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Dal 15 al 17 settembre si terranno a Lecce le Giornate del Lavoro, la grande manifestazione organizzata dalla Cgil con al centro i temi del lavoro, dei diritti e delle grandi trasformazioni sociali ed economiche. ”Il futuro del lavoro dopo l’era della disintermediazione”, questo il titolo scelto per l’edizione 2017, la quarta dopo quelle di Rimini, Firenze e Lecce.

L’appuntamento quest’anno sarà preceduto dall’Assemblea generale della Cgil dedicata alle proposte della confederazione per il Mezzogiorno, che si svolgerà nella città salentina il 14 e il 15 settembre.

Nelle tre giornate incontri e dibattiti con ospiti del mondo politico e sindacale, rappresentanti delle istituzioni, lavoratori e studiosi, si alterneranno a momenti di cultura, spettacolo e intrattenimento.

Guarda il programma

La kermesse sarà conclusa domenica 17 settembre dall’intervista di Ferrucio De Bortoli al segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

QUI i materiali (volantini, manifesti, immagini social) dal sito CGIL nazionale

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Nell’esprimere la propria vicinanza alla popolazione dell’isola di Ischia, colpita la notte scorsa da una forte scossa di terremoto, la Cgil rileva che dopo molte parole la politica di prevenzione e messa a norma degli edifici delle aree a rischio deve ancora iniziare. E che il contrasto all’abusivismo edilizio è divenuto anche un tema di sicurezza. Malgrado gli annunci ripetuti più volte il progetto “Casa Italia” è ancora allo stadio embrionale: un titolo privo di contenuti progettuali operativi. Crediamo che la messa in sicurezza del paese sia prioritaria. Per questo La Cgil nei prossimi mesi, a un anno dal devastante sisma dell’Italia Centrale del 2016/2017, convocherà gli Stati Generali delle proprie strutture interessate allo scopo di:

  • Accertare lo stato di gestione dell’emergenza sismica e verificare dove e come sia iniziata la ricostruzione.
  • Predisporre griglie territoriali di priorità e sollecitare indirizzi e politiche di infrastrutturazione, ripopolamento e crescita economica.
  • Verificare lo stato di attuazione degli accordi territoriali firmati dalla nostra organizzazione in questi mesi.
  • Proporre una legge quadro per la gestione degli eventi sismici e delle emergenze territoriali.

Gli Stati Generali delle strutture Cgil avranno la finalità, nel dialogo con la popolazione e le istituzioni locali, di definire un Rapporto da consegnare al Governo.

Non vi è dubbio che, se si vogliono evitare davvero per il futuro altre tragedie si debba agire parallelamente su 3 piani fra loro collegati: la prevenzione (con la definizione di un piano pluriennale di adeguamento antisismico), la ricostruzione del patrimonio edilizio pubblico e privato (nei luoghi più adatti con le tipologie più sicure), l’infrastrutturazione innovativa dei servizi per il territorio (strade, ferrovie, Itc) e per le persone (istruzione, sanità, cultura, tempo libero).

Questi 3 piani collegati fra loro possono favorire il ripopolamento e la valorizzazione economica di territori che, altrimenti, rischiano il progressivo abbandono. Tale logica programmatica, a partire dalle aree del sisma, va estesa alle “Aree Interne” del Paese.

Ci si deve muovere in una logica di intervento pluriennale, ma è necessario partire subito.

Non è pertanto convincente l’idea che ora si apra la fase di gestione “decentrata” delle tematiche della ricostruzione. Abbiamo già verificato in diverse occasioni l’assoluta mancanza di coordinamento (persino regolamentare) fra le regioni coinvolte, l’assenza di enti di Area Vasta (anche in conseguenza di una pasticciata riforma istituzionale), le dimensioni troppo piccole degli oltre 100 Comuni interessati.

Non è finita l’emergenza, non si può dire avviata la ricostruzione, la prevenzione è di là da venire. Le politiche di respiro pluriennale richiedono ancora interventi di indirizzo e di coordinamento forti da parte dello Stato. Nessuno, a pochi mesi dal prossimo inverno “senza un tetto”, può permettersi vie di distrazione o di fuga.

È vero che le risorse ci sono, manca ancora la capacità di definire progetti di medio periodo, di avviarli e di concluderli senza discontinuità.

Non si può nemmeno dire che sia completa la definizione delle norme per la gestione dell’emergenza viste le contraddizioni e i buchi più volte segnalati. Del resto, non è di un ennesimo provvedimento normativo d’emergenza che si ha bisogno quanto di una Legge Quadro per la gestione degli eventi sismici e delle emergenze territoriali senza improvvisazioni, come da tempo chiede la Cgil. Ma questo è compito di Governo e Parlamento.

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La Filcams, con la Cgil tutta, sarà all’appuntamento di Libera, di Avviso Pubblico e delle tante associazioni della società civile per la giornata della memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di Mafia, indetta 22 anni fa dall’associazione di don Ciotti, in prima linea nella lotta ad ogni forma di mafia.

Filcams è a Locri e in ognuna delle altre 4000 località in Italia dove le associazioni e decine di migliaia di liberi cittadini stanno manifestando il loro impegno nel contrasto alla criminalità organizzata, alla cultura mafiosa e dell’illegalità che permea ancora troppi ambiti della quotidianità.

Lotta alle mafie come lotta per la dignità del lavoro sono due aspetti della stessa medaglia, che contraddistinguono da sempre l’attività della Cgil.

Le organizzazioni criminali mafiose esercitano il loro potere attraverso il controllo capillare del territorio ed in primo luogo del lavoro. Solo liberando il lavoro, rendendolo equo e dignitoso, si possono riprendere le redini della società, garantendo innanzitutto la legalità di ogni azione economica e sociale.

La CGIL oggi è un popolo in cammino, che con le sue lotte contro il caporalato e con la proposta di legge per un nuovo statuto dei lavoratori (la Carta dei diritti universali del lavoro) vuole ridare al Lavoro la dignità necessaria per non smarrire la strada della libertà.

Vogliamo tutta un’altra Italia, libera dalle mafie, libera dal lavoro sfruttato.

Dichiarazione congiunta dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil
Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti

Le scelte del governo sulla Finanziaria e sull’ulteriore riforma del sistema previdenziale ribadite dal Presidente del Consiglio nel messaggio televisivo di ieri sera sono da noi non condivise in quanto drammatizzano il problema della previdenza e non corrispondono alla verità. Non c’è nessuna emergenza previdenziale, il nostro sistema è in equilibrio ed è tra i più sostenibili in Europa.

Le scelte del governo, infatti, non trovano fondamento nei fattori di equilibrio della spesa previdenziale ma sono dettate unicamente dal bisogno di coprire con questa manovra la propria incapacità di rispettare una corretta politica di finanza pubblica. In questo modo si fanno pagare alle lavoratrici ed ai lavoratori errori e responsabilità che, invece, sono alla base della decisione di intervenire in maniera così pesante e immotivata sulla riforma Dini.

Le scelte del governo portano infatti ad un innalzamento obbligatorio dell’età di pensionamento, ignorando tutte le ragioni che rendono, invece, necessaria una forma più flessibile e volontaria di scelta da parte dei lavoratori, soprattutto se si pensa a quelle forme di lavoro più faticose, dure ed usuranti. Le scelte del governo intendono inoltre scardinare, anche a regime, l’età di pensionamento flessibile, prevista dalla riforma Dini. 

Tutto ciò è aggravato dalle decisioni che le aziende operano di liberarsi di lavoratori che già a 50 anni vengono considerati vecchi e inutilizzabili per le attività produttive. 
Il percorso proposto dalle organizzazioni sindacali resta, invece, quello più valido e più equo: garantire da subito la possibilità di costruire una previdenza integrativa per tutti i lavoratori pubblici e privati; intervenire per correggere le immotivate differenze delle aliquote contributive fra tutti i lavoratori e per arrivare, su questa strada, alla verifica del sistema previdenziale nel 2005, già prevista dalla riforma Dini. 

I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil chiedono a tutti i lavoratori, ai giovani, ai pensionati di mobilitarsi in difesa di un sistema che non va stravolto, pena l’acuirsi di tensioni nel mondo del lavoro, proprio mentre permangono inaccettabili privilegi e la totale assenza di un disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali. La stessa decontribuzione, prevista dalla delega, mette a rischio per il futuro il pagamento delle pensioni in essere. 

Anche le imprese devono riflettere con attenzione, perché il sistema proposto dal governo delinea una rigidità che contrasta con una corretta flessibilità nell’uso della forza lavoro senza la quale è giocoforza che il conflitto si scarichi nel rapporto fra lavoratori e imprese. Per queste ragioni i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil intendono proporre alle segreterie unitarie che si riuniranno nella prossima mattinata di sabato mattina la proclamazione dello sciopero generale di 4 ore per la giornata di venerdì 24 ottobre. 

Tale decisione, che sarà preceduta da assemblee unitarie nei luoghi di lavoro, segna l’avvio di una mobilitazione che durerà per tutto il tempo necessario per contrastare e modificare le scelte che il governo ha deciso di assumere.
La manifestazione indetta dalla Confederazione Europea dei Sindacati per il pomeriggio di sabato 4 ottobre sarà la prima occasione per mobilitarsi contro le scelte del governo e ristabilire, sui fatti, quella verità che si tende ad occultare con una informazione a senso unico. 

Anche per questo, a giudizio dei tre segretari generali, si rende necessaria la trasmissione in diretta della manifestazione di sabato a Roma.

30 settembre 2003

DOCUMENTO UNITARIO CGIL-CISL-UIL

A seguito dell’esito negativo dell’incontro avuto con il Governo il 26 novembre 2001, le Segreterie Nazionali CGIL, CISL, UIL hanno deciso di contrastare le posizioni del Governo sui temi relativi alla delega sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e l’arbitrato, sulla mancata definizione delle risorse economiche per il rinnovo dei contratti di lavoro del Pubblico Impiego e l’assenza di impegni e di risorse per l’occupazione e lo sviluppo delle Aree meridionali.

Per questi motivi CGIL, CISL, UIL indicono due ore di sciopero come prima iniziativa a sostegno delle posizioni sindacali in un confronto che si preannuncia lungo e con pesanti difficoltà da rimuovere. Lo sciopero dovrà attuarsi con assemblee in tutti i luoghi di lavoro nei giorni 5, 6 e 7 dicembre 2001, coordinate unitariamente dalle Strutture sindacali confederali regionali.

Per il Pubblico Impiego è prevista una iniziativa con otto ore di sciopero da attuarsi il 14 dicembre 2001.

Tutte le altre categorie che sono impegnate in proprie specifiche iniziative di lotta, armonizzeranno le medesime con le indicazioni di mobilitazione stabilite oggi dalle Confederazioni.

E’ programmata altresì, per il 12 gennaio 2002, una grande assemblea dei Delegati del Mezzogiorno che CGIL, CISL e UIL terranno in una città del Sud.

Le strutture regionali di CGIL, CISL, UIL sono impegnate a realizzare negli stessi giorni, unitamente a SPI, FNP e UILP, attivi unitari delle leghe dei pensionati sui temi al centro delle nostre iniziative.

Roma, 27 novembre 2001

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     Approfondimenti
     Cartolina Art.18

<Protocollo sulla politica dei redditi, la lotta all’inflazione e il costo del lavoro>, firmato a Palazzo Chigi da Governo, Confindustria e sindacati il 31 luglio 1992.

A seguito dell’accordo tra Governo e parti sociali del 6 luglio 1990 e delle trattative avviate il 2 giugno 1992 in applicazione del Protocollo tra Governo e parti sociali del 10 dicembre 1991, e sulla base del comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri del 23 luglio 1992 è stato definito il seguente protocollo. In una situazione economica e finanziaria che rischia di aggravarsi ulteriormente, accentuando elementi già forti di debolezza e di instabilità , il Governo ritiene essenziali una immediata azione di freno dell’inflazione e una significativa riduzione del disavanzo statale. L’obiettivo non è solo quello di riconvergere verso i parametri del trattato di Maastricht. E’ – e appare oggi – quello di salvare le nostre potenzialità di sviluppo, di non cadere in una spirale incontrollabile che metterebbe a repentaglio, per lungo tempo, quanto ha costruito in questi decenni il lavoro italiano e le prospettive di sicurezza economica di larga parte della comunità nazionale. Appaiono dunque necessarie, e non eludibili, coerenti politiche del Governo e comportamenti degli operatori economici e sociali che consolidino l’efficacia della svolta da compiere per uscire dalle difficoltà attuali, riprendere un sentiero di sostenuto sviluppo economico e occupazionale, recuperare piena credibilità sul piano internazionale, in un clima di certezze. In nome di questa prospettiva ardua, ma ancora possibile, il Governo assume gli impegni che seguono e rivolge alle parti sociali un fermissimo e responsabile appello. L’azione di politica dei redditi sarà correlata ai parametri di riferimento per la politica economica e di bilancio, approvati nel Documento di programmazione economico-finanziaria per il triennio ’93-95 e, in particolare, ai seguenti: prodotto interno lordo 1,6% nel ’93, 2,4% nel ’94 e 2,6% nel ’95; prezzi al consumo 3,5% nel ’93, 2,5% nel ’94 e 2% nel ’95. Il Governo ha inoltre ritenuto necessario attivare misure immediate di risanamento economico-finanziario e abbassare quanto più possibile il tasso tendenziale di inflazione alla fine del 1992. Auspica, pertanto, che le intese tra le parti abbiano anch’esse immediata efficacia e risultino coerenti con tali indirizzi. Il Governo ritiene che, per conseguire apprezzabili risultati nell’abbattimento dell’inflazione, rafforzare la competitività dei nostri prodotti sui mercati internazionali e garantire la stabilità del cambio, occorra rendere coerente le dinamica delle retribuzioni unitarie e del costo del lavoro con l’inflazione programmata. Le parti sociali prendono atto delle dichiarazioni del Governo sulle scelte di politica economica e condividono l’obiettivo di ricondurrel’inflazione al 2% a fine 1994. Le parti esprimono consapevolezza della necessità che le imprese recuperino competitivita’; assumono l’obiettivo di un adeguato rilancio occupazionale con particolare riguardo alle aree del Mezzogiorno. Le parti riconoscono il valore determinante dei loro comportamenti rispetto all’attuazione di una politica di tutti i redditi che assuma come obiettivo centrale la drastica riduzione del tasso d’inflazione. Tale valore determinante è altresì ricondotto dal Governo – così com’è scritto nel Programma su cui esso ha avuto la fiducia del Parlamento – <all’obiettivo del mantenimento del valore reale delle retribuzioni e dei trattamenti pensionistici>. Conseguentemente, al fine della gestione delle dinamiche salariali per il 1992 e il 1993, le parti concordano sui seguenti punti:* in riferimento all’accordo del 10 dicembre 1991, la definitiva presa d’atto dell’intervenuta cessazione del sistema di indicizzazione dei salari di cui alla legge 13 luglio 1990, n. 191, già scaduta il 31 dicembre 1991;* l’erogazione di una somma forfettaria a titolo di elemento distinto dalla retribuzione, di lire 20.000 mensili per 13 mensilità , a partire dal mese di gennaio 1993, a copertura dell’intero periodo 1992-93, che resterà allo stesso titolo acquisita per il futuro nella retribuzione;* adesione all’invito del Presidente del Consiglio a non procedere,durante il medesimo periodo, a erogazioni unilaterali collettive e ad altre a esse assimilabili nonche’ a negoziati a livello d’impresa, fatte salve le procedure relative a crisi o ristrutturazioni aziendali, dai quali negoziati possano derivare incrementi retributivi per le imprese. Il Governo assume coerentemente l’impegno di non proporre particolari erogazioni a dipendenti delle Pubbliche amministrazioni non convenute nell’ambito di accordi di comparto. L’erogazione forfettaria da definire per il pubblico impiego costituirà contenuto necessario degli accordi di comparto. Il Governo e le parti sociali, a seguito degli incontri tenutisi presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ritengono che il negoziato sulla revisione degli assetti contrattuali a regime e sulla riforma del salario possa concludersi, come indicato nel comunicato della Presidenza del 23 luglio 1992, entro il prossimo 15 settembre. Il negoziato si svolgerà intorno ai seguenti principi guida, bisognosi di approfondimenti sia nei loro contenuti sia nelle loro reciproche relazioni: *previsione di livelli contrattuali non sovrapposti e distinti e perciò da definire in relazione alle materie, ai tempi, alle procedure; * previsione di una parziale difesa del potere d’acquisto dei salari per i tempi di prolungata discontinuità contrattuale, che valga anche come incentivo al normale svolgimento delle trattative. Il Governo svolgerà un ruolo attivo al fine di portare le parti alla positiva conclusione del negoziato. In relazione all’obiettivo concordemente assunto di produrre gradualmente l’omologazione formale e sostanziale del lavoro pubblico con il lavoro privato (secondo i principi convenuti nell’ambito delle intese del 29 gennaio u.s.), si conviene di promuovere le condizioni più idonee per una ampia disciplina contrattuale dei rapporti di lavoro riferiti alle Pubbliche Amministrazioni. A tal fine il Governo promuoverà dal mese di settembre una sede di confronto e negoziazione con le confederazioni sindacali maggiormente rappresentative avente quali obiettivi la disciplina dei tempi e dei modi di transizione alle regole del diritto comune, la delegificazione funzionale alla apertura di spazi contrattuali, la struttura della retribuzione, l’organizzazione dei livelli della contrattazione in relazione anche alle componenti della retribuzione stessa. Contemporaneamente a quanto sopra, la ripresa o l’avvio delle trattative relative ai diversi comparti assumerà l’obiettivo di definire, oltre agli aspetti retributivi in coerenza con i vincoli posti dalla politica dei redditi, con riferimento anche ai tempi di erogazione, contenuti di ammodernamento delle pubbliche amministrazioni – con particolare riguardo alla essenziale riqualificazione della gestione delle risorse umane – in linea con gli obiettivi generali individuati nella sede avente ad oggetto il complesso delle Pubbliche Amministrazioni. Il Governo conferma la decisione di dare effettivo corso ad una politica di tutti i redditi mediante le seguenti aree di intervento: 1) Interventi su prezzi e tariffe – Nei limiti consentiti dalla normativa comunitaria, il Governo indica la necessità di impostare una politica tariffaria per i pubblici servizi coerente con gli obiettivi di disinflazione, predeterminando, in un quadro di recuperi di produttività e miglioramento della qualità dei servizi offerti , la dinamica delle tariffe su base pluriennale, anche attraverso specifici contratti di programma. Ulteriori misure di contenimento e di controllo saranno assunte per il complesso dei prezzi pubblici anche per quanto riguarda quelli sottoposti a competenza regionale e locale. Quanto ai prezzi liberi, il Governo promuoverà , d’intesa con le categorie interessate alla formazione dei prezzi, un programma di monitoraggio e autoregolamentazione. Impartirà inoltre le opportune direttive alle Amministrazioni dello Stato in modo da evitare l’acquisto di servizi e beni i cui incrementi di prezzo non siano in linea con i tassi programmati di inflazione, per conseguire con maggiore facilità l’obiettivo indicato, dovranno essere rimossi tutti gli ostacoli alla concorrenza tra fornitori, anche in coordinamento con l’Autorità anti-trust. Anche le autorità locali saranno impegnate in una politica diretta ad accrescere la concorrenzialità nel settore dei servizi, attraverso snellimenti delle procedure, garantendo il prioritario ruolo degli operatori presenti sul mercato. Per questi compiti il Governo si avvarrà della segreteria del Cip che, opportunamente riordinata, predisporrà mensilmente, e renderà pubblica, una relazione sull’andamento dei prezzi. Nel caso in cui i fenomeni osservati siano ritenuti di carattere eminentemente speculativo, il Cip ne informerà il Cipe per eventuali proposte di passaggio del bene o servizio in argomento dal regime libero a quello di sorveglianza e, nei casi più gravi e in via eccezionale , all’amministrazione del prezzo per un periodo di tempo limitato. 2) Politica fiscale e contributiva – Il Governo intende mantenere nel suo insieme costante la pressione fiscale, a parità di servizi erogati, nel 1993 e opererà per il recupero della base imponibile evasa o erosa. L’intervento normativo sarà finalizzato alla semplificazione e al riordino in pochi Testi unici di quella che appare una vera e propria giungla fiscale; ad una drastica riduzione del numero e dei livelli delle agevolazioni fiscali, secondo scale di priorità che terranno ovviamente conto della diversa rilevanza e qualità degli interessi coinvolti; alla maggiore responsabilizzazione di Regioni ed Enti locali sotto il profilo delle entrate. Il processo di razionalizzazione del sistema tributario deve subire, pertanto, una decisa accelerazione per il raggiungimento dei predetti obiettivi, nel quadro di una equa distribuzione del prelievo sulla generalità dei cittadini, espungendo dal sistema stesso aree di elusione e contrastando efficacemente i comportamenti evasivi. Linee di forza di questo processo sono: a) la revisione delle agevolazioni, tenendo conto delle finalità di incentivazione delle attività economiche in particolari settori e aree, e la riconsiderazione delle deduzioni dall’imponibile per assicurare ai contribuenti una equilibrata fruizione dei benefici; b) la rimodulazione delle discipline tributarie delle piccole imprese e del lavoro autonomo, in un quadro di più adeguati livelli di imposizione, associati alla semplificazione degli oneri e degli adempimenti formali, attraverso l’attività dei Centri di assistenza fiscale; c) lo sviluppo e il potenziamento della attività accertatrice, anche attraverso l’affinamento dei coefficienti presuntivi di reddito che rendano piu’ immediato lo svolgersi dell’azione dell’Amministrazione. Il sistema contributivo sanitario dovrà subire una profonda ristrutturazione prevedendo, ad esempio, l’armonizzazione delle aliquote entro un’ampia fascia di reddito eguale per tutti i lavoratori pubblici, privati ed autonomi; nell’ambito di tale ristrutturazione potrà trovare ulteriore sviluppo il processo di revisione degli oneri impropri di malattia. Il sistema fiscale e contributivo sarà anche utilizzato per la correzione di andamenti dei redditi difformi dagli obiettivi antinflazionistici.3) Interventi per l’occupazione e per il mercato del lavoro – Il Governo, per affrontare la nuova fase di ristrutturazione dell’economia italiana e le negative ripercussioni sul mercato del lavoro, intende adottare un programma accelerato di piena e mirata attuazione della recente legge n. 223/1991 riguardante la Cassa integrazione e la mobilità , anche apportando ad essa eventuali necessarie integrazioni. Le linee guida di tale programma, con la partecipazione attiva delle parti sociali, saranno le seguenti:* ruolo attivo del ministero del Lavoro nel promuovere opportunità di nuova occupazione, anche giovanile, con la messa a punto, la gestione e/o il controllo di strumenti innovativi, anche da definire legislativamente, di rapporto di lavoro flessibili in sintonia conquanto già avviene negli altri Paesi comunitari;* ruolo attivo del ministero del Lavoro per il raggiungimento di intese sindacali nei processi di ristrutturazione, riorganizzazione o gestione di crisi, valorizzando la funzione della Cassa integrazione, promuovendo l’uso flessibile del lavoro, al fine di contenere le riduzioni di personale;* adozione degli opportuni provvedimenti affinchè le Regioni realizzino il dettato legislativo in materia di formazione professionale per i lavoratori in mobilità , studiando l’opportunità di destinare a tale scopo quota parte del Fondo sociale europeo;* potenziamento e indirizzo delle attività delle agenzie dell’impiego, per concretizzare, in sinergia con le forze sociali, le opportunità previste dalla legge per una mobilità da posto a posto (passaggio alla pubblica amministrazione, contratti di reinserimento, assunzioni a termine agevolate, lavori in opere e servizi di pubblica utilità , intrapresa di lavoro autonomo). Il Governo ritiene inoltre che sia indispensabile porre mano alla riforma del sistema di formazione professionale, in modo che esso sia effettivamente posto in grado di realizzare un servizio di formazione permanente, non ripetitivo dell’istruzione di base, bensì capace di sintonizzarsi con le innovazioni organizzative e tecnologiche. Infine, nell’ambito della Presidenza del Consiglio, sarà creata una apposita "task force” per interventi a sostegno dell’occupazione e a tutela del patrimonio professionale nelle aree più toccate da crisi. Nel quadro dei suoi compiti, che saranno messi a punto di concerto con le parti sociali, la predetta struttura dovrà realizzare il coordinamento e l’effettivo utilizzo integrato delle risorse e delle agenzie disponibili a livello nazionale per la creazione di posti di lavoro. 4) Politiche a favore degli investimenti – Il Governo richiama gli impegni già assunti nel programma a favore di una più diretta e diffusa canalizzazione del risparmio verso gli investimenti, promuovendo il ricorso al capitale di rischio e adottando a tal fine gli strumenti necessari a dare maggiore solidità e respiro alla Borsa: più elevato pluralismo, promozione di investitori istituzionali quali i fondi pensione, fondi chiusi, borse locali, in vista di più ampie possibilità di accesso diretto al risparmio soprattutto per le piccole e medie imprese. Nell’ambito delle future allocazioni di bilancio avranno carattere prioritario gli stanziamenti per l’innovazione tecnologica, la ricerca e sviluppo. 5) Procedure di verifica e controllo – Le parti concordano di stabilire, quali momenti sistematici di verifica degli interventi e delle politiche delineate, due incontri annuali, prima della elaborazione del Documento di programmazione economico-finanziaria e prima della elaborazione della Relazione previsionale e programmatica e della legge finanziaria.

Patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione

1. Premessa

1. Con la piena adesione all’Unione Economica e Monetaria Europea, la significativa riduzione delle dinamiche inflazionistiche ed il contenimento della spesa pubblica, gli obiettivi principali del Protocollo sulla politica dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo del 23 luglio 1993 sono stati in tutto o in parte conseguiti. Successivamente con il Patto del Lavoro del settembre 1996 si è raggiunto un accordo tra Governo e parti sociali volto al perseguimento di obiettivi di sviluppo e di promozione adempiendo all’impegno di modificare il quadro normativo in materia di gestione del mercato del lavoro e crisi occupazionali, in direzione di un governo attivo delle dinamiche dell’occupazione.

2. Il modello e le procedure messi in atto dal Protocollo del 23 Luglio 1993 hanno reso stabile e continuo il confronto tra Governo, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali. La responsabilità dei comportamenti degli attori sociali derivata dal Protocollo si è rivelata una condizione essenziale per garantire la modernizzazione del Paese e per determinare il passaggio verso una condizione economica che pone oggi l’Italia in condizione di maggiore competitività nella sfida della globalizzazione, garantendo il mantenimento di condizioni sociali adeguate.

3. Il Governo e le parti sociali nel mentre ribadiscono l’importanza del modello, delle procedure e degli indirizzi indicati nel Protocollo del 1993 sottolineano la necessità di definire nella continuità e nel rispetto delle prerogative e dei diritti costituzionalmente garantiti una nuova fase di concertazione finalizzata a conseguire obiettivi di sviluppo economico e di crescita occupazionale attraverso:
· una politica dei redditi orientata alla promozione dell’occupazione e all’allargamento della base produttiva, mediante azioni di intervento coerenti a tutti i livelli di governo (nazionale, regionale, locale);
· un rafforzamento della concertazione ed un assetto delle regole che assicuri l’autonomia e la responsabilità alle parti sociali nonchè garantisca meccanismi procedurali certi e trasparenti;
· un consolidamento del legame tra variabili di carattere macro-economico, variabili di carattere micro-economico, mercato del lavoro, al fine di garantire processi di sviluppo e di promozione di nuova occupazione anche a livello locale.

4. Il Governo e le parti sociali sono convinti della necessità di una strategia integrata tra politiche macroeconomiche, politiche del mercato del lavoro, politiche dell’occupazione, come già avvenuto in occasione del Patto del Lavoro del settembre 1996. Governo e parti sociali ribadiscono l’obiettivo di contenimento dell’inflazione e di controllo del deficit pubblico nel rispetto dei criteri di convergenza determinati dalla partecipazione all’Unione Economica e Monetaria Europea. La riduzione della disoccupazione e la promozione dell’occupazione sono possibili solo in presenza di sane politiche macroeconomiche che permettono una crescita non inflazionistica capace di ampliare le opportunità di lavoro. Su questo fronte, l’impegno del Governo è quello, nel definire gli obiettivi di inflazione programmata, di riferirsi ai livelli medi dei paesi dell’Euro.

5. Pertanto, viene confermato l’obiettivo di garantire un maggior raccordo tra il livello centrale della politica dei redditi ed il livello decentrato, al fine di accelerare il processo di sviluppo e di creazione di occupazione, con priorità nel Mezzogiorno e nelle aree deboli, e di evitare effetti destabilizzanti sulle variabili macroeconomiche.

6. Ugualmente, si confermano le due sessioni di politica dei redditi previste nel protocollo del 1993 nonchè l’impegno affichè esse si svolgano in tempi coerenti con i processi decisionali della politica economica. L’adesione alla Unione Economica e Monetaria Europea pone la politica dei redditi in rapporto con i processi decisionali che avvengono a livello europeo. Tali processi non riguardano solo le decisioni per il mantenimento delle condizioni di convergenza macroeconomica ma si estendono anche, dopo le decisioni del Consiglio Europeo Straordinario di Lussemburgo del novembre 1997, alle politiche dell’occupazione e del lavoro. A tal fine nell’ambito delle sessioni annuali di politica dei redditi, o anche prevedendo una apposita sessione comunitaria sull’occupazione, saranno identificate le politiche di intervento, gli effetti sull’occupazione e gli stanziamenti di bilancio richiesti sulla base delle politiche indicate nel Piano Nazionale d’Azione per l’occupazione. Le parti sociali firmatarie del presente accordo, d’intesa con il Governo, parteciperanno pienamente all’elaborazione di tale Piano, al monitoraggio degli effetti conseguiti e alla sua implementazione per le azioni che toccano direttamente la loro responsabilità.

7. Il contesto politico, economico e sociale è peraltro oggi profondamente diverso da quello del 1993. Non solo perché diversa è la situazione del Paese, caratterizzata oggi da un quadro macroeconomico stabile e sano nei suoi elementi fondamentali. Ma soprattutto perché diverse sono le prospettive del Paese dopo il raggiungimento dell’obiettivo dell’Unione Monetaria Europea. Il conseguimento di quell’obiettivo permette infatti di riproporre oggi il tema di una iniziativa europea per l’occupazione che sfrutti i margini di manovra disponibili a seguito del completamento dell’Unione Monetaria e che attribuisca al lavoro una centralità pari a quella assunta negli ultimi anni dal risanamento finanziario. Sotto questo profilo il recente Consiglio europeo di Vienna ha rappresentato un significativo mutamento nella qualità dell’impegno europeo nei confronti dello sviluppo e dell’occupazione. In quella sede si sono, infatti, poste le basi per un patto europeo per l’occupazione nel quadro del processo di Lussemburgo. In questo ambito, il Governo italiano assumerà nei prossimi mesi le iniziative opportune perché l’Unione Europea affronti con decisione a livello sovranazionale la sfida imposta dalle nuove relazioni internazionali e dalle nuove tecnologie.

8. A sua volta, un diverso atteggiamento dell’Unione Europea nei confronti dei problemi del lavoro sarà certamente reso più agevole dalla diffusione di modelli concertativi in Europa e dall’adozione – a livello dell’Unione – di pratiche omogenee al modello concertativo. Valga per tutte, oltre al definitivo accoglimento nel Trattato di Amsterdam dell’Accordo sulla politica sociale, che applica il metodo concertativo alle iniziative della Comunità in materia sociale, la scelta del Consiglio Europeo straordinario del 21 novembre 1997 con la quale si è stabilito che – due volte l’anno – le riunioni dei Consigli Europei siano precedute da incontri con le parti sociali sui temi oggetto delle riunioni.

9. Un vantaggio decisivo per la realizzazione degli obiettivi del nuovo patto è rappresentato dai primi risultati già conseguiti e da quelli in via di conseguimento con la profonda trasformazione della pubblica amministrazione avviata con le recenti leggi di riforma. Il Governo, come parte contraente, manifesta la ferma intenzione di proseguire nella direzione dell’ammodernamento, della semplificazione e dell’innovazione organizzativa dell’attività delle pubbliche amministrazioni. In particolare, il Governo intende imprimere una forte accelerazione al lavoro di predisposizione dei regolamenti di semplificazione di procedimenti amministrativi già autorizzati dalle leggi 59 del 1997 e 191 del 1998 (dei 122 regolamenti previsti, molti dei quali relativi ad attività economiche, 21 sono stati approvati in via definitiva), e alla redazione dei regolamenti previsti dalla “Bassanini quater” in corso di approvazione (61 nuovi regolamenti di semplificazione), anche attraverso una struttura dedicata per la delegificazione, la semplificazione e la valutazione dell’impatto della regolamentazione, istituita presso la Presidenza del Consiglio. Il Governo intende, inoltre, assicurare un costante impulso e monitoraggio delle misure di implementazione delle semplificazioni, per esempio mediante programmi di formazione del personale degli sportelli unici per le attività produttive (già finanziati per la prima tranche di 49 mld.). Il Governo intende, infine, agire in prospettiva lungo tre direttrici fondamentali: (i) il proseguimento dell’azione di delegificazione, semplificazione e razionalizzazione normativa e amministrativa anche attraverso la riorganizzazione in testi unici della normativa vigente, (ii) l’assunzione di iniziative per valutare e migliorare la qualità delle regolamentazioni, per misurare le ricadute delle stesse sui cittadini e sulle imprese e per analizzarne la fattibilità e la “copertura amministrativa”, (iii) il proseguimento ed il completamento della riorganizzazione del sistema amministrativo, l’attuazione delle riforme avviate in materia di federalismo amministrativo con la piena attuazione del principio di sussidiarietà e di lavoro pubblico, il potenziamento e l’attuazione dei programmi di informatizzazione e di riqualificazione tecnica e professionale delle amministrazioni in modo da realizzare un significativo miglioramento della qualità dei servizi e delle prestazioni pubbliche. Tempi e modalità dell’azione del Governo in questo campo sono indicati nell’All. 1.

10. Il patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione – con particolare attenzione alle pari opportunità – disegna un percorso temporale che richiede, in ogni sua fase, il pieno rispetto degli impegni assunti da tutte le parti firmatarie sottoscrivendo il presente protocollo e gli allegati che ne costituiscono parte integrante. Spetta al Governo, come garante del patto, fare in maniera che tale coerenza di comportamenti si realizzi per tutta la durata del presente accordo. Spetta al Governo, inoltre, come parte firmataria, garantire il massimo coordinamento e l’unità di azione dei diversi responsabili politici e dei diversi livelli di governo. Spetta, invece, a questi ultimi prendere piena coscienza del nuovo ruolo delle istituzioni regionali e locali ed assumere le corrispondenti responsabilità. Al fine di ottemperare pienamente al proprio ruolo, oltre alle procedure di verifica con le parti sociali di cui oltre, il Governo istituirà presso la Presidenza del Consiglio una sede formale di monitoraggio per controllare nel tempo, con puntualità e regolarità, l’attuazione degli impegni assunti dal Governo stesso, dai singoli Ministeri e dalle parti sociali firmatarie nel presente documento e dei risultati del patto, in termini di occupazione e accumulazione, distribuzione del reddito e competitività del sistema. Alla luce di questa valutazione, il Governo si riserva di interrompere il corso, di mutare l’intensità e/o la destinazione settoriale delle politiche per lo sviluppo e l’occupazione, ed in particolare delle misure di carattere contributivo e/o fiscale.

2. Il metodo della concertazione

1. Un’efficace politica dei redditi non può essere disgiunta da un quadro stabile di concertazione. Il rafforzamento e lo sviluppo anche a livello locale della concertazione sono necessari sia per la crescita dell’occupazione sia per garantire il rispetto dell’autonomia e l’esercizio della responsabilità che si esercitano nel territorio in forma autonoma e con poteri crescenti.

2. La scelta concertativa espressa dal Protocollo del 23 luglio 1993 deve divenire una forte procedura di coinvolgimento volta a stabilizzare e potenziare le scelte di politica economica e sociale. L’ingresso nella Unione Economica e Monetaria Europea impone di individuare un assetto delle regole coerente, trasparente e che offra certezza, anche sulla base dei processi decisionali individuati nel quadro comunitario.

3. Ne consegue una struttura della concertazione così delineata:
· per le materie di politica sociale che comportino un impegno di spesa a carico del bilancio dello Stato, il Governo procederà ad un confronto preventivo con le parti sociali, stabilendo anche termini temporali per la formulazione di valutazioni ed eventuali proposte correttive;
· per quanto attiene, invece, alle materie che incidono direttamente sui rapporti tra imprese, loro dipendenti e le rispettive organizzazioni di rappresentanza e non comportino un impegno di spesa a carico del bilancio dello Stato, ovvero per le parti normative di provvedimenti che, pur comportando indirettamente tali impegni di spesa, riguardino le medesime materie, incluse le relative discipline comunitarie, sarà definito un sistema di regole che indichi un percorso temporalmente regolamentato, atto a sviluppare i rapporti bilaterali delle parti sociali nella ricerca ed individuazione di soluzioni coerenti con gli scopi e gli obiettivi della concertazione.

4. In particolare, sulle materie appena richiamate:
· il Governo avvierà un confronto preventivo con le parti sociali sugli obiettivi generali dell’intervento in oggetto. Sui contenuti di tale provvedimento e sugli effetti di carattere sociale ed economico le parti sociali esprimeranno le loro posizioni sul merito. Il Governo terrà conto delle osservazioni pervenute, valuterà l’opportunità di procedere a tale intervento e le soluzioni normative coerenti;
· nella suddetta fase di confronto, le parti sociali potranno decidere, di comune intesa, di disciplinare, interamente o in parte, i contenuti dell’intervento attraverso un accordo tra di loro. In tal caso, esse richiederanno al Governo di fissare un termine prestabilito di durata ragionevole, entro cui le parti potranno concluderlo;
· in questo caso, ove l’accordo sia concluso nei tempi prestabiliti e sia coerente con gli orientamenti precedentemente espressi dal Governo ovvero si traduca in un patto concertativo trilaterale, il Governo stesso si impegnerà a promuoverlo e sostenerlo nelle sedi parlamentari, anche utilizzando forme di consultazione permanente con le stesse parti.

5. L’assetto procedurale sopra indicato deve ritenersi valido anche nell’ipotesi in cui l’iniziativa di intervento nelle materie suddette sia esercitata congiuntamente dalle parti sociali, previa fissazione degli obiettivi con il Governo.

6. La concertazione riguarderà anche la trasposizione delle direttive comunitarie in relazione alle quali le parti sociali hanno rilevanti responsabilità per espressa previsione dell’Accordo sulla politica sociale, ora incorporato nel Trattato di Amsterdam. Le intese tra le parti sociali costituiscono lo strumento prioritario affinché Governo e Parlamento adempiano agli obblighi comunitari, soprattutto in riferimento a direttive che siano state emanate a seguito del dialogo sociale. Il Governo assicurerà alle rappresentanze del mondo del lavoro e delle imprese che non prendono parte al dialogo sociale a livello comunitario un’adeguata sede di informazione e raccordo con gli svolgimenti del dialogo sociale medesimo.

7. In ogni caso, nei rapporti con il Parlamento, il Governo assicurerà una costante informazione e adeguate forme di coinvolgimento delle rappresentanze parlamentari della maggioranza e dell’opposizione in ogni fase della concertazione, in modo tale da promuovere, nel rispetto delle prerogative del Parlamento, la convergenza tra i risultati della concertazione e la produzione legislativa

8. La concertazione dovrà essere estesa e coinvolgere più direttamente Regioni, Province e Comuni. Il vasto trasferimento di compiti e funzioni fino ad oggi esercitate dallo Stato, trasferimento che assegna agli enti locali leve amministrative e risorse cruciali per la concertazione territoriale (dal mercato del lavoro ai settori produttivi ed alle politiche sociali, al territorio e all’ambiente) necessita di adeguate forme di coordinamento con i governi regionali e locali, in modo tale che gli accordi ci concertazione impegnino anche i diversi livelli di governo e di amministrazione interessati.

9. Di conseguenza, il Governo si impegna a promuovere un apposito Protocollo, sottoscritto dalle istanze rappresentative delle Regioni, delle Provincie e dei Comuni e dalle parti sociali, nel quale dovranno essere concordate le forme ed i modi della partecipazione delle istituzioni regionali e locali alla concertazione nazionale e all’attuazione, a livello locale, degli obbiettivi del patto e degli impegni successivamente assunti in sede di sede di concertazione nazionale nonché i principi e le materie della concertazione territoriale negli ambiti di competenza dei governi locali.

10. La concertazione dovrà essere consolidata anche per politiche riguardanti specifici settori, prevedendo eventualmente apposite sedi di approfondimento. Il Governo e le parti sociali considerano di particolare importanza che il metodo della concertazione si rafforzi nel campo dei servizi di pubblica utilità, anche attraverso l’attivazione di sedi di confronto, regole e istituzioni specifiche, in particolare laddove si registrano un tasso di conflittualità elevato e forti esternalità verso il sistema economico sociale.

11. Infine, sarà previsto che la concertazione accompagni il processo di delegificazione e semplificazione normativa attualmente in atto attraverso la costituzione presso il Ministero del Lavoro di un comitato consultivo permanente per seguire le fasi applicative della legislazione primaria e della normativa secondaria in materia sociale e del lavoro.

12. Per rafforzare la concertazione come metodo di condivisione di obiettivi, il Governo ritiene necessario dare maggiore rilievo alle sedi di verifica, rispetto a quanto e’ avvenuto nell’attuazione del protocollo del 23 luglio 1993, e in particolare alla sessione di verifica preventiva prevista in primavera. La sessione di primavera coincide con due rilevanti atti programmatici del Governo, la presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria al Parlamento e la presentazione del Piano nazionale d’azione per l’occupazione all’Unione europea, secondo gli impegni presi dal Consiglio di Lussemburgo sulla convergenza delle politiche dell’occupazione in Europa. Nell’ambito di questa particolare sessione, il Governo e le parti sociali valuteranno, tra l’altro, le implicazioni dirette e indirette delle linee di azione concertate sulla realizzazione di pari opportunità tra donne e uomini non solo nelle occasioni di lavoro e di sviluppo professionale, ma anche di iniziativa imprenditoriale. Nella sessione di settembre dovrebbero formare oggetto di confronto le misure attuative degli obiettivi concordati da trasporre nella legge finanziaria e negli altri atti della manovra di finanza pubblica.

13. Nel quadro delle valutazioni comuni che precedono e degli sviluppi del metodo concertativo sopra concordati, il Governo e le parti sociali confermano l’assetto contrattuale previsto nel Protocollo del 23 luglio 1993.

14. Nella sessione di verifica di primavera, il Governo e le parti sociali effettueranno il relativo monitoraggio e la verifica sulla evoluzione della competitività internazionale del Paese, del volume degli investimenti, dello sviluppo dell’occupazione e della salvaguardia del salario reale. In questo ambito sarà costituita una specifica sede di monitoraggio fra Governo, parti sociali, Regioni ed Enti locali sullo sviluppo del Mezzogiorno.

3. Le politiche per lo sviluppo e l’occupazione

1. Il ruolo positivo che il Protocollo del 23 luglio 1993 ha avuto all’interno del processo di risanamento dell’economia italiana è ormai ampiamente riconosciuto. Non altrettanto positivo è stato invece il bilancio per quanto riguarda il rilancio delle politiche di sviluppo e di crescita dell’occupazione. E ciò nonostante gli obbiettivi dello sviluppo e dell’occupazione fossero stati ritenuti centrali tanto nel Protocollo del 23 luglio 1993 quanto nel successivo Patto per il lavoro del settembre 1996.

2. Da un lato, l’accumulazione di capitale fisso è proseguita a ritmi non particolarmente sostenuti ed è stata in particolare intesa ad incorporare nuova tecnologia piuttosto che ad allargare la capacità produttiva. Dall’altro, l’assenza di coordinamento tra dicasteri diversi, e tra questi e le istituzioni di governo regionali e locali, la presenza di meccanismi procedurali farraginosi e l’insufficiente attenzione posta al miglioramento di efficienza delle Pubbliche amministrazioni hanno impedito a lungo l’attuazione degli interventi programmati ed hanno concorso a renderli scarsamente efficaci, penalizzando in primo luogo il Mezzogiorno. Penalizzando cioè l’area che nei prossimi anni – segnati dal processo di integrazione europea – può rivelarsi un volano di crescita per tutto il Paese purché lo Stato sappia e voglia fare la sua parte per rilanciare una prospettiva di sviluppo sostenibile.

3. Anche per ovviare a queste carenze, nel giugno 1998, sono stati istituiti quattro gruppi di lavoro – allargati ai rappresentanti degli Enti locali – con il compito di (i) verificare il sistema degli incentivi e delle convenienze valutandone l’efficacia e avanzando proposte di eventuali adeguamenti, (ii) semplificare le procedure autorizzative in relazione alla erogazione degli incentivi, alle infrastrutture ed alla realizzazione di nuove attività produttive, (iii) valutare gli strumenti messi in campo per il lavoro, con particolare riferimento alle iniziative per l’emersione ed ai lavori socialmente utili, (iv) individuare i punti di raccordo fra le amministrazioni per consentire l’accelerazione ed il miglioramento delle procedure necessarie alla piena utilizzazione dei fondi strutturali europei. Anche sulla base del lavoro svolto dai tavoli quadrangolari, il Governo si è impegnato e si impegna a rafforzare l’iniziativa per il rilancio dello sviluppo e dell’occupazione.

4. In primo luogo, ci si è mossi in questa direzione introducendo, nel disegno di legge finanziaria e nei provvedimenti collegati, ipotesi normative coerenti con gli obbiettivi sopra indicati ed utili al fine di garantirne il raggiungimento. Alcuni interventi riguardano l’area dell’investimento diretto pubblico – associato alla canalizzazione di capitali privati – e la realizzazione di infrastrutture, materiali ed immateriali. Sotto questo profilo il disegno di legge collegato alla finanziaria contenente disposizioni in materia di "investimenti, incentivi all’occupazione, Inail, Enpals e materia previdenziale" prevede importanti norme relative (i) all’attività di progettazione preliminare sia delle opere a cura delle Amministrazioni statali che di quelle a cura delle Amministrazioni regionali e locali, (ii) alle attività di programmazione, valutazione e monitoraggio degli investimenti pubblici, (iii) alla risoluzione di alcune criticità inerenti l’attuazione del decreto "sblocca-cantieri", da un lato, ed alcuni aspetti giurisdizionali in materia di opere pubbliche, dall’altro. Lo stesso disegno di legge individua, inoltre, particolari norme procedurali per l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e per la cosiddetta Pedemontana Veneta ed apre così la strada all’adozione di procedure ulteriormente semplificate per un numero limitato e selezionato di opere di interesse nazionale in settori strategici. Al fine di rafforzare e accelerare il ciclo di programmazione di nuove opere sono state destinate risorse per le aree depresse – specificamente alla realizzazione di studi di fattibilità – così da creare un parco progetti sui quali orientare rapidamente gli investimenti. Al tempo stesso, si è avviata – sempre con risorse destinate specificamente alle aree depresse – una selezione di progetti già disponibili al fine di avviare sia dall’aprile 1999 il completamento di opere sinora non funzionali.

5. Al fine di garantire, attraverso incentivi, forme di compensazione degli svantaggi di minore produttività e di maggiore costo del capitale, la legge finanziaria per il 1999 prevede, infatti, la proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali per il Mezzogiorno per il 2000 e 2001, a seguito di un nuovo accordo raggiunto con la Commissione. La stessa legge prevede, inoltre, sgravi contributivi triennali per i nuovi assunti – incrementali rispetto ai dipendenti a tempo indeterminato preesistenti negli organici delle singole aziende (ivi inclusi i nuovi soci lavoratori) – nel Mezzogiorno e per i giovani che avviino un’attività di lavoro autonomo e l’introduzione di un credito d’imposta di 1 milione per ogni lavoratore nuovo assunto a tempo indeterminato nelle zone "cuscinetto”.

6. Sempre nei disegni di legge collegati alla finanziaria hanno trovato posto, inoltre, alcuni interventi rilevanti in materia di politiche per il lavoro, fra cui (i) i provvedimenti in tema di emersione, (ii) la delega al Governo per il riordino degli incentivi all’occupazione, (iii) la delega al Governo per la riforma degli ammortizzatori sociali, (iv) la delega la Governo relativa al riordino della tematica dei lavori socialmente utili. A questi interventi si aggiunge, la delega al Governo per la ridefinizione dell’assetto normativo della materia dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. In questo campo, l’impegno del Governo e di tutte le parti firmatarie sarà inteso – nel rispetto del metodo della concertazione – a garantire l’esercizio di tutte le predette deleghe.

7. A seguito degli emendamenti introdotti dal voto parlamentare per ottemperare alla normativa europea, le norme previste dalla legge finanziaria per il 1999 a sostegno della pratica dei contratti di riallineamento per l’emersione dal lavoro nero risultano inadeguate e insufficienti rispetto agli impegni precedentemente assunti. Perciò il Governo si impegna ad avviare immediatamente le necessarie interlocuzioni con l’Unione europea al fine di superare ogni obiezione alla concessione di benefici contributivi previsti dalla finanziaria anche alle imprese che abbiano praticato il percorso di emersione. In caso ciò non si renda possibile, il Governo è comunque impegnato a concertare con le parti sociali altre forme possibili di sostegno tali da ripristinare condizioni di effettiva convenienza.

8. Nel campo dell’intervento pubblico per la promozione di iniziative a sostegno dello sviluppo locale, delle aggregazioni economiche e produttive e degli accordi fra soggetti privati ed amministrazioni locali attraverso l’attivazione degli strumenti esistenti della programmazione negoziata, il Governo ha operato per attuare gli impegni assunti nel Patto per il lavoro del 1996 e le sue successive verifiche e nel Documento di programmazione economico-finanziaria. Per quanto riguarda i patti territoriali, è stata data una prima attuazione ai 12 patti già approvati, è stato costruito un bando di gara (ancora assai parziale nel merito dei criteri) per la selezione trasparente e programmatica dei nuovi patti da finanziare, è stato approvato dalla Commissione europea il Programma multiregionale “patti per l’occupazione” con altri 9 patti territoriali. Per quanto riguarda i contratti d’area, ne sono stati sottoscritti 7. Per altri è in corso la procedura di valutazione. Per quanto riguarda i contratti di programma sono stati chiusi alcuni vecchi contratti e si è proceduto a recuperare il ritardo nelle erogazioni. Questi primi risultati positivi andranno rafforzati (i) da una sede permanente di concertazione con le parti economiche e sociali che, avvalendosi anche di un monitoraggio sullo stato di avanzamento delle iniziative, affronti le priorità programmatiche nell’attuazione di questi strumenti, (ii) da ulteriori semplificazioni e da un miglioramento qualitativo delle procedure, (iii) dall’adozione di criteri di valutazione ex-ante dei progetti che consenta un miglioramento della qualità dei bandi di gara.

9. A quanto ottenuto in queste due direzioni di intervento, va aggiunto il riordino delle strutture con compiti di promozione e di sostegno al sistema produttivo nazionale e l’istituzione della società "Sviluppo Italia" con funzioni di coordinamento, di riordino, di indirizzo e di controllo delle attività di promozione dello sviluppo imprenditoriale e dell’occupazione. Il Governo si impegna a rispettare ed a far rispettare le scadenze indicate nel Decreto legislativo relative alla costituzione di Sviluppo Italia spa ed al completamento delle attività di riordino.

10. Tutto ciò premesso, il Governo riconosce come gli impegni assunti nell’ambito del Patto per il lavoro siano, in parte, ancora inevasi e ritiene quindi, in primo luogo, di doverne garantire il pieno rispetto, ponendo in essere le necessarie condizioni, laddove queste ancora manchino, o rivedendone il contenuto – nel rispetto del metodo della concertazione – , laddove esse si siano dimostrate inefficaci. Ciò attiene tanto alle modalità dell’intervento pubblico, in particolare nel Mezzogiorno, quanto alla evoluzione delle politiche del lavoro.

11. Nel campo degli investimenti pubblici, l’impegno del Governo è diretto, in primo luogo e per la sua parte, all’approvazione delle intese istituzionali di programma, e cioè dello strumento attraverso cui le scelte di investimento pubblico possono essere rese più aderenti ai fabbisogni del territorio e quindi accelerate. Si prevede, in particolare, (i) l’approvazione – entro il 15 febbraio 1999 - delle intese istituzionali di programma e dei primi, relativi, Accordi quadro con le Regioni Lombardia, Toscana, Umbria, Marche e Sardegna, (ii) l’approvazione – entro il 30 aprile 1999 – delle intese istituzionali di programma con le restanti sette Regioni meridionali, e (iii) nello stesso periodo, l’avvio e lo sviluppo del confronto per la definizione delle intese istituzionali di programma con le restanti regioni. Il conseguimento di tali obbiettivi è subordinato alla rapida attuazione da parte delle singole Regioni degli adempimenti procedurali individuati nel corso della negoziazione con il Governo e necessita del rafforzamento da parte di ogni Regione di tavoli di confronto con le forze sociali.

12. Sempre nel campo degli investimenti pubblici, il Governo si impegna, inoltre, (i) ad identificare, all’interno delle intese istituzionali di programma, le specifiche opere di completamento e ad allocare – entro il 30 aprile 1999 – le risorse finanziarie di competenza e di cassa ex l. 208/1998 di cui alla delibera Cipe del 9 luglio 1998, con priorità per quelle del cd. decreto sblocca-cantieri collocate nelle aree depresse, (ii) ad accelerare l’attuazione del ciclo di programmazione dei fondi strutturali comunitari 1994-1999 al fine di centrare l’obbiettivo di almeno il 70 per cento dei fondi erogati entro il 1999 nelle aree dell’obbiettivo 1, e (iii) a concludere – entro il luglio 1999 – con la presentazione della documentazione alla Commissione la prima fase del processo di programmazione per il ciclo di investimenti pubblici da realizzare con i fondi comunitari 2000-2006, secondo le linee descritte nell’All. 2. A tal fine, il Governo si impegna ad attuare, per la sua parte, con celerità gli impegni di cui all’All. 2 e, in particolare a realizzare una sede permanente di partenariato con le parti sociali in tema di programmazione e monitoraggio dei fondi strutturali comunitari che sia caratterizzata da operatività e responsabilità delle parti. Occorrerà, infine, completare il quadro normativo introdotto dalla legge “Merloni-ter” per il finanziamento su base project financing ed accelerarne l’applicazione attraverso una rapida emanazione del relativo regolamento.

13. Nel campo della promozione imprenditoriale, l’impegno è quello di una revisione – in sede amministrativa ed entro il gennaio 1999 – delle procedure della programmazione negoziata al fine di accelerare i tempi di approvazione e finanziamento, le modalità di erogazione e la qualificazione delle iniziative. Nello stesso intervallo temporale saranno attivati i contratti di programma per distretto economico e produttivo ed attivate le modifiche imposte ai contratti di programma dall’elevata obsolescenza degli impianti.

14. Nel campo delle politiche del lavoro, il Governo considera essenziale pervenire all’effettiva attuazione della riforma dei servizi per l’impiego entro il primo semestre 1999. A tal fine si impegna a realizzare le misure di sua competenza diretta nonché, in accordo con le Regioni, a porre in atto tutte le iniziative necessarie per l’operatività della riforma. Saranno inoltre assunte le opportune sollecitazioni perché, in ogni caso, nei termini previsti i cittadini possano usufruire nel territorio di adeguati servizi per l’impiego.

15. Istruzione, formazione e ricerca. Rimane peraltro evidente che i ritardi, le contraddizioni e le inerzie nell’attuazione del Protocollo del 23 luglio 1993 e del Patto per il lavoro del settembre 1996 hanno riguardato, in particolare, i temi – fondamentali per il futuro dell’economia e della società italiana – della scuola, della formazione e della ricerca.

16. Un modello sociale equilibrato e una capacità competitiva elevata nel nuovo contesto europeo e internazionale si basano su un crescente ruolo della creazione e diffusione di conoscenza, e, quindi, sul ruolo del sistema di istruzione, formazione e ricerca. Il ritardo accumulato dal nostro Paese (e, sia pure in misura diversa, in Europa) in questi campi è particolarmente grave e rischia di minacciare la collocazione dell’Italia e dell’Europa stessa nell’economia mondiale.

17. Il Governo conferma come suo impegno fondamentale l’organizzazione di un’offerta integrata di istruzione, formazione, ricerca e trasferimento tecnologico. Lo sforzo programmatico non può però fermarsi alle previsioni normative. Nel settore dell’istruzione, della formazione e della ricerca è necessario proseguire nel riequilibrio tendenziale del rapporto fra spesa pubblica e PIL, già avviato con la Legge finanziaria per il 1999, nonché della composizione interna di detto rapporto verso i livelli medi europei. Il Governo si impegna a presentare prima del Documento di Programmazione Economico-finanziaria 2000-2002 un Piano pluriennale (Master Plan) delle attività, dei tempi e delle risorse necessarie a realizzare gli obiettivi di riforma e modernizzazione del sistema dell’istruzione, della formazione professionale e della ricerca, in una logica di sviluppo e di governo integrato del sistema. Al fine di assicurare il costante coordinamento delle iniziative volte alla realizzazione di tali obbiettivi, sarà istituito presso la Presidenza del Consiglio – entro il gennaio del 1999 – un comitato con la partecipazione dei Ministeri interessati, della Conferenza Stato-Regioni e delle parti sociali. Comitati con le stesse finalità saranno istituiti a livello regionale.

18. La formazione (non solo quella professionale, ma quella che altrove è nota come education) occupa un posto centrale nella ridefinizione dei meccanismi di welfare. Solo attraverso un investimento in questo campo si può passare dalla redistribuzione della ricchezza esistente alla produzione di nuova ricchezza. Tale formazione deve avere caratteristiche di flessibilità e deve essere in grado di fornire a tutti i giovani quelle conoscenze, competenze e capacità che sono indispensabili in un mercato del lavoro e in un sistema produttivo in incessante trasformazione. Ciò significa una durata del percorso scolastico e formativo che sia, in linea di principio, uguale per tutti e che consenta a tutti i giovani di 18 anni di conseguire un diploma di scuola secondaria o la certificazione delle competenze corrispondenti alle professionalità richieste dal mercato del lavoro. E che sia, contemporaneamente, garante delle possibilità di rapide riconversioni professionali. E’ ormai condiviso, infatti, che solo una formazione di base ampia ed articolata (e comunque quantitativamente e qualitativamente maggiore dell’attuale obbligo) consente di realizzare senza danni per il lavoratore e senza costi per il sistema Paese quei processi di mobilità professionale (ed eventualmente territoriale) che sono e saranno sempre più frequenti

19. A tal fine, il Governo si impegna ad attuare gli interventi in grado di riformare la scuola sui seguenti versanti: (i) completamento dell’autonomia scolastica introdotta con l’art. 21 della legge 59/97 mediante i regolamenti attuativi ancora occorrenti, (ii) definizione di un sistema nazionale di valutazione, autonomo e indipendente rispetto all’Amministrazione, (iii) approvazione in via definitiva del disegno di legge sull’elevamento dell’obbligo scolastico nella prospettiva dell’elevamento della durata dell’obbligo a 10 anni e dell’introduzione dell’obbligo formativo a 18, (iv) rapida ridefinizione, alla luce anche delle nuove norme sull’obbligo, del disegno di legge sul riordino dei cicli scolastici, (v) impegno per una efficace e innovativa azione per il diritto allo studio dei giovani studenti e degli adulti in condizioni svantaggiate.

20. Il Governo intende dare piena attuazione e sviluppare le scelte contenute nell’Accordo per il lavoro del 24 settembre ’96. In questo quadro, al fine di potenziare la crescita culturale e professionale dei giovani, si impegna a istituire, con una norma da inserire nel collegato alla legge finanziaria per il 1999 recante misure in tema di "investimenti, incentivi all’occupazione, Inail, Enpals e materia previdenziale" l’obbligo di frequenza ad attività formative fino a 18 anni. Le competenze acquisite mediante la partecipazione ad attività formative saranno certificate e avranno valore di crediti formativi, secondo quanto previsto dal Regolamento attuativo della l. 196/97. Il Governo, d’intesa con la Conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali e le parti sociali, provvederà a definire con gli opportuni provvedimenti normativi, prima del Dpef 2000-2002, tempi e modalità dell’attuazione dell’obbligo di frequenza, nonché del suo raccordo con l’obbligo di istruzione.

21. Con l’istituzione dell’obbligo di frequenza ad attività formative a 18 anni, il Governo e le parti sociali intendono realizzare una riforma dell’offerta formativa, ovvero dell’intero sistema di istruzione e formazione, in grado di interpretare le nuove domande di formazione di qualità già presenti nelle nuove realtà del lavoro; di rispondere alle domande di senso dei giovani per una formazione civile e il conseguimento di competenze professionali spendibili sul mercato del lavoro. Il Governo si propone di incrementare sensibilmente il numero di diplomati, di contrastare e ridurre i fenomeni di abbandono e dispersione scolastica, di aumentare le opportunità formative per i giovani di ogni condizione sociale.

22. La formazione per gli apprendisti sarà intensificata ed estesa. Per la realizzazione di questo obiettivo Governo, Regioni ed Enti locali assicureranno la necessaria offerta formativa da parte delle strutture della formazione professionale e della scuola, integrate tra loro.

23. Il Governo concorda sulla necessità di estendere i tirocini formativi in tutti i percorsi di istruzione e formazione, come strumento indispensabile di raccordo tra formazione e lavoro, secondo le modalità stabilite dall’art. 18 della l. 196/97 e relativo decreto attuativo (progetti formativi concordati tra strutture formative e aziende, tutoraggio, coinvolgimento di istituzioni e parti sociali).

24. I lavoratori ad alta qualificazione rappresentano in tutti i paesi più sviluppati una parte crescente, per dimensione e per ruolo, del mondo produttivo e dei servizi, coinvolta in rapidi e profondi mutamenti dei profili e dei contenuti professionali. Il Governo ritiene che l’offerta formativa destinata ai giovani e ai lavoratori, occupati e non occupati, deve quindi riqualificarsi e ampliarsi su due versanti, sulla base di orientamenti ed esperienze consolidate in ambito europeo ed internazionale: (i) pieno coinvolgimento del sistema universitario e (ii) costruzione di un sistema di Formazione superiore Integrata (FIS) e, al suo interno, del nuovo canale di Istruzione e Formazione tecnico-superiore (IFTS).

25. Il Governo si impegna, nel campo dell’alta formazione universitaria, a ricercare tutte le forme e gli strumenti capaci di elevare la partecipazione all’istruzione universitaria, contenere la durata dei corsi di diploma e di laurea, contrastare l’alto tasso di dispersione, superare la crescente discriminazione sociale negli accessi, aprire l’Università al territorio e assicurare la coerenza dei corsi di studio con le esigenze di nuove professionalità emergenti dal tessuto economico-produttivo e sociale del paese. Su tali temi, il Governo conferma le modalità di concertazione con le parti sociali e l’esperienza del tavolo quadrangolare.

26. Il Governo procederà in tempi rapidi alla costituzione della Fondazione per la formazione continua, secondo le modalità definite dal Regolamento di attuazione della L. 196/97. La Fondazione sosterrà la realizzazione di interventi di formazione continua, previsti da piani formativi aziendali e territoriali concordati tra le parti sociali, che saranno rivolti, oltre che ai lavoratori dipendenti – operai, impiegati, quadri e dirigenti – e ai soci lavoratori delle imprese cooperative, e – con risorse specifiche – ai piccoli imprenditori, ai titolari soci e coadiuvanti delle imprese artigiane, del commercio e dei servizi. Il Governo si impegna a presentare, entro il mese di gennaio 1999, d’intesa con le Regioni e le parti sociali, il piano di ripartizione delle risorse, stanziate nella legge finanziaria per il 1999 per la formazione, tra gli interventi di formazione continua, l’apprendistato, e gli eventuali altri capitoli della formazione professionale.

27. Il Governo intende sollecitare le parti sociali a concordare meccanismi contrattuali che finalizzino quote di riduzione di orario alla formazione dei lavoratori, attraverso l’utilizzo delle 150 ore, l’utilizzo delle banche ore annuali previste dai CCNL, e ulteriori strumenti per consentire ai lavoratori di accedere pienamente alle attività di formazione continua e di educazione degli adulti. Il Governo impegnerà una parte delle risorse del Fondo per la riduzione degli orari per sostenere gli strumenti contrattuali individuati dalle parti sociali che finalizzino quote di riduzione di orario alla formazione continua dei lavoratori.

28. Il Governo, le Regioni e gli Enti locali si impegnano a riservare quote definite di risorse pubbliche alla formazione dei lavoratori per ogni progetto di intervento pubblico, in particolare nei patti territoriali, nei contratti d’area, nei contratti di programma di distretto. Ciò servirà a sostenere patti formativi locali tra istituzioni e parti sociali, finalizzati alla professionalizzazione e all’occupabilità dei lavoratori, sia in funzione della creazione di impresa che dell’inserimento nelle strutture produttive esistenti.

29. Il Governo intende connettere fortemente e rendere coerenti le scelte indicate precedentemente per la formazione integrata con le politiche attive del lavoro. Attraverso il riorientamento delle risorse, il consolidamento della collaborazione con Regioni e Enti locali, la concertazione con le parti sociali, il Governo intende realizzare il decentramento disegnato con il decreto legislativo 469/97, e assicurare standards minimi di qualità dei servizi all’impiego, in linea con le migliori pratiche a livello comunitario.

30. Il Governo, infine, si impegna a realizzare rapidamente tutte le misure necessarie a: (i) elevare la qualità dei sistemi formativi, a partire dalla ristrutturazione degli Enti di formazione, (ii) raccordare l’attività dei nuovi servizi per l’impiego con gli interventi formativi, (iii) consolidare il ruolo nevralgico delle Regioni e degli Enti locali per la programmazione dell’offerta formativa, (iv) costituire e rafforzare, a livello nazionale e decentrato, le sedi della concertazione tra istituzioni e parti sociali sulle politiche formative e sulla loro integrazione con quelle dell’istruzione e dell’Università, (v) incrementare la percentuale del FSE impegnata nella programmazione per gli anni 2000 – 2006, tenendo conto della proposta comunitaria di riforma del FSE, (vi) promuovere un’offerta formativa qualificata per la valorizzazione dei beni culturali, (vii) riqualificare l’edilizia scolastica pubblica, in particolare nelle aree di maggiore sofferenza, e sviluppare l’edilizia universitaria.

31. Per fare in modo che la scienza, la tecnologia, la disponibilità di risorse umane qualificate possano costituire elemento decisivo per lo sviluppo, la competitività e la modernizzazione del Paese, occorre puntare ad una significativa qualificazione della domanda e dell’offerta di ricerca. In particolare, il Governo si impegna a (i) attivare immediatamente gli organismi di coordinamento, programmazione e valutazione della politica nazionale della ricerca previsti dal recente decreto legislativo n. 204/98, (ii) razionalizzare il sistema pubblico della ricerca, (iii) rivedere, integrare e coordinare gli strumenti di intervento a sostegno della ricerca nei diversi settori economici, (iv) favorire l’internazionalizzazione delle iniziative di ricerca imprenditoriali.

32. Le esigenze di riorganizzazione e di ristrutturazione del sistema scolastico, della formazione professionale, dell’università e della ricerca – riconosciute dal Governo e dalle parti sociali – sono elencate in dettaglio, accanto agli impegni che ne derivano tanto per il Governo quanto per le parti sociali, nell’All. 4.

33. I processi di riforma amministrativa in atto, la semplificazione dei procedimenti e l’innesto nel settore pubblico di strumenti gestionali propri del settore privato creano le premesse per migliorare i livelli di efficienza e per far assumere alle amministrazioni pubbliche, statali e locali, un ruolo di promozione dello sviluppo e dell’occupazione. Il Governo intende accompagnare il processo di riforma amministrativa con interventi per la valorizzazione e la riqualificazione delle risorse umane, rientranti in più vasti programmi formativi e di assistenza che favoriscano la diffusione delle esperienze di eccellenza e l’introduzione, anche in via sperimentale, di sistemi e procedure di funzionamento innovative, dando esecuzione all’impegno assunto nel Protocollo sul lavoro pubblico del marzo 1997, di incrementare progressivamente le risorse destinate alla formazione dei dipendenti nei bilanci delle Amministrazioni pubbliche, fino a giungere, nel triennio, alla soglia dell’1 per cento del monte salari del settore pubblico. Il Governo si impegna a presentare alle parti sociali entro il mese di aprile 1999 un piano straordinario sulla formazione del settore pubblico che raccolga le varie proposte e linee programmatiche, e a procedere al riordino del settore anche con l’attuazione della delega relativa e con la riorganizzazione della Scuola superiore di Pubblica amministrazione. In questo quadro, il Governo si impegna a dare attivazione immediata ai progetti previsti e finanziati nella programmazione pluriennale straordinaria del Dipartimento della Funzione Pubblica e coordinati dal Formez, di cui all’All. 4.

34. Gli oneri contributivi e fiscali. Tanto il lavoro quanto le imprese scontano oggi le conseguenze negative dei vincoli derivanti da un carico contributivo complesso, da un lato, e da un carico legislativo ed amministrativo, dall’altro, fuori linea rispetto alla media europea.

35. Sul fronte dei vincoli di carattere amministrativo connessi alla incentivazione di investimenti produttivi, – oltre a quanto già detto – l’attenzione riservata alle procedure amministrative consentirà in tempi brevi di attivare una mole consistente di investimenti: gli impegni prevedibili nel primo trimestre 1999 assommeranno a ca. 6.000 mld. e consentiranno di attivare investimenti per ca. 20.000 mld. Il Governo è impegnato a dare piena attuazione alla riforma del sistema di incentivazione pubblica agli investimenti di cui al d. lgs. 123/1998. E’ intenzione del Governo assicurare la stabilità delle condizioni incentivanti alimentando – con periodicità e ripetitività – lo strumento agevolativo dato dalla l. 488/1992 che – entro il primo trimestre 1999 – dovrebbe essere esteso al settore del turismo e – entro il 1999 – al settore del commercio. Nel campo del vincoli amministrativi, l’impegno primario del Governo riguarda, inoltre, la concreta attuazione – e quindi anche il relativo finanziamento ove occorre e, in particolare, nel Mezzogiorno- dello sportello unico delle attività produttive (di cui all’All. 1, 4 e, per alcuni provvedimenti minori, all’All. 5).

36. L’azione del Governo ha già recentemente affrontato anche gli aspetti contributivi. Da un lato la legge finanziaria ha previsto la eliminazione degli oneri impropri che gravano sul costo del lavoro pervenendo ad una riduzione complessiva è pari allo 0,82 per cento. Dall’altro lato, il regolamento governativo sugli insediamenti produttivi ha unificato i vari procedimenti amministrativi in uno solo, istituendo lo sportello unico delle attività produttive, in modo da consentire all’impresa di avere un unico interlocutore cui rivolgersi per ottenere le autorizzazioni alla localizzazione, realizzazione, ampliamento, ristrutturazione e riconversione di impianti produttivi e tempi di rilascio certi e notevolmente più brevi rispetto all’esistente. Ancor più recentemente, è stata varata la riforma della normativa sui centri di assistenza fiscale per le imprese.

37. Ulteriori provvedimenti nelle direzioni accennate appaiono possibili ed urgenti. Alla luce della legge 626/94, il Governo e le parti sociali firmatarie si impegnano, in primo luogo, a rivedere i premi pagati dalle imprese all’Istituto Nazionale per gli Infortuni sul Lavoro anche riconsiderandone gli aspetti settoriali e gestionali .

38. Sul fronte del carico contributivo – premesso che tanto il Governo quanto le parti sociali firmatarie ritengono che in prospettiva vada ridotta la dispersione implicita nell’attuale struttura delle aliquote contributive e delle basi imponibili – la riduzione ulteriore degli oneri sulle retribuzioni richiede che si prenda in considerazione una riduzione del carico contributivo equivalente in tutti i settori dell’economia. In particolare, il Governo e le parti sociali firmatarie concordano sulla opportunità che, con la necessaria gradualità, la riduzione del carico contributivo si realizzi attraverso lo spostamento sulla fiscalità generale di funzioni che afferiscono alla cittadinanza sociale, a partire dalle garanzie di reddito in caso di maternità (rapportate alla retribuzione in godimento) e per seguire con gli assegni al nucleo familiare. La revisione del suddetto istituto dovrà avvenire nel rispetto delle prestazioni oggi assicurate ai lavoratori dipendenti e nel rispetto delle funzioni redistributive da esse esercitate. I provvedimenti attuativi saranno opportunamente concordati con le parti sociali.

39. Il Governo si impegna ad attuare – nell’ordine sopra indicato – questo proposito anche emendando opportunamente il disegno di legge collegato alla finanziaria contenente disposizioni in materia di "investimenti, incentivi all’occupazione, Inail, Enpals e materia previdenziale". Il Governo si impegna altresì all’attuazione dell’art. 2 del decreto legge 67/1997 convertito con l. 135/97. E’ intenzione del Governo fare ricorso, a questo proposito, alle risorse derivanti dall’applicazione dell’art. 8 del disegno di legge collegato alla finanziaria recante disposizioni in materia di “stabilizzazione della finanza pubblica”.

40. Il processo di risanamento della finanza pubblica ha contribuito a far sì che in passato tanto le scelte lavorative quanto quelle imprenditoriali non trovassero incentivi adeguati nella struttura del sistema fiscale. Anche sotto questo profilo i progressi dell’azione di Governo sono stati rilevanti. La recente riforma fiscale italiana costituisce una riforma strutturale di grande rilievo che va nella giusta direzione, come riconosciuto anche in sede internazionale. Essa ha consentito: (i) una rilevante semplificazione; (ii) una maggiore neutralità; (iii) l’avvio della riduzione del carico fiscale delle imprese. La Dit consente la graduale riduzione del prelievo sugli utili dal 37 al 27 per cento in circa dieci anni – e quindi al ritmo di un punto percentuale circa all’anno – anche in presenza di un mix di finanziamento invariato rispetto al passato (ovvero in assenza di aumenti del capitale sociale). Un incentivo ulteriore è previsto nella legge finanziaria per il 1999 la quale prevede che la Dit sia potenziata, il che, a sua volta, consente una rapida riduzione dell’incidenza media effettiva dell’Irpeg, valutabile in circa un punto percentuale all’anno. Nel disegno di legge collegato alla finanziaria recante disposizioni in materia di "perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale", art. 2, una norma di delega provvede infine alla eliminazione degli effetti distorsivi della progressività del prelievo Irpef sul reddito d’impresa delle ditte individuali e delle società di persone, rispetto alle società di capitali.

41. Nel nuovo contesto dell’Unione monetaria sarà inevitabile una graduale convergenza dei sistemi fiscali degli Stati membri. Le parti convengono sul fatto che un certo grado di concorrenza fiscale può risultare opportuno in quanto elemento di flessibilità per l’evoluzione delle legislazioni nazionali. Tuttavia sono anche consapevoli che la concorrenza fiscale dannosa rappresenta una distorsione grave alla concorrenza soprattutto per Paesi, come l’Italia, che presentano un maggior grado di rigidità del bilancio pubblico a causa dell’elevato indebitamento passato; una certa convergenza fiscale in Europa rappresenta un interesse fondamentale per il Paese. Per queste ragioni si ritiene valido il cosiddetto pacchetto Monti. In prospettiva diverrà necessaria una convergenza dei regimi di tassazione delle imprese, pur mantenendo un certo grado di concorrenza fiscale tra gli stati. Si ritiene quindi utile la proposta di stabilire un regime comune di definizione della base imponibile che le imprese possano adottare in alternativa a quelli nazionali, mantenendo la fissazione delle aliquote in capo agli Stati membri.

42. Le parti convengono altresì nel riconoscere che l’evasione fiscale rappresenta tuttora una grave questione nazionale che va affrontata con determinazione. L’evasione costituisce non solo un problema di equità, ma soprattutto un problema di efficienza economica e di alterazione delle condizioni di concorrenza, particolarmente dannose ai fini della competitività complessiva del Paese. Si conviene quindi sulla necessità di contrastarla, con impegno deciso e fattivo da parte del mondo delle imprese. Il Governo, da parte sua, è impegnato a dare attuazione alla restituzione dei proventi della lotta all’evasione sotto forma di riduzione delle imposte dirette, secondo quanto previsto dalla norma contenuta nel collegato alla legge finanziaria per il 1999. Pur valutando positivamente i risultati finora raggiunti, si ritiene che la svolta decisiva possa avvenire sia con l’introduzione a regime degli studi di settore sia, soprattutto, con la riforma del Ministero delle finanze secondo linee di indirizzo che prevedono la riorganizzazione dell’amministrazione finanziaria anche attraverso agenzie.

43. Le parti convengono, infine, sulla opportunità di un rafforzamento della Dit, attraverso una accelerazione della crescita della base verso l’intero patrimonio netto. In particolare le parti concordano sull’opportunità di favorire, con un provvedimento temporaneo, gli investimenti in macchinari e impianti.

44. E’, infine, intenzione del Governo valutare i tempi ed i modi di attuazione di provvedimenti settoriali di rilancio, con particolare riferimento al settore del commercio.

45. Sul fronte degli incentivi al lavoro si conviene sull’importanza di ridurre il cuneo fiscale, operando prioritariamente sulla riduzione dell’aliquota del secondo scaglione dell’Irpef e sulle detrazioni sul lavoro, utilizzando le risorse rivenienti dall’attuazione della delega di cui all’art. 1 del disegno di legge collegato alla finanziaria recante disposizioni in materia di "perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale”, e cioè facendo ricorso al recupero dell’evasione.

46. Il nuovo ambiente economico richiede infine che, tanto per i lavoratori quanto per le imprese, si ridefinisca la natura della rete di tutele e di garanzie, irrobustendole. Per quanto riguarda i primi, forme nuove di tutela sono necessarie per rispondere ai rischi di esclusione. Affermando, in primo luogo, il diritto alla reimpiegabilità (e, quindi, ad una formazione efficace, per la quale si rinvia a quanto detto in precedenza). Ridefinendo, poi, alcuni istituti dello stato sociale, (fra cui il sistema degli ammortizzatori sociali cui si è accennato). Creando i canali efficaci di rappresentanza e di partecipazione cui si è già fatto cenno. Riaffermando il diritto alla dignità del lavoratore.

47. Per quanto riguarda, invece, il mondo delle imprese, esse vanno tutelate non già "dal" mercato, com’è successo fin troppo spesso in passato, ma "nel" mercato come ancora troppo poco accade oggi. Le parti sociali condividono e sostengono l’obiettivo governativo di una piena apertura dei mercati e, quando necessario, di una loro regolamentazione in quanto elemento essenziale per garantire una presenza di rilievo dell’Italia in Europa. Così come esse fanno propria la indicazione governativa secondo la quale sono le imprese – le grandi così come le piccole e medie imprese e le imprese artigiane e commerciali – il "motore primo" dell’occupazione.

48. Contestualmente, il Governo si impegna, da un lato, a promuovere e valorizzare il sistema italiano della certificazione e della qualità la cui adeguatezza costituisce ormai un elemento di certificazione importante nella concorrenza con i sistemi di altri paesi. Dall’altro, a garantire la sicurezza e la certezza del diritto delle imprese su tutto il territorio nazionale secondo le linee di cui all’All. 6.

Roma, 22 dicembre 1998

Allegato 1: Semplificazioni procedurali e progetti speciali
per le Pubbliche amministrazioni

1. Misure di semplificazione in corso

1.1 I regolamenti di semplificazione dei procedimenti previsti dalla Legge n. 59/1997 e n. 191/98 e l’osservatorio sulle semplificazioni. Le leggi-delega sulla riforma dell’amministrazione (59/97 e 191/98) hanno, tra l’altro, autorizzato il Governo a delegificare e semplificare con regolamento un vasto elenco di procedimenti amministrativi. Si tratta di 122 procedimenti, contenuti in oltre 400 provvedimenti normativi. Ad essi il disegno di legge di semplificazione annuale 1998 (cd. Bassanini-quater) aggiunge altri 61 procedimenti. Le norme di semplificazione e sburocratizzazione, che così possono essere introdotte, produrranno effetti positivi sul sistema economico e sulla accelerazione degli investimenti pubblici, riducendo altresì i costi burocratici per cittadini e imprese. Il Governo intende imprimere una forte accelerazione al lavoro di predisposizione dei regolamenti di semplificazione dei procedimenti amministrativi in questione (solo 21 di questi sono stati approvati in via definitiva). Tale lavoro sarà effettuato anche attraverso una struttura dedicata per la delegificazione, la semplificazione e la valutazione dell’impatto della regolamentazione, istituita presso la Presidenza del Consiglio, alla quale potranno essere chiamati a partecipare rappresentanti degli Enti locali interessati designati dalla Conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali. Sarà attivato un Osservatorio sulle semplificazioni per verificare l’effettivo grado di attuazione del lavoro di sburocratizzazione, analizzare eventuali ostacoli di tipo organizzativo (impatto amministrativo) e valutare l’efficacia delle semplificazioni già approvate avuto riguardo alla loro capacità di ridurre gli oneri burocratici (impatto sugli utenti), sulla base di metodologie (compliance cost assessment) da sperimentare nell’ambito della attività di analisi di impatto della regolamentazione (v. infra). Dell’Osservatorio saranno chiamati a far parte rappresentanti delle parti sociali, anche allo scopo di sottoporre ad eventuale revisione, sulla base dell’esperienza, i regolamenti già approvati (v. infra).Infine, per accelerare ulteriormente il processo di delegificazione e semplificazione, il Governo ha presentato un emendamento al disegno di legge annuale sopra citato (Bassanini-quater) per ridurre i termini della vacatio legis dei regolamenti di semplificazione da 60 a 15 giorni.

1.2 Lo sportello unico per le attività produttive. Il regolamento di semplificazione dal quale si attende il maggior impatto sul sistema delle attività produttive è quello sul c.d. “sportello unico”. Il regolamento, già approvato dal Consiglio dei Ministri, unifica tutti i procedimenti relativi alle localizzazioni, realizzazione, ampliamento, riconversione, messa in esercizio di tutti gli impianti produttivi, inclusi quelli commerciali, e ivi compresa la valutazione di impatto ambientale, e la eventuale modificazione di strumenti urbanistici.
Saranno attivate da subito tutte le azioni necessarie ad assicurare la piena operatività degli sportelli unici fin dall’entrata in vigore del regolamento (approvato definitivamente il 16 ottobre 1998 , ora alla registrazione della Corte dei conti, entrera’ in vigore presumibilmente in febbraio o marzo prossimo).
A tale scopo, sono stati già avviati alcuni progetti del Formez di formazione del personale degli sportelli unici, e si istituirà uno strumento nazionale di raccordo delle iniziative volte a promuovere la realizzazione degli sportelli, che sia in grado di fornire assistenza alle amministrazioni locali nella loro fase di progettazione e implementazione (“come” deve essere fatto, “dove” e con “chi”). Tale iniziativa dovrà attivare il pieno coinvolgimento di soggetti pubblici (Camere di commercio, associazioni di comuni e loro organismi strumentali) e privati (associazioni di categoria, istituti di ricerca e formazione) ad accelerare l’avvio della sperimentazione, a partire dai territori interessati a patti territoriali e contratti d’area. L’Osservatorio sulle semplificazioni, di cui al paragrafo 1.2., valuterà inoltre, entro il 30 settembre 1999, le eventuali correzioni ed integrazioni da apportare al regolamento sullo sportello unico, sulla base delle prime esperienze.

1.3 La semplificazione della documentazione amministrativa. Il Dipartimento della funzione pubblica ha approvato, nel mese di ottobre 1998, un progetto finalizzato attraverso il quale si procederà a:
· fornire un supporto iniziale all’applicazione delle nuove norme anche prima dell’entrata in vigore del regolamento n.403/1998 (che avverrà a fine febbraio 1999);
· costituire una unità centrale e una rete di osservatori pilota a livello locale, dedicati alle attività di monitoraggio e di sostegno dell’attuazione delle innovazioni normative;
· predisporre e realizzare manuali di istruzioni per l’uso rivolti al personale delle pubbliche amministrazioni;
· attivare anche in collaborazione con le parti sociali e le organizzazioni sindacali di categoria diversi strumenti di comunicazione e di diffusione (sportelli rivolti alle amministrazioni e agli utenti, banche dati, sito Internet, seminari);
· predisporre rapporti periodici sullo stato di attuazione delle nuove norme, sul sostegno e la diffusione a livello sia nazionale che locale.

2. I nuovi sviluppi del processo di semplificazione

2.1 L’analisi dell’impatto della regolamentazione e la valutazione degli effetti della semplificazione. Il governo italiano alla stregua di altri paesi, ha proposto con il disegno di legge annuale di semplificazione 1998 l’introduzione dell’analisi di impatto della regolamentazione (A.I.R.), che comprende altresì la valutazione degli effetti della semplificazione. L’A.I.R., secondo le esperienze straniere già consolidate (Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Finlandia, Unione Europea, Messico ecc.), si baserà sulla misurazione e valutazione economica degli effetti delle regole in termini di costi sopportati dai privati (cittadini e imprese) e dalle stesse amministrazioni. Questo tipo di valutazione potrà essere sia preventiva con riferimento alle nuove regole che si intende adottare, sia successiva con riguardo alle regole già vigenti.

2.2 La cabina di ascolto degli utenti. La proposta nasce dalla necessità di coinvolgere le rappresentanze delle parti sociali e gli utenti nella valutazione dell’impatto delle regolamentazioni e delle semplificazioni. Di conseguenza, nei prossimi mesi saranno attivate procedure codificate di consultazione e di partecipazione degli utenti come singoli o organismi esponenziali. In particolare, sarà attivato un Registro delle formalità, disponibile anche su Internet, aggiornato periodicamente e parzialmente interattivo, nel quale saranno inseriti tutte gli adempimenti burocratici a carico delle imprese derivanti dalle procedure amministrative. In tal modo le rappresentanze delle parti sociali e le imprese potranno far pervenire le loro osservazioni su tali formalità e le proposte di semplificazione, revisione o eliminazione delle regolamentazioni esistenti.

2.3 La conferenza di servizi. Al fine di superare difficoltà interpretative e lentezze applicative, si rende necessaria una riscrittura organica di tutta la disciplina, riformulando gli articoli 14, 14 bis, 14 ter e 14 quater della legge n. 241 del 1990, in modo da dare maggiori certezze alle amministrazioni pubbliche e ai privati. Certezze, in primo luogo, sulla rappresentatività dei partecipanti alla conferenza, sulla conclusione dei procedimenti e sulla loro durata; in secondo luogo sulle condizioni da soddisfare per ottenere le autorizzazioni richieste. In tale prospettiva si dovrà prevedere che le amministrazioni si esprimano nella conferenza per mezzo di un rappresentante che disponga dei poteri loro spettanti in relazione all’oggetto del procedimento. Saranno in ogni caso previste procedure (estensione del principio maggioritario, obbligo dell’amministrazione dissenziente di formulare le modifiche progettuali richieste, ecc.) che assicurino la conclusione del procedimento con decisioni formali entro termini brevi e certi.
Infine è necessario prevedere che la conferenza dei servizi possa esprimersi già sul progetto preliminare, al fine di verificare le condizioni e le prescrizioni da imporre, e che le indicazioni fornite in tale sede siano vincolanti (anche se con qualche possibilità di adeguamento in sede di pronuncia definitiva): esse potranno dunque essere modificate solo motivando in relazione a significativi elementi nuovi emersi nella fase successiva della procedura. Ciò anche in relazione alla valutazione di impatto ambientale.

2.4 La privatizzazione delle procedure contabili. Fermo restando l’obbligo di osservare i principi generali delle procedure concorsuali per la scelta del privato contraente e nel rispetto del vigente sistema dei controlli successivi sulla gestione, si propone di introdurre, nelle procedure amministrativo-contabili relative ad attività ricadenti in aree per le quali si ipotizzano azioni di intervento per lo sviluppo, regole e procedure di tipo privatistico dettate dal Codice Civile e recepite dagli Ordini dei commercialisti e dei ragionieri.

2.5. Appalti pubblici. Nella disciplina del mercato degli appalti pubblici e delle concessioni, il Governo intende assicurare il rispetto delle norme definite dai contratti collettivi nazionali di lavoro e la corretta applicazione delle regole che escludono i fenomeni distorsivi derivanti dall’applicazione del criterio del massimo ribasso che, in questi settori, va a detrimento della qualità e finisce per favorire il lavoro nero e il sommerso.

2.6 Il miglioramento delle procedure previste dal decreto “sblocca-cantieri” (art.13, legge n.135/97). Il riavvio dei cantieri deve essere migliorato mediante una maggior esplicitazione dei poteri dei commissari, delle procedure di monitoraggio e controllo del loro operato nonché della sede e delle modalità di verifica e confronto sull’operato degli stessi nonché sull’efficacia degli interventi garantendo in tal caso i necessari momenti di confronto con le forze sociali; una esplicitazione di tali aspetti deve anche garantire le disponibilità di finanziamento, nonché la opportunità di assegnare copertura finanziaria al completamento solo di quelle opere che risultino ancora utili. In alcuni casi è emersa la necessità di apportare varianti alle opere e, per finanziare la progettazione delle perizie di variante, si deve prevedere la costituzione di un Fondo, a valere su quota parte delle risorse della legge 208/98, dal quale i commissari possano effettuare prelevamenti allo scopo.

3. Misure di informatizzazione delle pubbliche amministrazioni

3.1 La rete unitaria. La rete unitaria costituisce una struttura omogenea che, pur nel rispetto dell’indipendenza di ogni singola amministrazione, ottimizza e razionalizza i servizi telematici offrendo, contemporaneamente, nuove capacità di interoperabilità e cooperazione applicativa fra le amministrazioni pubbliche, le quali potranno proporsi verso la collettività come centro unitario erogatore di prestazioni amministrative. Entro il 2000 saranno realizzati alcuni grandi progetti volti a utilizzare le tecnologie messe a disposizione dalla Rete unitaria:
· il sistema informativo unitario della Pubblica Amministrazione;
· il sistema di gestione dei flussi di documenti;
· il sistema di controllo della qualità;
· il sistema di informatizzazione delle anagrafi e dei registri pubblici;
· il sistema degli incassi e dei pagamenti pubblici.
Entro il gennaio 1999, con l’approvazione del regolamento tecnico sulla firma digitale, verrà data esecutività alle disposizioni della Bassanini-uno sulla piena validità giuridica degli atti e dei contratti firmati con mezzi informatici. Un progetto speciale consentirà di anticipare la realizzazione della Rete unitaria della Pubblica amministrazione nel Mezzogiorno. Saranno previsti, previa consultazione con le parti sociali, progetti sperimentali di telelavoro nelle amministrazioni pubbliche, utilizzando la rete unitaria, in modo da ridurre le esigenze di mobilità territoriale derivanti dalla non ottimale distribuzione del personale pubblico sul territorio nazionale.

3.2 Il protocollo informatizzato. Le pubbliche amministrazioni e, in particolare, il comparto centrale, dovranno – entro il 31 marzo 1999 – introdurre nei piani di sviluppo dei sistemi informativi progetti per la realizzazione di sistemi di protocollo informatico, mentre – entro il 31 dicembre 1999 – dovranno predisporre appositi progetti esecutivi per la sostituzione dei registri di protocollo cartacei con sistemi informatici. Dovranno, inoltre, introdurre gradualmente sistemi di gestione informatica dei documenti con notevoli ricadute positive sull’accelerazione delle procedure e sull’efficienza delle amministrazioni.

3.3 "Un computer in Comune", ovvero un’ipotesi per il sostegno telematico nei piccoli comuni del Mezzogiorno. Il progetto prevede la fornitura di un "kit" di hardware, software e formazione di base ad ogni comune del Mezzogiorno, per il quale se ne rilevi la necessità, in modo da attivare su tutto il territorio i servizi informatici di base: word processing, posta elettronica, collegamento ad internet. Ipotizzando un costo unitario per intervento in un comune pari a 10 milioni di lire per la tecnologia cui occorre sommare il supporto per la formazione e l’assistenza iniziale, si è calcolato che con un impegno finanziario molto contenuto, pari a 20 miliardi di lire, si potrebbero raggiungere i requisiti minimi d’informatizzazione per la quasi totalità dei comuni del Mezzogiorno. Sono da prevedere, inoltre, interventi per la migrazione degli applicativi già in uso e/o l’adattamento alla nuova piattaforma.

3.4 La carta d’identità elettronico-magnetica. Il Governo si impegna ad adottare – entro il primo trimestre del 1999 – i provvedimenti normativi previsti dalla l. 191/1998 (cd. Bassanini-ter) per l’introduzione in tutto il territorio nazionale della carta d’identità elettronico-magnetica. Essa:
· avrà la forma di una normale carta di credito munita di fotografia e sostituirà il documento,
· consentirà ai cittadini e alle imprese di accedere ai servizi delle Pubbliche amministrazioni senza recarsi fisicamente presso le loro sedi,
· conterrà aree di memoria utilizzabilii dalle amministrazioni comunali per offrire ulteriori servizi ai cittadini anche di futura progettazione,
· offrirà interessanti opportunità di mercato per le imprese che costruiscono i supporti materiali della nuova carta d’identità e per le società che operano nel campo dei software applicativi delle carte dei servizi.

Allegato 2: La programmazione dei fondi strutturali 2000- 2006

L“accelerazione e la riqualificazione degli investimenti pubblici, che costituiscono requisito indispensabile di una nuova politica di sviluppo, trovano occasione forte di promozione nella programmazione dei Fondi strutturali comunitari 2000-2006. Tale programmazione deve essere improntata a una decisa responsabilizzazione dei livelli decentrati di governo, da realizzare attraverso un ruolo centrale delle Regioni e un forte partenariato con le Autonomie locali e con le parti economiche e sociali.

Al fine di avviare la sollecita attivazione dal 1° gennaio 2000 di questi fondi, entro luglio 1999 dovrà essere presentato all’Unione Europea per le Regioni obiettivo 1 un Piano Globale di Sviluppo assieme a Programmi operativi per ogni Regione e a eventuali “Programmi operativi di stretta valenza nazionale”. Inoltre, dovranno essere presentati i documenti di programmazione relativi agli obiettivi 2 e 3.

Secondo le indicazioni dell’Unione Europea, tali programmi operativi dovranno contenere l’indicazione degli “assi prioritari” del programma e dei loro obiettivi quantitativi e, per ogni asse, una descrizione delle misure che si intendono prendere per attuarlo e una previsione del piano di finanziamento (comunitario, pubblico nazionale e privato).

Al fine di conseguire questi risultati è necessario in primo luogo rivedere le procedure amministrative1 Nelle direzioni sintetizzate di seguito.

Semplificazione delle procedure di attuazione ai fini di una maggiore efficienza, con particolare riferimento agli aspetti seguenti. (i) Approvazione dei programmi operativi da parte delle Regioni. Fra i nodi procedurali del processo di programmazione delle politiche di sviluppo, particolare rilievo ha l’intreccio e il sovrapporsi delle procedure dei programmi comunitari con quelle dei programmi ordinari. Occorre fare chiarezza nella definizione di quali siano gli strumenti e i documenti nei quali si esplica la funzione di programmazione e di indirizzo strategico della politica di sviluppo regionale (il cui esercizio è competenza dell’organismo rappresentativo della comunità regionale, vale a dire il Consiglio Regionale) e quali siano, invece, gli strumenti (i documenti, gli atti, le decisioni) operativi di attuazione della programmazione regionale (dunque di competenza dell’esecutivo, vale a dire della Giunta regionale). E’ opportuna, nel più assoluto rispetto di competenze e prerogative istituzionali, una forte semplificazione del processo decisionale regionale. Questo, attraverso una maggiore distinzione fra strumenti di programmazione e di indirizzo (di competenza del Consiglio regionale) e strumenti di attuazione della programmazione (di competenza dell’esecutivo). (ii) Recepimento delle “Bassanini” a livello regionale. Particolare attenzione va posta, con riferimento al settore degli aiuti alle imprese e dei servizi al sistema produttivo, alle modalità di decentramento da parte delle Regioni a enti sub-regionali. (iii) Semplificazione delle procedure di attuazione delle opere. I tempi di attivazione particolarmente stringenti della programmazione comunitaria 2000-2006 richiedono di dare pronta attuazione alle semplificazioni procedurali già previste e di attuazione di nuove specie di semplificazione con riferimento ai tempi di aggiudicazione dei lavori e di individuazione dei beneficiari. (iv) Assistenza tecnica e strutture interne. Un migliore e più intenso utilizzo di servizi di assistenza tecnica alla programmazione e progettazione da parte delle Amministrazioni che gestiscono gli interventi richiede che esse rafforzino parallelamente anche le proprie strutture tecniche interne per “guidare” tali assistenze e per evitare qualsiasi rischio di sostituzione dell’amministrazione pubblica.
Rafforzamento della valutazione e del monitoraggio. Per migliorare e dare maggiore qualità ed efficienza al processo di programmazione dei fondi strutturali occorre fare crescente ricorso alle tecniche e agli strumenti di selezione, gestione e attuazione dei programmi. La valutazione è lo strumento adottato nel processo di programmazione per pervenire alla selezione delle scelte prioritarie. La correttezza, l’efficacia e la tempestività della valutazione (ex ante) costituiscono elemento decisivo nel garantire la qualità della strategia di sviluppo. Il rafforzamento della valutazione, realizzato attraverso l’enfasi data agli studi di fattibilità nel processo di programmazione 2000-2006, è coerente con il fatto che il primo confronto sulle idee-programma avvenga proprio a partire dalla identificazione degli obiettivi di sviluppo, dei benefici e dei beneficiari degli interventi proposti. E’ anche premessa indispensabile perché l’analisi continua (valutazione in itinere) dei risultati che via si raggiungono (rilevati attraverso il monitoraggio) possa divenire strumento di aggiornamento e revisione consapevole delle scelte e delle linee di intervento in cui tale strategia, negli anni, si sostanzia. Migliorare e diffondere le tecniche di monitoraggio e di valutazione sono obiettivi funzionali al miglioramento del sistema di sorveglianza del programma; al conseguimento di livelli di trasparenza e di conoscenza sulla fase attuativa coerenti con l’esigenza di un effettiva partecipazione; alla qualificazione e alla specializzazione delle professionalità che, all’interno della pubblica amministrazione, operano nel quadro del processo di programmazione e attuazione dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali. Si propone di avviare subito un sistema nazionale di valutazione, una rete di sistemi autonomi di valutazione fra loro collegati da una unitarietà di riferimenti metodologici flessibili e aperti. La creazione di unità di valutazione e monitoraggio prevista dal collegato procedurale in corso di approvazione va in questa direzione.
Unificazione e razionalizzazione della programmazione finanziaria. Ipotesi di razionalizzazione e semplificazione vanno studiate e sperimentate per quanto riguarda il complesso sistema dei flussi e circuiti finanziari che sono alla base del processo di programmazione dei fondi strutturali. La coesistenza di diverse fonti di finanziamento con modalità di gestione diverse e in qualche caso conflittuali rende oggi più complesse e farraginose le procedure di attuazione dei programmi cofinanziati con risorse comunitarie e costituisce pertanto un ulteriore elemento di riflessione e di analisi in un’ottica di miglioramento del processo di programmazione da impostare. In particolare, alle esigenze di unitarietà finanziaria potrà concorrere l’istituzione ora in atto (A.C. 5266) di una apposita unità previsionale di base per il finanziamento delle Intese. Da subito si potrà prevedere, in ciascun stato di previsione della spesa in conto capitale, l’istituzione di un unico fondo cui affluiscono le risorse provenienti delle autorizzazioni di spesa iscritte nel medesimo stato di previsione. Nelle Regioni dove non avvenga già si potrà semplificare la struttura di bilancio evitando l’articolazione del bilancio su una pluralità di capitali a livello di misura. Progressi dovranno infine essere realizzati nella tempestiva disponibilità dei fondi, sia di competenza – estendendo ai bilanci regionali la facoltà di assumere impegni pluriennali – sia di cassa.
Una metodologia trasparente per la zonizzazione. Nonostante la natura non definitiva della proposta di Regolamento è possibile e utile già ora impostare una metodologia per l’identificazione delle aree non obiettivo 1 che potranno essere ammesse agli interventi dell’obiettivo 2. A tale riguardo è in corso di identificazione, a un livello di disaggregazione sub-provinciale di sotto-sistemi locali di lavoro, una procedura tale da assicurare piena trasparenza ed efficacia alla concertazione che dovrà avere luogo fra le Regioni per la ripartizione della quota di popolazione ammissibile. Una volta nota per ogni Regione la popolazione ammissibile, la precisa identificazione delle aree all’interno di ogni Regione potrà poi essere compiuta da ogni Regione integrando la procedura nazionale con criteri ad hoc e trasparenti che consentano una migliore integrazione degli interventi con i fondi strutturali con la programmazione regionale.
secondo quanto prefigurato nel documento “Cento idee per lo sviluppo” discusso nel recente seminario di Catania. La suddetta revisione rientra nelle attribuzioni delle istituzioni competenti, segnatamente delle Regioni. Il Governo si impegna a utilizzare gli strumenti disponibili di incentivazione e di coordinamento dei fondi al fine di consentire il conseguimento di questi risultati.

E’ anche necessario, sempre in base alle linee indicate nel suddetto documento, definire schemi efficaci per la valutazione ex ante, in itinere ed ex post degli interventi (schemi alla cui predisposizione lavorerà nei prossimi mesi il Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione (DPS) del Ministero del Tesoro, Bilancio e programmazione economica). Tali schemi saranno oggetto di confronto con le altre Amministrazioni e con le parti economiche e sociali.

E’ quindi necessario identificare metodi e condizioni per favorire la partecipazione di privati al finanziamento e alla gestione dei progetti di intervento. A tale proposito si dovrà realizzare un coinvolgimento della Banca Europea degli Investimenti (BEI) sin dalle prime fasi del processo di programmazione dei fondi. Questo risultato potrà essere conseguito con il contributo dei Ministeri dei Lavori Pubblici e del Tesoro nell’ambito dell’attivazione dell’Unità per la promozione della finanza di progetto.

E’ inoltre necessario costruire un sistema informativo adeguato a) sui progetti e sul loro ciclo di attuazione, e b) sui “fabbisogni” di investimento, opportunamente misurati in base alla quantità e qualità dei servizi necessari e forniti. La richiesta della delibera Cipe di tenere conto esplicitamente, all’atto dell’assegnazione delle risorse alle regioni, di parametri attraverso cui rappresentare il diverso ritardo infrastrutturale e il diverso livello di benessere di ciascuna di esse, al fine di favorire le regioni più svantaggiate, trova – alla luce dello stato delle conoscenze – negli indicatori individuati dalla stessa delibera (popolazione, reddito pro capite, disoccupazione, stock infrastrutturale disponibile) una soluzione rapida e accettabile, pur se non ottimale, ma che potrebbe essere migliorata in vista delle future ripartizioni. Si vuole fare riferimento, ad esempio, alla possibilità di misurare il benessere regionale direttamente con riguardo al profilo del “consumo” anziché utilizzando la proxy del “reddito”, così come all’introduzione di parametri in grado di cogliere direttamente l’entità e la qualità dei servizi infrastrutturali (anche nei risvolti ambientali in senso stretto e in senso lato) anziché fare riferimento alla nozione di stock di infrastrutture, di difficile trattazione essendo relativa a settori fra loro di fatto non commensurabili. La Conferenza Stato-Regioni, anche al fine di attrezzarsi per tempo per future ripartizioni e per il QCS 2000-2006, potrebbe procedere alla costituzione di un Gruppo tecnico cui demandare l’elaborazione di nuovi parametri volti a misurare sia il benessere con indicatori diversi dal reddito pro capite, sia le carenze di servizi riconducibili a deficit infrastrutturali, a cui porre in relazione i futuri stanziamenti. Il Dipartimento per le politiche di sviluppo e di coesione è eventualmente pronto a contribuire a tale gruppo attraverso l’Unità di valutazione per la costruzione di nuove metodologie sia sul versante dell’individuazione di parametri più efficaci nel rappresentare la domanda a cui le infrastrutture esistenti e programmate intendono dare risposta, sia nel tradurre questi elementi in una procedura perequativa nella distribuzione alle regioni delle risorse a tale scopo destinate.

In secondo luogo, in base alla delibera Cipe (punto 5.2) saranno predisposti da parte del Comitato gli schemi di rilevazione dei dati relativi alle iniziative avviate nelle aree depresse. Inoltre, si procederà ad un monitoraggio rigoroso delle iniziative infrastrutturali avviate nelle aree depresse, al fine di disporre di un quadro esaustivo che consenta una più efficiente allocazione delle risorse, che parta dalla presa d’atto di una situazione assai critica di carenza nella raccolta e nella trattazione delle informazioni relative agli interventi infrastrutturali e degli investimenti pubblici in genere. Carenza rilevabile in particolare in merito alla distribuzione territoriale, allo stato di attuazione, alle fonti di finanziamento ed al patrimonio progettuale disponibile, cui è d’obbligo dare risposta in modo non occasionale ma permanente, pervenendo alla costituzione di una banca dati degli interventi infrastrutturali riferita a tutto il territorio nazionale, da aggiornare in tempo reale o, perlomeno, con elevata frequenza. La necessità di dotare le Amministrazioni centrali e regionali di un unico supporto informativo aggiornato e aggiornabile, utilizzabile per il monitoraggio e la programmazione degli interventi infrastrutturali, può trovare uno strumento adeguato nella proposta operativa per la costruzione del “Catasto delle opere pubbliche”. Si concorda pertanto con l’ipotesi già maturata presso la Conferenza Stato-Regioni di procedere alla messa a punto della proposta. Ad essa le Amministrazioni daranno pieno contributo. Per quanto concerne il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione, il contributo potrà venire dal SINIT che gestisce da tempo un prototipo sulla base dei dati relativi a circa 50.000 progetti dell’intervento straordinario per il Mezzogiorno che può essere suscettibile di rapida attuazione.

I risultati sopra-indicati richiedono anche che prosegua subito, tanto a livello regionale che nazionale, il vaglio e la selezione delle idee-programma avviato con il suddetto documento e durante i lavori di Catania, al fine di identificare strategie, obiettivi e programmi da includere nei Programmi operativi da sottoporre alla valutazione europea.

Tale attività di selezione delle idee-programma potrà essere avviata attraverso la rapida attuazione di due sistemi di tavoli di programmazione: a livello nazionale e a livello regionale, entrambi caratterizzati da una immediata attivazione del partenariato istituzionale ed economico-sociale previsto dalla proposta di Regolamento comunitario (che raccolga le Autonomie locali, le associazioni imprenditoriali e sindacali, associazioni rappresentative di interessi ambientali, delle pari opportunità e del terzo settore).

Per conseguire il risultato del luglio 1999, è utile prevedere una fase preliminare di lavoro, fino a metà marzo 1999, durante la quale i due sistemi di tavoli lavorino in modo sostanzialmente separato. Sulla base di rapporti interinali presentati entro quella scadenza si potrà quindi realizzare una “fusione” dei tavoli che consenta di proseguire il lavoro nei successivi 4 mesi. Lo schema dei Rapporti interinali sarà comune a tutti i tavoli, secondo linee metodologiche che verranno predisposte entro la metà di gennaio dal DPS.

Già in questa prima fase di programmazione sarà utile impostare linee di azione integrate fra i diversi fondi in cui le risorse comunitarie si articolano. In particolare, lo strumento delle politiche del lavoro dovrà essere impiegato per garantire che le diverse strategie di sviluppo si traducano anche in miglioramenti sensibili dei livelli e della qualità dell’occupazione.

Con riguardo ai tavoli regionali, essi dovranno essere attivati in ogni regione da iniziative di confronto programmatico ampio, simili a quella svoltasi a Catania, nelle quali, anche a partire dalla scheda preliminare predisposta per il documento “Cento idee” e delle proposte rappresentate a Catania e in altre sedi dalle altre Istituzioni, si realizzi un confronto amplio con le Autonomie locali, le associazioni imprenditoriali e sindacali, e le altre parti sociali rappresentative di interessi rilevanti.

A tale confronto dovrà accompagnarsi la costituzione formale di un “Comitato regionale” con la partecipazione delle suddette parti, nel rispetto di regole minime di partenariato da stabilire in modo concorde con il DPS, così da soddisfare sin dall’inizio i requisiti richiesti dall’Unione europea per potere poi approvare i piani operativi. Le modalità di partenariato che ogni Regione realizzerà terranno conto del suo peculiare assetto istituzionale e delle prassi già in essere. Forme particolarmente avanzate di partenariato che siano estese anche alla fase di attuazione dei programmi, ad esempio attraverso modalità di scelta delle priorità che tengano efficacemente conto delle idee progettuali delle Amministrazioni locali, potranno essere incentivate prevedendo meccanismi premianti nella ripartizione delle risorse finanziarie fra regioni (coerentemente con gli orientamenti presentati nel documento “Cento idee” e discussi a Catania, di attribuire le risorse, in parte secondo i criteri prestabiliti che assicurino certezza di finanza, in parte secondo premi di merito relativi alla qualità del processo di programmazione).

Entro metà marzo 1999, anche sulla base degli impegni che vanno maturando all’interno delle Intese istituzionali di programma circa l’impiego delle risorse statali ordinarie per le priorità della regione, ogni Regione redigerà e farà approvare dal proprio Comitato un Rapporto interinale regionale che contenga indicazioni di massima circa: gli obiettivi da conseguire (rappresentati in modo quantitativo) e le linee di intervento prioritarie per conseguirli (con un’indicazione di massima del loro costo); le questioni di assetto istituzionale e procedurale da risolvere per conseguirli; le informazioni da raccogliere per valutare l’effettiva conseguibilità degli obiettivi; il metodo con cui si intende proseguire l’attività di selezione dei programmi nei successivi 4 mesi.

Con riguardo al Tavolo nazionale, esso verrà attivato attorno ai temi prioritari nazionali che congiuntamente emergono dai lavori e dal dibattito tenutosi nelle sessioni del Seminario. Appena concordati questi temi, per ognuno di essi verrà individuata, nell’appropriata sede istituzionale, una Amministrazione centrale “pilota”. La Direzione generale o il Dipartimento competente individuato da tale Amministrazione, assieme alle Direzioni generali o Dipartimenti individuati dalle altre Amministrazioni che possono portare contributi sul tema, e avvalendosi di altre strutture pubbliche e di esperti, concluderà entro metà marzo 1999 una prima istruttoria con la stesura, per le aree dell’obiettivo 1, un “Rapporto interinale settoriale”.

Ogni rapporto dovrà contenere indicazioni di massima circa gli obiettivi da conseguire in quel settore (rappresentati in modo quantitativo) e le linee di intervento prioritarie per conseguirli (con un’indicazione di massima del loro costo); le questioni di assetto istituzionale da risolvere per conseguirlo; le informazioni da raccogliere per valutare la effettiva conseguibilità dell’obiettivo. Al fine di assicurare la centralità del ruolo delle Regioni nella programmazione, ogni rapporto dovrà anche contenere, anche sulla base dei criteri di efficacia proposti nel capitolo II (§ 3.3) del documento “Cento idee”, una valutazione circa la “regionalizzabilità” degli interventi necessari a conseguire l’obiettivo. Dovrà quindi formulare una proposta motivata circa l’opportunità che le misure di intervento pubblico con i fondi strutturali relative al settore in oggetto appartengano a una delle tre seguenti categorie:

· misure gestite dalle singole Regioni senza contributo di coordinamento o assistenza tecnici di un’amministrazione o istituzione centrale (misure di stretta valenza regionale);
· misure gestite dalle singole Regioni con il contributo di coordinamento o assistenza tecnici di un’amministrazione o istituzione centrale (misure regionali con referente nazionale);
· misure che sia necessario gestire in modo centralizzato (misure di stretta valenza nazionale).

L’insieme delle Amministrazioni centrali pilota darà vita a un “Comitato nazionale”, assieme al Ministero del Tesoro (DPS) e con la partecipazione delle parti economiche e sociali, analogamente a quanto previsto per le singole Regioni: queste parti possono partecipare anche ai singoli tavoli settoriali. Al Comitato partecipano anche rappresentanti delle Regioni e delle Autonomie locali.

Sulla base dei Rapporti interinali redatti dai due gruppi di tavoli si potrà avviare a marzo, con una integrazione dei livelli di coordinamento, la fase seconda del processo di programmazione, che dovrà condurre entro luglio alla presentazione dei documenti di programmazione alla Commissione.

Per quanto riguarda le aree dell’obiettivo 1, l’integrazione fra i due livelli richiederà:

· una valutazione nazionale dell’adeguatezza e congruenza interna dei singoli Rapporti interinali regionali;
· una valutazione delle Regioni e dei Comitati regionali delle proposte contenute nei Rapporti interinali settoriali.

Le Amministrazioni centrali e le parti economiche e sociali si impegnano a definire, entro la data di entrata in vigore dei nuovi regolamenti dei fondi strutturali, un modello stabile di partenariato sociale sui fondi stessi, con sede e modalità di partecipazione attiva in tutte le fasi di programmazione, attuazione, monitoraggio (sia fisico che finanziario), sorveglianza e valutazione dei documenti di programmazione e delle varie forme di intervento. Lo stesso modello verrà proposto per l’attuazione del partenariato sociale a livello regionale.

Allegato 3: Gli interventi nel campo del sistema integrato
di istruzione, formazione e ricerca

Premessa

Il Governo si impegna a presentare prima del Documento di Programmazione Economico-finanziaria 2000-2002 un Piano pluriennale (Master Plan) delle attività, dei tempi e delle risorse necessarie a realizzare gli obiettivi di riforma e modernizzazione del sistema dell’istruzione, della formazione professionale e della ricerca, in una logica di sviluppo e di governo integrato del sistema.

Al fine di assicurare il costante coordinamento delle iniziative volte alla realizzazione di tali obbiettivi, sarà istituito presso la Presidenza del Consiglio – entro il gennaio del 1999 – un comitato con la partecipazione dei Ministeri interessati, della Conferenza Stato-Regioni e delle parti sociali. Comitati con le stesse finalità saranno istituiti a livello regionale.

1. Obbligo di frequenza ad attività formative

Il Governo, al fine di potenziare la crescita culturale e professionale dei giovani, si impegna a istituire, con una norma da inserire nel collegato alla Legge Finanziaria 1999 recante disposizioni in materia di "investimenti, incentivi all’occupazione, Inail, Enpals e materia previdenziale”, l’obbligo di frequenza ad attività formative fino a 18 anni. Tale obbligo può essere assolto in modo integrato:
- nell’ambito del sistema di istruzione scolastica;
- nell’ambito del sistema di formazione professionale di competenza regionale, all’interno di strutture accreditate ai sensi dell’art. 17 della legge 196/97;
- nell’ambito dei percorsi di apprendistato, come disciplinato dall’art. 16 della L. 196/97.

Le competenze acquisite mediante la partecipazione alle attività formative saranno certificate secondo quanto stabilito all’art. 15 del Regolamento attuativo della L.196/97, e avranno valore di crediti formativi secondo quanto previsto all’art. 16 del medesimo Regolamento.

Il Governo, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni e le parti sociali, provvederà a definire con gli opportuni provvedimenti normativi, prima del DPEF del ’99, tempi e modalità dell’attuazione dell’obbligo di frequenza, nonché del suo raccordo con l’obbligo di istruzione.

2. Sistema scolastico

L’istituzione dell’obbligo formativo a 18 anni, nell’ottica di un sistema di formazione continua, esige in primo luogo il potenziamento e la qualificazione della formazione di base assicurata dalla scuola.

A tal fine, il Governo si impegna ad attuare tutti gli interventi in grado di riformare la scuola sui seguenti versanti:
- completamento dell’autonomia scolastica introdotta con l’art. 21 della legge 59/97 mediante i regolamenti attuativi ancora occorrenti;
- definizione di un sistema nazionale di valutazione, autonomo e indipendente rispetto all’Amministrazione;
- approvazione in via definitiva del disegno di legge sull’elevamento dell’obbligo scolastico nella prospettiva dell’elevamento della durata dell’obbligo a 10 anni e dell’introduzione dell’obbligo formativo a 18;
- rapida ridefinizione, alla luce anche delle nuove norme sull’obbligo, del disegno di legge sul riordino dei cicli scolastici;
- impegno per una efficace e innovativa azione per il diritto allo studio dei giovani studenti e degli adulti in condizioni svantaggiate, a partire dalla garanzia dell’accesso a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione, e mediante un sistema di borse di studio e mediante il sostegno per libri, mense, trasporti, etc.;
- ampliamento dell’offerta formativa, proseguendo, in particolare, nel sostegno all’insegnamento della musica e di una seconda lingua straniera e nell’uso di tecnologie multimediali.

Il Governo si impegna a sostenere, con adeguate misure finanziarie e organizzative, progetti mirati e integrati per la riduzione del tasso di abbandono e dispersione nelle zone a più alto indice e ad effettuare azioni di monitoraggio, assistenza e supporto al processo di sperimentazione dell’autonomia in atto.

Il Governo ritiene, inoltre, che, all’interno del piano pluriennale degli impegni sugli interventi formativi e di ricerca, si debba prevedere: (i) un piano straordinario per l’edilizia scolastica, da accompagnare con la messa a punto di nuove tipologie e standard; (ii) il rifinanziamento del piano quadriennale di investimenti nelle tecnologie informatiche che scadrà nel 2000; (iii) investimenti finalizzati ad attivare misure perequative per le istituzioni scolastiche e fortemente incentivanti per il personale, relativamente, in particolare, alle situazioni svantaggiate e di disagio, tenendo anche conto delle nuove norme contrattuali; (iv) un investimento significativo nella professionalità e nella formazione dei docenti, al fine di potenziare il processo di specializzazione e di nuova articolazione della funzione docente.

La riforma della amministrazione, da realizzare assicurando il concerto con le parti sociali, dovrà essere sostenuta da un piano per la riconversione professionale degli addetti dell’amministrazione scolastica centrale e periferica, per la costruzione di nuove figure professionali in grado di svolgere nuovi compiti e funzioni in un sistema orizzontale di autonomie.

3. Ristrutturazione e qualificazione dei sistemi formativi

I piani di ristrutturazione degli Enti di formazione, definiti dalle Regioni con il coinvolgimento delle parti sociali, e la riqualificazione e riconversione degli operatori, devono rispondere alla necessità di garantire un’offerta formativa coerente con l’obbligo di frequenza fino ai 18 anni di cui sopra.

La realizzazione del sistema di accreditamento delle strutture formative e di certificazione delle competenze, come previsto dall’art. 17 della L. 196/97 e dal Regolamento attuativo, sono indispensabili per rendere effettiva l’offerta integrata di formazione, tanto più nella prospettiva dell’obbligo di frequenza fino a 18 anni.

Il Governo si impegna ad adottare tutte le misure che assicurino un’adeguata operatività delle strutture indicate dal Regolamento attuativo.

Governo e Regioni si impegnano a attuare – entro il primo semestre 1999 – le procedure stabilite dal Regolamento attuativo dell’art. 17 della L. 196/97 in tema di semplificazione delle procedure amministrative, realizzando una piena responsabilizzazione della Pubblica amministrazione e degli operatori, e un innalzamento della qualità progettuale. Gli interventi ivi definiti sono urgenti per superare i gravi ritardi nell’erogazione delle risorse per gli interventi formativi da parte delle pubbliche istituzioni. Ritardi che determinano il mancato utilizzo dei finanziamenti del Fondo Sociale Europeo e rendono difficile lo sviluppo di agenzie formative qualificate.

4. Apprendistato e tirocini formativi

La formazione esterna per gli apprendisti, consistente in almeno 120 ore annue, in via di sperimentazione a livello nazionale e regionale secondo le modalità stabilite dall’art. 16 della L. 196/97 e dal relativo decreto attuativo, nonché dagli accordi tra le parti sociali, sarà estesa a tutti gli apprendisti, sulla base dei contenuti formativi verificati nelle sperimentazioni e recepiti nei decreti ministeriali previsti.

In merito alla formazione esterna degli apprendisti nelle imprese artigiane e nelle piccole imprese, il Governo si impegna a procedere attraverso sperimentazioni concertate tra le forze sociali e le istituzioni ai vari livelli, al fine di individuare percorsi e modelli formativi idonei alla realtà dell’imprenditoria diffusa. Il Governo si impegna, altresì, nel quadro della verifica, già prevista, delle sperimentazioni, ad adottare gli opportuni atti, tenuto conto degli accordi intervenuti tra i rappresentanti delle organizzazioni datoriali e sindacali interessate.

Verranno incentivate, a partire da quanto già definito nel decreto attuativo dell’art. 16 della L. 196/97, le attività di tutoraggio interno alle imprese, in funzione della crescita delle capacità di trasmissione delle competenze professionali da parte degli artigiani e del personale specializzato delle imprese.

Per realizzare questi obiettivi Governo e Regioni si impegnano ad assicurare la necessaria offerta formativa da parte delle strutture della formazione professionale e della scuola, integrate fra loro. Il Governo si impegna a promuovere un confronto con le parti sociali al fine del più ampio utilizzo dell’apprendistato.

Governo e parti sociali concordano sulla necessità di estendere i tirocini formativi in tutti i percorsi di istruzione e formazione, come strumento indispensabile di raccordo tra formazione e lavoro, secondo le modalità stabilite dall’art. 18 della l. 196/97 e relativo decreto attuativo (progetti formativi concordati tra strutture formative e aziende, tutoraggio, coinvolgimento di istituzioni e parti sociali).

5. Formazione per le alte professionalità

I lavoratori ad alta qualificazione e i dirigenti d’azienda rappresentano in tutti i paesi più sviluppati una parte crescente, per dimensione e per ruolo, del mondo produttivo e dei servizi, coinvolta in rapidi e profondi mutamenti dei profili e dei contenuti professionali.
Governo e parti sociali convengono che l’offerta formativa destinata ai giovani e ai lavoratori, occupati e non occupati, deve quindi riqualificarsi e ampliarsi, sulla base di orientamenti ed esperienze consolidate in ambito europeo ed internazionale.

Formazione superiore integrata. Il Governo si impegna, pertanto, a costruire il nuovo sistema di Formazione Superiore Integrata (FIS) – teso a investire e a innovare nel sistema dei diplomi universitari, nell’istruzione scolastica post-diploma e nella formazione professionale – nonché, al suo interno, a sviluppare e consolidare il nuovo canale di Istruzione e Formazione Tecnico-Superiore (IFTS), sulla base del documento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nella riunione del 9 luglio 1998, già concordato con le parti sociali.

La costruzione di questo nuovo canale formativo deve consentire di ampliare ed articolare fortemente l’offerta di formazione per quadri e tecnici a media ed alta professionalità, con forte base culturale e competenze professionali di qualità, attraverso l’integrazione tra formazione-istruzione-lavoro, come avviene in altri Paesi europei.

La sperimentazione dell’IFTS, che si è avviata per l’anno 1998, va proseguita e potenziata per il 1999, anche attraverso l’incremento delle risorse, assicurando una costante attività di monitoraggio e di valutazione, per pervenire alla definizione, entro il 1999, di un sistema strutturato a regime per giovani e adulti.

Ai progetti pilota dell’IFTS dovranno applicarsi le regole di sistema per l’integrazione, sia relativamente all’attività di indirizzo, definizione di standard e monitoraggio, sia relativamente alla valutazione ed alla certificazione integrata delle competenze acquisite e dei crediti formativi, spendibili nei diversi segmenti dei sistemi di istruzione e di formazione e nel mondo del lavoro, con validità in ambito nazionale e riconoscibili anche in ambito europeo.

La sperimentazione e l’avvio a regime del FIS e dell’IFTS saranno oggetto di concertazione e di confronto tra Governo, Regioni e parti sociali, attraverso la costituzione di appositi Comitati integrati, a livello nazionale, regionale e, ove necessario, territoriale.

Alta formazione e Università. Il Governo si impegna, nel campo dell’alta formazione universitaria, a ricercare tutte le forme e gli strumenti capaci di elevare la partecipazione all’istruzione universitaria, contenere la durata dei corsi di diploma e di laurea, contrastare l’alto tasso di dispersione, superare la crescente discriminazione sociale negli accessi, aprire l’Università al territorio e assicurare la coerenza dei corsi di studio con le esigenze di nuove professionalità emergenti dal tessuto economico-produttivo e sociale del paese. A tal fine, il Governo si impegna a confermare le modalità di concertazione delle parti sociali sviluppando l’esperienza del tavolo quadrangolare e a:
- completare al più presto il processo di autonomia didattica degli Atenei in attuazione dell’art. 17 della L. 127/97 emanando i relativi decreti di area entro la primavera del 1999, così da consentire l’avvio dei nuovi corsi di studio sin dall’anno accademico 1999-2000;
- potenziare il sistema di orientamento degli studenti;
- individuare modalità permanenti per l’analisi dei fabbisogni formativi e per il monitoraggio degli esiti occupazionali dei diplomati e laureati universitari;
- potenziare gli interventi a sostegno del diritto allo studio, costituendo un Fondo nazionale attraverso il ricorso a risorse pubbliche e private;
- ringiovanire il sistema con politiche di avviamento al lavoro scientifico e di formazione attraverso la ricerca, sul modello di quanto sperimentato negli ultimi tempi, incrementando le risorse per il cofinanziamento degli assegni di ricerca attivati con le procedure di cui all’art. 51 della L. 449/97;
- aprire i dottorati di ricerca al mondo del lavoro e potenziare specializzazioni e masters direttamente professionalizzanti;
- incentivare, anche attraverso risorse aggiuntive, iniziative delle Università finalizzate a raccordare l’offerta formativa nell’ambito delle attività di programmazione negoziate a livello di reti territoriali;
- sostenere e promuovere lo sviluppo dei corsi universitari di primo livello, sulla base delle positive esperienze maturate nel progetto “CAMPUS”;
- promuovere e rilanciare la ricerca di base, sia di base che finalizzata, anche attraverso la costituzione di “centri di eccellenza” della ricerca universitaria;
- promuovere e sostenere, nell’ambito del sistema professionale integrato, utilizzando anche specifiche risorse finanziarie previste nei piani di sviluppo universitari, programmi di formazione continua e ricorrente di medio e alto profilo, in sintonia con le Università, le Regioni, gli Enti locali, le parti sociali;
- avviare la costituzione di un sistema nazionale di valutazione a aprtire dalla positiva esperienza dell’Osservatorio permanente, migliorando progressivamente gli attuali meccanismi di valutazione della qualità delle attività formative e di ricerca, anche in funzione dell’introduzione generalizzata dei crediti formativi spendibili nel più ampio contesto della formazione professionale integrata;
- completare il processo di decongestionamento dei megatenei, avviato sulla base delle disposizioni di cui al collegato alla Finanziaria 1997 (L.662/96), preordinato al miglioramento del funzionamento e della qualità della vita della comunità universitaria e al riequilibrio del sistema in rapporto all’offerta e alla domanda di formazione superiore;
- attivare specifici interventi finanziari ai fini del completamento dei programmi di edilizia universitaria generale e dipartimentale, nonché del finanziamento delle residenze e dei collegi universitari;
- ampliare gli strumenti d’ordine fiscale (art. 14, L. n. 196/97 e art. 51, L. n. 449/97) al fine di incentivare, come in altri Paesi, il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati nella promozione e sostegno dello sviluppo dell’alta formazione e della ricerca scientifica universitaria;
- avviare il processo di riordino dello stato giuridico dei professori e dei ricercatori universitari, in funzione di una efficace utilizzazione delle risorse umane, attivando sin d’ora le previste forme di incentivazione dell’impegno didattico e di ricerca.

6. Formazione continua ed educazione degli adulti

Il Governo procederà in tempi rapidi alla costituzione del Fondo interprofessionale per la formazione continua, secondo le modalità definite dal Regolamento di attuazione della L. 196/97. Il Fondo sosterrà la realizzazione di interventi di formazione continua, previsti da piani formativi aziendali e territoriali concordati tra le parti sociali, che saranno rivolti, oltre che ai lavoratori dipendenti – operai, impiegati, quadri e dirigenti – e ai soci lavoratori delle imprese cooperative, e – con risorse specifiche – ai piccoli imprenditori ai titolari soci e coadiuvanti delle imprese artigiane del commercio e dei servizi.

In questo quadro, il Governo si impegna a valorizzare il ruolo delle rappresentanze del movimento cooperativo negli organi del Fondo, nonché a favorire l’individuazione di idonee metodologie formative per l’imprenditoria diffusa.

Per realizzare gli obiettivi nei settori dell’apprendistato e della formazione continua, saranno destinati 600 miliardi nel 1999 e 500 miliardi annui nel 2000 e nel 2001, incrementabili in relazione agli eventuali risparmi derivanti dal riordino del sistema di incentivi. Il Governo si impegna altresì a trasferire al Fondo interprofessionale, nei due anni successivi, le restanti risorse derivanti dallo 0,30% sul monte salari. Lo 0,30% sarà, successivamente alla sua integrale attribuzione al Fondo interprofessionale , innalzato allo 0,50%, senza oneri aggiuntivi, ai fini del finanziamento delle attività formative di cui all’art. 17 della legge n. 196/97. Contestualmente a tale integrale attribuzione, le risorse del Fondo per l’Occupazione saranno opportunamente integrate per il finanziamento dei nuovi compiti del Fondo di rotazione.

Il Governo si impegna a presentare entro il mese di gennaio 1999, d’intesa le Regioni e le parti sociali, il piano di ripartizione delle risorse stanziate nella Finanziaria per la formazione tra gli interventi di formazione continua, l’apprendistato ed eventuali altri capitoli della formazione professionale.

Il Fondo per la formazione continua potrà essere integrato, sulla base di accordi settoriali, anche attraverso l’apporto di risorse professionali, temporali, logistiche e organizzative aggiuntive, secondo criteri di quantificazione definiti dalle parti a livello confederale.

Il Governo provvederà quanto prima alla costituzione del Fondo per la formazione dei prestatori di lavoro temporaneo, secondo quanto stabilito dall’art. 5 della L. 196/97 e relativo decreto attuativo, definendone altresì i raccordi operativi con la Fondazione per la formazione continua.

Il Governo si impegna altresì a predisporre, nell’ambito della formazione permanente, un progetto specifico e risorse aggiuntive mirate alla formazione iniziale e ricorrente finalizzata alla creazione di lavoro autonomo e cooperativo.

Il Governo si impegna a predisporre un progetto specifico e risorse mirate per la sperimentazione e la messa a regime di un sistema di educazione per gli adulti, sul quale avviare il confronto e la sperimentazione, d’intesa con le forze sociali e con le rappresentanze delle Regioni e degli Enti locali. Tale progetto, da collocare nell’ambito della formazione integrata, avrà caratteristiche di integrazione, modularità, interdisciplinarietà e flessibilità, per consentire percorsi formativi personalizzati, e prevederà inoltre una certificazione integrata e il riconoscimento di crediti, spendibili nei percorsi di studio e nel mondo del lavoro.

Per rispondere ai fabbisogni formativi dei lavoratori e delle aziende, messi in evidenza dalle indagini realizzate dagli organismi bilaterali costituiti tra le parti sociali, Governo e Regioni assicureranno un’offerta formativa integrata tra Università, scuole e agenzie di formazione professionale, che potrà trovare un punto di riferimento nei Centri territoriali per l’educazione degli adulti, opportunamente integrati dall’apporto delle strutture della formazione professionale e dell’Università. Tale offerta formativa sarà organizzata in modo da sostenere l’inserimento lavorativo delle fasce deboli del mercato del lavoro.

7. Formazione e riduzione di orario

Il Governo intende favorire la ricerca di un accordo tra le parti sociali volto a sperimentare meccanismi contrattuali che finalizzino quote di riduzione di orario alla formazione dei lavoratori, anche attraverso l’utilizzo delle 150 ore, l’utilizzo delle banche ore annuali previste dai CCNL e ulteriori strumenti per consentire ai lavoratori di accedere pienamente alle attività di formazione continua e di educazione degli adulti.

Il Governo impegnerà una parte delle risorse del Fondo per la riduzione degli orari per sostenere gli strumenti contrattuali individuati dalle parti sociali che finalizzino quote di riduzione di orario alla formazione continua dei lavoratori.

8. Formazione e contrattazione territoriale

Il Governo, d’intesa con le Regioni e gli Enti locali, si impegna a riservare quote definite di risorse pubbliche alla formazione dei lavoratori per ogni progetto di intervento pubblico, in particolare nei patti territoriali, nei contratti d’area, nei contratti di programma di distretto. Ciò servirà a sostenere patti formativi locali tra istituzioni e parti sociali, finalizzati alla crescita culturale e alla diffusione delle conoscenze, alla innovazione nella produzione e nei servizi, alla professionalizzazione e all’occupabilità dei lavoratori, sia in funzione della creazione di impresa che dell’inserimento nelle strutture produttive esistenti.

Il Governo, in questo quadro, intende agevolare interventi formativi congiunti tra Regioni del Nord e del Mezzogiorno, in accordo con le parti sociali, per consentire gli opportuni trasferimenti di conoscenze ai fini dello sviluppo economico e sociale tra le diverse aree del Paese.

9. Formazione e beni culturali

Il settore dei beni culturali rappresenta una grossa opportunità di sviluppo e di occupazione e costituisce una risorsa con potenzialità ancora poco sfruttate. Una politica dell’occupazione efficace deve tener conto della necessità di sviluppare figure professionali avanzate in grado di operare all’interno o a sostegno di istituzioni ed aziende per progettare e attuare politiche di management culturale (gestione del patrimonio, grandi eventi, itinerari turistici) o iniziative di marketing legate ai beni culturali, in grado di comunicare e di promuovere il patrimonio culturale locale. E’ pertanto necessario valorizzare questo settore dell’offerta formativa e favorire l’incontro tra domanda ed offerta a livello locale con la destinazione di adeguate risorse: innanzitutto attraverso i meccanismi di co-finanziamento regionale del FESR e l’inserimento di questi obbiettivi nei patti di sviluppo locale.

10. Riforma del FSE

In merito alla proposta comunitaria di riforma del Fondo Sociale Europeo contenuta in “Agenda 2000”, Governo e parti sociali concordano sui seguenti obiettivi:
- sostanziale incremento della percentuale del FSE impegnata nella programmazione 2000 – 2006, viste le nuove missioni che il FSE dovrà ricoprire, con particolare riferimento ai piani per l’occupazione ;
- valorizzazione del “quadro di riferimento in materia di sviluppo delle risorse umane per l’insieme del territorio nazionale”, previsto dal testo attuale dei nuovi regolamenti. Tale quadro di riferimento tuttavia potrà rispondere efficacemente alle esigenze di coesione e integrazione degli interventi solo se diventerà un atto preliminare e vincolante, nell’ambito delle risorse umane, alla formazione degli strumenti di programmazione degli ob. 1 e 2;
- previsione di un unico strumento di programmazione per le risorse umane relativamente agli ob. 3 e 2, al fine di evitare la parcellizzazione degli interventi e ottenere risultati più incisivi.

L’applicazione di tale strategia rende indispensabile l’istituzione di un tavolo di confronto permanente tra Regioni, Ministero del Lavoro, Ministero della Pubblica Istruzione, Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, parti sociali, per costituire delle linee guida convergenti nell’ambito delle risorse umane. I punti precedenti integrano quanto affermato nell’All. 3.

11. Formazione e politiche attive del lavoro

Il Governo intende connettere fortemente e rendere coerenti le scelte indicate precedentemente per la formazione integrata con le politiche attive del lavoro. Attraverso il riorientamento delle risorse, il consolidamento della collaborazione con Regioni e Enti locali, la concertazione con le parti sociali, il Governo intende realizzare il decentramento disegnato con il decreto legislativo 469/97, e assicurare standards minimi di qualità dei servizi all’impiego, in linea con le migliori pratiche a livello comunitario.

Le linee principali di intervento, in coerenza con le indicazioni provenienti dall’Unione Europea per la definizione del cosiddetto “primo pilastro” del piano nazionale per l’occupazione sono le seguenti:
- semplificare e rafforzare gli strumenti formativi e di inserimento al lavoro, sulla scorta degli impegni e delle scelte sopra indicate;
- migliorare la capacità delle strutture impegnate nella realizzazione dei servizi per l’impiego. Il Ministero del Lavoro, contestualmente al decentramento, continuerà, anche con una intensa azione di coordinamento, nell’attuazione del programma di aggiornamento e riqualificazione degli operatori interessati, in collaborazione con le Regioni e gli Enti locali. In questo ambito, va potenziata l’attività di orientamento al lavoro degli inoccupati e dei disoccupati. Ciò implica la prosecuzione del metodo delle interviste già avviate nel 1998, perseguendo gli obiettivi anche quantitativi che verranno fissati a livello comunitario;
- attuare progressivamente, nel corso del 1999, un sistema informativo omogeneo per tutto il territorio nazionale, al fine di assicurare il più celere incontro tra domanda ed offerta del lavoro.

In questo contesto, di particolare rilievo è il trasferimento del personale degli Uffici Provinciali del Lavoro e delle Agenzie per l’impiego alle Regioni e Province. Tale trasferimento avverrà nel corso dei primi sei mesi del 1999. Si tratta di un processo complesso e di notevoli proporzioni. Il Ministero del Lavoro e le parti sociali, d’intesa con le Regioni, si impegnano a monitorare questo passaggio in modo tale da renderlo compatibile e funzionale con l’insieme degli impegni che sono stati qui delineati.

12. Ricerca e innovazione

Il nostro Paese investe in ricerca meno degli altri paesi avanzati e registra comunque scarsi investimenti da parte delle imprese. Si ribadisce, pertanto, l’importanza dell’obbiettivo di una crescita della spesa per le attività di ricerca coerente con gli indirizzi del Documento di programmazione economico-finanziaria. Nel disegno strategico di una politica per la R&S dovrà essere perseguito l’obbiettivo dell’elevamento della competitività del sistema produttivo e del sistema della ricerca pubblica e privata e in tale direzione dovranno essere orientate le scelte degli interventi da realizzare.

Il Governo ritiene prioritario impegnarsi in una rigorosa selezione delle iniziative, attraverso l’introduzione di efficaci meccanismi per accrescere la qualità scientifico-tecnologica dei risultati e il conseguente impatto economico-occupazionale degli stessi. In particolare, il Governo si impegna ad attivare immediatamente gli organismi di coordinamento, programmazione e valutazione della politica nazionale della ricerca previsti dal recente decreto legislativo n. 204/98. Ciò consentirà, tra l’altro, di:
· attivare nuove procedure di rigorosa valutazione dei risultati, realizzando un efficace sistema di controllo degli interventi;
· amplificare la ricaduta dell’investimento attraverso una precisa qualificazione della domanda e una più stretta correlazione tra l’offerta e la domanda stessa.

Il Governo si impegna, inoltre a:
- razionalizzare il sistema pubblico della ricerca, riconsiderando i diversi soggetti istituzionali e distinguendone missione, ruolo, organizzazione. In tale contesto, il riordino degli enti di ricerca – con particolare riguardo al CNR e all’ENEA – favorirà azioni di apertura e interazione con le realtà produttive, dei servizi e delle diverse ammistrazioni pubbliche e private, sia attraverso forme di mobilità del personale e di sostegno alla autonoma capacità imprenditoriale dei ricercatori, sia attraverso opportune forme di collaborazione direttamente ricollegate al territorio;
- sburocratizzare tutti gli strumenti di intervento a sostegno delle attività di ricerca, attraverso la revisione, integrazione e coordinamento di tutte le leggi in materia, con particolare riferimento alla 46/82 e alla 488/92, mirando in particolare a consentire un più agevole accesso ai finanziamenti pubblici da parte delle PMI, anche privilegiando, in coerenza con gli indirizzi comunitari, forme associative tra imprese, enti di ricerca e università e a sostenere in modo coordinato le attività di ricerca, sia autonome, sia programmate attraverso forme di ampia concertazione tra Amministrazioni centrali e locali, Università, Enti pubblici di Ricerca, mondo imprenditoriale, parti sociali, in piena coerenza con le differenti condizioni di sviluppo territoriale;
· favorire l’internazionalizzazione delle iniziative di ricerca imprenditoriale, azioni mirate di promozione e accompagnamento, nonché il potenziamento della partecipazione italiana nell’ambito del V Programma Quadro, anche ricorrendo al supporto di organismi esterni;
· Il forte impegno già avviato nella direzione della semplificazione amministrativa e dell’abbattimento dei tempi decisionali, consentirà nell’immediato:
· l’attivazione delle intese di programma del Murst con il CNR e l’ENEA, che comporteranno la progressiva immissione nel circuito di ricerca meridionale di circa 1.000 ricercatori;
· lo sblocco di investimenti pari a circa 900 miliardi per il sostegno delle iniziative di potenziamento della rete di ricerca delle aree depresse, selezionate nell’ambito delle attività di programmazione negoziata. I progetti da attivare, ricompresi in ventinove raggruppamenti tematici (clusters), potrebbero costituire veri e propri “cantieri di lavoro creativo”, nell’ambito dei quali offrire ai giovani, attraverso addizionali attività di formazione, possibilità di esperienze concretamente valorizzabili su una varietà di occasioni di lavoro.
· la rivitalizzazione, ove esistano effettive possibilità di rilancio, di centri di ricerca in crisi, al fine di salvaguardarne e valorizzarne il patrimonio di conoscenza, competenze e attrezzature scientifiche.

· Ciò, ovviamente, non può esaurire le esigenze di un sistema di ricerca nazionale, pubblico e privato, che sia funzionale alle necessità dello sviluppo economico-occupazionale del Paese. In tale contesto dovrà prevedersi:
· l’avvio di riforme che consentano una incentivazione basata sulla defiscalizzazione degli investimenti in ricerca;
· l’introduzione di nuovi strumenti a sostegno del capitale di rischio per un più ampio coinvolgimento della finanza privata e per la realizzazione di nuove imprese ad alto contenuto tecnologico. In tale contesto, saranno anche incentivate iniziative imprenditoriali promosse da giovani ricercatori, quale spin off dei programmi di formazione e ricerca lanciati dal Ministero con gli strumenti delle citate L. 46/82 e 488/92.

Allegato 4: Formazione, sviluppo locale e Pubblica amministrazione

La politica delle risorse umane è un elemento centrale della strategia di sviluppo del Mezzogiorno. Per costruire un intervento “ordinario” che crei sviluppo occorre un salto di qualità nella politica delle risorse umane delle pubbliche amministrazioni. Formazione, aumento di competenze, riorganizzazione degli uffici e delle strutture devono essere al centro delle politiche nazionali e locali come strumenti attuativi delle riforma amministrativa e del decentramento.

Gli obiettivi verso i quali far convergere le risorse a disposizione devono riguardare :
· la formazione e l’assistenza alle amministrazioni per rafforzare la loro efficienza ed efficacia, ai fini della promozione dello sviluppo socioeconomico;
· la coesione e l’innovazione amministrativa, attraverso il miglioramento della qualità dei servizi e degli standard di funzionamento; la sperimentazione e il trasferimento sistematico di pratiche di eccellenza costituiscono, in questa prospettiva, un efficace strumento di integrazione e di messa in comune di risorse;
· i processi di decentramento di compiti statali, mettendo in condizione le nuove strutture regionali e locali di operare secondo schemi e regole rinnovate e semplificate;
· la riqualificazione e l’aggiornamento professionale delle risorse esistenti e l’acquisizione, da parte delle pubbliche amministrazioni, di nuove professionalità capaci di gestire le diverse fasi del cambiamento;
· il sostegno dell’azione delle amministrazioni locali interessate al decollo dei patti territoriali e delle altre forme di negoziazione programmata;
· il miglioramento delle forme di integrazione e di scambio di dati e informazioni tra amministrazioni statali e amministrazioni locali, in tema di utilizzo dei fondi strutturali, di anagrafe unica dei cittadini, di sportello unico per il cittadino;
· lo sviluppo locale, mediante azioni finalizzate a promuovere il ruolo di sviluppo delle amministrazioni locali e la dotazione di figure nuove quali gli agenti di sviluppo;
· l’innovazione amministrativa, mediante un laboratorio sperimentale finalizzato a individuare le iniziative di eccellenza, da trasferire previa la loro ingegnerizzazione. Il programma, finanziato con risorse CIPE, è particolarmente mirato allo sportello unico per le imprese, in coerenza con le prime iniziative finanziate con il programma PASS.

Il governo, in questo quadro, si impegna ad attivare immediatamente i progetti del Dipartimento della Funzione Pubblica, coordinati dal Formez, previsti nella programmazione pluriennale e legati al potenziamento dell’intervento delle amministrazioni per lo sviluppo locale. Per tali progetti, che saranno raccordati con la più complessiva offerta di istruzione e formazione a tutti i livelli, saranno previsti momenti di confronto preliminare con le forze sociali. In particolare, il governo intende:
· dare immediata attuazione al progetto RAP di formazione, assistenza e consulenza delle amministrazioni decentrate sullo sviluppo locale, che ha l’obiettivo di potenziarne la capacità anche con la costruzione di una leva di “agenti di sviluppo “ interni ed esterni alle amministrazioni e alle agenzie di sviluppo locale (170 miliardi circa);
· dare immediata attuazione al progetto di formazione e assistenza per l’attuazione dello Sportello Unico per le imprese (49 miliardi circa);
· rafforzare il progetto sulla formazione per il decentramento del Ministero del Lavoro e per la costituzione dei servizi per l’impiego locali (11 miliardi circa);
· completare il progetto Pass con interventi ulteriori per circa 100 miliardi.

Il totale di questi interventi immediatamente cantierabili prevede complessivamente un investimento di risorse nazionali (al netto di risorse aggiuntive delle amministrazioni locali e regionali) pari a 230 miliardi circa, che potranno essere utilizzati anche come quota di cofinanziamento nazionale per attivare progetti comunitari in grado di mobilitare risorse complessive assai superiori.

Il governo si impegna, inoltre, a dare attivazione immediata ai seguenti progetti previsti e finanziati nella programmazione pluriennale straordinaria del Dipartimento della Funzione Pubblica e coordinati dal Formez:
· progetto sull’innovazione amministrativa e sulla riorganizzazione e coesione delle amministrazioni -CIPA (50 miliardi circa);
· progetto di estensione dei corsi concorso alle amministrazione locali e regionali (20 miliardi circa);
· progetto di formazione sulla protezione civile (10 miliardi circa);
· progetto di formazione sulla legge 626 nel settore pubblico (finanziamento da definire);
· progetto di formazione (coordinato dall’Aipa) connesso all’applicazione della rete unitaria della Pubblica Amministrazione.

Il totale di questi interventi prevede complessivamente un investimento di risorse nazionali (al netto di risorse aggiuntive delle amministrazioni locali e regionali) pari a circa 100 miliardi circa, che potranno essere utilizzati anche come quota di cofinanziamento nazionale per attivare progetti comunitari in grado di determinare risorse complessive superiori.

Il governo si impegna infine ad acquisire nuove risorse nell’ambito del prossimo Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006, essendo evidente che la coesione e l’omogeneità degli standard di efficienza delle amministrazioni dei vari Paesi sono elementi irrinunciabili nel contesto del mercato unico europeo. I progetti per lo sviluppo locale e per la coesione e l’innovazione amministrativa vanno ricompresi tra le linee prioritarie d’azione da sviluppare mediante il ricorso ai prossimi finanziamenti europei.

L’aumento delle risorse per la formazione deve consentire di raggiungere in tempi certi la soglia dell’1 per cento del monte salari del settore pubblico
· Il governo si impegna sia a presentare alle parti sociali entro l’aprile 1999 un piano straordinario sulla formazione del settore pubblico che raccolga le varie proposte e linee programmatiche sia a procedere al riordino del settore anche con l’attuazione della delega relativa e con la riorganizzazione della SSPA.

A tal fine il Governo si impegna a costituire con le parti sociali presso il Dipartimento per la Funzione Pubblica un gruppo di lavoro finalizzato a definire nel termine di 4 mesi:
a. gli obiettivi a breve e medio termine di una politica formativa per i lavoratori pubblici secondo le seguenti priorità:
a1 – favorire la riconversione professionale dei lavoratori interessati dai processi di mobilità indotti dal decentramento istituzionale e amministrativo;
a2 – predisporre gli interventi e gli strumenti formativi indotti dall’applicazione dei nuovi ordinamenti professionali;
a3 – riqualificare i dirigenti delle PP.AA., con particolare riguardo ai nuovi compiti in materia di gestione economica per centri di costo, di conduzione delle relazioni sindacali, di responsabilità organizzativa;
a4 – riqualificare e rafforzare, con particolare riguardo agli uffici periferici del Ministero del Lavoro, i supporti amministrativi pubblici di sostegno alle nuove procedure extragiudiziali di conciliazione e di arbitrato.
b. i principi e il disegno generale del nuovo sistema formativo dei lavoratori pubblici, favorendo le sinergie tra le diverse competenze e i vari soggetti istituzionali.
c. i principi organizzativi e le competenze professionali per l’introduzione sistematica nelle PP.AA. di strutture preposte alla formazione dei lavoratori pubblici quale fondamentale elemento di una nuova politica del personale.
d. le forme di partecipazione e il rapporto con l’attività contrattuale delle fasi di attuazione dei progetti formativi.
e. i sistemi di certificazione e monitoraggio dell’offerta pubblica e privata di formazione.

Ulteriori risorse saranno reperite nell’ambito dei bilanci delle singole amministrazioni, i cui programmi formativi dovrebbero armonizzarsi con gli obiettivi strategici sopra richiamati.

Lo strumento dell’accordo di programma ai diversi livelli e il coinvolgimento della Conferenza unificata Stato – Regioni – Autonomie locali dovranno assicurare le necessarie sinergie e forme di collaborazione tra i vari soggetti istituzionali, nel rispetto dei reciproci ruoli. Con gli stessi strumenti di concertazione va promosso il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e l’interscambio di esperienze con il mondo delle imprese.

Allegato 5: Ulteriori ipotesi di intervento di semplificazione e razionalizzazione

1. Abolizione dell’apposito registro antincendio (ex DPR 12 gennaio 1998, n. 37, art. 5)

L’impresa sottoposta a vigilanza da parte dei VV. FF. è obbligata a fornirsi di apposito registro antro il quale trascrivere la formazione, i mezzi di soccorso, etc. Tale misura può essere conseguita più semplicemente con altri mezzi che soddisfino la legislazione sulla sicurezza e consentano di dimostrare l’assolvimento effettivo degli obblighi senza la sovrapposizione di registri.

2. Abolizione dell’invio all’ente di controllo del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (ex d. lgs. 626/94 come modificato dal d.lgs 242/96)

Tale invio è inutile, l’obbligo significativo essendo nella nomina del responsabile (che spesso coincide con l’imprenditore stesso).

3. Soppressione dei fondi di previdenza impiegati gestiti dall’Ina con contestuale trasferimento al Fondo pensioni lavoratori dipendenti delle attuali disponibilità economiche dei Fondi ed eliminazione dei relativi oneri impropri a carico delle aziende.

I Fondi di previdenza per gli impiegati gestiti dall’Ina costituiscono un doppione sia dei trattamenti erogati dall’Inps in caso di disoccupazione sia del trattamento di fine rapporto. La contribuzione a carico del lavoratore e dell’azienda è assolutamente esigua (50 lire mensili pro capite a carico di entrambe le parti) come le relative prestazioni (pari al massimo a 60 mila lire complessive). Risulta, invece, gravoso l’onere amministrativo per le aziende.

Allegato 6: Ipotesi di interventi in materia di sicurezza e certezza del diritto

1. Approvazione della legge antiracket

Il disegno di legge presentato dal Governo in materia di funzionamento del fondo antiracket è da tempo fermo al Senato. Il Governo si impegna a sollecitarne una pronta approvazione.

2. Rifinanziamento della l. 108/1996 (antiusura)

3. Beni culturali

Il Ministero per i beni e le attività culturali verificherà, nell’iter parlamentare del rilevante Testo unico che sarà presentato in gennaio, gli strumenti per assicurare semplificazione delle procedure e certezze dei tempi dell’attività provvedimentale.

4. Sicurezza per lo sviluppo

Il programma “Sicurezza per lo sviluppo” mira a rafforzare il rapporto fra istituzioni della sicurezza e mondo imprenditoriale, anche attraverso l’aggiornamento della mentalità organizzativa ed operativa delle tre Forze di polizia e la rimodulazione degli schemi di controllo del territorio. Approvato dalla Commissione europea, il programma è stato ammesso al co-finanziamento con i fondi strutturali per un ammontare complessivo di ca. 560 miliardi di lire, e sarà portato a termine entro il 2001. L’impegno del Governo è volto a finanziare, tra l’altro, le iniziative di programmazione negoziata nel cui ambito andranno apportate le risorse che potranno essere impiegate per migliorare le condizioni di sicurezza e di legalità all’interno dei singoli patti territoriali e contratti d’area.

5. La giustizia civile

5.1 Istituzione del giudice unico di primo grado. L’introduzione del giudice unico di primo grado si traduce in primo luogo nell’abolizione della duplicità degli uffici del pretore e del tribunale, prefigurando un sistema incentrato sulla ripartizione di competenze, in primo grado, tra giudice togato e giudice di pace. Il Governo si impegna a rispettare la data di cui al d. lgs. N. 51 del 1998 (2 giugno 1999).

9.2 Sezioni stralcio. Il Governo si impegna a pubblicare in tempi ravvicinati il nuovo bando per la integrale copertura di giudici onorari aggregati (le cui vacanze effettive sono pari a 669).

9.3 Istituzione di nuovi tribunali e revisione dei circondari di Torino, Milano, Roma, Napoli e Palermo e . Il Governo si impegna sollecitare una pronta approvazione del d.d.l. 3033 che delega il Governo all’emanazione di uno o più decreti legi9slativi diretti a decongestionare i tribunali sopraindicati. Il Governo si impegna altresì a sollecitare la pronta approvazione del d.d.l. n. 4625/c (confluito nel d.d.l. 411/c) recante, fra l’altro, norme sul contenzioso civile pendente e sulle indennità spettanti al giudice di pace.

9.4 Introduzione di filtri al contenzioso civile. Il Governo si impegna a presentare il progetto di riforma relativo al funzionamento di un sistema efficiente di alternative dispute resolution, inteso a:
· istituire camere di onciliazione presso tutti i tribunali
· valorizzare le esperienze di conciliazione spontanea con l’istituzione di un apposito registro delle associazioni e istituzioni operanti,
· potenziare i poteri conciliativi del giudice di apce e del favor conciliationis nel processo
· prevedere materie che per la loro specificità necessitano di un filtro conciliativo pregiudiziale
· prevedere interventi di conciliazione su indicazione del giudice.

Sintesi finanziaria

Maggiori uscite o minori entrate 1999 2000 2001 A regime
Assetti contrattuali:
- decontribuzione delle quote retributive previste da contratti collettivi di secondo livello (1 per cento a partire dal 1999)
150
250
250
250
Istruzione, formazione e ricerca:
- apprendistato e formazione continua
100
0
0
0
- 0,50
Oneri contributivi:
- assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
1000
1000
1000
- garanzia di reddito per maternità
1000
1300
1300
- assegni al nucleo familiare
1000
7500
Oneri fiscali:
- potenziamento della Dit
1000
1000
- revisione delle detrazioni ed aliquote Irpef
4000
4000
4000
- trattamento delle soc. di persone
1000
1000
1000
Totale
250
7250
8550
15050
Per memoria:
- gettito della carbon tax
1900
3800
5700
11500
- – di cui, già impegnato
1500
1700
2200
2200
- gettito presunto da recupero di evasione
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PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

PREMESSA

24 settembre 1996

Il Governo si impegna a una completa e tempestiva attuazione della intesa per il lavoro.

A tal fine provvedimenti legislativi necessari alla sua attuazione che non rientreranno nelle misure collegate alla legge finanziaria 1997 saranno oggetto di una iniziativa del governo volta a richiedere al Parlamento l’adozione di un percorso di approvazione preferenziale.

Il Governo è consapevole che non basta, nella fase attuale, la pura e semplice ripresa degli investimenti per modificare in modo significativo gli indici di occupazione e disoccupazione.

Sono questi i motivi per i quali con la delibera Cipe del 12 luglio, oltre a destinare 9.000 miliardi a un programma di investimenti, si sono stanziati 1.000 miliardi per una politica attiva del lavoro i cui frutti, in attuazione del presente protocollo, si vedranno a partire dal 1997. Saranno inoltre previste le risorse per tener fede all’impegno di fiscalizzazione degli oneri sociali assunto in sede europea.

Ad obiettivi di sviluppo e di promozione di una qualificata occupazione, in coerenza con una politica di risanamento dei conti pubblici fondata su una scelta di rigorosa destinazione di risorse e coerente con l’obiettivo di partecipazione all’Unione Europea, si ispirerà la legge finanziaria per il triennio 1997/1999 che il Governo si accinge ad approvare.

L’impegno straordinario per l’occupazione richiede, in questo quadro, il reperimento di risorse aggiuntive. Il Governo si pone l’obiettivo di far derivare, prevalentemente, tali risorse dalla lotta all’evasione e dalla privatizzazione dei beni demaniali. In particolare, tenendo conto della effettiva capacità di spesa nel primo esercizio di provvedimenti che devono essere ancora varati dal Parlamento, sarà previsto uno stanziamento aggiuntivo in fondo globale di circa 1.500 miliardi per il 1997 a cui dovranno aggiungersi le risorse necessarie a fronteggiare l’introduzione degli incentivi fiscali per le nuove imprese che saranno computati nell’ambito della manovra sulle entrate. Per il 1998-99 si procederà in coerenza con tali stanziamenti prevedendo il raggiungimento della operatività delle norme.

Il Governo adotterà un separato provvedimento per prorogare di un terzo anno il contratto di formazione lavoro nelle aree del Mezzogiorno, limitatamente ai casi di stabilizzazione del rapporto di lavoro alla scadenza del secondo anno, con mantenimento, per il terzo anno, degli incentivi e delle condizioni contrattuali.

Il Governo si impegna a recepire la direttiva comunitaria sull’orario di lavoro (93/104) secondo quanto verrà stabilito nell’intesa fra le parti sociali. In ogni caso esprime fin d’ora l’orientamento a fissare per via legislativa il nuovo orario (così come definito nella direttiva comunitaria) in quaranta ore settimanali.

Il Governo, inoltre, adotterà un nuovo modello sanzionatorio per i contratti a termine che riservi la tradizionale e rilevante sanzione (quella della conversione, a tempo indeterminato, del rapporto di lavoro) solo a casi di violazione gravi (mancanza di forma scritta, prosecuzione del rapporto per un tempo significativo alla scadenza del termine), nelle altre situazioni di errore formale, invece, sarà prevista una sanzione esclusivamente risarcitoria, il cui ammontare andrà correlato alla durata del rapporto di lavoro.

Tutto ciò premesso, il 24 settembre 1996, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Romano Prodi, con il Ministro del lavoro e della Previdenza Sociale, Prof. Tiziano Treu, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dott. Enrico Micheli e i rappresentanti delle seguenti organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro:

CGIL Segr. Gen. Sergio COFFERATI
CISL Segr. Gen. Sergio D’ANTONI
UIL Segr. Gen. Pietro LARIZZA
CONFINDUSTRIA Pres. Giorgio FOSSA
CONFCOMMERCIO Pres. Sergio BILLE’
CONFESERCENTI Pres. Guido PEDRELLI
ASSICREDITO Pres. Tancredi BIANCHI
CISPEL Pres. Franco DORIGONI
CONFETRA Pres. Guido CREMONESE
LEGA COOPERATIVE Pres. Ivano BARBERINI
CONFCOOPERATIVE Pres. Luigi MARINO
CNA Pres. Filippo MINOTTI
CASA Pres. Giuseppe GUARINO
CLAAI Pres. Isidoro PLATANIA
CONFARTIGIANATO Pres. Ivano SPALANZANI
UNCI Pres. Luciano D’ULIZIA
AGCI Pres. Maurizio ZAFFI
ANIA Pres. Antonio LIONGO
ACRI Pres. Sandro MOLINARI
CISNAL Pres. Mauro NOBILIA
CISAL Segr. Gen. Gaetano CERIOLI

hanno sottoscritto l’allegato Accordo per il lavoro.

ACCORDO PER IL LAVORO
Introduzione

Il Governo e le parti sociali firmatarie del presente protocollo (in seguito parti sociali) concordano sull’urgenza di attivare un piano straordinario per l’occupazione che abbia come obiettivo l’accrescimento del tasso di occupazione, in particolare nel Mezzogiorno.

La questione della disoccupazione è presente prevalentemente nelle regioni meridionali del Paese e, pertanto, l’intervento concordato sarà modulato in modo tale da produrre sensibili effetti di riduzione del divario tra Nord e Sud.

Il Governo e le parti sociali assegnano grande importanza al metodo della concertazione. Quella dell’occupazione è infatti una sfida che richiede il concorso di tutti, nella consapevolezza che risanamento finanziario, creazione di condizioni per una crescita stabile e politiche per l’occupazione non sono obiettivi alternativi.

Il Governo e le parti sociali sono convinti della necessità di una strategia integrata tra politiche macroeconomiche, politiche del mercato del lavoro, politiche per l’occupazione.

In questo quadro l’utilizzazione della leva fiscale come fondamentale strumento per lo sviluppo dell’economia, delle imprese e dell’occupazione trova riconoscimento comune di essenzialità e l’impegno del Governo ad operare coerentemente sin dalla prossima finanziaria attraverso anche una riduzione degli oneri sul costo del lavoro.

Per quanto attiene alle politiche del lavoro il Governo e le parti sociali confermano le priorità dell’Unione Europea fissate ad Essen ed i contenuti del protocollo d’intesa del 23 luglio 1993, con gli aggiornamenti e gli adeguamenti opportuni. E’ necessario altresì perseguire gli obiettivi di convergenza indicati nel trattato di Maastricht attuando una rigorosa politica di bilancio.

Il confronto sull’occupazione, che si svolge in Italia, rientra nella più vasta strategia di dialogo che in Europa si è intensificata nel corso del Semestre di Presidenza italiana della U.E. con la Conferenza tripartita di Roma, primo appuntamento nell’ambito dell’azione per l’occupazione in Europa proposto dal Presidente Santer.

Le linee guida della politica per l’occupazione si ispirano ai contenuti del Libro Bianco di Delors su crescita, competitività e occupazione laddove si pone l’accento sulle esigenze infrastrutturali, di formazione e ricerca, sulla dotazione di servizi rivolti ai sistemi locali o virtuali di PMI, sui nuovi bacini di opportunità d’impiego. Questi vanno dalla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, alla riqualificazione degli spazi urbani, ai servizi sociali e di cura, con particolare riferimento allo sviluppo del settore no-profit.

Nelle aree dove la disoccupazione è particolarmente elevata, occorre innescare interventi per incidere congiuntamente sulla creazione d’impresa, sullo sviluppo locale, sulle prospettive dell’occupazione, verificando il contributo che può venire dall’innovazione dei comportamenti delle istituzioni, degli attori economici e di quelli collettivi. Sotto questo profilo sarà finalizzato l’attuale assetto degli incentivi tenendo conto delle specificità, delle convenienze e delle vocazioni d’area.

Al fine di assicurare il pieno successo di tali iniziative e di creare un ambiente favorevole per i nuovi investimenti, in particolare nel Mezzogiorno d’Italia, il Governo e le parti sociali riconoscono la straordinaria importanza del ripristino della legalità e concordano con le azioni formulate dal CNEL sul rapporto tra legalità-impresa-occupazione.

Per quanto attiene al lavoro pubblico, la semplificazione e l’efficienza delle Pubbliche Amministrazioni costituiscono strumenti fondamentali per lo sviluppo del paese. Occorre perseguire l’obiettivo dela valorizzazione del lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni come risorsa essenziale per la realizzazione dei processi di trasformazione degli apparati pubblici. Lo sviluppo di politiche innovative in tema di personale, attraverso la contrattazione e investendo principalmente nella formazione e nella trasformazione dell’organizzazione del lavoro, va posto in connessione con le riforme che il Governo ha predisposto in materia di ricollocazione di funzioni, di razionalizzazione e di semplificazione amministrativa, di bilancio dello Stato, nonchè con le riforme in materia di completamento del processo di piena contrattualizzazione del rapporto di lavoro e di efficienza dell’azione e dell’organizzazione degli uffici pubblici. Ai predetti fini, il Governo si impegna a concludere un confronto con le parti sociali per pervenire a uno specifico protocollo di intesa.

Sulla base di questi indirizzi generali il Governo e le parti sociali hanno individuato una serie di misure nel seguito delineate.

FORMAZIONE

I

La qualità del sistema di istruzione e formazione è una leva fondamentale per la competitività attuale e futura e per costruire un modello sociale equilibrato fondato sull’attuazione del pieno diritto di cittadinanza.

Per questo l’impegno del Governo per il lavoro e l’occupazione che coinvolge le parti sociali deve basarsi, anche in conformità agli orientamenti maturati in sede comunitaria, su interventi strutturali, sostenuti da adeguate risorse, che perseguano l’efficienza e l’efficacia del sistema di istruzione e formazione.

L’obiettivo prioritario da perseguire, anche alla luce dei livelli di formazione presenti nel nostro paese sia fra i giovani che fra gli adulti, è da un lato quello di innalzare complessivamente il livello di scolarità dal punto di vista quantitativo e qualitativo, dall’altro di creare le condizioni per assicurare continuità di accesso alla formazione per tutto l’arco della vita, anche in relazione alle trasformazioni del contesto competitivo, del mercato del lavoro caratterizzate da mobilità, da lavori che richiedono adattabilità e continua capacità di apprendere.

L’assenza nel nostro Paese di un’offerta sufficientemente dimensionata e articolata di professionalizzazione per giovani ed adulti per un verso, la rigidità e impermeabilità della scuola dell’altro, hanno determinato una grande dispersione di risorse umane, una frattura fra sistema formativo e lavoro che rischia di avere ricadute negative sul nostro sistema produttivo.

A tal fine, è necessario interconnettere gli interventi formativi e di ricerca attraverso un forte rinnovamento anche istituzionale dei sistemi di istruzione e formazione, in grado di assicurare il coordinamento e il decentramento nel governo del sistema, la programmazione degli interventi e delle risorse, l’articolazione e la personalizzazione degli interventi formativi in relazione alla domanda di cultura e di professionalità che nasce nel territorio. In questo contesto l’autonomia consentirà alle istituzioni scolastiche di dialogare efficacemente con tutti i soggetti interessati, sociali e istituzionali, e di rendere flessibile e personalizzare il percorso formativo.

Questo implica una ridefizione organica dell’impianto complessivo del sistema di istruzione e formazione, delle funzioni dei vari soggetti pubblici e privati, statali, regionali e degli enti locali, in ordine alle responsabilità di indirizzo, gestione, controllo e certificazione delle attività di formazione.

La qualificazione dell’offerta di lavoro, nel senso dell’acquisizione di competenze tecniche e professionali, chiama in causa l’intero processo formativo. Da questo punto di vista la connessione tra i temi relativi all’istruzione, alla formazione professionale, alla ricerca scientifica e tecnologica, richiede una corretta individuazione delle priorità e la revisione coordinata degli assetti istituzionali e normativi.

Da tali innovazioni, che affermano il ruolo centrale delle risorse umane nel processo produttivo, ci si attende un contributo significativo all’elevamento della qualità dell’offerta di lavoro, delle capacità competitive del sistema delle imprese ed un incremento dell’occupazione.

In tale prospettiva appare necessario:

un coordinamento tra le istituzioni preposte che porta ad unità di strategia gli interventi sulla formazione relativamente agli obiettivi generali e alla programmazione delle risorse all’interno di una ridefinizione delle competenze di Stato, Regioni ed Enti Locali;

individuare, anche alla luce degli orientamenti comunitari, gli strumenti per favorire la partecipazione delle parti sociali, riconoscendone il ruolo determinante quali rappresentanti rispettivamente di domanda e offerta di lavoro, nel prospettare esigenze e priorità assicurando coerenza dei processi formativi con l’obiettivo di innalzare la competitività del sistema italiano;

mirare gli interventi sulla base dell’analisi dei fabbisogni formativi da rilevare concretamente con la partecipazione strutturata delle parti sociali, anche attraverso la valorizzazione degli organismi bilaterali;

attivare un sistema di ricognizione permanente della quantità/qualità dell’offerta formativa che ne verifichi la coerenza con gli effettivi fabbisogni della domanda di lavoro richiesta dal sistema produttivo anche settoriale;

selezionare, a partire dai suddetti fabbisogni, le priorità e conseguentemente intervenire sulle strutture formative in modo concertato e mirato;

ricomporre le politiche pubbliche della ricerca, valorizzando forme associative e consortili tra i diversi soggetti e sostenendone lo sviluppo attraverso adeguati incentivi; favorire il collegamento tra mondo della ricerca e sistema produttivo, soprattutto a vantaggio delle piccole e medie imprese, e tra ricerca e formazione anche attraverso la progettazione di poli integrati.

II

Il Governo si impegna a realizzare l’ampliamento dell’obbligo scolastico e a garantire il diritto alla formazione. In tal senso è necessario elevare i tassi di partecipazione all’istruzione ed alla formazione (obbligo scolastico per 10 anni, ristrutturato nei cicli ed innovato nei curricola, e diritto alla formazione fino a 18 anni).

Perchè il prolungamento dell’obbligo scolastico abbia una vera ricaduta sociale, è necessario che si fondi su un modello organizzativo flessibile, in cui sia strutturale la possibilità di interventi di sostegno a percorsi individuali di apprendimento, e che valorizzi gli apporti che il sistema di formazione professionale può recare.

E’ inoltre indispensabile attivare una progettazione specifica di interventi finalizzata a recuperare il divario formativo tra le varie aree del paese, con particolare attenzione a quelle di maggiore disagio sociale e al Mezzogiorno, anche attraverso il coinvolgimento delle autonomie locali, delle forze sociali, del volontariato.

In particolare dovranno essere previsti progetti mirati che, facendo perno anche sulla valorizzazione del "saper fare", consentano una più forte motivazione all’apprendimento. Anche in questo modo si contribuirà ad elevare i tassi di successo nella fascia dell’obbligo, rimuovendo le cause degli abbandoni e della dispersione scolastica, che oggi rappresentano un insopportabile spreco di risorse umane ed economiche.

In tale prospettiva occorre:

realizzare l’autonomia delle istituzioni scolastiche, supportandola a livello centrale e periferico con risorse finanziarie ordinarie e perequative riferite alle diverse situazioni socioeconomiche, equi sistemi di contributo ai costi da parte dell’utenza, interventi normativi e di assistenza tecnica e l’istituzione di un sistema nazionale di valutazione;

promuovere la trasformazione dei centri di formazione professionale in agenzie formative;

riordinare l’assetto complessivo del sistema scolastico. Rivedere e riqualificare i programmi scolastici anche attraverso l’introduzione di metodologie didattiche idonee ad attivare abilità e a valorizzare propensioni in un rapporto costruttivo e dinamico con il mondo del lavoro;

procedere alla revisione della legge 845/78 ed alla disciplina delle interconnessioni tra i vari canali formativi (alternanza, rientri, valutazione e certificazione dei crediti formativi), anche sulla base degli orientamenti del Comitato Nazionale di Concertazione istituito presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale;

sviluppare l’istruzione post-secondaria affermando una dimensione di alta professionalità tecnica, supportata da una forte valenza culturale, come ulteriore offerta rispetto ai diplomi universitari;

diffondere l’esperienza dello stage, prevedendo forme di incentivazione per le imprese che offrano tali opportunità formative;

favorire, con la partecipazione delle Università, delle Regioni e del sistema scolastico e formativo, un efficace orientamento dei giovani.

Percorsi formativi post-obbligo

I percorsi formativi successivi all’istruzione obbligatoria potranno svilupparsi secondo una pluralità di opzioni, fra loro collegate in una logica di sistema e raccordati attraverso la possibilità di passaggio da un’opzione ad un’altra.

Il segmento post-obbligatorio scolastico, articolato per indirizzi, è finalizzato a fornire una formazione culturale idonea al proseguimento degli studi a livello universitario e/o al conseguimento di un diploma pre-professionalizzante.

Sarà previsto:

l’arricchimento in itinere dei piani di studio mediante brevi e specifici moduli aggiuntivi di formazione professionale;

la personalizzazione dei curricola e l’adozione di nuovi modelli di organizzazione scolastica e della didattica;

il raccordo tra scuola e lavoro, da realizzare anche attraverso la generalizzazione di stage a carattere fortemente orientativo e formativo.

Il segmento post-obbligatorio non scolastico costituirà un sistema flessibile di opportunità a completamento dell’offerta formativa.

Esso prevederà per le già accennate possibilità di passaggio la certificazione ed il riconoscimento di crediti formativi e si caratterizzerà per:

una finalizzazione specifica al lavoro attraverso un forte legame con la realtà produttiva, economica e professionale;

diverse modalità formative (formazione a tempo pieno, formazione a tempo parziale, alternanza di formazione e lavoro) cui fare ricorso a seconda delle esigenze, alla stregua di quanto avviene in altri paesi europei, valorizzando pienamente il ruolo dell’orientamento;

un ripensamento della collocazione e delle finalità dell’istruzione professionale in un contesto di valorizzazione della dimensione regionale, nonchè dell’apprendistato e dei contratti di formazione-lavoro;

percorsi o moduli formativi specifici rivolti alla creazione di nuova imprenditoria.

Percorsi formativi post-diploma

Va istituito, accanto all’offerta universitaria, un autonomo sistema di formazione superiore, non in continuità rispetto alla scuola secondaria caratterizzato da:

collegamento stretto con le dinamiche occupazionali ed aderenza con le problematiche professionali e aziendali;

coinvolgimento dei vari soggetti formativi del mondo della produzione, delle professioni, della ricerca, etc:,

massima flessibilità anche attraverso l’utilizzo di docenti esterni;

uso delle tecnologie educative e introduzione di nuove didattiche attive, fondate sul "problem solving" e sulla formazione in alternanza;

sistema integrato di certificazione.

Alle Regioni spetta, sulla base di indirizzi nazionali, la funzione di programmazione e coordinamento delle esperienze presenti sul territorio, anche ricorrendo ad accordi di programma, secondo quanto previsto dalla L. 236/93, dagli accordi tra le parti sociali e dalle intese tra Governo e Regioni.

La gestione delle attività dovrà vedere la partecipazione di tutti i soggetti presenti sul territorio (formazione professionale, università, scuola, mondo del lavoro e delle professioni etc.) nella logica dell’utilizzo ottimale delle risorse esistenti e della valorizzazione delle esperienze d’eccellenza.

Apprendistato e contratti di formazione lavoro

Occorre valorizzare il profilo formativo dell’apprendistato e dei contratti di formazione-lavoro nonchè prevederne un utilizzo più diffuso, modulato e flessibile, attraverso una riforma che garantisca il coordinamento di caratteristiche e finalità dei due istituti, rendendone esplicita e verificabile la quantità e la qualità dei contenuti formativi. Caratteristiche e finalità vanno concordate e definite nel confronto tra le Parti Sociali, anche con l’apporto degli Enti Bilaterali. Dovranno essere definite le competenze pubbliche per la certificazione dell’attività formativa ai fini dell’utilizzo dei crediti formativi all’interno dell’intero sistema.
Gli aspetti lavoristici sono trattati nel capitolo sulla promozione dell’occupazione.

III

Per elevare la partecipazione all’istruzione superiore e universitaria, contrastandone il carattere socialmente selettivo, l’alto tasso di dispersione e la divaricazione tra le aree territoriali del Paese, il Governo si impegna ad attivare una politica integrata per il diritto allo studio che consenta di acquisire un tasso di laureati convergente con quelli dei paesi più industrializzati dell’Unione Europea. A tal fine è necessario:

costituire un fondo nazionale per il diritto allo studio alimentato dalla finanza pubblica, finalizzato al sostegno economico individuale degli studenti meritevoli in base alle condizioni di reddito familiare, anche con un ruolo di riequilibrio sul territorio. Il fondo potrà intervenire già dall’ultimo anno delle scuole superiori. Il finanziamento pubblico potrà essere integrato con il concorso volontario di altri soggetti, pubblici e privati (banche, imprese, istituzioni locali).
Ciò deve consentire il graduale incremento, fino ai livelli della media europea, del numero delle borse di studio e l’adeguamento dei relativi importi. Per i prestiti d’onore, il governo si impegna anche ad una revisione dell’attuale normativa, che nei fatti non ne consente un adeguato utilizzo;

procedere alla riforma del sistema delle tasse e dei contributi universitari, al fine di garantire un equilibrio stabile tra risorse dello Stato e risorse delle famiglie, secondo criteri di equità e solidarietà. Dovrà essere definita la quota parte del costo del servizio didattico che deve far carico alla fiscalità generale e la quota da finanziare attraverso la contribuzione delle famiglie; una graduazione della contribuzione stessa in relazione al reddito familiare utilizzando sperimentati criteri integrati di accertamento del reddito familiare;

istituire un sistema nazionale di valutazione collegandolo ad una politica di incentivazione e riqualificazione attraverso le risorse aggiuntive rispetto al fondo di funzionamento. Tra le azioni da privilegiare saranno incluse: a) l’estensione dei diplomi di primo livello e la loro integrazione nelle politiche formative regionali, assicurando il collegamento tra i contenuti curricolari e il contesto economico-produttivo; b) la divisione dei mega-atenei; c) i programmi di riordino e miglioramento della didattica in coerenza con i criteri generali che andranno fissati in conseguenza dell’approvazione delle norme di iniziativa del Governo sull’autonomia didattica degli Atenei; d) l’assunzione di giovani;

determinare, soprattutto attraverso la definizione dei criteri generali previsti dalla legge predetta, una graduale riconversione dei profili formativi nel sistema universitario, nel senso: a) del contenimento della durata del diploma e della laurea; b) del potenziamento delle occasioni di "ritorno", di "proseguimento" durante l’attività lavorativa, di aggiornamento e di specializzazione; c) dell’adozione del sistema dei crediti; d) di una cura speciale contro la dispersione nel biennio di ingresso e per la gestione orientata del passaggio dall’istruzione secondaria a quella superiore; e) dell’apertura dei dottorati di ricerca al mondo del lavoro, attraverso convenzionamenti e stage, e del potenziamento di specializzazioni e master direttamente professionalizzanti.

IV

La formazione continua costituisce la nuova prospettiva strategica della formazione e l’affermazione del diritto del cittadino alla qualificazione e all’arricchimento della propria professionalità.

I modi concreti nei quali essa dovrà essere strutturata sono definiti in sede regionale sulla base di indirizzi e procedure nazionali definiti con le parti sociali.

La possibilità di aggiornare e modificare conoscenze e abilità anche professionali deve essere agevolata dall’adozione di un sistema di crediti formativi, secondo la logica proposta dai più recenti orientamenti dell’Unione Europea. Il sistema di istruzione e di formazione, anche di livello universitario, va collocato in questa prospettiva, e diviene la base su cui innestare proficuamente interventi di formazione continua e di educazione degli adulti.

Si tratta di:

sviluppare la formazione continua con l’attribuzione graduale ed integrale del contributo dello 0,30% con la partecipazione delle parti sociali. Le modalità di tale attribuzione saranno definite dal Governo nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni;

creare nuove opportunità di aggiornamento, anche finalizzato alla riconversione produttiva, attraverso la predisposizione di piani annuali sia a livello di impresa che di territorio, contrattati tra le parti sociali. Gli interventi dovranno riguardare i lavoratori dipendenti (operai, impiegati, quadri e dirigenti), lavoratori autonomi, imprenditori, nonchè soci lavoratori di cooperative.

Per quanto attiene in particolare all’educazione degli adulti occorrerà riaffermare il diritto all’istruzione ed alla formazione anche attraverso l’ottimizzazione degli istituti contrattuali vigenti e l’uso di congedi di formazione e periodi sabatici, attraverso uno specifico provvedimento legislativo di sostegno alla contrattazione.

Particolare rilievo, data la situazione del mercato del lavoro in particolare nelle aree del Mezzogiorno, assumeranno gli interventi di orientamento, rimotivazione e formazione rivolti a soggetti disoccupati e a coloro che corrono un grave rischio di esclusione sociale. Questi si situeranno nel quadro di un più generale riassetto del sistema che intende promuovere comportamenti "attivi" dei disoccupati agevolandoli attraverso la riqualificazione dei servizi dell’impiego e l’organizzazione di piani di lavoro socialmente utile che prevedano il ricorso ad interventi mirati.

V

La suindicata connessione dei temi relativi all’istruzione, alla formazione ed al lavoro esige di individuare nella Presidenza del Consiglio dei Ministri la sede di coordinamento delle politiche formative, mediante l’istituzione di un organismo interistituzionale paritario con la partecipazione dei rappresentanti del Ministero della Pubblica Istruzione, del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, del Ministero dell’Università e della ricerca Scientifica, del Ministero dell’Industria, della Conferenza dei Presidenti delle Regioni.

Questo livello prevederà una sede di concertazione con le parti sociali per costruire un collegamento costante con le dinamiche sociali e del mercato del lavoro.

In tale sede si definirà un sistema di certificazione quale strumento idoneo a conferire unitarietà e visibilità ai percorsi formativi di ogni persona lungo tutto l’arco della vita nonchè a promuovere il riconoscimento dei crediti formativi comunque maturati ed a documentare le competenze effettivamente acquisite.

Apposite convenzioni e accordi di programma verranno stipulati, anche a livello territoriale.

La formazione dei formatori, secondo piani di intervento concordati, viene assunta come strumento essenziale per facilitare la progressiva integrazione dei sistemi, il miglioramento qualitativo dell’offerta formativa ed il recupero delle situazioni di svantaggio.

VI

L’attuazione delle presenti linee guida avverrà anche attraverso il reperimento delle necessarie risorse finanziarie aggiuntive, secondo i tempi e le modalità modulati compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica.

A tal fine vanno utilizzati, per quanto possibile, gli strumenti di natura regolamentare e gli accordi già previsti dalle leggi vigenti, provvedendo, per gli altri interventi indicati in questo documento, con appositi provvedimenti legislativi.

RICERCA E INNOVAZIONE

L’importanza della ricerca e dell’innovazione nei processi di modernizzazione del paese e il ruolo del capitale umano che opera nel sistema scientifico e tecnologico, alla base del documento programmatico del luglio 1993, necessitano il dispiegarsi di azioni coordinate, rivolte nella duplice direzione di razionalizzare e fluidificare l’esistente e di introdurre elementi di riforma all’interno di un disegno unitario che sappia coniugare la programmazione delle iniziative, la valutazione e la responsabilizzazione dei soggetti coinvolti, con l’esigenza di favorire la diffusione nel sistema produttivo delle tecnologie necessarie ad aumentarne la competitività con il soddisfacimento dei bisogni collegati alla qualità della vita e alla valorizzazione delle potenziali complessive del sistema Italia.

La necessità di una nuova politica pubblica per la ricerca e l’innovazione nasce perciò dalla consapevolezza che occorre impegnare sia i soggetti pubblici operanti nel sistema scientifico nazionale che gli operatori privati, l’opinione pubblica e le forze economiche e sociali, per la qualificazione tecnologica del paese al fine di garantire la capacità competitiva, l’occupazione e il reddito.

Seguendo questo percorso logico si deve procedere:

alla determinazione e alla concertazione delle strategie e delle opzioni scientifiche e tecnologiche, con un forte coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali sociali ed economici;

alla realizzazione di processi e procedure sistematiche di valutazione scientifica ed organizzativa e di previsione tecnologica, propedeutiche alla definizione delle politiche di ricerca del paese ed i relativi strumenti, ad una revisione della rete scientifica pubblica, dei programmi, dei progetti, delle strutture, alla partecipazione del paese alla definizione delle politiche comunitarie in materia, nonchè alla corretta valorizzazione delle attività di ricerca;

alla mobilitazione di tutte le risorse disponibili e al coinvolgimento integrato delle competenze e degli interessi per costituire dei circoli virtuosi in grado di sostenere la domanda di crescita di efficacia e di efficienza del sistema scientifico e tecnologico;

all’avvio di un processo di riforma delle strutture di ricerca, riguardante la ridefinizione degli obiettivi, la costituzione di un sistema integrato, la sburocratizzazione e la finalizzazione delle attività nel rispetto delle autonomie e delle specificità del lavoro scientifico;

alla piena valorizzazione delle risorse umane oggetto dei processi formativi collegati alla ricerca, attraverso una maggior mobilità, un riconoscimento delle peculiarità del lavoro scientifico, un incentivo all’impiego produttivo delle capacità acquisite, un riequilibrio territoriale e settoriale rispetto ai processi spontanei del mercato;

al riordino e alla semplificazione delle modalità di sostegno alla ricerca e all’innovazione, in particolare in favore della piccola e media impresa e delle aree meno favorite, utilizzando allo scopo tutte le possibilità e le risorse, anche di origine comunitaria;

alla crescita dell’interesse e della partecipazione dell’opinione pubblica sul tema della scienza e della tecnologia, attraverso un potenziamento delle azioni di diffusione e di promozione della cultura scientifica e di valorizzazione dei beni culturali e ambientali.

In questo quadro le azioni che devono essere intraprese sono:

1) Un più produttivo impiego della risorsa ricerca-innovazione attraverso l’aumento di efficienza e di efficacia della spesa e il concorso di tutti i soggetti, pubblici e privati, nella mobilitazione in favore dell’investimento per la modernizzazione. Infatti, pur facendo leva sul recupero di risorse provenienti da processi, peraltro fondamentali, di razionalizzazione interna o di sussidiarietà europea, si dovrà perseguire l’obiettivo di una crescita mirata ed equilibrata delle risorse, con gradualità ed assicurando la capacità di assorbimento e di spesa del sistema. Tale obiettivo dovrà essere raggiunto entro un triennio, fino al raggiungimento della media europea del 2%. Oltre agli impieghi più direttamente finalizzati, queste risorse dovranno essere impiegate anche a sostegno di quelle aree scientifiche di ricerca di base, secondo quanto programmato ad esempio in Giappone, e di specifica presenza qualificata italiana, come nel caso della valorizzazione e della difesa dei beni culturali ed ambientali o al contributo alla soluzione di problemi di vaste aree territoriali come nel caso del Mezzogiorno.

2) Per garantire che il processo di aumento e finalizzazione delle risorse diventi effettivamente produttivo, va realizzato un momento unitario decisionale, una task force a livello di Presidenza del Consiglio dei Ministri, in grado di progettare le grandi scelte di allocare le risorse. Questo nuovo organismo, di concerto con il Ministero dell’Università e Ricerca Scientifica e Tecnologica, che vedrà rafforzato il proprio ruolo di indirizzo e di coordinamento, dovrà definire gli obiettivi di medio termine, rispetto ai quali mobilitare tutte le risorse presenti nei singoli ministeri, nelle agenzie, negli enti e nel sistema produttivo. La definizione di detti obiettivi dovrà essere realizzata mediante la necessaria concertazione con le forze economiche e sociali coinvolte.

Andranno perciò riordinate le competenze e le consulenze, in particolare il CNST ed i Comitati nazionali di consulenza, realizzando alcune condizioni di contesto, come il ricorso ad impegni pluriennali di spesa, la promozione e l’impiego di strumenti e procedure di valutazione e previsione tecnologica, con una determinazione di meccanismi in grado di favorire un diverso rapporto tra domanda ed offerta di tecnologia e una diversa partecipazione, già nella fase di progettazione, alle iniziative di coordinamento internazionale, in primo luogo europee.

Tali scelte devono portare ad una revisione dello strumento del piano triennale, attraverso una diversa e maggiormente partecipata modalità di produzione e l’introduzione di vincoli per una sua attuazione. Il nuovo piano andrà varato entro l’estate 1997, dopo avere tenuto conto dei risultati derivanti dalle azioni di valutazione e previsione, anche con riferimento all’impatto occupazionale previsto.

Per questo fine dovrà essere attivato un osservatorio di previsione tecnologica con il concorso di tutti i soggetti economici e sociali e delle competenze scientifiche necessarie.

3) Secondariamente si dovrà intervenire sugli enti e sulle istituzioni scientifiche, sia attraverso la razionalizzazione e la sburocratizzazione delle strutture e delle attività di ricerca (sviluppo delle autonomie, procedure incentivanti, interazione con il sistema produttivo, modifiche regolamentari, contratti di programma, radicamento territoriale e funzionamento a rete), sia con una modifica ed un aggiornamento strutturale del sistema scientifico, a partire dal riordino degli enti maggiori, come CNR ed ENEA (rivedendone ruoli ed organizzazione) con il ricorso ad indirizzi guida e allo strumento della delega legislativa, sostenuti ed accompagnati da processi di concertazione con le parti sociali.

In questo quadro andranno rafforzati anche i servizi tecnici dello Stato e le competenze esistenti negli organismi di prove, certificazione e qualità, intendendo questi come strumento per l’innalzamento tecnologico del Paese.

4) Per quanto riguarda il sostegno alla ricerca di interesse industriale, dovranno essere introdotte modifiche nella direzione di un automatismo generalizzato per gli investimenti in R&S e innovazione, facendo ricorso alla leva fiscale, rivedendo nel contempo la strumentazione prevista dalla Legge 46/82 nella direzione di una semplificazione (maggior flessibilità degli strumenti) e di una migliore integrazione con le altre azioni di politica industriale, in accordo con i Ministeri interessati, anche relativamente al riordino di altri strumenti riutilizzabili quali i contratti di programma e le riserve di bilancio.

Inoltre, sempre con riferimento alla ricerca industriale, andranno sostenute le iniziative di trasferimento e diffusione tecnologica, a partire dalla mobilità del personale, dall’inserimento di giovani qualificati nel mondo del lavoro (come nel caso dei dottori di ricerca o dello strumento dei contratti di formazione-lavoro), dal sostegno alla realizzazione di reti di trasferimento in grado di coinvolgere i soggetti locali e territoriali e di promuovere l’espressione della domanda, in particolare delle PMI. In questo quadro, avviato lo sblocco del finanziamento relativo all’avvio dei parchi scientifici e tecnologici nel Mezzogiorno, che dovranno costituire il primo esempio di un modello nazionale per la collaborazione tra diversi soggetti nel campo dell’innovazione tecnologica ed organizzativa, e l’individuazione di nuovi meccanismi che consentano l’utilizzo delle risorse relative all’intervento in favore delle aree meno favorite, da impiegare immediatamente come risorse aggiuntive e di riequilibrio, si procederà ad un ulteriore potenziamento del sistema delle imprese, attraverso una qualificazione della domanda pubblica e l’avvio di nuovi strumenti finanziari rivolti alla promozione delle attività innovative.

Per tutti questi obiettivi andranno riviste le modalità, semplificate le procedure, aumentate le valutazioni, sostenute le iniziative di assistenza ed indirizzo, in particolare a livello territoriale. L’introduzione di meccanismi automatici di tipo fiscale per sostenere lo sforzo in ricerca ed innovazione (quali ad esempio l’ipotesi di credito di imposta con apposito provvedimento legislativo), andrà accompagnata da pochi piani tematici integrati per tecnologie e filiere produttive che rappresentino le priorità del paese, finalizzati alla diversificazione produttiva e all’innalzamento tecnologico, con una revisione ed una semplificazione di quanto oggi previsto attraverso piani nazionali, progetti finalizzati, riserve ed eredità dei vari interventi pregressi.

In tutti i casi andrà garantito un effettivo rifinanziamento della ricerca di interesse industriale e territoriale, anche attraverso un riordino delle leggi (46/82, 346/88, 317/9l, 95/95 e 488/92 per la parte ricerca) ed un loro coordinamento con gli altri interventi di politica industriale.

5) Infine va sostenuto un investimento sul capitale umano scientifico e tecnologico, sia nei processi formativi (formazione iniziale e continua), sia nella mobilità e nel sostegno all’impiego produttivo di capacità acquisite nel mondo della ricerca e dell’innovazione. Ciò è particolarmente significativo nei confronti delle competenze presenti in centri di ricerca industriale in via di dismissione o di trasformazione. Verranno realizzati tutti gli sforzi, anche in applicazione della cosiddetta "legge Giugni", per garantirne un loro impiego produttivo, in particolare per le aree meno favorite anche all’interno delle iniziative e delle risorse previste dalle risorse della L.488/92.
In questo quadro il Governo sta predisponendo un provvedimento per favorire la mobilità di docenti e di ricercatori tra le varie sedi operative ed istituzionali, anche come strumento di valorizzazione delle professionalità.

PROMOZIONE DELL’OCCUPAZIONE

Per conseguire, anche a breve, risultati concreti in tema di occupazione il Governo e le parti sociali convengono sull’esigenza di operare su più versanti : lo sviluppo e la modernizzazione del sistema produttivo anche attraverso il sostegno alla nuova imprenditorialità, la riduzione dell’incidenza dei costi indiretti del lavoro, la creazione di condizioni idonee a favorire l’emersione del "sommerso", la revisione delle norme del mercato del lavoro per consentire ai soggetti un quadro trasparente di diritti e obblighi, una maggiore flessibilità connessa ad una nuova semplificata regolazione ed alla qualificazione attraverso la formazione dei dispositivi di primo inserimento al lavoro al fine di promuovere l’occupazione e la formazione dei giovani, il sostegno agli interventi di rimodulazione e riduzione contrattata degli orari di lavoro, l’ organizzazione di servizi idonei a favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro.

Oltre a sottolineare l’esigenza di creare adeguate condizioni per la crescita il Governo e le parti sociali auspicano che l’andamento dell’ occupazione sia più reattivo quando la congiuntura economica migliora. In tal senso concordano sul fatto che debba essere rivisto il sistema degli incentivi all’occupazione in modo da massimizzarne il rendimento in relazione agli obiettivi specifici che si intendono raggiungere, tenendo conto dei limiti posti dalla Commissione dell’Unione Europea in termini di aiuti all’occupazione e dell’esigenza di compensare il progressivo venir meno nelle aree del Mezzogiorno del regime di agevolazioni contributive e della fiscalizzazione degli oneri sociali.

Il Governo è impegnato a presentare alle parti sociali entro il 31 ottobre 1996 un progetto di riordino delle agenzie di promozione e creazione di lavoro e di impresa per qualificare e dare maggiore incisività alle politiche di reindustrializazione e sviluppo. Tale progetto sarà ispirato ai principi dell’eliminazione delle sovrapposizioni, della individuazione di missioni specifiche, della valorizazione delle professionalità presenti. Il progetto prevederà l’evoluzione degli assetti societari nonché una realizzazione e riorganizzazione delle funzioni esistenti.
In questo quadro sarà previsto un soggetto distinto che curerà la promozione e l’assistenza allo sviluppo dei lavori socialmente utili.

Il Governo e le parti sociali concordano sull’esigenza di dare piena attuazione al principio delle pari opportunità. Vi é piena consapevolezza che occorra affermare una logica non assistenziale che attraversi tutte le politiche dell’occupazione e del mercato del lavoro, ivi compresa la formazione, dove sono tuttora diffusi ruoli e stereotipi non paritari. La promozione dell’impiego femminile costituirà dunque un criterio guida degli interventi in vista del riequilibrio dei tassi di occupazione e del mix professionale fra uomini e donne anche in riferimento alla politica per lo sviluppo dell’imprenditorialità. Il Ministro per le pari opportunità svolgerà un’azione di impulso e coordinamento al fine di promuovere e potenziare tali iniziative.

Dalle piccole e medie imprese di tutti i settori il Governo si attende un contributo determinante in termini di crescita occupazionale. Il riordino degli incentivi dovrà essere orientato a massimizzare questo apporto, in particolare nei settori nuovi con prospettive occupazionali. Il Governo ritiene di dover migliorare le condizioni in cui si trovano concretamente ad operare le PMI e le imprese artigiane: semplificando le procedure amministrative, rimuovendo le rigidità del mercato del lavoro, agevolando l’accesso al credito ed ai fondi per la ricerca applicata, promuovendo la disponibilità di servizi di formazione di qualità per le esigenze del personale e degli stessi imprenditori, favorendo la diffusione dell’informazione sull’innovazione e quella sulle tendenze dei mercati, trovando soluzioni mirate al mondo della cooperazione in particolare per quanto attiene alla figura del socio lavoratore, per la cui definizione il Governo presenterà uno specifico disegno di legge. Delle specifiche esigenze delle P.M.I. si terrà conto anche nell’ambito delle necessarie armonizzazioni conseguenti alla definizione degli strumenti di cui al presente accordo.

Il sostegno alla nuova imprenditorialità riveste un’importanza particolare, soprattutto nelle aree in ritardo di sviluppo. Il Governo e le parti sociali convengono sul fatto che questo richieda adeguate risorse, capacità organizzativa e raccordi tra le istanze pubbliche preposte a tale compito.

Le politiche di sostegno alla nascita di nuove imprese riguarderanno, in particolare la promozione ed il finanziamento di progetti, prioritariamente nei settori a più alta intensità occupazionale: lavoro cosiddetto di cura, servizi alla persona, tutela e valorizzazione dell’ambiente e del territorio, con particolare riferimento al trattamento delle acque e ai sistemi di raccolta differenziata di rifiuti solidi, riqualificazione degli spazi urbani, etc.

Il "prestito d’onore" che prevede anche stanziamenti a fondo perduto potrà svolgere un ruolo importante mantenendo fermo il presupposto di un intervento formativo e di validazione dell’idea imprenditoriale.

La strategia delineata richiede di intervenire sull’intera strumentazione del mercato del lavoro innovando nella regolazione del mercato del lavoro e dei singoli istituti e, sul piano della prassi, nei comportamenti pubblici eliminando vistosi malfunzionamenti.

A seguito dell’introduzione delle nuove norme relative agli strumenti di seguito trattati le parti sociali si incontreranno nelle sedi specifiche per adempiere alle necessarie armonizzazioni dei contratti.

1. APPRENDISTATO

Obiettivi di riforma:

1. qualificare l’istituto per quanto attiene ai profili formativi oggi certamente trascurati, prevedendo adeguati incentivi per il ruolo svolto dall ‘impresa;

2. specializzare l’apprendistato come canale di qualificazione in alternanza per giovani privi di qualificazione od in possesso di qualificazione non spendibile per la mansione in oggetto;

3. allargare la possibilità di ricorso all’istituto (settori, titoli di studio, profili professionali, fascia di età interessata) e promuoverne la regolazione in ambito contrattuale (compreso il ruolo degli organismi paritetici);

4. curare lo snodo tra formazione e lavoro, tra formazione esterna e formazione in situazione di lavoro entro un progetto unitario gestito in modo flessibile, sensibilizzando le imprese e promuovendo i necessari adattamenti organizzativi.

Nuovo modello

settori interessati: tutti, compresa l’agricoltura. Vengono fatte salve le condizioni di maggior favore per il settore artigiano discendenti dall’attuale quadro legislativo e contrattuale; profili professionali interessati: rinvio alla contrattazione collettiva; fascia di età: 16-24 (il limite superiore viene elevato a 26 anni al Sud);

caratteristiche dell’apprendistato: speciale rapporto di lavoro a causa mista di durata variabile tra 18 mesi e 4 anni secondo determinazioni della contrattazione collettiva;

svolgimento: nel nuovo modello l’apprendistato si articolerà, adottando i necessari criteri di flessibilità, in un periodo di formazione al lavoro di durata variabile, facente parte integrante dell’apprendistato, da svolgere in una struttura formativa, in un periodo di impegno prevalente di lavoro in impresa intervallato da momenti ricorrenti di formazione e in una fase finale di bilancio e certificazione delle competenze acquisite, definita in base ad intese tra Regione e parti sociali;

incentivi: I’attuale regime sarà integrato con un intervento, modulato in relazione all’impegno formativo delle imprese, attivando all’uopo il cofinanziamento dell’Unione europea.

Il passaggio nodale della riforma é costituito dalla trilateralità del contratto di apprendistato che impegna giovane, impresa e struttura formativa fin dalla fase iniziale, dall’impegno della parte pubblica e delle parti sociali a vigilare sulla qualità dell’intero processo e sulla certificazione finale delle competenze acquisite da riportare sul libretto di formazione.

La formazione "off the job", per tutti i settori e tipologie produttive, sarà strutturata e modulata nel corso del periodo di apprendistato in modo da:

favorire l’adozione e l’attuazione dell’innovazione da parte delle imprese;
promuovere l’accesso al cofinanziamento dei fondi strutturali;

valorizzare l’apporto del sistema di formazione professionale che va in gran parte ricostruito/costruito in relazione ai nuovi compiti.

Il problema é di dare vita ad un progetto formativo effettivamente integrato, ricco ed essenziale in modo da rispondere alle esigenze dell’impresa e dei giovani apprendisti, sperimentando anche forme di personalizzazione della formazione complementare.

Nel corso dell’apprendistato il giovane percepirà la retribuzione contrattualmente prevista. Durante i periodi di formazione il giovane percepirà da parte dell’impresa il salario contrattualmente previsto ma il costo sostenuto dall’impresa sarà rimborsato da parte pubblica attivando il cofinanziamento comunitario. Il ricorso al cofinanziamento comunitario caratterizzerà i periodi formativi successivi e la fase di certificazione delle competenze.

Per il settore dell’artigianato le parti firmatarie convengono di aprire un confronto mirato a modulare gli interventi contrattuali e le eventuali innovazioni legislative e formative sulla base delle specifiche esigenze del comparto, a partire dall’attuale sistema di formazione aziendale.

Azioni amministrative a sostegno del processo di riforma

Riprogrammazione delle azioni cofinanziate e allestimento di un nuovo Programma Operativo nel quale canalizzare i progetti. La riduzione degli oneri sociali dovrà costituire la parte italiana da attivare nel quadro del cofinanziamento UE;

programmazione territoriale dei posti di apprendistato.

Implicazioni ed impatto del nuovo sistema

Per realizzare l’integrazione tra formazione in situazione di lavoro e formazione esterna nell’ambito di un progetto unitario é necessario un cambiamento delle regole, della prassi e dei comportamenti vigenti nel sistema lavoro ed in quello di formazione professionale, tutte cose di cui c’é piena consapevolezza ma che richiedono tempo. Il Governo ritiene che la qualificazione dell’offerta formativa sia determinante per il pieno decollo del nuovo modello di apprendistato e che ciò richieda:

una trasformazione dei centri di formazione professionale in agenzie formative effettivamente raccordate con il tessuto delle imprese locali;

l’utilizzo degli istituti professionali di Stato proseguendo e sviluppando la sperimentazione dei percorsi formativi "compatti";

l’attivazione di nuove strutture partecipate dalle parti sociali o a carattere consortile con particolare riferimento alle piccole imprese, nell’ambito di poli integrati di formazione, ricerca e servizi;

l’adozione/condivisione di una prassi di sistematica valutazione dei fabbisogni di competenze;

un impegno nel controllo del sistema da parte delle parti sociali.

Per tale ragione ma anche per dare tempo alla contrattazione di operare i necessari adeguamenti verrà adottato un approccio che consentirà al nuovo modello di andare gradualmente a regime e di apportare gli aggiustamenti ritenuti opportuni sulla base dell’esperienza accumulata.

2. STAGE

Obiettivi della riforma

Si conferma quanto sottolineato nella parte relativa alla formazione (luglio ’96).

Più che di riforma si tratta di creare le condizioni per la messa a regime di un dispositivo polivalente di formazione, orientamento, tendente a favorire un primo contatto tra giovane in formazione ed impresa. In pratica occorrerà semplificare ulteriormente la procedura di attivazione mantenendo un quadro di garanzie adeguato.

Azioni amministrative a sostegno del processo di riforma

Riprogrammazione delle azioni cofinanziate e allestimento di un Programma Operativo Quadro nel quale canalizzare i progetti.

Programmazione territoriale dei posti di stage.

Implicazioni ed Impatto

Lo stage, preordinato ad orientare il giovane in formazione, può facilitare l’accensione di un rapporto di lavoro.
Sarà valutata l’opportunità di prevedere borse di formazione per il lavoratore (cofinanziabili dall’UE).

3. FORMAZIONE CONTINUA

Obiettivi di riforma

1. Promuovere l’investimento formativo da parte delle imprese a beneficio dei propri dipendenti (dirigenti, quadri, impiegati, operai) sviluppando altresì un sistema di riconoscimento dei crediti formativi acquisiti dai lavoratori;

2. promuovere in tutti i settori la formazione e l’aggiornamento professionale degli imprenditori, dei lavoratori autonomi, dei soci di cooperative nei modi e nelle forme più adeguati alle loro specifiche esigenze;

3. riorientare il sistema ancora fortemente ancorato alla formazione iniziale e caratterizzare in tal senso la riforma della legge quadro sulla formazione professionale. Nel paragrafo sulla formazione è indicata questa direzione anche sotto il profilo delle risorse dedicate ampliando e graduando quanto ai tempi, le anticipazioni della legge 236/93;

4. promuovere la contrattazione in materia;

5. lo sviluppo del sistema di formazione continua é una strategia determinante per la competitività ma può altresì svolgere un importante ruolo di anticipazione e di "attivazione" degli ammortizzatori sociali.

Modello prospettato

Il modello sarà caratterizzato da grande flessibilità in modo da rispondere agli obiettivi di anticipazione dei fabbisogni di competenze, di riqualificazione, di aggiornamento professionale. L’ampia casistica non consiglia di prospettare modelli chiusi bensì di creare le condizioni per lo sviluppo di un’offerta formativa di qualità e di gestire al meglio le esigenze ottimizando le risorse finanziarie a disposizione. I progetti formativi potranno anche essere presentati da organismi associativi, da organismi partecipati dalle parti sociali, da consorzi e raggruppamenti di imprese. Gli interventi saranno regolati nel quadro di convenzioni con le Regioni impresa a seguito di intese tra le parti sociali, prevedendo un ruolo di collettore di progetti per gli Enti bilaterali.

La previsione di destinare progressivamente il gettito dello 0,30% al finanziamento degli interventi di formazione continua determina un nuovo quadro di opportunità per le imprese ed i lavoratori.

Per promuovere in maggior misura l’investimento formativo da parte delle imprese si potrà riconoscere un contributo per ora di formazione.

Azioni amministrative a sostegno del processo di riforma

Riprogrammazione delle azioni cofinanziate e allestimento di un Programma Operativo Quadro nel quale canalizzare i progetti dando priorità: a lavoratori a professionalità bloccata;

formazione in adempimento di normative (operatori della sicurezza, esperti di risparmio energetico, etc.); formazione rivolta a lavoratori in cassa integrazione.

4. FORMAZIONE PERMANENTE

Obiettivi di riforma

Introdurre uno strumento di flessibilità a vantaggio del lavoratore in linea con le esperienze più avanzate in Europa.

Modello prospettato

Per precostituire le condizioni per l’accesso alla formazione sarà regolato l’istituto del congedo ed in particolare quello della formazione (sabatico).

Si opererà per via legislativa e attraverso rinvii alla contrattazione collettiva, facendo riferimento al modello contrattuale delle 150 ore, per quanto riguarda la fissazione dei limiti di durata e della quota massima dei congedi simultanei.

Il Governo ritiene che la previsione di borse di formazione in sostituzione del reddito cessante del lavoratore che programma un investimento formativo, concesse su domanda dall’ente bilaterale di settore/comparto e territorio a valere su fondi nazionali/regionali, siano un modo adeguato di affrontare il problema. L’intervento potrebbe altresì essere cumulato con un prestito d’onore in vista della creazione d’impresa individuale, un’aspirazione questa più frequente e concreta nell’adulto con qualche esperienza che nel giovane al primo lavoro.

Una variante particolarmente agibile sembra essere quella del passaggio temporaneo del lavoratore, concordato con il datore di lavoro, dall’impegno a tempo pieno ad un impegno a tempo parziale prevedendo la concessione di borse di formazione a parziale integrazione della parte di salario perso.

In ogni caso, ma per questo occorre un provvedimento legislativo specifico, é opportuno prevedere la deducibilità parziale delle spese di formazione sostenute dal lavoratore e debitamente certificate.

Ciò varrebbe come incentivo ma svolgerebbe anche una funzione segnaletica, di valorizzazione di determinate offerte formative rispetto ad altre.

Azioni amministrative di sostegno alla riforma

Allestimento di Programmi Operativi nei quali canalizzare i progetti prevedendo determinate priorità in termini di formazione, settori.
Sperimentazioni nel quadro dei Programmi Leonardo, Adapt, Occupazione.

5. LAVORO INTERINALE

Obiettivi di riforma

1. Trattasi di nuovo istituto per il nostro ordinamento;

2. il lavoro interinale dovrebbe consentire di cogliere un segmento di domanda e di offerta di lavoro, in particolare nei grandi centri urbani, quantitativamente apprezzabile ma limitato anche in ragione del maggior costo rispetto a quello di un lavoratore a termine;

3. dall’introduzione dell’interinale il Governo si attende un beneficio sia in termini di regolarizzazione di posizioni di lavoro oggi sommerse che di gettito contributivo ed IRPEF.

Modello prospettato

L’istituto sarà applicato negli ambiti, per i settori e secondo i principi dell’accordo di luglio ’93. Il Governo, d’intesa con le parti sociali, procederà ad una verifica delle sperimentazioni dopo due anni dal loro avvio.
Per l’agricoltura e l’edilizia il lavoro interinale potrà essere introdotto in via sperimentale successivamente alle verifiche in atto in sede ministeriale previa intesa tra le parti circa le aree e le modalità della sperimentazione.

Casi di esclusione: sostituzione di lavoratori in sciopero presso unità produttive dove si sia proceduto a riduzioni di personale nei 12 mesi precedenti limitatamente alle mansioni oggetto di riduzione, o siano operanti sospensioni che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni a cui si riferisce la fornitura; lavorazioni che richiedano una sorveglianza medica speciale o particolarmente pericolose individuate con decreto del Ministro del Lavoro, salvo che i lavoratori siano in possesso di una specifica preparazione.

Tipologia contrattuale:

L’impresa di lavoro interinale può assumere il lavoratore con un contratto per il tempo specifico della missione, ovvero con contratto a tempo indeterminato con diritto di esclusiva. In quest’ultimo caso va garantito al lavoratore – da parte della legge o dell’autonomia collettiva -un trattamento minimo per i periodi di disponibilità. Nel primo caso sarà agevolata la continuità del lavoro con sostegni formativi, di counseling e previdenziali nei termini nel seguito specificati.

Soggetti autorizzati:

Il Governo intende mantenere un quadro di ampie garanzie in relazione all’introduzione dell’istituto, in particolare:

per quanto attiene all’affidabilità, alle garanzie economiche offerte, alla copertura territoriale assicurata dai soggetti autorizzati all’esercizio della fornitura di lavoro temporaneo (società per azioni, o cooperative partecipate da enti pubblici o enti di promozione della cooperazione). E’ previsto che il Ministero del Lavoro rilasci l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di fornitura di lavoro temporaneo e svolga nel seguito un’attività di vigilanza e controllo;

alle condizioni di piena parità del lavoratore in missione con i lavoratori dipendenti dall’impresa utilizzatrice;

alla promozione dell’accesso dei lavoratori alla formazione professionale operando altresì per il miglioramento della loro posizione previdenziale. E’ previsto che il fondo al quale affluisce il contributo delle imprese di fornitura di lavoro temporaneo sia volto a finanziare, anche con il concorso della Regione, attività di formazione a favore dei prestatori di lavoro interinale e a finanziare anche contribuzioni figurative per i periodi dedicati alla formazione.

E’ fatto carico all’agenzia o a chi essa conferisca mandato curare l’organizzazione dei momenti di formazione e counseling a beneficio dei lavoratori;

alla previsione del diritto di informazione alle rappresentanze sindacali aziendali delle aziende utilizzatrici preliminarmente alla stipula del contratto di fornitura, tranne nei casi in cui la utilizzazione debba essere tempestiva.

6. INCENTIVI ALLA RlDUZIONE E RIMODULAZIONE DEGLI ORARI DI LAVORO, PART-TIME

Obiettivi di riforma

La direttiva comunitaria in materia di orario di lavoro sarà recepita entro i tempi previsti previa intesa con le parti sociali.

Il Governo, alla luce dei contenuti della norma di recepimento della direttiva comunitaria sull’orario di lavoro, adotterà misure di incentivazione delle riduzioni contrattate dell’orario e ne promuoverà le rimodulazioni dell’orario di lavoro tenendo conto della definizione di orari multiperiodali (plurisettimanali, mensili, annuali), sia in via generale che con riferimento a specifiche utenze.

Modello prospettato

Parte degli oneri sociali attualmente a carico delle imprese sarà redistribuita in modo che, in linea con la normativa recentemente introdotta, il nuovo sistema delle aliquote basato su 4 fasce orarie (24, 32, 36, 40) incentivi gli orari ridotti e disincentivi il ricorso sistematico al lavoro straordinario. Il modello adottato prevede un’ invarianza degli oneri per i rapporti di lavoro a tempo pieno.

In particolare per quanto attiene al part time, dopo averlo parificato per quanto attiene ai contributi (DL 404/96) il Governo lo incentiverà sia in via generale (aliquote differenziate sopra citate) prevedendo ulteriori sgravi, che con riferimento a particolari utenze: giovani al primo inserimento lavorativo nelle aree dell’obiettivo l; donne che rientrano sul mercato del lavoro dopo un lunga pausa; anziani in uscita progressiva dal lavoro a condizione che siano sostituiti da giovani. Si prevede l’estensione, da concordare in via contrattuale, anche nel settore agricolo; a tal fine le parti convengono di aprire un tempestivo confronto per definire gli ambiti di applicazione.

Per il finanziamento delle agevolazioni saranno utilizzate le risorse provenienti dal gettito connesso alla rimodulazione delle aliquote contributive introdotte con la Legge Finanziaria 1996 integrate da risorse aggiuntive di finanza pubblica previste per l’attuazione della presente intesa. La parte di risorse da destinare alla finalità sopra esposta sarà stabilita annualmente con decreto del Ministro del Lavoro. Per il primo anno l’ammontare della disponibilità sarà di 400 MLD.

Il Governo, dopo due anni, di intesa con le parti sociali, procederà ad una verifica dell’impatto sui comportamenti delle imprese e sui risultati occupazionali al fine di valutare la modulazione introdotta ed il conseguente impegno finanziario.

7. LAVORI SOCIALMENTE UTILI

Obiettivi di riforma

Rivedere le norme attuali mettendo a punto una nuova disciplina organica (legge quadro) che valorizzi pienamente il ruolo e l’iniziativa locale.

Occorre fronteggiare le esigenze di un ampia fascia di lavoratori con priorità per coloro che hanno perso il diritto agli ammortizzatori sociali e nel contempo dare una risposta ai soggetti che sono stati finora esclusi dallo schema.

Il D.L. 404/96 oltre a disporre il rifinanziamento dei fondi diretti ai progetti LSU ha previsto due novità di rilievo:

la destinazione di almeno il 15% dei fondi assegnati alle singole C.R.I. ai progetti che vedono impegnati i disoccupati di lunga durata;

l’avvio di progetti LSU tramite società miste consolidando i rapporti di lavoro con i lavoratori occupati nei progetti stessi. Occorre infatti favorire l’evoluzione delle attività condotte nell’ambito dei progetti verso iniziative e forme di lavoro capaci di autosostenersi, in particolare nei cosiddetti "nuovi bacini d’impiego".

Nuovo modello

Un’esigenza prioritaria é quella di conseguire una migliore qualità dei progetti.

Vanno sviluppati progetti ed iniziative di attività economiche con particolare riferimento ad aree d’intervento quali, ad esempio:
bonifiche di aree industriali dismesse;
tutela degli assetti idrogeologici;
risanamento ambientale;
bonifiche dal rischio dell’amianto;
aree protette, parchi naturali;
beni culturali.

8. NUOVI SERVIZI DELL’1MPIEGO

Obiettivi di riforma

Il Governo ritiene che si debba progressivamente passare da una politica di sostegno passivo della disoccupazione ad una politica di promozione dell’occupazione. Ciò richiede la ridefinizione della strumentazione (schemi di incentivazione, allestimento dei servizi di informazione, formazione e consulenza personalizzata) ma anche un ripensamento delle strutture preposte a tali compiti. A questo é preordinata la riforma dei servizi dell’impiego che il Governo basa su tre capisaldi:

il decentramento istituzionale secondo i contenuti già emersi nel confronto tra Stato e Regioni e tenendo conto dell’iter legislativo già avviato in sede referente al Senato;

una liberalizzazione regolata (apertura ai privati, ruolo attivo degli organismi espressione delle parti sociali);

la previsione di un forte ruolo dello Stato nelle funzioni di regolazione, indirizzo e programmazione.

Nuovo modello e implicazioni

Si passerà da un sistema, quello attuale, largamente inefficiente e di mera registrazione dei movimenti dei lavoratori a servizi a beneficio dell’utenza lavoratori ed imprese, che promuovano effettivamente l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro e che siano raccordati efficacemente con i servizi di orientamento e formazione professionale.

Ciò richiederà un consistente impegno nella gestione della mobilità, nella formazione e riqualificazione del personale destinato ad operare nei nuovi servizi.

La riforma consentirà di perseguire un ulteriore ed importante obiettivo, quello di liberare risorse professionali utilizzabili per rafforzare l’attività di vigilanza degli Ispettorati del lavoro attraverso un potenziamento degli uffici.

9. SGRAVI CONTRIBUTIVI E AGEVOLAZIONI FISCALI

Il Governo s’impegna a predisporre un sistema di incentivi e di agevolazioni fiscali che rispondano alle esigenze di promuovere l’occupazione.

Fiscalizzazione oneri sanitari

Nel perseguire l’obiettivo della riduzione del costo del lavoro la legge delega sulla riforma della finanza regionale e locale stabilirà l’abolizione dei contributi sanitari a carico dei datori di lavoro, dei lavoratori e dei pensionati ed il loro trasferimento sulla fiscalità.

Sgravi contributivi nelle aree obiettivo 1

Per quanto attiene agli sgravi contributivi nelle Regioni previste dalla normativa generale l’intervento terrà conto dei vincoli previsti dall’Unione Europea per i regimi di aiuto.

In particolare:

sgravi totali per un anno dei contributi previdenziali a beneficio di tutti i settori per gli assunti a tempo indeterminato nel 1997 ad incremento dei livelli occupazionali. Per il 1998 e il 1999 tale provvedimento dovrà essere concordato con la Commissione U.E.;

sgravi generali in misura ridotta rispetto all’aliquota attuale con esaurimento del regime, come previsto, a partire dal 1° gennaio 1998.

Agevolazioni fiscali

Il Governo attribuisce particolare rilevanza allo sviluppo del settore no profit nella prospettiva di un ridisegno delle funzioni svolte direttamente dallo Stato e dagli Enti pubblici non economici, salvaguardando ed incentivando le opportunità di lavoro soprattutto giovanile. A tale riguardo il Governo, dopo un confronto con le parti sociali, presenterà un disegno di legge delega che disciplinerà l’intero settore del "no profit", identificando i presupposti ed i requisiti qualificanti tali organizzazioni. Per quanto attiene agli aspetti fiscali la previsione di delega si basa su due capisaldi:

riordino dell’imposizione sugli enti non commerciali, con la previsione di un corpo unitario di norme;

disciplina dell’imposizione sulle Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale (ONLUS).

Le misure che verranno introdotte garantiranno che la diffusione di soggetti che beneficiano di condizioni di favore nell’esercizio della loro attività, tanto in termini di costi di impresa quanto in termini di "riserva" di quote di mercato, non alterino le condizioni della concorrenza.

Agevolazioni nuove attività produttive

Il Governo intende adottare un provvedimento, teso a favorire la ripresa dell’economia e lo sviluppo dell’occupazione, che applichi un regime di favore per taluni soggetti che intendono intraprendere nuove iniziative produttive. Le disposizioni previste dall’art.l del D.L. 10 giugno 1994, n.357, come convertito dalla legge 8 agosto 1994, n.489 saranno trasformate da norme transitorie in disposizioni a regime, rimuovendo nel contempo alcuni vincoli in essa previsti che di fatto hanno impedito il pieno raggiungimento degli obiettivi che il legislatore si era prefisso e operando le modifiche senza pregiudizio per le casse dell’erario.
E’ prevista una disciplina fiscale a favore, in particolare di:

giovani di età inferiore a 32 anni che per la prima volta intraprendono una attività d’impresa;
lavoratori in cassa integrazione o in mobilità; portatori di handicap;
soggetti che intraprendono attività nei settori a tutela dell’ecosistema.

Per questi soggetti é previsto un regime favorevole normale (non opzionale) che non é basato sul pagamento di un’imposta sostitutiva forfettaria e che non esonera i contribuenti interessati dalla tenuta della contabilità, dalla dichiarazione dei redditi derivanti dall’attività intrapresa.

Il regime di favore consiste nel prevedere l’esclusione dall’imposizione dal reddito di impresa e da quello derivante dall’esercizio di arti o professioni ai fini dell’Irpef di un determinato importo per i primi due anni. Inoltre, nel medesimo periodo, per i soggetti in questione si prevedono agevolazioni ai fini dell’Ici e dell’IREP. Al riguardo si deve tener conto che con la riforma della finanza regionale e locale proposta dal Governo vengono aboliti numerosi tributi erariali e locali vigenti.

Il normale regime agevolativo per i soggetti interessati è esteso fino a cinque anni per le iniziative imprenditoriali localizzate nelle aree obiettivo 1.

Si prevedono poi alcune cause di inapplicabilità del regime agevolativo. Sostanzialmente: contribuenti soggetti ad Irpeg;

contribuenti che iniziano la medesima attività già esercitata in precedenza o che si sostituiscano ad altri contribuenti nell’esercizio della stessa attività (cessioni, conferimenti, affitti di azienda, fusioni e scissioni);

costo dei beni materiali acquisiti superiore ai 300 milioni (500 milioni per le attività ecocompatibili);

volume di affari inferiore ad un determinato ammontare (che sarà stabilito in misura più basso rispetto a quanto oggi previsto dalla normativa citata, in quanto la disciplina che si propone è "a regime" e, quindi, necessita di maggiori cautele);

numero di dipendenti superiore a tre.

L’esclusione dal regime agevolativo avviene immediatamente se superati uno dei limiti previsti, con l’obbligo di versare alla prima scadenza utile l’ammontare dei tributi oggetto di agevolazione e/o esenzione.

10. EMERSIONE DEL LAVORO SOMMERSO

Considerando i risultati positivi che cominciano a registrarsi in conseguenza dell’applicazione delle norme contenute nel decreto legge 405/1996, relative alla definizione dei contratti di gradualità per favorire la regolarizzazione del lavoro sommerso, si conviene sulla utilità di allargare l’applicazione contrattuale delle norme ad altri settori e di rafforzare l’iniziativa categoriale nel territorio per estendere le sperimentazioni richiamate.
Al fine di incentivare ulteriormente la sottoscrizione delle intese di gradualità da parte delle imprese, si conviene sull’opportunità di considerare l’occupazione emersa alla stregua di una nuova occupazione alla data della completa applicazione dei contratti collettivi.
Ciò determinerà il diritto di accesso agli incentivi per la nuova occupazione alla data della completa attuazione degli accordi, nelle misure in quel momento vigenti.

LA POLITICA DELLE lNFRASTRUTTURE
E LA QUALIFICAZIONE DELLA DOMANDA PUBBLICA

Premessa

La politica delle infrastrutture che il Governo intende perseguire mira a dare impulso alla realizzazione di opere, beni e servizi per far riprendere al Paese le proprie capacità competitive, nel quadro degli indirizzi della UE, con particolare riferimento al libro Bianco di Delors, coinvolgendo anche le forze produttive locali, e mirando altresì alla riduzione del divario nella dotazione infrastrutturale e nelle condizioni economiche tra le Regioni meridionali e quelle settentrionali.

Le modalità di intervento, le strumentazioni legislative e le necessarie innovazioni normative dovranno tener conto sia delle capacità che la politica delle infrastrutture ha di imprimere allo sviluppo un andamento dinamico, sia della necessità che essa non sia disgiunta – anzi, che sia connessa in una interazione continua – dalle politiche di sviluppo ambientale, da condizioni affidabili di attuazione, gestione, manutenzione, dallo sviluppo di politiche e di interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale, dall’impegno e dal coinvolgimento e dalla razionalizzazione delle energie e delle risorse del terzo settore.

La ricaduta di occupazione, tecnologica e di benessere propria delle politiche di opere pubbliche trova pari riscontro nelle politiche di protezione e di sviluppo dell’ambiente.

In questo campo va sottolineata la necessità di interventi di notevole portata economica e quindi occupazionale. Interventi che, per l’alta e immediata utilità sociale, danno luogo a procedimenti di qualificazione dell’offerta di lavoro a fronte di una domanda esistente, specie nel campo della manutenzione, che si esprime anche con la proposta di lavori socialmente utili che, oltre l’aspetto solidaristico e volontaristico, richiedono una qualificazione tanto rigorosa quanto socialmente impegnativa che realizzi le condizioni per una gestione economica di tali attività.

Sembra inoltre opportuno che questa materia trovi una specifica trattazione nell’ambito delle politiche del lavoro, dato il carattere innovativo che sottintende sul piano dell’innovazione dei servizi e dei contenuti formativi.

Più in generale, le politiche delle attività produttive e della concorrenza dovranno tenere in considerazione tali settori anche al fine di evitare fenomeni distorsivi del mercato nei confronti delle imprese private che svolgono attività di manutenzione.

E’ pertanto intenzione del Governo affrontare con immediatezza il rilancio delle politiche infrastrutturali e della qualificazione della domanda pubblica, con particolare attenzione ai lavori pubblici, allo sviluppo dei trasporti nell’ottica del ruolo consentito all’Italia dalla sua collocazione geografica, alla tutela e valorizzazione dell’ambiente, all’energia, allo sviluppo delle reti informatiche e telematiche colte nel sistema complessivo della Società dell’Informazione.

Il presente documento indica le linee generali dell’azione di Governo. Ad esso sono allegati i documenti settoriali.

Le azioni per il rilancio

E’ necessario proseguire sulla strada indicata dal "Libro Bianco sul rilancio delle grandi opere infrastrutturali per lo sviluppo e l’occupazione", intervenendo da un lato con innovazioni normative nell’ambito della semplificazione e razionalizzazione delle procedure e del processo amministrativo e, dall’altro, potenziando l’attività di monitoraggio sulla realizzazione dei progetti di opere pubbliche, al fine di individuare i motivi che ne ostacolano l’effettiva cantierabilità e consentire un’azione di impulso nei confronti delle amministrazioni e degli enti appaltanti, nonché di pieno coinvolgimento delle responsabilità operative.

Il Governo intende recuperare le proposte contenute nel Libro Bianco, a partire da un apposito articolato di modifica della Legge 241/90, con lo scopo di imprimere un’accelerazione dell’attività procedimentale della Pubblica Amministrazione. In tal senso si rende necessario il varo di un Decreto Legge che contenga le norme relative: alla determinazione di un termine prefissato per la conclusione della Conferenza di servizi; all’obbligatorietà del ricorso alla Conferenza di servizi per le opere pubbliche di rilevante importanza ed il temperamento del principio dell’unanimità; all’estensione dell’applicazione della Conferenza di servizi a procedimenti connessi; alla definizione di termini certi per le opposizioni alle determinazioni della Conferenza di servizi e all’esito delle valutazioni di impatto ambientale, come contenute nell’art.21 del disegno di legge del Governo (A.S.1034) recante "Misure in materia di immediato snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo".

Analoghe finalità di maggiore efficienza e speditezza dell’azione pubblica, anche nel settore delle infrastrutture, perseguono le proposte normative riguardanti il riordino delle funzioni e attribuzioni alle diverse Amministrazioni, ivi compreso il trasferimento e il decentramento di competenze.

A tal fine il Governo è impegnato ad utilizzare appieno le risorse disponibili, nazionali e comunitarie, adottando un efficace monitoraggio sull’impegno delle stesse e la loro cantierizzazione nei tempi previsti ovvero attraverso la revoca dei finanziamenti o l’adozione di poteri sostitutivi di intervento. Verranno adottate in proposito delle norme, nell’ambito della Legge finanziaria ’97, che prevedano l’impiego più flessibile delle poste in bilancio tra comparti di spesa e soggetti di attuazione al fine di favorire una loro riprogrammazione verso opere più immediatamente realizzabili, nel rispetto dell’equilibrio territoriale e delle priorità settoriali.

Per quanto riguarda l’ottimale utilizzo delle risorse comunitarie il ruolo di monitoraggio e di indirizzo della Cabina di Regia verrà potenziato a supporto delle scelte della Pubblica Amministrazione.

Il Ministero dei Lavori pubblici è particolarmente impegnato ad affrontare il deficit progettuale della Pubblica Amministrazione ed in particolare degli Enti Locali.

Una prima risposta in tal senso è stata data con l’avvio del potenziamento delle strutture a supporto della progettazione e con l’istituzione, presso la Cassa Depositi e Prestiti, di un Fondo Rotativo per la progettualità (Legge 549/95, art. 1, commi 54-58), al fine di garantire l’anticipazione per le spese di progettazione di interventi promossi da Enti Locali e territoriali. I contratti di programma dovranno essere predisposti ed approvati con tempistica definitiva e ravvicinata.

Tale strumento è stato tuttavia scarsamente utilizzato per diversi motivi ed in particolare perché, nonostante l’agevolazione finanziaria, è stato considerato comunque oneroso da parte delle Amministrazioni beneficiarie, in particolare da parte delle Regioni e degli enti locali meridionali, ove si scontano gravi carenze strutturali.

Il Ministro dei Lavori pubblici è impegnato a rivedere le modalità di funzionamento del Fondo, introducendo le necessarie modifiche di carattere legislativo ed amministrativo, al fine di incentivarne l’utilizzo, con riferimento ai seguenti aspetti:

- potenziamento dell’azione per la promozione e l’utilizzo del Fondo, anche attraverso il ricorso alle competenze e il miglior uso delle risorse giacenti presso il Ministero dei lavori pubblici, nei Provveditorati alle opere pubbliche e negli altri uffici tecnici centrali e periferici, riconoscendo alle strutture tecniche periferiche del suddetto Ministero anche la possibilità di fungere da progettista e stazione appaltante per conto e su richiesta di altre amministrazioni pubbliche (anche periferiche);

- ampliamento dei soggetti abilitati all’uso del Fondo, estendendo la possibilità di utilizzo in particolare alle aziende speciali, società miste, consorzi, imprese private (e loro consorzi) che gestiscono servizi pubblici in regime di concessione, nonché alle pubbliche amministrazioni centrali;

- anticipazione dell’intero costo della progettazione;

- aumento della dotazione del Fondo e costo dell’anticipazione a carico dello Stato.

Il Governo, inoltre, farà ricorso alla deroga al blocco degli impegni introdotto con il D.L. 323/96, seguendo criteri rigidamente determinati:

- utilizzo dei residui 1995 con priorità per le opere pubbliche immediatamente cantierabili, per le quali sia già concluso il procedimento concorsuale di affidamento;

- completamento di opere già iniziate al fine di evitarne il degrado;

- interventi di particolare rilievo connessi alla sicurezza e incolumità pubblica e ambientale, di difesa del suolo, delle coste e delle opere infrastrutturali, dell’edilizia penitenziaria e giudiziaria e per le infrastrutture dei corpi di polizia.

Il Governo intende inoltre favorire un sempre maggiore coinvolgimento del capitale privato nel finanziamento delle opere pubbliche.

La politica tariffaria per i servizi connessi con la politica delle infrastrutture e di qualificazione della domanda pubblica sarà impostata coerentemente con quanto definito con l’accordo del luglio 1993.

A tal fine verranno svolti incontri settoriali tra Governo e Parti sociali.

Con l’insieme dei precedenti strumenti si intende dare una risposta immediata alle esigenze di occupazione, che in modo più ampio e manifesto si presentano nel Mezzogiomo, e al deficit infrastrutturale.
Nell’indirizzo della politica di riequilibrio saranno rifinalizzati anche gli eventuali residui che dovessero emergere dalle diverse leggi di spesa.

Si ritiene inoltre necessario potenziare l’attività di monitoraggio, già iniziata su alcuni programmi di investimento individuati nel Libro Bianco, orientandola in funzione delle scelte strategiche di Governo nel settore delle opere pubbliche.

Al fine di valutare lo stato di avanzamento dell’impiego delle risorse e del loro impatto occupazionale verranno previste, a livello di Presidenza del Consiglio e dei singoli Ministeri interessati, per rispettive competenze, apposite sedi di verifica periodica tra Governo e parti sociali, attivabili anche su richiesta dei soggetti partecipanti.

1. Lavori pubblici

Per quanto riguarda le materie di competenza del Ministero dei lavori pubblici, il rilancio delle opere infrastrutturali potrà fondarsi, in particolare, sulle seguenti linee di intervento:

- riapertura dei cantieri bloccati per portare a compimento le opere in corso, limitatamente ai casi in cui non vi siano divieti di Legge o vincoli ambientali;

- realizzazione delle opere viarie necessarie per collegare il Paese all’Europa;

- attuazione del Programma dei lavori 1996 dell’ANAS, per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del sistema viario nazionale nonché per nuove opere volte al recupero di sicurezza delle strade ed al superamento dei "punti critici" del traffico;

- attuazione dei programmi di interventi relativi al settore idrico previsti dal Quadro Comunitario di Sostegno 1994/1999;

- ricognizione, valutazione e destinazione delle opere pubbliche ultimate o in corso di esecuzione già di competenza della Cassa del Mezzogiorno, poi dell’Agensud;

- attivazione dei fondi ex-Gescal giacenti presso la Cassa Depositi e Prestiti;

- riorganizzazione dei servizi di acquedotti, fognature e depuratori secondo il modello previsto dalla Legge 36/94;

- attivazione dei programmi di riqualificazione urbana di cui all’art.2 c. 2 dellaLegge 179/92;

- attivazione del programma straordinario di edilizia residenziale di cui all’art. 18 del D.L. 152/91 convertito con la Legge 203/91;

- attivazione della legge 183/89 sulla difesa del suolo, prevedendo la possibilità di ricondurre più bacini ad una unica autorità, in particolare nel Mezzogiorno.

Si tratta di interventi che, oltre a concorrere al superamento del gap infrastrutturale con i Paesi europei, incidono profondamente sul tessuto sociale e, in definitiva, sulla qualità della vita soprattutto nelle regioni meridionali dove si sono registrati i ritardi e le carenze più gravi.

E’ intenzione del Ministro intervenire con tutte quelle misure necessarie a realizzare una progressiva qualificazione dell’industria delle costruzioni tanto sul fronte della domanda quanto dell’offerta.

Il Governo è altresì impegnato ad assicurare l’adozione del Regolamento dei lavori pubblici e capitolato generale dell’Appalto dei lavori pubblici, previsto dall’art.3 della Legge 109/94, come modificato dalla Legge 216/95, a completamento del processo legislativo che ha rivisitato la normativa generale sugli appalti pubblici. Detto Regolamento, già predisposto, è attualmente all’esame del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e sarà diramato a breve. Il Governo si impegna, inoltre, ad emanare i provvedimenti di attuazione relativi agli appalti pubblici nei "settori speciali" (artt.8 e 15 Decreto Legislativo n. 158/95).

E’ inoltre in corso di diramazione un disegno di legge per apportare talune modifiche necessarie alla Legge 109/94.

Nel frattempo è stata predisposta ed è attualmente all’esame della Corte dei Conti la circolare 7.8.1996 n.2080/U.L. con la quale si forniscono indirizzi operativi e indicazioni interpretative sulla disciplina transitoria nonché chiarimenti sul significato e la portata di alcune norme della legge quadro di più significativa importanza e che sono di immediata applicazione.

E’ altresì in atto, al fine del pieno utilizzo dei fondi strutturali europei di cui al Q.C.S. 1994/1999, I’individuazione di progetti immediatamente cantierabili, relativi a settori di interventi già previsti, da inserire, d’ intesa con le singole regioni, nei programmi operativi plurifondo regionale.

Inoltre, è in corso una indagine per individuare, nell’ambito dei fondi di cui alla delibera CIPE 12 luglio 1996, gli interventi da sottoporre all’approvazione dello stesso CIPE, ai sensi dell’art.4 della legge 341/95.

Sarà prioritariamente considerato il completamento dei lavori già di competenza dei soppressi organismi del Mezzogiorno, dato il particolare rilievo che assume il problema del Mezzogiorno, sia in termini di dotazioni infrastrutturali che di occupazione.

Nel settore delle risorse idriche di cui alla legge 5 gennaio 1994, n.36, si evidenzia l’attivazione nel prossimo decennio di ingenti interventi con la previsione di un considerevole impatto occupazionale soprattutto nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni.

Inoltre il Ministero dei lavori pubblici ha già assunto alcune iniziative di proposizione normativa, tra cui:

- disegno di legge volto a favorire il coinvolgimento del capitale privato nel finanziamento della dotazione infrastrutturale, da introdurre nel nostro ordinamento attraverso la figura del promotore (project financing) per la realizzazione e la gestione di opere pubbliche; ciò in conformità a quanto previsto nel protocollo d’intesa del luglio 1993;

- disegno di legge contenente norme per la costituzione dei fondi regionali di Edilizia Residenziale Pubblica, (cui trasferire le risorse già gestite dal CER), nell’ambito del complessivo processo di trasferimento alle Regioni delle competenze in tale materia;

- disposizioni per decentrare ai Provveditorati Regionali l’accertamento dell’intesa Stato-Regione sulla conformità urbanistica delle opere di interesse statale (art. 81 D.P.R. 616/77).

Il Ministro considera inoltre necessario un incisivo programma di intervento nei quartieri degradati delle città del Mezzogiorno, raccordando e finalizzando a questo scopo i programmi e le risorse oggi disperse tra più competenze.

Per accelerare le opere pubbliche è stato di recente realizzato presso il Ministero dei Lavori Pubblici un apposito "ufficio delle criticità" con il compito di monitorare alcuni rilevanti programmi di intervento al fine di individuare e rimuovere gli ostacoli procedurali, di carattere amministrativo o giudiziario, che si frappongono alla loro realizzazione o completamento.

Una sintesi dello stato di attuazione degli interventi di competenza del Ministero dei lavori pubblici, nonché dell’attività della Commissione prevista dall’art. 7 del D.L. 285/96, è riportata nell’apposito documento del Ministero dei lavori pubblici.

Il Governo si impegna ad individuare soluzioni per il superamento del problema dei ritardati pagamenti da parte delle stazioni appaltanti nonché a favorire la realizzazione, in via prioritaria, delle opere infrastrutturali destinate a "fare rete" e che assicurino immediata occupazione.

2. Trasporti

Nel campo dei trasporti, l’Italia deve cogliere pienamente le opportunità che scaturiscono dalla sua collocazione geografica, crocevia naturale dei traffici provenienti e diretti verso le aree di nuova industrializzazione (i grandi mercati dell’Est europeo e del Sud-Est asiatico, il bacino del Mediterraneo).

Il Governo è impegnato a realizzare gli interventi programmati che vengono di seguito illustrati curando lo snellimento delle procedure – che è comunque il criterio informatore generale di tutta l’azione intrapresa per l’incremento dell’occupazione – e garantendo reiterati incontri di verifica con le parti sociali.

Il sistema del trasporto nazionale può beneficiare della crescente globalizzazione dei mercati e delocalizzazione internazionale delle produzioni. Le trasformazioni in atto, se da un lato comportano inevitabili riduzioni di attività in determinati settori, a beneficio di Paesi di nuova industrializzazione, dall’altro offrono nuove, consistenti opportunità in altri settori. Tra questi, i trasporti rappresentano il caso più significativo, sia direttamente, in quanto settore in espansione, sia indirettamente, come veicolo per la movimentazione di merci e persone e quindi per lo sviluppo di comparti e di aree.

In questo contesto, il Ministro dei trasporti e della navigazione è impegnato a superare i ritardi accumulati nel settore per dotarlo di una rete infrastrutturale coerente con le esigenze di sviluppo e di riequilibrio territoriale, che integri in modo adeguato le differenti modalità di trasporto. I processi in atto a livello internazionale, infatti, richiedono una rete di trasporti articolata in "snodi" efficacemente collegati con i mercati europei, gestiti con efficienza e flessibilità.

Occorre identificare nuove esigenze di sviluppo nella logica dell’intermodalità, promuovendo i trasporti marittimi, aerei e su rotaia. A tal fine va sviluppata una strategia di riposizionamento delle diverse modalità di trasporto, con l’obiettivo di sfruttare appieno le potenzialità offerte al cabotaggio e di elevare al livello europeo la quota del trasporto merci su rotaia. Sia per le aree portuali che per quelli aeroportuali andranno privilegiati gli interventi che includono l’adeguamento degli accessi infrastrutturali, viari e ferroviari, evitando di creare strutture non sufficientemente interconnesse. Mettere in rete, infatti, il trasporto marittimo, ferroviario, aereo e su gomma, con un’adeguata infrastrutturazione di interporti, è un’occasione vitale per fare del settore un’industria che produca servizi efficienti per lo sviluppo dell’economia nazionale e per il miglioramento della qualità della vita.

La scelta di caratterizzare in termini di intermodalità gli investimenti nei trasporti, a partire dalle strutture nodali, sarà sviluppata coerentemente nella individuazione delle priorità negli interventi nelle reti ferroviarie e stradali.

Tale contesto sarà garantito attraverso uno stretto coordinamento tra le azioni intraprese dal Ministero dei trasporti e quello dei lavori pubblici, nonché da una coerente azione di programmazione e di coordinamento ad opera del CIPE.

Sarà altresì indispensabile una profonda revisione degli attuali strumenti di pianificazione e degli assetti istituzionali, concentrando nelle strutture ministeriali compiti di indirizzo e di alta vigilanza, conferendo poteri decisori alle Regioni e agli Enti locali, proseguendo l’azione, già intrapresa dal Governo, di semplificazione delle procedure per garantire rapidità e certezza dei tempi di progettazione, di decisione e di esecuzione delle opere, promuovendo la trasformazione in S.p.A. delle gestioni dei servizi e l’accesso dei capitali privati agli investimenti. Sarà inoltre sviluppata una politica di trasformazione e di razionalizzazione del trasporto merci su strada, nella direzione dello sviluppo di imprese multimodali di logistica.

Andrà istituita l’Autorità indipendente per i trasporti, con il compito di regolare la qualità, la sicurezza ed i costi dei servizi.

Per quanto concerne i progetti, progressi sono stati già realizzati con la rete ferroviaria ad alta velocità; l’impegno è di avviare i lavori, per tutte le tratte approvate, entro il 1997 e di definire contestualmente l’approvazione delle restanti linee; sarà realizzato il collegamento veloce con la Francia e con l’area austro-tedesca. Occorrerà concentrare i restanti investimenti ferroviari nelle aree del Paese non coinvolte dal quadruplicamento veloce, per uno sviluppo equilibrato dell’intera rete.

Agli investimenti già programmati e finanziati per Ferrovie, trasporto locale, interporti ed aeroporti potranno aggiungersi i finanziamenti necessari per le tratte ad alta velocità Milano – Verona, Milano – Genova e Verona – Venezia. Verrà, inoltre, attivato tempestivamente il rapporto con la conferenza delle Regioni e con l’ANCI per la definizione della riforma del trasporto locale dal punto di vista sia della gestione che degli investimenti.

Per l’accelerazione di queste opere, la cui conclusione è prevista per il 2003, il Governo ha predisposto provvedimenti diretti a garantire procedure più snelle e tempi certi per l’approvazione dei progetti da parte degli Enti locali.

A tali risorse vanno aggiunte le disponibilità della legge finanziaria 1996 per lo sviluppo della rete ferroviaria, di cui una quota del 41% sarà destinata ad investimenti nel Mezzogiorno. Negli allegati sono indicati i programmi di investimento già finanziati e quelli da realizzare con le risorse della legge finanziaria per il 1996.

Nuove opere andranno progettate e messe in cantiere, in particolar modo nel Mezzogiorno, che permane come area marginale del Paese. Tali opere andranno inquadrate in una logica di rete che riduca gli sprechi, massimizzi sinergie e benefici "di sistema", agisca come leva per l’economia. Rappresenta un modello da estendere quello che si sta realizzando a Gioia Tauro, che oggi si qualifica come un potenziale, rilevante polo di sviluppo per l’intera regione.

Il Ministero dei trasporti è impegnato, d’intesa con le Regioni e gli Enti locali, in un’intensa opera di ricognizione di ulteriori investimenti infrastrutturali (in particolare in campo portuale, aeroportuale e negli interporti), diretta a conciliare le esigenze di riequilibrio territoriale con quelle di riequilibrio modale.

In tale prospettiva il Ministro dei trasporti ha già promosso e sta realizzando una serie di accordi di programma, per ogni singolo settore, con le regioni meridionali che rafforzino la logica dell’intermodalità nel processo di costruzione di reti di trasporti, con ciò agevolando ed accelerando lo sviluppo economico di quelle aree con conseguenti occasioni di nuova, permanente occupazione.

Saranno destinati a questo scopo parte dei finanziamenti resi disponibili dalla delibera del CIPE del 12.7.96 e quelli che eventualmente verranno approntati dalla legge finanziaria per il 1997, oggi in via di elaborazione.

Criterio fondamentale per i nuovi investimenti sarà quello di concentrare nel Mezzogiorno le risorse finanziarie pubbliche, anche al fine del pieno utilizzo dei finanziamenti comunitari, e di promuovere l’afflusso di capitali privati, sia sotto forma di partecipazione azionaria, sia tramite l’utilizzo di nuovi strumenti finanziari, nelle aree ove sussistono più certe condizioni di redditività degli investimenti stessi. Il Ministero si impegnerà al fine di supportare la capacità progettuale degli Enti locali ed il ricorso ai finanziamenti comunitari e a quelli privati.

Va infatti posto rimedio ad una situazione irrazionale, che ancor oggi perdura, per la quale il settore pubblico utilizza i propri scarsi fondi per finanziare opere che potrebbero essere realizzate con mezzi privati o comunitari, e gestisce direttamente quanto potrebbe esserlo privatamente.

Lo Stato e gli Enti locali, da diretti produttori di servizi dovranno, ovunque possibile, trasformarsi in garanti della disponibilità, della qualità e dell’accessibilità degli stessi da parte di tutti e, nel finanziamento delle infrastrutture, riservarsi il ruolo di "prestatori di ultima istanza".

Il Governo avvierà il confronto con le Regioni e le parti sociali al fine di definire tempestivamente le azioni per la riforma del trasporto locale e le sue implicazioni sugli assetti contrattuali.

Lo sviluppo delle reti infrastrutturali e dei servizi deve essere sostenuto da una evoluzione delle relazioni sindacali che accompagni la trasformazione delle gestioni verso una maggiore efficienza dei servizi e della competitività delle imprese cogliendo appieno le interrelazioni esistenti tra le diverse aziende e i diversi comparti.

Le nuove relazioni sindacali devono essere ispirate dal principio del coinvolgimento e della responsabilizzazione delle rappresentanze dei lavoratori alle strategie delle imprese e al raggiungimento degli obiettivi di efficienza, economicità e sviluppo.

Le nuove relazioni sindacali e la riorganizzazione del sistema contrattuale saranno definite in un apposito protocollo d’intesa tra Governo, organizzazioni datoriali, enti e organizzazioni sindacali dei lavoratori secondo i principi contenuti nel protocollo del 23 luglio 1993.

3. Ambiente

La valorizzazione, il risanamento, la manutenzione e il controllo dell’ambiente rappresentano, in sintonia con gli indirizzi europei e con la strategia dello sviluppo sostenibile, anche le concrete e rilevanti possibilità di nuova occupazione, di innovazione tecnologica, di uso efficiente di risorse scarse, di modernizzazione e rilancio, di una nuova qualità del sistema del Paese.

La valorizzazione del capitale naturale, storico, architettonico e culturale dell’Italia, un patrimonio fra i più importanti del mondo, può essere la base di sviluppo, riqualificazione e rilancio di attività turistiche di rilievo internazionale, di miglioramento delle condizioni di vita, di crescita culturale e di qualità dei consumi, nonché di sviluppo di un indotto in vari settori produttivi.

Nelle scelte, nelle priorità di indirizzo e di utilizzo di risorse finanziarie limitate, finalizzate all’occupazione ed al rilancio economico occorre superare vecchie scelte o vecchie impostazioni che prescindevano sia dalla compatibilità sia dalla valorizzazione dell’ambiente, ma al contrario la tutela e la valorizzazione dell’ambiente vengono assunte come uno dei criteri rilevanti per le nuove scelte di sviluppo dell’occupazione.

Questo non solo per obblighi comunitari relativi alla valutazione dell’impatto ambientale delle opere rilevanti come dei piani e dei programmi e quindi del vincolo che ne deriva per l’accesso ai finanziamenti comunitari, ma anche perché la difesa dell’ambiente rappresenta un punto fermo e rilevante degli indirizzi di governo.

Nell’ambito delle linee generali impostate per la crescita dell’occupazione ed il rilancio degli investimenti, il Governo è impegnato a garantire l’immediata realizzazione degli interventi programmati. A tal fine il Ministero dell’ambiente ha assicurato e conferma la propria disponibilità a offrire una collaborazione tecnica ed amministrativa alle amministrazioni regionali, ferme restando le competenze ad esse attribuite, al fine di accelerare l’elaborazione dei programmi regionali d’intervento in campo ambientale.

Inoltre il Ministero è impegnato a promuovere specifici accordi di programma fra le regioni, le forze sociali, le associazioni ambientaliste e gli operatori di rete per il coordinamento e la concertazione delle singole azioni da realizzare al fine di ovviare ad eventuali nodi di carattere procedurale, assicurare il consenso al livello locale e garantire l’efficacia degli interventi stessi.

E’ peraltro intenzione del Ministero dell’Ambiente individuare, laddove necessario, semplificazioni amministrative e procedure straordinarie che assicurino il più efficace perseguimento degli obiettivi ambientali ed occupazionali.

Tale sforzo è volto a garantire la piena attuazione del piano d’investimenti previsto dal Programma Triennale per la Tutela Ambientale 1994 -1996 che prevede il finanziamento di opere ed interventi per un importo complessivo di circa 3.200 miliardi di lire. In particolare il Ministero perseguirà l’obiettivo di accelerare la progettazione ed esecuzione delle opere previste cui è connesso l’effettivo trasferimento e l’integrale erogazione della quota di finanziamenti (1900 miliardi) stanziati ma che non è stato ancora possibile conferire ai soggetti titolari degli interventi.

Medesimo sforzo verrà sostenuto dal Ministero al fine di garantire, nei termini posti dalla U.E., la completa realizzazione del programma d’interventi su base regionale che prevede l’utilizzo dei fondi comunitari disponibili nell’ambito del programma d’iniziativa comunitaria ENVIREG – ITALIA.

Nella stessa ottica, il Ministero dell’ambiente è impegnato ad accelerare l’approvazione e l’attuazione dell’ulteriore programma di investimenti cofinanziato per un importo pari a 90 miliardi nell’ambito del Quadro Comunitario di Sostegno 1994 – 1999 (Piano Operativo Multiregionale Ambiente) che interesserà le regioni dell’obiettivo 1.

Oltre alle iniziative finalizzate alla accelerazione degli interventi già programmati, lo sviluppo per una nuova politica per l’occupazione e l’ambiente deve essere affrontato secondo un’ottica di ampio respiro che valorizzi e colga le opportunità di incremento occupazionale e di salvaguardia ambientale attualmente presenti in alcuni settori e comparti economici.

Inoltre nell’ambito delle iniziative di Governo, il Ministero dell’Ambiente è attualmente impegnato nella elaborazione di un programma di interventi specificatamente mirato ad una valorizzazione e a un potenziamento infrastrutturale quanto più sinergico agli obiettivi di tutela e salvaguardia ambientale.

Il nostro Paese è uno dei pochi in Europa caratterizzato da frequenti sospensioni della circolazione urbana a causa dell’inquinamento, da ricorrenti emergenze idriche che interessano ingenti porzioni del territorio nazionale e da una persistente carenza strutturale nel comparto dello smaltimento dei rifiuti.

Le iniziative programmate dal Ministero dell’Ambiente in questi settori rappresentano pertanto un contributo essenziale alla soluzione dei nodi strutturali che attualmente ostacolano la crescita economica ed occupazionale. In particolare:

- il testo di riforma della disciplina del settore dei rifiuti, elaborata dal Ministero dell’ambiente, consentirà il potenziamento della raccolta differenziata con conseguente recupero di materie prime e di energia e riduzione dei costi di smaltimento finale e la valorizzazione di iniziative imprenditoriali pubbliche e private attraverso forme di project financing ed il recupero di siti industriali dismessi o in via di dismissione; in questo modo sarà possibile ridurre significativamente la parte dei rifiuti avviata in discarica liberando rilevanti risorse per l’investimento di iniziative in grado di autofinanziarsi e di generare importanti incrementi occupazionali;

- la revisione delle modalità di finanziamento dei sistemi di depurazione delle acque tramite l’introduzione di uno specifico fondo di rotazione alimentato dal sistema tariffario, consentirà il completo investimento da parte degli Enti locali del flusso di risorse generato della tariffa per gli scarichi non depurati introdotto dal provvedimento collegato alla Legge Finanziaria 1996; ciò consentirà il miglioramento ed il completamento del sistema di depurazione, il cui degrado comporta attualmente perdite superiori al 30% con costi economici ed ambientali significativi.

- il proseguimento e l’estensione delle iniziative per il controllo e la riduzione del traffico nelle aree urbane e l’incentivazione dei mezzi di trasporto a basso impatto ambientale può avere, oltre ad immediati benefici in termini di miglioramento degli standards qualitativi di vivibilità, rilevanti ricadute in termini di crescita occupazionale e produttiva;

- in merito agli impegni internazionali sottoscritti dal nostro Paese (RI092) di riduzione dell’emissione di C02, il Ministero dell’Ambiente fornirà i suoi specifici contributi di competenza in riferimento all’uso razionale dell’energia ed allo sviluppo dell’energia rinnovabile per una valutazione anche degli effetti quali – quantitativi occupazionali che ne possono derivare in particolare per il Mezzogiorno;

-la diffusione dell’innovazione tecnologica in campo ambientale offre importanti possibilità di qualificazione professionale e di nuova occupazione. Le tecnologie pulite, applicate sia ai prodotti sia ai processi produttivi costituiscono, infatti, già oggi un importante elemento di competitività in Europa e sui mercati internazionali. Entro l’anno il Ministero dell’ambiente renderà operante l’organismo competente per l’attribuzione del marchio di qualità ecologica (Ecolabel) anche a prodotti italiani e per l’adesione alla procedura di valutazione ambientale dei processi produttivi (Ecoaudit). Nell’ambito del Programma Life Ambiente 1996 il Ministero dell’ambiente ha, inoltre, segnalato per co-finanziamento da parte dell’Unione Europea 52 progetti di azioni sperimentali ed innovative nei vari settori della tutela ambientale, per la cui realizzazione si ritiene potranno essere ottenuti finanziamenti per complessivi 15 miliardi di lire.

Con riguardo alla necessità del massimo utilizzo dei finanziamenti comunitari disponibili, il Ministero dell’ambiente è impegnato nella individuazione delle opportunità per l’ incremento dell’occupazione presenti all’interno dell’intero Quadro Comunitario di Sostegno 1994 -1999. In tale contesto sono in corso di definizione:

- un programma di iniziative per la promozione della qualità dell’ambiente e nuova occupazione nel Mezzogiomo che utilizzi come forma di cofinanziamento delle risorse nazionali già stanziate con il Programma Triennale per la Tutela Ambientale 1994 – 1996 le somme attualmente disponibili sul Fondo Sociale Europeo;

- un programma d’intervento multiregionale "occupazione e ambiente" che utilizzerà i fondi comunitari disponibili sull’asse prioritario di sviluppo "valorizzazione risorse umane", attraverso un apposito accordo di programma con il Ministero del Lavoro.

Entrambe le iniziative sono caratterizzate dall’obiettivo di massimizzare la ricaduta in termini di occupazione stabile e di qualificazione e riqualificazione delle professionalità utilizzate.

Al fine di un immediato potenziamento degli investimenti per la realizzazione di progetti ambientali a fini occupazionali ed infrastrutturali occorre peraltro reperire ulteriori risorse che integrino le somme già impegnate sulle linee di bilancio del Ministero. Tale ricerca viene operata perseguendo l’obiettivo del massimo incremento possibile delle percentuali di cofinanziamento comunitarie.

Considerata la sostanziale congruenza di tale sforzo con gli obiettivi perseguiti dal Governo attraverso la delibera CIPE 12.7.1996, il Ministero ha avanzato la richiesta di potersi avvalere di parte delle risorse in tale contesto disponibili per il finanziamento di ulteriori interventi ed iniziative.

Completamento delle iniziative già assunte dal Ministero dell’ambiente nell’ambito della promozione dei lavori socialmente utili, è stata proposta l’estensione a tutti i parchi nazionali nel Mezzogiorno del programma d’interventi già avviato nei cinque parchi nazionali Cilento, Gargano, Gran Sasso, Maiella e Vesuvio.

Infine si ritiene, inoltre, urgente proseguire 1′ impegno articolato nella predisposizione del regolamento esecutivo della Legge 61/94 per attivare compiutamente le funzioni dell’Agenzia Nazionale per l’Ambiente e sviluppare una incisiva azione presso le Regioni per l’istituzione delle Agenzie Regionali per l’Ambiente.

4. Energia

Migliore qualità dei servizi, disponibilità, economicità e sicurezza degli approvvigionamenti, risparmio energetico e rispetto dell’ambiente sono gli obiettivi della politica infrastrutturale per l’energia.

A fronte della prossima apertura dei mercati europei per i sistemi energetici a rete, già decisa per il settore elettrico ed in fase istruttoria per il metano, nonché della crescente internazionalizzazione del mercato petrolifero, è essenziale che il sistema energetico del Paese disponga delle infrastrutture necessarie ad assicurare adeguati livelli competitivi in termini di efficienza, di tasso di innovazione e di compatibilità ambientale.

Come illustrato con maggiore dettaglio nel seguito, gli investimenti attualmente previsti per iniziative infrastrutturali nei settori dell’energia elettrica, del metano e del petrolio ammontano complessivamente a circa 75.000 MLD di cui oltre 30.000 nel mezzogiorno.

L’azione di Governo, nel nuovo quadro di liberalizzazione e privatizzazione del settore, sarà in misura crescente orientata alle attività di indirizzo e regolazione piuttosto che alla diretta gestione del sistema; conseguentemente essa sarà mirata da una parte a favorire ed accelerare le iniziative degli operatori attraverso il decentramento, lo snellimento e la semplificazione delle procedure a cui si è già fatto riferimento nella parte generale, dall’altra a stimolare, anche attraverso specifici indirizzi ai concessionari, nuove iniziative tese al raggiungimento degli obiettivi.

Nel settore elettrico le principali priorità riguardano il potenziamento delle infrastrutture di produzione, trasmissione e distribuzione, il risanamento ambientale delle centrali e delle linee di trasporto nonché il miglioramento della qualità del servizio in alcune aree del Paese con particolare riferimento al Mezzogiorno.

Per quanto riguarda la produzione è da rilevare che il parco di generazione esistente, unitamente ai programmi realizzativi previsti dall’ENEL S.p.A., dalle imprese elettriche degli enti locali e dagli altri operatori del settore, per investimenti complessivi pari a circa 37.000 MLD (da attuarsi, anche in funzione dell’andamento della domanda elettrica, nel prossimo quinquennio), consente di soddisfare in massima parte le prevedibili esigenze di energia elettrica per i prossimi anni; dei suddetti investimenti circa 16.000 MLD sono previsti nel mezzogiorno. Tuttavia dal punto di vista qualitativo sussistono in alcuni casi problemi di obsolescenza e quindi di efficienza e di risanamento ambientale; inoltre sussiste una quota ancora insufficiente di impianti nel Mezzogiorno e in generale di impianti da energia rinnovabile. E’ quindi necessario accelerare i programmi di riordino, trasformazione e risanamento delle centrali esistenti nonché continuare, sia pure in misura selettiva e con aggiornati strumenti di intervento, I’azione di incentivazione delle fonti rinnovabili con particolare riferimento al recupero energetico da rifiuti attraverso l’impiego delle più moderne tecnologie pulite (letti fluidi, gassificazione, etc.). A tale riguardo occorre sottolineare che l’accordo raggiunto per il polo produttivo di Brindisi, unitamente agli impegni realizzativi riguardanti la Campania e la Calabria ed i programmi di costruzione di centrali utilizzanti fonti rinnovabili da parte di privati e dell’ENEL S.p.A., contribuiranno significativamente alla soluzione del problema del deficit di potenza delle regioni meridionali.

Per quanto concerne le linee di trasporto e distribuzione, per cui sono previsti investimenti per circa 26.000 MLD nel prossimo quinquennio, di cui 10.000 nel Mezzogiorno, è necessario proseguire e rafforzare i programmi di ampliamento ed ammodernamento nel rispetto delle vigenti norme ambientali; particolare attenzione deve essere posta all’ottimizzazione della circolazione dell’energia elettrica sulla rete nazionale con l’obiettivo prioritario di diminuire quantità e distanze dei trasferimenti di energia con conseguente diminuzione sia dell’inquinamento elettromagnetico sia delle perdite di trasmissione.

Tuttavia un ulteriore importante sforzo in termini di investimenti per il miglioramento della qualità del servizio deve essere operato principalmente con azioni dirette sui distributori al fine di ridurre e se possibile annullare le significative differenze che tuttora sussistono tra le regioni meridionali ed il resto del Paese.

Inoltre continuerà la partecipazione italiana al progetto della Comunità Europea relativo alle reti transeuropee. Nel 1995 I’Italia ha presentato 14 proposte di cui 6 sono state ritenute ammissibili ed i costi dei relativi studi sono stati ritenuti finanziabili al 50% con fondi comunitari; nel 1996 I’Italia ha presentato altre tre proposte che verranno esaminate dalla Comunità Europea anche ai fini dell’ottenimento di un supporto finanziario.

Il processo di privatizzazione dell’ENEL sia quello di trasformazione delle aziende municipalizzate potrà contribuire, grazie ad una effettiva apertura del mercato ed attraverso le economie di scopo caratteristiche delle aziende multiservizi, ad accelerare il processo di incremento dell’efficienza e della qualità dei servizi.

Nel settore del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili, il già citato impegno di incentivazione inerente il settore elettrico, consentirà di realizzare nel quinquennio circa 3.000 MW di impianti rinnovabili (idroelettrico, eolico e rifiuti) e circa 5.000 MW di impianti assimilati alle rinnovabili (cogenerazione e residui) per un risparmio energetico complessivo, a realizzazione ultimata, stimabile pari a 5 milioni di tonnellate di petrolio all’anno.

Ulteriori risparmi energetici saranno ottenuti grazie all’azione normativa già attuata in merito al riscaldamento degli edifici nonché con un necessario rilancio degli interventi e dell’attività di programmazione energetica degli enti locali attraverso un supporto mirato e strutturato dell’ENEA.

In particolare andrà privilegiata l’azione di formazione, informazione e supporto mirata a stimolare l’attuazione degli investimenti di risparmio energetico che hanno sufficiente redditività anche in assenza di incentivazione.

Devono essere inoltre proseguite e rafforzate, con il massimo coinvolgimento di risorse private, anche le attività di ricerca sia sulle applicazioni di efficienza energetica sia sulle fonti rinnovabili attualmente non ancora competitive per l’utilizzo commerciale.

Nel settore del metano dal punto di vista infrastrutturale le principali iniziative riguardano la prosecuzione della metanizzazione del Mezzogiorno, il progetto di metanizzazione della Sardegna e le infrastrutture di approvvigionamento.

Il programma di metanizzazione del Mezzogiorno, finanziato ai sensi della legge 784/80 e cofinanziato dall’Unione Europea, prevedeva in un primo triennio (1987-89) la metanizzazione di 921 comuni e in biennio successivo (1990-91) la metanizzazione di altri 782 comuni. Il programma non è stato completato. Con i fondi disponibili grazie al cofinanziamento comunitario nell’ambito del Quadro Comunitario di Sostegno (Q.C.S.) 1989-1993 sono state finanziate le reti di 651 comuni con i relativi adduttori, mentre per il completamento sarebbero necessari 5000-6000 miliardi di solo stanziamento nazionale.

La prosecuzione del programma è affidata ai seguenti stanziamenti:
- 77,6 MLD facenti capo alle leggi finanziarie 1995 e 1996; sulla base di tali disponibilità è stato presentato all’Unione Europea un progetto di programma operativo per il relativo cofinanziamento di interventi di metanizzazione in circa 80 comuni;

- 200 MLD assegnati al programma di metanizzazione dalla recente delibera CIPE dell’8/5/96 che ha finalizzato i 600 MLD complessivi previsti dalla legge 549/95 per la realizzazione di grandi opere infrastrutturali nelle aree depresse.

Per quanto riguarda le iniziative già inserite nel Q.C.S. è stata operata con il D.L. 23 luglio 1996 una accelerazione e semplificazione delle procedure di liquidazione dei contributi nazionali e comunitari. In particolare grazie alla procedura velocizzata introdotta dal citato DL si sono potuti acquisire i contributi comunitari per le iniziative completate entro il 30.9.1996. Per le rimanenti iniziative del Q.C.S. non ancora avviate o non ancora completate (60 adduttori di trasporto del gas per un investimento pari a 400 MLD di cui 150 a carico del FERS, e 83 reti di distribuzione cittadina per un totale di circa 200-250 MLD di cui 70-90 MLD di contributi comunitari) allo stato attuale si rischia di perdere i contributi comunitari.

Per scongiurare tale eventualità sarà posta in atto una forte azione governativa atta a promuovere una rinegoziazione con l’U.E. sia dei termini di ultimazione del Programma 1989-1993 nonché, nell’ottica di un ulteriore avanzamento del programma di metanizzazione del Mezzogiorno, dell’inserimento nei programmi comunitari di ulteriori interventi di metanizzazione.

Sulla metanizzazione della Sardegna esiste l’impegno del Governo per la realizzazione dei relativi interventi. E’ tuttora in corso una verifica delle due diverse alternative progettuali proposte ossia il collegamento con metanodotto via Corsica con la Toscana e la realizzazione di un terminale di rigassificazione di Gas Naturale Liquefatto.

Per la metanizzazione, la cui realizzazione comporta investimenti dell’ordine dei 1500-2000 MLD, l’azione di Governo si esplicherà sia sulle misure atte al coinvolgimento finanziario dei privati sia in sede comunitaria ai fini del cofinanziamento dell’U.E. dell’iniziativa. A tal fine il Governo è impegnato a convocare gli enti locali e le parti sociali.

Per quanto riguarda le infrastrutture di approvvigionamento, mentre è in corso il completamento del raddoppio del gasdotto con I’Algeria, è necessario procedere in tempi stretti alla realizzazione del nuovo terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto, di importanza strategica ai fini del futuro approvvigionamento energetico del Paese. A questo proposito il Governo è impegnato ad accelerare la definizione del relativo iter autorizzativo.

Ulteriori iniziative, sia da parte della SNAM S.p.A., sia di altri operatori, quali il progetto Volta della Edison di importazione dalla Russia e un eventuale aggiuntivo terminale di gassificazione, potranno essere avviate nei prossimi anni.

Nel settore petrolifero, ed in particolare nella raffinazione e nella distribuzione, sono attualmente previsti nel prossimo quinquennio oltre 13.000 MLD di investimenti di cui circa 9.000 MLD a fini ambientali. Di tali investimenti, che comprendono anche quelli già citati per la gassificazione del TAR, circa 7.500 MLD sono previsti nelle regioni meridionali.

In effetti le principali priorità dell’industria petrolifera sono una riorganizzazione della rete logistica e una maggiore compatibilità ambientale che è sempre più fattore competitivo oltre che vincolo normativo.

Circa 5.000 MLD saranno impegnati per la realizzazione di impianti di gassificazione del TAR, ossia dei residui della lavorazione del petrolio; tali impianti, ad alta tecnologia, consentiranno di produrre da una parte energia elettrica nel pieno rispetto dell’ambiente e dall’altra combustibili con un contenuto di inquinanti significativamente ridotto. Si prevedono ulteriori significativi investimenti, sia in raffineria che sulla rete, in relazione alle norme che regolano il contenuto di benzene nelle benzine e impongono il recupero di vapori di benzina alla pompa.

Nel settore dell’esplorazione e produzione di idrocarburi andrà promossa una accelerazione e semplificazione delle procedure autorizzative e di una nuova regolazione del sistema che consentano un rilancio degli investimenti nel settore.

5. Società dell’Informazione

La volontà di cogliere e massimizzare le potenzialità che derivano da questi mercati è comune a tutti i paesi più industrializzati. Anche il Governo italiano svolgerà una propria azione a favore dello sviluppo della Società dell’Informazione seguendo le linee guida e i principi concordati a livello internazionale sia nell’ambito dell’Unione Europea che del Gruppo dei sette.

Tali principi sono così sintetizzabili:

A. i Governi devono aprire alla concorrenza il settore delle comunicazioni, fissando regole certe e stabili nel tempo, da applicare con procedure prevedibili, istituendo una Autorità di regolamentazione indipendente;

B. i concorrenti devono fare affidamento su risorse proprie e deve essere assolutamente vietato il ricorso a finanziamenti pubblici;

C. il ruolo diretto dello Stato deve essere limitato a sviluppare servizi avanzati per il funzionamento della Pubblica Amministrazione e per i servizi al cittadino, a sostenere l’impegno per la ricerca, a diffondere la cultura informatica, a promuovere lo sviluppo dell’uso delle nuove tecnologie e delle applicazioni.

La constatazione che si è entrati in una nuova epoca caratterizzata dalla convergenza dei diversi settori dell’informatica, delle telecomunicazioni e della televisione, producendo una globalizzazione ed un’accentuata ricomposizione dei diversi mercati, accelera l’esigenza di superare i ritardi accumulati dal nostro paese in questi settori.

La promozione di una società dell’Informazione in Italia, comporta sia la predisposizione delle infrastrutture a rete che l’offerta di servizi privati e pubblici adeguati. L’obiettivo è la creazione di masse critiche di capitali e servizi tali da diffondere la cultura e l’accesso ai canali multimediali. Dovrà essere garantita l’offerta di pari opportunità di accesso sul territorio nazionale rimuovendo barriere tecniche e di fruizione culturale.

Il Governo è impegnato a selezionare gli obiettivi prioritari a cui tendere al fine di orientare la propria azione.

Data la specificità del caso italiano, lo sviluppo della Società dell’Informazione deve essere finalizzato a rafforzare la dotazione infrastrutturale del Paese al fine di aumentarne la competitività e l’efficienza, e a creare nuove occasioni di sviluppo e d’occupazione.

Gli interventi e le opere necessarie per realizzare e attivare la dotazione infrastrutturale impostata secondo i criteri della Società dell’Informazione avranno infatti una immediata e duratura ricaduta sull’occupazione e sulla capacità e qualità tecnologiche del Paese.

Il Governo è impegnato anzitutto a creare le condizioni regolamentari e finanziarie necessarie a realizzare una cablatura omogenea del territorio nazionale anche per agevolare i processi di delocalizzazione che di per sé contribuiscono ad un più equilibrato sviluppo tra il Nord e il Sud del Paese.

La definizione ed il finanziamento del servizio universale garantiranno tale risultato.

In questo senso il Governo opererà affinché la cablatura non risponda solo alla domanda potenziale esistente che deriva dalle concentrazioni urbane e produttive. Dovrà essere data concreta attuazione a progetti e realizzazioni di cablature che connettano filiere e settori produttivi e che consentano a produzioni con specifiche collocazioni territoriali, anche decentrate, di accedere alle reti informatiche e telematiche e con queste alla rete più vasta dei mercati nazionali e internazionali.

Il Governo curerà le compatibilità ambientali delle realizzazioni delle infrastrutture per le telecomunicazioni.

I costi e i disagi sostenuti nella vita civile, specie negli agglomerati urbani, saranno compensati, nel medio e nel lungo periodo, da un diverso assetto della vita sociale e produttiva.

Processi di mobilità, di mobilità urbana e di traffico, di diminuzione dell’inquinamento sono prevedibili e quantificabili.

La domanda di nuove professionalità così come l’offerta di lavoro qualificato e caratterizzata dalla maggiore imprenditorialità potranno determinare una mobilità sul lavoro più propria ad una struttura produttiva rispondente all’impiego di nuove tecnologie e adeguata alla mutevolezza dei mercati.

Forme diverse di organizzazione del lavoro saranno possibili con conseguenti nuove organizzazioni della società, con maggiori e più flessibili coinvolgimenti produttivi, con diverse e variegate forme di consumo.

Gli effetti sull’organizzazione della vita urbana, dall’offerta di servizi pubblici, all’organizzazione del traffico automobilistico, alla riduzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico andranno considerati come poste di benefici a fronte dei costi sostenuti nell’immediato per le opere di impianto e di realizzazione.

Lo sviluppo della Società dell’Informazione rappresenta soprattutto l’occasione per il rafforzamento ed il riposizionamento strategico e tecnologico dell’industria nazionale degli apparati e delle applicazioni e crea le basi per consentire uno sviluppo competitivo della produzione nazionale di audiovisivi basata sulla diffusione e la salvaguardia della cultura italiana nel più ampio contesto continentale europeo. Costituisce infine l’occasione per cogliere appieno le potenzialità di sviluppo dell’occupazione e del riequilibrio territoriale tra Nord e Sud.

In merito a questi ultimi due punti è necessario affrontare con rapidità ed efficacia la criticità rappresentata dalla transizione dell’attuale fase, caratterizzata da problemi occupazionali e da mutamenti professionali. Tale fase avrà bisogno di essere affrontata non solo con strumenti di politica attiva del lavoro, ma un insieme coordinato di intervento e di investimenti. L’efficacia e l’urgenza di questi interventi, per avere effetti positivi sull’occupazione, vanno poste in relazione all’entità degli investimenti che sarà possibile attivare ed all’efficacia delle misure attuate che dovranno essere recepite e diffuse sul territorio.

Per quel che riguarda una politica attiva del lavoro nel settore, gli strumenti individuati nel confronto tra Governo e parti sociali in materia di formazione e di mercato del lavoro saranno orientati anche verso questi settori caratterizzati dalla necessità di intraprendere frequenti cicli formativi e da mobilità sia aziendale che funzionale.

In particolare l’impegno del Governo è orientato verso:

1. la definizione del quadro regolamentare certo e prevedibile, orientato alla liberalizzazione e competizione nel settore;

2. la qualificazione della domanda pubblica, con potenziali effetti sulla competitività dell’offerta e sulla programmazione degli investimenti da parte delle imprese, a questo potrà contribuire anche lo sviluppo della iniziativa sullo strumento del project financing;

3. la definizione di una politica industriale con misure volte a rafforzare l’industria nazionale, anche attraverso accordi che migliorino l’offerta di prodotti e servizi; consorzi di imprese possono realizzare questo obiettivo;

4. il sostegno all’attività di Ricerca e Sviluppo al fine di contribuire:

- alla predisposizione di prodotti competitivi per il mercato e funzionali alle esigenze di efficienza della Pubblica Amministrazione;

- alle attività di ricerca di base orientate a settori interdisciplinari con chiaro potenziale per applicazioni industriali quali microelettronica, sistemi di elaborazione delle informazioni e loro software (ad esempio apparecchiature di reti e per satelliti);

5. L’alfabetizzazione informatica e la formazione, intesa come promozione di una cultura in grado di favorire lo sviluppo di un mercato potenzialmente molto dinamico e consapevole nel recepimento delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione;

6. La definizione di una politica per l’editoria tesa ad innovarne i processi di produzione ed i prodotti espandendosi nel settore multimediale. In questo contesto saranno agevolate forme di mercato dei diritti di riproduzione che, oltre ad affiancarsi ai provvedimenti tesi a stimolare e proteggere la creatività degli autori, consentano di prevenire le contraffazioni di opere e provochino, di conseguenza, riflessi sull’occupazione nella produzione e nella distribuzione;

7. il coordinamento dell’attività interna con l’azione internazionale nei casi in cui essa possa configurarsi come volano dello sviluppo del comparto interno;

8. il supporto al processo di internazionalizzazione delle imprese al fine di intervenire a correzione delle asimmetrie esistenti tra i paesi in tema di processo di regolamentazione e di apertura del mercato interno.

Alla realizzazione di ognuno di questi obiettivi concorrono ben individuati strumenti, in parte già disponibili ed in parte da attivare.

Per quanto riguarda il completamento del quadro regolamentare il Governo auspica una conclusione dell’iter parlamentare, relativo al Disegno di legge di istituzione dell’Autorità di settore, coerente con l’obiettivo governativo di definire l’assetto istituzionale nel settore delle telecomunicazioni entro il 31 dicembre 1996, in tempo per guidare, in un ambiente regolamentare certo, la fase di apertura alla concorrenza. Oltre a ciò il Governo auspica un costruttivo dibattito Parlamentare sul Disegno di legge recante "Disciplina del sistema delle comunicazioni", contenente le norme sulla liberalizzazione dei servizi di telecomunicazione al fine di poter disporre per tempo (entro i primi mesi del 1997) di procedure, regole e tempi certi in vista dell’appuntamento del 1° gennaio 1 998.

Per ciò che attiene la qualificazione della domanda pubblica il Governo individua lo snodo centrale nella realizzazione della Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione. A seguito della Direttiva del settembre 1995, che ne prevede il varo, l’AIPA ha predisposto il piano di fattibilità e sono state avviate le procedure di gara per la sua realizzazione. La Rete indurrà un vasto processo di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, parallelamente alla definizione dei decreti legislativi di riforma delle amministrazioni centrali, degli enti pubblici e di decentramento di funzioni alle autonomie locali previsti dal recente Disegno di legge delega presentato dal Governo. Le amministrazioni centrali dovranno predisporre piani di investimento per l’adeguamento dei propri sistemi informativi e per la realizzazione di software applicativo al fine di consentire la piena interoperabilità con il resto della Pubblica Amministrazione. Saranno previsti servizi comuni di rete e saranno altresì individuate le applicazioni nuove da realizzare al fine di ottimizzare l’uso della Rete unitaria. L’incremento, nella legge 400/1996, di 180 miliardi per il finanziamento del progetto della Rete e dei progetti intersettoriali connessi, nonché l’orientamento dei programmi di formazione dei dipendenti saranno resi funzionali all’informatizzazione dei ministeri oggi in ritardo e all’interconnessione tra le amministrazioni nell’arco di un triennio. In questo periodo si procederà all’adeguamento della Pubblica Amministrazione italiana agli indicatori di efficienza delle Pubbliche Amministrazioni dell’Unione Europea (numero di stazioni di lavoro per dipendenti, disponibilità dei servizi di interoperabilità per tutte le stazioni di lavoro, reingegnerizzazione dei processi di lavoro, riduzione dei tempi di servizio per la produzione di atti e documenti, decentramento delle attività di elaborazione e condivisione delle principali basi informative, erogazione dei servizi distribuiti sul territorio in cooperazione con gli enti locali, riduzione del lavoro manuale e sperimentazione del lavoro a distanza, formazione e riqualificazione del personale a tutti i livelli).

La modernità delle soluzioni tecnologiche adottate rappresenta uno stimolo alla innovazione anche per le imprese fornitrici del settore pubblico; la informatizzazione dei principali servizi della Pubblica Amministrazione richiede che anche le imprese dialoghino con le amministrazioni usando strumenti informatici e pertanto coinvolge nel processo di informatizzazione l’intero sistema produttivo.

Sarà svolta a cura dell’AIPA una azione di monitoraggio delle realizzazioni informatiche e telematiche, nonché di individuazione delle lacune e degli interventi necessari, anzitutto attraverso la redazione di un "Libro Bianco".

Tutto ciò richiederà, da un lato, un migliore utilizzo delle risorse già stanziate, anche utilizzando i fondi strutturali della U.E. per l’interconnessione con le amministrazioni locali e, dall’altro, l’impiego di nuove risorse qualora i piani di investimento lo rendessero necessario.

Lo sforzo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione troverà un ulteriore risultato nel rapido coinvolgimento di tutte le amministrazioni locali e in una rapida diffusione della cultura informatica nel Paese sia come crescita professionale dei pubblici dipendenti che come training del cittadino-utente.

La formazione e l’alfabetizzazione alla tecnologia dell’informazione va svolta a più livelli: la formazione di base riferita a tutti i livelli di scolarità; la formazione professionale continua; la formazione del personale della Pubblica Amministrazione. Va attuato sia il piano di formazione citato nel piano AIPA che la formazione continua e di base anche come previsto dall’accordo dell’agosto di quest’anno.

L’attività di alfabetizzazione informatica e di formazione avrà come centro propulsore il rinnovato impegno della Pubblica Amministrazione, che agirà quale stimolo alla crescita professionale dei pubblici dipendenti. Essa però dovrà essere inquadrata in un programma di azione governativa che coinvolgerà le diverse amministrazioni interessate al fine di prevedere obbligatoriamente risorse finalizzate nei rispettivi bilanci e sarà rivolta al mondo della scuola – a partire da un piano di diffusione delle tecnologie avanzate nelle scuole – e a quello del lavoro, nonché durante il periodo di servizio militare, con l’obiettivo di utilizzare i differenti strumenti legislativi già disponibili.

Il Governo intende offrire un razionale sostegno all’attività di Ricerca e Sviluppo per contribuire alla realizzazione di prodotti competitivi predisponendo un programma di sostegno alla Ricerca finalizzato allo sviluppo della Società dell’Informazione. Tale programma terrà anche conto della possibilità di attuare processi di trasferimento tecnologico alle imprese, ed in particolare a quelle piccole e medie, le quali possono qualificarsi come fornitori e produttori di componenti ad alto contenuto tecnologico.

Il coordinamento dell’attività interna con quella internazionale scaturisce dall’impegno alla partecipazione alle iniziative in essere, quali gli 11 progetti pilota per la promozione della Società dell’Informazione lanciati nell’ambito dei vertici Ministeriali dei Paesi del G 7.

Stante le caratteristiche interdisciplinari della Società dell’Informazione il Governo costituirà un Forum permanente, in cui realizzare il coordinamento dei propri interventi e la sistematica consultazione e confronto con le parti sociali, le associazioni degli operatori di settore, le istituzioni della ricerca e della università. Il Forum avrà la funzione di programmare le priorità, valutare i programmi, monitorare le fasi di avanzamento, con il contributo e la partecipazione di tutte le componenti interessate. In questa fase una sede di coordinamento interministeriale è necessaria per prefigurare ed avviare il Forum, con l’individuazione di responsabilità organizzative e di calendari d’incontro.

Contratti d’area

Nelle aree a più basso tasso di sviluppo ed a maggiore tensione occupazionale, a partire dal mezzogiorno, è particolarmente urgente realizzare un ambiente favorevole alle nuove iniziative imprenditoriali e alla creazione di nuova occupazione.

Si tratta, in sintesi, di favorire nuovi investimenti produttivi garantendo velocità e certezza dell’azione amministrativa, realizzando concomitanza nelle decisioni delle diverse amministrazioni, stabilendo relazioni sindacali particolarmente favorevoli, assicurando un livello di costo del denaro non penalizzante rispetto alle altre aree del Paese, realizzando investimenti e garantendo l’impegno a reinvestire gli utili nel rafforzamento patrimoniale e tecnologico delle singole iniziative.

E’ necessario, a tal fine, attivare un nuovo strumento di intervento nelle aree individuate tra le aree di crisi già oggetto dell’azione svolta dal Comitato per il Coordinamento delle iniziative per l’occupazione insediato presso la Presidenza del Consiglio. Tale nuovo strumento consiste in modalità operative e nuovi strumenti negoziali capaci di creare un quadro di certezze amministrative e finanziarie idonee ad attrarre nuove iniziative imprenditoriali nei vari settori (industria, agro-industria, servizi, turismo) tenendo conto delle opportunità e delle vocazioni specifiche.

Queste aree saranno individuate di volta in volta dalla Presidenza del Consiglio, con l’obiettivo di garantire una maggiore tempestività degli interventi per perseguire la priorità fondamentale della coesione economica e sociale del Paese. Saranno individuate le aree nelle quali gli interventi abbiano maggiore probabilità di successo in quanto esse presentino, tra l’altro, l’accertata disponibilità di aree, concreti progetti di investimento, nonchè l’azione di un soggetto intermediario che abbia già attivato o possa attivare la sovvenzione globale.

Per ciascuna delle aree inizialmente prescelte sarà stipulato, entro 60 giorni, un Contratto d’Area tra le amministrazioni centrali e locali coinvolte, le rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro, le banche ed eventuali altri soggetti interessati. Il Contratto d’Area individua il responsabile della sua attuazione, gli obiettivi temporali e quantitativi per la realizzazione degli investimenti, la disponibilità delle aree attrezzate a basso costo, le risorse private nonché quelle provenienti dalla legislazione ordinaria che, con procedure accelerate, saranno destinate all’area. Il Contratto d’Area potrà utilizzare tutti gli strumenti di intervento e di agevolazione vigenti indicando la quota delle risorse disponibili ad esso riservata.

Il Contratto d’Area prevede, tra l’altro, un accordo di programma-quadro tra le Amministrazioni, Enti pubblici e società a partecipazione pubblica e una intesa tra le parti sociali.

Nel quadro del Contratto d’Area, per la parte relativa agli interventi di pertinenza delle amministrazioni ed enti pubblici, nonché delle società a partecipazione pubblica, saranno possibili condizioni di notevole flessibilità amministrativa attraverso la definizione da parte di tali soggetti di un accordo di programma quadro che indichi: gli interventi da programmare e realizzare, le fasi e i tempi di esecuzione, le risorse disponibili, il riparto delle competenze secondo il criterio dell’assegnazione unitaria di compiti e responsabilità anche in deroga alla normativa vigente, gli atti amministrativi sostituibili con determinazioni convenzionali, i poteri sostitutivi, le forme di conciliazione, arbitrato ed altri eventuali strumenti finalizzati a rendere rapide le decisioni e ad evitare conflitti, veti, resistenze, inerzie e ritardi.

L’accordo di programma-quadro e i successivi atti convenzionali hanno valore di atti conclusivi di conferenze di servizi o accordi di programma, di modificazione degli strumenti urbanistici e possono derogare alle norme ordinarie di amministrazione e contabilità nonché a quelle sui controlli. Questi ultimi sono orientati alla verifica dell’efficienza e del perseguimento degli obiettivi, degli interventi e degli investimenti previsti nel Contratto d’Area.

Nell’ambito del Contratto d’Area saranno stipulati accordi tra le parti sociali volti all’obiettivo di concorrere a determinare condizioni vantaggiose per l’attuazione di nuovi investimenti, o ampliamenti di attività produttive esistenti, e di massimizzare gli effetti sull’occupazione. Tali accordi potranno, tra l’altro, riguardare: programmi finalizzati all’inserimento di giovani nell’ambito delle nuove attività; obiettivi finalizzati alle pari opportunità nell’ambito delle nuove attività; la definizione di pacchetti formativi correlati ai programmi di cui sopra finalizzati al reinserimento di disoccupati di lunga durata, cassintegrati e lavoratori nelle liste di mobilità; l’adozione di normative che agevolino un maggiore utilizzo degli impianti; l’adozione di politiche salariali finalizzate a favorire l’avvio delle nuove attività produttive massimizzandone gli effetti occupazionali.

Nelle aree individuate il governo svolgerà una specifica azione di impulso per accelerare la realizzazione degli interventi infrastrutturali.

Le risorse relative ai patti territoriali potranno essere utilizzare con le procedure e le metodologie del contratto d’area determinando pertanto una convergenza operativa degli strumenti indicati ai fini dello sviluppo delle programmazioni negoziate nei territori.

Il governo studierà le forme e i modi più opportuni per definire una inziativa nei confronti del sistema bancario al fine di pervenire alla stipula di una convenzione finalizzata al pieno coinvolgimento delle banche firmatarie nell’utilizzo degli strumenti di seguito individuati, nonchè alla definizione di una politica del credito coerente con le premesse indicate.

Per dare certezza e tempestività ai finanziamenti destinati al potenziamento dell’apparato produttivo nelle aree individuate, potrà essere riservata una quota di fondi destinati alla reindustrializzazione nelle aree depresse, da erogare anticipatamente su specifici progetti e da allocare in via definita, con le procedure ordinarie.

Relativamente, in particolare, alla concessione di agevolazioni per nuovi investimenti produttivi potrà prevedersi un meccanismo di erogazioni nelle aree individuate, non sostitutivo di quelli attualmente previsti (agevolazione ai sensi della legge 488/92 e agevolazioni automatiche) ma utilizzabile in alternativa agli stessi sulla base di valutazioni e scelte lasciate al responsabile dell’attuazione del contratto d’area.

Tale meccanismo verrebbe ad arricchire il quadro degli strumenti di intervento disponibili senza modifiche e senza turbative su quelli esistenti, che continuerebbero, quindi, ad operare normalmente in via autonoma. Il predetto meccanismo prevederà che per uno o più investimenti individuati, nell’area di crisi, si procederà di volta in volta, all’istruttoria tecnica ad opera dei soggetti già competenti per l’istruttoria stessa, sulla base della quale (qualora il suo esito fosse positivo) la Cassa Depositi e Prestiti potrà anticipare le risorse previste per gli strumenti agevolativi vigenti nell’ambito delle disponibilità indicate dal Contratto d’Area. In alternativa l’istruttoria tecnica delle iniziative di investimento potrà essere svolta da banche e da istituti finanziari nazionali e esteri. In tal caso i soggetti istruttori, qualora l’istruttoria risulti positiva, concederanno un prestito, eventualmente anche in forma partecipativa secondo i parametri indicati nelle istruzioni di vigilanza della Banca Centrale, pari ad una quota da definire dell’equivalente sovvenzione netta (ESN). A fronte di tale impegno, la C.DD.PP. concede una anticipazione integrativa a concorrenza dell’ESN. La Cassa recupera successivamente le risorse erogate a titolo di anticipazione, a valere sulle disponibilità previste per i vigenti strumenti agevolativi. Le banche e gli istituti finanziatori possono accedere all’intevento del Fondo di garanzia di cui all’art. 9 del DL 41/95, convertito nella legge 85/95.

L’autorizzazione per tale anticipazione sarà rilasciata dal responsabile del progetto e avrà valore sostitutivo delle procedure previste dalle normative vigenti.

Nell’ambito del Contratto d’area dovrà essere prevista la disponibilità di aree industriali a basso costo (a tal fine sarà utile individuare uno strumento finanziario, quale un fondo rotativo, finalizzato all’acquisizione e valorizzazione delle aree e alla loro cessione), dotate di tutti i permessi necessari all’avvio delle attività produttive (VIA, piani urbanistici, ecc.). Il Governo predisporrà, altresì, un progetto di riforma degli strumenti attuali.

Il Governo introdurrà agevolazioni fiscali sugli utili reinvestiti e/o sul reddito da attività turistica e manufatturiera in senso lato, queste ultime comprese inizialmente tra il 10%-20% con progressiva riduzione man mano che si approssima la scadenza del termine previsto per le stesse agevolazioni. L’entità e l’ambito di applicazione di tale misura sarà concordata con Commissione U.E.

Tali misure saranno introdotte con criteri di selettività sia locale che a livello di governo centrale. Data la novità e la rilevanza delle misure agevolative indicate il Governo svolgerà una azione di monitoraggio sull’applicazione delle stesse misure anche ai fini di una loro ulteriore evoluzione.

Il Governo promuoverà la costituzione di una Agenzia esclusivamente dedicata alla promozione in Italia e all’estero degli investimenti nelle aree individuate.

La promozione del territorio, valorizzato dal contenuto del Contratto stesso, sarà realizzata dalle Società di promozione locali collegate con l’Agenzia per la promozione delle aree industriali nazionali di prevista costituzione.