Category Archives: NORMATIVE DI SETTORE

Legge 29 marzo 2001, n. 135 "Riforma della legislazione nazionale del turismo"
D.P.C.M. 13 settembre 2002 "Recepimento dell’accordo fra lo Stato, le regioni e le province autonome sui princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico"
D.P.R. 27 aprile 2004 "Parziale annullamento del D.P.C.M. 13 settembre 2002"

Regione Abruzzo
L.R. 26 giugno 1997, n. 54 "Ordinamento dell’organizzazione turistica regionale"

Regione Basilicata
L.R. 30 luglio 1996, n. 34 "Nuovo ordinamento turistico regionale"

Regione Calabria
L.R. 28 marzo 1985, n. 13 "Organizzazione e sviluppo del turismo in Calabria in attuazione della legge 217 del 17 maggio 1983"

Regione Campania
L.R. 25 agosto 1987, n. 38 "Delega alle provincie di funzioni amministrative regionali – Istituzione della consulta regionale per il turismo ed organizzazione delle funzioni regionali di promozione turistica"
L.R. 25 agosto 1987, n. 37 "Riorganizzazione delle strutture turistiche pubbliche in Campania – Istituzione delle aziende di promozione turistica"

Regione Emilia Romagna
Art. 39 L.R. 23 dicembre 2002, n. 38 "Modifica all’articolo 7 della L.R. 4 marzo 1998, n. 7"
Art. 21 L.R. 9 dicembre 2002, n. 34 "Abrogazione di norme"
L.R. 22 febbraio 2001, n. 5 "Disciplina dei trasferimenti di personale regionale a seguito di conferimento di funzioni"
L.R. 4 marzo 1998, n. 7 "Organizzazione turistica regionale – Interventi per la promozione commercializzazione turistica"

Regione Friuli Venezia Giulia
L.R. 16 gennaio 2002, n. 2 "Disciplina organica del turismo"

Regione Lazio
L.R. 20 dicembre 2002, n. 43 "Modifiche all’art. 26 della L.R. 27 gennaio 2000, n. 10"
L.R. 27 gennaio 2000, n. 10 "Disciplina dell’esercizio delle attività professionali delle agenzie di viaggi e turismo e di altri organismi operanti in materia"
L.R. 15 maggio 1997, n. 9 "Nuove norme in materia di organizzazione turistica nel Lazio"

Regione Liguria
L.R. 10 agosto 2004, n. 14 "Organizzazione turistica regionale. Modifica della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15 (agenzia regionale per la promozione turistica) e della legge regionale 11 aprile 1996 n. 17 (disciplina delle associazioni pro-loco)"
L.R. 27 marzo 1998, n. 15 "Agenzia regionale per la promozione turistica"

Regione Lombardia
L.R. 14 aprile 2004, n. 8 "Norme per il turismo in Lombardia"

Regione Marche
L.R. 6 agosto 1997, n. 53 "Ordinamento dell’organizzazione turistica nelle Marche"

Regione Molise
Delibera Consiglio Regionale n. 125 ex verbale n.14 /2002
L.R. 21 marzo 2001, n. 3 "Disposizioni urgenti per la riforma degli enti regionali"
L.R. 9 giugno 1978, n. 13 "Promozione turistica"

Regione Piemonte
L.R. 20 novembre 1998, n. 37 "Modifica della legge regionale n. 75 del 22 ottobre 1996, organizzazione dell’attivita’ di promozione, accoglienza e informazione turistica in Piemonte"
L.R. 22 ottobre 1996, n. 75 "Organizzazione dell’attivita’ di promozione, accoglienza e informazione turistica in Piemonte"

Regione Puglia
L.R. 11 febbraio 2002, n. 1 "Norme di prima applicazione dell’articolo 5 della legge 29 marzo 2001, n. 135 rigurdanti il riordino del sistema turistico pugliese"
L.R. 23 ottobre 1996, n. 23 "Riordinamento dell’amministrazione turistica regionale in attuazione dell’articolo 4 della legge n. 217 del 17 maggio 1983"

Regione Sardegna
Art. 31 L.R. 23 agosto 1995, n. 20 "Commissariamento degli Enti provinciali del turismo (E.P.T.) e delle Aziende autonome di cura, soggiorno e turismo"
Artt. 7, 8 e 16 L.R. 7 gennaio 1977, n. 1 "Norme sull’organizzazione amministrativa della Regione sarda e sulle competenze della Giunta, della Presidenza e degli Assessorati regionali"
L.R. 3 giugno 1974, n. 10 "Concessione di contributi annuali in favore degli enti provinciali per il turismo, aziende autonome di cura, soggiorno e turismo e associazioni pro-loco"
L.R. 22 novembre 1950, n. 62 "Costituzione dell’Ente Sardo Industrie Turistiche"

Regione Sicilia
L.R. 6 aprile 1996, n. 27 "Norme per il turismo"
Art. 10 L.R. 9 agosto 1988, n. 27 "Interventi finanziari urgenti in materia di turismo, sport e trasporti"
Art. 8 L.R. 12 aprile 1967, n. 46 "Provvedimenti per lo sviluppo dell’economia turistica della Regione siciliana"

Regione Toscana
Delib. C.R. 18 dicembre 2002, n. 192 "Modifiche alla deliberazione 28 dicembre 2000, n. 283"
Delib. C.R. 28 dicembre 2000, n. 283 "Piano regionale dello sviluppo economico 2001/2005 (L.R. 35/2000)"
D.P.G.R. 23 aprile 2001 n. 18/R, "Regolamento di attuazione del testo unico delle leggi regionali in materia di turismo (L.R. 42/2000)"
L.R. 23 marzo 2000, n. 42 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo"
L.R. 28 gennaio 2000, n. 6 "Costituzione dell’Agenzia di Promozione Economica della Toscana (A.P.E.T.)"

Regione Trentino Alto Adige
Delib. G.P. 23 maggio 2003, n. 1216 "L.P. 11 giugno 2002, n. 8"
L.P. 11 giugno 2002, n. 8 "Disciplina della promozione turistica in provincia di Trento"
Art. 2 L.P. 11 agosto 1998, n. 8 "Alto Adige Marketing"
D.P.G.P. 25 novembre 1992, n. 39 "Regolamento di esecuzione della legge provinciale 33/1992"
L.P. 18 agosto 1992, n. 33 "Riordinamento delle organizzazioni turistiche"

Regione Umbria
L.R. 19 novembre 2001, n. 29 "Disciplina dell’organizzazione turistica regionale"

Regione Valle d’Aosta
L.R. 15 marzo 2001, n. 6 "Riforma dell’organizzazione turistica regionale. Modificazioni alla L.R. 7 giugno 1999, n. 12 e abrogazione delle LL.RR. 29 gennaio 1987 n. 9, 17 febbraio 1989 n. 14, 2 marzo 1992 n. 4, 24 giugno 1992 n. 33, 12 gennaio 1994 n. 1 e 28 luglio 1994 n. 35"

Regione Veneto
L.R. 4 novembre 2002, n. 33 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo"

L.R. 10-8-2004 n. 14
Organizzazione turistica regionale. Modifica della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15 (Agenzia regionale per la promozione turistica) e della legge regionale 11 aprile 1996, n. 17 (disciplina delle Associazioni Pro Loco).
Pubblicata nel B.U. Liguria 25 agosto 2004, n. 7, parte prima.

Epigrafe
Art. 1 – Finalità ed ambito di applicazione.
Art. 2 – Competenze della Regione.
Art. 3 – Competenze delle Province.
Art. 4 – Disposizioni per l’esercizio delle funzioni attribuite alle Province.
Art. 5 – Competenze dei Comuni.
Art. 6 – Programmazione regionale.
Art. 7 – Comitato di Coordinamento.
Art. 8 – Osservatorio turistico regionale.
Art. 9 – Sistemi Turistici Locali – S.T.L.
Art. 10 – Riconoscimento dei S.T.L.
Art. 11 – Compiti dei Sistemi Turistici Locali.
Art. 12 – Rinnovo e revoca del riconoscimento.
Art. 13 – Finanziamento ai Sistemi Turistici Locali.
Art. 14 – Liquidazione, soppressione e gestione provvisoria delle Aziende di promozione turistica.
Art. 15 – Successione nei beni e nelle attività.
Art. 16 – Trasferimento del personale.
Art. 17 – Sanzioni amministrative.
Art. 18 – Nulla osta IAT.
Art. 19 – Disposizioni transitorie.
Art. 20 – Norma finanziaria.
Art. 21 – Abrogazioni e modificazioni di norme.
Art. 22 – Sostituzione dell’articolo 2.
Art. 23 – Modifica dell’articolo 4.
Art. 24 – Sostituzione dell’articolo 5.

L.R. 10 agosto 2004, n. 14 (1).
Organizzazione turistica regionale. Modifica della legge regionale 27 marzo
1998, n. 15 (Agenzia regionale per la promozione turistica) e della legge
regionale 11 aprile 1996, n. 17 (disciplina delle Associazioni Pro Loco) (2).
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(1) Pubblicata nel B.U. Liguria 25 agosto 2004, n. 7, parte prima.
(2) Con Delib.G.R. 17 dicembre 2004, n. 1529 sono state approvate le linee di
indirizzo per il riconoscimento e il finanziamento dei sistemi turistici locali.

TITOLO I
Organizzazione turistica regionale
Art. 1
Finalità ed ambito di applicazione.
1. La Regione riconosce il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo
economico e occupazionale del territorio ligure e per la crescita culturale e
sociale della persona e della collettività.
2. Per i fini di cui al comma 1 la presente legge, in osservanza delle
disposizioni contenute nel titolo V della Costituzione e nel rispetto del
principio di sussidiarietà, disciplina l’organizzazione turistica regionale,
definendo inoltre le funzioni attribuite alla Regione, alle Province e ai
Comuni.
3. La presente legge, altresì, valorizza e promuove la partecipazione dei
soggetti, pubblici e privati, interessati allo sviluppo e alla qualificazione
del turismo ligure, nonché il ruolo dei Sistemi Turistici Locali (di seguito
denominati S.T.L.), di cui alla legge 29 marzo 2001, n. 135 (riforma della
legislazione nazionale sul turismo).
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Art. 2
Competenze della Regione.
1. La Regione esercita le seguenti funzioni in materia di turismo:
a) la programmazione turistica regionale;
b) la determinazione, il coordinamento e l’assegnazione delle risorse
finanziarie da destinare alla promozione ed accoglienza turistiche del
territorio ligure ed alle iniziative turistiche di interesse regionale;
c) la cura dei rapporti con gli organi centrali dello Stato, con l’Unione
Europea ed il coordinamento con le altre Regioni;
d) l’incentivazione e l’innovazione dell’offerta turistica ligure;
e) lo sviluppo di una puntuale conoscenza dei mercati, anche mediante
l’Osservatorio turistico regionale in collaborazione con il sistema delle Camere
di Commercio anche attraverso la stipula di apposite convenzioni;
f) lo sviluppo ed il coordinamento del sistema informatico-informativo turistico
regionale e delle attività informatiche dei S.T.L. per la loro integrazione col
sistema regionale, anche tramite le Province e l’Agenzia regionale per la
promozione turistica "In Liguria" (di seguito denominata Agenzia "In Liguria")
per gli aspetti di natura promozionale;
g) il monitoraggio delle azioni promozionali effettuate da terzi per le attività
alle quali la Regione contribuisce;
h) il riconoscimento dei S.T.L.;
i) le funzioni e attività che si rendano necessarie per esigenze di carattere
unitario o straordinario ai sensi della normativa vigente.
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Art. 3
Competenze delle Province.
1. Sono attribuite alle Province le seguenti funzioni amministrative:
a) l’accertamento dei requisiti professionali per lo svolgimento delle attività
di cui alla legge regionale 23 dicembre 1999, n. 44 (norme per l’esercizio delle
professioni turistiche);
b) l’autorizzazione delle attività delle agenzie di viaggio e turismo e delle
associazioni senza scopo di lucro, ai sensi della legge regionale 24 luglio
1997, n. 28 (organizzazione e intermediazione di viaggi e soggiorni turistici) e
successive modificazioni;
c) il riconoscimento delle associazioni Pro Loco di cui alla legge regionale 11
aprile 1996, n. 17 (disciplina delle Associazioni Pro Loco) e successive
modificazioni;
d) la classificazione, la gestione delle tariffe e la raccolta dati per l’Enit,
delle strutture ricettive;
e) la raccolta e l’elaborazione dei dati statistici sulle strutture ricettive e
sul movimento turistico;
f) la concessione e l’erogazione di contributi, sia in conto capitale che in
conto interessi, in materia di incentivazione dell’offerta turistica sulla base
dei programmi regionali ed in conformità alla legge regionale 17 marzo 2000, n.
19 (incentivi per la qualificazione e lo sviluppo dell’offerta turistica);
g) l’accoglienza turistica tramite gli IAT ai sensi dell’articolo 15, comma 2,
fermo restando il coordinamento della gestione complessiva degli IAT medesimi da
parte della Regione. Per quanto riguarda il territorio comunale genovese
l’accoglienza è delegata al Comune di Genova.
2. Le Province, per quanto concerne le attività di cui alla lettera e) del comma
1, trasmettono i dati raccolti alla Regione, ai fini della implementazione
dell’Osservatorio turistico regionale di cui all’articolo 2, comma 1, lettera
e).
3. Le Province favoriscono la collaborazione fra i diversi S.T.L. esistenti sul
loro territorio, al fine di realizzare iniziative di carattere provinciale.
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Art. 4
Disposizioni per l’esercizio delle funzioni attribuite alle Province.
1. Le Province sono tenute a fornire alla Regione informazioni e dati relativi
alle funzioni attribuite dalla presente legge e, annualmente, una relazione
sull’andamento delle funzioni stesse.
2. La Regione mette a disposizione delle Province ogni utile elemento
conoscitivo in suo possesso.
3. Per l’esercizio delle funzioni attribuite alle Province, sono assegnati alle
stesse i contributi previsti dalla legge regionale 22 luglio 1991, n. 13
(contributi alle Amministrazioni provinciali per il finanziamento delle deleghe
in materia turistica previste dalle vigenti leggi regionali) e dalla legge
regionale 17 marzo 2000, n. 19 (incentivi per la qualificazione e lo sviluppo
dell’offerta turistica).
4. Per l’esercizio delle funzioni attribuite alle Province e al Comune di Genova
di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g) sono assegnate dalla Regione risorse
finanziarie pari al costo del personale trasferito agli stessi.
5. Le Province e il Comune di Genova subentrano nella gestione degli IAT ubicati
nei propri territori che, al momento della soppressione delle APT, dipendono
direttamente da queste. Per gli altri IAT, le Province e il Comune di Genova
garantiscono attraverso convenzioni la loro continuità fino alla nascita dei
S.T.L. La Regione destina alle Province e al Comune di Genova le risorse
finanziarie attualmente impegnate, a tale scopo, dalle APT.
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Art. 5
Competenze dei Comuni.
1. I Comuni valorizzano le risorse turistiche del proprio territorio e
partecipano con altri soggetti pubblici e privati alla costituzione e
all’attività dei S.T.L.
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TITOLO II
Interventi per la programmazione e la promozione turistica regionale
Art. 6
Programmazione regionale.
1. Per l’attuazione delle funzioni di cui all’articolo 2 la Giunta regionale
propone al Consiglio regionale il Piano turistico regionale triennale. I piani
successivi devono essere proposti almeno novanta giorni prima della scadenza del
piano vigente.
2. Il Piano turistico regionale contiene:
a) la valutazione dell’attività programmatoria svolta e dei risultati acquisiti,
nonché l’analisi dello stato e delle tendenze in atto del turismo ligure, con
riguardo alle imprese turistiche e di supporto alle diverse tipologie
dell’offerta turistica e alle dinamiche dei flussi e delle presenze turistiche;
b) gli obiettivi e le priorità per gli interventi di settore e per i progetti da
attuare, nonché il ruolo, i compiti e le responsabilità delle strutture
regionali; le finalità cui deve conformare la propria attività l’Agenzia "In
Liguria"; gli indirizzi agli Enti locali e agli altri organismi operanti nella
Regione a favore del turismo;
c) un piano finanziario, articolato nelle sue destinazioni e con
l’individuazione delle fonti di finanziamento, con l’indicazione dei fondi che
si prevede di destinare al turismo nelle sue diverse articolazioni.
3. Gli atti di attuazione del Piano triennale sono adottati dalla Giunta
regionale.
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Art. 7
Comitato di Coordinamento.
1. Ai fini della partecipazione alla formazione della programmazione turistica
regionale è istituito il Comitato di Coordinamento, presieduto dall’Assessore al
Turismo e composto da un rappresentante per ogni Provincia e per ogni Camera di
Commercio ligure, da un rappresentante dell’ANCI, dal Direttore generale del
Dipartimento competente in materia turistica e dal Direttore generale
dell’Agenzia "In Liguria".
2. Le designazioni debbono pervenire entro trenta giorni dalla richiesta. Il
Presidente della Giunta regionale nomina comunque il Comitato qualora le
designazioni pervenute siano almeno la metà più uno dei componenti, ferma
restando la successiva integrazione.
3. Il Comitato, sulla base delle peculiarità dell’offerta turistica ed economica
ligure, formula alla Giunta regionale proposte per la predisposizione della
programmazione dell’attività promozionale dell’Agenzia "In Liguria".
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Art. 8
Osservatorio turistico regionale.
1. Ai fini di una aggiornata informazione degli operatori turistici e degli enti
pubblici operanti nel settore e di una puntuale conoscenza dei mercati della
domanda turistica, anche attraverso una costante analisi comparativa delle
componenti dell’offerta turistica delle altre regioni e dei paesi esteri, è
istituita presso la struttura regionale competente, entro novanta giorni
dall’entrata in vigore della presente legge, una sezione dell’Osservatorio
socio-economico di cui all’articolo 19-bis della L.R. n. 18/1994, quale
Osservatorio turistico regionale.
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TITOLO III
Sistemi turistici locali
Art. 9
Sistemi Turistici Locali – S.T.L.
1. La Regione favorisce il processo di aggregazione dei soggetti pubblici e
privati per concertare, integrare ed attuare progetti di promozione e di
commercializzazione turistica, per sviluppare azioni congiunte per la crescita
dell’economia turistica locale, per rafforzare ed integrare i prodotti
turistici, per incrementare ed ottimizzare l’uso delle risorse disponibili.
2. Il S.T.L., ai fini di cui al comma 1, è il soggetto che realizza la
collaborazione fra pubblico e privato nella formazione di un prodotto turistico
a livello territoriale sulla base di un piano di sviluppo complessivo e di
progetti specifici.
3. Il S.T.L. è costituito da un ambito turistico omogeneo o integrato
caratterizzato dall’offerta dei beni culturali, ambientali e delle attrazioni
turistiche, compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato
locali, o dalla presenza diffusa di imprese singole o associate.
4. Ai S.T.L. possono partecipare le Province, i Comuni, le Comunità Montane, le
Camere di Commercio, le Pro Loco, i privati singoli o associati, che operano nel
settore turistico e che intendono concorrere allo sviluppo turistico del proprio
territorio.
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Art. 10
Riconoscimento dei S.T.L.
1. La Regione riconosce i S.T.L.
2. Ai fini della concessione del riconoscimento, i S.T.L. devono essere
costituiti da soggetti pubblici e privati e i proponenti devono specificare la
natura giuridica del sistema, mediante l’invio alla Regione dell’atto
costitutivo. I S.T.L. devono soddisfare i requisiti definiti negli atti di
indirizzo attuativi della programmazione turistica regionale. I requisiti
attengono al rispetto di parametri minimi concernenti i seguenti elementi:
a) numero, ubicazione e rilevanza dei Comuni partecipanti, con specifico
riferimento alla consistenza demografica, all’estensione territoriale, nonché
all’aggregazione, nell’ambito di un medesimo S.T.L., tra aree della costa ed
aree dell’entroterra;
b) consistenza della ricettività alberghiera ed extralberghiera e numero delle
presenze turistiche;
c) partecipazione dei soggetti privati al cofinanziamento dei progetti contenuti
nel Piano di sviluppo turistico di cui al comma 4.
3. Possono essere ammesse deroghe ai parametri minimi di cui al comma 2 per aree
di riconosciuta valenza turistica, sentita la competente Commissione consiliare.

4. I proponenti devono presentare alla Regione un Piano di sviluppo turistico di
durata non superiore ai cinque anni che precisi gli obiettivi e le strategie per
il territorio di riferimento, nonché i tempi di realizzazione. Al Piano di
sviluppo turistico deve essere annesso un piano finanziario, nel quale risultino
specificate le risorse di cui si avvarrà il Sistema.
5. Il Piano deve, altresì, contenere una dettagliata ricognizione delle risorse
turisticamente rilevanti, disponibili nell’area di riferimento, con particolare
riguardo ai seguenti elementi:
a) caratteristiche e consistenza del tessuto imprenditoriale coinvolto
direttamente e indirettamente nella produzione dell’offerta turistica;
b) valori ambientali e paesaggistici che formano la specificità del territorio;
c) emergenze culturali ed artistiche, testimonianza della storia della comunità
locale;
d) tradizioni enogastronomiche e prodotti tipici;
e) tradizioni artigianali ovvero attività economiche caratteristiche che
concorrono a costituire l’identità locale.
6. Ai fini del riconoscimento dei S.T.L. la Giunta regionale tiene conto dei
seguenti elementi:
a) adeguatezza delle risorse conferite dai proponenti per la copertura, a
regime, delle spese di funzionamento dei S.T.L.;
b) idoneità del Piano a promuovere, attraverso specifici progetti o iniziative,
la valorizzazione turistica del territorio, con particolare riferimento
all’entroterra.
7. La Giunta regionale, d’intesa con le altre Regioni interessate, riconosce i
S.T.L. interregionali sulla base dei criteri determinati con atti di indirizzo
della programmazione turistica regionale.
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Art. 11
Compiti dei Sistemi Turistici Locali.
1. I S.T.L. svolgono compiti di impulso delle attività turistiche del proprio
territorio, attraverso la predisposizione e l’attuazione di progetti.
2. I S.T.L., al fine di garantire l’accesso alle informazioni turistiche locali
da qualsiasi ambito regionale, alimentano il sistema informatico-informativo
regionale utilizzandone direttamente le funzioni e interfacciando i propri
sistemi informatici.
3. La Regione attiva forme di collaborazione con i S.T.L., anche al fine del
coordinamento delle loro iniziative, avvalendosi delle Province e delle Camere
di Commercio.
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Art. 12
Rinnovo e revoca del riconoscimento.
1. La Giunta regionale, con appositi atti di indirizzo attuativi della
programmazione turistica, stabilisce i criteri e le modalità per il
riconoscimento ed il rinnovo dei S.T.L.
2. La Giunta regionale può revocare il riconoscimento concesso quando, nel
periodo previsto, i S.T.L. non abbiano realizzato gli obiettivi indicati nel
Piano di sviluppo. Negli indirizzi emanati dalla Giunta regionale sono indicate
le condizioni di maggiore gravità, in presenza delle quali si procede alla
revoca del riconoscimento.
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Art. 13
Finanziamento ai Sistemi Turistici Locali.
1. La Regione assegna ai S.T.L. riconosciuti ai sensi dell’articolo 10,
finanziamenti per la realizzazione di progetti conformi agli indirizzi della
programmazione regionale.
2. La Regione assegna apposite risorse ai S.T.L. in relazione ad eventuali
compiti e servizi di natura istituzionale da questi svolti, previa apposita
convenzione e per lo sviluppo iniziale degli stessi.
3. La Giunta regionale, con propria deliberazione, stabilisce i criteri e le
modalità per la concessione dei finanziamenti di cui al presente articolo.
4. La Giunta regionale dispone la revoca ai S.T.L. dei finanziamenti erogati
alle imprese partecipanti ai progetti nei confronti delle quali sia stata
accertata la violazione della normativa in materia di previdenza sociale e
sicurezza del lavoro.
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TITOLO IV
Disposizioni finali e transitorie
Art. 14
Liquidazione, soppressione e gestione provvisoria delle Aziende di promozione
turistica.
1. Le Aziende di Promozione Turistica (APT), istituite con legge regionale 9
gennaio 1995, n. 3 (riordino dell’organizzazione turistica regionale e
ristrutturazione degli enti), sono poste in liquidazione alla data di entrata in
vigore della presente legge.
2. Alla data di cui al comma 1, i Direttori Generali delle APT assumono le
funzioni di Commissari straordinari per la gestione provvisoria e la
liquidazione delle stesse, da attuarsi entro il 31 dicembre 2005, termine entro
il quale le APT sono soppresse.
3. I Commissari straordinari svolgono in particolare le seguenti funzioni:
a) fino alla soppressione delle APT adottano gli atti necessari a garantire la
continuità delle funzioni delle Aziende e la loro regolare gestione economica e
patrimoniale;
b) entro il termine di centoventi giorni dall’assunzione dell’incarico
sottopongono all’approvazione della Giunta regionale l’elenco delle situazioni
giuridiche e patrimoniali in atto nonché l’inventario dei beni esistenti.
4. Durante il periodo della liquidazione continuano ad esercitare le proprie
funzioni i Collegi dei Revisori dei Conti.
5. Ai Commissari straordinari spetta un compenso pari a quello già percepito in
qualità di Direttori Generali.
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Art. 15
Successione nei beni e nelle attività.
1. La Regione, ferme restando eventuali diverse determinazioni della Giunta
regionale, alla data di soppressione delle APT, subentra nella titolarità dei
beni mobili ed immobili e dei rapporti giuridici attivi e passivi delle
soppresse APT.
2. Al momento della soppressione delle APT, la Giunta regionale concede alle
Province e al Comune di Genova la disponibilità degli immobili delle soppresse
APT, utili allo svolgimento delle attività degli IAT. La Regione, con
deliberazione della Giunta regionale, concede agli stessi Enti la disponibilità
degli immobili delle soppresse APT utili allo svolgimento delle attività degli
IAT.
3. La disponibilità degli altri immobili può essere concessa dalla Regione ai
Comuni per comprovate finalità turistico-ricreative.
4. Gli atti adottati dalla Giunta regionale in applicazione delle disposizioni
di cui al presente articolo costituiscono titolo per la trascrizione nei
relativi registri immobiliari.
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Art. 16
Trasferimento del personale.
1. Entro il 31 dicembre 2005 il personale dipendente dalle APT con rapporto di
lavoro a tempo indeterminato è trasferito:
a) alle Province ed al Comune di Genova per l’attività degli IAT;
b) all’Agenzia "In Liguria" provvedendo, se necessario, all’adeguamento della
propria dotazione organica, ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 6
della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15 (agenzia regionale per la promozione
turistica) e all’articolo 5 della legge regionale 28 giugno 1994, n. 28
(disciplina degli Enti strumentali della Regione);
c) ad altre pubbliche amministrazioni.
2. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, ciascun
Commissario straordinario compila l’elenco del personale in servizio con
l’indicazione delle qualifiche, dei livelli del trattamento economico in atto,
del trattamento di quiescenza e previdenza. Nei trasferimenti, al personale
saranno assicurate le condizioni acquisite.
3. I trasferimenti di cui al comma 1 sono disposti dalla Giunta regionale,
sentiti i Commissari straordinari delle APT e previo accordo con le OO.SS. di
categoria firmatarie del vigente C.C.N.L. del comparto Regione-Autonomie locali.

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Art. 17
Sanzioni amministrative.
1. Alle Province sono attribuite le funzioni di vigilanza in relazione alle
attività di cui alla presente legge e l’irrogazione delle relative sanzioni
amministrative, ai sensi della legge regionale 2 dicembre 1982, n. 45 (norme per
l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di competenza della
Regione o di enti da essa individuati o subdelegati).
2. Le Province possono affidare ai Comuni l’esercizio della vigilanza.
3. I proventi derivanti dall’applicazione delle sanzioni amministrative sono
attribuiti agli enti che esercitano la funzione.
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Art. 18
Nulla osta IAT.
1. L’uso della denominazione IAT può essere consentito agli Uffici di
Informazione e Accoglienza Turistica allestiti e promossi dai S.T.L., dagli enti
locali e dalle Pro Loco iscritte nell’albo regionale, previo nulla osta della
Giunta regionale che valuta l’opportunità turistica dell’iniziativa.
2. La richiesta di nulla osta deve pervenire alla Regione tramite la Provincia
competente e con il parere della stessa.
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Art. 19
Disposizioni transitorie.
1. Entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della presente legge la Giunta
regionale emana gli atti di indirizzo di cui all’articolo 13, comma 3.
————————

Art. 20
Norma finanziaria.
1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede
mediante:
a) gli stanziamenti iscritti nello stato di previsione della spesa del bilancio
regionale – Area XVII "Turismo" alle Unità Previsionali di Base 17.101 "Attività
di promozione turistica" (ridenominata) e 17.201 "Interventi promozionali per il
turismo";
b) gli stanziamenti iscritti nell’U.P.B. 18.103 "Spesa per le deleghe a enti
locali", per gli oneri derivanti dall’articolo 4;
c) prelevamento, ai sensi dell’articolo 29 della legge regionale 26 marzo 2002,
n. 15, di quota pari a euro 7.000.000,00 in termini di competenza dalla U.P.B.
18.207 "Fondo speciale di conto capitale" dello stato di previsione della spesa
del bilancio per l’anno finanziario 2003 ed iscrizione di euro 7.000.000,00 in
termini di competenza all’U.P.B. 17.201 "Interventi promozionali per il turismo"
dello stato di previsione della spesa del bilancio per l’anno finanziario 2004.
2. Agli oneri per gli esercizi successivi si provvede con legge di bilancio, ad
eccezione di quelli derivanti dall’articolo 4 ai quali si provvede con i
relativi bilanci.
————————

Art. 21
Abrogazioni e modificazioni di norme.
1. Alla data di soppressione delle APT sono abrogate:
a) la legge regionale 9 gennaio 1995, n. 3;
b) la legge regionale 7 settembre 1988, n. 50.
2. Alla data di cui al comma 1, l’articolo 5 della L.R. n. 17/1996, e successive
modificazioni, è così sostituito:
"Art. 5
Contributi alle Pro Loco.
1. Le Pro Loco iscritte all’albo regionale beneficiano di contributi assegnati
dalla Regione secondo i criteri stabiliti dal regolamento regionale
d’attuazione.".
————————

TITOLO V
Modifiche alla legge regionale 27 marzo 1998, n. 15 (Agenzia regionale per la
promozione turistica)
Art. 22
Sostituzione dell’articolo 2.
1. L’articolo 2 della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15 (agenzia regionale
per la promozione turistica) è sostituito dal seguente:
"Art. 2
Compiti dell’Agenzia.
1. L’Agenzia regionale per la promozione turistica "In Liguria", di seguito
denominata Agenzia, è ente strumentale della Regione, dotato di personalità
giuridica di diritto pubblico, di autonomia amministrativa, patrimoniale e
gestionale, soggetto alla normativa vigente in materia di enti regionali.
2. L’Agenzia svolge le seguenti funzioni:
a) predisposizione, previo parere della Commissione tecnica di cui all’articolo
5, di un Piano di programmazione triennale ed uno esecutivo annuale, in coerenza
con i contenuti del Piano turistico regionale e degli atti di indirizzo
regionale;
b) individuazione ed attuazione delle azioni utili alla promozione dell’offerta
turistica ligure sui diversi mercati in conformità con gli indirizzi regionali;
c) proposizione di tematiche per gli studi e le ricerche dell’Osservatorio
turistico regionale;
d) attuazione degli incarichi operativi affidati dalla Regione;
e) monitoraggio dell’attività promozionale attuata dai S.T.L., anche al fine di
attivare forme di collaborazione e di assistenza con gli stessi;
f) collaborazione con la Regione nelle attività di natura promozionale da
attuarsi mediante il sistema informatico-informativo turistico regionale.".
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Art. 23
Modifica dell’articolo 4.
1. Il comma 2 dell’articolo 4 della L.R. n. 15/1998 è sostituito dai seguenti:
"2. Il Direttore generale è nominato dalla Giunta regionale, sentito il parere
della Commissione nomine, e dura in carica sino alla scadenza della legislatura.
L’incarico può essere rinnovato. La nomina deve rispondere a titoli ed
esperienze professionali adeguate alla qualità e alla specificità dell’incarico.

2-bis. Il Direttore generale, oltre ai compiti istituzionali previsti dalla
disciplina sugli enti strumentali, collabora con i soggetti pubblici e privati
operanti nel comparto, per lo sviluppo turistico della Regione.".
2. Il comma 3 dell’articolo 4 della L.R. n. 15/1998 è sostituito dal seguente:
"3. Il rapporto di lavoro del Direttore Generale è a tempo pieno, regolato da
contratto di diritto privato, stipulato dal Presidente della Giunta regionale.".

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Art. 24
Sostituzione dell’articolo 5.
1. L’articolo 5 della L.R. n. 15/1998 è sostituito dal seguente:
"Art. 5
Commissione tecnica.
1. Per favorire il coordinamento delle attività promozionali dell’Agenzia con
quelle di altri organismi operanti nel settore è istituita, presso l’Agenzia,
una Commissione tecnica nominata dalla Giunta regionale e avente durata
coincidente con la legislatura. La Commissione è composta dal Direttore generale
del Dipartimento regionale competente in materia turistica che la presiede, dal
Direttore generale dell’Agenzia, da otto rappresentanti del sistema delle
imprese, designati dalle Camere di Commercio liguri, da un rappresentante
designato dall’UNPLI, da un rappresentante designato dall’ANCI e da un
rappresentante designato dall’URPL.
2. La Commissione tecnica è integrata da un rappresentante per ogni S.T.L. La
convocazione è effettuata dal Presidente della Commissione in relazione alle
materie trattate.
3. La Commissione si riunisce su richiesta del Presidente della stessa o del
Direttore generale dell’Agenzia.".
————————

D.P.R. 27-4-2004
Parziale annullamento del D.P.C.M. 13 settembre 2002, concernente «Recepimento dell’accordo fra lo Stato, le regioni e le province autonome sui princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico».
Pubblicato nella Gazz. Uff. 26 maggio 2004, n. 122.

Epigrafe
Premessa
Articolo unico
Allegato

D.P.R. 27 aprile 2004 (1).
Parziale annullamento del D.P.C.M. 13 settembre 2002, concernente «Recepimento
dell’accordo fra lo Stato, le regioni e le province autonome sui princìpi per
l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico» (2).
————————
(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 26 maggio 2004, n. 122.
(2) Il presente provvedimento è anche citato, per coordinamento, in nota
all’art. 1 dell’allegato al D.P.C.M. 13 settembre 2002.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, pervenuto in data
12 febbraio 2003, con il quale l’A.N.G.T. – Associazione nazionale guide
turistiche, nella persona del legale rappresentante, chiede che venga annullato
il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002, di
recepimento dell’accordo tra lo Stato, le regioni e le province autonome sui
princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema
turistico, nella parte relativa ai criteri per l’esercizio della attività di
guida turistica;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199;
Vista la legge 21 luglio 2000, n. 205;
Visto il parere espresso dalla Sezione prima del Consiglio di Stato nella
adunanza del 3 dicembre 2003, n. 3165/2003, il cui testo si allega al presente
decreto e le cui considerazioni si intendono qui integralmente riprodotte;
Considerato che il Consiglio di Stato, con il suddetto parere, ha ritenuto che
il ricorso straordinario debba essere accolto, con annullamento in parte qua
delle impugnate disposizioni del decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 13 settembre 2002;
Sulla proposta del Ministro per gli affari regionali;
Decreta:
————————

Nei sensi indicati nel parere del Consiglio di Stato, è annullato l’art. 1, n.
6, lettera g) e lettera n), dell’allegato al decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
225 del 25 settembre 2002.
————————

CONSIGLIO DI STATO
ADUNANZA DELLA SEZIONE PRIMA – 3 DICEMBRE 2003
N. SEZIONE 3165/2003
Oggetto: Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ricorso straordinario al Capo
dello Stato presentato dall’Associazione nazionale guide turistiche, per
l’annullamento in parte qua del D.P.C.M in data 13 settembre 2002, recante
«Recepimento dell’accordo tra Stato, regioni e le province autonome sui princìpi
per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico».
La sezione
Vista la relazione trasmessa con nota 17 luglio 2003, n.
A.R./5337/83/1.5.2.4.9.4 con la quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Dipartimento per gli affari regionali – Ufficio I – Ufficio per gli affari
generali, il personale, la programmazione e il controllo, chiede il parere del
Consiglio di Stato in ordine al ricorso straordinario indicato in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore-estensore Consigliere Cesare Lamberti;
Premesso quanto esposto nella relazione dell’Amministrazione riferente e nel
ricorso straordinario;
Con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 settembre 2002, n. 225, sono stati
approvati i princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del
sistema turistico, definiti dall’accordo fra lo Stato e le regioni e province
autonome, preso in sede di conferenza Stato-regioni nella seduta del 14 febbraio
2002 ai fini dell’adozione del provvedimento attuativo dell’art. 2, comma 4
della legge 29 marzo 2001, n. 135.
Secondo la ricorrente, l’Associazione nazionale guide turistiche, l’art. 1,
comma 2, del decreto e l’art. 1, n. 6, lettera g) ed n) dell’accordo allegato,
in particolare, rinviano alle normative regionali di settore – e pertanto
semplicemente e in bianco – la definizione dei requisiti e delle modalità di
esercizio su tutto il territorio nazionale delle professioni turistiche e la
fissazione di criteri uniformi per l’espletamento degli esami di abilitazione
all’esercizio delle professioni turistiche. Le disposizioni abdicano in tale
modo alla potestà statale di fissazione degli indispensabili princìpi
fondamentali riaffermata dall’art. 2, comma 4, lettera g), della legge n. 135
del 2001, che demanda al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di
determinare i requisiti e le modalità di esercizio su tutto il territorio
nazionale delle professioni turistiche per le quali si ravvisa la necessità di
profili omogenei ed uniformi.
Sempre ad avviso dell’associazione ricorrente, il decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, nell’applicare alla professione di guida turistica il
nuovo disposto dell’art. 117 della Costituzione, avrebbe ritenuto assorbente il
carattere turistico rispetto al carattere professionale di tale attività. Sia
pur nel contesto del turismo quale oggetto della competenza regionale esclusiva
ai sensi dell’art. 117, comma 4, lo svolgimento delle attività connesse non è,
non è invece, separabile da aspetti professionali da sottoporre alla competenza
concorrente dello Stato ai sensi dell’art. 117, comma 3. Il permanere
dell’intervento statale è vieppiù giustificato dalla circostanza che non solo le
professioni, ma anche la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e
ambientali appartengono al novero della legislazione concorrente.
Ciò premesso, la ricorrente, l’Associazione nazionale guide turistiche, ha
addotto che l’impugnato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13
settembre 2002 concreterebbe la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2,
comma 4, lettera g), della legge n. 135 del 2001, (legge di riforma della
legislazione nazionale sul turismo) in quanto l’attribuzione a fissare princìpi
uniformi per la disciplina della professione di guida turistica sarebbe stata
dismessa dallo Stato malgrado la delega attribuitagli nel predetto articolo di
legge. In luogo di stabilire requisiti e modalità di esercizio nel territorio
nazionale delle professioni turistiche, il suddetto decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri ne avrebbe in realtà demandato la definizione ad una
successiva determinazione da emanare unicamente a seguito di accordo tra fra lo
Stato, le regioni e province autonome.
L’associazione ricorrente ha depositato il proprio statuto ed ha premesso
all’esposizione dei motivi di ricorso un excursus sulla professione di guida
turistica: annoverata fra i mestieri girovaghi dalla legge 23 dicembre 1988 (poi
confluita nel testo unico 30 giugno 1889, n. 6144 e nel regolamento di pubblica
sicurezza di cui al regio decreto 8 novembre 1889, n. 6517) è stata sempre
caratterizzata dalla garanzia per il turista alla corretta valorizzazione e
conoscenza del patrimonio storico, artistico, culturale e ambientale del Paese.
Il ruolo della guida turistica è stato riformato a partire dal T.U.L.P.S. del
1926 (regio decreto 6 novembre 1926, n. 1848 e regio decreto 21 gennaio 1929, n.
62) che prevedeva l’espletamento di un giudizio di idoneità tecnica per
l’ottenimento della licenza allo svolgimento di attività di guida e degli altri
mestieri connessi al turismo.
L’assetto sopraddescritto è rimasto invariato nella successiva legislazione
(articoli 123 e 125 T.U.L.P.S. 18 giugno 1931, n. 77; articoli 234 e 241 regio
decreto 6 maggio 1940, n. 635) ed è rimasto immutato salvo il trasferimento al
sindaco del potere di rilasciare le licenze attribuito dal decreto del
Presidente della Repubblica n. 616 del 1977.
La legge 17 maggio 1983, n. 217 legge quadro sul turismo, ha disciplinato
all’art. 11 l’attività di guida turistica delineandola: a) come oggetto di vera
e propria professione i cui esercenti sono iscritti in albi o registri; b) come
attività il cui servizio richiede il passaggio di apposito esame di idoneità; c)
come attività in stretta connessione al patrimonio, storico, artistico,
culturale e ambientale. I princìpi fondamentali di libertà di stabilimento in
materia di professioni turistiche sono contenuti nella direttiva 75/368/CEE e
nella direttiva 75/369/CEE, attuate con la legge n. 428 del 1990 e con il
decreto legislativo n. 391 del 1991. Detti princìpi sono stati precisati nella
sentenza della Corte di giustizia 26 febbraio 1991, n. 198/89. Con decreto del
Presidente della Repubblica 13 dicembre 1995 è stato emanato un primo atto di
indirizzo e coordinamento alle regioni circa la possibilità di accomandare i
gruppi di turisti in visita ai musei e monumenti (Min. interno, circolari 24
ottobre 1996, n. 559/C.19551-10900(27)20 – Gazzetta Ufficiale n. 286/1996).
Entrata in vigore la disciplina di cui alla legge 29 marzo 2001, n. 135 (riforma
della legislazione nazionale del turismo), l’art. 2, comma 4, lettera g) ha
delegato al Presidente del Consiglio dei Ministri di definire con proprio
decreto ai sensi dell’art. 44 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, i
princìpi e gli obiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema
turistico, i requisiti e le modalità di esercizio su tutto il territorio
nazionale delle professioni turistiche per le quali si ravvisa la necessità di
profili omogenei ed uniformi.
La Presidenza del Consiglio ha richiamato l’istruttoria svolta e gli avvisi
espressi dal Ministero delle attività produttive nella nota 25 marzo 2003 e
dalla Segreteria della Conferenza Stato-regioni nella nota 8 maggio 2003. Ha poi
osservato come l’attività di guida turistica non può essere inserita tra le
professioni regolamentate ai sensi dell’art. 2229 cod. civ., che disciplina le
posizioni professionali c.d. protette: il decreto è quindi in linea con gli
orientamenti della Autorità garante della concorrenza e del mercato e con la
legislazione europea che hanno ritenuto inopportuno adottare ulteriori
regolamentazioni in materia di professioni non regolamentate che avrebbero avuto
la conseguenza sostanziale di estendere l’area delle professioni c.d. protette.
La Presidenza del Consiglio ha, inoltre, osservato come l’attività di guida
turistica presenti caratteri di stabilità consolidati e non ha certamente
carattere emergente ed è già in atto disciplinata anche da leggi regionali. In
luogo di stabilire in nuova disciplina generale delle professioni turistiche, il
legislatore ha inteso valorizzare il previo accordo delle regioni interessate
nell’adottare ulteriori requisiti e modalità di esercizio.
Considerato:
1. Vengono all’esame della Sezione l’art. 1, comma 2 del decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002, in particolare, l’art. 1, n. 6,
lettera g) e lettera n) dell’allegato al predetto decreto nella parte in cui
rinviano alle normative regionali di settore la definizione dei requisiti e
delle modalità di esercizio su tutto il territorio nazionale delle professioni
turistiche (art. 1, n. 6, lettera g) dell’allegato) e la definizione di criteri
uniformi per l’espletamento degli esami di abilitazione all’esercizio delle
professioni turistiche (l’art. 1, n. 6, lettera n) dell’allegato).
Quale organismo maggiormente rappresentativo a livello nazionale dei
professionisti muniti di autorizzazione amministrativa allo svolgimento
dell’attività di guida turistica, l’Associazione nazionale guide turistiche ha
impugnato, per questa parte, il decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 13 settembre 2002 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 settembre
2002, n. 225) di recepimento dell’accordo fra lo Stato, le regioni e le province
autonome sui princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del
sistema turistico) con il presente ricorso straordinario al Presidente della
Repubblica.
1.1. L’associazione ricorrente ha sostenuto che la potestà attribuita alle
regioni e alle province autonome di definire concordemente i requisiti e le
modalità di esercizio su tutto i territorio nazionale delle professioni
turistiche e di definire i criteri autonomi per l’espletamento degli esami di
abilitazione all’esercizio delle professioni turistiche costituisce abdicazione
dalla competenza propria dello Stato di determinare uniformemente per tutto il
territorio nazionale i princìpi propri della professione di guida turistica.
La titolarità di siffatto compito era stata conferita allo Stato dall’art. 7,
comma 5 della legge 20 marzo 2001, n. 135, di riforma della legislazione
nazionale sul turismo e allo Stato sarebbe rimasta anche dopo la riforma del
titolo quinto della Costituzione, stante la collocazione della disciplina delle
professioni fra le materie di competenza concorrente di cui all’art. 117, comma
3 Cost. per le quali lo Stato mantiene ancora la potestà di determinare i
princìpi fondamentali.
Anche se il turismo è stato collocato fra gli oggetti di competenza esclusiva
delle regioni di cui all’art. 117, comma 4 Cost., la collocazione delle
professioni senza altra restrizione o limite fra le materie di cui lo Stato
mantiene la riserva a stabilire i princìpi fondamentali, secondo l’art. 117,
comma 3 Cost., giustifica la permanenza dell’intervento statale per quanto
concerne l’attività di guida turistica, dato il suo carattere di vera e propria
professione consolidatosi nel tempo.
2. La Sezione ritiene anzitutto che l’attività di guida turistica non possa
essere compresa dal novero delle professioni c.d. regolamentate o protette ai
sensi dell’art. 2229 cod. civ., così condividendo l’avviso della Presidenza del
Consiglio.
Quella di guida turistica non è infatti fra le attività per l’esercizio delle
quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi l’accertamento dei
cui requisiti è demandato, sotto la vigilanza dello Stato, alle associazioni
professionali titolari di potestà disciplinare e competenti a provvedere alla
tenuta dei relativi albi od elenchi, come previsto dall’art. 2229 cod. civ.
Lo stesso art. 7, comma 5 della legge 29 marzo 2001, n. 135, qualifica la guida
dei turisti fra i servizi che insieme all’assistenza, all’accoglienza e
all’accompagnamento compongono la categoria generale delle professioni
turistiche, intese come «quelle che organizzano e forniscono servizi di
promozione dell’attività turistica». La norma, pur qualificando la guida dei
turisti fra le attività connesse alle professioni turistiche, esclude, però, che
le regioni possano autorizzarne l’esercizio.
Alle regioni è, infatti, attribuito dal successivo comma 6 dell’art. 7 della
legge n. 135 del 2001, il potere di autorizzare l’esercizio allo svolgimento
delle attività tipiche delle professioni turistiche con validità sull’intero
territorio nazionale (in conformità ai criteri stabiliti dal decreto sui
princìpi e obiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico),
ma con espressa eccezione per le guide turistiche.
2.1. L’esercizio dell’attività di guida turistica rimane pertanto sottoposta
dall’art. 123, regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (analogamente agli
interpreti, i corrieri alle guide, e i portatori alpini) alla licenza del
Questore, la cui concessione è subordinata all’accertamento della capacità
tecnica del richiedente.
Tale accertamento è di competenza delle regioni, secondo l’art. 11 della legge
17 maggio 1983, n. 217, che demanda loro di accertare i requisiti per
l’esercizio delle professioni di guida turistica e di tutte le altre attività o
professione attinente al turismo. E ciò conformemente all’art. 7, lettera i),
decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 6, che ha trasferito
alle regioni a statuto ordinario tutte le funzioni già esercitate dagli organi
centrali e periferici dello Stato in materia di guide, corrieri e interpreti,
ferme le attribuzioni degli organi statali relative alla pubblica sicurezza di
cui all’art. 5, decreto del Presidente della Repubblica n. 6 del 1972.
2.2. Ai fini dell’inquadramento fra le libere professioni in senso proprio, è
perciò irrilevante che l’art. 11 della legge n. 217 del 1983, nel definire
l’attività guida turistica ne ponga in evidenza il carattere professionale, sia
in relazione ai modi del suo esercizio, che in rapporto alle conoscenze che la
regione è tenuta ad accertare.
In disparte l’osservazione che identica terminologia ed analogo regime sono
stabiliti dall’art. 11 della legge n. 217 del 1983 per le altre attività
inerenti al turismo e lo stesso uso del termine professione sia stato fatto
dalla legge n. 217 del 1983 anche per queste altre attività, nessuna delle
disposizioni sopra riportate subordina l’esercizio dell’attività di guida
turistica al possesso di requisiti uniformi e all’iscrizione in appositi albi o
elenchi comunque soggetti alla vigilanza dello Stato, come l’art. 2229 cod. civ.
richiede per le professioni regolamentate.
3. Non è conclusivamente sostenibile che l’attività di guida turistica possa
essere definita professione ed inquadrata come tale fra le materie di
legislazione concorrente ai sensi dell’art. 117, comma terzo Cost. (nel testo
introdotto dall’art. 3, L. Cost. 18 ottobre 2001, n. 3), per le quali la
determinazione dei princìpi fondamentali è riservata alla legislazione dello
Stato, pur spettando alle regioni la potestà legislativa.
L’àmbito individuabile delle professioni è quello che si desume dall’art. 33,
comma quinto Cost., quando prevede un esame di Stato di abilitazione
all’esercizio della professione: la materia richiama il valore legale dei titoli
di studio e la disciplina dell’ordinamento civile delle professioni.
3.1. Anche volendo dare il massimo dello spazio all’interpretazione analogica,
con particolare attenzione all’eventuale prevalenza della componente
intellettuale e a criteri che si rifacciano alla tradizione storica della
professione di guida turistica, non appare alla Sezione superabile la
circostanza che, perché essa possa essere esercitata, non richieda il possesso
di un titolo di studio avente valore legale uniforme per tutto il territorio
nazionale né l’iscrizione in appositi albi, così come previsto dall’art. 2229
del codice civile, come la maggior parte delle professioni intellettuali.
Non trova, pertanto, spazio alcuno che il decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri 13 settembre 2002 demanderebbe la definizione dei requisiti e delle
modalità di esercizio su tutto il territorio nazionale delle professioni
turistiche e la fissazione di criteri uniformi per l’espletamento degli esami di
abilitazione all’esercizio delle professioni turistiche (art. 1, n. 6, lettere
g) e n) dell’allegato) alle normative regionali di settore senza considerare la
competenza concorrente dello Stato, riconosciuta dall’art. 117, comma terzo
Cost. in materia di professioni.
3.2. E, parimenti, non è sostenibile che l’esercizio, in forma concorrente della
potestà dello Stato in materia di professione di guida turistica trovi sostegno
nella valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e
organizzazione di attività culturali, anche oggetto del novellato art. 117,
comma terzo Cost.
Distinguendo la tutela dei beni culturali, oggetto di attribuzione
esclusivamente statale nel primo elenco, dalla loro valorizzazione, oggetto di
competenza ripartita nel secondo elenco, il novellato art. 117, comma terzo
Cost. ha inteso riferirsi a tutte le attività idonee a promuoverne la diffusione
e lo sviluppo, fra le quali non può essere inclusa – ancora ritenendo
applicabile e dilatando oltremodo lo strumento analogico – quella delle
professioni turistiche espressamente limitate dalla legge alla promozione
dell’attività turistica ed all’assistenza, accompagnamento e guida dei turisti.
4. Se pertanto l’impugnato decreto del Presidente del Consiglio del Ministri ha
correttamente ritenuto assorbente la connessione al turismo rispetto al
carattere professionale dell’attività di guida, diversa soluzione si impone,
però sotto altro profilo dell’attuazione dell’art. 2, comma 4 della legge 29
marzo 2001, n. 135, nel quadro delle competenze regionali così come riformulate
nell’art. 117 Cost. dopo la novella dell’art. 3 della L. Cost. 18 ottobre 2001,
n. 3.
È stato chiarito al proposito come limitare l’attività unificante dello Stato
alle sole materie attribuitegli in potestà esclusiva o alla determinazione di
princìpi nelle materie di potestà concorrente comporterebbe svalutare oltre
misura istanze unitarie che pure in assetti costituzionali fortemente pervasi da
pluralismo istituzionale giustificano a determinate condizioni, una deroga alla
normale ripartizione delle competenze (Corte cost. 1° ottobre 2002, n. 303). È
stata pertanto ravvisata la necessità di utilizzare «congegni volti a rendere
più flessibile un disegno che … rischierebbe di vanificare, per l’ampia
articolazione delle competenze, istanze di unificazione … le quali sul piano
dei princìpi giuridici trovano sostegno nella proclamazione dell’unità e
dell’indivisibilità della Repubblica». Elemento di flessibilità che la Corte
costituzionale ravvisa nell’art. 118, primo comma Cost. che si riferisce
esplicitamente alle funzioni amministrative ma introduce per queste un
meccanismo dinamico che finisce per rendere meno rigida la stessa distribuzione
delle competenze legislative. Dal congiunto disposto degli articoli 117 e 118
Cost. la Corte desume il principio dell’intesa conseguente alla peculiare
funzione attribuita alla sussidiarietà che, nel mutare delle situazioni
istituzionali di titolarità delle competenze, diviene fattore di flessibilità di
un ordine di attribuzioni stabilite e predeterminate in vista del
soddisfacimento di esigenze unitarie.
4.1. Sotto questo specifico profilo, è sicuramente ravvisabile l’aporia
denunciata dalla ricorrente, l’Associazione nazionale guide turistiche, fra
l’art. 2, comma 4, lettera g) della legge n. 135 del 2001 e l’art. 1, n. 6,
lettere g) ed n) dell’allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 13 settembre 2002.
L’esigenza di unitarietà che nell’art. 2 della legge n. 135 del 2001 veniva
soddisfatta dall’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le
associazioni di categoria degli operatori turistici e dei consumatori, viene
totalmente obliterata nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13
settembre 2002, laddove – in entrambi i casi con valenza ultraregionale – rinvia
alle normative delle regioni e delle province autonome di definire i requisiti e
le modalità di esercizio su tutto il territorio nazionale delle professioni
turistiche (art. 1, n. 6, lettera g) dell’allegato) nonché criteri uniformi per
l’espletamento degli esami di abilitazione all’esercizio delle professioni
turistiche (l’art. 1, n. 6, lettera n) dell’allegato).
La circostanza che l’operato delle regioni abbia valenza sull’intero territorio
nazionale quanto ai requisiti ed alle modalità di esercizio delle professioni
turistiche e debba essere ispirato ai criteri uniformi per tutte le regioni
stesse quanto all’espletamento degli esami di abilitazione all’esercizio di
siffatte professioni integra appieno la necessità evidenziata dalla Corte
costituzionale nella citata sentenza 1° ottobre 2002, n. 303 … «di una
disciplina che prefigura un iter in cui assumano il dovuto risalto le attività
concertative e di coordinamento orizzontale, ovverosia le intese, che devono
essere condotte in base al principio di lealtà».
4.2. Che i procedimenti previsti dalle lettere g) ed n) dell’art. 1, n. 6
dell’allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 settembre
2002 abbiano demandato la disciplina delle attività ivi previste al solo
intervento delle regioni e delle province autonome, se pure astrattamente
ossequioso della lettera dell’art. 117, comma quarto Cost. non è sicuramente
conforme alla sua applicazione, come necessitata dalle esigenze radicate dalla
Corte. Esigenze che trovano giustificazione nell’intesa di cui all’art. 2, comma
4, lettera g) della legge n. 135 del 2001.
Intesa che, nonostante cristallizzata in una fonte anteriore nel tempo e
inferiore nel rango alla modifica costituzionale del titolo quinto Cost., assume
attualità e vigore con la lettura ad opera della Corte costituzionale dell’art.
117 Cost., nel cui comma quarto va collocata la materia di cui trattasi in
quanto inscindibilmente connessa al turismo.
5. Sotto questo aspetto e nei limiti suindicati il ricorso è conclusivamente da
accogliere, con annullamento in parte qua delle impugnate disposizioni del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002.
P. Q. M.
Esprime il parere che il ricorso venga accolto.
Per estratto dal verbale.
Il segretario dell’Adunanza
Piccini
Il presidente della sezione f.f.
Berlinguer
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L.R. 14-4-2004 n. 8
Norme per il turismo in Lombardia.
Pubblicata nel B.U. Lombardia 13 aprile 2004, n. 16, I S.O.

Epigrafe
Art. 1 – Finalità.
Art. 2 – Linee di intervento.
Art. 3 – Sistema turistico
Art. 4 – Politiche integrate per lo sviluppo turistico sostenibile del territorio.
Art. 5 – Interventi della Regione per la promozione turistica.
Art. 6 – Competenze del Comune.
Art. 7 – Competenze della Provincia.
Art. 8 – Strutture di informazione e di accoglienza turistica – IAT.
Art. 9 – Misure di incentivazione e sostegno alle imprese.
Art. 10 – Ruolo delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.
Art. 11 – Scioglimento delle aziende di promozione turistica.
Art. 12 – Abrogazioni, modifiche e disposizioni transitorie.
Art. 13 – Norma finanziaria.

L.R. 14 aprile 2004, n. 8 (1).
Norme per il turismo in Lombardia.
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(1) Pubblicata nel B.U. Lombardia 13 aprile 2004, n. 16, I S.O.

Art. 1
Finalità.
1. La Regione, in attuazione dell’articolo 117 della Costituzione, nel rispetto
del principio di sussidiarietà e con lo strumento del partenariato:
a) riconosce il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico, per la
crescita culturale e sociale della persona e della collettività e per favorire
continue e positive relazioni tra popoli e culture diverse;
b) favorisce la crescita competitiva del sistema turistico regionale e locale
per il miglioramento della qualità dell’organizzazione, delle strutture e dei
servizi;
c) sostiene il ruolo delle imprese turistiche, con particolare attenzione alle
piccole e medie imprese, sostenendo prioritariamente le attività ed i servizi
rivolti ai turisti in arrivo nella Regione Lombardia;
d) promuove la ricerca, i sistemi informativi e di monitoraggio, la
documentazione e la conoscenza dell’economia e delle attività turistiche;
e) valorizza il ruolo delle autonomie locali e funzionali e delle diverse,
autonome ed originali espressioni culturali ed associative delle comunità
locali;
f) promuove l’immagine turistica regionale sui mercati mondiali, valorizzando le
risorse e le caratteristiche dei diversi ambiti territoriali;
g) incentiva il sistema delle autonomie locali e il sistema delle imprese ad
assumere iniziative di sviluppo turistico, in relazione alla diffusa presenza di
risorse e del crescente ruolo dell’economia turistica;
h) assicura il coordinamento delle politiche intersettoriali ed infrastrutturali
necessarie alla qualificazione dell’offerta turistica, nonché alla
valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico e del
prodotto enogastronomico.
2. La Regione definisce il quadro istituzionale e del rapporto tra gli enti
pubblici, in relazione all’esercizio delle attività di promozione, sviluppo e
qualificazione delle risorse turistiche lombarde.
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Art. 2
Linee di intervento.
1. La Regione assume la valorizzazione turistica tra gli obiettivi della
programmazione, privilegia gli interventi in ambiti territoriali a vocazione e
potenzialità turistica e orienta strumenti e azioni di governo verso nuove
tipologie di offerta e di prodotto.
2. Il Consiglio regionale definisce i criteri per individuare gli ambiti a
vocazione e potenzialità turistica. La coerenza dei programmi di sviluppo
turistico a tali ambiti costituisce priorità nella selezione degli interventi a
valere sulla normativa di settore. La Giunta regionale, sentita la conferenza
regionale delle autonomie, di cui all’articolo 1, comma 16, della legge
regionale 5 gennaio 2000, n. 1 (Riordino del sistema delle autonomie in
Lombardia. Attuazione del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni
e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in
attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59)), individua gli ambiti a
vocazione e potenzialità turistica, previo parere della competente commissione
consiliare.
3. La Regione, in coerenza con le intese stabilite con le altre Regioni e le
Province autonome, per assicurare l’unitarietà del comparto turistico e la
tutela delle imprese e delle professioni, individua:
a) le tipologie di imprese operanti nel settore delle attività ricettive e di
accoglienza non convenzionali e gli standard delle loro attività;
b) gli standard dei servizi di informazione ed accoglienza, nonché gli standard
della qualità dei servizi ai fini della classificazione delle strutture comunque
utilizzate a fini turistici;
c) gli standard per l’esercizio delle agenzie di viaggio e per le organizzazioni
e le associazioni che svolgono attività similari;
d) i requisiti e le modalità di esercizio delle professioni turistiche;
e) i criteri per la gestione dei beni demaniali e loro pertinenze.
4. La Regione sostiene, sentite le associazioni rappresentative delle imprese,
le organizzazioni imprenditoriali e sindacali del settore e le associazioni dei
consumatori, attività per la tutela dei diritti del turista, comprese forme non
giudiziali di soluzione delle controversie, a partire dalle commissioni
arbitrali e conciliative delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e
Agricoltura (C.C.I.A.A.) che hanno compiti istituzionali in materia.
5. La Regione partecipa con altre Regioni alla elaborazione ed al sostegno di
progetti interregionali di sviluppo turistico.
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Art. 3
Sistema turistico (2).
1. Si definisce sistema turistico l’insieme di programmi, progetti e servizi
orientati allo sviluppo turistico del territorio e all’offerta integrata di beni
culturali, ambientali e di attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici
della produzione e dell’enogastronomia locale.
2. Il sistema turistico è promosso e realizzato dalle autonomie locali e
funzionali, dalle imprese del settore turistico in forma singola o associata,
dalle associazioni imprenditoriali di categoria, nonché da altri soggetti che
abbiano come scopo, il perseguimento dello sviluppo sociale ed economico del
territorio. Il sistema turistico opera per conseguire le seguenti finalità:
a) sviluppo di nuove potenzialità turistiche;
b) qualità dei prodotti turistici e offerta di nuovi prodotti;
c) integrazione tra differenti tipologie di turismo, anche al fine della sua
destagionalizzazione;
d) realizzazione di interventi infrastrutturali e di riqualificazione urbana e
del territorio;
e) sostegno all’innovazione tecnologica;
f) crescita della professionalità degli operatori e sviluppo delle competenze
manageriali;
g) promozione e attività di marketing.
3. I modelli organizzativi, gli strumenti operativi, il conferimento delle
risorse necessarie e la durata del sistema turistico sono determinati in
funzione della tipologia degli interventi da realizzare. A questi fini
nell’ambito di un sistema turistico possono coesistere più soggetti attuatori,
che individuano un coordinatore del programma.
4. La partecipazione congiunta di soggetti pubblici e privati è condizione
necessaria per ottenere dalla Regione il riconoscimento del sistema turistico.
5. Il riconoscimento del sistema turistico, d’intesa con la Provincia
competente, avviene con l’approvazione da parte della Giunta regionale del
programma di sviluppo turistico, il quale deve essere coerente con gli indirizzi
della programmazione regionale e viene valutato considerando:
a) la rilevanza turistica ai sensi dell’articolo 2, comma 2 e la congruità
dell’area territoriale interessata;
b) l’integrazione tra soggetti pubblici e privati anche in forma consortile e
cooperativa;
c) la tipologia e la qualità del prodotto turistico.
6. La Regione assicura il coordinamento e le azioni necessarie per la
costituzione di sistemi che interessino più Provino più Regioni.
7. La Giunta regionale determina i criteri e le modalità per l’ammissione dei
programmi alle misure di sostegno.
7-bis. La Regione può concorrere al finanziamento degli interventi
infrastrutturali realizzati dalle province all’interno dei sistemi turistici
(3).
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(2) Si veda la Delib.G.R. 16 dicembre 2004, n. 7/19893 e la Delib.G.R. 16
dicembre 2004, n. 7/19895.
(3) Comma aggiunto dall’art. 2, comma 3, lett. a) della L.R. 20 dicembre 2004,
n. 36.

Art. 4
Politiche integrate per lo sviluppo turistico sostenibile del territorio.
1. La Regione, nel quadro degli obiettivi strategici del programma regionale di
sviluppo, orienta le politiche in materia infrastrutture e servizi
all’integrazione necessaria per realizzare un turismo sostenibile sotto il
profilo ambientale, economico e sociale, in raccordo con i soggetti di cui ai
commi 5 e 6.
2. Il documento di programmazione economico-finanziaria regionale determina le
linee operative e le priorità di intervento.
3. La Giunta regionale coordina la raccolta e l’elaborazione dei dati relativi
all’attività turistica, anche attraverso la definizione di standard comuni ed
attiva ricerche per la conoscenza dei mercati e delle loro tendenze.
4. La Regione sostiene le iniziative per la valorizzazione patrimonio
naturalistico e dei parchi, finalizzate allo sviluppo del turismo di elevata
sostenibilità e qualità ecologica.
5. L’assessore regionale competente in materia di turismo convoca periodicamente
e presiede la riunione dei rappresentanti regionali delle autonomie locali e
funzionali, delle associazioni di rappresentanza delle imprese, delle
associazioni turistiche e di tutela dei consumatori al fine di assicurare il
coordinamento relativamente a:
a) valorizzazione e promozione del territorio e dei prodotti turistici;
b) sviluppo dei sistemi turistici;
c) funzionalità dell’assetto organizzativo e gestionale del turismo lombardo;
d) modalità annuali di intervento.
6. È istituito il tavolo istituzionale per le politiche turistiche, composto
dall’assessore regionale competente, che lo presiede, dagli assessori al turismo
delle Province e dei Comuni capoluogo e da un presidente di Comunità montana per
ogni Provincia.
7. La Giunta regionale trasmette al Consiglio regionale, ogni anno, una
relazione sull’attuazione della presente legge sullo sviluppo delle attività
turistiche in Lombardia. In fase prima attuazione la relazione è biennale.
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Art. 5
Interventi della Regione per la promozione turistica.
1. La Giunta regionale ai fini della promozione turistica esercita le seguenti
attività:
a) attuazione degli interventi per la promozione dell’offerta e per la
diffusione dell’immagine e del prodotto turistico della Lombardia in Italia ed
all’estero;
b) definizione del programma delle proprie iniziative editoriali e
individuazione delle manifestazioni nazionali ed internazionali, delle fiere e
delle esposizioni cui la Regione partecipa con proprie attività promozionali;
c) realizzazione del portale regionale del turismo come punto comune di accesso
e coordinamento di servizi e attività svolte da soggetti diversi. Lo strumento
di comunicazione e connessione tra i sistemi informatici è inserito nella rete
regionale.
2. La Giunta regionale individua le modalità della partecipazione alle
iniziative regionali delle autonomie locali e funzionali, degli operatori
privati e delle associazioni rappresentative delle imprese, anche per quanto
riguarda lo svolgimento di funzioni di commercializzazione.
3. La Giunta regionale può sostenere attività innovative e di carattere
sperimentale, con risorse proprie e d’intesa con i livelli di governo locale.
3-bis. La Regione può realizzare interventi funzionali al raggiungimento delle
finalità di cui all’articolo 3, comma 2. A tale fine la Giunta regionale
determina i criteri e le modalità per la definizione dell’interesse regionale di
specifici progetti, da attuarsi anche attraverso apposite convenzioni (4).
————————
(4) Comma aggiunto dall’art. 2, comma 3, lett. b) della L.R. 20 dicembre 2004,
n. 36.

Art. 6
Competenze del Comune.
1. Il Comune promuove o partecipa ai sistemi turistici, all’attivazione della
struttura di informazione ed accoglienza turistica (IAT) e concorre alla
definizione dei programmi della Provincia.
2. Il Comune organizza e sostiene iniziative di promozione e valorizzazione
turistica locale e può avvalersi, per lo svolgimento delle proprie funzioni,
delle associazioni pro loco e di altri organismi associativi operanti sul
territorio, ovvero ricorrere a forme di gestione associata, incluse le Comunità
montane.
3. Il Comune esercita le seguenti funzioni:
a) la raccolta e la comunicazione delle segnalazioni dei turisti relativamente
alle attrezzature, ai prezzi delle strutture ricettive ed alle tariffe dei
servizi e delle professioni turistiche, in collaborazione con le strutture IAT;
b) la rilevazione e la comunicazione alla Regione ed alle Province delle
presenze turistiche nelle strutture extralberghiere del proprio territorio.
4. I Comuni di Campione d’Italia e di Livigno, in considerazione della specifica
situazione di extraterritorialità, della particolare posizione geografica e
della differente normativa vigente in materia tributaria ed extratributaria,
possono esercitare le funzioni attribuite alle Province con la presente legge e
quelle relative alle strutture IAT; a tal fine, la Giunta regionale disciplina,
con specifica deliberazione, sentita la commissione consiliare competente,
l’istituzione di un apposito organismo costituito da esperti in materia di
turismo, da designarsi senza vincoli di residenza o domicilio e ne determina le
funzioni e le modalità di funzionamento.
5. I Comuni e le Comunità montane partecipano alle forme locali di consultazione
sulle politiche ed iniziative turistiche istituite dalle Province.
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Art. 7
Competenze della Provincia.
1. La Provincia concorre alla definizione delle politiche regionali, attraverso
il tavolo istituzionale per le politiche turistiche; definisce proprie politiche
di valorizzazione turistica del territorio, istituendo forme e strumenti di
consultazione dei Comuni e delle Comunità montane; promuove, coordina e sostiene
i sistemi turistici, anche attraverso la propria partecipazione.
2. La Provincia svolge funzioni di promozione del patrimonio turistico,
paesaggistico, storico ed artistico, anche mediante il coordinamento e il
sostegno delle attività di altri soggetti istituzionali, delle strutture IAT,
delle imprese e loro associazioni e delle associazioni senza fini di lucro.
3. La Provincia raccoglie ed elabora i dati connessi all’attività turistica,
alberghiera ed extralberghiera, trasmettendoli agli uffici competenti secondo
modalità e specifiche tecniche stabilite dalla Giunta regionale ed assicurandone
la disponibilità ai Comuni.
4. Sono attribuite alle Province:
a) le funzioni gestionali ed amministrative relative ai contributi regionali
alle singole associazioni pro loco;
b) le funzioni relative alla tenuta di albi, elenchi e registri delle
professioni turistiche e di enti senza scopo di lucro con finalità turistica,
escluse le associazioni pro loco.
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Art. 8
Strutture di informazione e di accoglienza turistica – IAT.
1. Le strutture IAT svolgono le attività di informazione ed accoglienza
turistica assicurando i seguenti servizi che ne costituiscono i requisiti
essenziali:
a) informazioni e distribuzione di materiale promozionale sulle attrattive
turistiche dell’ambito locale, degli ambiti territoriali limitrofi, della
Provincia e dell’intera Regione;
b) informazioni sull’organizzazione dei servizi, sulla disponibilità ricettiva e
di ristorazione;
c) informazioni sull’offerta di servizi turistici, di itinerari di visita ed
escursione personalizzati;
d) collaborazione alla raccolta e trasmissione alla Provincia dei dati richiesti
dalla Regione.
2. Le strutture IAT, a durata continuativa o temporanea, sono istituite per
iniziativa dei Comuni, delle C.C.I.A.A., delle associazioni pro loco o delle
associazioni di rappresentanza delle imprese e di categoria e consorzi degli
operatori di settore. Gli enti promotori definiscono le forme e le modalità di
gestione delle strutture. La Regione determina, con regolamento, i criteri per
la costituzione delle strutture IAT e le modalità di svolgimento dei servizi, al
fine di garantirne l’omogeneità sul territorio regionale. La Provincia, in base
alla verifica dei requisiti e del rispetto dei criteri, concede il nulla osta
all’istituzione delle strutture IAT. La Provincia assicura l’istituzione di una
struttura IAT nel proprio capoluogo anche mediante l’intervento finanziario
straordinario della Regione, qualora gli enti promotori non abbiano provveduto
in merito.(5)
3. Le strutture IAT possono svolgere attività di prenotazione dei servizi
turistici locali.
4. I servizi prestati dalle strutture IAT sono a titolo gratuito sia per gli
utenti che per le imprese.
5. La Regione, le Province, le C.C.I.A.A., le associazioni ed i consorzi degli
operatori del settore definiscono specifiche modalità ed accordi finanziari e
gestionali per l’istituzione di strutture IAT presso le porte internazionali
aeroportuali e ferroviarie della Lombardia.
6. Le strutture IAT esistenti continuano a svolgere servizi e funzioni di
competenza fino all’entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2.
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(5) Comma modificato dall’art. 3, comma 5, lett. a), della L.R. 3 novembre 2004,
n. 30.

Art. 9
Misure di incentivazione e sostegno alle imprese.
1. La Regione orienta le misure di sostegno economico al raggiungimento di
elevati standard qualitativi, alla realizzazione di sistemi di eccellenza e di
nuovi prodotti turistici.
2. Sono estesi alle imprese turistiche, ivi comprese le agenzie di viaggio, nel
rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, agevolazioni,
contributi, sovvenzioni, incentivi e benefici di qualsiasi genere previsti dalle
norme vigenti per le piccole e medie imprese industriali.
3. Le risorse regionali, erogate attraverso misure di sostegno alle imprese o di
cofinanziamento, nel rispetto della normativa comunitaria, non possono essere
superiori all’ammontare dell’intervento di risorse private.
4. La Regione sostiene le attività dei consorzi tra imprese, anche nell’ambito
dei programmi dei sistemi turistici, orientate:
a) allo sviluppo delle singole imprese, attraverso l’assistenza nella
definizione delle politiche commerciali e la gestione comune di servizi;
b) alle iniziative di promozione per la qualità dei territori, delle imprese e
dei prodotti turistici.
5. La Regione favorisce le iniziative di soggetti pubblici e privati finalizzate
all’acquisizione di specifiche capacità manageriali ed imprenditoriali nel
settore del turismo.
6. La Giunta regionale approva annualmente, in attuazione delle previsioni del
documento di programmazione economico-finanziaria regionale, i criteri per gli
interventi di incentivazione e di sostegno alle imprese.
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Art. 10
Ruolo delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.
1. La Regione riconosce il ruolo delle C.C.I.A.A. nel settore del turismo,
nell’ambito delle funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese,
con l’obiettivo del loro consolidamento e della crescita qualitativa e
quantitativa.
2. Le C.C.I.A.A. partecipano ai sistemi turistici ed alle strutture IAT.
3. La Giunta regionale e le C.C.I.A.A., singole o in forma associata, attraverso
intese e convenzioni, specificano le funzioni di cui al comma 1 e l’assunzione
dei relativi oneri, in riferimento alle attività di:
a) promozione e sostegno alla costituzione di nuove imprese;
b) formazione e aggiornamento degli imprenditori;
c) programmi per la qualità e lo sviluppo sostenibile dell’attività
imprenditoriale.
4. Le C.C.I.A.A. svolgono le funzioni relative alla tenuta di albi ed elenchi di
attività di impresa nel comparto turistico.
5. Le azioni stabilite con le intese e le convenzioni di cui al comma 3 sono
definite e sviluppate all’interno dei program-mi dei sistemi turistici.
6. La Regione stabilisce le forme di collaborazione con le C.C.I.A.A. in materia
di azioni per la tutela dei diritti del turista e in ordine alle finalità,
modalità e procedure della raccolta ed elaborazione dei dati sull’attività
turistica.
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Art. 11
Scioglimento delle aziende di promozione turistica.
1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge decadono, ad eccezione
del collegio dei revisori dei conti, gli organi delle aziende di promozione
turistica (APT) provinciali della Lombardia, istituite con legge regionale 30
luglio 1986, n. 28 (Riordinamento dell’amministrazione periferica del turismo).
2. Dalla stessa data i presidenti di ciascuna APT assumono la funzione di
commissari straordinari, che, entro novanta giorni, redigono un verbale di
ricognizione del personale, della consistenza e destinazione d’uso del
patrimonio, di tutti i beni mobili ed immobili, delle risorse strumentali, del
rendiconto delle attività e passività e di ogni altra situazione rilevante, e lo
trasmettono alla Provincia competente. Dal momento del recepimento del verbale,
la Provincia subentra alla APT in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi,
garantendo la continuità del servizio al pubblico. In pari data i commissari
straordinari cessano dall’incarico e decade il collegio dei revisori dei conti.
In caso di sopravvenuta impossibilità o comunque di mancato rispetto dei
termini, la Giunta provinciale provvede alla nomina di un nuovo commissario
straordinario ovvero di nuovi revisori dei conti.
3. Ai commissari straordinari è corrisposta la stessa indennità prevista per la
funzione di presidente.
4. Il personale di ruolo delle APT è inquadrato nei ruoli organici della
rispettiva Provincia, nella corrispondente qualifica funzionale e profilo
professionale, senza soluzione di continuità del rapporto di lavoro, del
contratto applicato e del trattamento economico in godimento, della sede e
dell’orario di lavoro, nonché delle mansioni svolte.
5. La contrattazione decentrata tra le organizzazioni sindacali territoriali di
categoria e le Province determina, entro sessanta giorni dalla data del
trasferimento, le forme di tutela dei lavoratori interessati, in ordine al
mantenimento del trattamento economico accessorio in godimento, della sede di
lavoro, delle mansioni svolte e dell’orario di lavoro in essere all’atto del
trasferimento, nonché alla salvaguardia e allo sviluppo della professionalità
acquisita, con riferimento prioritario alle funzioni attribuite alle Province.
6. Eventuali contratti di lavoro a termine, stagionali, di collaborazione
coordinata e continuativa, di formazione e lavoro, interinali o temporanei
comunque giuridicamente configurati sono mantenuti fino alla scadenza.
7. La Regione assicura alle Province, in sede di prima attuazione della legge e
comunque fino all’entrata in vigore dei provvedimenti di attuazione
dell’articolo 119 della Costituzione in materia di autonomia di entrate e di
spese, risorse non inferiori ai costi complessivamente sostenuti dalle APT per
il personale e per la gestione degli uffici, sulla base delle risultanze
dell’ultimo esercizio precedente allo scioglimento.
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Art. 12
Abrogazioni, modifiche e disposizioni transitorie.
1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono abrogate, in
particolare, le seguenti disposizioni:
a) la legge regionale 30 luglio 1986, n. 28 (Riordinamento dell’amministrazione
periferica del turismo);
b) la legge regionale 13 marzo 1987, n. 11 (Modifica all’art. 2 (Ambiti
territoriali turisticamente rilevanti) della L.R. 30 luglio 1986, n. 28
«Riordinamento dell’amministrazione periferica del turismo»);
c) il comma 3 dell’articolo 1 della legge regionale 8 settembre 1987, n. 32
(Variazione al bilancio per l’esercizio finanziario 1987 e al bilancio
pluriennale 1987/89 con modifiche di Leggi Regionali – II Provvedimento);
d) la legge regionale 12 gennaio 1987, n. 3 (Iscrizione previdenziale del
personale delle aziende di promozione turistica);
e) la lettera c) del comma 43 dell’articolo 2 della legge regionale 5 gennaio
2000, n. 1 (Riordino del sistema delle autonomie in Lombardia. Attuazione del
D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi
dello Stato alle regioni ed agli enti locali in attuazione del capo I della
legge 15 marzo 1997, n. 59);
f) la lettera k) del comma 47 dell’articolo 2 della legge regionale 5 gennaio
2000, n. 1 (Riordino del sistema delle autonomie in Lombardia. Attuazione del
D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi
dello Stato alle regioni ed agli enti locali in attuazione del capo I della
legge 15 marzo 1997, n. 59.)
2. Dall’1 gennaio 2005 sono abrogate le seguenti disposizioni:
a) la legge regionale 11 agosto 1973, n. 28 (Interventi diretti per la
promozione del turismo regionale);
b) l’articolo 23 della legge regionale 5 settembre 1978, n. 57 (Rifinanziamento
e modifiche di leggi regionali e variazioni al bilancio pluriennale 1978-1981 e
al bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 1978 – 1° provvedimento);
c) il comma 27 dell’articolo 4 della legge regionale 27 gennaio 1998, n. 1
(legge di programmazione economico-finanziaria ai sensi dell’art. 9 ter della
L.R. 31 marzo 1978, n. 34 «Norme sulle procedure della programmazione, sul
bilancio e sulla contabilità della regione» e successive modificazioni e
integrazioni).
3. Dopo il comma 3 dell’articolo 7 della legge regionale 25 ottobre 2001, n. 16
(Nuova disciplina relativa all’albo regionale e all’attività delle associazioni
pro loco), è aggiunto il seguente: «3-bis. Le funzioni gestionali e
amministrative relative ai contributi di cui al comma 1 sono attribuite alle
Province, cui vengono conferite le risorse necessarie in base a riparto
effettuato con l’atto della Giunta regionale di cui al comma 3.».
4. Sono fatti salvi gli effetti delle obbligazioni e delle deliberazioni
attuative di durata annuale assunte ai sensi delle disposizioni di cui al comma
1.
5. Fino all’approvazione degli atti di cui all’articolo 2, comma 2, all’articolo
3, comma 7 e all’articolo 9, comma 6, rimangono in vigore gli indirizzi, le
misure e le azioni contenute nella deliberazione del Consiglio regionale 11
novembre 2003, n. VII/910 (Programma triennale degli interventi per l’incremento
del turismo verso la Lombardia (2003-2005)), pubblicata nel Bollettino ufficiale
della Regione, 1° Supple-mento Straordinario al n. 49 del 2 dicembre 2003 e
relativi atti attuativi della Giunta regionale.
5-bis. La Giunta regionale dà attuazione, con propri provvedimenti, alle
disposizioni di cui agli articoli 6, 7 e 10 (6).
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(6) Comma aggiunto dall’art. 2, comma 3, lett. c) della L.R. 20 dicembre 2004,
n. 36.

Art. 13
Norma finanziaria.
1. Alle spese previste all’articolo 11, comma 7 si provvede con le risorse
stanziate all’UPB 2 marzo 2010.2.2.15 «Internazionalizzazione e promozione del
«sistema impresa»» dello stato di previsione delle spese del bilancio per
l’esercizio finanziario 2004 e successivi.
2. Alla determinazione della spesa per gli anni successivi si provvederà con
legge di approvazione del bilancio del relativo esercizio ai sensi dell’articolo
22, comma 1 della legge regionale 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure
della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della Regione) e
successive modificazioni ed integrazioni.
3. All’autorizzazione delle altre spese previste dai precedenti articoli si
provvederà con successivo provvedimento di legge.
La presente legge regionale è pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge
della Regione lombarda.
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Trentino
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA PROVINCIALE n.1216 del 23 Maggio 2003

OGGETTO:Legge provinciale 11 giugno 2002, n. 8 "Disciplina della promozione turistica in provincia di Trento", articolo 6. Affidamento della promozione dell’immagine turistica e territoriale del Trentino alla società Trentino s.p.a. Approvazione dello schema di convenzione. Modifica della deliberazione n. 725 del 28 marzo 2003.

VERBALE DELLA SEDUTA

La legge provinciale 11 giugno 2002, n. 8 prevede all’articolo 6, comma 1, l’affidamento della promozione dell’immagine turistica e territoriale del Trentino ad una società per azioni costituita o partecipata dalla Provincia. A tal fine il 23 dicembre 2002 la Provincia, sulla base della deliberazione della Giunta provinciale n. 3198 del 20 dicembre 2002, ha costituito Trentino s.p.a. sottoscrivendo il 60% del capitale sociale iniziale di Euro 150.000,00 e scegliendo come socio la Camera di Commercio di Trento, che ha sottoscritto il restante 40%.
In esecuzione del disposto di cui al comma 3 dello stesso articolo 6 della citata legge si è provveduto alla predisposizione dell’atto in base al quale la Provincia disciplina le modalità economiche, gestionali e finanziarie, inerenti l’affidamento alla nuova società dell’attività di promozione dell’immagine turistica e territoriale del Trentino. L’atto in sé è stato qualificato come "convenzione" in luogo del termine "contratto di servizio" previsto in legge il quale, evocando una concessione di pubblico servizio, non si addice al caso di specie.
Il contenuto della convenzione, il cui schema è allegato al presente provvedimento quale sua parte integrante e sostanziale, corrisponde ai requisiti necessari previsti in legge.
Sono elencate le aree di intervento, denominate "azioni", nelle quali Trentino s.p.a. è tenuta ad operare nel periodo decorrente dalla data di stipulazione della convenzione e fino al 31 dicembre 2004.
Nello svolgimento delle attività disciplinate dalla convenzione la società è tenuta ad assicurare un uso trasparente ed efficiente delle risorse pubbliche assegnate.
Sotto il primo profilo, nell’acquisizione di beni e servizi Trentino s.p.a., qualificabile come organismo di diritto pubblico dalla vigente normativa europea, applica quest’ultima “sopra soglia comunitaria” mentre “sotto soglia" effettua idonei confronti concorrenziali. Garantisce inoltre il rispetto del principio di trasparenza nell’assunzione del personale.
Sotto il secondo profilo, va innanzitutto evidenziato che l’attività inerente l’attuazione della presente convenzione svolta da Trentino s.p.a. è sottoposta ad una programmazione annuale che definisce le iniziative per ogni area di intervento. A tal fine la convenzione individua la cornice di natura programmatoria entro la quale deve inserirsi la proposta di programma operativo annuale nonché il contenuto necessario della proposta medesima ai fini della corretta valutazione della coerenza e dell’ammissibilità delle iniziative previste. Con il provvedimento di approvazione del programma operativo, da adottarsi entro il 31 dicembre, la Giunta provinciale, sulla base dell’istruttoria svolta dal servizio provinciale competente in materia di turismo, definisce il finanziamento delle attività previa fissazione degli obiettivi e delle modalità di realizzazione e previa valutazione dell’incidenza delle spese di funzionamento sul budget complessivo assegnato.
Le verifiche sul conseguimento degli obiettivi, sulla realizzazione delle iniziative e sull’utilizzo delle risorse sono previste in concomitanza con la fase di approvazione del bilancio societario, ma è facoltà della Provincia chiedere in ogni momento elementi conoscitivi circa l’attività in corso.
Gli aspetti aventi ad oggetto la fissazione degli obiettivi, il finanziamento delle attività e la relativa verifica sono stati pertanto definiti in maniera puntuale, tuttavia in modo tale da non appesantire la gestione della società e da non indurre costi aggiuntivi.
La convenzione rinvia ad apposito provvedimento della Giunta provinciale la definizione degli indirizzi e delle modalità per la gestione del marchio territoriale da parte di Trentino s.p.a.
Circa gli aspetti inerenti il personale, si è dovuto prendere atto delle difficoltà sorte nel processo di trasferimento alla società dei dipendenti assegnati all’APT del Trentino, nonostante la garanzia insita nel diritto alla riassunzione in Provincia prevista dalla legge a favore del personale che ha optato per il trasferimento e i ripetuti confronti con le organizzazioni sindacali.
Tenuto quindi conto che il personale dell’APT del Trentino interessato al trasferimento e idoneo a ricoprire, per qualifica ed esperienza, le posizioni individuate dalla medesima società è risultato in numero significativamente inferiore rispetto alle previsioni si è constatata l’opportunità di valutare l’aspetto soggettivo della motivazione espressa dal personale dell’APT del Trentino interessato al trasferimento ad intraprendere un nuovo percorso professionale con convinzione e coinvolgimento. Con deliberazione n. 724 del 28 marzo 2003 la Giunta provinciale ha quindi individuato nel consenso espresso dal personale il criterio idoneo al trasferimento alla società.
Al fine di incentivare il trasferimento del maggior numero di dipendenti provinciali, per costoro è stato individuato quale contratto collettivo applicabile quello di Federculture, adottato in più occasioni nelle ipotesi di affidamento a soggetti esterni agli enti pubblici, statali, regionali e locali, delle funzioni di gestione ed organizzazione dei beni e servizi.
Con riguardo al restante personale assunto in via diretta dalla società si è ritenuto che le caratteristiche proprie delle attività che saranno svolte impongano l’adozione del contratto collettivo del commercio. Ragioni di omogeneità depongono in tal senso a fronte del trasferimento di un cospicuo numero di dipendenti del settore promozione della Camera di commercio inquadrati con tale contratto presso la sua azienda speciale.
Sotto il medesimo profilo, la convenzione ribadisce esplicitamente gli obblighi, già definiti in legge, a carico della società con riguardo al personale trasferito dall’APT del Trentino ai sensi dell’articolo 7 della legge. Inoltre è stabilita una procedura per l’individuazione di eventuali eccedenze di personale tra quello trasferito a Trentino s.p.a., sulla falsariga di quella prevista per il personale provinciale dal D.P.G.P. 6 giugno 2000, n. 10-28/Leg.
Si è ritenuto di non dar corso al disposto di cui alla lettera f) del comma 3 dell’articolo 6 della legge in quanto l’assunzione da parte della Provincia del servizio di gestione amministrativa, contabile e previdenziale del personale dell’APT del Trentino che abbia espresso la riserva di esercitare il diritto alla riassunzione comporterebbe per l’Amministrazione rilevanti problematiche di ordine amministrativo, contabile, previdenziale e gestionale, nonché ingenti costi a carico del Sistema informativo del personale provinciale.
Relativamente all’utilizzazione da parte della società di beni mobili ed immobili in disponibilità della Provincia, in ossequio alla legge provinciale 19 luglio 1990, n. 23, si intende concedere alla società, a titolo oneroso, locali fino ad ora utilizzati dall’APT del Trentino, i quali, come i beni mobili, saranno individuati nello specifico mediante due distinti elenchi sottoscritti previo contradditorio tra le parti. Tali immobili, comprensivi della relativa attrezzatura di ufficio, saranno quindi oggetto di un successivo e distinto contratto di concessione. Al fine di consentire la prosecuzione dell’attività già avviata dalla società dalla data della sua costituzione, si reputa necessario conservare in capo alla Provincia – fino alla fine dell’anno in corso – gli oneri per le utenze intestate alla medesima ai fini dello svolgimento delle funzioni dell’APT del Trentino.
Come previsto dalla legge la convenzione ha validità fino al 31 dicembre 2004, quindi nei limiti dell’anno solare successivo a quello di scadenza della legislatura, con possibilità di un suo rinnovo consensuale alla scadenza. Pare ovvio garantire che le iniziative in corso al momento della scadenza restino comunque regolate dalla convenzione oggetto del presente provvedimento.
Se da un lato la convenzione ha dovuto tener conto dei contenuti necessari previsti dalla legge, dall’altro, in fase di predisposizione dell’atto, è stata rilevata l’esigenza di verificarne gli effetti "esterni" al rapporto Provincia – Trentino s.p.a..
In primo luogo è stata rappresentata l’esigenza di modificare il rapporto intercorrente tra la Provincia e la Camera di commercio, disciplinato dalla convenzione n. 29146 del 15 febbraio 2001, sottoscritta, ai sensi dell’articolo 23, comma 1, della legge provinciale 13 dicembre 1999, n. 6, sulla base delle deliberazioni della Giunta provinciale n. 3132 e n. 3133 del 1° dicembre 2000.
In virtù della citata convenzione la Provincia ha affidato all’Ente camerale la programmazione e la realizzazione di iniziative ed interventi per la promozione del Trentino, riguardanti nello specifico, ai sensi dell’articolo 23 della legge unica per l’economia: a) inchieste, studi e rilevazioni di carattere generale tendenti alla migliore conoscenza delle condizioni della produzione, delle dinamiche del mercato e del comportamento del consumatore; b) informazione, promozione, pubblicità, realizzazione e partecipazione a esposizioni, fiere e manifestazioni per la valorizzazione delle produzioni trentine; c) tutela e promozione dell’immagine dei prodotti trentini.
Preso atto delle azioni che saranno realizzate da Trentino s.p.a. nel periodo di validità della convenzione, inerenti la promozione non solo turistica ma anche territoriale del Trentino, la stipulazione della medesima comporterà quindi il trasferimento in capo a Trentino s.p.a. di una serie di iniziative fino ad ora svolte dalla Camera di commercio.
Della necessità di ridefinire ruolo, compiti e funzioni della Camera di commercio ha preso atto la Giunta provinciale con deliberazione n. 3244 del 23 dicembre 2002 con la quale è stata approvata la proposta operativa del programma promozionale per l’anno 2003.
In tale occasione la Giunta ha infatti previsto di dover provvedere alla modifica della convenzione n. 29146 del 2001 sottoscritta con la Camera di commercio, nonché all’individuazione, in corrispondenza dell’avvio dell’operatività di Trentino s.p.a., per ciascuna iniziativa ancora da svolgere in base alla citata convenzione, del soggetto attuatore delle azioni promozionali del 2003, definendo ed attribuendo il relativo finanziamento.
Si dà atto quindi che, a seguito della stipulazione della convenzione di cui al presente provvedimento, la Giunta provinciale dovrà provvedere alla ridefinizione dei compiti della Camera di commercio per quanto concerne la realizzazione delle iniziative e degli interventi per la promozione del Trentino.
Alla Camera di commercio competerà in ogni caso la gestione dei rapporti con il mondo delle produzioni tipiche e l’attività volta alla valorizzazione ed allo sviluppo dei distretti eno-gastronomici. A tali fini la Camera di commercio attiverà un apposito Osservatorio delle produzioni trentine delle cui linee di indirizzo si avvarrà Trentino s.p.a. nella definizione delle proprie strategie di promozione.
Sotto altro profilo, l’esternalizzazione della funzione inerente la promozione del Trentino implica l’esigenza di definire il quadro entro cui effettuare la programmazione degli interventi di promozione dell’offerta culturale rilevanti sotto il profilo turistico. Questi sono infatti effettuati anche direttamente dai competenti servizi provinciali e da enti funzionali della Provincia, quali i musei. Inoltre è necessario continuare a realizzare progetti culturali specifici significativi anche sul versante della promozione turistica in collaborazione con gli enti e le strutture organizzative di cui sopra. Pertanto, poiché la tematica riguarda rapporti prevalentemente interni alla Provincia, al fine di accrescere il grado di integrazione fino ad oggi assicurato da accordi sulle singole iniziative con l’APT del Trentino e le apt di ambito si ritiene opportuno individuare, al di fuori della convenzione, una stabile sede di confronto mediante l’attivazione di un tavolo di concertazione per la promozione degli eventi e delle iniziative culturali in Trentino e per l’ideazione di specifici progetti culturali significativi anche sul versante della promozione turistica.
Il tavolo, che sarà convocato dal Dirigente generale del dipartimento competente in materia di attività culturali, avrà composizione variabile e dovrà essere rappresentativo delle diverse competenze provinciali interessate; esso fornirà idoneo supporto a Trentino s.p.a. nella fase di programmazione delle iniziative ed al servizio provinciale competente in materia di turismo in fase di valutazione della proposta di programma operativo.
Con l’occasione si provvede a modificare la deliberazione n. 725 del 28 marzo 2003 non essendosi rivelato necessario destinare risorse finanziarie alla società prima della stipulazione della convenzione.

Tutto ciò premesso,

LA GIUNTA PROVINCIALE

·udita la relazione;
·vista la legge provinciale 11 giugno 2002, n.8 ed in particolare l’articolo 6;
·visto l’articolo 3 della legge provinciale 3 aprile 1997, n. 7 e il Regolamento approvato con D.P.G.P. 26 marzo 1998, n. 6-78/Leg. recante "Funzioni della Giunta provinciale e gestione amministrativa dei dirigenti";
·vista la legge provinciale 19 luglio 1990, n. 23 "Disciplina dell’attività contrattuale e dell’amministrazione dei beni della Provincia autonoma di Trento";
·viste le deliberazioni della Giunta provinciale n. 3132 e n. 3133 di data 1 dicembre 2000;
·viste le deliberazioni della Giunta provinciale n. 724 e n. 725 di data 28 marzo 2003;
·sentite le organizzazioni sindacali del personale;
·visti gli altri atti citati in premessa;
·a voti unanimi espressi nelle forme di legge;

D E L I B E R A

1. di affidare, per le motivazioni esposte in premessa, la promozione dell’immagine turistica e territoriale del Trentino alla società Trentino s.p.a., ai sensi dell’articolo 6 della legge provinciale 11 giugno 2002, n.8;
2. di approvare per i fini di cui al punto 1 lo schema di convenzione che viene allegato alla presente deliberazione quale sua parte integrante e sostanziale;
3. di autorizzare il Dirigente generale del Dipartimento turismo e commercio alla stipula della convenzione di cui al punto 2, demandando gli atti conseguenti all’adozione della presente deliberazione al Servizio appalti contratti e gestioni generali;
4. di incaricare il Dirigente generale del dipartimento competente in materia di attività culturali affinché sia attivato un tavolo permanente di concertazione per la promozione degli eventi e delle iniziative culturali in Trentino e per l’ideazione di specifici progetti culturali rilevanti anche sotto il profilo della promozione turistica da proporre per l’inserimento nella programmazione annuale di Trentino s.p.a.;
5. di modificare la propria precedente deliberazione n. 725 del 28 marzo 2003 sopprimendo al punto 1 del dispositivo le parole "in relazione alle quali è necessario assicurare un’adeguata assegnazione di risorse finanziarie", nonché il punto 2;
6. di dare immediata esecutività al presente provvedimento.

Delib.C.R. 18-12-2002 n. 192
Modifiche alla Delib.C.R. 28 dicembre 2000, n. 283 "Piano regionale dello sviluppo economico 2001-2005" per l’utilizzo e la ripartizione delle risorse di cui all’articolo 6, comma 2, della legge 29 marzo 2001, n. 135 (Riforma della legislazione nazionale del turismo).
Pubblicata nel B.U. Toscana 29 gennaio 2003, n. 5, parte seconda.

Epigrafe
Premessa
Articolo unico

Delib.C.R. 18 dicembre 2002, n. 192 (1).
Modifiche alla Delib.C.R. 28 dicembre 2000, n. 283 "Piano regionale dello
sviluppo economico 2001-2005" per l’utilizzo e la ripartizione delle risorse di
cui all’articolo 6, comma 2, della legge 29 marzo 2001, n. 135 (Riforma della
legislazione nazionale del turismo).
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(1) Pubblicata nel B.U. Toscana 29 gennaio 2003, n. 5, parte seconda.

Il Presidente mette in approvazione la seguente proposta di deliberazione:
Il Consiglio regionale
Vista la legge 29 marzo 2001, n. 135 (Riforma della legislazione nazionale del
turismo);
Visto l’articolo 117 della Costituzione, come modificato dalla L.Cost. 18
ottobre 2001, n. 3;
Visto il decreto del Ministro delle attività produttive (Modifiche al riparto
della quota del 70% del Fondo di cofinanziamento dell’offerta turistica di cui
all’articolo 6, comma 2 della legge n. 135/2001) che prevede uno stanziamento
complessivo a favore della Regione Toscana pari a Euro 14.627.788,69 determinato
dalla somma relativa allo stanziamento della annualità 2001 per Euro
8.528.963,20 e allo stanziamento della annualità 2002 per Euro 6.098.825,49;
Vista la legge regionale 20 marzo 2000, n. 35, (Disciplina degli interventi
regionali in materia di attività produttive);
Considerato che tra le finalità della citata L.R. n. 35/2000 vi è quella di
razionalizzare e armonizzare gli strumenti di sostegno ai processi di sviluppo
individuando nel Piano regionale dello sviluppo economico lo strumento unitario
per la programmazione degli interventi finanziari a supporto dei diversi settori
produttivi, compreso il turismo, anche al fine di utilizzare le risorse
regionali, statali e comunitarie;
Visto il "Piano regionale dello sviluppo economico 2001-2005" approvato dal
Consiglio regionale con Delib.C.R. 28 dicembre 2000, n. 283, con il quale sono
individuati gli obiettivi, le strategie e le azioni finalizzati al sostegno dei
processi di sviluppo sostenibile delle attività turistiche;
Attesa la necessità di modificare il "Piano regionale dello sviluppo economico
2001-2005" al fine di rendere operativo il fondo di cofinanziamento dell’offerta
turistica e consentire, nel pieno rispetto di quanto previsto dal punto 2 del
dispositivo del citato decreto del Ministro delle attività produttive di erogare
la somma assegnata alla Regione Toscana per finanziare interventi coerenti con
le disposizioni di cui all’articolo 6, comma 2, della citata legge n. 135/2001,
unitamente alle risorse appositamente stanziate sul bilancio di previsione per
l’esercizio finanziario 2002 per il sostegno finanziario delle attività
turistiche;
Ritenuto necessario apportare al Piano regionale dello sviluppo economico
2001-2005, approvato con Delib.C.R. n. 283/2000, le modifiche e integrazioni di
seguito individuate:
1) Al punto "Le Politiche di settore – Il Turismo", dopo il nono capoverso, al
termine delle parole "… parchi culturali, strutture espositive)." è inserito
il seguente capoverso:
"Con il presente Piano, la Regione promuove lo sviluppo sostenibile delle
attività turistiche tenuto conto anche degli indirizzi di carattere nazionale e
dell’esigenza di integrare le risorse regionali con quelle previste dal fondo di
cofinanziamento dell’offerta turistica di cui alla legge 29 marzo 2001, n. 135
(Riforma della legislazione nazionale del turismo). In tale ottica, si tiene
conto dei contesti omogenei o integrati caratterizzati dall’offerta di beni
culturali, ambientali e di attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici
dell’agricoltura e dell’artigianato locale, della presenza diffusa di imprese
turistiche singole o associate.
Al fine di sviluppare ulteriormente le forme di integrazione tra settori
economici diversi e tra azioni di qualificazione dell’offerta turistica delle
imprese e dei soggetti pubblici, sono riconosciuti come sistemi turistici locali
quei territori nei quali sono promossi e attuati interventi predisposti da
soggetti pubblici o privati in forma singola o associata e che perseguono le
finalità del presente Piano.";
2) Nella parte dedicata alle "Linee di intervento", dopo il paragrafo
"Infrastrutture per i settori produttivi" è inserito il seguente paragrafo:
"Interventi per la qualificazione dell’offerta turistica complessiva.
Al fine di promuovere la qualificazione dell’offerta turistico-ricettiva nei
sistemi turistici locali della Toscana, la Giunta regionale sostiene, attraverso
l’utilizzo di risorse regionali, statali e comunitarie, progetti di sviluppo
predisposti da soggetti pubblici o privati, in forma singola o associata che
perseguono, tra l’altro, le finalità di cui all’articolo 5, comma 4, della legge
n. 135/2001.
Il finanziamento, attraverso le specifiche modalità definita dal presente piano,
di progetti coerenti con gli obiettivi di qualificazione e integrazione
dell’offerta turistico ricettiva determina il riconoscimento di sistema
turistico locale delle aree nell’àmbito delle quali si realizzano gli
interventi.";
3) Alla Azione 1.3.1. "Aiuti agli investimenti alle imprese turistiche", sotto
la voce "Contenuto tecnico", dopo il primo capoverso, al termine delle parole
"..complementari al turismo" è aggiunto il seguente capoverso:
"La presente azione è altresì finalizzata al finanziamento di interventi di
qualificazione delle strutture turistico-ricettive realizzate da piccole e medie
imprese operanti nel settore del turismo e che, in forme integrate di impresa,
contribuiscono alla qualificazione di sistemi turistici locali, anche aderendo
al protocollo Benvenuti in Toscana.";
4) Relativamente alla Azione 2.1 "Infrastrutture per il turismo", sotto la voce
"Contenuto Tecnico", il primo periodo del terzo capoverso, dalle parole
"L’azione è rivolta…" fino alle parole "…interventi di " è sostituito dal
seguente nuovo testo:
"L’azione è rivolta espressamente a soggetti pubblici e/o a prevalente capitale
pubblico senza scopo di lucro, a soggetti di diritto privato senza scopo di
lucro, nonché a società immobiliari a prevalente capitale pubblico che abbiano
affidato la gestione delle strutture a idonei soggetti privati individuati con
procedure di evidenza pubblica per la realizzazione, nell’àmbito di specifici
progetti integrati riferiti a sistemi turistici locali, di interventi di:";
5) Relativamente alla Azione 3 "Piani di sviluppo locale: distretti industriali,
sistemi produttivi locali e sistemi economici locali", al primo capoverso, prima
lineetta, dopo le parole "..sistema produttivo locale;" sono aggiunte, di
seguito, le seguenti parole:
"o sistemi turistici locali;";
6) Relativamente alla Azione 4.1 "Iniziative promozionali a gestione diretta",
al primo capoverso, dopo le parole "…e del turismo." sono inserite, di
seguito, le seguenti parole:
"…ivi compresi specifici interventi per la promozione dell’offerta dei sistemi
turistici locali anche rispetto a particolari segmenti di offerta ritenuti
strategici.";
7) Relativamente alla Azione 4.2 "Partecipazione ad iniziative proposte da
soggetti terzi", al primo capoverso, dopo le parole "..da soggetti terzi." sono
aggiunte, di seguito, le seguenti parole:
"ivi compresi interventi per il sostegno alla commercializzazione dell’offerta
riferita a sistemi turistici locali.";
8) Nella parte dedicata alle "Modalità per l’attuazione del P.R.S.E.", sotto la
voce "Modalità di gestione del P.R.S.E." , al punto 4. "Progetti speciali di
interesse regionale", alla lettera b) del primo capoverso, dopo le parole
"obiettivi definiti dal presente Piano", sono inserite le seguenti parole:
"e all’esigenza di sostenere iniziative di qualificazione di sistemi turistici
locali,";
Vista la nota del Ministero delle attività produttive del 6 agosto 2002 (Prot.
1.406.258/F/cof) avente ad oggetto "Legge n. 135/2001, articolo 6, comma 2,
Fondo di cofinanziamento dell’offerta turistica" con la quale sono trasferiti
alla Regione Toscana, per le finalità previste dalla legge, 6.098.825,49 Euro
relativi alla disponibilità per l’anno 2002;
Ritenuto di dover destinare tale somma, per il finanziamento delle azioni
previste dal Piano regionale dello sviluppo economico nel settore del turismo,
ripartendola nel seguente modo:
- Euro 4.000.000,00 per il finanziamento degli interventi previsti dalla Azione
1.3.1. "Aiuti agli investimenti alle imprese turistiche";
- Euro 2.098.825,49 per il finanziamento degli interventi previsti dalla Azione
2.1 "Infrastrutture per il turismo"
Delibera
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1. di apportare al "Piano regionale dello sviluppo economico 2001-2005",
approvato con Delib.C.R. 28 dicembre 2000, n. 283, le seguenti modifiche:
A) (2);
B) (3);
C) (4)
D) (5)
E) alla Azione 3 "Piani di sviluppo locale: distretti industriali, sistemi
produttivi locali e sistemi economici locali", al primo capoverso, prima
lineetta, dopo le parole "sistema produttivo locale" sono aggiunte, di seguito,
le parole "o sistemi turistici locali;";
F) alla Azione 4.1 "Iniziative promozionali a gestione diretta", al primo
capoverso, dopo le parole "e del turismo" sono inserite, di seguito, le seguenti
parole:
"ivi compresi specifici interventi per la promozione dell’offerta dei sistemi
turistici locali anche rispetto a particolari segmenti di offerta ritenuti
strategici.";
G) alla Azione 4.2 "Partecipazione ad iniziative proposte da soggetti terzi", al
primo capoverso, dopo le parole "da soggetti terzi" sono aggiunte, di seguito,
le seguenti parole
"ivi compresi interventi per il sostegno alla commercializzazione dell’offerta
riferita a sistemi turistici locali.";
H) nella parte dedicata alle modalità per l’attuazione del P.R.S.E., sotto la
voce "Modalità di gestione del P.R.S.E." , al punto 4. "Progetti speciali di
interesse regionale", alla lettera b) del primo capoverso, dopo le parole
"obiettivi definiti dal presente Piano", sono inserite le seguenti parole:
"e all’esigenza di sostenere iniziative di qualificazione di sistemi turistici
locali,".
2. di destinare le risorse provenienti, per l’anno 2002, dal "Fondo di
cofinanziamento dell’offerta turistica" di cui all’articolo 6, comma 2, della
legge n. 135/2001, per il finanziamento delle azioni previste dal "Piano
regionale dello sviluppo economico 2001-2005 nel settore del turismo
ripartendole nel seguente modo:
- 4.000.000,00 Euro per il finanziamento degli interventi previsti dalla Azione
1.3.1."Aiuti agli investimenti alle imprese turistiche";
- 2.098.825,49 Euro per il finanziamento degli interventi previsti dalla Azione
2.1 "Infrastrutture per il turismo".
Il presente atto è pubblicato in forma integrale sul Bollettino Ufficiale della
Regione ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge regionale 15 marzo 1996,
n. 18 (Ordinamento del Bollettino Ufficiale della Regione Toscana e norme per la
pubblicazione degli atti), così modificata dalla legge regionale 3 agosto 2000,
n. 63.
Il Consiglio approva
Con la maggioranza prevista dall’art. 15 dello Statuto.
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(2) Aggiunge un capoverso, dopo il nono, al punto "Le Politiche di settore – Il
Turismo" del Piano regionale dello sviluppo economico 2001-2005, approvato con
Delib.C.R. 28 dicembre 2000, n. 283.
(3) Aggiunge un paragrafo dopo il paragrafo "Infrastrutture per i settori
produttivi" del Piano regionale dello sviluppo economico 2001-2005, approvato
con Delib.C.R. 28 dicembre 200, n. 283.
(4) Aggiunge un capoverso, dopo il primo, all’Azione 1.3.1 "Aiuti agli
investimenti alle imprese turistiche" sotto la voce "Contenuto tecnico", del
Piano regionale dello sviluppo economico 2001-2005 approvato con Delib.C.R. 28
dicembre 2000, n. 283.
(5) Sostituisce il primo periodo del terzo capoverso dell’Azione 2.1
"Infrastrutture per il turismo", sotto la voce "Contenuto Tecnico" del Piano
regionale dello sviluppo economico 2001-2005, approvato con Delib.C.R. 28
dicembre 2000, n. 283.

L.R. 20-12-2002 n. 43
Modifiche all’articolo 26 della legge regionale 27 gennaio 2000, n. 10 (disciplina dell’esercizio delle attività professionali delle agenzie di viaggi e turismo e di altri organismi operanti in materia).
Pubblicata nel B.U. Lazio 10 gennaio 2003, n. 1.

Epigrafe
Art. 1 – Modifiche all’articolo 26 della legge regionale 27 gennaio 2000, n. 10.

L.R. 20 dicembre 2002, n. 43 (1).
Modifiche all’articolo 26 della legge regionale 27 gennaio 2000, n. 10
(disciplina dell’esercizio delle attività professionali delle agenzie di viaggi
e turismo e di altri organismi operanti in materia).
————————
(1) Pubblicata nel B.U. Lazio 10 gennaio 2003, n. 1.

Art. 1
Modifiche all’articolo 26 della legge regionale 27 gennaio 2000, n. 10.
1. All’articolo 26 della legge regionale 27 gennaio 2000, n. 10 sono apportate
le seguenti modifiche:
a) al comma 1, sono aggiunte, infine, le parole: "nonché all’immediata
cessazione dell’esercizio ed alla chiusura dei locali";
b) al comma 8, sono aggiunte, infine le parole: "limitatamente alle funzioni
riservate alla Regione ai sensi dell’articolo 2".
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L.R. 23-12-2002 n. 38
Legge finanziaria regionale adottata a norma dell’articolo 40 della legge regionale 15 novembre 2001, n. 40 in coincidenza con l’approvazione del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2003 e del bilancio pluriennale 2003-2005.
Pubblicata nel B.U. Emilia-Romagna 23 dicembre 2002, n. 181.

Art. 39
Modifica all’articolo 7 della L.R. 4 marzo 1998, n. 7.
1. Alla lettera b) del comma 2 dell’articolo 7 della L.R. 4 marzo 1998, n. 7
(Organizzazione turistica regionale – Interventi per la promozione e la
commercializzazione turistica – Abrogazione della legge regionale 5 dicembre
1996, n. 47, della L.R. 20 maggio 1994, n. 22, della L.R. 25 ottobre 1993, n. 35
e parziale abrogazione della L.R. 9 agosto 1993, n. 28) dopo la parola
"cofinanziamento", è aggiunta la parola "anche".
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L.R. 9-12-2002 n. 34
Norme per la valorizzazione delle associazioni di promozione sociale. Abrogazione della legge regionale 7 marzo 1995, n. 10 (Norme per la promozione e la valorizzazione dell’associazionismo).
Pubblicata nel B.U. Emilia-Romagna 9 dicembre 2002, n. 172.

Art. 21
Abrogazione di norme.
1. La L.R. 7 marzo 1995, n. 10 (Norme per la promozione e la valorizzazione
dell’associazionismo) è abrogata.
2. Il comma 5 dell’articolo 12 della L.R. 25 febbraio 2000, n. 13 (Norme in
materia di sport) è abrogato.
3. Il comma 4 dell’articolo 19 della L.R. 4 marzo 1998, n. 7 (Organizzazione
turistica regionale – Interventi per la promozione e commercializzazione
turistica – Abrogazione della L.R. 5 dicembre 1996, n. 47, della L.R. 20 maggio
1994, n. 22, della L.R. 25 ottobre 1993, n. 35 e parziale abrogazione della L.R.
9 agosto 1993, n. 28) è abrogato.
4. L’articolo 3 della L.R. 2 settembre 1981, n. 27 (Istituzione dell’Albo
regionale delle associazioni "Pro-loco") è abrogato.
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L.R. 4-11-2002 n. 33
Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo.
Pubblicata nel B.U. Veneto 8 novembre 2002, n. 109.

Epigrafe
Art. 1 – Finalità.
Art. 2 – Funzioni della Regione.
Art. 3 – Funzioni delle province.
Art. 4 – Funzioni dei comuni.
Art. 5 – Funzioni delle Comunità montane.
Art. 6 – Funzioni delle Camere di commercio.
Art. 7 – Strutture associate di promozione turistica.
Art. 8 – Concessione dei contributi.
Art. 9 – Princìpi generali.
Art. 10 – Albo provinciale e contributi provinciali.
Art. 11 – Riparto dei fondi tra le province.
Art. 12 – Disposizioni generali.
Art. 13 – Sistemi turistici locali
Art. 14 – Programma triennale di sviluppo dei sistemi turistici locali.
Art. 15 – Piano esecutivo annuale.
Art. 16 – Norme transitorie in materia di programmazione turistica regionale.
Art. 17 – Programma di accoglienza del turista.
Art. 18 – Sistema informativo turistico.
Art. 19 – Conferenza provinciale permanente del turismo.
Art. 20 – Uffici I.A.T. provinciali.
Art. 21 – Riparto fondi tra le province.
Art. 22 – Strutture ricettive alberghiere.
Art. 23 – Requisiti della classificazione delle strutture ricettive alberghiere.

Art. 24 – Superfici e cubatura minime.
Art. 25 – Strutture ricettive extra-alberghiere.
Art. 26 – Requisiti della classificazione delle strutture ricettive
extra-alberghiere soggette a classificazione.
Art. 27 – Disposizioni particolari in materia di strutture ricettive non
soggette a classificazione.
Art. 28 – Strutture ricettive all’aperto.
Art. 29 – Requisiti della classificazione delle strutture ricettive all’aperto.
Art. 30 – Realizzazione di strutture ricettive all’aperto.
Art. 31 – Sorveglianza ed assicurazione delle strutture ricettive all’aperto.
Art. 32 – Competenza e procedure della classificazione delle strutture ricettive
soggette a classificazione.
Art. 33 – Disposizioni particolari per la classificazione delle residenze
d’epoca alberghiere ed extra-alberghiere.
Art. 34 – Disciplina dei prezzi delle strutture ricettive soggette a
classificazione.
Art. 35 – Periodi di apertura delle strutture ricettive soggette a
classificazione.
Art. 36 – Disposizioni sui dati da esporre al pubblico nelle strutture ricettive
soggette a classificazione.
Art. 37 – Chiusura, sospensione e cessazione dell’attività delle strutture
ricettive soggette a classificazione.
Art. 38 – Reclami.
Art. 39 – Registrazione delle persone alloggiate.
Art. 40 – Gestione e responsabilità.
Art. 41 – Autorizzazione e denuncia di inizio attività delle strutture ricettive
soggette a classificazione.
Art. 42 – Vigilanza ed informazione.
Art. 43 – Sanzioni amministrative pecuniarie.
Art. 44 – Aree attrezzate di sosta temporanea.
Art. 45 – Funzioni della Regione.
Art. 46 – Funzioni dei comuni.
Art. 47 – Piano regionale di utilizzazione delle aree demaniali marittime.
Art. 48 – Procedura per il rilascio, rinnovo e variazione del contenuto delle
concessioni.
Art. 49 – Canone e imposta regionale sulle concessioni.
Art. 50 – Deposito cauzionale.
Art. 51 – Esecuzione delle opere, vigilanza.
Art. 52 – Revoca, decadenza della concessione e affidamento ad altri delle
attività oggetto di concessione.
Art. 53 – Subingresso.
Art. 54 – Concorso e rinnovo delle concessioni.
Art. 55 – Vigilanza.
Art. 56 – Valenza turistica.
Art. 57 – Stabilimenti balneari.
Art. 58 – Gestione.
Art. 59 – Disciplina dei prezzi.
Art. 60 – Sanzioni.
Art. 61 – Funzioni dei comuni rivieraschi del lago di Garda in materia di
demanio lacuale.
Art. 62 – Le agenzie di viaggio e turismo.
Art. 63 – Attività delle agenzie.
Art. 64 – Associazioni e organismi senza scopo di lucro.
Art. 65 – Richiesta di autorizzazione.
Art. 66 – Autorizzazione all’apertura di agenzia.
Art. 67 – Contenuto dell’autorizzazione.
Art. 68 – I periodi di apertura.
Art. 69 – Redazione e diffusione dei programmi.
Art. 70 – Commissioni arbitrali e conciliative.
Art. 71 – Obbligo di assicurazione.
Art. 72 – Sospensione dell’attività.
Art. 73 – Cessazione dell’attività.
Art. 74 – Elenco provinciale delle agenzie di viaggio e turismo.
Art. 75 – Elenco speciale delle associazioni e organismi senza scopo di lucro.
Art. 76 – Revoca dell’iscrizione dall’elenco speciale.
Art. 77 – Esame di idoneità per direttore tecnico.
Art. 78 – Albo provinciale dei direttori tecnici.
Art. 79 – La vigilanza.
Art. 80 – Le sanzioni.
Art. 81 – I reclami.
Art. 82 – Figure professionali.
Art. 83 – Competenze delle province.
Art. 84 – Competenze dei comuni.
Art. 85 – Licenza e tesserino di riconoscimento.
Art. 86 – Divieti.
Art. 87 – Sospensione e revoca delle licenze.
Art. 88 – Sanzioni amministrative pecuniarie.
Art. 89 – Reclami e vigilanza.
Art. 90 – Inapplicabilità.
Art. 91 – Norme transitorie per le strutture ricettive soggette a
classificazione.
Art. 92 – Norma transitoria in materia di adeguamento polizze assicurative.
Art. 93 – Norme transitorie in materia di professioni turistiche.
Art. 93-bis – Norme transitorie in materia di professioni turistiche.
Art. 94 – Modifiche degli allegati.
Art. 95 – Finalizzazione dei finanziamenti.
Art. 96 – Categorie d’interventi regionali.
Art. 97 – Soggetti beneficiari.
Art. 98 – Tipologie di agevolazioni e regime di aiuto.
Art. 99 – Ripartizione delle risorse.
Art. 100 – Iniziative agevolate.
Art. 101 – Fondo di rotazione e di garanzia e controgaranzia.
Art. 102 – Presentazione delle domande da parte delle piccole e medie imprese.
Art. 103 – Criteri di assegnazione dei finanziamenti.
Art. 104 – Competenze della Giunta regionale.
Art. 105 – Contributi in conto capitale ai garanti delle piccole e medie imprese
- Criteri per l’assegnazione.
Art. 106 – Contributi per progetti d’interesse pubblico e d’interesse regionale.

Art. 107 – Contributi in conto capitale ai soggetti privati non operanti a
regime d’impresa.
Art. 108 – Riduzione, revoca, sospensione e decadenza dei contributi.
Art. 109 – Imprese turistiche di montagna.
Art. 110 – Contributi ai bivacchi fissi.
Art. 111 – Definizione dei sentieri alpini e delle vie ferrate.
Art. 112 – Funzioni amministrative relative ai sentieri alpini e alle vie
ferrate.
Art. 113 – Progetti relativi a nuovi sentieri alpini e a nuove vie ferrate.
Variazioni alla segnaletica.
Art. 114 – Catasto regionale dei sentieri alpini e delle vie ferrate.
Art. 115 – Gestione e manutenzione dei sentieri alpini e delle vie ferrate.
Art. 116 – Contributi.
Art. 117 – Promozione dell’alpinismo.
Art. 118 – Potenziamento del soccorso alpino.
Art. 119 – Concessione dei contributi.
Art. 120 – Elisoccorso.
Art. 121 – Promozione e diffusione dell’alpinismo.
Art. 122 – Provvidenze a sostegno del centro polifunzionale del Club alpino
italiano al Passo Pordoi.
Art. 123 – Composizione della commissione regionale per i problemi del turismo
d’alta montagna.
Art. 124 – Turismo in mare a finalità ittica, escursionistica e ricreativa.
Art. 125 – Requisiti e modalità.
Art. 126 – Pescaturismo.
Art. 127 – Autorizzazione e requisiti per le attività di pesca turismo.
Art. 128 – Tempi di svolgimento della attività di turismo in mare a finalità
ittica e della attività pescaturismo.
Art. 129 – Norma finanziaria.
Art. 130 – Abrogazioni.
Art. 131 – Settori soggetti a disciplina speciale.
Allegato A
Allegato B
Allegato C
Allegato D
Allegato E
Allegato F
Allegato G
Allegato H
Allegato I
Allegato L
Allegato M
Allegato N
Allegato O
Allegato P
Allegato Q
Allegato R
Allegato S/1
Allegato S/2
Allegato S/3
Allegato S/4
Allegato T
Allegato U

L.R. 4 novembre 2002, n. 33 (1).
Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo (2).
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(1) Pubblicata nel B.U. Veneto 8 novembre 2002, n. 109.
(2) Vedi, anche, la Delib.G.R. 19 novembre 2004, n. 3626.

TITOLO I
Organizzazione turistica della Regione
Capo I – Finalità, soggetti e competenze
Sezione I – Finalità
Art. 1
Finalità.
1. La Regione del Veneto, in armonia con i princìpi fondamentali stabiliti dalla
Costituzione e dalle leggi dello Stato, e applicando il principio di
sussidiarietà nei rapporti con le autonomie territoriali e funzionali:
a) riconosce il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico e la
crescita della persona nella sua relazione con la località di soggiorno;
b) definisce gli strumenti della politica del turismo, individuando gli
obiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico veneto;
c) identifica e valorizza le risorse turistiche del Veneto;
d) organizza le azioni intese a favorire la migliore accoglienza dei visitatori
della Regione, offrendo la fruizione del patrimonio storico, monumentale e
naturalistico tramandato e conservato nel Veneto;
e) definisce ed attua politiche di gestione globale delle risorse turistiche,
tutelando e valorizzando l’ambiente, i beni culturali e le tradizioni locali,
nonché le produzioni agricole ed artigianali tipiche del territorio;
f) attua il consolidamento dell’immagine unitaria e complessiva del turismo
veneto, promuovendo in Italia e all’estero i sistemi turistici locali come
individuati dall’articolo 13;
g) garantisce l’informazione a sostegno dello sviluppo dell’offerta turistica
veneta, attraverso il potenziamento e il coordinamento del Sistema informativo
turistico regionale (S.I.R.T.);
h) sostiene il ruolo delle imprese operanti nel settore turistico con
particolare riguardo alle piccole e medie imprese e al fine di migliorare la
qualità dell’organizzazione, delle strutture e dei servizi;
i) promuove azioni di informazione e di formazione professionale, anche
utilizzando strumenti concertativi con soggetti che risultino autonoma
espressione culturale e associativa di interessi locali;
l) promuove e valorizza la ricerca nel settore turistico, anche al fine di
agevolare l’accesso di consumatori e imprese alle nuove tecnologie,
m) riconosce l’assistenza e tutela del turista quale parte integrante delle
politiche in materia di tutela del consumatore.
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Sezione II – Competenze della Regione
Art. 2
Funzioni della Regione.
1. La Regione esercita le seguenti funzioni:
a) programmazione e coordinamento delle iniziative turistiche di interesse
regionale e delle relative risorse finanziarie;
b) promozione, in Italia e all’estero, dell’immagine unitaria e complessiva del
turismo veneto;
c) coordinamento della raccolta per l’elaborazione e la diffusione delle
rilevazioni e delle informazioni concernenti la domanda e l’offerta turistica
regionale in tutte le loro articolazioni;
d) verifica dell’efficacia ed efficienza dell’azione promozionale delle
strutture associate, di cui all’articolo 7, per quanto attiene le attività
finanziate dalla Regione;
e) attuazione degli interventi finanziati dall’Unione europea, nonché
incentivazione in via ordinaria e straordinaria in ordine alla realizzazione,
riqualificazione, ammodernamento dei beni, impianti e servizi turistici gestiti
dalle imprese e dai soggetti pubblici e privati che operano nel sistema
dell’offerta regionale così come definito dalla legislazione e dai documenti di
programmazione, comprendendo le agevolazioni finanziarie ordinarie tramite
assegnazioni di sovvenzioni, contributi, agevolazioni creditizie, prestazioni di
garanzia e ogni altro tipo di intervento, anche avvalendosi di società a
partecipazione regionale.
2. Per l’attività di programmazione, indirizzo e coordinamento delle iniziative
regionali in materia di turismo è costituito un comitato del quale fanno parte i
presidenti delle strutture associate di cui all’articolo 7 e i Presidenti delle
province o loro delegati. Il comitato è convocato e presieduto dall’assessore
regionale al turismo o, in sua vece, da un dirigente della struttura regionale
competente in materia di turismo.
3. Il comitato di cui al comma 2 esprime parere sugli strumenti di
programmazione di cui agli articoli 14 e 15.
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Sezione III – Competenze delle autonomie territoriali e funzionali
Art. 3
Funzioni delle province.
1. La Provincia svolge le seguenti funzioni:
a) presentazione, entro il 31 marzo dell’anno antecedente il triennio di
riferimento, di proposte per la predisposizione del programma triennale di cui
all’articolo 14;
b) verifica, nel quadro della legislazione regionale, dei livelli dei servizi
offerti dagli operatori turistici;
c) informazione, accoglienza, assistenza turistica e promozione delle singole
località fatta nell’àmbito territoriale della Regione. La promozione delle
singole località è funzionale all’attività di informazione, di accoglienza e di
assistenza al turista;
d) rilevazione e trasmissione alla Regione dei dati e delle informazioni
relativi al territorio di competenza secondo le procedure individuate dal
Sistema informativo turistico regionale (S.I.R.T.);
e) classificazione di tutte le tipologie di strutture ricettive, ivi comprese
quelle adibite a residenza d’epoca, sulla base di standard e requisiti
obbligatori definiti dalla Regione;
f) rilevazione delle attrezzature e dei prezzi delle strutture ricettive ai fini
della loro pubblicazione;
g) accertamento dei requisiti oggettivi e soggettivi previsti dalla legge con
riguardo alle agenzie di viaggio, agli organismi ed associazioni senza fini di
lucro e ai direttori tecnici di agenzia;
h) indizione ed espletamento degli esami di abilitazione delle professioni
turistiche, ivi compresa la tenuta dei relativi elenchi;
i) tenuta dell’albo provinciale delle associazioni Pro Loco;
l) incentivazione delle associazioni pro loco, dei loro organi associativi
regionali e provinciali e dei loro consorzi;
m) incentivazione delle sezioni del Club alpino italiano (C.A.I.) operanti sul
territorio provinciale, ai sensi dell’articolo 117;
n) gestione degli uffici provinciali di informazione ed accoglienza (I.A.T.).
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Art. 4
Funzioni dei comuni.
1. Il Comune svolge le seguenti funzioni:
a) formulazione di proposte alla Provincia competente per territorio per
l’attivazione di uffici di informazione e accoglienza turistica ai sensi
dell’articolo 20 e per la realizzazione di iniziative o la fornitura di servizi
di interesse turistico;
b) realizzazione, anche in collaborazione con altri enti interessati, di
iniziative e manifestazioni di interesse turistico;
c) rilascio, rinnovo, modificazioni delle concessioni demaniali marittime a
finalità turistico – ricreativa, in conformità alle leggi e ai regolamenti dello
Stato e della Regione e alle indicazioni di cui al piano regionale di
utilizzazione delle aree del demanio marittimo, ai sensi dell’articolo 47;
d) rilascio del parere sull’iscrizione all’albo provinciale delle associazioni
Pro Loco;
e) rilascio delle autorizzazioni di cui agli articoli 41, 52, 53, 84.
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Art. 5
Funzioni delle Comunità montane.
1. Le comunità montane svolgono le funzioni relative all’attività di
assegnazione ed erogazione dei contributi per i sentieri alpini, per i bivacchi
e per le vie ferrate, ai sensi dell’articolo 116.
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Art. 6
Funzioni delle Camere di commercio.
1. Le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura esercitano le
funzioni relative all’attribuzione dei marchi e delle certificazioni di qualità
così come individuati dalla Regione sulla base di parametri e modalità da questa
definiti.
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Sezione IV – Disposizioni sulle strutture associate di promozione turistica
Art. 7
Strutture associate di promozione turistica.
1. Al fine di promuovere i sistemi turistici locali di cui all’articolo 13, la
Regione coordina, favorisce ed incentiva lo sviluppo di una struttura di
promozione turistica in forma associata per ogni àmbito territoriale così come
individuato ai sensi dell’articolo 13, comma 3.
2. Alle strutture associate di cui al comma 1 possono partecipare imprese e
soggetti privati interessati al settore di filiera del turismo, nonché, in
qualità di soci sostenitori, le camere di commercio, industria, artigianato ed
agricoltura, gli enti fieristici, le società aeroportuali, i consorzi fra
associazioni Pro Loco, gli enti pubblici, le associazioni imprenditoriali e le
associazioni ed organismi senza scopo di lucro a prevalente finalità turistica.
3. La sommatoria delle quote sociali detenute da enti pubblici deve essere
minoritaria rispetto al totale del capitale sociale.
4. Fatte salve le strutture associate già esistenti, per la costituzione di una
struttura associata si richiede che nel sistema turistico locale, nei cui àmbito
la struttura intende esercitare la propria attività, il S.I.R.T. abbia rilevato
nell’anno antecedente, almeno quattro milioni di presenze di turisti.
5. Per la costituzione delle strutture di cui al comma 1 le imprese partecipanti
non possono essere in numero inferiore a quaranta, se la struttura interessa un
solo àmbito territoriale individuato ai sensi dell’articolo 13, comma 3 e a
settanta, se interessa più àmbiti territoriali della Provincia.
6. Lo statuto delle strutture associate deve prevedere che la quota di ciascun
partecipante non possa superare il venti per cento del capitale sociale e che
siano possibili adesioni successive senza discriminazioni o clausole di
gradimento.
7. Le strutture associate svolgono le seguenti attività:
a) interventi rivolti alla commercializzazione del prodotto turistico relativo
ai singoli settori mediante appositi programmi operativi;
b) partecipazione e realizzazione di manifestazioni ed eventi promozionali,
nonché produzione, acquisto e distribuzione di messaggi e di materiale di tipo
promozionale e pubblicitario;
c) consulenza e assistenza tecnica alle imprese associate per sostenere e
favorire la domanda e l’offerta turistica nei mercati interessati.
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Art. 8
Concessione dei contributi.
1. La Giunta regionale sentita la competente Commissione consiliare, determina,
con provvedimento di durata triennale, le tipologie di spesa ammissibili, le
modalità di concessione ed erogazione dei contributi e le modalità di revoca dei
contributi, maggiorati degli interessi legali, ove dovuti.
2. La Giunta regionale, nell’àmbito della previsione del piano annuale di cui
all’articolo 15, provvede alla concessione di contributi alle strutture
associate di promozione turistica, per il conseguimento delle finalità ivi
previste. I contributi sono erogabili nella misura massima del cinquanta per
cento della spesa ritenuta ammissibile e comunque, nel rispetto della normativa
comunitaria sul de minimis di cui al regolamento (CE) n. 69/2001 della
Commissione del 12 gennaio 2001, pubblicato nella GUCE del 13 gennaio 2001, n. L
10.
3. I contributi previsti sono cumulabili con altri contributi eventualmente
previsti da normative regionali, statali e comunitarie.
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Sezione V – Le associazioni Pro Loco.
Art. 9
Princìpi generali.
1. La Regione, nel quadro della valorizzazione turistica e culturale del Veneto,
riconosce alle associazioni Pro Loco il ruolo di strumenti di base per la tutela
dei valori naturali, artistici e culturali delle località ove sorgono e di
promozione dell’attività turistica e culturale, che si estrinseca essenzialmente
in:
a) iniziative rivolte a favorire la valorizzazione turistica, culturale e di
salvaguardia del patrimonio storico culturale, folcloristico e ambientale della
località;
b) iniziative rivolte ad attrarre il movimento turistico verso la località e a
migliorare le condizioni generali di soggiorno;
c) iniziative idonee a favorire, attraverso la partecipazione popolare, il
raggiungimento degli obiettivi sociali del turismo;
d) attività di assistenza e informazione turistica nel rispetto dell’articolo
20, comma 3, lettera c) ed anche in rapporto con le associazioni dei
consumatori;
e) attività ricreative.
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Art. 10
Albo provinciale e contributi provinciali.
1. Le province, con proprio regolamento, definiscono concordemente le modalità
di tenuta degli albi provinciali delle associazioni Pro Loco, già istituiti ai
sensi dell’articolo 2 della legge regionale 31 agosto 1983, n. 45 "Nuova
disciplina relativa all’albo regionale e all’attività delle associazioni Pro –
Loco" così come modificato dall’articolo 30, comma 1, lettera g) della legge
regionale 13 aprile 2001, n. 11, nonché le modalità di concessione, erogazione e
revoca dei contributi alle associazioni Pro Loco, ai loro organi associativi
regionali e provinciali e alle altre forme consortili di Pro Loco.
2. L’albo provinciale delle associazioni Pro Loco é pubblicato nel Bollettino
ufficiale della Regione del Veneto a cura delle province entro il 30 giugno di
ogni anno.
3. Sino all’approvazione da parte delle province del regolamento di cui al comma
1, per le modalità di tenuta dell’albo in ciascuna Provincia si continuano ad
applicare le disposizioni di cui agli articoli 3 e 4 della legge regionale 31
agosto 1983, n. 45.
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Art. 11
Riparto dei fondi tra le province.
1. La ripartizione dei fondi tra le province è effettuata sulla base della media
dei contributi concessi alle associazioni Pro Loco di ogni àmbito provinciale
nell’ultimo triennio.
2. A decorrere dall’esercizio finanziario 2005, i criteri di riparto dei fondi
tra le province sono determinati dalla Giunta regionale, sentita la competente
Commissione consiliare.
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Capo II – Strumenti operativi
Sezione I – Strumenti di programmazione turistica regionale
Art. 12
Disposizioni generali.
1. La Regione esercita le funzioni di programmazione e coordinamento di cui
all’articolo 2, comma 1, lettera a) attraverso il programma di sviluppo dei
sistemi turistici locali di cui all’articolo 14 e il piano esecutivo di cui
all’articolo 15.
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Art. 13
Sistemi turistici locali (3).
1. Si definiscono sistemi turistici locali i contesti turistici omogenei o
integrati caratterizzati dall’offerta integrata di beni culturali, ambientali e
di attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e
dell’artigianato locale. Ad essi è rivolta prioritariamente l’attuazione della
programmazione turistica regionale.
2. Al fine di sviluppare i sistemi turistici locali, il territorio della Regione
è suddiviso in àmbiti territoriali a tipologia di offerta turistica omogenea.
3. Il Consiglio regionale su proposta formulata dalla Giunta regionale sentita
la Conferenza permanente Regione – Autonomie locali di cui alla legge regionale
3 giugno 1997, n. 20 "Riordino delle funzioni amministrative e princìpi in
materia di attribuzione e di delega agli enti locali" e successive
modificazioni, riconosce i sistemi turistici locali di cui al comma 1 e
individua i corrispondenti àmbiti territoriali.
4. In sede di prima applicazione della presente legge e fino alla approvazione
del provvedimento del Consiglio di cui al comma 3, sono sistemi turistici locali
i contesti turistici coincidenti con gli àmbiti territoriali previsti
nell’allegato A.
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(3) Con Delib.G.R. 30 dicembre 2003, n. 4389 sono state approvate le direttive
sul procedimento di proposte di riconoscimento di nuovi sistemi turistici
locali, ai sensi del presente articolo.

Art. 14
Programma triennale di sviluppo dei sistemi turistici locali.
1. Il Consiglio regionale approva, su proposta della Giunta regionale trasmessa
entro il 31 maggio dell’anno antecedente il triennio di riferimento, il
programma di sviluppo dei sistemi turistici locali. Il programma, avente
validità triennale, individua:
a) gli obiettivi dell’intervento nelle diverse aree di mercato della domanda
turistica in Italia e all’estero e le previsioni di spesa complessive e relative
a ciascuna area;
b) gli interventi mirati alla valorizzazione, in ciascun sistema turistico
locale, di diverse tipologie, con particolare riferimento a:
1) turismo fieristico, d’affari e congressuale;
2) turismo ambientale, naturalistico, della salute e all’aria aperta;
3) turismo culturale e religioso;
4) turismo scolastico, sportivo e della terza età;
c) i criteri di ripartizione delle risorse finanziarie.
2. I fondi disponibili sono destinati in misura non inferiore al cinquanta per
cento al finanziamento dei progetti presentati dalle strutture associate di
promozione turistica di cui all’articolo 7.
3. Il programma triennale mantiene validità fino all’approvazione del programma
triennale successivo.
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Art. 15
Piano esecutivo annuale.
1. In attuazione del programma triennale di cui all’articolo 14, la Giunta
regionale, sentita la competente Commissione consiliare, approva il piano
esecutivo annuale entro il 30 settembre dell’anno antecedente a quello di
riferimento. Il piano individua e coordina le iniziative di sviluppo dei sistemi
turistici locali ammesse a finanziamento regionale, ivi compresi i progetti
presentati dai soggetti di cui all’articolo 7 e specifica il relativo fabbisogno
di spesa. Eventuali variazioni al piano che si rendessero necessarie a seguito
dell’approvazione del bilancio, sono adottate dalla Giunta regionale con propria
deliberazione, entro venti giorni dall’approvazione del bilancio medesimo.
2. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, adotta con
propria deliberazione le eventuali variazioni al piano che si rendano necessarie
nel corso dell’anno.
3. In caso di rinuncia o mancata attuazione, anche parziale, delle iniziative
ammesse a finanziamento, la Giunta regionale ne dispone la revoca e destina i
relativi contributi a favore di altri progetti già inclusi nel piano esecutivo
annuale informandone la competente Commissione consiliare. La Giunta regionale
può altresì destinare i suddetti contributi ad altre iniziative straordinarie
individuate ed approvate sentita la competente Commissione consiliare.
4. Il piano esecutivo annuale può comportare motivatamente modificazioni al
programma triennale, purché non incidano sulle scelte fondamentali dello stesso.

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Art. 16
Norme transitorie in materia di programmazione turistica regionale.
1. Il primo programma triennale di sviluppo dei sistemi turistici locali viene
adottato dalla Giunta regionale entro novanta giorni dalla entrata in vigore
della presente legge, acquisito il parere delle province e del comitato di cui
all’articolo 2, comma 2.
2. Nelle more della approvazione del primo programma triennale di sviluppo dei
sistemi turistici locali di cui al comma 1, continua ad applicarsi il piano
triennale di promozione turistica vigente.
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Sezione II – Strumenti di programmazione turistica provinciale
Art. 17
Programma di accoglienza del turista.
1. La Provincia esercita funzioni di programmazione nelle attività di
informazione, accoglienza, assistenza turistica e promozione delle singole
località e dei prodotti tipici locali per l’àmbito territoriale regionale.
2. La Provincia, entro il 30 settembre dell’anno antecedente il periodo di
riferimento predispone, sentita la conferenza provinciale permanente del turismo
di cui all’articolo 19, il programma di accoglienza del turista e lo trasmette
al comitato di promozione indirizzo e coordinamento di cui all’articolo 2, comma
2; il programma è approvato entro il 30 novembre dello stesso anno ed è
trasmesso alla Giunta regionale per la diffusione tramite il sistema informativo
turistico.
3. Il programma di accoglienza del turista, avente validità almeno annuale,
individua:
a) gli obiettivi relativi all’attività promozionale locale e all’istituzione
degli uffici di informazione e di accoglienza turistica e di tutela del
consumatore anche in rapporto con le associazioni dei consumatori;
b) gli interventi, le attività e le iniziative a valenza turistica territoriale;

c) i criteri di ripartizione delle risorse finanziarie.
4. In fase di prima applicazione della presente legge si prescinde dal parere
della conferenza provinciale permanente del turismo.
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Sezione III – Sistema informativo turistico regionale
Art. 18
Sistema informativo turistico.
1. La Regione realizza il sistema informativo turistico regionale utilizzando
procedure di acquisizione, produzione, elaborazione e gestione di dati e di
informazioni, finalizzati alla conoscenza del sistema turistico veneto ed al
conseguimento degli obiettivi di sviluppo del turismo. Il sistema deve
assicurare la standardizzazione delle procedure, l’omogeneità e la diffusione
delle informazioni. Il sistema fa parte integrante dell’attuale sistema
informativo regionale.
2. Per l’attuazione di quanto previsto al comma 1, la struttura regionale
competente per il turismo:
a) effettua analisi dei movimenti turistici con riferimento alle politiche
turistiche regionali;
b) effettua studi e pubblicazioni sulle evoluzioni della struttura ricettiva e
dell’apparato dei servizi e delle attività di interesse turistico;
c) verifica, anche promuovendo opportune collaborazioni e intese con l’Ente
nazionale italiano per il turismo (E.N.I.T.) e altre regioni, l’andamento delle
principali variabili economiche e sociali che influenzano il fenomeno turistico;

d) elabora indici di misurazione dei risultati ottenuti dai destinatari dei
finanziamenti regionali;
e) effettua, attraverso ricerche di mercato, analisi della domanda turistica dei
principali mercati di affluenza del movimento turistico che interessa la
Regione.
f) rileva avvalendosi anche delle associazioni dei consumatori riconosciute a
livello regionale o nazionale i disservizi e reclami segnalati, la loro
tipologia, nonché le qualità percepite ed attese dal cliente consumatore.
3. Le attività di cui al comma 2 sono rese, su richiesta, al Consiglio regionale
che può richiedere lo svolgimento di specifiche attività di ricerca ed
elaborazione dati.
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Sezione IV – Disposizioni sulla conferenza provinciale permanente del turismo.
Art. 19
Conferenza provinciale permanente del turismo.
1. Al fine di assicurare la partecipazione ed il collegamento funzionale con gli
enti locali e le rappresentanze economiche, sociali ed imprenditoriali delle
attività turistiche in ogni Provincia, è istituita la conferenza provinciale
permanente del turismo.
2. La conferenza è costituita con decreto del Presidente della Provincia e cessa
al termine del mandato elettorale provinciale.
3. La conferenza è composta da:
a) Presidente della Provincia o assessore provinciale al turismo suo delegato
che la presiede;
b) due consiglieri comunali in rappresentanza delle amministrazioni comunali
presenti nell’àmbito territoriale provinciale designati dalla assemblea dei
sindaci convocati dal sindaco del comune capoluogo di Provincia;
c) un rappresentante della comunità montana operante nel territorio di
competenza provinciale o, qualora si tratti di più comunità, un rappresentante
designato dall’assemblea dei presidenti delle comunità montane interessate,
convocata dal Presidente della Provincia o dall’assessore provinciale al
turismo. Nel caso non sia operante alcuna comunità montana si provvede alla
designazione di un’ulteriore rappresentante dei comuni;
d) due ulteriori rappresentanti designati dalla Provincia di cui uno in
rappresentanza delle minoranze;
e) i presidenti delle strutture associate di promozione turistica di cui
all’articolo 7 presenti nel territorio provinciale;
f) due rappresentanti designati dalle associazioni degli operatori turistici
delle strutture ricettive presenti nel territorio provinciale;
g) un rappresentante designato dalle associazioni degli operatori turistici
delle attività complementari o professionali, operanti nel territorio
provinciale;
h) un rappresentante designato dalle organizzazioni sindacali operanti nel
territorio provinciale;
i) un rappresentante designato dalle organizzazioni cooperative operanti nel
territorio provinciale;
l) due rappresentanti designati dalle associazioni iscritte nel registro
regionale delle organizzazioni di volontariato di cui alla legge regionale 30
agosto 1993, n. 40 "Norme per il riconoscimento e la promozione delle
organizzazioni di volontariato" e successive modificazioni, aventi come finalità
statutaria prevalente, anche se non esclusiva, l’attività turistica;
m) un rappresentante designato dalle associazioni Pro Loco operanti nel
territorio provinciale;
n) un rappresentante designato dalla camera di commercio, industria, artigianato
e agricoltura competente per territorio;
o) un rappresentante dell’ente fiera, se esistente nell’àmbito territoriale
provinciale;
p) un rappresentante degli enti teatrali o lirici, se esistenti nell’àmbito
territoriale provinciale;
q) un rappresentante designato dalle associazioni di tutela dei consumatori
maggiormente rappresentative a livello regionale;
r) un rappresentante designato dal Touring Club italiano.
4. La conferenza si riunisce almeno una volta all’anno, formula proposte e
fornisce pareri alla Provincia ai sensi dell’articolo 17, comma 2.
5. I rappresentanti degli organismi di cui alle lettere f), g), h), i), l), o),
p), q) sono scelti fra esperti del settore turistico.
6. La conferenza è comunque validamente costituita con la designazione di almeno
la metà dei componenti previsti. La prima seduta della conferenza è convocata
dal Presidente della Provincia o dall’assessore delegato.
7. La conferenza delibera validamente con almeno la metà più uno dei componenti
nominati e a maggioranza semplice dei presenti.
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Sezione V – Uffici provinciali di Informazione e accoglienza turistica (I.A.T.).

Art. 20
Uffici I.A.T. provinciali.
1. Gli uffici provinciali di Informazione e accoglienza turistica (I.A.T.)
svolgono funzioni di informazione e di accoglienza turistica con particolare
riguardo alle funzioni di:
a) informazione turistica con utilizzazione di personale qualificato in possesso
di adeguata preparazione linguistica e con produzione di materiale informativo e
promozionale;
b) accoglienza turistica anche mediante organizzazione, in forma diretta o in
collaborazione con organismi pubblici e privati, di manifestazioni e spettacoli
di interesse turistico;
c) assistenza ed accoglienza di operatori turistici, giornalisti ed addetti alle
attività di comunicazione;
d) gestione di servizi rivolti all’utenza turistica e finalizzati a migliorare
la qualità dell’ospitalità anche mediante raccolta delle segnalazioni di
disservizi e reclami per il successivo inoltro al S.I.R.T.;
e) collaborazione con gli enti locali e con gli organismi rappresentativi degli
imprenditori nella organizzazione di altre attività di interesse turistico.
2. Le province assicurano l’esercizio delle funzioni da parte degli uffici
I.A.T. in relazione ai flussi e alle stagionalità turistiche del territorio.
3. Al fine di garantire la massima apertura al pubblico degli uffici I.A.T., la
Provincia può, previa apposita convenzione, gestire gli stessi in collaborazione
con:
a) comuni;
b) imprese turistiche associate o loro associazioni di categoria;
c) associazioni Pro Loco iscritte nell’albo provinciale di cui all’articolo 10;
d) associazioni iscritte nel registro regionale delle organizzazioni di
volontariato di cui alla legge regionale 30 agosto 1993, n. 40 aventi come
finalità statutaria prevalente, anche se non esclusiva, le attività di
informazione, accoglienza e assistenza turistica;
e) consorzi o altre strutture con finalità turistiche, non finanziate dalla
Regione.
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Art. 21
Riparto fondi tra le province.
1. La ripartizione dei fondi tra le province è effettuata sulla base della media
dei finanziamenti concessi nel triennio 1999 – 2001 alle aziende di promozione
turistica di cui alla legge regionale 16 marzo 1994, n. 13 "Organizzazione
turistica della Regione" a valere sul fondo già destinato al funzionamento della
rete A.P.T. – I.A.T. regionali e al concorso al finanziamento dell’attività di
promozione A.P.T.
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TITOLO II
Disciplina in materia di operatori turistici
Capo I – Strutture ricettive
Sezione I – Strutture ricettive alberghiere
Art. 22
Strutture ricettive alberghiere.
1. Sono strutture ricettive alberghiere:
a) gli alberghi;
b) i motel;
c) i villaggi – albergo;
d) le residenze turistico – alberghiere;
e) le residenze d’epoca alberghiere.
2. Sono alberghi le strutture ricettive aperte al pubblico a gestione unitaria,
che forniscono alloggio ed eventualmente vitto e altri servizi accessori, in
camere, suite, junior suite e unità abitative. Le suite sono camere composte da
almeno due vani distinti, di cui uno allestito a salotto ed uno a camera da
letto con almeno un bagno. Le junior suite sono camere composte da un unico vano
avente una parte allestita a salotto e un bagno privato. Le unità abitative sono
costituite da uno o più locali allestiti a camere da letto, soggiorno, sono
dotate di servizio autonomo di cucina e bagno privato, sono consentite nel
limite massimo del quaranta per cento della ricettività autorizzata in termini
di camere, suite o junior suite.
3. Sono motel gli alberghi particolarmente attrezzati per la sosta e
l’assistenza delle autovetture o delle imbarcazioni che assicurano alle stesse
servizi di riparazione e rifornimento carburanti.
4. Sono villaggi – albergo le strutture ricettive che, in un’unica area,
forniscono agli utenti unità abitative dislocate in più stabili con servizi
centralizzati.
5. Sono residenze turistico alberghiere le strutture ricettive aperte al
pubblico, a gestione unitaria, che forniscono alloggio e servizi accessori in
unità abitative. È consentita la presenza di unità abitative senza angolo
cottura nel limite massimo del quaranta per cento della ricettività autorizzata
in termini di unità abitative.
6. Sono residenze d’epoca alberghiere le strutture ricettive alberghiere ubicate
in complessi immobiliari di particolare pregio storico – architettonico, dotate
di mobili e arredi d’epoca o di particolare livello artistico, idonee ad una
accoglienza altamente qualificata.
7. Gli alberghi dotati di particolari strutture di tipo specialistico proprie
del soggiorno finalizzato a cicli di trattamenti terapeutici, dietetici ed
estetici, possono assumere dopo la denominazione della struttura, la dizione
casa di bellezza o beauty-farm.
8. L’attività ricettiva può essere svolta oltreché nella sede principale anche
in dipendenze costituite da locali con ingresso promiscuo con altre attività
purché sia garantita l’indipendenza e la sicurezza dell’ospite. Le dipendenze
possono essere ubicate in immobili diversi da quello ove è posta la sede
principale o anche in una parte separata dello stesso immobile, quando ad essa
si acceda da un ingresso autonomo sono ubicate a non più di 100 metri di
distanza in linea d’aria o all’interno dell’area delimitata e recintata su cui
insiste la sede principale.
9. Nelle camere, nelle suite, nelle junior suite e nelle unità abitative è
consentito aggiungere, in via temporanea e solo su richiesta del cliente, un
ulteriore posto letto in deroga ai limiti dimensionali stabiliti dalla
legislazione in materia, con obbligo di ripristino del numero dei posti letto
autorizzato al momento della partenza del cliente.
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Art. 23
Requisiti della classificazione delle strutture ricettive alberghiere.
1. I requisiti minimi delle strutture ricettive alberghiere ai fini della
classificazione sono:
a) capacità ricettiva non inferiore a sette camere, oppure, sette suite/junior
suite, ovvero, sette unità abitative con esclusione delle dipendenze;
b) attrezzature e servizi di cui agli allegati C, D ed E.
2. Gli alberghi e i motel sono classificati in base ai requisiti previsti
nell’allegato C e sono contrassegnati con cinque, quattro, tre, due e una
stella; i villaggi – albergo e le residenze turistico – alberghiere sono
classificati in base ai requisiti previsti nell’allegato D e sono contrassegnate
con quattro, tre e due stelle.
3. Gli alberghi classificati con cinque stelle assumono la denominazione
aggiuntiva lusso quando hanno almeno cinque degli standard tipici degli esercizi
di classe internazionale di cui all’allegato B.
4. In alternativa alla dizione di albergo può essere usata quella di hotel;
l’indicazione di grand hotel spetta solamente agli esercizi classificati con
almeno cinque stelle; la dicitura palace hotel spetta soltanto agli esercizi
classificati con almeno quattro stelle.
5. Per le strutture ricettive sprovviste di ristorante, in alternativa o in
aggiunta alla dizione albergo, è consentita la denominazione di garnì o meublé.
6. Le dipendenze sono classificate in una delle categorie inferiori rispetto
alla sede principale; possono essere altresì classificate nella medesima
categoria della sede principale qualora particolari circostanze di attrezzature,
di ubicazione e arredamento delle stesse consentano di offrire alla clientela il
medesimo trattamento della sede principale.
7. Le strutture ricettive classificate nelle categorie cinque stelle lusso,
cinque stelle e quattro stelle, devono avere un direttore d’albergo, che può
coincidere con il responsabile.
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Art. 24
Superfici e cubatura minime.
1. In materia di superfici e cubature minime si applica la disciplina prevista
dall’articolo 4 del regio-decreto 24 maggio 1925, n. 1102, e successive
modificazioni; per le strutture esistenti alla data di entrata in vigore del
decreto-legge 29 marzo 1995, n. 97, convertito con modificazioni dalla legge 30
maggio 1995, n. 203, è consentita una riduzione della superficie e della
cubatura delle stanze a un letto e delle camere a due o più letti fino al
venticinque per cento nelle strutture alberghiere classificate a una stella, due
stelle o tre stelle e fino al venti per cento nelle strutture alberghiere
classificate a quattro stelle, cinque stelle o cinque stelle lusso. La cubatura
minima delle stanze d’albergo è determinata dal prodotto della superficie minima
come definito dall’articolo 7, comma 1, lettera a) del decreto-legge 29 marzo
1995, n. 97, per l’altezza minima fissata dai regolamenti edilizi o dai
regolamenti d’igiene comunali. L’altezza minima interna utile delle camere
d’albergo non può essere comunque inferiore ai parametri previsti dall’articolo
1 del D.M. 5 luglio 1975 del Ministro della sanità.
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Sezione II – Strutture ricettive extra-alberghiere
Art. 25
Strutture ricettive extra-alberghiere.
1. Sono strutture ricettive extra-alberghiere:
a) gli esercizi di affittacamere;
b) le attività ricettive in esercizi di ristorazione;
c) le attività ricettive a conduzione familiare – bed & breakfast;
d) le unità abitative ammobiliate ad uso turistico;
e) le strutture ricettive – residence;
f) le attività ricettive in residenze rurali;
g) le case per ferie;
h) gli ostelli per la gioventù;
i) le foresterie per turisti;
l) le case religiose di ospitalità;
m) i centri soggiorno studi;
n) le residenze d’epoca extra-alberghiere;
o) i rifugi escursionistici;
p) i rifugi alpini.
2. Sono esercizi di affittacamere le strutture che assicurano i servizi minimi
ed in possesso dei requisiti previsti dall’allegato F parte prima, composte da
non più di sei camere, ciascuna con accesso indipendente dagli altri locali,
destinate ai clienti ubicate in non più di due appartamenti ammobiliati di uno
stesso stabile, nei quali sono forniti alloggio ed eventualmente servizi
complementari, compresa l’eventuale somministrazione dei pasti e delle bevande
alle persone alloggiate.
3. Sono attività ricettive in esercizi di ristorazione le strutture che
forniscono i servizi minimi ed in possesso dei requisiti previsti dall’allegato
F, parte prima composte da non più di sei camere, ciascuna con accesso
indipendente dagli altri locali, gestite in modo complementare all’esercizio di
ristorazione dallo stesso titolare e nello stesso complesso immobiliare. Gli
esercizi di ristorazione di cui al presente comma possono utilizzare in aggiunta
alla propria denominazione la dizione locanda.
4. Sono attività ricettive a conduzione familiare – bed & breakfast le strutture
ricettive gestite da privati che, avvalendosi della loro organizzazione
familiare, utilizzano parte della propria abitazione, fino a un massimo di tre
camere, fornendo alloggio e prima colazione ed i servizi minimi previsti
dall’allegato F, parte seconda.
5. Sono unità abitative ammobiliate a uso turistico le case o gli appartamenti,
arredati e dotati di servizi igienici e di cucina autonomi, dati in locazione ai
turisti, nel corso di una o più stagioni, con contratti aventi validità non
inferiore a sette giorni e non superiore a sei mesi consecutivi e che forniscono
i servizi minimi previsti dall’allegato F, parte terza senza la prestazione di
alcun servizio di tipo alberghiero. Le unità abitative ammobiliate a uso
turistico possono essere gestite:
a) in forma imprenditoriale;
b) in forma non imprenditoriale, da coloro che hanno la disponibilità fino ad un
massimo di quattro unità abitative, senza organizzazione in forma di impresa. La
gestione in forma non imprenditoriale viene attestata mediante dichiarazione
sostitutiva dell’atto di notorietà ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445
"Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di
documentazione amministrativa" da parte di coloro che hanno la disponibilità
delle unità abitative di cui al presente articolo;
c) con gestione non diretta, da parte di agenzie immobiliari ed immobiliari
turistiche che intervengono quali mandatarie o sub – locatrici, nelle locazioni
di unità abitative ammobiliate ad uso turistico sia in forma imprenditoriale che
in forma non imprenditoriale, alle quali si rivolgono i titolari delle unità
medesime che non intendono gestire tali strutture in forma diretta.
6. Sono strutture ricettive – residence i complessi unitari costituiti da uno o
più immobili comprendenti appartamenti che forniscono i servizi minimi di cui
all’allegato F, parte quarta arredati e dotati di servizi igienici e di cucina
autonomi, gestiti in forma imprenditoriale, dati in locazione ai turisti, con
contratti aventi validità non inferiore a tre giorni e non superiore ai sei
mesi.
7. Sono attività ricettive in residenze rurali e possono assumere la
denominazione di country house le strutture localizzate in ville padronali o
fabbricati rurali con una pertinenza di terreno di almeno 5.000 metri quadrati
da utilizzare per l’animazione sportivo-ricreativa che forniscono i servizi
minimi ed in possesso dei requisiti previsti dall’allegato F, parte quinta
composte da camere con eventuale angolo cottura, che dispongono di servizio di
ristorazione aperto al pubblico e con il limite massimo di trenta coperti ed
eventualmente di attrezzature sportive e ricreative.
8. Sono case per ferie le strutture ricettive che forniscono i servizi minimi ed
in possesso dei requisiti previsti all’allegato G, attrezzate per il soggiorno
di persone o gruppi e gestite al di fuori dei normali canali commerciali, da
enti pubblici, associazioni o enti religiosi, operanti senza fine di lucro, per
il conseguimento di finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose o
sportive nonché da enti o aziende per il soggiorno dei loro dipendenti o loro
familiari. Nelle case per ferie possono altresì essere ospitati dipendenti e
relativi familiari, di altre aziende o assistiti dagli enti di cui al presente
comma con i quali sia stata stipulata apposita convenzione.
9. Per le strutture ricettive di cui al comma 8, in aggiunta alla dizione case
per ferie è consentita la denominazione di centri di vacanze per ragazzi qualora
si tratti di attività ricettive caratterizzate dal tipo di clientela, costituita
di norma da giovani al di sotto dei quattordici anni, aperte nei periodi di
vacanze estive e/o invernali, finalizzate oltre che al soggiorno, allo sviluppo
sociale ed educativo. Nei centri di vacanze per ragazzi è assicurata la presenza
continuativa di personale specializzato nei settori pedagogico e medico ed è
comunque garantita, anche tramite specifica convenzione, l’assistenza sanitaria
per le necessità di pronto intervento.
10. Sono ostelli per la gioventù le strutture ricettive, che forniscono i
servizi minimi ed in possesso dei requisiti previsti all’allegato G attrezzate
per il soggiorno e il pernottamento, per periodi limitati, dei giovani e dei
loro accompagnatori, gestite, in forma diretta o indiretta, da enti o
associazioni riconosciute.
11. Sono foresterie per turisti le strutture ricettive normalmente adibite a
collegi, convitti, istituti religiosi, pensionati e, in genere, tutte le altre
strutture pubbliche o private, gestite senza finalità di lucro che, anche in
deroga alle disposizioni di cui alla presente legge, previa comunicazione al
Comune e per periodi non superiori a sessanta giorni all’anno, offrono
ospitalità a persone singole e a gruppi organizzati da enti e associazioni che
operano nel campo del turismo sociale e giovanile, per il conseguimento di
finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose e sportive.
12. Sono case religiose di ospitalità le strutture ricettive che forniscono i
servizi minimi ed in possesso dei requisiti previsti all’allegato G
caratterizzate dalle finalità religiose dell’ente gestore che offre, a
pagamento, ospitalità a chiunque lo richieda nel rispetto del carattere
religioso dell’ospitalità stessa e con accettazione delle conseguenti regole di
comportamento e limitazioni di servizio.
13. Sono centri soggiorno studi le strutture ricettive, gestite da enti
pubblici, associazioni, organizzazioni sindacali, soggetti privati operanti nel
settore della formazione dedicati ad ospitalità finalizzata all’educazione e
formazione in strutture dotate di adeguata attrezzatura per l’attività didattica
e convegnistica specializzata, con camere per il soggiorno degli ospiti dotate
dei requisiti previsti per le strutture alberghiere classificate a due stelle.
14. Sono residenze d’epoca le strutture ricettive extra-alberghiere
classificate, ubicate in complessi immobiliari di particolare pregio storico e
architettonico, dotate di mobili e arredi d’epoca o di particolare livello
artistico, idonee ad una accoglienza altamente qualificata.
15. Sono rifugi escursionistici le strutture ricettive in possesso dei requisiti
previsti all’allegato G, aperte al pubblico idonee ad offrire ospitalità e
ristoro ad escursionisti in zone montane ubicate in luoghi favorevoli ad
ascensioni, servite da strade o da altri mezzi di trasporto ordinari, anche in
prossimità di centri abitati ed anche collegate direttamente alla viabilità
pubblica.
16. Sono rifugi alpini le strutture ricettive in possesso dei requisiti previsti
all’allegato G ubicate in montagna, a quota non inferiore a 1.300 metri o,
eccezionalmente a quota non inferiore a 1.000 metri, quando ricorrono
particolari condizioni ambientali, in relazione alla posizione topografica, alle
difficoltà di accesso e alla importanza turistico-alpinistica della località, in
proprietà o in gestione di privati o di enti o associazioni senza scopo di lucro
operanti nel settore dell’alpinismo e dell’escursionismo. I rifugi alpini sono
predisposti per il ricovero, il ristoro e per il soccorso alpino e devono essere
custoditi e aperti al pubblico per periodi limitati nelle stagioni turistiche.
Durante i periodi di chiusura i rifugi alpini devono disporre di un locale per
il ricovero di fortuna, convenientemente dotato, sempre aperto e accessibile
dall’esterno anche in caso di abbondanti nevicate e durante il periodo di
apertura stagionale il servizio di ricovero deve essere comunque garantito per
l’intero arco della giornata.
17. Le strutture ricettive di cui al presente articolo devono essere conformi
alle prescrizioni edilizie ed igienico-sanitarie.
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Art. 26
Requisiti della classificazione delle strutture ricettive extra-alberghiere
soggette a classificazione.
1. Gli esercizi di affittacamere, le attività ricettive in esercizi di
ristorazione, le unità abitative ammobiliate a uso turistico, le strutture
ricettive – residence, sono classificati in terza, seconda e prima categoria in
base ai requisiti di cui all’allegato R.
2. Le attività ricettive in residenze rurali e, le case per ferie, gli ostelli
per la gioventù, le case religiose di ospitalità, i centri soggiorno studi, i
rifugi escursionistici e i rifugi alpini sono classificati in una unica
categoria sulla base dei requisiti minimi di cui rispettivamente all’allegato F,
parte quinta ed all’allegato G e, per i centri soggiorno studi, ai sensi di
quanto previsto dall’articolo 25, comma 13.
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Art. 27
Disposizioni particolari in materia di strutture ricettive non soggette a
classificazione.
1. L’attività ricettiva a conduzione familiare bed & breakfast e le foresterie
per turisti possono essere intraprese su denuncia di inizio attività, ai sensi
dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 "Nuove norme in materia di
procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
amministrativi.".
2. La denuncia deve essere inviata al Comune e alla Provincia competenti per
territorio, su modulo predisposto e fornito dalla Provincia, su modello
regionale.
3. Chi intende locare direttamente le unità abitative ammobiliate ad uso
turistico nella forma non imprenditoriale, di cui all’articolo 25, comma 5,
lettera b), lo comunica su apposito modulo predisposto e fornito dalla Provincia
su modello regionale al Comune in cui l’unità abitativa è ubicata, che ne
trasmette copia entro trenta giorni alla Provincia stessa.
4. La Provincia competente per territorio, alla quale sono inviate le denunce di
inizio attività di cui ai commi 2 e 3, provvede entro sessanta giorni ad
effettuare apposito sopralluogo ai fini della rilevazione statistica della
consistenza ricettiva e ne da comunicazione alla Regione.
5. Chi esercita le attività ricettive a conduzione familiare bed & breakfast, le
foresterie per turisti e chi intende locare direttamente le unità abitative
ammobiliate ad uso turistico nella forma non imprenditoriale, può comunicare
alla Provincia competente, su apposito modulo predisposto e fornito dalla stessa
Provincia su modello regionale, entro il 1° ottobre di ogni anno, i prezzi
minimi e massimi e rispettivamente il periodo di apertura dell’attività e il
periodo di messa in locazione, con validità dal 1° gennaio dell’anno successivo
(4). Per le zone montane i prezzi comunicati entro il 1° ottobre hanno validità
dal 1° dicembre successivo. Copia della comunicazione deve essere esposta
all’interno della struttura ricettiva.
6. Le agenzie immobiliari e gli altri operatori ai quali si rivolgono i titolari
delle unità abitative ad uso turistico, che non intendano gestire tali strutture
in forma diretta comunicano annualmente, entro la data del 1° ottobre, con
eventuali integrazioni entro il 31 dicembre, al Comune e alla Provincia
competenti per territorio l’elenco delle strutture con le seguenti indicazioni:
a) l’indirizzo della struttura e l’eventuale denominazione;
b) la eventuale classificazione attribuita alla stessa;
c) il numero dei posti letto e bagni a disposizione degli ospiti;
d) il periodo di messa in locazione;
e) i prezzi praticati, anche suddivisi per tipologia.
7. Sulla base della comunicazione di cui ai commi 5 e 6, la Provincia redige
annualmente l’elenco delle attività ricettive a conduzione familiare bed &
breakfast, delle unità abitative ammobiliate a uso turistico non classificate e
delle foresterie per turisti, comprensivo dei prezzi praticati, dandone
comunicazione alla Regione, ai fini dell’attività di informazione turistica.
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(4) Periodo così modificato dall’art. 4, L.R. 24 dicembre 2004, n. 35.

Sezione III – Strutture ricettive all’aperto
Art. 28
Strutture ricettive all’aperto.
1. Sono strutture ricettive all’aperto:
a) i villaggi turistici;
b) i campeggi.
2. Sono villaggi turistici le strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione
unitaria, allestite ed attrezzate su aree recintate destinate alla sosta ed al
soggiorno di turisti in prevalenza sprovvisti di propri mezzi mobili di
pernottamento in unità abitative fisse o mobili. I villaggi turistici possono
anche disporre di piazzole di campeggio attrezzate per la sosta ed il soggiorno
di turisti provvisti di propri mezzi mobili di pernottamento.
3. Sono campeggi le strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione unitaria,
allestite ed attrezzate su aree recintate destinate alla sosta ed al soggiorno
di turisti in prevalenza provvisti di propri mezzi mobili di pernottamento. I
campeggi possono anche disporre di unità abitative mobili, quali tende, roulotte
o caravan, mobilhome o maxicaravan, autocaravan o camper, e di unità abitative
fisse, per la sosta ed il soggiorno di turisti sprovvisti di propri mezzi mobili
di pernottamento.
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Art. 29
Requisiti della classificazione delle strutture ricettive all’aperto.
1. Le strutture ricettive all’aperto sono classificate in base ai requisiti e
alle caratteristiche posseduti secondo le prescrizioni di cui agli allegati L,
M, N, O, P e sono contrassegnate:
a) i villaggi turistici con quattro, tre e due stelle;
b) i campeggi con quattro, tre, due e una stella.
2. In alternativa alla dizione di campeggio può essere usata quella di camping.
3. Le strutture di cui al comma 1, possono assumere:
a) la denominazione aggiuntiva di transito, qualora si rivolgano ad una
clientela itinerante, consentendo la sosta anche per frazioni di giornata. Essi
possono essere ubicati in prossimità di snodi stradali, di città d’arte e di
altre località di interesse storico, culturale, archeologico, ambientale e
paesaggistico e possono essere anche abbinati ad attività di stazione di
servizio, di ristorazione, di ricettività alberghiera, di parcheggio e di altre
attività di servizio generale ai viaggiatori;
b) la denominazione aggiuntiva di centro vacanze, qualora siano dotate di
rilevanti impianti e servizi sportivi, di svago e commerciali.
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Art. 30
Realizzazione di strutture ricettive all’aperto.
1. La realizzazione delle opere di strutture ricettive all’aperto è soggetta a
concessione edilizia ai sensi dell’articolo 76 della legge regionale 27 giugno
1985, n. 61 "Norme per l’assetto e l’uso del territorio" e successive
modificazioni.
2. Le aree destinate a strutture ricettive all’aperto sono classificate Zone
territoriali omogenee (Z.T.O.) D3 conformemente alle indicazioni contenute nella
Delib.G.R. 24 maggio 1983, n. 2705 "Grafia e simbologia regionali unificate".
3. Ai fini della determinazione del contributo di concessione, l’indice di
fabbricabilità fondiaria convenzionale, di cui all’articolo 85 della legge
regionale 27 giugno 1985, n. 61, limitatamente alla superficie destinata alle
unità di soggiorno temporaneo, è determinato in misura pari a 0,3 mc/mq.
4. L’area di insediamento di nuove strutture ricettive non può essere inferiore
a 5.000 metri quadrati, ad eccezione dei campeggi di transito.
5. L’indice di fabbricabilità territoriale da assegnare alle nuove strutture
ricettive all’aperto per la realizzazione degli immobili destinati a impianti e
servizi sportivi, di svago e commerciali e ad alloggi in unità abitative, deve
di norma essere compreso tra un minimo di 0,10 ed un massimo di 0,12 mq/mq della
superficie totale lorda della struttura ricettiva, esclusi i volumi necessari
alla realizzazione dei servizi igienici comuni, degli uffici, dei locali tecnici
e dei locali adibiti ad alloggio del personale. Il rapporto di copertura
territoriale comunque deve essere contenuto entro il dieci per cento e l’altezza
dei fabbricati non deve superare i due piani fuori terra ed un piano fuori terra
limitatamente ai fabbricati destinati alle unità abitative ad uso turistico.
6. Non sono soggetti a concessione edilizia gli allestimenti mobili di
pernottamento quali tende, roulotte o caravan, mobilhome o maxicaravan. A tal
fine i predetti allestimenti devono:
a) conservare i meccanismi di rotazione in funzione;
b) non possedere alcun collegamento permanente al terreno e gli allacciamenti
alle reti tecnologiche devono essere rimovibili in ogni momento.
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Art. 31
Sorveglianza ed assicurazione delle strutture ricettive all’aperto.
1. Nelle strutture ricettive all’aperto sono assicurati:
a) la sorveglianza continua della struttura ricettiva durante i periodi di
apertura;
b) la continua presenza all’interno della struttura ricettiva del responsabile o
di un suo delegato;
c) la copertura assicurativa per i rischi di responsabilità civile a favore dei
clienti.
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Sezione IV – Disposizioni comuni
Art. 32
Competenza e procedure della classificazione delle strutture ricettive soggette
a classificazione.
1. La classificazione per le strutture ricettive soggette a classificazione è
effettuata dalla Provincia competente per territorio e ha validità quinquennale.

2. La domanda di classificazione è presentata alla Provincia competente per
territorio, corredata della documentazione di cui all’allegato H.
3. La Provincia provvede alla classificazione sulla base della documentazione
presentata, a seguito di verifica:
a) non oltre il termine di sessanta giorni dalla presentazione della domanda
acquisiti il parere dell’amministrazione comunale e delle associazioni
territoriali di categoria maggiormente rappresentative, che deve essere reso
entro trenta giorni trascorsi i quali si prescinde dallo stesso per le strutture
ricettive alberghiere e per le strutture ricettive all’aperto;
b) non oltre il termine di quaranta giorni dalla presentazione della domanda per
le strutture ricettive extra-alberghiere.
4. In sede di classificazione la Provincia verifica che la denominazione di
ciascuna struttura ricettiva alberghiera ed extra-alberghiera soggetta a
classificazione eviti omonimie nell’àmbito territoriale dello stesso Comune.
5. Qualora, per qualsiasi causa, le strutture ricettive vengano a possedere i
requisiti di una classificazione diversa da quella attribuita, la Provincia
procede in ogni momento, su domanda, a una nuova classificazione o, d’ufficio,
per i casi di declassamento.
6. Entro il mese di aprile dell’anno di scadenza di ciascun quinquennio, la
Provincia invia all’interessato il modulo di classificazione, con la copia della
denuncia dell’attrezzatura. I moduli ricevuti, contenenti la conferma o la
modifica dei dati in essi contenuti, devono essere restituiti dall’interessato
alla Provincia entro il mese di giugno. La ripresentazione di tutta la
documentazione di cui all’allegato H è obbligatoria solo in caso di modifiche
strutturali intervenute.
7. Il provvedimento di classificazione delle strutture ricettive è notificato
all’interessato e al Comune in cui è situata la struttura ricettiva e comunicato
alla Giunta regionale.
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Art. 33
Disposizioni particolari per la classificazione delle residenze d’epoca
alberghiere ed extra-alberghiere.
1. Possono acquisire la classificazione di residenze d’epoca le strutture
ricettive alberghiere ed extra-alberghiere assoggettate ai vincoli previsti dal
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 "Testo unico delle disposizioni
legislative in materia di beni culturali e ambientali" salvo quanto previsto al
comma 2.
2. La Provincia competente per territorio può classificare le strutture nella
tipologia speciale di residenza d’epoca anche in mancanza dei vincoli previsti
nel decreto legislativo n. 490/1999 se acquisisce il parere favorevole della
apposita commissione regionale di cui al comma 3.
3. La Giunta regionale, nomina la commissione regionale per la classificazione
delle residenze d’epoca, che è composta da:
a) un dirigente regionale della struttura regionale competente per il turismo
che la presiede;
b) un esperto di storia dell’arte designato dalla Soprintendenza per i beni
ambientali e architettonici del Veneto;
c) un esperto di storia dell’arte concordato tra le associazioni più
rappresentative a livello regionale degli operatori delle strutture ricettive
alberghiere;
d) un dipendente della Provincia competente per territorio.
4. Le funzioni di segretario sono esercitate da un dipendente regionale.
5. Ai componenti esterni della commissione è corrisposto un compenso da
determinarsi contestualmente alla nomina e, ove spetti, il rimborso delle spese
di viaggio, ai sensi della vigente normativa.
6. La domanda di classificazione a residenza d’epoca, corredata per le strutture
ricettive alberghiere ed extra-alberghiere dalla documentazione di cui
all’allegato Q, è presentata alla Provincia competente per territorio che
provvede alla classificazione entro i successivi novanta giorni.
7. La commissione regionale per la classificazione delle residenze d’epoca in
carica alla data di entrata in vigore della presente legge esercita le funzioni
di cui al presente articolo sino alla fine della legislatura.
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Art. 34
Disciplina dei prezzi delle strutture ricettive soggette a classificazione.
1. I responsabili delle strutture ricettive soggette a classificazione,
comunicano alla Provincia competente su apposito modulo predisposto e fornito
dalla medesima Provincia su modello regionale i prezzi minimi e massimi che
intendono applicare. La comunicazione, è inviata entro il 1° ottobre di ogni
anno con validità dal 1° gennaio dell’anno successivo. È consentita una
ulteriore comunicazione entro il 1° marzo dell’anno successivo, per la
variazione di prezzi e servizi che si intendono applicare e fornire a valere dal
1° giugno dello stesso anno. Per le zone montane i prezzi, comunicati entro il
1° ottobre, hanno validità dal 1° dicembre successivo.
2. La comunicazione dei prezzi di cui al comma 1 riguarda, per le strutture
ricettive all’aperto, i prezzi minimi e massimi che si applicano per giornata, o
per frazione di giornata nel caso di campeggi di transito, nel modo seguente:
a) tariffa persona, quando sia indifferenziata l’età o, in caso diverso, tariffa
adulti e tariffa bambini, specificando, per quest’ultima, il limite di età per
la sua applicazione;
b) tariffa piazzola e tariffa unità abitativa;
c) orario di scadenza giornaliera tariffe di cui alle lettere a) e b).
3. La Provincia, nei trenta giorni successivi alla scadenza dei termini di cui
al comma 1, provvede alla verifica e alla vidimazione delle comunicazioni
pervenute. Copia della comunicazione è inviata alla Regione e all’E.N.I.T.
4. Nel caso in cui vengano comunicati solo prezzi minimi o solo prezzi massimi,
gli stessi sono considerati come prezzi unici.
5. La mancata o incompleta comunicazione entro i termini previsti, comporta
l’impossibilità di applicare prezzi superiori a quelli indicati nell’ultima
regolare comunicazione e la soggezione alla sanzione prevista all’articolo 43,
comma 8.
6. Per le nuove strutture ricettive o in caso di subingresso, la comunicazione
dei prezzi deve essere presentata il giorno successivo a quello del rilascio
dell’autorizzazione all’esercizio o contestualmente alla dichiarazione di inizio
attività.
7. I prezzi della pensione completa comprendono l’alloggio, la prima colazione,
la colazione e il pranzo, i prezzi della mezza pensione comprendono l’alloggio,
la prima colazione e un pasto e, nelle strutture ricettive alberghiere i prezzi
della pensione completa e della mezza pensione si possono applicare solo per
soggiorni non inferiori a tre giorni.
8. I responsabili delle strutture ricettive alberghiere non possono applicare
prezzi superiori ai massimi regolarmente comunicati. Possono essere applicati
prezzi inferiori ai minimi solo nei seguenti casi:
a) gruppi organizzati composti da almeno dieci persone;
b) ospiti per periodi di soggiorno continuativo pari o superiori a quindici
giorni;
c) bambini al di sotto dei dodici anni;
d) guide, accompagnatori e interpreti al seguito dei gruppi organizzati;
e) convenzioni con soggetti pubblici, società, enti o associazioni.
9. Per le strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere soggette a
classificazione è facoltà del responsabile determinare l’ora entro cui il
cliente deve lasciare disponibile la camera, comunque non prima delle ore dieci.

10. I prezzi sono comprensivi:
a) nelle strutture ricettive alberghiere di riscaldamento, di condizionamento e
IVA ed il prezzo giornaliero della camera, della suite, delle junior suite e
dell’unità abitativa è corrisposto per intero anche per un soggiorno inferiore
alle ventiquattro ore.
b) nelle strutture ricettive extra-alberghiere soggette a classificazione:
1) per l’attività di affittacamere e le attività ricettive in esercizi di
ristorazione dei servizi di cui all’allegato F, parte prima, lettera a) e di
IVA;
2) per le unità abitative ammobiliate ad uso turistico, dei servizi indicati
all’allegato F, parte terza mentre per le strutture ricettive – residence, dei
servizi indicati all’allegato F, parte quarta;
3) per le attività ricettive in residenze rurali, i prezzi devono essere
comprensivi dei servizi di cui all’allegato F, parte quinta, lettera a) e devono
essere stabiliti in riferimento all’alloggio, prima colazione inclusa; alla
mezza pensione, alla pensione completa;
4) per le attività ricettive in case per ferie, ostelli per la gioventù, centri
soggiorno studi, dei servizi di cui all’allegato G, lettera b) e di IVA.
c) nelle strutture ricettive all’aperto di IVA; quelli di cui al comma 2,
lettera b), possono essere differenziati nell’àmbito della stessa struttura
ricettiva, sulla base delle dotazioni delle piazzole e delle unità abitative e
possono essere comprensivi dei prezzi di cui al comma 2, lettera a). I costi di
energia elettrica possono essere scorporati dai prezzi di cui alla lettera b) e
addebitati a parte solo qualora sia installato il contatore e la potenza
usufruibile sia superiore a 1.000 watt.
d) nei rifugi escursionistici e nei rifugi alpini sono comprensivi di IVA.
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Art. 35
Periodi di apertura delle strutture ricettive soggette a classificazione.
1. Le strutture ricettive soggette a classificazione possono avere apertura
annuale o stagionale. L’apertura è annuale quando le strutture sono aperte per
l’intero arco dell’anno. L’apertura è stagionale quando le strutture sono aperte
per una durata non inferiore a tre mesi consecutivi nell’arco dell’anno.
2. Le strutture ricettive ad apertura stagionale possono altresì essere aperte
per ulteriori periodi temporanei nello stesso arco dell’anno, senza limite
minimo di durata e per un periodo complessivo comunque non superiore a nove
mesi.
3. I comuni, nei limiti previsti dai commi 1 e 2, possono disciplinare i periodi
minimi di apertura e di chiusura.
4. I periodi di apertura, annuale e stagionale, devono essere comunicati alla
Provincia, congiuntamente alla comunicazione delle attrezzature e dei prezzi di
cui all’articolo 34 e al Comune competente per territorio.
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Art. 36
Disposizioni sui dati da esporre al pubblico nelle strutture ricettive soggette
a classificazione.
1. È fatto obbligo di esporre, in modo ben visibile al pubblico, nella zona di
ricevimento degli ospiti:
a) per le strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere soggette a
classificazione una tabella con i prezzi praticati per l’anno solare in corso
conformi all’ultima regolare comunicazione di cui all’articolo 34.
b) per le strutture ricettive all’aperto un apposito riquadro contenente i
seguenti dati:
1) la tipologia e la denominazione della struttura ricettiva;
2) la classificazione in stelle;
3) i periodi di apertura della struttura ricettiva;
4) la capacità ricettiva massima;
5) copia del listino prezzi in vigore;
6) l’orario di scadenza giornaliera delle tariffe;
7) il regolamento della struttura ricettiva;
8) i prezzi minimi e massimi regolarmente comunicati;
9) l’indicazione del responsabile in servizio;
10) l’autorità competente a ricevere gli eventuali reclami ed i termini previsti
dalla presente normativa.
2. È fatto obbligo di esporre, in luogo ben visibile in ogni camera, suite,
junior suite ed unità abitativa delle strutture ricettive alberghiere ed in ogni
camera e unità abitativa delle strutture ricettive extra-alberghiere soggette a
classificazione, fatta esclusione per le case per ferie, ostelli per la
gioventù, case religiose di ospitalità, rifugi alpini e rifugi escursionistici,
ed in ogni unità abitativa della struttura ricettiva all’aperto un cartellino
contenente i dati di cui all’allegato I, aggiornati all’anno solare in corso.
3. La tabella, il riquadro ed il cartellino di cui ai commi 1 e 2, sono
predisposti e forniti dalle province su modello regionale.
4. È fatto obbligo di esporre in ogni camera, suite, junior suite ed unità
abitativa delle strutture ricettive soggette a classificazione, un apposito
cartello indicante il percorso di emergenza antincendio.
5. Il segno distintivo, conforme al modello approvato dalla Regione,
corrispondente al numero delle stelle assegnato ovvero alla categoria assegnata
deve essere esposto:
a) all’esterno e all’interno di ciascuna struttura ricettiva alberghiera;
b) all’esterno di ciascuna struttura ricettiva extra-alberghiera soggetta a
classificazione;
c) all’interno del riquadro di cui al comma 1, lettera b) collocato nella zona
di ricevimento ospiti di ciascuna struttura ricettiva all’aperto.
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Art. 37
Chiusura, sospensione e cessazione dell’attività delle strutture ricettive
soggette a classificazione.
1. Nel caso di chiusura dell’attività per un periodo superiore agli otto giorni,
il responsabile della struttura ricettiva è tenuto a darne comunicazione al
Comune.
2. Le strutture ricettive ad apertura annuale, possono chiudere per ferie per
non più di sessanta giorni, distribuiti in uno o più periodi nell’anno solare;
possono altresì chiudere per altri motivi e per non più di ulteriori novanta
giorni nell’arco dell’anno solare. In entrambi i casi è fatto obbligo di
comunicare preventivamente i periodi di chiusura al Comune e alla Provincia.
3. Salvo quanto previsto al comma 2, la chiusura delle strutture ricettive ad
apertura annuale o stagionale è autorizzata dal Comune, su motivata richiesta,
per un periodo non superiore a sei mesi e, nel caso di ristrutturazione
dell’immobile, per un periodo sino a dodici mesi, prorogabile di altri dodici
per accertate gravi circostanze.
4. La chiusura temporanea delle strutture, non conforme a quanto stabilito nei
commi 1, 2 e 3, determina l’applicazione della sanzione amministrativa prevista
dall’articolo 43, comma 6.
5. La chiusura per cessazione dell’attività strutture ricettive è comunicata al
Comune e alla Provincia almeno tre mesi prima della data di cessazione, salvo
cause di forza maggiore e imprevedibili per le quali la comunicazione viene data
immediatamente dopo l’evento.
6. Nel caso di carenze di alcuni dei requisiti oggettivi previsti e quando
comunque l’attività sia ritenuta dannosa o contraria agli scopi per cui viene
riconosciuta o abbia dato luogo a irregolarità tecnico – amministrative, il
Comune provvede a diffidare la struttura ricettiva, assegnando un termine non
superiore a trenta giorni per la regolarizzazione, decorso inutilmente il quale,
può disporre la chiusura temporanea della struttura per un periodo non superiore
a tre mesi.
7. Il Comune provvede alla chiusura delle strutture ricettive:
a) qualora il titolare della struttura ricettiva, salvo proroga in caso di
comprovata necessità, non attivi l’esercizio entro centottanta giorni dalla data
del rilascio della stessa ovvero, salvo quanto disposto dal comma 3, ne sospenda
l’attività per un periodo superiore a dodici mesi;
b) qualora la chiusura di cui al comma 4 abbia durata superiore a dodici mesi e
nel caso di chiusura per cessazione di attività di cui al comma 5;
c) qualora il titolare della struttura ricettiva alla scadenza della sospensione
di cui al comma 6 non abbia ottemperato alle prescrizioni previste;
d) qualora vengano meno i requisiti soggettivi previsti dalla legge per
l’esercizio della relativa attività e in presenza di rifiuto di accoglienza,
illegittimamente discriminante da parte del gestore;
e) nelle ipotesi previste dall’articolo 100 del Testo Unico delle leggi di
pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e
successive modifiche;
f) in caso di reiterato comportamento di cui all’articolo 43, comma 7.
8. Ogni provvedimento adottato dal Comune ai sensi del presente articolo deve
essere comunicato alla Provincia.
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Art. 38
Reclami.
1. I clienti ai quali sono stati richiesti prezzi non conformi a quelli
comunicati dalle strutture ricettive classificate o che riscontrano carenze
nella gestione o nelle strutture, possono presentare documentato reclamo alla
Provincia entro trenta giorni dall’evento (5).
2. La Provincia, entro trenta giorni dal ricevimento del reclamo, ne informa il
responsabile della struttura ricettiva, a mezzo raccomandata con avviso di
ricevimento, assegnando trenta giorni di tempo per presentare eventuali
osservazioni, e si pronuncia sul reclamo stesso entro i successivi trenta
giorni.
3. Nel caso in cui il reclamo risulti fondato, la Provincia comunica, a mezzo
lettera raccomandata con avviso di ricevimento, al reclamante e al responsabile
della struttura ricettiva che il servizio fornito o il prezzo applicato erano
non conformi a quanto previsto dalle norme di legge, dando corso al procedimento
relativo all’applicazione della sanzione amministrativa prevista dall’articolo
43, comma 9.
4. Se il reclamo accolto riguarda l’applicazione di prezzi, il responsabile
della struttura ricettiva, salva l’applicazione della sanzione amministrativa, è
tenuto a rimborsare al cliente l’importo pagato in eccedenza, entro quindici
giorni dalla comunicazione di cui al comma 3, comunicando, contemporaneamente,
gli estremi dell’avvenuto pagamento alla Provincia competente.
5. Se il reclamo accolto riguarda carenze nella gestione e nelle strutture,
fermo restando quanto previsto dal comma 4, la Provincia ne dà comunicazione
alle autorità competenti per i successivi adempimenti.
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(5) Comma così modificato dall’art. 4, L.R. 24 dicembre 2004, n. 35.

Art. 39
Registrazione delle persone alloggiate.
1. I responsabili delle strutture ricettive di cui alla presente legge sono
tenuti a comunicare alla Provincia competente il movimento degli ospiti ai fini
delle rilevazioni statistiche secondo le disposizioni emanate dall’Istituto
nazionale di statistica (ISTAT) e dalla struttura regionale di statistica.
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Art. 40
Gestione e responsabilità.
1. Responsabile delle strutture ricettive è il titolare dell’autorizzazione
all’esercizio, il suo eventuale rappresentante la cui nomina deve risultare
dall’autorizzazione o dalla comunicazione d’inizio attività, o il gestore.
2. I soggetti di cui al comma 1 sono responsabili dell’osservanza della presente
legge e rispondono in solido del pagamento delle sanzioni amministrative.
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Art. 41
Autorizzazione e denuncia di inizio attività delle strutture ricettive soggette
a classificazione.
1. L’apertura delle strutture ricettive alberghiere e delle strutture ricettive
all’aperto è soggetta ad autorizzazione rilasciata dal Comune in cui la
struttura ricettiva è situata, che ne trasmette copia entro trenta giorni alla
Provincia. L’autorizzazione deve contenere le indicazioni relative alla
classificazione assegnata, alla capacità ricettiva, al periodo di apertura e
all’ubicazione della struttura.
2. L’autorizzazione di cui al comma 1 è rilasciata anche ai fini di cui
all’articolo 86 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con
regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 ed abilita ad effettuare, unitamente alla
prestazione del servizio ricettivo, la somministrazione di alimenti e bevande
alle persone alloggiate, ai loro ospiti e a coloro che sono ospitati nella
struttura ricettiva in occasione di manifestazioni e convegni organizzati. La
medesima autorizzazione abilita altresì alla fornitura di giornali, riviste,
pellicole per uso fotografico e di registrazione audiovisiva, cartoline e
francobolli alle persone alloggiate, nonché ad installare, ad uso esclusivo di
dette persone, attrezzature e strutture a carattere ricreativo, per le quali è
fatta salva la vigente disciplina in materia di sicurezza e di igiene e sanità.
3. Nelle strutture ricettive all’aperto di cui all’articolo 28 l’autorizzazione
di cui al comma 1 abilita all’esercizio delle attività previste dalla legge
regionale 9 agosto 1999, n. 37 "Norme di programmazione per l’insediamento di
attività commerciali nel Veneto" per le persone alloggiate, i loro ospiti e per
coloro che sono ospitati nella struttura ricettiva in occasione di
manifestazioni e convegni organizzati.
4. L’attività delle strutture ricettive extra-alberghiere soggette a
classificazione può essere intrapresa a seguito di denuncia di inizio di
attività inviata al Comune, su modulo predisposto e fornito dalla Provincia su
modello regionale indicante la classificazione assegnata, la capacità ricettiva,
il periodo di apertura e l’ubicazione della struttura.
5. L’apertura dei rifugi escursionistici e dei rifugi alpini è soggetta a
denuncia di inizio attività inviata al Comune, su modulo predisposto e fornito
dalla Provincia su modello regionale, indicante la capacità ricettiva, il
periodo di apertura e l’ubicazione della struttura.
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Art. 42
Vigilanza ed informazione.
1. La vigilanza sull’osservanza delle norme del presente capo è esercitata dalla
Provincia e dal Comune competenti per territorio.
2. Le province ed i comuni sono tenuti a fornirsi reciprocamente informazioni
circa le rispettive funzioni svolte in attuazione del presente capo ed a
comunicarle, se richieste, alla struttura regionale competente in materia di
turismo.
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Art. 43
Sanzioni amministrative pecuniarie.
1. L’esercizio di una attività ricettiva, anche in modo occasionale, senza
autorizzazione, è soggetta a sanzione amministrativa da euro 1.000,00 a euro
5.000,00 e all’immediata chiusura dell’esercizio.
2. L’inosservanza delle disposizioni in materia di classificazione, da parte
delle strutture ricettive soggette alla stessa, comporta la sanzione
amministrativa da euro 250,00 a euro 1.500,00; nel caso di perdurare della
inosservanza, il Comune provvede alla sospensione della attività previa diffida.

3. La mancata esposizione da parte delle strutture ricettive al pubblico
dell’autorizzazione o delle tabelle prezzi aggiornate comporta la sanzione
amministrativa da euro 150,00 a euro 1.000,00.
4. La mancata esposizione da parte delle strutture ricettive del segno
distintivo assegnato a seguito della classificazione, ovvero la mancata
esposizione da parte delle strutture ricettive dei cartellini relativi alla
pubblicità dei prezzi, comporta la sanzione amministrativa da euro 200,00 a euro
400,00.
5. La mancata esposizione da parte delle strutture ricettive del cartello
indicante il percorso di emergenza antincendio, comporta la sanzione
amministrativa da euro 50,00 a euro 250,00.
6. La chiusura della struttura ricettiva in violazione di quanto previsto in
materia di chiusura dall’articolo 37, comporta la sanzione amministrativa da
euro 250,00 a euro 1.500,00.
7. L’attribuzione alla propria struttura ricettiva con scritti, stampati ovvero
pubblicamente con ogni altro mezzo, di un’attrezzatura non corrispondente a
quella autorizzata o una denominazione o una classificazione diversa da quella
approvata, è soggetta a sanzione amministrativa da euro 200,00 a euro 500,00.
8. La mancata presentazione da parte delle strutture ricettive dei moduli di
comunicazione dei prezzi comporta l’applicazione della sanzione amministrativa
da euro 50,00 a euro 500,00.
9. L’applicazione di prezzi difformi da quelli comunicati da parte delle
strutture ricettive, è soggetta alla sanzione amministrativa da euro 250,00 a
euro 1.500,00.
10. La dotazione, in modo permanente nelle strutture ricettive, escluse le
strutture ricettive all’aperto, di un numero di posti letto superiore a quello
autorizzato è soggetta a una sanzione amministrativa da euro 50,00 a euro 500,00
per ogni posto letto in più.
11. La mancata osservanza da parte delle strutture ricettive alberghiere
dell’obbligo di rimuovere il letto aggiunto alla partenza del cliente, è
soggetta ad una sanzione amministrativa da euro 50,00 a euro 150,00.
12. La mancata comunicazione del movimento degli ospiti ai fini statistici da
parte delle strutture ricettive comporta la sanzione amministrativa da euro
250,00 a euro 500,00.
13. L’accoglienza, da parte delle struttura ricettive all’aperto, di un numero
di persone superiore alla capacità ricettiva massima autorizzata è soggetta ad
una sanzione amministrativa di euro 30,00 per ogni persona e ogni giorno in più.

14. Le sanzioni di cui ai commi 1, 3, 5, 6, 10, 11 e 13 sono comminate dal
comune competente e le somme introitate sono trattenute dallo stesso ente.
15. Le sanzioni di cui ai commi 2, 4, 7, 8, 9 e 12, sono comminate dalla
Provincia competente e le somme introitate sono trattenute dallo stesso ente e
destinate alle funzioni conferite in materia di turismo.
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Sezione V – Disposizioni particolari per le aree attrezzate di sosta temporanea
Art. 44
Aree attrezzate di sosta temporanea.
1. I comuni, per consentire occasionali brevi soste di caravan, autocaravan,
camper e simili mezzi mobili di pernottamento e al di fuori delle strutture
ricettive all’aperto di cui alla presente legge possono istituire aree
attrezzate, riservate esclusivamente alla sosta temporanea e al parcheggio dei
mezzi mobili, compatibilmente con i loro strumenti urbanistici. Le predette
aree, nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 185, comma 7, del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 "Nuovo codice della strada" e
successive modificazioni e all’articolo 378 del regolamento di esecuzione e di
attuazione di cui al D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 e successive modificazioni
devono essere dotate di:
a) pozzetto di scarico autopulente;
b) erogatore di acqua potabile;
c) adeguato sistema di illuminazione;
d) contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti effettuata nel
territorio comunale.
2. L’area di sosta deve essere opportunamente dimensionata in relazione al minor
impatto ambientale possibile e piantumata con siepi ed alberature, che devono
occupare una superficie non inferiore al venti per cento e l’area va indicata
con apposito segnale stradale.
3. La sosta dei mezzi mobili nelle aree riservate esclusivamente alla sosta
temporanea e al parcheggio è permessa per un periodo massimo di quarantotto ore
consecutive.
4. I comuni provvedono alla gestione delle aree di cui al presente articolo
direttamente o mediante apposite convenzioni.
5. La Regione per la realizzazione delle aree attrezzate riservate
esclusivamente alla sosta temporanea ed al parcheggio di mezzi mobili concede
contributi in conto capitale ai comuni.
6. La Giunta regionale per la concessione dei contributi stabilisce criteri e
priorità ai fini di realizzare un’equilibrata dislocazione delle aree attrezzate
nel territorio regionale.
7. I contributi di cui al presente articolo sono concessi nella misura massima
del cinquanta per cento della spesa ritenuta ammissibile, con l’esclusione delle
spese di acquisto dell’area, fino al limite massimo di euro 15.000,00.
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Capo II – Disciplina delle concessioni del demanio marittimo a finalità
turistica e degli stabilimenti balneari
Sezione I – Disciplina delle concessioni demaniali
Art. 45
Funzioni della Regione.
1. La Regione disciplina le funzioni amministrative in conformità alle
disposizioni del Codice della navigazione, del relativo regolamento di
esecuzione e del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito con
modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494 "Disposizioni per la
determinazione dei canoni relativi a concessioni demaniali marittime".
2. Alla Regione spettano le funzioni di:
a) programmazione, pianificazione ed indirizzo generale;
b) raccolta sistematica, catalogazione, archiviazione e numerazione dei dati,
informazioni e grafici sull’uso del demanio marittimo a finalità turistico –
ricreativa;
c) formazione del catasto del demanio marittimo a finalità turistico –
ricreativa;
d) monitoraggio delle opere realizzate e di quelle ammesse a finanziamento
pubblico;
e) verifica dello stato di attuazione della programmazione regionale da parte
dei comuni;
f) predisposizione delle misure di salvaguardia dell’ambiente e controllo di
competenza.
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Art. 46
Funzioni dei comuni.
1. Ai comuni, nel cui territorio sono comprese le aree demaniali marittime, è
trasferita la funzione amministrativa per il rilascio, il rinnovo e ogni
modificazione inerente alle concessioni demaniali marittime, in conformità alle
leggi dello Stato e della Regione ed ai contenuti del piano regionale di
utilizzazione delle aree del demanio marittimo.
2. I comuni trasmettono alla Regione, entro il 28 febbraio di ogni anno, una
relazione sull’attività svolta in relazione alle funzioni esercitate relative
all’anno precedente allegando l’elenco aggiornato delle concessioni, anche su
supporto informatico.
3. I comuni forniscono i dati e le informazioni richiesti dalla Giunta
regionale, che ne fissa anche le modalità di trasmissione.
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Art. 47
Piano regionale di utilizzazione delle aree demaniali marittime.
1. Il Piano regionale di utilizzazione del demanio marittimo a finalità
turistico ricreativa è costituito dalle direttive regionali specificate
nell’allegato S/1 e si attua attraverso i piani particolareggiati comunali degli
arenili redatti in conformità delle predette direttive regionali.
2. Su richiesta dei comuni la Giunta regionale può concedere deroghe alle
direttive regionali di cui all’allegato S/1 motivate dalle caratteristiche
geofisiche e morfologiche dei luoghi.
3. L’adeguamento dei piani alle direttive deve avvenire, entro il 31 dicembre
2005, attraverso la deliberazione di adozione di variante parziale del piano
regolatore generale secondo le procedure semplificate previste dai commi da 10 a
14 dell’articolo 50 della legge regionale 27 giugno 1985, n. 61 e successive
modificazioni (6).
4. Trascorso il termine di cui al comma 3, non possono essere adottati né
approvati strumenti urbanistici comunali che non prevedano l’attuazione delle
direttive di cui all’allegato S/1.
5. In attesa di adeguamento dei piani i comuni possono rilasciare nuove
concessioni purché in conformità con le direttive contenute nel piano regionale
di utilizzazione delle aree demaniali marittime.
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(6) Comma così modificato dall’art. 5 L.R. 24 dicembre 2004, n. 35.

Art. 48
Procedura per il rilascio, rinnovo e variazione del contenuto delle concessioni.

1. Le domande per il rilascio, il rinnovo e modificazioni delle concessioni di
cui alla presente legge devono essere presentate presso i competenti uffici
corredate dalla documentazione prevista dall’allegato S/2 e con le procedure di
cui all’allegato S/3.
2. La domanda è pubblicata mediante affissione nell’albo del Comune. Tale
pubblicazione deve aver luogo entro venti giorni dalla ricezione della domanda.
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Art. 49
Canone e imposta regionale sulle concessioni.
1. Le concessioni sono soggette al pagamento del canone nella misura stabilita
dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494 e dell’imposta regionale nella misura
stabilita dalla legge regionale 17 gennaio 1972, n. 1 "Disciplina dell’imposta
sulle concessioni statali" e successive modifiche ed integrazioni.
2. Le funzioni relative all’accertamento e riscossione dell’imposta, al
contenzioso tributario e all’eventuale rappresentanza in giudizio sono
trasferite ai comuni.
3. Per l’esercizio delle funzioni conferite è assegnato a ciascun Comune il
sessanta per cento dell’imposta regionale riscossa, oltre le somme introitate a
titolo di sanzioni amministrative e tributarie ed i relativi interessi.
4. Le amministrazioni comunali provvedono, entro il 28 febbraio dell’anno
successivo a quello della riscossione, a riversare alla Regione la quota di
spettanza dell’imposta regionale riscossa.
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Art. 50
Deposito cauzionale.
1. I concessionari, a garanzia dell’osservanza degli obblighi assunti con la
concessione, provvedono a stipulare polizza fideiussoria per un importo pari al
doppio del canone annuo da effettuarsi prima del rilascio dell’atto concessorio.

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Art. 51
Esecuzione delle opere, vigilanza.
1. Dopo il rilascio dell’atto di concessione, il Comune immette il
concessionario nel possesso dei beni oggetto della concessione. La consegna
risulta da processo verbale.
2. Il rilascio della concessione non è sostitutivo di altri atti autorizzatori o
concessori previsti dalla vigente normativa.
3. L’esecuzione delle opere è soggetta alla vigilanza ed al collaudo
dell’ufficio tecnico comunale che vi provvede entro sessanta giorni dalla
richiesta. Trascorso inutilmente tale termine al collaudo può provvedere
l’ufficio regionale del genio civile addebitando i relativi costi all’ufficio
comunale competente.
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Art. 52
Revoca, decadenza della concessione e affidamento ad altri delle attività
oggetto di concessione.
1. Le concessioni sono revocabili in tutto o in parte con provvedimento
adeguatamente motivato del Comune competente per territorio.
2. In caso di revoca della concessione per motivi di interesse pubblico non
riconducibili a fatto del concessionario o per contrasto sopravvenuto con il
piano regionale di utilizzazione di cui all’articolo 47, i concessionari hanno
la preferenza nell’assegnazione di nuove concessioni.
3. Il Comune competente per territorio può dichiarare la decadenza della
concessione nei casi previsti dall’articolo 47 del Codice della navigazione.
4. Il concessionario, previa autorizzazione del Comune, può affidare
temporaneamente ad altri soggetti la gestione dell’attività oggetto della
concessione.
5. Il concessionario può, altresì, previa autorizzazione del Comune, affidare ad
altri soggetti la gestione di attività secondarie nell’àmbito della concessione.

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Art. 53
Subingresso.
1. Il concessionario deve esercitare direttamente la concessione.
2. L’autorizzazione al subingresso, disciplinata dall’articolo 46 del Codice
della navigazione, è data dal Comune competente per territorio.
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Art. 54
Concorso e rinnovo delle concessioni.
1. In sede di concorso di domande di nuove concessioni si applicano i criteri e
le disposizioni di cui all’articolo 37 del Codice della navigazione così come
modificato dall’articolo 02 della legge 4 dicembre 1993, n. 494.
2. Le concessioni hanno durata di sei anni. Alla scadenza si rinnovano
automaticamente per altri sei anni e così successivamente ad ogni scadenza,
fatto salvo quanto previsto all’articolo 42, comma 2, del Codice della
navigazione.
3. I comuni adottano tutti i mezzi e gli strumenti più idonei a dare adeguata
pubblicità alla legge regionale avuto particolare riguardo agli obblighi che ne
derivano per i titolari di concessioni demaniali.
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Art. 55
Vigilanza.
1. Ferme restando le funzioni di polizia marittima disciplinate dal Codice della
navigazione e dal relativo regolamento di esecuzione, le funzioni di vigilanza
sull’utilizzo delle aree del demanio marittimo destinate ad uso turistico
ricreativo sono esercitate dal Comune territorialmente competente.
2. In casi di particolare gravità e di recidiva il Comune adotta rispettivamente
i provvedimenti di sospensione da uno a sei mesi e di decadenza della
concessione medesima.
3. I comuni, qualora accertino che sulle aree demaniali marittime in concessione
sono state eseguite opere non autorizzate o che le aree stesse siano utilizzate
senza titolo o in difformità dal titolo concessorio, adottano i provvedimenti
sanzionatori conseguenti.
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Art. 56
Valenza turistica.
1. La Giunta regionale, in applicazione dell’articolo 6 del decreto ministeriale
5 agosto 1998, n. 342 "Regolamento recante norme per la determinazione dei
canoni relativi a concessioni demaniali marittime per finalità turistico –
ricreative" individua le aree del proprio territorio da classificare nelle
categorie A, B e C sulla base dei criteri armonizzati sul piano nazionale ai
sensi dell’articolo 4 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 del requisito di alta,
normale e minore valenza turistica, sentiti i comuni competenti per territorio e
tenuto conto tra l’altro dei seguenti elementi:
a) caratteristiche fisiche, ambientali e paesaggistiche;
b) grado di sviluppo turistico esistente;
c) stato delle acque con riferimento alla balneabilità;
d) ubicazione ed accessibilità agli esercizi;
e) caratteristiche delle strutture, delle attrezzature e dei servizi, nelle
tipologie di insediamento individuate nell’allegato S/4.
2. La classificazione può essere verificata ogni quattro anni su proposta dei
comuni.
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Sezione II – Disciplina degli stabilimenti balneari.
Art. 57
Stabilimenti balneari.
1. Sono stabilimenti balneari le strutture attrezzate per la balneazione con
ombrelloni, sedie sdraio e lettini.
2. Gli stabilimenti balneari possono avere attrezzature fisse o di facile
rimozione, come spogliatoi, cabine e capanne. Possono essere altresì dotati di
altri impianti e attrezzature per la somministrazione di alimenti e bevande e
per l’esercizio delle attività connesse alla balneazione, quali le attività
sportive e per la ricreazione, purché in possesso delle relative autorizzazioni.

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Art. 58
Gestione.
1. Chi intende esercitare l’attività di stabilimento balneare, oltre a
conseguire l’eventuale concessione dell’area demaniale rilasciata secondo la
procedura di cui all’articolo 48, deve effettuare la denuncia di inizio
attività, ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 "Nuove
norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai
documenti amministrativi" e successive modificazioni.
2. La denuncia è presentata al Comune ove ha sede l’esercizio dell’attività, su
modulo approvato dalla Giunta regionale indicante l’ubicazione della struttura,
la capacità ricettiva, il periodo di apertura e corredata dalla documentazione
comprovante il possesso da parte del titolare dell’esercizio medesimo dei
requisiti prescritti.
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Art. 59
Disciplina dei prezzi.
1. I titolari e i gestori degli stabilimenti balneari comunicano, al Comune
competente, i prezzi minimi e massimi, comprensivi di IVA, che intendono
applicare.
2. La comunicazione di cui al comma 1, redatta su apposito modulo fornito dal
Comune su modello regionale, contenente altresì l’indicazione delle
attrezzature, deve essere inviata entro il 1° ottobre di ogni anno, con validità
dal 1° gennaio dell’anno successivo. È consentita una ulteriore comunicazione
entro il 1° marzo dell’anno successivo, per la variazione di prezzi e servizi
che si intendano applicare e fornire a valere dal 1° maggio dello stesso anno
(7).
3. Il Comune, nei trenta giorni successivi alla scadenza del termine di cui al
comma 2, provvede alla vidimazione e alla verifica delle comunicazioni
pervenute. Una copia della comunicazione è inviata alla Regione ed una copia
all’Ente nazionale italiano per il turismo.
4. Nel caso in cui vengano comunicati solo prezzi minimi o solo prezzi massimi,
gli stessi sono considerati come prezzi unici.
5. La mancata o incompleta comunicazione entro il termine previsto, comporta
l’impossibilità di applicare i prezzi superiori a quelli indicati nell’ultima
regolare comunicazione e l’irrogazione della sanzione prevista dall’articolo 60,
comma 2.
6. Per i nuovi stabilimenti balneari o in caso di subingresso, la comunicazione
dei prezzi deve essere presentata contestualmente alla comunicazione di inizio
attività.
7. È fatto obbligo di esporre, in modo ben visibile al pubblico, nella zona di
ricevimento, una tabella con i prezzi conformi all’ultima regolare comunicazione
di cui al comma 1.
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(7) Periodo aggiunto dall’art. 6, L.R. 24 dicembre 2004, n. 35.

Art. 60
Sanzioni.
1. L’esercizio dell’attività di stabilimento balneare senza aver effettuato la
prescritta denuncia di inizio attività, comporta la sanzione amministrativa da
euro 1.500,00 a euro 7.700,00 e l’immediata chiusura dell’esercizio.
2. La mancata presentazione dei moduli di comunicazione nei termini di cui
all’articolo 59 comma 2 comporta la sanzione amministrativa da euro 250,00 a
euro 1.500,00.
3. L’applicazione di prezzi difformi da quelli comunicati, comporta la sanzione
amministrativa da euro 250,00 a euro 1.500,00.
4. Le sanzioni sono comminate dal comune competente e le somme introitate sono
trattenute dallo stesso ente e destinate alle funzioni conferite in materia di
turismo.
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Sezione III – Conferimento di funzioni ai comuni in materia di demanio lacuale
relativo al lago di Garda
Art. 61
Funzioni dei comuni rivieraschi del lago di Garda in materia di demanio lacuale.

1. Sono conferite ai comuni rivieraschi del lago di Garda, limitatamente al
demanio lacuale rappresentato dal lago di Garda, le funzioni amministrative
relative a:
a) concessioni di sponde e di spiagge lacuali, di superfici e pertinenze del
lago e relativa polizia idraulica, per finalità turistico-ricreative nonché ai
sensi del regio-decreto 25 luglio 1904, n. 523 "Testo unico delle disposizioni
di legge intorno alle opere idrauliche delle diverse categorie";
b) alla realizzazione di interventi sui beni del demanio lacuale, come elencati
nella lettera a), finalizzati all’uso turistico-ricreativo ed alla manutenzione
ordinaria degli stessi.
2. Entro il trenta giugno di ogni anno, una quota pari al cinquanta per cento
del gettito finanziario complessivo derivante dai canoni dovuti per
l’utilizzazione dei beni del demanio lacuale del lago di Garda, introitato dalla
Regione ai sensi dell’articolo 83, comma 2, della legge regionale 13 aprile
2001, n. 11, nell’esercizio precedente, è attribuita ai comuni rivieraschi del
lago di Garda che la destinano all’esercizio delle funzioni di cui al comma 1.
3. Alle spese di cui al comma 2, per trasferimenti ai comuni rivieraschi del
lago di Garda per le funzioni conferite in materia di demanio lacuale, pari al
cinquanta per cento dei canoni derivanti dalla gestione dei beni del demanio
lacuale, rappresentati dal lago di Garda, introitati sull’U.P.B. E0042 "Proventi
dalla gestione del demanio idrico", si fa fronte con le somme stanziate
all’U.P.B. U0102 "Studi, monitoraggio e controllo per la difesa del suolo", che
viene incrementata mediante prelevamento di euro 578.431,50 per ciascuno degli
anni del triennio 2002-2004 dall’U.P.B. U0006 "Trasferimenti generali per
funzioni delegate agli enti locali" in termini di competenza e cassa per il 2003
e di sola competenza per gli anni 2004 e 2005.
4. Al fine di garantire l’omogeneità della gestione, la Giunta regionale, entro
sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, adotta indirizzi e
direttive per l’esercizio delle funzioni di cui al comma 1.
5. L’esercizio delle funzioni da parte dei comuni decorre dal 1° gennaio 2003.
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Capo III – Operatori del settore della produzione, organizzazione ed
intermediazione di pacchetti turistici.
Sezione I – Individuazione e definizione degli operatori.
Art. 62
Le agenzie di viaggio e turismo.
1. Sono considerate agenzie di viaggio e turismo le imprese che svolgono
l’attività di cui all’articolo 63.
2. Sono, altresì, considerate agenzie di viaggio le imprese esercitanti in via
principale l’attività del trasporto terrestre, marittimo, aereo, lacuale e
fluviale quando siano situate nel territorio regionale e assumano direttamente
l’organizzazione di viaggi, crociere, gite ed escursioni comprendendo
prestazioni e servizi aggiuntivi rispetto a quelli strettamente necessari al
trasporto; sono escluse le imprese o le sedi operative, che provvedono solamente
alla vendita di biglietti delle Ferrovie dello Stato S.p.A.
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Art. 63
Attività delle agenzie.
1. Le agenzie di viaggio e turismo esercitano attività di produzione,
organizzazione di viaggi e soggiorni, intermediazione nei predetti servizi o
anche entrambe le attività, ivi compresi i compiti di assistenza e di
accoglienza ai turisti, secondo quanto previsto dalla convenzione internazionale
relativa al contratto di viaggio (CCV), di cui alla legge 27 dicembre 1977, n.
1084, nonché dal decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111 "Attuazione della
direttiva 90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze e i circuiti tutto
compreso".
2. In particolare rientrano nell’attività delle agenzie di viaggio e turismo:
a) la vendita di biglietti per qualsiasi mezzo di trasporto terrestre o di
navigazione interna sia nazionale che estero, in tutte le forme d’uso;
b) la prenotazione di posti nelle carrozze ferroviarie e in ogni altro mezzo di
trasporto;
c) la vendita di biglietti di passaggio e di cabine per conto di imprese
nazionali o estere di navigazione marittima;
d) la vendita di biglietti di trasporto per le linee nazionali o estere di
navigazione aerea;
e) l’organizzazione di viaggi isolati o in comitiva e di crociere, con o senza
inclusione dei servizi accessori di soggiorno;
f) l’organizzazione di escursioni con o senza accompagnamento, per la visita
della città e dei dintorni, e noleggio di autovettura;
g) l’esercizio delle funzioni di accompagnatore turistico da parte del titolare
o del legale rappresentante purché qualificato, del direttore tecnico e dei
dipendenti qualificati dell’agenzia, esercitato esclusivamente per i clienti
dell’agenzia stessa;
h) la spedizione e il ritiro di bagagli per conto e nell’interesse dei propri
clienti;
i) l’emissione di propri ordinativi per alberghi e vendita di buoni d’albergo
emessi da organizzazioni nazionali o estere;
l) il rilascio e pagamento di assegni turistici e circolari per viaggiatori
quali traveller’s chèque, di lettere di credito emesse da istituti bancari e
cambio di valute, in quanto attinenti a servizi turistici e sempre che il
titolare dell’azienda abbia ottenuto le prescritte autorizzazioni;
m) il rilascio di polizze di assicurazione contro infortuni di viaggio, a
persone o cose, per conto di imprese autorizzate;
n) il servizio di informazioni in materia turistica;
o) la diffusione gratuita di materiale turistico di propaganda e vendita di
guide, orari e simili;
p) la fornitura di speciali prestazioni, purché di interesse turistico anche
indiretto quali visti consolari sui passaporti, vendita di biglietti teatrali o
per manifestazioni di pubblico interesse o convegni, simposi o lotterie;
q) organizzazioni di attività congressuali;
r) ogni altra forma di prestazione turistica a servizio dei clienti.
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Art. 64
Associazioni e organismi senza scopo di lucro.
1. Le associazioni senza fini di lucro, che operano per finalità ricreative,
culturali, religiose o sociali, sono autorizzate ad esercitare le attività di
cui all’articolo 63 esclusivamente per i propri aderenti ed associati, che
risultano iscritti da non meno di due mesi, anche se appartenenti ad
associazioni straniere aventi finalità analoghe e legate tra di loro da accordi
internazionali di collaborazione e purché iscritte nell’elenco speciale di cui
all’articolo 75. A tale fine le predette associazioni devono uniformarsi a
quanto previsto dalla convenzione internazionale relativa al contratto di
viaggio (CCV) resa esecutiva con legge 27 dicembre 1977, n. 1084, dal decreto
legislativo 23 novembre 1991, n. 392, di attuazione della direttiva n.
82/470/CEE Consiglio del 29 giugno 1982 nella parte concernente gli agenti di
viaggi e turismo, e dal decreto legislativo n. 111/1995.
2. Le associazioni di cui al comma 1 stipulano una polizza assicurativa, con
massimale non inferiore a due milioni di euro a garanzia dell’esatto adempimento
degli obblighi assunti ferme restando le disposizioni previste in materia dalla
convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio e dal decreto
legislativo n. 111/1995. I programmi di viaggio devono essere redatti secondo le
indicazioni di cui all’articolo 69.
3. Gli organismi aventi finalità politiche, sindacali, religiose, sportive e
ricreative che senza scopo di lucro organizzano viaggi e gite occasionali fra i
loro aderenti, non sono soggetti ad alcuna iscrizione. Tali organismi devono
comunque stipulare una assicurazione a copertura dei rischi derivanti ai
partecipanti ai viaggi ed alle gite occasionali con massimale non inferiore a
due milioni di euro.
4. Gli enti locali, fatte salve le attività istituzionali svolte ad esclusivo
favore di anziani, minori e portatori di handicap, regolarmente assicurate,
devono avvalersi, per l’organizzazione tecnica di viaggi, di agenzie
autorizzate.
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Sezione II – Procedure per l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio e
turismo.
Art. 65
Richiesta di autorizzazione.
1. La richiesta di autorizzazione è presentata alla Provincia nel cui territorio
l’agenzia di viaggio e turismo intende porre la sede principale, indicando:
a) le generalità e la cittadinanza del richiedente e, ove si tratti di società,
del suo legale rappresentante;
b) le generalità e la cittadinanza del direttore tecnico, se questi sia persona
diversa dal richiedente;
c) la denominazione dell’agenzia;
d) l’ubicazione ove l’agenzia avrà sede;
e) l’attività che l’agenzia intende svolgere e il periodo d’apertura;
f) l’organizzazione e le attrezzature dell’impresa;
g) la consistenza patrimoniale dell’impresa.
2. La richiesta deve essere corredata dai seguenti documenti o relative
dichiarazioni sostitutive:
a) il certificato generale del casellario giudiziale, il certificato dei carichi
pendenti e il certificato di cui alla legge 19 marzo 1990, n. 55 "Nuove
disposizioni per la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altre
gravi forme di manifestazione di pericolosità sociale", tutti di data non
anteriore ai tre mesi, riguardanti il titolare ovvero il legale rappresentante e
i componenti del consiglio di amministrazione della società nonché il direttore
tecnico, qualora trattasi di persona diversa dal richiedente;
b) il certificato del tribunale attestante che nei confronti del titolare ovvero
degli amministratori e del legale rappresentante della società non sono in corso
procedure fallimentari o concorsuali;
c) il certificato d’iscrizione del direttore tecnico all’albo dei direttori
tecnici, di cui all’articolo 78;
d) la copia autenticata dell’atto costitutivo della persona giuridica quando il
richiedente non sia persona fisica.
3. L’apertura di filiali, succursali e altri punti vendita di agenzie già
legittimate ad operare ed aventi la sede principale in Italia non è soggetta ad
autorizzazione, ma a comunicazione di inizio attività alla Provincia ove la
filiale, succursale o punto vendita dell’agenzia è ubicato, nonché alla
Provincia dalla quale è stata rilasciata l’autorizzazione. La comunicazione deve
contenere l’indicazione dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività,
dell’ubicazione della filiale, succursale o altro punto vendita dell’agenzia e
del periodo di apertura. La Provincia verifica il possesso del requisito di cui
all’articolo 66, comma 1.
————————

Art. 66
Autorizzazione all’apertura di agenzia.
1. A seguito alla presentazione della domanda di autorizzazione la Provincia
accerta che la denominazione prescelta non sia uguale o simile ad altre adottate
da agenzie già operanti sul territorio nazionale, fermo restando che non può, in
ogni caso, essere adottata la denominazione di comuni o regione italiani.
1-bis. Le agenzie di viaggio operanti in regime di affiliazione commerciale
possono aggiungere alla denominazione propria dell’agenzia, attribuita in sede
di rilascio dell’autorizzazione, i segni distintivi dell’affiliante con la
indicazione, anche a caratteri ridotti, della dicitura "affiliato" (8).
2. La Provincia completata l’istruttoria ne comunica il risultato al richiedente
che entro il termine di centottanta giorni deve:
a) trasmettere copia della polizza assicurativa stipulata ai sensi dell’articolo
71;
b) trasmettere una dichiarazione che assicura la prestazione del direttore
tecnico (9);
c) produrre un documento da cui risulta la disponibilità dei locali e copia del
relativo certificato di agibilità.
3. Trascorso il termine di cui al comma 2 senza che il richiedente
l’autorizzazione abbia ottemperato agli adempimenti previsti, la domanda di
autorizzazione decade.
4. La Provincia, a seguito dell’istruttoria di cui ai commi 1 e 2, rilascia
l’autorizzazione all’apertura dell’agenzia. L’agenzia di viaggio e turismo deve
essere aperta entro centottanta giorni dalla data del rilascio
dell’autorizzazione, decorsi inutilmente i quali, l’autorizzazione decade.
5. L’autorizzazione ha validità di un anno e si rinnova tacitamente di anno in
anno.
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(8) Comma aggiunto dall’art. 7, comma 1, L.R. 24 dicembre 2004, n. 35.
(9) Lettera così modificata dall’art. 7, comma 2, L.R. 24 dicembre 2004, n. 35.

Art. 67
Contenuto dell’autorizzazione.
1. L’autorizzazione deve indicare espressamente:
a) la denominazione e l’ubicazione dell’agenzia di viaggio;
b) il titolare, e nel caso di società, il legale rappresentante;
c) il direttore tecnico.
2. Ogni modificazione degli elementi di cui al comma 1 relativa al titolare,
alla denominazione o ragione sociale della società comporta il rilascio di una
nuova autorizzazione; le altre modificazioni comportano l’aggiornamento
dell’autorizzazione mediante annotazione.
3. Nelle agenzie di viaggio deve essere esposta in modo ben visibile copia
dell’autorizzazione all’esercizio e della comunicazione di inizio dell’attività.

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Art. 68
I periodi di apertura.
1. Le agenzie di viaggio e turismo e le loro filiali hanno periodi di apertura
annuali o stagionali.
2. Il periodo stagionale non può essere inferiore a sei mesi per anno.
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Art. 69
Redazione e diffusione dei programmi.
1. I programmi concernenti l’organizzazione di viaggi, crociere, gite ed
escursioni diversi dagli inserti pubblicitari di cui al comma 3, diffusi da
agenzie di viaggio e turismo operanti nel territorio regionale, configurano a
tutti gli effetti offerta al pubblico ai sensi dell’articolo 1336 del codice
civile e devono contenere indicazioni precise su:
a) il soggetto produttore o organizzatore;
b) le date di svolgimento;
c) la durata complessiva e il numero dei pernottamenti;
d) le quote di partecipazione con l’indicazione del prezzo globale
corrispondente a tutti i servizi forniti e dell’eventuale acconto da versare
all’atto dell’iscrizione, nonché delle scadenze per il versamento del saldo;
e) la qualità e quantità dei servizi con riferimento all’albergo o altro tipo di
alloggio, al numero dei pasti, ai trasporti, alle presenze di accompagnatore e
guide e a quant’altro è compreso nella quota di partecipazione; in particolare,
per quanto concerne i mezzi di trasporto, devono essere indicate le tipologie e
le caratteristiche dei vettori e, per quanto concerne l’albergo o alloggio,
devono essere indicate l’ubicazione, la categoria e la sua approvazione e
classificazione dello Stato ospitante;
f) i termini per le iscrizioni e per le relative rinunce;
g) le condizioni di rimborso di quote pagate sia per rinuncia o per recesso del
cliente, che per annullamento del viaggio da parte dell’agenzia o per cause di
forza maggiore o per altro motivo prestabilito;
h) il periodo di validità del programma;
i) gli estremi della garanzia assicurativa di cui all’articolo 71 con
l’indicazione dei rischi coperti;
l) il numero minimo di partecipanti eventualmente richiesto per effettuare il
viaggio e la data limite di informazione all’utente dei servizi turistici in
caso di annullamento;
m) gli estremi dell’autorizzazione dell’esercizio dell’attività;
n) le misure igieniche e sanitarie richieste, nonché le informazioni di
carattere generale in materia di visti e passaporti necessarie all’utente dei
servizi turistici per fruire delle prestazioni turistiche previste dai programmi
di viaggio;
o) la dichiarazione che il contratto è sottoposto, nonostante qualsiasi clausola
contraria, alle disposizioni della convenzione internazionale di cui alla legge
n. 1084/1977 e del decreto legislativo n. 111/1995;
p) l’obbligo di comunicare, immediatamente per iscritto o in qualsiasi altra
forma appropriata, al prestatore dei servizi nonché all’organizzatore ogni
mancanza nell’esecuzione del contratto rilevata in loco dal consumatore.
2. Nei documenti di viaggio è fatto riferimento al programma di viaggio ai fini
dell’accertamento dell’esatto adempimento degli impegni assunti.
3. Gli inserti pubblicitari, diffusi attraverso giornali, trasmissioni radio
televisive o altro mezzo di comunicazione, non possono contenere informazioni
difformi dal contenuto dei programmi autorizzati e devono raccomandare la presa
di visione del programma completo presso le agenzie.
4. I programmi nella parte relativa al regolamento di partecipazione sono
redatti in conformità alla convenzione internazionale di cui alla legge n.
1084/1977 nonché al decreto legislativo n. 111/1995.
5. I programmi, prima della stampa e della diffusione, vengono comunicati alla
Provincia e di detta comunicazione si fa espresso riferimento nel programma.
6. Gli obblighi di cui al presente articolo operano anche per le associazioni di
cui all’articolo 64 comma 1.
7. Nei programmi organizzati dalle agenzie di viaggio e turismo per conto delle
associazioni ed organismi di cui all’articolo 64, sono evidenziati, nel
frontespizio, la denominazione dell’associazione/organismo e dell’agenzia.
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Art. 70
Commissioni arbitrali e conciliative.
1. La Provincia promuove tramite le associazioni dei consumatori e le
associazioni di categoria delle imprese di agenzie di viaggio e turismo il
ricorso a commissioni arbitrali e conciliative per la soluzione di controversie
fra imprese di agenzie di viaggio e loro utenti.
2. Ai fini di cui al comma 1 e in funzione del miglioramento della qualità del
servizio, le agenzie di viaggio e turismo possono inserire nei programmi di
viaggio e turismo la previsione delle possibilità di ricorrere a forme di
conciliazione ed arbitrato, anche avvalendosi delle apposite commissioni
istituite presso le camere di commercio industria agricoltura e artigianato.
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Art. 71
Obbligo di assicurazione.
1. Per lo svolgimento della loro attività, le agenzie di viaggio e turismo
stipulano polizze assicurative, con massimale non inferiore a due milioni di
euro e comunque congruo, a garanzia dell’esatto adempimento degli obblighi
assunti verso i clienti con il contratto di viaggio in relazione al costo
complessivo dei servizi offerti, ferme restando le disposizioni previste in
materia dalla convenzione internazionale di cui alla legge n. 1084/1977 e dal
decreto legislativo n. 111/1995.
2. L’agenzia deve inviare, annualmente, alla Provincia territorialmente
competente, la documentazione comprovante l’avvenuto pagamento del premio.
3. La sopravvenuta mancanza di copertura assicurativa accertata in sede di
esercizio delle funzioni di vigilanza, comporta la assunzione di ordinanza di
immediata chiusura dell’esercizio e la pronuncia del provvedimento di revoca
della autorizzazione.
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Art. 72
Sospensione dell’attività.
1. L’attività dell’agenzia di viaggio e turismo può essere sospesa per un
periodo non superiore ai centottanta giorni:
a) per iniziativa del titolare quando si tratti di cause di forza maggiore e
imprevedibili, mediante comunicazione alla Provincia immediatamente dopo
l’evento; in tale ipotesi la sospensione può essere motivatamente prorogata, una
sola volta, per altri sei mesi;
b) per iniziativa della Provincia, quando si tratti di misura cautelare o
sanzionatoria.
2. In caso di sospensione di cui al comma 1 lettera a) non consentita o
prolungata oltre i termini previsti, la Provincia provvede alla assunzione di
ordinanza di immediata chiusura dell’esercizio e alla pronuncia del
provvedimento di decadenza della autorizzazione.
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Art. 73
Cessazione dell’attività.
1. La cessazione dell’attività può avvenire prima della scadenza del periodo
stabilito per iniziativa del titolare quando si tratti di cause di forza
maggiore e imprevedibili, mediante comunicazione alla Provincia o per chiusura
dell’esercizio disposta dalla Provincia a seguito di revoca o decadenza
dell’autorizzazione.
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Art. 74
Elenco provinciale delle agenzie di viaggio e turismo.
1. Le agenzie di viaggio e turismo, autorizzate o oggetto di comunicazione di
inizio attività sono iscritte d’ufficio nell’elenco delle agenzie di viaggio e
turismo istituito in ciascuna Provincia.
2. Nell’elenco sono indicati la denominazione e la ragione sociale di ciascuna
agenzia, le generalità e il domicilio del titolare e del direttore tecnico,
nonché data e periodo di apertura; sono altresì annotati i successivi rinnovi e
le eventuali sospensioni.
3. L’elenco, posto a disposizione del pubblico, è tenuto a cura di ciascuna
Provincia che provvede, altresì, alle ulteriori comunicazioni previste dalla
legge.
4. Le risultanze dell’elenco provinciale sono pubblicate a cura della Provincia,
entro il mese di febbraio di ciascun anno, nel Bollettino ufficiale della
Regione del Veneto.
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Art. 75
Elenco speciale delle associazioni e organismi senza scopo di lucro.
1. Presso ciascuna Provincia è tenuto un elenco speciale delle associazioni di
cui all’articolo 64 comma 1; l’elenco è pubblico e le sue risultanze sono
pubblicate, entro il mese di febbraio di ciascun anno, nel Bollettino ufficiale
della Regione del Veneto a cura della Provincia.
2. L’iscrizione nell’elenco e l’eventuale cancellazione avvengono a richiesta
dell’organismo interessato.
3. Condizione per richiedere l’iscrizione nell’elenco di cui al comma 1 è che le
associazioni possiedano, per disposizione statutaria, organi democraticamente
eletti. Alla domanda di iscrizione nell’elenco speciale deve essere allegata la
seguente documentazione o relative dichiarazioni sostitutive ai sensi di legge:
a) certificato di cittadinanza e di residenza del rappresentante legale,
certificato generale del casellario giudiziario e dei carichi pendenti;
b) copia dell’atto costitutivo e dello statuto;
c) polizza assicurativa di responsabilità civile, con massimale non inferiore a
due milioni di euro, stipulata a copertura dei rischi derivanti ai soci dalla
partecipazione alle attività, nell’osservanza delle disposizioni previste in
materia dalla convenzione internazionale (CCV) di cui alla legge n. 1084/1977,
nonché dal decreto legislativo n. 111/1995. La documentazione comprovante
l’avvenuto pagamento del premio deve essere inviata annualmente;
d) dichiarazione del legale rappresentante dell’associazione, concernente
l’indicazione, del responsabile delegato per le attività turistiche svolte
dall’associazione medesima, che deve risultare iscritto all’albo provinciale dei
direttori tecnici di cui all’articolo 78.
4. L’iscrizione all’elenco di cui al comma 1 consente lo svolgimento delle
attività finalizzate al conseguimento dello scopo sociale nei limiti e secondo
le modalità indicate nell’articolo 64.
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Art. 76
Revoca dell’iscrizione dall’elenco speciale.
1. La violazione reiterata delle norme di cui all’articolo 64 determina la
revoca dell’iscrizione nell’elenco provinciale da parte della Provincia.
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Sezione III – Direttore tecnico
Art. 77
Esame di idoneità per direttore tecnico.
1. La Provincia, con cadenza almeno biennale, indice l’esame per direttore
tecnico. La domanda di partecipazione deve essere presentata alla Provincia alla
quale appartiene il comune di residenza. I candidati devono essere in possesso
dei seguenti requisiti:
a) diploma di scuola secondaria superiore;
b) esercizio di attività lavorativa con mansioni di concetto o superiori presso
agenzie di viaggio e turismo per almeno tre anni, attestato dal datore di
lavoro.
2. L’esercizio dell’attività lavorativa di cui al comma 1, lettera b) è ridotto
a sei mesi per coloro che siano in possesso di diploma universitario in economia
del turismo; nessun periodo è richiesto per chi è in possesso di attestato
relativo a corsi di specializzazione post universitaria in economia e gestione
del turismo.
3. La commissione esaminatrice è così composta:
a) un dirigente della Provincia con funzioni di presidente;
b) un docente o esperto per ciascuna materia d’esame;
c) un docente o esperto per ciascuna lingua straniera scelta dal candidato come
oggetto d’esame.
4. Le funzioni di segretario sono esercitate da un dipendente provinciale.
5. Per ogni membro effettivo e per il segretario della commissione viene
nominato un membro supplente.
6. Ai componenti e al segretario della commissione esaminatrice è corrisposto un
compenso e, ove spetti, il rimborso delle spese di viaggio.
7. Le prove sono finalizzate a verificare il possesso delle seguenti capacità
professionali:
a) la conoscenza delle tecniche di amministrazione e organizzazione delle
agenzie di viaggio e turismo in relazione alle attività previste dall’articolo
63;
b) la conoscenza tecnica, legislativa e geografica del settore turistico;
c) la conoscenza di due tra le principali lingue estere europee.
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Art. 78
Albo provinciale dei direttori tecnici.
1. Sono iscritti all’albo provinciale dei direttori tecnici:
a) coloro che hanno superato l’esame di cui all’articolo 77;
b) i direttori tecnici che hanno conseguito l’abilitazione in altre province o
in altre regioni e operano presso agenzie di viaggio aventi sede nella
Provincia;
c) i cittadini di tutti gli stati membri dell’Unione europea, residenti in una
Provincia del Veneto, in possesso dei requisiti e delle condizioni di cui
all’articolo 4 del D.Lgs. n. 392/1991;
d) i direttori tecnici, residenti in una delle province del Veneto, cittadini di
stati non appartenenti all’Unione europea, in possesso di titolo abilitante
equiparato, in base al principio di reciprocità, a quello previsto dal presente
testo unico.
2. Ai fini dell’accertamento dei requisiti e delle condizioni di cui
all’articolo 4 del decreto legislativo n. 392/1991, correlate alla richiesta di
apertura di una nuova agenzia o di variazioni successive inerenti alla persona
che ha la direzione tecnica della stessa, i titolari individuali di agenzie di
viaggio e i loro institori, ovvero i loro soci o rappresentanti legali che
abbiano prestato effettive attività lavorativa in agenzie di viaggio in modo
continuativo, sono equiparati ai dirigenti o ai loro dipendenti di cui al
decreto legislativo n. 392/1991 sulla base dell’attività svolta e per i periodi
di tempo ivi previsti.
3. Per le medesime finalità di cui al comma 2 i lavoratori subordinati che
abbiano operato presso agenzia di viaggio e turismo con responsabilità di almeno
un reparto, inquadrati nella posizione di quadri o di primo o secondo livello in
base al contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria, sono
equiparati ai dirigenti di cui al decreto legislativo n. 392/1991.
4. Con deliberazione della Giunta regionale sono stabilite le modalità e la
documentazione necessarie ad accertare le situazioni di cui ai commi 2 e 3.
5. L’albo è pubblico. Le risultanze dell’albo provinciale sono pubblicate a cura
della Provincia entro il mese di febbraio di ciascun anno nel Bollettino
Ufficiale della Regione del Veneto.
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Sezione IV – Vigilanza e sanzioni
Art. 79
La vigilanza.
1. La vigilanza sulle norme della presente sezione è esercitata dalla Provincia
competente per territorio.
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Art. 80
Le sanzioni.
1. L’esercizio, anche occasionale, dell’attività di cui all’articolo 63, in
assenza della prescritta autorizzazione, salvo quanto previsto dall’articolo 64
è soggetto a una sanzione amministrativa da euro 5.000,00 a euro 13.000,00 e
alla assunzione di ordinanza di immediata chiusura dell’esercizio; la sanzione
pecuniaria è raddoppiata in caso di recidiva.
2. La violazione delle condizioni autorizzative o la violazione delle norme di
cui all’articolo 68, comporta, previa diffida, la sospensione di cui
all’articolo 72, comma 1 lettera b), disposta dalla Provincia, qualora decorra
inutilmente il termine assegnato, di durata non superiore a trenta giorni, per
la regolarizzazione. In caso di perdurante inosservanza delle condizioni
autorizzative o delle disposizioni di cui all’articolo 68, la Provincia provvede
alla assunzione di ordinanza di immediata chiusura dell’esercizio e alla
pronuncia di provvedimento di revoca della autorizzazione.
3. La formulazione di programmi di viaggio in violazione delle disposizioni di
cui all’articolo 69 comporta una sanzione amministrativa da euro 500,00 a euro
1.500,00.
4. L’attribuzione, con qualsiasi mezzo di comunicazione, alla propria agenzia di
una denominazione diversa da quella denunciata da parte del titolare, è soggetta
a una sanzione amministrativa da euro 500,00 a euro 2.000,00.
5. La mancata esposizione al pubblico dell’autorizzazione e della comunicazione
di inizio attività di cui all’articolo 67 comporta il pagamento della sanzione
amministrativa da euro 200,00 a euro 1.000,00.
6. L’esercizio da parte delle associazioni e degli organismi di cui all’articolo
64, commi 1, 3 e 4 delle attività in difformità alle prescrizioni di cui
all’articolo 64 e, limitatamente alle associazioni di cui all’articolo 64 comma
1, in difformità alle prescrizioni di cui agli articoli 69 e 75 è soggetta a
sanzione amministrativa da euro 5.000,00 a euro 15.000,00.
7. Il mancato pagamento delle sanzioni pecuniarie di cui al presente articolo,
comporta:
a) per le agenzie di viaggio e turismo di cui all’articolo 63, la sospensione
della autorizzazione per un periodo non inferiore a centottanta giorni decorsi i
quali si provvede alla pronuncia di decadenza della autorizzazione;
b) per le associazioni senza scopo di lucro di cui all’articolo 64, comma 1, la
sospensione dell’iscrizione all’elenco speciale di cui all’articolo 76, per un
periodo non inferiore a centottanta giorni.
8. Le sanzioni sono comminate dalla Provincia e le somme introitate sono
trattenute dallo stesso ente per l’esercizio delle funzioni trasferite in
materia di turismo.
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Art. 81
I reclami.
1. I clienti delle agenzie di viaggio e turismo e i soci delle associazioni e
degli organismi di cui all’articolo 64, che riscontrino irregolarità nelle
prestazioni pattuite, possono presentare, entro trenta giorni dal rientro dal
viaggio, documentato reclamo alla Provincia, inviandone contemporaneamente copia
all’agenzia interessata.
2. La Provincia, nei successivi trenta giorni, assegna al titolare dell’agenzia
e al rappresentante legale delle associazioni e degli organismi di cui
all’articolo 64 un ulteriore termine di trenta giorni per presentare eventuali
osservazioni.
3. La Provincia, nel caso in cui il reclamo risulti fondato, dà corso al
procedimento relativo all’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 80 e
comunica ai soggetti interessati le determinazioni assunte.
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Capo IV – Disposizioni sulle professioni turistiche
Sezione I – Individuazione e definizione delle figure professionali
Art. 82
Figure professionali.
1. È guida turistica chi, per professione, accompagna persone singole o gruppi
di persone, nelle visite a opere d’arte, a musei, a gallerie, a scavi
archeologici illustrandone le attrattive storiche, artistiche, monumentali,
paesaggistiche e naturali.
2. È accompagnatore turistico, chi per professione, accoglie ed accompagna
persone singole o gruppi di persone in viaggi sul territorio nazionale o estero,
curando l’attuazione del pacchetto turistico predisposto dagli organizzatori,
prestando completa assistenza ai turisti con la conoscenza della lingua degli
accompagnati, fornendo elementi significativi e notizie di interesse turistico
sulle zone di transito.
3. È animatore turistico chi, per professione, organizza il tempo libero di
gruppi di turisti con attività ricreative, sportive, culturali.
4. È guida naturalistico – ambientale chi esercita professionalmente l’attività
di conduzione di persone nelle visite a parchi, riserve naturali, zone di pregio
o tutela ambientale o siti di interesse ambientale così come individuate dalla
legislazione vigente, fornendo notizie ed informazioni di interesse
naturalistico, paesaggistico ed ambientale, con esclusione degli àmbiti di
competenza delle guide alpine; in relazione ai mezzi con cui viene esercitata
l’attività nell’àmbito della professione di guida naturalistico – ambientale, la
Giunta regionale individua la specifica figura professionale di chi esercita la
attività a cavallo o con altro animale.
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Sezione II – Competenze per l’esercizio delle attività di guida, accompagnatore
e animatore turistico e guida naturalistico-ambientale
Art. 83
Competenze delle province.
1. Le province esercitano le funzioni relative a:
a) indizione ed espletamento con cadenza biennale degli esami di abilitazione
all’esercizio delle professioni turistiche;
b) tenuta degli elenchi delle professioni turistiche, ivi comprese le
articolazioni conseguenti alla individuazione di specifiche figure professionali
operata dalla Giunta regionale ai sensi dell’articolo 82, comma 4, cui sono
iscritti d’ufficio:
1) i soggetti che hanno conseguito la abilitazione a seguito di superamento
dell’esame;
2) relativamente all’elenco degli accompagnatori turistici i cittadini di tutti
gli Stati membri della Unione europea, residenti nel Veneto, qualora ricorrano
le condizioni di cui al decreto legislativo 23 novembre 1991, n. 392 di
attuazione della direttiva n. 75/368/CEE e n. 75/369/CEE del Consiglio del 16
giugno 1975 concernenti l’espletamento di attività economiche varie e previa
domanda presentata alla Provincia nel cui àmbito territoriale è ubicato il
comune di residenza;
3) i cittadini di stati non appartenenti alla Unione europea, per i quali
l’autorizzazione all’esercizio delle professioni turistiche è subordinata
all’applicazione di quanto previsto nel Testo unico delle disposizioni
concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello
straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;
c) rilascio del tesserino di riconoscimento su modello fornito dalla Regione;
d) pubblicizzazione delle tariffe per le prestazioni delle professioni
turistiche;
e) promozione ed organizzazione di corsi di aggiornamento e di riqualificazione,
nell’àmbito dei programmi previsti dall’ordinamento della formazione
professionale, anche su segnalazione delle associazioni di categoria delle
professioni turistiche.
2. L’articolazione ed il contenuto delle prove di esame, le modalità di
composizione delle commissioni e di espletamento degli esami di abilitazione e
le modalità di tenuta degli elenchi provinciali sono definite nell’allegato T.
3. Gli elenchi provinciali delle professioni turistiche sono pubblici e le
risultanze sono pubblicate a cura della Provincia, entro il mese di febbraio di
ciascun anno, nel bollettino ufficiale della Regione.
4. Gli iscritti ad un elenco provinciale delle guide turistiche hanno diritto ad
ottenere la abilitazione anche per la lingua straniera per la quale risultano
abilitati in altra Provincia.
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Art. 84
Competenze dei comuni.
1. I comuni capoluogo della Provincia, nel cui territorio si svolge la attività
professionale, rilasciano la licenza avente validità sul territorio provinciale
per l’esercizio della professione di guida turistica.
2. I comuni di residenza rilasciano, subordinatamente all’iscrizione nell’elenco
provinciale per la categoria professionale di appartenenza, la licenza avente
validità sull’intero territorio regionale, per l’esercizio delle professioni di
accompagnatore turistico, animatore turistico, guida naturalistico – ambientale
e sue articolazioni, così come individuate dalla Giunta regionale ai sensi
dell’articolo 82, comma 4.
3. Il contenuto della licenza e le modalità di rilascio sono definite
nell’allegato T.
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Art. 85
Licenza e tesserino di riconoscimento.
1. I titolari di licenza per l’esercizio delle professioni turistiche hanno
l’obbligo di portarla con sé e di esibirla ad ogni controllo.
2. Le guide turistiche, le guide naturalistiche, gli accompagnatori turistici,
gli animatori turistici e i titolari, i legali rappresentanti qualificati, i
direttori tecnici e dipendenti qualificati delle agenzie di viaggio e turismo,
autorizzati a svolgere attività di accompagnatore turistico esclusivamente per i
clienti dell’agenzia, nell’esercizio della loro attività devono portare in
evidenza il tesserino di riconoscimento.
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Sezione III – Obblighi e sanzioni
Art. 86
Divieti.
1. È fatto divieto alle guide turistiche, alle guide naturalistico-ambientali,
agli accompagnatori e agli animatori turistici di svolgere nei confronti dei
turisti attività commerciali o comunque estranee alla professione, anche quando
queste siano esercitate con carattere di occasionalità e congiuntamente ad altre
attività non incompatibili.
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Art. 87
Sospensione e revoca delle licenze.
1. La licenza può essere sospesa per un periodo non superiore a sei mesi:
a) per iniziativa del titolare quando si tratti di cause di forza maggiore e
imprevedibili, mediante comunicazione fatta al comune entro sessanta giorni
dall’evento;
b) per iniziativa del comune, sentito l’interessato, quando si tratti di misura
cautelare o sanzionatoria e nel caso di violazione dei divieti di cui
all’articolo 86.
2. La sospensione può essere motivatamente prorogata, una sola volta, per altri
sei mesi.
3. La licenza è revocata, in qualsiasi momento, per gravi motivi di interesse
pubblico.
4. I provvedimenti relativi alla sospensione e revoca della licenza sono
adottati dal comune e comunicati, oltre che all’interessato, alle province.
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Art. 88
Sanzioni amministrative pecuniarie.
1. Chiunque eserciti, anche occasionalmente, le professioni di cui all’articolo
82, senza essere in possesso della relativa licenza, è soggetto a sanzione
amministrativa da euro 1.000,00 a euro 4.000,00.
2. Chiunque eserciti le professioni turistiche, in possesso di una licenza non
debitamente rinnovata, è soggetto a sanzione amministrativa da euro 250,00 a
euro 500,00.
3. Chiunque nell’esercizio delle professioni turistiche non esibisca la licenza
a un controllo o non tenga in evidenza l’apposito tesserino di riconoscimento è
soggetto a sanzione amministrativa da euro 50,00 a euro 250,00.
4. Chiunque applichi tariffa diversa da quella comunicata ai sensi dell’articolo
83 è soggetto a sanzione amministrativa da euro 1.000,00 a euro 5.000,00.
5. Chiunque per l’espletamento dell’attività delle professioni turistiche di cui
all’articolo 82 si avvalga di soggetti non muniti di licenza, è soggetto a
sanzione amministrativa da euro 1.000,00 a euro 5.000,00, raddoppiabile in caso
di recidiva.
6. Le sanzioni sono comminate dal comune competente e le somme introitate sono
trattenute dallo stesso ente.
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Art. 89
Reclami e vigilanza.
1. I clienti delle guide turistiche, delle guide naturalistico-ambientali, degli
accompagnatori turistici e animatori turistici, che riscontrino irregolarità
nelle prestazioni pattuite, possono presentare, entro trenta giorni dall’evento,
documentato reclamo alla Provincia.
2. La Provincia, sentito il titolare della licenza decide sul reclamo entro
sessanta giorni.
3. Qualora il reclamo risulti fondato, la guida, animatore o accompagnatore è
soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa da euro 250,00 a euro
500,00.
4. La vigilanza sull’osservanza delle norme sulle professioni turistiche è
esercitata dal comune competente per territorio.
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Art. 90
Inapplicabilità.
1. Le disposizioni relative alle professioni turistiche non si applicano nei
confronti di coloro che svolgono le attività di cui all’articolo 82 in modo
occasionale a favore dei soci e assistiti di associazioni che operano per
finalità ricreative, culturali, religiose o sociali, senza scopo di lucro.
2. Le disposizioni relative alle professioni turistiche non si applicano altresì
nei confronti degli insegnanti che svolgono le attività di cui all’articolo 82 a
favore dei loro alunni.
3. Le disposizioni relative alle professioni turistiche non si applicano oltre
che nei confronti dei soggetti di cui ai commi 1 e 2 anche alle attività di
semplice accompagnamento di visitatori per conto delle associazioni Pro loco
svolte occasionalmente e gratuitamente da soggetti appartenenti alle Pro loco
stesse nelle località di competenza delle medesime e con esclusione dei comuni
nei quali si trovano i siti che possono essere illustrati ai visitatori solo da
guide specializzate così come individuati dal D.P.R. 13 dicembre 1995,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 febbraio 1996, n. 49.
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Capo V – Norme transitorie e finali
Art. 91
Norme transitorie per le strutture ricettive soggette a classificazione.
(giurisprudenza di legittimità)
1. Restano confermate le classificazioni effettuate sino all’entrata in vigore
della presente legge nonché le procedure di classificazione delle strutture
ricettive alberghiere avviate dalla Provincia per il quinquennio 1° gennaio 2003
- 31 dicembre 2007, ai sensi dell’articolo 6 della legge regionale 27 giugno
1997, n. 26 "Disciplina e classificazione delle strutture ricettive
alberghiere".
2. L’adeguamento delle unità abitative, delle suite e delle junior suite in
alberghi, motel, villaggi – albergo e residenze turistico-alberghiere alle
prescrizioni dell’allegato E deve avvenire entro tre anni dall’entrata in vigore
della presente legge.
3. Restano confermate e conservano validità sino al 31 dicembre 2005 le
classificazioni delle strutture ricettive extra-alberghiere soggette a
classificazione effettuate sino all’entrata in vigore della presente legge dalla
Provincia per il quinquennio 1° gennaio 2000 – 31 dicembre 2004, ai sensi
dell’articolo 15 della legge regionale 22 ottobre 1999, n. 49 "Disciplina e
classificazione di alcune strutture ricettive extra-alberghiere" (10).
4. Restano confermate e conservano validità fino al 31 dicembre 2004 le
classificazioni delle strutture ricettive all’aperto effettuate sino all’entrata
in vigore della presente legge dalla Provincia per il quinquennio 1° gennaio
2000 – 31 dicembre 2004, ai sensi dell’articolo 5 e dell’articolo 21, comma 3
della legge regionale 16 dicembre 1999, n. 56 "Disciplina e classificazione dei
complessi ricettivi all’aperto".
5. Restano confermate e conservano validità fino al 31 dicembre 2005 le
classificazioni dei rifugi alpini e dei rifugi sociali d’alta montagna
effettuate sino all’entrata in vigore della presente legge ai sensi della legge
regionale 9 agosto 1988, n. 37 e della legge regionale 18 dicembre 1986, n. 52
"Norme in materia di turismo d’alta montagna" qualora le suddette
classificazioni non siano già state sostituite dalla nuova classificazione ai
sensi del comma 6 (11).
6. In fase di prima applicazione della presente legge, le province entro il 31
dicembre 2005 provvedono alla nuova classificazione dei rifugi alpini e dei
rifugi escursionistici valevole sino al 31 dicembre 2007 (12).
7. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge i
comuni provvedono ad adeguare i propri strumenti urbanistici con la previsione
della disciplina urbanistico – edilizia dei complessi ricettivi all’aperto
esistenti e, ove occorra, con la individuazione delle aree specificatamente
destinate agli insediamenti turistico – ricettivi, in relazione alle indicazioni
della programmazione regionale e provinciale. In sede di formazione di detta
variante, al solo scopo di adeguare i complessi ricettivi all’aperto ai
requisiti minimi previsti dalla classificazione richiesta, con il mantenimento
del numero delle unità abitative e delle piazzole in esercizio, i complessi
esistenti hanno diritto a conseguire un ampliamento delle aree già in uso con
altre aree ad esse adiacenti, nella misura massima del venti percento della
superficie in uso.
8. Trascorso il termine di cui al comma 7 senza che sia stata data attuazione
alle disposizioni in esso contenute, la Regione procede alla nomina di un
commissario ad acta.
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(10) Comma così modificato dall’art. 8, L.R. 24 dicembre 2004, n. 35.
(11) Comma così modificato dall’art. 9, commi 1 e 2, L.R. 24 dicembre 2004, n.
35.
(12) Comma così modificato dall’art. 9, commi 3 e 4, L.R. 24 dicembre 2004, n.
35.

Art. 92
Norma transitoria in materia di adeguamento polizze assicurative.
1. Le agenzie di viaggio e turismo e le associazioni e organismi senza scopo di
lucro già iscritti rispettivamente agli elenchi provinciali delle agenzie di
viaggio e turismo e agli elenchi speciali degli organismi di promozione
turistica senza fini di lucro di cui agli articoli 14 e 15 della legge regionale
30 dicembre 1997, n. 44 "Nuove norme sulle agenzie di viaggio e turismo e sugli
altri organismi operanti nella materia", sono tenuti a provvedere
all’adeguamento del massimale delle polizze assicurative ai limiti previsti
nella presente legge entro il termine di novanta giorni dalla sua entrata in
vigore; l’inutile decorso del termine comporta per le agenzie di viaggio e
turismo la chiusura dell’esercizio fino all’adeguamento, salvo quanto previsto
dall’articolo 72.
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Art. 93
Norme transitorie in materia di professioni turistiche.
1. Agli esami di abilitazione alla professione di direttore tecnico di agenzie
di viaggio e turismo, di guida, accompagnatore ed animatore turistico e di guida
naturalistico ambientale banditi alla data di entrata in vigore della presente
legge si applicano le disposizioni vigenti alla data del bando.
2. Sono riconosciuti animatori turistici e guide naturalistico-ambientali coloro
che alla data di entrata in vigore della presente legge hanno svolto documentata
attività nella professione per almeno due stagioni turistiche o conseguito
apposito attestato a seguito di frequenza di corso di formazione professionale
autorizzato dalla Regione rispettivamente per l’area dell’animazione turistica e
per l’area della conduzione a visite di siti di interesse
naturalistico-ambientale.
————————

Art. 93-bis
Norme transitorie in materia di professioni turistiche.
1. Agli esami di idoneità per direttore tecnico di agenzia di viaggio e turismo
e di abilitazione alle professioni di guida, accompagnatore ed animatore
turistico e guida naturalistico-ambientale, già banditi alla data di entrata in
vigore delle modifiche intervenute alla presente legge o ai suoi allegati, si
applicano le disposizioni vigenti alla data del bando (13).
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(13) Articolo aggiunto dall’art. 10, L.R. 24 dicembre 2004, n. 35.

Art. 94
Modifiche degli allegati.
1. Gli allegati di cui al presente titolo possono essere modificati con delibera
della Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare.
2. Gli allegati di cui al capo secondo del presente titolo possono essere
modificati anche su proposta dei comuni.
————————

TITOLO III
Sviluppo dell’offerta turistica regionale
Capo I – Norme generali
Sezione I – Criteri generali di finanziamento
Art. 95
Finalizzazione dei finanziamenti.
1. I criteri e le procedure per l’attuazione degli interventi regionali a
sostegno dei processi di qualificazione e potenziamento dell’offerta turistica
veneta sono finalizzati a:
a) orientare l’offerta turistica alle esigenze della corrispondente domanda
interna ed estera, garantendo nel contempo la conservazione e la valorizzazione
delle sue tipicità;
b) orientare e sostenere i processi di integrazione tra gli interventi di
qualificazione dell’offerta degli enti locali e strumentali, delle autonomie
funzionali e delle imprese operanti nel turismo, promuovendo ed incentivando il
sistema degli organismi di garanzia collettiva fidi;
c) promuovere processi di qualificazione e specializzazione dell’offerta,
privilegiando interventi in grado di produrre effetti moltiplicatori delle
azioni nei sistemi turistici locali così come individuati dall’articolo 13.
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Art. 96
Categorie d’interventi regionali.
1. La Regione persegue il raggiungimento delle finalità di cui all’articolo 95,
mediante:
a) interventi di qualificazione dell’offerta turistica, realizzati da piccole e
medie imprese di cui all’articolo 97, comma 1, lettera a) e dai soggetti di cui
all’articolo 97, comma 1, lettera c);
b) interventi di integrazione dei fondi rischi o dei patrimoni di garanzia dei
soggetti di cui all’articolo 97, comma 1, lettera d);
c) progetti d’interesse pubblico per azioni realizzate dai soggetti di cui
all’articolo 97, comma 1 lettera b), anche in compartecipazione con la Regione e
progetti di interesse regionale, anche in compartecipazione con uno o più
soggetti di cui all’articolo 97, comma 1, lettera b).
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Art. 97
Soggetti beneficiari.
1. Possono beneficiare delle agevolazioni finanziarie previste dalla presente
sezione:
a) le piccole e medie imprese turistiche e loro consorzi operanti nel settore
con almeno una azienda localizzata nel Veneto, così come definite dalla
legislazione nazionale, nonché altre piccole e medie imprese come definite dalla
Raccomandazione n. 96/C del 3 aprile 1996 pubblicata sulla GUCE L 107 del 30
aprile 1996 ed operanti prevalentemente in settori collegati al turismo, di cui
all’allegato U;
b) gli enti locali, i loro enti strumentali e le autonomie funzionali, gli enti
strumentali regionali e le società a prevalente capitale pubblico locale;
c) le associazioni ed enti privati non commerciali senza finalità di lucro che
svolgono attività di gestione delle strutture ricettive di cui all’allegato U,
n. 3) nonché le persone fisiche che gestiscono direttamente le strutture
ricettive di cui all’allegato U, n. 4) per le quali la legislazione regionale
non prevede il regime d’impresa;
d) le cooperative di garanzia e consorzi fidi con sede legale nel Veneto
caratterizzati da partecipazione prevalente delle piccole e medie imprese dei
settori del turismo e del commercio e costituiti da almeno cento soci;
e) i proprietari ed i titolari dei diritti reali sui complessi immobiliari in
cui è esercitata attività di impresa turistica, così come definita dalla
legislazione nazionale (14).
2. In relazione ai soggetti di cui al comma 1, lettera a) si intende prevalente
l’attività dalla quale è derivato il maggior ammontare dei proventi.
3. La Giunta regionale sentita la competente Commissione consiliare, può
modificare l’allegato U.
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(14) Vedi, anche, la Delib.G.R. 22 dicembre 2004, n. 4249.

Art. 98
Tipologie di agevolazioni e regime di aiuto.
1. I benefìci di cui al presente capo sono costituiti da:
a) finanziamenti agevolati ai soggetti di cui all’articolo 97, comma 1, lettera
a) ed e), mediante l’istituzione di fondi di rotazione;
b) contributi in conto capitale in favore dei soggetti di cui all’articolo 97,
comma 1, lettere b), c) e d);
c) contributi in conto interessi in favore dei soggetti di cui all’articolo 97,
comma 1, lettera b), sulla base di apposita convenzione con gli Istituti di
credito;
d) concessione di garanzie agevolate a favore dei soggetti di cui all’articolo
97, comma 1, lettere a), b), c) ed e) e concessione di controgaranzie agevolate
a favore dei soggetti di cui all’articolo 97 comma 1 lettera d), mediante
l’istituzione di un fondo di garanzia e controgaranzia regionale.
2. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, determina
la misura delle agevolazioni individuate dal comma 1.
3. Il presente regime di aiuto è concesso nel rispetto di tutte le condizioni
previste dal regolamento (CE) numero 70/2001 della Commissione del 12 gennaio
2001 relativo all’applicazione degli articoli 87 ed 88 del trattato CE agli
aiuti di stato a favore delle piccole e medie imprese pubblicato nella GUCE del
13 gennaio 2001, n. L 10.
4. Sono altresì finanziabili iniziative non eccedenti la soglia degli aiuti de
minimis, previsti dall’articolo 2 del regolamento (CE) numero 69/2001 della
Commissione del 12 gennaio 2001, pubblicato nella GUCE del 13 gennaio 2001, n. L
10 per qualunque tipo di spesa previsto dalla legge.
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Art. 99
Ripartizione delle risorse.
1. Le risorse finanziarie sono ripartite annualmente tra gli aventi diritto, con
le modalità di cui agli articoli 103, 106 e 107 tra:
a) le strutture ricettive ed i servizi complementari esistenti, identificati
secondo i criteri di cui al comma 2;
b) le strutture ricettive ed i servizi complementari nuovi o da riattivare,
identificati secondo i criteri di cui al comma 3;
c) i progetti di interesse pubblico previsti dall’articolo 106;
d) i progetti di interesse regionale previsti dall’articolo 106;
e) i fondi rischi o i patrimoni di garanzia previsti dall’articolo 107.
2. Per strutture ricettive e servizi complementari esistenti di cui al comma 1,
lettera a), si intendono quelle oggetto di classificazione o autorizzazione
all’esercizio dell’attività alla data di presentazione della domanda per le
agevolazioni previste.
3. Per strutture ricettive e servizi complementari nuovi o da riattivare di cui
al comma 1, lettera b), si intendono quelli privi di classificazione o
autorizzazione all’esercizio dell’attività, alla data di presentazione della
domanda per le agevolazioni previste.
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Art. 100
Iniziative agevolate.
1. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, determina
le tipologie e le modalità delle iniziative agevolate.
2. L’agevolazione è concessa a condizione che l’iniziativa agevolata mantenga la
propria destinazione d’uso per un periodo non inferiore alla durata del mutuo o,
in mancanza, a cinque anni.
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Sezione II – Finanziamenti agevolati a piccole e medie imprese
Art. 101
Fondo di rotazione e di garanzia e controgaranzia.
1. La società finanziaria regionale Veneto Sviluppo S.p.A. gestisce il fondo di
rotazione istituito per agevolare i programmi presentati dai soggetti di cui
all’articolo 97, comma 1, lettera a) ed e) ed il fondo di garanzia e
controgaranzia regionale.
2. La Veneto Sviluppo S.p.A. può integrare il fondo di rotazione con proprie
risorse o con eventuali apporti di istituti di credito o di enti pubblici, in
base ad apposite convenzioni stipulate tra i soggetti interessati.
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Art. 102
Presentazione delle domande da parte delle piccole e medie imprese.
1. Le imprese possono accedere alle agevolazioni previste solo se fornite di
idonea garanzia, e previa verifica della loro solidità finanziaria in relazione
all’eventuale restituzione del finanziamento nei casi di cui all’articolo 108.
2. Le domande di finanziamento sono presentate, anche tramite le cooperative ed
i consorzi di garanzia, alla Veneto Sviluppo S.p.A., la quale provvede alla
relativa istruttoria al fine di accertare la regolarità delle domande.
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Art. 103
Criteri di assegnazione dei finanziamenti.
1. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, determina
i criteri di assegnazione dei finanziamenti ed i requisiti delle relative
garanzie.
2. La Veneto Sviluppo S.p.A. verificata la regolarità ed ammissibilità della
domanda, eroga all’impresa beneficiaria un anticipo nella misura fissata nel
provvedimento di cui al comma 1 su presentazione di una relazione tecnica
concernente l’intervento di qualificazione dell’offerta turistica, della lettera
di finanziamento dell’istituto di credito e del certificato antimafia ed eroga
le rate successive previa presentazione dello stato di avanzamento dei lavori.
3. Il provvedimento di cui al comma 1 è pubblicato nel Bollettino ufficiale
della Regione del Veneto e alla pubblicazione viene data adeguata pubblicità
tramite stampa o altri mezzi informativi.
4. Il fondo di rotazione, fermo restando quanto stabilito dall’articolo 102, è
gestito dalla Veneto Sviluppo S.p.A., che provvede alla concessione dei
finanziamenti e delle garanzie e controgaranzie nonché alla vigilanza sul
corretto utilizzo degli stessi, con le modalità stabilite dal presente articolo.

5. La Giunta regionale, con i provvedimenti di cui al comma 1 e all’articolo 107
definisce il concorso nelle spese generali afferenti alla gestione dei fondi
assegnati in dotazione alla Veneto Sviluppo S.p.A., in misura non superiore allo
0,50 per cento dell’ammontare degli stessi.
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Art. 104
Competenze della Giunta regionale.
1. La Giunta regionale svolge azione di promozione e di informazione nei
confronti dei soggetti beneficiari ed individua specifiche azioni di
monitoraggio, ispezione e controllo sullo stato di attuazione degli interventi
finanziari gestiti dalla Veneto Sviluppo S.p.A.
2. A tal fine la Veneto Sviluppo S.p.A. trasmette alla Giunta regionale ed alla
competente Commissione consiliare una scheda di monitoraggio, le informazioni
finanziarie ed una relazione contenente i risultati e le valutazioni degli
interventi realizzati.
3. Le informazioni di cui al comma 2 formano oggetto di una relazione semestrale
alla Giunta regionale ed alla competente Commissione consiliare e costituiscono
il presupposto del provvedimento di liquidazione delle quote del fondo di
rotazione a favore della Veneto Sviluppo S.p.A.
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Sezione III – Interventi in favore dei garanti delle piccole e medie imprese e
di soggetti pubblici
Art. 105
Contributi in conto capitale ai garanti delle piccole e medie imprese – Criteri
per l’assegnazione.
1. Al fine di favorire l’evoluzione, l’ammodernamento, la razionalizzazione
dell’offerta turistica regionale, la Giunta regionale concorre allo sviluppo
delle cooperative e dei consorzi di cui all’articolo 97, comma 1, lettera d)
assegnando contributi in conto capitale, destinati all’integrazione dei fondi
rischi o del patrimonio di garanzia.
2. La Giunta regionale, ogni anno, stabilisce, nel rispetto dei princìpi di cui
al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 recante disposizioni per la
razionalizzazione degli interventi di sostegno pubblico alle imprese, i
requisiti, i termini e le modalità di presentazione delle domande di contributo,
nonché la documentazione necessaria e determina, sentita la competente
Commissione consiliare, una volta acquisiti dalla Veneto Sviluppo S.p.A. i dati
relativi alle domande presentate ai sensi dell’articolo 102, i criteri per
l’assegnazione dei contributi rispettando comunque i seguenti parametri:
a) nella misura minima del venti per cento con riferimento alle domande
presentate dalle piccole e medie imprese turistiche, così come identificate
dall’allegato U, nn. 1 e 2, ammesse ai finanziamenti e garantite dal singolo
consorzio o cooperativa, in rapporto alla totalità delle relative domande
ammesse ai finanziamenti e garantite dai medesimi consorzi o cooperative;
b) nella misura minima del venti per cento con riferimento alla somma delle
spese ammesse per le piccole e medie imprese turistiche, così come identificate
dall’allegato U, nn. 1 e 2, garantite dai consorzi o dalle cooperative di cui
all’articolo 97, comma 1, lettera d), in rapporto al totale delle relative spese
ammesse;
c) nella misura minima del trenta per cento con riferimento al numero di piccole
e medie imprese turistiche, così come identificate dall’allegato U, nn. 1 e 2, e
presenti in qualità di soci in ciascun consorzio o cooperativa, in rapporto alla
totalità delle piccole e medie imprese turistiche consorziate negli organismi
sociali di garanzia.
3. I contributi di cui al comma 1 sono ripartiti dalla Giunta regionale, entro
il trimestre successivo alla definizione dell’istruttoria ed ammissione al
finanziamento delle domande presentate, fra i consorzi e le cooperative di
garanzia con sede legale nel Veneto.
4. Gli interessi maturati sui contributi concessi dalla Regione ai sensi del
presente articolo, restano destinati al raggiungimento di tali finalità di cui
al comma 1. É consentito l’utilizzo degli interessi maturati sui contributi,
finalizzati alle spese di gestione degli organismi sociali di garanzia,
esclusivamente per la parte eccedente il tasso d’inflazione annuo registrato
dall’ISTAT con riferimento all’esercizio precedente.
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Art. 106
Contributi per progetti d’interesse pubblico e d’interesse regionale.
1. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, nel
rispetto dei princìpi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123, approva
annualmente un provvedimento per la presentazione di progetti diretti al
miglioramento, alla qualificazione ed al potenziamento dell’offerta turistica
territoriale da parte dei soggetti indicati dall’articolo 97, comma 1, lettera
b).
2. Il provvedimento definisce la tipologia delle iniziative ammissibili, con
particolare riguardo a:
a) l’individuazione delle aree territoriali;
b) le tipologie di iniziative da ammettere a contributo nelle differenti aree;
c) gli importi massimi e minimi di spesa ammissibili ai benefìci;
d) le modalità di concessione e la misura dei contributi assegnabili in
relazione ai tipi di iniziativa;
e) i termini di presentazione delle domande e la documentazione richiesta a pena
di decadenza;
f) i criteri di priorità e di preferenza nonché la destinazione delle somme
revocate a qualsiasi titolo;
g) gli indicatori fisici e finanziari per il monitoraggio degli interventi e la
valutazione dei risultati.
3. Il provvedimento di cui al comma 1 può prevedere l’individuazione da parte
della Giunta regionale di progetti a regia regionale che presentino
caratteristiche di rilevante innovazione rispetto all’offerta turistica
regionale, ovvero aventi una considerevole valenza di sperimentazione in
relazione ad uno o più iniziative previste dall’articolo 98, comma 1, lettera c)
da realizzare anche in compartecipazione con uno o più soggetti di cui
all’articolo 97, comma 1, lettera b).
4. I contributi regionali di cui al comma 1, sono concessi in conto capitale dal
dirigente della struttura regionale competente per il turismo fino ad un limite
massimo del settanta per cento della spesa ammessa.
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Sezione IV – Contributi in conto capitale a soggetti privati non operanti a
regime d’impresa
Art. 107
Contributi in conto capitale ai soggetti privati non operanti a regime
d’impresa.
1. Le associazioni ed enti privati non commerciali senza finalità di lucro,
nonché le persone fisiche di cui all’articolo 97, comma 1, lettera c) che
svolgono attività di gestione di strutture ricettive per la quale la
legislazione regionale non richiede il regime di impresa, possono presentare
progetti di qualificazione e potenziamento per le iniziative previste
dall’articolo 100, limitatamente agli esercizi ricettivi così come individuati
dall’allegato U, nn. 3 e 4.
2. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare, determina
il riparto delle risorse finanziarie, nel rispetto dei princìpi del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 123, fissando:
a) l’individuazione delle tipologie di esercizi ricettivi;
b) gli importi massimi e minimi di spesa ammissibili ai benefìci;
c) la modalità di concessione;
d) la misura dei contributi assegnabili in relazione ai tipi d’intervento;
e) i termini di presentazione delle domande e la documentazione richiesta a pena
di decadenza;
f) i criteri di priorità e di preferenza;
g) gli indicatori fisici e finanziari per il monitoraggio degli interventi
finanziati e la valutazione dei risultati raggiunti.
3. I contributi di cui al comma 1 sono in conto capitale ed ammontano fino ad un
limite massimo del settanta per cento della spesa ammessa e sono concessi dalla
Veneto Sviluppo S.p.A., previa istruttoria da parte della stessa.
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Sezione V – Disposizioni finali
Art. 108
Riduzione, revoca, sospensione e decadenza dei contributi.
1. Il dirigente della struttura regionale competente per il turismo e la Veneto
Sviluppo S.p.A., con riferimento alle agevolazioni rispettivamente erogate,
dispongono:
a) la riduzione dell’agevolazione, quando si accerta:
1) una minor spesa effettuata rispetto a quella ammessa a contributo;
2) la violazione del limite di cumulo con altri contributi pubblici, ai sensi
delle vigenti disposizioni comunitarie;
b) la revoca dell’agevolazione:
1) in caso di sua utilizzazione per finalità diverse da quelle per cui il
contributo è stato concesso;
2) nel caso di mancata realizzazione dell’iniziativa ammessa, fatta salva la
possibilità di una sola proroga, su richiesta dell’interessato e per comprovate
cause di forza maggiore;
3) nel caso in cui si accerti la cessazione dell’attività turistica
nell’immobile finanziato nei dieci anni successivi all’erogazione delle
agevolazioni, qualora si tratti dei soggetti di cui all’articolo 97 comma 1,
lettera e);
c) la decadenza in caso di mancata presentazione della documentazione stabilita
nel provvedimento di cui agli articoli 103, 106 e 107 e nel caso di violazione
dell’obbligo di mantenimento della destinazione dell’iniziativa agevolata per un
periodo non inferiore a dieci anni dalla sua ultimazione;
d) la sospensione in via cautelare dell’erogazione dell’agevolazione, qualora si
verifichino situazioni che compromettano l’efficacia dell’intervento avviato.
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Capo II – Interventi di natura settoriale
Sezione I – Turismo di alta montagna
Art. 109
Imprese turistiche di montagna.
1. Le attività svolte per l’esercizio di impianti a fune, di innevamento
programmato e di gestione delle piste da sci, sia per la discesa che per il
fondo, come strumento a sostegno dell’imprenditorialità turistica della montagna
intesa nel suo complesso, sono imprese turistiche di montagna.
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Art. 110
Contributi ai bivacchi fissi.
1. I bivacchi fissi sono locali di alta montagna e di difficile accesso,
allestiti con un minimo di attrezzature per il riparo degli alpinisti. I
bivacchi fissi sono incustoditi e aperti in permanenza. Essi devono essere
conservati in permanenti condizioni di efficienza e a tal fine la comunità
montana competente per territorio di intesa con la sezione del Club alpino
italiano o con altra associazione alpinistica senza fine di lucro proprietaria o
gestore della struttura, svolge sistematica attività di sorveglianza e provvede,
ove occorra, a realizzare nel più breve tempo possibile quanto necessario per
ricostruire l’efficienza della struttura stessa.
2. Le spese per i sopralluoghi a fine di controllo, da affidare a guida alpina o
a personale esperto delle sezioni del Club alpino italiano in numero di almeno
due all’anno per ciascun bivacco fisso vengono rimborsate dalla comunità
montana. È ammesso il contributo della comunità montana, in ragione del
settantacinque per cento, sulle eventuali spese per interventi di ripristino.
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Art. 111
Definizione dei sentieri alpini e delle vie ferrate.
1. Sono definiti:
a) sentieri alpini, i percorsi pedonali che consentono un agevole e sicuro
movimento di alpinisti e di escursionisti in zone di montagna al di fuori dei
centri abitati, per l’accesso a rifugi alpini, rifugi escursionistici, bivacchi
fissi di alta quota o luoghi di particolare interesse alpinistico, turistico,
storico, naturalistico e ambientale;
b) vie ferrate, gli itinerari di interesse escursionistico che si svolgono in
zone rocciose o pericolose, la cui percorribilità, per motivi di sicurezza e per
facilitare la progressione, richiede la installazione di impianti fissi quali
corde, scale, pioli e simili.
2. Sono equiparati alle vie ferrate i tratti di sentiero alpino lungo i quali
sono installati gli impianti fissi di cui al comma 1, lettera b).
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Art. 112
Funzioni amministrative relative ai sentieri alpini e alle vie ferrate.
1. Il Club alpino italiano provvede, a norma dell’articolo 2, lettera b) della
legge 26 gennaio 1963, n. 91 "Riordinamento del Club alpino italiano" e
successive modificazioni, al tracciamento, alla realizzazione e alla
manutenzione dei sentieri alpini.
2. Le funzioni amministrative relative alla realizzazione e gestione delle vie
ferrate, nonché delle opere e degli eventuali impianti fissi miranti a rendere i
sentieri alpini più facili e sicuri, spettano ai comuni. Tali funzioni possono
essere esercitate dalle comunità montane, ai sensi dell’articolo 28 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 "Testo unico delle leggi sull’ordinamento
degli enti locali".
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Art. 113
Progetti relativi a nuovi sentieri alpini e a nuove vie ferrate. Variazioni alla
segnaletica.
1. La realizzazione di nuovi sentieri alpini, di impianti fissi di sicurezza
complementari ai medesimi o di vie ferrate è condizionata all’approvazione dei
relativi progetti da parte della commissione regionale di cui all’articolo 123,
che può formulare osservazioni, determinare o suggerire criteri tecnici da
seguire per la loro attuazione e gestione, anche con riferimento alle
caratteristiche delle attrezzature, degli impianti fissi e dei materiali.
2. È compito della commissione regionale stabilire i criteri da seguire per
uniformare la segnaletica dei sentieri alpini e delle vie ferrate su tutto il
territorio regionale, d’intesa con i competenti organi del Club alpino italiano.

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Art. 114
Catasto regionale dei sentieri alpini e delle vie ferrate.
1. Il catasto regionale dei sentieri alpini e quello delle vie ferrate, nei
quali sono iscritti i sentieri alpini e le vie ferrate che hanno conseguito
l’autorizzazione della commissione regionale, già istituito ai sensi
dell’articolo 12 della legge regionale 18 dicembre 1986, n. 52, è tenuto presso
la struttura regionale competente in materia di turismo.
2. Per ogni sentiero alpino e via ferrata sono riportati in apposita scheda il
comune o i comuni nel cui territorio il percorso si svolge, le caratteristiche,
le difficoltà, il tracciato e gli eventuali impianti fissi di sicurezza o di
progressione esistenti lungo il percorso stesso, nonché il numero distintivo a
esso attribuito.
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Art. 115
Gestione e manutenzione dei sentieri alpini e delle vie ferrate.
1. Le comunità montane, di concerto con il Club alpino italiano e le sue sezioni
per i sentieri alpini, e, fermo restando quanto previsto dall’articolo 112,
comma 2, i comuni e le comunità montane per le vie ferrate, sono tenuti,
nell’esercizio delle rispettive competenze, ad assicurare la manutenzione di
detti percorsi, ad attuarne o ripristinarne la segnaletica e a curare che siano
rispettate le condizioni di sicurezza corrispondenti al livello di difficoltà
dei medesimi. Tali compiti sono svolti utilizzando preferibilmente personale di
particolare esperienza e competenza disponibile presso le sezioni del Club
alpino italiano e, per le vie ferrate e in genere per gli impianti fissi
complementari, le guide alpine e aspiranti guida alpina iscritti nell’apposito
elenco regionale.
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Art. 116
Contributi.
1. La comunità montana, nell’esercizio della funzione amministrativa di cui
all’articolo 5, concede al Club alpino italiano e alle sue sezioni e ai comuni
contributi per la gestione, revisione o modificazione, nuova realizzazione o
eliminazione dei sentieri alpini, delle vie ferrate e dei relativi impianti
fissi di sicurezza, fino al concorso massimo dell’ottanta per cento del costo
degli interventi.
2. A tal fine gli enti interessati presentano apposita domanda alla comunità
montana competente, corredata dal progetto di massima delle opere concordate, a
decorrere dal 1° ottobre alla data, stabilita a pena di decadenza, del 31
dicembre dell’anno solare precedente a quello di riferimento.
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Art. 117
Promozione dell’alpinismo.
1. La Provincia concede alle sezioni del Club alpino italiano operanti sul
territorio provinciale, un contributo annuo non inferiore a 70.000,00 euro per
lo svolgimento di iniziative a carattere educativo e culturale rivolte alla
conoscenza, valorizzazione e conservazione del patrimonio alpinistico, nonché di
iniziative di introduzione alle attività alpinistiche e di aggiornamento del
personale Club alpino italiano.
2. Il contributo è in particolare destinato:
a) alla propaganda dell’educazione alpinistico-naturalistica nelle scuole e
all’organizzazione di corsi giovanili di avviamento alla montagna;
b) all’organizzazione, nelle scuole operanti presso le sezioni del Club alpino
italiano, di corsi di formazione e di introduzione alla frequentazione
dell’ambiente alpino sia nel periodo estivo che invernale; di corsi di
formazione e aggiornamento tecnico e didattico per istruttori, anche attraverso
prove pratiche di materiali e di equipaggiamento.
3. Al fine della concessione del contributo, le sezioni del Club alpino italiano
devono presentare domanda, dal 1° gennaio al 31 gennaio di ogni anno, alla
Provincia, inviandone copia alla delegazione regionale del Club alpino italiano
che esprime parere entro i trenta giorni successivi.
4. La domanda va corredata del programma di attività da svolgere e del
preventivo della spesa.
5. La Provincia delibera la concessione dei contributi e provvede all’erogazione
della quota non superiore al settanta per cento della spesa ammessa, entro il 30
giugno successivo. Il contributo concesso è erogato nella misura del settanta
per cento; il saldo è erogato su presentazione della rendicontazione consuntiva
della spesa sostenuta e dell’attività svolta.
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Art. 118
Potenziamento del soccorso alpino.
1. La Regione agevola l’attività di prevenzione degli infortuni e di soccorso
agli alpinisti ed escursionisti in montagna mediante la concessione di
contributi al servizio regionale di soccorso alpino e speleologico del Corpo
nazionale soccorso alpino e speleologico (C.N.S.A.S.) del Club alpino italiano
operante sul territorio regionale.
2. A tal fine sono ammesse a contributo le seguenti attività:
a) attuazione di iniziative rivolte all’educazione del turista alla prevenzione
degli incidenti alpinistici e speleologici e alla diffusione e conoscenza delle
funzioni e dell’attività del Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico
nell’àmbito regionale;
b) formazione e addestramento dei componenti le squadre di soccorso alpino e
speleologico, compresi i volontari, ivi compreso il pagamento delle coperture
assicurative;
c) gestione organizzativa, tecnica e amministrativa degli interventi di
soccorso, ivi compreso il pagamento di indennità ai componenti volontari delle
squadre di soccorso;
d) adeguamento e ammodernamento del materiale alpinistico e sostituzione di
quello deteriorato o smarrito in operazioni di soccorso;
e) adeguamento e ammodernamento dei mezzi di trasporto necessari per l’attività
di soccorso;
f) adeguamento e ammodernamento di materiale tecnico, informatico, audiovisivo e
attrezzature d’ufficio.
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Art. 119
Concessione dei contributi.
1. Al fine della concessione del contributo, di cui all’articolo 118, il
servizio regionale di soccorso alpino e speleologico presenta domanda alla
Giunta regionale dal 1° gennaio al 31 gennaio di ogni anno, corredata di una
relazione previsionale sull’attività da svolgere, sui mezzi e sul personale da
impiegare e di un articolato preventivo di spesa.
2. La Giunta regionale delibera la concessione dei contributi in misura non
inferiore a euro 380.000,00 e, comunque in misura non superiore al novanta per
cento della spesa ammessa, entro il 30 marzo successivo. Entro il medesimo
termine il contributo concesso è erogato, nella misura del settanta per cento;
la quota residua è erogata a presentazione della rendicontazione consuntiva
della spesa sostenuta e dell’attività svolta.
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Art. 120
Elisoccorso.
1. L’attività del servizio regionale di soccorso alpino e speleologico può
svolgersi anche mediante utilizzazione di elicotteri.
2. Ai fini di cui al comma 1, il servizio può stipulare convenzioni con enti
pubblici o privati autorizzati a svolgere i servizi di volo.
3. Nell’attività di elisoccorso deve essere garantita, ove necessario, la
prestazione di soccorso sanitario, tramite convenzioni con le aziende unità
locali socio sanitarie.
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Art. 121
Promozione e diffusione dell’alpinismo.
1. La Giunta regionale può concedere contributi per pubblicazioni realizzate a
cura della delegazione regionale veneta del Club alpino italiano e di enti e
associazioni operanti senza fine di lucro, e finalizzate:
a) a sviluppare la conoscenza del patrimonio alpinistico regionale;
b) a favorire la prevenzione dell’infortunio in montagna e l’azione del soccorso
alpino;
c) a propagandare l’educazione alpinistico – naturalistica, specialmente nelle
scuole e l’avviamento dei giovani alla montagna.
2. Per ottenere il contributo di cui al comma 1, le sezioni del Club alpino
italiano, tramite la propria delegazione regionale veneta, e gli enti e le
associazioni interessati, presentano al Presidente della Giunta regionale, a
decorrere dal 1° ottobre alla data, stabilita a pena di decadenza, del 31
dicembre dell’anno solare precedente quello di riferimento, apposita domanda
corredata da una relazione illustrativa delle iniziative, dai preventivi di
spesa e da un piano di finanziamento.
3. L’erogazione dei contributi di cui al presente articolo avviene in unica
soluzione, con decreto del dirigente della struttura regionale competente per il
turismo, entro il 30 marzo successivo, a favore delle sezioni del Club alpino
italiano e degli altri enti e associazioni che abbiano realizzato le
pubblicazioni secondo le indicazioni fornite dalla delegazione regionale veneta
del sodalizio.
4. I beneficiari devono presentare, entro il 31 gennaio dell’anno successivo,
una relazione particolareggiata sull’impiego dei contributi e sull’attività
svolta.
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Art. 122
Provvidenze a sostegno del centro polifunzionale del Club alpino italiano al
Passo Pordoi.
1. La Giunta regionale è autorizzata a concedere al Club alpino italiano il
contributo annuo di euro 25.000,00 a sostegno delle spese di gestione del centro
polifunzionale Bruno Crepaz di Passo Pordoi. Il contributo è destinato a:
a) favorire il funzionamento del centro polifunzionale Bruno Crepaz;
b) incrementare l’interesse sociale delle attività dallo stesso svolte o
promosse, per la diffusione di conoscenza, della presenza e delle attività
dell’uomo in alta montagna e dei relativi problemi;
c) organizzare e svolgere corsi di formazione, di preparazione, e di
aggiornamento delle guide alpine, degli aspiranti guida alpina, degli istruttori
di alpinismo e di sci alpinistico;
d) assumere iniziative per lo studio e il perfezionamento delle tecniche di
intervento di soccorso alpino, per lo studio delle tecniche alpinistiche e dei
materiali alpinistici e sci alpinistici e per quello dei problemi
fisiopatologici riguardanti l’uomo in alta montagna.
2. Per ottenere il contributo il Club alpino italiano deve presentare domanda,
corredata del programma e delle previsioni di massima della spesa, dal 1°
ottobre alla data, stabilita a pena di decadenza, del 31 dicembre dell’anno
solare precedente quello di riferimento. Deve inoltre presentare, entro il 31
gennaio dell’anno successivo, una relazione particolareggiata sull’impiego del
contributo e sull’attività svolta.
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Art. 123
Composizione della commissione regionale per i problemi del turismo d’alta
montagna.
1. È istituita la commissione regionale per i problemi del turismo di alta
montagna, composta da:
a) l’assessore regionale al turismo, o suo delegato, che la presiede;
b) un esperto, designato dalla sezione veneta dell’Unione nazionale comuni,
comunità, enti montani (U.N.C.E.M.);
c) un esperto del Club alpino italiano, designato dalla rispettiva delegazione
regionale;
d) un esperto delle guide alpine, designato dal rispettivo comitato regionale;
e) un esperto del corpo di soccorso alpino, designato dalle rispettive
delegazioni regionali;
f) un funzionario tecnico della struttura regionale competente in materia di
turismo;
g) un esperto naturalista, designato dalle associazioni naturalistiche regionali
riconosciute.
2. Funge da segretario un dipendente della struttura regionale competente per il
turismo.
3. Alla commissione possono essere invitati esperti del settore, in relazione
alle materie trattate.
4. La commissione è nominata con deliberazione della Giunta regionale e resta in
carica per la durata della legislatura regionale; i componenti possono essere
riconfermati. Le sedute sono valide con la presenza della maggioranza dei
componenti nominati e le deliberazioni sono assunte con il voto favorevole della
maggioranza dei componenti intervenuti alla seduta.
5. Nell’esercizio delle funzioni a essa attribuite dalla presente legge, la
commissione regionale si attiene a criteri di salvaguardia degli ambienti
naturali, di promozione dell’attività turistica e di tutela della sicurezza
degli escursionisti.
6. Ai componenti della commissione, non dipendenti regionali, spetta l’indennità
di partecipazione, per ogni giornata di seduta e il rimborso delle spese di
viaggio effettivamente sostenute, ai sensi della vigente normativa.
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Sezione II – Disposizioni in materia di turismo in mare a finalità ittica,
escursionistica e ricreativa e pescaturismo
Art. 124
Turismo in mare a finalità ittica, escursionistica e ricreativa.
1. Al fine di arricchire e qualificare l’offerta turistica regionale:
a) alle imprese turistiche che effettuano la attività di trasporto in mare a
fini escursionistici e ricreativi, è consentito l’esercizio del turismo in mare
a finalità ittica;
b) sono consentite le attività di pescaturismo.
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Art. 125
Requisiti e modalità.
1. L’attività di turismo in mare a finalità ittica è finalizzata alla cattura
dello sgombro e può essere effettuata esclusivamente ad unità ferma, con
l’impiego dell’attrezzo denominato canna da pesca e nei limiti stabiliti
dall’articolo 142 del D.P.R. 2 ottobre 1968, n. 1639 concernente la disciplina
della pesca marittima.
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Art. 126
Pescaturismo.
1. Per pescaturismo si intendono le attività intraprese dall’armatore singolo,
impresa o cooperativa di nave da pesca professionale che imbarca sul proprio
natante persone diverse dall’equipaggio per lo svolgimento di attività turistico
ricreative, anche al fine di arricchire, qualificare ed integrare la propria
attività.
2. Nell’àmbito della attività di pesca turismo sono comprese:
a) la pesca mediante l’impiego dei sistemi consentiti dalle norme vigenti;
b) la ristorazione a base di pesce, effettuata a bordo;
c) le attività finalizzate alla conoscenza ed alla valorizzazione della cultura
della pesca dell’ambiente lagunare e delle acque interne.
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Art. 127
Autorizzazione e requisiti per le attività di pesca turismo.
1. Al fine di ottenere l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di pesca
turismo, l’armatore deve presentare domanda presso l’ente competente del luogo
di iscrizione della nave, completa dei documenti di bordo e della prova pratica
di stabilità finalizzata alla attività di pesca turismo, rilasciata da ente
tecnico riconosciuto (15).
2. La autorizzazione ha validità triennale e in sede di rilascio viene fissato
il numero massimo di persone imbarcabili su ciascun natante.
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(15) Comma modificato dall’art. 6, L.R. 3 ottobre 2003, n. 20.

Art. 128
Tempi di svolgimento della attività di turismo in mare a finalità ittica e della
attività pescaturismo.
1. Le attività di turismo in mare a finalità ittica e di pescaturismo possono
essere svolte per tutto il periodo dell’anno, in ore diurne e notturne, nel
rispetto delle norme in materia di navigazione marittima interna, con
particolare riguardo alla sicurezza dei passeggeri e delle imbarcazioni.
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TITOLO IV
Disposizioni finali
Art. 129
Norma finanziaria.
1. Alle spese per il comitato istituito ai sensi dell’articolo 2, comma 2, si fa
fronte con lo stanziamento annualmente iscritto in bilancio all’U.P.B. U0023
"Spese generali di funzionamento".
2. Le spese di natura corrente indotte dall’attuazione della presente legge,
come di seguito specificate:
a) trasferimento alle province per funzioni amministrative esercitate in materia
di attività di informazione, accoglienza turistica, promozione locale, ai sensi
degli articoli 3, 10 e 17;
b) trasferimenti alle comunità montane e alle province per la promozione
dell’alpinismo e l’incentivazione di sentieri alpini, bivacchi e vie ferrate, ai
sensi degli articoli 5, 110, 116 e 117;
c) trasferimenti ai Comuni in materia di concessioni demaniali, ai sensi degli
articoli 4 e 49;
d) interventi a favore del soccorso alpino, di cui agli articoli 118, 119 e 120;

e) promozione in Italia e all’estero dell’immagine del turismo veneto, di cui
all’articolo 2, comma 1, lettera b);
f) promozione e diffusione dell’alpinismo attraverso il Club alpino italiano, ed
altri enti ed associazioni operanti senza fine di lucro ai sensi dell’articolo
121;
g) contributo alle spese di gestione del centro polifunzionale Bruno Crepaz, di
cui all’articolo 122;
h) finanziamento delle strutture associate di promozione turistica, di cui agli
articoli 7 e 8;
trovano copertura, per euro 19.096.500,00 per il 2002 ed euro 18.838.500,00 per
ciascuno degli anni 2003 e 2004, negli stanziamenti già approvati con il
bilancio 2002 e pluriennale 2002-2004 all’U.P.B. U0074 "Informazione, promozione
e qualità per il turismo".
3. Le spese d’investimento indotte dall’attuazione della presente legge, come di
seguito specificate:
a) finanziamento del sistema informativo regionale turistico, di cui
all’articolo 18;
b) finanziamento del fondo di rotazione per le imprese del settore turistico ed
affini operanti a regime di impresa gestito da Veneto Sviluppo S.p.A., di cui
all’articolo 101;
c) finanziamento del fondo per gli operatori del settore turismo privati e no
profit, di cui all’articolo 107;
d) finanziamento del fondo per i progetti di interesse pubblico e di interesse
regionale, di cui all’articolo 106;
e) interventi a favore degli organismi sociali di garanzia tra piccole e medie
imprese turistiche e del commercio, di cui all’articolo 105;
f) concessione di garanzie per il settore turistico, di cui all’articolo 98,
comma 1 lettera d);
g) concessione di contributi ai comuni per la realizzazione di aree di sosta
temporanea di cui all’articolo 44;
trovano copertura, per euro 882.500,00 per il 2002 ed euro 108.500,00 per
ciascuno degli anni 2003 e 2004, negli stanziamenti già approvati con il
bilancio 2002 e pluriennale 2002-2004 all’U.P.B. U0075 "Interventi strutturali
nella rete strumentale ed operativa dell’offerta turistica", nonché per euro
6.561.500,00 per ciascuno degli anni 2002, 2003 e 2004, attraverso l’utilizzo
degli stanziamenti già approvati con il bilancio 2002 e pluriennale 2002-2004
all’U.P.B. U0076 "Interventi di qualificazione, ammodernamento e potenziamento
delle imprese turistiche e degli altri soggetti operanti nel comparto del
turismo", che vengono incrementati per ciascuno degli anni 2003 e 2004 della
somma di euro 6.200.000,00, mediante prelevamento dall’U.P.B. U0186 "Fondo
speciale per le spese d’investimento", partita 11 "Interventi per il turismo",
in termini di competenza.
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Art. 130
Abrogazioni.
1. Sono abrogate le seguenti leggi e disposizioni di leggi regionali:
a) legge regionale 31 agosto 1983, n. 45 "Nuova disciplina relativa all’albo
regionale all’attività delle associazioni Pro – loco" come novellata da:
1) articolo 21 della legge regionale 5 febbraio 1996, n. 6;
2) articolo 19 della legge regionale 3 febbraio 1998, n. 3;
3) articolo 33 della legge regionale 13 aprile 2001, n. 11;
b) legge regionale 18 dicembre 1986, n. 52 "Norme in materia d’alta montagna"
come novellata da:
1) legge regionale 25 gennaio 1993, n. 5;
2) Titolo I della legge regionale 28 dicembre 1993, n. 61;
3) articolo 21 della legge regionale 1 febbraio 1995, n. 6;
4) articolo 44 della legge regionale 5 febbraio 1996, n. 6;
5) articolo 56 della legge regionale 9 febbraio 2001, n. 5;
c) legge regionale 9 agosto 1988, n. 37 "Disciplina e classificazione delle
strutture ricettive extra-alberghiere";
d) legge regionale 16 marzo 1994, n. 13 "Organizzazione turistica della Regione"
come novellata da:
1) legge regionale 22 luglio 1994, n. 32;
2) articolo 23 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 58;
3) articolo 19 della legge regionale 1 febbraio 1995, n. 6;
4) legge regionale 7 aprile 1995, n. 18;
5) articolo 12 della legge regionale 7 settembre 1995, n. 41;
6) articolo 20 della legge regionale 5 febbraio 1996, n. 6;
7) articolo 51 della legge regionale 30 gennaio 1997, n. 6;
8) legge regionale 5 agosto 1997, n. 30;
9) articolo 29 e articolo 55 della legge regionale 12 settembre 1997, n. 37;
10) articolo 22 della legge regionale 3 dicembre 1998, n. 29;
11) legge regionale 9 settembre 1999, n. 44;
12) articolo 41 della legge regionale 28 gennaio 2000, n. 5;
e) legge regionale 27 giugno 1997, n. 24 "Disposizioni particolari in materia di
superfici minime delle camere delle strutture ricettive alberghiere";
f) legge regionale 27 giugno 1997, n. 26 "Disciplina e classificazione delle
strutture ricettive alberghiere" come novellata da:
1) articolo 24 della legge regionale 3 febbraio 1998, n. 3;
2) legge regionale 30 luglio 1999, n. 29;
g) legge regionale 30 dicembre 1997, n. 44 "Nuove norme sulle agenzie di viaggio
e turismo e sugli altri organismi operanti nella materia";
h) legge regionale 30 luglio 1999, n. 28 "Norme per l’esercizio del turismo di
mare a finalità ittica";
i) legge regionale 22 ottobre 1999, n. 49 "Disciplina e classificazione di
alcune strutture ricettive extra-alberghiere" come novellata dall’articolo 16
della legge regionale 11 settembre 2000, n. 19;
l) legge regionale 16 dicembre 1999, n. 56 "Disciplina e classificazione dei
complessi ricettivi all’aperto";
m) legge regionale 7 aprile 2000, n. 11 "Disciplina per lo sviluppo e la
qualificazione dell’offerta turistica regionale" come novellata dall’articolo 25
della legge regionale 9 febbraio 2001, n. 5;
n) legge regionale 7 aprile 2000, n. 13 "Nuova disciplina delle professioni
turistiche";
o) legge regionale 6 aprile 2001, n. 9 "Norme per l’attuazione delle funzioni
amministrative in materia di demanio marittimo",
p) l’articolo 29, comma 1, lettere da a) ad h) e gli articoli 30, 31 e 32 della
legge regionale 13 aprile 2001, n. 11 "Conferimento di funzioni e compiti
amministrativi alle autonomie locali in attuazione del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112.";
q) l’articolo 27 della legge regionale 17 gennaio 2002, n. 2 "Legge finanziaria
regionale per l’esercizio 2002".
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Art. 131
Settori soggetti a disciplina speciale.
1. Gli interventi a favore della aeroportualità turistica del Veneto restano
disciplinati dalla legge regionale 29 dicembre 1988, n. 62 "Interventi a favore
della aeroportualità turistica nel Veneto" e successive modificazioni.
2. L’adesione della Regione del Veneto all’associazione Centro internazionale di
studi sull’economia turistica resta disciplinata dalla legge regionale 23
dicembre 1991, n. 37 "Adesione della Regione del Veneto all’associazione "Centro
internazionale di studi sull’economia turistica" promossa dall’Università di
Venezia".
3. Gli interventi in favore delle imprese ubicate nel territorio dei comuni
della Provincia di Belluno ai sensi dell’articolo 8 della legge 9 gennaio 1991,
n. 19 e successive modificazioni, resta disciplinata dalla legge regionale 7
aprile 1994, n. 18 "Interventi in favore delle imprese ubicate nel territorio
dei comuni della Provincia di Belluno ai sensi dell’articolo 8, della legge 9
gennaio 1991, n. 9" e successive modificazioni.
4. La tutela e la regolamentazione dei campeggi educativo – didattici restano
disciplinati dalla legge regionale 13 aprile 1995, n. 21 "Norme per la tutela e
la regolamentazione dei campeggi educativo didattici" e successive
modificazioni.
5. L’attività agrituristica resta disciplinata dalla legge regionale 18 aprile
1997, n. 9 "Nuova disciplina per l’esercizio dell’attività agrituristica" e
successive modificazioni.
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Allegato A
Sistemi turistici locali
Sistema turistico locale n. 1) – DOLOMITI: CORTINA, AGORDINO, ZOLDO, VAL BOITE,
CADORE, COMELICO E SAPPADA.
Comuni di: Agordo, Alleghe, Cencenighe Agordino, Colle Santa Lucia, Falcade,
Canale d’Agordo, Gosaldo, La Valle Agordina, Livinallongo del Col di Lana,
Rivamonte Agordino, Rocca Pietore, S. Tommaso Agordino, Selva di Cadore, Taibon
Agordino, Vallada Agordina, Voltago Agordino, Forno di Zoldo, Zoldo Alto, Zoppè
di Cadore, Borca di Cadore, Cibiana di Cadore, S. Vito di Cadore, Valle di
Cadore, Vodo di Cadore, Cortina, Auronzo di Cadore, Calalzo di Cadore, Domegge
di Cadore, Lorenzago di Cadore, Lozzo di Cadore, Pieve di Cadore, Vigo di
Cadore, Comelico Superiore, Danta di Cadore, S. Nicolò di Comelico, San Pietro
di Cadore, S. Stefano di Cadore, Ospitale di Cadore, Perarolo di Cadore,
Sappada.
Sistema turistico locale n. 2) – BELLUNO, FELTRE e ALPAGO
Comuni di: Chies d’Alpago, Farra d’Alpago, Pieve d’Alpago, Tambre d’Alpago,
Lentiai, Limana, Mel, Ponte nelle Alpi, Sedico, Sospirolo, Trichiana, Alano di
Piave, Arsiè, Cesio Maggiore, Feltre, Fonzaso, Lamon, Pedavena, Quero, Santa
Giustina Bellunese, San Gregorio nelle Alpi, Seren del Grappa, Sovramonte, Vas,
Castellavazzo, Soverzene, Longarone, Puos d’Alpago, Belluno.
Sistema turistico locale n. 3) – TREVISO
Comuni di: Altivole, Arcade, Asolo, Breda di Piave, Borso del Grappa, Caerano
San Marco, Cappella Maggiore, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelcucco,
Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Cavaso del Tomba, Cessalto, Chiarano,
Cimadolmo, Cison di Valmarino, Codognè, Colle Umberto, Conegliano, Cordignano,
Cornuda, Crespano del Grappa, Crocetta del Montello, Farra di Soligo, Follina,
Fontanelle, Fonte, Fregona, Gaiarine, Giavera del Montello, Godega di
Sant’Urbano, Gorgo al Monticano, Istrana, Loria, Mansuè, Mareno di Piave, Maser,
Maserada sul Piave, Meduna di Livenza, Miane, Mogliano Veneto, Monastier di
Treviso, Monfumo, Montebelluna, Morgano, Moriago della Battaglia, Motta di
Livenza, Nervesa della Battaglia, Oderzo, Ormelle, Orsago, Paderno del Grappa,
Paese, Pederobba, Pieve di Soligo, Ponte di Piave, Ponzano Veneto, Portobuffolè,
Possagno, Povegliano, Preganziol, Quinto di Treviso, Refrontolo, Resana, Revine
Lago, Riese Pio X, Roncade, Salgareda, San Biagio di Callalta, San Fior, San
Pietro di Feletto, San Polo di Piave, Santa Lucia di Piave, San Vendemmiano, San
Zenone degli Ezzelini, Sarmede, Segusino, Sernaglia della Battaglia, Silea,
Spresiano, Susegana, Tarzo, Trevignano, Treviso, Valdobbiadene, Vazzola,
Vedelago, Vidor, Villorba, Vittorio Veneto, Volpago del Montello, Zenson di
Piave, Zero Branco.
Sistema turistico locale n. 4) – BIBIONE e CAORLE
Comuni di: Caorle, San Michele al Tagliamento, S. Stino di Livenza, Annone
Veneto, Cinto Caomaggiore, Gruaro, Teglio Veneto, Fossalta di Portogruaro,
Portogruaro, Pramaggiore, Concordia Sagittaria.
Sistema turistico locale n. 5) – JESOLO ed ERACLEA
Comuni di: Jesolo, Eraclea, S. Donà di Piave, Ceggia, Fossalta di Piave, Meolo,
Musile di Piave, Noventa di Piave, Torre di Mosto.
Sistema turistico locale n. 6) – VENEZIA
Comuni di: Venezia, Cavallino Treporti, Mira, Dolo, Fiesso d’Artico, Strà,
Vigonovo, Mirano, Campagna Lupia, Campolongo Magg., Camponogara, Fossò, Marcon,
Martellago, Noale, Pianiga, Quarto d’Altino, Salzano, S. Maria di Sala, Scorzè,
Spinea.
Sistema turistico locale n. 7) – CHIOGGIA
Comuni di: Chioggia, Cona, Cavarzere.
Sistema turistico locale n. 8) – PADOVA
Comuni di: Albignasego, Agna, Anguillara Veneta, Arre, Arzergrande, Bagnoli di
Sopra, Barbona, Boara Pisani, Borgoricco, Bovolenta, Brugine, Cadoneghe,
Campodarsego, Campodoro, Camposampiero, Campo San Martino, Candiana, Carceri,
Carmignano di Brenta, Cartura, Casale di Scodosia, Casalserugo, Castelbaldo,
Cittadella, Codevigo, Conselve, Corezzola, Curtarolo, Due Carrrare, Fontaniva,
Galliera Veneta, Gazzo, Grantorto, Granze, Legnaro, Limena, Loreggia, Maserà,
Masi, Massanzago, Megliadino San Fidenzo, Megliadino San Vitale, Merlara,
Mestrino, Montagnana, Noventa Padovana, Ospedaletto Euganeo, Padova, Pernumia,
Piacenza d’Adige, Piazzola sul Brenta, Piombino Dese, Piove di Sacco, Polverara,
Ponso, Pontelongo, Ponte San Nicolò, Pozzonovo, Rubano, Saccolongo, Saletto, San
Giorgio delle Pertiche, San Giorgio in Bosco, San Martino di Lupari, San Pietro
in Gu, San Pietro Viminario, Santa Giustina in Colle, Santa Margherita d’Adige,
Sant’Angelo di Piove di Sacco, Sant’Elena, Sant’Urbano, Saonara, Selvazzano
Dentro, Solesino, Stanghella, Terrassa Padovana, Tombolo, Trebaseleghe, Tribano,
Urbana, Veggiano, Vescovana, Vighizzolo d’Este, Vigodarzere, Vigonza, Villa del
Conte, Villa Estense, Villafranca Padovana, Villanova di Camposampiero.
Sistema turistico locale n. 9) – TERME EUGANEE
Comuni di: Abano Terme, Teolo, Torreglia, Arquà Petrarca, Battaglia Terme,
Galzignano Terme, Montegrotto Terme, Monselice, Baone, Este, Cinto Euganeo, Vo,
Lozzo Atestino, Rovolon, Cervarese S. Croce.
Sistema turistico locale n. 10) – VICENZA
Comuni di: Agugliaro, Albettone, Alonte, Altavilla Vicentina, Altissimo,
Arcugnano, Arsiero, Arzignano, Asigliano Veneto, Barbarano Vicentino, Bassano
del Grappa, Bolzano Vicentino, Breganze, Brendola, Bressanvido, Brogliano,
Caldogno, Caltrano, Calvene, Camisano Vicentino, Campiglia dei Berici,
Campolongo sul Brenta, Carrè, Cartigliano, Cassola, Castegnero, Castelgomberto,
Chiampo, Chiuppano, Cismon del Grappa, Cogollo del Cengio, Cornedo Vicentino,
Costabissara, Creazzo, Crespadore, Dueville, Fara Vicentino, Gambellara,
Gambugliano, Grancona, Grisignano di Zocco, Grumolo delle Abbadesse, Isola
Vicentina, Laghi, Lastebasse, Longare, Lonigo, Lugo di Vicenza, Malo, Marano
Vicentino, Marostica, Mason Vicentino, Molvena, Monte di Malo, Montebello
Vicentino, Montecchio Maggiore, Montecchio Precalcino, Montegalda,
Montegaldella, Monteviale, Monticello Conte Otto, Montorso Vicentino, Mossano,
Mussolente, Nanto, Nogarole Vicentino, Nove, Noventa Vicentina, Orgiano,
Pedemonte, Pianezze, Piovene Rocchette, Pojana Maggiore, Posina, Pove del
Grappa, Pozzoleone, Quinto Vicentino, Recoaro Terme, Romano d’Ezzelino, Rosà,
Rossano Veneto, Salcedo, Sandrigo, San Germano dei Berici, San Nazario, San
Pietro Mussolino, San Vito di Leguzzano, Santorso, Sarcedo, Sarego Schiavon,
Schio, Solagna, Sossano, Sovizzo, Tezze sul Brenta, Thiene, Tonezza del Cimone,
Torrebelvicino, Torri di Quartesolo, Trissino, Valdagno, Valdastico, Valli del
Pasubio, Valstagna, Velo d’Astico, Vicenza, Villaga, Villaverla, Zanè,
Zermeghedo, Zovencedo, Zugliano.
Sistema turistico locale n. 11) – ALTIPIANO DI ASIAGO
Comuni di: Asiago,Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana, Rotzo.
Sistema turistico locale n. 12) – GARDA
Comuni di: Brenzone, Malcesine, S. Zeno di Montagna, Torri del Benaco, Affi,
Bardolino, Caprino Veronese, Cavaion Veronese, Costermano, Ferrara di Monte
Baldo, Garda, Castelnuovo del Garda, Lazise, Peschiera del Garda, Valeggio sul
Mincio, Pastrengo, Rivoli Veronese, Bussolengo, Brentino Belluno
Sistema turistico locale n. 13) – VERONA
Comuni di: Albaredo d’Adige, Angiari, Arcole, Badia Calavena, Belfiore,
Bevilacq,ua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Bosco Chiesanuova, Bovolone,
Buttapietra, Caldiero, Casaleone, Castagnaro, Castel d’Azzano, Cazzano di
Tramigna, Cerea, Cerro Veronese, Cologna Veneta, Colognola ai Colli,
Concamarise, Dolcè, Erbè, Erbezzo, Fumane, Gazzo Veronese, Grezzana, Illasi,
Isola della Scala, Isola Rizza, Lavagno, Legnago, Marano di Valpolicella,
Mezzane di Sotto, Minerbe, Montecchia di Crosara, Monteforte d’Alpone,
Mozzecane, Negrar, Nogara, Nogarole Rocca, Oppeano, Palù, Pescantina, Povegliano
Veronese, Pressana, Roncà, Ronco all’Adige, Roverchiara, Roveredo di Guà, Roverè
Veronese, Salizzole, San Bonifacio, San Giovanni Ilarione, San Giovanni
Lupatoto, Sanguinetto, San Martino Buon Albergo, San Ilarione, San Giovanni
Lupatoto, Sanguinetto, San Martino Buon Albergo, San Mauro di Saline, San Pietro
di Morubbio, San Pietro in Cariano, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Sant’Anna
d’Alfaedo, Selva di Progno, Soave, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Sant’Anna
d’Alfaedo, Selva di Progno, Soave, Sommacampagna, Sona, Sorgà, Terrazzo,
Tregnago, Trevenzuolo, Velo Veronese, Verona, Veronella, Vestenanova, Vigasio,
Villa Bartolomea, Villafranca di Verona, Zevio, Zimella.
Sistema turistico locale n. 14) – ROVIGO
Comuni di: Adria, Ariano Polesine, Arquà Polesine, Badia Polesine, Bagnolo di
Po, Bergantino, Bosaro, Calto, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Castelmassa,
Castelnovo Bariano, Ceneselli, Ceregnano, Corbola, Costa di Fratta Polesine,
Gaiba, Gavello, Giacciano con Baruchella, Guarda Veneta, Lendinara, Loreo,
Lusia, Melara, Occhiobello, Papozze, Pettorazza Grimani Pincara, Polesella,
Pontecchio Polesine, Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina, Rovigo, Salara, San
Bellino, San Martino di Venezze, Stienta, Taglio di Po, Trecenta, Villadose,
Villamarzana, Villanova del Ghebbo, Villanova Marchesana.
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Allegato B
Standard tipici degli esercizi di classe internazionale
a) boutique;
b) gioielleria e orologeria;
c) tabaccheria;
d) negozi per oggettistica e souvenir;
e) negozi di lingeria;
f) parrucchiere per donna e/o uomo;
g) negozi di calzature;
h) prodotti tipici locali;
i) sala mostre e sfilate;
l) sala telecomunicazioni (telex, telefax, telefono);
m) farmacia;
n) servizio interno di baby sitting;
o) sala giochi bimbi;
p) casinò;
q) night club;
r) palestra;
s) solarium;
t) estetica;
u) bancomat.
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Allegato C
Requisiti obbligatori per alberghi e motel
REQUISITI OBBLIGATORI PER ALBERGHI E MOTEL STELLE
1 2 3 4 5
1.00 PRESTAZIONE DI SERVIZIO

1.01 SERVIZI DI RICEVIMENTO E PORTINERIA – INFORMAZIONI
1.01.01 Assicurato 16/24 ore con almeno una unità addetta in via esclusiva
per X
ciascun servizio
1.01.02 Assicurato 16/24 ore con almeno una unità addetta in via esclusiva
X
1.01.03 Assicurato 16/24 ore con un addetto X
1.01.04 Assicurato 12/24 ore da un addetto X X

1.02 SERVIZIO CUSTODIA VALORI
1.02.01 Cassetta di sicurezza in tutte le camere/suite/Junior suite/unità
abitative X
1.02.02 in cassaforte dell’albergo e in cassette di sicurezza singole
almeno nel X
50% delle camere
1.02.03 in cassaforte dell’albergo X

1.03 SERVIZIO DI NOTTE
1.03.01 Portiere di notte e servizio di ricevimento notturno X
1.03.02 Portiere di notte X
1.03.03 Addetto disponibile a chiamata X X X

1.04 ACCOGLIMENTO E TRASPORTO INTERNO DEI BAGAGLI
1.04.01 Assicurato 24/24 ore con un addetto in via esclusiva X
1.04.02 Assicurato 16/24 ore con un addetto X
1.04.03 Assicurato 12/24 ore con un addetto X

1.05 SERVIZIO DI PRIMA COLAZIONE
1.05.01 in sala apposita e/o ristorante X X
1.05.02 in sale comuni destinate anche ad altri usi X X
1.05.03 a richiesta del cliente, anche nelle camere/suite/junior
suite/unità abitative X X X

1.06 SERVIZIO DI BAR NEL LOCALE OVE È UBICATO IL BANCO
1.06.01 Assicurato 14/24 ore a cura del personale addetto X X
1.06.02 Assicurato 12/24 ore X X X

1.07 SERVIZIO DI BAR NEI LOCALI COMUNI
1.07.01 Assicurato 16/24 ore a cura del personale addetto X X
1.07.02 Assicurato 12/24 ore a cura del personale addetto X

1.08 SERVIZIO DI BAR NELLE CAMERE/SUITE/JUNIOR SUITE/UNITÀ
ABITATIVE
1.08.01 Assicurato 24/24 ore a cura di una unità addetta X
1.08.02 Assicurato 16/24 ore a cura di una unità addetta X
1.08.03 Assicurato 12/24 ore X

1.09 FRIGO – BAR IN TUTTE LE CAMERE/SUITE/JUNIOR SUITE/UNITÀ
ABITATIVE
1.09.01 frigo bar in tutte le camere/suite/junior suite/unità abitative
X X

1.10 DIVISE
1.10.01 per il personale X X
1.10.02 per gli addetti al ricevimento bar, ristorante, camere X X

1.11 LINGUE ESTERE CORRENTEMENTE PARLATE
1.11.01 dal gestore o direttore (alberghi 5/4 stelle: 2 lingue; alberghi 3
stelle: 1 lingua) X X X
1.11.02 dal personale di ricevimento portineria e informazioni (alberghi 5
stelle: 3 X X X
lingue; alberghi 4 stelle: 2 lingue; albergo 3 stelle: 1 lingua)
1.12 CAMBIO BIANCHERIA
1.12.01 Lenzuola e federe: tutti i giorni X X
1.12.02 Lenzuola e federe: ad ogni cambio di cliente ed almeno tre volte
la settimana X
1.12.03 Lenzuola e federe: ad ogni cambio di cliente ed almeno due volte
la settimana X X
1.12.04 Asciugamani nelle camere o nei bagni: tutti i giorni X X X
1.12.05 Asciugamani nelle camere o nei bagni: ad ogni cambio di cliente ed
almeno tre X X
volte la settimana

1.13 ACCESSORI DEI LOCALI – BAGNO PRIVATI: (1 = vedi nota in calce)
1.13.01 Cestino rifiuti X X X X X
1.13.02 un asciugamano e una salvietta per persona X X X X X
1.13.03 un accappatoio da bagno o telo a persona X X X X X
1.13.04 carta igienica, sacchetti igienici e saponetta X X X X X
1.13.05 Sgabello X X X X X
1.13.06 Asciugacapelli X X
1.13.07 Materiale per pulizia scarpe (in assenza di apparecchi automatici)
X X X

1.14 ACCESSORI NELLE CAMERE/SUITE/JUNIOR SUITE/UNITÀ
ABITATIVE
1.14.01 Documentazione sull’albergo X X
1.14.02 Necessario per scrivere X X X

1.15 LAVATURA E STIRATURA BIANCHERIA
1.15.01 resa entro le 24 ore X X

1.16 PULIZIA NELLE CAMERE/SUITE/JUNIOR SUITE/UNITÀ ABITATIVE
1.16.01 una volta al giorno con riassetto pomeridiano X X
1.16.02 una volta al giorno X X X

2.00 DOTAZIONI, IMPIANTI E ATTREZZATURE
2.01 REQUISITI MINIMI
2.01.01 un lavabo con acqua corrente calda e fredda per ogni camera, ove
non sussista X X X X X
bagno privato
2.01.02 un locale bagno completo ogni dieci posti letto non serviti da un
locale bagno X X X X X
privato
2.01.03 presenza di un locale bagno comune completo per l’intera struttura
X X X X X
2.02 NUMERO LOCALI – BAGNO PRIVATI IN PERCENTUALE RISPETTO AL
NUMERO DELLE CAMERE/SUITE/JUNIOR SUITE/ UNITÀ ABITATIVE
(2 = vedi nota in calce)

2.02.01 cento per cento X X
2.02.02 Ottanta per cento X
2.02.03 Cinquanta per cento X

2.03 CHIAMATA DI ALLARME IN TUTTI I BAGNI (PRIVATI E COMUNI)
2.03.01 Chiamata di allarme in tutti i bagni (privati e comuni) X X X X X

2.04 RISCALDAMENTO (3 = vedi nota in calce)
2.04.01 in tutto l’esercizio X X X X X

2.05 ARIA CONDIZIONATA O IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE (4 = vedi
nota in calce)
2.05.01 in tutto l’esercizio e regolabile dal cliente nelle
camere/suite/junior suite/unità X X
abitative

2.06 ASCENSORE O SERVIZIO DI MONTACARICHI (5 = vedi nota in calce)
2.06.01 Ascensore o servizio di montacarichi (3 = vedi nota in calce) X
X

2.07 ASCENSORE PER CLIENTI (5 = vedi nota in calce)
2.07.01 Qualunque sia il numero dei piani X X
2.07.02 per esercizi con locali oltre i primi due piani (escluso il piano
della reception) X X

2.08 ATTREZZATURE DELLE CAMERE/SUITE/JUNIOR SUITE/UNITÀ
ABITATIVE
2.08.01 letto/i, illuminazione generale, tavolino, armadio, comodino e
sedia X X X X X
2.08.02 Lampade o applique da comodino X X X X X
2.08.03 Impianto di illuminazione adeguato per leggere o scrivere X X X X

2.08.04 Posabagagli X X X X
2.08.05 Poltrona X X

2.09 TELEVISIONE
2.09.01 TV a colori in tutte le camere/suite/junior suite/unità abitative
X X
2.09.02 cavo TV in tutte le camere/suite/junior suite/unità abitative e
fornitura gratuita X
apparecchio su richiesta per almeno il 50% delle camere/suite/junior
suite/unità
abitative
2.09.03 TV a colori ad uso comune X X X
2.09.04 Antenna satellitare X

2.10 RADIO
2.10.01 in tutte le camere/suite/junior suite/unità abitative X X

2.11 CHIAMATA PER IL PERSONALE
2.11.01 Chiamata telefonica diretta X X X
2.11.02 Chiamata con citofono X X

2.12 TELEFONO NELLE CAMERE/SUITE/JUNIOR SUITE/UNITÀ ABITATIVE
2.12.01 Abilitato alla chiamata esterna diretta X X X
2.12.02 non abilitato alla chiamata esterna diretta X

2.13 LINEE TELEFONICHE ESTERNE
2.13.01 due linee telefoniche con apparecchio ad uso comune X
2.13.02 una linea telefonica con apparecchio per uso comune X X X X

2.14 TELEX E/O TELEFAX
2.14.01 telex e/o fax con linea dedicata X X
2.14.02 telex e/o fax X

2.15 AREE AD USO COMUNE
2.15.01 una o più aree ad uso comune di superficie complessiva non
inferiore a mq. 15 X
che può coincidere con la sala ristorante o piccola colazione
2.15.02 di superficie complessiva a mq. 2 per ognuno dei primi venti posti
letto, mq. X
0,75 per ognuno degli ulteriori posti letto fino al quarantesimo posto
letto e di
mq. 0,50 per ogni posto letto oltre il quarantesimo posto letto, che
possono
coincidere con la sala ristorante o piccola colazione
2.15.03 come 2.15.02, maggiorata del quindici per cento X
2.15.04 come 2.15.02, maggiorata del venticinque per cento X
2.15.05 come 2.15.02, maggiorata del cinquanta per cento X

2.16 SERVIZIO RISTORANTE
2.16.01 in locale apposito X

2.17 BAR
2.17.01 in locale apposito [*] X X
2.17.02 in locale comune X
2.17.03 Mobile bar in locale comune X

2.18 SALA RISERVATA PER RIUNIONI
2.18.01 sala riservata per riunioni X X

2.19 INGRESSO PROTETTO DA PORTICO O PENSILINA (5 = vedi nota in
calce)
2.19.01 Ingresso protetto da portico o pensilina X

2.20 INGRESSO SEPARATO PER BAGAGLI (6 = vedi nota in calce)
2.20.01 Ingresso separato per bagagli X X
2.21 LOCALE DI SERVIZIO AI PIANI CON EVENTUALE BAGNO COMUNE
2.21.01 locale di servizio ai piani X X

2.22 SERVIZIO DI PARCHEGGIO RISERVATO/GARAGE
2.22.01 Servizio di parcheggio custodito X
2.22.02 Servizio di parcheggio riservato per almeno il 50% delle
camere/suite/junior X
suite/unità abitative

3.00 QUALITÀ E STATO DI CONSERVAZIONE

3.01 SILENZIOSITÀ
3.01.01 Insonorizzazione di tutte le camere/suite/junior suite/unità
abitative X

3.02 QUALITÀ E STATO DI CONSERVAZIONE
3.02.01 Camere (dotazione da letto, arredi, tendaggi, pavimentazione e
tappeti, pareti,
illuminazione)
Ottimo X X
Buono X
Soddisfacente/decoroso X X

3.02.02 bagni (pareti, pavimenti, arredi, sanitari, rubinetteria)
Ottimo X X
Buono X
Soddisfacente/decoroso X X

3.02.03 sale soggiorno e altri locali comuni (arredi, pavimentazione,
tappeti, pareti,
tendaggi, illuminazione)
Ottimo X X
Buono X
Soddisfacente/decoroso X X

3.02.04 Aspetto esterno (facciata, balconi, serramenti e infissi)
Ottimo X X
Buono X
Soddisfacente/decoroso X X

[*] Detto locale non deve essere obbligatoriamente delimitato da pareti in
muratura ma può essere un’isola delimitata da piante o pannelli mobili,
destinata all’utilizzo esclusivo di bar.
NOTE
[1] Le camere senza bagno privato devono avere i requisiti di cui ai punti:
1.13.01 – 1.13.02 – 1.13.04 – 1.13.05;
[2] per locale bagno completo si intende quello dotato di lavabo, vaso
all’inglese, vasca da bagno o doccia e bidet;
[3] requisito non obbligatorio per strutture ricettive con sola apertura estiva.
In tali strutture, qualora temporaneamente aperte in stagione non estiva, il
riscaldamento deve essere comunque assicurato in tutte le aree dell’esercizio
effettivamente utilizzate.
[4] requisito non obbligatorio per strutture ricettive in località montane;
[5] tale requisito è obbligatorio per le nuove costruzioni; per gli immobili
esistenti l’obbligo sussiste se tecnicamente realizzabile e ove consentito dalle
normative vigenti;
[6] requisito obbligatorio per le nuove costruzioni; per le strutture esistenti
è obbligatorio solo qualora non esistano vincoli urbanistici, architettonici o
ambientali.
————————

Allegato D
Requisiti obbligatori per villaggi albergo e residenze turistico – alberghiere
REQUISITI OBBLIGATORI PER VILLAGGI – ALBERGO E RESIDENZE STELLE
TURISTICO – ALBERGHIERE
2 3 4
1.00 PRESTAZIONE DI SERVIZI

1.01 SERVIZI DI RICEVIMENTO E DI PORTINERIA – INFORMAZIONI
1.01.01 Assicurati 16/24 ore da personale addetto X
1.01.02 Assicurati 14/24 ore da personale addetto X
1.01.03 Assicurati 12/24 ore X

1.02 SERVIZIO DI CUSTODIA VALORI
1.02.01 Cassette di sicurezza nelle unità abitative o cassaforte nella
residenza turistica X
alberghiera
1.02.02 Servizio custodia valori X

1.03 SERVIZIO DI NOTTE
1.03.01 Addetto al servizio di notte X
1.03.02 Addetto disponibile a chiamata X X

1.04 ACCOGLIMENTO E TRASPORTO INTERNO DEI BAGAGLI
1.04.01 Assicurato 12/24 ore X
1.04.02 Assicurato 8/24 ore X

1.05 SERVIZIO PRIMA COLAZIONE
1.05.01 in sala apposita e/o ristorante X
1.05.02 in sale comuni destinate anche ad altri usi X X
1.05.03 a richiesta del cliente anche nelle unità abitative X X

1.06 SERVIZIO DI BAR IN LOCALE COMUNE O NELLE UNITÀ ABITATIVE
1.06.01 Assicurato 14/24 ore X
1.06.02 Assicurato 12/24 ore X

1.07 DIVISE
1.07.01 per il personale X X
1.07.02 per gli addetti al ricevimento, bar, ristorante, camere X

1.08 LINGUE STRANIERE CORRENTEMENTE PARLATE
1.08.01 dal gestore e direttore (residenze a 4 stelle: 2 lingue – a 2
stelle: 1 lingua) X X
1.08.02 dal personale di ricevimento portineria e informazioni (residenze
a 4 stelle: 3 lingue X X X
– a 3 stelle: 2 lingue – a 1 stella: 1 lingua)

1.09 CAMBIO DI BIANCHERIA
1.09.01 Lenzuola e federe: tutti i giorni X
1.09.02 Lenzuola e federe: ad ogni cambio di cliente ed almeno 3 volte la
settimana X
1.09.03 Lenzuola e federe: ogni cambio di cliente ed almeno 2 volte la
settimana X
1.09.04 Asciugamani nelle camere e nei bagni: tutti i giorni X
1.09.05 Asciugamani nelle camere e nei bagni: ad ogni cambio di cliente ed
almeno tre X X
volte la settimana

1.10 ACCESSORI NELLE UNITÀ ABITATIVE
1.10.01 Documentazione sulla residenza e necessario per scrivere X X

1.11 SERVIZIO DI LAVATURA E STIRERIA BIANCHERIA DEGLI OSPITI
1.11.01 Assicurato nelle 24 ore X

1.12 PULIZIA NELLE UNITÀ ABITATIVE
1.12.01 una volta al giorno X X X

2.00 DOTAZIONI IMPIANTI ATTREZZATURE

2.01 COMPOSIZIONE DELLE UNITÀ ABITATIVE
2.01.01 100% delle unità con vani distinti cucina –
soggiorno/pernottamento X
2.01.02 Almeno 50% delle unità con vani distinti cucina –
soggiorno/pernottamento X
2.01.03 100% delle unità monolocali attrezzati cucina – soggiorno –
pernottamento X

2.02 CHIAMATA DI ALLARME IN TUTTI I BAGNI X X X

2.03 RISCALDAMENTO (1 = vedi nota in calce)
2.03.01 in tutto l’esercizio X X X

2.04 ARIA CONDIZIONATA O IMPIANTO DI CLIMATIZZAZIONE (2 =vedi nota in
calce)
2.04.01 Regolabile dal cliente nelle unità abitative X
2.04.02 non regolabile dal cliente nelle unità abitative X

2.05 ASCENSORE O SERVIZIO DI MONTACARICHI
2.05.01 Ascensore o servizio di montacarichi X

2.06 ASCENSORE PER CLIENTI (3 = vedi nota in calce)
2.06.01 Qualunque sia il numero dei piani X
2.06.02 per esercizi con locali oltre i primi due piani (escluso il piano
reception) X X

2.07 TELEVISIONE
2.07.01 TV a colori in tutte le unità abitative X X
2.07.02 TV a colori ad uso comune X

2.08 RADIO
2.08.01 in tutte le unità abitative X X

2.09 CHIAMATA PER IL PERSONALE
2.09.01 Chiamata telefonica diretta X X
2.09.02 Chiamata con citofono X

2.10 LINEE TELEFONICHE ESTERNE
2.10.01 due linee telefoniche con apparecchio ad uso comune X
2.10.02 una linea telefonica ad uso comune X X

2.11 TELEX O TELEFAX
2.11.01 telex o telefax con linea dedicata X
2.11.02 telex o telefax X

2.12 AREA USO COMUNE
2.12.01 una sala per uso comune (che può coincidere con il ristorante o il
bar) X
2.12.02 una sala di uso comune di superficie complessiva (esclusa
l’eventuale sala ristorante X
o il bar qualora le somministrazioni vengano effettuate anche alla
clientela di
passaggio) non inferiore a mq. 4 per ognuna delle prime 10 unità
abitative, mq. 1
per ognuna delle ulteriori unità fino alla ventesima e di mq. 0,5 per
ogni unità oltre
la ventesima
2.12.03 come 2.12.02 maggiorata del 10% X
2.13 BAR
2.13.01 in locale apposito X
2.13.02 in locale comune X
2.13.03 Mobile bar in locale comune X
2.14 POSTO AUTO
2.14.01 Assicurato e custodito per ciascuna unità abitativa X
2.14.02 Assicurato per ciascuna unità abitativa X

3.00 DOTAZIONI MINIME DELLE UNITÀ ABITATIVE

3.01 DOTAZIONI PER IL SOGGIORNO ED IL PERNOTTAMENTO
3.01.01 letti e coperte pari al numero delle persone ospitabili X X X
3.01.02 Armadio, cassetti, grucce, comodini o ripiani, illuminazione,
lampade o applique X X X
3.01.03 tavolo per la consumazione dei pasti con sedie pari al numero dei
posti letto X X X
3.01.04 Poltrone o divani nel soggiorno con posti pari al numero delle
persone ospitabili X
3.01.05 Poltrone o divano nel soggiorno X

3.02 DOTAZIONI PER LA PREPARAZIONE DEI CIBI
3.02.01 Cucina con due fuochi o piastre e relativa alimentazione X X X
3.02.02 Frigorifero X X X
3.02.03 Lavello con scolapiatti X X X
3.02.04 per ciascuna persona ospitabile X X X
• 2 coltelli
• 2 forchette
• 2 cucchiai
• 2 piatti piani
• 1 piatto fondo
• 2 bicchieri
• 1 tazza
• 1 tazzina
3.02.05 per ciascuna unità abitativa X X X
• 1 batteria da cucina
• 2 coltelli da cucina
• 1 zuccheriera
• 1 caffettiera
• 1 scolapasta
• 1 mestolo
• 1 insalatiera
• 1 grattugia
• 1 spremiagrumi
• 1 apribottiglie/cavatappi
• 1 bricco per il latte
• 1 pattumiera con sacchetti di plastica
3.02.06 Cucina con forno (anche a microonde) X
3.02.07 Tovaglia, tovaglioli e canovacci da cucina X X X

3.03 DOTAZIONI BAGNO
3.03.01 Lavandino, doccia o vasca, tazza, bidet X X X
3.03.02 Saponetta X X X
3.03.03 telo da bagno per persona X X X
3.03.04 Asciugamano per persona X X X
3.03.05 Salvietta per persona X X X
3.03.06 carta igienica con riserva X X X
3.03.07 Sacchetti igienici X X X
3.03.08 Cestino rifiuti X X X
3.03.09 Specchio e contigua presa per energia elettrica X X X
3.03.10 Mensola X X X
3.03.11 Scopettino X X X
3.03.12 Asciugacapelli X X
3.03.13 Bagnoschiuma X X

4.00 DOTAZIONI GENERALI DELLE UNITÀ ABITATIVE

4.01.01 Impianto di erogazione acqua calda e fredda X X X
4.01.02 Scopa, paletta, secchio, straccio per pavimenti X X X
4.01.03 Antenna satellitare X

5.00 PRESTAZIONE DI SERVIZI

5.01 ASSISTENZA DI MANUTENZIONE DELLE UNITÀ ABITATIVE E DI X X X
RIPARAZIONE E SOSTITUZIONE DI ARREDI E DOTAZIONI.

6.00 QUALITÀ E STATO DI CONSERVAZIONE

6.01 SILENZIOSITÀ
6.01.01 Insonorizzazione di tutte le camere o unità abitative X
6.02 QUALITÀ E STATO DI CONSERVAZIONE
6.02.01 Camere (dotazione da letto, arredi, tendaggi, pavimentazione e
tappeti, pareti,
illuminazione)
Ottimo X
Buono X
Soddisfacente/decoroso X
6.02.02 bagni (pareti, pavimenti, arredi, sanitari, rubinetteria)
Ottimo X
Buono X
Soddisfacente/decoroso X
6.02.03 sale soggiorno e altri locali comuni (arredi, pavimentazione,
tappeti, tendaggi
illuminazione)
Ottimo X
Buono X
Soddisfacente/decoroso X
6.03 ASPETTO ESTERNO
Ottimo X
Buono X
Soddisfacente/decoroso X

NOTE
[1] requisito non obbligatorio per strutture ricettive con sala apertura estiva.
In tali strutture, qualora temporaneamente aperte in stagione non estiva, il
riscaldamento deve essere comunque assicurato in tutte le aree dell’esercizio
effettivamente utilizzate;
[2] requisito non obbligatorio per strutture ricettive in località montane;
[3] tale requisito è obbligatorio per le nuove costruzioni; per gli immobili
esistenti l’obbligo sussiste se tecnicamente realizzabile e ove consentito dalle
normative vigenti.
————————

Allegato E
Superfici minime delle unità abitative, delle suite e delle junior suite in
alberghi, motel, villaggi – albergo e residenze turistico-alberghiere.
SUPERFICI MINIME DELLE UNITÀ ABITATIVE
(esclusi i bagni)
Composizione (uno o più locali)

(1 – 2 – 3 stelle) (4 – 5 stelle)
UNITÀ ABITATIVE A UN LETTO mq. 10 mq. 12
UNITÀ ABITATIVE A DUE LETTI mq. 16 mq. 18
UNITÀ ABITATIVE A TRE LETTI mq. 22 mq. 24
UNITÀ ABITATIVE A QUATTRO LETTI mq. 28 mq. 30


SUPERFICI MINIME DELLE SUITE
(esclusi i bagni)
Composizione (due o più locali)

SUITE A UN LETTO mq. 16
SUITE A DUE LETTI mq. 25
SUITE A TRE LETTI mq. 32
SUITE A QUATTRO LETTI mq. 40


SUPERFICI MINIME DELLE JUNIOR SUITE
(esclusi i bagni)
Composizione (un locale)

JUNIOR SUITE A UN LETTO mq. 12
JUNIOR SUITE A DUE LETTI mq. 18

————————

Allegato F
Servizi/requisti minimi degli esercizi di affittacamere ed attività ricettive in
esercizi di ristorazione, delle attività ricettive a conduzione familiare – bed
& breakfast, delle unità abitative ammobiliate ad uso turistico, delle strutture
ricettive – residence, delle residenze rurali.
Parte I – ESERCIZI DI AFFITTACAMERE ED ATTIVITÀ RICETTIVE IN ESERCIZI DI
RISTORAZIONE
a) Servizi minimi:
1) pulizia quotidiana dei locali;
2) fornitura e cambio della biancheria, ivi compresa quella per il bagno, ad
ogni cambio di cliente e comunque almeno due volte alla settimana;
3) fornitura di energia elettrica, acqua calda e fredda e, ove necessario, il
riscaldamento.
b) Requisiti minimi ai fini della classificazione:
1) un lavabo con acqua calda e fredda per ogni camera, qualora non sia fornita
di bagno privato;
2) un locale bagno completo, qualora tutte le camere non siano fornite di bagno
privato, con un minimo di uno per appartamento.
Parte II – ATTIVITÀ RICETTIVE A CONDUZIONE FAMILIARE – BED & BREAKFAST.
Servizi minimi:
a) un servizio di bagno anche coincidente con quello dell’abitazione;
b) pulizia quotidiana dei locali;
c) fornitura e cambio della biancheria, compresa quella da bagno, ad ogni cambio
di cliente e comunque due volte alla settimana;
d) fornitura di energia elettrica, acqua calda e fredda e, ove necessario, il
riscaldamento;
e) cibi e bevande confezionate per la prima colazione, senza alcun tipo di
manipolazione.
Parte III – UNITÀ ABITATIVE AMMOBILIATE AD USO TURISTICO
Servizi minimi:
a) fornitura di energia elettrica, acqua calda e fredda, gas e il riscaldamento,
ove necessario;
b) servizio di accoglienza e recapito per gli ospiti;
c) assistenza di manutenzione delle unità abitative e di riparazione e
sostituzione di arredi, corredi e dotazioni deteriorati.
Le unità abitative ammobiliate ad uso turistico possono fornire:
a) la pulizia delle unità abitative ad ogni cambio di cliente e durante la sua
permanenza;
b) la fornitura di biancheria pulita, ivi compresa quella del bagno, ad ogni
cambio del cliente ed a richiesta.
In tali casi detti servizi devono essere inclusi nei prezzi comunicati.
Parte IV – STRUTTURE RICETTIVE – RESIDENCE
Servizi minimi:
a) fornitura di energia elettrica, acqua calda e fredda, gas e il riscaldamento
ove necessario;
b) accoglienza e recapito degli ospiti;
c) portierato;
d) assistenza di manutenzione delle unità abitative e di riparazione e
sostituzione di arredi, corredi e dotazioni deteriorati;
e) pulizia dei locali a ogni cambio di cliente.
Parte V – RESIDENZE RURALI
a) Servizi minimi:
1) fornitura e cambio di biancheria, ivi compresa quella per il bagno, ad ogni
cambio di cliente ed almeno due volte alla settimana;
2) pulizia quotidiana dei locali;
3) fornitura di energia elettrica, acqua calda e fredda e riscaldamento, ove
necessario;
4) servizio di prima colazione.
b) Requisiti ai fini della classificazione:
1) capacità ricettiva non superiore a sei camere;
2) un lavabo con acqua calda e fredda per ogni camera, ove non sussista il bagno
privato;
3) un locale bagno comune completo, ove non ci siano tutte le camere con bagno
privato, con un minimo di uno per tutto l’esercizio;
4) servizio di ristorazione aperto anche al pubblico con un massimo di 30 posti.

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Allegato G
Requisiti/servizi minimi delle case per ferie, degli ostelli per la gioventù,
delle case religiose di ospitalità, dei rifugi escursionistici e dei rifugi
alpini.
CASE PER FERIE – OSTELLI PER LA GIOVENTÙ – CASE RELIGIOSE DI OSPITALITÀ – RIFUGI
ESCURSIONISTICI E RIFUGI ALPINI
a) Requisiti minimi per case per ferie, ostelli per la gioventù e case religiose
di ospitalità:
1) accesso indipendente;
2) cucina [1];
3) sala da pranzo;
4) locale soggiorno, con superficie complessiva non inferiore a mq. 0,50 per
ogni posto – letto;
5) adeguati servizi igienici e comunque non inferiori a due w.c. a uso dei
locali comuni;
6) un w.c. ogni 8 posti letto, con un minimo di un wc per piano [2];
7) un lavabo ogni 6 posti letto con un minimo di due lavabi per piano [2];
8) una doccia ogni 12 posti letto, con un minimo di una doccia per piano [2];
9) adeguato arredamento delle camere comprendente al minimo un letto, una sedia
e uno scomparto armadio per persona oltre al tavolino e al cestino rifiuti per
ciascuna camera;
10) telefono a uso degli ospiti;
11) cassetta di pronto soccorso come da indicazione dell’autorità sanitaria.
b) Servizi minimi per case per ferie, ostelli per la gioventù e case religiose
di ospitalità:
1) pulizia quotidiana dei locali;
2) fornitura e cambio della biancheria, ivi compresa quella per il bagno, ad
ogni cambio di cliente e comunque almeno una volta alla settimana;
3) fornitura di energia elettrica, acqua calda e fredda e, ove necessario, il
riscaldamento.
c) Requisiti minimi per i rifugi escursionistici e i rifugi alpini:
I rifugi escursionistici e i rifugi alpini devono essere attrezzati con distinti
locali per il ricovero, la sosta, il ristoro e il pernottamento e in particolare
devono disporre:
1) di locali riservati all’alloggiamento del gestore – custode;
2) di cucina o di idonea attrezzatura per la preparazione comune dei pasti
utilizzabile esclusivamente dal gestore – custode;
3) di spazio attrezzato utilizzabile per il consumo di alimenti e bevande;
4) di spazi destinati al pernottamento, attrezzati con letti o cuccette anche
sovrapposte del tipo "a castello";
5) di servizi igienico – sanitari indispensabili e proporzionati, per quanto
tecnicamente realizzabile, alle capacità ricettive, con un minimo di un gruppo
per ciascuno dei piani abitabili;
6) di impianto autonomo di chiarificazione e smaltimento delle acque reflue;
7) di posto telefonico o, nel caso di impossibilità di allaccio, di
apparecchiature di radio – telefono o similare;
8) di adeguato numero di apparecchi estintori, di tipo omologato e costantemente
controllato, convenientemente distribuiti nei vari locali;
9) di una lampada esterna che dovrà essere sempre accesa dal tramonto all’alba;
10) di una cassetta di pronto soccorso e medicazione convenientemente dotata e
costantemente aggiornata nonché di una barella di soccorso e, in caso di
apertura invernale, di pale e sonde per valanga;
11) di adeguato spazio per la custodia dei materiali e degli attrezzi del
soccorso alpino;
12) di piazzola nelle vicinanze idonea all’atterraggio di elicotteri del
Soccorso alpino.
[1] requisito non obbligatorio per le tipologie: ostelli per la gioventù e case
religiose di ospitalità
[2] nel rispetto del rapporto con i posti – letto non si computano quelli in
camere con servizi privati. Qualora al piano ci siano solo camere con servizi
privati non necessita il bagno al piano.
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Allegato H
Documentazione da presentare per la richiesta di classificazione delle strutture
ricettive.
Strutture ricettive alberghiere
La domanda di classificazione è presentata alla provincia, corredata della
seguente documentazione:
a) certificato di agibilità;
b) autorizzazione prescritta dalle leggi sanitarie vigenti, con indicazione del
numero di letti autorizzati per ciascuna camera, suite, junior suite e unità
abitativa;
c) relazione tecnico descrittiva sulla tipologia e qualità dei servizi offerti,
sulle dotazioni degli impianti, arredi e attrezzature e sul personale;
d) planimetrie, prospetti e sezioni quotate del complesso in scala 1:100;
e) denuncia dell’attrezzatura su modulo predisposto e fornito dalle province in
conformità al modello regionale.
Affittacamere, attività ricettiva in esercizi di ristorazione, attività
ricettive in residenze rurali, case per ferie, ostelli per la gioventù, case
religiose di ospitalità, centri soggiorno studi:
a) autorizzazione prescritta dalle leggi sanitarie vigenti, con indicazione del
numero di letti autorizzati per ciascuna camera o camerata;
b) denuncia delle attrezzature e dei servizi, su modulo predisposto e fornito
dalle province conforme al modello regionale;
c) planimetrie in scala 1:100 con evidenziate le camere e i servizi igienico –
sanitari a disposizione degli ospiti.
Unità abitative ammobiliate ad uso turistico, strutture ricettive residence:
a) denuncia delle attrezzature e dei servizi, su modulo predisposto e fornito
dalle province conforme al modello regionale;
b) planimetrie in scala 1:100.
Rifugi escursionistici
Una relazione tecnico – descrittiva dalla quale risultino l’ubicazione, la
altitudine della località e le vie d’accesso nonché le caratteristiche
tipologiche, i requisiti tecnici e le dotazioni delle strutture. La relazione
deve essere corredata da una corografia in scala 1:50.000, dalla pianta dei vari
piani e da almeno una sezione dell’immobile
Rifugi alpini
a) corografia della zona in scala 1:25.000, con l’indicazione dell’ubicazione
del rifugio;
b) relazione tecnica da cui risultino i criteri costruttivi del rifugio e le
caratteristiche tipologiche.
Complessi ricettivi all’aperto
La domanda di classificazione è presentata alla provincia e deve indicare:
a) le generalità del richiedente;
b) l’ubicazione, la tipologia del complesso e l’insegna;
c) la classificazione e la capacità ricettiva massima che s’intende conseguire.
La domanda di classificazione è corredata dalla seguente documentazione:
a) rilievo planimetrico dell’intero impianto, in scala sufficiente da
individuare tutte le caratteristiche distributive interne, i vari servizi, le
zone e le tipologie degli allestimenti per il pernottamento ed il soggiorno, la
viabilità e le altre dotazioni di varia natura;
b) modulo di comunicazione delle attrezzature e servizi predisposto e fornito
dalla provincia su modello regionale
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Allegato I
Dati del cartellino da esporre nelle strutture ricettive alberghiere, negli
esercizi di affittacamere ed attività ricettive in esercizi di ristorazione,
nelle attività ricettive a conduzione familiare – bed & breakfast, nelle unità
abitative ammobiliate ad uso turistico, nelle strutture ricettive – residence,
nelle residenze rurali.
Parte I – Strutture ricettive alberghiere: dati del cartellino da esporre nelle
camere, suite, junior suite ed unità abitative
a) la denominazione dell’esercizio;
b) la classificazione;
c) il numero assegnato alla camera, alla suite o all’unità abitativa;
d) il numero dei letti autorizzati;
e) il prezzo giornaliero della camera, della suite o dell’unità abitativa, della
prima colazione, della pensione, dell’eventuale mezza pensione per persona, come
da comunicazione inviata e vidimata dalla provincia;
f) l’ora entro cui deve essere lasciata libera la camera, la suite, la junior
suite o l’unità abitativa;
g) l’autorità competente a ricevere gli eventuali reclami ed i termini previsti
dalla presente normativa.
Parte II – Esercizi di affittacamere e attività ricettive in esercizi di
ristorazione: dati del cartellino da esporre nelle camere
a) la denominazione dell’esercizio di affittacamere;
b) la classificazione;
c) il numero assegnato alla camera;
d) il numero dei letti autorizzati;
e) il prezzo giornaliero della camera, della eventuale prima colazione,
pensione, mezza pensione per persona, come da comunicazione inviata e vidimata
dalla provincia;
f) l’ora entro cui deve essere lasciata libera la camera;
g) l’autorità competente a ricevere gli eventuali reclami ed i termini per essi
previsti dalla presente legge.
Parte III – Unità abitative ammobiliate ad uso turistico (classificate): dati
del cartellino da esporre nelle unità abitative
a) la denominazione dell’esercizio, ove esistente;
b) la classificazione attribuita;
c) il prezzo della unità abitativa come da comunicazione inviata alla provincia;

d) l’ora entro cui deve essere lasciata libera l’unità abitativa ai sensi del
precedente articolo;
e) l’autorità competente a ricevere gli eventuali reclami ed i termini per essi
previsti dalla presente legge.
Parte IV – Strutture ricettive – residence: dati del cartellino da esporre nelle
unità abitative
a) la denominazione dell’esercizio;
b) la classificazione attribuita;
c) il numero assegnato all’unità abitativa;
d) il prezzo dell’unità abitativa, come da comunicazione inviata e vidimata
dalla provincia;
e) l’ora entro cui deve essere lasciata libera l’unità abitativa;
f) l’autorità competente a ricevere gli eventuali reclami ed i termini per essi
previsti dalla presente legge.
Parte V – Attività ricettive in residenze rurali: dati del cartellino da esporre
nelle camere
a) la denominazione dell’esercizio;
b) la classificazione;
c) il prezzo giornaliero della camera comprensivo della prima colazione, e il
prezzo della eventuale pensione e mezza pensione, per persona, come da
comunicazione inviata e vidimata dalla provincia;
d) l’ora entro cui deve essere lasciata libera la camera;
e) l’autorità competente a ricevere gli eventuali reclami ed i termini per essi
previsti dalla presente legge.
Parte VI – Centri soggiorno studi: dati del cartellino da esporre nelle camere
a) la denominazione dell’esercizio;
b) il numero assegnato alla camera;
c) il numero dei letti autorizzati;
d) il prezzo giornaliero della camera, della eventuale prima colazione,
pensione, mezza pensione per persona, come da comunicazione inviata e vidimata
dalla provincia;
e) l’ora entro cui deve essere lasciata libera la camera;
f) l’autorità competente a ricevere gli eventuali reclami ed i termini per essi
previsti dalla presente legge.
Parte VII – Complessi ricettivi all’aperto (unità abitative): dati del
cartellino da esporre nelle unità abitative
a) la denominazione dell’esercizio;
b) la classificazione ottenuta;
c) il numero assegnato all’unità abitativa;
d) il numero dei letti autorizzati;
e) il prezzo giornaliero dell’unità abitativa;
f) l’ora entro cui deve essere lasciata libera l’unità abitativa
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Allegato L
Complessi ricettivi all’aperto: prescrizioni minime comuni
1. Le prescrizioni minime comuni ai complessi ricettivi all’aperto sono:
a) posizione in località non inquinata da polveri o fumi;
b) viabilità veicolare interna e di accesso realizzata in modo da non dare
origine a sollevamento di polvere e da permettere il deflusso delle acque
meteoriche;
c) viabilità pedonale interna atta ad assicurare comodo e diretto accesso ai
servizi, negozi e attrezzature complementari;
d) delimitazione dell’intero perimetro del complesso con recinzione e accessi e
varchi chiudibili con demarcazioni od ostacoli naturali non facilmente
superabili;
e) servizio di ricevimento e accettazione in locale apposito, all’ingresso del
complesso;
f) riscaldamento in tutti i locali d’uso comune, nei complessi ad attivazione
invernale;
g) parcheggio auto separato dall’area ricettiva, posto all’entrata del complesso
o nelle immediate vicinanze, con capacità auto pari al cinque per cento degli
equipaggi ospitati;
h) illuminazione dei varchi e accessi, dei parcheggi, dei servizi igienici e
relativi percorsi di accesso, tale da favorire sia la sicurezza che la
fruibilità notturna;
i) distanza non superiore a metri 200 dei gruppi di servizi igienico – sanitari
comuni, dalle piazzole e dalle unità abitative sprovviste di servizi propri.
2. Si intendono per:
a) equipaggio: gruppo di persone che soggiornano insieme usufruendo di una
singola piazzola o unità abitativa e utilizzano in comune la propria
attrezzatura. Ad ogni equipaggio corrisponde di norma una tenda, un caravan, un
camper o una unità abitativa;
b) piazzola (o posto equipaggio): area attrezzata riservata all’uso esclusivo di
un equipaggio. Le piazzole devono essere chiaramente individuabili con segnali
quali paletti, staccionate, siepi, alberi o altri mezzi idonei. Le attrezzature
installate dagli ospiti sulla piazzola devono essere assolutamente mobili. Sulla
piazzola è consentita l’installazione, da parte dell’ospite, di coperture
supplementari, purché le stesse rispettino le caratteristiche di mobilità e
provvisorietà, siano sostenute da apposita struttura appoggiata ed assicurata al
terreno e rispettino la distanza di almeno un metro dal limite perimetrale della
piazzola assegnata dal gestore e non superino la superficie totale massima di
mq. 40 e l’altezza di m. 3. È consentita l’installazione di pre-ingressi per i
mezzi mobili di pernottamento, in materiali rigidi e comunque smontabili e
trasportabili, che non possono superare i mq 8 di superficie coperta chiusa e di
mq 3 di superficie aperta, per un massimo di mq 11 di superficie coperta totale,
compreso lo sporto del tetto. Nelle località montane i mezzi mobili di
pernottamento possono dotarsi di apposite coperture supplementari per la neve
purché le stesse siano esclusivamente appoggiate sul tetto del mezzo e non
sporgano oltre 20 cm. dalla sagoma dello stesso;
c) unità abitative: sono alloggi fissi e mobili predisposti dal gestore per
turisti sprovvisti di propri mezzi di pernottamento e devono essere conformi
alle prescrizioni edilizie, igieniche e sanitarie. Le unità abitative fisse di
nuova realizzazione devono essere dotate di:
1) zona giorno/pranzo con cottura non inferiore a mq 12;
2) camera/e da letto ciascuna non inferiore a mq 8;
3) terrazza/veranda posta sul lato giorno non inferiore a mq 8;
4) posto auto di almeno mq 10.
Qualora l’unità abitativa sia dotata di locale bagno, esso deve avere una
superficie non inferiore a mq 3. Le unità abitative sono realizzate su un piano
al massimo, con sistemi tradizionali o di fabbricazione leggera, compatibilmente
con le norme di impatto ambientale delle rispettive aree di appartenenza
territoriale. La superficie interna netta di calpestio non deve essere inferiore
a mq 28 e superiore a mq 40;
d) densità ricettiva: esprime il limite massimo di affollamento di ospiti in
rapporto alla superficie totale lorda del complesso ricettivo escluse le sole
superfici impraticabili;
e) Capacità ricettiva massima (C.R.M.): capacità ricettiva massima consentita
espressa in persone per giorno. La C.R.M. viene determinata dalla somma del
numero massimo di persone ospitabili in base alle installazioni igienico
sanitarie comuni e del numero totale di persone ospitabili nelle unità abitative
dotate di servizi igienico-sanitari riservati. La capacità ricettiva così
definita deve comunque essere uguale o inferiore al limite imposto dalla densità
ricettiva;
f) installazioni igienico-sanitarie comuni: sono costitute da un complesso di
locali destinati a servizi igienico-sanitari uomo e donna e al lavaggio di
stoviglie e biancheria;
g) servizi igienico – sanitari riservati al singolo equipaggio: sono costituiti
da un camerino comprendente almeno un WC, una doccia, un lavabo;
h) camerino-bagno chiuso: locale chiudibile, all’interno delle installazioni
igienico sanitarie comuni, dotato al minimo di lavabo;
i) servizio igienico per disabili: camerino completo di lavabo, WC e doccia, con
dimensioni e caratteristiche degli accessori conformi alle vigenti norme in
materia;
l) vuotatoio: apparecchio igienico atto allo scarico dei serbatoi di accumulo di
acque luride dei mezzi mobili di pernottamento collegato a sciacquone e dotato
di rubinetto di acqua corrente e manichetta flessibile;
m) baby room: locale attrezzato per l’igiene dei bambini, dotato di sanitari
(WC, vasca, lavabo) di dimensioni ridotte e posti ad altezza adeguata;
n) nursery room; locale attrezzato per l’igiene dei neonati;
o) responsabile in servizio (manager on duty): si intende il titolare o persona
da lui incaricata con mansioni di responsabilità al quale il cliente può
rivolgersi per ogni sua necessità;
p) divisa: elemento od insieme di elementi uniformi dell’abbigliamento che
consentono l’immediato riconoscimento del personale del complesso ricettivo;
q) camper service: piazzola attrezzata igienicamente atta allo scarico dei
serbatoi di accumulo di acque luride dei mezzi mobili di pernottamento, dotata
di rubinetto di acqua corrente e manichetta flessibile.
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Allegato M
Requisiti obbligatori per i campeggi
REQUISITI OBBLIGATORI PER I CAMPEGGI STELLE


1 2 3 4
1.00 DENSITÀ RICETTIVA

1.01.01 40 mq per persona X
1.01.02 36 mq per persona X
1.01.03 32 mq per persona X
1.01.04 28 mq per persona X

2.00 PRESTAZIONE DI SERVIZIO

2.01 SERVIZI DI RICEVIMENTO – PORTINERIA – INFORMAZIONI
2.01.01 assicurato 16/24 ore X
2.01.02 assicurato 12/24 ore X
2.01.03 assicurato 8124 ore con un addetto X X

2.02 SERVIZIO DI SORVEGLIANZA NELLE ORE NOTTURNE
2.02.01 un addetto fino a 1.000 presenti X X X X
2.02.02 due addetti fino a 2.000 presenti e un addetto per ogni ulteriori
2.000 presenti X X X X

2.03 SERVIZIO CUSTODIA VALORI
2.03.01 assicurato X X

2.04 DIVISE E CARTELLINO DI RICONOSCIMENTO
2.04.01 cartellino: per tutto il personale X X X X
2.04.02 divise: per tutto il personale X X

2.05 LINGUE ESTERE CORRENTEMENTE PARLATE
2.05.01 dal responsabile in servizio (almeno due lingue) X
2.05.02 dal personale di ricevimento portineria e informazioni (almeno due
lingue) X X
2.05.03 dal personale di ricevimento portineria e informazioni (almeno una
lingua) X X X

2.06 PRONTO SOCCORSO
2.06.01 locale attrezzato (con C.R.M. superiore a 1.500) X X
2.06.02 cassetta di pronto soccorso X X X X

3.00 INSTALLAZIONI IGIENICO SANITARIE COMUNI

3.01 CAMERINI WC [1]

3.01.01 5 wc per i primi 100 ospiti [2] X X X X
3.01.02 1 wc ogni ulteriori 33 ospiti [2] X X X X

3.02 CAMERINO DOCCIA (con acqua calda e fredda 24h/24) [3]
3.02.01 5 fino ai primi 100 ospiti [2] X X X X
3.02.02 1 per ogni ulteriori 37 ospiti [2] X
3.02.03 1 per ogni ulteriori 33 ospiti [2] X
3.02.04 1 per ogni ulteriori 29 ospiti [2] X
3.02.05 1 per ogni ulteriori 25 ospiti [2] X

3.03 LAVABI
3.03.01 1 ogni 35 ospiti [2] X X X X

3.04 LAVELLI
3.04.01 1 ogni 55 ospiti [2] X
3.04.02 1 ogni 50 ospiti [2] X
3.04.03 1 ogni 45 ospiti [2] X
3.04.04 1 ogni 40 ospiti [2] X

3.05 LAVATOI
3.05.01 1 ogni 150 ospiti con minimo di 2 lavatoi [2] X X X X

3.06 VUOTATOI
3.06.01 1 nel raggio di m. 200 dalla piazzola servita X X X X

3.07 ALTRE INSTALLAZIONI IGIENICO – SANITARIE [3]
3.07.01 camerini – bagno chiusi: 1 ogni 300 ospiti [2] X
3.07.02 servizi igienici per disabili: 1 ogni 1000 ospiti [2] X X X X

3.08 MACCHINE E ALTRI ALLESTIMENTI NEI SERVIZI
3.08.01 lavabiancheria automatica X X
3.08.02 stireria X
3.08.03 locale stenditoio [4] X X X X
3.08.04 macchine asciugatrici [4] X

3.09 CAMPER SERVICE
3.09.01 Uno per ogni struttura X X X

4.00 ATTREZZATURE COMUNI DI BASE [5]

4.01 SPACCIO ALIMENTARI – MARKET – BAR – RISTORANTE
4.01.01 generi di prima necessità X
4.01.02 market e bar X X X
4.01.03 esercizio di ristorazione X X

NOTE
[1] nei gruppi dei servizi igienico – sanitari comuni di nuova realizzazione od
in caso di ristrutturazione di servizi esistenti le misure interne dei camerini
w.c. non devono essere inferiori a mq. 1,30;
[2] ospiti che usufruiscono di installazioni igienico-sanitarie comuni, esclusi
gli ospiti delle unità abitative dotate di servizi riservati;
[3] nei gruppi dei servizi igienico – sanitari comuni di nuova realizzazione od
in caso di ristrutturazione di servizi esistenti le misure interne dei
camerini-bagno chiusi e dei camerini doccia non devono essere inferiori a mq.
1,50, compreso l’eventuale antidoccia;
[4] obbligatorie solo per i complessi ad attivazione invernale o collocati ad
altitudine superiore a m. 400;
[5] non obbligatorie qualora esistenti all’esterno nelle immediate vicinanze del
complesso ricettivo.
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Allegato N
Requisiti obbligatori per i villaggi turistici
REQUISITI OBBLIGATORI PER I VILLAGGI TURISTICI STELLE
2 3 4
1.00 DENSITÀ RICETTIVA

1.01.01 44 mq per persona X
1.01.02 40 mq per persona X
1.01.03 36 mq per persona X

2.00 PRESTAZIONE DI SERVIZIO

2.01 SERVIZI DI RICEVIMENTO – PORTINERIA – INFORMAZIONI
2.01.01 assicurato 16/24 ore X
2.01.02 assicurato 12/24 ore X
2.01.03 assicurato 8/24 ore con un addetto X

2.02 SERVIZIO DI SORVEGLIANZA NELLE ORE NOTTURNE
2.02.01 un addetto fino a 1.000 presenti X X X
2.02.02 due addetti fino a 2.000 presenti e un addetto per ogni ulteriori
2.000 presenti X X X

2.03 SERVIZIO CUSTODIA VALORI
2.03.01 assicurato X X

2.04 DIVISE E CARTELLINO DI RICONOSCIMENTO
2.04.01 cartellino: per tutto il personale X X X
2.04.02 divise: per tutto il personale X X

2.05 LINGUE ESTERE CORRENTEMENTE PARLATE
2.05.01 dal responsabile in servizio (almeno due lingue) X
2.05.02 dal personale di ricevimento portineria e informazioni (almeno due
lingue) X X
2.05.03 dal personale di ricevimento portineria e informazioni (almeno una
lingua) X X X

2.06 PRONTO SOCCORSO
2.06.01 locale attrezzato (con C.R.M. superiore a 1.500) X X
2.06.02 cassetta di pronto soccorso X X X

3.00 INSTALLAZIONI IGIENICO SANITARIE comuni

3.01 CAMERINI WC [1]

3.01.01 5 wc per i primi 100 ospiti [2] X X X
3.01.02 1 wc ogni ulteriori 33 ospiti [2] X X X

3.02 CAMERINO DOCCIA (con acqua calda e fredda 24h/24) [3]
3.02.01 5 fino ai primi 100 ospiti [2] X X X
3.02.02 1 per ogni ulteriori 33 ospiti [2] X
3.02.03 1 per ogni ulteriori 29 ospiti [2] X
3.02.04 1 per ogni ulteriori 25 ospiti [2] X

3.03 LAVABI
3.03.01 1 OGNI 35 OSPITI [2] X X X

3.04 LAVELLI
3.04.01 1 ogni 50 ospiti [2] X
3.04.02 1 ogni 45 ospiti [2] X
3.04.03 1 ogni 40 ospiti [2] X

3.05 LAVATOI
3.05.01 1 ogni 150 ospiti con minimo di 2 lavatoi [2] X X X

3.06 VUOTATOI
3.06.01 1 nel raggio di m. 200 dalla piazzola servita X X X

3.07 ALTRE INSTALLAZIONI IGIENICO – SANITARIE [3]
3.07.01 camerini – bagno chiusi: 1 ogni 300 ospiti [2] X
3.07.02 servizi igienici per disabili: 1 ogni 1000 ospiti [2] X X X

3.08 MACCHINE E ALTRI ALLESTIMENTI NEI SERVIZI
3.08.01 lavabiancheria automatica X X
3.08.02 stireria X
3.08.03 locale stenditoio [4] X X X
3.08.04 macchine asciugatrici [4] X

3.09 CAMPER SERVICE
3.09.01 uno per ogni struttura X X X

4.00 ATTREZZATURE COMUNI DI BASE [5]

4.01 SPACCIO ALIMENTARI – MARKET – BAR – RISTORANTE
4.01.01 market e bar X X X
4.01.02 esercizio di ristorazione X X

NOTE
[1] per i nuovi complessi e in caso di ristrutturazione dei servizi igienico –
sanitari le misure interne dei camerini w.c. non devono essere inferiori a mq.
1,30;
[2] ospiti che usufruiscono di installazioni igienico-sanitarie comuni, esclusi
gli ospiti delle unità abitative dotate di servizi riservati;
[3] per i nuovi complessi e in caso di ristrutturazione dei servizi igienico –
sanitari le misure interne dei camerini-bagno chiusi e dei camerini doccia non
devono essere inferiori a mq. 1,50, compreso l’eventuale antidoccia;
[4] obbligatorie solo per i complessi ad attivazione invernale o collocati ad
altitudine superiore a m. 400;
[5] non obbligatorie qualora esistenti all’esterno nelle immediate vicinanze del
complesso ricettivo.
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Allegato O
Requisiti obbligatori per denominazione aggiuntiva di centro vacanze
REQUISITI OBBLIGATORI PER DENOMINAZIONE AGGIUNTIVA DI "CENTRO VACANZE"

STELLE
3 4
1.00 DENSITÀ RICETTIVA [1]

1.01.01 45 mq per persona X
1.01.02 40 mq per persona X


2.00 ATTREZZATURE SPORTIVE E DI SVAGO [2]

2.01.01 area riservata per intrattenimenti e spettacoli: 1 mq. ogni 4
unità di C.R.M. X X
(minimo mq. 200)
2.01.02 area attrezzata gioco bimbi: 1 mq. ogni 7 unità di C.R.M. (minimo
mq. 200) X X
2.01.03 animazione professionale X X
2.01.04 tavolo da ping pong: 1 tavolo ogni 600 unità di C.R.M. (minimo 2)
X X
2.01.05 almeno sei delle sottoelencate attrezzature X
2.01.06 almeno sette delle sotto elencate attrezzature X
ATTREZZATURE:
campo attrezzato per pallavolo, pallacanestro, pattinaggio o calcetto

campo da tennis: 1 campo ogni 2.500 unità di C.R.M. (max 6 campi)
piscina:1 mq. ogni 10 unità di C.R.M. (minimo mq. 200)
piscina bambini
sauna
pista bocce: 1 pista ogni 3.000 unità di C.R.M.
minigolf
palestra attrezzata
campo da golf [3]
maneggio [3]
parco acquatico [3]
percorso vita
campo da calcio [3]
bowling
sala per spettacoli
discoteca [3]
sala giochi
attrezzature di conforto per soggiorno animali domestici

3.00 INSTALLAZIONI IGIENICO SANITARIE COMUNI [2]

3.01.01 nursery room X X
3.01.02 baby room X X

NOTE
[1] tali requisiti sono sostitutivi di quelli previsti al punto 1.00 del
precedente allegato M;
[2] Tali requisiti sono aggiuntivi a quelli elencati all’allegato M;
[3] È sufficiente che l’attrezzatura esista nelle immediate vicinanze del
complesso ricettivo.
————————

Allegato P
Requisiti obbligatori per denominazione aggiuntiva di campeggi di transito.
REQUISITI OBBLIGATORI PER DENOMINAZIONE AGGIUNTIVA DI CAMPEGGI "DI
TRANSITO"

STELLE
1 2 3 4
1.00 DENSITÀ RICETTIVA [1]

1.01.01 35 mq per persona X
1.01.02 30 mq per persona X
1.01.03 25 mq per persona X
1.01.04 20 mq per persona X

2.00 PRESTAZIONE DI SERVIZIO [2]

2.01 SERVIZI DI RICEZIONE – REGISTRAZIONE – CASSA – PARTENZA OSPITI
2.01.01 funzionante 24/24 ore X X X X
2.01.02 permanenza massima 72 ore X X X X

3.00 INSTALLAZIONI IGIENCO SANITARIE COMUNI DI BASE [3]

3.01 CAMPER SERVICE
3.01.01 1 fino a 300 unità di C.R.M. X X X X
3.01.02 1 ogni ulteriori 300 unità di C.R.M. X X X X

NOTE
[1] tali requisiti sono sostitutivi di quelli previsti nell’allegato M al punto
1.00;
[2] tale requisito è sostitutivo di quello previsto nell’allegato M al punto
2.01.;
[3] tale requisito è aggiuntivo di quelli previsti all’allegato M.
————————

Allegato Q
Documentazione da allegare alla domanda di classificazione a residenze d’epoca
La domanda di classificazione a residenze d’epoca va presentata alla provincia
competente allegando la seguente documentazione:
a) atto catastale storico;
b) autocertificazione su eventuale vincolo;
c) eventuali iscrizioni;
d) bibliografia, pubblicistica e mostre;
e) relazione storica e documentazione fotografica degli interni ed esterni,
delle camere (in ogni caso);
f) ogni altra idonea documentazione.
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Allegato R
Requisiti obbligatori delle strutture ricettive extralberghiere soggette a
classificazione
REQUISITI OBBLIGATORI DELLE STRUTTURE RICETTIVE – RESIDENCE CAT.
3 2 1
1.00 PRESTAZIONE DI SERVIZIO

1.01 SERVIZI DI PORTINERIA
1.01.01 assicurati 16/24 ore da personale addetto X
1.01.02 assicurati 12/24 ore da personale addetto X
1.01.03 assicurati 8/24 ore X

1.02 SERVIZIO DI NOTTE
1.02.01 addetto disponibile a chiamata X
1.02.02 con chiave al cliente X X

1.03 PULIZIA NELLE UNITÀ ABITATIVE
1.03.01 a ogni cambio di cliente e almeno 2 volte alla settimana X
1.03.02 a ogni cambio di cliente ed almeno 1 volta la settimana X X

1.04 CAMBIO DI BIANCHERIA
1.04.01 lenzuola e federe: almeno 2 volte alla settimana e a ogni cambio
di cliente X
1.04.02 lenzuola e federe: ad ogni cambio di cliente ed almeno 1 volta la
settimana X X
1.04.04 asciugamani nelle camere e nei bagni: 2 volte la settimana e a
ogni cambio di cliente X
1.04.05 asciugamani nelle camere e nei bagni: ad ogni cambio di cliente ed
almeno 1 volta la X X
settimana

1.05 ACCESSORI NELLE UNITÀ ABITATIVE
1.05.01 documentazione sul residence e necessario per scrivere X

1.06 SERVIZIO LAVANDERIA E STIRERIA
1.06.01 disponibile su richiesta del cliente X

2.00 DOTAZIONI IMPIANTI ATTREZZATURE

2.01 RISCALDAMENTO (1 = vedi nota in calce)
2.01.01 in tutto l’esercizio X X X

2.02 ASCENSORE PER CLIENTI (2 = vedi nota in calce)
2.02.01 qualunque sia il numero dei piani X
2.02.02 per esercizi con locali oltre il primo piano (escluso il piano
reception) X
2.02.03 per esercizi con locali oltre il secondo piano (escluso il piano
reception) X

2.03 TELEVISIONE
2.03.01 TV a colori in tutte le unità abitative X
2.03.02 presa per antenna X X

2.04 LINEE TELEFONICHE ESTERNE
2.04.01 una linea telefonica con apparecchio ad uso comune X X X
2.04.02 una linea telefonica tramite portineria X

2.05 POSTO AUTO 3 2 1
2.05.01 coperto per ciascuna unità abitativa X
2.05.02 all’interno del residence X X

3.00 DOTAZIONI MINIME DELLE UNITÀ ABITATIVE

3.01 DOTAZIONI PER IL SOGGIORNO ED IL PERNOTTAMENTO
3.01.01 letti/divani – letto e coperte pari al numero delle persone
ospitabili X X X
3.01.02 armadio, cassetti, grucce, comodini o ripiani, illuminazione,
lampade o applique X X X
3.01.03 tavolo per la consumazione dei pasti con sedie pari al numero dei
posti letto X X X
3.01.04 poltrone o divano nel soggiorno X
3.01.05 cassetta di sicurezza X X
3.01.06 scopa, paletta, secchio, straccio per pavimenti X X X

3.02 DOTAZIONI PER LA PREPARAZIONE DEI CIBI
3.02.01 cucina con due fuochi o piastre e relativa alimentazione X X X
3.02.02 frigorifero X X Q
3.02.03 lavello con scolapiatti X X
3.02.04 lavastoviglie (almeno per il 50% delle unità abitative del
residence) X
3.02.05 forno (anche microonde) X X
3.02.06 per ciascuna persona ospitabile X X X
• 2 coltelli
• 2 forchette
• 2 cucchiai
• 2 piatti piani
• 1 piatto fondo
• 2 bicchieri
• 1 tazza con piattino
• 1 tazzina con piattino
3.02.07 per ciascuna unità abitativa X X X
• 1 batteria di pentola da cucina
• 2 coltelli da cucina
• 1 zuccheriera
• 1 caffettiera
• 1 scolapasta
• 1 serie di mestoli
• 1 insalatiera
• 1 grattugia
• 1 spremiagrumi
• 1 apribottiglie/cavatappi
• 1 bricco per il latte
• 1 pattumiera
• 1 adattatore elettrico universale

3.03 DOTAZIONI BAGNO
3.03.01 lavandino, doccia o vasca, tazza, bidet X X X
3.03.02 saponetta X X X
3.03.03 carta igienica con riserva X X X
3.03.04 sacchetti igienici X X X
3.03.05 cestino rifiuti X X X
3.03.06 specchio e contigua presa per energia elettrica X X X
3.03.07 mensola X X X
3.03.08 scopettino X X X
3.03.09 asciuggacapelli X
3.03.10 lavatrice in apposito locale in comune a disposizione dei clienti
X X

4.00 DOTAZIONI GENERALI DELLA STRUTTURA

4.01 PISCINA (3 = vedi nota in calce)
4.01.01 piscina per gli ospiti (minimo 100 mq) X

5.00 QUALITÀ E STATO DI CONSERVAZIONE

5.01 QUALITÀ E STATO DI CONSERVAZIONE
5.01.01 camere (dotazione da letto, arredi, tendaggi, pavimentazione e
tappeti, pareti,
illuminazione)
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X
5.01.02 bagni (pareti, pavimenti, arredi, sanitari, rubinetteria)
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X
5.01.03 sale soggiorno e altri locali comuni (arredi, pavimentazione,
tappeti, tendaggi
illuminazione)
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X

5.01.04 aspetto esterno
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X

NOTE
[1] requisito non obbligatorio per strutture ricettive con sola apertura estiva;

[2] tale requisito è obbligatorio per le nuove costruzioni; per gli immobili
esistenti l’obbligo sussiste se tecnicamente realizzabile e ove consentito dalle
normative vigenti,
[3] tale requisito è obbligatorio per le nuove costruzioni; per gli immobili
esistenti l’obbligo sussiste se tecnicamente realizzabile e ove consentito dalle
normative vigenti e per strutture ubicate in località balneari, termali, lacuali
e montane.
REQUISITI OBBLIGATORI AFFITTACAMERE e ATTIVITÀ RICETTIVE IN CAT.
ESERCIZI DI RISTORAZIONE
3 2 1
1.00 PRESTAZIONE DI SERVIZIO

1.01 SERVIZIO DI RICEVIMENTO E/O RECAPITO
1.01.01 assicurato 16/24 ore X
1.01.02 assicurato 12/24 ore X
1.01.03 assicurato 8/24 X

1.02 SERVIZIO DI NOTTE
1.02.01 addetto disponibile a chiamata X
1.02.02 con chiave d’ingresso al cliente X X

1.03 CAMBIO BIANCHERIA
1.03.01 lenzuola e federe ad ogni cambio cliente e almeno 3 volte la
settimana X
1.03.02 lenzuola e federe ad ogni cambio cliente e almeno 2 volte la
settimana X X
1.03.03 asciugamani nelle camere e nei bagni a ogni cambio cliente e
almeno 3 volte alla X
settimana
1.03.04 asciugamani nelle camere e nei bagni a ogni cambio cliente e
almeno 2 volte alla X X
settimana

1.04 ACCESSORI DEI LOCALI: BAGNO COMUNE O PRIVATO (1 = vedi nota in calce)

1.04.01 cestino rifiuti X X X
1.04.02 carta igienica, sacchetti igienici e saponetta X X X
1.04.03 sgabello, specchio e mensola X X X
1.04.04 asciugacapelli X

2.00 DOTAZIONI, IMPIANTI E ATTREZZATURE

2.01 LINEA TELEFONICA ESTERNA
2.01.01 una linea telefonica con apparecchio per uso comune X X X
2.01.02 telefono in camera X

2.02 RISCALDAMENTO (2 = vedi nota in calce)
2.02.01 in tutto l’esercizio X X X

2.03 ATTREZZATURE DELLE CAMERE
2.03.01 letto/i, illuminazione generale, tavolino, armadio, comodino e
sedia X X X
2.03.02 lampade o applique da comodino X X X
2.03.03 impianto di illuminazione adeguato per leggere o scrivere X X X
2.03.04 frigobar X
2.03.05 cassetta di sicurezza X X
2.03.06 bagno privato completo (3= vedi nota in calce) almeno nell’80%
delle camere X
2.03.07 bagno privato completo (3= vedi nota in calce) almeno nel 40%
delle camere X

2.04 ASCENSORE
2.04.01 ascensore per clienti X
2.04.02 ascensore per clienti per le camere oltre il 1° piano X

3.00 QUALITÀ E STATO DI CONSERVAZIONE

3.01 QUALITÀ E STATO DI CONSERVAZIONE
3.01.01 camere (dotazione da letto, arredi, tendaggi, pavimentazione e
tappeti, pareti,
illuminazione)
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X
3.01.02 bagni (pareti, pavimenti, arredi, sanitari, rubinetteria)
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X
3.01.03 sale soggiorno e altri locali comuni (arredi, pavimentazione,
tappeti, pareti, tendaggi,
illuminazione)
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X
3.01.04 aspetto esterno (facciata, balconi, serramenti e infissi)
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X

NOTE
[1] le camere senza bagno privato devono avere i requisiti di cui ai punti:
1.03.03 – 1.03.04;
[2] requisito non obbligatorio per strutture ricettive con sola apertura estiva;

[3] per locale bagno completo si intende quello dotato di lavabo, vaso
all’inglese, vasca da bagno o doccia e bidet;
REQUISITI OBBLIGATORI UNITÀ ABITATIVE AD USO TURISTICO CAT.
CLASSIFICATE
3 2 1
1.00 PRESTAZIONE DI SERVIZIO

1.01 SERVIZIO DI RICEVIMENTO E/O RECAPITO
1.01.01 assicurato 16/24 ore X
1.01.02 assicurato 12/24 ore X
1.01.03 assicurato 8/24 ore X

1.02 PULIZIA NELLE UNITÀ ABITATIVE
1.02.01 pulizia unità abitativa ogni cambio cliente e almeno una volta la
settimana X
1.02.02 pulizia unità abitativa ogni cambio cliente X

1.03 CAMBIO DI BIANCHERIA
1.03.01 lenzuola e federe e asciugamani: a ogni cambio di cliente e almeno
1 volta la settimana X
1.03.02 lenzuola e federe e asciugamani: a ogni cambio di cliente X

2.00 DOTAZIONI, IMPIANTI E ATTREZZATURE

2.01 RISCALDAMENTO (1 = vedi nota in calce)
2.01.01 in tutta l’unità abitativa X X X

2.02 TELEVISIONE
2.02.01 TV a colori in tutte le unità abitative X
2.02.02 presa antenna X X

2.03 LINEE TELEFONICHE ESTERNE
2.03.01 una linea telefonica nell’unità abitativa X

2.04 POSTO AUTO
2.04.01 coperto per ciascuna unità abitativa X
2.04.02 nel parcheggio condominiale X

3.00 DOTAZIONI DELLE UNITÀ ABITATIVE

3.01. DOTAZIONI PER IL SOGGIORNO ED IL PERNOTTAMENTO
3.01.01 letti/divani – letto e coperte pari al numero delle persone
ospitabili X X X
3.01.02 armadio, cassetti, grucce, comodini o ripiani, illuminazione,
lampade o applique X X X
3.01.03 tavolo per la consumazione dei pasti con sedie pari al numero dei
posti letto X X X
3.01.04 poltrone o divano nel soggiorno X
3.01.05 cassetta di sicurezza X X
3.01.06 scopa, paletta, secchio, straccio per pavimenti X X X

3.02. DOTAZIONI PER LA PREPARAZIONE DEI CIBI
3.02.01 cucina con due fuochi o piastre e relativa alimentazione X X X
3.02.02 frigorifero X X X
3.02.03 lavello con scolapiatti X X X
3.02.04 forno (anche microonde) X
3.02.05 per ciascuna persona ospitabile X X X
• 2 coltelli
• 2 forchette
• 2 cucchiai
• 2 piatti piani
• 1 fatto fondo
• 2 bicchieri
• 1 tazza con piattino
• 1 tazzina con piattino
3.02.06 per ciascuna unità abitativa X X X
• 1 batteria di pentole da cucina
• 2 coltelli da cucina
• 1 zuccheriera
• 1 caffettiera
• 1 scolapasta
• 1 serie di mestoli
• 1 insalatiera
• 1 grattugia
• 1 spremiagrumi
• 1 apribottiglie/cavatappi
• 1 bricco per il latte
• 1 pattumiera
• 1 adattatore elettrico universale

3.03. DOTAZIONI BAGNO (impianto erogazione acqua calda e fredda)
3.03.01 lavandino, doccia o vasca, tazza, bidet X X X
3.03.02 cestino rifiuti X X X
3.03.03 specchio e contigua presa per energia elettrica X X X
3.03.04 mensola X X X
3.03.05 scopettino X X X
3.03.06 asciugacapelli X
3.03.07 lavatrice (2 = vedi nota in calce) X

4.00 QUALITÀ E STATO DI CONSERVAZIONE

4.01. QUALITÀ E STATO DI CONSERVAZIONE
4.01.01 camere (dotazione da letto, arredi, tendaggi, pavimentazione e
tappeti, pareti,
illuminazione)
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X
4.01.02 bagni (pareti, pavimenti, arredi, sanitari, rubinetteria)
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X
4.01.03 sale soggiorno e altri locali comuni (arredi, pavimentazione,
tappeti, tendaggi
illuminazione)
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X

4.01.04 Aspetto esterno
ottimo X
buono X
soddisfacente/decoroso X

NOTE
[1] requisito non obbligatorio per strutture ricettive con sola apertura estiva;

[2] tale elettrodomestico può essere posizionato anche in altra stanza.
————————

Allegato S/1
Allegato sul demanio marittimo a finalità turistica
Parametri minimi per piani particolareggiati degli arenili.
a) Direttive a carattere generale
1) Il piano deve indicare almeno la presunta linea del confine demaniale che
individua l’ambito minimo del piano stesso;
2) Vanno escluse dal piano le aree demaniali marittime retrostanti l’arenile non
funzionali alla balneazione ed assoggettate a Piano regolatore generale (P.R.G.)
comunale;
3) per tutto l’àmbito di piano deve essere evidenziata la preesistenza di
vincoli derivati da leggi o strumenti di pianificazione (D.Lgs. 29 ottobre 1999,
n. 490, vincolo idrogeologico, vincolo ambientale da Piano territoriale
regionale di coordinamento (P.T.R.C.) o Piano d’area), nonché la tipologia d’uso
e di gestione a cui è diversamente sottoposta nelle sue parti. (Aree in
concessione, aree libere, stabilimenti balneari, ecc.);
4) le valutazioni e indicazioni (analitiche e del progetto) di piano devono
riguardare le infrastrutture puntuali e a rete, con particolare riferimento a:
a) viabilità di penetrazione;
b) viabilità meccanica controllata;
c) individuazione dei percorsi, distinti per tipologia di utilizzo (pedonali,
ciclabili, eventualmente dedicati ad altre specifiche attività di carattere
ricreativo e/o sportivo, di visitazione);
d) accessi al mare;
e) parcheggi;
f) reti tecnologiche e modalità di scarico;
5) le previsioni di piano devono riguardare tutto l’àmbito d’intervento e
possono essere articolate per settori e/o comparti, la cui progettazione deve
avere carattere unitario, pur tenendo presente che i relativi lavori ed
interventi possono essere eseguiti, tramite apposita regolamentazione, anche per
lotti funzionali e per opere compiute;
6) il piano comunale deve considerare secondo criteri unitari le aree per la
balneazione e suoi servizi complementari già sottoposte a concessione tenendo
conto delle aree libere intercluse, prevedendo percorsi pedonali (larghezza
minima: ml. 1,50) e ciclabili di raccordo con andamento tendenzialmente
parallelo alla battigia, nonché quelli posti normalmente alla stessa (larghezza
minima: ml. 1,00);
7) deve essere indicato l’assetto distributivo delle principali strutture di
servizio connesse all’attività balneare prevedendo una o più strutture di
coordinamento (generale) e sorveglianza della spiaggia, sedi di Pronto soccorso,
uffici informazioni e ricerca bambini, postazioni per gli addetti alla
sorveglianza ed al salvataggio, come previsti dalle ordinanze delle Capitanerie
di porto;
8) le attrezzature balneari possono essere suddivise, in linea di massima, per
fasce funzionali parallele al mare che abbiano le seguenti caratteristiche:
a) Arenile di libero transito: costituito dalla fascia di arenile con superficie
variabile, che va dalla battigia al limite delle attrezzature, con un minimo di
ml. 5 di profondità. In tale fascia non sono ammesse installazioni di alcun
tipo, né disposizioni di ombrelloni, o sedie a sdraio o qualsiasi altra
attrezzatura anche se precaria al fine di permettere il libero transito delle
persone. Nella predetta, zona di lido è comunque vietato qualsiasi attività o
comportamento che limiti o impedisca il transito delle persone, nonché dei mezzi
di servizio e di soccorso sia lungo il lido sia dalla spiaggia verso il mare e
viceversa;
b) Soggiorno all’ombra: una fascia avente profondità variabile e comunque
coincidente con la profondità delle aree in concessione il cui limite a mare
dovrà coincidere con la linea ideale di demarcazione della fascia di arenile
libero di cui al precedente punto a). I sostegni per gli ombrelloni dovranno
essere posti al vertice di maglie aventi dimensioni uguali o superiori a ml.
4.00 x 4.00, ad eccezione delle zone impossibilitate a rispettare tali parametri
dove le dimensioni minime dei lati potranno essere ridotte fino a ml 2.50 x 3.00
con il lato minore parallelo al mare;
c) Servizi di spiaggia – Tale fascia ha quale limite a monte il percorso di
servizio e/o la passeggiata a mare e sono prevedibili le seguenti attrezzature:
- cabine spogliatoio;
- deposito per sedie, ombrelloni, ed altri arredi mobili da spiaggia, compreso
l’ufficio del gestore e le eventuali tende;
- servizi igienici;
- tende da ombra per bagnanti, collocate in aggiunta agli ombrelloni (nell’area
di spiaggia compresa tra due blocchi consecutivi di cabine spogliatoio);
- docce;
- capanne;
In tale fascia c), possono inoltre essere collocati, oltre ai servizi generali,
di soccorso pubblico e di spiaggia precedentemente indicati, anche chioschi –
bar (secondo le tipologie delle tabelle merceologiche per i pubblici esercizi)
che devono avere la zona vendita e per la preparazione cibi, nonché magazzini e
servizi igienici per il personale. I chioschi devono essere previsti ad una
distanza reciproca minima di ml. 120, indicata dallo strumento urbanistico
comunale e negli elaborati grafici e/o tramite adeguata regolamentazione
normativa; le dimensioni massime dei chioschi – bar sono di ml. 7,50 x 5.50 con
un massimo di mq. coperti 42,00, per un totale complessivo minimo di 90 mq. e
altezza totale inferiore a ml. 5.00);
9) nel Piano d’arenile ogni amministrazione comunale deve stabilire inoltre
proposte progettuali – tipo inerenti le componenti d’arredo delle strutture
poste in arenile, criteri per la loro realizzazione e ogni altra indicazione per
disciplinare, assieme al regolamento edilizio comunale, la definizione dei
progetti esecutivi e al fine di migliorare l’immagine d’insieme degli interventi
previsti;
10) le nuove concessioni devono avere un fronte mare minimo di ml. 200. Tale
misura potrà variare in diminuzione in presenza di tratti di arenile di
completamento, o interclusi tra altre concessioni, eccezion fatta per le aree
antistanti a singoli complessi ricettivi a gestione unitaria confinanti con
l’arenile, nel qual caso la lunghezza dell’area in concessione potrà essere di
pari misura;
11) la percentuale comunale delle aree libere deve essere pari al 20 % del
fronte mare delle aree concesse per stabilimenti balneari;
12) ogni 5 concessioni deve esserci un ingresso libero al mare ed in ogni caso
almeno 1 ogni ml. 200 con esclusione dei tratti privi di accessi all’arenile;
13) tenuto conto che il piano si pone, tra gli altri, l’obiettivo di qualificare
l’immagine del litorale, è necessario che lo strumento preveda un arredo del
verde; questo in particolare si deve prefiggere di utilizzare essenze tipiche
dell’ambiente litoraneo.
14) per le aree demaniali marittime interessate dagli scanni del Delta del fiume
Po possono essere dettate dal piano particolareggiato dell’arenile norme
specifiche anche di deroga alle direttive di cui ai punti precedenti, motivate
dalle caratteristiche geofisiche e morfologiche dei luoghi ed in conformità alla
specifica pianificazione di tutela.
b) Direttive particolari sugli standard dei servizi
1) Gli stabilimenti balneari, in particolare, devono garantire un’offerta minima
di:
- 1 WC ogni 200 ombrelloni;
- 1 doccia a quattro getti ogni 160 ombrelloni;
- 1 cabina spogliatoio ogni 200 ombrelloni;
- un’area attrezzata per gioco e svago pari ad almeno un quinto della superficie
utilizzata a sosta all’ombra;
- di norma si predisporranno isole di servizio per WC, docce, cabine spogliatoi
ecc.;
- un numero di posti auto adeguati alla capienza dello stabilimento e, comunque,
in misura non inferiore al dieci per cento dell’area per gli stabilimenti
balneari esistenti e al venti per cento per gli stabilimenti balneari nuovi,
tenuto conto anche delle previsioni dei locali piani urbani del traffico e della
loro attuazione, nonché delle previsioni al riguardo dello strumento urbanistico
generale e di quelli attuativi, ferme restando le limitazioni imposte dalle
caratteristiche morfologiche e geofisiche dei luoghi;
2) le cabine per spogliatoio e per i servizi igienici hanno dimensione massima
di ml. 1,50 x 1,20 e altezza di ml. 2,50;
3) nel caso in cui il Piano comunale preveda l’installazione di capanne a
noleggio le dimensioni massime devono essere di ml. 1,90 x 1,80 e altezza
massima di ml. 2,50 con possibilità di verandine di dimensioni massime di ml.
1,80 x 1,80;
4) l’eventuale ufficio magazzino può avere dimensioni massime di ml. 5,00 x 5,00
e altezza massima di ml. 2,50;
5) per la fruizione da parte dei portatori d’handicap (oltre alle eventuali
indicazioni degli schemi progettuali tipo) devono essere rispettati i seguenti
standard minimi:
- per ogni nucleo attrezzato/stabilimento balneare almeno un servizio igienico
ed una cabina per spogliatoio attrezzati e di dimensioni secondo le vigenti
norme;
- almeno un percorso verticale ogni 150 ml. con piazzola di sosta all’ombra
pavimentati secondo le indicazioni dei progetti tipo;
- apposita segnaletica per servizi e percorsi.
————————

Allegato S/2
Allegato sul demanio marittimo a finalità turistica
Elencazione dei documenti per le domande di nuove concessioni
Domanda per Istanza diretta al comune competente con i seguenti allegati
in cinque copie:
concessione – relazione tecnico illustrativa firmata da tecnico abilitato;

– Corografia generale su Carta Tecnica regionale scala 1:5000 utilizzando
sia il supporto
cartaceo che quello informatico, ove sia disponibile. Inoltre in formato
vettoriale (.dxf)
dovranno essere descritti i poligoni dell’area in oggetto, i vertici
dovranno riportare le
coordinate riferite al sistema di riferimento della C.T.R. A tale fine
può essere utilizzato il
software specifico del Ministero delle Finanze, Agenzia del Territorio,
Pregeo per realizzare i
tipi di mappali. In questo caso la cartografia di riferimento sarà quella
catastale;
– Planimetria della zona scala 1:2000;
– Elaborati in scala 1:200 e 1:50 per le opere di dettaglio;
– Documentazione fotografica dello stato di fatto;
– Rilievo dettagliato con elementi tecnici (profili e sezioni) atti a
valutare lo stato di fatto;
– Piano finanziario di investimento e di ammortamento;
– Computo metrico estimativo delle opere da realizzarsi;
– Indicazione della durata e dello scopo della concessione, degli
standard minimi che si
intendono assicurare e delle tipologia di insediamento con riferimento
all’allegato S/4.

Domanda rinnovo – Istanza con riferimenti alla precedente concessione.
concessione – Relazione tecnica illustrativa sugli interventi previsti
sulle aree interessate.

Domanda di variazione al Istanza diretta al comune competente con i
seguenti allegati in cinque copie:
contenuto della concessione – relazione tecnico illustrativa firmata da
tecnico abilitato;
senza ampliamento o con – Corografia generale su Carta tecnica regionale
scala 1:5000;
ampliamento nei soli casi di – Planimetria della zona scala 1:2000 con
evidenziazione della variazione richiesta;
ripascimento naturale. – Elaborati in scala 1:200 e 1:50 per le eventuali
opere, di dettaglio.

Domanda di variazione al Istanza diretta al Comune con allegata stessa
documentazione prevista per le domande di
contenuto della concessione nuova concessione.
con ampliamento

Domanda di subingresso – Istanza al Comune con allegata dichiarazione di
rinuncia del precedente concessionario. – I
documenti necessari saranno richiesti dal Comune.

Altre domande relative alla Devono essere inviate al Comune che
provvederà a richiedere all’interessato eventuale
gestione delle concessioni documentazione da produrre.

Forma delle domande Tutte le domande devono indicare le generalità
complete del richiedente, la ragione sociale se
società, il recapito, il codice fiscale e/o la partita IVA.

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Allegato S/3
Allegato sul demanio marittimo a finalità turistica
Rilascio, rinnovo e variazione delle concessioni e criteri di valutazione delle
domande.
a) Procedura per il rilascio di nuove concessioni:
La domanda per il rilascio di nuove concessioni va presentata al Comune
competente per territorio.
Il Comune procede alla pubblicazione dell’istanza sull’Albo pretorio del Comune,
invitando chi ne avesse interesse a presentare entro 60 giorni ulteriori istanze
per l’utilizzo dell’area demaniale da concedere, unitamente alla documentazione
prevista dall’allegato S/2. Le istanze vanno istruite secondo i criteri di
valutazione di seguito riportati. Il Comune deve acquisire in via preventiva il
parere delle autorità statali competenti della Regione del Veneto e di ogni
altra autorità titolare di interessi in relazione al bene e al territorio
oggetto di concessione. I pareri richiesti dal Comune devono essere forniti
entro trenta giorni. Nel caso in cui i pareri non pervengano entro i termini
previsti, il Comune procede senza ulteriori dilazioni e non oltre il termine di
45 giorni dalla richiesta di parere. Il Comune provvede alla comparazione delle
istanze pervenute ai sensi dell’articolo 37 del Codice della Navigazione. A tal
fine, risponde ad un più rilevante interesse pubblico l’uso più adeguato alle
specifiche esigenze del turista, anche valorizzando forme di concessione diverse
dallo stabilimento balneare, in relazione al tipo di utenza valutato per zone
omogenee. E’ preferita la domanda di concessione delle strutture ricettive di
cui alla presente legge, sull’arenile prospiciente le stesse per un massimo di
300 metri, quando si propongano di avvalersi di questa per l’uso esclusivo della
propria clientela; in tale ipotesi, la fascia di servizi di spiaggia (di cui
all’allegato S/1 lettera a) Direttive a carattere generale, numero 8, lettera
c)) viene eliminata e sostituita con area attrezzata per gioco e svago e la
fascia di soggiorno all’ombra (di cui all’allegato S/1 lettera a) direttive a
carattere generale, numero 8, lettera b)) è limitata al cinquanta per cento
dell’area concessa, con noleggio delle attrezzature riservato agli ospiti della
struttura. A conclusione del procedimento sopra indicato, il Comune provvede
alla assegnazione della concessione, alla stesura e registrazione dell’atto
concessorio, alla determinazione e imposizione del canone e dell’imposta
regionale secondo le disposizioni vigenti.
b) Procedura per il rinnovo di concessioni:
1) la domanda va presentata al Comune 90 giorni prima della scadenza del titolo
concessorio;
2) il Comune valutata la relazione tecnica sugli interventi previsti procede al
rilascio dell’atto concessorio alla sua registrazione, e alla fissazione e
riscossione del canone e della imposta regionale, secondo le normative vigenti.
c) Procedura per la variazione al contenuto della concessione, che non comporta
modifica all’estensione della zona già concessa o con ampliamento della zona
concessa verso il fronte mare nei soli casi di ripascimento dell’arenile:
1) la domanda va presentata al Comune corredata dalla documentazione di cui
all’allegato S/2;
2) il Comune provvede all’istruttoria, acquisendo i pareri delle autorità
eventualmente interessate in relazione alla variazione progettata;
3) conseguentemente il Comune provvede al rilascio dell’autorizzazione da
allegare all’atto concessorio o alla redazione del titolo suppletivo, come
previsto dall’articolo 24 del regolamento del Codice della Navigazione. Il
Comune provvede inoltre all’eventuale imposizione e riscossione del canone e
imposta regionale.
d) Procedura per la variazione al contenuto della concessione, che comporta
ampliamento all’estensione della zona già concessa:
1) la domanda va presentata al Comune, secondo le modalità previste per il
rilascio di nuove concessioni;
2) conseguentemente il Comune provvede all’istruttoria nelle modalità previste
per il rilascio di nuove concessioni.
e) Criteri di valutazione delle domande.
I criteri di valutazione delle domande sono:
1) compatibilità generale con il complesso dei vincoli di carattere
territoriale, urbanistico, ambientale in regime dei vincoli vigenti;
2) compatibilità di dettaglio relativamente a:
- elementi strutturali (con riferimento alla precarietà o meno degli impianti e
alla qualità dei manufatti);
- aspetti igienico-sanitari (collegamento alle reti tecnologiche e modalità di
scarico);
- accessibilità ai parcheggi;
- rispetto della normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche e
miglioramento sulla fruibilità e accessibilità, in particolare per i portatori
di handicap;
- dinamica evolutiva del paesaggio;
3) valutazione degli standard dei servizi proposti (densità ombrelloni, servizi
igienici, salvataggio e soccorso, servizi medico – sanitari, strutture e servizi
ricettivi, giochi, sport, altro);
4) piano di investimenti da effettuare da parte del concessionario per l’area
richiesta per la concessione (cronologia e importi);
5) garanzia di sviluppo dell’economia della località tramite preferibilmente
l’impiego di manodopera locale nella gestione delle aree assegnate (numero degli
addetti, mansioni);
6) soggetti imprenditoriali attivi nel settore turismo, riconosciuti dalla
legislazione nazionale o regionale vigente;.
7) gestione diretta della concessione demaniale, da parte del soggetto di cui al
numero 4).
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Allegato S/4
Allegato sul demanio marittimo a finalità turistica
Tipologie di insediamento sul demanio marittimo
Vengono elencate le tipologie d’insediamento sulla base di quanto previsto
dall’articolo 1 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400 convertito, con
modificazioni, dall’articolo 1, comma l, della legge 4 dicembre 1993, n. 494,
riconducibili alle seguenti aggregazioni di tipologie maggiormente presenti nel
territorio veneto:
a) stabilimento balneare senza strutture fisse;
b) stabilimento balneare con strutture fisse;
c) servizi di ristorazione con o senza ricettività:
1) chioschi;
2) bar;
3) ristoranti;
4) hotel;
d) infrastrutture private:
1) campeggi;
2) impianti sportivi e ricreativi;
3) impianti tecnologici;
e) servizi di noleggio di imbarcazioni e natanti, punti di ormeggio e specchi
acquei;
f) infrastrutture pubbliche o di pubblico servizio, funzionalmente collegate
alle tipologie sopra elencate.
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Allegato T
Commissioni di esame, elenchi e licenze per le professioni turistiche
Parte I – Dati degli elenchi provinciali delle professioni turistiche.
a) Negli elenchi sono indicati i dati personali e la qualifica professionale
degli iscritti, le lingue straniere di abilitazione, la data di rilascio della
licenza, nonché le eventuali sospensioni e la revoca della licenza.
Parte II – Composizione della Commissione di esame.
a) La commissione esaminatrice per gli esami di abilitazione alle professioni
turistiche, è composta da:
1) un dirigente della Provincia con funzioni di presidente;
2) un docente o esperto in ciascuna materia d’esame;
3) un docente o esperto in ciascuna delle lingue straniere scelte dal candidato
come oggetto d’esame;
4) un esperto di primo soccorso;
5) un istruttore della disciplina per la quale si intenda sostenere la prova
pratica nell’ipotesi di cui all’articolo 82, comma 4.
6) un rappresentante designato dal Soccorso alpino e speleologico veneto (SAVS)
del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (C.N.S.A.S.) delle province
di Belluno, Treviso, Padova, Verona e Vicenza;
b) Le funzioni di segretario sono esercitate da un dipendente della Provincia.
c) Ai componenti e al segretario della commissione è corrisposto un compenso e,
ove spetti, il rimborso delle spese di viaggio.
d) Ai fini dell’ammissione agli esami di abilitazione di cui al comma 1, gli
aspiranti all’esercizio delle professioni turistiche di cui all’articolo 82
devono essere in possesso di diploma di istituto di istruzione secondaria di
secondo grado o di diploma conseguito all’estero per il quale sia stata valutata
la corrispondenza dalla competente autorità italiana e, relativamente alla
professione di guida turistica, di laurea.
Parte III – Articolazione e contenuto delle prove di esame.
a) Le prove d’esame, per le guide turistiche, sono finalizzate ad accertare,
oltre alla conoscenza di due o più lingue straniere, una conoscenza approfondita
delle opere d’arte, dei monumenti, dei beni archeologici, delle bellezze
naturali e delle risorse ambientali del territorio in cui viene esercitata la
professione.
Le prove d’esame comprendono tre prove scritte di cui una di cultura generale e
due nelle lingue straniere oggetto dell’abilitazione, tre prove orali di cui una
nelle lingue straniere, una nelle materie indicate nel bando.
b) Le prove di esame per gli accompagnatori turistici consistono in una prova
scritta che accerti un livello di cognizioni adeguate in materia di geografia
turistica italiana ed estera e di regolamenti per le comunicazioni e i trasporti
nonché di organizzazione e legislazione turistica; due prove orali di cui una
nelle materie della prova scritta ed una volta ad accertare l’esatta conoscenza
di almeno una lingua straniera.
c) La prova d’esame per animatore turistico consiste in una prova scritta avente
per oggetto l’elaborazione e realizzazione di un programma di animazione e in
una prova orale volta ad accertare una adeguata conoscenza di almeno una lingua
straniera.
d) Le prove d’esame per guida naturalistico – ambientale consistono in una prova
scritta concernente la conoscenza di nozioni di ecologia, botanica, zoologia e
geologia, in una prova orale concernente anche nozioni di cartografia,
meteorologia ed illustrazione di un itinerario naturalistico con eventuale prova
pratica specifica vertente sulla disciplina specialistica prescelta dal
candidato, in una prova orale consistente nella predisposizione di una lezione
tesa ad accertare la specifica attitudine didattica e in una prova scritta e
orale di lingua straniera..
e) Per tutte le prove d’esame è richiesta la conoscenza degli elementi
fondamentali della medicina di primo soccorso.
f) Sono ammessi a sostenere le prove orali i candidati che abbiano superato le
prove scritte; l’abilitazione è conseguita dai candidati che abbiano conseguito
almeno i sette decimi del punteggio complessivamente previsto nel bando di
esame.
g) L’iscrizione ad un elenco provinciale di guide turistiche costituisce titolo
per la partecipazione all’esame indetto per località diverse, per le quali sarà
consentito sostenere le relative prove, ad esclusione della lingua straniera
oggetto di precedente abilitazione.
h) L’iscrizione ad un elenco provinciale di guide turistiche costituisce titolo
per la partecipazione ad un esame indetto per conseguire l’abilitazione anche
per una lingua diversa da quella oggetto di precedente abilitazione, e consente
di sostenere l’esame limitatamente alle prove di lingua.
i) Gli iscritti ad un elenco provinciale degli accompagnatori turistici che
intendono conseguire l’abilitazione anche per una lingua diversa da quella
propria dell’attività esercitata sono ammessi a sostenere l’esame limitatamente
alla prova orale di lingua straniera.
Parte IV – Licenza per l’esercizio delle professioni turistiche.
a) Nella licenza sono indicate le generalità, la categoria professionale, le
lingue straniere per le quali il soggetto ha conseguito l’abilitazione e, quando
si tratti di guide, i limiti territoriali di esercizio dell’attività. La visita
alle ville venete in ogni caso è consentita.
b) La licenza ha validità quinquennale e s’intende rinnovata a seguito di
formale dichiarazione di prosecuzione dell’attività.
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Allegato U
Identificazione delle piccole e medie imprese turistiche e degli altri soggetti
privati che svolgono attività di gestione di strutture ricettive e di altri
servizi complementari correlati direttamente al settore turismo
Indicazioni di carattere generale
Si premette che per piccole e medie imprese s’intendono quelle individuate dalla
raccomandazione n. 96/C del 3 aprile 1996 pubblicata sulla GUCE L 107 del 30
aprile 1996.
Secondo tale raccomandazione le piccole e medie imprese, sono definite come
imprese:
a) aventi meno di 250 dipendenti;
b) aventi:
1) un fatturato annuo non superiore a 40 milioni di euro, oppure un totale di
bilancio annuo non superiore a 27 milioni di euro;
2) in possesso del requisito di indipendenza, come definito dall’allegato alla
citata Raccomandazione, paragrafo terzo.
Ove sia necessario distinguere tra una piccola ed una media impresa, la piccola
impresa è definita come un’impresa:
a) avente meno di 50 dipendenti;
b) avente:
1) un fatturato annuo non superiore a 7 milioni di euro, oppure un totale di
bilancio annuo non superiore a 5 milioni di euro;
2) in possesso del requisito di indipendenza, come definito dall’allegato alla
citata Raccomandazione, paragrafo terzo.
Tipologie di attività
1) Tipologie di esercizi ricettivi e dell’intermediazione retti a regime di
piccola e media impresa così come classificati dalla presente legge:
a) alberghi;
b) motel;
c) villaggi – albergo;
d) residenze turistico – alberghiere;
e) residenze d’epoca;
f) campeggi;
g) villaggi turistici;
h) esercizi di affittacamere;
i) attività ricettive in esercizi di ristorazione;
l) unità abitative ammobiliate ad uso turistico;
m) strutture ricettive – residence;
n) agenzie di viaggio e turismo;
o) rifugi alpini, rifugi escursionistici.
2) attività codificate dall’Istituto nazionale di statistica correlate al
settore turismo e rette a regime di piccola e media impresa:
55.30.01 Ristoranti, trattorie, pizzerie, osterie e birrerie con cucina;
92.33 Attività parchi di divertimento;
92.61.1 Gestione di piscine;
92.61.2 Gestione di campi da tennis;
92.72.1 Stabilimenti balneari (marittimi, lacuali e fluviali) ed attività
turistiche connesse alla pesca;
93.04.1 Servizi dei centri e stabilimenti per il benessere fisico;
93.04.2 Stabilimenti idropinici ed idrotermali;
92.61.5 B Impianti di risalita, sciovie, slittovie, seggiovie, funivie etc.
compresi gli impianti di innevamento artificiale;
92.61.5 F Piste da sci alpino e da fondo (comprese infrastrutture ed impianti);
71.22 Noleggio di mezzi di trasporto marittimi e fluviali;
3) Tipologie di esercizi ricettivi retti da associazioni ed enti privati non
commerciali senza finalità di lucro secondo le vigenti disposizioni in materia,
così come classificati dalla presente legge:
a) ostelli per la gioventù;
b) case per ferie;
c) rifugi alpini, rifugi escursionistici;
d) foresterie per turisti;
e) case religiose di ospitalità;
f) centri soggiorno studi;
4) Tipologie di esercizi ricettivi gestiti in forma non imprenditoriale
direttamente da persone fisiche, secondo le vigenti disposizioni in materia,
così come classificati dalla presente legge:
a) rifugi alpini, rifugi escursionistici;
b) attività ricettive a conduzione familiare – bed & breakfast;
c) unità abitative ammobiliate ad uso turistico.
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D.P.C.M. 13-9-2002
Recepimento dell’accordo fra lo Stato, le regioni e le province autonome sui princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico.
Pubblicato nella Gazz. Uff. 25 settembre 2002, n. 225.

Epigrafe
Premessa
1.
Allegato – Premessa
Articolo 1
Articolo 2

D.P.C.M. 13 settembre 2002 (1).
Recepimento dell’accordo fra lo Stato, le regioni e le province autonome sui
princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema
turistico.
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(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 25 settembre 2002, n. 225.

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Vista la legge 29 marzo 2001, n. 135, recante riforma della legislazione
nazionale del turismo ed in particolare l’art. 2, commi 4 e 5;
Visto il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, recante definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano ed unificazione,
per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e
dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali;
Sentite le associazioni di categoria degli operatori turistici e dei
consumatori;
Visto l’accordo sottoscritto in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 14
febbraio 2002, con il quale è stata espressa l’intesa all’adozione del presente
decreto;
Acquisito il parere delle competenti Commissioni permanenti del Senato della
Repubblica e della Camera dei deputati;
Sulla proposta del Ministro delle attività produttive;
Decreta:
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1. 1. Sono approvati i princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo
sviluppo del sistema turistico definiti dall’allegato accordo che costituisce
parte integrante del presente decreto.
2. Le caratteristiche qualitative dell’offerta turistica italiana sono
individuate attraverso intese tra le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, le quali definiscono criteri e standard minimi comuni per i
differenti prodotti e servizi turistici.
3. Tutti i riferimenti alla legge 17 maggio 1983, n. 217, contenuti in atti
normativi vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, ove
applicabili, si intendono riferiti al presente decreto ed alle normative
regionali di settore.
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Allegato
(art. 1, comma 1)
Conferenza Stato-regioni
Seduta del 14 febbraio 2002
Oggetto: Accordo tra lo Stato e le regioni e province autonome sui princìpi per
l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico, ai fini
dell’adozione del provvedimento attuativo dell’art. 2, comma 4, della legge 29
marzo 2001, n. 135.
La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano
Vista la legge 29 marzo 2001, n. 135, recante «Riforma della legislazione
nazionale del turismo», che all’art. 2, comma 4, demanda al Presidente del
Consiglio dei Ministri il compito di stabilire, con proprio decreto e d’intesa
con questa Conferenza, i princìpi e gli obiettivi per la valorizzazione e lo
sviluppo del sistema turistico;
Visto lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro delle attività produttive, recante «Princìpi per
l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico»
attuativo del richiamato art. 2, comma 4, della predetta legge 29 marzo 2001, n.
135, nel testo trasmesso dal Ministero delle attività produttive con nota prot.
n. 1.390.068/DG/90/13 dell’8 febbraio 2002;
Visto il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che all’art. 4, dà facoltà
a Governo, regioni e province autonome di Trento e Bolzano, in attuazione del
principio di leale collaborazione e nel perseguimento di obiettivi di
funzionalità, economicità ed efficacia dell’azione amministrativa, di concludere
accordi in questa Conferenza, al fine di coordinare l’esercizio delle rispettive
competenze e svolgere attività di interesse comune;
Considerati gli esiti dell’odierna seduta di questa Conferenza nel corso della
quale i presidenti delle regioni e delle province autonome, espresso il loro
positivo avviso sui princìpi individuati nello schema posto all’esame, hanno
fatto rilevare che il turismo è materia di esclusiva competenza regionale e
conseguentemente chiesto di trasporne i contenuti nel presente accordo,
demandando ad un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il suo
recepimento tal quale;
Acquisito l’assenso del Governo;
Sancisce accordo.
Ai sensi dell’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
con le modalità di cui al comma 2 dello stesso citato art. 4, nei termini di
seguito riportati e con l’impegno del Governo a recepirlo tal quale con un
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri:
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Articolo 1
I princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema
turistico vengono definiti d’intesa fra le regioni e le province autonome di
Trento e Bolzano, al fine di assicurare l’unitarietà del comparto turistico e la
tutela dei consumatori, delle imprese e delle professioni turistiche, nonché
degli operatori e dei lavoratori del settore.
Gli elementi di cui al comma 4 dell’art. 2 della legge 29 marzo 2001, n. 135,
sono definiti secondo le modalità di seguito indicate:
a) terminologie omogenee e standard minimo dei servizi di informazione e di
accoglienza ai turisti.
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano definiscono concordemente
gli standard minimi comuni di attività dei servizi di informazione e accoglienza
dei turisti disciplinandone gli strumenti, le strutture e le modalità di
collegamento e concorso da parte degli enti territoriali e funzionali. Gli
uffici di informazione e di accoglienza turistica hanno denominazione unica di
IAT e sono contrassegnati all’esterno da tale marchio, comune su tutto il
territorio nazionale;
b) individuazione delle tipologie di imprese turistiche operanti nel settore e
delle attività di accoglienza non convenzionali.
Il carattere turistico viene conferito all’impresa unicamente dalla tipologia di
attività svolta.
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, ai fini
dell’armonizzazione sull’intero territorio nazionale, individuano le principali
tipologie di valenza generale relativamente alle attività turistiche, secondo
quanto di seguito indicato:
1) attività ricettive ed attività di gestione di strutture e di complessi con
destinazione a vario titolo turistico-ricettiva, con annessi servizi turistici
ed attività complementari, fra le quali alberghi e residenze
turistico-alberghiere/residences, case ed appartamenti per vacanze, anche quando
gestiti sotto la formula della multiproprietà, campeggi e villaggi turistici,
altre strutture ricettive definite dalle leggi regionali.
In relazione a specifici indirizzi regionali, le citate tipologie possono
assumere denominazioni aggiuntive. Fra di esse possono essere individuate anche
attività ricettive speciali, finalizzate alla fruizione di segmenti particolari
della domanda e/o alla valorizzazione di specifiche caratteristiche o risorse
economiche e/o naturali dell’area.
2) Attività, indirizzate prevalentemente ai non residenti, finalizzate all’uso
del tempo libero, al benessere della persona, all’arricchimento culturale,
all’informazione, la promozione e la comunicazione turistica, ove non siano di
competenza di altri comparti, fra le quali i parchi a tema e le imprese di
gestione di strutture convegnistiche e congressuali, nonché di organizzazione di
iniziative e manifestazioni di medesimo oggetto.
3) Attività correlate con la balneazione, la fruizione turistica di arenili e di
aree demaniali diverse e il turismo nautico quali le imprese di gestione di
stabilimenti balneari, definiti come pubblici esercizi di norma posti su area in
concessione demaniale, attrezzati per la balneazione, l’elioterapia e per altre
forme di benessere della persona, con attrezzature idonee a svolgere e a
qualificare tali attività, le imprese di gestione di strutture per il turismo
nautico, attrezzate per l’ormeggio o la sosta delle imbarcazioni da diporto
stazionanti per periodi fissi o in transito, e le imprese di cabotaggio
turistico e di noleggio nautico.
4) Attività di tour operator e di agenzia di viaggio e turismo, che esercitano
congiuntamente o disgiuntamente attività di produzione, organizzazione e
intermediazione di viaggi e soggiorni e ogni altra forma di prestazione
turistica a servizio dei clienti, siano esse di incoming che di outgoing. Sono
altresì imprese turistiche quelle che esercitano attività locali e territoriali
di noleggio, di assistenza e di accoglienza ai turisti. Sono escluse le mere
attività di distribuzione di titoli di viaggio.
5) Attività organizzate per la gestione di infrastrutture e di esercizi ed
attività operanti, per fini esclusivamente o prevalentemente turistici, nei
servizi, nei trasporti e nella mobilità delle persone, nell’applicazione di
tecnologie innovative, nonché nella valorizzazione e nella fruizione delle
tradizioni locali, delle risorse economiche, di quelle naturali, ivi compreso il
termalismo, e delle specialità artistiche ed artigianali del territorio. Fra
tali attività sono ricomprese le imprese di trasporto passeggeri con mezzi e/o
infrastrutture soprattutto se di tipo dedicato, di noleggio di mezzi atti a
permettere la mobilità dei passeggeri, di indirizzo sportivo-ricreativo ad alta
valenza turistica, quali ad esempio i campi da golf, e
turistico-escursionistico, quali ad esempio aree, sentieri e percorsi
naturalistici, nonché gli esercizi di somministrazione di cui alla legge 25
agosto 1991, n. 287, facenti parte dei sistemi turistici locali e concorrenti
alla formazione dell’offerta turistica, con esclusione comunque delle mense e
spacci aziendali.
Sono altresì imprese turistiche di montagna anche le attività svolte per
l’esercizio di impianti a fune, di innevamento programmato e di gestione delle
piste da sci sia per la discesa che per il fondo come strumento a sostegno
dell’imprenditorialità turistica della montagna intesa nel suo complesso.
6) Altre attività individuate autonomamente dalle diverse regioni e dalle
province autonome di Trento e Bolzano.
Oltre a quanto previsto nei sei punti precedenti si definiscono attività
turistiche anche quelle svolte non esclusivamente in forma di impresa,
consistenti in prestazioni di servizi indirizzati specificamente alla
valorizzazione delle tradizioni, delle emergenze culturali e naturalistiche, dei
prodotti e delle potenzialità socio-economiche del territorio ed a particolari
segmenti di utenza turistica, quali il turismo equestre, la pesca-turismo,
l’ittiturismo, il turismo escursionistico, il turismo eno-gastronomico, il
diving, il turismo giovanile, il turismo sociale, ecc.
Per quanto riguarda specificatamente le attività di accoglienza non
convenzionale e le attività ricettive gestite senza scopo di lucro, esse sono
rappresentate dalle attività turistiche come sopra individuate svolte
normalmente non in forma di impresa da singoli o da associazioni senza scopo di
lucro.
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano disciplinano le diverse
tipologie di attività non convenzionali ricettive e non ricettive, sulla base
delle specificità del proprio territorio.
In termini generali e senza esclusione le attività ed i servizi turistici:
devono garantire, nel rispetto delle norme vigenti in materia di abbattimento
delle barriere architettoniche, la fruizione anche ai turisti con disabilità e/o
con limitate capacità motorie;
devono rispettare le normative volte alla tutela ed alla sicurezza del cliente,
alle garanzie nel rapporto servizio proposto-servizio reso-corrispettivo, alla
sostenibilità ambientale;
devono garantire l’applicazione delle condizioni normative e salariali stabilite
dai contratti collettivi di lavoro.
c) Criteri e modalità dell’esercizio su tutto il territorio nazionale delle
imprese turistiche per le quali si ravvisa la necessità di standard omogenei e
uniformi.
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano definiscono concordemente
gli standard minimi comuni delle attività di impresa di cui al punto b).
d) Standard minimi di qualità delle camere d’albergo e delle unità abitative
delle residenze turistico-alberghiere e delle strutture ricettive in generale.
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano definiscono concordemente
gli standard minimi comuni di qualità delle camere d’albergo e delle unità
abitative delle residenze turistico-alberghiere e delle strutture ricettive in
generale.
e) Standard minimi di qualità dei servizi offerti dalle imprese turistiche cui
riferire i criteri relativi alla classificazione delle strutture ricettive.
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano provvedono a determinare
concordemente e unitariamente gli standard minimi di qualità dei servizi offerti
dalle imprese turistiche cui riferire i criteri relativi alla classificazione
delle strutture ricettive, nonché individuano un periodo di tempo per consentire
l’adeguamento delle strutture esistenti.
f) Le agenzie di viaggio, le organizzazioni e le associazioni che svolgono
attività similare, il livello minimo e massimo da applicare ad eventuali
cauzioni.
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano definiscono concordemente
gli standard minimi comuni per l’esercizio delle agenzie di viaggio, delle
organizzazioni e delle associazioni che svolgono attività similare, nonché il
livello minimo e massimo da applicare ad eventuali cauzioni. Le agenzie di
viaggio svolgono attività di produzione, organizzazione ed intermediazione di
viaggi, compresi i compiti di assistenza e di accoglienza ai turisti, nonché
l’intermediazione del soggiorno all’interno di strutture ricettive, con
esclusione della mera locazione immobiliare.
Permane l’obbligo per le nuove agenzie di viaggio di non adottare denominazioni
che possano ingenerare confusione nel consumatore né nomi coincidenti con la
denominazione di comuni o regioni italiane.
g) [Requisiti e modalità di esercizio su tutto il territorio nazionale delle
professioni turistiche.
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano definiscono concordemente,
disciplinano ed accertano i requisiti comuni per l'esercizio delle professioni
turistiche tradizionali ed emergenti, esercitate in forma autonoma e curano la
qualificazione professionale, organizzando corsi di formazione alle professioni
turistiche. Particolare attenzione sarà prestata nella formazione sulle tecniche
di accoglienza] (2).
h) Requisiti e standard minimi delle attività ricettive gestite senza scopo di
lucro.
Sono gli stessi di quelli previsti dalla lettera d) per le strutture ricettive
in generale.
Nel caso di tipologie di attività turistiche individuate a livello regionale,
esse sono disciplinate dalla regione o dalla provincia autonoma nella quale sono
situate.
i) Requisiti e standard minimi delle attività di accoglienza non convenzionale.
Come per il punto precedente sono gli stessi di quelli previsti dalla lettera d)
per le strutture ricettive in generale.
Anche per queste attività nel caso di tipologie di attività turistiche
individuate a livello regionale, esse sono disciplinate dalla regione o dalla
provincia autonoma nella quale sono situate.
l) Criteri direttivi di gestione dei beni demaniali e delle loro pertinenze
concessi per attività turistico-ricreative.
Fermi restando gli elementi da ultimo disciplinati con la legge 16 marzo 2001,
n. 88, nel rilascio delle concessioni demaniali per attività
turistico-ricreative, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano
definiscono concordemente i criteri direttivi comuni di gestione dei beni
demaniali e delle loro pertinenze concessi per attività turistico-ricreative.
Criteri, regolamentazioni e garanzie di cui sopra si estendono, ove applicabili,
anche alle concessioni demaniali relative ad attività turistico-ricreative che
interessano aree diverse dagli arenili.
m) Standard minimi di qualità dei servizi forniti dalle imprese che operano nel
settore del turismo nautico.
Gli standard minimi di qualità dei servizi forniti dalle imprese che operano nel
settore del turismo nautico, come definite dal decreto del Presidente della
Repubblica 2 dicembre 1997, n. 509, quali fondamentalmente i punti d’ormeggio,
gli approdi turistici e i porti turistici, sono determinati concordemente dalle
regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, sentite le associazioni
di categoria.
n) [Criteri uniformi per l'espletamento degli esami di abilitazione
all'esercizio delle professioni turistiche.
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano definiscono concordemente
i criteri uniformi per l'abilitazione all'esercizio delle professioni esercitate
in forma autonoma in relazione alla tipologia professionale] (3).
————————
(2) Lettera annullata ai sensi di quanto disposto dal D.P.R. 27 aprile 2004
(Gazz. Uff. 26 maggio 2004, n. 122).
(3) Lettera annullata ai sensi di quanto disposto dal D.P.R. 27 aprile 2004
(Gazz. Uff. 26 maggio 2004, n. 122).

Articolo 2
I princìpi e gli obiettivi di sviluppo del sistema turistico di cui all’art. 2,
comma 5, della legge 29 marzo 2001, n. 135, sono definiti come segue:
a) il CIPE, in considerazione della rilevanza del turismo quale fattore di
sviluppo, ripartisce le risorse finanziarie disponibili per i diversi interventi
in favore delle imprese turistiche, ivi comprese le risorse destinate alla
programmazione negoziata e quelle provenienti e collegate all’utilizzo dei fondi
comunitari, assicurando l’assegnazione alle stesse imprese di quote di risorse
almeno pari al peso economico che il comparto turistico riveste. Con particolare
riferimento all’utilizzo di fondi comunitari il CIPE valuta l’attivazione di
iniziative dirette e specifiche mirate all’adozione di misure e strumenti, di
natura anche intersettoriale e/o infrastrutturale, volte a favorire lo sviluppo
dell’attività economica in campo turistico ovvero inserite in programmi
complessivi di più vasta portata;
b) la promozione turistica dell’Italia all’estero viene espletata a livello
nazionale dall’ENIT, previa intesa con le regioni, attraverso le varie forme di
comunicazione mediatica, la partecipazione a manifestazioni internazionali di
rilievo, l’informazione turistica diretta o indiretta. L’ENIT coordina le
proprie attività di promozione all’estero con le attività svolte dalle regioni e
dalle province autonome di Trento e Bolzano;
c) in ogni provvedimento di sostegno o di incentivazione allo sviluppo del
comparto turistico, sia di nuova adozione che già in essere, adottato anche
mediante l’utilizzo di fondi comunitari, è opportuno che venga favorito,
attraverso formule di particolare agevolazione o valutazione, lo sviluppo di
aggregazioni, sistemi, reti e altre modalità connettive di attività
imprenditoriali anche diverse, collegate territorialmente e/o virtualmente ed
operanti nel settore del turismo e nell’indotto, anche di valenza
interregionale;
d) la programmazione della realizzazione di infrastrutture, sia specificatamente
turistiche sia utili a migliorare la fruibilità turistica dei territori, tiene
conto delle esigenze e delle possibilità di sviluppo turistico dei territori di
riferimento;
e) le diverse amministrazioni centrali, le regioni, le province autonome di
Trento e Bolzano, gli enti locali, le imprese operanti nel settore e gli enti e
le società che gestiscono infrastrutture e servizi partecipano attivamente
all’attività di costante aggiornamento ed integrazione della Carta dei diritti
del turista, di cui all’art. 4 della legge, anche attraverso l’uso di sistemi
informatici. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano collaborano
alla redazione e alla diffusione della Carta;
f) i provvedimenti che prevedono l’impiego di risorse nazionali e comunitarie
inseriscono opportuni strumenti mirati alla realizzazione di infrastrutture
turistiche di valenza nazionale, anche di natura informatica, ed allo sviluppo
diretto o indiretto di attività economiche nel settore del turismo.
————————

http://www.agcm.it/AGCM_ITA/DSAP/DSAP_287.NSF/218c8abc30b4e077c1256a470060e61b/215b1b06e35982d5c1256c050057e479?OpenDocument

Provvedimento n. 10982 ( C5249 ) AUTOGRILL/ RISTOP


L’AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO


NELLA SUA ADUNANZA del 24 luglio 2002;


SENTITO il Relatore Professor Michele Grillo;


VISTA la legge 10 ottobre 1990, n. 287;


VISTO l’atto delle società AUTOGRILL Spa e RISTOP Srl, pervenuto in data 14 maggio 2002;


VISTA la propria delibera del 13 giugno 2002 con la quale è stata avviata l’istruttoria, ai sensi dell’articolo 16, comma 4, della legge n. 287/90, nei confronti di Autogrill Spa e Ristop Srl;


VISTO l’atto con cui la società Compass Group Italia Spa ha chiesto di intervenire nel procedimento in qualità di operatore interessato ad entrare nel mercato italiano della ristorazione autostradale;


SENTITI i rappresentanti di Autogrill Spa in data 28.6.2002, i rappresentanti di Ristop Srl in data 28.6.2002, i rappresentanti di Compass Group Italia Spa in data 5.7.2002, ed i rappresentanti di tutte le parti in audizione finale in data 16.7.2002;


VISTI gli atti tutti del procedimento;


CONSIDERATO quanto segue:


1. LE PARTI


1.1. Società acquirente


Autogrill Spa (di seguito AUTOGRILL) è una società controllata da Edizione Holding Spa, società finanziaria a sua volta controllata dalla società Ragione S.A.p.A di Gilberto Benetton e C.
AUTOGRILL, direttamente e tramite società da essa controllate, opera su scala mondiale nel settore della ristorazione e dei servizi per le persone in movimento, nonché nella ristorazione moderna a servizio rapido in luoghi caratterizzati da elevata affluenza di consumatori. Il gruppo AUTOGRILL opera con i marchi registrati Ciao, Spizzico, Motta, Alemagna, Pavesi, Burger King, PanEsprit, Acafè, attraverso una rete commerciale dislocata negli Aeroporti, nelle Autostrade, nelle Stazioni ferroviarie, in Centri commerciali e, in via marginale, nei centri urbani. Nel corso del 2001 ha realizzato un fatturato pari a 3.386,205 milioni di euro.
In Italia la rete di AUTOGRILL è composta complessivamente da 453 unità, di cui 345 gestite direttamente e 108 gestite da affiliati, e nel corso del 2001 ha realizzato un fatturato pari a 989,4 milioni di euro, l’80% del quale relativo al canale Autostrade, ove AUTOGRILL è presente con 336 punti di vendita.


1.2. Società acquisita


Ristop Srl (di seguito RISTOP) è una società attiva, con il marchio Ristop, prevalentemente nel campo della ristorazione autostradale, attraverso la somministrazione e vendita di alimenti in locali quali bar, ristoranti e market. RISTOP è presente anche nella ristorazione urbana veloce, e nella conduzione di caffetterie-pasticcerie nelle stazioni ferroviarie italiane. La rete di RISTOP è composta complessivamente da 29 punti di ristoro, 23 dei quali dislocati lungo la rete autostradale.
Le quote del capitale sociale di RISTOP sono detenute da due persone fisiche, nella misura rispettivamente dell’80 e del 20%.
Nel corso del 2001 RISTOP ha realizzato, interamente in Italia, un fatturato pari a 57.185.736 euro.


2. DESCRIZIONE DELL’OPERAZIONE


AUTOGRILL ha stipulato con i soci di RISTOP un contratto preliminare di compravendita di quote, nel quale è previsto che AUTOGRILL acquisti una quota del capitale sociale di RISTOP pari, alternativamente, al 100%, subordinatamente all’assenso espresso dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, o al 45%, nel caso di divieto dell’operazione o di imposizione di condizioni che alterino la sostanza dell’operazione.
Per l’ipotesi in cui l’Autorità non si pronunci entro sei mesi dal 14 maggio 2002, il medesimo contratto attribuisce alle promittenti venditrici il diritto di pretendere che AUTOGRILL acquisti ugualmente una quota del capitale sociale di RISTOP pari al 45% dello stesso.
Le parti hanno contestualmente sottoscritto un contratto che conferisce ad AUTOGRILL l’opzione di acquisto del rimanente 55% del capitale sociale di RISTOP, opzione che dovrà essere esercitata entro il 31 dicembre 2004, anche da parte di un terzo designato da AUTOGRILL a sua insindacabile scelta, e ciò per l’ipotesi in cui AUTOGRILL acquisti il 45% delle quote di RISTOP.
Le parti hanno sottoscritto un patto di non concorrenza, limitato al territorio italiano, di durata triennale, a carico dei soci cedenti le quote di RISTOP e del garante di uno di essi, il quale, perché persona di valenza strategica in seno alla società ceduta, si impegna a rimanere presso la società sino al 31 dicembre 2002 e ad assistere AUTOGRILL nelle fasi iniziali di gestione.


3. QUALIFICAZIONE DELL’OPERAZIONE


L’acquisizione del 100% del capitale sociale di RISTOP da parte di AUTOGRILL, in quanto comporta l’acquisizione del controllo di un’impresa, costituisce una concentrazione ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera b), della legge n. 287/90.
Essa non rientra nell’ambito di applicazione dell’articolo 1 del Regolamento CEE 4064/89, così come modificato dal Regolamento CE n. 1310/97, in quanto le imprese interessate dall’operazione realizzano in Italia più di due terzi del proprio fatturato. L’operazione, pertanto, è soggetta all’obbligo di comunicazione preventiva disposto dall’articolo 16, comma 1, della medesima legge, in quanto il fatturato realizzato a livello nazionale dall’insieme delle imprese interessate è superiore a 377,014 milioni di euro.
Quanto alla eventuale acquisizione da parte di AUTOGRILL di una quota del 45% del capitale di RISTOP, che si accompagnerebbe alla titolarità di un diritto di opzione per l’acquisto del restante 55% del capitale della società, occorre osservare che si tratta di un’operazione la cui realizzazione le parti hanno condizionato al verificarsi di un evento futuro e incerto e che, come tale, non è stata oggetto della presente valutazione.



4. RISULTANZE ISTRUTTORIE


4.1. Premessa


A seguito del ricevimento, in data 14 maggio 2002, della comunicazione dell’operazione sopra descritta, in data 13 giugno 2002 l’Autorità ha disposto l’avvio di un procedimento istruttorio, ai sensi dell’articolo 16, comma 4 della legge n. 287/90, al fine di verificare l’eventuale rafforzamento in capo ad AUTOGRILL della posizione dominante nella ristorazione autostradale per effetto della acquisizione di RISTOP. Nel corso dell’istruttoria la società Compass Group Italia Spa ha presentato istanza di partecipazione all’istruttoria, ai sensi dell’articolo 7 del D.P.R. n. 217/98.
Le società AUTOGRILL e RISTOP e COMPASS sono state sentite in audizione, avendone fatto formale richiesta.
Nel corso dell’istruttoria sono state altresì richieste informazioni di carattere economico e commerciale in ordine alla struttura dei mercati rilevanti all’ANAS, alle società autostradali concessionarie dell’ANAS, alle società petrolifere presenti nei mercati rilevanti, nonché alle imprese diverse da AUTOGRILL e RISTOP che offrono servizi di ristorazione presso le aree di servizio che insistono nei mercati rilevanti.


4. 2. I principali mercati interessati dalla presente operazione


4.2.a Le caratteristiche dell’attività di ristorazione autostradale


Le parti sono entrambe attive, prevalentemente, nell’offerta di servizi di ristoro agli utenti della rete autostradale.
L’Autorità ha più volte avuto modo di rilevare11
[Cfr. provv. n. 4457 Gestori Impianti di distribuzione autostradali/Autostrade-Autogrill in boll. n. 48/1996, provv. n. 8090 del 2 marzo 2000, caso n. C3818 - Edizione Holding/Autostrade-Concessioni e Costruzioni Autostrade, provv. n. 8387 del 14.6.2000, caso n. C/3968 - Agip Petroli-Fini/Newco , nonché la decisione della Commissione CEE Accor/Wagon Lits del 28.4.1992.] che l’insieme di servizi, quali la somministrazione di alimenti e bevande, la vendita di generi alimentari e non, la vendita di giornali e di generi di monopolio, offerti in modo complementare agli utenti delle autostrade che sostano presso le aree di servizio, costituiscono un mercato del prodotto a sé stante: il mercato della ristorazione autostradale, distinto all’interno del più ampio settore della ristorazione commerciale.
Infatti, i punti di ristorazione autostradale si caratterizzano per l’ampiezza della gamma dei prodotti e dei servizi offerti 24 ore su 24, che consente all’utente, oltre che di effettuare consumazioni espresse e non, di acquistare prodotti alimentari e di conforto utili in viaggio.
In altri termini, i punti di ristorazione autostradale appaiono caratterizzarsi per essere commisurati alle esigenze delle persone in movimento lungo la rete autostradale, esigenze che non sembrano paragonabili, se non in minima parte, a quelle del cliente dei punti di ristorazione urbana.
A conclusioni analoghe si perviene anche a voler considerare gli elementi che contraddistinguono i servizi di ristorazione autostradale dal lato dell’offerta.
La ristorazione autostradale, infatti, si esercita sulle aree di servizio che i gestori delle autostrade cedono in subconcessione agli operatori della ristorazione o, più spesso, alle società petrolifere le quali, a loro volta, affidano la gestione del servizio di ristoro a terzi, sia operatori della ristorazione sia gestori degli impianti di distribuzione dei carburanti, a vario titolo.
Le peculiarità che contraddistinguono il regime giuridico di utilizzazione delle aree di pertinenza autostradale, o ad essa attigue, comportano che le attività gestite nelle aree di servizio autostradali siano soggette alla potestà programmatoria ed alla potestà di controllo dei soggetti concedenti, funzionalizzate alla tutela di rilevanti interessi pubblici generali, quali ad esempio le esigenze di mobilità della collettività e l’incolumità degli utenti della rete autostradale.
In generale, l’attività di ristorazione autostradale si caratterizza per la presenza di aziende grandi e molto specializzate, organizzate in catene di punti di ristoro, che beneficiano di rilevanti economie di scala e sono caratterizzate da uniformità di marchio, di standard qualitativi e di gamma di prodotti offerti.
In Italia il valore della ristorazione autostradale è stimabile nell’ordine dei 1000 milioni di euro.
In tale attività il principale operatore è la società Autogrill Spa, che è integrata verticalmente in quanto controllata dalla medesima holding che controlla Autostrade Spa AUTOGRILL realizza circa l’80% del fatturato totale della ristorazione autostradale in Italia, seguito da Ristop Srl, la cui quota è di circa il 5%.
Nel settore è presente anche Finifast Srl, il quale, con 13 aree di servizio, detiene una quota in valore di circa il 4,6%.
Mc Donald’s Developmnet Italy, Inc., a fronte di un marchio famoso nel settore della ristorazione commerciale, è presente solo su 5 aree di servizio, detenendo una quota in valore di circa l’1,1%. Il resto è suddiviso fra numerosi operatori (in gran parte gestori del servizio oil), solo alcuni dei quali, quali il Gruppo Sarni, il Gruppo Maglione, Alliance Alberghi Srl, sono presenti su più di tre aree di servizio, senza aver però sviluppato, tranne quest’ultimo, un’offerta unitaria con un proprio marchio e un proprio lay out.
In Italia, il grado di concentrazione della ristorazione autostradale appare pertanto estremamente elevato. Nei principali paesi europei il grado di concentrazione è decisamente inferiore; in particolare, la quota del primo operatore in termini di fatturato raggiunge il 55% in Francia (Elior), il 55% in Spagna (Pransor), il 38% nel Regno Unito (Welcomebreak) e il 10% in Germania (Tank und Rast).


4.2.b Le condizioni di accesso all’attività di ristorazione stradale


Il settore è altresì caratterizzato da barriere all’entrata di carattere amministrativo, nonché di carattere economico.
L’esercizio dell’attività di ristorazione autostradale richiede un titolo giuridico di utilizzazione dell’area di servizio, il quale può essere diretto (concessorio) o indiretto (contrattuale).
Per lo più, gli oneri economici di costruzione delle aree di servizio sono posti in capo ai detentori di titoli diretti di utilizzazione delle medesime, che devono quindi possedere rilevanti capacità finanziarie di investimento.
Sino ad oggi pochi operatori hanno goduto di titoli diretti, mentre la modalità prevalente di ingresso nel mercato è stata l’affidamento indiretto, per il tramite delle società petrolifere titolari delle concessioni sulle aree22
[A ciò si aggiunga quella peculiare forma di titolo diretto di utilizzazione rappresentato dalla concessione di accesso ad aree di servizio realizzate su terreni non demaniali, ma posseduti in regime di proprietà privata da terzi, quali società petrolifere ed operatori della ristorazione.]. In entrambi i casi, però, l’operatore cui affidare i servizi di ristorazione non veniva in genere scelto all’esito di procedure concorsuali trasparenti e competitive.
La situazione è peraltro destinata a mutare in quanto in futuro le concessioni, sia quelle relative a nuove aree, sia quelle in scadenza, saranno assegnate con gara pubblica33
[Infatti, tutte le società autostradali interpellate nel corso dell'istruttoria hanno rappresentato di voler in futuro procedere agli affidamenti tramite gara pubblica, in modo analogo a quanto sarà operato da Autostrade S.p.A. con riguardo alle circa 120 concessioni di ristoro in scadenza nel 2003, grazie agli oneri comportamentali ad essa imposti dall'Autorità con il provvedimento n. 8090 del 2 marzo 2000, citato nella nota n. 1.].
Si deve inoltre rilevare che i titoli di utilizzazione dell’area di servizio, sia diretti che indiretti, sono nella maggior parte dei casi contraddistinti dalla presenza di un termine finale di durata44
[Con riguardo ad alcune posizioni, infatti, si è potuto riscontrare che le concessioni di area hanno una scadenza pari a quella della concessione assentita dall'ANAS alla società autostradale.] inferiore a quello relativo alla concessione ANAS-società autostradale. Ciò nonostante, i rapporti instauratisi nel passato dimostrano nel tempo una elevata stabilità. Tale circostanza è da porsi anche in relazione al fatto che gli operatori del settore hanno interesse a permanere presso l’area di servizio per un periodo di tempo confacente alle proprie aspettative di ammortamento degli investimenti effettuati.
Tanto rappresentato, nella fase attuale l’accesso al mercato della ristorazione autostradale non può avvenire se non tramite l’acquisizione di operatori già presenti ed il subentro in rapporti esistenti.


4.2.c. L’ambito geografico della ristorazione presso le aree di sosta autostradali


Per quanto concerne la dimensione geografica del mercato della ristorazione autostradale, va osservato che il singolo punto vendita non è sostituibile, dal lato della domanda, con tutti i punti di ristoro presenti sull’intera rete autostradale, ma esclusivamente con quelli limitrofi.
In particolare, valutando in base ai dati disponibili il comportamento dell’utente della rete autostradale, può considerarsi che la propensione alla sosta dell’automobilista sia bassa per tratti di percorrenza inferiori a 100 km, e cresca per tratti di percorrenza superiori ai 300 km, con una tendenza a preferire le aree situate nella fascia centrale di questo tratto.
Occorre però osservare che, date le caratteristiche del servizio e le condizioni della sua fruizione, una volta che abbia deciso di effettuare la sosta, per il consumatore risulta più oneroso scegliere le aree di servizio più lontane dal punto nel quale egli si trova. Ne consegue che la sostituibilità tra i punti di ristoro risulta essere inversamente proporzionale alla distanza che tra loro intercorre, ed il suo limite può essere ragionevolmente individuato nel raggio di 150 km rispetto al punto nel quale il consumatore si trova.
Ai fini della valutazione della presente operazione, occorre considerare che RISTOP offre il servizio di ristorazione presso 20 aree di servizio specificamente localizzate. Relativamente ad ognuna di queste 20 aree va quindi indagato l’ambito geografico al cui interno il consumatore in movimento può ritenere i servizi di ristoro offerti da RISTOP sostituibili con quelli offerti da altri operatori presso altre aree di servizio.
A tal fine, è quindi necessario considerare i diversi tratti autostradali55
[Per tali dovendosi intendere i tratti di percorrenza su strade soggette al regime del demanio statale autostradale.] di lunghezza non superiore a 150 km che precedono e/o seguono immediatamente ognuna delle 20 aree ove è presente RISTOP, tenuto conto dello sviluppo della dorsale autostradale italiana.
In altri termini, per ognuna di tali 20 aree di servizio occorre individuare un’area costituita dai segmenti autostradali di raggio non superiore a 150 km. circostante l’area ove è attiva RISTOP.
Le aree di servizio dislocate su ciascuno di tali segmenti, presso cui sono reperibili servizi di ristoro, sono quelle che il consumatore, qualunque sia la direzione dalla quale provenga o verso la quale sia diretto, potrà ritenere sostituibili con quella ove il servizio di ristoro è offerto da RISTOP. L’insieme di dette aree di servizio varrà a costituire, pertanto, l’ambito geografico del mercato rilevante rispetto all’area di servizio ove RISTOP è attiva.
Per comodità espositiva, ciascuno dei mercati rilevanti così individuati verrà contraddistinto con il nome dell’area di servizio ove RISTOP è presente, secondo l’elenco che segue66
[Fonte: elaborazione dati forniti dalla parte; "in Autostrada", AISCAT, 1998; informazioni acquisite nell'ambito del caso C/3818; siti Internet delle società concessionarie della gestione e manutenzione di tratte autostradali.].

1. NICHELINO NORD
è situata sul Sistema Tangenziale di Torino.
E’ raggiungibile dalla A21, e da essa si può procedere verso la A5 e la A4.
Nel mercato rilevante relativo a Nichelino Nord sono presenti 12 aree di servizio, per un numero complessivo di 13 punti di ristoro. In 9 di questi è attiva AUTOGRILL, in 1 RISTOP, Finifastin 2 altri operatori.


2. NICHELINO SUD
è situata sul Sistema Tangenziale di Torino.
Da essa è possibile raggiungere la A6 Torino-Savona, la A21 Torino Piacenza Brescia. Essa è raggiungibile dalla A4.
Nel mercato rilevante relativo a Nichelino Sud sono presenti 16 aree di servizio, per un numero complessivo di 17 punti di ristoro. In 12 di questi è presente AUTOGRILL, in 1 RISTOP, in 4 altri operatori.


3. RIO COLORE’ EST
è situata al km 30 della A6 Torino-Savona, dir. nord.
Essa è raggiungibile dalla A10 Genova Ventimiglia dir. ovest, dalla A10 Genova Ventimiglia dir. est. Da essa è possibile raggiungere la A21 Torino Piacenza Brescia dir. est, la A5 Torino Aosta, la A4 Torino Trieste, la A32 Torino Bardonecchia.
Nel mercato rilevante relativo a Rio Colorè Est sono presenti 24 aree di servizio, per un numero complessivo di 25 punti di ristoro. In 13 di questi è attiva AUTOGRILL, in 3 RISTOP, in 9 altri operatori.


4. BEINASCO SUD
è situata sul Sistema Tangenziale di Torino.
Da essa è possibile raggiungere la A6 Torino Savona e la A21 Torino Piacenza Brescia.

Nel mercato rilevante relativo a Beinasco Sud sono presenti 11 aree di servizio, per un numero complessivo di 12 punti di ristoro. In 6 di questi il servizio è offerto da AUTOGRILL, 3 sono di RISTOP, in 3 di altri operatori.
I dati relativi ad ogni mercato rilevante sono analiticamente forniti descritti nell’appendice allegata.


5. AURELIA SUD
è situata al km 45 della A10 Genova-Ventimiglia.
Essa è raggiungibile dalla A6 Torino Savona.
Da essa è possibile raggiungere la A6 Torino Savona, la A26 Genova Voltri Gravellona Toce, la A7 Milano Genova, la A12 Genova Roma.
Nel mercato rilevante relativo a Aurelia Sud sono presenti 34 aree di servizio, per un numero complessivo di 37 punti di ristoro. In 24 di questi è attiva AUTOGRILL, in 3 RISTOP, in 1 Finifast, in 1 Mc Donald’s, in 8 da altri operatori.


6. BROGEDA
è situata al confine autostradale della A9 Lainate-Como- Chiasso.
Essa è raggiungibile dalla A8, dalla tratta TO MI della A4 dir. est, dalla tratta MI BS della A4.
Da essa è possibile raggiungere la A8 Milano Varese, la A26 Genova Voltri Gravellona Toce, la tratta TO-MI della A4 Torino Trieste dir. ovest, la tratta MI BS della A4 dir. est, la A1 Milano Napoli attraverso la A50 Tangenziale Ovest di Milano.
Nel mercato rilevante relativo a Brogeda sono presenti 30 aree di servizio, per un numero complessivo di 39 punti di ristoro. In 36 di questi è presente AUTOGRILL, in 1 RISTOP, in 1 Mc Donald’s, in 1 altri operatori.


7. MARENGO EST O SUD
è situata al km 10 della deviazione per la A7 (Milano Genova) della A26 Genova Voltri Gravellona-Toce, dir. sud.
Essa è raggiungibile dalla A10 Genova Ventimiglia dir. est, dalla A12 Genova Roma, dalla A6 Torino Savona, dalla A26 dir. sud, dalla A4, dalla Tangenziale di Torino attraverso la A21 Torino Piacenza.
Da essa è possibile raggiungere la A50 Tangenziale Ovest di Milano attraverso la A7 Milano Genova dir. nord, la A10 attraverso la A7 Milano Genova dir. sud, nonché la A12.
Nel mercato rilevante relativo a Marengo Sud sono presenti 39 aree di servizio, per un numero complessivo di 43 punti di ristoro. In 31 di questi è presente AUTOGRILL. In 5 il servizio è gestito da RISTOP, in 1 da Mc Donald’s, in 6 da altri operatori.


8. S.GIACOMO EST
è situata al km 100 della tratta BS-PD della A4 Torino Trieste, dir. est.
Essa è raggiungibile dalla tratta TO-MI della A4, dalla A21-Torino-Piacenza, dalla A1 Milano Napoli, dalla A8 Milano Varese, dalla A9 Lainate Como Chiasso.
Da detta area di servizio è altresì possibile raggiungere la tratta PD-VE della A4; la A22 Brennero Modena, la A31 Vicenza Piovene Rocchette.
Nel mercato rilevante costituito dai tratti autostradali precedenti e successivi di 150 km. ca. l’area di servizio di S. Giacomo est sono presenti 40 aree di servizio, per un numero complessivo di 47 punti di ristoro. In 37 di questi è presente AUTOGRILL, in 5 RISTOP, in 3 Finifast, in 2 altri77
[Con riguardo alla tratta BS PD, si osserva che RISTOP nel gennaio del 2002 si è aggiudicata la concessione del servizio di ristoro su un'area di servizio, Campagnola est, sulla quale non saranno disponibili prodotti oil, ancora in fase di realizzazione. Si osserva, altresì, che AUTOGRILL si è di recente aggiudicata la concessione del servizio di ristoro e della vendita di prodotti oil nell'area di servizio Campagnola ovest, in fase di realizzazione. La tratta autostradale in questione è concessa alla società Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova.]

9. ARDA EST
è situata al km 74 della A1-Milano-Napoli, dir. nord.
Essa è raggiungibile dalla A22, dalla A13, dalla A14, dalla A4 attraverso la A21.
Da essa è possibile raggiungere la tratta MI-BS della A4 attraverso la A21 o attraverso la A51 Tangenziale di Milano Est, la tratta BS PD della A4 attraverso la A21, la tratta TO-MI della A4, la A7 Milano Genova, la A8 Milano Varese, nonché la A9.
Nel mercato rilevante relativo a Arda Est sono presenti 42 aree di servizio, per un numero complessivo di 55 punti di ristoro. AUTOGRILL è presente in 45 punti, RISTOP in 6, Finifast in 2, in 2 altri operatori.


10. MONTE BALDO OVEST
è situata al km 148 della tratta BS PD della A4 Torino Trieste, dir. ovest.
Essa è raggiungibile dalla tratta VE-TS della A4 Torino Trieste, dalla A22 Brennero Modena, dalla A1, dalla A 31 Vicenza Piovene Rocchette, dalla A13 Bologna Padova, dalla A27 Venezia Belluno. Da essa è possibile raggiungere la tratta MI BS della A4, nonché la A21 Torino Piacenza Brescia dir. sud.
Nel mercato rilevante relativo a Monte Baldo Ovest sono presenti 30 aree di servizio, per un numero complessivo di 40 punti di ristoro. In 31 di questi il servizio è gestito da AUTOGRILL, in 4 da Finifast, in 3 da RISTOP, in 2 da altri operatori.


11. POVEGLIANO OVEST
è situata al km 241 della A22 Brennero Modena dir. sud.
Essa è raggiungibile dalla A22 Brennero Modena, dalla tratta VE TS della A4 dir. ovest, dalla tratta MI-BS della A4 dir. est. Da essa è possibile raggiungere la A1 Milano Napoli, dir. nord e dir. sud.
Nel mercato rilevante relativo a Povegliano ovest sono presenti 23 aree di servizio, per un numero complessivo di 31 punti di ristoro. In 21 di questi è attiva AUTOGRILL, in 4 è presente RISTOP, in 3 Finifast, in 3 altri operatori.


12. S.PELAGIO EST
è situata al km 98 della A13 Bologna Padova, dir. nord.
Essa è raggiungibile dalla A14 Bologna Taranto, dalla A1 Milano Napoli, dir. nord e sud.
Da essa è possibile raggiungere la tratta VE-TS della A4 dir. est, nonché la tratta BS PD della A4 dir. ovest.
Nel mercato rilevante relativo a S. Pelagio est sono presenti 21 aree di servizio, per un numero complessivo di 28 punti di ristoro. In 21 di questi il servizio è offerto da AUTOGRILL, in 5 da RISTOP, in 2 da altri operatori.


13. CALSTORTA SUD
è situata al km 35 della tratta VE-TS della A4 Torino Trieste, dir. est.
Essa è raggiungibile dalla tratta BS-PD della A4 Torino Trieste, dalla A13 Bologna Padova, dalla A27 Venezia Belluno.
Da essa è possibile raggiungere il tratto finale della A4, il tratto finale della A28 Pordenone Portogruaro, nonché la A23 Tarvisio.
Nel mercato rilevante relativo a Calstorta Sud sono presenti 18 aree di servizio, per un numero complessivo di 23 punti di ristoro. In 18 di questi il servizio è offerto da AUTOGRILL, in 2 è presente RISTOP, in 3 sono presenti altri operatori.


14. GONARS NORD
è situata al km 91 della tratta VE-TS della A4 Torino Trieste, dir. ovest.
Essa è raggiungibile dalla A23 Tarvisio, e da essa si può procedere verso la tratta PD-VE della A4, verso la A28 Portogruaro Pordenone, la A27 Venezia Belluno, la A13 Bologna Padova dir. sud.
Nel mercato rilevante relativo a Gonars nord sono presenti 16 aree di servizio, per un numero complessivo di 20 punti di ristoro. In 11 di questi il servizio è gestito da AUTOGRILL, in 3 da Finifast, in 2 da RISTOP, in 4 da altri operatori.


15. SANTERNO OVEST
è situata al km 59 della A14 Bologna Taranto, dir. sud.
Essa è raggiungibile dalla A13 Bologna Padova, dalla diramazione per Ravenna della A14, e dalla A1, attraverso le barriere di Bologna Panigale e Bologna Casalecchio.
Da essa è possibile raggiungere il tratto a sud della A14.
Nel mercato rilevante relativo a Santerno Ovest sono presenti 21 aree di servizio, per un numero complessivo di 27 punti di ristoro. In 21 di questi il servizio è offerto da AUTOGRILL, in 2 da Finifast, in 1 da RISTOP, in 3 da altri operatori.


16. SANTERNO EST
è situata al km 59 della A14 Bologna Taranto, dir. nord.
Essa è raggiungibile dal tratto a sud della A14.
Da essa è possibile raggiungere la deviazione per Ravenna della A14, la A13, la A1 dir. nord e sud.
Nel mercato rilevante relativo a Santerno est sono presenti 19 aree di servizio, per un numero complessivo di 22 punti di ristoro. In 19 di questi è presente AUTOGRILL, in 2 RISTOP, in 1 Finifast.


17. LUCIGNANO OVEST
è situata al km 385 della A1-Milano-Napoli, dir. sud.
Essa è raggiungibile dalla A1, dalla A11 Firenze Pisa Nord. Da essa si può procedere verso sud sulla A1 e sino alla bretella di Roma nord.
Nel mercato rilevante relativo a Lucignano Ovest sono presenti 15 aree di servizio, per un numero complessivo di 22 punti di ristoro. In 18 è presente AUTOGRILL, in 1 RISTOP, in 1 Finifast, in 2 altri operatori.


18. PICENO OVEST
è situata al km 291 della A14 Bologna Taranto, dir. sud.
Essa è raggiungibile dal tratto a nord della A14.
Da essa è possibile raggiungere il tratto a sud della A14, la A24 Roma L’Aquila Teramo, nonché la A25 Roma Pescara.
Nel mercato rilevante relativo a Piceno ovest sono presenti 13 aree di servizio, per un numero eguale di punti di ristoro. AUTOGRILL è presente in 11, RISTOP in 1, in 1 un altro operatore.


19. ALENTO EST
è situata al km 394 della A14 Bologna Taranto, dir. nord.
Essa è raggiungibile dal tratto a sud della A14.
Da essa è possibile raggiungere il tratto a nord della A14, nonché la A24 e la A25.
Nel mercato rilevante relativo a Alento Est sono presenti 16 aree di servizio, per un numero complessivo di 17 punti di ristoro. In 10 di questi il servizio è offerto da AUTOGRILL, in 2 da RISTOP, in 5 da altri operatori.


20. IRPINIA SUD
è situata al km 44 della A16 Napoli-Canosa.
Essa è raggiungibile dalla A1, dalla A30 Napoli Salerno, dalla A3 Salerno Reggio Calabria.
Da essa è possibile raggiungere la A14, dir. sud e nord.
Nel mercato rilevante relativo a Irpinia sud sono presenti 18 aree di servizio, per un numero complessivo di 20 punti di ristoro. In 15 di questi è presente AUTOGRILL, in 1 RISTOP, in 4 altri operatori.


Nella tabella seguente viene presentata una visione di sintesi delle principali caratteristiche dei venti mercati interessati e delle quote in essi detenute da AUTOGRILL e RISTOP in termini sia di numero di punti di ristoro che di fatturato.


Tabella 1. Caratteristiche dei mercati interessati dall’operazione (fatturato totale 2001 in migliaia di euro e numero di punti di ristoro) e quote su ciascuno di essi, in termini di numero di punti di ristoro (PDR) e di fatturato, di AUTOGRILL e RISTOP

quote
numero
PDR
PDR
fattur.
fattur.
MERCATI
Valore
PDR
Autogrill
Ristop
Autogrill
Ristop
NICHELINO N.
31915
13
69,2
7,7
84,7
7,1
NICHELINO S.
31042
17
70,6
5,9
81,5
9,7
RIO COLORE’ E.
41315
25
52,0
12,0
69,2
12,7
BEINASCO S.
15757
12
50,0
25,0
59,3
26
AURELIA S.
52980
37
64,9
8,1
86,1
8,5
BROGEDA
161310
39
92,3
2,6
98,0
0,8
MARENGO E.
84797
43
72,1
11,6
85,8
8,6
S. GIACOMO E.
151001
47
78,7
10,6
79,8
5,9
ARDA E.
172314
55
81,5
11,1
79,9
5,1
MONTE BALDO O.
94281
40
77,5
7,5
83,1
7,2
POVEGLIANO O.
82931
31
67,7
12,9
75,9
9,1
S. PELAGIO E.
79329
28
75,0
17,9
83,4
15,6
CALSTORTA S.
50512
23
78,3
8,7
78,9
18,8
GONARS N.
27179
20
55,0
10,0
75,0
15,0
SANTERNO O.
83894
27
77,8
3,7
79,5
4,4
SANTERNO E.
76156
23
87,0
8,7
84,0
9,0
LUCIGNANO O.
50408
22
81,8
4,5
81,3
5,4
PICENO O.
29318
13
84,6
7,7
89,2
6,4
ALENTO E.
19013
17
58,8
11,8
66,6
13,1
IRPINIA S.
31602
20
75,0
5,0
86,8
5,9


4.2.d. La posizione di AUTOGRILL in merito alla individuazione dei mercati rilevanti


Secondo quanto affermato dalle parti nella comunicazione della concentrazione, la ristorazione autostradale non presenterebbe in realtà quelle peculiarità rilevate dall’Autorità nei propri precedenti, e non costituirebbe un mercato del prodotto a sé, distinto all’interno del più generale settore della ristorazione commerciale.
Da un lato, la maggior diffusione di nuovi e più rapidi sistemi di pagamento del pedaggio autostradale renderebbe la rete autostradale più permeabile alla rete viaria ordinaria. Dall’altro, ben oltre la metà degli utilizzatori delle autostrade non percorrerebbe tratti di lunghezza superiore a 100 km e non effettuerebbe presso le aree di servizio autostradali soste di carattere necessitato, potendo pertanto liberamente scegliere di soddisfare le proprie esigenze di sosta presso i centri urbani. Ciò comporterebbe che gli operatori della ristorazione presenti in autostrada non possano determinare le condizioni della loro offerta in modo indipendente dai comportamenti dei ristoratori posti al di fuori della rete. Di tal che, ai fini della presente concentrazione, la ristorazione commerciale vera e propria e la ristorazione commerciale veloce o semplificata costituirebbero i mercati del prodotto rilevanti.
Di contro, è d’obbligo rilevare che tali osservazioni non risultano idonee a supportare la definizione del mercato prospettata dalla Parte. I dati offerti, infatti, confermano la circostanza che gli
short runner88 [Ovverosia i consumatori che percorrono in media tratti autostradali brevi.] non costituiscono la categoria prevalente di utenti dei servizi offerti presso le aree autostradali e non sono pertanto in grado di influenzare i comportamenti concorrenziali degli operatori presenti in autostrada. Del resto, la ragionevolezza della prospettazione effettuata da AUTOGRILL è stata contestata anche dall’operatore che è intervenuto nel procedimento e risulta altresì smentita da un documento reperito in ispezione, nel quale un esponente di RISTOP avanza dubbi sulla effettiva rispondenza alla realtà di quanto sostenuto nella comunicazione dell’operazione in merito alla sostituibilità tra la ristorazione autostradale e la restante ristorazione commerciale99 [Cfr. doc. n. 68 del fascicolo istruttorio.].

4.3. Le caratteristiche dei mercati rilevanti della ristorazione autostradale


4.3.a. L’elevato grado di concentrazione e la posizione dominante di AUTOGRILL


Nella totalità dei mercati rilevanti della ristorazione autostradale come sopra individuati, AUTOGRILL detiene una posizione di assoluto rilievo, come emerge dalla tabella 1 di cui al paragrafo precedente, la quale riporta le quote di AUTOGRILL sia in termini di numero di punti di ristoro situati nelle aree di sosta ricomprese nei mercati rilevanti stessi, sia in termini di fatturato.
Rileva notare che nella grande maggioranza dei casi, la quota detenuta da AUTOGRILL in termini di fatturato è superiore a quella detenuta in termini di numero di punti vendita, ad indicare il fatto che AUTOGRILL detiene per lo più i punti di ristoro in grado di generare maggior reddito, in parte per motivi attinenti alle caratteristiche commerciali dell’offerta ivi sviluppata, ma in parte a causa di elementi oggettivi attinenti alle caratteristiche stesse delle aree di servizio, quali la loro dislocazione in tratti della rete autostradale ad intenso flusso di traffico a media ed alta percorrenza, o l’ampiezza dello spazio dedicato a parcheggio e ad aree verdi.
Come emerge dalla tabella, AUTOGRILL è presente con quote di notevole rilievo in tutti i mercati considerati, a fronte di una presenza molto più contenuta dei concorrenti, che, pertanto, non risultano in grado di esercitare una significativa pressione concorrenziale.
Data la sua elevata quota di mercato e l’indipendenza dei comportamenti di cui gode, AUTOGRILL detiene una posizione dominante nell’offerta di servizi di ristorazione autostradale in tutti i 20 mercati considerati ai fini della presente operazione.
La posizione dominante di AUTOGRILL appare avere, inoltre, i caratteri della stabilità, anche a voler considerare le scadenze dei titoli concessori relativi ai punti di ristoro ricompresi nei mercati rilevanti, nonché gli effetti che su tali mercati verranno dispiegati in futuro dalla concreta attuazione delle prescrizioni imposte ad Autostrade Spa e ad AUTOGRILL in precedenti decisioni dell’Autorità.


4.3.b. Le possibilità di ingresso nei mercati rilevanti attraverso la partecipazione alle gare per le concessioni.


Come già è detto, attualmente l’ingresso di nuovi operatori nel settore della ristorazione autostradale non può che avvenire per il tramite dell’acquisizione di operatori già presenti, subentrando nei rapporti che questi abbiano già instaurato o con i soggetti concedenti o con le società petrolifere.
In prospettiva, le possibilità di accesso dipenderanno dalla circostanza che i soggetti concedenti pongano effettivamente a gara le concessioni in scadenza, così come le concessioni relative a nuove aree di servizio.
Nel corso dell’istruttoria sono state rilevate le date di scadenza dei titoli diretti di utilizzazione delle aree attualmente in essere.
Senza considerare, ai fini della contendibilità, le concessioni c.d. di accesso110
[Tale titolo è da riferirsi ai servizi prestati su aree di servizio non costruite sul sedime autostradale, bensì su terreni di proprietà di terzi, quali ad esempio società petrolifere o operatori della ristorazione, ]0,
si è così potuto constatare che in quattro dei venti mercati interessati dall’operazione un numero di circa 5 concessioni scadrà entro il 2003111
[Si tratta, in particolare, dei mercati denominati Arda E., Calstorta S., Gonars N., Lucignano O. Alla medesima data nei mercati di Brogeda e di Povegliano O. scadrà rispettivamente 1 concessione, in quello di Rio Colorè E. ne scadranno 2, in quello di Monte Baldo O. 3. ]1. Solo in sei mercati, entro la medesima data ne scadrà un numero superiore a 10.
In particolare, in ben 14 mercati, circa il 50% delle concessioni in essere scadrà dal 2007 in poi.
Pertanto, appare ragionevole affermare che solo con riguardo ad un numero limitato di mercati rilevanti, le gare da tenersi nel corso del 2003 potranno determinare un qualche effetto di apertura per l’ingresso di nuovi operatori.
Di contro, la maggior parte dei mercati considerati risultano allo stato e per un certo numero di anni difficilmente contendibili.
Per la descrizione in dettaglio della situazione relativa a tutti i mercati rilevanti ai fini della presente operazione si rinvia all’appendice allegata al presente provvedimento.


4.3.c. L’influenza sul grado di contendibilità dei mercati rilevanti esercitata dai vincoli imposti ad AUTOGRILL dai precedenti dell’Autorità


In tre diversi provvedimenti, adottati in data 28 novembre 1996 112
[Citato nella nota n. 1, relativo ad un intesa intercorsa fra AUTOGRILL ed Autostrade in relazione ai criteri di assegnazione delle concessioni di ristoro sulle aree di pertinenza della società Autostrade.]2, 2 marzo 2000113 [Citato nella nota n. 1, con il quale era stata autorizzata l'acquisizione di Autostrade da parte di Edizioni Holding, grazie alla prescrizione di misure correttive degli effetti anticoncorrenziali derivanti da quella operazione di concentrazione.]3 e 13 settembre 2001114 [Con il quale, in accoglimento dell'istanza formulata dalle parti, erano state modificate parzialmente le misure correttive previste per l'operazione di concentrazione da ultimo citata.]4, al fine di eliminare, rispettivamente, con il primo le distorsioni concorrenziali a diverso titolo derivanti dalle condotte delle società AUTOGRILL ed Autostrade, con il secondo ed il terzo gli effetti anticoncorrenziali determinati dall’integrazione verticale fra Autostrade Spa ed AUTOGRILL scaturita dall’acquisizione di Autostrade da parte di Edizione Holding, l’Autorità aveva prescritto a carico dei due operatori il rispetto di alcune misure, comportamentali e strutturali, a carattere positivo e negativo.
Per quanto riguarda Autostrade, essa dovrà procedere tramite gara pubblica all’assegnazione delle concessioni di ristoro sulle aree di pertinenza della rete ad essa concessa. Le procedure di gara dovranno essere gestite da un terzo indipendente, a cui Autostrade dovrà rendere disponibili tutte le informazioni relative alle caratteristiche dei punti di ristoro in questione. Autostrade dovrà vincolare anche il subconcedente delle attività di ristoro, che intendesse affidare a terzi tale servizi, ad avvalersi di procedure competitive trasparenti per la scelta del contraente.
Per altro verso il comportamento di AUTOGRILL è da ritenersi come di seguito vincolato:
- non potrà partecipare, direttamente o indirettamente, all’assegnazione delle prime cinque concessioni di servizi di ristoro che Autostrade dovesse affidare, dal 1997 in poi, in nuove aree o in aree che ne risultassero sprovviste;
- non potrà partecipare nel 2003 alle procedure competitive di riassegnazione di tutti i punti di ristoro presenti su aree di sosta della rete di Autostrade, i cui titoli di legittimazione sono scaduti il 31 dicembre 2000;
- non potrà partecipare alle procedure competitive di riassegnazione di sei concessioni di ristoro sulla rete di Autostrade in scadenza al 31 dicembre 2003, dalla parte già individuate;
- non potrà incrementare la propria quota, pari al 72%, riferita al numero di punti di ristoro affidati al marzo 2000 direttamente o indirettamente alla medesima AUTOGRILL, rispetto al numero totale dei punti di ristoro presenti sulle tratte autostradali gestite dal gruppo Autostrade.

L’insieme dei vincoli nel corso del tempo imposti dall’Autorità, come riassuntivamente indicati, non appaiono, però, incidere in modo significativo sull’assetto dei mercati locali considerati, anche perché la presente operazione riguarda pure tratte autostradali non ricomprese nella rete di Autostrade Spa
Infatti:
- dei punti di ristoro gestiti da AUTOGRILL su 5 aree di servizio della rete di Autostrade in ragione di titoli subconcessori diretti scaduti al 31 dicembre 2000, e prorogati in virtù del provvedimento del 13 settembre 2001, alle cui gare di riassegnazione AUTOGRILL si è impegnata a non partecipare, solo 3 insistono sui mercati rilevanti considerati. Al riguardo, si deve però osservare che i titoli giuridici in questione, in base alle informazioni disponibili, sono costituiti da mere concessioni di accesso a terreni di terzi o a servizi realizzati su terreni di terzi, e non da concessioni di servizio o di area immediatamente soggette al regime concorsuale di riassegnazione dei servizi di ristoro imposto ad Autostrade con i provvedimenti dell’Autorità prima ricordati. Pertanto, allo stato, risulta particolarmente poco agevole prefigurare con ragionevole attendibilità il regime di riassegnazione dei servizi di ristoro prestati su tali aree;
- dei punti di ristoro gestiti da AUTOGRILL su 7 aree di servizio della rete di Autostrade in ragione di titoli di affidamento indiretti scaduti al 31 dicembre 2000, alle cui gare di riassegnazione AUTOGRILL si è impegnata a non partecipare, soltanto 3 interessano i mercati rilevanti;
- dei punti di ristoro gestiti da AUTOGRILL presso 6 aree di servizio della rete di Autostrade in ragione di titoli subconcessori diretti che verranno in scadenza al 31 dicembre 2003, alle cui gare di riassegnazione AUTOGRILL si è impegnata a non partecipare, solo 4 insistono sui mercati rilevanti considerati. Con riguardo ad uno, peraltro, si deve osservare che l’area di sosta insiste su terreni di proprietà di terzi, che avrebbero ottenuto da AUTOSTRADE una concessione di accesso, e non una concessione di area o di servizio comprensiva del servizio di ristoro.
Pertanto, deve ritenersi che solo con riguardo al mercato relativo a Piceno O. e a quello relativo ad Irpinia S. la quota attualmente detenuta da AUTOGRILL in termini di punti di ristoro potrebbe modificarsi in futuro, seppur non in modo particolarmente significativo, grazie alla concreta attuazione degli impegni precedentemente assunti da Autostrade e da AUTOGRILL .
Più in generale, poi, in molti dei mercati considerati, AUTOGRILL attualmente gestisce punti di ristoro presso aree di servizio realizzate su terreni non demaniali, anche in ragione delle concessioni di accesso ottenute a proprio favore dalle società autostradali.


4.4. Le argomentazioni delle parti


4.4.a. Le argomentazioni di AUTOGRILL e RISTOP


In sede di audizione, AUTOGRILL Spa ha chiarito le motivazioni per le quali intende realizzare l’acquisizione di RISTOP. Secondo AUTOGRILL, l’operazione consentirebbe alla società di consolidare la propria posizione in Italia e di raggiungere una dimensione di equilibrio nel settore, al fine di generare mezzi finanziari che le permettano di essere più efficacemente presenti nello scenario internazionale.
AUTOGRILL ha anche aggiunto che l’interesse che l’operazione riveste risiede nella efficienza e nel know how di cui dispone RISTOP quale esempio di struttura aziendale piccola, ma agile e dinamica. Acquisendo RISTOP, AUTOGRILL potrebbe aggiungere questo tipo di know how alla propria esperienza nel settore. Infatti, una impresa di grandi dimensioni come AUTOGRILL, che si basa sul volume per conseguire un elevato livello di generazione di cassa, può avere una minore capacità di realizzare un’altrettanto elevata redditività a livello locale, per metro quadrato o per cliente, che è invece una delle capacità principali di RISTOP. Raggiungere un know how del tipo di quello detenuto da RISTOP richiederebbe ad AUTOGRILL investimenti notevoli in termini finanziari, oltre che di tempo115
[Cfr. verbale dell'audizione di AUTOGRILL del 28.6.2002, doc. n. 163.]5. Pertanto, risulta più vantaggioso per AUTOGRILL acquisire un’azienda che già lo detiene, quale RISTOP.
Dal canto suo, il rappresentante di RISTOP ha osservato come l’operazione rispondesse nel modo migliore alle esigenze dismissive dei proprietari dell’impresa.
AUTOGRILL, in particolare nel corso dell’audizione finale, ha poi osservato che il tetto di quota di mercato del 72% in termini di numero di punti di ristoro, impostole dall’Autorità con la decisione del 2 marzo 2000, dovrebbe costituire un ragionevole metro di giudizio anche degli effetti dell’operazione oggetto del presente procedimento. Di tal che solo il superamento di questa soglia potrebbe essere valutato alla stregua di rafforzamento anticoncorrenziale della sua posizione dominante.


4.4.b. Le argomentazioni di Compass


In sede di audizione, nonché nelle memorie prodotte, Compass ha sottolineato l’importanza di essere già presente sul mercato italiano per un operatore che voglia partecipare alle imminenti gare per l’acquisizione dei diritti necessari per operare nel settore della ristorazione autostradale. Compass aveva individuato, a tal fine, una possibile base operativa nella società RISTOP, con la quale aveva iniziato già da un anno le trattative volte all’acquisizione; nella fase conclusiva delle trattative la società AUTOGRILL è subentrata a Compass.
Dopo aver messo in evidenza che il settore della ristorazione autostradale è molto concentrato, data la quota di circa l’80% detenuta da AUTOGRILL, Compass ha osservato che la presenza di un operatore in posizione dominante determina un innalzamento dei prezzi a svantaggio dei consumatori, in un contesto in cui già normalmente i prezzi praticati sulla rete autostradale sono maggiori rispetto a quelli esistenti nei punti di ristoro urbani.
Ad avviso di Compass, inoltre, l’assenza di concorrenza nel settore, di cui AUTOGRILL attualmente beneficia, rallenta l’innovazione della stessa struttura nell’area di sosta e il rinnovamento del lay-out, impoverendo la qualità del servizio a svantaggio dei consumatori. Per altro verso, anche i concedenti, cioè le società autostradali, nonché i partners, cioè gli operatori che condividono le aree di sosta, trarrebbero benefici dalla presenza di più operatori della ristorazione autostradale, perché ciò darebbe loro la possibilità di ottenere royalties più elevate.


5. Gli effetti dell’operazione


5.1. Il rafforzamento della posizione dominante di AUTOGRILL nei mercati della ristorazione autostradale considerati


Si osserva, in via preliminare, che non possono essere condivise le osservazioni avanzate da AUTOGRILL circa il fatto che il tetto del 72% di quota di mercato in termini di punti di ristoro, impostole dall’Autorità con il provvedimento del 2 marzo 2000 più volte citato, dovrebbe costituire un ragionevole metro di giudizio anche della presente operazione.
Dette osservazioni discendono da un approccio non corretto, in quanto non tiene adeguatamente conto delle diversità, di contesto e sistematiche, che caratterizzano il presente procedimento rispetto al precedente citato.
Il caso odierno, infatti, consiste in una operazione di concentrazione di natura orizzontale, laddove il caso precedente riguardava una operazione di integrazione verticale tra AUTOGRILL ed il principale gestore a livello nazionale di tratte autostradali.
Nel precedente contesto, si rendeva necessario apprezzare gli effetti complessivi dell’operazione, anche ai fini dell’individuazione di misure idonee a consentirne la realizzazione, con riferimento all’intero ambito geografico di operatività del gestore autostradale.
In quel contesto, l’imposizione del tetto del 72% al numero di punti di ristoro detenibili -sulla rete autostradale gestita dal Gruppo Autostrade- dall’operatore in posizione dominante, unitamente all’imposizione alla società di gestione autostradale del vincolo comportamentale di procedere alle assegnazioni tramite gara pubblica, costituiva una misura correttiva idonea a bilanciare gli effetti anticoncorrenziali prodotti da quella operazione di concentrazione.
Nel contesto odierno, tale misura non rappresenta evidentemente un utile parametro di giudizio, atteso che, fra l’altro, gli effetti dell’operazione di concentrazione orizzontale oggi valutata dall’Autorità sono destinati ad esplicarsi, in modo inscindibile, sia su reti autostradali gestite da Autostrade Spa, che su reti autostradali gestite da società non facenti parte del Gruppo Autostrade
.
Più in generale, la presente operazione deve essere valutata considerandone gli effetti che emergono dalla sovrapposizione fra le attività degli operatori coinvolti e come essi intervengono a modificare il contesto di mercato e le reciproche relazioni concorrenziali tra l’operatore in posizione dominante, AUTOGRILL, ed il secondo operatore suo diretto concorrente, RISTOP, in ciascun mercato locale interessato e, complessivamente, nell’insieme di tali mercati.
Si consideri fra l’altro che, pur non escludendo che il riscontro del numero dei punti di ristoro possa apparire comunque utile per l’apprezzamento delle problematiche di concorrenza potenziale, il fatturato generato nelle diverse tratte dalle imprese coinvolte è variabile significativamente più appropriata a misurare l’intensità del potere di mercato di tali imprese nonché il suo rafforzamento a seguito dell’operazione.


Tutto quanto ciò premesso e passando alla presente operazione, dato l’assetto dei mercati rilevanti, l’acquisizione del controllo di RISTOP da parte di AUTOGRILL determina un rafforzamento della posizione dominante di quest’ultima in tutti i mercati, come può già evincersi dalla tabella 1, sia in termini di punti di ristoro ma soprattutto in termini di fatturato. Nelle tabelle 2 e 3 si illustra sinteticamente tale rafforzamento, indicando, sia in termini di punti di ristoro (tabella 2) che di fatturato (tabella 3) il numero dei mercati nei quali la quota di AUTOGRILL rientra in determinate classi dimensionali prima e dopo l’operazione. Lo spostamento verso le classi di quota più elevate causato dall’operazione è già evidente in termini di punti di ristoro, ed è particolarmente rilevante in termini di fatturato. Come dimostra la tabella 3, infatti, a seguito dell’operazione in esame, tra i venti mercati interessati quelli nei quali la quota di AUTOGRILL supera l’80% passerebbero da 11 a 19 e, tra questi, quelli nei quali AUTOGRILL ha più del 90% passerebbero da 1 a 12.


Tabella 2. effetto dell’operazione sulla posizione di AUTOGRILL in termini di punti di ristoro: numero dei mercati interessati che ricadono entro la classe di quota indicata

attualmente
dopo l’operazione
meno del 50%
nessuno
nessuno
tra 50 e 60%
4
nessuno
tra 60 e 70%
2
2
tra 70 e 80%
9
5
tra 80 e 90%
4
8
tra 90 e 100%
1
5


Tabella 3. effetto dell’operazione sulla posizione di AUTOGRILL in termini di fatturato: numero dei mercati interessati che ricadono entro la classe di quota indicata

attualmente
dopo l’operazione
meno del 60%
1
nessuno
tra 60 e 70%
2
nessuno
tra 70 e 80%
6
1
tra 80 e 90%
10
7
tra 90 e 100%
1
12


Atteso, poi, che in molti di questi mercati RISTOP rappresenta il secondo operatore, il rafforzamento della posizione dominante di AUTOGRILL appare tale da ridurre ulteriormente o eliminare in modo sostanziale e durevole la concorrenza effettiva.
In conseguenza dell’operazione, poi, AUTOGRILL, in molti mercati, riuscirebbe a rendere ancora più significativa la propria continuità territoriale, già particolarmente rilevante.
L’acquisizione di RISTOP, inoltre, aggiungerebbe al portafoglio di AUTOGRILL un ulteriore marchio, sufficientemente consolidato nel settore della ristorazione autostradale anche agli occhi dei consumatori.


5.2. La riduzione della concorrenza potenziale


L’operazione comunicata determina altresì rilevanti effetti restrittivi anche con riguardo alla concorrenza potenziale.
RISTOP, infatti, per una serie di circostanze dipendenti dalla volontà dei suoi attuali proprietari, rappresenta al momento l’unico veicolo di accesso al mercato, atteso che la prima tornata di gare si terrà nel 2003.
Inoltre, RISTOP, con i suoi 23 punti di ristoro autostradali, costituisce una struttura a rete già organizzata, che, come si è visto, le consente, da una parte di essere presente in tre quarti circa del territorio nazionale, ed in particolare su tratte autostradali del nord e centro Italia caratterizzate da un notevole flusso di traffico, dall’altra di usufruire di economie di scala
In alcuni dei suoi punti vendita116
[Si tratta in particolare di quelli situati presso le aree di servizio di Santerno E. (rifacimento parziale degli impianti e degli arredi), di Povegliano O.(modifica radicale degli spazi interni), Rio Colorè E. (fabbricato ristoro e parti interne), Brogeda (ampliamento degli spazi e realizzazione di nuovi servizi igienici, ristrutturazione del vecchio locale), Marengo E. ]6 RISTOP, nel corso degli ultimi due anni, ha già effettuato investimenti tesi ad innalzare il livello qualitativo della sua offerta.
Come già osservato, il fatturato complessivamente sviluppato da questi punti fa sì che RISTOP sia il secondo operatore a livello nazionale.
Pertanto, RISTOP costituisce un veicolo di accesso effettivo al mercato anche per operatori dalle caratteristiche analoghe a quelle di AUTOGRILL, che potrebbero esercitare una qualche pressione concorrenziale in grado di riequilibrare, almeno in prospettiva, l’assetto strutturale dei mercati rilevanti e, più in generale, del settore, nonché di aumentare le possibilità di scelta per i consumatori.
L’accesso immediato al mercato potrebbe consentire agli operatori interessati di sviluppare una conoscenza del contesto di mercato, sia con riguardo alle preferenze dei consumatori, sia con riguardo alle opportune sinergie con i partners petroliferi e con i soggetti concedenti, elemento questo che può costituire un fattore non irrilevante in vista della competizione per la partecipazione alle gare.
Pertanto, acquisendo RISTOP, AUTOGRILL consegue un rafforzamento della sua posizione dominante anche impedendo di fatto l’accesso al mercato, certo ed immediato, da parte dei concorrenti potenziali, rinviando nel tempo, alla successiva fase delle gare, le possibilità di ingresso, e nel contempo rendendo tali possibilità più incerte, facendole dipendere principalmente dall’esito delle gare stesse.
Giova inoltre considerare che ancora non si conoscono gli elementi salienti che contraddistingueranno la più importante tornata di gare, rappresentata da quella che Autostrade Spa svolgerà nel corso del 2003, ed in particolare se il meccanismo dei lotti o i requisiti di partecipazione consentiranno ad un unico operatore di conseguire alla fine un numero di punti di ristoro assimilabile, anche dal punto di vista qualitativo, a quello costituito dagli assets di RISTOP.
Quindi, è difficile al momento prefigurare se l’esito delle gare consentirà l’ingresso di un operatore in grado di contrastare efficacemente l’impresa dominante.


6. Gli impegni presentati da AUTOGRILL


6.1. Le caratteristiche degli impegni dismissivi presentati da AUTOGRILL


In data 12 luglio, AUTOGRILL ha presentato una proposta di impegni dismissivi di seguito descritti.
- AUTOGRILL si impegna, prima di dare corso all’acquisizione di RISTOP, a dismettere 9 punti di ristoro posti all’interno della rete del gruppo Autostrade, nonché all’interno dei mercati geografici individuati nella comunicazione di avvio del procedimento. La dismissione si intenderà realizzata all’atto della unilaterale e irrevocabile rinuncia ai diritti di gestione di cui AUTOGRILL è titolare e comporterà la non partecipazione alle procedure di riassegnazione alla naturale scadenza.
- AUTOGRILL si impegna a non gestire direttamente 2 punti di ristoro facenti parte dell’azienda RISTOP. A seguito della rinuncia di AUTOGRILL, i cui effetti si produrranno contestualmente all’atto stesso dell’acquisizione, detti punti saranno messi a disposizione della concorrenza.
- AUTOGRILL si impegna a non partecipare alle procedure di riassegnazione di 8 punti di ristoro alla scadenza delle relative concessioni, individuati all’interno dei mercati rilevanti. AUTOGRILL si rende disponibile per la cessione dei diritti di gestione su detti punti nei tempi e con le modalità che potranno essere individuate dall’Autorità.
- AUTOGRILL si impegna a dismettere anticipatamente, con modalità che potranno essere individuate dall’Autorità, e in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2003, 20 punti di ristoro collocati in mercati geografici diversi da quelli rilevanti, sempre impegnandosi a non partecipare alle relative procedure di riassegnazione.
- AUTOGRILL si impegna a rinunciare anticipatamente, in modo che la gestione degli stessi possa cessare alla fine del 2002, alle concessioni relative a 6 punti di ristoro alle cui procedure di riassegnazione AUTOGRILL si era già impegnata a non partecipare in virtù delle misure individuate nei precedenti dell’Autorità.
La parte ha evidenziato che il numero di punti di ristoro che essa è disposta a dismettere, e per i quali si impegna a non partecipare alle procedure di riassegnazione, è superiore al numero di punti di ristoro che AUTOGRILL intenderebbe acquisire da RISTOP.
In tal modo, si potrebbe conseguire in ognuno dei mercati geografici rilevanti un riequilibrio della presenza di AUTOGRILL ed un grado di concentrazione non superiore a quello precedente l’operazione ed inferiore ai limiti definiti nei precedenti dall’Autorità.
L’attuazione degli impegni proposti determinerebbe, infine, un sensibile incremento del numero di punti di ristoro che rimarrebbero riservati ai concorrenti di AUTOGRILL nell’ambito delle prossime procedure di riassegnazione. Gli impegni a non partecipare alle gare sarebbero incondizionati nell’ipotesi in cui esse avessero ad oggetto tali punti singolarmente. Nella diversa ipotesi in cui i punti di ristoro in dismissione dovessero essere ricompresi in lotti complessivamente messi a gara, AUTOGRILL si riserverebbe di partecipare alle relative procedure di riassegnazione, assumendo tuttavia l’impegno sostitutivo, in caso di aggiudicazione del lotto, a cedere la gestione dei punti di ristoro compresi negli impegni ad imprese indipendenti nel termine e con le modalità fissate dall’Autorità.
Nel corso dell’audizione finale del 16 luglio, l’interveniente Compass ha preliminarmente osservato che le dismissioni proposte da AUTOGRILL, mentre possono configurare una corretta operazione industriale volta al ribilanciamento territoriale delle aree dell’impresa, non producono un bilanciamento degli effetti anticoncorrenziali dell’operazione.
Compass ha infatti rilevato che, a fronte dell’acquisizione di 17 punti di ristoro che generano un fatturato di circa 47 milioni di euro, le proposte di AUTOGRILL si sostanziano nella dismissione di un fatturato di circa 30 milioni di euro, determinando comunque un rafforzamento della posizione dominante di AUTOGRILL in termini di fatturato di almeno 2 o 3 punti percentuali.
La tipologia della quasi totalità dei locali in dismissione apparirebbe, peraltro, costituita da bar, i quali generano un fatturato ed hanno margini di profittabilità minori rispetto ai grill. Il fatto poi che tali locali siano gestiti per la gran parte in franchising lascia supporre che non si tratti di esercizi particolarmente redditizi.
I punti di ristoro che AUTOGRILL vorrebbe dismettere, secondo Compass, non sarebbero sviluppabili in alcun modo; si tratterebbe semmai di punti vendita appetibili solo per piccoli imprenditori. Del resto, difficilmente le dismissioni potrebbero tradursi in una acquisizione unitaria da parte di un unico operatore.
Compass ha altresì rilevato che, ai fini della valutazione della presente operazione, non sembrano pertinenti impegni dismissivi relativi a punti di ristoro localizzati al di fuori dei mercati rilevanti.
Pertanto, se l’operazione fosse autorizzata, la struttura di mercato che si determinerebbe a seguito dell’attuazione degli impegni sarebbe la seguente: 85% al maggiore operatore ed il 15% frammentato tra piccoli privati, senza spazio residuale alcuno per un’altra grande catena.
In data 19 luglio 2002, AUTOGRILL ha manifestato la propria disponibilità ad una cessione diretta in blocco di tutti i punti di ristoro oggetto della proposta dismissiva, ed ha fatto pervenire approfondimenti ed integrazioni degli impegni.
In particolare, AUTOGRILL ha indicato in modo circostanziato il fatturato potenziale che le aree di ristoro da dismettere potrebbero generare sfruttando appieno la domanda ed attuando investimenti mirati sull’offerta.
Secondo AUTOGRILL, il volume di traffico in transito davanti ad un’area di servizio è la determinante principale del fatturato potenziale raggiungibile.
La capacità di intercettare i volumi di traffico e di tramutarli in fatturato dipenderebbe dalla qualità dell’offerta dell’area di servizio e dagli investimenti effettuati nel tempo. Le 43 aree117
[Non ricomprendendo in questo numero i 2 punti di RISTOP la cui gestione verrebbe ceduta immediatamente dopo la realizzazione dell'operazione.]7 di servizio individuate da AUTOGRILL sarebbero in grado di generare un fatturato potenziale di circa 54 milioni di euro, analogo a quello attualmente generato dai 17 punti vendita di RISTOP.
Tra queste, le 23 aree che insistono nei mercati rilevanti si caratterizzerebbero per avere volumi di traffico oggi non adeguatamente sfruttati, tali da consentire di raggiungere un fatturato di circa 29,4 milioni di euro.
Sulle restanti 20 aree, collocate al di fuori dei mercati rilevanti, sarebbe possibile secondo AUTOGRILL, attraverso interventi mirati di ristrutturazione/miglioramento della qualità dell’offerta, raggiungere un fatturato potenziale di 30,5 milioni di euro.
La superficie commerciale complessiva delle aree di servizio individuate sarebbe in tutti i casi sufficiente ad attuare gli interventi di ristrutturazione richiesti per raggiungere il massimo fatturato potenziale.
Secondo AUTOGRILL, inoltre, "la gestione complessiva di catena dei 43 punti vendita genererebbe ulteriore fatturato potenziale ed economie di costo, grazie a un premio per l’insegna che si traduce in maggior fatturato sviluppabile per metro quadrato. In un mercato dove la presenza di nuovi marchi è ad oggi ancora molto limitata l’effetto di catena si può ipotizzare come particolarmente accentuato".
A conclusione AUTOGRILL pone a confronto il numero di punti vendita entranti ed uscenti, nonché il fatturato attuale dei punti vendita entranti con quello potenziale dei punti di vendita uscenti, affermando che mentre acquisisce 17 punti di ristoro che hanno generato un fatturato di 48,9 milioni di euro circa, ne cede 43 potenzialmente in grado di generare un fatturato di 53,9 milioni di euro circa.
Ad integrazione degli impegni, AUTOGRILL ha da ultimo manifestato la propria disponibilità a dismettere altri 3 punti di ristoro collocati nei mercati rilevanti, per un fatturato potenziale pari a 5,7 milioni di euro, corrispondente ad un fatturato attuale di circa 3535 euro.


6.2. Il punto di vista di Compass sulle integrazioni degli impegni presentati da AUTOGRILL


In data 22 luglio COMPASS ha fatto pervenire le proprie controdeduzioni circa gli impegni presentati da AUTOGRILL.
In via preliminare, Compass rileva che ben difficilmente la cessione dei diritti di gestione dell’area o del servizio potrebbe essere valutata alla stregua di un impegno strutturale, a causa della temporaneità che caratterizza la titolarità di tali diritti, e che impegni dismissivi riferiti a punti vendita collocati al di fuori dei mercati rilevanti dovrebbero essere considerati non pertinenti.
COMPASS ritiene che il potenziale dei siti in questione sia nella quasi totalità dei casi inesistente.
Compass sostiene che le previsioni fatte da AUTOGRILL sarebbero prive di verosimiglianza, in quanto omettono di considerare il dato relativo alla percorrenza media dei viaggiatori in transito, nonché la differenziazione qualitativa del traffico (camion, autobus, auto private, auto business), elementi di fatto che sono in relazione diretta con la propensione alla sosta dei consumatori, e sono quindi in grado di meglio approssimare il potenziale di sviluppo del punto vendita.
Secondo Compass, i siti oggetto della proposta di AUTOGRILL sono per la quasi totalità collocati in tratte autostradali nelle quali la percorrenza media è bassa e soggetta a fenomeni di stagionalità.
Si tratterebbe, in particolare, di siti che non sono mai stati redditizi, come dimostrato dal fatto che nel 65% dei casi sono gestiti in franchising, nonché dalla circostanza che AUTOGRILL non vi ha mai realizzato investimenti migliorativi nel corso dei vent’anni circa che li ha avuti in portafoglio.
Le aree di servizio in questione sarebbero piccole e male strutturate, così che dalla loro dismissione AUTOGRILL potrebbe addirittura ricavare un vantaggio di immagine.
Gli investimenti prospettati, in molti casi, comporterebbero interventi complessi di riassetto dell’area nel suo insieme, e non del singolo punto vendita, interventi particolarmente onerosi, che inoltre implicherebbero necessariamente notevoli sinergie operative con le società concedenti e con le società petrolifere.
Al riguardo, Compass ha rilevato che, da un lato, le caratteristiche dei siti che AUTOGRILL si propone di dismettere non potrebbero in alcun modo giustificare un razionale progetto di investimento di rilancio. Essi, infatti, fatturano mediamente 840.000 euro l’anno, e presentano, di conseguenza, una dimensione inferiore al limite minimo di 1,2/1,5 milioni di euro di fatturato che consentirebbe di ritenere un punto vendita profittevole, dati gli elevati costi di gestione in autostrada. Di fatto, solo 5 dei siti offerti da AUTOGRILL rispettano questa soglia. Un fatturato inferiore, oltre a non permettere la copertura dei principali costi di gestione (prodotto e personale), non giustificherebbe alcun tipo di investimento che possa apparire ragionevole.
Dall’altro, i tempi di realizzazione di detti interventi sarebbero inevitabilmente lunghi, il che implicherebbe in molti casi che il termine di scadenza delle concessioni (il 70% circa nel 2003) sarebbe troppo breve per consentire al nuovo operatore un periodo di gestione sufficiente ad ottenere un rendimento degli investimenti realizzati tale da raggiungere il livello di fatturato potenziale atteso.
Compass eccepisce, poi, l’assenza di rigore metodologico della proposta di AUTOGRILL, perché comparando fra i valori in entrata e quelli in uscita, rispettivamente, il fatturato attuale e quello potenziale, si propone di istituire un confronto significativo fra dati di per sé non omogenei.
Pertanto, COMPASS ritiene di dover valutare le potenzialità di sviluppo dei siti di RISTOP che AUTOGRILL si propone di mantenere.
I punti di ristoro RISTOP sono tutti (meno uno) ristoranti. Essi sono situati in tratte ove la percorrenza media, e quindi la propensione alla sosta, è elevata. Essi rappresentano, dunque, la tipologia di sito che sarebbe in grado, con investimenti oculati, di sviluppare un fatturato aggiuntivo potenziale, che potrebbe arrivare a 65 milioni di euro nel breve/medio periodo.
In tal caso, la quota di AUTOGRILL crescerebbe comunque di 3 punti percentuali, avvicinandosi addirittura all’85%, rafforzando la sua posizione dominante sia a livello nazionale che nei singoli mercati rilevanti.
Secondo COMPASS, conclusivamente, gli impegni dismissivi proposti non costituiscono in alcun modo una misura correttiva idonea a compensare gli effetti anticoncorrenziali che discendono dall’operazione comunicata.


6.3. Valutazione degli impegni presentati da AUTOGRILL


Le proposte formulate da AUTOGRILL, anche tenendo conto degli approfondimenti offerti dalla medesima nel corso della proroga del termine istruttorio, non appaiono in alcun modo idonee ad impedire che dall’operazione di concentrazione in esame consegua un rafforzamento della posizione dominante di AUTOGRILL tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza, sia effettiva che potenziale, sui mercati locali della ristorazione autostradale rilevanti ai fini del procedimento in oggetto.
Infatti, le dismissioni promesse, per la loro collocazione territoriale e per il loro valore attuale, non sono atte a produrre in realtà effetti deconcentrativi sulla struttura dei mercati rilevanti.
Gli elementi raccolti nel corso dell’istruttoria hanno consentito di accertare che le quote di mercato detenute da AUTOGRILL, sia in termini di punti vendita sia in termini di fatturato, a seguito dell’operazione si rafforzerebbero nella misura indicata nelle tabelle 2 e 3. Dalla tabella 4 è possibile apprezzare l’incidenza reale degli impegni dismissivi sul rafforzamento della posizione dominante di AUTOGRILL.


Tabella 4. effetto delle dismissioni sulla quota di Autogrill in termini di punti di ristoro e di fatturato all’interno dei mercati rilevanti: numero dei mercati interessati che ricadono entro la classe di quota indicata

punti vendita ante operazione
punti vendita post operazione
punti vendita post impegni
fatturato ante operazione
fatturato post operazione
fatturato post impegni
meno del 60%
4
nessuno
3
1
nessuno
nessuno
tra 60 e 70%
3
2
5
2
nessuno
1
tra 70 e 80%
8
5
7
6
1
1
tra 80 e 90%
4
8
4
10
7
13
tra 90 e 100%
1
5
1
1
12
5


Benché in termini di numero di punti vendita in alcuni mercati la quota di Autogrill potrebbe ridursi, in termini di fatturato effettivo in ben 19 mercati la quota di Autogrill si rafforzerebbe comunque. In particolare, in 18 mercati Autogrill arriverebbe a detenere una quota in fatturato superiore all’80%.
Di conseguenza, gli impegni dismissivi prospettati, anche nell’ipotesi in cui AUTOGRILL procedesse alla cessione in blocco dei diritti di gestione, non appaiono in alcun modo in grado di impedire il rafforzamento della posizione dominante di AUTOGRILL.
Si consideri, tra l’altro, che anche nella stessa ipotesi di cessione in blocco, la realizzazione degli impegni coinvolgerebbe una pluralità di distinti soggetti giuridici e necessiterebbe di modalità temporali di ingresso sul mercato certamente non paragonabili a quelle che si potrebbero delineare attraverso l’acquisizione di un operatore già presente.
Né gli approfondimenti svolti da Autogrill in termini di potenziale di sviluppo delle aree in questione consentono di modificare tale conclusione.
Da un lato, infatti, una corretta metodologia di confronto avrebbe richiesto che anche i punti vendita di RISTOP118
[I quali, peraltro, come può evincersi dalla appendice allegata, sono in realtà più di 17, dovendo tale numero riferirsi semplicemente alle aree di servizio ove essi sono situati. ]8 fossero stati assoggettati ad una analisi del fatturato potenziale..
Dall’altro, considerate le osservazioni formulate da entrambe le parti, non può che osservarsi che le questioni ivi prospettate ben difficilmente possono essere sciolte in un modo che possa oggettivamente prescindere dalle caratteristiche, inevitabilmente soggettive, della politica commerciale e finanziaria dei diversi operatori.
Non va taciuto, poi, che secondo la stessa prospettazione di Autogrill, chi volesse e potesse subentrare adesso nella gestione di queste aree sarebbe obbligato ad addossarsi oneri di investimento che automaticamente comporterebbero un innalzamento dei costi di ingresso.
Tale profilo risulta ulteriormente aggravato, ove si consideri che i tempi di eventuale permanenza di nuovi operatori presso le aree oggetto degli impegni sono nella maggior parte dei casi relativamente brevi, atteso che il 70% circa dei titoli concessori relativi a dette aree scadrà entro il 2003119
[Si osserva che, benché una percentuale analoga delle concessioni relative alle aree ove è presente RISTOP (circa il 60%) scada entro il 2003, il confronto con le scadenze di tali titoli concessori non appare particolarmente significativo, attesi gli investimenti dall'impresa già realizzati su qualcuna di tali aree, nonché il minor costo di gestione di questi punti rappresentato dall'essere essi già organizzati in una struttura unitaria. E ciò a voler tacere del vantaggio di cui potrebbe godere l'operatore già presente sull'area di servizio, e non solo in termini informativi in vista della gara per la relativa riassegnazione.]9.

RITENUTO, pertanto, che l’operazione in esame, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 6 della legge n. 287/90, conduce al rafforzamento di una posizione dominante tale da ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza nei mercati interessati;


RITENUTO che gli impegni prospettati da AUTOGRILL, per le ragioni sopra indicate, non risultano idonei ad impedire che l’operazione determini il rafforzamento della posizione dominante in capo ad AUTOGRILL tale da ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza nei mercati interessati;

DELIBERA



di vietare, ai sensi dell’articolo 18, comma 1, della legge n. 287/90, l’esecuzione dell’operazione di concentrazione tra AUTOGRILL Spa e RISTOP Srl.


Le conclusioni di cui sopra saranno comunicate, ai sensi dell’articolo 16, comma 8, della legge n. 287/90, alle imprese interessate e al Ministro delle Attività Produttive.


Il presente provvedimento verrà notificato ai soggetti interessati e successivamente pubblicato ai sensi di legge.


Avverso il presente provvedimento può essere proposto ricorso al TAR del Lazio, ai sensi dell’articolo 33, comma 1, della legge n. 287/90, entro sessanta giorni dalla data di notificazione del provvedimento stesso.


IL SEGRETARIO GENERALE
Rita Ciccone
IL PRESIDENTE
Giuseppe Tesauro

* * *


1. NICHELINO NORD-Tangenziale di Torino

Totale aree di servizio: 12
Punti di ristoro: 9 Autogrill, 1 Ristop, 1 FINI, 2 altri Totale: 13
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Dal km 130 ca. della A21 a Nichelino Nord:
Stradella Nord Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Tortona Sud Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Crocetta Nord Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Villanova Nord Plose Piemonte
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Nichelino Nord Ristop
2005
A.T.I.V.A. Spa Sistema Tangenziale Torino
Da Nichelino Nord al km 90 ca. della A4:
Stura Sud Toten di Maglione & C.
2005
A.T.I.V.A. Spa Sistema Tangenziale Torino
Settimo Torinese Sud Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Cigliano Sud Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Villarboit Sud Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Novara Sud Autogrill B/Autogrill G
ponte
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Da Nichelino Nord al km 100 ca. della A5 Torino-Aosta:
Scarmagno Est Autogrill B
2005
A.T.I.V.A. Spa A5
St.Vincent Chantillon Nord Finifast
2005
Società Autostrade Valdostane Spa A5
2. NICHELINO SUD-Tangenziale di Torino

Totale aree di servizio: 16
Punti di ristoro: 12 Autogrill, 1 Ristop, 4 altri Totale: 17
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Da Nichelino Sud al km 126 ca. della A6 Torino-Savona:
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Nichelino Sud Ristop
2005
A.T.I.V.A. S.P.A. Sistema Tangenziale Torino
Rio dei Cocchi Ovest Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6
Rio Colorè Ovest Vinai A. & C.
2018
Gruppo Autostrade A6
Rio Ghidone Ovest Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6 TO-SV
Mondovì Ovest Chiera bruno
2018
Gruppo Autostrade A6
Priero Ovest Poker
2018
Gruppo Autostrade A6
Cà Lidora Ovest Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6
Da Nichelino Sud al km 130 ca. della A21 Torino-Piacenza-Brescia:
Villanova Sud Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Crocetta Sud Autogrill B
2015
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Tortona Sud Autogrill G
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Stradella Sud Autogrill B
2015
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Dal km 90 ca. della A4 a Nichelino Sud:
Novara Nord Autogrill B/Autogrill G
ponte
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Villarboit Nord Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Cigliano Nord Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Settimo Torinese Nord Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Stura Nord F.lli Maglione
2005
A.T.I.V.A. Spa Sistema Tangenziale
Torino
3. RIO COLORE’ EST -Km 30 della A6 Torino-Savona dir. nord

Totale aree di servizio: 24
Punti di ristoro: 13 Autogrill, 3 Ristop, 9 altri Totale: 25
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Dal km 0 della A10 Genova-Ventimiglia al km 30 della A6 Torino-Savona dir. ovest:
Piani D’Invrea Nord Autogrill B
2013
Gruppo Autostrade A10 GE-SV
Carcare Est Marenco
2018
Gruppo Autostrade A6 TO-SV
Priero Est Pintacuda
2018
Gruppo Autostrade. A6 TO-SV
Mondovì Est Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6 TO-Mondovì
Rio Ghidone Est Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6 TO-Mondovì
Rio Colorè Est Ristop G
2018
Gruppo Autostrade A6 TO-Mondovì
Dal km 100 della A10 Genova-Ventimiglia dir est al km 30 della A6 Torino-Savona:
Valle Chiappa
Sud
Autogrill B
2013
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV-Ventimiglia
Ceriale Sud Autogrill G
2013
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV-Ventimiglia
Borsana Sud IP
2003
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV-Ventimiglia
Aurelia Sud Ristop G
2003
Gruppo Autostrade A10 GE-SV
Dal km 30 della A6 Torino-Savona al km 108 della A21 Torino-Piacenza-Brescia dir. est:
Rio dei Cocchi Est B & B Snc
2018
Gruppo Autostrade A6 TO-Mondovì
Villanova Sud Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21
Crocetta Sud Autogrill B
2015
S.A.T.A.P. Spa A21
Tortona Sud Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21
Dal km 30 della A6 Torino-Savona (attraverso Tangenziale Torino) al km 55 della A5 Torino-Aosta:
Bauducchi Est SO.GE.BA.
2005
A.T.I.V.A. Spa Sistema Tangenziale Torino
Nichelino Nord Ristop
2005
A.T.I.V.A. Spa Sistema Tangenziale Torino
Stura Sud Toten di Maglione & C.
2005
A.T.I.V.A. Spa Sistema Tangenziale Torino
Viverone Sud Autogrill B
2005
A.T.I.V.A. Spa A5
Scarmagno Est Autogrill B
2005
A.T.I.V.A. Spa A5
Dal km 30 della A6 Torino-Savona (per Tangenziale Torino) al km 54 della A4 Torino-Trieste:
Settimo Torinese Sud Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Cigliano Sud Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Dal km 30 della A6 Torino-Savona (per Tangenziale Torino) al km 73 della A32 Torino-Bardonecchia:
Rivoli Nord GE.RI.Nord
2005
Soc. Ital. Traforo Frejus A32
Gran Bosco Salbetrand Autogrill G/Pramand
2023
Soc. Ital. Traforo Frejus A32
Frejus Nord Frejus 83
2014
Soc. Ital. Traforo Frejus A32
4. BEINASCO SUD-Tangenziale di Torino

Totale aree di servizio: 11
Punti di ristoro: 6 Autogrill, 3 Ristop, 3 altri Totale: 12
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Da Beinasco Sud al km 120 ca. della A6 Torino-Savona:
Beinasco Sud Ristop B/Ristop G impegno alla costruzione 2005 A.T.I.V.A. S.P.A. Sistema Tangenziale Torino
Nichelino Sud Ristop 2005 A.T.I.V.A. S.P.A. Sistema Tangenziale Torino
Rio dei Cocchi Ovest Autogrill B 2018 Gruppo Autostrade A6
Rio Colorè Ovest Vinai A. 2018 Gruppo Autostrade A6
Rio Ghidone Ovest Autogrill B 2018 Gruppo Autostrade A6
Mondovì Ovest Chiera Bruno
2018
Gruppo Autostrade A6
Priero Ovest Poker
2018
Gruppo Autostrade A6
Cà Lidora Ovest Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6
Da Beinasco Sud al km 110 ca. della A21 Torino-Piacenza-Brescia:
Villanova Sud Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Crocetta Sud Autogrill B
2015
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Tortona Sud Autogrill G
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
5. AURELIA SUD-km 45 della A10 Genova-Ventimiglia

Totale aree di servizio: 34
Punti di ristoro: 24 Autogrill, 3 Ristop, 1 FINI, 1 MCDonald’s, 8 altri Totale: 37
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Dal km 0 della A6 Torino-Savona al km 45 della A10:
Rio dei Cocchi Ovest Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6
Rio Colorè Ovest Vinai A.
2018
Gruppo Autostrade A6
Rio Ghidone Ovest Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6
Mondovì Ovest Chiera Bruno
2018
Gruppo Autostrade A6
Priero Ovest Poker
2018
Gruppo Autostrade A6
Cà Lidora Ovest Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6
Aurelia Sud Ristop G
2003
Gruppo Autostrade A10 GE-SV
Dal km 45 della A10 al km 0 della A6 Torino-Savona:
Carcare Est Marenco
2018
Gruppo Autostrade A6
Priero Est Pintacuda
2018
Gruppo Autostrade A6
Mondovì Est Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6
Rio Ghidone Est Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6
Rio Colorè Est Ristop G
2018
Gruppo Autostrade A6
Rio dei Cocchi Est B&B Snc
2018
Gruppo Autostrade A6
Dal km 158 della A10 al km 45 della A10:
Bordighera Sud Autogrill B
2003
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV-
Ventimiglia
Conioli Autogrill B
2003
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV-
Ventimiglia
Valle Chiappa Sud Autogrill B
2013
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV-
Ventimiglia
Ceriale Sud Autogrill G
2013
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV-
Ventimiglia
Borsana Sud IP
2003
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV-
Ventimiglia
Dal km 45 della A10 al km 118 della A26 Genova-Voltri-Gravellona-Toce:
Piani D’Invrea Sud Autogrill G
2013
Gruppo Autostrade A10 GE -
Ventimiglia
Turchino Est Autogrill G
2003
Gruppo Autostrade A26
Stura Est Autogrill G
2013
Gruppo Autostrade A26
Bormida Est Dimargrill
2003
Gruppo Autostrade A26
Monferrato Est Finifast
2003
Gruppo Autostrade A26
Sesia Est Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A26
Dal km 45 della A10 al km della A7 Milano-Genova (attraverso A26):
Marengo Est Ristop G
2003
Gruppo Autostrade A26
Castelnuovo Scrivia Est Autogrill B/ MCDonald’s
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A7 MI-Serravalle
Dorno Est Autogrill B/Autogrill G
ponte
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A7 MI-Serravalle
Dal km 45 della A10 al km 105 della A12 Genova-Roma:
S.Ilario Sud Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A12 GE-Sestri L.
Riviera Sud Autogrill B
2003
Gruppo Autostrade A12 GE-Sestri L.
Brugnato Ovest Autogrill B
2002
S.A.L.T. Spa A12 Sestri L.-Li
Magra Ovest Autogrill B
2002
S.A.L.T. Spa A12 Sestri L.-Li
Dal km 45 ca. della A10 al km 28 della A7 Milano-Genova:
Campora Est Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A7 Serravalle-GE
Valle Scrivia Est Autogrill B
2003
Gruppo Autostrade A7 Serravalle-GE
Bettole Est Autogrill B/Autogrill G
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A7 Mi-Serravalle
6. BROGEDA-km 44 della A9 Lainate-Como-Chiasso (confine autostradale)
Totale aree di servizio: 30
Punti di ristoro: 36 Autogrill, 1 Ristop, 1 MCDonald’s, 1 altri Totale: 39
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Dal km 44 della A9 al km 42 (Varese) della A8 Milano-Varese:
Brogeda Ristop
2005
Gruppo Autostrade A9
Lario Ovest Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A9
Brughiera Est Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A8 MI- -VA
Dal km 44 della A9 al km 86 della A26 Genova-Voltri-Gravellona-Toce (attraverso A8 e raccordo di Gattico):
Verbano Est Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A8
Agogna Ovest Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A26 Voltri-
Gravellona
Sesia Ovest Autogrill G
2008
Gruppo Autostrade A 26
Dal km 44 della A9 al km 43 ca della A4 Torino-Trieste, attraverso la A8 e tangenziale di Milano, tratta TO-MI dir. ovest:
Villoresi Ovest Autogrill G
2013
Gruppo Autostrade A8 MI-VA
Rho Ovest Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A50
Pero Nord Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Novara Nord Autogrill B/Autogrill G
ponte
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Villarboit Nord Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Dal km 44 della A9 al km 90 ca. della A4 Torino Trieste tratta MI-BS dir. est:
Lambro Sud Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Brianza Sud Autogrill B
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Brembo Sud Autogrill B/Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Sebino Sud Autogrill B/Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Dal km 42 della A8 al km 44 della A9:
Brughiera Ovest Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A8
Lario Est Autogrill B
2013
Gruppo Autostrade A9
Dal km 43 della A4 Torino-Trieste tratta TO-MI dir. est al km 44 della A9:
Villarboit Sud Autogrill G
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Novara Sud Autogrill B /Autogrill G
ponte
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Pero Sud Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Dal km 44 della A9 al km 76 della A1 Milano-Napoli (attraverso A50 Tangenziale Ovest di Milano):
Muggiano Ovest Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A50
Assago Ovest Autogrill B/Holiday Inn G
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A50
S.Giuliano Ovest Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A50
S. Zenone Ovest Autogrill B/ MCDonald’s
2003
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
Somaglia Ovest Autogrill G
2013
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
Arda Ovest Autogrill B /Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
Dal km 88 della tratta MI-BS della A4 al km 44 della A9:
Valtrompia Nord Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Sebino Nord Autogrill B /Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Brembo Nord Autogrill B /Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Brianza Nord Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
7. MARENGO EST O SUD-A26 Genova-Voltri-Gravellona -Toce-km 10 della deviazione per A7 Milano-Genova
Totale aree di servizio: 39
Punti di ristoro: 31 Autogrill, 5 Ristop, 1 MCDonald’s, 6 altri Totale: 43
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Dal km 108 ca. della A10 Genova-Ventimiglia dir. est al km 10 della deviazione per la A7 della A26:
Valle Chiappa Sud Autogrill B
2013
Autostrada dei Fiori Spa A10 GE-SV
Ceriale Sud Autogrill G
2013
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV-Ventimiglia
Borsana Sud IP
2003
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV-Ventimiglia
Aurelia Sud Ristop G
2003
Gruppo Autostrade A10 GE-SV
Piani D’Invrea Sud Autogrill G
2013
Gruppo Autostrade A10 GE-SV
Turchino Est Autogrill G
2003
Gruppo Autostrade A26
Stura Est Autogrill G
2013
Gruppo Autostrade A26
Marengo Est Ristop G
2003
Gruppo Autostrade A26
Dal km 82 della A12 Genova-Roma al km 10 della deviazione per la A7 della A26:
Brugnato Est Autogrill B
2002
SALT Spa A12
Riviera Nord Autogrill B
2003
Gruppo Autostrade A12 GE-Sestri
L.
S.Ilario Nord Autogrill B
2003
Gruppo Autostrade A12 GE-Sestri
L.
Dal km 56 della A6 Torino-Savona (attraverso A10) al km 10 della deviazione per A7 della A26:
Mondovì Ovest Chiera Bruno
2018
Gruppo Autostrade A6
Priero Ovest Poker
2018
Gruppo Autostrade A6
Cà Lidora Ovest Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A6
Dal km 185 della A26 dir. sud al km 10 della deviazione per A7 della A26:
Agogna Ovest Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A26
Sesia Ovest Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A 26
Bormida Ovest Autogrill B
2003
Gruppo Autostrade A26 Voltri-
Gravellona
Dal km 22 della A4 Torino-Trieste al km 10 della deviazione per la A7 della A26:
Cigliano Sud Autogrill B
2014
ASTM
Spa
A4 TO -MI
Villarboit Sud Autogrill G
2014
ASTM
Spa
A4 TO -MI
Cavour Ovest Fina Futura
2003
Gruppo Autostrade A 26
Le Risaie Ovest Alpen Oil 2002
2003
Gruppo Autostrade A 26
Dal km 123 della A4 Torino Trieste al km 10 della deviazione per la A7 della A26:
Pero Nord Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO -MI
Novara Nord Autogrill B/Autogrill G
ponte
2014
ASTM Spa A4 TO -MI
Da Beinasco Sud (sistema tangenziale Torino), attraverso A21 Torino-Piacenza, al km 10 della deviazione per la A7 della A26:
Beinasco Sud Ristop B/impegno per costruzione di grill
2005
A.T.I.V.A. Spa Sistema Tangenziale Torino
Nichelino Sud Ristop
2005
A.T.I.V.A. Spa Sistema Tangenziale Torino
Villanova Sud Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A 21
Crocetta Sud Autogrill B
2015
S.A.T.A.P. Spa A 21
Dal km 10 della deviazione per la A7 della A26 al km 1 della A50 (Tangenziale ovest di Milano) attraverso la A7 Milano-Genova dir. nord:
Castelnuovo Scrivia Est Autogrill B /MCDonald’s
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A7 MI-Serravalle
Dorno Est Autogrill B /Autogrill G
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A7 MI-Serravalle
Muggiano Est Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A50
Rho Ovest Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A50
Dal km 10 della deviazione per A7 della A26 al km 83 della A10 Genova-Ventimiglia dir. Ventimiglia (attraverso la A7 Milano-Genova dir. sud):
Bettole Ovest Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A7 MI-Serravalle
Valle Scrivia Ovest Autogrill B(no gara)
2013
Gruppo Autostrade A7 MI-Serravalle
Giovi Ovest La Cascina
2003
Gruppo Autostrade A7 Serravalle-GE
Piani D’Invrea Nord Autogrill B
2013
Gruppo Autostrade A10 GE-SV
Ceriale Nord Autogrill B
2013
Autostrada dei Fiori Spa A10 SV -
Ventimiglia
Dal km 10 della deviazione per A7 della A26 al km 87 della A12 Genova-Roma:
S.Ilario Sud Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A12 GE-Sestri L.
Riviera Sud Autogrill B
2003
Gruppo Autostrade A12 GE-Sestri L.
Brugnato Ovest Autogrill B
2002
S.A.L.T. Spa A12 Sestri L.-LI
8. S. GIACOMO EST-km 100 della tratta BS-PD della A4 Torino-Trieste dir. est

Totale aree di servizio: 40
Punti di ristoro: 37 Autogrill, 5 Ristop, 3 FINI, 2 altri Totale: 47
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Dal km 80 della tratta TO-MI al km 100 della tratta BS-PD della A4:
Novara Sud Autogrill B/Autogrill G
ponte
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Pero Sud Autogrill B
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Lambro Sud Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Brianza Sud Autogrill B
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Brembo Sud Autogrill B/Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Sebino Sud Autogrill B/Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Valtrompia Sud Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
S. Giacomo Est Ristop B/Ristop G
2002
prorogabile fino al 2013, data di scadenza della concessione ANAS autostradale
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Dal km 100 della tratta BS-PD al km 250 della tratta BS-PD della A4:
Campagnola Est
in realizzazione
Ristop
2007
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Monte Alto Est Autogrill G
2006
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Monte Baldo Est S.I.T.A. Bauligrill G
proroga automatica ad ogni proroga della concessione della società autostradale
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Scaligera Est Autogrill B/Autogrill G
ponte
proroga automatica ad ogni proroga della concessione della società autostradale
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Tesina Est Autogrill B
2002
prorogabile sino al 2012 ad ammortamento investimenti società petrolifera
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Limenella Est Autogrill B/Autogrill G
ponte
proroga automatica ad ogni proroga della concessione della società autostradale
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Arino Est Autogrill B
2005
Soc. Aut. di VE e PD Spa A4 PD-VE
Dal km 91 della A21-Torino-Piacenza-Brescia dir. sud al km 100 della tratta BS-PD della A4:
Tortona Sud Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Stradella Sud Autogrill B
2015
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Nure Sud Autogrill B
2011
S.A.T.A.P. Spa A21 PC-BS
Cremona Sud Autogrill G
2011
Aut. Centro Padane Spa A21 PC-BS
Ghedi Est Autogrill B
2011
Aut. Centro Padane Spa A21 PC-BS
Dal km 49 della A1 Milano-Napoli attraverso A51 (Tangenziale Est Milano) al km 100 della A4 tratta BS-PD:
Somaglia Est Autogrill G
2013
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
S.Zenone Est Autogrill G
2008
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
S. Donato Est Autogrill B/
Alliance Alberghi
2003
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
Cologno Monzese Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P.Chiasso Spa
A51
Carugate Est Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P.Chiasso Spa
A51
Dall’inizio della A8 Milano-Varese al km 100 della A4 tratta BS-PD:
Brughiera Ovest Autogrill B
2018
Gruppo Autostrade A8 MI-VA
Villoresi Ovest Autogrill G
2013
Gruppo Autostrade A8 MI-VA
Dall’inizio della A9 Lainate-Como-Chiasso (transito su A8) al km 100 della A4 tratta BS-PD:
Brogeda Ristop
2005
Gruppo Autostrade A9
Lario Ovest Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A9
Dal km 100 della A4 tratta BS-PD al km 129 ca. della A22 Brennero-Modena:
Garda Est Finifast
2005
Aut. Brennero Spa A22
Adige Est Autogrill B
2005
Aut. Brennero Spa A22
Nogaredo Est Autogrill B
2005
Aut. Brennero Spa A22
Paganella Est Autogrill B
2005
Aut. Brennero Spa A22
Dal km 100 della tratta BS-PD della A4 al km 314 della A22 Brennero-Modena + 13 km sulla A1:
Povegliano Ovest Ristop
2005
Aut. Brennero Spa A22
Po Ovest Autogrill G
2005
Gruppo Autostrade A13 BO-PD
Campogalliano Ovest Finifast
2005
Aut. Brennero Spa A22
Secchia Ovest Autogrill G
2013
Aut. Brennero Spa A1 MI-BO
Dal km 100 della tratta BS-PD della A4 all’inizio della A31 Vicenza-Piovene-Rocchette:
Postumia Nord Finifast
2018
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A31
Dal km 154 ca. della A1 MI-NA, attraverso A21 (Torino-Piacenza-Brescia), al km 100 della trattaBS-PD della A4:
S. Martino Est Autogrill B
2003
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
Dal km 52 della A15, attraverso A1 e A21, al km 100 della trattaBS-PD della A4:
Medesano Est Autogrill G
2004
Autocamionale della Cisa Spa A15
9. ARDA EST-km 74 della A1 Milano-Napoli

Totale aree di servizio: 42
Punti di ristoro: 45 Autogrill, 6 Ristop, 2 FINI, 2 altri Totale: 55
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Dal km 225 ca. della A1 al km 74 della A1:
Cantagallo Est Autogrill B/Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A1 BO-FI
Secchia Est Autogrill B/ Finifast
2003
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
S. Martino Est Autogrill G
2003
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
Arda Est Ristop B/ Autogrill G-B
ponte
2003/2013
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
Dal km 245 della A22 Brennero-Modena al km 74 della A1:
Po Ovest Autogrill G
2005
Gruppo Autostrade A13 BO-PD
Campogalliano Ovest Finifast
2005
Autostrada del Brennero Spa A22
Dal km 35 ca. della A13 Bologna-Padova al km 74 della A1:
Castel Bentivoglio Est Autogrill B
2003
Gruppo Autostrade A13 BO-PD
Dal km 35 ca. della A14 Bologna-Taranto al km 74 della A1:
La Pioppa Est Autogrill G
2003
Gruppo Autostrade A14 BO-AN
Dal km 174 della tratta BS-PD della A4 al km 74 della A1 (attraverso la A21):
Monte Baldo Ovest Ristop B/Ristop G
2002
prorogabile sino al 2018 ad ammortamento investimenti società petrolifera
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Monte Alto Ovest Autogrill G
2006
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
S.Giacomo Ovest Autogrill B /Autogrill G
2018
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Ghedi Ovest Autogrill B
2011
Aut. Centro Padane Spa A21 PC-CR-BS
Cremona Nord Autogrill B
2011
Aut. Centro Padane Spa A21 PC-CR-BS
Nure Nord Autogrill B
2011
Aut. Centro Padane Spa A21 PC-CR-BS
Dal km 74 della A1 al km 33 della tratta MI-BS della A4 (attraverso la A21):
Nure Sud Autogrill B
2011
Aut. Centro Padane Spa A21 TO-PC
Cremona Sud Autogrill G
2011
Aut. Centro Padane Spa A21 PC-CR-BS
Ghedi Est Autogrill B
2011
Aut. Centro Padane Spa A21 PC-CR-BS
Sebino Nord Autogrill B /Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Brembo Nord Autogrill B /Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Dal km 74 della A1 al km 159 della tratta BS-PD della A4 (attraverso la A21):
S. Giacomo Est Ristop B/Ristop G
2002
prorogabile fino al 2013, scadenza della concessione società autostradale
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Monte Alto Est Autogrill G
2006
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Monte Baldo Est S.I.T.A. Bauligrill G
Proroga automatica ad ogni proroga della concessione della società autostradale
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Dal km 74 della A1 al km 50 ca. della A4 tratta MI-BS (attraverso A51 tangenziale Milano Est):
Somaglia Est Autogrill G
2013
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
S. Zenone Est Autogrill G
2008
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
S.Donato Est Autogrill B/
Alliance Alberghi
2003
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
Cologno Monzese Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A51
Carugate Est Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A51
Brianza Sud Autogrill B
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Brembo Sud Autogrill B /Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A4 MI-BS
Dal km 74 della A1 al km 69 della A4 tratta TO-MI (attraverso A50 tangenziale Milano Ovest):
S.Giuliano Est Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A50
Rozzano Est Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A50
Muggiano Est Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A50
Novara Nord Autogrill B/Autogrill G
ponte
2014
ASTM Spa A4 TO-MI
Dal km 74 della A1 al km 16 della A21:
Stradella Nord Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Tortona Nord Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Crocetta Nord Autogrill B
2005
S.A.T.A.P. Spa A21 TO-PC
Dal km 74 della A1 al km 73 ca. della A7 Milano-Genova (MI tangenziale ovest):
Dorno Ovest Autogrill B/Autogrill G
ponte
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa.
A7 MI-Serravalle
Castelnuovo Ovest Autogrill B
2018
Autostrada
Serravalle Milano P. Chiasso Spa
A7 MI-Serravalle
Dal km 74 della A1 al km 42 della A8 Milano-Varese (MI tangenziale ovest):
Villoresi Est Autogrill B
2013
Gruppo Autostrade A8
Brughiera Est Autogrill B
2008
Gruppo Autostrade A8
Dal km 74 della A1 al km 42 della A9 (MI tangenziale ovest):
Lario Est Autogrill B
2013
Gruppo Autostrade A9
Brogeda Ristop
2005
Gruppo Autostrade A9
10. MONTE BALDO OVEST-km 148 della tratta BS-PD della A4 Torino-Trieste dir. ovest

Totale aree di servizio: 30
Punti di ristoro: 31 Autogrill, 3 Ristop, 4 FINI, 2 altri Totale: 40
Area di servizio Gestore ristoro Bar/Grill
Scadenza titolo diretto
Società autostradale Autostrada
Dal km 32 della tratta VE-TS al km 148 della tratta BS-PD della A4:
Bazzera Nord Plose Veneta B/Plose Veneta G
2008
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 VE-TS
Marghera Ovest Autogrill B
2005
Soc. Aut. di VE e PD Spa A4 PD-VE
Arino Ovest Autogrill B/ Finifast G
2005
Soc. Aut. di VE e PD Spa A4 PD-VE
Limenella Ovest Autogrill B/Autogrill G
ponte
Proroga automatica ad ogni proroga della concessione della società autostradale
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Villa Morosini Ovest Autogrill B
2002
prorogabile sino al 2018 ad ammortamento investimenti società petrolifera
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Scaligera Ovest Autogrill B/Autogrill G
ponte
proroga automatica ad ogni proroga della concessione della società autostradale
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
MonteBaldo Ovest Ristop B/Ristop G
2002
prorogabile sino al 2018 ad ammortamento investimenti società petrolifera
Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A4 BS-PD
Dal km 81 della A22 Brennero-Modena al km 148 della A4 tratta BS-PD:
Laimburg Ovest Autogrill B
2005
Aut. Brennero Spa A22
Paganella Ovest Finifast
2005
Aut. Brennero Spa A22
Nogaredo Ovest Autogrill B
2005
Aut. Brennero Spa A22
Adige Ovest Autogrill B
2005
Aut. Brennero Spa A22
Garda Ovest Finifast
2005
Aut. Brennero Spa A22
Dal km 216 della A1 (transito su A22 Aut. del Brennero) al km 148 della tratta BS-PD della A4 + 10 km della A1:
Cantagallo Est Autogrill B/Autogrill G
ponte
2013
Gruppo Autostrade A1 BO-FI
Secchia Est Autogrill B/ Finifast G
2003
Gruppo Autostrade A1 MI-BO
Campogalliano Est Autogrill B
2005
Aut. Brennero Spa A22
Po Est Autogrill G
2013
Aut. Brennero Spa A22
Povegliano Est Autogrill B
2005
Aut. Brennero Spa A22
Dalla A31 Piovene-Rocchette (inizio) al km 148 della tratta BS-PD della A4:
Postumia Sud Autogrill B
2002 prorogabile

fino al 2014, subordinatamente a lavori di costruzione sino ad ammortamento

Autostrada BS-VR-VI-PD Spa A31 VI -Piovene
Rocchette
Dal km 59 dell