Category Archives: RIFORMA MODELLO CONTRATTUALE

Il Governo e le parti sociali firmatarie del presente accordo, con l’obiettivo dello sviluppo economico e della crescita occupazionale fondata sull’aumento della produttività, l’efficiente dinamica retributiva e il miglioramento di prodotti e servizi resi dalle pubbliche amministrazioni, convengono di realizzare – con carattere sperimentale e per la durata di quattro anni – un accordo sulle regole e le procedure della negoziazione e della gestione della contrattazione collettiva, in sostituzione del regime vigente.

Le parti fanno espresso rinvio agli accordi interconfederali sottoscritti al fine di definire specifiche modalità, criteri, tempi e condizioni con cui dare attuazione ai principi, di seguito indicati, per un modello contrattuale comune nel settore pubblico e nel settore privato:

1. l’assetto della contrattazione collettiva è confermato su due livelli: il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria e la contrattazione di secondo livello come definita dalle specifiche intese;

2. il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria:

- avrà durata triennale tanto per la parte economica che normativa;

- avrà la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale;

- per la dinamica degli effetti economici si individuerà un indicatore della crescita dei prezzi al consumo assumendo per il triennio – in sostituzione del tasso di inflazione programmata – un nuovo indice revisionale costruito sulla base dell’IPCA (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l’Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. L’elaborazione della previsione sarà affidata ad un soggetto terzo;

- si procederà alla verifica circa eventuali scostamenti tra l’inflazione prevista e quella reale effettivamente osservata, considerando i due indici sempre al netto dei prodotti energetici importati;

- la verifica circa la significatività degli eventuali scostamenti registratisi sarà effettuata in sede paritetica a livello interconfederale, sede che opera con finalità
di monitoraggio, analisi e raccordo sistematico della funzionalità del nuovo accordo;

- il recupero degli eventuali scostamenti sarà effettuato entro la vigenza di ciascun contratto nazionale;

- il nuovo indice previsionale sarà applicato ad un valore retributivo individuato dalle specifiche intese;

- nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali sarà demandata ai Ministeri competenti, previa concertazione con le Organizzazioni sindacali, nel rispetto e nei limiti della necessaria programmazione prevista dalla legge finanziaria, assumendo l’indice (IPCA), effettivamente osservato al netto dei prodotti energetici importati, quale parametro di
riferimento per l’individuazione dell’ indice previsionale, il quale viene applicato ad una base di calcolo costituita dalle voci di carattere stipendiale e mantenuto
invariato per il triennio di programmazione;

- nel settore del lavoro pubblico, la verifica degli eventuali scostamenti sarà effettuata alla scadenza del triennio contrattuale, previo confronto con le parti sociali, ai fini dell’eventuale recupero nell’ambito del successivo triennio, tenendo conto
dei reali andamenti delle retribuzioni di fatto dell’intero settore;

3. la contrattazione collettiva nazionale di categoria o confederale regola il sistema di relazioni industriali a livello nazionale, territoriale e aziendale o di pubblica
amministrazione;

4. la contrattazione collettiva nazionale o confederale può definire ulteriori forme di bilateralità per il funzionamento di servizi integrativi di welfare;

5. per evitare situazioni di eccessivo prolungamento delle trattative di rinnovo dei contratti collettivi, le specifiche intese ridefiniscono i tempi e le procedure per la presentazione delle richieste sindacali, l’avvio e lo svolgimento delle trattative stesse;

6. al rispetto dei tempi e delle procedure definite è condizionata la previsione di un meccanismo che, dalla data di scadenza del contratto precedente, riconosca una
copertura economica, che sarà stabilita nei singoli contratti collettivi, a favore dei lavoratori in servizio alla data di raggiungimento dell’accordo;

7. nei casi di crisi del negoziato le specifiche intese possono prevedere anche l’interessamento del livello interconfederale;

8. saranno definite le modalità per garantire l’effettività del periodo di “tregua sindacale” utile per consentire il regolare svolgimento del negoziato;

9. per il secondo livello di contrattazione come definito dalle specifiche intese – parimenti a vigenza triennale – le parti confermano la necessità che vengano incrementate, rese strutturali, certe e facilmente accessibili tutte le misure volte ad incentivare, in termini di riduzione di tasse e contributi, la contrattazione di secondo
livello che collega incentivi economici al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia ed altri elementi rilevanti ai fini del miglioramento della competitività nonché ai risultati legati all’andamento
economico delle imprese, concordati fra le parti;

10. nel settore del lavoro pubblico l’incentivo fiscalecontributivo sarà concesso, gradualmente e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ai premi legati al conseguimento di obiettivi quantificati di miglioramento della produttività e qualità dei servizi offerti, tenendo conto degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica;

11. salvo quanto espressamente previsto per il comparto artigiano, la contrattazione di secondo livello si esercita per le materie delegate, in tutto o in parte, dal contratto
nazionale o dalla legge e deve riguardare materie ed istituti che non siano già stati negoziati in altri livelli di contrattazione;

12. eventuali controversie nella applicazione delle regole stabilite, saranno disciplinate dall’autonomia collettiva con strumenti di conciliazione ed arbitrato;

13. la contrattazione di secondo livello di cui al punto 9, deve avere caratteristiche tali da consentire l’applicazione degli sgravi di legge;

14. per la diffusione della contrattazione di secondo livello nelle PMI, con le incentivazioni previste dalla legge, gli specifici accordi possono prevedere, in ragione delle caratteristiche dimensionali, apposite modalità e condizioni;

15. salvo quanto già definito in specifici comparti produttivi, ai fini della effettività della diffusione della contrattazione di secondo livello, i successivi accordi potranno individuare le soluzioni più idonee non esclusa l’adozione di elementi economici di garanzia o forme analoghe, nella misura ed alle condizioni concordate
nei contratti nazionali con particolare riguardo per le situazioni di difficoltà economico-produttiva;

16. per consentire il raggiungimento di specifiche intese per governare, direttamente nel territorio o in azienda, situazioni di crisi o per favorire lo sviluppo economico
ed occupazionale, le specifiche intese potranno definire apposite procedure, modalità e condizioni per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e
temporanea, singoli istituti economici o normativi dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria;

17. salvo quanto già definito in specifici comparti produttivi, i successivi accordi dovranno definire, entro 3 mesi, nuove regole in materia di rappresentanza delle parti nella contrattazione collettiva valutando le diverse ipotesi che possono essere adottate con accordo, ivi compresa la certificazione all’INPS dei dati di iscrizione
sindacale;

18. le nuove regole possono determinare, limitatamente alla contrattazione di secondo livello nelle aziende di servizi pubblici locali, l’insieme dei sindacati, rappresentativi
della maggioranza dei lavoratori, che possono proclamare gli scioperi al termine della tregua sindacale predefinita;

19. le parti convengono sull’obiettivo di semplificare e ridurre il numero dei contratti collettivi nazionali di lavoro nei diversi comparti.

Le parti confermano che obiettivo dell’intesa è il rilancio della crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l’aumento della produttività, anche attraverso il rafforzamento dell’indicazione condivisa da Governo, imprese e sindacati per una politica di riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, nell’ambito degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica.

Illustrazione e commento

Il fatto
L’accordo quadro separato “Riforma degli assetti contrattuali” è stato firmato il 22 gennaio 2009, dal Governo, CISL, UIL, UGL e dalle Associazioni Imprenditoriali.
Allo stato hanno condiviso, ma non sottoscritto perché hanno preso del tempo per verificare, Legacoop, Ania e ABI.

Commento
La costruzione di questa intesa separata contiene un’esplicita volontà di esclusione della CGIL.
E’ un atto che giudichiamo di irresponsabilità innanzitutto del Governo, che ha lavorato per costruire un’intesa che:

- dividesse il sindacato;

- aprisse la strada ad ulteriori passi legislativi di scardinamento del sistema delle relazioni e di diritti sindacali.
Infatti:

- non si è potuto svolgere un negoziato sul testo elaborato da Confindustria in nome e per conto della pluralità di associazioni imprenditoriali;

- la parte dedicata al pubblico impiego è fintamente analoga a quella privata;

- si è scelto di precipitare un accordo separato anche per nascondere sul piano mediatico l’assoluta mancanza di interventi sulla crisi.

Bisogna rimarcare che si interviene sul modello contrattuale, prevedendo la riduzione dei salari, senza alcuna politica fiscale che riconosca detrazioni al lavoro dipendente e senza restituzione del fiscal drag.
In sostanza il Governo decide che le dinamiche retributive del lavoro dipendente pubblico e privato sono esclusivamente delegate alla contrattazione.

Accordo separato e modello contrattuale
L’impianto dell’accordo quadro separato cancella il modello contratuale universale.
Infatti, nell’accordo sono indicati dei “principi”, da cui discenderanno poi accordi interconfederali specifici (per settore, per associazione d’impresa, ecc.) che definiranno le regole applicative, poi da tali “intese specifiche” deriveranno i contratti nazionali.
E’ evidente che, oltre alla moltiplicazione burocratica di adempimenti, in questo modo si avvallano le intese separate già effettuate; la stessa, apparente, leggerezza dell’accordo assorbe già i contenuti delle linee guida di Confindustria, Confapi, Confcommercio ecc. ecc..
Queste modalità, inoltre, limitano l’autonomia contrattuale delle categorie e la funzione dei contratti, infatti il CCNL si riduce ad essere solo un luogo di applicazione delle decisioni assunte nelle intese interconfederali o nei comitati interconfederali.

Il merito dell’intesa
L’accordo è sperimentale per 4 anni e sostituisce integralmente le regole definite nel luglio ’93.
Si commenta da sola l’idea di sostituire con un accordo separato un’intesa unitaria.

Contratto nazionale
La durata del contratto diventa triennale.
Il salario per i lavoratori privati: per gli incrementi dei salari si dovrà fare riferimento ad un indice previsionale di inflazione costruito sulla base dell’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato a livello europeo). Questo Indice sarà poi depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati, mentre la verifica circa gli eventuali scostamenti rispetto all’inflazione effettiva si farà considerando i due indici sempre al netto dei prodotti energetici importati.
Il comitato interconfederale verificherà la significatività degli eventuali scostamenti mentre il recupero sarà effettuato entro la vigenza contrattuale.
Tutto ciò sarà applicato ad un valore retributivo individuato dalle “specifiche intese”.
Quindi:

- l’unico valore economico del contratto deriva dall’IPCA depurato;

- lo scostamento non recupera sull’inflazione reale ma si mantiene la depurazione;

- se lo scostamento verrà giudicato “significativo” si applica nella vigenza triennale.

Il valore si calcolerà sulle “nuove” paghe basi di riferimento.
Ne consegue che il CCNL, per la parte economica:

- si limiterà ad applicare ciò che gli viene consegnato, senza flessibilità né in alto né in basso;

- ciò che perde non verrà mai recuperato;

- che il valore retributivo individuato può ulteriormente abbassare la dinamica retributiva.

Ovvero: si programma la riduzione della tutela del potere d’acquisto delle retribuzioni e si limita la funzione negoziale delle categorie nei contratti.
Il salario per i lavoratori pubblici: il calcolo non verrà fatto dal comitato interconfederale ma dai ministeri competenti. Il riferimento è all’IPCA depurato, ma tutto è comunque subordinato alla programmazione prevista dalla legge finanziaria e viene calcolato solo sulle voci di carattere stipendiale. Ovvero, sulla retribuzione senza salario accessorio con la produttività, mentre ora avviene sulla retribuzione di fatto al netto degli straordinari.
Il recupero degli eventuali scostamenti avverrà alla scadenza del triennio contrattuale e l’eventuale recupero si realizzerà nel successivo triennio, ma tenendo conto delle retribuzioni di fatto dall’intero settore.
Ciò significa che se il Governo stanzia meno risorse di quelle necessarie per soddisfare l’indice previsionale:

- il riferimento saranno le risorse stanziate;

- nel triennio non si recupereranno gli scostamenti;

- gli eventuali scostamenti comunque verrebbero calcolati sapendo che se la contrattazione di secondo livello ha fatto crescere le retribuzioni (anche se non sono omogenee, si fa la media di settore) questo inciderà nella considerazione della differenza eventualmente da erogare.

Si conferma quindi anche per il pubblico la riduzione programmata della tutela del potere d’acquisto.
A proposito dell’inflazione programmata
Si afferma che la novità dell’Accordo sarebbe il superamento dell’inflazione programmata, meglio sarebbe dire della politica dei redditi.
Questo di per sé dovrebbe determinare maggiori risorse per i lavoratori, in realtà se per il pubblico il punto dirimente continuerà ad essere lo stanziamento previsto nella finanziaria,
per l’insieme dei settori si decide un meccanismo semi automatico che non recupererà mai l’inflazione reale.
Il contratto nazionale
E’ esplicita una volontà quantitativa – economicamente e di struttura della contrattazione – di indebolimento del contratto nazionale.
Questa volontà è confermata dalla scelta di mettere nei “principi” dell’accordo quadro separato un capitolo sulle deroghe, che si riferiscono al territorio o all’azienda, alla crisi o allo sviluppo con la deroga in parte o in tutto di istituti contrattuali.
La collocazione nei principi non è casuale, infatti il rimando alle specifiche intese (di settore, di associazione, ecc.) definisce procedure, modalità, condizioni delle deroghe contrattuali.
La rappresentanza
Nell’articolo 17 è presente una norma che demanda a successivi accordi (tre mesi di tempo) la definizione di nuove regole in materia di rappresentanza.
Il tema, insieme a quello relativo alla democrazia, recepisce indubbiamente una nostra rivendicazione – pur mancando una ipotesi unitaria sul tema – ma la stessa norma viene utilizzata per sancire che nel secondo livello dei servizi pubblici locali sono solo i sindacati rappresentativi della maggioranza dei lavoratori che possono proclamare scioperi. .
E’ evidente che siamo di fronte ad una norma anticostituzionale, un vulnus all’azione dei sindacati, e, soprattutto, siamo in presenza di una lesione del diritto allo sciopero che è un diritto che appartiene ad ogni singolo lavoratore.
Non a caso questa norma è stata apprezzata dal Ministro del Welfare che ha visto in quel testo un via libera alla sua proposta di legge sullo sciopero.
Se un tema, apparentemente limitato, viene collocato nei principi si afferma con valenza generale.
La contrattazione di secondo livello.
Si tratta di una parte sicuramente molto pasticciata e composta da continui rinvii e riferimenti alle specificità.
La cornice generale conferma la richiesta di incentivazione attraverso la detassazione, che è bene precisare viene allargata al pubblico gradualmente e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica.
La formula dei premi è quella del collegamento agli indicatori finalizzati alla competitività nonché agli andamenti economici delle imprese. Mentre, con l’eccezione degli artigiani, le materie della contrattazione di secondo livello sono riferite al “ne bis in idem” (cioè l’impossibilità di trattare la stessa materia in due livelli contrattuali diversi).
In concreto non vi sono elementi che indichino un ampliamento ed una riarticolazione della contrattazione di secondo livello. Il rinvio agli “accordi specifici” fa ipotizzare, come le intese separate firmate nelle scorse settimane affermano, la conferma della prassi in atto.
Piattaforme e tempi
Per il contratto nazionale e per la contrattazione di secondo livello sono previste le norme temporali per la presentazione delle piattaforme e i relativi periodi di “tregua”.
Al rispetto di queste procedure è condizionato il riconoscimento della copertura economica dalla scadenza del contratto precedente, con una formula generica che può determinare soluzioni differenti.
Si prevede che, in caso di crisi del negoziato, le “specifiche intese” possano coinvolgere il livello interconfederale.
Vi è poi un’affermazione sulla garanzia dell’effettività del periodo di tregua che lascia aperto il terreno delle sanzioni.
Le controversie sull’applicazione, in particolare nel rapporto tra materie contrattuali e quelle delegate alla contrattazione collettiva, si prevede siano disciplinate con strumenti di conciliazione ed arbitrato.
Si conferma così un’idea di procedure che limitano l’autonomia negoziale.
Infine, diventa molto sfumato l’elemento economico di garanzia, sia per l’opposizione di alcune associazioni (es.:Confcommercio), sia per la sottolineatura introdotta circa la necessità di “salvaguardare” le situazioni di difficoltà economica-produttiva.
In sostanza l’elemento economico di garanzia non ha, come da noi rivendicato, alcun legame con lo svolgersi o meno della contrattazione di secondo livello.
Bilateralità
E’ demandato alla contrattazione collettiva nazionale o confederale la definizione di ulteriori forme di bilateralità per servizi integrativi di welfare.
Potremmo dire che la formula è generica se non fosse che la sopravvivenza delle “Linee guida” sottoscritte da Confindustria e Confapi indicano la tendenza, ovvero la scelta “più bilateralità, meno contrattazione”.
E’ un’idea che non ci appartiene e che sottende la crescita di una “casta parallela” che sostituisce la contrattazione con la fornitura di servizi e rappresenta una “autoalimentazione” delle organizzazioni datoriali e sindacali.
Sull’accordo separato
Va, infine, ricordato che un accordo di regole non condivise, rende in realtà inesistenti le regole stesse.
Non di meno la CGIL manterrà una linea di rigore e serietà, affermando nella contrattazione il suo obiettivo di un modello contrattuale universale che incrementi i salari ed allarghi la contrattazione (come – per altro -avevamo convenuto con CISL e UIL nella piattaforma di maggio 2008).
Modello contrattuale e crisi
Verrà molto utilizzato nella propaganda spicciola l’argomento della crisi, dell’assenza di risorse, dei sacrifici necessari.
Tutti argomenti che non rispondono alla costruzione di un modello di assetti contrattuali, che possono valere in occasione di un contratto, di un accordo, ora nella situazione data, ma non per definire regole generali, che se applicate al futuro dicono che dopo la crisi i lavoratori dovranno rinunciare a parte della tutela del loro reddito e quindi che si chiede, ora per allora, a chi già sta pagando il prezzo più pesante di continuare a pagarlo.
Il nostro impegno
Nei prossimi giorni la CGIL definirà un piano di assemblee e di iniziative di lotta.
Contemporaneamente rivendicheremo la necessità che l’accordo venga sottoposto alla validazione democratica da parte di tutti i lavoratori.
CGIL
Roma, 23 gennaio 2009

Accordo Quadro Riforma Assetti Contrattuali, 22 gennaio 2009
"Perche’ il NO all’accordo separato"
Commento di Susanna Camusso, Segreteria CGIL
L’accordo separato ed il lavoro pubblico
Effetti dell’accordo separato
Documento Comitato Direttivo del 29 e 30 gennaio 2009
Linee Guida di Confcommercio Cisl e Uil, 17 dicembre 2008

Comunicati stampa
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