Category Archives: TEMI E NORMATIVE GENERALI

fascismo e razzismo

Contro ogni forma di fascismo e razzismo e associazionismo di stampo xenofobo anche la Filcams scenderà in piazza accanto alla Cgil Lombardia, sabato 9 dicembre a Como.

“Rispondiamo convintamente all’invito della Cgil Lombardia, per prendere posizione contro le azioni di stampo nazi-fascista e xenofobo che purtroppo stanno diventando cronaca quotidiana” dice la segretaria generale di Filcams Maria Grazia Gabrielli, ribadendo che l’organizzazione che rappresenta “è da sempre impegnata per far valere i dettami costituzionali della democrazia, dell’accoglienza, dell’integrazione”.

La Filcams Cgil condanna fermamente l’irruzione del gruppo “Veneto Fronte Skinhead”, avvenuta durante una riunione del Coordinamento “Senza Frontiere” di Como, che si occupa di integrazione, legalità ed accoglienza, imponendo la lettura di un documento dai toni xenofobi ed inneggianti all’odio razziale. L’organizzazione sindacale condanna allo stesso modo le oramai quotidiane manifestazioni fasciste e xenofobe, con i preoccupanti esempi di Roma alla sede del quotidiano La Repubblica e gli scontri con i militanti di Forza Nuova a Forlì.

“È indispensabile  -  dice ancora Gabrielli – prendere posizione e dire apertamente che non si possono accettare questi preoccupanti rigurgiti fascisti,  contrari al dettato Costituzionale e ai valori antifascisti su cui è fondato il nostro Paese. Le risposte alle provocazioni dei neofascisti sono solo la democrazia, l’accoglienza, l’integrazione, il lavoro e l’esigibilità di diritti universali, valori che come Cgil difendiamo e perseguiamo da sempre”.

L’appuntamento è fissato per le ore 11, presso il Monumento alla Resistenza europea, Lungolago Mafalda di Savoia a Como.

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“Un primo atto concreto nella costruzione di una strategia nazionale di contrasto alla povertà, ma ancora insufficiente”. Così la Cgil nazionale commenta l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del Reddito di inclusione (Rei), e aggiunge: “con le risorse sin qui stanziate, il decreto limita l’intervento ad una platea ristretta, meno di un terzo delle persone in povertà assoluta”.
Per la Confederazione serve quindi “adeguare progressivamente il finanziamento, già con le prossime manovre finanziarie, per rendere il Reddito di inclusione una misura effettivamente universale che copra l’intera platea delle persone aventi diritto, senza alcuna discriminazione”.
“Inoltre – prosegue la Cgil – bisogna fare in modo che il Rei non si riduca a mero trasferimento monetario, ma sia effettivamente accompagnato da un Progetto personalizzato per le persone e i nuclei familiari con un percorso di reinserimento socio-lavorativo a cura dei servizi del welfare locale. Solo così – conclude – si potrà realmente favorire l’uscita dalla condizione di povertà”.

LA SCHEDA

CHE COSA È IL REDDITO DI INCLUSIONE (REI)

Il Rei è la prima misura unica nazionale di contrasto alla povertà. Lo strumento, nella prima fase di attuazione, potrà contare su circa 2 miliardi, comprensivi dei fondi per l’inclusione sociale, e sarà rivolto ai nuclei familiari con figli minori o disabili, donne in stato di gravidanza o persone ultra cinquantacinquenni in condizione di disoccupazione.

CHI PUÒ BENEFICIARNE

Il Rei viene riconosciuto alle famiglie che presentano precisi requisiti economici. In particolare, si appurerà il possesso di un valore dell’Isee, in corso di validità, non superiore a 6mila euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro. Avranno priorità di assegnazione i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra cinquantacinquenni. In prospettiva (anche se non sono stati dati tempi certi) verrà allargato a tutta la platea delle persone in condizione di povertà assoluta.

Fermo restando il possesso dei requisiti economici, il Rei è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa. Non è compatibile invece con la contemporanea fruizione, da parte di almeno un familiare, della Naspi o di altro ammortizzatore sociale.

CHI NE HA DIRITTO

Hanno diritto al Rei i cittadini italiani, i cittadini comunitari, i familiari di cittadini italiani o comunitari non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, titolari del diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente, i cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo, i titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria), che siano residenti in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda.

IMPEGNI FORMALI PER CHI OTTIENE IL REI?

Chi otterrà il Rei sarà tenuto a sottoscrivere un accordo con il comune di riferimento, basato su impegni personalizzati. Ad esempio:

  • mandare i figli a scuola;
  • tutelare la salute dei ragazzi e dei bambini;
  • seguire un percorso di abilitazione o aggiornamento professionale;
  • impegnarsi nella ricerca attiva di un’occupazione.

REI PER 660 MILA FAMIGLIE

Un milione e 800mila poveri, componenti di circa 660 mila famiglie, di cui 580 mila con figli minori, già individuate tra le più bisognose, saranno i primi destinatari del Rei. Il nuovo strumento sostituirà il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) e l’Asdi (Assegno di disoccupazione).

FINO A 485 EURO AL MESE

L’assegno del Rei va da un minimo di 187,5 euro a un massimo di 485,4 euro al mese. È concesso per un periodo massimo di 18 mesi e non potrà essere rinnovato prima di 6 mesi. In caso di rinnovo, la durata è fissata in 12 mesi. In ogni caso, il beneficio per ogni nucleo familiare non potrà essere superiore all’assegno sociale (valore annuo, 5.824 euro, circa 485 euro al mese). Se i componenti del nucleo familiare ricevono già altri trattamenti assistenziali, il valore mensile del Rei verrà ridotto della cifra corrispondente a questi altri aiuti.

DOMANDE DI AMMISSIONE DAL PRIMO DICEMBRE 2017

Le domande potranno essere presentate dal prossimo primo dicembre. Il Comune raccoglierà la richiesta, verificherà i requisiti di cittadinanza e residenza e la invierà all’Inps entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione. L’istituto, entro 5 giorni, verificherà il possesso dei requisiti e, in caso di esito positivo, riconoscerà il beneficio.

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Dal 15 al 17 settembre si terranno a Lecce le Giornate del Lavoro, la grande manifestazione organizzata dalla Cgil con al centro i temi del lavoro, dei diritti e delle grandi trasformazioni sociali ed economiche. ”Il futuro del lavoro dopo l’era della disintermediazione”, questo il titolo scelto per l’edizione 2017, la quarta dopo quelle di Rimini, Firenze e Lecce.

L’appuntamento quest’anno sarà preceduto dall’Assemblea generale della Cgil dedicata alle proposte della confederazione per il Mezzogiorno, che si svolgerà nella città salentina il 14 e il 15 settembre.

Nelle tre giornate incontri e dibattiti con ospiti del mondo politico e sindacale, rappresentanti delle istituzioni, lavoratori e studiosi, si alterneranno a momenti di cultura, spettacolo e intrattenimento.

Guarda il programma

La kermesse sarà conclusa domenica 17 settembre dall’intervista di Ferrucio De Bortoli al segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

QUI i materiali (volantini, manifesti, immagini social) dal sito CGIL nazionale

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“La nostra prima vittoria contro il Jobs Act è passata sotto silenzio sui giornali. Ma questo non sottrae rilevanza all’azione intrapresa perchè la questione di legittimità costituzionale in materia di licenziamenti illegittimi è un motivo in più per insistere nella battaglia per cambiare una norma ingiusta”. A dirlo è la segretaria generale della Filcams Cgil, Maria Grazia Gabrielli, tornando sulla recente decisione del Tribunale del lavoro di Roma che ha rinviato alla Corte Costituzionale il contratto a tutele crescenti. 

Il giudice ha ravvisato la violazione di alcuni fondamentali articoli della Costituzione in una causa promossa dalla Cgil. “Per noi  - dice la segretaria generale Filcams – è un pronunciamento importante, il segno che la nostra iniziativa ha un fondamento anche dal punto di vista giuridico”.

Il rinvio alla Corte Costituzionale evidenzia finalmente i limiti denunciati dalla CGIL sin dall’inizio, rispetto al contratto a tutele crescenti. Un contratto introdotto con il Decreto 23/2015 che prevede, solo per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, l’eliminazione pressoché totale della tutela reale prevista dallo Statuto dei Lavoratori in caso di licenziamento illegittimo, oltre a un sistema di tutela risarcitoria molto debole, con i conseguenti effetti di indebolimento della condizione del lavoratore in azienda e con l’eliminazione di una importante funzione di deterrenza garantita dalla normativa precedente, che aveva già subito modifiche con la Legge Fornero.

Il Giudice del Tribunale di Roma rispetto alla vertenza promossa dalla CGIL ha riconosciuto i punti fondamentali per i quali tale decreto contrasta con molti principi costituzionali:

  1. un risarcimento di poche migliaia di euro è irrisorio dal punto di vista economico;
  2. questo non dissuade i datori di lavoro dal lasciare a casa i dipendenti, tanto è vero che i licenziamenti individuali sono in aumento;
  3. infine, ma non meno importante: crea discriminazione tra chi è stato assunto prima e dopo la riforma.

Poi l’attribuzione di un controvalore monetario irrisorio e fisso a un diritto fondante come quello al lavoro; un’inadeguatezza delle sanzioni rispetto a quanto previsto dalla regolamentazione comunitaria e dalle convenzioni sovranazionali (Carta di Nizza e Carta Sociale).

“C’è ancora bisogno di cambiare il mantra di un lavoro purché sia – conclude Maria Grazia Gabrielli – e rimettere al centro il valore e la dignità del lavoro partendo dalle persone. Per questo il progetto alternativo tracciato dalla CGIL con la Carta dei Diritti Universali del Lavoro deve proseguire rafforzato da questo primo pronunciamento.  Anche per i settori del terziario, fortemente cresciuti in questi anni ma caratterizzati da precarietà e frammentazione del lavoro, è necessario restituire una norma di civiltà come quella della tutela contro i licenziamenti illegittimi e continuare a perseguire l’obiettivo di un paese che abbandoni la via bassa della concorrenza solo sui costi e investa in direzione dell’estensione delle tutele e dei diritti delle persone”.

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Anche quest’anno torna CGIL INCONTRI, la rassegna che, dopo 20 edizioni trascorse nella cornice medievale della Rocca di Serravalle Pistoiese, si trasferisce dal 3 all’8 luglio a Pistoia nel contesto della Cattedrale (ex Breda), per una edizione speciale che intende omaggiare, nella scelta del luogo e dei contenuti, la città capitale italiana della cultura per l’anno 2017.

Per tutte le informazioni ed i dettagli della manifestazione, vi invito a visitare il sito https://www.cgilincontri.it/

Il 3 luglio alle ore 18:00 si inaugurerà la mostra “Artiste al  Lavoro – Il Lavoro delle donne” alla presenza del Segretario Generale Cgil Susanna Camusso.

La sera, alle 21.30, in piazza del Duomo, concerto di Ermal Meta, reduce da Sanremo, con il suo “Vietato morire tour”. Ingresso gratuito.

Martedì 4 luglio si parla di cultura e legalità nella discussione su “Il Codice antimafia” con il ministro Marco Minniti e Luciano Silvestri, della Cgil nazionale.

Il 5 luglio sarà la volta del turismo e di ciò che questa risorsa può rappresentare per la crescita del paese. Ne parlano il ministro Dario Franceschini, il segretario confederale Cgil Franco Martini e la segretaria generale Filcams Cgil nazionale Maria Grazia Gabrielli.

“Cultura E’ lavoro” sarà il tema su cui si confronteranno Susanna Camusso e il direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi, il 7 luglio.

Sempre venerdì alle 21.30 piazza del Duomo accoglierà Alex Britti e i suoi fan per il concerto ad ingresso gratuito “In nome dell’amore 2 tour 2017”, organizzato in collaborazione con Pistoia Blues.

Il programma completo è scaricabile QUI

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È online il nuovo numero di Diario Terziario, inserto di Rassegna Sindacale
Parliamo di Carta dei Diritti Universali del Lavoro, di regolamentazione delle aperture festive e di comportamenti antisindacali nei confronti di un nostro delegato. Con un bel album fotografico del Primo Maggio a Portella della Ginestra.

Scarica e leggi QUI Diario Terziario n.3/2017

E ora, pensiamo alla Carta dei Diritti Universali del Lavoro

“Aboliti i voucher e reintrodotta la responsabilità del committente negli appalti, ora pensiamo alla Carta dei Diritti Universali del Lavoro”. Il messaggio è chiaro, lanciato dal palchetto allestito in piazza della Rotonda a Roma, davanti al Pantheon, in attesa del voto definitivo del Senato che ha trasformato in legge il decreto del Governo varato per scongiurare il ricorso alle urne.

Una giornata di presidio, quella del 19 aprile, in attesa di un voto che ha tenuto col fiato sospeso i tanti militanti e i dirigenti sindacali che si erano dati appuntamento in piazza.

La sospensione definitiva del referendum è arrivata qualche giorno dopo, con il pronunciamento dell’Ufficio Centrale della suprema Corte di Cassazione, che ha così certificato la corrispondenza tra le richieste della Cgil (abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti e abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio) e gli effetti della legge.

“Da oggi abbiamo un Paese migliore” ha detto Susanna Camusso parlando ai presenti immediatamente dopo la comunicazione dell’esito del voto al Senato (140 Sì; 49 No; 31 astenuti, ndr).  “Oggi – ha aggiunto – si afferma un primo risultato importante e diciamo a noi tutti grazie per quello che abbiamo fatto in questi due anni di mobilitazione”.

La mobilitazione, però, non si ferma. Perché se da un lato si festeggia per il risultato ottenuto, dall’altro si fa largo la preoccupazione che in qualche modo ci sia chi tenta già un colpo di mano, pensando di reintrodurre i voucher per regolamentare il lavoro accessorio nella sua forma più deleteria, e ancora in settori come l’agricoltura e il turismo dove esistono molte altre forme contrattualizzate per la flessibilità dei rapporti di lavoro.

L’impegno della Cgil tutta sarà quindi nella promozione di qualsiasi iniziativa possa contribuire al varo della legge di iniziativa popolare destinata ad affermare un nuovo diritto universale di lavoratrici e lavoratori.

“Con lo stesso entusiasmo che ci ha portato a centrare l’obiettivo su voucher e appalti – dice Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil – dobbiamo ora impegnarci per mantenere al centro della discussione politica i temi del lavoro, del diritto ad un lavoro dignitoso, equamente retribuito, sicuro e legale. Tutti elementi che sono contenuti nel progetto di legge di iniziativa popolare presentato grazie al milione e mezzo di firme di cittadini e lavoratori che hanno creduto alla nostra proposta. Il primo appuntamento è fissato per il 6 maggio, alla manifestazione nazionale di Roma, per sostenere l’iter parlamentare della Carta”.

Una proposta chiara, che ridefinisce i confini del diritto, in capo alle persone che lavorano indipendentemente dalla tipologia di contratto applicato. Per semplificare: un lavoratore è definito dal lavoro che fa (autonomo o dipendente non importa) e non dal rapporto che ha con il suo datore di lavoro; la persona deve tornare ad essere il baricentro dell’azione politica e sindacale. E la Cgil una buona parte di questo impegno l’ha rispettato, andando ad incontrare in ogni luogo di lavoro milioni di lavoratori, anche non iscritti, che hanno risposto all’appello, firmando tanto le richieste di referendum quanto la proposta di legge per un nuovo statuto dei lavoratori.

“Con la nostra mobilitazione – conclude Gabrielli – siamo riusciti a riportare l’attenzione su temi veri, concreti come il lavoro nero, la precarietà, la disoccupazione, le disuguaglianze; condizioni che costituiscono la negazione del valore del lavoro e di una prospettiva ai giovani come lavoratori e pensionati di domani. Su questa strada è necessario proseguire per produrre il cambiamento possibile e positivo del nostro paese.”

 

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Il 6 maggio in piazza a Roma per la Carta dei diritti universali, dalle ore 14, in piazza San Giovanni Bosco, conclude Susanna Camusso.

Superati i referendum, ora l’obiettivo è la Carta dei diritti universali dei lavoratori. Per questo sabato prossimo 6 maggio la Cgil sarà di nuovo in piazza. L’appuntamento, a partire dalle ore 14, è in piazza San Giovanni Bosco, a Roma, dove si svolgerà una grande manifestazione nazionale. Ci sarà live music con Med Free Orkestra e Modena City Ramblers. Dj Mondocane, presenteranno Natascha Lusenti e Dario Vergassola. Concluderà la manifestazione il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

Dopo la decisione della Suprema Corte che ha sospeso i referendum promossi dalla Cgil a seguito della conversione in legge del decreto che ha abolito le norme su voucher e appalti, la Confederazione, dunque, rilancia la sfida per i diritti. Una sfida che, come più volte ribadito dalla leader del sindacato di Corso d’Italia, “non si concluderà finché la Carta universale non sarà legge e non avremo riscritto il diritto del lavoro in questo Paese”.

Finalmente, senza voucher e con regole più giuste sugli appalti, il lavoro è tornato protagonista. L’obiettivo ora è la Carta dei diritti universali e la Cgil torna in piazza “per costruire tutta un’altra Italia”.

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La Filcams, con la Cgil tutta, sarà all’appuntamento di Libera, di Avviso Pubblico e delle tante associazioni della società civile per la giornata della memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di Mafia, indetta 22 anni fa dall’associazione di don Ciotti, in prima linea nella lotta ad ogni forma di mafia.

Filcams è a Locri e in ognuna delle altre 4000 località in Italia dove le associazioni e decine di migliaia di liberi cittadini stanno manifestando il loro impegno nel contrasto alla criminalità organizzata, alla cultura mafiosa e dell’illegalità che permea ancora troppi ambiti della quotidianità.

Lotta alle mafie come lotta per la dignità del lavoro sono due aspetti della stessa medaglia, che contraddistinguono da sempre l’attività della Cgil.

Le organizzazioni criminali mafiose esercitano il loro potere attraverso il controllo capillare del territorio ed in primo luogo del lavoro. Solo liberando il lavoro, rendendolo equo e dignitoso, si possono riprendere le redini della società, garantendo innanzitutto la legalità di ogni azione economica e sociale.

La CGIL oggi è un popolo in cammino, che con le sue lotte contro il caporalato e con la proposta di legge per un nuovo statuto dei lavoratori (la Carta dei diritti universali del lavoro) vuole ridare al Lavoro la dignità necessaria per non smarrire la strada della libertà.

Vogliamo tutta un’altra Italia, libera dalle mafie, libera dal lavoro sfruttato.
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Anche Filcams aderisce, con la Cgil tutta, all’iniziativa di Caterpillar RadioRai2 “M’illumino di meno” per sostenere una cultura di sostenibilità e di risparmio energetico.

La giornata del risparmio energetico di quest’anno è il 24 febbraio: in

nome della sostenibilità Filcams e Cgil hanno invitato tutti i propri funzionari e collaboratori a spegnere tutti i dispositivi elettrici non indispensabili.

Oltre agli spegnimenti quest’anno gli organizzatori hanno invitato tutti coloro che aderiscono a compiere un gesto di condivisione contro lo spreco di risorse.

Filcams coglie l’invito segnalando il proprio progetto europeo, avviato lo scorso anno e tuttora in corso, finalizzato a promuovere la responsabilità sociale e una cultura della sostenibilità su temi che attengono la sfera sociale ed ambientale dell’attività imprenditoriale e sindacale.

Open Corporation

In particolare il progetto è finalizzato alla costruzione di un ranking sindacale – OPEN CORPORATION – delle imprese multinazionali, le quali vengono comparate e valutate sulla base di indicatori oggettivamente verificabili, tra i quali figurano le politiche, le azioni e gli investimenti economici a tutela dell’ambiente, volte a ridurre l’impatto ambientale, finalizzate all’acquisizione di certificazioni e/o standard di qualità, anche nell’assegnazione di appalti, nonché relative alla formazione/sensibilizzazione dei lavoratori, alla promozione di una mobilità dolce e di servizi di ristorazione a basso impatto.

Il progetto mira inoltre a sensibilizzare le organizzazioni sindacali, i Comitati aziendali europei e le imprese multinazionali sul tema ambientale attraverso la creazione e la diffusione di una check-list di uso pratico, destinata ad aiutare chi sta organizzando un evento o una riunione (che preveda la partecipazione di persone con necessità di utilizzare un mezzo di trasporto, alloggiare, mangiare e condividere materiale di lavoro) ovvero sta predisponendo una pubblicazione cartacea a porre in essere tutti gli accorgimenti necessari affinché l’impatto ambientale di tali attività sia il più basso possibile. La check-list è liberamente scaricabile al seguente link:

http://opencorporation.org/media/pdf/it/checklist_it.pdf  .

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Inizia oggi la campagna elettorale della Cgil per i referendum, 2 sì per il lavoro, dopo la decisione della Corte Costituzionale che approvato le proposte del sindacato di Corso Italia in merito agli appalti e i voucher e non ammesso quello sui licenziamenti.

Susanna Camusso, leader della Cgil, con una conferenza stampa ha annunciato l’avvio della battaglia in difesa dei diritti dei lavoratori, per arrivare al voto.

Trasparenza, legalità e responsabilità, sono elementi indispensabili per migliorare le condizioni di chi lavora negli appalti nel settore dei servizi, nella ristorazione e spesso anche nel turismo, così come è ormai indispensabile trovare forme per regolarizzare e tutelare il lavoro occasionale, evitando abusi ed eccessi.

“Appalti e Voucher sono due temi fondamentali per la Filcams Cgil, criticità del lavoro che ogni giorno vengono combattute e contrastate con le lotte sindacali” ha affermato Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams Nazionale. “La validazione dei requisiti e la possibilità di andare al voto, è un risultato importante ottenuto grazie all’impegno degli ultimi mesi delle tante strutture territoriali e delegati. Un riconoscimento che conferma le azioni positive e propositive della Cgil, per riportare i diritti e i lavoro al centro del dibattito politico e pubblico.”

Referendum, 2 sì per il lavoro, tutta un’altra Italia.

A meno di una settimana dal violento terremoto che ha devastato interi paesi tra Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria, le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, con le associazioni di categoria del turismo Federalberghi, Faita, Fipe e Fiavet, alla presenza anche di rappresentanti di Confcommercio, si sono incontrati per un primissimo esame dello stato di emergenza.

Al centro del confronto il contraccolpo patito dai sistemi turistici, che rischiano di entrare in una crisi irreversibile per la coesistenza del danno materiale e la inevitabile contrazione della domanda, come testimonia l’immediata ondata di revoche delle prenotazioni di chi aveva scelto le coste marchigiane e abruzzesi per le ultime vacanze estive.

Un sistema complesso che rischia il collasso. Nell’area interessata dal sisma (nelle provincie di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, L’Aquila, Macerata, Perugia, Rieti, Teramo e Terni) sono presenti infatti circa 10mila imprese del turismo che nel mese di agosto danno lavoro a più di 50mila lavoratori dipendenti accogliendo ogni anno 19 milioni di presenze turistiche, italiane e straniere.

Per questo è stato siglato un accordo di collaborazione, per arginare i danni del terremoto e fornire ad aziende e lavoratori, anche tramite gli enti bilaterali e i centri di servizio, ogni assistenza utile perché da questa drammatica situazione non derivino altri disagi per i lavoratori.

L’impegno è di valutare ogni singola opportunità offerta dal Contratto Nazionale del settore turismo e le normative sulle diverse forme di ammortizzatore sociale per garantire l’occupazione proteggendo i redditi dei lavoratori. Contestualmente si chiede al Governo finanziamenti adeguati per la cassa integrazione e l’allentamento degli attuali vincoli di accesso all’ammortizzatore.

“L’Avviso Comune – spiega Cristian Sesena, segretario Nazionale Filcams Cgil – vuole essere un primo forte segnale politico nei confronti delle istituzioni che le parti sociali danno al fine di proteggere lavoratori e imprese dagli effetti a medio e lungo termine della catastrofe del terremoto. Noi siamo pronti a fare tutto quanto in nostro potere, ma è necessario che il Governo intervenga sul fronte degli ammortizzatori sociali e inizi fin da subito a investire anche in un piano strategico di sostegno e rilancio della domanda turistica”.

“Riteniamo positivo che in un momento così drammatico per il paese – conclude Sesena – si riesca a far fronte comune con le associazioni di categoria condividendo azioni, strategie e obbiettivi, a sostegno delle popolazioni colpite e a tutela dei lavoratori”.

6 Luglio 2000 italia - politica IlSole24Ore
[ARGOMENTO ]Intervista[]Il leader della Cgil accetta l’idea di un confronto sulla competitività, ma propone di partire dal potenziamento del piano sulla formazione Cofferati: flessibilità condizionata Più sgravi per chi emerge dal sommerso - Un futuro da new economy per 20mila giovani del Sud - No a D’Antoni
ROMAIl problema dell’Italia è la perdita di competitività? «Vero». Occorre mettere a punto un’alleanza, la più vasta possibile, per trovare soluzione a questo tema? «Vero». La risposta è nella flessibilità di sistema? «Falso». Il gioco del vero-falso con Sergio Cofferati, segretario generale della Cgil, si ferma qui. Il suo cruccio è spiegare che esiste «una flessibilità buona di cui non si vuole parlare». La competitività — dice — è anche «innovazione, cui andrebbero collegati gli incentivi e gli sgravi per fare del recupero competitivo un obiettivo di qualità, di alto profilo, non di basso cabotaggio come potrebbe essere una pura e semplice rincorsa al costo più basso dei fattori». E pensa alla formazione per la nuova economia, a politiche dei redditi da coordinare con le scelte degli enti locali su tariffe e fisco e boccia la proposta di D’Antoni su un nuovo schema contrattuale.

La competitività non è un’opinione. L’Italia va, ma va più lenta. Il sindacato, la Cgil in particolare, continuerà l’arrocco su posizioni di conservazione?

Innanzitutto c’è un quadro positivo da non sottovalutare: il risanamento dei conti e la ripresa economica. C’è, ed è vero, un differenziale nel debito pubblico che da noi drena risorse e amplifica le oscillazioni inflattive. Eppoi i cambi fissi accentuano i problemi tra le imprese che sanno innovare e fanno qualità e quelle più arretrate perché abituate ad agire solo su volumi e costi. La competitività è anche questo.

E allora che si può fare?

Innanzitutto evitare di puntare sul mito del patto sociale che abbia una vasta organicità di temi. Lo confesso: io sono allergico all’evento, sia esso la Traviata o il patto sociale.

Però, lei si rende conto che, ad esempio, un nuovo patto sociale firmato in autunno darebbe una grossa spinta politica ad Amato come premier e anche allo schieramento di centro-sinistra proprio in prossimità delle elezioni.

Certo che mi rendo conto. Così come mi rendo conto che lo affosserebbe se non si arrivasse a nulla. La Cgil comunque è interessata a un confronto sulla competitività e sull’innovazione. Un confronto alto. Meglio, tra l’altro, perseguire una politica di atti concreti continui e coerenti in direzione di una flessibilità buona. Che ha tre presupposti per noi irrinunciabili: la conferma della politica dei redditi; la conferma del doppio livello di contrattazione; l’intangibilità dei diritti, vale a dire no al licenziamento senza diritto di reintegra.

Ci risiamo: si fa finta di delimitare il campo di gioco, ma si brucia sul nascere ogni possibilità di innovazione rilevante. Queste sono condizioni che esistono già oggi, fare un accordo su questo è come confermare l’esistente.

Sono condizioni che hanno consentito il risanamento e creato condizioni di vantaggio per il Paese quindi non devono andare perse.

Ma dov’è la materia nuova per un nuovo accordo?

Faccio degli esempi: l’estensione dei diritti ai parasubordinati, ai soci lavoratori ai lavoratori sommersi, ad esempio.

Questo serve solo a creare nuovi consensi al sindacato al prezzo di un innalzamento dei costi di sistema.

Non è vero: è chiaro che l’estensione dei diritti procura un indubbio vantaggio al sindacato, ma in ognuno dei tre spezzoni di mercato di lavoro indicati, la mancanza di tutele uniformi e di diritti riconosciuti produce alterazioni nelle dinamiche del mercato. E quindi interessa anche le imprese.

Che però denunciano soprattutto l’eccesso di costi e di rigidità che le costringe al lavoro nero o "informale". Puntare a elevare tutti verso gli standard propri oggi del lavoro subordinato tradizionale e super-contrattualizzato non rischia solo di porre fuori mercato, e quindi di far sparire, chi oggi sia sommerso o solo collaboratore?

No. Facciamo l’esempio del sommerso. Io credo che sia una piaga sociale. Il lavoro nero del Nord andrebbe combattuto con ogni energia, mentre al Sud avrebbe solo bisogno di essere regolarizzato. Noi abbiamo reso disponibili i contratti di riallineamento e graduato i costi per le imprese che emergono. Ora chiediamo che le imprese emerse vengano considerate formalmente nuove imprese affinché possano godere dei vantaggi fiscali e contributivi che lo Stato destina ai nuovi insediamenti. Proponiamo dunque un prolungamento della condizione di traino degli strumenti usati finora. Ma i diritti di chi emerge, a quel punto, devono essere considerati come quelli di tutti gli altri. Non si può, ad esempio, accettare che alle imprese emerse venga assicurata la possibilità di licenziare senza garanzie in deroga allo Statuto dei lavoratori come vorrebbe la Confindustria.

Lei parla anche di una «flessibilità buona». Qual è?

Penso a quella concordata nel recente accordo di Ferrara. È un buon esempio ed è, si badi bene, un accordo firmato da Cgil, Cisl e Uil unitariamente. Gode di ampio consenso sociale e funzionerà da subito, senza gli intoppi che invece caratterizzano l’iter di altre intese che non hanno avuto consenso.

Pensa al patto di Milano?

Non si può certo dire che marci al meglio.

Dicevamo della flessibilità buona.

A Ferrara si sono inventati i contratti di prima esperienza. Le imprese abbassano i costi d’ingresso e il lavoratore arricchisce davvero la sua impiegabilità con un gruzzolo di sapere: prima uno stage, poi un periodo di formazione interna, poi il lavoro con contratto a tempo determinato.

Funziona se si sta in aree già attrezzate culturalmente, predisposte all’innovazione. Ma dove non c’è nulla, dove non c’è struttura sociale, ma solo degrado civile e lavoro nerissimo che si fa?

È uno dei punti più controversi: il nostro riferimento deve essere il territorio civilizzato o quello nel quale non sono state nemmeno sperimentate delle regole? Io sono per la prima ipotesi. La sfida per la competitività passa dalla qualità, dalla via alta alla innovazione, non dalla rincorsa al ribasso dei costi.

Quindi lei punta sulla formazione?

Certo: è questa la carta vera da giocare. Se, ad esempio, dovessi pensare a un tema da cui partire, senza necessariamente pensare a faraonici patti sociali, farei riferimento al masterplan per la formazione, tema convenuto insieme e non ancora del tutto applicato. Se è vero, come peraltro tutti dicono, che la formazione è valore strategico per la competitività, perché non partiamo da qui? Le tante parole spese per l’economia di rete si perdono se non si fa un investimento straordinario verso scuola e formazione. Occorre collegare l’economia di rete con la cosiddetta vecchia economia e qui c’è uno spazio sconfinato per la formazione di qualità. Abbiamo chiesto al Governo, ad esempio, di formare alle nuove tecnologie almeno 20mila giovani del Sud diplomati e laureati. Anche questa è una cosa concreta. Negli Stati Uniti hanno acquisito un vantaggio competitivo nella rete con l’immigrazione di indiani e cinesi addestrati alle Tlc; lo stesso fa la Germania con più difficoltà. Non vedo perché noi non possiamo t
entare in casa nostra un’operazione analoga valorizzando però risorse umane che abbiamo già sul territorio. Perché non provare? Non è meglio partire da qui piuttosto che non dall’eliminazione dell’articolo 18 dello Statuto?

Come si fa, però, a ridurre la distanza abissale che oggi separa il salario netto, troppo basso, dal costo del lavoro, troppo alto, senza porre mano al più presto al sistema di welfare?

Abbiamo concordato nel ’98 un percorso di abbattimento del costo del lavoro attraverso la fiscalizzazione dei contributi per maternità e di altri oneri impropri. C’è un obiettivo consistente e la riduzione del costo del lavoro andava commisurata al risultato occupazionale che veniva dal mondo delle imprese. Questa è una strada già programmata che deve proseguire e funziona. Il miglioramento dei conti pubblici e la nuova fase economica rendono possibile un ulteriore intervento per ridurre ancora la pressione fiscale. Che in primo luogo, però, deve interessare pensioni e redditi da lavoro dipendente che oggettivamente hanno sofferto di più in questa fase di lunga transizione. Poi il fisco dovrà premiare le imprese che investano in innovazione. Partire dai soggetti virtuosi e dallo stimolo all’innovazione diventa segno di una volontà politica.

Le imprese chiedono di non disperdere il dividendo fiscale e di concentrarlo sulle aziende perché solo così si fa sviluppo e occupazione.

Ciò porta dritto al conflitto redistributivo che non serve a nessuno. E certo meno che mai alle imprese: non capisco perché continuino a mettere in campo idee che negano le esigenze degli altri. Questo rischia di lacerare il modello di relazioni industriali che ha retto finora; ciò riporterebbe il conflitto nel momento in cui le imprese sono impegnate oltre ogni dire per cavalcare la ripresa economica. Due giorni di sciopero avrebbero l’effetto che ha avuto per 48 ore il blocco dei tir. Quando si lavora senza scorte è difficile reggere i conflitti.

D’Antoni propone contratti su misura e si dice pronto a rivedere il modello del luglio ’93. Lei che ne pensa?

Per quel che ho capito finora trovo questa proposta confusa e contraddittoria. Al contratto collettivo si demanda il ruolo di regolatore della normativa e di difesa del potere d’acquisto. E poi si propone di spostare il peso sul contratto periferico. Non capisco la novità: ciò accade già oggi. Se invece D’Antoni pensa, per questa via, di rendere obbligatoria la contrattazione di secondo livello occorre accompagnarla da una legge sulla rappresentanza per dare certezze e una cornice di legalità a chi contratta.

D’Antoni muove le acque. Del resto il territorio assume più peso, anche per le tariffe. Come può una politica dei redditi seria prescindere dall’evoluzione delle scelte regionali su temi come le tariffe e il fisco?

Da qui parte il nuovo elemento che potrebbe arricchire il vecchio impianto della politica dei redditi del ’93. Per fare politiche efficaci occorre coerenza tra scelte centrali e periferiche: avrebbe poco senso, ad esempio, promettere alleggerimenti fiscali a Roma se poi l’ente locale decidesse aumenti in periferia.

Si va verso un federalismo contrattuale?

No, i meccanismi redistributivi contrattuali restano gli stessi: i due livelli di contrattazione. C’è solo bisogno di coordinare l’azione del Governo centrale con quella delle regioni.

Alberto Orioli

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Principi fondamentali

1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società

5. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

6. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

7. Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

10. L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

11. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

12. La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

PARTE PRIMA: Diritti e doveri dei cittadini

Titolo I – Rapporti civili

13. La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, n‚ qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. E punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

14. Il domicilio è inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.
Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

15. La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziario con le garanzie stabilite dalla legge.

16. Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dai territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

17. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

18. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché‚ non si tratti di riti contrari al buon costume.

20. Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, n‚ di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietati le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

22. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

23. Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

24. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

25. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

26. L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.
Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici.

27. La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.

28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrati, dagli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

Titolo II – Rapporti etico-sociali

29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

30. E dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, confutabile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

33. L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. E’ prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

34. La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Titolo III – Rapporti economici

35. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

37. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

38. Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.

39. L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. E’ condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica,. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

40. Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché‚ l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

42. La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

43. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

44. Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostruzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.
La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

45. La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.
La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

46. Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

47. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.
Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Titolo IV – Rapporti politici

48. Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile e nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

50. Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

51. Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica. Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

52. La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, n‚ l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

PARTE SECONDA: Ordinamento della Repubblica

Titolo I – Il Parlamento

SEZIONE I – Le Camere

55. Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.

56. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di seicentotrenta. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentotrenta e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

57. Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici.
Nessuna regione può avere un numero di senatori inferiori a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti e dei più alti resti.

58. I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

59. E’ senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

60. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

61. Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Finché‚ non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

62. Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.
Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti. Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l’altra.

63. Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

64. Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.
I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

65. La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore.
Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

66. Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

67. Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

68. I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; nè può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura. Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile.

69. I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge.

SEZIONE II – La formazione delle leggi

70. La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

71. L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.
Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

72. Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.
può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni.
La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

73. Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione. Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

74. Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

75. E indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedano cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

76. L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

77. Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.
I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

78. Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.

79. L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.
La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.
In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

80. Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

81. Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.
Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

82. Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.
A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione d’inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

Titolo II – Il Presidente della Repubblica

83. Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato. L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi della assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

84. può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquant’anni di età e goda dei diritti civili e politici. L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica. L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.

85. Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni. Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

86. Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato. In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.

87. Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
può inviare messaggi alle Camere. Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione. Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo. Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti. Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione. Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato. Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere. Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere. Presiede il Consiglio superiore della magistratura. può concedere grazia e commutare le pene. Conferisce le onorificenze della Repubblica.

88. Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

89. Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei ministri.

90. Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

91. Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

Titolo III – Il Governo

SEZIONE I – Il Consiglio dei Ministri

92. Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

93. Il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

94. Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

95. Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri.
I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.
La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri.

96. Il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

SEZIONE II – La pubblica amministrazione

97. I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

98. I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.
Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.
Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

SEZIONE III – Gli organi ausiliari

99. Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.
E organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.
Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

100. Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.
La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.
La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

Titolo IV – La magistratura

SEZIONE I – Ordinamento giurisdizionale

101. La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

102. La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.
Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.
La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

103. Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti delle pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.
La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge. I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.

104. La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Il Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, n‚ far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

105. Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

106. Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.
La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.
Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari d’università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

107. I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio n‚ destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.
Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare.
I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.
Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

108. Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.
La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia.

109. L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

110. Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

SEZIONE II – Norme sulla giurisdizione

111. Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.
Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

112. Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

113. Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.
Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.
La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

Titolo V – Le Regioni, le Province, i Comuni

114. La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni.

115. Le Regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri e funzioni secondo i principi fissati nella Costituzione.

116. Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali.

117. La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di altre Regioni:
– ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione;
– circoscrizioni comunali;
– polizia locale urbana e rurale;
– fiere e mercati;
– beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria e ospedaliera;
– istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica;
– musei e biblioteche di enti locali;
– urbanistica;
– turismo ed industria alberghiera;
– tramvie e linee automobilistiche d’interesse regionale;
– viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale;
– navigazione e porti lacuali;
– acque minerali e termali;
– cave e torbiere;
– caccia;
– pesca nelle acque interne;
– agricoltura e foreste;
– artigianato;
– altre materie indicate da leggi costituzionali.
Le leggi della Repubblica possono demandare alla Regione il potere di emanare norme per la loro attuazione.

118. Spettano alla Regione le funzioni amministrative per le materie elencate nel precedente articolo, salvo quelle di interesse esclusivamente locale, che possono essere attribuite dalle leggi della Repubblica alle Province, ai Comuni o ad altri enti locali. Lo Stato può con legge delegare alla Regione l’esercizio di altre funzioni amministrative. La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Province, ai Comuni o ad altri enti locali o valendosi dei loro uffici.

119. Le Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Province dei Comuni. Alle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali, in relazione ai bisogni delle Regioni per le spese necessarie ad adempiere le loro funzioni normali. Per provvedere a scopi determinati, e particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno le Isole, lo Stato assegna per legge a singole Regioni contributi speciali. La Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le modalità stabilite con legge della Repubblica.

120. La Regione non può istituire dazi d’importazione o esportazione o transito fra le Regioni. Non può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni. Non può limitare il diritto dei cittadini di esercitare in qualunque parte del territorio nazionale la loro professione, impiego o lavoro.

121. Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo Presidente. Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative e regolamentari attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. può fare proposte di legge alle Camere. La Giunta regionale è l’organo esecutivo delle Regioni. Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; promulga le leggi ed i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo centrale.

122. Il sistema d’elezione, il numero e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri regionali sono stabiliti con legge della Repubblica. Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e ad una delle Camere del Parlamento o ad un altro Consiglio regionale.
Il Consiglio elegge nel suo seno un presidente e un ufficio di presidenza per i propri lavori.
I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Il Presidente ed i membri della Giunta sono eletti dal Consiglio regionale tra i suoi componenti.

123. Ogni Regione ha uno statuto il quale, in armonia con la Costituzione e con le leggi della Repubblica, stabilisce le norme relative all’organizzazione interna della Regione. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
Lo statuto è deliberato dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ed è approvato con legge della Repubblica.

124. Un commissario del Governo, residente nel capoluogo della Regione, sopraintende alle funzioni amministrative esercitate dallo Stato e le coordina con quelle esercitate dalla Regione.

125. Il controllo di legittimità sugli atti amministrativi della Regione è esercitato, in forma decentrata, da un organo dello Stato, nei modi e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica. La legge può in determinati casi ammettere il controllo di merito, al solo effetto di promuovere, con richiesta motivata, il riesame della deliberazione da parte del Consiglio regionale.
Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l’ordinamento stabilito da leggi della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione.

126. Il Consiglio regionale può essere sciolto, quando compia atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge, o non corrisponda all’invito del Governo di sostituire la Giunta o il Presidente, che abbiano compiuto analoghi atti o violazioni. può essere sciolto quando, per dimissioni o per impossibilità di formare una maggioranza, non sia in grado di funzionare.
può essere altresì sciolto per ragioni di sicurezza nazionale.

Lo scioglimento è disposto con decreto motivato del Presidente della Repubblica, sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.
Col decreto di scioglimento è nominata una Commissione di tre cittadini eleggibili al Consiglio regionale, che indice le elezioni entro tre mesi e provvede all’ordinaria amministrazione di competenza della Giunta e agli atti improrogabili, da sottoporre alla ratifica del nuovo Consiglio.

127. Ogni legge approvata dal Consiglio regionale è comunicata al Commissario che, salvo il caso di opposizione da parte del Governo, deve vistarla nel termine di trenta giorni dalla comunicazione.
La legge è promulgata nei dieci giorni dall’apposizione del visto ed entra in vigore non prima di quindici giorni dalla sua pubblicazione. Se una legge è dichiarata urgente dal Consiglio regionale, e il Governo della Repubblica lo consente, la promulgazione e l’entrata in vigore non sono subordinate ai termini indicati.
Il Governo della Repubblica, quando ritenga che una legge approvata dal Consiglio regionale ecceda la competenza della Regione o contrasti con gli interessi nazionali o con quelli di altre Regioni, la rinvia al Consiglio regionale nel termine fissato per l’apposizione del visto.
Ove il Consiglio regionale l’approvi di nuovo a maggioranza assoluta dei suoi componenti, il Governo della Repubblica può, nei quindici giorni dalla comunicazione, promuovere la questione di legittimità davanti alla Corte costituzionale, o quella di merito per contrasto di interessi davanti alle Camere. In caso di dubbio, la Corte decide di chi sia la competenza.

128. Le Province e i Comuni sono enti autonomi nell’ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni.

129. Le Province e i Comuni sono anche circoscrizioni di decentramento statale e regionale.
Le circoscrizioni provinciali possono essere suddivise in circondari con funzioni esclusivamente amministrative per un ulteriore decentramento.

130. Un organo della Regione, costituito nei modi stabiliti da legge della Repubblica, esercita, anche in forma decentrata, il controllo di legittimità sugli atti delle Province, dei Comuni e degli altri enti locali.
In casi determinati dalla legge può essere esercitato il controllo di merito, nella forma di richiesta motivata agli enti deliberanti di riesaminare la loro deliberazione.

131. Sono costituite le seguenti Regioni:
Piemonte;
Valle d’Aosta;
Lombardia;
Trentino-Alto Adige;
Veneto;
Friuli-Venezia Giulia;
Liguria;
Emilia-Romagna;
Toscana;
Umbria;
Marche;
Lazio;
Abruzzi;
Molise;
Campania;
Puglia;
Basilicata;
Calabria;
Sicilia;
Sardegna.

132. Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
Si può, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.

133. Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell’ambito d’una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione.
La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

Titolo VI – Garanzie costituzionali

SEZIONE I – La Corte costituzionale

134. La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.

135. La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo del Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio.
I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati. Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.
La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.
L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge. Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

136. Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.
La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché‚ ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

137. Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte.
Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.
Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

SEZIONE II – Revisione della Costituzione.

Leggi costituzionali

138. Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi
costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

139. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

Disposizioni transitorie e finali

I. – Con l’entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.

II. – Se alla data della elezione del Presidente della Repubblica non sono costituiti tutti i Consigli regionali, partecipano alla elezione soltanto i componenti delle due Camere.

III. – Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell’Assemblea Costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori e che:

sono stati presidenti del Consiglio dei Ministri o di
Assemblee legislative;

hanno fatto parte del disciolto Senato; hanno avuto almeno
tre elezioni, compresa quella all’Assemblea Costituente;

sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei
deputati del 9 novembre 1926;

hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a
cinque anni in seguito a condanna del tribunale speciale
fascista per la difesa dello Stato.

Sono nominati altresì senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta nazionale.
Al diritto di essere nominati senatori si può rinunciare prima della firma del decreto di nomina. L’accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.

IV. – Per la prima elezione del Senato il Molise è considerato come Regione a s‚ stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione.

V. – La disposizione dell’articolo 80 della Costituzione, per quanto concerne i trattati internazionali che importano oneri alle finanze o modificazioni di legge, ha effetto dalla data di convocazione delle Camere.

VI. – Entro cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti, salvo le giurisdizioni del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dei tribunali militari.
Entro un anno dalla stessa data si provvede con legge al riordinamento del Tribunale supremo militare in relazione all’articolo 111.

VII. – Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell’ordinamento vigente.
Fino a quando non entri in funzione la Corte costituzionale, la decisione delle controversie indicate nell’articolo 134 ha luogo nelle forme e nei limiti delle norme preesistenti all’entrata in vigore della Costituzione.

VIII. – Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione.
Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative fra gli enti locali restano alle Province ed ai Comuni le funzioni che esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l’esercizio.
Leggi della Repubblica regolano il passaggio alle Regioni di funzionari e dipendenti dello Stato, anche delle amministrazioni centrali, che sia reso necessario dal nuovo ordinamento. Per la formazione dei loro uffici le Regioni devono, tranne che in casi di necessità, trarre il proprio personale da quello dello Stato e degli enti locali.

IX. – La Repubblica, entro tre anni dall’entrata in vigore della Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza legislativa attribuita alle Regioni.

X. – Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all’articolo 116, si applicano provvisoriamente le norme generali del Titolo V della parte seconda, ferma restando la tutela delle minoranze linguistiche in conformità con l’articolo 6.

XI. – Fino a cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si possono, con leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell’elenco di cui all’articolo 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell’art. 132, fermo restando tuttavia l’obbligo di sentire le popolazioni interessate.

XII. – E vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

XIII. – I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici, n‚ cariche elettive.
Agli ex re di casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.
I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli.

XIV. – I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome. L’Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.
La legge regola la soppressione della Consulta araldica.

XV. – Con l’entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull’ordinamento provvisorio dello Stato.

XVI. – Entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione e al coordinamento con essa delle precedenti leggi costituzionali che non siano state finora esplicitamente o implicitamente abrogate.

XVII. – L’Assemblea Costituente sarà convocata dal suo Presidente per deliberare, entro il 31 gennaio 1948, sulla legge per la elezione del Senato della Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa.
Fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere l’Assemblea Costituente può essere convocata, quando vi sia necessità di deliberare nelle materie attribuite alla sua competenza dagli articoli 2, primo e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo 16 marzo 1946, n. 98.
In tale periodo le Commissioni permanenti restano in funzione. Quelle legislative rinviano al Governo i disegni di legge, ad esse trasmessi, con eventuali osservazioni e proposte di emendamenti.
I deputati possono presentare al Governo interrogazioni con richiesta di risposta scritta.
L’Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente articolo, è convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo o di almeno duecento deputati.

XVIII. – La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell’Assemblea Costituente, ed entra in vigore il 1 gennaio 1948.
Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l’anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione.
La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.
La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.