoscere che l’evasione fiscale rappresenta tuttora una grave questione nazionale che va affrontata con determinazione. L’evasione costituisce non solo un problema di equità, ma soprattutto un problema di efficienza economica e di alterazione delle condizioni di concorrenza, particolarmente dannose ai fini della competitività complessiva del Paese. Si conviene quindi sulla necessità di contrastarla, con impegno deciso e fattivo da parte del mondo delle imprese. Il Governo, da parte sua, è impegnato a dare attuazione alla restituzione dei proventi della lotta all’evasione sotto forma di riduzione delle imposte dirette, secondo quanto previsto dalla norma contenuta nel collegato alla legge finanziaria per il 1999. Pur valutando positivamente i risultati finora raggiunti, si ritiene che la svolta decisiva possa avvenire sia con l’introduzione a regime degli studi di settore sia, soprattutto, con la riforma del Ministero delle finanze secondo linee di indirizzo che prevedono la riorganizzazione dell’amministrazione finanziaria anche attraverso agenzie.

                    43. Le parti convengono, infine, sulla opportunità di un rafforzamento della Dit, attraverso una accelerazione della crescita della base verso l’intero patrimonio netto. In particolare le parti concordano sull’opportunità di favorire, con un provvedimento temporaneo, gli investimenti in macchinari e impianti.

                    44. E’, infine, intenzione del Governo valutare i tempi ed i modi di attuazione di provvedimenti settoriali di rilancio, con particolare riferimento al settore del commercio.

                    45. Sul fronte degli incentivi al lavoro si conviene sull’importanza di ridurre il cuneo fiscale, operando prioritariamente sulla riduzione dell’aliquota del secondo scaglione dell’Irpef e sulle detrazioni sul lavoro, utilizzando le risorse rivenienti dall’attuazione della delega di cui all’art. 1 del disegno di legge collegato alla finanziaria recante disposizioni in materia di "perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale”, e cioè facendo ricorso al recupero dell’evasione.

                    46. Il nuovo ambiente economico richiede infine che, tanto per i lavoratori quanto per le imprese, si ridefinisca la natura della rete di tutele e di garanzie, irrobustendole. Per quanto riguarda i primi, forme nuove di tutela sono necessarie per rispondere ai rischi di esclusione. Affermando, in primo luogo, il diritto alla reimpiegabilità (e, quindi, ad una formazione efficace, per la quale si rinvia a quanto detto in precedenza). Ridefinendo, poi, alcuni istituti dello stato sociale, (fra cui il sistema degli ammortizzatori sociali cui si è accennato). Creando i canali efficaci di rappresentanza e di partecipazione cui si è già fatto cenno. Riaffermando il diritto alla dignità del lavoratore.

                    47. Per quanto riguarda, invece, il mondo delle imprese, esse vanno tutelate non già "dal" mercato, com’è successo fin troppo spesso in passato, ma "nel" mercato come ancora troppo poco accade oggi. Le parti sociali condividono e sostengono l’obiettivo governativo di una piena apertura dei mercati e, quando necessario, di una loro regolamentazione in quanto elemento essenziale per garantire una presenza di rilievo dell’Italia in Europa. Così come esse fanno propria la indicazione governativa secondo la quale sono le imprese – le grandi così come le piccole e medie imprese e le imprese artigiane e commerciali – il "motore primo" dell’occupazione.

                    48. Contestualmente, il Governo si impegna, da un lato, a promuovere e valorizzare il sistema italiano della certificazione e della qualità la cui adeguatezza costituisce ormai un elemento di certificazione importante nella concorrenza con i sistemi di altri paesi. Dall’altro, a garantire la sicurezza e la certezza del diritto delle imprese su tutto il territorio nazionale secondo le linee di cui all’All. 6.

                    Roma, 22 dicembre 1998

                    Allegato 1: Semplificazioni procedurali e progetti speciali
                    per le Pubbliche amministrazioni

                    1. Misure di semplificazione in corso

                    1.1 I regolamenti di semplificazione dei procedimenti previsti dalla Legge n. 59/1997 e n. 191/98 e l’osservatorio sulle semplificazioni. Le leggi-delega sulla riforma dell’amministrazione (59/97 e 191/98) hanno, tra l’altro, autorizzato il Governo a delegificare e semplificare con regolamento un vasto elenco di procedimenti amministrativi. Si tratta di 122 procedimenti, contenuti in oltre 400 provvedimenti normativi. Ad essi il disegno di legge di semplificazione annuale 1998 (cd. Bassanini-quater) aggiunge altri 61 procedimenti. Le norme di semplificazione e sburocratizzazione, che così possono essere introdotte, produrranno effetti positivi sul sistema economico e sulla accelerazione degli investimenti pubblici, riducendo altresì i costi burocratici per cittadini e imprese. Il Governo intende imprimere una forte accelerazione al lavoro di predisposizione dei regolamenti di semplificazione dei procedimenti amministrativi in questione (solo 21 di questi sono stati approvati in via definitiva). Tale lavoro sarà effettuato anche attraverso una struttura dedicata per la delegificazione, la semplificazione e la valutazione dell’impatto della regolamentazione, istituita presso la Presidenza del Consiglio, alla quale potranno essere chiamati a partecipare rappresentanti degli Enti locali interessati designati dalla Conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali. Sarà attivato un Osservatorio sulle semplificazioni per verificare l’effettivo grado di attuazione del lavoro di sburocratizzazione, analizzare eventuali ostacoli di tipo organizzativo (impatto amministrativo) e valutare l’efficacia delle semplificazioni già approvate avuto riguardo alla loro capacità di ridurre gli oneri burocratici (impatto sugli utenti), sulla base di metodologie (compliance cost assessment) da sperimentare nell’ambito della attività di analisi di impatto della regolamentazione (v. infra). Dell’Osservatorio saranno chiamati a far parte rappresentanti delle parti sociali, anche allo scopo di sottoporre ad eventuale revisione, sulla base dell’esperienza, i regolamenti già approvati (v. infra).Infine, per accelerare ulteriormente il processo di delegificazione e semplificazione, il Governo ha presentato un emendamento al disegno di legge annuale sopra citato (Bassanini-quater) per ridurre i termini della vacatio legis dei regolamenti di semplificazione da 60 a 15 giorni.

                    1.2 Lo sportello unico per le attività produttive. Il regolamento di semplificazione dal quale si attende il maggior impatto sul sistema delle attività produttive è quello sul c.d. “sportello unico”. Il regolamento, già approvato dal Consiglio dei Ministri, unifica tutti i procedimenti relativi alle localizzazioni, realizzazione, ampliamento, riconversione, messa in esercizio di tutti gli impianti produttivi, inclusi quelli commerciali, e ivi compresa la valutazione di impatto ambientale, e la eventuale modificazione di strumenti urbanistici.
                    Saranno attivate da subito tutte le azioni necessarie ad assicurare la piena operatività degli sportelli unici fin dall’entrata in vigore del regolamento (approvato definitivamente il 16 ottobre 1998 , ora alla registrazione della Corte dei conti, entrera’ in vigore presumibilmente in febbraio o marzo prossimo).
                    A tale scopo, sono stati già avviati alcuni progetti del Formez di formazione del personale degli sportelli unici, e si istituirà uno strumento nazionale di raccordo delle iniziative volte a promuovere la realizzazione degli sportelli, che sia in grado di fornire assistenza alle amministrazioni locali nella loro fase di progettazione e implementazione (“come” deve essere fatto, “dove” e con “chi”). Tale iniziativa dovrà attivare il pieno coinvolgimento di soggetti pubblici (Camere di commercio, associazioni di comuni e loro organismi strumentali) e privati (associazioni di categoria, istituti di ricerca e formazione) ad accelerare l’avvio della sperimentazione, a partire dai territori interessati a patti territoriali e contratti d’area. L’Osservatorio sulle semplificazioni, di cui al paragrafo 1.2., valuterà inoltre, entro il 30 settembre 1999, le eventuali correzioni ed integrazioni da apportare al regolamento sullo sportello unico, sulla base delle prime esperienze.

                    1.3 La semplificazione della documentazione amministrativa. Il Dipartimento della funzione pubblica ha approvato, nel mese di ottobre 1998, un progetto finalizzato attraverso il quale si procederà a:
                    · fornire un supporto iniziale all’applicazione delle nuove norme anche prima dell’entrata in vigore del regolamento n.403/1998 (che avverrà a fine febbraio 1999);
                    · costituire una unità centrale e una rete di osservatori pilota a livello locale, dedicati alle attività di monitoraggio e di sostegno dell’attuazione delle innovazioni normative;
                    · predisporre e realizzare manuali di istruzioni per l’uso rivolti al personale delle pubbliche amministrazioni;
                    · attivare anche in collaborazione con le parti sociali e le organizzazioni sindacali di categoria diversi strumenti di comunicazione e di diffusione (sportelli rivolti alle amministrazioni e agli utenti, banche dati, sito Internet, seminari);
                    · predisporre rapporti periodici sullo stato di attuazione delle nuove norme, sul sostegno e la diffusione a livello sia nazionale che locale.

                    2. I nuovi sviluppi del processo di semplificazione

                    2.1 L’analisi dell’impatto della regolamentazione e la valutazione degli effetti della semplificazione. Il governo italiano alla stregua di altri paesi, ha proposto con il disegno di legge annuale di semplificazione 1998 l’introduzione dell’analisi di impatto della regolamentazione (A.I.R.), che comprende altresì la valutazione degli effetti della semplificazione. L’A.I.R., secondo le esperienze straniere già consolidate (Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Finlandia, Unione Europea, Messico ecc.), si baserà sulla misurazione e valutazione economica degli effetti delle regole in termini di costi sopportati dai privati (cittadini e imprese) e dalle stesse amministrazioni. Questo tipo di valutazione potrà essere sia preventiva con riferimento alle nuove regole che si intende adottare, sia successiva con riguardo alle regole già vigenti.

                    2.2 La cabina di ascolto degli utenti. La proposta nasce dalla necessità di coinvolgere le rappresentanze delle parti sociali e gli utenti nella valutazione dell’impatto delle regolamentazioni e delle semplificazioni. Di conseguenza, nei prossimi mesi saranno attivate procedure codificate di consultazione e di partecipazione degli utenti come singoli o organismi esponenziali. In particolare, sarà attivato un Registro delle formalità, disponibile anche su Internet, aggiornato periodicamente e parzialmente interattivo, nel quale saranno inseriti tutte gli adempimenti burocratici a carico delle imprese derivanti dalle procedure amministrative. In tal modo le rappresentanze delle parti sociali e le imprese potranno far pervenire le loro osservazioni su tali formalità e le proposte di semplificazione, revisione o eliminazione delle regolamentazioni esistenti.

                    2.3 La conferenza di servizi. Al fine di superare difficoltà interpretative e lentezze applicative, si rende necessaria una riscrittura organica di tutta la disciplina, riformulando gli articoli 14, 14 bis, 14 ter e 14 quater della legge n. 241 del 1990, in modo da dare maggiori certezze alle amministrazioni pubbliche e ai privati. Certezze, in primo luogo, sulla rappresentatività dei partecipanti alla conferenza, sulla conclusione dei procedimenti e sulla loro durata; in secondo luogo sulle condizioni da soddisfare per ottenere le autorizzazioni richieste. In tale prospettiva si dovrà prevedere che le amministrazioni si esprimano nella conferenza per mezzo di un rappresentante che disponga dei poteri loro spettanti in relazione all’oggetto del procedimento. Saranno in ogni caso previste procedure (estensione del principio maggioritario, obbligo dell’amministrazione dissenziente di formulare le modifiche progettuali richieste, ecc.) che assicurino la conclusione del procedimento con decisioni formali entro termini brevi e certi.
                    Infine è necessario prevedere che la conferenza dei servizi possa esprimersi già sul progetto preliminare, al fine di verificare le condizioni e le prescrizioni da imporre, e che le indicazioni fornite in tale sede siano vincolanti (anche se con qualche possibilità di adeguamento in sede di pronuncia definitiva): esse potranno dunque essere modificate solo motivando in relazione a significativi elementi nuovi emersi nella fase successiva della procedura. Ciò anche in relazione alla valutazione di impatto ambientale.

                    2.4 La privatizzazione delle procedure contabili. Fermo restando l’obbligo di osservare i principi generali delle procedure concorsuali per la scelta del privato contraente e nel rispetto del vigente sistema dei controlli successivi sulla gestione, si propone di introdurre, nelle procedure amministrativo-contabili relative ad attività ricadenti in aree per le quali si ipotizzano azioni di intervento per lo sviluppo, regole e procedure di tipo privatistico dettate dal Codice Civile e recepite dagli Ordini dei commercialisti e dei ragionieri.

                    2.5. Appalti pubblici. Nella disciplina del mercato degli appalti pubblici e delle concessioni, il Governo intende assicurare il rispetto delle norme definite dai contratti collettivi nazionali di lavoro e la corretta applicazione delle regole che escludono i fenomeni distorsivi derivanti dall’applicazione del criterio del massimo ribasso che, in questi settori, va a detrimento della qualità e finisce per favorire il lavoro nero e il sommerso.

                    2.6 Il miglioramento delle procedure previste dal decreto “sblocca-cantieri” (art.13, legge n.135/97). Il riavvio dei cantieri deve essere migliorato mediante una maggior esplicitazione dei poteri dei commissari, delle procedure di monitoraggio e controllo del loro operato nonché della sede e delle modalità di verifica e confronto sull’operato degli stessi nonché sull’efficacia degli interventi garantendo in tal caso i necessari momenti di confronto con le forze sociali; una esplicitazione di tali aspetti deve anche garantire le disponibilità di finanziamento, nonché la opportunità di assegnare copertura finanziaria al completamento solo di quelle opere che risultino ancora utili. In alcuni casi è emersa la necessità di apportare varianti alle opere e, per finanziare la progettazione delle perizie di variante, si deve prevedere la costituzione di un Fondo, a valere su quota parte delle risorse della legge 208/98, dal quale i commissari possano effettuare prelevamenti allo scopo.

                    3. Misure di informatizzazione delle pubbliche amministrazioni

                    3.1 La rete unitaria. La rete unitaria costituisce una struttura omogenea che, pur nel rispetto dell’indipendenza di ogni singola amministrazione, ottimizza e razionalizza i servizi telematici offrendo, contemporaneamente, nuove capacità di interoperabilità e cooperazione applicativa fra le amministrazioni pubbliche, le quali potranno proporsi verso la collettività come centro unitario erogatore di prestazioni amministrative. Entro il 2000 saranno realizzati alcuni grandi progetti volti a utilizzare le tecnologie messe a disposizione dalla Rete unitaria:
                    · il sistema informativo unitario della Pubblica Amministrazione;
                    · il sistema di gestione dei flussi di documenti;
                    · il sistema di controllo della qualità;
                    · il sistema di informatizzazione delle anagrafi e dei registri pubblici;
                    · il sistema degli incassi e dei pagamenti pubblici.
                    Entro il gennaio 1999, con l’approvazione del regolamento tecnico sulla firma digitale, verrà data esecutività alle disposizioni della Bassanini-uno sulla piena validità giuridica degli atti e dei contratti firmati con mezzi informatici. Un progetto speciale consentirà di anticipare la realizzazione della Rete unitaria della Pubblica amministrazione nel Mezzogiorno. Saranno previsti, previa consultazione con le parti sociali, progetti sperimentali di telelavoro nelle amministrazioni pubbliche, utilizzando la rete unitaria, in modo da ridurre le esigenze di mobilità territoriale derivanti dalla non ottimale distribuzione del personale pubblico sul territorio nazionale.

                    3.2 Il protocollo informatizzato. Le pubbliche amministrazioni e, in particolare, il comparto centrale, dovranno – entro il 31 marzo 1999 – introdurre nei piani di sviluppo dei sistemi informativi progetti per la realizzazione di sistemi di protocollo informatico, mentre – entro il 31 dicembre 1999 – dovranno predisporre appositi progetti esecutivi per la sostituzione dei registri di protocollo cartacei con sistemi informatici. Dovranno, inoltre, introdurre gradualmente sistemi di gestione informatica dei documenti con notevoli ricadute positive sull’accelerazione delle procedure e sull’efficienza delle amministrazioni.

                    3.3 "Un computer in Comune", ovvero un’ipotesi per il sostegno telematico nei piccoli comuni del Mezzogiorno. Il progetto prevede la fornitura di un "kit" di hardware, software e formazione di base ad ogni comune del Mezzogiorno, per il quale se ne rilevi la necessità, in modo da attivare su tutto il territorio i servizi informatici di base: word processing, posta elettronica, collegamento ad internet. Ipotizzando un costo unitario per intervento in un comune pari a 10 milioni di lire per la tecnologia cui occorre sommare il supporto per la formazione e l’assistenza iniziale, si è calcolato che con un impegno finanziario molto contenuto, pari a 20 miliardi di lire, si potrebbero raggiungere i requisiti minimi d’informatizzazione per la quasi totalità dei comuni del Mezzogiorno. Sono da prevedere, inoltre, interventi per la migrazione degli applicativi già in uso e/o l’adattamento alla nuova piattaforma.

                    3.4 La carta d’identità elettronico-magnetica. Il Governo si impegna ad adottare – entro il primo trimestre del 1999 – i provvedimenti normativi previsti dalla l. 191/1998 (cd. Bassanini-ter) per l’introduzione in tutto il territorio nazionale della carta d’identità elettronico-magnetica. Essa:
                    · avrà la forma di una normale carta di credito munita di fotografia e sostituirà il documento,
                    · consentirà ai cittadini e alle imprese di accedere ai servizi delle Pubbliche amministrazioni senza recarsi fisicamente presso le loro sedi,
                    · conterrà aree di memoria utilizzabilii dalle amministrazioni comunali per offrire ulteriori servizi ai cittadini anche di futura progettazione,
                    · offrirà interessanti opportunità di mercato per le imprese che costruiscono i supporti materiali della nuova carta d’identità e per le società che operano nel campo dei software applicativi delle carte dei servizi.

                    Allegato 2: La programmazione dei fondi strutturali 2000- 2006

                    L“accelerazione e la riqualificazione degli investimenti pubblici, che costituiscono requisito indispensabile di una nuova politica di sviluppo, trovano occasione forte di promozione nella programmazione dei Fondi strutturali comunitari 2000-2006. Tale programmazione deve essere improntata a una decisa responsabilizzazione dei livelli decentrati di governo, da realizzare attraverso un ruolo centrale delle Regioni e un forte partenariato con le Autonomie locali e con le parti economiche e sociali.

                    Al fine di avviare la sollecita attivazione dal 1° gennaio 2000 di questi fondi, entro luglio 1999 dovrà essere presentato all’Unione Europea per le Regioni obiettivo 1 un Piano Globale di Sviluppo assieme a Programmi operativi per ogni Regione e a eventuali “Programmi operativi di stretta valenza nazionale”. Inoltre, dovranno essere presentati i documenti di programmazione relativi agli obiettivi 2 e 3.

                    Secondo le indicazioni dell’Unione Europea, tali programmi operativi dovranno contenere l’indicazione degli “assi prioritari” del programma e dei loro obiettivi quantitativi e, per ogni asse, una descrizione delle misure che si intendono prendere per attuarlo e una previsione del piano di finanziamento (comunitario, pubblico nazionale e privato).

                    Al fine di conseguire questi risultati è necessario in primo luogo rivedere le procedure amministrative1 Nelle direzioni sintetizzate di seguito.

                    Semplificazione delle procedure di attuazione ai fini di una maggiore efficienza, con particolare riferimento agli aspetti seguenti. (i) Approvazione dei programmi operativi da parte delle Regioni. Fra i nodi procedurali del processo di programmazione delle politiche di sviluppo, particolare rilievo ha l’intreccio e il sovrapporsi delle procedure dei programmi comunitari con quelle dei programmi ordinari. Occorre fare chiarezza nella definizione di quali siano gli strumenti e i documenti nei quali si esplica la funzione di programmazione e di indirizzo strategico della politica di sviluppo regionale (il cui esercizio è competenza dell’organismo rappresentativo della comunità regionale, vale a dire il Consiglio Regionale) e quali siano, invece, gli strumenti (i documenti, gli atti, le decisioni) operativi di attuazione della programmazione regionale (dunque di competenza dell’esecutivo, vale a dire della Giunta regionale). E’ opportuna, nel più assoluto rispetto di competenze e prerogative istituzionali, una forte semplificazione del processo decisionale regionale. Questo, attraverso una maggiore distinzione fra strumenti di programmazione e di indirizzo (di competenza del Consiglio regionale) e strumenti di attuazione della programmazione (di competenza dell’esecutivo). (ii) Recepimento delle “Bassanini” a livello regionale. Particolare attenzione va posta, con riferimento al settore degli aiuti alle imprese e dei servizi al sistema produttivo, alle modalità di decentramento da parte delle Regioni a enti sub-regionali. (iii) Semplificazione delle procedure di attuazione delle opere. I tempi di attivazione particolarmente stringenti della programmazione comunitaria 2000-2006 richiedono di dare pronta attuazione alle semplificazioni procedurali già previste e di attuazione di nuove specie di semplificazione con riferimento ai tempi di aggiudicazione dei lavori e di individuazione dei beneficiari. (iv) Assistenza tecnica e strutture interne. Un migliore e più intenso utilizzo di servizi di assistenza tecnica alla programmazione e progettazione da parte delle Amministrazioni che gestiscono gli interventi richiede che esse rafforzino parallelamente anche le proprie strutture tecniche interne per “guidare” tali assistenze e per evitare qualsiasi rischio di sostituzione dell’amministrazione pubblica.
                    Rafforzamento della valutazione e del monitoraggio. Per migliorare e dare maggiore qualità ed efficienza al processo di programmazione dei fondi strutturali occorre fare crescente ricorso alle tecniche e agli strumenti di selezione, gestione e attuazione dei programmi. La valutazione è lo strumento adottato nel processo di programmazione per pervenire alla selezione delle scelte prioritarie. La correttezza, l’efficacia e la tempestività della valutazione (ex ante) costituiscono elemento decisivo nel garantire la qualità della strategia di sviluppo. Il rafforzamento della valutazione, realizzato attraverso l’enfasi data agli studi di fattibilità nel processo di programmazione 2000-2006, è coerente con il fatto che il primo confronto sulle idee-programma avvenga proprio a partire dalla identificazione degli obiettivi di sviluppo, dei benefici e dei beneficiari degli interventi proposti. E’ anche premessa indispensabile perché l’analisi continua (valutazione in itinere) dei risultati che via si raggiungono (rilevati attraverso il monitoraggio) possa divenire strumento di aggiornamento e revisione consapevole delle scelte e delle linee di intervento in cui tale strategia, negli anni, si sostanzia. Migliorare e diffondere le tecniche di monitoraggio e di valutazione sono obiettivi funzionali al miglioramento del sistema di sorveglianza del programma; al conseguimento di livelli di trasparenza e di conoscenza sulla fase attuativa coerenti con l’esigenza di un effettiva partecipazione; alla qualificazione e alla specializzazione delle professionalità che, all’interno della pubblica amministrazione, operano nel quadro del processo di programmazione e attuazione dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali. Si propone di avviare subito un sistema nazionale di valutazione, una rete di sistemi autonomi di valutazione fra loro collegati da una unitarietà di riferimenti metodologici flessibili e aperti. La creazione di unità di valutazione e monitoraggio prevista dal collegato procedurale in corso di approvazione va in questa direzione.
                    Unificazione e razionalizzazione della programmazione finanziaria. Ipotesi di razionalizzazione e semplificazione vanno studiate e sperimentate per quanto riguarda il complesso sistema dei flussi e circuiti finanziari che sono alla base del processo di programmazione dei fondi strutturali. La coesistenza di diverse fonti di finanziamento con modalità di gestione diverse e in qualche caso conflittuali rende oggi più complesse e farraginose le procedure di attuazione dei programmi cofinanziati con risorse comunitarie e costituisce pertanto un ulteriore elemento di riflessione e di analisi in un’ottica di miglioramento del processo di programmazione da impostare. In particolare, alle esigenze di unitarietà finanziaria potrà concorrere l’istituzione ora in atto (A.C. 5266) di una apposita unità previsionale di base per il finanziamento delle Intese. Da subito si potrà prevedere, in ciascun stato di previsione della spesa in conto capitale, l’istituzione di un unico fondo cui affluiscono le risorse provenienti delle autorizzazioni di spesa iscritte nel medesimo stato di previsione. Nelle Regioni dove non avvenga già si potrà semplificare la struttura di bilancio evitando l’articolazione del bilancio su una pluralità di capitali a livello di misura. Progressi dovranno infine essere realizzati nella tempestiva disponibilità dei fondi, sia di competenza – estendendo ai bilanci regionali la facoltà di assumere impegni pluriennali – sia di cassa.
                    Una metodologia trasparente per la zonizzazione. Nonostante la natura non definitiva della proposta di Regolamento è possibile e utile già ora impostare una metodologia per l’identificazione delle aree non obiettivo 1 che potranno essere ammesse agli interventi dell’obiettivo 2. A tale riguardo è in corso di identificazione, a un livello di disaggregazione sub-provinciale di sotto-sistemi locali di lavoro, una procedura tale da assicurare piena trasparenza ed efficacia alla concertazione che dovrà avere luogo fra le Regioni per la ripartizione della quota di popolazione ammissibile. Una volta nota per ogni Regione la popolazione ammissibile, la precisa identificazione delle aree all’interno di ogni Regione potrà poi essere compiuta da ogni Regione integrando la procedura nazionale con criteri ad hoc e trasparenti che consentano una migliore integrazione degli interventi con i fondi strutturali con la programmazione regionale.
                    secondo quanto prefigurato nel documento “Cento idee per lo sviluppo” discusso nel recente seminario di Catania. La suddetta revisione rientra nelle attribuzioni delle istituzioni competenti, segnatamente delle Regioni. Il Governo si impegna a utilizzare gli strumenti disponibili di incentivazione e di coordinamento dei fondi al fine di consentire il conseguimento di questi risultati.

                    E’ anche necessario, sempre in base alle linee indicate nel suddetto documento, definire schemi efficaci per la valutazione ex ante, in itinere ed ex post degli interventi (schemi alla cui predisposizione lavorerà nei prossimi mesi il Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione (DPS) del Ministero del Tesoro, Bilancio e programmazione economica). Tali schemi saranno oggetto di confronto con le altre Amministrazioni e con le parti economiche e sociali.

                    E’ quindi necessario identificare metodi e condizioni per favorire la partecipazione di privati al finanziamento e alla gestione dei progetti di intervento. A tale proposito si dovrà realizzare un coinvolgimento della Banca Europea degli Investimenti (BEI) sin dalle prime fasi del processo di programmazione dei fondi. Questo risultato potrà essere conseguito con il contributo dei Ministeri dei Lavori Pubblici e del Tesoro nell’ambito dell’attivazione dell’Unità per la promozione della finanza di progetto.

                    E’ inoltre necessario costruire un sistema informativo adeguato a) sui progetti e sul loro ciclo di attuazione, e b) sui “fabbisogni” di investimento, opportunamente misurati in base alla quantità e qualità dei servizi necessari e forniti. La richiesta della delibera Cipe di tenere conto esplicitamente, all’atto dell’assegnazione delle risorse alle regioni, di parametri attraverso cui rappresentare il diverso ritardo infrastrutturale e il diverso livello di benessere di ciascuna di esse, al fine di favorire le regioni più svantaggiate, trova – alla luce dello stato delle conoscenze – negli indicatori individuati dalla stessa delibera (popolazione, reddito pro capite, disoccupazione, stock infrastrutturale disponibile) una soluzione rapida e accettabile, pur se non ottimale, ma che potrebbe essere migliorata in vista delle future ripartizioni. Si vuole fare riferimento, ad esempio, alla possibilità di misurare il benessere regionale direttamente con riguardo al profilo del “consumo” anziché utilizzando la proxy del “reddito”, così come all’introduzione di parametri in grado di cogliere direttamente l’entità e la qualità dei servizi infrastrutturali (anche nei risvolti ambientali in senso stretto e in senso lato) anziché fare riferimento alla nozione di stock di infrastrutture, di difficile trattazione essendo relativa a settori fra loro di fatto non commensurabili. La Conferenza Stato-Regioni, anche al fine di attrezzarsi per tempo per future ripartizioni e per il QCS 2000-2006, potrebbe procedere alla costituzione di un Gruppo tecnico cui demandare l’elaborazione di nuovi parametri volti a misurare sia il benessere con indicatori diversi dal reddito pro capite, sia le carenze di servizi riconducibili a deficit infrastrutturali, a cui porre in relazione i futuri stanziamenti. Il Dipartimento per le politiche di sviluppo e di coesione è eventualmente pronto a contribuire a tale gruppo attraverso l’Unità di valutazione per la costruzione di nuove metodologie sia sul versante dell’individuazione di parametri più efficaci nel rappresentare la domanda a cui le infrastrutture esistenti e programmate intendono dare risposta, sia nel tradurre questi elementi in una procedura perequativa nella distribuzione alle regioni delle risorse a tale scopo destinate.

                    In secondo luogo, in base alla delibera Cipe (punto 5.2) saranno predisposti da parte del Comitato gli schemi di rilevazione dei dati relativi alle iniziative avviate nelle aree depresse. Inoltre, si procederà ad un monitoraggio rigoroso delle iniziative infrastrutturali avviate nelle aree depresse, al fine di disporre di un quadro esaustivo che consenta una più efficiente allocazione delle risorse, che parta dalla presa d’atto di una situazione assai critica di carenza nella raccolta e nella trattazione delle informazioni relative agli interventi infrastrutturali e degli investimenti pubblici in genere. Carenza rilevabile in particolare in merito alla distribuzione territoriale, allo stato di attuazione, alle fonti di finanziamento ed al patrimonio progettuale disponibile, cui è d’obbligo dare risposta in modo non occasionale ma permanente, pervenendo alla costituzione di una banca dati degli interventi infrastrutturali riferita a tutto il territorio nazionale, da aggiornare in tempo reale o, perlomeno, con elevata frequenza. La necessità di dotare le Amministrazioni centrali e regionali di un unico supporto informativo aggiornato e aggiornabile, utilizzabile per il monitoraggio e la programmazione degli interventi infrastrutturali, può trovare uno strumento adeguato nella proposta operativa per la costruzione del “Catasto delle opere pubbliche”. Si concorda pertanto con l’ipotesi già maturata presso la Conferenza Stato-Regioni di procedere alla messa a punto della proposta. Ad essa le Amministrazioni daranno pieno contributo. Per quanto concerne il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione, il contributo potrà venire dal SINIT che gestisce da tempo un prototipo sulla base dei dati relativi a circa 50.000 progetti dell’intervento straordinario per il Mezzogiorno che può essere suscettibile di rapida attuazione.

                    I risultati sopra-indicati richiedono anche che prosegua subito, tanto a livello regionale che nazionale, il vaglio e la selezione delle idee-programma avviato con il suddetto documento e durante i lavori di Catania, al fine di identificare strategie, obiettivi e programmi da includere nei Programmi operativi da sottoporre alla valutazione europea.

                    Tale attività di selezione delle idee-programma potrà essere avviata attraverso la rapida attuazione di due sistemi di tavoli di programmazione: a livello nazionale e a livello regionale, entrambi caratterizzati da una immediata attivazione del partenariato istituzionale ed economico-sociale previsto dalla proposta di Regolamento comunitario (che raccolga le Autonomie locali, le associazioni imprenditoriali e sindacali, associazioni rappresentative di interessi ambientali, delle pari opportunità e del terzo settore).

                    Per conseguire il risultato del luglio 1999, è utile prevedere una fase preliminare di lavoro, fino a metà marzo 1999, durante la quale i due sistemi di tavoli lavorino in modo sostanzialmente separato. Sulla base di rapporti interinali presentati entro quella scadenza si potrà quindi realizzare una “fusione” dei tavoli che consenta di proseguire il lavoro nei successivi 4 mesi. Lo schema dei Rapporti interinali sarà comune a tutti i tavoli, secondo linee metodologiche che verranno predisposte entro la metà di gennaio dal DPS.

                    Già in questa prima fase di programmazione sarà utile impostare linee di azione integrate fra i diversi fondi in cui le risorse comunitarie si articolano. In particolare, lo strumento delle politiche del lavoro dovrà essere impiegato per garantire che le diverse strategie di sviluppo si traducano anche in miglioramenti sensibili dei livelli e della qualità dell’occupazione.

                    Con riguardo ai tavoli regionali, essi dovranno essere attivati in ogni regione da iniziative di confronto programmatico ampio, simili a quella svoltasi a Catania, nelle quali, anche a partire dalla scheda preliminare predisposta per il documento “Cento idee” e delle proposte rappresentate a Catania e in altre sedi dalle altre Istituzioni, si realizzi un confronto amplio con le Autonomie locali, le associazioni imprenditoriali e sindacali, e le altre parti sociali rappresentative di interessi rilevanti.

                    A tale confronto dovrà accompagnarsi la costituzione formale di un “Comitato regionale” con la partecipazione delle suddette parti, nel rispetto di regole minime di partenariato da stabilire in modo concorde con il DPS, così da soddisfare sin dall’inizio i requisiti richiesti dall’Unione europea per potere poi approvare i piani operativi. Le modalità di partenariato che ogni Regione realizzerà terranno conto del suo peculiare assetto istituzionale e delle prassi già in essere. Forme particolarmente avanzate di partenariato che siano estese anche alla fase di attuazione dei programmi, ad esempio attraverso modalità di scelta delle priorità che tengano efficacemente conto delle idee progettuali delle Amministrazioni locali, potranno essere incentivate prevedendo meccanismi premianti nella ripartizione delle risorse finanziarie fra regioni (coerentemente con gli orientamenti presentati nel documento “Cento idee” e discussi a Catania, di attribuire le risorse, in parte secondo i criteri prestabiliti che assicurino certezza di finanza, in parte secondo premi di merito relativi alla qualità del processo di programmazione).

                    Entro metà marzo 1999, anche sulla base degli impegni che vanno maturando all’interno delle Intese istituzionali di programma circa l’impiego delle risorse statali ordinarie per le priorità della regione, ogni Regione redigerà e farà approvare dal proprio Comitato un Rapporto interinale regionale che contenga indicazioni di massima circa: gli obiettivi da conseguire (rappresentati in modo quantitativo) e le linee di intervento prioritarie per conseguirli (con un’indicazione di massima del loro costo); le questioni di assetto istituzionale e procedurale da risolvere per conseguirli; le informazioni da raccogliere per valutare l’effettiva conseguibilità degli obiettivi; il metodo con cui si intende proseguire l’attività di selezione dei programmi nei successivi 4 mesi.

                    Con riguardo al Tavolo nazionale, esso verrà attivato attorno ai temi prioritari nazionali che congiuntamente emergono dai lavori e dal dibattito tenutosi nelle sessioni del Seminario. Appena concordati questi temi, per ognuno di essi verrà individuata, nell’appropriata sede istituzionale, una Amministrazione centrale “pilota”. La Direzione generale o il Dipartimento competente individuato da tale Amministrazione, assieme alle Direzioni generali o Dipartimenti individuati dalle altre Amministrazioni che possono portare contributi sul tema, e avvalendosi di altre strutture pubbliche e di esperti, concluderà entro metà marzo 1999 una prima istruttoria con la stesura, per le aree dell’obiettivo 1, un “Rapporto interinale settoriale”.

                    Ogni rapporto dovrà contenere indicazioni di massima circa gli obiettivi da conseguire in quel settore (rappresentati in modo quantitativo) e le linee di intervento prioritarie per conseguirli (con un’indicazione di massima del loro costo); le questioni di assetto istituzionale da risolvere per conseguirlo; le informazioni da raccogliere per valutare la effettiva conseguibilità dell’obiettivo. Al fine di assicurare la centralità del ruolo delle Regioni nella programmazione, ogni rapporto dovrà anche contenere, anche sulla base dei criteri di efficacia proposti nel capitolo II (§ 3.3) del documento “Cento idee”, una valutazione circa la “regionalizzabilità” degli interventi necessari a conseguire l’obiettivo. Dovrà quindi formulare una proposta motivata circa l’opportunità che le misure di intervento pubblico con i fondi strutturali relative al settore in oggetto appartengano a una delle tre seguenti categorie:

                    · misure gestite dalle singole Regioni senza contributo di coordinamento o assistenza tecnici di un’amministrazione o istituzione centrale (misure di stretta valenza regionale);
                    · misure gestite dalle singole Regioni con il contributo di coordinamento o assistenza tecnici di un’amministrazione o istituzione centrale (misure regionali con referente nazionale);
                    · misure che sia necessario gestire in modo centralizzato (misure di stretta valenza nazionale).

                    L’insieme delle Amministrazioni centrali pilota darà vita a un “Comitato nazionale”, assieme al Ministero del Tesoro (DPS) e con la partecipazione delle parti economiche e sociali, analogamente a quanto previsto per le singole Regioni: queste parti possono partecipare anche ai singoli tavoli settoriali. Al Comitato partecipano anche rappresentanti delle Regioni e delle Autonomie locali.

                    Sulla base dei Rapporti interinali redatti dai due gruppi di tavoli si potrà avviare a marzo, con una integrazione dei livelli di coordinamento, la fase seconda del processo di programmazione, che dovrà condurre entro luglio alla presentazione dei documenti di programmazione alla Commissione.

                    Per quanto riguarda le aree dell’obiettivo 1, l’integrazione fra i due livelli richiederà:

                    · una valutazione nazionale dell’adeguatezza e congruenza interna dei singoli Rapporti interinali regionali;
                    · una valutazione delle Regioni e dei Comitati regionali delle proposte contenute nei Rapporti interinali settoriali.

                    Le Amministrazioni centrali e le parti economiche e sociali si impegnano a definire, entro la data di entrata in vigore dei nuovi regolamenti dei fondi strutturali, un modello stabile di partenariato sociale sui fondi stessi, con sede e modalità di partecipazione attiva in tutte le fasi di programmazione, attuazione, monitoraggio (sia fisico che finanziario), sorveglianza e valutazione dei documenti di programmazione e delle varie forme di intervento. Lo stesso modello verrà proposto per l’attuazione del partenariato sociale a livello regionale.

                    Allegato 3: Gli interventi nel campo del sistema integrato
                    di istruzione, formazione e ricerca

                    Premessa

                    Il Governo si impegna a presentare prima del Documento di Programmazione Economico-finanziaria 2000-2002 un Piano pluriennale (Master Plan) delle attività, dei tempi e delle risorse necessarie a realizzare gli obiettivi di riforma e modernizzazione del sistema dell’istruzione, della formazione professionale e della ricerca, in una logica di sviluppo e di governo integrato del sistema.

                    Al fine di assicurare il costante coordinamento delle iniziative volte alla realizzazione di tali obbiettivi, sarà istituito presso la Presidenza del Consiglio – entro il gennaio del 1999 – un comitato con la partecipazione dei Ministeri interessati, della Conferenza Stato-Regioni e delle parti sociali. Comitati con le stesse finalità saranno istituiti a livello regionale.

                    1. Obbligo di frequenza ad attività formative

                    Il Governo, al fine di potenziare la crescita culturale e professionale dei giovani, si impegna a istituire, con una norma da inserire nel collegato alla Legge Finanziaria 1999 recante disposizioni in materia di "investimenti, incentivi all’occupazione, Inail, Enpals e materia previdenziale”, l’obbligo di frequenza ad attività formative fino a 18 anni. Tale obbligo può essere assolto in modo integrato:
                    - nell’ambito del sistema di istruzione scolastica;
                    - nell’ambito del sistema di formazione professionale di competenza regionale, all’interno di strutture accreditate ai sensi dell’art. 17 della legge 196/97;
                    - nell’ambito dei percorsi di apprendistato, come disciplinato dall’art. 16 della L. 196/97.

                    Le competenze acquisite mediante la partecipazione alle attività formative saranno certificate secondo quanto stabilito all’art. 15 del Regolamento attuativo della L.196/97, e avranno valore di crediti formativi secondo quanto previsto all’art. 16 del medesimo Regolamento.

                    Il Governo, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni e le parti sociali, provvederà a definire con gli opportuni provvedimenti normativi, prima del DPEF del ’99, tempi e modalità dell’attuazione dell’obbligo di frequenza, nonché del suo raccordo con l’obbligo di istruzione.

                    2. Sistema scolastico

                    L’istituzione dell’obbligo formativo a 18 anni, nell’ottica di un sistema di formazione continua, esige in primo luogo il potenziamento e la qualificazione della formazione di base assicurata dalla scuola.

                    A tal fine, il Governo si impegna ad attuare tutti gli interventi in grado di riformare la scuola sui seguenti versanti:
                    - completamento dell’autonomia scolastica introdotta con l’art. 21 della legge 59/97 mediante i regolamenti attuativi ancora occorrenti;
                    - definizione di un sistema nazionale di valutazione, autonomo e indipendente rispetto all’Amministrazione;
                    - approvazione in via definitiva del disegno di legge sull’elevamento dell’obbligo scolastico nella prospettiva dell’elevamento della durata dell’obbligo a 10 anni e dell’introduzione dell’obbligo formativo a 18;
                    - rapida ridefinizione, alla luce anche delle nuove norme sull’obbligo, del disegno di legge sul riordino dei cicli scolastici;
                    - impegno per una efficace e innovativa azione per il diritto allo studio dei giovani studenti e degli adulti in condizioni svantaggiate, a partire dalla garanzia dell’accesso a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione, e mediante un sistema di borse di studio e mediante il sostegno per libri, mense, trasporti, etc.;
                    - ampliamento dell’offerta formativa, proseguendo, in particolare, nel sostegno all’insegnamento della musica e di una seconda lingua straniera e nell’uso di tecnologie multimediali.

                    Il Governo si impegna a sostenere, con adeguate misure finanziarie e organizzative, progetti mirati e integrati per la riduzione del tasso di abbandono e dispersione nelle zone a più alto indice e ad effettuare azioni di monitoraggio, assistenza e supporto al processo di sperimentazione dell’autonomia in atto.

                    Il Governo ritiene, inoltre, che, all’interno del piano pluriennale degli impegni sugli interventi formativi e di ricerca, si debba prevedere: (i) un piano straordinario per l’edilizia scolastica, da accompagnare con la messa a punto di nuove tipologie e standard; (ii) il rifinanziamento del piano quadriennale di investimenti nelle tecnologie informatiche che scadrà nel 2000; (iii) investimenti finalizzati ad attivare misure perequative per le istituzioni scolastiche e fortemente incentivanti per il personale, relativamente, in particolare, alle situazioni svantaggiate e di disagio, tenendo anche conto delle nuove norme contrattuali; (iv) un investimento significativo nella professionalità e nella formazione dei docenti, al fine di potenziare il processo di specializzazione e di nuova articolazione della funzione docente.

                    La riforma della amministrazione, da realizzare assicurando il concerto con le parti sociali, dovrà essere sostenuta da un piano per la riconversione professionale degli addetti dell’amministrazione scolastica centrale e periferica, per la costruzione di nuove figure professionali in grado di svolgere nuovi compiti e funzioni in un sistema orizzontale di autonomie.

                    3. Ristrutturazione e qualificazione dei sistemi formativi

                    I piani di ristrutturazione degli Enti di formazione, definiti dalle Regioni con il coinvolgimento delle parti sociali, e la riqualificazione e riconversione degli operatori, devono rispondere alla necessità di garantire un’offerta formativa coerente con l’obbligo di frequenza fino ai 18 anni di cui sopra.

                    La realizzazione del sistema di accreditamento delle strutture formative e di certificazione delle competenze, come previsto dall’art. 17 della L. 196/97 e dal Regolamento attuativo, sono indispensabili per rendere effettiva l’offerta integrata di formazione, tanto più nella prospettiva dell’obbligo di frequenza fino a 18 anni.

                    Il Governo si impegna ad adottare tutte le misure che assicurino un’adeguata operatività delle strutture indicate dal Regolamento attuativo.

                    Governo e Regioni si impegnano a attuare – entro il primo semestre 1999 – le procedure stabilite dal Regolamento attuativo dell’art. 17 della L. 196/97 in tema di semplificazione delle procedure amministrative, realizzando una piena responsabilizzazione della Pubblica amministrazione e degli operatori, e un innalzamento della qualità progettuale. Gli interventi ivi definiti sono urgenti per superare i gravi ritardi nell’erogazione delle risorse per gli interventi formativi da parte delle pubbliche istituzioni. Ritardi che determinano il mancato utilizzo dei finanziamenti del Fondo Sociale Europeo e rendono difficile lo sviluppo di agenzie formative qualificate.

                    4. Apprendistato e tirocini formativi

                    La formazione esterna per gli apprendisti, consistente in almeno 120 ore annue, in via di sperimentazione a livello nazionale e regionale secondo le modalità stabilite dall’art. 16 della L. 196/97 e dal relativo decreto attuativo, nonché dagli accordi tra le parti sociali, sarà estesa a tutti gli apprendisti, sulla base dei contenuti formativi verificati nelle sperimentazioni e recepiti nei decreti ministeriali previsti.

                    In merito alla formazione esterna degli apprendisti nelle imprese artigiane e nelle piccole imprese, il Governo si impegna a procedere attraverso sperimentazioni concertate tra le forze sociali e le istituzioni ai vari livelli, al fine di individuare percorsi e modelli formativi idonei alla realtà dell’imprenditoria diffusa. Il Governo si impegna, altresì, nel quadro della verifica, già prevista, delle sperimentazioni, ad adottare gli opportuni atti, tenuto conto degli accordi intervenuti tra i rappresentanti delle organizzazioni datoriali e sindacali interessate.

                    Verranno incentivate, a partire da quanto già definito nel decreto attuativo dell’art. 16 della L. 196/97, le attività di tutoraggio interno alle imprese, in funzione della crescita delle capacità di trasmissione delle competenze professionali da parte degli artigiani e del personale specializzato delle imprese.

                    Per realizzare questi obiettivi Governo e Regioni si impegnano ad assicurare la necessaria offerta formativa da parte delle strutture della formazione professionale e della scuola, integrate fra loro. Il Governo si impegna a promuovere un confronto con le parti sociali al fine del più ampio utilizzo dell’apprendistato.

                    Governo e parti sociali concordano sulla necessità di estendere i tirocini formativi in tutti i percorsi di istruzione e formazione, come strumento indispensabile di raccordo tra formazione e lavoro, secondo le modalità stabilite dall’art. 18 della l. 196/97 e relativo decreto attuativo (progetti formativi concordati tra strutture formative e aziende, tutoraggio, coinvolgimento di istituzioni e parti sociali).

                    5. Formazione per le alte professionalità

                    I lavoratori ad alta qualificazione e i dirigenti d’azienda rappresentano in tutti i paesi più sviluppati una parte crescente, per dimensione e per ruolo, del mondo produttivo e dei servizi, coinvolta in rapidi e profondi mutamenti dei profili e dei contenuti professionali.
                    Governo e parti sociali convengono che l’offerta formativa destinata ai giovani e ai lavoratori, occupati e non occupati, deve quindi riqualificarsi e ampliarsi, sulla base di orientamenti ed esperienze consolidate in ambito europeo ed internazionale.

                    Formazione superiore integrata. Il Governo si impegna, pertanto, a costruire il nuovo sistema di Formazione Superiore Integrata (FIS) – teso a investire e a innovare nel sistema dei diplomi universitari, nell’istruzione scolastica post-diploma e nella formazione professionale – nonché, al suo interno, a sviluppare e consolidare il nuovo canale di Istruzione e Formazione Tecnico-Superiore (IFTS), sulla base del documento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nella riunione del 9 luglio 1998, già concordato con le parti sociali.

                    La costruzione di questo nuovo canale formativo deve consentire di ampliare ed articolare fortemente l’offerta di formazione per quadri e tecnici a media ed alta professionalità, con forte base culturale e competenze professionali di qualità, attraverso l’integrazione tra formazione-istruzione-lavoro, come avviene in altri Paesi europei.

                    La sperimentazione dell’IFTS, che si è avviata per l’anno 1998, va proseguita e potenziata per il 1999, anche attraverso l’incremento delle risorse, assicurando una costante attività di monitoraggio e di valutazione, per pervenire alla definizione, entro il 1999, di un sistema strutturato a regime per giovani e adulti.

                    Ai progetti pilota dell’IFTS dovranno applicarsi le regole di sistema per l’integrazione, sia relativamente all’attività di indirizzo, definizione di standard e monitoraggio, sia relativamente alla valutazione ed alla certificazione integrata delle competenze acquisite e dei crediti formativi, spendibili nei diversi segmenti dei sistemi di istruzione e di formazione e nel mondo del lavoro, con validità in ambito nazionale e riconoscibili anche in ambito europeo.

                    La sperimentazione e l’avvio a regime del FIS e dell’IFTS saranno oggetto di concertazione e di confronto tra Governo, Regioni e parti sociali, attraverso la costituzione di appositi Comitati integrati, a livello nazionale, regionale e, ove necessario, territoriale.

                    Alta formazione e Università. Il Governo si impegna, nel campo dell’alta formazione universitaria, a ricercare tutte le forme e gli strumenti capaci di elevare la partecipazione all’istruzione universitaria, contenere la durata dei corsi di diploma e di laurea, contrastare l’alto tasso di dispersione, superare la crescente discriminazione sociale negli accessi, aprire l’Università al territorio e assicurare la coerenza dei corsi di studio con le esigenze di nuove professionalità emergenti dal tessuto economico-produttivo e sociale del paese. A tal fine, il Governo si impegna a confermare le modalità di concertazione delle parti sociali sviluppando l’esperienza del tavolo quadrangolare e a:
                    - completare al più presto il processo di autonomia didattica degli Atenei in attuazione dell’art. 17 della L. 127/97 emanando i relativi decreti di area entro la primavera del 1999, così da consentire l’avvio dei nuovi corsi di studio sin dall’anno accademico 1999-2000;
                    - potenziare il sistema di orientamento degli studenti;
                    - individuare modalità permanenti per l’analisi dei fabbisogni formativi e per il monitoraggio degli esiti occupazionali dei diplomati e laureati universitari;
                    - potenziare gli interventi a sostegno del diritto allo studio, costituendo un Fondo nazionale attraverso il ricorso a risorse pubbliche e private;
                    - ringiovanire il sistema con politiche di avviamento al lavoro scientifico e di formazione attraverso la ricerca, sul modello di quanto sperimentato negli ultimi tempi, incrementando le risorse per il cofinanziamento degli assegni di ricerca attivati con le procedure di cui all’art. 51 della L. 449/97;
                    - aprire i dottorati di ricerca al mondo del lavoro e potenziare specializzazioni e masters direttamente professionalizzanti;
                    - incentivare, anche attraverso risorse aggiuntive, iniziative delle Università finalizzate a raccordare l’offerta formativa nell’ambito delle attività di programmazione negoziate a livello di reti territoriali;
                    - sostenere e promuovere lo sviluppo dei corsi universitari di primo livello, sulla base delle positive esperienze maturate nel progetto “CAMPUS”;
                    - promuovere e rilanciare la ricerca di base, sia di base che finalizzata, anche attraverso la costituzione di “centri di eccellenza” della ricerca universitaria;
                    - promuovere e sostenere, nell’ambito del sistema professionale integrato, utilizzando anche specifiche risorse finanziarie previste nei piani di sviluppo universitari, programmi di formazione continua e ricorrente di medio e alto profilo, in sintonia con le Università, le Regioni, gli Enti locali, le parti sociali;
                    - avviare la costituzione di un sistema nazionale di valutazione a aprtire dalla positiva esperienza dell’Osservatorio permanente, migliorando progressivamente gli attuali meccanismi di valutazione della qualità delle attività formative e di ricerca, anche in funzione dell’introduzione generalizzata dei crediti formativi spendibili nel più ampio contesto della formazione professionale integrata;
                    - completare il processo di decongestionamento dei megatenei, avviato sulla base delle disposizioni di cui al collegato alla Finanziaria 1997 (L.662/96), preordinato al miglioramento del funzionamento e della qualità della vita della comunità universitaria e al riequilibrio del sistema in rapporto all’offerta e alla domanda di formazione superiore;
                    - attivare specifici interventi finanziari ai fini del completamento dei programmi di edilizia universitaria generale e dipartimentale, nonché del finanziamento delle residenze e dei collegi universitari;
                    - ampliare gli strumenti d’ordine fiscale (art. 14, L. n. 196/97 e art. 51, L. n. 449/97) al fine di incentivare, come in altri Paesi, il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati nella promozione e sostegno dello sviluppo dell’alta formazione e della ricerca scientifica universitaria;
                    - avviare il processo di riordino dello stato giuridico dei professori e dei ricercatori universitari, in funzione di una efficace utilizzazione delle risorse umane, attivando sin d’ora le previste forme di incentivazione dell’impegno didattico e di ricerca.

                    6. Formazione continua ed educazione degli adulti

                    Il Governo procederà in tempi rapidi alla costituzione del Fondo interprofessionale per la formazione continua, secondo le modalità definite dal Regolamento di attuazione della L. 196/97. Il Fondo sosterrà la realizzazione di interventi di formazione continua, previsti da piani formativi aziendali e territoriali concordati tra le parti sociali, che saranno rivolti, oltre che ai lavoratori dipendenti – operai, impiegati, quadri e dirigenti – e ai soci lavoratori delle imprese cooperative, e – con risorse specifiche – ai piccoli imprenditori ai titolari soci e coadiuvanti delle imprese artigiane del commercio e dei servizi.

                    In questo quadro, il Governo si impegna a valorizzare il ruolo delle rappresentanze del movimento cooperativo negli organi del Fondo, nonché a favorire l’individuazione di idonee metodologie formative per l’imprenditoria diffusa.

                    Per realizzare gli obiettivi nei settori dell’apprendistato e della formazione continua, saranno destinati 600 miliardi nel 1999 e 500 miliardi annui nel 2000 e nel 2001, incrementabili in relazione agli eventuali risparmi derivanti dal riordino del sistema di incentivi. Il Governo si impegna altresì a trasferire al Fondo interprofessionale, nei due anni successivi, le restanti risorse derivanti dallo 0,30% sul monte salari. Lo 0,30% sarà, successivamente alla sua integrale attribuzione al Fondo interprofessionale , innalzato allo 0,50%, senza oneri aggiuntivi, ai fini del finanziamento delle attività formative di cui all’art. 17 della legge n. 196/97. Contestualmente a tale integrale attribuzione, le risorse del Fondo per l’Occupazione saranno opportunamente integrate per il finanziamento dei nuovi compiti del Fondo di rotazione.

                    Il Governo si impegna a presentare entro il mese di gennaio 1999, d’intesa le Regioni e le parti sociali, il piano di ripartizione delle risorse stanziate nella Finanziaria per la formazione tra gli interventi di formazione continua, l’apprendistato ed eventuali altri capitoli della formazione professionale.

                    Il Fondo per la formazione continua potrà essere integrato, sulla base di accordi settoriali, anche attraverso l’apporto di risorse professionali, temporali, logistiche e organizzative aggiuntive, secondo criteri di quantificazione definiti dalle parti a livello confederale.

                    Il Governo provvederà quanto prima alla costituzione del Fondo per la formazione dei prestatori di lavoro temporaneo, secondo quanto stabilito dall’art. 5 della L. 196/97 e relativo decreto attuativo, definendone altresì i raccordi operativi con la Fondazione per la formazione continua.

                    Il Governo si impegna altresì a predisporre, nell’ambito della formazione permanente, un progetto specifico e risorse aggiuntive mirate alla formazione iniziale e ricorrente finalizzata alla creazione di lavoro autonomo e cooperativo.

                    Il Governo si impegna a predisporre un progetto specifico e risorse mirate per la sperimentazione e la messa a regime di un sistema di educazione per gli adulti, sul quale avviare il confronto e la sperimentazione, d’intesa con le forze sociali e con le rappresentanze delle Regioni e degli Enti locali. Tale progetto, da collocare nell’ambito della formazione integrata, avrà caratteristiche di integrazione, modularità, interdisciplinarietà e flessibilità, per consentire percorsi formativi personalizzati, e prevederà inoltre una certificazione integrata e il riconoscimento di crediti, spendibili nei percorsi di studio e nel mondo del lavoro.

                    Per rispondere ai fabbisogni formativi dei lavoratori e delle aziende, messi in evidenza dalle indagini realizzate dagli organismi bilaterali costituiti tra le parti sociali, Governo e Regioni assicureranno un’offerta formativa integrata tra Università, scuole e agenzie di formazione professionale, che potrà trovare un punto di riferimento nei Centri territoriali per l’educazione degli adulti, opportunamente integrati dall’apporto delle strutture della formazione professionale e dell’Università. Tale offerta formativa sarà organizzata in modo da sostenere l’inserimento lavorativo delle fasce deboli del mercato del lavoro.

                    7. Formazione e riduzione di orario

                    Il Governo intende favorire la ricerca di un accordo tra le parti sociali volto a sperimentare meccanismi contrattuali che finalizzino quote di riduzione di orario alla formazione dei lavoratori, anche attraverso l’utilizzo delle 150 ore, l’utilizzo delle banche ore annuali previste dai CCNL e ulteriori strumenti per consentire ai lavoratori di accedere pienamente alle attività di formazione continua e di educazione degli adulti.

                    Il Governo impegnerà una parte delle risorse del Fondo per la riduzione degli orari per sostenere gli strumenti contrattuali individuati dalle parti sociali che finalizzino quote di riduzione di orario alla formazione continua dei lavoratori.

                    8. Formazione e contrattazione territoriale

                    Il Governo, d’intesa con le Regioni e gli Enti locali, si impegna a riservare quote definite di risorse pubbliche alla formazione dei lavoratori per ogni progetto di intervento pubblico, in particolare nei patti territoriali, nei contratti d’area, nei contratti di programma di distretto. Ciò servirà a sostenere patti formativi locali tra istituzioni e parti sociali, finalizzati alla crescita culturale e alla diffusione delle conoscenze, alla innovazione nella produzione e nei servizi, alla professionalizzazione e all’occupabilità dei lavoratori, sia in funzione della creazione di impresa che dell’inserimento nelle strutture produttive esistenti.

                    Il Governo, in questo quadro, intende agevolare interventi formativi congiunti tra Regioni del Nord e del Mezzogiorno, in accordo con le parti sociali, per consentire gli opportuni trasferimenti di conoscenze ai fini dello sviluppo economico e sociale tra le diverse aree del Paese.

                    9. Formazione e beni culturali

                    Il settore dei beni culturali rappresenta una grossa opportunità di sviluppo e di occupazione e costituisce una risorsa con potenzialità ancora poco sfruttate. Una politica dell’occupazione efficace deve tener conto della necessità di sviluppare figure professionali avanzate in grado di operare all’interno o a sostegno di istituzioni ed aziende per progettare e attuare politiche di management culturale (gestione del patrimonio, grandi eventi, itinerari turistici) o iniziative di marketing legate ai beni culturali, in grado di comunicare e di promuovere il patrimonio culturale locale. E’ pertanto necessario valorizzare questo settore dell’offerta formativa e favorire l’incontro tra domanda ed offerta a livello locale con la destinazione di adeguate risorse: innanzitutto attraverso i meccanismi di co-finanziamento regionale del FESR e l’inserimento di questi obbiettivi nei patti di sviluppo locale.

                    10. Riforma del FSE

                    In merito alla proposta comunitaria di riforma del Fondo Sociale Europeo contenuta in “Agenda 2000”, Governo e parti sociali concordano sui seguenti obiettivi:
                    - sostanziale incremento della percentuale del FSE impegnata nella programmazione 2000 – 2006, viste le nuove missioni che il FSE dovrà ricoprire, con particolare riferimento ai piani per l’occupazione ;
                    - valorizzazione del “quadro di riferimento in materia di sviluppo delle risorse umane per l’insieme del territorio nazionale”, previsto dal testo attuale dei nuovi regolamenti. Tale quadro di riferimento tuttavia potrà rispondere efficacemente alle esigenze di coesione e integrazione degli interventi solo se diventerà un atto preliminare e vincolante, nell’ambito delle risorse umane, alla formazione degli strumenti di programmazione degli ob. 1 e 2;
                    - previsione di un unico strumento di programmazione per le risorse umane relativamente agli ob. 3 e 2, al fine di evitare la parcellizzazione degli interventi e ottenere risultati più incisivi.

                    L’applicazione di tale strategia rende indispensabile l’istituzione di un tavolo di confronto permanente tra Regioni, Ministero del Lavoro, Ministero della Pubblica Istruzione, Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, parti sociali, per costituire delle linee guida convergenti nell’ambito delle risorse umane. I punti precedenti integrano quanto affermato nell’All. 3.

                    11. Formazione e politiche attive del lavoro

                    Il Governo intende connettere fortemente e rendere coerenti le scelte indicate precedentemente per la formazione integrata con le politiche attive del lavoro. Attraverso il riorientamento delle risorse, il consolidamento della collaborazione con Regioni e Enti locali, la concertazione con le parti sociali, il Governo intende realizzare il decentramento disegnato con il decreto legislativo 469/97, e assicurare standards minimi di qualità dei servizi all’impiego, in linea con le migliori pratiche a livello comunitario.

                    Le linee principali di intervento, in coerenza con le indicazioni provenienti dall’Unione Europea per la definizione del cosiddetto “primo pilastro” del piano nazionale per l’occupazione sono le seguenti:
                    - semplificare e rafforzare gli strumenti formativi e di inserimento al lavoro, sulla scorta degli impegni e delle scelte sopra indicate;
                    - migliorare la capacità delle strutture impegnate nella realizzazione dei servizi per l’impiego. Il Ministero del Lavoro, contestualmente al decentramento, continuerà, anche con una intensa azione di coordinamento, nell’attuazione del programma di aggiornamento e riqualificazione degli operatori interessati, in collaborazione con le Regioni e gli Enti locali. In questo ambito, va potenziata l’attività di orientamento al lavoro degli inoccupati e dei disoccupati. Ciò implica la prosecuzione del metodo delle interviste già avviate nel 1998, perseguendo gli obiettivi anche quantitativi che verranno fissati a livello comunitario;
                    - attuare progressivamente, nel corso del 1999, un sistema informativo omogeneo per tutto il territorio nazionale, al fine di assicurare il più celere incontro tra domanda ed offerta del lavoro.

                    In questo contesto, di particolare rilievo è il trasferimento del personale degli Uffici Provinciali del Lavoro e delle Agenzie per l’impiego alle Regioni e Province. Tale trasferimento avverrà nel corso dei primi sei mesi del 1999. Si tratta di un processo complesso e di notevoli proporzioni. Il Ministero del Lavoro e le parti sociali, d’intesa con le Regioni, si impegnano a monitorare questo passaggio in modo tale da renderlo compatibile e funzionale con l’insieme degli impegni che sono stati qui delineati.

                    12. Ricerca e innovazione

                    Il nostro Paese investe in ricerca meno degli altri paesi avanzati e registra comunque scarsi investimenti da parte delle imprese. Si ribadisce, pertanto, l’importanza dell’obbiettivo di una crescita della spesa per le attività di ricerca coerente con gli indirizzi del Documento di programmazione economico-finanziaria. Nel disegno strategico di una politica per la R&S dovrà essere perseguito l’obbiettivo dell’elevamento della competitività del sistema produttivo e del sistema della ricerca pubblica e privata e in tale direzione dovranno essere orientate le scelte degli interventi da realizzare.

                    Il Governo ritiene prioritario impegnarsi in una rigorosa selezione delle iniziative, attraverso l’introduzione di efficaci meccanismi per accrescere la qualità scientifico-tecnologica dei risultati e il conseguente impatto economico-occupazionale degli stessi. In particolare, il Governo si impegna ad attivare immediatamente gli organismi di coordinamento, programmazione e valutazione della politica nazionale della ricerca previsti dal recente decreto legislativo n. 204/98. Ciò consentirà, tra l’altro, di:
                    · attivare nuove procedure di rigorosa valutazione dei risultati, realizzando un efficace sistema di controllo degli interventi;
                    · amplificare la ricaduta dell’investimento attraverso una precisa qualificazione della domanda e una più stretta correlazione tra l’offerta e la domanda stessa.

                    Il Governo si impegna, inoltre a:
                    - razionalizzare il sistema pubblico della ricerca, riconsiderando i diversi soggetti istituzionali e distinguendone missione, ruolo, organizzazione. In tale contesto, il riordino degli enti di ricerca – con particolare riguardo al CNR e all’ENEA – favorirà azioni di apertura e interazione con le realtà produttive, dei servizi e delle diverse ammistrazioni pubbliche e private, sia attraverso forme di mobilità del personale e di sostegno alla autonoma capacità imprenditoriale dei ricercatori, sia attraverso opportune forme di collaborazione direttamente ricollegate al territorio;
                    - sburocratizzare tutti gli strumenti di intervento a sostegno delle attività di ricerca, attraverso la revisione, integrazione e coordinamento di tutte le leggi in materia, con particolare riferimento alla 46/82 e alla 488/92, mirando in particolare a consentire un più agevole accesso ai finanziamenti pubblici da parte delle PMI, anche privilegiando, in coerenza con gli indirizzi comunitari, forme associative tra imprese, enti di ricerca e università e a sostenere in modo coordinato le attività di ricerca, sia autonome, sia programmate attraverso forme di ampia concertazione tra Amministrazioni centrali e locali, Università, Enti pubblici di Ricerca, mondo imprenditoriale, parti sociali, in piena coerenza con le differenti condizioni di sviluppo territoriale;
                    · favorire l’internazionalizzazione delle iniziative di ricerca imprenditoriale, azioni mirate di promozione e accompagnamento, nonché il potenziamento della partecipazione italiana nell’ambito del V Programma Quadro, anche ricorrendo al supporto di organismi esterni;
                    · Il forte impegno già avviato nella direzione della semplificazione amministrativa e dell’abbattimento dei tempi decisionali, consentirà nell’immediato:
                    · l’attivazione delle intese di programma del Murst con il CNR e l’ENEA, che comporteranno la progressiva immissione nel circuito di ricerca meridionale di circa 1.000 ricercatori;
                    · lo sblocco di investimenti pari a circa 900 miliardi per il sostegno delle iniziative di potenziamento della rete di ricerca delle aree depresse, selezionate nell’ambito delle attività di programmazione negoziata. I progetti da attivare, ricompresi in ventinove raggruppamenti tematici (clusters), potrebbero costituire veri e propri “cantieri di lavoro creativo”, nell’ambito dei quali offrire ai giovani, attraverso addizionali attività di formazione, possibilità di esperienze concretamente valorizzabili su una varietà di occasioni di lavoro.
                    · la rivitalizzazione, ove esistano effettive possibilità di rilancio, di centri di ricerca in crisi, al fine di salvaguardarne e valorizzarne il patrimonio di conoscenza, competenze e attrezzature scientifiche.

                    · Ciò, ovviamente, non può esaurire le esigenze di un sistema di ricerca nazionale, pubblico e privato, che sia funzionale alle necessità dello sviluppo economico-occupazionale del Paese. In tale contesto dovrà prevedersi:
                    · l’avvio di riforme che consentano una incentivazione basata sulla defiscalizzazione degli investimenti in ricerca;
                    · l’introduzione di nuovi strumenti a sostegno del capitale di rischio per un più ampio coinvolgimento della finanza privata e per la realizzazione di nuove imprese ad alto contenuto tecnologico. In tale contesto, saranno anche incentivate iniziative imprenditoriali promosse da giovani ricercatori, quale spin off dei programmi di formazione e ricerca lanciati dal Ministero con gli strumenti delle citate L. 46/82 e 488/92.

                    Allegato 4: Formazione, sviluppo locale e Pubblica amministrazione

                    La politica delle risorse umane è un elemento centrale della strategia di sviluppo del Mezzogiorno. Per costruire un intervento “ordinario” che crei sviluppo occorre un salto di qualità nella politica delle risorse umane delle pubbliche amministrazioni. Formazione, aumento di competenze, riorganizzazione degli uffici e delle strutture devono essere al centro delle politiche nazionali e locali come strumenti attuativi delle riforma amministrativa e del decentramento.

                    Gli obiettivi verso i quali far convergere le risorse a disposizione devono riguardare :
                    · la formazione e l’assistenza alle amministrazioni per rafforzare la loro efficienza ed efficacia, ai fini della promozione dello sviluppo socioeconomico;
                    · la coesione e l’innovazione amministrativa, attraverso il miglioramento della qualità dei servizi e degli standard di funzionamento; la sperimentazione e il trasferimento sistematico di pratiche di eccellenza costituiscono, in questa prospettiva, un efficace strumento di integrazione e di messa in comune di risorse;
                    · i processi di decentramento di compiti statali, mettendo in condizione le nuove strutture regionali e locali di operare secondo schemi e regole rinnovate e semplificate;
                    · la riqualificazione e l’aggiornamento professionale delle risorse esistenti e l’acquisizione, da parte delle pubbliche amministrazioni, di nuove professionalità capaci di gestire le diverse fasi del cambiamento;
                    · il sostegno dell’azione delle amministrazioni locali interessate al decollo dei patti territoriali e delle altre forme di negoziazione programmata;
                    · il miglioramento delle forme di integrazione e di scambio di dati e informazioni tra amministrazioni statali e amministrazioni locali, in tema di utilizzo dei fondi strutturali, di anagrafe unica dei cittadini, di sportello unico per il cittadino;
                    · lo sviluppo locale, mediante azioni finalizzate a promuovere il ruolo di sviluppo delle amministrazioni locali e la dotazione di figure nuove quali gli agenti di sviluppo;
                    · l’innovazione amministrativa, mediante un laboratorio sperimentale finalizzato a individuare le iniziative di eccellenza, da trasferire previa la loro ingegnerizzazione. Il programma, finanziato con risorse CIPE, è particolarmente mirato allo sportello unico per le imprese, in coerenza con le prime iniziative finanziate con il programma PASS.

                    Il governo, in questo quadro, si impegna ad attivare immediatamente i progetti del Dipartimento della Funzione Pubblica, coordinati dal Formez, previsti nella programmazione pluriennale e legati al potenziamento dell’intervento delle amministrazioni per lo sviluppo locale. Per tali progetti, che saranno raccordati con la più complessiva offerta di istruzione e formazione a tutti i livelli, saranno previsti momenti di confronto preliminare con le forze sociali. In particolare, il governo intende:
                    · dare immediata attuazione al progetto RAP di formazione, assistenza e consulenza delle amministrazioni decentrate sullo sviluppo locale, che ha l’obiettivo di potenziarne la capacità anche con la costruzione di una leva di “agenti di sviluppo “ interni ed esterni alle amministrazioni e alle agenzie di sviluppo locale (170 miliardi circa);
                    · dare immediata attuazione al progetto di formazione e assistenza per l’attuazione dello Sportello Unico per le imprese (49 miliardi circa);
                    · rafforzare il progetto sulla formazione per il decentramento del Ministero del Lavoro e per la costituzione dei servizi per l’impiego locali (11 miliardi circa);
                    · completare il progetto Pass con interventi ulteriori per circa 100 miliardi.

                    Il totale di questi interventi immediatamente cantierabili prevede complessivamente un investimento di risorse nazionali (al netto di risorse aggiuntive delle amministrazioni locali e regionali) pari a 230 miliardi circa, che potranno essere utilizzati anche come quota di cofinanziamento nazionale per attivare progetti comunitari in grado di mobilitare risorse complessive assai superiori.

                    Il governo si impegna, inoltre, a dare attivazione immediata ai seguenti progetti previsti e finanziati nella programmazione pluriennale straordinaria del Dipartimento della Funzione Pubblica e coordinati dal Formez:
                    · progetto sull’innovazione amministrativa e sulla riorganizzazione e coesione delle amministrazioni -CIPA (50 miliardi circa);
                    · progetto di estensione dei corsi concorso alle amministrazione locali e regionali (20 miliardi circa);
                    · progetto di formazione sulla protezione civile (10 miliardi circa);
                    · progetto di formazione sulla legge 626 nel settore pubblico (finanziamento da definire);
                    · progetto di formazione (coordinato dall’Aipa) connesso all’applicazione della rete unitaria della Pubblica Amministrazione.

                    Il totale di questi interventi prevede complessivamente un investimento di risorse nazionali (al netto di risorse aggiuntive delle amministrazioni locali e regionali) pari a circa 100 miliardi circa, che potranno essere utilizzati anche come quota di cofinanziamento nazionale per attivare progetti comunitari in grado di determinare risorse complessive superiori.

                    Il governo si impegna infine ad acquisire nuove risorse nell’ambito del prossimo Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006, essendo evidente che la coesione e l’omogeneità degli standard di efficienza delle amministrazioni dei vari Paesi sono elementi irrinunciabili nel contesto del mercato unico europeo. I progetti per lo sviluppo locale e per la coesione e l’innovazione amministrativa vanno ricompresi tra le linee prioritarie d’azione da sviluppare mediante il ricorso ai prossimi finanziamenti europei.

                    L’aumento delle risorse per la formazione deve consentire di raggiungere in tempi certi la soglia dell’1 per cento del monte salari del settore pubblico
                    · Il governo si impegna sia a presentare alle parti sociali entro l’aprile 1999 un piano straordinario sulla formazione del settore pubblico che raccolga le varie proposte e linee programmatiche sia a procedere al riordino del settore anche con l’attuazione della delega relativa e con la riorganizzazione della SSPA.

                    A tal fine il Governo si impegna a costituire con le parti sociali presso il Dipartimento per la Funzione Pubblica un gruppo di lavoro finalizzato a definire nel termine di 4 mesi:
                    a. gli obiettivi a breve e medio termine di una politica formativa per i lavoratori pubblici secondo le seguenti priorità:
                    a1 – favorire la riconversione professionale dei lavoratori interessati dai processi di mobilità indotti dal decentramento istituzionale e amministrativo;
                    a2 – predisporre gli interventi e gli strumenti formativi indotti dall’applicazione dei nuovi ordinamenti professionali;
                    a3 – riqualificare i dirigenti delle PP.AA., con particolare riguardo ai nuovi compiti in materia di gestione economica per centri di costo, di conduzione delle relazioni sindacali, di responsabilità organizzativa;
                    a4 – riqualificare e rafforzare, con particolare riguardo agli uffici periferici del Ministero del Lavoro, i supporti amministrativi pubblici di sostegno alle nuove procedure extragiudiziali di conciliazione e di arbitrato.
                    b. i principi e il disegno generale del nuovo sistema formativo dei lavoratori pubblici, favorendo le sinergie tra le diverse competenze e i vari soggetti istituzionali.
                    c. i principi organizzativi e le competenze professionali per l’introduzione sistematica nelle PP.AA. di strutture preposte alla formazione dei lavoratori pubblici quale fondamentale elemento di una nuova politica del personale.
                    d. le forme di partecipazione e il rapporto con l’attività contrattuale delle fasi di attuazione dei progetti formativi.
                    e. i sistemi di certificazione e monitoraggio dell’offerta pubblica e privata di formazione.

                    Ulteriori risorse saranno reperite nell’ambito dei bilanci delle singole amministrazioni, i cui programmi formativi dovrebbero armonizzarsi con gli obiettivi strategici sopra richiamati.

                    Lo strumento dell’accordo di programma ai diversi livelli e il coinvolgimento della Conferenza unificata Stato – Regioni – Autonomie locali dovranno assicurare le necessarie sinergie e forme di collaborazione tra i vari soggetti istituzionali, nel rispetto dei reciproci ruoli. Con gli stessi strumenti di concertazione va promosso il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e l’interscambio di esperienze con il mondo delle imprese.

                    Allegato 5: Ulteriori ipotesi di intervento di semplificazione e razionalizzazione

                    1. Abolizione dell’apposito registro antincendio (ex DPR 12 gennaio 1998, n. 37, art. 5)

                    L’impresa sottoposta a vigilanza da parte dei VV. FF. è obbligata a fornirsi di apposito registro antro il quale trascrivere la formazione, i mezzi di soccorso, etc. Tale misura può essere conseguita più semplicemente con altri mezzi che soddisfino la legislazione sulla sicurezza e consentano di dimostrare l’assolvimento effettivo degli obblighi senza la sovrapposizione di registri.

                    2. Abolizione dell’invio all’ente di controllo del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (ex d. lgs. 626/94 come modificato dal d.lgs 242/96)

                    Tale invio è inutile, l’obbligo significativo essendo nella nomina del responsabile (che spesso coincide con l’imprenditore stesso).

                    3. Soppressione dei fondi di previdenza impiegati gestiti dall’Ina con contestuale trasferimento al Fondo pensioni lavoratori dipendenti delle attuali disponibilità economiche dei Fondi ed eliminazione dei relativi oneri impropri a carico delle aziende.

                    I Fondi di previdenza per gli impiegati gestiti dall’Ina costituiscono un doppione sia dei trattamenti erogati dall’Inps in caso di disoccupazione sia del trattamento di fine rapporto. La contribuzione a carico del lavoratore e dell’azienda è assolutamente esigua (50 lire mensili pro capite a carico di entrambe le parti) come le relative prestazioni (pari al massimo a 60 mila lire complessive). Risulta, invece, gravoso l’onere amministrativo per le aziende.

                    Allegato 6: Ipotesi di interventi in materia di sicurezza e certezza del diritto

                    1. Approvazione della legge antiracket

                    Il disegno di legge presentato dal Governo in materia di funzionamento del fondo antiracket è da tempo fermo al Senato. Il Governo si impegna a sollecitarne una pronta approvazione.

                    2. Rifinanziamento della l. 108/1996 (antiusura)

                    3. Beni culturali

                    Il Ministero per i beni e le attività culturali verificherà, nell’iter parlamentare del rilevante Testo unico che sarà presentato in gennaio, gli strumenti per assicurare semplificazione delle procedure e certezze dei tempi dell’attività provvedimentale.

                    4. Sicurezza per lo sviluppo

                    Il programma “Sicurezza per lo sviluppo” mira a rafforzare il rapporto fra istituzioni della sicurezza e mondo imprenditoriale, anche attraverso l’aggiornamento della mentalità organizzativa ed operativa delle tre Forze di polizia e la rimodulazione degli schemi di controllo del territorio. Approvato dalla Commissione europea, il programma è stato ammesso al co-finanziamento con i fondi strutturali per un ammontare complessivo di ca. 560 miliardi di lire, e sarà portato a termine entro il 2001. L’impegno del Governo è volto a finanziare, tra l’altro, le iniziative di programmazione negoziata nel cui ambito andranno apportate le risorse che potranno essere impiegate per migliorare le condizioni di sicurezza e di legalità all’interno dei singoli patti territoriali e contratti d’area.

                    5. La giustizia civile

                    5.1 Istituzione del giudice unico di primo grado. L’introduzione del giudice unico di primo grado si traduce in primo luogo nell’abolizione della duplicità degli uffici del pretore e del tribunale, prefigurando un sistema incentrato sulla ripartizione di competenze, in primo grado, tra giudice togato e giudice di pace. Il Governo si impegna a rispettare la data di cui al d. lgs. N. 51 del 1998 (2 giugno 1999).

                    9.2 Sezioni stralcio. Il Governo si impegna a pubblicare in tempi ravvicinati il nuovo bando per la integrale copertura di giudici onorari aggregati (le cui vacanze effettive sono pari a 669).

                    9.3 Istituzione di nuovi tribunali e revisione dei circondari di Torino, Milano, Roma, Napoli e Palermo e . Il Governo si impegna sollecitare una pronta approvazione del d.d.l. 3033 che delega il Governo all’emanazione di uno o più decreti legi9slativi diretti a decongestionare i tribunali sopraindicati. Il Governo si impegna altresì a sollecitare la pronta approvazione del d.d.l. n. 4625/c (confluito nel d.d.l. 411/c) recante, fra l’altro, norme sul contenzioso civile pendente e sulle indennità spettanti al giudice di pace.

                    9.4 Introduzione di filtri al contenzioso civile. Il Governo si impegna a presentare il progetto di riforma relativo al funzionamento di un sistema efficiente di alternative dispute resolution, inteso a:
                    · istituire camere di onciliazione presso tutti i tribunali
                    · valorizzare le esperienze di conciliazione spontanea con l’istituzione di un apposito registro delle associazioni e istituzioni operanti,
                    · potenziare i poteri conciliativi del giudice di apce e del favor conciliationis nel processo
                    · prevedere materie che per la loro specificità necessitano di un filtro conciliativo pregiudiziale
                    · prevedere interventi di conciliazione su indicazione del giudice.

                    Sintesi finanziaria

                    Maggiori uscite o minori entrate 1999 2000 2001 A regime
                    Assetti contrattuali:
                    - decontribuzione delle quote retributive previste da contratti collettivi di secondo livello (1 per cento a partire dal 1999)
                    150
                    250
                    250
                    250
                    Istruzione, formazione e ricerca:
                    - apprendistato e formazione continua
                    100
                    0
                    0
                    0
                    - 0,50
                    Oneri contributivi:
                    - assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
                    1000
                    1000
                    1000
                    - garanzia di reddito per maternità
                    1000
                    1300
                    1300
                    - assegni al nucleo familiare
                    1000
                    7500
                    Oneri fiscali:
                    - potenziamento della Dit
                    1000
                    1000
                    - revisione delle detrazioni ed aliquote Irpef
                    4000
                    4000
                    4000
                    - trattamento delle soc. di persone
                    1000
                    1000
                    1000
                    Totale
                    250
                    7250
                    8550
                    15050
                    Per memoria:
                    - gettito della carbon tax
                    1900
                    3800
                    5700
                    11500
                    - – di cui, già impegnato
                    1500
                    1700
                    2200
                    2200
                    - gettito presunto da recupero di evasione
                    ?
                    ?
                    ?
                    ?

                    FILCAMS – FISASCAT UILTuCS

                    IPOTESI DI ACCORDO INTERCONFEDERALE
                    APPLICATIVO DEL D. LGS. 626/94
                    CONFESERCENTI

                    Il giorno 20 novembre 1996

                    presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale

                    alla presenza del Sottosegretario di Stato dott.ssa Federica Gasparrini

                    tra

                    CONFESERCENTI

                    e

                    FILCAMS-CGIL
                    FISASCAT-CISL
                    UILTUCS-UIL

                    ·Premesso che le direttive comunitarie recepite dal D. Lgs. 626/94 e successive modifiche ed integrazioni hanno lo scopo di attuare misure volte a promuovere il miglioramento della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro ;

                    ·constatato il miglioramento dei sistemi e delle procedure di prevenzione e protezione dai rischi nei settori di applicazione e che il presente accordo risponde alla necessità di salvaguardare la salute e la sicurezza sia dei lavoratori sia degli utenti e clienti ;

                    ·ravvisato che il D. Lgs. 626/94 nel recepire le direttive comunitarie, intende sviluppare l’informazione, il dialogo e la partecipazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro tra i datori di lavoro ed i lavoratori e/o i loro rappresentanti, tramite strumenti adeguati e che pertanto ciò rappresenta un obiettivo condiviso cui assegnare ampia diffusione ;

                    ·preso atto che le parti intendono dare attuazione agli adempimenti loro demandati dal Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 in materia di consultazione e partecipazione dei lavoratori alla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ;

                    ·considerato che la logica che fonda i rapporti tra le parti sulla materia intende superare posizioni di conflittualità ed ispirarsi a criteri di partecipazione ;

                    nel comune intento di :

                    ·privilegiare relazioni sindacali non conflittuali finalizzate soprattutto all’attuazione di una politica di prevenzione e protezione ;

                    ·evitare l’imposizione di vincoli amministrativi, finanziari e giuridici tali da ostacolare la creazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese ;

                    ·si è stipulata la presente ipotesi di accordo interconfederale sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in applicazione del D. Lgs. 626/94 e successive modifiche ed integrazioni da valere per le imprese del Terziario, distribuzione e servizi e del Turismo.

                    PRIMA PARTE
                    RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA

                    1.Numero dei componenti la Rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza

                    Ai sensi dell’art. 18, comma 6, del DLgs. 626/94 il numero dei rappresentanti per la sicurezza è così individuato:

                    a)un rappresentante nelle aziende ovvero unità produttive sino a 200 dipendenti ;

                    b) tre rappresentanti nelle aziende ovvero unità produttive da 201 a 1000 dipendenti ;

                    c) sei rappresentanti in tutte le altre aziende ovvero unità produttive ;

                    salvo clausole più favorevoli dei contratti aziendali, definite in relazione alle peculiarità dei rischi presenti in azienda.

                    Il rappresentante per la sicurezza, in conformità a quanto prevede l’art. 19, comma 4, del D. Lgs. 626/94, non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento delle proprie attività e nei suoi confronti si applicano le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali.

                    AZIENDE O UNITA’ PRODUTTIVE CON PIÙ DI 15 DIPENDENTI

                    2. Individuazione della rappresentanza

                    Il rappresentante per la sicurezza è individuato tra i componenti le RSA/RSU laddove costituite.

                    In caso di assenza di RSA/RSU o in presenza di un numero di rappresentanti inferiore al numero previsto, per la individuazione del rappresentante per la sicurezza si procede su base elettiva tra i lavoratori occupati nell’azienda su istanza degli stessi, ovvero su iniziativa delle OO.SS. dei lavoratori stipulanti il presente accordo.

                    In caso di costituzione delle RSA/RSU successiva alla elezione del rappresentante per la sicurezza, questi rimane comunque in carica ed esercita le sue funzioni fino alla scadenza del mandato.

                    3. Procedure per l’individuazione del rappresentante per la sicurezza

                    Alla costituzione della rappresentanza dei lavoratori si procede mediante elezione diretta da parte dei lavoratori, con votazione a scrutinio segreto.

                    Fatto salvo quanto previsto in materia dal secondo comma del punto 2, le RSU ovvero le RSA, ove presenti in azienda, indicheranno come candidati uno o più dei loro componenti, che saranno inseriti in una o più liste separate presentate dalle OO.SS. dei lavoratori stipulanti il presente accordo.

                    Hanno diritto al voto tutti i lavoratori non in prova a libro matricola che prestino la loro attività nelle sedi aziendali.

                    Ogni lavoratore potrà esprimere un numero di preferenze pari ad un terzo del numero dei rappresentanti da eleggere, con un minimo di una preferenza.

                    Possono essere eletti tutti i lavoratori in servizio e non in prova alla data delle elezioni ad eccezione dei lavoratori a tempo determinato, degli apprendisti e dei lavoratori con contratto di formazione e lavoro.

                    Risulterà eletto il lavoratore che avrà ottenuto il maggior numero di voti espressi, purché abbia partecipato alla votazione la maggioranza semplice degli aventi diritto.

                    Prima dell’elezione i lavoratori in servizio nomineranno al loro interno il segretario del seggio elettorale, che dopo lo spoglio delle schede provvederà a redigere il verbale della elezione.

                    Copia del verbale sarà consegnata dal segretario del seggio alla direzione aziendale e da questa tempestivamente inviata all’Organismo paritetico regionale, che provvederà ad iscrivere il nominativo in un’apposita lista.

                    L’esito della votazione sarà comunicato a tutti i lavoratori a cura del segretario del seggio e del datore di lavoro, mediante affissione in luogo accessibile a tutti i lavoratori.

                    La rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza durerà in carica 3 anni ed è rieleggibile. Scaduto tale periodo, essa manterrà comunque le sue prerogative, in via provvisoria, fino all’entrata in carica della nuova rappresentanza e comunque non oltre sessanta giorni dalla scadenza.

                    Nel caso di dimissioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, lo stesso sarà sostituito dal primo dei non eletti o in mancanza rimarrà in carica fino a nuove elezioni e comunque non oltre sessanta giorni dalle dimissioni. In tal caso al dimissionario competono le sole ore di permesso previste per la sua funzione, per la quota relativa al periodo di durata nella funzione stessa.

                    4. Modalità di elezione del rappresentante per la sicurezza

                    In presenza di RSU le modalità di elezione sono quelle previste dall’accordo Interconfederale 8 giugno 1995 in materia di RSU.

                    In presenza di RSA, le stesse concorderanno con il datore di lavoro le modalità di elezione.

                    In assenza di RSA/RSU le modalità di elezione sono quelle previste al punto 3. Le date e gli orari saranno concordate tra il datore di lavoro e i lavoratori ovvero le OO.SS. dei lavoratori stipulanti il presente accordo.

                    Le elezioni dovranno avere luogo senza pregiudizio per la sicurezza delle persone, la salvaguardia dei beni e degli impianti ed in modo da garantire il normale svolgimento dell’attività lavorativa.

                    4 BIS Permessi retribuiti

                    In relazione alle peculiarità dei rischi presenti nei settori del Terziario e del Turismo, per il tempo necessario allo svolgimento dell’attività propria della rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza, ogni componente avrà a disposizione un massimo di :

                    ·30 ore annue nelle aziende o unità produttive da 16 a 30 dipendenti ;

                    ·40 ore annue nelle aziende o unità produttive oltre i 30 dipendenti.

                    Per le aziende stagionali il monte ore di cui sopra è riproporzionato in relazione alla durata del periodo di apertura e comunque con un minimo di 9 ore annue nelle aziende o unità produttive da 16 a 30 dipendenti e di 12 ore annue nelle aziende o unità produttive oltre i 30 dipendenti.

                    Per l’espletamento degli adempimenti previsti da punti b), c), d), g), i) ed l) dell’art. 19 D. Lgs. 626/94 non viene utilizzato il predetto monte ore.

                    Il monte ore di cui sopra assorbe, fino a concorrenza, quanto concesso allo stesso titolo dai contratti o accordi collettivi di lavoro, in ogni sede stipulati.

                    AZIENDE FINO A 15 DIPENDENTI

                    5. Individuazione della rappresentanza

                    Il rappresentante per la sicurezza è eletto direttamente dai lavoratori al loro interno secondo le modalità di cui al punto 6 a.

                    In considerazione delle particolari peculiarità delle imprese interessate all’applicazione del presente accordo, per i rispettivi ambiti di competenza del settore Terziario e del settore Turismo, il rappresentante per la sicurezza, previo accordo a livello territoriale di competenza, può anche essere designato secondo le modalità di cui al punto 6 b.

                    6. Procedure per la individuazione del rappresentante per la sicurezza

                    6. a Elezione diretta del rappresentante aziendale per la sicurezza

                    L’elezione si svolge a scrutinio segreto, anche per candidature concorrenti.

                    Hanno diritto al voto tutti i lavoratori non in prova a libro matricola che prestino la loro attività nelle sedi aziendali.

                    Possono essere eletti tutti i lavoratori in servizio e non in prova alla data delle elezioni ad eccezione dei lavoratori a tempo determinato, degli apprendisti e dei lavoratori con contratto di formazione e lavoro.

                    Risulterà eletto il lavoratore che avrà ottenuto il maggior numero di voti espressi, purché abbia partecipato alla votazione la maggioranza semplice degli aventi diritto.

                    Prima dell’elezione i lavoratori in servizio nomineranno al loro interno il segretario del seggio elettorale, che dopo lo spoglio delle schede provvederà a redigere il verbale dell’elezione.

                    Copia del verbale sarà consegnata dal segretario del seggio alla direzione aziendale e da questa tempestivamente inviata all’Organismo paritetico regionale che provvederà ad iscrivere il nominativo in un’apposita lista.

                    L’esito della votazione sarà comunicato a tutti i lavoratori, a cura del segretario del seggio e del datore di lavoro, mediante affissione in luogo accessibile a tutti.

                    Il rappresentante per la sicurezza durerà in carica 3 anni ed è rieleggibile. Scaduto tale periodo, lo stesso manterrà comunque le sue prerogative, in via provvisoria, fino all’entrata in carica del nuovo rappresentante e comunque non oltre sessanta giorni dalla scadenza.

                    6. b Designazione del rappresentante territoriale per la sicurezza

                    I rappresentanti territoriali per la sicurezza saranno designati congiuntamente dalle OO.SS. dei lavoratori stipulanti il presente accordo e formalmente comunicati all’organismo paritetico regionale.

                    Gli aspiranti devono essere in possesso di adeguate conoscenze o comprovate esperienze nel settore.

                    L’Organismo paritetico regionale ratificherà con propria delibera la designazione del rappresentante per la sicurezza e gli assegnerà gli ambiti di competenza.

                    Successivamente l’Organismo paritetico regionale comunicherà al datore di lavoro, che a sua volta lo comunicherà ai lavoratori, il nominativo del rappresentante per la sicurezza designato.

                    I rappresentanti della sicurezza designati dovranno partecipare obbligatoriamente ad iniziative formative gestite o indicate dall’Organismo paritetico regionale.

                    Il rappresentante della sicurezza designato durerà in carica tre anni ed è ridesignabile.

                    6. bis Permessi retribuiti

                    In relazione alle peculiarità dei rischi presenti nei settori del Terziario e del Turismo, per il tempo necessario allo svolgimento della attività propria di rappresentante per la sicurezza dei lavoratori, il rappresentante eletto dai lavoratori avrà a disposizione :
                    ·12 ore annue in aziende fino a 5 dipendenti ;
                    ·16 ore annue in aziende da 6 a 10 dipendenti ;
                    ·24 ore annue in aziende da 11 a 15 dipendenti.
                    Per le aziende stagionali il monte ore di cui sopra e riproporzionato in relazione alla durata del periodo di apertura e comunque con un minimo di 4 ore annue nelle aziende fino a 5 dipendenti ; di 5 ore annue nelle aziende da 6 a 10 dipendenti ; di 7 ore annue nelle aziende da 11 a 15 dipendenti.

                    Per l’espletamento degli adempimenti previsti da punti b), c), d), g), i), ed l) dell’art. 19 D. Lgs. 626/94 non viene utilizzato il predetto monte ore.

                    Il monte ore di cui sopra assorbe, fino a concorrenza, quanto concesso allo stesso titolo dai contratti o accordi collettivi di lavoro, in ogni sede stipulati.

                    7. Disposizioni per le aziende stagionali

                    Nelle aziende stagionali le elezioni avverranno entro 30 giorni dall’apertura.

                    Possono essere candidati per l’elezione del rappresentante della sicurezza i lavoratori stagionali il cui contratto di lavoro preveda, alla data di svolgimento delle elezioni, una durata residua non inferiore a tre mesi.

                    Gli eletti che vengano nuovamente assunti nella stagione successiva alla elezione, riassumono tale carica sempre che sussistano i requisiti dimensionali.

                    8. Attribuzioni del Rappresentante per la sicurezza

                    Con riferimento alle attribuzioni del rappresentante per la sicurezza, la cui disciplina legale è contenuta all’art. 19 del D. Lgs. 26/94, le Parti concordano sulle seguenti indicazioni.

                    8. a Strumenti e mezzi

                    In applicazione dell’art. 19, comma 1, lettere e) ed f) del D. Lgs. 626/94, il rappresentante ha diritto di ricevere le informazioni e la documentazione aziendale ivi prevista per il più proficuo espletamento dell’incarico.

                    Il rappresentante può consultare il documento di valutazione dei rischi di cui all’art. 4, comma 2, custodito presso l’azienda, laddove previsto.

                    Di tali dati e dei processi produttivi di cui sia messo o venga comunque a conoscenza, il rappresentante è tenuto a farne un uso strettamente connesso al proprio incarico, nel rispetto del segreto aziendale.

                    Il datore di lavoro consulta il rappresentante per la sicurezza su tutti gli eventi per i quali la disciplina legislativa prevede un intervento consultivo dello stesso.

                    Il verbale della consultazione deve riportare le osservazioni e le proposte formulate dal rappresentante per la sicurezza.

                    Il rappresentante per la sicurezza, a conferma dell’avvenuta consultazione, appone la propria firma sul verbale della stessa.

                    Il rappresentante per la sicurezza nell’espletamento delle proprie funzioni e laddove se ne ravvisi la necessità, utilizza gli stessi locali che l’azienda ha destinato alle RSA/RSU.

                    8. b Accesso ai luoghi di lavoro.

                    Il diritto di accesso ai luoghi di lavoro deve essere esercitato nel rispetto delle esigenze organizzative e produttive e del segreto imprenditoriale con le limitazioni previste dalla legge.

                    Il rappresentante per la sicurezza eletto direttamente dai lavoratori all’interno dell’azienda, deve segnalare al datore di lavoro, con un preavviso di almeno 2 giorni lavorativi, le visite che intende effettuare nei luoghi di lavoro.

                    Lo stesso, durante le visite che effettuerà nei luoghi di lavoro, sarà accompagnato per ragioni organizzative e produttive dal responsabile del servizio o da persona delegata.

                    Il rappresentante per la sicurezza, designato ai sensi del punto 6. b nell’ambito dell’Organismo paritetico regionale, deve segnalare al datore di lavoro, con un preavviso di almeno 7 giorni, le visite che intende effettuare nei luoghi di lavoro.

                    Lo stesso, durante le visite che effettuerà nei luoghi di lavoro, sarà di norma accompagnato da un esponente dell’Associazione datoriale competente per territorio.

                    8. c Modalità di consultazione.

                    Laddove il D.Lgs. 626/94 prevede a carico del datore di lavoro la consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, questa deve essere effettuata in modo da garantire la sua effettività.

                    Il rappresentante per la sicurezza, in occasione della consultazione, ha facoltà di formulare proprie proposte e proprie opinioni, non vincolanti per il datore di lavoro, in ordine alle operazioni aziendali in corso o in via di definizione.

                    Il rappresentante è tenuto a controfirmare, in ogni caso, il verbale dell’avvenuta consultazione.

                    In presenza del rappresentante designato ai sensi del punto 6. b nell’ambito dell’Organismo paritetico regionale gli adempimenti in capo ai datori di lavoro, previsti dalle norme vigenti in tema di consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, vengono assolti nella sede dell’Organismo paritetico regionale per il tramite dell’Associazione datoriale.

                    8. d Informazioni e documentazione aziendale.

                    Ai sensi della lettera e), del comma 1 dell’art. 19, del D. Lgs. 626/94, il rappresentante per la sicurezza ha diritto di ricevere le informazioni e di consultare la documentazione aziendale inerente la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti le sostanze e i preparati pericolosi, laddove impiegati, le macchine, gli impianti, l’organizzazione e gli ambienti di lavoro, gli infortuni e le malattie professionali.

                    Il rappresentante, ricevute le notizie e le informazioni di cui al comma 1, è tenuto a farne un uso strettamente connesso alla sua funzione e nel pieno rispetto del segreto aziendale.

                    9. Tempo di lavoro retribuito per i componenti della rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza.

                    In tutti i casi in cui un componente la rappresentanza per la sicurezza, per svolgere le sue specifiche funzioni, debba interrompere la propria attività lavorativa, dovrà darne preventivo avviso all’impresa, almeno 2 giorni lavorativi prima, firmando una apposita scheda permessi al fine di consentire il computo delle ore utilizzate.

                    10.Contenuti e modalità della formazione dei componenti la rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza

                    Al fine di consentire ai componenti la rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza l’acquisizione delle conoscenze in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, per un corretto esercizio dei compiti loro affidati dal D. Lgs. 626/94, si stabilisce quanto segue :
                    ·Il rappresentante della sicurezza ha diritto alla formazione prevista all’art. 19, comma 1, lett. G) del D. Lgs. 626/94 ;
                    ·la formazione non può comportare oneri economici a carico del rappresentante della sicurezza e si svolge mediante permessi retribuiti aggiuntivi rispetto a quelli già previsti per la sua attività ;
                    ·tale formazione deve prevedere con specifico riferimento ai settori interessati un programma di 32 ore che deve comprendere :
                    *conoscenze generali sugli obblighi e diritti previsti dalla normativa ;
                    *conoscenze fondamentali sui rischi e sulle relative misure di prevenzione e protezione ;
                    *metodologie sulla valutazione del rischio ;
                    *metodologie minime di comunicazione ;
                    ·i corsi di formazione sono organizzati dell’Organismo paritetico regionale o in collaborazione con lo stesso.

                    Le ore di cui sopra assorbono, fino a concorrenza, quanto concesso allo stesso titolo dai contratti o accordi collettivi di lavoro in ogni sede stipulati.

                    Sono fatti salvi, ai fini del presente articolo, i corsi di formazione organizzati antecedentemente alla stipula del presente accordo, purché rispondenti ai requisiti su indicati.

                    11. Addetti ai videoterminali.

                    Per gli addetti ai videoterminali, l’interruzione, di cui all’art. 54 D.Lgs. 626/94, sarà attuata di norma mediante cambiamento di attività nell’ambito delle proprie mansioni.

                    SECONDA PARTE
                    ORGANISMI PARITETICI

                    12. Organismo Paritetico Nazionale.

                    E’ costituito, all’interno degli Enti Bilaterali Nazionali del Turismo e del Terziario, un Organismo Paritetico Nazionale per la Sicurezza sul Lavoro formato da 6 rappresentanti della CONFESERCENTI e da 6 rappresentanti di FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS (due per ciascuna organizzazione), con i rispettivi supplenti.
                    Il suddetto Organismo Paritetico Nazionale opererà in piena autonomia funzionale rispetto agli Enti Bilaterali Nazionali del Turismo e del Terziario.
                    L’O.P.N. per la Sicurezza sul Lavoro ha i seguenti compiti :

                    ·promuovere formazione diretta, tramite seminari e altre attività complementari per i componenti degli O.P.R. ;

                    ·promuovere la costituzione degli Organismi Paritetici Regionali, di cui al successivo art. 13, ai sensi dell’art. 20 del D. Lgs. 626/94, e coordinarne l’attività ;

                    ·verificare l’avvenuta costituzione degli Organismi Paritetici Regionali ;

                    ·Elaborare le linee guida ed i criteri per la formazione dei lavoratori e dei rappresentanti per la sicurezza, tenendo conto di quanto previsto dai Ministri del Lavoro e della Sanità in applicazione dell’art. 22 comma 7 del D. Lgs. 626/94 per la dimensione e la tipologia delle imprese ;

                    ·Promuovere lo scambio di informazioni e valutazioni in merito all’applicazione della normativa ;

                    ·Promuovere e coordinare gli interventi formativi e di altra natura nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro, reperendo finanziamenti dalla U.E. e di Enti pubblici e privati nazionali ;

                    ·Favorire la sperimentazione di moduli formativi flessibili ed innovativi che rispondano alle specifiche esigenze delle imprese, e destinati ai soggetti di cui al presente accordo, anche sulla base delle fonti pubbliche dell’U.E. e nazionali ;

                    ·Valutare le proposte di normative comunitarie e nazionali, anche per elaborare posizioni comuni da proporre agli organismi europei, al Governo, al Parlamento e ad altre amministrazioni nazionali competenti ;

                    ·Ricevere dagli organismi paritetici regionali l’elenco dei nominativi dei rappresentanti per la sicurezza.

                    13. Organismo Paritetico Regionale per i settori del Commercio e del Turismo.

                    A livello regionale sarà costituito, entro 60 giorni dalla data di stipula del presente accordo, l’O.P.R., composto da 6 rappresentanti della CONFESERCENTI REGIONALE e sei rappresentanti delle tre OO.SS. (due per ciascuna Organizzazione), con i relativi supplenti.

                    L’Organismo Paritetico di cui al precedente comma, oltre agli adempimenti di cui all’articolo 20 del decreto legislativo n. 626 del 1994, ha i seguenti compiti :

                    ·assumere interpretazioni univoche su tematiche in materia di sicurezza in genere. Tali interpretazioni, in quanto unanimemente condivise e formalizzate, costituiranno pareri ufficiali dell’O.P.R. e, in quanto tali, saranno trasmessi all’Organismo Paritetico nazionale.

                    Tali pareri potranno, inoltre, essere trasmessi ad Enti ed Istituzioni, quali le UUSSLL, l’Ispettorato del lavoro, la Magistratura, la Regione ecc. e impegnano le parti a non esprimere opinioni difformi se non, a loro volta, congiuntamente concordate.

                    L’O.P.R. potrà inoltre valutare di volta in volta l’opportunità di divulgare nei modi concordemente ritenuti più opportuni tali pareri :

                    ·promuovere l’informazione e la formazione dei soggetti interessati sui temi della salute e della sicurezza ;

                    ·individuare eventuali fabbisogni formativi specifici del territorio connessi all’applicazione del D.Lgs. 626/94 e proporli all’O.P.N. ;

                    ·elaborare, tenendo conto delle linee guida dell’O.P.N., progetti formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro e promuoverne la realizzazione anche in collaborazione con l’Ente Regione, adoperandosi altresì per il reperimento delle necessarie risorse finanziarie pubbliche, anche a livello comunitario ;

                    ·ricevere i verbali con l’indicazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ;

                    ·attuare le disposizioni di cui al punto 6 del presente accordo ;

                    ·designare esperti richiesti congiuntamente dalle parti.

                    L’Organismo Paritetico :
                    ·assume le proprie decisioni all’unanimità ; la decisione unanime si realizza a condizione che siano rappresentate tutte le organizzazioni stipulanti ;
                    ·redige motivato verbale dell’esame e delle decisioni prese.

                    Le parti interessate (aziende, lavoratori o i loro rappresentanti) si impegnano a mettere in atto la decisione adottata.

                    Le funzioni dell’O.P.R. sono svolte, di norma, nell’ambito degli Enti Bilaterali, laddove costituiti.

                    14. Composizione delle controversie.

                    Le parti confermano che per la migliore gestione della materia della salute e sicurezza sul lavoro occorra procedere all’applicazione di soluzioni condivise.

                    A tal fine, le parti interessate (il datore di lavoro, il lavoratore o i loro rappresentanti) ricorreranno all “Organismo Paritetico Regionale, quale prima istanza obbligatoria di risoluzione, in tutti i casi di insorgenza di controversie individuali singole o plurime relative all’applicazione delle norme riguardanti la materia dell’igiene, salute e sicurezza sul lavoro, al fine di riceverne una soluzione concordata, ove possibile.

                    Procedure :
                    La parte che ricorre all’O.P.R., ne informa senza ritardo le altre parti interessate.
                    ·In tal caso la parte ricorrente deve inviare all’O.P.R. il ricorso scritto con raccomandata a.r. e la controparte potrà inviare le proprie controdeduzioni entro 30 giorni dal ricevimento del ricorso ;

                    ·l’esame del ricorso deve esaurirsi entro i 30 giorni successivi a tale ultimo termine, salvo eventuale proroga unanimemente definita dall’organismo paritetico regionale ;

                    ·l’O.P.R. assume le proprie decisioni all’unanimità ; la decisione unanime si realizza a condizione che siano rappresentate le organizzazioni stipulanti il presente accordo con almeno un rappresentante per ciascuna ;

                    ·si redige motivato verbale dell’esame e delle decisioni prese ;

                    trascorsi tali termini, ovvero qualora risulti fallito il tentativo di conciliazione, ciascuna delle parti può ricorrere all’Organismo Paritetico Nazionale, prima di adire la Magistratura, con ricorso da presentarsi con le stesse modalità e nei termini di cui sopra.

                    Le parti interessate (aziende, lavoratori o loro rappresentanti) si impegnano a mettere in atto la decisione adottata.

                    15. Modalità di attuazione dell’accordo.

                    Per la pratica realizzazione di quanto previsto al punto 13) ed al punto 6. b le parti stabiliranno a livello regionale la misura del contributo da destinare all’O.P.R. sulla base dei seguenti criteri :

                    ·previa definizione del bilancio preventivo, alla copertura dei costi concorrono tutte le aziende ;

                    ·per i costi legati ai rappresentanti territoriali per la sicurezza designati in base al punto 6 b, concorrono le sole aziende interessate.

                    Successivamente al 31 marzo 1997, le parti stipulanti si incontreranno a livello nazionale per verificare lo stato di attuazione degli O.P.R.

                    Per le regioni nelle quali eventualmente non fossero stati costituiti gli O.P.R., le parti stipulanti il presente accordo si incontreranno a livello nazionale per esaminare le cause che non ne hanno consentito la costituzione, al fine di rimuoverle e conseguentemente di concordare congiuntamente la misura del contributo.

                    Per i settori del Turismo e del Terziario, le Organizzazioni territoriali aderenti alle Organizzazioni Nazionali stipulanti i CCNL del Turismo e del Terziario potranno accordarsi per l’utilizzo dei fondi derivanti dai contributi già definiti per gli Enti Bilaterali.

                    16. Dichiarazione congiunta.

                    Sono fatti salvi i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, eventualmente eletti antecedentemente alla stipula del presente accordo in conformità a quanto dallo stesso previsto.

                    16. bis Disposizione finale.

                    Il presente accordo entra in vigore dalla data di stipula e scadrà il 31 dicembre 1999 e, se non disdetto almeno 6 mesi prima dalla sua scadenza da una delle parti firmatarie, si intenderà rinnovato di anno in anno.

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                         Differenze Accordi Confcommercio/Confesercenti

                    ACCORDO INTERCONFEDERALE APPLICATIVO DEL D.LGS. 626/94 *

                    -Premesso che le direttive comunitarie recepite dal D.Lgs 626/94 e successive modifiche ed integrazioni hanno lo scopo di attuare misure volte a promuovere il miglioramento della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro;
                    -constatato il miglioramento dei sistemi e delle procedure di prevenzione e protezione dai rischi nei settori di applicazione e che il presente accordo risponde alla necessita’ di salvaguardare la salute e la sicurezza sia dei lavoratori sia degli utenti e clienti;
                    -ravvisato che il D.lgs. 626/94 nel recepire le direttive comunitarie, intende sviluppare l’informazione, il dialogo e la partecipazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro tra i datori di lavoro ed i lavoratori e/o i loro rappresentanti, tramite strumenti adeguati, e che pertanto ciò rappresenta un obiettivo condiviso cui assegnare ampia diffusione;
                    -preso atto che le parti intendono dare attuazione agli adempimenti loro demandati dal Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 in materia di consultazione e partecipazione dei lavoratori alla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
                    -considerato che la logica che fonda i rapporti tra le parti sulla materia intende superare posizioni di conflittualità ed ispirarsi a criteri di partecipazione;
                    -nel comune intento di:
                    -privilegiare relazioni sindacali non conflittuali finalizzate soprattutto all’attuazione di una politica di prevenzione e protezione;
                    -evitare l’imposizione di vincoli amministrativi, finanziari e giuridici tali da ostacolare la creazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese;

                    -30 ore annue nelle aziende o unità produttive da 16 a 30 dipendenti;
                    -40 ore annue nelle aziende o unità produttive oltre i 30 dipendenti.

                    -il rappresentante della sicurezza ha diritto alla formazione prevista all’art.19, comma 1, lett. g) del D.lgs. 626/94;
                    -la formazione non può comportare oneri economici a carico del rappresentante della sicurezza e si svolge mediante permessi retribuiti aggiuntivi rispetto a quelli già previsti per la sua attività;
                    -tale formazione deve prevedere con specifico riferimento ai settori interessati un programma di 32 ore che deve comprendere:
                    ·conoscenze generali sugli obblighi e diritti previsti dalla normativa
                    ·conoscenze fondamentali sui rischi e sulle relative misure di prevenzione e protezione
                    ·metodologie sulla valutazione del rischio
                    ·metodologie minime di comunicazione
                    -i corsi di formazione sono organizzati dall’Organismo paritetico provinciale o in collaborazione con lo stesso.

                    -promuovere formazione diretta, tramite seminari e altre attivita’ complementari per i componenti degli O.P.P.
                    -promuovere la costituzione degli Organismi Paritetici Provinciali, di cui al successivo
                    -art. 13, ai sensi dell’art. 20 del D. Lgs 626/94, e coordinarne l’attività;
                    -verificare l’avvenuta costituzione degli Organismi Paritetici provinciali;
                    -elaborare le linee guida ed i criteri per la formazione dei lavoratori e deI rappresentanti per la sicurezza, tenendo conto di quanto previsto dai Ministri del Lavoro e della Sanità in applicazione dell’art.22 comma 7 del D.Lgs. 626/94 per la dimensione e la tipologia delle imprese;
                    -promuovere lo scambio di informazioni e valutazioni in merito all’applicazione della normativa;
                    -promuovere e coordinare gli interventi formativi e di altra natura nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro, reperendo finanziamenti dalla U.E. e di Enti pubblici e privati nazionali;
                    -favorire la sperimentazione di moduli formativi flessibili ed innovativi che rispondano alle specifiche esigenze delle imprese, e destinati ai soggetti di cui al presente accordo, anche sulla base delle fonti pubbliche dell’U.E. e nazionali;
                    -valutare le proposte di normative comunitarie e nazionali, anche per elaborare posizioni comuni da proporre agli organismi europei, al Governo, al Parlamento e ad altre amministrazioni nazionali competenti;
                    -ricevere dagli Organismi paritetici provinciali l’elenco dei nominativi dei rappresentanti per la sicurezza.

                    -assumere interpretazioni univoche su tematiche in materia di sicurezza in genere. Tali interpretazioni, in quanto unanimemente condivise e formalizzate, costituiranno pareri ufficiali dell’O.P.P. e, in quanto tali, saranno trasmessi all’Organismo Paritetico nazionale. Tali pareri potranno, inoltre, essere trasmessi ad Enti ed Istituzioni, quali le UUSSLL, l’Ispettorato del lavoro, la Magistratura, la Regione ecc. e impegnano le parti a non esprimere opinioni difformi se non, a loro volta, congiuntamente concordate. L’ O.P.P. potrà inoltre valutare di volta in volta l’opportunità di divulgare nei modi concordemente ritenuti più opportuni tali pareri;
                    -promuovere l’informazione e la formazione dei soggetti interessati sui temi della salute e della sicurezza;
                    -individuare eventuali fabbisogni formativi specifici del territorio connessi all’applicazione del D.Lgs. 626/94 e proporli all’ O.P.N.;
                    -elaborare, tenendo conto delle linee guida dell’O.P.N., progetti formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro e promuoverne la realizzazione anche in collaborazione con l’Ente Regione, adoperandosi altresì per il reperimento delle necessarie risorse finanziarie pubbliche, anche a livello comunitario;
                    -ricevere i verbali con l’indicazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
                    -attuare le disposizioni di cui al punto 6 del presente accordo;
                    -designare esperti richiesti congiuntamente dalle parti.

                    -assume le proprie decisioni all’unanimità; la decisione unanime si realizza a condizione che siano rappresentate tutte le organizzazioni stipulanti;
                    -redige motivato verbale dell’esame e delle decisioni prese.

                    -in tal caso la parte ricorrente deve inviare all’O.P.P. il ricorso scritto con raccomandata a.r. e la controparte potra’ inviare le proprie controdeduzioni entro 30 giorni dal ricevimento del ricorso;
                    -l’esame del ricorso deve esaurirsi entro i 30 giorni successivi a tale ultimo termine, salvo eventuale proroga unanimemente definita dall’organismo paritetico provinciale ;
                    -l’O.P.P. assume le proprie decisioni all’unanimita’; la decisione unanime si realizza a condizione che siano rappresentate le organizzazioni stipulanti il presente accordo con almeno un rappresentante per ciascuna;
                    -si redige motivato verbale dell’esame e delle decisioni prese;
                    -trascorsi tali termini, ovvero qualora risulti fallito il tentativo di conciliazione, ciascuna delle parti puo’ adire l’Organismo Paritetico Nazionale, preventivamente al ricorso alla Magistratura con ricorso da presentarsi con le stesse modalita’ e nei termini di cui sopra.

                    -previa definizione del bilancio preventivo, alla copertura dei costi concorrono tutte le aziende;
                    -per i costi legati ai rappresentanti territoriali per la sicurezza designati in base al punto 6 b, concorrono le sole aziende interessate.

                    Link Correlati
                         Differenze Accordi Confcommercio/Confesercenti

                    PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

                    PREMESSA

                    24 settembre 1996

                    Il Governo si impegna a una completa e tempestiva attuazione della intesa per il lavoro.

                    A tal fine provvedimenti legislativi necessari alla sua attuazione che non rientreranno nelle misure collegate alla legge finanziaria 1997 saranno oggetto di una iniziativa del governo volta a richiedere al Parlamento l’adozione di un percorso di approvazione preferenziale.

                    Il Governo è consapevole che non basta, nella fase attuale, la pura e semplice ripresa degli investimenti per modificare in modo significativo gli indici di occupazione e disoccupazione.

                    Sono questi i motivi per i quali con la delibera Cipe del 12 luglio, oltre a destinare 9.000 miliardi a un programma di investimenti, si sono stanziati 1.000 miliardi per una politica attiva del lavoro i cui frutti, in attuazione del presente protocollo, si vedranno a partire dal 1997. Saranno inoltre previste le risorse per tener fede all’impegno di fiscalizzazione degli oneri sociali assunto in sede europea.

                    Ad obiettivi di sviluppo e di promozione di una qualificata occupazione, in coerenza con una politica di risanamento dei conti pubblici fondata su una scelta di rigorosa destinazione di risorse e coerente con l’obiettivo di partecipazione all’Unione Europea, si ispirerà la legge finanziaria per il triennio 1997/1999 che il Governo si accinge ad approvare.

                    L’impegno straordinario per l’occupazione richiede, in questo quadro, il reperimento di risorse aggiuntive. Il Governo si pone l’obiettivo di far derivare, prevalentemente, tali risorse dalla lotta all’evasione e dalla privatizzazione dei beni demaniali. In particolare, tenendo conto della effettiva capacità di spesa nel primo esercizio di provvedimenti che devono essere ancora varati dal Parlamento, sarà previsto uno stanziamento aggiuntivo in fondo globale di circa 1.500 miliardi per il 1997 a cui dovranno aggiungersi le risorse necessarie a fronteggiare l’introduzione degli incentivi fiscali per le nuove imprese che saranno computati nell’ambito della manovra sulle entrate. Per il 1998-99 si procederà in coerenza con tali stanziamenti prevedendo il raggiungimento della operatività delle norme.

                    Il Governo adotterà un separato provvedimento per prorogare di un terzo anno il contratto di formazione lavoro nelle aree del Mezzogiorno, limitatamente ai casi di stabilizzazione del rapporto di lavoro alla scadenza del secondo anno, con mantenimento, per il terzo anno, degli incentivi e delle condizioni contrattuali.

                    Il Governo si impegna a recepire la direttiva comunitaria sull’orario di lavoro (93/104) secondo quanto verrà stabilito nell’intesa fra le parti sociali. In ogni caso esprime fin d’ora l’orientamento a fissare per via legislativa il nuovo orario (così come definito nella direttiva comunitaria) in quaranta ore settimanali.

                    Il Governo, inoltre, adotterà un nuovo modello sanzionatorio per i contratti a termine che riservi la tradizionale e rilevante sanzione (quella della conversione, a tempo indeterminato, del rapporto di lavoro) solo a casi di violazione gravi (mancanza di forma scritta, prosecuzione del rapporto per un tempo significativo alla scadenza del termine), nelle altre situazioni di errore formale, invece, sarà prevista una sanzione esclusivamente risarcitoria, il cui ammontare andrà correlato alla durata del rapporto di lavoro.

                    Tutto ciò premesso, il 24 settembre 1996, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Romano Prodi, con il Ministro del lavoro e della Previdenza Sociale, Prof. Tiziano Treu, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dott. Enrico Micheli e i rappresentanti delle seguenti organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro:

                    CGIL Segr. Gen. Sergio COFFERATI
                    CISL Segr. Gen. Sergio D’ANTONI
                    UIL Segr. Gen. Pietro LARIZZA
                    CONFINDUSTRIA Pres. Giorgio FOSSA
                    CONFCOMMERCIO Pres. Sergio BILLE’
                    CONFESERCENTI Pres. Guido PEDRELLI
                    ASSICREDITO Pres. Tancredi BIANCHI
                    CISPEL Pres. Franco DORIGONI
                    CONFETRA Pres. Guido CREMONESE
                    LEGA COOPERATIVE Pres. Ivano BARBERINI
                    CONFCOOPERATIVE Pres. Luigi MARINO
                    CNA Pres. Filippo MINOTTI
                    CASA Pres. Giuseppe GUARINO
                    CLAAI Pres. Isidoro PLATANIA
                    CONFARTIGIANATO Pres. Ivano SPALANZANI
                    UNCI Pres. Luciano D’ULIZIA
                    AGCI Pres. Maurizio ZAFFI
                    ANIA Pres. Antonio LIONGO
                    ACRI Pres. Sandro MOLINARI
                    CISNAL Pres. Mauro NOBILIA
                    CISAL Segr. Gen. Gaetano CERIOLI

                    hanno sottoscritto l’allegato Accordo per il lavoro.

                    ACCORDO PER IL LAVORO
                    Introduzione

                    Il Governo e le parti sociali firmatarie del presente protocollo (in seguito parti sociali) concordano sull’urgenza di attivare un piano straordinario per l’occupazione che abbia come obiettivo l’accrescimento del tasso di occupazione, in particolare nel Mezzogiorno.

                    La questione della disoccupazione è presente prevalentemente nelle regioni meridionali del Paese e, pertanto, l’intervento concordato sarà modulato in modo tale da produrre sensibili effetti di riduzione del divario tra Nord e Sud.

                    Il Governo e le parti sociali assegnano grande importanza al metodo della concertazione. Quella dell’occupazione è infatti una sfida che richiede il concorso di tutti, nella consapevolezza che risanamento finanziario, creazione di condizioni per una crescita stabile e politiche per l’occupazione non sono obiettivi alternativi.

                    Il Governo e le parti sociali sono convinti della necessità di una strategia integrata tra politiche macroeconomiche, politiche del mercato del lavoro, politiche per l’occupazione.

                    In questo quadro l’utilizzazione della leva fiscale come fondamentale strumento per lo sviluppo dell’economia, delle imprese e dell’occupazione trova riconoscimento comune di essenzialità e l’impegno del Governo ad operare coerentemente sin dalla prossima finanziaria attraverso anche una riduzione degli oneri sul costo del lavoro.

                    Per quanto attiene alle politiche del lavoro il Governo e le parti sociali confermano le priorità dell’Unione Europea fissate ad Essen ed i contenuti del protocollo d’intesa del 23 luglio 1993, con gli aggiornamenti e gli adeguamenti opportuni. E’ necessario altresì perseguire gli obiettivi di convergenza indicati nel trattato di Maastricht attuando una rigorosa politica di bilancio.

                    Il confronto sull’occupazione, che si svolge in Italia, rientra nella più vasta strategia di dialogo che in Europa si è intensificata nel corso del Semestre di Presidenza italiana della U.E. con la Conferenza tripartita di Roma, primo appuntamento nell’ambito dell’azione per l’occupazione in Europa proposto dal Presidente Santer.

                    Le linee guida della politica per l’occupazione si ispirano ai contenuti del Libro Bianco di Delors su crescita, competitività e occupazione laddove si pone l’accento sulle esigenze infrastrutturali, di formazione e ricerca, sulla dotazione di servizi rivolti ai sistemi locali o virtuali di PMI, sui nuovi bacini di opportunità d’impiego. Questi vanno dalla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, alla riqualificazione degli spazi urbani, ai servizi sociali e di cura, con particolare riferimento allo sviluppo del settore no-profit.

                    Nelle aree dove la disoccupazione è particolarmente elevata, occorre innescare interventi per incidere congiuntamente sulla creazione d’impresa, sullo sviluppo locale, sulle prospettive dell’occupazione, verificando il contributo che può venire dall’innovazione dei comportamenti delle istituzioni, degli attori economici e di quelli collettivi. Sotto questo profilo sarà finalizzato l’attuale assetto degli incentivi tenendo conto delle specificità, delle convenienze e delle vocazioni d’area.

                    Al fine di assicurare il pieno successo di tali iniziative e di creare un ambiente favorevole per i nuovi investimenti, in particolare nel Mezzogiorno d’Italia, il Governo e le parti sociali riconoscono la straordinaria importanza del ripristino della legalità e concordano con le azioni formulate dal CNEL sul rapporto tra legalità-impresa-occupazione.

                    Per quanto attiene al lavoro pubblico, la semplificazione e l’efficienza delle Pubbliche Amministrazioni costituiscono strumenti fondamentali per lo sviluppo del paese. Occorre perseguire l’obiettivo dela valorizzazione del lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni come risorsa essenziale per la realizzazione dei processi di trasformazione degli apparati pubblici. Lo sviluppo di politiche innovative in tema di personale, attraverso la contrattazione e investendo principalmente nella formazione e nella trasformazione dell’organizzazione del lavoro, va posto in connessione con le riforme che il Governo ha predisposto in materia di ricollocazione di funzioni, di razionalizzazione e di semplificazione amministrativa, di bilancio dello Stato, nonchè con le riforme in materia di completamento del processo di piena contrattualizzazione del rapporto di lavoro e di efficienza dell’azione e dell’organizzazione degli uffici pubblici. Ai predetti fini, il Governo si impegna a concludere un confronto con le parti sociali per pervenire a uno specifico protocollo di intesa.

                    Sulla base di questi indirizzi generali il Governo e le parti sociali hanno individuato una serie di misure nel seguito delineate.

                    FORMAZIONE

                    I

                    La qualità del sistema di istruzione e formazione è una leva fondamentale per la competitività attuale e futura e per costruire un modello sociale equilibrato fondato sull’attuazione del pieno diritto di cittadinanza.

                    Per questo l’impegno del Governo per il lavoro e l’occupazione che coinvolge le parti sociali deve basarsi, anche in conformità agli orientamenti maturati in sede comunitaria, su interventi strutturali, sostenuti da adeguate risorse, che perseguano l’efficienza e l’efficacia del sistema di istruzione e formazione.

                    L’obiettivo prioritario da perseguire, anche alla luce dei livelli di formazione presenti nel nostro paese sia fra i giovani che fra gli adulti, è da un lato quello di innalzare complessivamente il livello di scolarità dal punto di vista quantitativo e qualitativo, dall’altro di creare le condizioni per assicurare continuità di accesso alla formazione per tutto l’arco della vita, anche in relazione alle trasformazioni del contesto competitivo, del mercato del lavoro caratterizzate da mobilità, da lavori che richiedono adattabilità e continua capacità di apprendere.

                    L’assenza nel nostro Paese di un’offerta sufficientemente dimensionata e articolata di professionalizzazione per giovani ed adulti per un verso, la rigidità e impermeabilità della scuola dell’altro, hanno determinato una grande dispersione di risorse umane, una frattura fra sistema formativo e lavoro che rischia di avere ricadute negative sul nostro sistema produttivo.

                    A tal fine, è necessario interconnettere gli interventi formativi e di ricerca attraverso un forte rinnovamento anche istituzionale dei sistemi di istruzione e formazione, in grado di assicurare il coordinamento e il decentramento nel governo del sistema, la programmazione degli interventi e delle risorse, l’articolazione e la personalizzazione degli interventi formativi in relazione alla domanda di cultura e di professionalità che nasce nel territorio. In questo contesto l’autonomia consentirà alle istituzioni scolastiche di dialogare efficacemente con tutti i soggetti interessati, sociali e istituzionali, e di rendere flessibile e personalizzare il percorso formativo.

                    Questo implica una ridefizione organica dell’impianto complessivo del sistema di istruzione e formazione, delle funzioni dei vari soggetti pubblici e privati, statali, regionali e degli enti locali, in ordine alle responsabilità di indirizzo, gestione, controllo e certificazione delle attività di formazione.

                    La qualificazione dell’offerta di lavoro, nel senso dell’acquisizione di competenze tecniche e professionali, chiama in causa l’intero processo formativo. Da questo punto di vista la connessione tra i temi relativi all’istruzione, alla formazione professionale, alla ricerca scientifica e tecnologica, richiede una corretta individuazione delle priorità e la revisione coordinata degli assetti istituzionali e normativi.

                    Da tali innovazioni, che affermano il ruolo centrale delle risorse umane nel processo produttivo, ci si attende un contributo significativo all’elevamento della qualità dell’offerta di lavoro, delle capacità competitive del sistema delle imprese ed un incremento dell’occupazione.

                    In tale prospettiva appare necessario:

                    un coordinamento tra le istituzioni preposte che porta ad unità di strategia gli interventi sulla formazione relativamente agli obiettivi generali e alla programmazione delle risorse all’interno di una ridefinizione delle competenze di Stato, Regioni ed Enti Locali;

                    individuare, anche alla luce degli orientamenti comunitari, gli strumenti per favorire la partecipazione delle parti sociali, riconoscendone il ruolo determinante quali rappresentanti rispettivamente di domanda e offerta di lavoro, nel prospettare esigenze e priorità assicurando coerenza dei processi formativi con l’obiettivo di innalzare la competitività del sistema italiano;

                    mirare gli interventi sulla base dell’analisi dei fabbisogni formativi da rilevare concretamente con la partecipazione strutturata delle parti sociali, anche attraverso la valorizzazione degli organismi bilaterali;

                    attivare un sistema di ricognizione permanente della quantità/qualità dell’offerta formativa che ne verifichi la coerenza con gli effettivi fabbisogni della domanda di lavoro richiesta dal sistema produttivo anche settoriale;

                    selezionare, a partire dai suddetti fabbisogni, le priorità e conseguentemente intervenire sulle strutture formative in modo concertato e mirato;

                    ricomporre le politiche pubbliche della ricerca, valorizzando forme associative e consortili tra i diversi soggetti e sostenendone lo sviluppo attraverso adeguati incentivi; favorire il collegamento tra mondo della ricerca e sistema produttivo, soprattutto a vantaggio delle piccole e medie imprese, e tra ricerca e formazione anche attraverso la progettazione di poli integrati.

                    II

                    Il Governo si impegna a realizzare l’ampliamento dell’obbligo scolastico e a garantire il diritto alla formazione. In tal senso è necessario elevare i tassi di partecipazione all’istruzione ed alla formazione (obbligo scolastico per 10 anni, ristrutturato nei cicli ed innovato nei curricola, e diritto alla formazione fino a 18 anni).

                    Perchè il prolungamento dell’obbligo scolastico abbia una vera ricaduta sociale, è necessario che si fondi su un modello organizzativo flessibile, in cui sia strutturale la possibilità di interventi di sostegno a percorsi individuali di apprendimento, e che valorizzi gli apporti che il sistema di formazione professionale può recare.

                    E’ inoltre indispensabile attivare una progettazione specifica di interventi finalizzata a recuperare il divario formativo tra le varie aree del paese, con particolare attenzione a quelle di maggiore disagio sociale e al Mezzogiorno, anche attraverso il coinvolgimento delle autonomie locali, delle forze sociali, del volontariato.

                    In particolare dovranno essere previsti progetti mirati che, facendo perno anche sulla valorizzazione del "saper fare", consentano una più forte motivazione all’apprendimento. Anche in questo modo si contribuirà ad elevare i tassi di successo nella fascia dell’obbligo, rimuovendo le cause degli abbandoni e della dispersione scolastica, che oggi rappresentano un insopportabile spreco di risorse umane ed economiche.

                    In tale prospettiva occorre:

                    realizzare l’autonomia delle istituzioni scolastiche, supportandola a livello centrale e periferico con risorse finanziarie ordinarie e perequative riferite alle diverse situazioni socioeconomiche, equi sistemi di contributo ai costi da parte dell’utenza, interventi normativi e di assistenza tecnica e l’istituzione di un sistema nazionale di valutazione;

                    promuovere la trasformazione dei centri di formazione professionale in agenzie formative;

                    riordinare l’assetto complessivo del sistema scolastico. Rivedere e riqualificare i programmi scolastici anche attraverso l’introduzione di metodologie didattiche idonee ad attivare abilità e a valorizzare propensioni in un rapporto costruttivo e dinamico con il mondo del lavoro;

                    procedere alla revisione della legge 845/78 ed alla disciplina delle interconnessioni tra i vari canali formativi (alternanza, rientri, valutazione e certificazione dei crediti formativi), anche sulla base degli orientamenti del Comitato Nazionale di Concertazione istituito presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale;

                    sviluppare l’istruzione post-secondaria affermando una dimensione di alta professionalità tecnica, supportata da una forte valenza culturale, come ulteriore offerta rispetto ai diplomi universitari;

                    diffondere l’esperienza dello stage, prevedendo forme di incentivazione per le imprese che offrano tali opportunità formative;

                    favorire, con la partecipazione delle Università, delle Regioni e del sistema scolastico e formativo, un efficace orientamento dei giovani.

                    Percorsi formativi post-obbligo

                    I percorsi formativi successivi all’istruzione obbligatoria potranno svilupparsi secondo una pluralità di opzioni, fra loro collegate in una logica di sistema e raccordati attraverso la possibilità di passaggio da un’opzione ad un’altra.

                    Il segmento post-obbligatorio scolastico, articolato per indirizzi, è finalizzato a fornire una formazione culturale idonea al proseguimento degli studi a livello universitario e/o al conseguimento di un diploma pre-professionalizzante.

                    Sarà previsto:

                    l’arricchimento in itinere dei piani di studio mediante brevi e specifici moduli aggiuntivi di formazione professionale;

                    la personalizzazione dei curricola e l’adozione di nuovi modelli di organizzazione scolastica e della didattica;

                    il raccordo tra scuola e lavoro, da realizzare anche attraverso la generalizzazione di stage a carattere fortemente orientativo e formativo.

                    Il segmento post-obbligatorio non scolastico costituirà un sistema flessibile di opportunità a completamento dell’offerta formativa.

                    Esso prevederà per le già accennate possibilità di passaggio la certificazione ed il riconoscimento di crediti formativi e si caratterizzerà per:

                    una finalizzazione specifica al lavoro attraverso un forte legame con la realtà produttiva, economica e professionale;

                    diverse modalità formative (formazione a tempo pieno, formazione a tempo parziale, alternanza di formazione e lavoro) cui fare ricorso a seconda delle esigenze, alla stregua di quanto avviene in altri paesi europei, valorizzando pienamente il ruolo dell’orientamento;

                    un ripensamento della collocazione e delle finalità dell’istruzione professionale in un contesto di valorizzazione della dimensione regionale, nonchè dell’apprendistato e dei contratti di formazione-lavoro;

                    percorsi o moduli formativi specifici rivolti alla creazione di nuova imprenditoria.

                    Percorsi formativi post-diploma

                    Va istituito, accanto all’offerta universitaria, un autonomo sistema di formazione superiore, non in continuità rispetto alla scuola secondaria caratterizzato da:

                    collegamento stretto con le dinamiche occupazionali ed aderenza con le problematiche professionali e aziendali;

                    coinvolgimento dei vari soggetti formativi del mondo della produzione, delle professioni, della ricerca, etc:,

                    massima flessibilità anche attraverso l’utilizzo di docenti esterni;

                    uso delle tecnologie educative e introduzione di nuove didattiche attive, fondate sul "problem solving" e sulla formazione in alternanza;

                    sistema integrato di certificazione.

                    Alle Regioni spetta, sulla base di indirizzi nazionali, la funzione di programmazione e coordinamento delle esperienze presenti sul territorio, anche ricorrendo ad accordi di programma, secondo quanto previsto dalla L. 236/93, dagli accordi tra le parti sociali e dalle intese tra Governo e Regioni.

                    La gestione delle attività dovrà vedere la partecipazione di tutti i soggetti presenti sul territorio (formazione professionale, università, scuola, mondo del lavoro e delle professioni etc.) nella logica dell’utilizzo ottimale delle risorse esistenti e della valorizzazione delle esperienze d’eccellenza.

                    Apprendistato e contratti di formazione lavoro

                    Occorre valorizzare il profilo formativo dell’apprendistato e dei contratti di formazione-lavoro nonchè prevederne un utilizzo più diffuso, modulato e flessibile, attraverso una riforma che garantisca il coordinamento di caratteristiche e finalità dei due istituti, rendendone esplicita e verificabile la quantità e la qualità dei contenuti formativi. Caratteristiche e finalità vanno concordate e definite nel confronto tra le Parti Sociali, anche con l’apporto degli Enti Bilaterali. Dovranno essere definite le competenze pubbliche per la certificazione dell’attività formativa ai fini dell’utilizzo dei crediti formativi all’interno dell’intero sistema.
                    Gli aspetti lavoristici sono trattati nel capitolo sulla promozione dell’occupazione.

                    III

                    Per elevare la partecipazione all’istruzione superiore e universitaria, contrastandone il carattere socialmente selettivo, l’alto tasso di dispersione e la divaricazione tra le aree territoriali del Paese, il Governo si impegna ad attivare una politica integrata per il diritto allo studio che consenta di acquisire un tasso di laureati convergente con quelli dei paesi più industrializzati dell’Unione Europea. A tal fine è necessario:

                    costituire un fondo nazionale per il diritto allo studio alimentato dalla finanza pubblica, finalizzato al sostegno economico individuale degli studenti meritevoli in base alle condizioni di reddito familiare, anche con un ruolo di riequilibrio sul territorio. Il fondo potrà intervenire già dall’ultimo anno delle scuole superiori. Il finanziamento pubblico potrà essere integrato con il concorso volontario di altri soggetti, pubblici e privati (banche, imprese, istituzioni locali).
                    Ciò deve consentire il graduale incremento, fino ai livelli della media europea, del numero delle borse di studio e l’adeguamento dei relativi importi. Per i prestiti d’onore, il governo si impegna anche ad una revisione dell’attuale normativa, che nei fatti non ne consente un adeguato utilizzo;

                    procedere alla riforma del sistema delle tasse e dei contributi universitari, al fine di garantire un equilibrio stabile tra risorse dello Stato e risorse delle famiglie, secondo criteri di equità e solidarietà. Dovrà essere definita la quota parte del costo del servizio didattico che deve far carico alla fiscalità generale e la quota da finanziare attraverso la contribuzione delle famiglie; una graduazione della contribuzione stessa in relazione al reddito familiare utilizzando sperimentati criteri integrati di accertamento del reddito familiare;

                    istituire un sistema nazionale di valutazione collegandolo ad una politica di incentivazione e riqualificazione attraverso le risorse aggiuntive rispetto al fondo di funzionamento. Tra le azioni da privilegiare saranno incluse: a) l’estensione dei diplomi di primo livello e la loro integrazione nelle politiche formative regionali, assicurando il collegamento tra i contenuti curricolari e il contesto economico-produttivo; b) la divisione dei mega-atenei; c) i programmi di riordino e miglioramento della didattica in coerenza con i criteri generali che andranno fissati in conseguenza dell’approvazione delle norme di iniziativa del Governo sull’autonomia didattica degli Atenei; d) l’assunzione di giovani;

                    determinare, soprattutto attraverso la definizione dei criteri generali previsti dalla legge predetta, una graduale riconversione dei profili formativi nel sistema universitario, nel senso: a) del contenimento della durata del diploma e della laurea; b) del potenziamento delle occasioni di "ritorno", di "proseguimento" durante l’attività lavorativa, di aggiornamento e di specializzazione; c) dell’adozione del sistema dei crediti; d) di una cura speciale contro la dispersione nel biennio di ingresso e per la gestione orientata del passaggio dall’istruzione secondaria a quella superiore; e) dell’apertura dei dottorati di ricerca al mondo del lavoro, attraverso convenzionamenti e stage, e del potenziamento di specializzazioni e master direttamente professionalizzanti.

                    IV

                    La formazione continua costituisce la nuova prospettiva strategica della formazione e l’affermazione del diritto del cittadino alla qualificazione e all’arricchimento della propria professionalità.

                    I modi concreti nei quali essa dovrà essere strutturata sono definiti in sede regionale sulla base di indirizzi e procedure nazionali definiti con le parti sociali.

                    La possibilità di aggiornare e modificare conoscenze e abilità anche professionali deve essere agevolata dall’adozione di un sistema di crediti formativi, secondo la logica proposta dai più recenti orientamenti dell’Unione Europea. Il sistema di istruzione e di formazione, anche di livello universitario, va collocato in questa prospettiva, e diviene la base su cui innestare proficuamente interventi di formazione continua e di educazione degli adulti.

                    Si tratta di:

                    sviluppare la formazione continua con l’attribuzione graduale ed integrale del contributo dello 0,30% con la partecipazione delle parti sociali. Le modalità di tale attribuzione saranno definite dal Governo nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni;

                    creare nuove opportunità di aggiornamento, anche finalizzato alla riconversione produttiva, attraverso la predisposizione di piani annuali sia a livello di impresa che di territorio, contrattati tra le parti sociali. Gli interventi dovranno riguardare i lavoratori dipendenti (operai, impiegati, quadri e dirigenti), lavoratori autonomi, imprenditori, nonchè soci lavoratori di cooperative.

                    Per quanto attiene in particolare all’educazione degli adulti occorrerà riaffermare il diritto all’istruzione ed alla formazione anche attraverso l’ottimizzazione degli istituti contrattuali vigenti e l’uso di congedi di formazione e periodi sabatici, attraverso uno specifico provvedimento legislativo di sostegno alla contrattazione.

                    Particolare rilievo, data la situazione del mercato del lavoro in particolare nelle aree del Mezzogiorno, assumeranno gli interventi di orientamento, rimotivazione e formazione rivolti a soggetti disoccupati e a coloro che corrono un grave rischio di esclusione sociale. Questi si situeranno nel quadro di un più generale riassetto del sistema che intende promuovere comportamenti "attivi" dei disoccupati agevolandoli attraverso la riqualificazione dei servizi dell’impiego e l’organizzazione di piani di lavoro socialmente utile che prevedano il ricorso ad interventi mirati.

                    V

                    La suindicata connessione dei temi relativi all’istruzione, alla formazione ed al lavoro esige di individuare nella Presidenza del Consiglio dei Ministri la sede di coordinamento delle politiche formative, mediante l’istituzione di un organismo interistituzionale paritario con la partecipazione dei rappresentanti del Ministero della Pubblica Istruzione, del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, del Ministero dell’Università e della ricerca Scientifica, del Ministero dell’Industria, della Conferenza dei Presidenti delle Regioni.

                    Questo livello prevederà una sede di concertazione con le parti sociali per costruire un collegamento costante con le dinamiche sociali e del mercato del lavoro.

                    In tale sede si definirà un sistema di certificazione quale strumento idoneo a conferire unitarietà e visibilità ai percorsi formativi di ogni persona lungo tutto l’arco della vita nonchè a promuovere il riconoscimento dei crediti formativi comunque maturati ed a documentare le competenze effettivamente acquisite.

                    Apposite convenzioni e accordi di programma verranno stipulati, anche a livello territoriale.

                    La formazione dei formatori, secondo piani di intervento concordati, viene assunta come strumento essenziale per facilitare la progressiva integrazione dei sistemi, il miglioramento qualitativo dell’offerta formativa ed il recupero delle situazioni di svantaggio.

                    VI

                    L’attuazione delle presenti linee guida avverrà anche attraverso il reperimento delle necessarie risorse finanziarie aggiuntive, secondo i tempi e le modalità modulati compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica.

                    A tal fine vanno utilizzati, per quanto possibile, gli strumenti di natura regolamentare e gli accordi già previsti dalle leggi vigenti, provvedendo, per gli altri interventi indicati in questo documento, con appositi provvedimenti legislativi.

                    RICERCA E INNOVAZIONE

                    L’importanza della ricerca e dell’innovazione nei processi di modernizzazione del paese e il ruolo del capitale umano che opera nel sistema scientifico e tecnologico, alla base del documento programmatico del luglio 1993, necessitano il dispiegarsi di azioni coordinate, rivolte nella duplice direzione di razionalizzare e fluidificare l’esistente e di introdurre elementi di riforma all’interno di un disegno unitario che sappia coniugare la programmazione delle iniziative, la valutazione e la responsabilizzazione dei soggetti coinvolti, con l’esigenza di favorire la diffusione nel sistema produttivo delle tecnologie necessarie ad aumentarne la competitività con il soddisfacimento dei bisogni collegati alla qualità della vita e alla valorizzazione delle potenziali complessive del sistema Italia.

                    La necessità di una nuova politica pubblica per la ricerca e l’innovazione nasce perciò dalla consapevolezza che occorre impegnare sia i soggetti pubblici operanti nel sistema scientifico nazionale che gli operatori privati, l’opinione pubblica e le forze economiche e sociali, per la qualificazione tecnologica del paese al fine di garantire la capacità competitiva, l’occupazione e il reddito.

                    Seguendo questo percorso logico si deve procedere:

                    alla determinazione e alla concertazione delle strategie e delle opzioni scientifiche e tecnologiche, con un forte coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali sociali ed economici;

                    alla realizzazione di processi e procedure sistematiche di valutazione scientifica ed organizzativa e di previsione tecnologica, propedeutiche alla definizione delle politiche di ricerca del paese ed i relativi strumenti, ad una revisione della rete scientifica pubblica, dei programmi, dei progetti, delle strutture, alla partecipazione del paese alla definizione delle politiche comunitarie in materia, nonchè alla corretta valorizzazione delle attività di ricerca;

                    alla mobilitazione di tutte le risorse disponibili e al coinvolgimento integrato delle competenze e degli interessi per costituire dei circoli virtuosi in grado di sostenere la domanda di crescita di efficacia e di efficienza del sistema scientifico e tecnologico;

                    all’avvio di un processo di riforma delle strutture di ricerca, riguardante la ridefinizione degli obiettivi, la costituzione di un sistema integrato, la sburocratizzazione e la finalizzazione delle attività nel rispetto delle autonomie e delle specificità del lavoro scientifico;

                    alla piena valorizzazione delle risorse umane oggetto dei processi formativi collegati alla ricerca, attraverso una maggior mobilità, un riconoscimento delle peculiarità del lavoro scientifico, un incentivo all’impiego produttivo delle capacità acquisite, un riequilibrio territoriale e settoriale rispetto ai processi spontanei del mercato;

                    al riordino e alla semplificazione delle modalità di sostegno alla ricerca e all’innovazione, in particolare in favore della piccola e media impresa e delle aree meno favorite, utilizzando allo scopo tutte le possibilità e le risorse, anche di origine comunitaria;

                    alla crescita dell’interesse e della partecipazione dell’opinione pubblica sul tema della scienza e della tecnologia, attraverso un potenziamento delle azioni di diffusione e di promozione della cultura scientifica e di valorizzazione dei beni culturali e ambientali.

                    In questo quadro le azioni che devono essere intraprese sono:

                    1) Un più produttivo impiego della risorsa ricerca-innovazione attraverso l’aumento di efficienza e di efficacia della spesa e il concorso di tutti i soggetti, pubblici e privati, nella mobilitazione in favore dell’investimento per la modernizzazione. Infatti, pur facendo leva sul recupero di risorse provenienti da processi, peraltro fondamentali, di razionalizzazione interna o di sussidiarietà europea, si dovrà perseguire l’obiettivo di una crescita mirata ed equilibrata delle risorse, con gradualità ed assicurando la capacità di assorbimento e di spesa del sistema. Tale obiettivo dovrà essere raggiunto entro un triennio, fino al raggiungimento della media europea del 2%. Oltre agli impieghi più direttamente finalizzati, queste risorse dovranno essere impiegate anche a sostegno di quelle aree scientifiche di ricerca di base, secondo quanto programmato ad esempio in Giappone, e di specifica presenza qualificata italiana, come nel caso della valorizzazione e della difesa dei beni culturali ed ambientali o al contributo alla soluzione di problemi di vaste aree territoriali come nel caso del Mezzogiorno.

                    2) Per garantire che il processo di aumento e finalizzazione delle risorse diventi effettivamente produttivo, va realizzato un momento unitario decisionale, una task force a livello di Presidenza del Consiglio dei Ministri, in grado di progettare le grandi scelte di allocare le risorse. Questo nuovo organismo, di concerto con il Ministero dell’Università e Ricerca Scientifica e Tecnologica, che vedrà rafforzato il proprio ruolo di indirizzo e di coordinamento, dovrà definire gli obiettivi di medio termine, rispetto ai quali mobilitare tutte le risorse presenti nei singoli ministeri, nelle agenzie, negli enti e nel sistema produttivo. La definizione di detti obiettivi dovrà essere realizzata mediante la necessaria concertazione con le forze economiche e sociali coinvolte.

                    Andranno perciò riordinate le competenze e le consulenze, in particolare il CNST ed i Comitati nazionali di consulenza, realizzando alcune condizioni di contesto, come il ricorso ad impegni pluriennali di spesa, la promozione e l’impiego di strumenti e procedure di valutazione e previsione tecnologica, con una determinazione di meccanismi in grado di favorire un diverso rapporto tra domanda ed offerta di tecnologia e una diversa partecipazione, già nella fase di progettazione, alle iniziative di coordinamento internazionale, in primo luogo europee.

                    Tali scelte devono portare ad una revisione dello strumento del piano triennale, attraverso una diversa e maggiormente partecipata modalità di produzione e l’introduzione di vincoli per una sua attuazione. Il nuovo piano andrà varato entro l’estate 1997, dopo avere tenuto conto dei risultati derivanti dalle azioni di valutazione e previsione, anche con riferimento all’impatto occupazionale previsto.

                    Per questo fine dovrà essere attivato un osservatorio di previsione tecnologica con il concorso di tutti i soggetti economici e sociali e delle competenze scientifiche necessarie.

                    3) Secondariamente si dovrà intervenire sugli enti e sulle istituzioni scientifiche, sia attraverso la razionalizzazione e la sburocratizzazione delle strutture e delle attività di ricerca (sviluppo delle autonomie, procedure incentivanti, interazione con il sistema produttivo, modifiche regolamentari, contratti di programma, radicamento territoriale e funzionamento a rete), sia con una modifica ed un aggiornamento strutturale del sistema scientifico, a partire dal riordino degli enti maggiori, come CNR ed ENEA (rivedendone ruoli ed organizzazione) con il ricorso ad indirizzi guida e allo strumento della delega legislativa, sostenuti ed accompagnati da processi di concertazione con le parti sociali.

                    In questo quadro andranno rafforzati anche i servizi tecnici dello Stato e le competenze esistenti negli organismi di prove, certificazione e qualità, intendendo questi come strumento per l’innalzamento tecnologico del Paese.

                    4) Per quanto riguarda il sostegno alla ricerca di interesse industriale, dovranno essere introdotte modifiche nella direzione di un automatismo generalizzato per gli investimenti in R&S e innovazione, facendo ricorso alla leva fiscale, rivedendo nel contempo la strumentazione prevista dalla Legge 46/82 nella direzione di una semplificazione (maggior flessibilità degli strumenti) e di una migliore integrazione con le altre azioni di politica industriale, in accordo con i Ministeri interessati, anche relativamente al riordino di altri strumenti riutilizzabili quali i contratti di programma e le riserve di bilancio.

                    Inoltre, sempre con riferimento alla ricerca industriale, andranno sostenute le iniziative di trasferimento e diffusione tecnologica, a partire dalla mobilità del personale, dall’inserimento di giovani qualificati nel mondo del lavoro (come nel caso dei dottori di ricerca o dello strumento dei contratti di formazione-lavoro), dal sostegno alla realizzazione di reti di trasferimento in grado di coinvolgere i soggetti locali e territoriali e di promuovere l’espressione della domanda, in particolare delle PMI. In questo quadro, avviato lo sblocco del finanziamento relativo all’avvio dei parchi scientifici e tecnologici nel Mezzogiorno, che dovranno costituire il primo esempio di un modello nazionale per la collaborazione tra diversi soggetti nel campo dell’innovazione tecnologica ed organizzativa, e l’individuazione di nuovi meccanismi che consentano l’utilizzo delle risorse relative all’intervento in favore delle aree meno favorite, da impiegare immediatamente come risorse aggiuntive e di riequilibrio, si procederà ad un ulteriore potenziamento del sistema delle imprese, attraverso una qualificazione della domanda pubblica e l’avvio di nuovi strumenti finanziari rivolti alla promozione delle attività innovative.

                    Per tutti questi obiettivi andranno riviste le modalità, semplificate le procedure, aumentate le valutazioni, sostenute le iniziative di assistenza ed indirizzo, in particolare a livello territoriale. L’introduzione di meccanismi automatici di tipo fiscale per sostenere lo sforzo in ricerca ed innovazione (quali ad esempio l’ipotesi di credito di imposta con apposito provvedimento legislativo), andrà accompagnata da pochi piani tematici integrati per tecnologie e filiere produttive che rappresentino le priorità del paese, finalizzati alla diversificazione produttiva e all’innalzamento tecnologico, con una revisione ed una semplificazione di quanto oggi previsto attraverso piani nazionali, progetti finalizzati, riserve ed eredità dei vari interventi pregressi.

                    In tutti i casi andrà garantito un effettivo rifinanziamento della ricerca di interesse industriale e territoriale, anche attraverso un riordino delle leggi (46/82, 346/88, 317/9l, 95/95 e 488/92 per la parte ricerca) ed un loro coordinamento con gli altri interventi di politica industriale.

                    5) Infine va sostenuto un investimento sul capitale umano scientifico e tecnologico, sia nei processi formativi (formazione iniziale e continua), sia nella mobilità e nel sostegno all’impiego produttivo di capacità acquisite nel mondo della ricerca e dell’innovazione. Ciò è particolarmente significativo nei confronti delle competenze presenti in centri di ricerca industriale in via di dismissione o di trasformazione. Verranno realizzati tutti gli sforzi, anche in applicazione della cosiddetta "legge Giugni", per garantirne un loro impiego produttivo, in particolare per le aree meno favorite anche all’interno delle iniziative e delle risorse previste dalle risorse della L.488/92.
                    In questo quadro il Governo sta predisponendo un provvedimento per favorire la mobilità di docenti e di ricercatori tra le varie sedi operative ed istituzionali, anche come strumento di valorizzazione delle professionalità.

                    PROMOZIONE DELL’OCCUPAZIONE

                    Per conseguire, anche a breve, risultati concreti in tema di occupazione il Governo e le parti sociali convengono sull’esigenza di operare su più versanti : lo sviluppo e la modernizzazione del sistema produttivo anche attraverso il sostegno alla nuova imprenditorialità, la riduzione dell’incidenza dei costi indiretti del lavoro, la creazione di condizioni idonee a favorire l’emersione del "sommerso", la revisione delle norme del mercato del lavoro per consentire ai soggetti un quadro trasparente di diritti e obblighi, una maggiore flessibilità connessa ad una nuova semplificata regolazione ed alla qualificazione attraverso la formazione dei dispositivi di primo inserimento al lavoro al fine di promuovere l’occupazione e la formazione dei giovani, il sostegno agli interventi di rimodulazione e riduzione contrattata degli orari di lavoro, l’ organizzazione di servizi idonei a favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro.

                    Oltre a sottolineare l’esigenza di creare adeguate condizioni per la crescita il Governo e le parti sociali auspicano che l’andamento dell’ occupazione sia più reattivo quando la congiuntura economica migliora. In tal senso concordano sul fatto che debba essere rivisto il sistema degli incentivi all’occupazione in modo da massimizzarne il rendimento in relazione agli obiettivi specifici che si intendono raggiungere, tenendo conto dei limiti posti dalla Commissione dell’Unione Europea in termini di aiuti all’occupazione e dell’esigenza di compensare il progressivo venir meno nelle aree del Mezzogiorno del regime di agevolazioni contributive e della fiscalizzazione degli oneri sociali.

                    Il Governo è impegnato a presentare alle parti sociali entro il 31 ottobre 1996 un progetto di riordino delle agenzie di promozione e creazione di lavoro e di impresa per qualificare e dare maggiore incisività alle politiche di reindustrializazione e sviluppo. Tale progetto sarà ispirato ai principi dell’eliminazione delle sovrapposizioni, della individuazione di missioni specifiche, della valorizazione delle professionalità presenti. Il progetto prevederà l’evoluzione degli assetti societari nonché una realizzazione e riorganizzazione delle funzioni esistenti.
                    In questo quadro sarà previsto un soggetto distinto che curerà la promozione e l’assistenza allo sviluppo dei lavori socialmente utili.

                    Il Governo e le parti sociali concordano sull’esigenza di dare piena attuazione al principio delle pari opportunità. Vi é piena consapevolezza che occorra affermare una logica non assistenziale che attraversi tutte le politiche dell’occupazione e del mercato del lavoro, ivi compresa la formazione, dove sono tuttora diffusi ruoli e stereotipi non paritari. La promozione dell’impiego femminile costituirà dunque un criterio guida degli interventi in vista del riequilibrio dei tassi di occupazione e del mix professionale fra uomini e donne anche in riferimento alla politica per lo sviluppo dell’imprenditorialità. Il Ministro per le pari opportunità svolgerà un’azione di impulso e coordinamento al fine di promuovere e potenziare tali iniziative.

                    Dalle piccole e medie imprese di tutti i settori il Governo si attende un contributo determinante in termini di crescita occupazionale. Il riordino degli incentivi dovrà essere orientato a massimizzare questo apporto, in particolare nei settori nuovi con prospettive occupazionali. Il Governo ritiene di dover migliorare le condizioni in cui si trovano concretamente ad operare le PMI e le imprese artigiane: semplificando le procedure amministrative, rimuovendo le rigidità del mercato del lavoro, agevolando l’accesso al credito ed ai fondi per la ricerca applicata, promuovendo la disponibilità di servizi di formazione di qualità per le esigenze del personale e degli stessi imprenditori, favorendo la diffusione dell’informazione sull’innovazione e quella sulle tendenze dei mercati, trovando soluzioni mirate al mondo della cooperazione in particolare per quanto attiene alla figura del socio lavoratore, per la cui definizione il Governo presenterà uno specifico disegno di legge. Delle specifiche esigenze delle P.M.I. si terrà conto anche nell’ambito delle necessarie armonizzazioni conseguenti alla definizione degli strumenti di cui al presente accordo.

                    Il sostegno alla nuova imprenditorialità riveste un’importanza particolare, soprattutto nelle aree in ritardo di sviluppo. Il Governo e le parti sociali convengono sul fatto che questo richieda adeguate risorse, capacità organizzativa e raccordi tra le istanze pubbliche preposte a tale compito.

                    Le politiche di sostegno alla nascita di nuove imprese riguarderanno, in particolare la promozione ed il finanziamento di progetti, prioritariamente nei settori a più alta intensità occupazionale: lavoro cosiddetto di cura, servizi alla persona, tutela e valorizzazione dell’ambiente e del territorio, con particolare riferimento al trattamento delle acque e ai sistemi di raccolta differenziata di rifiuti solidi, riqualificazione degli spazi urbani, etc.

                    Il "prestito d’onore" che prevede anche stanziamenti a fondo perduto potrà svolgere un ruolo importante mantenendo fermo il presupposto di un intervento formativo e di validazione dell’idea imprenditoriale.

                    La strategia delineata richiede di intervenire sull’intera strumentazione del mercato del lavoro innovando nella regolazione del mercato del lavoro e dei singoli istituti e, sul piano della prassi, nei comportamenti pubblici eliminando vistosi malfunzionamenti.

                    A seguito dell’introduzione delle nuove norme relative agli strumenti di seguito trattati le parti sociali si incontreranno nelle sedi specifiche per adempiere alle necessarie armonizzazioni dei contratti.

                    1. APPRENDISTATO

                    Obiettivi di riforma:

                    1. qualificare l’istituto per quanto attiene ai profili formativi oggi certamente trascurati, prevedendo adeguati incentivi per il ruolo svolto dall ‘impresa;

                    2. specializzare l’apprendistato come canale di qualificazione in alternanza per giovani privi di qualificazione od in possesso di qualificazione non spendibile per la mansione in oggetto;

                    3. allargare la possibilità di ricorso all’istituto (settori, titoli di studio, profili professionali, fascia di età interessata) e promuoverne la regolazione in ambito contrattuale (compreso il ruolo degli organismi paritetici);

                    4. curare lo snodo tra formazione e lavoro, tra formazione esterna e formazione in situazione di lavoro entro un progetto unitario gestito in modo flessibile, sensibilizzando le imprese e promuovendo i necessari adattamenti organizzativi.

                    Nuovo modello

                    settori interessati: tutti, compresa l’agricoltura. Vengono fatte salve le condizioni di maggior favore per il settore artigiano discendenti dall’attuale quadro legislativo e contrattuale; profili professionali interessati: rinvio alla contrattazione collettiva; fascia di età: 16-24 (il limite superiore viene elevato a 26 anni al Sud);

                    caratteristiche dell’apprendistato: speciale rapporto di lavoro a causa mista di durata variabile tra 18 mesi e 4 anni secondo determinazioni della contrattazione collettiva;

                    svolgimento: nel nuovo modello l’apprendistato si articolerà, adottando i necessari criteri di flessibilità, in un periodo di formazione al lavoro di durata variabile, facente parte integrante dell’apprendistato, da svolgere in una struttura formativa, in un periodo di impegno prevalente di lavoro in impresa intervallato da momenti ricorrenti di formazione e in una fase finale di bilancio e certificazione delle competenze acquisite, definita in base ad intese tra Regione e parti sociali;

                    incentivi: I’attuale regime sarà integrato con un intervento, modulato in relazione all’impegno formativo delle imprese, attivando all’uopo il cofinanziamento dell’Unione europea.

                    Il passaggio nodale della riforma é costituito dalla trilateralità del contratto di apprendistato che impegna giovane, impresa e struttura formativa fin dalla fase iniziale, dall’impegno della parte pubblica e delle parti sociali a vigilare sulla qualità dell’intero processo e sulla certificazione finale delle competenze acquisite da riportare sul libretto di formazione.

                    La formazione "off the job", per tutti i settori e tipologie produttive, sarà strutturata e modulata nel corso del periodo di apprendistato in modo da:

                    favorire l’adozione e l’attuazione dell’innovazione da parte delle imprese;
                    promuovere l’accesso al cofinanziamento dei fondi strutturali;

                    valorizzare l’apporto del sistema di formazione professionale che va in gran parte ricostruito/costruito in relazione ai nuovi compiti.

                    Il problema é di dare vita ad un progetto formativo effettivamente integrato, ricco ed essenziale in modo da rispondere alle esigenze dell’impresa e dei giovani apprendisti, sperimentando anche forme di personalizzazione della formazione complementare.

                    Nel corso dell’apprendistato il giovane percepirà la retribuzione contrattualmente prevista. Durante i periodi di formazione il giovane percepirà da parte dell’impresa il salario contrattualmente previsto ma il costo sostenuto dall’impresa sarà rimborsato da parte pubblica attivando il cofinanziamento comunitario. Il ricorso al cofinanziamento comunitario caratterizzerà i periodi formativi successivi e la fase di certificazione delle competenze.

                    Per il settore dell’artigianato le parti firmatarie convengono di aprire un confronto mirato a modulare gli interventi contrattuali e le eventuali innovazioni legislative e formative sulla base delle specifiche esigenze del comparto, a partire dall’attuale sistema di formazione aziendale.

                    Azioni amministrative a sostegno del processo di riforma

                    Riprogrammazione delle azioni cofinanziate e allestimento di un nuovo Programma Operativo nel quale canalizzare i progetti. La riduzione degli oneri sociali dovrà costituire la parte italiana da attivare nel quadro del cofinanziamento UE;

                    programmazione territoriale dei posti di apprendistato.

                    Implicazioni ed impatto del nuovo sistema

                    Per realizzare l’integrazione tra formazione in situazione di lavoro e formazione esterna nell’ambito di un progetto unitario é necessario un cambiamento delle regole, della prassi e dei comportamenti vigenti nel sistema lavoro ed in quello di formazione professionale, tutte cose di cui c’é piena consapevolezza ma che richiedono tempo. Il Governo ritiene che la qualificazione dell’offerta formativa sia determinante per il pieno decollo del nuovo modello di apprendistato e che ciò richieda:

                    una trasformazione dei centri di formazione professionale in agenzie formative effettivamente raccordate con il tessuto delle imprese locali;

                    l’utilizzo degli istituti professionali di Stato proseguendo e sviluppando la sperimentazione dei percorsi formativi "compatti";

                    l’attivazione di nuove strutture partecipate dalle parti sociali o a carattere consortile con particolare riferimento alle piccole imprese, nell’ambito di poli integrati di formazione, ricerca e servizi;

                    l’adozione/condivisione di una prassi di sistematica valutazione dei fabbisogni di competenze;

                    un impegno nel controllo del sistema da parte delle parti sociali.

                    Per tale ragione ma anche per dare tempo alla contrattazione di operare i necessari adeguamenti verrà adottato un approccio che consentirà al nuovo modello di andare gradualmente a regime e di apportare gli aggiustamenti ritenuti opportuni sulla base dell’esperienza accumulata.

                    2. STAGE

                    Obiettivi della riforma

                    Si conferma quanto sottolineato nella parte relativa alla formazione (luglio ’96).

                    Più che di riforma si tratta di creare le condizioni per la messa a regime di un dispositivo polivalente di formazione, orientamento, tendente a favorire un primo contatto tra giovane in formazione ed impresa. In pratica occorrerà semplificare ulteriormente la procedura di attivazione mantenendo un quadro di garanzie adeguato.

                    Azioni amministrative a sostegno del processo di riforma

                    Riprogrammazione delle azioni cofinanziate e allestimento di un Programma Operativo Quadro nel quale canalizzare i progetti.

                    Programmazione territoriale dei posti di stage.

                    Implicazioni ed Impatto

                    Lo stage, preordinato ad orientare il giovane in formazione, può facilitare l’accensione di un rapporto di lavoro.
                    Sarà valutata l’opportunità di prevedere borse di formazione per il lavoratore (cofinanziabili dall’UE).

                    3. FORMAZIONE CONTINUA

                    Obiettivi di riforma

                    1. Promuovere l’investimento formativo da parte delle imprese a beneficio dei propri dipendenti (dirigenti, quadri, impiegati, operai) sviluppando altresì un sistema di riconoscimento dei crediti formativi acquisiti dai lavoratori;

                    2. promuovere in tutti i settori la formazione e l’aggiornamento professionale degli imprenditori, dei lavoratori autonomi, dei soci di cooperative nei modi e nelle forme più adeguati alle loro specifiche esigenze;

                    3. riorientare il sistema ancora fortemente ancorato alla formazione iniziale e caratterizzare in tal senso la riforma della legge quadro sulla formazione professionale. Nel paragrafo sulla formazione è indicata questa direzione anche sotto il profilo delle risorse dedicate ampliando e graduando quanto ai tempi, le anticipazioni della legge 236/93;

                    4. promuovere la contrattazione in materia;

                    5. lo sviluppo del sistema di formazione continua é una strategia determinante per la competitività ma può altresì svolgere un importante ruolo di anticipazione e di "attivazione" degli ammortizzatori sociali.

                    Modello prospettato

                    Il modello sarà caratterizzato da grande flessibilità in modo da rispondere agli obiettivi di anticipazione dei fabbisogni di competenze, di riqualificazione, di aggiornamento professionale. L’ampia casistica non consiglia di prospettare modelli chiusi bensì di creare le condizioni per lo sviluppo di un’offerta formativa di qualità e di gestire al meglio le esigenze ottimizando le risorse finanziarie a disposizione. I progetti formativi potranno anche essere presentati da organismi associativi, da organismi partecipati dalle parti sociali, da consorzi e raggruppamenti di imprese. Gli interventi saranno regolati nel quadro di convenzioni con le Regioni impresa a seguito di intese tra le parti sociali, prevedendo un ruolo di collettore di progetti per gli Enti bilaterali.

                    La previsione di destinare progressivamente il gettito dello 0,30% al finanziamento degli interventi di formazione continua determina un nuovo quadro di opportunità per le imprese ed i lavoratori.

                    Per promuovere in maggior misura l’investimento formativo da parte delle imprese si potrà riconoscere un contributo per ora di formazione.

                    Azioni amministrative a sostegno del processo di riforma

                    Riprogrammazione delle azioni cofinanziate e allestimento di un Programma Operativo Quadro nel quale canalizzare i progetti dando priorità: a lavoratori a professionalità bloccata;

                    formazione in adempimento di normative (operatori della sicurezza, esperti di risparmio energetico, etc.); formazione rivolta a lavoratori in cassa integrazione.

                    4. FORMAZIONE PERMANENTE

                    Obiettivi di riforma

                    Introdurre uno strumento di flessibilità a vantaggio del lavoratore in linea con le esperienze più avanzate in Europa.

                    Modello prospettato

                    Per precostituire le condizioni per l’accesso alla formazione sarà regolato l’istituto del congedo ed in particolare quello della formazione (sabatico).

                    Si opererà per via legislativa e attraverso rinvii alla contrattazione collettiva, facendo riferimento al modello contrattuale delle 150 ore, per quanto riguarda la fissazione dei limiti di durata e della quota massima dei congedi simultanei.

                    Il Governo ritiene che la previsione di borse di formazione in sostituzione del reddito cessante del lavoratore che programma un investimento formativo, concesse su domanda dall’ente bilaterale di settore/comparto e territorio a valere su fondi nazionali/regionali, siano un modo adeguato di affrontare il problema. L’intervento potrebbe altresì essere cumulato con un prestito d’onore in vista della creazione d’impresa individuale, un’aspirazione questa più frequente e concreta nell’adulto con qualche esperienza che nel giovane al primo lavoro.

                    Una variante particolarmente agibile sembra essere quella del passaggio temporaneo del lavoratore, concordato con il datore di lavoro, dall’impegno a tempo pieno ad un impegno a tempo parziale prevedendo la concessione di borse di formazione a parziale integrazione della parte di salario perso.

                    In ogni caso, ma per questo occorre un provvedimento legislativo specifico, é opportuno prevedere la deducibilità parziale delle spese di formazione sostenute dal lavoratore e debitamente certificate.

                    Ciò varrebbe come incentivo ma svolgerebbe anche una funzione segnaletica, di valorizzazione di determinate offerte formative rispetto ad altre.

                    Azioni amministrative di sostegno alla riforma

                    Allestimento di Programmi Operativi nei quali canalizzare i progetti prevedendo determinate priorità in termini di formazione, settori.
                    Sperimentazioni nel quadro dei Programmi Leonardo, Adapt, Occupazione.

                    5. LAVORO INTERINALE

                    Obiettivi di riforma

                    1. Trattasi di nuovo istituto per il nostro ordinamento;

                    2. il lavoro interinale dovrebbe consentire di cogliere un segmento di domanda e di offerta di lavoro, in particolare nei grandi centri urbani, quantitativamente apprezzabile ma limitato anche in ragione del maggior costo rispetto a quello di un lavoratore a termine;

                    3. dall’introduzione dell’interinale il Governo si attende un beneficio sia in termini di regolarizzazione di posizioni di lavoro oggi sommerse che di gettito contributivo ed IRPEF.

                    Modello prospettato

                    L’istituto sarà applicato negli ambiti, per i settori e secondo i principi dell’accordo di luglio ’93. Il Governo, d’intesa con le parti sociali, procederà ad una verifica delle sperimentazioni dopo due anni dal loro avvio.
                    Per l’agricoltura e l’edilizia il lavoro interinale potrà essere introdotto in via sperimentale successivamente alle verifiche in atto in sede ministeriale previa intesa tra le parti circa le aree e le modalità della sperimentazione.

                    Casi di esclusione: sostituzione di lavoratori in sciopero presso unità produttive dove si sia proceduto a riduzioni di personale nei 12 mesi precedenti limitatamente alle mansioni oggetto di riduzione, o siano operanti sospensioni che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni a cui si riferisce la fornitura; lavorazioni che richiedano una sorveglianza medica speciale o particolarmente pericolose individuate con decreto del Ministro del Lavoro, salvo che i lavoratori siano in possesso di una specifica preparazione.

                    Tipologia contrattuale:

                    L’impresa di lavoro interinale può assumere il lavoratore con un contratto per il tempo specifico della missione, ovvero con contratto a tempo indeterminato con diritto di esclusiva. In quest’ultimo caso va garantito al lavoratore – da parte della legge o dell’autonomia collettiva -un trattamento minimo per i periodi di disponibilità. Nel primo caso sarà agevolata la continuità del lavoro con sostegni formativi, di counseling e previdenziali nei termini nel seguito specificati.

                    Soggetti autorizzati:

                    Il Governo intende mantenere un quadro di ampie garanzie in relazione all’introduzione dell’istituto, in particolare:

                    per quanto attiene all’affidabilità, alle garanzie economiche offerte, alla copertura territoriale assicurata dai soggetti autorizzati all’esercizio della fornitura di lavoro temporaneo (società per azioni, o cooperative partecipate da enti pubblici o enti di promozione della cooperazione). E’ previsto che il Ministero del Lavoro rilasci l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di fornitura di lavoro temporaneo e svolga nel seguito un’attività di vigilanza e controllo;

                    alle condizioni di piena parità del lavoratore in missione con i lavoratori dipendenti dall’impresa utilizzatrice;

                    alla promozione dell’accesso dei lavoratori alla formazione professionale operando altresì per il miglioramento della loro posizione previdenziale. E’ previsto che il fondo al quale affluisce il contributo delle imprese di fornitura di lavoro temporaneo sia volto a finanziare, anche con il concorso della Regione, attività di formazione a favore dei prestatori di lavoro interinale e a finanziare anche contribuzioni figurative per i periodi dedicati alla formazione.

                    E’ fatto carico all’agenzia o a chi essa conferisca mandato curare l’organizzazione dei momenti di formazione e counseling a beneficio dei lavoratori;

                    alla previsione del diritto di informazione alle rappresentanze sindacali aziendali delle aziende utilizzatrici preliminarmente alla stipula del contratto di fornitura, tranne nei casi in cui la utilizzazione debba essere tempestiva.

                    6. INCENTIVI ALLA RlDUZIONE E RIMODULAZIONE DEGLI ORARI DI LAVORO, PART-TIME

                    Obiettivi di riforma

                    La direttiva comunitaria in materia di orario di lavoro sarà recepita entro i tempi previsti previa intesa con le parti sociali.

                    Il Governo, alla luce dei contenuti della norma di recepimento della direttiva comunitaria sull’orario di lavoro, adotterà misure di incentivazione delle riduzioni contrattate dell’orario e ne promuoverà le rimodulazioni dell’orario di lavoro tenendo conto della definizione di orari multiperiodali (plurisettimanali, mensili, annuali), sia in via generale che con riferimento a specifiche utenze.

                    Modello prospettato

                    Parte degli oneri sociali attualmente a carico delle imprese sarà redistribuita in modo che, in linea con la normativa recentemente introdotta, il nuovo sistema delle aliquote basato su 4 fasce orarie (24, 32, 36, 40) incentivi gli orari ridotti e disincentivi il ricorso sistematico al lavoro straordinario. Il modello adottato prevede un’ invarianza degli oneri per i rapporti di lavoro a tempo pieno.

                    In particolare per quanto attiene al part time, dopo averlo parificato per quanto attiene ai contributi (DL 404/96) il Governo lo incentiverà sia in via generale (aliquote differenziate sopra citate) prevedendo ulteriori sgravi, che con riferimento a particolari utenze: giovani al primo inserimento lavorativo nelle aree dell’obiettivo l; donne che rientrano sul mercato del lavoro dopo un lunga pausa; anziani in uscita progressiva dal lavoro a condizione che siano sostituiti da giovani. Si prevede l’estensione, da concordare in via contrattuale, anche nel settore agricolo; a tal fine le parti convengono di aprire un tempestivo confronto per definire gli ambiti di applicazione.

                    Per il finanziamento delle agevolazioni saranno utilizzate le risorse provenienti dal gettito connesso alla rimodulazione delle aliquote contributive introdotte con la Legge Finanziaria 1996 integrate da risorse aggiuntive di finanza pubblica previste per l’attuazione della presente intesa. La parte di risorse da destinare alla finalità sopra esposta sarà stabilita annualmente con decreto del Ministro del Lavoro. Per il primo anno l’ammontare della disponibilità sarà di 400 MLD.

                    Il Governo, dopo due anni, di intesa con le parti sociali, procederà ad una verifica dell’impatto sui comportamenti delle imprese e sui risultati occupazionali al fine di valutare la modulazione introdotta ed il conseguente impegno finanziario.

                    7. LAVORI SOCIALMENTE UTILI

                    Obiettivi di riforma

                    Rivedere le norme attuali mettendo a punto una nuova disciplina organica (legge quadro) che valorizzi pienamente il ruolo e l’iniziativa locale.

                    Occorre fronteggiare le esigenze di un ampia fascia di lavoratori con priorità per coloro che hanno perso il diritto agli ammortizzatori sociali e nel contempo dare una risposta ai soggetti che sono stati finora esclusi dallo schema.

                    Il D.L. 404/96 oltre a disporre il rifinanziamento dei fondi diretti ai progetti LSU ha previsto due novità di rilievo:

                    la destinazione di almeno il 15% dei fondi assegnati alle singole C.R.I. ai progetti che vedono impegnati i disoccupati di lunga durata;

                    l’avvio di progetti LSU tramite società miste consolidando i rapporti di lavoro con i lavoratori occupati nei progetti stessi. Occorre infatti favorire l’evoluzione delle attività condotte nell’ambito dei progetti verso iniziative e forme di lavoro capaci di autosostenersi, in particolare nei cosiddetti "nuovi bacini d’impiego".

                    Nuovo modello

                    Un’esigenza prioritaria é quella di conseguire una migliore qualità dei progetti.

                    Vanno sviluppati progetti ed iniziative di attività economiche con particolare riferimento ad aree d’intervento quali, ad esempio:
                    bonifiche di aree industriali dismesse;
                    tutela degli assetti idrogeologici;
                    risanamento ambientale;
                    bonifiche dal rischio dell’amianto;
                    aree protette, parchi naturali;
                    beni culturali.

                    8. NUOVI SERVIZI DELL’1MPIEGO

                    Obiettivi di riforma

                    Il Governo ritiene che si debba progressivamente passare da una politica di sostegno passivo della disoccupazione ad una politica di promozione dell’occupazione. Ciò richiede la ridefinizione della strumentazione (schemi di incentivazione, allestimento dei servizi di informazione, formazione e consulenza personalizzata) ma anche un ripensamento delle strutture preposte a tali compiti. A questo é preordinata la riforma dei servizi dell’impiego che il Governo basa su tre capisaldi:

                    il decentramento istituzionale secondo i contenuti già emersi nel confronto tra Stato e Regioni e tenendo conto dell’iter legislativo già avviato in sede referente al Senato;

                    una liberalizzazione regolata (apertura ai privati, ruolo attivo degli organismi espressione delle parti sociali);

                    la previsione di un forte ruolo dello Stato nelle funzioni di regolazione, indirizzo e programmazione.

                    Nuovo modello e implicazioni

                    Si passerà da un sistema, quello attuale, largamente inefficiente e di mera registrazione dei movimenti dei lavoratori a servizi a beneficio dell’utenza lavoratori ed imprese, che promuovano effettivamente l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro e che siano raccordati efficacemente con i servizi di orientamento e formazione professionale.

                    Ciò richiederà un consistente impegno nella gestione della mobilità, nella formazione e riqualificazione del personale destinato ad operare nei nuovi servizi.

                    La riforma consentirà di perseguire un ulteriore ed importante obiettivo, quello di liberare risorse professionali utilizzabili per rafforzare l’attività di vigilanza degli Ispettorati del lavoro attraverso un potenziamento degli uffici.

                    9. SGRAVI CONTRIBUTIVI E AGEVOLAZIONI FISCALI

                    Il Governo s’impegna a predisporre un sistema di incentivi e di agevolazioni fiscali che rispondano alle esigenze di promuovere l’occupazione.

                    Fiscalizzazione oneri sanitari

                    Nel perseguire l’obiettivo della riduzione del costo del lavoro la legge delega sulla riforma della finanza regionale e locale stabilirà l’abolizione dei contributi sanitari a carico dei datori di lavoro, dei lavoratori e dei pensionati ed il loro trasferimento sulla fiscalità.

                    Sgravi contributivi nelle aree obiettivo 1

                    Per quanto attiene agli sgravi contributivi nelle Regioni previste dalla normativa generale l’intervento terrà conto dei vincoli previsti dall’Unione Europea per i regimi di aiuto.

                    In particolare:

                    sgravi totali per un anno dei contributi previdenziali a beneficio di tutti i settori per gli assunti a tempo indeterminato nel 1997 ad incremento dei livelli occupazionali. Per il 1998 e il 1999 tale provvedimento dovrà essere concordato con la Commissione U.E.;

                    sgravi generali in misura ridotta rispetto all’aliquota attuale con esaurimento del regime, come previsto, a partire dal 1° gennaio 1998.

                    Agevolazioni fiscali

                    Il Governo attribuisce particolare rilevanza allo sviluppo del settore no profit nella prospettiva di un ridisegno delle funzioni svolte direttamente dallo Stato e dagli Enti pubblici non economici, salvaguardando ed incentivando le opportunità di lavoro soprattutto giovanile. A tale riguardo il Governo, dopo un confronto con le parti sociali, presenterà un disegno di legge delega che disciplinerà l’intero settore del "no profit", identificando i presupposti ed i requisiti qualificanti tali organizzazioni. Per quanto attiene agli aspetti fiscali la previsione di delega si basa su due capisaldi:

                    riordino dell’imposizione sugli enti non commerciali, con la previsione di un corpo unitario di norme;

                    disciplina dell’imposizione sulle Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale (ONLUS).

                    Le misure che verranno introdotte garantiranno che la diffusione di soggetti che beneficiano di condizioni di favore nell’esercizio della loro attività, tanto in termini di costi di impresa quanto in termini di "riserva" di quote di mercato, non alterino le condizioni della concorrenza.

                    Agevolazioni nuove attività produttive

                    Il Governo intende adottare un provvedimento, teso a favorire la ripresa dell’economia e lo sviluppo dell’occupazione, che applichi un regime di favore per taluni soggetti che intendono intraprendere nuove iniziative produttive. Le disposizioni previste dall’art.l del D.L. 10 giugno 1994, n.357, come convertito dalla legge 8 agosto 1994, n.489 saranno trasformate da norme transitorie in disposizioni a regime, rimuovendo nel contempo alcuni vincoli in essa previsti che di fatto hanno impedito il pieno raggiungimento degli obiettivi che il legislatore si era prefisso e operando le modifiche senza pregiudizio per le casse dell’erario.
                    E’ prevista una disciplina fiscale a favore, in particolare di:

                    giovani di età inferiore a 32 anni che per la prima volta intraprendono una attività d’impresa;
                    lavoratori in cassa integrazione o in mobilità; portatori di handicap;
                    soggetti che intraprendono attività nei settori a tutela dell’ecosistema.

                    Per questi soggetti é previsto un regime favorevole normale (non opzionale) che non é basato sul pagamento di un’imposta sostitutiva forfettaria e che non esonera i contribuenti interessati dalla tenuta della contabilità, dalla dichiarazione dei redditi derivanti dall’attività intrapresa.

                    Il regime di favore consiste nel prevedere l’esclusione dall’imposizione dal reddito di impresa e da quello derivante dall’esercizio di arti o professioni ai fini dell’Irpef di un determinato importo per i primi due anni. Inoltre, nel medesimo periodo, per i soggetti in questione si prevedono agevolazioni ai fini dell’Ici e dell’IREP. Al riguardo si deve tener conto che con la riforma della finanza regionale e locale proposta dal Governo vengono aboliti numerosi tributi erariali e locali vigenti.

                    Il normale regime agevolativo per i soggetti interessati è esteso fino a cinque anni per le iniziative imprenditoriali localizzate nelle aree obiettivo 1.

                    Si prevedono poi alcune cause di inapplicabilità del regime agevolativo. Sostanzialmente: contribuenti soggetti ad Irpeg;

                    contribuenti che iniziano la medesima attività già esercitata in precedenza o che si sostituiscano ad altri contribuenti nell’esercizio della stessa attività (cessioni, conferimenti, affitti di azienda, fusioni e scissioni);

                    costo dei beni materiali acquisiti superiore ai 300 milioni (500 milioni per le attività ecocompatibili);

                    volume di affari inferiore ad un determinato ammontare (che sarà stabilito in misura più basso rispetto a quanto oggi previsto dalla normativa citata, in quanto la disciplina che si propone è "a regime" e, quindi, necessita di maggiori cautele);

                    numero di dipendenti superiore a tre.

                    L’esclusione dal regime agevolativo avviene immediatamente se superati uno dei limiti previsti, con l’obbligo di versare alla prima scadenza utile l’ammontare dei tributi oggetto di agevolazione e/o esenzione.

                    10. EMERSIONE DEL LAVORO SOMMERSO

                    Considerando i risultati positivi che cominciano a registrarsi in conseguenza dell’applicazione delle norme contenute nel decreto legge 405/1996, relative alla definizione dei contratti di gradualità per favorire la regolarizzazione del lavoro sommerso, si conviene sulla utilità di allargare l’applicazione contrattuale delle norme ad altri settori e di rafforzare l’iniziativa categoriale nel territorio per estendere le sperimentazioni richiamate.
                    Al fine di incentivare ulteriormente la sottoscrizione delle intese di gradualità da parte delle imprese, si conviene sull’opportunità di considerare l’occupazione emersa alla stregua di una nuova occupazione alla data della completa applicazione dei contratti collettivi.
                    Ciò determinerà il diritto di accesso agli incentivi per la nuova occupazione alla data della completa attuazione degli accordi, nelle misure in quel momento vigenti.

                    LA POLITICA DELLE lNFRASTRUTTURE
                    E LA QUALIFICAZIONE DELLA DOMANDA PUBBLICA

                    Premessa

                    La politica delle infrastrutture che il Governo intende perseguire mira a dare impulso alla realizzazione di opere, beni e servizi per far riprendere al Paese le proprie capacità competitive, nel quadro degli indirizzi della UE, con particolare riferimento al libro Bianco di Delors, coinvolgendo anche le forze produttive locali, e mirando altresì alla riduzione del divario nella dotazione infrastrutturale e nelle condizioni economiche tra le Regioni meridionali e quelle settentrionali.

                    Le modalità di intervento, le strumentazioni legislative e le necessarie innovazioni normative dovranno tener conto sia delle capacità che la politica delle infrastrutture ha di imprimere allo sviluppo un andamento dinamico, sia della necessità che essa non sia disgiunta – anzi, che sia connessa in una interazione continua – dalle politiche di sviluppo ambientale, da condizioni affidabili di attuazione, gestione, manutenzione, dallo sviluppo di politiche e di interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale, dall’impegno e dal coinvolgimento e dalla razionalizzazione delle energie e delle risorse del terzo settore.

                    La ricaduta di occupazione, tecnologica e di benessere propria delle politiche di opere pubbliche trova pari riscontro nelle politiche di protezione e di sviluppo dell’ambiente.

                    In questo campo va sottolineata la necessità di interventi di notevole portata economica e quindi occupazionale. Interventi che, per l’alta e immediata utilità sociale, danno luogo a procedimenti di qualificazione dell’offerta di lavoro a fronte di una domanda esistente, specie nel campo della manutenzione, che si esprime anche con la proposta di lavori socialmente utili che, oltre l’aspetto solidaristico e volontaristico, richiedono una qualificazione tanto rigorosa quanto socialmente impegnativa che realizzi le condizioni per una gestione economica di tali attività.

                    Sembra inoltre opportuno che questa materia trovi una specifica trattazione nell’ambito delle politiche del lavoro, dato il carattere innovativo che sottintende sul piano dell’innovazione dei servizi e dei contenuti formativi.

                    Più in generale, le politiche delle attività produttive e della concorrenza dovranno tenere in considerazione tali settori anche al fine di evitare fenomeni distorsivi del mercato nei confronti delle imprese private che svolgono attività di manutenzione.

                    E’ pertanto intenzione del Governo affrontare con immediatezza il rilancio delle politiche infrastrutturali e della qualificazione della domanda pubblica, con particolare attenzione ai lavori pubblici, allo sviluppo dei trasporti nell’ottica del ruolo consentito all’Italia dalla sua collocazione geografica, alla tutela e valorizzazione dell’ambiente, all’energia, allo sviluppo delle reti informatiche e telematiche colte nel sistema complessivo della Società dell’Informazione.

                    Il presente documento indica le linee generali dell’azione di Governo. Ad esso sono allegati i documenti settoriali.

                    Le azioni per il rilancio

                    E’ necessario proseguire sulla strada indicata dal "Libro Bianco sul rilancio delle grandi opere infrastrutturali per lo sviluppo e l’occupazione", intervenendo da un lato con innovazioni normative nell’ambito della semplificazione e razionalizzazione delle procedure e del processo amministrativo e, dall’altro, potenziando l’attività di monitoraggio sulla realizzazione dei progetti di opere pubbliche, al fine di individuare i motivi che ne ostacolano l’effettiva cantierabilità e consentire un’azione di impulso nei confronti delle amministrazioni e degli enti appaltanti, nonché di pieno coinvolgimento delle responsabilità operative.

                    Il Governo intende recuperare le proposte contenute nel Libro Bianco, a partire da un apposito articolato di modifica della Legge 241/90, con lo scopo di imprimere un’accelerazione dell’attività procedimentale della Pubblica Amministrazione. In tal senso si rende necessario il varo di un Decreto Legge che contenga le norme relative: alla determinazione di un termine prefissato per la conclusione della Conferenza di servizi; all’obbligatorietà del ricorso alla Conferenza di servizi per le opere pubbliche di rilevante importanza ed il temperamento del principio dell’unanimità; all’estensione dell’applicazione della Conferenza di servizi a procedimenti connessi; alla definizione di termini certi per le opposizioni alle determinazioni della Conferenza di servizi e all’esito delle valutazioni di impatto ambientale, come contenute nell’art.21 del disegno di legge del Governo (A.S.1034) recante "Misure in materia di immediato snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo".

                    Analoghe finalità di maggiore efficienza e speditezza dell’azione pubblica, anche nel settore delle infrastrutture, perseguono le proposte normative riguardanti il riordino delle funzioni e attribuzioni alle diverse Amministrazioni, ivi compreso il trasferimento e il decentramento di competenze.

                    A tal fine il Governo è impegnato ad utilizzare appieno le risorse disponibili, nazionali e comunitarie, adottando un efficace monitoraggio sull’impegno delle stesse e la loro cantierizzazione nei tempi previsti ovvero attraverso la revoca dei finanziamenti o l’adozione di poteri sostitutivi di intervento. Verranno adottate in proposito delle norme, nell’ambito della Legge finanziaria ’97, che prevedano l’impiego più flessibile delle poste in bilancio tra comparti di spesa e soggetti di attuazione al fine di favorire una loro riprogrammazione verso opere più immediatamente realizzabili, nel rispetto dell’equilibrio territoriale e delle priorità settoriali.

                    Per quanto riguarda l’ottimale utilizzo delle risorse comunitarie il ruolo di monitoraggio e di indirizzo della Cabina di Regia verrà potenziato a supporto delle scelte della Pubblica Amministrazione.

                    Il Ministero dei Lavori pubblici è particolarmente impegnato ad affrontare il deficit progettuale della Pubblica Amministrazione ed in particolare degli Enti Locali.

                    Una prima risposta in tal senso è stata data con l’avvio del potenziamento delle strutture a supporto della progettazione e con l’istituzione, presso la Cassa Depositi e Prestiti, di un Fondo Rotativo per la progettualità (Legge 549/95, art. 1, commi 54-58), al fine di garantire l’anticipazione per le spese di progettazione di interventi promossi da Enti Locali e territoriali. I contratti di programma dovranno essere predisposti ed approvati con tempistica definitiva e ravvicinata.

                    Tale strumento è stato tuttavia scarsamente utilizzato per diversi motivi ed in particolare perché, nonostante l’agevolazione finanziaria, è stato considerato comunque oneroso da parte delle Amministrazioni beneficiarie, in particolare da parte delle Regioni e degli enti locali meridionali, ove si scontano gravi carenze strutturali.

                    Il Ministro dei Lavori pubblici è impegnato a rivedere le modalità di funzionamento del Fondo, introducendo le necessarie modifiche di carattere legislativo ed amministrativo, al fine di incentivarne l’utilizzo, con riferimento ai seguenti aspetti:

                    - potenziamento dell’azione per la promozione e l’utilizzo del Fondo, anche attraverso il ricorso alle competenze e il miglior uso delle risorse giacenti presso il Ministero dei lavori pubblici, nei Provveditorati alle opere pubbliche e negli altri uffici tecnici centrali e periferici, riconoscendo alle strutture tecniche periferiche del suddetto Ministero anche la possibilità di fungere da progettista e stazione appaltante per conto e su richiesta di altre amministrazioni pubbliche (anche periferiche);

                    - ampliamento dei soggetti abilitati all’uso del Fondo, estendendo la possibilità di utilizzo in particolare alle aziende speciali, società miste, consorzi, imprese private (e loro consorzi) che gestiscono servizi pubblici in regime di concessione, nonché alle pubbliche amministrazioni centrali;

                    - anticipazione dell’intero costo della progettazione;

                    - aumento della dotazione del Fondo e costo dell’anticipazione a carico dello Stato.

                    Il Governo, inoltre, farà ricorso alla deroga al blocco degli impegni introdotto con il D.L. 323/96, seguendo criteri rigidamente determinati:

                    - utilizzo dei residui 1995 con priorità per le opere pubbliche immediatamente cantierabili, per le quali sia già concluso il procedimento concorsuale di affidamento;

                    - completamento di opere già iniziate al fine di evitarne il degrado;

                    - interventi di particolare rilievo connessi alla sicurezza e incolumità pubblica e ambientale, di difesa del suolo, delle coste e delle opere infrastrutturali, dell’edilizia penitenziaria e giudiziaria e per le infrastrutture dei corpi di polizia.

                    Il Governo intende inoltre favorire un sempre maggiore coinvolgimento del capitale privato nel finanziamento delle opere pubbliche.

                    La politica tariffaria per i servizi connessi con la politica delle infrastrutture e di qualificazione della domanda pubblica sarà impostata coerentemente con quanto definito con l’accordo del luglio 1993.

                    A tal fine verranno svolti incontri settoriali tra Governo e Parti sociali.

                    Con l’insieme dei precedenti strumenti si intende dare una risposta immediata alle esigenze di occupazione, che in modo più ampio e manifesto si presentano nel Mezzogiomo, e al deficit infrastrutturale.
                    Nell’indirizzo della politica di riequilibrio saranno rifinalizzati anche gli eventuali residui che dovessero emergere dalle diverse leggi di spesa.

                    Si ritiene inoltre necessario potenziare l’attività di monitoraggio, già iniziata su alcuni programmi di investimento individuati nel Libro Bianco, orientandola in funzione delle scelte strategiche di Governo nel settore delle opere pubbliche.

                    Al fine di valutare lo stato di avanzamento dell’impiego delle risorse e del loro impatto occupazionale verranno previste, a livello di Presidenza del Consiglio e dei singoli Ministeri interessati, per rispettive competenze, apposite sedi di verifica periodica tra Governo e parti sociali, attivabili anche su richiesta dei soggetti partecipanti.

                    1. Lavori pubblici

                    Per quanto riguarda le materie di competenza del Ministero dei lavori pubblici, il rilancio delle opere infrastrutturali potrà fondarsi, in particolare, sulle seguenti linee di intervento:

                    - riapertura dei cantieri bloccati per portare a compimento le opere in corso, limitatamente ai casi in cui non vi siano divieti di Legge o vincoli ambientali;

                    - realizzazione delle opere viarie necessarie per collegare il Paese all’Europa;

                    - attuazione del Programma dei lavori 1996 dell’ANAS, per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del sistema viario nazionale nonché per nuove opere volte al recupero di sicurezza delle strade ed al superamento dei "punti critici" del traffico;

                    - attuazione dei programmi di interventi relativi al settore idrico previsti dal Quadro Comunitario di Sostegno 1994/1999;

                    - ricognizione, valutazione e destinazione delle opere pubbliche ultimate o in corso di esecuzione già di competenza della Cassa del Mezzogiorno, poi dell’Agensud;

                    - attivazione dei fondi ex-Gescal giacenti presso la Cassa Depositi e Prestiti;

                    - riorganizzazione dei servizi di acquedotti, fognature e depuratori secondo il modello previsto dalla Legge 36/94;

                    - attivazione dei programmi di riqualificazione urbana di cui all’art.2 c. 2 dellaLegge 179/92;

                    - attivazione del programma straordinario di edilizia residenziale di cui all’art. 18 del D.L. 152/91 convertito con la Legge 203/91;

                    - attivazione della legge 183/89 sulla difesa del suolo, prevedendo la possibilità di ricondurre più bacini ad una unica autorità, in particolare nel Mezzogiorno.

                    Si tratta di interventi che, oltre a concorrere al superamento del gap infrastrutturale con i Paesi europei, incidono profondamente sul tessuto sociale e, in definitiva, sulla qualità della vita soprattutto nelle regioni meridionali dove si sono registrati i ritardi e le carenze più gravi.

                    E’ intenzione del Ministro intervenire con tutte quelle misure necessarie a realizzare una progressiva qualificazione dell’industria delle costruzioni tanto sul fronte della domanda quanto dell’offerta.

                    Il Governo è altresì impegnato ad assicurare l’adozione del Regolamento dei lavori pubblici e capitolato generale dell’Appalto dei lavori pubblici, previsto dall’art.3 della Legge 109/94, come modificato dalla Legge 216/95, a completamento del processo legislativo che ha rivisitato la normativa generale sugli appalti pubblici. Detto Regolamento, già predisposto, è attualmente all’esame del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e sarà diramato a breve. Il Governo si impegna, inoltre, ad emanare i provvedimenti di attuazione relativi agli appalti pubblici nei "settori speciali" (artt.8 e 15 Decreto Legislativo n. 158/95).

                    E’ inoltre in corso di diramazione un disegno di legge per apportare talune modifiche necessarie alla Legge 109/94.

                    Nel frattempo è stata predisposta ed è attualmente all’esame della Corte dei Conti la circolare 7.8.1996 n.2080/U.L. con la quale si forniscono indirizzi operativi e indicazioni interpretative sulla disciplina transitoria nonché chiarimenti sul significato e la portata di alcune norme della legge quadro di più significativa importanza e che sono di immediata applicazione.

                    E’ altresì in atto, al fine del pieno utilizzo dei fondi strutturali europei di cui al Q.C.S. 1994/1999, I’individuazione di progetti immediatamente cantierabili, relativi a settori di interventi già previsti, da inserire, d’ intesa con le singole regioni, nei programmi operativi plurifondo regionale.

                    Inoltre, è in corso una indagine per individuare, nell’ambito dei fondi di cui alla delibera CIPE 12 luglio 1996, gli interventi da sottoporre all’approvazione dello stesso CIPE, ai sensi dell’art.4 della legge 341/95.

                    Sarà prioritariamente considerato il completamento dei lavori già di competenza dei soppressi organismi del Mezzogiorno, dato il particolare rilievo che assume il problema del Mezzogiorno, sia in termini di dotazioni infrastrutturali che di occupazione.

                    Nel settore delle risorse idriche di cui alla legge 5 gennaio 1994, n.36, si evidenzia l’attivazione nel prossimo decennio di ingenti interventi con la previsione di un considerevole impatto occupazionale soprattutto nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni.

                    Inoltre il Ministero dei lavori pubblici ha già assunto alcune iniziative di proposizione normativa, tra cui:

                    - disegno di legge volto a favorire il coinvolgimento del capitale privato nel finanziamento della dotazione infrastrutturale, da introdurre nel nostro ordinamento attraverso la figura del promotore (project financing) per la realizzazione e la gestione di opere pubbliche; ciò in conformità a quanto previsto nel protocollo d’intesa del luglio 1993;

                    - disegno di legge contenente norme per la costituzione dei fondi regionali di Edilizia Residenziale Pubblica, (cui trasferire le risorse già gestite dal CER), nell’ambito del complessivo processo di trasferimento alle Regioni delle competenze in tale materia;

                    - disposizioni per decentrare ai Provveditorati Regionali l’accertamento dell’intesa Stato-Regione sulla conformità urbanistica delle opere di interesse statale (art. 81 D.P.R. 616/77).

                    Il Ministro considera inoltre necessario un incisivo programma di intervento nei quartieri degradati delle città del Mezzogiorno, raccordando e finalizzando a questo scopo i programmi e le risorse oggi disperse tra più competenze.

                    Per accelerare le opere pubbliche è stato di recente realizzato presso il Ministero dei Lavori Pubblici un apposito "ufficio delle criticità" con il compito di monitorare alcuni rilevanti programmi di intervento al fine di individuare e rimuovere gli ostacoli procedurali, di carattere amministrativo o giudiziario, che si frappongono alla loro realizzazione o completamento.

                    Una sintesi dello stato di attuazione degli interventi di competenza del Ministero dei lavori pubblici, nonché dell’attività della Commissione prevista dall’art. 7 del D.L. 285/96, è riportata nell’apposito documento del Ministero dei lavori pubblici.

                    Il Governo si impegna ad individuare soluzioni per il superamento del problema dei ritardati pagamenti da parte delle stazioni appaltanti nonché a favorire la realizzazione, in via prioritaria, delle opere infrastrutturali destinate a "fare rete" e che assicurino immediata occupazione.

                    2. Trasporti

                    Nel campo dei trasporti, l’Italia deve cogliere pienamente le opportunità che scaturiscono dalla sua collocazione geografica, crocevia naturale dei traffici provenienti e diretti verso le aree di nuova industrializzazione (i grandi mercati dell’Est europeo e del Sud-Est asiatico, il bacino del Mediterraneo).

                    Il Governo è impegnato a realizzare gli interventi programmati che vengono di seguito illustrati curando lo snellimento delle procedure – che è comunque il criterio informatore generale di tutta l’azione intrapresa per l’incremento dell’occupazione – e garantendo reiterati incontri di verifica con le parti sociali.

                    Il sistema del trasporto nazionale può beneficiare della crescente globalizzazione dei mercati e delocalizzazione internazionale delle produzioni. Le trasformazioni in atto, se da un lato comportano inevitabili riduzioni di attività in determinati settori, a beneficio di Paesi di nuova industrializzazione, dall’altro offrono nuove, consistenti opportunità in altri settori. Tra questi, i trasporti rappresentano il caso più significativo, sia direttamente, in quanto settore in espansione, sia indirettamente, come veicolo per la movimentazione di merci e persone e quindi per lo sviluppo di comparti e di aree.

                    In questo contesto, il Ministro dei trasporti e della navigazione è impegnato a superare i ritardi accumulati nel settore per dotarlo di una rete infrastrutturale coerente con le esigenze di sviluppo e di riequilibrio territoriale, che integri in modo adeguato le differenti modalità di trasporto. I processi in atto a livello internazionale, infatti, richiedono una rete di trasporti articolata in "snodi" efficacemente collegati con i mercati europei, gestiti con efficienza e flessibilità.

                    Occorre identificare nuove esigenze di sviluppo nella logica dell’intermodalità, promuovendo i trasporti marittimi, aerei e su rotaia. A tal fine va sviluppata una strategia di riposizionamento delle diverse modalità di trasporto, con l’obiettivo di sfruttare appieno le potenzialità offerte al cabotaggio e di elevare al livello europeo la quota del trasporto merci su rotaia. Sia per le aree portuali che per quelli aeroportuali andranno privilegiati gli interventi che includono l’adeguamento degli accessi infrastrutturali, viari e ferroviari, evitando di creare strutture non sufficientemente interconnesse. Mettere in rete, infatti, il trasporto marittimo, ferroviario, aereo e su gomma, con un’adeguata infrastrutturazione di interporti, è un’occasione vitale per fare del settore un’industria che produca servizi efficienti per lo sviluppo dell’economia nazionale e per il miglioramento della qualità della vita.

                    La scelta di caratterizzare in termini di intermodalità gli investimenti nei trasporti, a partire dalle strutture nodali, sarà sviluppata coerentemente nella individuazione delle priorità negli interventi nelle reti ferroviarie e stradali.

                    Tale contesto sarà garantito attraverso uno stretto coordinamento tra le azioni intraprese dal Ministero dei trasporti e quello dei lavori pubblici, nonché da una coerente azione di programmazione e di coordinamento ad opera del CIPE.

                    Sarà altresì indispensabile una profonda revisione degli attuali strumenti di pianificazione e degli assetti istituzionali, concentrando nelle strutture ministeriali compiti di indirizzo e di alta vigilanza, conferendo poteri decisori alle Regioni e agli Enti locali, proseguendo l’azione, già intrapresa dal Governo, di semplificazione delle procedure per garantire rapidità e certezza dei tempi di progettazione, di decisione e di esecuzione delle opere, promuovendo la trasformazione in S.p.A. delle gestioni dei servizi e l’accesso dei capitali privati agli investimenti. Sarà inoltre sviluppata una politica di trasformazione e di razionalizzazione del trasporto merci su strada, nella direzione dello sviluppo di imprese multimodali di logistica.

                    Andrà istituita l’Autorità indipendente per i trasporti, con il compito di regolare la qualità, la sicurezza ed i costi dei servizi.

                    Per quanto concerne i progetti, progressi sono stati già realizzati con la rete ferroviaria ad alta velocità; l’impegno è di avviare i lavori, per tutte le tratte approvate, entro il 1997 e di definire contestualmente l’approvazione delle restanti linee; sarà realizzato il collegamento veloce con la Francia e con l’area austro-tedesca. Occorrerà concentrare i restanti investimenti ferroviari nelle aree del Paese non coinvolte dal quadruplicamento veloce, per uno sviluppo equilibrato dell’intera rete.

                    Agli investimenti già programmati e finanziati per Ferrovie, trasporto locale, interporti ed aeroporti potranno aggiungersi i finanziamenti necessari per le tratte ad alta velocità Milano – Verona, Milano – Genova e Verona – Venezia. Verrà, inoltre, attivato tempestivamente il rapporto con la conferenza delle Regioni e con l’ANCI per la definizione della riforma del trasporto locale dal punto di vista sia della gestione che degli investimenti.

                    Per l’accelerazione di queste opere, la cui conclusione è prevista per il 2003, il Governo ha predisposto provvedimenti diretti a garantire procedure più snelle e tempi certi per l’approvazione dei progetti da parte degli Enti locali.

                    A tali risorse vanno aggiunte le disponibilità della legge finanziaria 1996 per lo sviluppo della rete ferroviaria, di cui una quota del 41% sarà destinata ad investimenti nel Mezzogiorno. Negli allegati sono indicati i programmi di investimento già finanziati e quelli da realizzare con le risorse della legge finanziaria per il 1996.

                    Nuove opere andranno progettate e messe in cantiere, in particolar modo nel Mezzogiorno, che permane come area marginale del Paese. Tali opere andranno inquadrate in una logica di rete che riduca gli sprechi, massimizzi sinergie e benefici "di sistema", agisca come leva per l’economia. Rappresenta un modello da estendere quello che si sta realizzando a Gioia Tauro, che oggi si qualifica come un potenziale, rilevante polo di sviluppo per l’intera regione.

                    Il Ministero dei trasporti è impegnato, d’intesa con le Regioni e gli Enti locali, in un’intensa opera di ricognizione di ulteriori investimenti infrastrutturali (in particolare in campo portuale, aeroportuale e negli interporti), diretta a conciliare le esigenze di riequilibrio territoriale con quelle di riequilibrio modale.

                    In tale prospettiva il Ministro dei trasporti ha già promosso e sta realizzando una serie di accordi di programma, per ogni singolo settore, con le regioni meridionali che rafforzino la logica dell’intermodalità nel processo di costruzione di reti di trasporti, con ciò agevolando ed accelerando lo sviluppo economico di quelle aree con conseguenti occasioni di nuova, permanente occupazione.

                    Saranno destinati a questo scopo parte dei finanziamenti resi disponibili dalla delibera del CIPE del 12.7.96 e quelli che eventualmente verranno approntati dalla legge finanziaria per il 1997, oggi in via di elaborazione.

                    Criterio fondamentale per i nuovi investimenti sarà quello di concentrare nel Mezzogiorno le risorse finanziarie pubbliche, anche al fine del pieno utilizzo dei finanziamenti comunitari, e di promuovere l’afflusso di capitali privati, sia sotto forma di partecipazione azionaria, sia tramite l’utilizzo di nuovi strumenti finanziari, nelle aree ove sussistono più certe condizioni di redditività degli investimenti stessi. Il Ministero si impegnerà al fine di supportare la capacità progettuale degli Enti locali ed il ricorso ai finanziamenti comunitari e a quelli privati.

                    Va infatti posto rimedio ad una situazione irrazionale, che ancor oggi perdura, per la quale il settore pubblico utilizza i propri scarsi fondi per finanziare opere che potrebbero essere realizzate con mezzi privati o comunitari, e gestisce direttamente quanto potrebbe esserlo privatamente.

                    Lo Stato e gli Enti locali, da diretti produttori di servizi dovranno, ovunque possibile, trasformarsi in garanti della disponibilità, della qualità e dell’accessibilità degli stessi da parte di tutti e, nel finanziamento delle infrastrutture, riservarsi il ruolo di "prestatori di ultima istanza".

                    Il Governo avvierà il confronto con le Regioni e le parti sociali al fine di definire tempestivamente le azioni per la riforma del trasporto locale e le sue implicazioni sugli assetti contrattuali.

                    Lo sviluppo delle reti infrastrutturali e dei servizi deve essere sostenuto da una evoluzione delle relazioni sindacali che accompagni la trasformazione delle gestioni verso una maggiore efficienza dei servizi e della competitività delle imprese cogliendo appieno le interrelazioni esistenti tra le diverse aziende e i diversi comparti.

                    Le nuove relazioni sindacali devono essere ispirate dal principio del coinvolgimento e della responsabilizzazione delle rappresentanze dei lavoratori alle strategie delle imprese e al raggiungimento degli obiettivi di efficienza, economicità e sviluppo.

                    Le nuove relazioni sindacali e la riorganizzazione del sistema contrattuale saranno definite in un apposito protocollo d’intesa tra Governo, organizzazioni datoriali, enti e organizzazioni sindacali dei lavoratori secondo i principi contenuti nel protocollo del 23 luglio 1993.

                    3. Ambiente

                    La valorizzazione, il risanamento, la manutenzione e il controllo dell’ambiente rappresentano, in sintonia con gli indirizzi europei e con la strategia dello sviluppo sostenibile, anche le concrete e rilevanti possibilità di nuova occupazione, di innovazione tecnologica, di uso efficiente di risorse scarse, di modernizzazione e rilancio, di una nuova qualità del sistema del Paese.

                    La valorizzazione del capitale naturale, storico, architettonico e culturale dell’Italia, un patrimonio fra i più importanti del mondo, può essere la base di sviluppo, riqualificazione e rilancio di attività turistiche di rilievo internazionale, di miglioramento delle condizioni di vita, di crescita culturale e di qualità dei consumi, nonché di sviluppo di un indotto in vari settori produttivi.

                    Nelle scelte, nelle priorità di indirizzo e di utilizzo di risorse finanziarie limitate, finalizzate all’occupazione ed al rilancio economico occorre superare vecchie scelte o vecchie impostazioni che prescindevano sia dalla compatibilità sia dalla valorizzazione dell’ambiente, ma al contrario la tutela e la valorizzazione dell’ambiente vengono assunte come uno dei criteri rilevanti per le nuove scelte di sviluppo dell’occupazione.

                    Questo non solo per obblighi comunitari relativi alla valutazione dell’impatto ambientale delle opere rilevanti come dei piani e dei programmi e quindi del vincolo che ne deriva per l’accesso ai finanziamenti comunitari, ma anche perché la difesa dell’ambiente rappresenta un punto fermo e rilevante degli indirizzi di governo.

                    Nell’ambito delle linee generali impostate per la crescita dell’occupazione ed il rilancio degli investimenti, il Governo è impegnato a garantire l’immediata realizzazione degli interventi programmati. A tal fine il Ministero dell’ambiente ha assicurato e conferma la propria disponibilità a offrire una collaborazione tecnica ed amministrativa alle amministrazioni regionali, ferme restando le competenze ad esse attribuite, al fine di accelerare l’elaborazione dei programmi regionali d’intervento in campo ambientale.

                    Inoltre il Ministero è impegnato a promuovere specifici accordi di programma fra le regioni, le forze sociali, le associazioni ambientaliste e gli operatori di rete per il coordinamento e la concertazione delle singole azioni da realizzare al fine di ovviare ad eventuali nodi di carattere procedurale, assicurare il consenso al livello locale e garantire l’efficacia degli interventi stessi.

                    E’ peraltro intenzione del Ministero dell’Ambiente individuare, laddove necessario, semplificazioni amministrative e procedure straordinarie che assicurino il più efficace perseguimento degli obiettivi ambientali ed occupazionali.

                    Tale sforzo è volto a garantire la piena attuazione del piano d’investimenti previsto dal Programma Triennale per la Tutela Ambientale 1994 -1996 che prevede il finanziamento di opere ed interventi per un importo complessivo di circa 3.200 miliardi di lire. In particolare il Ministero perseguirà l’obiettivo di accelerare la progettazione ed esecuzione delle opere previste cui è connesso l’effettivo trasferimento e l’integrale erogazione della quota di finanziamenti (1900 miliardi) stanziati ma che non è stato ancora possibile conferire ai soggetti titolari degli interventi.

                    Medesimo sforzo verrà sostenuto dal Ministero al fine di garantire, nei termini posti dalla U.E., la completa realizzazione del programma d’interventi su base regionale che prevede l’utilizzo dei fondi comunitari disponibili nell’ambito del programma d’iniziativa comunitaria ENVIREG – ITALIA.

                    Nella stessa ottica, il Ministero dell’ambiente è impegnato ad accelerare l’approvazione e l’attuazione dell’ulteriore programma di investimenti cofinanziato per un importo pari a 90 miliardi nell’ambito del Quadro Comunitario di Sostegno 1994 – 1999 (Piano Operativo Multiregionale Ambiente) che interesserà le regioni dell’obiettivo 1.

                    Oltre alle iniziative finalizzate alla accelerazione degli interventi già programmati, lo sviluppo per una nuova politica per l’occupazione e l’ambiente deve essere affrontato secondo un’ottica di ampio respiro che valorizzi e colga le opportunità di incremento occupazionale e di salvaguardia ambientale attualmente presenti in alcuni settori e comparti economici.

                    Inoltre nell’ambito delle iniziative di Governo, il Ministero dell’Ambiente è attualmente impegnato nella elaborazione di un programma di interventi specificatamente mirato ad una valorizzazione e a un potenziamento infrastrutturale quanto più sinergico agli obiettivi di tutela e salvaguardia ambientale.

                    Il nostro Paese è uno dei pochi in Europa caratterizzato da frequenti sospensioni della circolazione urbana a causa dell’inquinamento, da ricorrenti emergenze idriche che interessano ingenti porzioni del territorio nazionale e da una persistente carenza strutturale nel comparto dello smaltimento dei rifiuti.

                    Le iniziative programmate dal Ministero dell’Ambiente in questi settori rappresentano pertanto un contributo essenziale alla soluzione dei nodi strutturali che attualmente ostacolano la crescita economica ed occupazionale. In particolare:

                    - il testo di riforma della disciplina del settore dei rifiuti, elaborata dal Ministero dell’ambiente, consentirà il potenziamento della raccolta differenziata con conseguente recupero di materie prime e di energia e riduzione dei costi di smaltimento finale e la valorizzazione di iniziative imprenditoriali pubbliche e private attraverso forme di project financing ed il recupero di siti industriali dismessi o in via di dismissione; in questo modo sarà possibile ridurre significativamente la parte dei rifiuti avviata in discarica liberando rilevanti risorse per l’investimento di iniziative in grado di autofinanziarsi e di generare importanti incrementi occupazionali;

                    - la revisione delle modalità di finanziamento dei sistemi di depurazione delle acque tramite l’introduzione di uno specifico fondo di rotazione alimentato dal sistema tariffario, consentirà il completo investimento da parte degli Enti locali del flusso di risorse generato della tariffa per gli scarichi non depurati introdotto dal provvedimento collegato alla Legge Finanziaria 1996; ciò consentirà il miglioramento ed il completamento del sistema di depurazione, il cui degrado comporta attualmente perdite superiori al 30% con costi economici ed ambientali significativi.

                    - il proseguimento e l’estensione delle iniziative per il controllo e la riduzione del traffico nelle aree urbane e l’incentivazione dei mezzi di trasporto a basso impatto ambientale può avere, oltre ad immediati benefici in termini di miglioramento degli standards qualitativi di vivibilità, rilevanti ricadute in termini di crescita occupazionale e produttiva;

                    - in merito agli impegni internazionali sottoscritti dal nostro Paese (RI092) di riduzione dell’emissione di C02, il Ministero dell’Ambiente fornirà i suoi specifici contributi di competenza in riferimento all’uso razionale dell’energia ed allo sviluppo dell’energia rinnovabile per una valutazione anche degli effetti quali – quantitativi occupazionali che ne possono derivare in particolare per il Mezzogiorno;

                    -la diffusione dell’innovazione tecnologica in campo ambientale offre importanti possibilità di qualificazione professionale e di nuova occupazione. Le tecnologie pulite, applicate sia ai prodotti sia ai processi produttivi costituiscono, infatti, già oggi un importante elemento di competitività in Europa e sui mercati internazionali. Entro l’anno il Ministero dell’ambiente renderà operante l’organismo competente per l’attribuzione del marchio di qualità ecologica (Ecolabel) anche a prodotti italiani e per l’adesione alla procedura di valutazione ambientale dei processi produttivi (Ecoaudit). Nell’ambito del Programma Life Ambiente 1996 il Ministero dell’ambiente ha, inoltre, segnalato per co-finanziamento da parte dell’Unione Europea 52 progetti di azioni sperimentali ed innovative nei vari settori della tutela ambientale, per la cui realizzazione si ritiene potranno essere ottenuti finanziamenti per complessivi 15 miliardi di lire.

                    Con riguardo alla necessità del massimo utilizzo dei finanziamenti comunitari disponibili, il Ministero dell’ambiente è impegnato nella individuazione delle opportunità per l’ incremento dell’occupazione presenti all’interno dell’intero Quadro Comunitario di Sostegno 1994 -1999. In tale contesto sono in corso di definizione:

                    - un programma di iniziative per la promozione della qualità dell’ambiente e nuova occupazione nel Mezzogiomo che utilizzi come forma di cofinanziamento delle risorse nazionali già stanziate con il Programma Triennale per la Tutela Ambientale 1994 – 1996 le somme attualmente disponibili sul Fondo Sociale Europeo;

                    - un programma d’intervento multiregionale "occupazione e ambiente" che utilizzerà i fondi comunitari disponibili sull’asse prioritario di sviluppo "valorizzazione risorse umane", attraverso un apposito accordo di programma con il Ministero del Lavoro.

                    Entrambe le iniziative sono caratterizzate dall’obiettivo di massimizzare la ricaduta in termini di occupazione stabile e di qualificazione e riqualificazione delle professionalità utilizzate.

                    Al fine di un immediato potenziamento degli investimenti per la realizzazione di progetti ambientali a fini occupazionali ed infrastrutturali occorre peraltro reperire ulteriori risorse che integrino le somme già impegnate sulle linee di bilancio del Ministero. Tale ricerca viene operata perseguendo l’obiettivo del massimo incremento possibile delle percentuali di cofinanziamento comunitarie.

                    Considerata la sostanziale congruenza di tale sforzo con gli obiettivi perseguiti dal Governo attraverso la delibera CIPE 12.7.1996, il Ministero ha avanzato la richiesta di potersi avvalere di parte delle risorse in tale contesto disponibili per il finanziamento di ulteriori interventi ed iniziative.

                    Completamento delle iniziative già assunte dal Ministero dell’ambiente nell’ambito della promozione dei lavori socialmente utili, è stata proposta l’estensione a tutti i parchi nazionali nel Mezzogiorno del programma d’interventi già avviato nei cinque parchi nazionali Cilento, Gargano, Gran Sasso, Maiella e Vesuvio.

                    Infine si ritiene, inoltre, urgente proseguire 1′ impegno articolato nella predisposizione del regolamento esecutivo della Legge 61/94 per attivare compiutamente le funzioni dell’Agenzia Nazionale per l’Ambiente e sviluppare una incisiva azione presso le Regioni per l’istituzione delle Agenzie Regionali per l’Ambiente.

                    4. Energia

                    Migliore qualità dei servizi, disponibilità, economicità e sicurezza degli approvvigionamenti, risparmio energetico e rispetto dell’ambiente sono gli obiettivi della politica infrastrutturale per l’energia.

                    A fronte della prossima apertura dei mercati europei per i sistemi energetici a rete, già decisa per il settore elettrico ed in fase istruttoria per il metano, nonché della crescente internazionalizzazione del mercato petrolifero, è essenziale che il sistema energetico del Paese disponga delle infrastrutture necessarie ad assicurare adeguati livelli competitivi in termini di efficienza, di tasso di innovazione e di compatibilità ambientale.

                    Come illustrato con maggiore dettaglio nel seguito, gli investimenti attualmente previsti per iniziative infrastrutturali nei settori dell’energia elettrica, del metano e del petrolio ammontano complessivamente a circa 75.000 MLD di cui oltre 30.000 nel mezzogiorno.

                    L’azione di Governo, nel nuovo quadro di liberalizzazione e privatizzazione del settore, sarà in misura crescente orientata alle attività di indirizzo e regolazione piuttosto che alla diretta gestione del sistema; conseguentemente essa sarà mirata da una parte a favorire ed accelerare le iniziative degli operatori attraverso il decentramento, lo snellimento e la semplificazione delle procedure a cui si è già fatto riferimento nella parte generale, dall’altra a stimolare, anche attraverso specifici indirizzi ai concessionari, nuove iniziative tese al raggiungimento degli obiettivi.

                    Nel settore elettrico le principali priorità riguardano il potenziamento delle infrastrutture di produzione, trasmissione e distribuzione, il risanamento ambientale delle centrali e delle linee di trasporto nonché il miglioramento della qualità del servizio in alcune aree del Paese con particolare riferimento al Mezzogiorno.

                    Per quanto riguarda la produzione è da rilevare che il parco di generazione esistente, unitamente ai programmi realizzativi previsti dall’ENEL S.p.A., dalle imprese elettriche degli enti locali e dagli altri operatori del settore, per investimenti complessivi pari a circa 37.000 MLD (da attuarsi, anche in funzione dell’andamento della domanda elettrica, nel prossimo quinquennio), consente di soddisfare in massima parte le prevedibili esigenze di energia elettrica per i prossimi anni; dei suddetti investimenti circa 16.000 MLD sono previsti nel mezzogiorno. Tuttavia dal punto di vista qualitativo sussistono in alcuni casi problemi di obsolescenza e quindi di efficienza e di risanamento ambientale; inoltre sussiste una quota ancora insufficiente di impianti nel Mezzogiorno e in generale di impianti da energia rinnovabile. E’ quindi necessario accelerare i programmi di riordino, trasformazione e risanamento delle centrali esistenti nonché continuare, sia pure in misura selettiva e con aggiornati strumenti di intervento, I’azione di incentivazione delle fonti rinnovabili con particolare riferimento al recupero energetico da rifiuti attraverso l’impiego delle più moderne tecnologie pulite (letti fluidi, gassificazione, etc.). A tale riguardo occorre sottolineare che l’accordo raggiunto per il polo produttivo di Brindisi, unitamente agli impegni realizzativi riguardanti la Campania e la Calabria ed i programmi di costruzione di centrali utilizzanti fonti rinnovabili da parte di privati e dell’ENEL S.p.A., contribuiranno significativamente alla soluzione del problema del deficit di potenza delle regioni meridionali.

                    Per quanto concerne le linee di trasporto e distribuzione, per cui sono previsti investimenti per circa 26.000 MLD nel prossimo quinquennio, di cui 10.000 nel Mezzogiorno, è necessario proseguire e rafforzare i programmi di ampliamento ed ammodernamento nel rispetto delle vigenti norme ambientali; particolare attenzione deve essere posta all’ottimizzazione della circolazione dell’energia elettrica sulla rete nazionale con l’obiettivo prioritario di diminuire quantità e distanze dei trasferimenti di energia con conseguente diminuzione sia dell’inquinamento elettromagnetico sia delle perdite di trasmissione.

                    Tuttavia un ulteriore importante sforzo in termini di investimenti per il miglioramento della qualità del servizio deve essere operato principalmente con azioni dirette sui distributori al fine di ridurre e se possibile annullare le significative differenze che tuttora sussistono tra le regioni meridionali ed il resto del Paese.

                    Inoltre continuerà la partecipazione italiana al progetto della Comunità Europea relativo alle reti transeuropee. Nel 1995 I’Italia ha presentato 14 proposte di cui 6 sono state ritenute ammissibili ed i costi dei relativi studi sono stati ritenuti finanziabili al 50% con fondi comunitari; nel 1996 I’Italia ha presentato altre tre proposte che verranno esaminate dalla Comunità Europea anche ai fini dell’ottenimento di un supporto finanziario.

                    Il processo di privatizzazione dell’ENEL sia quello di trasformazione delle aziende municipalizzate potrà contribuire, grazie ad una effettiva apertura del mercato ed attraverso le economie di scopo caratteristiche delle aziende multiservizi, ad accelerare il processo di incremento dell’efficienza e della qualità dei servizi.

                    Nel settore del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili, il già citato impegno di incentivazione inerente il settore elettrico, consentirà di realizzare nel quinquennio circa 3.000 MW di impianti rinnovabili (idroelettrico, eolico e rifiuti) e circa 5.000 MW di impianti assimilati alle rinnovabili (cogenerazione e residui) per un risparmio energetico complessivo, a realizzazione ultimata, stimabile pari a 5 milioni di tonnellate di petrolio all’anno.

                    Ulteriori risparmi energetici saranno ottenuti grazie all’azione normativa già attuata in merito al riscaldamento degli edifici nonché con un necessario rilancio degli interventi e dell’attività di programmazione energetica degli enti locali attraverso un supporto mirato e strutturato dell’ENEA.

                    In particolare andrà privilegiata l’azione di formazione, informazione e supporto mirata a stimolare l’attuazione degli investimenti di risparmio energetico che hanno sufficiente redditività anche in assenza di incentivazione.

                    Devono essere inoltre proseguite e rafforzate, con il massimo coinvolgimento di risorse private, anche le attività di ricerca sia sulle applicazioni di efficienza energetica sia sulle fonti rinnovabili attualmente non ancora competitive per l’utilizzo commerciale.

                    Nel settore del metano dal punto di vista infrastrutturale le principali iniziative riguardano la prosecuzione della metanizzazione del Mezzogiorno, il progetto di metanizzazione della Sardegna e le infrastrutture di approvvigionamento.

                    Il programma di metanizzazione del Mezzogiorno, finanziato ai sensi della legge 784/80 e cofinanziato dall’Unione Europea, prevedeva in un primo triennio (1987-89) la metanizzazione di 921 comuni e in biennio successivo (1990-91) la metanizzazione di altri 782 comuni. Il programma non è stato completato. Con i fondi disponibili grazie al cofinanziamento comunitario nell’ambito del Quadro Comunitario di Sostegno (Q.C.S.) 1989-1993 sono state finanziate le reti di 651 comuni con i relativi adduttori, mentre per il completamento sarebbero necessari 5000-6000 miliardi di solo stanziamento nazionale.

                    La prosecuzione del programma è affidata ai seguenti stanziamenti:
                    - 77,6 MLD facenti capo alle leggi finanziarie 1995 e 1996; sulla base di tali disponibilità è stato presentato all’Unione Europea un progetto di programma operativo per il relativo cofinanziamento di interventi di metanizzazione in circa 80 comuni;

                    - 200 MLD assegnati al programma di metanizzazione dalla recente delibera CIPE dell’8/5/96 che ha finalizzato i 600 MLD complessivi previsti dalla legge 549/95 per la realizzazione di grandi opere infrastrutturali nelle aree depresse.

                    Per quanto riguarda le iniziative già inserite nel Q.C.S. è stata operata con il D.L. 23 luglio 1996 una accelerazione e semplificazione delle procedure di liquidazione dei contributi nazionali e comunitari. In particolare grazie alla procedura velocizzata introdotta dal citato DL si sono potuti acquisire i contributi comunitari per le iniziative completate entro il 30.9.1996. Per le rimanenti iniziative del Q.C.S. non ancora avviate o non ancora completate (60 adduttori di trasporto del gas per un investimento pari a 400 MLD di cui 150 a carico del FERS, e 83 reti di distribuzione cittadina per un totale di circa 200-250 MLD di cui 70-90 MLD di contributi comunitari) allo stato attuale si rischia di perdere i contributi comunitari.

                    Per scongiurare tale eventualità sarà posta in atto una forte azione governativa atta a promuovere una rinegoziazione con l’U.E. sia dei termini di ultimazione del Programma 1989-1993 nonché, nell’ottica di un ulteriore avanzamento del programma di metanizzazione del Mezzogiorno, dell’inserimento nei programmi comunitari di ulteriori interventi di metanizzazione.

                    Sulla metanizzazione della Sardegna esiste l’impegno del Governo per la realizzazione dei relativi interventi. E’ tuttora in corso una verifica delle due diverse alternative progettuali proposte ossia il collegamento con metanodotto via Corsica con la Toscana e la realizzazione di un terminale di rigassificazione di Gas Naturale Liquefatto.

                    Per la metanizzazione, la cui realizzazione comporta investimenti dell’ordine dei 1500-2000 MLD, l’azione di Governo si esplicherà sia sulle misure atte al coinvolgimento finanziario dei privati sia in sede comunitaria ai fini del cofinanziamento dell’U.E. dell’iniziativa. A tal fine il Governo è impegnato a convocare gli enti locali e le parti sociali.

                    Per quanto riguarda le infrastrutture di approvvigionamento, mentre è in corso il completamento del raddoppio del gasdotto con I’Algeria, è necessario procedere in tempi stretti alla realizzazione del nuovo terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto, di importanza strategica ai fini del futuro approvvigionamento energetico del Paese. A questo proposito il Governo è impegnato ad accelerare la definizione del relativo iter autorizzativo.

                    Ulteriori iniziative, sia da parte della SNAM S.p.A., sia di altri operatori, quali il progetto Volta della Edison di importazione dalla Russia e un eventuale aggiuntivo terminale di gassificazione, potranno essere avviate nei prossimi anni.

                    Nel settore petrolifero, ed in particolare nella raffinazione e nella distribuzione, sono attualmente previsti nel prossimo quinquennio oltre 13.000 MLD di investimenti di cui circa 9.000 MLD a fini ambientali. Di tali investimenti, che comprendono anche quelli già citati per la gassificazione del TAR, circa 7.500 MLD sono previsti nelle regioni meridionali.

                    In effetti le principali priorità dell’industria petrolifera sono una riorganizzazione della rete logistica e una maggiore compatibilità ambientale che è sempre più fattore competitivo oltre che vincolo normativo.

                    Circa 5.000 MLD saranno impegnati per la realizzazione di impianti di gassificazione del TAR, ossia dei residui della lavorazione del petrolio; tali impianti, ad alta tecnologia, consentiranno di produrre da una parte energia elettrica nel pieno rispetto dell’ambiente e dall’altra combustibili con un contenuto di inquinanti significativamente ridotto. Si prevedono ulteriori significativi investimenti, sia in raffineria che sulla rete, in relazione alle norme che regolano il contenuto di benzene nelle benzine e impongono il recupero di vapori di benzina alla pompa.

                    Nel settore dell’esplorazione e produzione di idrocarburi andrà promossa una accelerazione e semplificazione delle procedure autorizzative e di una nuova regolazione del sistema che consentano un rilancio degli investimenti nel settore.

                    5. Società dell’Informazione

                    La volontà di cogliere e massimizzare le potenzialità che derivano da questi mercati è comune a tutti i paesi più industrializzati. Anche il Governo italiano svolgerà una propria azione a favore dello sviluppo della Società dell’Informazione seguendo le linee guida e i principi concordati a livello internazionale sia nell’ambito dell’Unione Europea che del Gruppo dei sette.

                    Tali principi sono così sintetizzabili:

                    A. i Governi devono aprire alla concorrenza il settore delle comunicazioni, fissando regole certe e stabili nel tempo, da applicare con procedure prevedibili, istituendo una Autorità di regolamentazione indipendente;

                    B. i concorrenti devono fare affidamento su risorse proprie e deve essere assolutamente vietato il ricorso a finanziamenti pubblici;

                    C. il ruolo diretto dello Stato deve essere limitato a sviluppare servizi avanzati per il funzionamento della Pubblica Amministrazione e per i servizi al cittadino, a sostenere l’impegno per la ricerca, a diffondere la cultura informatica, a promuovere lo sviluppo dell’uso delle nuove tecnologie e delle applicazioni.

                    La constatazione che si è entrati in una nuova epoca caratterizzata dalla convergenza dei diversi settori dell’informatica, delle telecomunicazioni e della televisione, producendo una globalizzazione ed un’accentuata ricomposizione dei diversi mercati, accelera l’esigenza di superare i ritardi accumulati dal nostro paese in questi settori.

                    La promozione di una società dell’Informazione in Italia, comporta sia la predisposizione delle infrastrutture a rete che l’offerta di servizi privati e pubblici adeguati. L’obiettivo è la creazione di masse critiche di capitali e servizi tali da diffondere la cultura e l’accesso ai canali multimediali. Dovrà essere garantita l’offerta di pari opportunità di accesso sul territorio nazionale rimuovendo barriere tecniche e di fruizione culturale.

                    Il Governo è impegnato a selezionare gli obiettivi prioritari a cui tendere al fine di orientare la propria azione.

                    Data la specificità del caso italiano, lo sviluppo della Società dell’Informazione deve essere finalizzato a rafforzare la dotazione infrastrutturale del Paese al fine di aumentarne la competitività e l’efficienza, e a creare nuove occasioni di sviluppo e d’occupazione.

                    Gli interventi e le opere necessarie per realizzare e attivare la dotazione infrastrutturale impostata secondo i criteri della Società dell’Informazione avranno infatti una immediata e duratura ricaduta sull’occupazione e sulla capacità e qualità tecnologiche del Paese.

                    Il Governo è impegnato anzitutto a creare le condizioni regolamentari e finanziarie necessarie a realizzare una cablatura omogenea del territorio nazionale anche per agevolare i processi di delocalizzazione che di per sé contribuiscono ad un più equilibrato sviluppo tra il Nord e il Sud del Paese.

                    La definizione ed il finanziamento del servizio universale garantiranno tale risultato.

                    In questo senso il Governo opererà affinché la cablatura non risponda solo alla domanda potenziale esistente che deriva dalle concentrazioni urbane e produttive. Dovrà essere data concreta attuazione a progetti e realizzazioni di cablature che connettano filiere e settori produttivi e che consentano a produzioni con specifiche collocazioni territoriali, anche decentrate, di accedere alle reti informatiche e telematiche e con queste alla rete più vasta dei mercati nazionali e internazionali.

                    Il Governo curerà le compatibilità ambientali delle realizzazioni delle infrastrutture per le telecomunicazioni.

                    I costi e i disagi sostenuti nella vita civile, specie negli agglomerati urbani, saranno compensati, nel medio e nel lungo periodo, da un diverso assetto della vita sociale e produttiva.

                    Processi di mobilità, di mobilità urbana e di traffico, di diminuzione dell’inquinamento sono prevedibili e quantificabili.

                    La domanda di nuove professionalità così come l’offerta di lavoro qualificato e caratterizzata dalla maggiore imprenditorialità potranno determinare una mobilità sul lavoro più propria ad una struttura produttiva rispondente all’impiego di nuove tecnologie e adeguata alla mutevolezza dei mercati.

                    Forme diverse di organizzazione del lavoro saranno possibili con conseguenti nuove organizzazioni della società, con maggiori e più flessibili coinvolgimenti produttivi, con diverse e variegate forme di consumo.

                    Gli effetti sull’organizzazione della vita urbana, dall’offerta di servizi pubblici, all’organizzazione del traffico automobilistico, alla riduzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico andranno considerati come poste di benefici a fronte dei costi sostenuti nell’immediato per le opere di impianto e di realizzazione.

                    Lo sviluppo della Società dell’Informazione rappresenta soprattutto l’occasione per il rafforzamento ed il riposizionamento strategico e tecnologico dell’industria nazionale degli apparati e delle applicazioni e crea le basi per consentire uno sviluppo competitivo della produzione nazionale di audiovisivi basata sulla diffusione e la salvaguardia della cultura italiana nel più ampio contesto continentale europeo. Costituisce infine l’occasione per cogliere appieno le potenzialità di sviluppo dell’occupazione e del riequilibrio territoriale tra Nord e Sud.

                    In merito a questi ultimi due punti è necessario affrontare con rapidità ed efficacia la criticità rappresentata dalla transizione dell’attuale fase, caratterizzata da problemi occupazionali e da mutamenti professionali. Tale fase avrà bisogno di essere affrontata non solo con strumenti di politica attiva del lavoro, ma un insieme coordinato di intervento e di investimenti. L’efficacia e l’urgenza di questi interventi, per avere effetti positivi sull’occupazione, vanno poste in relazione all’entità degli investimenti che sarà possibile attivare ed all’efficacia delle misure attuate che dovranno essere recepite e diffuse sul territorio.

                    Per quel che riguarda una politica attiva del lavoro nel settore, gli strumenti individuati nel confronto tra Governo e parti sociali in materia di formazione e di mercato del lavoro saranno orientati anche verso questi settori caratterizzati dalla necessità di intraprendere frequenti cicli formativi e da mobilità sia aziendale che funzionale.

                    In particolare l’impegno del Governo è orientato verso:

                    1. la definizione del quadro regolamentare certo e prevedibile, orientato alla liberalizzazione e competizione nel settore;

                    2. la qualificazione della domanda pubblica, con potenziali effetti sulla competitività dell’offerta e sulla programmazione degli investimenti da parte delle imprese, a questo potrà contribuire anche lo sviluppo della iniziativa sullo strumento del project financing;

                    3. la definizione di una politica industriale con misure volte a rafforzare l’industria nazionale, anche attraverso accordi che migliorino l’offerta di prodotti e servizi; consorzi di imprese possono realizzare questo obiettivo;

                    4. il sostegno all’attività di Ricerca e Sviluppo al fine di contribuire:

                    - alla predisposizione di prodotti competitivi per il mercato e funzionali alle esigenze di efficienza della Pubblica Amministrazione;

                    - alle attività di ricerca di base orientate a settori interdisciplinari con chiaro potenziale per applicazioni industriali quali microelettronica, sistemi di elaborazione delle informazioni e loro software (ad esempio apparecchiature di reti e per satelliti);

                    5. L’alfabetizzazione informatica e la formazione, intesa come promozione di una cultura in grado di favorire lo sviluppo di un mercato potenzialmente molto dinamico e consapevole nel recepimento delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione;

                    6. La definizione di una politica per l’editoria tesa ad innovarne i processi di produzione ed i prodotti espandendosi nel settore multimediale. In questo contesto saranno agevolate forme di mercato dei diritti di riproduzione che, oltre ad affiancarsi ai provvedimenti tesi a stimolare e proteggere la creatività degli autori, consentano di prevenire le contraffazioni di opere e provochino, di conseguenza, riflessi sull’occupazione nella produzione e nella distribuzione;

                    7. il coordinamento dell’attività interna con l’azione internazionale nei casi in cui essa possa configurarsi come volano dello sviluppo del comparto interno;

                    8. il supporto al processo di internazionalizzazione delle imprese al fine di intervenire a correzione delle asimmetrie esistenti tra i paesi in tema di processo di regolamentazione e di apertura del mercato interno.

                    Alla realizzazione di ognuno di questi obiettivi concorrono ben individuati strumenti, in parte già disponibili ed in parte da attivare.

                    Per quanto riguarda il completamento del quadro regolamentare il Governo auspica una conclusione dell’iter parlamentare, relativo al Disegno di legge di istituzione dell’Autorità di settore, coerente con l’obiettivo governativo di definire l’assetto istituzionale nel settore delle telecomunicazioni entro il 31 dicembre 1996, in tempo per guidare, in un ambiente regolamentare certo, la fase di apertura alla concorrenza. Oltre a ciò il Governo auspica un costruttivo dibattito Parlamentare sul Disegno di legge recante "Disciplina del sistema delle comunicazioni", contenente le norme sulla liberalizzazione dei servizi di telecomunicazione al fine di poter disporre per tempo (entro i primi mesi del 1997) di procedure, regole e tempi certi in vista dell’appuntamento del 1° gennaio 1 998.

                    Per ciò che attiene la qualificazione della domanda pubblica il Governo individua lo snodo centrale nella realizzazione della Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione. A seguito della Direttiva del settembre 1995, che ne prevede il varo, l’AIPA ha predisposto il piano di fattibilità e sono state avviate le procedure di gara per la sua realizzazione. La Rete indurrà un vasto processo di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, parallelamente alla definizione dei decreti legislativi di riforma delle amministrazioni centrali, degli enti pubblici e di decentramento di funzioni alle autonomie locali previsti dal recente Disegno di legge delega presentato dal Governo. Le amministrazioni centrali dovranno predisporre piani di investimento per l’adeguamento dei propri sistemi informativi e per la realizzazione di software applicativo al fine di consentire la piena interoperabilità con il resto della Pubblica Amministrazione. Saranno previsti servizi comuni di rete e saranno altresì individuate le applicazioni nuove da realizzare al fine di ottimizzare l’uso della Rete unitaria. L’incremento, nella legge 400/1996, di 180 miliardi per il finanziamento del progetto della Rete e dei progetti intersettoriali connessi, nonché l’orientamento dei programmi di formazione dei dipendenti saranno resi funzionali all’informatizzazione dei ministeri oggi in ritardo e all’interconnessione tra le amministrazioni nell’arco di un triennio. In questo periodo si procederà all’adeguamento della Pubblica Amministrazione italiana agli indicatori di efficienza delle Pubbliche Amministrazioni dell’Unione Europea (numero di stazioni di lavoro per dipendenti, disponibilità dei servizi di interoperabilità per tutte le stazioni di lavoro, reingegnerizzazione dei processi di lavoro, riduzione dei tempi di servizio per la produzione di atti e documenti, decentramento delle attività di elaborazione e condivisione delle principali basi informative, erogazione dei servizi distribuiti sul territorio in cooperazione con gli enti locali, riduzione del lavoro manuale e sperimentazione del lavoro a distanza, formazione e riqualificazione del personale a tutti i livelli).

                    La modernità delle soluzioni tecnologiche adottate rappresenta uno stimolo alla innovazione anche per le imprese fornitrici del settore pubblico; la informatizzazione dei principali servizi della Pubblica Amministrazione richiede che anche le imprese dialoghino con le amministrazioni usando strumenti informatici e pertanto coinvolge nel processo di informatizzazione l’intero sistema produttivo.

                    Sarà svolta a cura dell’AIPA una azione di monitoraggio delle realizzazioni informatiche e telematiche, nonché di individuazione delle lacune e degli interventi necessari, anzitutto attraverso la redazione di un "Libro Bianco".

                    Tutto ciò richiederà, da un lato, un migliore utilizzo delle risorse già stanziate, anche utilizzando i fondi strutturali della U.E. per l’interconnessione con le amministrazioni locali e, dall’altro, l’impiego di nuove risorse qualora i piani di investimento lo rendessero necessario.

                    Lo sforzo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione troverà un ulteriore risultato nel rapido coinvolgimento di tutte le amministrazioni locali e in una rapida diffusione della cultura informatica nel Paese sia come crescita professionale dei pubblici dipendenti che come training del cittadino-utente.

                    La formazione e l’alfabetizzazione alla tecnologia dell’informazione va svolta a più livelli: la formazione di base riferita a tutti i livelli di scolarità; la formazione professionale continua; la formazione del personale della Pubblica Amministrazione. Va attuato sia il piano di formazione citato nel piano AIPA che la formazione continua e di base anche come previsto dall’accordo dell’agosto di quest’anno.

                    L’attività di alfabetizzazione informatica e di formazione avrà come centro propulsore il rinnovato impegno della Pubblica Amministrazione, che agirà quale stimolo alla crescita professionale dei pubblici dipendenti. Essa però dovrà essere inquadrata in un programma di azione governativa che coinvolgerà le diverse amministrazioni interessate al fine di prevedere obbligatoriamente risorse finalizzate nei rispettivi bilanci e sarà rivolta al mondo della scuola – a partire da un piano di diffusione delle tecnologie avanzate nelle scuole – e a quello del lavoro, nonché durante il periodo di servizio militare, con l’obiettivo di utilizzare i differenti strumenti legislativi già disponibili.

                    Il Governo intende offrire un razionale sostegno all’attività di Ricerca e Sviluppo per contribuire alla realizzazione di prodotti competitivi predisponendo un programma di sostegno alla Ricerca finalizzato allo sviluppo della Società dell’Informazione. Tale programma terrà anche conto della possibilità di attuare processi di trasferimento tecnologico alle imprese, ed in particolare a quelle piccole e medie, le quali possono qualificarsi come fornitori e produttori di componenti ad alto contenuto tecnologico.

                    Il coordinamento dell’attività interna con quella internazionale scaturisce dall’impegno alla partecipazione alle iniziative in essere, quali gli 11 progetti pilota per la promozione della Società dell’Informazione lanciati nell’ambito dei vertici Ministeriali dei Paesi del G 7.

                    Stante le caratteristiche interdisciplinari della Società dell’Informazione il Governo costituirà un Forum permanente, in cui realizzare il coordinamento dei propri interventi e la sistematica consultazione e confronto con le parti sociali, le associazioni degli operatori di settore, le istituzioni della ricerca e della università. Il Forum avrà la funzione di programmare le priorità, valutare i programmi, monitorare le fasi di avanzamento, con il contributo e la partecipazione di tutte le componenti interessate. In questa fase una sede di coordinamento interministeriale è necessaria per prefigurare ed avviare il Forum, con l’individuazione di responsabilità organizzative e di calendari d’incontro.

                    Contratti d’area

                    Nelle aree a più basso tasso di sviluppo ed a maggiore tensione occupazionale, a partire dal mezzogiorno, è particolarmente urgente realizzare un ambiente favorevole alle nuove iniziative imprenditoriali e alla creazione di nuova occupazione.

                    Si tratta, in sintesi, di favorire nuovi investimenti produttivi garantendo velocità e certezza dell’azione amministrativa, realizzando concomitanza nelle decisioni delle diverse amministrazioni, stabilendo relazioni sindacali particolarmente favorevoli, assicurando un livello di costo del denaro non penalizzante rispetto alle altre aree del Paese, realizzando investimenti e garantendo l’impegno a reinvestire gli utili nel rafforzamento patrimoniale e tecnologico delle singole iniziative.

                    E’ necessario, a tal fine, attivare un nuovo strumento di intervento nelle aree individuate tra le aree di crisi già oggetto dell’azione svolta dal Comitato per il Coordinamento delle iniziative per l’occupazione insediato presso la Presidenza del Consiglio. Tale nuovo strumento consiste in modalità operative e nuovi strumenti negoziali capaci di creare un quadro di certezze amministrative e finanziarie idonee ad attrarre nuove iniziative imprenditoriali nei vari settori (industria, agro-industria, servizi, turismo) tenendo conto delle opportunità e delle vocazioni specifiche.

                    Queste aree saranno individuate di volta in volta dalla Presidenza del Consiglio, con l’obiettivo di garantire una maggiore tempestività degli interventi per perseguire la priorità fondamentale della coesione economica e sociale del Paese. Saranno individuate le aree nelle quali gli interventi abbiano maggiore probabilità di successo in quanto esse presentino, tra l’altro, l’accertata disponibilità di aree, concreti progetti di investimento, nonchè l’azione di un soggetto intermediario che abbia già attivato o possa attivare la sovvenzione globale.

                    Per ciascuna delle aree inizialmente prescelte sarà stipulato, entro 60 giorni, un Contratto d’Area tra le amministrazioni centrali e locali coinvolte, le rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro, le banche ed eventuali altri soggetti interessati. Il Contratto d’Area individua il responsabile della sua attuazione, gli obiettivi temporali e quantitativi per la realizzazione degli investimenti, la disponibilità delle aree attrezzate a basso costo, le risorse private nonché quelle provenienti dalla legislazione ordinaria che, con procedure accelerate, saranno destinate all’area. Il Contratto d’Area potrà utilizzare tutti gli strumenti di intervento e di agevolazione vigenti indicando la quota delle risorse disponibili ad esso riservata.

                    Il Contratto d’Area prevede, tra l’altro, un accordo di programma-quadro tra le Amministrazioni, Enti pubblici e società a partecipazione pubblica e una intesa tra le parti sociali.

                    Nel quadro del Contratto d’Area, per la parte relativa agli interventi di pertinenza delle amministrazioni ed enti pubblici, nonché delle società a partecipazione pubblica, saranno possibili condizioni di notevole flessibilità amministrativa attraverso la definizione da parte di tali soggetti di un accordo di programma quadro che indichi: gli interventi da programmare e realizzare, le fasi e i tempi di esecuzione, le risorse disponibili, il riparto delle competenze secondo il criterio dell’assegnazione unitaria di compiti e responsabilità anche in deroga alla normativa vigente, gli atti amministrativi sostituibili con determinazioni convenzionali, i poteri sostitutivi, le forme di conciliazione, arbitrato ed altri eventuali strumenti finalizzati a rendere rapide le decisioni e ad evitare conflitti, veti, resistenze, inerzie e ritardi.

                    L’accordo di programma-quadro e i successivi atti convenzionali hanno valore di atti conclusivi di conferenze di servizi o accordi di programma, di modificazione degli strumenti urbanistici e possono derogare alle norme ordinarie di amministrazione e contabilità nonché a quelle sui controlli. Questi ultimi sono orientati alla verifica dell’efficienza e del perseguimento degli obiettivi, degli interventi e degli investimenti previsti nel Contratto d’Area.

                    Nell’ambito del Contratto d’Area saranno stipulati accordi tra le parti sociali volti all’obiettivo di concorrere a determinare condizioni vantaggiose per l’attuazione di nuovi investimenti, o ampliamenti di attività produttive esistenti, e di massimizzare gli effetti sull’occupazione. Tali accordi potranno, tra l’altro, riguardare: programmi finalizzati all’inserimento di giovani nell’ambito delle nuove attività; obiettivi finalizzati alle pari opportunità nell’ambito delle nuove attività; la definizione di pacchetti formativi correlati ai programmi di cui sopra finalizzati al reinserimento di disoccupati di lunga durata, cassintegrati e lavoratori nelle liste di mobilità; l’adozione di normative che agevolino un maggiore utilizzo degli impianti; l’adozione di politiche salariali finalizzate a favorire l’avvio delle nuove attività produttive massimizzandone gli effetti occupazionali.

                    Nelle aree individuate il governo svolgerà una specifica azione di impulso per accelerare la realizzazione degli interventi infrastrutturali.

                    Le risorse relative ai patti territoriali potranno essere utilizzare con le procedure e le metodologie del contratto d’area determinando pertanto una convergenza operativa degli strumenti indicati ai fini dello sviluppo delle programmazioni negoziate nei territori.

                    Il governo studierà le forme e i modi più opportuni per definire una inziativa nei confronti del sistema bancario al fine di pervenire alla stipula di una convenzione finalizzata al pieno coinvolgimento delle banche firmatarie nell’utilizzo degli strumenti di seguito individuati, nonchè alla definizione di una politica del credito coerente con le premesse indicate.

                    Per dare certezza e tempestività ai finanziamenti destinati al potenziamento dell’apparato produttivo nelle aree individuate, potrà essere riservata una quota di fondi destinati alla reindustrializzazione nelle aree depresse, da erogare anticipatamente su specifici progetti e da allocare in via definita, con le procedure ordinarie.

                    Relativamente, in particolare, alla concessione di agevolazioni per nuovi investimenti produttivi potrà prevedersi un meccanismo di erogazioni nelle aree individuate, non sostitutivo di quelli attualmente previsti (agevolazione ai sensi della legge 488/92 e agevolazioni automatiche) ma utilizzabile in alternativa agli stessi sulla base di valutazioni e scelte lasciate al responsabile dell’attuazione del contratto d’area.

                    Tale meccanismo verrebbe ad arricchire il quadro degli strumenti di intervento disponibili senza modifiche e senza turbative su quelli esistenti, che continuerebbero, quindi, ad operare normalmente in via autonoma. Il predetto meccanismo prevederà che per uno o più investimenti individuati, nell’area di crisi, si procederà di volta in volta, all’istruttoria tecnica ad opera dei soggetti già competenti per l’istruttoria stessa, sulla base della quale (qualora il suo esito fosse positivo) la Cassa Depositi e Prestiti potrà anticipare le risorse previste per gli strumenti agevolativi vigenti nell’ambito delle disponibilità indicate dal Contratto d’Area. In alternativa l’istruttoria tecnica delle iniziative di investimento potrà essere svolta da banche e da istituti finanziari nazionali e esteri. In tal caso i soggetti istruttori, qualora l’istruttoria risulti positiva, concederanno un prestito, eventualmente anche in forma partecipativa secondo i parametri indicati nelle istruzioni di vigilanza della Banca Centrale, pari ad una quota da definire dell’equivalente sovvenzione netta (ESN). A fronte di tale impegno, la C.DD.PP. concede una anticipazione integrativa a concorrenza dell’ESN. La Cassa recupera successivamente le risorse erogate a titolo di anticipazione, a valere sulle disponibilità previste per i vigenti strumenti agevolativi. Le banche e gli istituti finanziatori possono accedere all’intevento del Fondo di garanzia di cui all’art. 9 del DL 41/95, convertito nella legge 85/95.

                    L’autorizzazione per tale anticipazione sarà rilasciata dal responsabile del progetto e avrà valore sostitutivo delle procedure previste dalle normative vigenti.

                    Nell’ambito del Contratto d’area dovrà essere prevista la disponibilità di aree industriali a basso costo (a tal fine sarà utile individuare uno strumento finanziario, quale un fondo rotativo, finalizzato all’acquisizione e valorizzazione delle aree e alla loro cessione), dotate di tutti i permessi necessari all’avvio delle attività produttive (VIA, piani urbanistici, ecc.). Il Governo predisporrà, altresì, un progetto di riforma degli strumenti attuali.

                    Il Governo introdurrà agevolazioni fiscali sugli utili reinvestiti e/o sul reddito da attività turistica e manufatturiera in senso lato, queste ultime comprese inizialmente tra il 10%-20% con progressiva riduzione man mano che si approssima la scadenza del termine previsto per le stesse agevolazioni. L’entità e l’ambito di applicazione di tale misura sarà concordata con Commissione U.E.

                    Tali misure saranno introdotte con criteri di selettività sia locale che a livello di governo centrale. Data la novità e la rilevanza delle misure agevolative indicate il Governo svolgerà una azione di monitoraggio sull’applicazione delle stesse misure anche ai fini di una loro ulteriore evoluzione.

                    Il Governo promuoverà la costituzione di una Agenzia esclusivamente dedicata alla promozione in Italia e all’estero degli investimenti nelle aree individuate.

                    La promozione del territorio, valorizzato dal contenuto del Contratto stesso, sarà realizzata dalle Società di promozione locali collegate con l’Agenzia per la promozione delle aree industriali nazionali di prevista costituzione.

                    PROTOCOLLO DI ACCORDO

                    FILCAMS CGIL – FISASCAT CISL – UILTuCS UIL

                    SULLE

                    RAPPRESENTANZE

                    SINDACALI

                    UNITARIE

                    17 DICEMBRE 1993

                    e successive modifiche MAGGIO 1994


                    ALLEGATO FILCAMS – FISASCAT – UILTuCS

                    ALL’ACCORDO INTERCONFEDERALE

                    CONFCOMMERCIO SULLE RAPPRESENTANZE

                    SINDACALI UNITARIE DEL 27 LUGLIO 1994

                    (Settembre 1994)


                    Premessa

                    L’attuale fase storica e’ caratterizzata, sul fronte della rappresentanza, dall’emergere di forme associate che si collocano al di fuori dell’ambito confederale Cgil­Cisl­Uil. Nel contempo da parte di diverse forze politiche, vengono avanzate proposte di attuazione dell’art. 39 della Costituzione. Da tutto cio’, l’esigenza di darsi un quadro di regole certe ed esigibili cui tutti, in una situazione di "pluralismo" sindacale quale l’attuale, devono riferirsi, in ordine alla elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie ed alla legittimazione a concludere contratti collettivi in rappresentanza di tutti i lavoratori interessati. Le tre Federazioni, con l’Accordo proposto, convengono pertanto di dare attuazione all’intesa quadro confederale sulle R.S.U., in aderenza alle specificità ed alle peculiarità dei settori rappresentati. Nel Regolamento saranno altresì’ previste le materie demandate alle strutture territoriali per la loro definizione sul piano operativo in rapporto alle specifiche condizioni territoriali. Le Filcams­Fisascat­Uiltucs considerano l’unità sindacale un valore fondamentale e la condizione per realizzare e per praticare un insieme di progetti politici rivendicativi­organizzativi finalizzati ad affrontare le questioni cruciali della valorizzazione del lavoro, della rappresentanza, della democrazia sindacale, dell’allargamento della rappresentatività del sindacato. Sulla base di questa premessa di valore, le Filcams­Fisascat­Uiltucs sono impegnate a dare attuazione all’intesa quadro Cgil­Cisl­Uil attraverso un proprio regolamento a valere su tutto il territorio nazionale, che realizzi una nuova fase di rapporti unitari costruita attraverso la definizione di regole certe e valide per tutti e di nuovi strumenti democratici per consolidare e sviluppare il rapporto con i lavoratori. Le Filcams ­Fisascat­Uiltucs sulla base di analisi ed esperienze unitarie fin qui praticate ritengono che la rappresentanza del sindacato e la sua base associativa sono il fondamento della propria natura democratica, che si basa su un rapporto continuo e partecipato di tutti i lavoratori che va esercitato in tutte le fasi di formazione delle decisioni, di gestione delle iniziative, di verifica dei risultati. Le Filcams­Fisascat­Uiltucs ritengono altresì’ l’allargamento della rappresentatività’ un passaggio decisivo per rispondere ai cambiamenti ormai strutturali del mondo del lavoro che registra profonde modificazioni quali­quantitative tra i vari settori e alle notevoli diversita’ relativamente alla qualita’ del lavoro, alla professionalita’, alle condizioni di lavoro. L’andamento occupazionale nel terziario privato, la diffusione dell’occupazione, in particolare quella femminile e nell’area del lavoro meno tutelato delle piccole aziende e in quella più’ marginale del lavoro precario, richiedono una coraggiosa svolta culturale, contrattuale ed organizzativa necessaria non solo a consolidare i tradizionali punti di forza concentrati in alcuni settori e nelle grandi aziende, ma anche e soprattutto per costruire rappresentatività’ e rappresentanza reali laddove il sindacato non e’ ancora presente e dove e’ concentrata la stragrande maggioranza dell’occupazione. In questo contesto le Filcams­Fisascat­Uiltucs ritengono necessario dare concretezza alla costruzione di "Nuove forme della Rappresentanza" attraverso la realizzazione di "progetti finalizzati".


                    Capitolo I ­ Le regole per i rapporti tra Filcams, Fisascat, Uiltucs

                    Articolo 1 Riunioni organismi

                    Le tre federazioni scelgono il metodo del confronto, del dibattito e della elaborazione unitaria come guida per costruire la sintesi politica per esercitare la ricerca del consenso e le mediazioni tra eventuali diverse posizioni. Cio’ non incide in alcuna misura sulla salvaguardia dei valori fondamentali quali l’identità’, la sovranità’ e la titolarità’ dei diritti delle singole federazioni. Le tre federazioni assumono il vincolo a procedere unitariamente all’elaborazione delle politiche settoriali, delle piattaforme rivendicative, alla conduzione dei negoziati, alla stipula dei contratti e degli accordi, alla proclamazione ed alla organizzazione delle forme di lotta. Conseguentemente, convengono di praticare su tutto il territorio nazionale il lavoro unitario con:

                    Articolo 2 Ricomposizione divergenze ­ procedure ­ criteri generali

                    Le divergenze che si possono manifestare a ogni livello, se non trovano una soluzione, debbono essere trasferite in tempi solleciti alla struttura propria immediatamente superiore. Nella fase che intercorre tra l’apertura del conflitto fino al tentativo di soluzione nelle sedi superiori, ciascuna organizzazione s’impegna a non compiere atti unilaterali che possano pregiudicare il tentativo di soluzione nella sede superiore. Normalmente tale procedura si deve esaurire nell’arco di una settimana. In casi di particolare urgenza, l’intervento della struttura superiore deve essere attuato nel piu’ breve tempo possibile e comunque non oltre 48 ore. Sono considerati motivo d’intervento a carattere urgente tutte le divergenze che possono incidere sulla continuita’ o sull’esito unitario dei negoziati nelle varie fasi contrattuali o nelle vertenze di settore. Si conviene che per avviare efficacemente la predisposizione delle piattaforme si dovra’ attivare una sede unitaria nella quale realizzare il confronto tra le strutture delle tre federazioni. Cio’ vale anche nel caso in cui ciascuna struttura e’ portatrice di una propria ipotesi contrattuale. In questo caso, l’intervento della struttura superiore si realizza con urgenza sia nel caso in cui i tempi di elaborazione risultino incompatibili con le scadenze contrattuali e le attese dei lavoratori, sia sull’evenienza di contrasti di difficile conciliazione sui contenuti. Le federazioni convengono altresì’ che qualora si verificassero comportamenti difformi da quelli previsti dal presente regolamento e tali da compromettere la continuazione delle relazioni da esso previste, le situazioni saranno esaminate prima di qualunque atto unilaterale in una riunione unitaria con le strutture interessate ai diversi livelli di categoria.

                    Articolo 3 Diritti delle organizzazioni

                    Se a livello nazionale confederale i tentativi di composizione dei contrasti non dovessero avere buon esito, ogni organizzazione esercita liberamente e autonomamente i propri diritti negoziali e di gestione delle vertenze, dei contratti e delle lotte. In questo caso vi e’ piena facolta’ di fornire le diverse informazioni ai lavoratori sui contenuti e anche sui comportamenti che hanno prodotto i contrasti.

                    Articolo 4 Settori soggetti alla legge e ai codici di autoregolamentazione

                    Per quanto riguarda i settori disciplinati dalla nuova legge sull’esercizio del diritto di sciopero, e delle norme di autoregolamentazione, restano in vigore i codici vigenti sulle procedure e sulle strutture abilitate a decidere forme di lotta. Se le divergenze attengono al ricorso allo sciopero o alle forme di lotta, e se questi producono effetti che superano l’ambito aziendale o territoriale, subentra la competenza diretta dei sindacati nazionali di categoria e delle confederazioni.

                    Articolo 5 Elaborazione piattaforma, consultazione dei lavoratori, gestione negoziato, conclusioni

                    In considerazione della particolarita’ dei settori facenti capo al terziario privato che si rappresentano, Filcams­Fisascat­Uiltucs attivano un percorso democratico per la consultazione e partecipazione dei lavoratori nell’ambito delle decisioni e conduzioni delle vertenze contrattuali di ogni livello e per ogni livello. Filcams­Fisascat­Uiltucs ritengono fondamentale, per rafforzare il potere contrattuale e la propria rappresentativita’ unitaria, operare per il massimo coinvolgimento dei lavoratori. A tale scopo prevedono il seguente percorso da attuarsi nelle fasi contrattuali:

                    A tale scopo Filcams­Fisascat­Uiltucs predisporranno un’adeguata campagna d’informazione.

                    Emendamenti

                    L’emendabilita’ dell’ipotesi di piattaforma rivendicativa sarà regolata nel seguente modo:

                    A a livello aziendale, gli emendamenti che abbiano raggiunto il 50% piu’ 1 dei votanti verranno portati al vaglio dall’assemblea regionale;

                    B a livello regionale, gli emendamenti che abbiano raggiunto il 20% dei votanti verranno portati al vaglio dell’assemblea nazionale;

                    C a livello nazionale, gli emendamenti che non abbiano raggiunto il 20% dei voti a livello regionale ma che raccolgano il 20% dei componenti l’assemblea verranno messi in votazione;

                    D le percentuali di cui ai punti B e C possono essere adeguate di volta in volta dagli organismi competenti.

                    Composizione delegazioni

                    Il numero dei componenti le varie istanze preposte alla consultazione saranno decise di volta in volta dalle segreterie competenti per livello, le quali dovranno garantire: la presenza dei territori in un rapporto equilibrato con la consistenza del settore medesimo, la presenza significativa delle R.S.U., la presenza dei coordinamenti dei Quadri e delle donne.

                    Capitolo II ­ Rapporti tra Filcams, Fisascat e Uiltucs

                    Articolo 6 Rapporti con sindacati extraconfederali

                    In quelle situazioni di azienda o territorio dove ci sono sindacati extraconfederali, purche’ formalmente organizzati e costituiti in sindacato autonomo, le strutture Filcams­Fisascat­Uiltucs interessate, in accordo con le segreterie nazionali, decideranno unitariamente sulla qualita’ dei rapporti con essi e sulla loro eventuale congiunta partecipazione ai negoziati.

                    Articolo 7 Rappresentativita’ e rappresentanze esterne

                    Le tre federazioni decidono di contrastare unitariamente ogni tentativo di abuso o di manipolazione delle rappresentanze sociali, rispondendo in modo solidale a ogni atto teso a modificare la realta’ associativa del mondo del lavoro, realizzando nei termini piu’ generali possibili criteri oggettivi di designazione basati sulla reale consistenza organizzativa e, quando esistono, pure sulle verifiche elettorali. Nelle designazioni di competenza delle tre federazioni verranno insieme garantite la rappresentanza del pluralismo sindacale mediante la presenza di Filcams­Fisascat­Uiltucs e, quando le designazioni superano il numero di tre rappresentanti, una ripartizione numerica, con riferimento alla consistenza di ciascuna confederazione. Per gli incarichi che si concretizzano mediante una sola presenza si applica normalmente il criterio della rotazione alla scadenza di ciascun mandato.

                    Articolo 8 Armonizzazione tra Filcams, Fisascat e Uiltucs

                    Uno degli obiettivi strategici indicati nella premessa del presente Protocollo e’ quello di una complessiva crescita organizzativa della Filcams­ Fisascat­Uiltucs anche e soprattutto attraverso l’allargamento della rappresentativita’ nell’area delle piccole e medie aziende, del lavoro stagionale e dei settori nuovi del terziario avanzato. Pertanto risulta necessario definire pur nel quadro dei distinti ambiti finanziari di pertinenza di ogni singola Federazione, norme e regolamenti unitari per il tesseramento. Le tre federazioni decidono pertanto di armonizzare, su tutto il territorio nazionale, la delega all’1% su paga base, contingenza e 3^ elemento, nell’arco del prossimo triennio. Per realizzare questo obiettivo le federazioni nazionali appronteranno, in accordo con le strutture territoriali interessate, un programma attuativo con tempi e modalita’ definite. Ritenendo l’attivita’ di proselitismo elemento fondamentale da sviluppare nell’area del lavoro precario e polverizzato, di piu’ difficile sindacalizzazione, si decide di realizzare nel territorio piani e programmi di iniziativa unitaria. In questo quadro, considerando l’area dei lavoratori interessati, si potranno prevedere unitariamente nuove e diverse forme di tesseramento con un sistema di contribuzione mista (delega in situazioni di stabilita’, con contributo diretto negli altri casi) e/o attraverso l’attivazione di una delega unitaria che preveda la possibilita’ per i lavoratori della scelta della singola confederazione. Tutto cio’ anche al fine di superare situazioni disomogenee attualmente presenti nell’area del lavoro precario­polverizzato.

                    Capitolo III ­ Costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie (R.S.U.).

                    Articolo 9 Le candidature

                    ­ Competenti a designare, sulla base delle proprie norme interne, le rispettive liste di candidati sono le istanze di base che ogni organizzazione, nella sua sovranita’, si da’, come istanze congressuali; laddove queste non esistono le singole OO.SS. provvedono alla designazione.

                    Articolo 10 Preambolo per le liste

                    Le Federazioni FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS tramite le proprie liste e i propri candidati intendono confermare il valore del pluralismo sociale in un rinnovato patto di unità d’azione.

                    FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS considerano la consultazione elettorale una condizione irrinunciabile di democrazia attraverso la quale ciascun lavoratore, in via diretta, sceglie liberamente i propri rappresentanti nei luoghi di lavoro. Attraverso il voto ad una delle tre liste confederali e ai rispettivi candidati, si esprimerà il sostegno all’azione sindacale nei luoghi di lavoro e l’adesione ai valori , agli obiettivi ed al ruolo del sindacalismo confederale che FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS esercitano nel sistema sociale del Paese.

                    Articolo 11 Validità delle elezioni e nomina delle RSA

                    In applicazione del disposto art. 12, prima parte dell’accordo interconfederale (clausole di salvaguardia) le Federazioni FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS si impegnano a comunicare vicendevolmente le nomine delle RSA; a far precedere alle elezioni delle RSU una adeguata campagna di informazione ai fini di garantire la partecipazione al voto di tutti i lavoratori.

                    Articolo 12 Ripartizione dei seggi tra FILCAMS – FISASCAT – UILTuCS

                    Fermo restando il disposto di cui agli articolo 4 e 5 prima parte dell’accordo interconfederale, allo scopo di rafforzare l’unità tra Filcams, Fisascat e UILTuCS, la ripartizione dei seggi attribuiti nella parte riferita al restante terzo di pertinenza confederale, saranno assegnati nel seguente modo:

                    Capitolo IV ­ Agibilita’ sindacale e composizione R.S.U.

                    Articolo 13 Permessi sindacali e monte ore

                    Filcams, Fisascat, Uiltucs, nell’ambito del monte ore dei permessi sindacali retribuiti di propria pertinenza, derivanti dalle norme di legge di accordi sindacali convengono quanto segue:

                    Articolo 14 L’adeguamento della rappresentanza

                    Fermo restando quanto previsto dall’art. 6 prima parte dell’accordo interconfederale, FILCAMS, FISASCART, UILTuCS si impegnano a definire ove possibili specifici collegi elettorali per la rappresentanza dei quadri anche in ambito aziendale,

                    Articolo 15 Decisioni delle RSU

                    Le decisioni delle RSU sulla piattaforma e sugli accordi devono essere prese a maggioranza assoluta (50%+1) con facoltà’ di dissociazione per la singola organizzazione, in caso di dissenso grave. Restano ferme le procedure di raffreddamento previste dal presente Protocollo.

                    Articolo 16 Sostituzione nell’incarico

                    Fermo restando quanto disposto dall’articolo 10 prima parte dell’accordo interconfederale, FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS convengono o che, qualora, nell’ambito delle proprie liste non fosse possibile la sostituzione, la stessa potrà essere integrata dalle rimanenti liste in base al maggior numero di voti ottenuti.

                    *************************

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                    ACCORDO INTERCONFEDERALE CONFCOMMERCIO, FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTuCS UIL
                    PER LA COSTITUZIONE DELLE RAPPRESENTANZE SINDACALI UNITARIE
                    STIPULATO IL 27 LUGLIO 1994

                    PREMESSA

                    Il presente Accordo assume la disciplina generale in materia di
                    Rappresentanze Sindacali Unitarie, contenuta nel Protocollo stipulato fra
                    Governo e parti sociali il 23 luglio 1993. Esso soddisfa l’esigenza di darsi
                    un quadro di regole certe ed esigibili cui tutti, in una situazione di
                    "pluralismo" sindacale quale l’attuale, devono riferirsi, in ordine alla
                    elezione delle Rappresentanze sindacali Unitarie ed alla legittimazione a
                    concludere contratti collettivi in rappresentanza di tutte le aziende ed i
                    lavoratori interessati. L’andamento occupazionale nel terziario privato e la
                    diffusione dell’occupazione richiedono una svolta culturale, contrattuale ed
                    organizzativa necessaria per far fronte alle nuove problematiche che si
                    pongono. In questa stessa ottica le parti si adopereranno per disciplinare,
                    in occasione del prossimo rinnovo dei contratti collettivi nazionali,
                    l’adozione di meccanismi preventivi di conciliazione capaci di agevolare la
                    soluzione delle controversie concernenti l’interpretazione, l’applicazione
                    ed il rinnovo degli accordi collettivi.

                    Articolo 1

                    Il presente accordo vale quale disciplina generale in materia di
                    rappresentanze sindacali unitarie, per effetto di quanto previsto dal
                    Protocollo sottoscritto il 23 luglio 1993 tra il Governo e le parti sociali.
                    PARTE PRIMA
                    Costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie

                    Articolo 2
                    Ambito ed iniziativa per la costituzione

                    Nelle unita’ produttive nelle quali l’azienda occupi piu’ di 15 dipendenti,
                    può’ darsi luogo alla costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie,
                    sulla base di liste presentate ad iniziativa delle organizzazioni sindacali
                    firmatarie del Protocollo 23 luglio 1993, nonché del presente accordo e del
                    Hanno altresì’ potere d’iniziativa a presentare liste le associazioni,
                    diverse dalle organizzazioni sindacali suddette, purché’ formalmente
                    costituite in sindacato con un proprio statuto ed atto costitutivo, ed a
                    condizione che:
                    a) raccolgano il 5% delle firme sul totale dei lavoratori aventi diritto al
                    voto; b) accettino espressamente e formalmente il contenuto del presente
                    accordo.

                    Articolo 3
                    Designazione liste

                    Filcams, Fisascat e Uiltucs si impegnano, senza alcuna eccezione, a
                    presentare sotto la propria sigla una sola lista elettorale nella quale
                    ciascuna organizzazione sindacale totalmente si riconosce. Nel caso che
                    lavoratori aderenti a una confederazione si presentino alle elezioni sotto
                    altra sigla, la struttura della federazione interessata ne sconfesserà ogni
                    appartenenza.

                    Articolo 4
                    Composizione delle R.S.U.

                    Alla costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie si procede per due
                    terzi dei seggi, mediante elezione a scrutinio segreto, da parte di tutti i
                    lavoratori aventi diritto al voto tra liste concorrenti alla competizione
                    elettorale.
                    La parte riferita al rimanente terzo viene assegnata alle liste presentate
                    dalle organizzazioni sindacali firmatarie dei CCNL applicati, ed alla sua
                    copertura si procede in proporzione ai voti ricevuti nei due terzi.

                    Articolo 5
                    Attribuzione dei seggi.

                    Ai fini dell’elezione dei due terzi dei componenti della R.S.U., il numero
                    dei seggi sarà ripartito secondo il criterio proporzionale puro – in
                    relazione ai voti conseguiti dalle liste concorrenti.
                    La quota del residuo terzo dei seggi Sara’ attribuita in base al criterio di
                    composizione della R.S.U. previsto dall’art. 4, 2° comma, del presente
                    accordo.
                    Qualora due o più liste ottengano lo stesso numero di preferenze e,
                    attraverso il sistema di calcolo non sia possibile attribuire il seggio o i
                    seggi, si procederò’ al ballottaggio con nuova votazione nel collegio
                    elettorale e risulterà attribuito il/i seggio/i alla/e listate che
                    avrà/avranno ottenuto il maggior numero di voti in base al criterio di cui
                    al primo comma.
                    Qualora due o più’ candidati della stessa lista ottengano lo stesso numero
                    di voti di preferenza, la designazione Sara’ data al candidato che abbia
                    maggiore anzianità’ di iscrizione al sindacato presso l’azienda.
                    Ove una delle tre federazioni confederali che abbia partecipato alla
                    competizione elettorale non abbia una proprio rappresentante nella R.S.U.,
                    alla stessa e’ riconosciuto il diritto di partecipare all’attività’
                    sindacale aziendale con propri dirigenti esterni; possibilità’ comunque
                    riconosciuta ad ogni Organizzazione Sindacale firmataria del CCNL applicato
                    e che abbia propri esponenti in seno alle R.S.U..

                    Articolo 6
                    Composizione delle liste

                    Le federazioni FILCAMS, FISASCAT E UILTuCS saranno impegnate,
                    compatibilmente con le peculiari caratteristiche dei settori interessati, a
                    garantire l’adeguamento della rappresentanza ai mutamenti tecnico-
                    organizzativi e socio-professionali nei collegi elettorali.
                    Nella composizione delle liste Sara’ perseguita un’adeguata rappresentanza
                    di genere, attraverso una coerente applicazione delle norme
                    antidiscriminatorie.
                    Nella definizione dei collegi elettorali, al fine della distribuzione dei
                    seggi, le Organizzazioni Sindacali terranno conto delle categorie degli
                    operai, impiegati e quadri di cui all’art. 2095 c.c., nei casi di incidenza
                    significativa delle stesse nella base occupazionale dell’unita’ produttiva,
                    per garantire un’adeguata composizione della rappresentanza.

                    Articolo 7
                    Numero dei componenti R.S.U.

                    Fermo restando quanto previsto dal Protocollo del 23 luglio 1993, sotto il
                    titolo rappresentanze sindacali, al punto b) (vincolo della parità’ di costi
                    per le aziende), il numero dei componenti delle R.S.U. Sara’ casi’
                    determinato:
                    a) 3 componenti per la R.S.U. costituita nelle unita’ produttive che
                    occupano fino a 200 dipendenti;
                    b) 3 componenti ogni 300 o frazione di 300 dipendenti nelle unita’
                    produttive che occupano fino a 3000 dipendenti;
                    c) 3 componenti ogni 500 o frazione di 500 dipendenti nelle unita’
                    produttive di maggiori dimensioni in aggiunta al numero di cui alla
                    precedente lettera b).

                    In fase di prima applicazione e comunque per un periodo non superiore alla
                    vigenza del presente accordo, il numero dei componenti le R.S.U. Sara’
                    determinato a titolo sperimentale nel seguente modo:
                    a) 3 rappresentati nelle unita’ produttive che occupano da 16 a 50
                    dipendenti;
                    b) 4 rappresentanti nelle unita’ produttive che occupano da 51 a 90
                    dipendenti;
                    c) 6 rappresentanti nelle unita’ produttive che occupano da 91 a 120
                    dipendenti;
                    d) 8 rappresentanti nelle unita’ produttive che occupano da 121 a 200
                    dipendenti;
                    e) 9 rappresentanti nelle unita’ produttive che occupano da 201 a 300
                    dipendenti;
                    I) 11 rappresentanti nelle unità produttive che occupano da 301 a 600
                    dipendenti;
                    g) 13 rappresentanti nelle unità produttive che occupano da 601 a 900
                    dipendenti;
                    h) 15 rappresentanti nelle unità produttive che occupano da 901 a 1200
                    dipendenti.

                    Nelle unità produttive che occupano piu’ di 1200 dipendenti la R.S.U. e’
                    incrementata di 2 rappresentanti ulteriori ogni 1000 dipendenti.
                    Le parti si incontreranno alla scadenza del presente accordo per verificare
                    l’opportunità della riconferma della fase sperimentale di cui al secondo
                    comma.

                    Articolo 7 bis

                    Fermo restando quanto previsto dal successivo art.8 e ai sensi dell’art. 23
                    della legge 20.5.70, n. 300, i componenti delle R.S.U. hanno diritto, per
                    l’espletamento del loro mandato, a permessi retribuiti. Il diritto
                    riconosciuto al comma precedente spetta almeno a:
                    a) 3 componenti per la R.S.U. costituita nelle unita’ produttive che
                    occupano fino a 200 dipendenti,
                    b) 3 componenti ogni 300 o frazione di 300 dipendenti nelle unita’
                    produttive che occupano fino a 3000 dipendenti,
                    c) 3 componenti ogni 500 o frazione di 500 dipendenti nelle unita’
                    produttive di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero di cui alla
                    precedente lettera b),
                    salvo clausole più favorevoli dei contratti collettivi, eventualmente
                    stipulati in epoca successiva all’entrata in vigore del presente accordo.
                    In ciascuna unità produttiva non possono essere superati i limiti previsti
                    dal precedente comma per il contemporaneo esercizio del diritto ai permessi
                    per l’espletamento del mandato.

                    Articolo 8
                    Diritti, tutele, permessi sindacali e modalità’ di esercizio

                    I componenti delle R.S.U. subentrano ai dirigenti delle R.S.A. e dei C.d.A.,
                    laddove previsti dai contratti collettivi, nella titolarità’ dei poteri e
                    nell’esercizio dei diritti, permessi e tutele gia’ loro spettanti per
                    effetto delle disposizioni di cui al titolo III della legge 300/70.
                    Sono fatte salve le condizioni di miglior favore eventualmente gia’ previste
                    nei confronti delle Organizzazioni Sindacali dai CCNL (o accordi collettivi
                    di diverso livello) in materia di diritti, permessi e libertà’ sindacali.
                    Il monte ore delle assemblee va inteso come possibile utilizzo a livello
                    esclusivamente di singola unita’ produttiva e quindi non cumulabile tra
                    diverse unita’ produttive di una stessa azienda.
                    FILCAMS – FISASCAT e UILTuCS convengono di valutare periodicamente
                    l’andamento e l’uso del monte ore.
                    Nelle unita’ produttive con piu’ di 15 dipendenti in cui e’ costituita la
                    R.S.U. il monte ore per le assemblee dei lavoratori viene casi’ ripartito:
                    il 70% a disposizione delle R.S.U., il restante 30% Sara’ utilizzato
                    pariteticamente da FILCAMS FISASCAT e UILTuCS tramite la R.S.U..

                    Articolo 9
                    Compiti e funzioni

                    FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS esercitano il loro potere contrattuale secondo le
                    competenze e le prerogative che sono loro proprie, ferma restando la
                    verifica del consenso da parte dei soggetti di volta in volta interessati
                    all’ambito contrattuale oggetto del confronto con le controparti. Le R.S.U.
                    aziendali, rappresentative dei lavoratori in quanto legittimate dal loro
                    voto e in quanto espressione dell’articolazione organizzativa dei sindacati
                    categoriali e delle confederazioni svolgono, unitamente alle federazioni
                    FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS, le attività negoziali per le materie proprie del
                    livello aziendale, secondo le modalità’ definite nei CCNL nonché in
                    attuazione delle politiche confederali delle OO.SS. di categoria. Poiché
                    esistono interdipendenze oggettive sui diversi contenuti della
                    contrattazione ai vari livelli, l’attività sindacale affidata alla
                    rappresentanza aziendale presuppone perciò’ il coordinamento con i livelli
                    esterni della organizzazione sindacale.

                    Articolo 10
                    Durata e sostituzione nell’incarico

                    I componenti della R.S.U. restano in carica 36 mesi e possono essere
                    rieletti nelle successive elezioni.
                    La R.S.U. uscente, provvederò’ ad indire le elezioni, mediante comunicazione
                    da affiggere negli appositi spazi riservati all’attività’ sindacale che
                    l’azienda metterò’ a disposizione della R.S.U. e da inviare alla direzione
                    aziendale.
                    Le elezioni di rinnovo dovranno avvenire entro i 30 giorni precedenti la
                    data di scadenza di 36 mesi.
                    In caso di mancato rinnovo alla scadenza prevista, le strutture unitarie di
                    categoria di grado superiore a quello territoriale interessato intervengono
                    per promuovere il rinnovo stesso. Entro un periodo di 30 giorni dalla
                    scadenza dei 36 mesi si indicono le elezioni per il rinnovo delle R.S.U.
                    sulla base delle modalità’ stabilite dal presente accordo e delle relative
                    norme attuative precedentemente utilizzate. Trascorso tale termine la R.S.U.
                    si considera automaticamente decaduta.
                    In caso di dimissioni di un componente la R.S.U., lo stesso Sara’ sostituito
                    dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista.
                    Le dimissioni dei componenti le R.S.U. non possono concernere un numero
                    superiore al 50% degli stessi, pena la decadenza delle R.S.U., con
                    conseguente obbligo di procedere al suo rinnovo, secondo le modalità’
                    previste dal presente accordo.

                    Articolo 11
                    Revoca delle R.S.U.

                    A maggioranza assoluta (50% + 1) del collegio elettorale i lavoratori
                    possono revocare il mandato a componenti o alla totalità’ delle R.S.U. . La
                    revoca deve essere formalizzata con voto a scrutinio segreto in assemblea,
                    ove partecipino almeno i due terzi dei lavoratori del collegio interessato.
                    La convocazione dell’assemblea del collegio nei limiti del monte ore
                    previsto dai CCNL deve essere richiesta da non meno di 1/3 dei lavoratori
                    componenti il medesimo collegio.

                    Articolo 12
                    Clausola di salvaguardia

                    Le Organizzazioni Sindacali dotate dei requisiti di cui all’art. 19 legge
                    20.5.70 n. 300, che siano firmatarie del presente accordo o che, comunque,
                    aderiscano alla disciplina in esso contenuta, partecipando alla procedura di
                    elezione delle R.S.U., rinunciano formalmente ed espressamente a costituire
                    R.S.A. e/o C.d.A. ai sensi della norma sopra citata e dichiarano
                    automaticamente decadute le R.S.A. e/o i C.d.A, precedentemente costituiti
                    al momento della costituzione della R.S.U..
                    PARTE SECONDA
                    Disciplina della elezione della R.S.U.

                    Articolo 1
                    Validità delle elezioni – Quorum

                    Le Organizzazioni Sindacali FILCAMS, FISASCAT e UILTuCS stipulanti il
                    presente accordo si impegnano, entro i tre mesi successivi alla stipula
                    dello stesso, a comunicarsi vicendevolmente le nomine delle R.S.A. ed a
                    favorire la più ampia partecipazione dei lavoratori alle prime elezioni per
                    le R.S.U. mediante una adeguata campagna di informazione.
                    Per la validità delle elezioni è necessario che abbiano preso parte alla
                    votazione il 50% + 1 degli aventi diritto al voto.
                    Nei casi in cui detto quorum non sia stato raggiunto, la Commissione
                    elettorale e le Organizzazioni Sindacali assumeranno ogni determinazione in
                    ordine alla validità’ della consultazione in relazione alla situazione
                    venutasi a determinare nell’unita’ produttiva.

                    Articolo 2
                    Elettorato attivo e passivo

                    Hanno diritto di votare tutti gli operai, gli impiegati ed i quadri non in
                    prova, in forza all’unità produttiva alla data delle elezioni.
                    Ferma restando l’eleggibilità degli operai, degli impiegati e dei quadri non
                    in prova in forza all’unità produttiva possono essere candidati nelle liste
                    elettorali anche i lavoratori non a tempo indeterminato il cui contratto di
                    assunzione consente, alla data delle elezioni una durata residua del
                    rapporto di lavoro non inferiore a 6 mesi.
                    I CCNL dei settori regoleranno limiti ed esercizio del diritto di elettorato
                    passivo di particolari fattispecie di lavoratori non a tempo indeterminato
                    (es. lavoratori stagionali).
                    Non possono essere candidati coloro che abbiano presentato la lista ed i
                    membri del Comitato elettorale.

                    Articolo 3
                    Presentazione delle liste

                    Le Organizzazioni Sindacali che intendono concorrere alle elezioni, purché
                    in possesso dei requisiti richiesti dal presente accordo all’art. 2, 1A
                    parte, devono presentare le liste dei candidati al Comitato elettorale,
                    almeno dieci giorni prima della data fissata per le elezioni.
                    Il Comitato elettorale avrà cura di portare a conoscenza dei lavoratori le
                    liste dei candidati mediante affissione negli appositi spazi riservati
                    all’attività’ sindacale.

                    Articolo 4
                    Comitato elettorale

                    Al fine di assicurare un ordinato e corretto svolgimento della
                    consultazione, nelle singole unità produttive viene costituito un Comitato
                    elettorale. Per la composizione dello stesso ogni organizzazione abilitata
                    alla presentazione di liste potrà designare un lavoratore dipendente
                    dall’unità produttiva, non candidato.
                    Articolo 5

                    Compiti del Comitato elettorale

                    Il Comitato elettorale ha il compito di: a) ricevere la presentazione delle
                    liste;
                    b) immediatamente dopo la sua completa costituzione, deliberare su ogni
                    contestazione relativa alla rispondenza delle liste ai requisiti previsti
                    dal presente accordo;
                    c) verificare la valida presentazione delle liste;
                    d) costituire i seggi elettorali, presiedendo alle operazioni di voto che
                    dovranno svolgersi senza pregiudizio del normale svolgimento dell’attività’
                    aziendale;
                    e) assicurare la correttezza delle operazioni di scrutinio dei voti;
                    I) esaminare e decidere su eventuali ricorsi proposti nei termini di cui al
                    presente accordo;
                    g) proclamare i risultati delle elezioni comunicando gli stessi a tutti i
                    soggetti interessati, ivi comprese le associazioni sindacali presentatrici
                    di liste.

                    Articolo 6

                    Scrutatori

                    E’ in facoltà’ dei presentatori di ciascuna lista di designare uno
                    scrutatore per ciascun seggio elettorale scelto fra i lavoratori elettori
                    non candidati. La designazione degli scrutatori deve essere effettuata non
                    oltre le 24 ore che precedono l’inizio delle votazioni.

                    Articolo 7
                    Segretezza del voto

                    Nelle elezioni il voto e’ segreto e diretto e non puo’ essere espresso per
                    lettera ne’ per interposta persona.

                    Articolo 8
                    Schede elettorali

                    La votazione ha luogo a mezzo di scheda unica, comprendente tutte le liste
                    disposte in ordine di presentazione e con la stessa evidenza. In caso di
                    contemporaneità’ della presentazione l’ordine di precedenza Sara’ estratto a
                    sorte. Le schede devono essere firmate da almeno due componenti del seggio;
                    la loro presentazione e la votazione devono avvenire in modo da garantire la
                    segretezza e la regolarita’ del voto. La scheda deve essere consegnata a
                    ciascun elettore all’atto della votazione dal Presidente del seggio. Il voto
                    di lista Sara’ espresso mediante crocetta tracciata sull’intestazione della
                    lista. Il voto e’ nullo se la scheda non e’ quella predisposta o se presenta
                    tracce di scrittura o analoghi segni di individuazione.

                    Articolo 9
                    Preferenze

                    L’elettore puo’ manifestare la preferenza solo per un candidato della lista
                    da lui votata. Il voto preferenziale sara’ espresso dall’elettore mediante
                    una crocetta apposta a fianco del nome del candidato preferito, ovvero
                    scrivendo il nome del candidato preferito nell’apposito spazio della scheda.
                    L’indicazione di piu’ preferenze date alla stessa lista vale unicamente come
                    votazione della lista, anche se non sia stato espresso il voto della lista.
                    Il voto apposto a piu’ di una lista, o l’indicazione di piu’ preferenze date
                    a liste differenti, rende nulla la scheda. Nel caso di voto apposto ad una
                    lista e di preferenze date a candidati di liste differenti si considera
                    valido solamente il voto di lista e nulli i voti di preferenza.

                    Articolo 10
                    Modalita’ della votazione

                    Il luogo e il calendario di votazione saranno stabiliti dal Comitato
                    elettorale, previo accordo con la direzione aziendale in modo tale da
                    permettere a tutti gli aventi diritto l’esercizio del voto, assicurando il
                    normale svolgimento dell’attività’ aziendale. Qualora l’ubicazione degli
                    impianti e il numero dei votanti lo dovessero richiedere, potranno essere
                    stabiliti piu’ luoghi di votazione, evitando peraltro eccessivi
                    frazionamenti anche per conservare, sotto ogni aspetto, la segretezza del
                    voto. Nelle aziende con piu’ unita’ produttive le votazioni avranno luogo di
                    norma contestualmente. Luogo e calendario di votazione dovranno essere
                    portati a conoscenza di tutti i lavoratori, mediante comunicazione dell’albo
                    esistente presso le aziende, almeno otto giorni prima del giorno fissato per
                    le votazioni.

                    Articolo 11
                    Composizione del seggio elettorale

                    Il seggio e’ composto dagli scrutatori di cui all’art. 6 e da un Presidente,
                    nominato dal Comitato elettorale.
                    Articolo 12
                    Attrezzatura del seggio elettorale

                    A cura del Comitato elettorale ogni seggio sara’ munito di un urna
                    elettorale, idonea ad una regolare votazione, chiusa e sigillata sino
                    all’apertura ufficiale della stessa per l’inizio dello scrutinio. Il seggio
                    deve inoltre poter disporre di un elenco completo degli elettori aventi
                    diritto al voto presso di esso.

                    Articolol3
                    Riconoscimento degli elettori

                    Gli elettori, per essere ammessi al voto, dovranno esibire al Presidente del
                    seggio un documento di riconoscimento personale. In mancanza di documento
                    personale essi dovranno essere riconosciuti da almeno due degli scrutatori
                    del seggio; di tale circostanza deve essere dato atto nel verbale
                    concernente le operazioni elettorali.

                    Articolo 14
                    Compiti del Presidente

                    il Presidente fara’ apporre all’elettore, nell’elenco dei votanti la firma
                    accanto al suo nominativo.

                    Articolo 15
                    Operazioni di scrutinio

                    Le operazioni di scrutinio avranno inizio subito dopo la chiusura delle
                    operazioni elettorali di tutti i seggi dell’unita’ produttiva. Al termine
                    dello scrutinio, a cura del Presidente di seggio, il verbale dello
                    scrutinio, su cui dovrò’ essere dato atto anche delle eventuali
                    contestazioni verra’ consegnato – unitamente al materiale della votazione
                    (schede, elenchi ecc…) – al Comitato elettorale che, in caso di piu’
                    seggi, procederò’ alle operazioni riepilogative di calcolo dandone atto nel
                    proprio verbale.
                    Il Comitato elettorale al termine delle operazioni di cui al comma
                    precedente provvederò’ a sigillare in un unico plico tutto il materiale
                    (esclusi i verbali) trasmesso dai seggi; il plico sigillato, dopo la
                    definitiva convalida delle R.S.U. Sara’ conservato secondo accordi tra il
                    Comitato elettorale e la direzione aziendale in modo da garantirne
                    l’integrità’ e cio’ almeno per tre mesi. Successivamente sarò’ distrutto
                    alla presenza di un delegato del Comitato elettorale e di un delegato della
                    direzione.

                    Articolo 16
                    Ricorsi al Comitato elettorale

                    Il Comitato elettorale, sulla base dei risultati di scrutinio, procede alla
                    assegnazione dei seggi e alla redazione di un verbale sulle operazioni
                    elettorali, che deve essere sottoscritto da tutti i componenti del Comitato
                    stesso.
                    Trascorsi 5 giorni dalla affissione dei risultati degli scrutini senza che
                    siano stati presentati ricorsi da parte dei soggetti interessati, si intende
                    confermata l’assegnazione dei seggi di cui al primo comma ed il Comitato ne
                    da’ atto nel verbale di cui sopra.
                    Ove invece siano stati presentati ricorsi nei termini suddetti, il Comitato
                    elettorale deve provvedere al loro esame entro 48 ore, inserendo nel verbale
                    suddetto la conclusione alla quale e’ pervenuto.
                    Copia di tale verbale e dei verbali di seggio dovra’ essere notificata a
                    ciascun rappresentante delle associazioni sindacali che abbiano presentato
                    liste elettorali, entro 48 ore dal compimento delle operazioni di cui al
                    comma precedente e notificata, a mezzo raccomandata con ricevuta, nel
                    termine stesso sempre a cura del Comitato elettorale, alla associazione
                    imprenditoriale territoriale, che a sua volta, ne dara’ pronta comunicazione
                    all’azienda.

                    Articolol7
                    Comitato dei garanti

                    Contro le decisioni del Comitato elettorale e’ ammesso ricorso entro 10
                    giorni ad apposito Comitato dei garanti. Tale Comitato e’ composto, a
                    livello provinciale da un membro designato da ciascuna delle OO.SS,
                    presentatrici delle liste, interessate al ricorso, da un rappresentante
                    dell’associazione imprenditoriale locale di appartenenza, ed e’ presieduto
                    dal direttore dell’UPLMO o da un suo delegato.
                    Il Comitato si pronuncerò’ entro il termine perentorio di 10 giorni.

                    Articolo 18
                    Comunicazione della nomina dei componenti della R.S.U.

                    La nomina, a seguito di elezione di componenti della R.S.U., una volta
                    definiti gli eventuali ricorsi, Sarà’ comunicata per iscritto alla direzione
                    aziendale per il tramite della locale organizzazione imprenditoriale
                    d’appartenenza a cura delle OO.SS.

                    Articolo 19
                    Adempimenti della Direzione aziendale

                    La Direzione aziendale metterò’ a disposizione del Comitato elettorale
                    l’elenco dei dipendenti, previa richiesta da inviare almeno 15 giorni prima
                    delle votazioni, nella singola unita’ produttiva e quanto necessario a
                    consentire il corretto svolgimento delle operazioni elettorali.

                    Articolo 20
                    L’intervento della legge

                    A conclusione del presente accordo tra FILCAMS, FISASCAT e UILTuCS e la
                    Confcommercio, le parti, riconfermando il valore della liberta’ sindacale e
                    dell’autonomia negoziale, si considerano impegnate ad operare di concerto
                    nelle sedi competenti affinche’ eventuali interventi legislativi di
                    sostegno, finalizzati all’efficacia erga omnes e all’eliminazione delle
                    norme legislative in contrasto, non modifichino la sostanza del presente
                    accordo.

                    Articolo 20 bis
                    Disposizioni varie

                    I membri del Comitato elettorale, gli scrutatori, i componenti del seggio
                    elettorale, i componenti sindacali del Comitato dei garanti, qualora in
                    forza all’unità produttiva, dovranno espletare i loro incarichi al di fuori
                    dell’orario di lavoro, nonché durante l’orario di lavoro utilizzando in via
                    eccezionale, previa richiesta, i permessi retribuiti di cui all’art. 23
                    legge 20 maggio 1970, n. 300.
                    Resta inteso che ai suddetti soggetti non sono riconosciuti i diritti, i
                    poteri e le tutele già previste dalla legge e dal contratto collettivo
                    nazionale di lavoro a favore dei dirigenti delle R.S.A, e ora trasferite ai
                    componenti le R.S.U. in forza del presente accordo.

                    Articolo 21
                    Clausole per la provincia autonoma di Bolzano

                    Il presente accordo è valido per tutto il territorio nazionale, con
                    l’esclusione della provincia autonoma di Bolzano, nelle parti riguardanti i
                    sindacati extra-confederali, in base all’art. 5 bis della legge 236/93.

                    Articolo 22
                    Clausola finale

                    Il presente accordo potra’ costituire oggetto di disdetta ad opera delle
                    parti firmatarie, previo preavviso pari a 4 mesi.

                    SCHEMA DI PROTOCOLLO SULLA POLITICA DEI REDDITI E DELL’OCCUPAZIONE,

                    SUGLI ASPETTI CONTRATTUALI,

                    SULLE POLITICHE DEL LAVORO E

                    SUL SOSTEGNO AL SISTEMA PRODUTTIVO.

                    23 luglio 1993

                    INDICE

                    1. POLITICA DEI REDDITI E DELL ’OCCUPAZIONE

                    2. ASSETTI CONTRATTUALI

                    3. POLITICHE DEL LAVORO

                    4. SOSTEGNO AL SISTEMA PRODUTTIVO

                    5. RIEQUILIBRIO TERRITORIALE, INFRASTRUTTURE E DOMANDA PUBBLICA

                    6. POLITICA DELLE TARIFFE


                    1. POLITICA DEI REDDITI E DELL’OCCUPAZIONE

                    La politica dei redditi è uno strumento indispensabile della politica economica finalizzato a conseguire una crescente equità nella distribuzione del reddito attraverso il contenimento dell’inflazione e dei redditi nominali, per favorire lo sviluppo economico e la crescita occupazionale mediante l’allargamento della base produttiva e una maggiore competitività del sistema delle imprese.

                    In particolare il Governo, d’intesa con le parti sociali, opererà con politiche di bilancio tese:

                    a) all’ottenimento di un tasso di inflazione allineato alla media dei Paesi comunitari economicamente più virtuosi;

                    b) alla riduzione del debito e del deficit dello Stato ed alla stabilità valutaria.

                    L’attuale fase d’inserimento nell’Unione Europea sottolinea la centralità degli obiettivi indicati e la necessità di pervenire all’ampliamento delle opportunità di lavoro attraverso il rafforzamento dell’efficienza e della competitività delle imprese, con particolare riferimento ai settori non esposti alla concorrenza internazionale, e della Pubblica Amministrazione.

                    Una politica dei redditi così definita, unitamente all’azione di riduzione dell’inflazione, consente di mantenere l’obiettivo della difesa del potere d’acquisto delle retribuzioni e dei trattamenti pensionistici.

                    Le parti ritengono che azioni coerenti di politica di bilancio e di politica dei redditi, quali quelle sopraindicate, concorreranno ad allineare il costo del denaro in Italia con quello del resto d’Europa.

                    Il Governo dichiara di voler collocare le sensazioni di confronto con le parti sociali sulla politica dei redditi in tempi coerenti con i processi decisionali in materia di politica economica, in modo da tener conto dell’esito del confronto nell’esercizio dei propri poteri e delle proprie responsabilità.


                    Sessione di maggio-giugno

                    Saranno indicati, prima della presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria, gli obiettivi della politica di bilancio per il successivo triennio.

                    La sessione punterà a definire, previa una fase istruttoria che selezioni e qualifichi gli elementi di informazione necessari comunicandoli preventivamente alle parti, con riferimento anche alla dinamica della spesa pubblica, obiettivi comuni sui tassi d’inflazione programmati, sulla crescita dei PIL e sull’occupazione.

                    Sessione di settembre

                    Nell’ambito degli aspetti attuativi della politica di bilancio, da trasporre nella legge finanziaria, saranno definite le misure applicative degli strumenti di attuazione della politica dei redditi, individuando le coerenze dei comportamenti delle parti nell’ambito dell’autonomo esercizio delle rispettive responsabilità.

                    Impegni delle parti

                    A partire dagli obiettivi comuni sui tassi di inflazione programmati, il Governo e le parti sociali individueranno i comportamenti da assumere per conseguire i risultati previsti.

                    I titolari d’impresa, tra cui lo Stato e i soggetti pubblici gestori di imprese, perseguiranno indirizzi di efficienza, innovazione e sviluppo delle proprie attività che, nelle compatibilità di mercato, siano tali da poter contenere i prezzi entro livelli necessari alla politica dei redditi.

                    Il Governo come datore di lavoro terrà un coerente comportamento anche nella contrattazione delle retribuzioni dei pubblici dipendenti e nelle dinamiche salariali non soggette alla contrattazione.

                    Le parti perseguiranno comportamenti, politiche contrattuali e politiche salariali coerenti con gli obiettivi di inflazione programmata.

                    Nell’ambito delle suddette sessioni il governo definirà i modi ed i tempi di attivazione di interventi tempestivi di correzione di comportamenti difformi dalla politica dei redditi. Il Governo opererà in primo luogo nell’ambito della politica della concorrenza attivando tutte le misure necessarie ad una maggiore apertura al mercato. Il Governo dovrà altresì disporre di strumenti fiscali e parafiscali, con particolare riferimento agli oneri componenti il costo del lavoro, atti a dissuadere comportamenti difformi.

                    Si ribadisce l’opportunità di creare idonei strumenti per l’ accertamento delle reali dinamiche dell’intero processo di formazione dei prezzi. E’ perciò necessaria la costituzione di uno specifico Osservatorio dei prezzi, che verifichi le dinamiche sulla base di appositi studi economici di settore.

                    Rapporto annuale sull’occupazione

                    Nella sessione di maggio il Governo predisporrà un rapporto annuale sull’occupazione, corredato di dati aggiornati per settori di aree geografiche, nel quale saranno identificati gli effetti sull’occupazione del complesso delle politiche di bilancio, dei redditi e monetarie, nonchè dei comportamenti dei soggetti privati.

                    Sulla base di tali dati, il Governo sottoporrà alle parti le misure, rientranti nelle sue responsabilità, capaci di consolidare e allargare la base occupazionale. Tra esse con particolare riguardo alle aree di crisi occupazionale e con specifica attenzione alla necessità di accrescere l’occupazione femminile così come previsto dalla legge 125/91:

                    a) la programmazione e, quando necessaria, l’accelerazione degli investimenti pubblici, anche di concerto con le amministrazioni regionali;

                    b) la programmazione coordinata del Fondo per l’occupazione e degli altri Fondi aventi rilievo per l’occupazione, compresa la definizione e finalizzazione delle risorse destinate all’attivazione di nuove iniziative produttive economicamente valide;

                    c) la definizione di programmi di interesse collettivo, predisposti dallo Stato d’intesa con le Regioni, nei quali avvalersi di giovani disoccupati di lunga durata e di lavoratori in Cigs o in mobilità, affidando la realizzazione di tali programmi a soggetti qualificati e verificandone costantemente l’efficacia e gli effetti occupazionali attraverso gli organi preposti;

                    d) la programmazione del Fondo per la formazione professionale e dell’ utilizzo dei fondi comunitari, d’intesa con le Regioni.

                    2. ASSETTI CONTRATTUALI

                    2.1 Gli assetti contrattuali prevedono:

                    a) un contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria;

                    b) un secondo livello di contrattazione, aziendale o alternativamente territoriale, laddove previsto, secondo l’attuale prassi, nell’ambito di specifici settori.

                    2.2 Il CCNL ha durata quadriennale per la materia normativa biennale per la materia retributiva.

                    La dinamica degli effetti economici del contratto sarà coerente con i tassi di inflazione programmata assunti come obiettivo comune.

                    Per la definizione di detta dinamica sarà tenuto conto delle politiche concordate nelle sessioni di politica dei redditi e dell’occupazione, dell’obiettivo mirato alla salvaguardia del potere d’acquisto delle retribuzioni, delle tendenze generali dell’economia e del mercato del lavoro, del raffronto competitivo e degli andamenti specifici del settore. In sede di rinnovo biennale dei minimi contrattuali, ulteriori punti di riferimento del negoziato saranno costituiti dalla comparazione tra l’ inflazione programmata e quella effettiva intervenuta nel precedente biennio, da valutare anche alla luce di eventuali variazioni delle ragioni di scambio del Paese, nonchè dell’andamento delle retribuzioni.

                    2.3 La contrattazione aziendale riguarda materie e istituti diversi e non ripetitivi rispetto a quelli retributivi propri del CCNL. Le erogazioni del livello di contrattazione aziendale sono strettamente correlate ai risultati conseguiti nella realizzazione di programmi, concordati tra le parti, aventi come obiettivo incrementi di produttività, di qualità ed altri elementi di competitività di cui le imprese dispongono, compresi i margini di produttività, che potrà essere impegnata per accordo tra le parti, eccedente quella eventualmente già utilizzata per riconoscere gli aumenti retributivi a livello di CCNL, nonchè ai risultati legati all’andamento economico dell’impresa.

                    Le parti prendono atto che, in ragione della funzione specifica ed innovativa degli istituti della contrattazione aziendale e dei vantaggi che da essi possono derivare all’intero sistema produttivo attraverso il miglioramento dell’efficienza aziendale e dei risultati di gestione, ne saranno definiti le caratteristiche ed il regime contributivo-previdenziale mediante un apposito provvedimento legislativo promosso dal Governo, tenuto conto dei vincoli di finanza pubblica e della salvaguardia della prestazione previdenziale dei lavoratori.

                    La contrattazione aziendale e territoriale è prevista secondo le modalità e negli ambiti di applicazione che saranno definiti dal contratto nazionale di categoria nello spirito dell’attuale prassi negoziale con particolare riguardo alle piccole imprese. Il contratto nazionale di categoria stabilisce anche la tempistica, secondo il principio dell’ autonomia dei cicli negoziali, le materie e le voci nelle quali essa si articola.

                    Al fine dell’acquisizione di elementi di conoscenza comune per la definizione degli obiettivi della contrattazione aziendale, le parti valutano le condizioni dell’impresa e del lavoro, le sue prospettive di sviluppo anche occupazionale, tenendo conto dell’andamento e delle prospettive della competitività e delle condizioni essenziali di redditività.

                    L’accordo di secondo livello ha durata quadriennale. Nel corso della sua vigenza le parti, nei tempi che saranno ritenuti necessari, svolgeranno procedure di informazione, consultazione, verifica o contrattazione previste dalle leggi, dai CCNL, dagli accordi collettivi e dalla prassi negoziale vigente, per la gestione degli effetti sociali connessi alle trasformazioni aziendali quali le innovazioni tecnologiche, organizzative ed i processi di ristrutturazione che influiscono sulle condizioni di sicurezza, di lavoro e di occupazione, anche in relazione alla legge sulle pari opportunità.

                    2.4 Il CCNL di categoria definisce le procedure per la presentazione delle piattaforme contrattuali nazionali, aziendali o territoriali, nonchè i tempi di apertura dei negoziati al fine di minimizzare i costi connessi ai rinnovi contrattuali ed evitare periodi di vacanze contrattuali.

                    Le piattaforme contrattuali per il rinnovo dei CCNL saranno presentate in tempo utile per consentire l’apertura delle trattative tre mesi prima della scadenza dei contratti. Durante tale periodo, e per il mese successivo alla scadenza, le parti non assumeranno iniziative unilaterali nè procederanno ad azioni dirette. La violazione di tale periodo di raffreddamento comporterà come conseguenza a carico della parte che vi avrà dato causa, l’anticipazione o lo slittamento di tre mesi del termine a partire dal quale decorre l’indennità di vacanza contrattuale.

                    2.5 Il Governo si impegna a promuovere, entro la fine del 1997, un incontro di verifica tra le parti finalizzato alla valutazione del sistema contrattuale previsto dal presente protocollo al fine di apportare, ove necessario, gli eventuali correttivi.

                    Indennità di vacanza contrattuale.

                    Dopo un periodo di vacanza contrattuale pari a 3 mesi dalla data di scadenza del CCNL, ai lavoratori dipendenti ai quali si applica il contratto medesimo non ancora rinnovato sarà corrisposto, a partire dal mese successivo, ovvero dalla data di presentazione delle piattaforme ove successiva, un elemento provvisorio della retribuzione.

                    L’importo di tale elemento sarà pari al 30% del tasso di inflazione programmato, applicato ai minimi retributivi contrattuali vigenti, inclusa la ex indennità di contingenza.

                    Dopo 6 mesi di vacanza contrattuale, detto importo sarà pari al 50% dell’inflazione programmata. Dalla decorrenza dell’accordo di rinnovo del contratto l’indennità di vacanza contrattuale cessa di essere erogata.

                    Tale meccanismo sarà unico per tutti i lavoratori.

                    Rappresentanze sindacali

                    Le parti, al fine di una migliore regolamentazione del sistema di relazioni industriali e contrattuali, concordano quanto segue:

                    a) le organizzazioni sindacali dei lavoratori stipulanti il presente protocollo riconoscono come rappresentanza sindacale aziendale unitaria nelle singole unità produttive quella disciplinata dall’intesa quadro tra CGIL-CISL-UIL sulle Rappresentanze sindacali unitarie, sottoscritta in data 1 marzo 1991.

                    b) il passaggio dalla disciplina delle RSA a quello delle RSU deve avvenire a parità di trattamento legislativo e contrattuale, nonchè a parità di costi per l’azienda in riferimento a tutti gli istituti;

                    c) la comunicazione all’azienda e all’organizzazione imprenditoriale di appartenenza dei rappresentanti sindacali componenti le RSU ai sensi del punto a) sarà effettuata per iscritto a cura delle organizzazioni sindacali;

                    d) le imprese, secondo modalità previste nei CCNL, metteranno a disposizione delle organizzazioni sindacali quanto è necessario per lo svolgimento delle attività strumentali all’elezione delle predette rappresentanze sindacali unitarie, come, in particolare, l’elenco dei dipendenti e gli spazi per l’effettuazione delle operazioni di voto e di scrutinio;

                    e) la legittimazione a negoziare al secondo livello le materie oggetto di rinvio da parte del CCNL è riconosciuta alle rappresentanze sindacali territoriali dei lavoratori aderenti alle organizzazioni stipulanti il medesimo CCNL, secondo le modalità determinate dal CCNL;

                    f) le parti auspicano un intervento legislativo finalizzato, tra l’altro, ad una generalizzazione dell’efficacia soggettiva dei contratti collettivi aziendali che siano espressione della maggioranza dei lavoratori, nonchè alla eliminazione delle norme legislative di contrasto con tali principi. Il Governo si impegna ad emanare un apposito provvedimento legislativo inteso a garantire l’efficacia “erga omnes” nei settori produttivi dove essa appaia necessaria al fine di normalizzare le condizioni concorrenziali delle aziende.

                    Nota : Il presente capitolo sugli assetti contrattuali contiene principi validi per ogni tipo di rapporto di lavoro. Per il rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione resta fermo il D.L. 29/1993.

                    Nota : CGIL-CISL-UIL e CNA CASA e CLLAI dichiarano che per quanto riguarda la struttura contrattuale e retributiva l’Accordo interconfederale 3 agosto/3 dicembre 1992 tra le Organizzazioni dei lavoratori e le Organizzazioni artigiane per il comparto dell’artigianato è compatibile con il presente protocollo, fatta salva la clausola di armonizzazione prevista dall’Accordo interconfederale stesso nella norma transitoria.

                    3. POLITICHE DEL LAVORO

                    Il Governo predisporrà un organico disegno di legge per modificare il quadro normativo in materia di gestione del mercato del lavoro e delle crisi occupazionali, al fine di renderlo più adeguato alle esigenze di un governo attivo e consensuale, di valorizzare le opportunità occupazionali che il mercato del lavoro può offrire se dotato di una più ricca strumentazione che lo avvicini agli assetti in atto negli altri paesi europei.

                    Il disegno di legge verrà redatto, attraverso un costruttivo confronto con le parti sociali, sulla base delle linee guida di seguito indicate.

                    Il Governo si impegna, inoltre, a completare la disciplina del mercato del lavoro operata con la legge n. 223/91, integrandola con la nuova normativa sul collocamento obbligatorio per gli invalidi già in discussione in Parlamento.

                    Gestione delle crisi occupazionali

                    a) Revisione della normativa della Cassa Integrazione per crisi aziendale – onde renderla più funzionale al governo delle eccedenze di personale e delle connesse vertenze. Si dovrà mirare, in particolare, alla semplificazione ed accelerazione delle procedure di concessione dell’intervento, prevedendo un termine massimo di 40 giorni. Nell’ambito dei limiti finanziari annuali stabiliti dal CIPI, il Ministro del Lavoro gestisce l’ intervento con l’ausilio degli organi collegiali, periferici e centrali, di governo del mercato del lavoro.

                    b) previsione delle modalità per la valorizzazione del contributo che le Regioni e gli enti locali possono offrire alla composizione delle controversie in materia di eccedenze del personale attraverso l’utilizzazione delle competenze in materia di formazione professionale e di tutte le altre risorse di cui essi dispongono;

                    c) con la gradualità richiesta delle condizioni della finanza pubblica, elevazione del trattamento ordinario di disoccupazione sino al 40%, per consentire un suo più efficiente impiego sia da un punto di vista generale, per soddisfare in maniera adeguata le esigenze di protezione del reddito e le esigenze di razionale governo del mercato del lavoro, sia, in particolare, con riferimento ai settori che non ricadono nel campo di applicazione della Cigs nonchè alle forme di lavoro discontinuo e stagionale;

                    d) adozione di misure legislative che fino al 31 dicembre 1995 consentano alle imprese che occupano fino a 50 dipendenti e rientrano nel campo di applicazione della Cigo, di usufruire di quest’ultimo trattamento in termini più ; ampi degli attuali.

                    e) al fine di conseguire il mantenimento e la crescita occupazionale nel settore dei servizi, si ritiene ormai matura una riconsiderazione del sistema degli sgravi contributivi concessi in alcune aree del Paese, del sistema di fiscalizzazione degli oneri sociali, nonchè degli ammortizzatori sociali, al fine dell’approntamento di una disciplina di agevolazione e di gestione delle crisi che tenga conto delle peculiarità operative del settore terziario. Si prevede pertanto la istituzione di un tavolo specifico, coordinato dal Ministero del Lavoro, con le parti sociali del settore, e delle diverse categorie in esso incluse, per la predisposizione dei necessari provvedimenti di legge, in armonia con la politica della concorrenza a livello comunitario, e nel quadro delle compatibilità finanziarie del bilancio dello Stato.

                    Occupazione giovanile e formazione

                    a) Il contratto di apprendistato va mantenuto nella funzione tradizionale di accesso teorico-pratico a qualifiche specifiche di tipo tecnico. Ne va comunque valorizzata la funzione di sviluppo della professionalità, anche mediante l’intervento degli enti bilaterali e delle Regioni, e la certificazione dei risultati. I programmi di insegnamento complementare potranno essere presentati alle Regioni per il successivo inoltro al Fondo sociale europeo. In relazione all’ampliamento dell’obbligo scolastico sarà consentito, attraverso la contrattazione collettiva, uno spostamento della soglia di età;

                    b) la disciplina del contratto di formazione-lavoro va ridefinita prevedendo una generalizzazione del limite di età a 32 anni, ed individuando due diverse tipologie contrattuali, che consentano di modularne l’intervento formativo e la durata in funzione delle diverse esigenze.

                    Riattivazione del mercato del lavoro

                    a) Nell’ambito delle iniziative previste nella sezione “ politica dei redditi e dell’occupazione ”, oltre ai programmi di interesse collettivo a favore dei giovani disoccupati del Mezzogiorno ivi previsti, per agevolare l’insediamento di nuove iniziative produttive nelle aree deboli, di cui alla legge 488/92, le parti sociali potranno contrattare appositi pacchetti di misure di politica attiva, di flessibilità e di formazione professionale, con la collaborazione delle Agenzie per l’impiego e delle Regioni. Tali pacchetti potranno prevedere una qualifica di base e la corresponsione di un salario corrispondente alle ore di lavoro prestato, escluse le ore devolute alla formazione;

                    b) saranno definite le azioni positive per le pari opportunità uomo-donna che considerino l’occupazione femminile come una priorità nei progetti e negli interventi, attraverso la piena applicazione delle leggi n. 125 e n. 215, un ampliamento del loro finanziamento, una loro integrazione con gli altri strumenti legislativi contrattuali, con particolare riferimento alla politica attiva del lavoro;

                    c) ferme restando le misure già approntate sui contratti di solidarietà, si procederà ad una modernizzazione della normativa vigente in materia di regimi di orario, valorizzando pienamente le acquisizioni contrattuali del nostro Paese e sostenendone l’ulteriore sviluppo, nella tutela dei diritti fondamentali alla sicurezza, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo dell’occupazione e l’incremento della competitività delle imprese;

                    d) per rendere più efficiente il mercato del lavoro va disciplinato anche nel nostro Paese il lavoro interinale; la disciplina deve offrire garanzie idonee ad evitare che il predetto istituto possa rappresentare il mezzo per la destrutturazione di lavori stabiliti.

                    e) forme particolari di lavoro a tempo determinato, gestite da organismi promossi o autorizzati dalle Agenzie per l’impiego, possono essere previste in funzione della promozione, della ricollocazione e riqualificazione dei lavoratori in mobilità o titolari di trattamenti speciali di disoccupazione.

                    f) il Ministro del Lavoro si impegna a predisporre attraverso il confronto con le parti sociali, una riforma degli strumenti di governo del mercato del lavoro agricolo, mirata a favorire l’occupazione ed un uso più efficiente e razionale delle risorse pubbliche;

                    g) il Ministro del Lavoro si impegna a ridefinire l’assetto organizzativo degli Uffici periferici del Ministero del Lavoro perchè questi possano adempiere ai necessari compiti di politica attiva del lavoro e di esprimere il massimo di sinergie con la Regione e le parti sociali. Si impegna inoltre perchè ne risulti un rafforzamento della funzione ispettiva.

                    4. SOSTEGNO AL SISTEMA PRODUTTIVO

                    4.1 Ricerca ed innovazione tecnologica

                    Nella nuova divisione internazionale del lavoro e delle produzioni tra le economie dei paesi più evoluti e le nuove vaste economie caratterizzate da bassi costi del lavoro, un più intenso e diffuso progresso tecnologico è condizione essenziale per la competitività dei sistemi economico-industriali dell’Italia e dell’Europa. Negli anni “90 scienza e tecnologia dovranno assumere, più che nel passato, un ruolo primario.

                    Una più intensa ricerca scientifica, una più estesa innovazione tecnologica ed una più efficace sperimentazione dei nuovi processi e prodotti saranno in grado di assicurare il mantenimento nel tempo della capacità competitiva dinamica dell’industria italiana. Alle strutture produttive di ricerca scientifica e tecnologica, il Paese deve guardare come ad uno dei principali destinatari di investimenti per il proprio futuro.

                    Ma non basta incrementare le risorse, occorre avviare quell’effettivo progresso scientifico/tecnologico per l’industria che nasce prevalentemente dal lavoro organizzato di strutture adeguatamente dotate di uomini e mezzi, impegnati permanentemente in singoli campi o settori. E’ in particolare nell’organizzazione strutturata dell’attività di ricerca che si alimentano le reciproche sollecitazioni a lavorare nei diversi campi di indagine, che si favorisce lo scambio di conoscenze, che si moltiplicano e si accelerano gli effetti indotti dell’indagine e della sperimentazione.

                    Pari urgenza e importanza riveste per il Paese l’obiettivo dell’ innovazione tecnologica nelle attività di servizio, commerciali ed agricole.

                    L’efficenza e l’evoluzione tecnologica dei servizi (da quello bancario a quello del trasporto a quello dei servizi di telecomunicazione e di informatica) sono condizione essenziale per la concorrenzialità delle imprese in ogni settore di attività.

                    E d’altra parte, la modernizzazione dell’agricoltura, oltre a preservare importanti quote del reddito nazionale e contenere il deficit della bilancia commerciale, costituisce, se raccordata alla ricerca scientifica, il mezzo privilegiato di una effettiva politica di difesa del territorio e di tutela dell’equilibrio ambientale fondata sulla continuità della presenza e dell’attività delle comunità rurali.

                    L’attuale sistema della ricerca e dell’innovazione è inadeguato a questi fini. Occorre una nuova politica per dotare il Paese di risorse, strumenti e “capitale umano” di entità e qualità appropriata ad un sistema innovativo, moderno, finalizzato ed orientato dal mercato. Interventi miranti a dare al Paese una adeguata infrastruttura di ricerca scientifica e tecnologica industriale, si dovranno ispirare al consolidamento, adeguamento ed armonizzazione delle strutture esistenti, alla realizzazione di nuove strutture di adeguata dimensione nonchè ad una sempre maggiore interconnessione tra pubblico e privato.

                    Tutto ciò nelle tre direzioni:

                    a) del riordino, valorizzazione e rafforzamento delle strutture di ricerca pubbliche quali l’Università, il CNR, l’ENEA, anche in direzione di una migliore finalizzazione delle loro attività;

                    b) della valorizzazione delle strutture organizzate interne alle imprese;

                    c) della creazione di strutture di ricerca esterne sia ai complessi aziendali che alle strutture pubbliche, alla cui promozione, sostegno ed amministrazione siano chiamati soggetti privati e pubblici in forme costitutive diverse.

                    Tra gli obiettivi della politica dei redditi va annoverato quello della creazione di adeguati margini nei conti economici delle imprese per le risorse finalizzate a sostenere i costi della ricerca.

                    Per supportare un’infrastruttura scientifica e tecnologica che sostenga un sistema di ricerca ed innovazione si richiede:

                    a) la presentazione al Parlamento entro tre mesi del piano triennale della ricerca ai sensi dell’art. 2 della legge 168 del 1989, al fine di definire le scelte programmatiche, le modalità per il coordinamento delle risorse, dei programmi e dei soggetti, nonchè le forme attuative di raccordo tra politica nazionale e comunitaria. La presentazione di tale piano sarà preceduta da una consultazione con le parti sociali;

                    b) un aumento ed una razionalizzazione delle risorse destinate all’ attività di ricerca e all’innovazione, concentrando gli interventi nelle aree e nei settori prioritari del sistema produttivo italiano privilegiando le intese e le sinergie realizzate in sede europea, anche rafforzando l’azione sul sistema delle piccole e medie imprese e sui loro consorzi.

                    c) l’introduzione, attraverso la presentazione di un apposito provvedimento legislativo, di nuove misure automatiche di carattere fiscale e contributivo, in particolare mediante la defiscalizzazione delle spese finalizzate all’ attività di ricerca delle imprese nonchè la deducibilità delle erogazioni liberali a favore di specifici soggetti operanti nel campo della ricerca;

                    d) la revisione e semplificazione del regime esistente di sostegno alle imprese, con l’obiettivo di accelerare i meccanismi di valutazione dei progetti e di erogazione dei fondi;

                    e) l’attivazione ed il potenziamento di “luoghi” di insediamento organico di iniziative di ricerca, quali i parchi scientifici e tecnologici, con la finalità, tra l’altro, di promuovere la nascita di istituti dedicati alla ricerca settoriale interessante le problematiche specifiche dell’economia del territorio, funzionali alla crescita ed alla nascita di iniziative imprenditoriali private.

                    f) il ricorso al mercato finanziario e creditizio, ad oggi praticamente inoperante, attraverso la creazione di appositi canali e l’utilizzo di specifici strumenti capaci di attrarre capitale di rischio su iniziative e progetti nel settore della ricerca e dell’innovazione.

                    g) lo sviluppo di progetti di ricerca promossi dalle imprese sui quali far convergere la collaborazione delle università. Un più stretto rapporto tra mondo dell’impresa e mondo dell’università potrà inoltre rilanciare, anche attraverso maggiori disponibilità finanziarie, una politica di qualificazione e formazione delle “risorse umane”, in grado di creare nuclei di ricercatori che, strettamente connessi con le esigenze delle attività produttive, possono generare una fertilizzazione tra innovazione e prodotti, ponendo una particolare attenzione anche ai processi di sviluppo delle piccole e medie imprese;

                    h) l’attivazione di programmi di diffusione e trasferimento delle tecnologie a beneficio delle piccole e medie imprese e dei loro consorzi, che costituiscono obiettivo rilevante dei parchi tecnologici e scientifici, per i quali sono già previsti appositi stanziamenti di risorse, anche attraverso la rivitalizzazione delle stazioni sperimentali;

                    i) la valorizzazione, nel processo di privatizzazione e riordino dell’ apparato industriale pubblico, del patrimonio di ricerca ed innovazione presente al suo interno:

                    j) l’attivazione di una politica della domanda pubblica maggiormente standardizzata e qualificata, attenta ai requisiti tecnologici dei prodotti nonchè volta alla realizzazione di un sistema di reti tecnologicamente avanzate. A tali fini acquisisce particolare importanza il collegamento sistematico con l’attività delle strutture di coordinamento settoriale, immediatamente attivabile con l’Autorità per l’ informatica nella pubblica amministrazione, ed estendibile ai settori della sanità e del trasporto locale.

                    Per consentire la realizzazione degli obiettivi fin qui indicati è necessario che la spesa complessiva per il sistema della ricerca e dello sviluppo nazionale, pari a 1,4% del Pil, cresca vero i livelli su cui si attestano i paesi più industrializzati, 2,5-2,9% del Pil. Il tendenziale recupero di tale differenza è condizione essenziale perchè la ricerca e l’innovazione tecnologica svolgano un ruolo primario per rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale. In tale quadro appare necessario perseguire nel prossimo triennio l’obiettivo di una spesa complessiva pari al 2% del Pil. Tale obiettivo non può essere realizzato con le sole risorse pubbliche. Queste dovranno essere accompagnate da un’accresciuta capacità di autofinanziamento delle imprese, da una maggiore raccolta di risparmio dedicato, da una maggiore propensione di investimento nel capitale di rischio delle strutture di ricerca e delle imprese ad alto contenuto innovativo. Dovrà necessariamente registrarsi l’ avvio di un crescente impegno delle autonomie regionali e locali nell’ ambito delle risorse proprie.

                    Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri sarà periodicamente svolto un confronto tra i soggetti istituzionali competenti e le parti sociali per una verifica dell’evoluzione delle politiche e delle azioni sopra descritte nonchè dell’efficacia degli strumenti a tali fini predisposti.

                    4.2 Istruzione e formazione professionale

                    Le parti condividono l’obiettivo di una modernizzazione e riqualificazione dell’istruzione e dei sistemi formativi, finalizzati all’ arricchimento delle competenze di base e professionali e al miglioramento della competitività del sistema produttivo e della qualità dei servizi.

                    Tale processo comporta, da un lato decisi interventi di miglioramento e sviluppo delle diverse tipologie di offerte formative, dall’altro una evoluzione delle relazioni industriali e delle politiche aziendali per la realizzazione della formazione per l’inserimento, della riqualificazione professionale, della formazione continua. Risorse pubbliche e private dovranno contribuire a questo scopo.

                    Su queste premesse, il Governo e le parti sociali ritengono che occorra:

                    a) un raccordo sistematico tra il mondo dell’istruzione ed il mondo del lavoro, anche tramite la partecipazione delle parti sociali negli organismi istituzionali dello Stato e delle Regioni dove vengono definiti gli orientamenti ed i programmi e le modalità di valutazione e controllo del sistema formativo;

                    b) realizzare un sistematico coordinamento interistituzionale tra i soggetti protagonisti del processo formativo (Ministero del Lavoro, Ministero della Pubblica Istruzione, Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, Regioni) al fine di garantire una effettiva gestione integrata del sistema;

                    c) istituire il Consiglio Nazionale della Formazione Professionale, presso il Ministero del Lavoro con i rappresentanti dei Ministeri suindicati, del Ministero dell’Industria, delle Regioni e delle parti sociali;

                    d) prontamente realizzare l’adeguamento del sistema di formazione professionale con la revisione della Legge quadro 845/78, secondo le linee già prefigurate, tenuto conto dell’apporto che può essere fornito dal sistema scolastico:

                    * rilievo dell’orientamento professionale come fattore essenziale;

                    * definizione di standards formativi unici nazionali, coerenti con l’ armonizzazione in atto in sede comunitaria;

                    * ridefinizione delle responsabilità istituzionali tra il Ministero del Lavoro (potere di indirizzo e ruolo di garanzia sulla qualità della formazione e sulla validazione dei suoi risultati) e Regioni (ruolo di progettazione della offerta formativa coerentemente con le priorità individuate nel territorio). In questo ambito, alla Conferenza Stato-Regioni dovrà essere affidato il compito di ricondurre ad un processo unitario di programmazione e valutazione le politiche formative;

                    * ruolo decisivo degli osservatori della domanda di professionalità istituiti bilateralmente dalle parti sociali;

                    * specifica considerazione degli interventi per i soggetti deboli del mercato;

                    * sistema gestionale pluralistico e flessibile;

                    * avvio della formazione continua.

                    e) Elevare l’età dell’obbligo scolastico a 16 anni, mediante iniziativa legislativa che, fra l’altro, valorizzi gli apporti che al sistema scolastico possono essere offerti da interventi di formazione professionale. Per assicurare la maggiore efficacia sociale a tale obiettivo, esso dovrà essere accompagnato dalla messa a punto di strumenti idonei alla prevenzione ed al recupero della dispersione scolastica, individuando tra l’altro in tale attività uno dei possibili capi di applicazione dei programmi di interesse collettivo;

                    f) portare a termine la riforma della scuola secondaria superiore, nell’ ottica della costruzione di un sistema per il 2000, integrato e flessibile tra sistema scolastico nazionale e formazione professionale ed esperienze formative sul lavoro sino a 18 anni di età;

                    g) valorizzare l’autonomia degli istituti scolastici ed universitari e delle sedi qualificate di formazione professionale, per allargare e migliorare l’ ;offerta formativa post-qualifica, post-diploma e post-laurea, con particolare riferimento alla preparazione di quadri specializzati nelle nuove tecnologie, garantendo il necessario sostegno legislativo a tali percorsi formativi;

                    h) finalizzare le risorse finanziarie derivanti dal prelievo dello 0,30% a carico delle imprese (1.845/78) alla formazione continua, al di là di quanto previsto dal D.L. n. 57/93, privilegiando tale asse di intervento nella futura riforma a livello comunitario del Fondo Sociale Europeo;

                    i) prevedere un piano straordinario triennale di riqualificazione ed aggiornamento del personale, ivi compresi i docenti della scuola e della formazione professionale, per accompagnare il decollo delle linee di riforma suindicate.

                    4.3 Finanza per le imprese ed internazionalizzazione

                    Per il pieno inserimento del sistema produttivo italiano e quello europeo e per l’effettiva integrazione dei mercati finanziari italiani in quelli comunitari, occorre affrontare in tutta la sua portata il problema del trattamento fiscale delle attività economiche e delle attività finanziarie. Si tratta di un vasto campo di riforme da svolgere in armonia con gli obiettivi di controllo e di risanamento del bilancio pubblico per superare le numerose distorsioni del sistema attuale e rendere più equilibrate le condizioni operate dai mercati nel finanziamento delle imprese.

                    L’esigenza di reperire le risorse utili alla crescita richiede un mercato finanziario più moderno ed efficace, in grado di assicurare un maggior raccordo diretto e diffuso tra risparmio privato ed imprese, anche ampliando la capacità delle imprese di ricorrere a nuovi strumenti di provvista.

                    Va affrontato il problema del ritardo dei pagamenti del settore statale al sistema produttivo al fine di eliminare un ulteriore vincolo alla finanza d’impresa, attraverso la predisposizione di procedure, anche con eventuali possibili forme di compensazione, che impediscano il ripetersi dei ritardi.

                    A tal fine vanno introdotti nel nostro ordinamento con rapidità i fondi chiusi ed i fondi immobiliari, va sviluppata la previdenza complementare, va dato impulso alla costituzione dei mercati mobilitari locali, vanno favorite forme di azionariato diffuso anche se in gestione fiduciaria, va infine sviluppata una politica delle garanzie, che tenga conto anche delle iniziative comunitarie.

                    Si favorirà altresì la costituzione e lo sviluppo di consorzi di garanzia rischi, di consorzi produttivi tra imprese e di imprese di “ venture capital” anche attraverso l’uso della 317/91.

                    Quanto al sistema degli intermediari finanziari e alle possibilità concesse agli stessi dal recepimento della II^ direttiva sulle banche, va facilitata l’operatività nel campo dei finanziamenti a medio termine e di quelli miranti a rafforzare il capitale di rischio delle imprese, in primo luogo accelerando i processi di concentrazione e privatizzazione del sistema bancario e di una sua apertura alla concorrenza internazionale, ed in secondo luogo rimuovendo contestualmente gli ostacoli che ritardano l’ attuazione concreta della suddetta direttiva.

                    Per aumentare la penetrazione delle imprese italiane nei mercati internazionali occorre definire strumenti più efficaci e moderni per la politica di promozione e per il sistema di assicurazione dei crediti all’export. Dovrà essere sviluppata la capacità di promozione e gestione di strumenti operativi che riducano il rischio finanziario quali il “project financing” ed il “counter trade”, anche promuovendo una più incisiva capacità di trading gestito da operatori nazionali.

                    E’ necessario razionalizzare e rendere più trasparente l’ intervento pubblico a sostegno della presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali, considerando anche le esigenze delle piccole e medie imprese, facilitando l’accesso di tutti gli operatori alle informazioni ed aumentando le capacità istruttorie al fine di rendere più produttivo l’uso delle risorse pubbliche e di orientare queste su obiettivi economici strategici e di politica estera definiti a livello di governo e in confronto con le imprese. Appare inoltre importante garantire un coerente coordinamento dei soggetti preposti al rafforzamento della penetrazione all’estero del sistema produttivo per offrire una più vasta e coordinata gamma di strumenti operativi.

                    In questo quadro va riformata la SACE, aumentandone la capacità di valutazione dei progetti e del rischio paese. L’attività di copertura dei rischi di natura commerciale va nettamente separata da quella connessa ai rischi politici e svolta in più stretta collaborazione con le società assicurative private.

                    5. RIEQUILIBRIO TERRITORIALE, INFRASTRUTTURE,

                    DOMANDA PUBBLICA

                    La situazione di crisi e le tensioni sociali che si registrano in Italia si presentano differenziate a livello territoriale. In queste condizioni, un processo di ripresa economica, in assenza di una politica di riequilibrio territoriale, rischia di produrre un aumento del divario tra aree in ritardo di sviluppo, aree di declino industriale, aree di squilibrio tra domanda e offerta di lavoro.

                    La tradizione politica sulle aree deboli, incentrata soltanto sull’ intervento straordinario nel mezzogiorno, appare superata dai recenti provvedimenti governativi. Questi disegnano una nuova strategia di intervento, orientata su di una politica regionale “ordinaria” più ampia, mirata a sostenere e creare le premesse per lo sviluppo economico di tutte le aree deboli del Paese.

                    Tale politica deve essere, inoltre, coordinata con i nuovi strumenti comunitari che divengono parte integrante dell’azione per il sostegno allo sviluppo e, allo stesso tempo, criterio guida per la definizione delle modalità e dell’intensità degli interventi. Occorre, pertanto, giungere ad un’ottimizzazione delle risorse finanziarie provenienti dai Fondi strutturali della Cee, assicurandone il pieno utilizzo, soprattutto in vista del programma 1994-1999.

                    Il Ministero del Bilancio e della Programmazione diviene la sede centrale di indirizzo, coordinamento, programmazione e vigilanza per ottimizzare l’ azione di governo e per massimizzare l’efficacia delle risorse pubbliche ordinarie a vario titolo disponibili. In questo modo sarà possibile dare maggiore trasparenza alle risorse destinate agli investimenti ed assicurarne una più rapida erogazione alle imprese. La creazione di un organo dipendente presso lo stesso Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, quale l’Osservatorio delle politiche regionali, per verificare l’andamento e un’ulteriore iniziativa per garantire l’effettivo dispiegarsi della politica regionale.

                    La politica regionale, oltre a flussi finanziari diretti allo sviluppo, dovrà prevedere una forte e mirata azione di sostegno alla riduzione delle diseconomie esterne, individuate nei diversi livelli di infrastrutturazione, nello sviluppo dei servizi a rete, nel funzionamento della Pubblica Amministrazione. Per conseguire tale obiettivo va rilanciata l’ azione di programmazione degli investimenti infrastrutturali, riqualificando la domanda pubblica come strumento di sostegno alle attività produttive. In particolare, devono essere sostenuti gli investimenti nelle infrastrutture metropolitane, viarie ed idriche, nei settori dei trasporti, energia e telecomunicazioni, nell’ambiente e nella riorganizzazione del settore della difesa. A tal fine, la Presidenza del Consiglio dovrà assumere compiti e responsabilità di coordinamento della domanda e della spesa pubblica di investimenti, istituendo specifiche strutture di coordinamento, quale quella introdotta per la spesa di informatica nella pubblica amministrazione, a partire dai settori di maggiore interesse per lo sviluppo produttivo e sociale.

                    Questa politica regionale dovrà, infine, consentire l’avvio di azioni di politica industriale volte alla reindustrializzazione delle aree in declino industriale ed alla promozione di nuove attività produttive.

                    Il Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica ed il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l’occupazione, istituito presso la Presidenza del Consiglio, svolgeranno un ruolo di indirizzo e di coordinamento delle iniziative in tali aree, che dovranno essere gestite con maggiore efficacia e finalizzazione e che saranno affidate alle agenzie ed ai comitati oggi esistenti, anche mediante accordi di programma.

                    La politica regionale dovrà, altresì, promuovere la realizzazione delle condizioni ambientali che consentano un recupero di competitività ; delle imprese agricole e turistiche, considerata la loro importanza sia sotto l’aspetto produttivo, sia sotto quello della generazione di attività agro-industriali e di servizio ad esse collegate.

                    Gli investimenti pubblici, anche in presenza di forti ristrettezze di bilanci devono essere rilanciati attraverso una più efficace e piena utilizzazione delle risorse disponibili, riducendo la generazione di residui passivi per l’insorgere di problemi precedurali e di natura allocativa. In questa direzione si muovono i provvedimenti recentemente varati dal governo e soprattutto la riforma degli appalti che appare ideonea a rilanciare la realizzazione di opere di utilità pubblica oggi completamente ferme.

                    Inoltre, l’azione di rilancio degli investimenti pubblici dovrà essere distribuita in modo tale da poter favorire l’impiego aggiuntivo di risorse private, insistendo in modo particolare nelle aree dove più grave è la crisi produttiva ed occupazionale. Pertanto, appare importante favorire il coinvolgimento del capitale privato, nazionale ed internazionale, nel finanziamento della dotazione infrastrutturale, garantendo la remunerazione dei capitali investiti, attraverso l’utilizzo di apposite strutture di “project financing”. Tali strutture potrebbero interessare, in via sperimentale, le infrastrutture metropolitane, viarie ed idriche.

                    In questo quadro è necessario perseguire un dialogo costruttivo tra le amministrazioni pubbliche centrali e regionali e le parti sociali per definire le linee di intervento più appropriate atte a promuovere le condizioni di sviluppo delle aree individuate, anche attraverso una valida politica di infrastrutturazione con particolare riferimento a quelle mirate allo sviluppo di attività produttive.

                    I criteri di tale politica devono, pertanto, essere:

                    a) la definizione di un nuovo ambito territoriale di intervento individuato in armonia con le scelte che verranno operate dalla Comunità Europea;

                    b) l’individualità di interventi infrastrutturali a livello regionale, interregionale e nazionale sulle grandi reti con l’obiettivo della riduzione dei costi del servizio e la sua qualificazione tecnologica;

                    c) il mantenimento di un flusso di risorse finanziarie anche nella fase transitoria di definizione del nuovo intervento regionale;

                    d) il rafforzamento del decentramento delle decisioni a livello regionale, con la realizzazione di accordi di programma Stato-Regioni ed attribuendo maggiore spazio al ruolo dei soggetti privati (partenariato);

                    e) la revisione delle competenze delle amministrazioni interessate agli interventi pubblici e all’erogazione dei pubblici servizi, ai fini di una loro maggiore efficienza, efficacia e tempestività;

                    f) la concentrazione nelle aree individuate dell’azione di qualificazione professionale del personale impiegato nelle realtà produttive a maggior specificazione tecnologica;

                    g) la piena e completa attivazione della legge 317/91 al fine di promuovere lo sviluppo di servizi reali alle piccole e medie imprese.

                    Gli strumenti guida attraverso cui sarà possibile sviluppare la nuova politica regionale possono essere così individuati:

                    a) strutture di coordinamento settoriale (Authority), sulla base delle analoghe iniziative intraprese a livello nazionale, inizialmente limitate al settore sanitario ed in quello del trasporto locale;

                    b) accordi di programma tra Governo centrale e amministrazioni regionali, al fine di concertare le scelte prioritarie per l’infrastrutturazione del territorio ed accelerare le procedure relative ad atti di concessione ed autorizzazione;

                    c) norme specifiche tendenti a rimuovere ostacoli di natura procedurale (anche in conseguenza del decreto legislativo n. 29/93), che permettano una rapida approvazione ed attuazione degli interventi. In tale quadro è necessario prevedere appropriati strumenti normativi finalizzati al rifinanziamento su obiettivi prioritari delle risorse disponibili, al fine di consentire una rapida cantierizzazione delle opere già approvate.


                    6. POLITICA DELLE TARIFFE

                    Il protocollo del 31 luglio 1992 conteneva l’impegno del Governo a perseguire una politica tariffaria per i pubblici servizi coerente con l’ obiettivo di riduzione dell’inflazione. Tale obiettivo è stato perseguito, consentendo di ottenere risultati molto positivi. Al fine di mantenere l’obiettivo della riduzione dell’inflazione e, nel contempo, di consentire il mantenimento dei programmi di investimento, sarà svolto un confronto con le parti per verificare la politica tariffaria, già definita e da definire, per il periodo 1993/94.

                    Una politica tariffaria di carattere europeo non può soltanto limitarsi al perseguimento di obiettivi di carattere macroeconomico, quali il contenimento dell’inflazione, bensì deve anche essere utilizzata per lo sviluppo di un efficiente sistema di servizi pubblici.

                    La necessità di rilanciare la domanda pubblica e quella di investimenti del sistema delle imprese, unitamente all’avvio del processo di riordino delle società di gestione dei servizi pubblici, impone l’esigenza di superare la logica del contenimento delle tariffe e di avviarsi verso un sistema che dia certezza alla redditività del capitale investito in dette imprese e che non limiti lo sviluppo degli investimenti.

                    A tal fine, è necessario stimolare ampi recuperi di produttività, raccordare più direttamente il livello delle tariffe ai costi effettivi del servizio, garantendo altresì adeguati margini di autofinanziamento in grado di favorire la realizzazione degli investimenti necessari. In questo quadro, appare altrettanto importante prevedere una graduale correzione della struttura delle tariffe vigenti, per avvicinarla a quelle in vigore nei migliori Paesi europei. Dovranno essere liberalizzati i settori che non operano in regime in monopolio.

                    Nella definizione dei criteri di determinazione tariffaria si dovranno inoltre tutelare le esigenze dell’utenza, anche con riferimento alle piccole e medie imprese e ai conseguenti effetti indotti sul livello dei prezzi, definendo standards qualitativi determinati, in linea con quelli vigenti nei maggiori paesi industrializzati, su cui si eserciterà l’ attività di regolazione.

                    A tal fine, infatti, si dovranno istituire appropriate autorità autonome che, in sostituzione dell’attività attualmente svolta dalle amministrazioni centrali e delle corrispondenti strutture, garantiscano, con una continua, indipendente e qualificata azione di controllo e regolamentazione, gli obiettivi sopra indicati. Dette autorità dovranno essere strutturate in modo tale da favorire l’espressione delle esigenze dell’utenza. Dovranno altresì adottare una metodologia di definizione dei prezzi dei pubblici servizi attraverso lo strumento del price cap e dei contratti di programma, che rispetti le differenti esigenze emergenti. Saranno previste conferenze di coordinamento tra dette autorità autonome al fine di assicurarne comportamenti coerenti.